Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Jean Claude Chincheré

Fotografia di Jean Claude Chincheré

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda:

-Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Fotografo e documentarista classe 1993 laureato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, vive tra l’Italia e Beirut. Ha collaborato negli ultimi anni con varie ONG e clienti internazionali, tra cui Unicef Libano, Parlamento Europeo di Bruxelles, Università Americana del Libano, AVSI Italia, CTM Onlus e Ala Milano. I suoi progetti sono legati a questioni di carattere sociale e alle aree urbane ai margini delle città. Da circa cinque anni segue la difficile situazione dei profughi siriani in territorio libanese con particolare attenzione ai bambini, le prime vittime di qualsiasi conflitto. 


Le sue fotografie hanno vinto importanti riconoscimenti internazionali come la menzione
speciale al MIFA (Moscow International FotoAwards) per due anni consecutivi nel 2015
e nel 2016, menzione d’onore all’IPA 2016 “Family of Man” (International Photography
Awards) e un’altra menzione all’IPOTY 2016. Nel 2017 ha ricevuto una menzione speciale al FAPA 2017 (Fine Art Photography Awards) e ha esposto tra i finalisti del Kolga Tbilisi
Photo Award 2017 in Georgia. Finalista inoltre al prestigioso Prix Levallois nel 2018 e all’HIPA di Dubai.

Il suo reportage sui profughi siriani in Libano è stato esposto in varie località italiane e internazionali, tra tutte la World Bank di  Washington DC.


Partecipa a numerosi laboratori di formazione in Italia e all’estero, tra cui una masterclass
presso la sede parigina dell’agenzia MAGNUM con il fotografo Jerome Sessini, un altro con
il fotografo MAGNUM Jean Gaumy e con il grande giornalista Domenico Quirico. È stato
membro della classe Internazionale di cinema al Festival di Mons in Belgio e ha rappresentato l’Italia in una classe internazionale di fotografia a Izmir, in Turchia. E’ stato anche
membro di giurie di cinema come il 21°MedFilm Festival di Roma.

LINK: https://www.instagram.com/jchinchere/

L’emergenza Covid dagli occhi di alcuni fotografi italiani.

Ciao a tutti!

Spero stiate tutti bene, e al sicuro in casa.

In questo periodo, tutti i giornali dedicano ampi spazi all’emergenza Covid 19 che ha travolto il mondo intero. Il nostro paese ahime in questo periodo rappresenta il centro dell’epidemia.

Molti fotografi italiani hanno sentito il dovere di documentare questi giorni terribili. Tra tutti, i lavori che più mi hanno colpiti sono quelli di Fabio Bucciarelli, Andrea Frazzetta e Alex Majoli.

Immagino che molti di voi li abbiano visti. Cosa ne pensate? Avete visto altri lavori interessanti? Me li segnalate nel caso?

Anna

Comincerei con il lavoro che a me è piaciuto di più, quello di Bucciarelli. Trovo che sia un lavoro di grande spessore, che va in profondità e tra l’altro scattato proprio nel cuore dell’epidemia, nei giorni più drammatici., in prima linea come in un conflitto, insomma. Fabio è entrato nelle case delle persone contagiate, ha parlato con i famigliari, e ha seguito le ambulanze negli ospedali.

Ho recentemente ascoltato un’intervista che il fotografo torinese ha rilasciato a Mario Calabresi, raccontando un po’ le modalità e il dietro le quinte di questo gran bel lavoro. Se ve la siete persa, ve la consiglio vivamente, la trovate su Youtube, qua, sul canale di New Old Camera, che ha organizzato l’evento.

Le fotografie di Fabio sono state pubblicate dal New York Times e da L’Espresso, e successivamente riprese da tutte le maggiori testate.

Non so voi, ma io la prima volta che ho visto le immagini, ho pianto. Un pugno nello stomaco. Già soltanto il titolo, mi ha colpito: We Take the Dead From Morning Till Night o nella versione italiana Trasportiamo morti dalla mattina alla sera. E tutti quei necrologi sulle pagine dei giornali. Mi vengono ancora i brividi.

Se volete approfondire la conoscenza di Bucciarelli e vedere altri suoi lavori, tempo fa gli avevamo dedicato un articolo sul blog, oppure questo è il suo sito

Qua sotto trovate l’immagine forse più rappresentativa di questo lavoro. Vi invito a guardarvi il progetto per intero sulla pagina del NYT.


©Fabio Bucciarelli

Veniamo ora al lavoro di Andrea Frazzetta, sempre pubblicato sul New York Times. Il titolo, The Life and Death shift o in italiano Turni di Vita e di Morte, già ci fa intuire che si tratta di ritratti delle persone coinvolte in prima linea nella lotta alla pandemia. Troviamo quindi medici, infermieri, militari, vigili urbani, soccorritori volontari. A tutti si legge in volto o negli occhi la fatica e la devastazione di questi momenti. Purtroppo Frazzetta ha perso anche sua madre a causa del virus e l’ultima immagine che ha di lei è una foto scattata dal cellulare della madre affacciata alla finestra, in isolamento nella sua abitazione.

Anche Frazzetta ha preso le sue immagini in Lombardia, tra Bergamo, Brescia e MIlano, le zona più colpite dall’epidemia.

Questo è il sito di Andrea, per chi volesse approfondirne la conoscenza.

Di seguito l’immagine che ho scelto per rappresentare il lavoro di Andrea, in copertina del NYT Magazine.


©Andrea Frazzetta

E infine, come si dice “last but not least”, abbiamo il lavoro di Alex Majoli.

A differenza dei due lavori che ho presentato in precedenza, questo a mio parere ha un taglio più autoriale, e meno fotogiornalistico. Alex ci mostra la sua visione personale dell’impatto dell’epidemia sulla Sicilia, e la desolazione e l’abbandono, dovuto alla quarantena della popolazione. Le immagini raffigurano luoghi deserti, abbandonati dall’uomo o chiusi a causa del virus, ma anche luoghi dove il virus viene combattuto e

I toni cupi e il bianco e nero profondo, scelti dal fotografo ravennate, e che contraddistinguono i suoi ultimi lavoro, ci fanno immergere e respirare quest’atmosfera di morte e disperazione.

Il lavoro di Alex è stato pubblicato su Vanity Fair , con il titolo The eye of the storm.

Anche ad Alex avevamo dedicato un articolo tempo fa, lo trovate qua. Questo invece è il suo profilo sulla pagina di Magnum Photos, di cui Alex è membro da diversi anni.

Ho scelto questa immagine come la più rappresentativa di questo lavoro.


©Alex Majoli

Tutte le immagini contenute nell’articolo sono protette da copyright e rimangono di proprietà dell’autore.

World Press Photo 2020: chi la spunterà?

Ciao, anche per quest’edizione sono stati annunciati i finalisti del WPP, il più importante premio di fotogiornalismo del mondo. I vincitori saranno poi proclamati in una cerimonia che si terrà il 16 aprile ad Amsterdam.
Se avete voglia di provare ad indovinare chi la spunterà quest’anno, lasciateci un commento.

Anna

Dall’edizione dello scorso anno, i premi più rilevanti sono diventati due: il tradizionale e storicamente più importante World Press Photo of The Year, e il World Press Photo Story of the Year, che premia il fotografo “la cui creatività visiva e abilità hanno prodotto una storia con eccellenti editing e sequenza fotografici, su un grande evento o una questione di rilevanza giornalistica del 2019”, premiando i lavoro che richiedono maggiore tempo e perseveranza.

I sei candidati al World Press Photo of The Year sono: Mulugeta Ayene di Associated Press (AP) con la foto di una donna nel luogo dove è precipitato il Boeing della Ethiopian Airlines, in Etiopia; Farouk Batiche di Deutsche Presse-Agentur con una foto degli scontri in Algeria tra manifestanti e polizia; Yasuyoshi Chiba di Agence France-Presse con un’immagine delle manifestazioni in Sudan; Tomasz Kaczor per Gazeta Wyborcza con la foto di una ragazza da poco risvegliata dallo stato catatonico causato dalla sindrome da rassegnazione; Ivor Prickett del New York Times con la foto di un combattente curdo; e Nikita Teryoshin con la foto di una fiera di armi negli Emirati Arabi Uniti. Vedete le immagini selezionate qua sotto.

I finalisti per il World Press Photo Story of the Year sono invece: Nicolas Asfouri dell’agenzia AFP per il suo lavoro sulle proteste di Hong Kong; di nuovo Mulugeta Ayene di AP per un lavoro sui parenti delle vittime a bordo del Boeing precipitato in Etiopia; e il francese Romain Laurendeau per un reportage sui giovani algerini nel perioso delle rivolte dello scorso anno. Di seguito una selezione di immagini dai tre lavori.

Quest’anno per i due premi principali non sono stati selezionati fotografi italiani, che però sono presenti tra i finalisti in altre categorie: Nicolò Filippo Rosso, Lorenzo Tugnoli, Fabio Bucciarelli, Luca Locatelli, Alessio Mamo e Daniele Volpe. Ecco qua alcune delle loro immagini in gara.

Le sperimentazioni di Andrè Kertèsz, da conoscere!

La fotografia è la mia sola lingua. Io non faccio semplicemente delle foto. Io mi esprimo attraverso le foto”. Andrè Kertész

La sua fotografia è pura poesia un nuovo linguaggio che reinventa la realtà. André Kertész, grande maestro della fotografia del Novecento, offre sempre il suo sguardo unico ed eccezionale. Il poliedrico estro artistico di Kertész è raro davvero!

Nato a cavallo delle avanguardie storiche tra esplosione della fotografia e l’avvento del cinema, in un incredibile sviluppo di relazioni che intersecano esperienze artistiche, movimenti poetici e rivoluzioni estetiche.

Da Parigi a New York, gli anni più tormentati e difficili, carichi di una ventata pioneristica che sarà finalmente rivelata dalla mostra retrospettiva al Museum of Modern Art (MoMa) (1964).

Con oltre 70 anni di carriera come fotografo, Kertész ha influenzato il giornalismo e molta della fotografia degli anni a venire. Sfortunatamente, è stato uno di quei fotografi che non hanno mai ottenuto merito, per gran parte della sua vita. È diventato popolare a livello internazionale solo dopo la pensione, all’età di 68 anni.
Con il sostegno della grande comunità di artisti ungheresi, una volta trasferito a Parigi, è riuscito a pubblicare alcuni dei suoi lavori su riviste di diversi paesi europei. Nel 1927 Kertész fu il primo fotografo ad avere una mostra personale a Parigi. Quell’anno è stato uno dei suoi anni più produttivi in ​​termini di fotografia.

Poco dopo la morte di sua madre nel 1933, si sposò con Elizabeth Saly. Nel 1936 emigrarono a New York, dove era stato assunto dall’agenzia Keyston. Da allora il suo talento fotografico è rimasto sopito per quasi due decenni. Solo nel 1964 Kertész, dopo che il curatore del Museum of Modern Art organizzò una sua mostra personale, il talento venne riconosciuto. Nel periodo tra il 1970 e il 1980 le sue fotografie sono esposte in tutto il mondo e riceve anche numerosi riconoscimenti.

Le Pont des Artes, Paris, 1932- Clock of the Académie Française – Andre Kertesz

Wikipedia riassume al meglio la carriera fotografica di Kertész come segue. “Per gran parte della sua carriera, Kertész, è stato descritto come il” milite ignoto “che ha lavorato dietro le quinte della fotografia, raramente citato per il suo lavoro, fino alla morte negli anni ’80. Kertész ha trascorso la sua vita, nell’eterna ricerca di accettazione e fama”.

Nel tempo prova e sperimenta, diverse tecniche e diverse attrezzature
“Distortions” è il titolo di un libro a fine carriera di André Kertész ed è diventato il nome assegnato alla serie di nudi femminili distorti che ha fotografato nel 1933. Kertész aveva più di ottant’anni quando queste immagini divennero famose. Fino ad allora erano state viste sporadicamente.

Distortion #82; André Kertész (American, born Hungary, 1894 – 1985); Paris, France, Europe; 1933; Gelatin silver print. Paul Getty

Qui sotto potete vedere un video con le distorsioni fotografiche sul nudo.

“L’uso di Kertész della Polaroid SX-70, invece è intrecciato con la morte di sua moglie Elisabetta nell’ottobre 1977. Il fotografo, sempre interessato alle nuove tecniche, ha visto le possibilità di più lavoro intimo, offerte da questo processo allora innovativo.

André Kertész September 8, 1979 Polaroid SX-70

Qui sotto potete vedere un video sul suo lavoro in Polaroid.

André Kertész ~ Broken Plate, Parigi, 1929 “In questa foto di Montmartre, stavo solo testando un nuovo obiettivo per un effetto speciale. Quando sono andato in America, ho lasciato la maggior parte del mio materiale a Parigi, e quando sono tornato, ho trovato il sessanta percento delle lastre di vetro rotte. Questo l’ho salvato, ma aveva un buco. L’ho stampato comunque. Un incidente mi ha aiutato a produrre un effetto meraviglioso “.

(Broken plate, 1929, Paris): from a portfolio “Photographs Andre Kertesz 1929

Qui un articolo sull’autore

Ecco alcuni suoi libri

Ciao Sara!

“Trovare le storia” con Francesco Comello

Francesco Comello – Trovare la storia

Questo corso si propone come obiettivo di indicare quali siano le modalità della narrazione fotografica.
Il corso è basato sulla discussione dei propri progetti.
Il corso avviene tramite la lettura dei lavori dei corsisti che saranno stabiliti in numero limitato. 
Le immagini dovranno essere portate stampate oppure in formato digitale su chiavetta o pc.
Il corso si rivolge ad amatori e professionisti che vogliono approfondire le conoscenze di struttura e editing di un progetto fotografico pensato ed esteso. Verrà spiegato come pensare, svolgere, organizzare e presentare un portfolio fotografico compiuto, imparando a portare le conoscenze tecniche a favore della visione personale per un racconto fotografico articolato.
A fine lavoro, ogni partecipante, avrà sistemato uno o due  portfolio finiti da presentare a gallerie, letture portfolio, premi fotografici o agenzie fotografiche. Maggiori info

TEMI AFFRONTATI
> Idea
> Narrazione visiva
> Come emozionare
> L’interpretazione personale
> Coerenza stilistica e post produzione
> Creatività e Semplicità
> Editing
INFORMAZIONI
DATA INIZIO: 25 Maggio 2019 
DURATA CORSO: weekend
ORE DI CORSO: 14/16 circa 
COSTO: 240 EURO iva compresa
NUMERO MINIMO PARTECIPANTI: 6
NUMERO MASSIMO PARTECIPANTI: 12
L’acconto di 140 euro verrà versato tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare, alla data di iscrizione, 100 euro durante la prima lezione del corso in data 25 Maggio 2019.

DATE
25 e 26 Maggio 2019 
ORARIO 10.00-18.00 SIA SABATO CHE DOMENICA
Pausa Pranzo: di solito si mangia un panino veloce in un bar nelle vicinanze e si riprende
DOCENTE: Il corso è tenuto da Francesco Comello

Maggiori info, iscriviti!

Chi è Francesco:

È nato a Udine nel 1963. Dopo aver frequentato la Scuola d’Arte e preso il diploma, lavora con Studi e Agenzie fino al 1996, anno in cui decide di mettersi in proprio e operare come freelance. Fin dal tempo della scuola si appassiona di fotografia, ma solo in questi ultimi anni intensifica il suo interesse, con l’intento di produrre dei racconti fotografici. Per far questo compie dei viaggi che lo mettono in contatto con realtà lontane e culturalmente diverse dalla sua. Numerose le esposizioni personali e collettive cui ha partecipato: Collettiva FacePhotoNews – Sassoferrato (2014); Personale Galleria San Fedele – Milano (2013), partecipazione alla mostra “Uno sguardo inadeguato” di Francesco Zizola (CIFA 2013); Collettiva Festival di Fotografia Europea – Reggio Emilia (2013); Photo Vernissage Saint Petersburg (2011). Fra i numerosi riconoscimenti ottenuti: 1° Premio Rosignano Fotofestival 2016 e 1° Premio Spot Light Award (World Report Award 2016); 1° Premio Rovereto Immagini (2011 e 2014); 1° Premio Trentino Immagini (2014); Autore dell’anno FIAF – Friuli Venezia-Giulia (2013); 1° Premio 12° Trieste PhotoFestival (2013); 3° Premio World Press Photo 2017 Daily Life Stories.

Francesco Comello – Yo soy Fidel


Sede dei corsi

La sede a Monza è a 150 metri dalla stazione dei treni, degli autobus e da un ampio parcheggio, gratuito la sera e nei festivi. Monza – Via Mentana, 6 vedi mappa
Iscrizione Per iscriversi ai corsi è necessario compilare una scheda di partecipazione. Chiedi la scheda di partecipazione a corsi@musafotografia.it. 
La prenotazione sarà considerata effettiva solo al ricevimento del saldo o dell’acconto e la scheda compilata. La scheda di partecipazione va compilata in formato word o pdf (no fotografie o jpg). Le prenotazioni devono avvenire entro i sette giorni precedenti all’inizio del corso. Se pagate tramite bonifico bancario inviare a sara@saramunari.it il numero della transazione. Indicate nel bonifico il nome del corso e della persona che lo deve seguire. In caso di mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti, verrà restituita l’intera somma versata. Non verrà restituita alcuna cifra, in nessun caso, per mancata partecipazione al corso. La caparra andrà a coprire i costi di organizzazione. La scheda di partecipazione va compilata in formato word o pdf (no fotografie o jpg).

Un nuovo autore Mu.Sa: Yarin Trotta del Vecchio

Ciao,

oggi vi proponiamo questo giovane  autore che ci ha inviato un poetico reportage dal titolo di Bred love – L’amore allevato.

A noi è piaciuto molto.

Voi che ne dite?

 

BRED LOVE – L’amore allevato – Yarin Trotta Del Vecchio

Il profondo legame dell’essere umano con la sua terra natìa lo ha accompagnato costantemente durante la sua esistenza.
Cinzia Angiolini è figlia della valle di Zeri, terra di confine italiana in alta toscana. Tra queste montagne Cinzia conduce una personale battaglia per la rivalutazione del territorio attraverso l’allevamento della pecora zerasca, razza ovina autoctona in via di estinzione.
A causa di un’idea d’ allevamento improntata su un rapporto d’amore materno denigrata dai pastori di zona, Cinzia è sola contro il poco appoggio delle amministrazioni locali.La passione e la resistenza di questa donna ci fanno capire quanto la difesa delle nostre radici sia la rivendicazione della nostra identità.

Bio
Sono nato a Roma nel 1991 ed ho cominciato a dedicarmi alla fotografia di Reportage dal 2013, partecipando a diversi workshop tenuti da fotografi italiani.
Nel Novembre 2017 ho concluso un master in Reportage della durata di un anno presso il
collettivo fotografico romano WSP.
Lavoro principalmente su progetti a lungo termine, concentrandomi spesso su tematiche sociali.

Aperte le iscrizioni ai corsi Musa

Ciao a tutti, sono felicissima di proporvi i corsi che partiranno da gennaio a Musa.

La proposta dei corsi è davvero completa e molto più di quanto anche io avessi potuto sperare, grazie alla collaborazione di bravi professionisti del mondo della fotografia. Sono felice! Viva la fotografia. Vi aspetto numerosi!

Corsi avanzati

I corsi avanzati sono composti di più moduli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo. Se preferisci partecipare ai singoli corsi, scegli nell’elenco qui sotto, Buona consultazione!

linguaggio

Corsi e workshop

I nostri incontri sono propedeutici all’affinazione della capacità visiva ed espressiva di ogni studente. Tutti sono composti da parti pratiche e teoriche. Vi saranno discussioni sugli scatti effettuati. Lo scopo dei corsi è quello di migliorare le capacità e il metodo degli studenti, al fine di cercare o affinare lo stile personale. Alcuni di questi corsi potrebbero portare a sbocchi professionali. I docenti coinvolti sono professionisti del settore e vi accompagneranno nella crescita del percorso formativo.

Corsi di reportage

Street Photography con Alex Liverani di Master of photography

street

Storytelling, come raccontare una storia

 Per informazioni Reportage

reportage

Per informazioni Smartphone photography

smart

Corsi di fotografia di base

Base di fotografia

Fotografia junior

Corsi di ritratto

Scatti in danza con Raoul Iacometti

danza

Corsi di postproduzione

Fotoritocco

Lightroom

Paesaggio e architettura

Il banco ottico

Workshop in viaggio

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Vi aspettiamo numerosi!

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