Garry Winogrand, nuovo documentario sulla Street Photography

Buongiorno a tutti!

“Garry Winogrand, tutte le cose sono fotografabili” è il documentario in uscita sul grande street photographer.

Il documentario dura 90 minuti ed è diretto da Sasha Waters Freyer.

Questo il trailer

Qui la scheda del film

Questo è il primo film documentario sulla vita e il lavoro del fotografo Garry Winogrand grande narratore dell’America prima che la tecnologia digitale trasformasse il nostro modo di percepire il mondo, Garry Winogrand ha realizzato il ritratto americano. Muore a 56 anni nel 1984, lasciando più di 10.000 rullini in tutto – più di un quarto di milione di foto! All Things are Photographable è un ritratto intimo del fotografo.

Ciao Sara

poster-large

Zoe Strauss, street photography al femminile

 

 

 

Zoe Strauss è una fotografa americana ed un candidato membro di Magnum Photos. Utilizza Philadelphia come ambientazione primaria e soggetto del suo lavoro. Il curatore Peter Barberie la identifica come street photographer, come Walker Evans o Robert Frank e ha detto “la donna e l’uomo della strada, desiderosi di essere ascoltati, sono alla base della sua arte”.

Il suo libro America è stato pubblicato nel 2008 da Ammo Books.

Nel 2006 il suo lavoro è stato incluso nella biennale del Whitney e la sua personale Ramp Project: Zoe Strauss è stata in mostra all’Institute of Contemporary Art, Philadelphia Nel 2012 le è stata dedicata una retrospettiva di metà carriera, Zoe Strauss: 10 Years, in mostra al Philadelphia Museum of Art e a New York, accompagnata a Philadelphia da un’esposizione di 54 manifesti con le sue fotografie.

La Strauss ha ricevuto un  Seedling Award dalla Leeway Foundation nel 2002 e una Pew Fellowship nel 2005, nel 2007 è stata nominata USA Gund Fellow e ha ricevuto un grant da $50,000 dalla United States Artists ed infine nel 2017 le è statta assegnata una Guggenheim Fellowship.

La Strauss è nata nel 1970 a Philadelphia. Suo apdre morì quando lei aveva 5 anni. E’ stata il primo componente della sua famiglia a diplomarsi alla High School. Per il suo trentesimo compleanno le venne regalata una macchina fotografica e cominciò a fotografare i quartieri della periferia di Philadephia.

Zoe Strauss tipicamente fotografa dettagli trascurati (o intenzionalmente evitati) con una prospettiva umanista e occhio per la composizione.

Nel 1995 ha dato inizio al Philadelphia Public Art Project, un’organizzazione la cui missione è di fornire accesso all’arte ai cittadini di Philadeplhia nella loro vita quotidiana. Lei definisce il preogetto “una narrazione epica” del suo vicinato. “Quando ho iniziato a fotografare, è stato come se da qualche parte nascosto nella mia mente, io stessi aspettando proprio quello”, ha affermato.

Tra il 2000 e il 2011, il lavoro fotografico della Strauss è culminato nello show “Under I-95”, che si tenne sotto la Interstate a South Philadelphia. Esibì le sue fotografie  su pilastri di cemento sotto l’autostrada e le vendette a $5 l’una.

Frequentemente scatta fotografie vicino a quella che era la casa dei suoi nonni. Le sue fotografie includono edifici abbandonati, parcheggi vuoti e sale congressi inutilizzate a South Philadelplhia, La Strauss definisce il suo lavoro come “una narrazione  sulla bellezza e la difficoltà della vita di tutti i giorni”.

Nel Luglio 2012 è stata nominata candidata dall’agenzia Magnun Photos.

Fonte: libera traduzione da Wikipedia

Questo è il suo sito personal.

Qua trovate un articolo apparso sul New Yorker all’epoca della retrospettiva 10 Years all’International center of Photography a NY.

Zoe Strauss (born 1970) is an American photographer and a nominee member of Magnum Photos. She uses Philadelphia as a primary setting and subject for her work. Curator Peter Barberie identifies her as a street photographer, like Walker Evans or Robert Frank, and has said “the woman and man on the street, yearning to be heard, are the basis of her art.”

Her book America was published in 2008 by AMMO Books.

In 2006 her work was included in the Whitney Biennial and her solo exhibition, Ramp Project: Zoe Strauss, was shown at the Institute of Contemporary Art, Philadelphia. In 2012 a mid-career retrospective, Zoe Strauss: 10 Years, was shown at Philadelphia Museum of Art and in New York, accompanied in Philadelphia by a display of 54 billboards showing her photographs.

Strauss received a Seedling Award from the Leeway Foundation in 2002 and a Pew Fellowship in 2005, was named a 2007 USA Gund Fellow with a grant of $50,000 by United States Artists, and was awarded a Guggenheim Fellowship in 2017.

Strauss was born in 1970 in Philadelphia. Her father died when she was 5. She was the first member of her immediate family to graduate from high school. For her 30th birthday she was given a camera and started photographing in the city’s marginal neighborhoods. She is a photo-based installation artist who uses Philadelphia as a primary setting and subject for her work. Strauss typically photographs overlooked (or purposefully avoided) details with a humanist perspective and eye for composure.

In 1995, Strauss started the Philadelphia Public Art Project, a one-woman organization whose mission is to give the citizens of Philadelphia access to art in their everyday lives. Strauss calls the Project an “epic narrative” of her own neighborhood. “When I started shooting, it was as if somewhere hidden in my head I had been waiting for this,” she has said.

Between 2000 and 2011, Strauss’s photographic work culminated in a yearly “Under I-95” show which took place beneath the Interstate in South Philadelphia. She displayed her photographs on concrete pillars under the highway and sold them for $5 each.

She frequently photographs near her grandparents’ former home at 16th and Susquehanna. Her photographs include shuttered buildings, empty parking lots and vacant meeting halls in South Philadelphia. Strauss says her work is “a narrative about the beauty and difficulty of everyday life.”

In July 2012 Strauss was elected into the Magnum Photos agency as a nominee.

Source: Wikipedia

Storia di una fotografia: lunch atop a skyscraper

Ciao,

la fotografia di cui vi parlo oggi è molto famosa. Forse non altrettanto famosa è la sua storia, e sopratutto l’autore resta ignoto. Ho troavto un po’ di informazioni in rete, che vi riporto di seguito.

Il Time ha pubblicato un video in merito, che trovate in fondo.

Ciao

Anna

 

Lunch atop a Skyscraper (New York Construction Workers Lunching on a Crossbeam) iè una famosa fotografia che ritrae operai seduti su una trave in cima ad un grattacielo al 30 di Rockefeller Plaza, durante la costruzione del Rockefeller Center, a Manhattan, New York.

La foto rappresenta 11 uomini mentre consumano il pranzo seduti su una trave, con i piedi che penzolano nel vuoto  a 260 metri sopra le strade di New York.

La fotografia è stata scattata il 20 settembre 1932, dal 69° piano del RCA Building, durante gli ultimi mesi di costruzione.

Nonostante l’apparente spontaneità, tutti gli storici della fotografia sono concordi nell’identificare lo scatto come un’immagine “costruita”: nonostante l’immagine mostri veri operai, si ritiene che gli stessi siano stati messi in posa e la foto venne usata dai Rockefeller per promuovere la grandiosità del loro nuovo grattacielo. Altre fotografie scattate los tesso giorno mostrano alcuni operai che lanciano un pallone o che fingono di dormire sulla trave. La foto apparve per la pimra volta nel supplemento domenicale dell’Herald Tribune il 2 ottobre dello stesso anno.

La lastra col negativo è ora di proprietà della Branded Entertainment Network, che l’ha acquisita dall’archivio della Acme Newspictures archive in 1995. Il negativo è stato rotto in 5 pezzi nel 1996.

Inizialmente lo scatto era stato erroneamente atribuito a Lewis Hine, poi ad un ignoto. Quello che si sa è che quel giorno in cima all’edificio c’erano ben tre fotografi (Charles Ebbets, Thomas Kelley e William Leftwich), ma non sappiamo con sicurezza a chi dei tre appartenga l’immagine, sebbene molte fonti continuino ad attribuirla a Ebbets.

Anche l’identità di alcuni degli uomini nell’immagine è stata oggetto di numerose rivendicazioni. Il documentario Men at Lunch attribuisce ad alcuni degli operai un’origine irlandese, ma si parla anche della Svezia.  Da sinistra, il terso è Joseph Eckner, il quarto è Michael Breheny, il quinto è Albin Svensson ed il sesto con la sigaretta John (Jack) Patrick Madden. Il primo uomo da destra è l’operaio slovacco Gustáv (Gusti) Popovič dal villagio di Vyšný Slavkov nel distretto di Levoča. Gusti in origine era un boscaiolo e falegname. Nel 1932, inviò a sua moglie Mariška unca cartolina con questa fotografia, su cui scrisse “Non ti preoccupare mia cara Mariska, come vedi ho sempre la bottiglia. Tuo Gusti.” Torno poi al suo villagio natale all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e divenne un contadino. Venne poi ucciso da una granata verso la fine della guerra.  Il terzo da destra è Joe Curtis mente il quarto sembrerebbe essere l’irlandese Francis Michael Rafferty con il suo migliore amico e compagno irlandese, Stretch Donahue, che siede alla sua destra.

Stephen Shore, tutti i libri acquistabili

Buongiorno!

Continuiamo con le selezioni di libri fotografici, oggi dedicata a Stephen Shore…spero lo troviate interessante e utile.

Grazie

Giovanni

1

In “Lezione di fotografia”, Stephen Shore esamina diversi metodi per comprendere e rapportarsi con diverse tipologie di fotografia: dalle immagini convenzionali alle vecchie fotografie, dai negativi ai file digitali. Questo libro, risultato dei numerosi anni in cui l’autore ha insegnato fotografia al Bard College, nello Stato di New York, è uno utile strumento per studenti, insegnanti e per chiunque voglia scattare fotografie migliori, o imparare a guardarle con maggiore consapevolezza. A fianco a una selezione delle opere dello stesso Shore, “Lezione di fotografia” contiene immagini che abbracciano tutta la storia della fotografia, dalle opere dei padri di questa tecnica, quali Alfred Stieglitz e Walker Evans, a quelle di artisti contemporanei come Collier Schorr e Thomas Struth. Abbraccia diversi generi, come la fotografia di strada, la fotografia d’arte e la fotografia documentaria, come pure immagini di fotografi sconosciuti, si tratti di vecchie foto ricordo o di fotografie aeree scattate nel corso di rilevamenti cartografici. Shore utilizza queste opere, insieme alla sua prosa precisa, incisiva e accessibile, per dimostrare come, di fronte alla macchina fotografica, il mondo venga trasformato in una fotografia.

Lezione di fotografia   Editore: Phaidon

Dal nostro blog, su questo libro: Lezione di fotografia -La natura delle fotografie


 

2

La prima, completa retrospettiva dedicata a Stephen Shore, grande interprete della fotografia americana. In questo volume il lavoro di Shore è raccolto, interpretato e analizzato in una prospettiva storica e trasversale unica. Il suo legame con la tradizione della fotografia americana, le influenze di Walker Evans, la frequentazione con Andy Warhol e la Factory, i rapporti con i maestri-colleghi della fotografia contemporanea, la scelta di nuovi strumenti, lo sguardo sempre preciso e consapevole. L’evoluzione, progetto dopo progetto, di uno stile originale, autentico e innovativo, attento e poetico, in grado di raccontare la realtà e i suoi cambiamenti, A cura di Marta Dahó, con un’ampia scelta di immagini dai diversi lavori dell’autore, testi di Horacio Fernàndez, Sandra Phillips e un’intervista a Stephen Shore di David Campany, il libro accompagna la grande mostra retrospettiva europea prodotta dalla fundación Mapfre di Madrid.

STEPHEN SHORE  Editore: Contrasto


 

3

 

Luzzara  Editore: Stanley/Barker


4

Stephen Shore è un artista innovativo, le cui opere hanno aperto orizzonti finora poco esplorati alla fotografia contemporanea. Nelle sue immagini di scene di vita americana, il fotografo mette a nudo la straordinaria bellezza che può celarsi nel quotidiano. Shore è stato uno dei primi fotografi artistici a utilizzare il colore ed è stato uno dei precursori di generi contemporanei come il diario fotografico (utilizzato in seguito anche da Nan Goldin e Wolfgang Tillmans) e la fotografia di paesaggi monumentali (adottata da allievi dei Becher come Thomas Struth e Andreas Gursky). Questa monografia rappresenta un’analisi completa della lunga e movimentata carriera dell’artista, dal periodo trascorso nella Factory di Andy Warhol fino agli esperimenti di fotografia concettuale.

 

Stephen Shore Editore: Phaidon


5

Stephen Shore’s Uncommon Places is indisputably a canonic body of work―a touchstone for those interested in photography and the American landscape. Remarkably, despite having been the focus of numerous shows and books, including the eponymous 1982 Aperture classic (expanded and reissued several times), this series of photographs has yet to be explored in its entirety. Over the past five years, Shore has scanned hundreds of negatives shot between 1973 and 1981. In this volume, Aperture has invited an international group of fifteen photographers, curators, authors, and cultural figures to select ten images apiece from this rarely seen cache of images. Each portfolio offers an idiosyncratic and revealing commentary on why this body of work continues to astound; how it has impacted the work of new generations of photography and the medium at large; and proposes new insight on Shore’s unique vision of America as transmuted in this totemic series.

Stephen Shore Selected works 1973-1981       Editore: Aperture


6

Originally published in 1982, Stephen Shores legendary Uncommon Places has influenced a generation of photographers. Among the first artists to take colour beyond the domain of advertising and fashion photography, Shores large-format colour work on the American vernacular landscape stands at the root of what has become a vital photographic tradition over the past thirty years. Uncommon Places: The Complete Works is the definitive collection of this landmark series. An essay by noted critic and curator Stephan Schmidt-Wulffen and a conversation with Shore by fiction writer Lynne Tillman examine his methodology as they elucidate his roots in the pop and conceptual art movements of the late sixties and early seventies. The texts are illustrated with reproductions from Shores earlier series American Surfaces and Amarillo: Tall in Texas.

Uncommon Places Editore: Thames & Hudson


7

Stephen Shore is one of the photographers who established colour photography as a legitimate medium of artistic expression. American Surfaces is one of the bodies of work which exemplifies why. A mix between Atget’s Paris, which documents just about every facade, tree and street corner available, and Robert Frank’s apparently casual, Americans’ road trip, this, little published body of work, took documentary photography to a whole new level and opened up an entire range of possibilities to the next generation of photographers.

 

American surfaces   Editore: Phaidon


8

“Mose” raccoglie le fotografie di Stephen Shore di Venezia riprese nel 2008. Concentrandosi sulle inondazioni della città e sulla costruzione delle barriere mobili destinate a proteggere la laguna veneziana, unisce le fotografie paesaggistiche di Shore con articoli di giornale, mappe storiche, relazioni tecniche e piani ingegneristici.

MOSE a preliminary report   Editore: Walther Konig

 


9

Erano in molti a essere attratti da Andy Warhol e dalla Factory. Per alcuni incarnavano la scena newyorkese degli anni ’60. I personaggi immortalati da Shore – gente che figurava nei film di Warhol, lavorava insieme a lui e frequentava il suo secondo studio in East 47th Street – formano un cast molto variegato. Gerard Malanga, Billy Name, Ondine, Brigid Berlin, Paul Morrissey. E i Velvet Underground – scoperti e lanciati da Warhol nell’Exploding Plastic Inevitable che si tenne al Dom in St. Marks Place – John Cale, Sterling Morrison, Lou Reed, Maureen Tucker e la cantante Nico, figure leggendarie del loro tempo. L’altro gruppo della Factory – ma non un gruppo rock – si era formato a Cambridge/Harvard: Edie Sedgwick, Donald Lyons, Danny Fields, Gordon Baldwin, Dorothy Dean, Edmund Hennessy, Ed Hood, Chuck Wein. (Per quanto improbabile, forse in futuro saranno ricordate tre Cambridge del Novecento: quelle di Wittgenstein, di Blunt e della Factory). E poi Mary (Might) Woronov, Ultra Violet, Pat Hartley, Susan Bottomly/lnternational Velvet, Henry Geldzahler, Jonas Mekas e Sam Green.

 

Factory Andy Warhol   Editore: Phaidon


Di seguito trovate altri due articoli pubblicati sul nostro Blog:

Dieci cose che possiamo imparare da Stephen Shore.

Lettera di Stephen Shore ad un suo studente! Bellissima!


Sito personale di Stephen Shore

Buona giornata a tutti e buona lettura!

Ciao

Mustafah Abdulaziz, interessante giovane autore. Da conoscere!

Ciao a tutti,

oggi vi presentiamo questo giovane autore statunitense, il cui bellissimo lavoro Water ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti.

Guardate un po’ che bellezza.

Ciao

Anna

Continua a leggere

Mark Steinmetz, poeta della fotografia in bianco e nero

Ciao,

oggi vi voglio presentare questo fotografo americano che per tutta la sua carriera (finora almeno) ha sempre utilizzato la stessa fotocamera analogica e la stessa pellicola controllando meticolosamente ogni fase del processo di produzione della fotografia.

Lo conoscete? Che ne pensate? Attendo i vostri commenti.

Ciao

Anna

 

Mark Steinmetz, nato nel 1961, è un fotografo statunitense residente ad Athens in Georgia.

Steinmetz ha iniziato a fotografare giovanissimo e a 13 anni aveva già una piccola camera oscura dove stampava le proprie fotografie – cosa che continua a fare ancora adesso. Nato a Manhattan da genitori europei e cresciuto in Iowa, da piccolo studia principalmente materie scientifiche per poi cambiare direzione al college concentrandosi sullo studio di materie artistiche.

Nel 1986 ha ottenuto il Master in Fine Arts presso l’università di Yale.

Durante la sua carriera ha pubblicato 6 libri con la prestigiosa casa editrice Nazraeli Press.

I suoi lavori sono inclusi nelle collezioni dei maggiori musei americani, quali il Museum of Modern Art, il Whitney Museum of American Art, il Metropolitan Museum of Art, l’Art Institute di Chicago, il San Francisco Museum of Modern Art.

In Italia ha collaborato per mostre e workshop con MiCamera.

Ha insegnato fotografia alle università di Harvard, Yale, Emory, Hartford e Sarah Lawrence College.

Ha inoltre ricevuto una Guggenheim Fellowship.

Il suo lavoro, rigorosamente in bianco e nero, raccontano momenti umoristici, di profondità e bellezza, riuscendo ad estrarre profondità visiva ed emotiva dalla vita di tutti i giorni- Le sue opere catturano la quieta intensità della condizione umana rappresentando soggetti che vanno dagli abitanti di piccole città italiane, a campeggi estivi, teenagers, insegnanti e scene di strada.

Una carriera dedicata interamente alla fotografia analogica, compreso il meticoloso sviluppo dei suo negativi in camera oscura, Steinmetz ha lavorato con la stessa fotocamera, pellicola e processo chimico per tutta la sua carriera.

Questo il suo sito personale

Qua trovate un interessante articolo apparso sul Guardian poco tempo fa, mentre qua  una recente ilntervista pubblicata su Vice

 

Walker Evans, credo si presenti da solo

L’autore che vi presento oggi è uno dei principali esponenti della FSA e sicuramente tra i fotografi statunitensi più influenti. Ho avuto modo di visitare la bella mostra su Walker Evans allestita lo scorso anno a Palazzo Magnani in occasione del festival Fotografia Europea, Mi ha colpito molto il suo lavoro di ritratti nella metropolitana newyorchese: ha anticipato di parecchio le tendenze attuali. Attualmente è in mostra con una favolosa retrospettiva al Centre Pompidour di Parigi. Consiglio a tutti di non perdersi una sua mostra, perché le sue stampe dal vivo emozionano davvero. E leggetevi anche la sua biografia, veramente interessante – anche perchè la traduzione mi ha impegnato parecchio ;-).

Ciao

Anna

 

 

 

Walker Evans (3 novembre 1903 – 10 aprile 1975) è stato un fotografo e fotogiornalista americano, conosciuto prevalentemente per il suo lavoro per la Farm Security Administration (FSA) al fine di documentare gli effetti della Grande Depressione. Gran parte del suo lavoro del periodo FSA è in grande formato, fotocamera 8×10 pollici. Evans affermò che il suo scopo come fotografo era di scattare fotografie “colte, autorevoli trascendenti”. Molti dei suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti di musei e sono state il soggetto di retrospettive organizzate da istituzioni quali il Metropolitan Museum of Art o la George Eastman House.

Nato a St. Luois, Missouri, da Jessie e Walker, Walker Evans veniva da una famiglia agiata. Il padre era un dirigente pubblicitario. Trascorse la sua gioventù a Toledo, Chicago e New York. Frequentò il Loomis Institute e Mercersburg Academy prima di diplomarsi alla Phillips Academy in Andover, Massachusetts, nel 1922. Studiò letteratura francese per un anno al Williams College, trascorrendo molto del suo tempo nella biblioteca della scuola, prima di abbandonare. Dopo aver trascorso un anno a Parigi nel 1926, tornò negli Stati Uniti per unirsi alla massa di artisti e letterati di New York. John Cheever, Hart Crane, e Lincoln Kirstein erano tra i suoi amici: Dal 1927 al 1929 ha lavorato come impiegato per un broker azionario alla Borsa di Wall Street.

Evans iniziò ad occuparsi di fotografia nel 1928, nel periodo in cui visse a Ossining, New York. Le sue influenze includevano Eugène Atget e August Sander. Nel 1930, pubblicò 3 fotografie (Ponte di Brooklyn) nel libro di poesie The Bridge di Hart Crane. Nel 1931, scattò una serie di fotografie alle case vittoriane nei pressi di Boston, sponsorizzato da Lincoln Kirstein.

Nel maggio e giugno del 1933, Evans scatto delle fotografie a Cuba su assignment di Lippincott, l’editore di Carleton Beals, The Crime of Cuba (1933), uno “stridente resoconto” della dittatura di Gerardo Machado. Lì Evans trascorreva le notti a bere con Ernest Hemingway, che gli prestò i soldi per prolungare il suo soggiorno di due settimane per un’altra settimana. Le sue fotografie documentavano la vita di strada, la presemza della polizia, mendicanti e scaricatori di porto e altre scene sul lungomare. Aiutò anche Hemnigway a reperire delle foto dagli archivi dei giornali che documentassero alcuen delle violenze politiche che Hemnigway descrisse in To have and have not (1937). Temendo che le sue fotografie potessero essere considerate critiche del governo e confiscate dalle autorità cubane, lasciò 46 stampe a Hemingway. Non ebbe difficoltà al suo ritorno negli Stati Uniti, e 31 delle sue foto furono pubblicate nel libro di Beals. Il nascondiglio delle stampe lasciate a Hemingway fu scoperto a L’Havana nel 2002 e messo in mostra a Key West.

Nel 1935, Evans trascorse due mesi all’inizio per una campagna fotografica per la Resettlement Administration (RA)  (un’agenzia federale che trasferiva le famiglie povere in comunità create dal governo federale n.d.t.) in West Virginia e Pennsylvania. Da ottobre in poi, continuò a lavorare per la RA e più tardi per la Farm Security Administration (FSA), prevalentemente negli Stati Uniti meridionali.

Nell’estate del 1936, mentre era in congedo dalla FSA, insieme allo scrittore James Agee, venne mandato dalla rivista Fortune in assignment a Hale County, Alabama, per una storia che la rivista poi decise di non pubblicare. Nel 1941, le fotografie di Evans e i testi di Agee, che raccontavano il soggiorno dei due con tre famiglie di mezzadri bianchi nel sud dell’Alabama durante la Grande Depressione furono poi pubblicati  nel libro rivoluzionario Let Us Now Praise Famous Men. Il resoconto dettagliato sulle tre famiglie di agricoltori, dipinge un commovente ritratto della povertà rurale.

Le tre famiglie, capeggiate da Bud Fields, Floyd Burroughs e Frank Tingle, vivevano nella città di Akron, Contea di Hale, Alabama e i proprietari dei terreni su cui le famiglie lavoravano dissero loro che Ebans e Agee erano “agenti sovietici”, sebbene Allie Mae Burroughs, la moglie di Floyd, ricordò in interviste successive di non aver creduto a quell’informazione. Le fotografie di Evans delle famiglie, le resero icone della povertà e miseria della Grande Depressione (un po’ come Migrant Mother per Dorothea Lange n.d.t.). Nel settembre 2005, Fortune rivisitò Hale County e i discendenti delle tre famiglie per l’edizione del suo 75 anniversario. Charles Burroughs, che aveva 4 anni all’epoca in cui Evans e Agee visitarono la famiglia, era ancora arrabbiato con loro per non aver mai inviato alla famiglia una copia del libro; si riporta anche che il figlio di Floyd Burroughs fosse arrabbiato perche la famiglia fu “messa in una luce tale che sembrava non potessero farci nulla, che fossero condannati all’ignoranza”

Evans continuò a lavorare per la FSA fino al 1938. Quell’anno si tenne una mostra al The Museum of Modern Art, New York: Walker Evans: American Photographs. Questa fu la prima mostra in un museo dedicata all’opera di un unico fotografo. Il catalogo includeva una saggio di accompagnamento di Lincoln Kirstein, che era diventato amico di Evans nei suoi primi periodi newyorchesi.

Nel 1938, Evans scattò anche la sua prima fotografia nella metropolitana di New York, nascondendo la fotocamera nel cappotto. Queste immagini furono raccolte in un libro nel 1966 dal titolo Many are Called. Nel 1938 e 1939 Evans lavorò con Hellen Levitt, facendole da mentore.

Evans, così come altri fotografi come Henri Cartier-Bresson, raramente trascorreva tempo in camera oscura stampando i propri negativi. Supervisionava solo vagamente la stampa delle sue fotografie, a volte soltanto attaccando delle note scritte a mano ai negativi, con le istruzioni o alcuni aspetti della procedura di stampa.

Evans era un lettore e scrittore appassionato, e nel 1945 divenne scrittore per il Time magazine. Poco dopo diventò redattore alla rivista Fortune fino al 1965. Quell’anno, diventò professore di fotografia alla facoltà di Graphic Design alla Yale University School of Art.

In uno dei suoi ultimi progetti fotografici, Evans lavorò ad un portfolio in bianco e nero degli uffici  e dei soci della Brown Brothers Harriman & Co per la pubblicazione su “Partners in Banking” pubblicato nel 1968 per festeggiare il 150° anniversario della banca. Nel 1973 e 1974, scattò anche una lunga serie con l’allora nuova fotocamera Polaroid SX-70, dopo che l’età e problemi di salute gli avevano reso difficile lavorare con attrezzature complesse.

La prima retrospettiva definitiva delle sue fotografie, che “individualmente evocano un incontrovertibile sensazione di luoghi specifici e collettivamente un senso di America,” secondo un comunicato stampa, fu allestita al Museum of Modern Arta New York all’inizio del 1971. Selezionata da John Szarkowski, la mostra venne esmplicemente intitolata Walker Evans.
Evans morì nella sua casa di New Havens, Connecticut nel 1975.

Nel 1994, l’eredità di Walker Evans trasferì le sue proprietà al The Metropolitan Museum of Art di New York. The Metropolitan Museum of Art è l’unico titolare dei diriti d’autore per tutte le opere d’arte di Walker Evans. L’unica eccezione è rappresentata da un gruppo di circa 1000 negativi nella collezione della Library of Congress, che vennero prodotti per la the Resettlement Administration (RA) / Farm Security Administration (FSA). I lavoro di Evans per RA e FSA sono di dominio pubblico.

Nel 200 Evans fu ammesso nella St. Louis Walk of Fame.

Fonte: libera traduzione da Wikipedia

 

Walker Evans (November 3, 1903 – April 10, 1975) was an American photographer and photojournalist best known for his work for the Farm Security Administration (FSA) documenting the effects of the Great Depression. Much of Evans’s work from the FSA period uses the large-format, 8×10-inch camera. He said that his goal as a photographer was to make pictures that are “literate, authoritative, transcendent”. Many of his works are in the permanent collections of museums and have been the subject of retrospectives at such institutions as The Metropolitan Museum of Art or George Eastman House.

Born in St. Louis, Missouri, to Jessie (née Crane) and Walker,Walker Evans came from an affluent family. His father was an advertising director. He spent his youth in Toledo, Chicago, and New York City. He attended The Loomis Institute and Mercersburg Academy before graduating from Phillips Academy in Andover, Massachusetts, in 1922. He studied French literature for a year at Williams College, spending much of his time in the school’s library, before dropping out. After spending a year in Paris in 1926, he returned to the United States to join the edgy literary and art crowd in New York City. John Cheever, Hart Crane, and Lincoln Kirstein were among his friends. He was a clerk for a stockbroker firm in Wall street from 1927 to 1929.

Evans took up photography in 1928 around the time he was living in Ossining, New York. His influences included Eugène Atget and August Sander. In 1930, he published three photographs (Brooklyn Bridge) in the poetry book The Bridge by Hart Crane. In 1931, he made a photo series of Victorian houses in the Boston vicinity sponsored by Lincoln Kirstein,

In May and June 1933, Evans took photographs in Cuba on assignment for Lippincott, the publisher of Carleton Beals’ The Crime of Cuba (1933), a “strident account” of the dictatorship of Gerardo Machado. There Evans drank nightly with Ernest Hemingway, who loaned him money to extend his two-week stay an additional week. His photographs documented street life, the presence of police, beggars and dockworkers in rags, and other waterfront scenes. He also helped Hemingway acquire photos from newspaper archives that documented some of the political violence Hemingway described in To Have and Have Not (1937). Fearing that his photographs might be deemed critical of the government and confiscated by Cuban authorities, he left 46 prints with Hemingway. He had no difficulties when returning to the United States, and 31 of his photos appeared in Beals’ book. The cache of prints left with Hemingway was discovered in Havana in 2002 and exhibited at an exhibition in Key West.

In 1935, Evans spent two months at first on a fixed-term photographic campaign for the Resettlement Administration (RA) in West Virginia and Pennsylvania. From October on, he continued to do photographic work for the RA and later the Farm Security Administration (FSA), primarily in the Southern United States.

In the summer of 1936, while on leave from the FSA, he and writer James Agee were sent by Fortune magazine on assignment to Hale County, Alabama, for a story the magazine subsequently opted not to run. In 1941, Evans’s photographs and Agee’s text detailing the duo’s stay with three white tenant families in southern Alabama during the Great Depression were published as the groundbreaking book Let Us Now Praise Famous Men. Its detailed account of three farming families paints a deeply moving portrait of rural poverty. The critic Janet Malcolm notes that as in the earlier Beals’ book there was a contradiction between a kind of anguished dissonance in Agee’s prose and the quiet, magisterial beauty of Evans’s photographs of sharecroppers.

The three families headed by Bud Fields, Floyd Burroughs and Frank Tingle, lived in the Hale County town of Akron, Alabama, and the owners of the land on which the families worked told them that Evans and Agee were “Soviet agents,” although Allie Mae Burroughs, Floyd’s wife, recalled during later interviews her discounting that information. Evans’s photographs of the families made them icons of Depression-Era misery and poverty. In September 2005, Fortune revisited Hale County and the descendants of the three families for its 75th anniversary issue. Charles Burroughs, who was four years old when Evans and Agee visited the family, was “still angry” at them for not even sending the family a copy of the book; the son of Floyd Burroughs was also reportedly angry because the family was “cast in a light that they couldn’t do any better, that they were doomed, ignorant”.

Evans continued to work for the FSA until 1938. That year, an exhibition, Walker Evans: American Photographs, was held at The Museum of Modern Art, New York. This was the first exhibition in the museum devoted to the work of a single photographer. The catalogue included an accompanying essay by Lincoln Kirstein, whom Evans had befriended in his early days in New York.

In 1938, Evans also took his first photographs in the New York subway with a camera hidden in his coat. These would be collected in book form in 1966 under the title Many are Called. In 1938 and 1939, Evans worked with and mentored Helen Levitt.

Evans, like such other photographers as Henri Cartier-Bresson, rarely spent time in the darkroom making prints from his own negatives. He only very loosely supervised the making of prints of most of his photographs, sometimes only attaching handwritten notes to negatives with instructions on some aspect of the printing procedure.

Evans was a passionate reader and writer, and in 1945 became a staff writer at Time magazine. Shortly afterward he became an editor at Fortune magazine through 1965. That year, he became a professor of photography on the faculty for Graphic Design at the Yale University School of Art.

In one of his last photographic projects, Evans completed a black and white portfolio of Brown Brothers Harriman & Co.’s offices and partners for publication in “Partners in Banking,” published in 1968 to celebrate the private bank’s 150th anniversary. In 1973 and 1974, he also shot a long series with the then-new Polaroid SX-70 camera, after age and poor health had made it difficult for him to work with elaborate equipment.

The first definitive retrospective of his photographs, which “individually evoke an incontrovertible sense of specific places, and collectively a sense of America,” according to a press release, was on view at New York’s Museum of Modern Art in early 1971. Selected by John Szarkowski, the exhibit was titled simply Walker Evans

Evans died at his home in New Haven, Connecticut, in 1975.

In 1994, The Estate of Walker Evans handed over its holdings to New York City’s The Metropolitan Museum of Art. The Metropolitan Museum of Art is the sole copyright holder for all works of art in all media by Walker Evans. The only exception is a group of approximately 1,000 negatives in collection of the Library of Congress which were produced for the Resettlement Administration (RA) / Farm Security Administration (FSA). Evans’s RA / FSA works are in the public domain.

 

In 2000, Evans was inducted into the St. Louis Walk of Fame.

 

Source: Wikipedia

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: