Mostre per febbraio

Ciao, bellissime mostre ci aspettano anche per questo mese.

Date un’occhiata e non fatevele sfuggire!

E ricordatevi di dare sempre un’occhiata alla pagina dedicata alle mostre in corso.

Anna Continua a leggere

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Mostre di fotografia da non perdere a novembre!

Quale miglior modo per trascorrere una piovosa domenica di novembre, se non godersi una di queste mostre di fotografia? Ce ne sono davvero tantissime, non lasciatevele sfuggire!

E altre ne trovate anche sulla pagina dedicata!

Buona visione! Ciao.

Anna

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Mostre da non perdere a novembre

Ciao,

come di conseueto, vi segnaliamo le principali mostre da non perdere a novembre.

L’elenco di tutte le mostre in corso, sempre aggiornato, lo trovate qua.

Ciao

Anna

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Mostre per novembre

Ed eccoci all’appuntamento fisso con le mostre di fotografia. Anche il programma di novembre si presenta ricco ed entusiasmante! Cercate di non perdervele, si impara tantissimo dalle mostre di altri autori.

Sulla pagina dedicata, trovate l’elenco delle mostre in corso sempre aggiornato.

Anna

Omaggio al Giappone

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Dal 3 settembre 2016 al 5 gennaio 2017, il Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea (TO) ospita “Omaggio al Giappone”, una mostra che propone uno sguardo approfondito sulla fotografia nipponica contemporanea attraverso l’obiettivo dei suoi maggiori e più riconosciuti maestri.

L’iniziativa, organizzata e curata dal Fondo Malerba per la Fotografia, col patrocinio della città di Ivrea e il sostegno della Fondazione Guelpa, presenta 21 immagini di Nobuyoshi Araki, Yasumasa Morimura, Daido Moriyama, Toshio Shibata, Hiroto Fujimoto e Kazuko Wakayama, provenienti dalla Collezione Malerba.

Tutte le info qua

Genesi – Sebastião Salgado

Il 28 ottobre 2016 aprirà a Forlì, presso la chiesa di San Giacomo in San Domenico, la mostra “Genesi” di Sebastião Salgado, protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo.

Potente nella sua essenziale purezza, il messaggio di “Genesi” è incredibilmente attuale, perché pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta, tema portante anche della Settimana del Buon Vivere, nel cui ambito ha preso il via il ciclo delle grandi mostre fotografiche forlivesi inaugurato lo scorso anno da Steve McCurry.

“Genesi” di Sebastião Salgado è un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini. Con 245 eccezionali immagini che compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, la mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso, di cui disponiamo: il nostro pianeta. Le fotografie di Salgado sono state realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente.

Ideata da Amazonas Images, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con Contrasto.

Chiesa di San Giacomo in San Domenico – Forlì

dal 28 Ottobre 2016 al 29 Gennaio 2017

Avevamo già raccontato di questo importante lavoro di Salgado qua

Jacob Aue Sobol

Phos, Centro Polifunzionale per la Fotografia e le Arti Visive presenta una mostra di
Jacob Aue Sobol.

Il tratto stilistico di Jacob Aue Sobol si inserisce nella tradizione della scuola di fotografia del Nord Europa, nata con Christer Strömholm e proseguita con Anders Petersen.
Questa declinazione non si limita all’uso del bianco e nero ma trova corrispondenza anche nell’attenzione alla vita e alle relazioni che il fotografo riesce a instaurare con le diverse realtà che documenta. I suoi lavori infatti non rappresentano un punto di vista esterno sulla realtà fotografata, ma sono frutto della capacità dell’artista di entrare a far parte delle situazioni documentate.
E’ dunque possibile parlare di un approccio personale e intimo alla fotografia.
Le immagini raccontano di emozioni e di condivisione, la presenza stessa dell’artista è riconoscibile nei suoi scatti tanto quanto i suoi distintivi tratti estetici, che vedono i bianchi staccarsi con violenza dai neri. Questa scelta consente a Sobol di evidenziare gli aspetti essenziali eliminando le specificità dello spazio e del tempo.

Jacob Aue Sobol è nato e cresciuto nella periferia a sud di Cophenhagen. Dopo essersi spostato dal Canada alla Groenlandia fino a Tokyo, nel 2008 ha fatto ritorno in Danimarca, dove ora vive e lavora. Ha studiato presso European Film College e, successivamente, è stato ammesso al Fatamorgana, scuola danese di fotografia d’arte.

Mostra a cura di Claudio Composti / Mc2 Gallery.

Altre info qua

Herbert List “La spiaggia e la strada. Der Strand und die Straße. Opere, 1930-1955”

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 “Ogni giorno viene prodotto un numero incalcolabile di fotografie ma un’immagine che possa essere apprezzata come oepra d’arte non è più frequente di una parola di poesia tra tutto quanto scritto” Herbert List

Contrasto Galleria propone una mostra decicata a Herbert List. L’open space della galleria offre un percorso che si sviluppa dagli anni Trenta del secolo scorso, e ne ripercorre la bellezza tramite alcuni degli scatti più celebri ed eleganti del fotografo tedesco.

Dove: Contrasto galleria, via Ascanio Sforza 29, Milano

Quando: dal 28 settembre al 30 dicembre 2016

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 Vivian Maier – Nelle sue mani

Ad aprire la stagione autunnale sarà una figura singolare e affascinante, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta “street photography”: Vivian Maier. Dopo il grande successo della mostra “Robert Doisneau. Le merveilleux quotidien”, all’Arengario di Monza continua il programma espositivo dedicato ai grandi protagonisti della fotografia.

Dall’8 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017, gli spazi dell’Arengario ospiteranno “Vivian Maier. Nelle sue mani”, un progetto a cura di Anne Morin, prodotto e organizzato da ViDi in collaborazione con il Comune di Monza, diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, realizzato con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

Nata a New York nel 1926 da madre francese e padre austriaco, Vivian Maier trascorre la maggior parte della sua giovinezza in Francia, dove comincia a scattare le prime fotografie utilizzando una modesta Kodak Brownie. Nel 1951 torna a vivere negli Stati Uniti e inizia a lavorare come tata per diverse famiglie. Una professione che manterrà per tutta la vita e che, a causa dell’instabilità economica e abitativa, condizionerà alcune scelte importanti della sua produzione fotografica.

Fotografa per vocazione, Vivian non esce mai di casa senza la macchina fotografica al collo e scatta compulsivamente con la sua Rolleiflex accumulando una quantità di rullini così grande che non riuscirà nemmeno a svilupparli tutti.

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio, cercando di sopravvivere, senza fissa dimora e in gravi difficoltà economiche, Vivian vede i suoi negativi andare all’asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita ad un archivio di oltre 120.000 negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito l’affascinante vicenda della bambinaia-fotografa.

La mostra nasce dal desiderio di rendere omaggio a questa straordinaria artista che mentre era in vita ha realizzato un numero impressionante di fotografie senza farle mai vedere a nessuno, come se volesse conservarle gelosamente per se’ stessa.

Attraverso un racconto per immagini composto da oltre cento fotografie – in maggior parte mai esposte prima in Italia – in bianco e nero e a colori, oltre che da pellicole e negativi, il percorso espositivo descrive Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della sua produzione.

Con uno spirito curioso e una particolare attenzione ai dettagli, Vivian ritrae le strade di New York e Chicago, i suoi abitanti, i bambini, gli animali, gli oggetti abbandonati, i graffiti, i giornali e tutto ciò che le scorre davanti agli occhi. Il suo lavoro mostra il bisogno di salvare la “realtà” delle cose trovate nei bidoni della spazzatura o buttate sul marciapiede. Pur lavorando nei quartieri borghesi, dai suoi scatti emerge un certo fascino verso ciò che è lasciato da parte, essere umano o no, e un’affinità emotiva nei confronti di chi lotta per rimanere a galla.

In mostra non mancano i celebri autoritratti in cui il suo sguardo severo riflette negli specchi, nelle vetrine e la sua lunga ombra invade l’obiettivo quasi come se volesse finalmente presentarsi al pubblico che non ha mai voluto o potuto incontrare

L’esposizione offrirà, quindi, la possibilità di scoprire una straordinaria fotografa che con le sue immagini profonde e mai banali racconta uno spaccato originale sulla vita americana della seconda metà del Ventesimo Secolo.

Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi gratuiti, a cura di Piero Pozzi – fotografo e docente di fotografia presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design – permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

Arengario di Monza
Piazza Roma – 20090 Monza

Date
8 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017

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Looking back while going forward – Sylvia Plachy

Curata da Roberta Fuorvia e Yvonne De Rosa, la mostra presenta – per la prima volta in Italia – un’accurata selezione di 29 immagini a colori e b/n selezionate ad hoc per la realizzazione della mostra, unica data italiana dell’autrice.

Sylvia Plachy è nata a Budapest nel 1943. Da giovane fuggì dall’Ungheria con i suoi genitori dopo la rivoluzione del 1956. Si stabilì, quindi, negli Stati Uniti nel 1958. Dopo aver conseguito la laurea al Pratt Institute, ha iniziato a lavorare come fotografa. Tra il 1974 e il 2004 è stata fotografa per il Village Voice di New York City e più tardi anche per Metropolis e il New Yorker. Ha pubblicato sei libri di cui il primo –Unguided Tour (ed. Aperture book)- ha vinto il premio per il miglior Infinity Award nel 1990. Un’altra sua pubblicazione sulle memorie fotografiche dell’ Europa orientale, Self Portrait with Cows Going Home (ed. Aperture book), ha vinto il premio Golden Light 2004. Nel corso degli anni Sylvia Plachy ha insegnato in molti workshop in Europa, in Messico e negli Stati Uniti. Le sue fotografie fanno parte di collezioni private e in musei come il MOMA di New York. Tra gli altri premi ricordiamo il Guggenheim Fellowship, Lucie, e il Dr. Erich Salomon Preis.

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Henri Cartier Bresson. Fotografo.

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“Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura.” …”Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” questo affermava all’età di 24 anni Henri Cartier Bresson, che aveva comprato la sua prima Leica da appena due anni. Dal non capirci nulla a diventare un maestro il passo alla fine è stato breve, e per ripercorrere la grandezza della sua arte, per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, la Villa Reale di Monza ospita una grande mostra dal titolo Henri Cartier Bresson. Fotografo. A partire dal 20 ottobre, l’esposizione offrirà la possibilità di immergersi nel suo mondo attraverso 140 scatti.
Non capire nulla di fotografia per Bresson significava tra l’altro, non sviluppare personalmente i propri scatti. Un lavoro questo che lascia agli specialisti del settore. Bresson non vuole apportare infatti alcun miglioramento al negativo, non vuole rivedere le inquadrature, perché lo scatto deve essere giudicato secondo quanto fatto nel qui e ora, nella risposta immediata del soggetto. Bresson non torna mai ad inquadrare le sue fotografie, non opera alcuna scelta, le accetta o le scarta, nulla più. In questo senso ha quindi pienamente ragione nell’affermare di non capire nulla di fotografia, in un mondo, invece, che ha elevato quest’arte a strumento dell’illusione per eccellenza.
“Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità, il padrone del momento che, in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per “dare un senso” al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione”, questo scriveva Henri Cartier-Bresson.
La mostra, curata da Denis Curti per la Villa Reale, si pone dunque come obiettivo quello di far conoscere e far capire il modus operandi di questo grande maestro della fotografia, la sua ricerca del contatto con gli altri, nei luoghi e nelle situazioni più diverse.
L’esposizione è promossa dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e da Nuova Villa Reale di Monza in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi e organizzata da Civita Mostre con il supporto di Cultura Domani.
Sarà visitabile fino al 26 febbraio 2017.

Villa Reale di Monza
Secondo Piano Nobile
20 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017

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EOLO PERFIDO – UNREVEALED

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La galleria due piani, in occasione del suo primo anno di attività, è lieta di ospitare Eolo Perfido in un doppio appuntamento che lo vedrà protagonista della mostra UNREVEALED, a cura di Benedetta Donato e di un workshop durante le giornate dell’8 e 9 ottobre.

 Dopo il successo della mostra Tokyoites, presentata alla Leica Galerie di Milano lo scorso 20 settembre, l’Autore, tra i più stimati street photographer del mondo, conosciuto per le sue serie di ritratti, le campagne pubblicitarie e le prestigiose collaborazioni che vantano nomi come Steve McCurry, Eugene Richards, Elliott Erwitt e James Natchwey, nella sede di Pordenone esporrà una selezione tratta dalla produzione di Street Photography, realizzata negli ultimi due anni tra l’Italia, la Germania e il Giappone.

 Le fotografie di UNREVEALED sembrano essere idealmente accompagnate da un verso del poeta Lec «La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee» che il fotografo riesce ad intercettare un attimo prima del loro compiersi, isolandole in una realtà sospesa eppure colta nel caos urbano quotidiano caratterizzante le metropoli. Instancabile esploratore e grande osservatore, Eolo Perfido ci conduce lungo un percorso non convenzionale, fatto di storie non svelate del tutto, solo sussurrate, accennate, lasciate all’interpretazione dello spettatore. E qui la scelta di non svelare il volto delle persone sembra essere un flusso spontaneo del racconto, più che una casualità o una necessità. Non svelare per raccontare molto di più una realtà che, nell’interpretazione offerta in questa mostra, diviene ordinata, rigorosamente attenta alle geometrie, a tratti metafisica, spesso ironica.

 La serie UNREVEALED dimostra lungo tutto il percorso espositivo, un atteggiamento coerente mantenuto dal fotografo, che vede nella realtà uno strumento per suggerire visioni urbane dove i soggetti ritratti con il viso sempre celato ne diventano attori inconsapevoli.
Le opere di Eolo Perfido rimarranno esposte fino al 20 novembre e saranno accompagnate dalle recenti pubblicazioni sul lavoro dell’artista, in visione presso la galleria due piani.

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Voix d’Afrique | opere da una collezione privata
Malick Sidibé | Seydou Keïta

Mc2gallery è orgogliosa di presentare una selezione di opere di due grandi artisti africani riconosciuti ed acclamati anche al di fuori del loro paese, che hanno saputo raccontare la dignità e la cultura del popolo del Mali: Seydou Keïta e Malick Sidibé. I due artisti hanno documentato un’Africa in rapida evoluzione, un’Africa che voleva fortemente rivendicare la propria identità. Gli scatti di Keïta e Sidibé liberano i personaggi dagli stereotipi del razzismo ed esaltano la bellezza della loro individualità. I loro sono veri e propri ritratti, meticolosamente studiati in tutti i dettagli dell’ambientazione circostante. Donne, uomini, coppie e famiglie, formano una galleria di personaggi affascinanti ed eleganti, immortalati sia in attimi di quotidianità sia in momenti di divertimento e spontaneità. I loro volti ci parlano di emancipazione, del loro sogno di libertà e di una forte complicità con l’artista. << E’ semplice scattare una foto, ma ciò che realmente fa la differenza è che io sapevo sempre come trovare la giusta posizione, non sbagliavo mai…Ero in grado di far sembrare qualcuno veramente bello…Ecco perché dico sempre che è vera arte… >> (S.Keïta)

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 Shifting boundaries – European Photo Exhibition Award

E’ stata definita non a torto “la palestra europea della fotografia” perché epea03, cioè la terza edizione della European Photo Exhibition Award è l’esposizione fotografica itinerante frutto del lavoro di 12 giovani fotografi che, nei mesi scorsi, hanno percorso l’Europa, per interpretare con i loro scatti i cambiamenti più profondi, secondo il tema “Confini sfuggenti”. Ne è emersa una collettiva che raccoglie centinaia di immagini e installazioni capaci di focalizzare l’evoluzione dei territori europei, sia come un’unica entità che come stati singoli.
Grazie alla Fondazione Banca del Monte di Lucca, che ha fatto proprio il progetto europeo a sostegno dei giovani talenti, e grazie alla collaborazione con la Provincia di Lucca, la mostra dei lavori del 12 fotografi sarà esposta a Viareggio, Villa Argentina dal 15 ottobre all’11 dicembre, a ingresso libero.
L’esposizione è stata presentata questa mattina dal presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, Oriano Landucci, insieme al consigliere della Provincia di Lucca, Umberto Buratti e al curatore delle mostra, Enrico Stefanelli.
I fotografi proposti per l’Italia, dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, sono stati selezionati da Enrico Stefanelli, ideatore e anima del Photolux Festival.

I 12 fotografi scelti per questa edizione sono: Arianna Arcara (Italia), Pierfrancesco Celada (Italia), Marthe Aune Eriksen (Norvegia), Jakob Ganslmeier (Germania), Margarida Gouveia (Portogallo), Marie Hald (Danimarca), Dominic Hawgood (Regno Unito), Robin Hinsch (Germania), Ildikà Péter (Ungheria), Eivind H. Natvig (Norvegia), Marie Sommer (Francia) e Christina Werner (Austria), che provengono da 9 Paesi europei.
epea, mira a creare uno spazio libero in cui sviluppare temi socialmente rilevanti in materia europea, discussi da fotografi di talento che vivono e lavorano in Europa e che ancora si trovano all’inizio della loro carriera di fotografi professionisti.
Uno dei modi migliori per percepire la storia europea è esaminare i suoi costanti e complessi cambiamenti e le trasformazioni, come sintomi di un processo dinamico di sviluppo che ha la tendenza non solo a rimodellare la realtà, ma anche le proprie idee e l’immagine. Non sorprende, quindi, che le recenti analisi della situazione europea contemporanea si siano concentrate sugli effetti delle maggiori trasformazioni che stanno avvenendo nella società: la transizione verso un’economia postindustriale, il forte aumento del flusso e delle reti di comunicazione e delle merci; l’aumento della mobilità delle persone, in particolare la ripresa del fenomeno dell’immigrazione (e la conseguente intensificazione del dibattito sulle condizioni di integrazione, ma anche di controllo e legalità); e gli effetti della globalizzazione economica, tecnologica e culturale. Questi sono solo alcuni esempi che rafforzano l’idea che ci troviamo di fronte a significativi (e in alcuni casi radicali) cambiamenti delle condizioni di vita e delle strutture sociali e culturali in Europa, una percezione che è stata recentemente accentuata dalla grave crisi economica e politica che ha avuto conseguenze devastanti per la società, che istigano nuovi fronti di frammentazione nello spazio europeo e l’emergere di nuovi tipi di fenomeni e di conflitto.

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Malick Sidibé – “Portraits”

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In mostra una trentina di ritratti degli anni Settanta realizzati da Malick Sidibé nello Studio Malick a Bamako, capitale del Mali. La mostra celebra il grande fotografo africano, scomparso nell’aprile 2016: “Mio padre non ha mai potuto vedere la sua immagine, se non riflessa in uno specchio o nell’acqua. Eppure da sempre l’uomo cerca l’immortalità nella pittura o nella poesia. La fotografia è un modo per vivere più a lungo, oltre il tempo. Io credo nel potere dell’immagine. Per questo ho passato tutta la vita a ritrarre le persone, nel miglior modo possibile”. Con i suoi ritratti in studio Malick si è confrontato con una lunga tradizione, nata in Europa, ma rapidamente acquisita in tutta l’Africa. Nelle sue immagini mette a frutto i suoi studi d’arte, intervenendo, fino alla fine della sua vita, con i suoi soggetti, spostandoli, suggerendo pose, incitando sempre a sorridere davanti all’obiettivo. Il suo entusiasmo, la curiosità e una profonda umanità danno alle sue immagini una forza emotiva particolare e una poesia rare da trovare nelle fotografie in studio. Oggi quelle immagini rappresentano un tesoro inestimabile, che racconta la storia di un popolo. “L’ho detto durante la mia premiazione alla Biennale d’Arte di Venezia: sono solo un piccolo africano che ha raccontato il suo Paese, ancora sorpreso del riconoscimento che il mondo mi tributa. Oggi c’è chi mi chiama artista: io continuo a preferire la definizione di fotografo”.

Malick Sidibé

È nato nel 1936 in Mali. A Bamako studia disegno e gioielleria. Nel 1955 il fotografo Gérard Guillat-Guignard gli chiede di decorare il suo negozio e Sidibé rimane folgorato dalla fotografia. Rimane come apprendista e nel 1962 apre il suo atelier, lo Studio Malick, nel quartiere popolare di Bagadadji, dove rimarrà per tutta la vita.  Nel 1994, durante la prima edizione dei Rencontres de la Photographie de Bamako (la manifestazione più importante di fotografia africana) autori e critici occidentali scoprono il suo talento e Sidibé inizia a esporre in tutto il mondo. Nel 2003 ha vinto il Premio Hasselblad, nel 2007 il Leone d’oro alla carriera alla Biennale d’Arte di Venezia, nel 2008 l’ICP Award, nel 2009 il Premio Baume & Mercier PhotoEspaña. Malick Sidibé si è spento a Bamako il 14 aprile di quest’anno

NONOSTANTE MARRAS, Via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano dal 24 settembre al 20 novembre 2016

In posa

Un’immagine in posa è per definizione un’immagine costruita, ferma o sorpresa nell’illusione del movimento. Posa, dunque, come “vera finzione”. Riflettendo su questo tema cardine dalla fotografia, dalle sue origini a oggi, la mostra presenta le opere di venti autori, diversi per generazione, fama, percorso professionale e artistico. Come in una grande rappresentazione teatrale, come nel “grande teatro del mondo”, ognuno prende la sua posa, veramente falsa, falsamente vera, e recita in un susseguirsi di cambi di scena.

Dai fondali dipinti, come nell’Ottocento, di Malick Sidibé e Paolo Ventura alle periferie urbane di Francesco Ricci e alle accademie militari di Paolo Verzone, così fredde e formali, dalle atmosfere intime degli autoritratti di Marina Cavazza e Silvia Camporesi, a quelle surreali di Duane Michals, per ritrovarsi poi nella natura selvatica dove sorgono dalla terra le maschere primordiali di Charles Fréger. Fine del primo atto.

Quando si rialza il sipario, appaiono sulla scena, per illuderci, confonderci o consolarci, i ritratti e le nature morte di Antonio Biasiucci, Paolo Gioli e Nicolò Cecchella. Accanto a loro, i corpi marmorei di Helmut Newton, come statue viventi, poi, cambiando scala, le figurine di carta di Gilbert Garcin, i manichini in uniforme coloniale, ripresi di spalle da Alessandro Imbriaco, quindi un soldato americano in vetroresina sorpreso da Stefano Cerio tra le luci di Gardaland, e ancora i pupazzi in scatola di Alessandro Albert, pronti per essere proposti in uno scaffale.

Ultimo atto e tra i riverberi di una risonanza magnetica al cranio, firmata da Enrico Bossan – in posa per sfidare la malattia – appaiono i corpi mostruosi di Roger Ballen e Joel-Peter Witkin – necrofilia come pensiero in posa – e le figure senza volto, oppresse dal peso della storia, dell’arte, della memoria di Daniele Cascone. Cala il sipario e l’ultimo a lasciare la scena è Oscar Wilde, mentre ci ricorda che “la spontaneità è una posa difficilissima da tenere”.

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#JustJazzShots

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#JustJazzShots è la mostra di Nicola Malaguti, fotografo che da oltre  trentacinque anni racconta il mondo del Jazz e che ha immortalato artisti  del calibro di Miles Davis, Chet Baker, Clarcke Terry e George Benson.

L’esposizione, ideata in occasione di Mantova Capitale Italiana della  Cultura, sarà aperta gratuitamente alla Casa del Rigoletto dal 29 ottobre al  27 novembre.

Con questa mostra, dove per la prima volta espone scatti in digitale,  Malaguti presenta le performance dei grandi del genere in ritratti che sono  in grado di restituire al visitatore l’atmosfera dei concerti, la magia dei suoni, la passione che condivide con i musicisti. Le sue fotografie sono  tributi straordinari all’improvvisazione e all’inventiva, istantanee di automatismi e virtuosismi di quel “mondo a parte” chiamato Jazz.  Infatti prima di ogni scatto Malaguti si dedica all’ascolto di brani dalla sua collezione di oltre 4000 cd e a uno studio profondo della personalità dell’artista. Il suo fine è quello di far trasparire dalla pellicola l’animo dei soggetti
catturati.

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Mein Name ist Giulia – Giulia Efisi

In questa mostra inedita, presentata per la prima volta al pubblico di Berlino, l’artista raggiunge una nuova tappa nella sua esplorazione visiva del concetto di identità e dei passaggi che ne hanno segnato l’evoluzione. Il suo percorso, partito da una ricerca sul proprio corpo e proseguito con la riscoperta del suo universo privato fatto di persone e oggetti della memoria, è approdato negli ultimi anni all’identità dell’altro con i suoi Ritratti/Portraits di persone comuni e famose che l’artista ha scelto di ritrarre per il particolare legame che la unisce a esse.

Nelle dodici opere inedite in mostra, Giulia Efisi affronta uno scenario nuovo, la metropoli, in cui dà luogo alla sua prima performance artistica. Un mondo privo di riferimenti certi, tranne una panchina sulla quale si è seduta e ha cominciato a urlare il proprio nome per sperimentare le reazioni dei passanti. I loro sguardi bassi, l’aumentare della distanza, l’evidente disagio dipinto sui loro volti nell’assistere a un gesto così audace che spezza la frenesia e l’anonimato dell’universo urbano le hanno fatto provare sulla propria pelle il peso dell’indifferenza e l’effetto sugli altri del voler rivendicare il valore della propria unicità. Un’esperienza che l’artista ha rappresentato nel bianco e nero minimalista caratteristico del suo stile, eliminando dall’inquadratura i volti e i riferimenti del contesto, immergendo nel bianco assoluto quelle presenze simili a fantasmi. In questo modo ha amplificato la sensazione del vuoto, dell’isolamento e dell’angoscia dovute all’impossibilità di sottrarsi del tutto al flusso anonimo e conformista della metropoli contemporanea.

 La mostra sarà visitabile dal 15 ottobre al 15 novembre  – Galleria >Artér – Eberfelder Strasse, 6 – Berlin

Anna

Mario Calabresi, A occhi aperti

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Mario Calabresi

A occhi aperti

Contrasto

L’autore incontra e intervista dieci tra i “mostri sacri” della fotografia, Steve McCurry, Josef Koudelka, Don McCullin, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Alex Webb, Gabriele Basilico, Abbas, Paolo Pellegrin e Sebastião Salgado, autori che con i loro lavori hanno raccontato e reso accessibili alcuni dei momenti storici e in molti casi drammatici del nostro passato, come recita la copertina: “momenti in cui la storia si è fermata in una foto”.

Dalle parole degli autori si riesce a percepire il dramma delle situazioni e le difficoltà che si sono trovati di fronte, con la necessità di immortalare la scena, talvolta in situazioni estremamente pericolose e precarie.

Il testo è alternato a molte immagini suggestive, rendendo la lettura ancora più interessante e le parole dei fotografi ancora più comprensibili e intense.

Una libro indispensabile per iniziare a conoscere dieci tra i maestri della fotografia di reportage.

Qui il libro

Giovanni

Nuove mostre che Mu.Sa. vi propone!

Jacob Aue Sobol – Arrivals and departures

Jacob Aue Sobols exhibition ARRIVALS AND DEPARTURES – RUSSIA MONGOLIA CHINA at Gallerie Naboløs in Copenhagen.

New signed catalogue will be available at 150 kr. (only opening night)

Friday the 5th June 2015 from 17-21. Event: https://www.facebook.com/events/833554373365582/

In 2012 Jacob Aue Sobol travels from Moscow to Beijing with the Trans-Siberian railway. The journey through Russia, Mongolia and China is an intimate encounter with the people in the cities and the train from Moscow via Ulaanbaatar and all the way to Beijing.

‘My Arrivals and Departures project reflects an inner journey, a study of emotional stages that control and inspire us and keep us humans on the move’ – Jacob Aue Sobol.

With his unique visual language and pictorial composition, Jacob’s body of work inspires and influences many young photographic talents.

The works in the exhibition have not been shown in Denmark before. In addition, Jacob Aue Sobol has not exhibited on Danish soil for years. With this show, Gallery Naboløs wish to focus on the only Danish Magnum Photos photographer and one of the most expressive contemporary photo artists in Denmark.

WHEN AND WHERE

The exhibition will take place during the Copenhagen Photo Festival 2015.

The exhibition takes place in Larsbjørnsstræde 10, 1454 Copenhagen K (Backyard) from Friday June 5th to Sunday June 14th 2015 between 12:00 and 20:00.

In co-operation with Sun Hee Engelstoft and exhibition text by Charlotte Præstegaard Schwartz – PhD, Post.doc. at University of Southern Denmark.
Here all info

Stories – A retrospective of Andy Rocchelli

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OPENING
On June 4th from 6pm the opening that will be taking place at the Lecture Hall of Palazzo Broletto (1st floor), entrance from Via Paratici 21, in Pavia.
It will be introduced by Alessia Glaviano, Vogue Italia Senior Photo Editor and Adriano Sofri, Journalist and Activist.

INAUGURAZIONE
Alle 18.00 del 4 Giugno l’apertura della mostra  avverrà nella sala conferenze al primo piano di Palazzo Broletto a Pavia, entrata di Via Paratici 21.
Verrà presentato da Alessia Glaviano, Senior Photo Editor di Vogue Italia e Adriano Sofri, Giornalista ed Attivista.

EXHIBITION
“Series” will be displayed at Palazzo Broletto, Pavia till July 4th.

MOSTRA
“Series” sarà in mostra a Palazzo Broletto, Pavia fino al 4 Luglio.

“SERIES” – the retrospective

The photographic archive that Andy has left behind is a tidy anthology of an independent and auto – conclusive production.
This retrospective offers a selection of such works, most of which has never released before, concerning worlds geographically and socially apart from each other: the right collocation points out hidden bonds and concealed lines, first among everything the relationship between the individual and the social context of which he belongs to.
The stories are here unravelled without a precise expository sequence, at a free pace, because alike was the organic structure with which Andy shaped his research.
Moreover, the descriptive part has been limited to the very essential, in respect of the communication power of the images.

“SERIES” – la retrospettiva

L’archivio fotografico che Andy ha lasciato è un’ordinata antologia di lavori indipendenti e autoconclusivi. La presente retrospettiva propone una selezione di tali racconti, per lo più inediti, concernenti mondi sociali e geografici lontani tra loro: la loro giustapposizione evidenzia legami latenti e filoni di indagine non manifesti, primo fra tutti la relazione intercorsa tra l’individuo e il contesto sociale cui appartiene. Le storie vengono qui dipanate senza una precisa sequenza espositiva, con andamento libero, perchè tale fu la struttura cellulare e organica che Andy diede alla sua ricerca. L’apparato descrittivo è inoltre stato limitato al minimo, nel rispetto della potenza comunicativa dell’immagine.

Mostre FOTOLEGGENDO 2015

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Nell’undicesima edizione di FotoLeggendo la fotografia contemporanea è sempre l’indiscussa protagonista della manifestazione. Reportage, tematiche sociali, visioni personali e intimistiche, maquette di libri fotografici comporranno il ventaglio di visioni fotografiche che i fotografi scelti esporranno all’interno della rassegna.

Di seguito un assaggio delle mostre principali, ma trovate tutti i dettagli qui

GENESI di Sebastião Salgado

Il Forte di Bard presenta dal 23 maggio al 30 settembre 2015 la mostra Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado, a cura di Lélia Wanick Salgado.

Il progetto raggruppa ben 245 fotografie frutto del viaggio fotografico che Salgado ha compiuto nei cinque continenti per documentare, con immagini in un bianco e nero di grande incanto, la rara bellezza del nostro principale patrimonio, unico e prezioso: il nostro pianeta.
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La mostra è frutto di otto anni di lavoro e oltre trenta reportage. Il materiale è suddiviso in cinque sezioni, corrispondenti a cinque parti del globo:
il Sud del Pianeta, con l’Argentina, l’Antartico e le sue isole, poi l’Africa. La terza parte è dedicata a un certo numero di isole definite “I Santuari del Pianeta” perché custodiscono una biodiversità particolarissima, come il Madagascar, la Papua Nuova Guinea e i territori degli Irian Jaya. E poi l’Emisfero Nord del mondo che comprende regioni fredde ma anche il Colorado, meraviglioso territorio degli Stati Uniti. La quinta sezione è riservata all’Amazzonia, il polmone del mondo e il luogo dove abitano un’immensità di specie, di flora e di fauna. L’Amazzonia del Brasile ma anche quella del Venezuela e la zona del Pantanal.
Qua tutte le info

Fotografia Futurista

All’invenzione del «fotodinamismo», o fotografia del movimento come energia in atto ad opera dei fratelli Anton Giulio e Arturo Bragaglia è dedicata la seconda sezione, come uno dei contributi più significativi del futurismo alla storia della fotografia. Esplorando la capacità fotografica di fissare un gesto repentino in termini di energia pura che trascende la massa corporea, i fratelli intuiscono la possibilità di coglierne solo la scia luminosa che interpretano come verifica di una realtà spirituale, come manifestazione della forza vitale che abita la materia.

Il fotoritratto che i futuristi hanno usato come veicolo di comunicazione ma anche come possibilità di restituire l’immagine emblematica di se stessi come artisti d’avanguardia è il tema del terzo approfondimento. Compensando la registrazione passiva della realtà da parte dello strumento fotografico, hanno inventato la foto-performance in cui l’artista consegna all’obbiettivo un’immagine autoironica di sé come figura istrionica e clownesca.

La quarta sezione è dedicata alle ricerche degli anni Venti e Trenta in cui i futuristi, in totale sintonia con le migliori avanguardie europee e ponendosi come corpo estraneo alla cosiddetta «cultura fascista», hanno praticato il fotomontaggio, il foto-collage, la composizione d’oggetti, i giochi di luci o di specchi, il teatrino d’ombre, le simbologie magiche, misteriose o allusive delle cose sorprese in chiave di natura morta, la metafora dei valori luminosi, la posa in costume come paradosso allegorico, sguardi che si pongono al di fuori dell’iconografia del regime.

In mostra, le foto scelte tra trentun autori dai primi del novecento fino alla fine degli anni Quaranta: Vittorio Alinari (Firenze,1859/Livorno, 1932); Mario Bellusi (Ferrara,1893/Roma,1955); Francesco Benvenuti (Firenze,1863/Viareggio, 1919); Italo Bertoglio (Torino,1871/1963), Piero Luigi Boccardi (Intra, 1890/Torino, 1971); Umberto Boccioni (Reggio di Calabria,1882/Verona, 1916); Gustavo Ettore Bonaventura (Verona,1882/Roma, 1966); Anton Giulio Bragaglia (Frosinone, 1890/Roma, 1962) e Arturo Bragaglia (Frosinone, 1893/Roma, 1962); Mario Castagneri (Alessandria,1892/ Milano, 1940); Gianni Croce (Lodi, 1896/Piacenza, 1981);Tito D’Alessandri (Roma,1864/1942); Ferruccio Antonio Demanins (Trieste,1903/1944); Fortunato Depero (Fondo, 1892/Rovereto, 1960); Mario Gabinio (Torino, 1871/1938); Maggiorino Gramaglia (Torino, 1895/1971); Giovanni Giuseppe Guarnieri (Locorotondo, 1892/Mendoza, 1976); Emanuele Lomiry (Ancona, 1902/Roma, 1988); Elio Luxardo (Sorocaba, 1908/Milano,1969); Carlo Maiorana; Filippo Masoero (Milano, 1894/Roma, 1969); Bruno Munari (Badia, 1907/ Milano, 1998); Francesco Negri (Tromello in Nomellina, 1841/Casale Monferrato, 1924); Mario Nunes Vais (Firenze 1856/1932); Ivo Pacetti (Figline 1901/Albissola, 1970); Giulio Parisio (Napoli, 1891/1967); Enrico Pedrotti (Trento, 1905/Bolzano, 1965); Guido Pellegrini (Milano, 1886/1955); Tato alias Guglielmo Sansoni (Bologna, 1896/Roma, 1974); Thayaht alias Ernesto Michahelles (Firenze, 1893/Marina di Pietrasanta, 1959; Enrico Unterveger (Trento, 1876/1959); Wanda Wulz (Trieste, 1903/1984).

Accompagna la mostra il catalogo in italiano e inglese Fotografia futurista a cura di Giovanni Lista e pubblicato da Carla Sozzani editore, che raccoglie le testimonianze della ricerca fotografica futurista e dei suoi nuovi codici visivi.

Galleria Carla Sozzani

corso Como 10 – 20154 Milano, Italia

tel. +39 02.653531 fax +39 02.29004080

press@galleriacarlasozzani.org

www.galleriacarlasozzani.org

Anna “*”

Genesis – Salgado. A me sto libro fa davvero venire la pelle d’oca! Guardate che fotografie…

Sebastião Salgado (Aimorés, 8 febbraio 1944) è un fotografo brasiliano, che attualmente vive a Parigi.

Dopo una formazione universitaria di economista e statistico decide, in seguito ad una missione in Africa, di diventare fotografo. Nel 1973 realizza un reportage sulla siccità del Sahel, seguito da uno sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa. Nel 1974 entra nell’agenzia Sygma e documenta la rivoluzione in Portogallo e la guerra coloniale in Angola e in Mozambico. Nel 1975 entra a far parte dell’agenzia Gamma ed in seguito, nel 1979, della celebre cooperativa di fotografi Magnum Photos. Nel 1994 lascia la Magnum per creare, insieme a Lelia Wanick Salgado, Amazonas Images, una struttura autonoma completamente dedicata al suo lavoro. Salgado si occupa soprattutto di reportage di impianto umanitario e sociale, consacrando mesi, se non addirittura anni, a sviluppare e approfondire tematiche di ampio respiro.

A titolo di esempio, possiamo citare i lunghi viaggi che, per sei anni, lo portano in America Latina per documentarsi sulla vita delle campagne. Questo lavoro ha dato vita al libro Other Americas.

Durante i sei anni successivi Salgado concepisce e realizza un progetto sul lavoro nei settori di base della produzione. Il risultato è La mano dell’uomo, una pubblicazione monumentale di 400 pagine, uscita nel 1993, tradotta in sette lingue e accompagnata da una mostra presentata finora in oltre sessanta musei e luoghi espositivi di tutto il mondo.

Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane. I suoi reportages sono pubblicati, con regolarità, da molte riviste internazionali. Oggi, questo lavoro è presentato nei volumi In Cammino e Ritratti di bambini in cammino, due opere che accompagnano la mostra omonima edite in Italia da Contrasto.

Nel 2013 Salgado ha dato il suo sostegno alla campagna di Survival International per salvare gli Awá del Brasile, la tribù più minacciata del mondo. Nell’agosto 2013 O Globo ha pubblicato un lungo articolo sulla tribù, corredato dalle sue fotografie.

StileimageCon studi di economia alle spalle, Salgado approda tardi nel mondo della fotografia, occupandovi subito una posizione di primo rango. Le sue opere si ispirano a quelle dei maestri europei, filtrate però dall’eredità culturale sudamericana. Esse attirano l’attenzione su tematiche scottanti, come i diritti dei lavoratori, la povertà e gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Una delle sue raccolte più famose è ambientata nella miniera d’oro della Serra Pelada, in Brasile, e dove migliaia di persone, giunte da tutto il mondo a causa della presenza di filamenti auriferi nel terreno, sono ritratte mentre si arrampicano fuori da un’enorme cava su primitive scale a pioli, costretti, da nessuno se non dalla propria dipendenza nei confronti dell’oro, a caricare sacchi di fango che potrebbero contenere tracce del metallo.

Salgado scattava nel modo tradizionale, usando pellicola fotografica in bianco e nero e una fotocamera da 35 mm: strumenti portatili e poco ingombranti. È nota la sua preferenza per le macchine Leica, in virtù della qualità dei loro obiettivi. Particolarmente attento alla resa dei toni della stampa finale, Salgado applica uno sbiancante con un pennello per ridurre le ombre troppo intense.

Nel corso della realizzazione del progetto Africa, Salgado ha avuto la necessità di stampare alcune scene in grande formato. Ma la Leica non gli consentiva di andare oltre una certa misura, per cui ha iniziato ad utilizzare una Pentax 645 in formato 220.

All’inizio della realizzazione del progetto Genesis, inoltre, egli ha calcolato che avrebbe dovuto girare il mondo con 600 rullini di formato 220, con un peso di 30 chili circa di pellicola. Ma con le misure di sicurezza instaurate negli aeroporti di tutto il mondo, in conseguenza dell’attentato dell’11 settembre, le pellicole avrebbero dovuto attraversare più volte i rilevatori a raggi X, con perdita di qualità dell’immagine e quindi del vantaggio qualitativo che avrebbe dovuto derivare dall’uso del medio formato. Allora il grande fotografo ha deciso di utilizzare una Canon 1Ds Mark III, da 21 megapixel, riducendo il peso previsto del materiale sensibile, da 30 kg delle pellicole, ad 1,5 kg di schede digitali.

Per acquistare Genesis 

Bellissima presentazione di Salgado del suo lavoro…da vedere!

ciao Sara