Conoscete già Duane Michals? E’ un fotografo americano famoso per le sue sequenze, a cui spesso aggiunge anche dei testi, creando delle specie di sequenze cinematografiche.
Mi piacciono anche le altre opere dove ci sono degli interventi di pittura. Ricordate la copertina di Synchronicity dei Police? Forse siete troppo giovani… 😉
Io lo adoro. Spero piaccia anche a voi
Anna
Duane Michals (McKeesport, 18 febbraio 1932) è un fotografo statunitense.
Dalla metà degli anni sessanta del XX secolo, Michals affianca alla propria attività commerciale un lavoro personale rivolto all’esplorazione dell’emotività umana, del mondo interiore, attraverso varie forme di manipolazione del linguaggio fotografico quali sequenze narrative, esposizioni multiple ed interventi manuali di tipo pittorico e grafico.
Michals è cresciuto a McKeesport, in Pennsylvania. Nel 1953 si è laureato presso l’Università di Denver. Dal 1956 studia alla Parsons School of Design di New York non completando gli studi. Nel 1958 durante una vacanza in URSS scopre il proprio interesse per la fotografia.
Rientrato a New York, lavora come fotografo freelance per riviste come Esquire, Mademoiselle e Vogue. Parallelamente svolge la propria attività in ambito non commerciale. Ottiene la prima mostra personale alla Underground Gallery di New York nel 1963, dove espone tra l’altro le fotografie scattate in Russia. Da sempre interessato al mondo dell’immaginazione esegue i ritratti degli artisti più amati come René Magritte e Balthus. Non avendo un proprio studio, fotografa le persone nel loro ambiente quotidiano, entrando così in contrasto con il metodo di altri fotografi dell’epoca come Richard Avedon e Irving Penn. I ritratti eseguiti tra il 1958 e il 1988 sono stati raccolti e pubblicati nel volume dal titolo Album 1958-1988: The Portraits of Duane Michals.
A metà degli anni ’60 iniziano le sperimentazioni che lo porteranno sempre più lontano dalla fotografia diretta: sovrimpressioni, doppie esposizioni, sequenze narrative, lunghe esposizioni. A metà degli anni ’70 inizia ad inserire testi manoscritti ai margini delle proprie sequenze che si fanno col tempo sempre più elaborate fino a raggiungere la dimensione di libri fotografici. A metà degli anni ’80 inserisce disegni e interviene pittoricamente sulle immagini.
Il lavoro di Michals è influenzato da artisti come William Blake e René Magritte, i temi affrontati derivano da esperienze emotive personali, piccoli drammi umani talvolta surreali, i sogni, la memoria, la condizione dell’essere umano. Di fronte all’impossibilità del mezzo fotografico di registrare qualcosa che vada oltre l’apparenza Michals ne forza il linguaggio mettendo in scena e fotografando storie poi presentate attraverso piccole sequenze narrative. I contesti sono strade cittadine o stanze vuote. Il tempo è quasi sempre lineare, anche quando l’azione ha carattere onirico; solo in alcuni casi, Things are queer e Alice’s Mirror, rispettivamente del 1973 e 1974, l’apparente sequenza cronologica si rivela una sorta di mise en abyme di matrice surrealista. La scrittura viene usata inizialmente per inserire il titolo sulla prima immagine della sequenza, col tempo diviene mezzo ulteriore per supplire alle mancanze del medium, per espanderne le possibilità, accrescendo allo stesso tempo il carattere intimistico dell’operazione.
Nel 1970 le sue opere vengono esposte al Museum of Modern Art (MoMA) di New York.Nel 1977 partecipa a Documenta 6.
Tra i lavori di natura commerciale, la commissione ufficiale da parte del governo messicano per le riprese fotografiche dei Giochi Olimpici del 1968 a Città del Messico la copertina dell’album Synchronicity dei Police nel 1983 e quella di Clouds Over Eden di Richard Barone nel 1993.
Fonte: Wikipedia
Duane Michals is an American photographer. Michals’s work makes innovative use of photo-sequences, often incorporating text to examine emotion and philosophy.
Michals’s interest in art “began at age 14 while attending watercolor university classes at the Carnegie Institute in Pittsburgh.” In 1953 he received a B.A. from the University of Denver. After two years in the Army, in 1956 he went on to study at the Parsons School of Design with a plan to become a graphic designer; however, he did not complete his studies.
He describes his photographic skills as “completely self-taught.”In 1958 while on a holiday in the USSR he discovered an interest in photography. The photographs he made during this trip became his first exhibition held in 1963 at the Underground Gallery in New York City.
For a number of years, Michals was a commercial photographer, working for Esquire and Mademoiselle, and he covered the filming of The Great Gatsby for Vogue (1974).He did not have a studio. Instead, he took portraits of people in their environment, which was a contrast to the method of other photographers at the time, such as Avedon and Irving Penn.
Michals was hired by the government of Mexico to photograph the 1968 Summer Olympics. In 1970 his works were shown at the Museum of Modern Art in New York. The portraits he took between 1958 and 1988 would later become the basis of his book, Album.
In 1976 Michals received a grant from the National Endowment for the Arts. Michals also produced the art for the album Synchronicity (by The Police) in 1983, and Richard Barone’s Clouds Over Eden album in 1993.
Though he has not been involved in gay civil rights, his photography has addressed gay themes. In discussing his notion of the artist’s relationship to politics and power however, Michals feels ultimately that aspirations are useless:
I feel the political aspirations are impotent. They can never be seen. If they are, it will only be by a limited audience. If one is to act politically, one simply puts down the camera and goes out and does something. I think of someone like Heartfield who ridiculed the Nazis. Who very creatively took great stands. He could have been killed at any moment, he was Jewish, and my God what the guy did. It was extraordinary. You don’t see that now.
Michals cites Balthus, William Blake, Lewis Carroll, Thomas Eakins, René Magritte, and Walt Whitman as influences on his art. In turn, he has influenced photographers such as David Levinthal and Francesca Woodman.
He is noted for two innovations in artistic photography developed in the 1960s and 1970s. First, he “[told] a story through a series of photos” as in his 1970 book Sequences. Second, he handwrote text near his photographs, thereby giving information that the image itself could not convey.
Source: Wikipedia
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Oggi vi presentiamo un’altra fotografia iconica, inclusa dal Time tra le 100 fotografie più influenti di tutti i tempi.
Ve ne raccontiamo un po’ la storia.
Ciao
Anna
“You can see anything you want to in her. She is immortal.” —Roy Stryker, Farm Security Administration
Dorothea Lange svolgeva da anni un’intensa opera di ricognizione tra i disoccupati, i senzatetto e i migranti della California e dal ’35 la Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi economica, aveva commissionato a lei e ad altri grandi fotografi come Walker Evans una serie di reportage, complice un clima di forte interesse documentaristico. Nel marzo del 1936, dopo aver terminato un’inchiesta fotografica sui braccianti agricoli della periferia di Los Angeles, mentre attraversava la Highway 101 per tornare a casa, vide un cartello che segnalava un campo di raccoglitori di piselli (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker) a Hoboken, nel New Jersey; inizialmente resistette alla tentazione di fermarsi, aveva già raccolto molto materiale, ma dopo aver percorso quasi 20 miglia, qualcosa le fece cambiare idea. Fece inversione, imboccò una strada fangosa e si trovò davanti un soggetto adatto alle sue ricerche: all’incirca 2500 persone, in un tentacolare e squallido agglomerato di baracche e tende che combattevano la fame. Erano stati richiamati alla raccolta da inserzioni sui giornali, ma si erano ritrovati ben presto senza lavoro e senza paga a causa di una gelata. Tra loro c’era anche Florence Thompson.
“La vidi e mi avvicinai alla madre disperata e affamata nella tenda, come se fossi stata attratta da un magnete. Non ricordo come le spiegai la mia presenza o quella della fotocamera, ma ricordo che mi fece delle domande. Ho scattato ssei foto, avvicinandomi sempre di più dalla stessa direzione. Non le chiesi il suo nome né la sua storia. Lei mi disse che aveva 32 anni.”, scrisse poi la Lange. Il raccolto della fattoria era congelato e non c’era lavoro per i raccoglitori senza dimora, così la trentaduenne Florence Thonpson vendette i pneumatici della sua auto per comprare il cibo, a cui si erano aggiunti alcuni uccelli cacciati dai bambini. La Lange, che credeva si potessero capire le persone attraverso lo studio da vicino, inquadrò i bambini e la madre, i cui occhi, consumati dalla preoccupazione e dalla rassegnazione, guardò oltre la fotocamera.
La Lange scatto 6 immagini con la sua fotocamera Graflex 4×5 e più tardi scrisse “Sapevo di aver catturato l’essenza del lavoro che mi era stato commissionato”.
Ecco i suoi provini a contatto:
In seguito la Lange informò le autorità della situazione di emergenza delle persone che vivevano all’accampamento, e queste mandarono 20.000 pounds di cibo. Delle 160.000 immagini scattate dalla Lange e dagli altri fotografi per la Resettlement Administration, Migrant Mother è diventata senza dubbio la fotografia più iconica della Grande Depresssione.
Nacque così la foto della Migrant mother e fino al 1978 l’identità della donna ritratta restò avvolta nel mistero per la negligenza della Lange, colpevole di non aver raccolto alcuna informazione su di lei, finché la Associated Press non fece pubblicare una storia sullo scatto, suscitando l’ira di Florence Thompson, che scrisse una lettera per esprimere il proprio disappunto per quell’immagine, affermando di sentirsi «sfruttata» da quel ritratto, dal quale peraltro non aveva ricavato un soldo. In realtà quella foto non avrebbe dovuto esser venduta, né pubblicata, come promesso a Florence Thompson dalla fotografa, perché di proprietà del governo e quindi di pubblico dominio, e invece gli scatti della Lange furono inviati al San Francisco News e immediatamente pubblicati, senza fruttare alcuna royalty alla fotografa, ma garantendole l’immortalità nell’olimpo della fotografia.
Esiste un curioso fatto che riguarda questa fotografia: nello scatto originale (conservato alla Library of Congress di Washington), appare il dito di una mano in basso a destra, che però nella foto andata in diffusione di stampa è stato ritoccato. Sul sito della Library of Congress è possibile visionarle entrambe.
Biografia di Dorothea Lange (fonte Wikipedia)
Dorothea Lange (Hoboken, 26 maggio 1895 – San Francisco, 11 ottobre 1965) è stata una fotografa documentaria statunitense. Il suo nome alla nascita era Dorothea Margaretta Nutzhorn, ma decise di farsi chiamare Dorothea Lange, prendendo il cognome della madre. Nel 1902, a soli 7 anni, fu colpita dalla poliomielite, che le causò un deficit permanente alla gamba destra.Dorothea Lange reagì al suo handicap con estrema determinazione, studiando fotografia a New York con Clarence White e collaborando con diversi studi, come quello, celebre, di Arnold Genthe. Nel 1918 partì per una spedizione fotografica attraverso il mondo. Quando i soldi finirono si fermò a San Francisco, aprendo un suo studio personale e diventando parte integrante della vita della città, fino alla morte. Proprio lì dove Genthe aveva costruito il suo successo, prima di spostarsi a New York, Dorothea Lange consolidò il suo futuro: sposò il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel (1925) e John (1928). La Lange frequentò alcuni dei fotografi fondatori del Gruppo F/64, ma non aderì mai formalmente al gruppo. È invece sicuramente una fotografa che aderì alla filosofia della straight photography.
La sua capillare opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto della California suscitò le immediate attenzioni della Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi destinata, in seguito, a diventare l’FSA (Farm Security Administration). Fotografò i contadini che avevano abbandonato le campagne a causa del Dust Bowl, le tempeste di sabbia che avevano desertificato 400.000 km² di terreni agricoli degli stati uniti. Le sue foto attrassero l’attenzione di Paul Schuster Taylor, economista della università della California, che le commissionò un’ampia documentazione fotografica.
Tra il 1935 e il 1939, fece un gran numero di reportage, sempre sulla condizione di immigrati, braccianti e operai. Il 1935 fu anche l’anno in cui Dorothea divorziò da Dixon, sposando Paul Taylor che divenne l’uomo-chiave della sua attività professionale: ai reportage fotografici della moglie, Taylor contribuì con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche. Nel 1947 collaborò alla nascita dell’agenzia Magnum e nel 1952 fu tra i fondatori della rivista Aperture.
A causa delle cattive condizioni di salute in cui versò negli ultimi anni di vita, la sua attività subì una brusca battuta d’arresto. Morì a 70 anni per un cancro all’esofago.
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Edward Weston (Highland Park, 24 marzo 1886 – Carmel, 1º gennaio 1958) è stato un fotografo statunitense, tra i più importanti della prima metà del ‘900.
Biografia
Lavorò molto in California e fu invitato al Salon of Photography di Londra. Nel 1920 Weston fece una revisione dei propri lavori, nei quali fino a quel momento aveva prevalso l’uso dell’effetto flou, lo sfocato artistico. Dal 1923 al 1926 lavorò in Messico accanto a Tina Modotti e fece amicizia con alcune personalità del Rinascimento messicano. Fu questo un periodo in cui ritrovò se stesso e la sua strada stilistica iniziò a mutare. Era convinto che la fotografia servisse per catturare la vita e sotto qualunque forma essa si presentasse, l’unico modo possibile per farlo era attraverso il realismo. Nel 1932 insieme ad altri fotografi, tra cui Ansel Adams, fondò il Gruppo f/64 (chiamato così perché in genere usavano l’apertura minima di diaframma degli obiettivi che impiegavano per ottenere la massima profondità di campo). Questo gruppo di fotografi fondò un’estetica che si basava sulla ‘”perfezione tecnica e stilistica”: qualunque foto non perfettamente a fuoco, o perfettamente stampata, o montata su cartoncino bianco era “impura”. Si trattava di una reazione violenta allo stile sdolcinato e sentimentale che in quegli anni aveva reso celebri i fotografi pittorici della California.L’aspetto principale della visione di Weston fu il suo insistere continuamente sul fatto che il fotografo doveva già “visualizzare la foto dentro di sé prima ancora di scattarla”. Nel 1946 Edward Weston iniziò a soffrire di Parkinson e nel 1948 scattò la sua ultima fotografia a Point Lobos. Morì il 1º gennaio 1958.
L’ambiente
Se facciamo un attimo mente locale e cerchiamo di entrare in quello che poteva essere il mondo degli artisti che lavoravano nella costa ovest dell’America del nord, nel periodo che va tra gli anni ’20 e gli anni ’40, troviamo una serie di movimenti in leggero scontro tra loro, modernismo, realismo e pittorialismo. È proprio nel bel mezzo di quest’ultimo movimento che a New York E. Weston fa i primi passi nella fotografia, cominciando con i ritratti porta a porta.
Lo stile
Ben presto si rende conto che la sua ambizione è un’altra, e che non è solo, con altri fotografi come A. Stieglitz e P. Strand condivide la passione per la natura come soggetto, una natura nella quale vanno ricercate purezza e verità, e la necessità di allontanarsi dalla società per la quale non provano altro che disprezzo. Così già dai primi anni 20, abbandonando completamente le basi del pittorealismo si lascia ispirare dal nuovo ambiente che lo circonda, quello del modernismo, che riflette gli influssi delle avanguardie europee, soprattutto del cubismo, e le sue fotografie sono caratterizzate da naturalezza e semplicità, ma soprattutto da nitidezza e precisione.
Così anche se un po’ controcorrente E. Weston va avanti con il suo stile, cercando di mostrare al mondo il suo modo di “vedere” le cose. Con una quasi maniacale cura dell’immagine, cerca di cogliere l’essenza atemporale dell’oggetto, estraendone una forma pura e perfetta contrapposta allo sfondo che lo circonda…e che a volte risulta anche più “reale” dell’oggetto stesso, pronta per essere reinterpretata. Volendo usare le sue stesse parole “…con il massimo rigore; la pietra è dura, la corteccia di un albero è aspra, la carne è viva…” Si definiva un fotografo “diretto”, in continua ricerca della quintessenza della cosa… È capace di trasformare i soggetti fotografati in pure metafore visive degli elementi della natura: i primi piani di conchiglie, peperoni, cavoli; la serie di rocce e cipressi, fotografati astraendoli dal selvaggio paesaggio di Point Lobos; i nudi “incompleti”, estremamente sensuali, che non incarnano nient’altro se non se stessi; gli studi di cieli e nuvole… Si può dire che facciano tutti parte di quello che poi più avanti è stato definito “purismo Westoniano”. Anche l’America che lui rappresenta è più cruda e reale di quanto non fosse nella realtà o per lo meno di quanto non avessero “raccontato” fino ad allora i suoi colleghi fotografi. L’occhio che vede l’America di Weston è estremamente obbiettivo: luoghi desolati, vecchie macchine, fattorie abbandonate, pianure fangose. Nulla di confortevole o rassicurante.
Il perché
Ed è forse proprio per questo che Edward Weston piace tanto agli Americani, finalmente un fotografo che abbandona lo stereotipo della fotografia intesa come arte. A quei tempi molti credevano che la fotografia non fosse altro che una nuova classe della pittura e il tentativo di creare con la camera effetti pittorici crebbe, creando una serie di fotografie e fotografi molto simili tra loro; dando luogo ad una serie di “fotopitture” che non avevano nulla a che vedere con la naturalezza della fotografia. E anche se i risultati non erano legati al Pittorialismo, anche chi era lontano da questo tipo di fotografia, fotografava un’America un po’ irreale, o comunque di un’America che ben poco rivelava le condizioni effettive. Anche uno dei maestri della fotografia come Walker Evans fotografava lo stato di degradazione dell’America e divenne famoso per i suoi ritratti alle classi basse della società. Tuttavia quello che rende Weston più sincero è forse il fatto che nei suoi paesaggi o nei suoi ritratti non c’è traccia di “posa”. Non ci sono occhi che guardano l’obiettivo, non ci sono cartelloni pubblicitari, non c’è il disordine che distrae l’occhio. La sua verità è fatta di linee, di ombre, del bianco del nero e di tutte le tonalità di grigio. Così Weston a costo di apparire controcorrente si dedica al suo obiettivo a realizzare immagini che siano così pure, vere e semplici, da essere accessibili a chiunque. Anche perché il suo essere oggettivo gli conferiva non solo originalità, ma anche e soprattutto sincerità. E se le immagini sono i testimoni della vita del fotografo stesso, qui stiamo parlando di una persona umile, semplice, senza le pretese che normalmente hanno gli artisti, e che forse un po’ incarna l’americano medio, un fotografo come avrebbe potuto essere chiunque, un uomo che il suo scopo unico era un’enorme voglia di far conoscere al suo mondo quella che per lui era la verità.
La poetica
Ansel Adams amava dire: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo… I suoi lavori illuminano il viaggio spirituale dell’uomo verso la perfezione”.
Weston è l’incarnazione della poesia applicata alla fotografia, e il suo motore è senza dubbio la ricerca continua di identificarsi con la natura per conoscerla fino alla più profonda essenza. Non è un caso che nel 1941 gli viene proposto dall’editore di Walter Whitman (1819 – 1892), uno dei poeti più importanti della storia Americana, di illustrare la quarta edizione del suo libro di poesie “Leaves of grass”. La poesia di Whitman è caratterizzata dall'”invenzione” del verso libero (totalmente in contrasto con le correnti attuali), che gli sembrava il mezzo più diretto per essere compreso, a questo si aggiunge il forte amore e l’esaltazione delle forze della natura. Almeno quanto le foto di Point Lobos dove Weston tentava di “fotografare la vita”. La stessa passione per la purezza delle cose, siano esse fotografie o poesie, entrambi erano fedeli alla purezza dell'”essere”. Nonostante i due artisti provengano da due correnti artistiche differenti per periodo e stile, tra loro si notano più punti d’unione. In entrambi si nota una scia di trascendentalismo, che distingue le loro creazioni, volendo definire in questo modo l’innata passione per il descrivere le loro ispirazioni artistiche in una maniera totalmente libera da ogni vincolo, ma soprattutto l’esprimere le sensazioni con assoluta oggettività. Il movimento trascendentalista era caratterizzato da una specie di “ottimismo”, che induceva a cogliere della natura solo gli aspetti positivi, dove l’unica realtà sarebbe quella trascendentale, la forma a priori di ogni altra realtà.
Per quanto riguarda Weston, soprattutto negli anni trascorsi in Messico (1922-27), dove si concentra sui rapporti tra “forma e soggetto, realismo e astrazione”, si può osservare nel suo stile, questa nota di trascendentalismo; la continua ricerca di un’immagine che sia totalmente vera, pura e libera da qualsiasi artificio innaturale lo porta a realizzare degli scatti che pur essendo molto differenti tra loro, come tema, hanno tutti lo stesso alone, la stessa forza d’impatto …una realtà che quasi supera la realtà, W. esigeva la chiarezza della forma, ed il fatto che la macchina potesse vedere più dell’occhio umano era come un miracolo per lui. Egli stesso ci racconta nei suoi “day books” che “la macchina deve essere usata per registrare la vita” anche se astratta, e non esiste mezzo migliore per registrare con totale esattezza l’oggettività. In questo modo il risultato finale è un’immagine talmente vera, che quasi ci appare come un simbolo dell’immagine stessa, ma che di nuovo ci sorprende apparendoci per ciò che è, ma come se fosse la prima volta che la si osserva. Una specie di iperrealismo che rivela l’essenza vitale delle cose.
Fonte Wikipedia
Avevamo già parlato di lui e della sua relazione con Tina Modotti qua
Biography
Edward Henry Weston was born March 24, 1886, in Highland Park, Illinois. He spent the majority of his childhood in Chicago where he attended Oakland Grammar School. He began photographing at the age of sixteen after receiving a Bull’s Eye #2 camera from his father. Weston’s first photographs captured the parks of Chicago and his aunt’s farm. In 1906, following the publication of his first photograph in Camera and Darkroom, Weston moved to California. After working briefly as a surveyor for San Pedro, Los Angeles and Salt Lake Railroad, he began working as an itinerant photographer. He peddled his wares door to door photographing children, pets and funerals. Realizing the need for formal training, in 1908 Weston returned east and attended the Illinois College of Photography in Effingham, Illinois. He completed the 12-month course in six months and returned to California. In Los Angeles, he was employed as a retoucher at the George Steckel Portrait Studio. In 1909, Weston moved on to the Louis A. Mojoiner Portrait Studio as a photographer and demonstrated outstanding abilities with lighting and posing.) Weston married his first wife, Flora Chandler in 1909. He had four children with Flora; Edward Chandler (1910), Theodore Brett (1911), Laurence Neil (1916) and Cole (1919). In 1911, Weston opened his own portrait studio in Tropico, California. This would be his base of operation for the next two decades. Weston became successful working in soft-focus, pictorial style; winning many salons and professional awards. Weston gained an international reputation for his high key portraits and modern dance studies. Articles about his work were published in magazines such as American Photography, Photo Era and Photo Miniature. Weston also authored many articles himself for many of these publications. In 1912, Weston met photographer Margrethe Mather in his Tropico studio. Mather becomes his studio assistant and most frequent model for the next decade. Mather had a very strong influence on Weston. He would later call her, “the first important woman in my life.” Weston began keeping journals in 1915 that came to be known as his “Daybooks.” They would chronicle his life and photographic development into the 1930’s.
In 1922 Weston visited the ARMCO Steel Plant in Middletown, Ohio. The photographs taken here marked a turning point in Weston’s career. During this period, Weston renounced his Pictorialism style with a new emphasis on abstract form and sharper resolution of detail. The industrial photographs were true straight images: unpretentious, and true to reality. Weston later wrote, “The camera should be used for a recording of life, for rendering the very substance and quintessence of the thing itself, whether it be polished steel or palpitating flesh.” Weston also traveled to New York City this same year, where he met Alfred Stieglitz, Paul Strand, Charles Sheeler and Georgia O’Keeffe
In 1923 Weston moved to Mexico City where he opened a photographic studio with his apprentice and lover Tina Modotti. Many important portraits and nudes were taken during his time in Mexico. It was also here that famous artists; Diego Rivera, David Siqueiros, and Jose Orozco hailed Weston as the master of 20th century art.
After moving back to California in 1926, Weston began his work for which he is most deservedly famous: natural forms, close-ups, nudes, and landscapes. Between 1927 and 1930, Weston made a series of monumental close-ups of seashells, peppers, and halved cabbages, bringing out the rich textures of their sculpture-like forms. Weston moved to Carmel, California in 1929 and shot the first of many photographs of rocks and trees at Point Lobos, California. Weston became one of the founding members of Group f/64 in 1932 with Ansel Adams, Willard Van Dyke, Imogen Cunningham and Sonya Noskowiak. The group chose this optical term because they habitually set their lenses to that aperture to secure maximum image sharpness of both foreground and distance. 1936 marked the start of Weston’s series of nudes and sand dunes in Oceano, California, which are often considered some of his finest work. Weston became the first photographer to receive a Guggenheim Fellowship for experimental work in 1936. Following the receipt of this fellowship Weston spent the next two years taking photographs in the West and Southwest United States with assistant and future wife Charis Wilson. Later, in 1941 using photographs of the East and South Weston provided illustrations for a new edition of Walt Whitman’s Leaves of Grass.
Weston began experiencing symptoms of Parkinson’s disease in 1946 and in 1948 shot his last photograph of Point Lobos. In 1946 the Museum of Modern Art, New York featured a major retrospective of 300 prints of Weston’s work. Over the next 10 years of progressively incapacitating illness, Weston supervised the printing of his prints by his sons, Brett and Cole. His 50th Anniversary Portfolio was published in 1952 with photographs printed by Brett. An even larger printing project took place between1952 and 1955. Brett printed what was known as the Project Prints. A series of 8 -10 prints from 832 negatives considered Edward’s lifetime best. The Smithsonian Institution held
the show, “The World of Edward Weston” in 1956 paying tribute to his remarkable accomplishments in American photography. Edward Weston died on January 1, 1958 at his home, Wildcat Hill, in Carmel, California. Weston’s ashes were scattered into the Pacific Ocean at Pebbly Beach at Point Lobos.