Dimostrare di essere “onesti” in un mondo che dubita di ogni pixel.

Ma allora, come si fa a dimostrare di essere “onesti” in un mondo che dubita di ogni pixel? È una domanda interessante, perché ci riporta a un concetto molto antico: la fiducia. Se un tempo l’onestà di un fotografo era un dato di fatto: c’era il rullino, c’era lo scatto, fine della storia. Oggi l’onestà è diventata una scelta attiva, quasi un patto che l’autore deve firmare con il suo pubblico ogni volta che pubblica un’immagine.

Non si tratta più solo di “non usare Photoshop”, ma di essere trasparenti sul percorso che ci ha portato a quell’immagine. Ecco come questa onestà sta prendendo forma oggi, in modo molto concreto.
Immagina di essere al ristorante: un conto è leggere “pesce fresco” sul menù, un altro è se lo chef ti invita in cucina a vedere la materia prima. In fotografia sta succedendo la stessa cosa. Molti professionisti oggi mostrano il loro file RAW (il negativo digitale, grezzo e non manipolabile) o utilizzano i nuovi “passaporti digitali” (come lo standard C2PA). È un modo per dire: “Ecco la filiera della mia immagine, puoi controllare tu stesso dove finisce la luce e dove inizia la post-produzione”. È un’onestà che passa per la tecnica, ma che serve a rassicurare il cuore di chi guarda.
C’è poi un modo molto più viscerale di provare la propria sincerità: mostrare il backstage. Se vedo un video di te che cammini per ore nel fango per catturare l’alba su una montagna, quell’immagine finale acquista un valore umano che nessuna AI potrà mai replicare. L’onestà qui non sta nel pixel, ma nello sforzo. Documentare il “making of” è diventato un atto politico: serve a ricordare al fruitore che dietro quell’istante c’è un corpo, un tempo speso e un’esperienza vissuta davvero.
Paradossalmente, l’onestà passa anche per la dichiarazione del trucco.

Un'immagine che mostra due donne in un ritratto evocativo, con una figura che sembra emergere dietro l'altra, creando un effetto di profondità e introspezione.

“Immagine generata da un’intelligenza artificiale, intitolata ‘Pseudomnesia: The Electrician’ di BORIS ELDAGSEN.”

Pseudomnesia: The Electrician è stata presentata ai Sony World Photography Awards e ha vinto nella categoria “Creatività”. L’immagine, in bianco e nero, ritrae due donne e sembra risalire agli anni ’40. L’artista ha poi suscitato scalpore rifiutando il premio e rivelando di aver creato l’immagine con l’intelligenza artificiale (IA). Sul suo blog ha scritto: “Volevo fare un test, per vedere se il mondo della fotografia fosse pronto a gestire l’impatto dell’IA sui concorsi artistici internazionali e, ovviamente, non lo era”. Con il suo approccio, Boris Eldagsen ha voluto aprire un dibattito sullo status delle immagini e, oltre a ciò, sull’importanza di restare vigili quando si tratta di contenuti prodotti dall’IA.

Pensa al fotografo Boris Eldagsen, che ha vinto un prestigioso premio internazionale per poi rifiutarlo, ammettendo che l’opera era stata generata dall’AI. Il suo non è stato un atto di superbia, ma di profonda onestà intellettuale: ha usato un “falso” per costringere il mondo dell’arte a parlare di verità. Essere onesti oggi significa dire chiaramente: “Questo è uno scatto reale”, oppure “Questa è una visione ibrida”. La menzogna non sta nell’uso dello strumento, ma nel nasconderlo.
Infine, c’è un’onestà che risiede nell’abbracciare l’imperfezione. L’intelligenza artificiale tende spesso a una perfezione “levigata”, quasi plastica. Molti artisti oggi scelgono di tornare all’analogico o di mantenere volutamente piccoli difetti, riflessi “sbagliati” o sfocature naturali. È un modo per dire: “Questo è umano perché è imperfetto”. È la firma del nostro limite, che diventa la prova della nostra presenza.
L’onestà intellettuale non è più l’assenza di filtri, ma la trasparenza sui filtri che abbiamo deciso di usare. Non è più una questione di ottica, ma di etica. Come diceva John Berger, il nostro modo di vedere è influenzato da ciò che sappiamo: se l’autore ci dà gli strumenti per “sapere” come è nata l’opera, allora noi torniamo a essere liberi di “sentire” senza la paura di essere ingannati.

Forse il futuro della fotografia non sarà più cercare la “Verità” con la V maiuscola, ma cercare la sincerità tra chi scatta e chi osserva.

Ciao

Sara

Tutti i premi fotografici a cui partecipare a Giugno

📸 20 Premi Fotografici con Scadenza a Giugno 2026

Presentazione Generale

Ciao! Ecco una selezione di 20 premi fotografici internazionali e italiani con scadenza nel mese di giugno 2026, perfetti per esporre il tuo lavoro, vincere premi in denaro e ottenere visibilità globale. I concorsi includono categorie per professionisti e amatori, con temi che vanno dalla fotografia documentaria, street photography, bianco e nero, drone, paesaggio, fino al ritratto. Alcuni sono gratuiti, altri richiedono una tassa di iscrizione (da 5€ a 35€) e offrono premi che spaziano da mostre personali, pubblicazioni, fino a premi in denaro sino a €11.000.


1. Annual Photography Awards 2026

L’Annual Photography Awards è uno dei premi fotografici più prestigiosi a livello internazionale, aperto a fotografi di tutto il mondo in tutte le categorie possibili. Il vincitore assoluto riceve $2.500 di premio in denaro e la possibilità di essere featured su annualmagazine.art, una delle riviste più importanti nel settore. La partecipazione costa $25 per una singola immagine o $35 per una serie di fino a 5 foto.

DettaglioInformazione
Scadenza7 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+1
Premio$2.500 cash per il vincitore assoluto photocontestguru
Fee$25 singola foto / $35 serie photocontestguru
Sito ufficialehttps://annualphotoawards.com concorsidifotografiaonline+1

2. LensCulture Street Photography Awards 2026

Questo premio è dedicato esclusivamente alla street photography e offre ai fotografi l’opportunità di essere notati da una giuria internazionale di professionisti del settore. I vincitori ricevono riconoscimento globale, premi in denaro e la possibilità di partecipare a una mostra collettiva a Londra. LensCulture offre anche uno sconto del 30% agli studenti, rendendo il concorso più accessibile ai giovani fotografi emergenti.

DettaglioInformazione
Scadenza17 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+2
PremioRiconoscimento internazionale, premi in denaro, mostra a Londra concorsidifotografiaonline
FeeSconto 30% per studenti lensculture
Sito ufficialehttps://www.lensculture.com/photo-competitions/street-photography-awards lensculture+1

3. XIII Premio Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni»

Il XIII Concorso europeo di fotografia Premio Scuola di Paesaggio Emilio Sereni è dedicato al tema “Mondi perduti, paesaggi ritrovati” e si rivolge a fotografi professionisti e amatori. La premiazione avverrà il 25 agosto 2026 a Gattatico (RE) presso l’Istituto Cervi, con una mostra dei vincitori. È un’opportunità eccellente per chi si occupa di fotografia di paesaggio e documentazione territoriale in Europa.

DettaglioInformazione
Scadenza21 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+3
Tema“Mondi perduti, paesaggi ritrovati” reflexlist
PremiazioneGattatico (RE), 25 agosto 2026 territorio.regione.emilia-romagna+1
Sito ufficialehttps://territorio.regione.emilia-romagna.it/notizie/dai-territori/2026/xiii-concorso-europeo-di-fotografia-premio-scuola-di-pae territorio.regione.emilia-romagna+1

4. RILETTURE – Antropologia visiva del cambiamento urbano

RILETTURE è un open call gratuito per fotografi under 35 residenti in Campania, dedicato all’antropologia visiva del cambiamento urbano. Il vincitore sarà esposto in una mostra personale a Matera dal 5 settembre al 10 ottobre 2026 e riceverà un catalogo dedicato. È un’opportunità perfetta per giovani fotografi che vogliono documentare le trasformazioni urbane e sociali del propio territorio.

DettaglioInformazione
Scadenza14 giugno 2026, ore 23:59 concorsidifotografiaonline+3
DestinatariFotografi under 35 residenti in Campania reflexlist
PremioMostra a Matera (5/9–10/10/2026), catalogo reflexlist
Sito ufficialehttps://www.aici.it/bando-open-call-riletture-fondazione-valenzi/ aici+1

5. Drone Photo Awards 2026

I Drone Photo Awards sono l’unico premio internazionale dedicato esclusivamente alla fotografia aerea e alle immagini catturate con droni. La cerimonia di premiazione si terrà a Siena il 27 settembre 2026 al Teatro dei Rinnovati, con una mostra dei vincitori. La partecipazione è completamente gratuita, rendendolo accessibile a tutti i fotografi che lavorano con la prospettiva aerea.

DettaglioInformazione
Scadenza15 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaFotografia aerea e drone
PremiazioneSiena, 27 settembre 2026 photocontestdeadlines+1
Sito ufficialehttps://www.sienawards.com/it/drone

6. FotoDoc Photo Contest 2026

FotoDoc è un concorso specializzato in fotografia documentaria d’autore, pensato per fotografi che vogliono dare visibilità al proprio lavoro di ricerca approfondita. Il premio offre un’importante piattaforma internazionale per il documentario contemporaneo e la possibilità di essere notato da curatori e direttori di festival. È ideale per chi lavora su progetti a lungo termine con forte valore sociale e culturale.

DettaglioInformazione
Scadenza30 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+1
TemaFotografia documentaria d’autore
FocusProgetti documentari a lungo termine
Sito ufficialehttps://fotodoc.com.br/en/news/inscricoes-abertas-para-o-premio-portfolio-fotodoc-2026/

7. One Day In Venezia Photo Contest

One Day In Venezia è un concorso fotografico mensile dedicato esclusivamente a Venezia, con una nuova edizione ogni mese e scadenza il 24 di ogni mese. La tassa di partecipazione è di soli 10 euro e il vincitore viene featured sul sito ufficiale e sui social media del progetto. È perfetto per chi vuole cogliere la bellezza unica di Venezia in un singolo giorno di ripresa.

DettaglioInformazione
Scadenza24 giugno 2026 (mensile) onedayinvenezia
TemaVenezia onedayinvenezia
Fee10 euro onedayinvenezia
Sito ufficialehttps://www.onedayinvenezia.com/it/ onedayinvenezia

8. Minimalist Photography Awards 2026

I Minimalist Photography Awards celebrano la bellezza della semplicità nella fotografia, cercando immagini che comunicano con forza attraverso la riduzione essenziale degli elementi. La fee è di 20 EUR per una singola immagine o 30 EUR per una serie, con premi in denaro e riconoscimenti internazionali. È ideale per fotografi che lavorano con esthétique pulite, composizioni essenziali e spazi negativi significativi.

DettaglioInformazione
Scadenza7 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaFotografia minimalista
Fee20 EUR singola / 30 EUR serie
Sito ufficialehttps://minimalistphotographyawards.com/

9. Archifoto 2026

Archifoto è il concorso annuale di fotografia architettonica organizzato da FotoGrafica, con partecipazione completamente gratuita e mostra dei vincitori alla galleria La Chambre a Milano. Il premio valorizza la fotografia di architettura contemporanea e storica, offrendo visibilità internazionale ai vincitori. È perfetto per architetti, fotografi di architettura e tutti coloro che esplorano lo spazio costruito attraverso l’obiettivo.

DettaglioInformazione
Scadenza1 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaFotografia architettonica
FeeGratuito
Sito ufficialehttps://www.archifoto.it

10. Galapagos Photography Competition 2026

La Galapagos Photography Competition è un concorso internazionale dedicato alla fauna selvatica, ai paesaggi e alla natura unica delle isole Galapagos. Il premio mira a sensibilizzare sull’importanza della conservazione di questo ecosistema unico al mondo attraverso la fotografia. Ideale per fotografi di natura e wildlife che hanno lavorato nelle Galapagos o su temi di conservazione ambientale.

DettaglioInformazione
Scadenza1 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaGalapagos, natura, wildlife
FocusConservazione ambientale
Sito ufficialehttps://galapagosphotographycompetition.com

11. AAP Magazine #58 Black and White

AAP (Apparel Photography) Magazine organizza ogni mese un concorso tematico dedicato, e il numero 58 è interamente focalizzato sulla fotografia in bianco e nero. Il vincitore viene pubblicato sulla rivista AAP Magazine #58 e ricevuto visibilità sulla loro piattaforma online con oltre 200.000 follower. È un’ottima opportunità per fotografi che lavorano esclusivamente o principalmente in bianco e nero.

DettaglioInformazione
Scadenza2 giugno 2026
TemaBianco e nero
PremioPubblicazione su AAP Magazine #58
Sito ufficialehttps://www.instagram.com/p/DYujLxGDReM/

12. PORTAL – at the edge of becoming

PORTAL è un’open call per fotografia contemporanea che esplora il tema “at the edge of becoming”, ovvero il momento di transizione e trasformazione. Il concorso è aperto a fotografi internazionali e offre opportunità di pubblicazione e visibilità in contesti espositivi dedicati all’arte contemporanea. È ideale per chi lavora su progetti concettuali, identitari e di trasformazione personale o sociale.

DettaglioInformazione
Scadenza3 giugno 2026
TemaFotografia contemporanea, trasformazione
FocusProgetti concettuali
Sito ufficialehttps://www.decagongallery.com/portal-entry

13. CITY Photo Exhibit

CITY Photo Exhibit è una mostra collettiva dedicata alla fotografia urbana che chiama fotografi da tutto il mondo a partecipare con immagini che raccontano la vita in città. Il concorso è organizzato da Dusk Gallery e offre ai selezionati la possibilità di esporre in una mostra fisica con catalogo. Perfetto per fotografi di strada, architettura urbana e life in the city.

DettaglioInformazione
Scadenza5 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaUrbano, città
PremioMostra collettiva, catalogo
Sito ufficialehttps://duskgallery.com/city-photo-exhibit

14. Urban Photo Race Brussels 2026

Urban Photo Race Brussels è un concorso fotografico urbano che si svolge a Bruxelles, con deadline a giugno 2026 per la partecipazione alla categoria internazionale. Il premio valorizza la fotografia di strada, l’architettura urbana e la vita quotidiana nelle città europee. È un’ottima opportunità per fotografi che lavorano sul contesto urbano europeo e sulle dinamiche delle città contemporanee.

DettaglioInformazione
Scadenza6 giugno 2026
LuogoBruxelles, Belgio
TemaUrbano, street photography
Sito ufficialehttps://urbanphotorace.com/brussels

15. Black & White International Photography Contest

Il Black & White International Photography Contest è uno dei concorsi più antichi e prestigiosi dedicati esclusivamente alla fotografia in bianco e nero. Il premio offre riconoscimenti internazionali, premi in denaro e la pubblicazione su riviste specializzate nel settore. È perfetto per maestri del bianco e nero e fotografi emergenti che vogliono dimostrare la loro padronanza di questa tecnica classica.

DettaglioInformazione
Scadenza7 giugno 2026
TemaBianco e nero
PremioPremi in denaro, pubblicazione
Sito ufficialehttps://bwinternationalphotographycontest.com

16. Open Call: A Celebration of Contemporary Photography

Questa open call da PhotoPlace Gallery è dedicata alla fotografia contemporanea e cerca lavori che esplorano nuove forme espressive e linguaggi visivi innovativi. I selezionati saranno inclusi in una mostra collettiva e ricevono promozione attraverso i canali della galleria. È ideale per fotografi concettuali, sperimentali e per chi lavora su progetti a lungo termine con forte intento artistico.

DettaglioInformazione
Scadenza8 giugno 2026
OrganizzatorePhotoPlace Gallery
TemaFotografia contemporanea
Sito ufficialehttps://photonewyork.com

17. The Shape of a Moment

The Shape of a Moment è una mostra sia individuale che collettiva presso Exposure Photo Gallery che offre un premio di $500 al vincitore assoluto. Il concorso cerca fotografie che catturino momenti significativi con una composizione eccezionale e un impatto emotivo forte. Include anche la pubblicazione di un libro collettivo con le opere selezionate, offrendo una testimonianza tangibile del lavoro dei partecipanti.

DettaglioInformazione
Scadenza30 giugno 2026
Premio$500 cash, mostra, libro
TemaMomento significativo, composizione
Sito ufficialehttps://exposurephotogallery.com/shape-of-a-moment

18. Independent Photo – Rittrato (giugno 2026)

Independent Photo organizza ogni mese un concorso tematico e a giugno 2026 il tema è “Ritratto”, aperto a fotografi professionisti e amatori di tutto il mondo. Il vincitore viene featured sul sito di Independent Photo e sulla loro rivista cartacea, con visibilità presso una community di appassionati di fotografia. È perfetto per ritrattisti che vogliono mostrare il loro lavoro a una platea italiana e internazionale.

DettaglioInformazione
ScadenzaGiugno 2026 (mensile) independent-photo
TemaRitratto independent-photo
PremioFeature su Independent Photo e rivista independent-photo
Sito ufficialehttps://independent-photo.com/it/concorso-fotografico/ independent-photo


19. Mangrove Photography Awards 2026

I Mangrove Photography Awards sono un concorso dedicato alla fotografia di mangrovie, zone costiere e ecosistemi tropicali, con focus sulla conservazione ambientale. Il premio mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questi ecosistemi vulnerabili attraverso immagini potenti e narrative visive forti. Ideale per fotografi di natura, wildlife e conservazione che hanno lavorato in zone tropicali e costiere.

DettaglioInformazione
Scadenza1 giugno 2026
TemaMangrovie, natura, conservazione
FocusConservazione ambientale
Sito ufficialehttps://mangrovephotographyawards.com

⚠️ Note Importanti per la Tua Partecipazione

  • Scadenze critiche: Alcuni premi scadono il 1° giugno 2026 (giorno stesso o già scaduti alla data di pubblicazione dell’articolo). Verifica immediatamente se puoi ancora partecipare!
  • Leggere sempre il bando completo: Ogni premio ha requisiti specifici su formati, dimensioni, numero di immagini e diritti di utilizzo.

Post-Autenticità e “Synthetic Photography”: benvenuti nel 2026

Due persone in abiti tradizionali che si divertiranno sotto un cielo blu con nuvole bianche.
fotografia di Sara Munari

C’è una conversazione che sento ripetere spesso, nei festival, nelle gallerie, nei corridoi delle fiere: “Ma è fatta con l’AI?” Detto con un tono che può essere di accusa, di meraviglia o di sufficienza, a seconda di chi parla. Come se la risposta a quella domanda potesse ancora dirci qualcosa di definitivo sul valore di un’immagine.

Non può. E forse è ora di smettere di chiedercelo.

Per anni abbiamo discusso di autenticità fotografica come se fosse una questione binaria: o l’immagine documenta la realtà, o la tradisce. Una fotografia era “vera” se catturava qualcosa che era davvero accaduto davanti all’obiettivo, e “falsa” se no. Una distinzione che reggeva abbastanza bene finché gli strumenti di manipolazione erano nelle mani di pochi e richiedevano competenze specifiche.

Poi è arrivato Photoshop. Poi Instagram con i suoi filtri. Poi le AI generative. E ogni volta abbiamo avuto la stessa reazione: allarme, dibattito, resistenza, e infine, quasi sempre, assorbimento silenzioso.

Il 2026 non ci mette davanti a una nuova versione dello stesso problema. Ci mette davanti a qualcosa di strutturalmente diverso: la nascita di un’estetica che non vuole imitare la realtà, non vuole ingannarci facendoci credere che qualcosa sia accaduto quando non è accaduto. Vuole costruire mondi che non esistono, e non ha nessuna intenzione di scusarsene.

Chiamiamola Synthetic Photography, anche se il nome è ancora provvisorio e imperfetto come tutti i nomi dati alle cose nuove.

La differenza è sottile ma fondamentale. Un deepfake cerca di passare per reale. L’estetica sintetica non ci prova nemmeno: dichiara apertamente la propria natura artificiale e la usa come linguaggio. Non si tratta di far sembrare vero ciò che non lo è, ma di costruire visioni che la realtà non potrebbe mai produrre e che proprio per questo ci raccontano qualcosa che la fotografia tradizionale non riesce a dire.

Penso a certi progetti recenti in cui l’immagine generativa non sostituisce la fotografia, ma la attraversa, la contamina, la trascende. Non c’è più un momento decisivo da catturare: c’è un processo continuo di negoziazione tra l’intenzione dell’autore, la logica dell’algoritmo e il caso creativo che ne emerge.

È un cambio di paradigma che ricorda, per certi versi, il passaggio dalla pittura accademica all’impressionismo: anche lì, l’accusa era di tradire la realtà. Anche lì, il punto vero era che si stava semplicemente cambiando domanda, non più “come è fatto il mondo?”, ma “come lo percepiamo?”

Qui arriva la parte che mi interessa di più, e che trovo ancora poco esplorata.

La fotografia ha avuto storicamente una funzione testimoniale. Il fotografo era presente, vedeva, sceglieva, premeva un bottone. C’era un corpo fisico in un luogo fisico, in un momento preciso. Quella presenza era la garanzia implicita di una relazione con il reale.

Cosa succede quando l’autore diventa un curatore di algoritmi? Quando il suo lavoro non è più essere nel posto giusto al momento giusto, ma costruire un sistema di istruzioni, parametri, prompt, selezioni e poi scegliere, tra migliaia di output possibili, quello che risponde alla sua visione?

Non è una domanda retorica. È una domanda genuinamente aperta.

Da un lato si potrebbe dire che la funzione testimoniale si sposta: non si testimonia più un evento esterno, ma un processo interno, cognitivo, creativo, culturale. Il curatore di algoritmi testimonia il proprio modo di vedere il mondo traducendolo in un linguaggio che una macchina può eseguire. E quella traduzione dice moltissimo su chi siamo, su cosa desideriamo, su cosa troviamo bello o significativo.

Dall’altro lato, è legittimo chiedersi se non si perda qualcosa di irrecuperabile. La fotografia tradizionale aveva una resistenza del reale incorporata: il soggetto ti guardava, la luce cambiava, l’imprevisto entrava nell’inquadratura. L’algoritmo non resiste. Fa quello che gli dici o quasi. E quella quasi-obbedienza non è la stessa cosa della realtà che ti sorprende.

Quello che osservo, con curiosità più che con allarme, è che la Synthetic Photography sta già costruendo il suo vocabolario visivo, riconoscibile, coerente, a tratti persino commovente nella sua stranezza. Immagini che hanno una qualità onirica non perché cerchino di imitare i sogni, ma perché la logica algoritmica produce naturalmente qualcosa che la percezione umana legge come liminale, sospeso, non del tutto qui.

Non è nostalgia del futuro. È qualcosa di più strano: un presente che non assomiglia a nessun passato, e che per questo ci costringe a cercare nuove categorie.

Il punto non è se questa roba sia “arte” o no, quella domanda è sempre stata poco interessante. Il punto è cosa ci dice di noi, di questo momento, di come stiamo imparando a vedere un mondo che cambia più velocemente della nostra capacità di descriverlo.

Forse il fotografo del futuro non sarà chi sa stare nel posto giusto al momento giusto, ma chi sa fare le domande giuste alla macchina giusta. E forse, solo forse, anche questo è un modo di essere testimoni.

Ciao Sara Munari

Fotografia: tra trovata, idea e la sottile differenza tra facilità e semplicità

Ciao a tutti! Come sapete tengo questo blog dal 2015, voglio cambiare un pochino! Non scrivo solo io, ma ogni articolo scritto da me in senso “critico” sarà un piccolo tentativo di fare il contrario di ciò che il tempo ci chiede: inseguire il presente, rincorrere la moda, adeguarsi. Io preferisco l’anacronismo. Non perché sia romantico o “figo”, ma perché è l’unico modo per inventare davvero qualcosa di mio e, forse, anche di vostro. Qui si parla di immagini che non hanno fretta, di estetiche che non viaggiano sui trend topic e di scelte visive che spesso fanno storcere il naso. E se riusciremo a ridere un po’ delle nostre stesse fissazioni, ancora meglio. Perché l’ironia, ve lo assicuro, è l’unico filtro che rende sopportabile il mondo della fotografia contemporanea. Benvenuti quindi in questa serie: un viaggio fuori tempo, con qualche deviazione imprevista, un paio di scivoloni controllati e la speranza che, alla fine, qualcuno possa davvero guardare il mondo in modo un po’ diverso. A chi pensa che mi rivolga a tutti con parole semplici perché non saprei fare di più: venite a testarmi, invitatemi al vostro tavolo! Immergetevi nel mio lavoro e capirete che spiegare, comunicare e farsi capire non è mai banale, che semplice non significa superficiale.” Sara Munari
Sara Munari – Mongolia, cavallo in città

Viviamo in un tempo in cui la fotografia è onnipresente (l’ho scritto 20000 volte, che palle!), circola in maniera virale e viene consumata alla velocità di uno scroll. In questo contesto, a dominare non è tanto l’idea, quanto la trovata: l’espediente visivo che stupisce, l’elemento inaspettato, l’astuzia che riesce a fermare lo sguardo per pochi secondi. La trovata funziona bene nel sistema dell’attenzione rapida perché non richiede decodifica, non chiede tempo né profondità; si offre come una battuta ironica, per farti due risate e poi via…

L’idea, al contrario, vive di un respiro più ampio. È il frutto di un processo creativo che implica ricerca, sedimentazione, connessioni. È meno spettacolare nell’immediato, ma porta con sé una forza che si manifesta nel tempo, perché l’idea non è solo ciò che vediamo nello scatto: è il mondo che lo sostiene, la riflessione che lo attraversa, il linguaggio che lo rende riconoscibile in una narrativa ben costruita.

Oggi, però, chi cerca di muoversi sul terreno dell’idea si trova spesso “fuori”. Fuori dai tempi rapidi di produzione che il digitale impone, fuori dalle dinamiche di un mercato che premia l’istantaneità, fuori dai radar di una comunicazione che privilegia la leggerezza rispetto alla profondità. La complessità – sia nella costruzione dell’immagine, sia nel contenuto che essa veicola – sembra non avere spazio.

Qui entra in gioco una distinzione cruciale e spesso fraintesa: quella tra facilità e semplicità.

  • La facilità è immediata, ma superficiale. È ciò che si ottiene senza processo, senza attraversare fasi di ricerca, senza mettere in discussione la propria visione. È la scorciatoia che conduce a un risultato pronto all’uso ma privo di radici. La facilità è spesso ciò che vediamo nelle “trovate”: immagini che colpiscono, ma che evaporano rapidamente perché non hanno un nucleo solido a sostenerle. Eppure sono veicolate ovunque…
  • La semplicità, invece, non è mai ingenua né banale. È il punto d’arrivo di un lavoro che ha conosciuto la complessità e ha scelto di ridurla, di selezionare, di lasciare andare ciò che è superfluo per arrivare a un’essenza. La semplicità è conquista: è il linguaggio che si affina, l’immagine che si alleggerisce senza perdere profondità, anzi acquistandone.

In fotografia questa differenza è decisiva. Un autore che lavora con facilità produce immagini “leggere” perché prive di radici, e proprio per questo destinate a un rapido consumo. Un autore che lavora con semplicità, al contrario, consegna immagini che sembrano leggere ma che portano dentro di sé il peso della ricerca, della riflessione, del tempo. È il paradosso della vera semplicità: apparire immediata pur essendo frutto di un lungo cammino.

La sfida per la fotografia contemporanea non è dunque inventare nuove trovate, ma ritrovare il coraggio della semplicità, che non è sinonimo di facilità. Significa accettare la complessità del processo creativo, lavorare sul tempo lungo, affinare lo sguardo e poi, solo alla fine, ridurre tutto a un minimo necessario che non impoverisce, ma amplifica.

Forse la fotografia che resiste, quella che resta nella memoria e nella storia, non è quella che sorprende per un istante, ma quella che sa tenere insieme profondità e chiarezza, complessità ed essenzialità. In altre parole: non la trovata, ma l’idea. Non la facilità, ma la semplicità.

Ciao

Sara Munari

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Marialucia Campanella – Non ti scordar di me

A page with a soft white background featuring the text 'Non ti scordar di me' and an exploration of Alzheimer's disease through photography.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

Non ti scordar di me

La prima volta che ho sentito parlare del morbo di Alzheimer ero una bambina.

Mia nonna era una donna autonoma con una vita semplice e piena di piccole abitudini.

Un gruppo di uccelli neri che volano in formazione nel cielo grigio.

Con il tempo, la malattia si è insinuata silenziosamente nella nostra vita, trasformando ogni gesto, ogni sguardo, ogni ricordo condiviso.

“Non ti scordar di me” è un progetto fotografico che esplora il morbo di Alzheimer attraverso la storia di mia nonna.

L’ obiettivo è restituire visivamente il processo di perdita della memoria e dell’identità, mettendo in dialogo fotografie d’archivio, immagini contemporanee e paesaggi naturali.

Il progetto si muove tra passato e presente, tra memoria e oscurità, per raccontare il fragile confine tra ciò che resta e ciò che scompare.
Gli alberi diventano la metafora visiva della malattia: corpi vivi ma svuotati, che conservano la forma mentre perdono la linfa.

Un'immagine sfocata di una persona, con tratti indistinti, che appare in un contesto luminoso e minimalista.

Marialucia Campanella
Cell: +39 3204467963
Email: marialucia.campanella95@gmail.com
@marialucia_campanella

Tutte le immagini sono di Marialucia Campanella, vietata la riproduzione o l’uso improprio.

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Martina Simonato – L’infinito istante

Mappa aerea in bianco e nero che mostra una vasta area agricola con campi rettangolari e strade sinuose.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

L’infinito istante

Non è mai esistita un’Arcadia ideale, un posto incontaminato, immune al passaggio del tempo.
L’uomo ha incessantemente disegnato delle linee labili che si sono aggregate, si sono sovrapposte, andando a costituire quello che oggi chiamiamo Paesaggio.

L’infinito istante è un itinerario e insieme una fuga. E’ il racconto di incontri, amici, oggetti, in
cui si rispecchia e scandisce il cammino umano. E’ il racconto di un’Italia comune,
apparentemente marginale, dove la natura perde i richiami mitici ad una illusione vernacolare in
favore di un’antropizzazione da sempre presente, magari sobria, armoniosa, ma comunque
rispondente ai soli bisogni dettati da una quotidianità spesso più dura di quanto si ammetta.

Ogni segno è la risposta ad una necessità, ad un bisogno che mano a mano si abbassa, si estende, si mischia e perde la sua apparente natura. Una moltitudine di relazioni, di interdipendenze che assumono un valore testimoniale unico.

Il progetto si allontana dalla Storia, andando alla ricerca dei paesaggi delle storie. L’intreccio di
immagini di archivio e reportage traccia linee sottili, racconti che vibrano leggeri su una tela
grigia, dentro uno spazio latente a cui non appartengono in pieno. Parla di un tempo che scorre
costante, di paesi che, da sopra le cime delle colline, scivolano fino alle zone artigianali a valle.
Mostra un territorio che non si sottrae a sedimentazioni, sfaccettature e contraddizioni, un luogo che, lontano dalla ricerca di un estetismo sempre più insoddisfatto, può rappresentare l’Italia intera.

Martina Simonato
Cell: +39 3494128022
Sito: https://www.martinasimonato.com/
email: martina.simonato.1@gmail.com
Ig: @martinasimonato

Immagine aerea di un paesaggio rurale, mostrando campi verdi e bruni, un fiume che attraversa la zona, e un piccolo abitato circondato da vegetazione.

Tutte le immagini sono di Martina Simonato, vietata la riproduzione o l’uso improprio.

Logo e marchi dei sponsor e partner del Premio Musa per Fotografe 2025 su sfondo bianco.

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Elena Zottola – Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito

Una vista notturna di fuochi d'artificio illuminati da nuvole, con siluette di piante in primo piano.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito
Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito è un autoritratto composto di materiali d’archivio e fotografie raccolte negli ultimi anni trascorsi nel ritorno a casa in Basilicata.

Una geografia affettiva del ritorno alla montagna che instaura un dialogo con la mitologia familiare, il trascorrere del tempo e l’identità personale, interrogandosi sulla riscrittura del senso di luoghi di cui
quasi più nessuno sembra curarsi.

Attraverso materiali d’archivio, fotografie, installazioni e oggetti, l’opera indaga la possibilità, e la tensione del restare in luoghi segnati da migrazioni e spopolamenti.

Seguendo la scia di Vito Teti e di quella tradizione di pensiero etnografico che si è definita “periferica”, il lavoro assume periferia e liminarità come condizioni esistenziali e poetiche nelle quali la soglia è
abitata e attraversata traducendo l’identità culturale in una materia viva, porosa e vulnerabile: la Lucania, terra di ricordi e fughe, può ospitare il futuro?

Elena Zottola

www.elenazottola.com
@elenazottola_
elenazottola95@gmail.com

Tutte le immagini sono di Elena Zottola, vietata la riproduzione o l’uso improprio.