Christopher Anderson: entrare in nuovi mondi attraverso la fotografia.

© Christopher Anderson/Magnum Photos

Buongiorno!

In questo documentario, il fotografo professionista Christopher Anderson condivide la sua esperienza a bordo di una barca per rifugiati haitiani diretta negli Stati Uniti. Cresciuto in una piccola città del Texas, la macchina fotografica è è stata “una via d’uscita” per Anderson. Per coincidenza, il suo primo lavoro dopo il college è stato come ritoccatore di immagini per il Dallas Morning News. Fu durante questo periodo che inizia la relazione amorosa di Christopher con la fotografia.

Una delle continue domande che il fotografo rivolge a se’ stesso è “cosa voglio che rappresentino le mie fotografie?” Per Christopher, le sue immagini sono un modo per spiegare il mondo e se’ stesso agli altri.

Dopo anni di viaggi in tutto il mondo, Christopher Anderson continua descrivendo la sua attuale esperienza lavorativa principalmente a New York. Quando inizia a prestare attenzione alla sua città e alle persone che la abitano, entra in profonda connessione con le cose che lo circondano e riconosce il privilegio di fotografare posti tanto vicini a se’.

Entering New Worlds Through Photography

👉Letture portfolio ONLINE da Musa fotografia

Per info
Ciao!  Le letture organizzate per il 29 Novembre, si terranno online! Puoi partecipare da casa! Scegli i lettori!
La lettura portfolio, di solito organizzata da festival di fotografia o organismi di settore, è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.
Si può assistere gratuitamente alle letture, ma se hai un lavoro e vuoi mostrarlo per trovare sbocchi o avere consigli, mostracelo! 
Data 29 Novembre 2020 
Se vuoi scoprire chi sono i lettori portfolio, vai al link! 
 Per iscriverti 
👉 Corsi di fotografia in partenza a Novembre
 Ecco le prossime proposte di corsi, ciao Sara!


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Per info Lettura immagine e linguaggio

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Per info “O capitano, mio capitano! La lezione fotografica dei Grandi Maestri”

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Per info Ipotesi di ritratto

Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Fausto Podavini

Fausto Podavini da Homo Change

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda: cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Per la pagina Instagram @fotografiamusa Personale @munari.sara

Su facebook Musa Fotografia

Pagina instagram Fausto Podavini @faustopodavini

Fausto Podavini è nato a Roma e vive e lavora nella sua città natale. Inizia il percorso fotografico prima come assistente e fotografo di studio per avvicinarsi sempre più alla fotografia di reportage, che lo porta ad intraprendere un percorso da freelance iniziando a collaborare con varie ONG per la realizzazione di vari reportage in Italia, Perù, Kenya ed Etiopia.

Nel 2009 inizia una collaborazione con il Collettivo Fotografico WSP, e ne entra a far parte definitivamente nel 2010, dove, oltre alla figura di fotografo, svolge l’attività di docente di fotografia di reportage.

Oltre a vari lavori in Africa, Sud America e India, ha realizzato importanti lavori su territorio italiano come un reportage sullo sport per disabili, un lavoro all’interno di un carcere minorile ed un lavoro sull’Alzheimer, che gli è valso il primo premio nella sezione Daily Life del World Press Photo 2013, il più importante concorso a livello internazionale di fotogiornalismo.

Nel 2018, vince il suo secondo World Press Photo con il suo lavoro Omo Change, un long term che l’ha visto impegnato per 6 anni tra l’Etiopia e il Kenya e che documenta i cambaimenti sociali ed ambientali nella bassa Valle dell’Omo a seguito della costruizone ed entrata in fuznione della più alta diga di tutta l’Africa.

Nel 2017 è stato nominato Reporter per la Terra da Earth Day Italia.

Predilige lavori a medio lungo termine che gli permettono, in un epoca dove tutto si consuma velocemente, di soffermarsi ed approfondire in maniera unica la tematica dei suoi lavori.

I suoi lavori hanno ottenuto riconoscimenti internazionali come Il World Press Photo nel 2013 e nel 2018, Il Poy nel 2016 e nel 2018, il Sony, Yves Rocher Grant, il PDN Storytelling, il Kolga Tiblisi e sono stati pubblicati su le più importanti riviste internazionali come 6Mois, LeVie/LeMonde, GEO ES, Stern, Internazionale, Donna Moderna, Espresso, D di Repubblica, Nathional Geographic, Days Japan, GEO Germania, GEO Francia, Neue Zürcher Zeitung Magazine ed ha esposto nelle più importanti città come New York, Madrid, Barcellona, Milano, Roma, La Gacilly.

Il suo lavoro MiRelLa è diventato un libro distribuito dalla Silvana Editoriale ottenendo un successo internazionale.

Attualmente fa parte dell’osservatorio Water Grabbing per documentare il problema dell’acqua nel mondo.

Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Valentina Tamborra

Fotografia di Valentina Tamborra

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda: cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Per la pagina Instagram @fotografiamusa Personale @munari.sara – Su facebook Musa Fotografia

Pagina instagram Valentina Tamborra @valentina_tamborra83

Valentina Tamborra, nasce nel 1983 a Milano, dove attualmente vive e lavora.
Si occupa principalmente di reportage e ritratto e nel suo lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine. Nel 2012, ha realizzato la documentazione fotografica dell’allestimento della mostra Valentina Movie del fumettista Guido Crepax, dedicata a Valentina, presentata presso Palazzo Incontro a Roma.
 
Nel 2014 ha documentato il progetto “Ti aspetto fuori” di Matteo “BruceKetta” Iuliani. Per l’occasione ha seguito i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera in un laboratorio teatrale che ha visto la nascita di uno spettacolo presentato a Zelig.

Dal 2016 ad oggi, ha collaborato e collabora con alcune fra le principali ONG come AMREF, MSF e Albero della vita.
 
I suoi progetti sono stati oggetto di mostre a Milano, Roma e Napoli.
Numerose le pubblicazioni sui principali media nazionali (Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, La Lettura, Gioia). Ha altresì partecipato come ospite a diverse interviste radiofoniche e televisive (Rai 1, Rai Italia, Radio 24 e Rai Radio2) e tenuto lezioni e workshop di fotografia e narrazione.
Docente di fotografia presso Istituto Italiano di Fotografia, a Milano. Ha realizzato e realizza workshop e speech in alcuni fra i più prestigiosi istituti italiani quali Naba (Nuova Accademia di Belle Arti, Milano) e IED.
 
Doppia Luce, il suo primo grande progetto personale, dopo essere stato in mostra è diventato un ciclo di conferenze presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) a Milano.
 
Nell’Aprile 2018, in occasione del Photofestival di Milano, vince il Premio AIF Nuova Fotografia.

Sito autrice https://www.valentinatamborra.com/

Diario di Musa – Interviste ai fotografi – Jean Claude Chincheré

Fotografia di Jean Claude Chincheré

Buongiorno a tutti, eccomi a proporvi una serie di piccole interviste fatte a fotografi più o meno giovani e conosciuti, italiani. Ho pensato fosse un buon momento per riflettere e capire la fotografia e i suoi utilizzi.

Alla domanda:

-Cosa sta significando, per te, fare il fotografo/a, poterti esprimere con la fotografia, in questo periodo così complicato?

-Che vantaggi, quali frustrazioni (se ci sono), a che scoperte ha portato?

Ognuno di loro ha risposto differentemente e ha mosso dubbi e consapevolezze che possono essere interessanti da capire.

Cercherò di farveli conoscere e apprezzare per il loro lavoro e per quello che hanno detto nelle interviste!

Ringrazio i fotografi e tutti quelli che vorranno seguirci in questa piccola avventura.

Fotografo e documentarista classe 1993 laureato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, vive tra l’Italia e Beirut. Ha collaborato negli ultimi anni con varie ONG e clienti internazionali, tra cui Unicef Libano, Parlamento Europeo di Bruxelles, Università Americana del Libano, AVSI Italia, CTM Onlus e Ala Milano. I suoi progetti sono legati a questioni di carattere sociale e alle aree urbane ai margini delle città. Da circa cinque anni segue la difficile situazione dei profughi siriani in territorio libanese con particolare attenzione ai bambini, le prime vittime di qualsiasi conflitto. 


Le sue fotografie hanno vinto importanti riconoscimenti internazionali come la menzione
speciale al MIFA (Moscow International FotoAwards) per due anni consecutivi nel 2015
e nel 2016, menzione d’onore all’IPA 2016 “Family of Man” (International Photography
Awards) e un’altra menzione all’IPOTY 2016. Nel 2017 ha ricevuto una menzione speciale al FAPA 2017 (Fine Art Photography Awards) e ha esposto tra i finalisti del Kolga Tbilisi
Photo Award 2017 in Georgia. Finalista inoltre al prestigioso Prix Levallois nel 2018 e all’HIPA di Dubai.

Il suo reportage sui profughi siriani in Libano è stato esposto in varie località italiane e internazionali, tra tutte la World Bank di  Washington DC.


Partecipa a numerosi laboratori di formazione in Italia e all’estero, tra cui una masterclass
presso la sede parigina dell’agenzia MAGNUM con il fotografo Jerome Sessini, un altro con
il fotografo MAGNUM Jean Gaumy e con il grande giornalista Domenico Quirico. È stato
membro della classe Internazionale di cinema al Festival di Mons in Belgio e ha rappresentato l’Italia in una classe internazionale di fotografia a Izmir, in Turchia. E’ stato anche
membro di giurie di cinema come il 21°MedFilm Festival di Roma.

LINK: https://www.instagram.com/jchinchere/

L’emergenza Covid dagli occhi di alcuni fotografi italiani.

Ciao a tutti!

Spero stiate tutti bene, e al sicuro in casa.

In questo periodo, tutti i giornali dedicano ampi spazi all’emergenza Covid 19 che ha travolto il mondo intero. Il nostro paese ahime in questo periodo rappresenta il centro dell’epidemia.

Molti fotografi italiani hanno sentito il dovere di documentare questi giorni terribili. Tra tutti, i lavori che più mi hanno colpiti sono quelli di Fabio Bucciarelli, Andrea Frazzetta e Alex Majoli.

Immagino che molti di voi li abbiano visti. Cosa ne pensate? Avete visto altri lavori interessanti? Me li segnalate nel caso?

Anna

Comincerei con il lavoro che a me è piaciuto di più, quello di Bucciarelli. Trovo che sia un lavoro di grande spessore, che va in profondità e tra l’altro scattato proprio nel cuore dell’epidemia, nei giorni più drammatici., in prima linea come in un conflitto, insomma. Fabio è entrato nelle case delle persone contagiate, ha parlato con i famigliari, e ha seguito le ambulanze negli ospedali.

Ho recentemente ascoltato un’intervista che il fotografo torinese ha rilasciato a Mario Calabresi, raccontando un po’ le modalità e il dietro le quinte di questo gran bel lavoro. Se ve la siete persa, ve la consiglio vivamente, la trovate su Youtube, qua, sul canale di New Old Camera, che ha organizzato l’evento.

Le fotografie di Fabio sono state pubblicate dal New York Times e da L’Espresso, e successivamente riprese da tutte le maggiori testate.

Non so voi, ma io la prima volta che ho visto le immagini, ho pianto. Un pugno nello stomaco. Già soltanto il titolo, mi ha colpito: We Take the Dead From Morning Till Night o nella versione italiana Trasportiamo morti dalla mattina alla sera. E tutti quei necrologi sulle pagine dei giornali. Mi vengono ancora i brividi.

Se volete approfondire la conoscenza di Bucciarelli e vedere altri suoi lavori, tempo fa gli avevamo dedicato un articolo sul blog, oppure questo è il suo sito

Qua sotto trovate l’immagine forse più rappresentativa di questo lavoro. Vi invito a guardarvi il progetto per intero sulla pagina del NYT.


©Fabio Bucciarelli

Veniamo ora al lavoro di Andrea Frazzetta, sempre pubblicato sul New York Times. Il titolo, The Life and Death shift o in italiano Turni di Vita e di Morte, già ci fa intuire che si tratta di ritratti delle persone coinvolte in prima linea nella lotta alla pandemia. Troviamo quindi medici, infermieri, militari, vigili urbani, soccorritori volontari. A tutti si legge in volto o negli occhi la fatica e la devastazione di questi momenti. Purtroppo Frazzetta ha perso anche sua madre a causa del virus e l’ultima immagine che ha di lei è una foto scattata dal cellulare della madre affacciata alla finestra, in isolamento nella sua abitazione.

Anche Frazzetta ha preso le sue immagini in Lombardia, tra Bergamo, Brescia e MIlano, le zona più colpite dall’epidemia.

Questo è il sito di Andrea, per chi volesse approfondirne la conoscenza.

Di seguito l’immagine che ho scelto per rappresentare il lavoro di Andrea, in copertina del NYT Magazine.


©Andrea Frazzetta

E infine, come si dice “last but not least”, abbiamo il lavoro di Alex Majoli.

A differenza dei due lavori che ho presentato in precedenza, questo a mio parere ha un taglio più autoriale, e meno fotogiornalistico. Alex ci mostra la sua visione personale dell’impatto dell’epidemia sulla Sicilia, e la desolazione e l’abbandono, dovuto alla quarantena della popolazione. Le immagini raffigurano luoghi deserti, abbandonati dall’uomo o chiusi a causa del virus, ma anche luoghi dove il virus viene combattuto e

I toni cupi e il bianco e nero profondo, scelti dal fotografo ravennate, e che contraddistinguono i suoi ultimi lavoro, ci fanno immergere e respirare quest’atmosfera di morte e disperazione.

Il lavoro di Alex è stato pubblicato su Vanity Fair , con il titolo The eye of the storm.

Anche ad Alex avevamo dedicato un articolo tempo fa, lo trovate qua. Questo invece è il suo profilo sulla pagina di Magnum Photos, di cui Alex è membro da diversi anni.

Ho scelto questa immagine come la più rappresentativa di questo lavoro.


©Alex Majoli

Tutte le immagini contenute nell’articolo sono protette da copyright e rimangono di proprietà dell’autore.

World Press Photo 2020: chi la spunterà?

Ciao, anche per quest’edizione sono stati annunciati i finalisti del WPP, il più importante premio di fotogiornalismo del mondo. I vincitori saranno poi proclamati in una cerimonia che si terrà il 16 aprile ad Amsterdam.
Se avete voglia di provare ad indovinare chi la spunterà quest’anno, lasciateci un commento.

Anna

Dall’edizione dello scorso anno, i premi più rilevanti sono diventati due: il tradizionale e storicamente più importante World Press Photo of The Year, e il World Press Photo Story of the Year, che premia il fotografo “la cui creatività visiva e abilità hanno prodotto una storia con eccellenti editing e sequenza fotografici, su un grande evento o una questione di rilevanza giornalistica del 2019”, premiando i lavoro che richiedono maggiore tempo e perseveranza.

I sei candidati al World Press Photo of The Year sono: Mulugeta Ayene di Associated Press (AP) con la foto di una donna nel luogo dove è precipitato il Boeing della Ethiopian Airlines, in Etiopia; Farouk Batiche di Deutsche Presse-Agentur con una foto degli scontri in Algeria tra manifestanti e polizia; Yasuyoshi Chiba di Agence France-Presse con un’immagine delle manifestazioni in Sudan; Tomasz Kaczor per Gazeta Wyborcza con la foto di una ragazza da poco risvegliata dallo stato catatonico causato dalla sindrome da rassegnazione; Ivor Prickett del New York Times con la foto di un combattente curdo; e Nikita Teryoshin con la foto di una fiera di armi negli Emirati Arabi Uniti. Vedete le immagini selezionate qua sotto.

I finalisti per il World Press Photo Story of the Year sono invece: Nicolas Asfouri dell’agenzia AFP per il suo lavoro sulle proteste di Hong Kong; di nuovo Mulugeta Ayene di AP per un lavoro sui parenti delle vittime a bordo del Boeing precipitato in Etiopia; e il francese Romain Laurendeau per un reportage sui giovani algerini nel perioso delle rivolte dello scorso anno. Di seguito una selezione di immagini dai tre lavori.

Quest’anno per i due premi principali non sono stati selezionati fotografi italiani, che però sono presenti tra i finalisti in altre categorie: Nicolò Filippo Rosso, Lorenzo Tugnoli, Fabio Bucciarelli, Luca Locatelli, Alessio Mamo e Daniele Volpe. Ecco qua alcune delle loro immagini in gara.