Le prime fotografie … della Storia della fotografia

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Il primo negativo della storia della Fotografia

Il primo negativo della storia è stato realizzato da William Henry Fox Talbot che, dopo aver fatto un esperimento poco riuscito esponendo alla luce solare una foglia a contatto con carta imbevuta in una soluzione di sale da cucina e nitrato d’argento,

realizzò il primo negativo della storia della fotografia (agosto 1835, ripresa della finestra nella galleria sud della sua abitazione, Lacock Abbey) in cui è possibile, con l’aiuto di una lente (come ci suggerisce lo stesso Talbot) contare le circa 200 tessere di vetro componenti la vetrata.


ewqIl primo corrispondente di guerra immortalato dal primo fotografo di guerra.

Nel 1853 Roger Fenton (1829 – 1869), considerato come il primo reporter di guerra della storia, racconta la Guerra di Crimea (1853 – 1856) al fine di fornire documentazioni indiscutibili a sostegno di una guerra non certo amata dall’opinione pubblica, sconvolta dai reportage (scritti) del corrispondente di guerra (il primo della storia, anche in questo caso) William Howard Russell.


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La prima fotografia a colori

James Clerk Maxwell, nel 1855, mise insieme tre separate esposizioni di singoli colori in un’immagine sola per creare, attraverso l’unione un’immagine a colori.

Non riuscì nel suo intento.Solo nel 1861 con l’aiuto del fotografo Thomas Sutton (inventore della reflex).
Il 17 maggio dello stesso anno, ad un convegno al Royal Institute sulla teoria del colore, fu proiettata questa immagine che è l’insieme di tre lastre differenti.


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La prima foto digitale

È arrivata circa vent’anni prima dell’antesignana delle fotocamere digitali (cercala in quest’album, è del 1975), visto che è datata 1957. Russell Kirsch ottenne quest’immagine dalla risoluzione di 176×176 pixel effettuando una scansione di una normale foto del figlioletto di appena tre mesi. La risoluzione era così bassa perché il processo avveniva con un computer che ovviamente non poteva “reggere” di più, pur essendo al top per l’epoca.


800px-boulevard_du_temple_by_daguerre.630x360La prima foto di una persona

L’immagine ritrae il Boulevard du Temple, scorcio stradale in cui si scorgono due figure umane nella zona inferiore di sinistra: un lustrascarpe (la cui ombra si intuisce appena) e, più visibile, un suo cliente. Lo scatto ebbe bisogno di un “tempo di esposizione” di oltre dieci minuti, perciò non c’è traccia di persone o carrozze. L’uomo, intento a farsi lustrare le scarpe, restò invece fermo abbastanza a lungo da essere impressionato nell’immagine finale.


il-primo-autoritratto-della-storia-L-dEsVL1.jpegIl primo autoritratto

Nel 1975, tra gli scaffali polverosi della Philosophical Society spunta questo autoritratto. Sul retro, Robert Cornelius aveva scritto: “The first light Picture ever taken. 1839.


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La prima immagine dallo spazio ripresa dal sub-orbital V-2 rocket lanciato dagli Stati Uniti il 24 ottobre, 1946.


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La  Prima fotografia ritoccata

L’immagine della donna seduta sulla spiaggia, è stata la prima fotografia ritoccata con uno strumento di Adobe. Il titolo che è stato dato alla fotografia è “Jennifer in paradise”e la foto ritrae la moglie di John Knoll, uno dei fondatori di Photoshop. È stata scattata a Bora Bora nel 1987.

Buone vacanze

Sara


Aaron Siskind. Condizionati ad aspettarci di vedere.

Noi vediamo, come si dice, secondo l’educazione che abbiamo ricevuto. Nel mondo vediamo solo ciò che abbiamo imparato a credere che il mondo contenga. Siamo stati condizionati ad “aspettarci” di vedere. E, in effetti, tale consenso sulla funzione degli oggetti ha una validità sociale. Come fotografi però, dobbiamo imparare a vedere senza preconcetti. Aaron Siskind

Chi era?

Il ruolo premimente che Aaron Siskind ricopre nella fotografia statunitense è dovuto non solo all’originalità del suo lavoro, capace di inserirsi a pieno titolo nella nuova scena artistica del dopoguerra, ma anche al fondamentale apporto che l’autore ha saputo dare nel campo dell’insegnamento della fotografia. Nato da una famiglia ebrea di immigrati russi, si avvicina alla fotografia nel 1929 quando riceve come dono di nozze la sua prima fotocamera. Iscrittosi al circolo fotografico Workers Film and Photo League, tra i più attivi e prolifici di New York, trova un profondo stimolo creativo, e collabora a lavori collettivi di impianto sociale che documentano le vita quotidiana delle classe operaie, così come delle comunità più svantaggiate. È però dagli anni quaranta che Siskind incomincia a intraprendere una radicale evoluzione artistica: comincia ad interrogarsi sul lavore estetico dell’immagine, sperimentando una fotografia creativa e spontanea, priva di qualsiasi intento narrativo. I soggetti sono apparentemente insignificanti: oggetti quotidiani, muri e superfici urbane, elementi naturali, porzioni isolate di realtà che compongono un infinito universo di ricerca, un insieme di segni e forme primitive che l’autore trasforma in composizioni geometriche dalla forte valenza metaforica. Pur conservando lo stile diretto che ha contraddistinto il suo primo lavoro, le fotografie di Siskind rivelano ora un livello inesplorato di significato, proprio dell’immagine stessa, e capace di un’autonoma forza espressiva. Bio da Fondazione Modena Fotografia.

In inglese.

If he wasn’t the first, Aaron Siskind was certainly the preeminent abstract expressionist photographer. The abstract details he presents as new hyper-flat surfaces stand independent of their original subjects.
Abstraction in non-representational art celebrated in the modernist movement early 20th century has taken many forms; Kandinsky’s expressionism, Piccasso’s Cubism, Malevich’s a Constructivism, Stella’s Minimalism, Vasarely’s Op Art, etc) While photography quickly became the gold-standard of realism and consequently it took it longer than painting to embrace abstraction. (It’s arguable that the invention of photography forced painting to embrace abstraction.) Siskind’s images helped establish photography’s credibility as an abstract art.
But what kind of abstraction is Siskind’s abstraction? And what is the function of abstraction in Siskind’s work? Coming late to the game his work aggregates many previous sensibilities and ideas.
Like so many modernist’s he emphasized that what he made was not a representation of something else but “the thing itself” – an idea that has metamorphosed chimera-like since the Greeks and been repurposed by nonrepresentational artists and realists alike. But, while most modernists took pains to avoid including elements that suggest figurative images, Siskind’s images are peppered with them and because of their photographic nature they always reference something else, no matter how covertly. Like Jackson Pollock, Siskind prized directness and immediacy of expression but the personal authenticity derived from this becomes ironic given the essentially appropriative nature of photography. Like Franz Kline, Siskind’s images are riddled with poetic gesture, but none of the gestures in his images are made by hand or by him. Like Wassily Kandinsky, Siskind drew an analogy between his images and musical scores or performances, never mind that he worked without color or purely with tone.
Siskind’s abstraction defies resolution. Perhaps the most interesting thing about Siskind’s abstraction is that so many forms of abstraction and the ideas behind the coalesce into a single arena, the photographic frame.
Siskind’s work fascinated me instantly because in representing so little it demonstrated so much. A literal recording can be supremely abstract. Sometimes a photograph looks nothing like the thing photographed. To photograph is to transform. (And there are many ways to bring about transformation and many kinds of transformations.) A photograph is never the thing it represents and never just a photograph. P. Capongiro

Buona domenica Sara

Niepce, se ne è reso conto?

Le Gras, Francia, estate dell’anno 1826. Questa è la prima ‘fotografia’  (non si chiamava ancora fotografia, lo dico per capirci) della storia del mondo. Nicéphore Niepce la ottenne spalmando di bitume di giudea su una lastra di peltro. L’immagine ritrae il cortile della sua casa, ripreso dalla finestra della sua stanza. Tempo di esposizione: 8 ore! Il risultato della lunga posa è visibile anche dalla luce del sole che illumina le facciate delle case sia di sinistra che di destra. Oggi l’immagine è conservata presso l’Università del Texas ad Austin (USA). Stamattina mi chiedo se Niepce avesse realizzato cosa stesse per combinare! Lui e tutti gli altri che hanno collaborato e affinato la tecnica fino ad arrivare alla fotografia, così come la conosciamo oggi. Mi piacerebbe baciarlo in fronte, solo in fronte perché era bruttino. Cavolo, hanno cambiato la storia del mondo. Hanno dato il via a tutte le pippe mentali che mi faccio mentre fotografo, mentre insegno e mentre parlo con voi. Vi siete mai immaginati il mondo senza fotografie? Lo avete fatto? Come sarebbe?