Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. (F. T. Marinetti, Primo Manifesto del Futurismo)

Le dure parole di Marinetti nei confronti dell’universo femminile non impressionarono Wanda Wulz che, in uno scatto del 1932, immortalò il fondatore del Futurismo. Quest’ultimo, attratto dall’interesse per la sperimentazione notata nei lavori della fotografa, l’aveva invitata, unica donna, ad una mostra a Trieste in compagnia di altri artisti futuristi. Incuriosita dalle innovazioni fotografiche e cinematografiche di Anton Giulio Bragaglia, e soprattutto interessata agli esperimenti di ‘fotodinamismo’ – alla cui tecnica il regista laziale dedicherà nel 1911 un saggio ispirato alla poetica del futurismo – Wanda con determinazione seppe affiancare all’attività commerciale della ditta di famiglia guidata insieme alla sorella Marion, una personale attività artistica, frutto di tenaci ricerche. Durante lunghe sedute in camera oscura, mise a punto sofisticate tecniche di fotomontaggio che la portarono a creare una foto diventata famosa in tutto il mondo: l’opera “ Io + gatto” realizzata sovrapponendo due negativi di un suo ritratto e di una foto della gatta Mucincina. Il volto, di una novità sorprendente senza uguali in Italia in quegli anni, nasce dalla particolare sensibilità della fotografa triestina che ama l’ambiguità, il mistero, il tutto velato di sottile ironia: la scelta di identificarsi con un felino che è l’animale domestico più indipendente, non è affatto casuale e tradisce il desiderio da parte della Wulz di affermare un nuovo modello femminile, volto ad emanciparsi da una vita fatta solo di matrimonio e famiglia. Altri suoi lavori in piena sintonia con i dettami dell’estetica futurista, si addentrano nel mondo della musica e della danza con titoli assai esplicativi: “Wunder – bar”,“Jazz band”, “Ballerina viennese” e “Esercizio”, realizzati nei primi anni trenta del Novecento.

La formazione di Wanda e Marion avvenne a Trieste, loro città natale, nello studio fotografico di famiglia fondato dal nonno Giuseppe ed ereditato dal padre Carlo che amava insegnare la tecnica del ritratto alle due figlie, sue splendide modelle. La maggiore delle sorelle mostrò un carattere determinato fin da giovane quando volle iscriversi al Liceo, rifiutando di frequentare la Scuola Magistrale perché reputata ‘troppo da femmine’; Marion studiò dapprima pittura, per poi dedicarsi a tempo pieno alla fotografia. Entrambe specializzate nella ritrattistica mostrarono particolare predilezione per i soggetti femminili, con evidente intenzione di creare con le foto un nuovo modello di donna alla ricerca di un’affermazione e di una riscossa sociale in un mondo decisamente patriarcale e maschilista. Oltre ai ritratti in studio, Wanda si dedicherà anche alle foto di moda, collaborando con importanti sartorie del tempo, come l’atelier gestito dalla famosa stilista Anita Pittoni.

Dopo la parentesi di ricerca e sperimentazione svolta negli anni Trenta nell’ambito del movimento futurista, la Wulz decise di rallentare la sua ricerca artistica personale, impegnandosi totalmente nella ditta di famiglia, insieme alla sorella: lo studio fotografico fu chiuso nel 1981 e nel 1986 venne acquistato dai fratelli Alinari con sede a Firenze; nel 2019 l’archivio è stato acquisito dalla Regione Toscana, divenendo patrimonio pubblico.

WANDA WULZ (Trieste, 1903-1984). “Wunder bar”, 1932. Trieste. Futurist exhibition.
Di recente nella mostra “Fotografe!” allestita nelle sedi fiorentine di Villa Bardini e Forte Belvedere dal giugno all’ottobre 2022, le foto di Wanda e Marion sono state esposte in due ampie sale, spazi centrali di tutta l’esposizione, in cui i magnifici ritratti delle loro figure femminili si presentavano di fronte agli spettatori in tutto il loro splendore.
BIBLIOGRAFIA:
Italo Zannier ed Elvio Guagnini, “La Trieste dei Wulz 1989 = La Trieste dei Wulz: volti di una storia. Fotografie 1860 – 1980”, Firenze 1989.
Italo Zannier, “ Storia della fotografia italiana”, Roma 1986
Walter Guadagnini, Emanuela Sesti, “Fotografe!” dagli Archivi Alinari a oggi, Catalogo della mostra presso Villa Bardini, Firenze 2022
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Wanda Wulz, la seducente fotografa del Futurismo (elle.com)
Articolo di Giovanna Sparapani
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