Buongiorno, ecco tutti i premi fotografici in scadenza a Gennaio! Partecipate! Ciao
Annalisa
The Woman’s Gaze
La storia della fotografia vanta una lunga tradizione di rappresentazione delle donne come soggetti, ma ha meno da dire sulle donne come artiste. Oggi, il ruolo delle donne nella fotografia è sia dietro che davanti alla macchina fotografica. Chi comprende le donne meglio delle donne stesse? La prospettiva femminile offre una visione importante delle molteplici sfaccettature della femminilità e del loro ruolo nella società. Questa mostra è rivolta a fotografe che esplorino e celebrino i molteplici modi in cui rappresentano soggetti che si identificano con il femminile.
Il Concorso Fotografico Internazionale Vivian Maier celebra la fotografia in tutte le sue forme e rende omaggio all’opera unica di Vivian Maier, fotografa di strada e ritrattista il cui talento è stato riconosciuto solo dopo la sua scomparsa. Il concorso invita fotografi
da tutto il mondo, amatoriali e professionisti, a condividere la loro visione del mondo attraverso l’obiettivo, ispirati dallo sguardo sensibile e curioso di Maier.
L’evento mira a promuovere la creatività e le prospettive uniche della fotografia contemporanea. I partecipanti possono esplorare diversi temi, che spaziano dalla ritrattistica alla street photography, dalla vita urbana ai momenti quotidiani, catturando la bellezza, le emozioni e le storie nascoste della nostra società.
Numeri, simboli e lettere circolano nella vita quotidiana come sistemi di ordine, istruzione, misurazione e credenza. Tuttavia, quando vengono staccati dalle loro funzioni originarie, i personaggi passano dal linguaggio alla forma, da portatori di informazioni ad attori visivi.
Praxis ricerca opere che inquadrino, isolino, interrompano o ricombinino numeri, simboli e lettere, siano essi composti deliberatamente o scoperti casualmente. Questi approcci producono immagini che sorprendono, divertono o operano come forme visivamente accattivanti senza richiedere un’interpretazione fissa.
I contributi devono privilegiare l’organizzazione, il ritmo, la scala o le relazioni spaziali rispetto alla leggibilità o al significato. Immagini basate su parole, slogan e contenuti testuali sono benvenuti, ma il fulcro di questa mostra non è ciò che i personaggi dicono, ma come si comportano una volta liberati dal compito di dire. Sono benvenute tutte le opere d’arte basate su lenti.
Benvenuti a una celebrazione di creatività senza limiti: i Fine Art Photography Awards sono tornati e invitiamo tutti gli artisti che osano vedere il mondo in modo diverso.
Questo concorso è rivolto a coloro che sono in sintonia con la sperimentazione e guidati dal ritmo delle nuove tendenze artistiche. La fotografia artistica è il luogo in cui l’eccentricità, la diversità, la bellezza del mondo – e persino la sua bruttezza – vengono catturate attraverso il vostro obiettivo unico. E sì, potete assolutamente farlo a modo vostro.
Lasciatevi conquistare dall’affascinante fusione di semplicità e complessità. In un mondo ancora dominato da prospettive tradizionali, sappiamo quanto possa essere difficile colmare il divario tra tecniche classiche ed espressione moderna. Ma è esattamente per questo che siamo qui. Questa piattaforma celebra la vostra visione: senza filtri, audace e sfacciatamente vostra.
Il bando è rivolto ad artisti e auto-editori di tutto il mondo, con particolare attenzione a libri d’artista, libri fotografici autopubblicati, libri in edizione limitata, fanzine e pubblicazioni fai da te legate alla fotografia.
I libri selezionati saranno presentati al Photometria Photography Center, in occasione della 18a edizione del Photometria International Photography Festival, dal 26 settembre al 29 novembre 2026, e successivamente allo ZOETROPE di Atene in una data che verrà annunciata. I libri selezionati, al termine delle mostre, saranno catalogati e aggiunti alla biblioteca fotografica pubblica del Photometria Photography Center. Il festival si propone di diffondere il più ampiamente possibile le pubblicazioni selezionate prima che vengano catalogate e inserite nella biblioteca del P.P.C.
Phi Photo Awards è un concorso fotografico internazionale istituito da Bayt Visual, un’organizzazione di arti visive con sede a Dubai, Emirati Arabi Uniti. Prendendo il nome da Phi (ϕ), la sezione aurea, il premio premia le immagini in cui abilità artigianale, composizione e visione si fondono ad alto livello. Il concorso è aperto a tutti gli approcci fotografici – dalla pubblicità all’editoria, dalle belle arti alla natura e ai progetti personali – ed è pensato per i fotografi che desiderano che il loro lavoro venga valutato con serietà e presentato in un contesto professionale.
Il rosso è più di un colore. È un battito cardiaco visivo: l’eco della memoria, il peso dell’emozione, la traccia di una presenza che rifiuta la semplicità. Può urlare o sussurrare. Può essere tanto misurato quanto intenso. In questa mostra, non cerchiamo lo spettacolo: vogliamo immagini in cui il rosso emerga come qualcosa di vissuto, sentito e personale.
Che appaia audacemente nell’inquadratura o sottilmente ai margini della vostra visione, la vostra interpretazione del rosso dovrebbe essere inscindibile dal vostro modo di vedere il mondo. Invitiamo opere che rivelino come questa potente tonalità funzioni non come simbolo, ma come esperienza.
Il concorso fotografico Hasselblad Masters entra nella sua nuova fase: i fotografi professionisti possono ora inviare i propri lavori per l’edizione 2026.
Fin dalla sua nascita nel 2001, il concorso Hasselblad Masters si è posto l’obiettivo di mettere in mostra opere fotografiche eccezionali e di fornire una piattaforma globale per talenti affermati ed emergenti.
L’edizione 2026 comprende sette categorie: Paesaggio, Ritratto, Street, Architettura, Arte, Natura e Progetto // 21, riservata specificamente a fotografi di età pari o inferiore a 21 anni.
2026 Andrei Stenin International Press Photo Contest
Il Concorso Internazionale di Fotogiornalismo Andrei Stenin è stato istituito il 22 dicembre 2014 con il patrocinio della Commissione per l’UNESCO della Federazione Russa. Il Concorso Stenin è l’unico concorso in Russia che scopre nuovi nomi del fotogiornalismo internazionale e sviluppa standard di qualità per la fotografia documentaria. Il concorso mira a sostenere giovani fotoreporter dai 18 ai 33 anni, che possono presentare i propri lavori in cinque categorie. La nuova categoria “Energia della Vita” è aperta ai fotografi dai 34 anni in su.
Il concorso offre ai fotoreporter l’opportunità di far conoscere le proprie preoccupazioni. I temi principali del concorso includono le sfide umanitarie globali, l’identità nazionale, l’uguaglianza sociale e l’ambiente. Il numero di partecipanti al concorso e i paesi di provenienza sono cresciuti di anno in anno.
Il Kranj Foto Fest, uno dei principali festival di fotografia in Europa, celebrerà la sua sesta edizione nel 2026. Offre una piattaforma fondamentale per presentare il proprio lavoro e entrare in contatto con curatori e redattori. Il programma espositivo per il 2026 è ora aperto e vi invitiamo a candidarvi per avere la possibilità di vedere il vostro lavoro esposto nel programma ufficiale.
L’Open Call è aperta a tutti, senza restrizioni tematiche, di età o regionali. Fotografi di ogni provenienza sono invitati a candidarsi. Questo bando di concorso abbraccia un tema aperto, incoraggiando la presentazione di candidature senza vincoli tematici. Sentiti libero di inviare il tuo progetto o la tua serie fotografica esplorando qualsiasi tema tu scelga.
Per un mese, al culmine dell’estate europea, il centro storico di Kranj si trasformerà ancora una volta in un entusiasmante centro di fotografia contemporanea, riunendo fotografi emergenti e affermati da tutto il mondo. Invia il tuo lavoro per avere la possibilità di esporre al Kranj Foto Fest 2026, quando la città diventerà una galleria fotografica a cielo aperto.
N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi. I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi. Ci scusiamo per eventuali errori!
Musa fotografia
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CAMERA presenta Edward Weston. La materia delle forme, la grande mostra organizzata da Fundación MAPFRE in collaborazione con CAMERA, che dopo le tappe di Madrid e Barcellona approda per la prima volta in Italia.
Dal 12 febbraio al 2 giugno 2026, l’esposizione riunisce 171 fotografie e offre una vasta antologia dell’opera di Edward Weston (Illinois, 1886 – California, 1958), una delle figure centrali della fotografia moderna nordamericana.
Curata da Sérgio Mah, la mostra ripercorre oltre quarant’anni di attività, dal 1903 al 1948, dalle prime sperimentazioni pittorialiste alla piena maturità della straight photography. Il percorso mette in luce il ruolo di Weston – cofondatore del Group f/64 – nel definire la fotografia come linguaggio autonomo, rigoroso e profondamente moderno, in dialogo e in contrasto con le avanguardie europee.
Attraverso immagini in bianco e nero di straordinaria precisione formale, realizzate con la fotocamera a grande formato, Weston esplora nature morte, nudi, paesaggi e ritratti diventati iconici. Radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, la sua opera offre una prospettiva unica sull’affermazione della fotografia come elemento centrale della cultura visiva contemporanea.
12 febbraio – 2 giugno 2026 – Camera – Centro Italiano per la Fotografia – Torino
Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio I Courtesy Marsilio
La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.
L’esposizione sarà allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
La retrospettiva, curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe.
A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.
Accompagnano la mostra il podcast – disponibile dal 21 ottobre su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme – Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.
Una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York.
Dal 29 gennaio 2026 al 17 maggio 2026 – Palazzo Reale – Milano
“Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un incontro tra due anime mi incanta”. Giovanni Gastel
Dal 30 gennaio al 26 luglio 2026, Palazzo Citterio a Milano rende omaggio a Giovanni Gastel (Milano, 1955-2021), uno dei maestri della fotografia contemporanea, e alla sua parabola artistica.
La mostra, curata da Uberto Frigerio, realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Giovanni Gastel, in collaborazione con l’Agenzia Guardans-Cambó, si presenta come un viaggio emotivo e immersivo che consente di rivedere la sua intera carriera da una nuova prospettiva, non cronologica ma tematica, poetica e profondamente personale. Il suo stile si è distinto per una visione unica, filtrata dalla sua interiorità; tra i pochissimi fotografi italiani a sperimentare la post-produzione digitale fin dagli anni ’90, Gastel ha saputo unire artigianalità e innovazione, analogico e digitale, trasformando la fotografia in un linguaggio riconoscibile.
“È stato Giovanni stesso – racconta Uberto Frigerio – a guidarci in tutta la mostra. La ricerca del materiale tra testi e appunti privati è stata condotta con l’intento che fossero le sue parole a raccontare ogni frammento della sua vita, come capitoli emotivi. Ogni sezione nasce infatti dal suo pensiero, dalla sua voce interiore perché nessuno più di Giovanni sapeva trasformare la memoria in immagine e l’immagine in racconto. È un percorso in cui il visitatore non osserva soltanto: ascolta. Una narrazione costruita da Giovanni per Giovanni, restituita al pubblico nella sua forma più autentica”.
“A cinque anni esatti dalla scomparsa – afferma Angelo Crespi, Direttore Generale Pinacoteca di Brera – l’idea di celebrare non solo la carriera da fotografo, ma in primis la persona di Giovanni, mi sembra il modo migliore di rendere onore a un grande artista che ha saputo essere libero e creativo, e che tutti ricordano per l’umanità e l’empatia con cui si relazionava con gli altri nella vita di tutti i giorni. Il suo talento gli permise di creare un mondo che oggi appare, nelle sale allestite di Palazzo Citterio, esorbitante e immaginifico. Come nella recente mostra di Armani, sono convinto che l’obiettivo della Grande Brera sia di essere il centro di una città in cui buon gusto, forma e misura, bellezza e senso sono i valori fondanti; e Gastel ha esaltato al massimo grado lo stile di Milano allo stesso tempo rigoroso e audace”.
Il percorso espositivo, allestito da Gianni Fiori, si sviluppa all’interno di Palazzo Citterio attraverso oltre 250 immagini – di cui 140 inedite 30 scatti iconici, 10 in grande formato, polaroid, i Fondi oro – dalle prime copertine di moda del 1977 agli still life più innovativi, dalle campagne che hanno segnato la storia della moda fino ai ritratti di figure iconiche del nostro tempo, a cui si aggiungono oggetti personali e strumenti di lavoro. Per la prima volta, una mostra proporrà alcuni dei suoi scritti e delle sue poesie, che sono state da sempre parti integranti del suo immaginario.
La rassegna è anche l’occasione per riaffermare il rapporto che ha legato Gastel alla sua città. Milano, infatti, non è semplicemente lo sfondo della sua storia professionale ma una vera e propria matrice culturale, familiare, sociale e creativa che ne ha forgiato lo stile e lo sguardo. Cresciuto in un ambiente aristocratico milanese (la madre apparteneva alla famiglia Visconti), Gastel ha vissuto in una dimensione a metà tra aristocrazia e borghesia, cultura e industria, poesia e pragmatismo. Da questa alchimia è nata la sua cifra stilistica elegante, precisa, intellettuale e, al tempo stesso, leggera, ironica e libera. Milano lo ha accolto, formato, ispirato e lui ha ricambiato con immagini che ne hanno raccontato lo spirito più autentico. Non a caso Harpers Bazaar USA lo ha definito “l’ambasciatore di Milano per eccellenza, il più internazionale e il più elegante”. Il suo impegno per la città è stato concreto: ha sostenuto iniziative sociali come Progetto Itaca Milano e la nota campagna per lo IEO di Umberto Veronesi, a testimonianza di un legame affettivo che andava oltre la fotografia.
Accompagna la mostra un catalogo Allemandi Editore, curato da Luca Stoppini, di oltre 300 pagine e più di 200 immagini, che ripercorrono integralmente la carriera di Giovanni Gastel, con contributi e testimonianze di amici, storici dell’arte e curatori.
Dal 30 gennaio 2026 al 26 luglio 2026 – Palazzo Citterio – Milano
I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana in due atti – Il Bianco e il Nero
Mario De Biasi, Milano, 1949
Dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026, THE POOL NYCin Palazzo Fagnani Ronzoni a Milano, presenta il secondo capitolo del format I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana in due atti, che ripercorre la storia della fotografia italiana, dal Futurismo alla grande stagione del Neorealismo, dalle ricerche concettuali all’esperienza fondamentale di Viaggio in Italia ideata da Luigi Ghirri.
Il titolo del progetto allude alla capacità degli artisti di segnare con il loro sguardo un’epoca, “un tempo” della nostra storia, e insieme invita a ritrovare il tempo – fuori dagli eccessi della produzione visiva di oggi – per riscoprire gli straordinari talenti che hanno reso unica, anche a livello internazionale, la fotografia italiana.
Dopo l’appuntamento dedicato a quei maestri che hanno avuto nell’uso del colore una delle loro cifre più caratteristiche, ecco quello che propone le opere di autori che si sono distinti nell’utilizzo del bianco e nero.
Il percorso espositivo, composto da 80 fotografie di 28 maestri italiani e internazionali, prende avvio dal Futurismo di Renato Di Bosso, seguito dal Neorealismo di Alfredo Camisa, passando per le sperimentazioni formali del primo Mario De Biasi, quindi, approdando agli straordinari capitoli del realismo astratto e magico di Mario Giacomelli, in cui le colline e i campi coltivati delle Marche sono ridotti a segni grafici, come se il risultato finale fosse prodotto dal bulino di un incisore e non dall’obiettivo e di Antonio Biasiucci, che esplora le tracce della cultura contadina nel sud Italia, dove riti e memorie diventano oggetto da interrogare, in un dialogo crudo e spirituale con l’identità collettiva.
Franco Vaccari trasforma il banale in significativo, il marginale in poetico, e il quotidiano in arte. La sua fotografia è un manifesto che anticipa molte delle riflessioni contemporanee sull’arte partecipativa, sulla fotografia come documento, e sull’identità collettiva.
Mario Cresci cattura l’essenza della memoria e dell’identità, con uno sguardo che attraversa paesaggi e interni popolari, traducendo in immagini le tracce sottili di culture sospese tra tradizione e mutamento.Luigi Erba lavora per ripetizione e variazione, costruendo griglie sottili in cui lo spazio si sfalda in segni minimi che rimandano a un reale ormai lontano.
Anche per questo secondo episodio, si instaurerà un dialogo con fotografi internazionali, tra cui Elliott Erwitt, Jan Groover, Horst P. Horst, Michael Kenna, William Klein, Minor White.
Durante il periodo di apertura, Palazzo Fagnani Ronzoni ospiterà una serie di eventi collaterali, come incontri, talk, presentazione di libri, serate a tema con artisti, storici e critici della fotografia.
Artisti: Antonio Biasiucci, Alfredo Camisa, Giuseppe Cavalli, Franco Chiavacci, Mario Cresci, Mario De Biasi, Patrizia Della Porta, Renato Di Bosso, Mario Dondero, Luigi Erba, Mario Giacomelli, Franco Grignani, Pio Monti, Enzo Obiso, Franco Vaccari, Luigi Veronesi, Egon Egone, Elliot Erwitt, Ralf Gibson, Arthur Gerlach, Jan Groover, Lucien Hervé, Horst P. Horst, Kennet Josephson, Michael Kenna, William Klein, Joost Schmidt, John Stewart, Minor White, Silvio Wolf, Willy Zielke.
Dal 15 gennaio 2026 al 28 febbraio 2026 – The Pool NYC | Palazzo Fagnani Ronzoni – Milano
Beyond Heritage. Un percorso fotografico tra arte e scienza
Beyond Heritage. Un percorso fotografico tra arte e scienza, Museo di Roma a Palazzo Braschi
Un percorso che porta il pubblico dentro il lavoro di chi fa ricerca sui beni culturali, mostrando non solo ciò che del patrimonio è visibile, ma soprattutto ciò che solitamente resta nascosto: metodi, strumenti, competenze e interpretazioni che ogni giorno permettono di comprenderlo, conservarlo e raccontarlo. È questo lo spirito di “Beyond Heritage. Un percorso fotografico tra arte e scienza”, la mostra a cura di Fabio Beltotto e organizzata dalla Fondazione CHANGES, che apre il 16 gennaio 2026 nelle storiche sale del Museo di Roma – Palazzo Braschi. L’esposizione nasce nell’ambito del progetto CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con fondi PNRR – NextGenerationEU, e che riunisce università, istituzioni culturali e imprese impegnate a ripensare il rapporto tra patrimonio, società e innovazione. Il percorso si sviluppa attraverso fotografie, video, installazioni e materiali digitali, frutto di una collaborazione diretta tra i fotografi — Alessandro Cristofoletti, Mario Ferrara, Paolo Pettigiani, Claudia Sicuranza, Francesco Stefano Sammarco e Futura Tittaferrante — e i team di ricerca dei partner nazionali del progetto CHANGES, tra cui Sapienza Università di Roma, Università Ca’ Foscari Venezia, Università degli Studi Roma Tre, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Università degli Studi di Napoli Federico II, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e molte altre realtà coinvolte nelle diverse linee progettuali.
Le immagini e le installazioni interattive in mostra raccontano le principali aree della ricerca applicata ai beni culturali: dall’archeobotanica, che permette di ricostruire gli ambienti e le ecologie del passato, al patrimonio della moda come sistema complesso di memorie materiali e immateriali; dalle indagini sul paesaggio come intreccio dinamico tra storia, comunità e territorio, alle sperimentazioni sui digital twin che rendono accessibili nel tempo opere d’arte, allestimenti, collezioni e contenuti museali. Ogni sezione è il risultato di un lavoro congiunto tra ricercatori e artisti, un dialogo che permette alla fotografia di diventare non semplice documento, ma strumento di interpretazione capace di far emergere connessioni e storie spesso invisibili.
«Questa esposizione rappresenta un momento di restituzione fondamentale per l’intera rete di partner coinvolti in CHANGES. Negli ultimi tre anni l’intero partenariato ha contribuito a creare un sistema nazionale capace di innovare il modo in cui il patrimonio viene studiato, condiviso e vissuto. in Beyond Heritage questa missione prende vita, mostrando come la ricerca — nelle sue dimensioni scientifiche, sociali e culturali — sia un processo collettivo che rafforza la nostra capacità di comprendere il patrimonio come risorsa viva e collettiva». – Antonella Polimeni, Presidente della Fondazione CHANGES «Beyond Heritage nasce dal desiderio di valorizzare il lavoro quotidiano delle ricercatrici e dei ricercatori. La mostra non restituisce solo risultati: rende visibili i processi, le tecniche, le pratiche e le collaborazioni che trasformano il patrimonio in un uno strumento di scambio e conoscenza. È un omaggio alla rete interdisciplinare che sostiene il progetto CHANGES e alla sua capacità di costruire nuove forme di interpretazione e di tutela del patrimonio culturale». – Fabio Beltotto, curatore La mostra “Beyond Heritage. Un percorso fotografico tra arte e scienza” è in collaborazione con Musei in Comune Roma e Zetema Progetto Cultura.
Dal 16 gennaio 2026 al 28 febbraio 2026 – Museo di Roma a Palazzo Braschi
Il mondo e la tenerezza. Walter Rosenblum Master of Photography
Oltre 110 fotografie vintage raccontano il Novecento attraverso uno sguardo umano, empatico e potente. Dal 3 dicembre 2025 al 19 febbraio 2026, il Centro Culturale di Milano ospita la mostra Il mondo e la tenerezza, dedicata a Walter Rosenblum, uno dei grandi maestri della fotografia sociale del XX secolo. Un progetto espositivo di respiro internazionale che porta in Italia, per la prima volta, una selezione ampia e significativa del suo lavoro.
La mostra, curata da Roberto Mutti, offre un’occasione rara per entrare in contatto con uno sguardo capace di unire rigore documentaristico e profonda empatia.
Walter Rosenblum (1919–2006) è stato una figura centrale della fotografia americana del XX secolo. Il suo lavoro si colloca tra la fotografia sociale di Lewis Hine e il reportage umanistico di Paul Strand, ma trova una voce del tutto personale nel modo in cui racconta le persone comuni.
Per Rosenblum la fotografia non è mai distanza. È incontro, ascolto, rispetto. Le sue immagini non cercano l’eccezionale, ma l’essenziale: la vita quotidiana, le relazioni, la dignità che resiste anche nelle condizioni più difficili.
Come suggerisce il titolo della mostra, Il mondo e la tenerezza convivono due dimensioni apparentemente opposte. Da un lato la realtà storica, sociale e politica del Novecento; dall’altro uno sguardo intimo e partecipe che attraversa anche la guerra, la povertà e l’emarginazione.
Il percorso espositivo attraversa l’intera carriera di Rosenblum, dalle prime immagini scattate negli anni Trenta fino ai lavori più maturi. Le fotografie raccontano l’esperienza degli immigrati negli Stati Uniti, la vita nei quartieri popolari di New York, le conseguenze dei conflitti europei, fino alle immagini realizzate durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ogni scatto restituisce centralità all’essere umano, che non viene mai ridotto a semplice soggetto fotografico, ma diventa protagonista di una storia più ampia.
Ancora giovanissimo, Rosenblum entra nella Photo League, un collettivo che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della fotografia sociale americana. Qui matura una visione etica della fotografia come strumento di responsabilità civile. Durante la Seconda Guerra Mondiale lavora come fotoreporter per l’esercito americano. Documenta lo sbarco in Normandia e realizza le prime riprese del campo di concentramento di Dachau. Esperienze che segnano profondamente il suo lavoro e il suo modo di guardare il mondo, senza mai rinunciare a uno sguardo umano.
All’interno del programma della mostra è prevista la proiezione del film “Walter Rosenblum. In Search of Pitt Street”, diretto da Nina Rosenblum, figlia del fotografo e regista di rilievo internazionale. La proiezione si terrà giovedì 4 dicembre 2025 presso l’Auditorium del Centro Culturale di Milano, con ingresso libero su prenotazione.
Dal 3 dicembre 2025 al 19 febbraio 2026 – Centro Culturale di Milano
Una retrospettiva di circa 300 fotografie di un fotografo che con delicatezza, rigore e sapienza ha raccontato l’Italia che rinasceva dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale.
È stato il fotografo più̀ amato de Il Mondo di Mario Pannunzio, dove in 14 anni ha pubblicato 573 foto, e collaboratore tra i più assidui del settimanale Tempo, con reportage dall’Italia e dal mondo. Ha ritratto divi del cinema, scrittori, artisti, nobiltà̀, intellettuali e gente comune. Ha percorso le coste italiane con Pier Paolo Pasolini raccontando le vacanze degli italiani. Le sue foto, riscoperte dalla figlia dopo più di cinquant’anni di oblio, sono state presentate in modo organico, per la prima volta, in una grande mostra al MAXXI di Roma nel 2019. Oggi, a cento anni dalla nascita, Silvia Di Paolo ha rivisitato l’archivio di suo padre e insieme a Giovanna Calvenzi propone un nuovo sguardo sul suo sorprendente lavoro che inizia con le inedite immagini realizzate agli esordi, ripercorre il lungo impegno dedicato a raccontare i mutamenti della società italiana, il mondo del cinema, i viaggi all’estero.
La mostra, che mescolerà molte fotografie inedite e per la prima volta anche a colori, insieme a materiali d’archivio, video, riviste d’epoca e documenti originali, avrà un focus dedicato alla città di Genova.
EDEN. Il giardino dell’anima – Anna Caterina Masotti
Dopo Thea Maris. Risonanze del Mare, Anna Caterina Masotti torna a Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e ART CITY White Night, con il patrocinio di Azimut, in occasione di Arte Fieracon un progetto inedito che si svilupperà negli spazi dello splendido Palazzo Tubertini, sede bolognese di Azimut Capital Management SGR SpA, società del gruppo Azimut, tra le più importanti realtà indipendenti nella gestione dei patrimoni. La mostra è organizzata da Laura Frasca Art Manager della fotografa, ed è accompagnata da un testo di Benedetta Donato, curatrice e critica della fotografia.
Il suo nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima. L’Eden che Anna Caterina prova a scoprire e a portarci è un luogo dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa, una forma viva prende respiro.
Le immagini non raccontano una storia, ma una soglia: un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.
Questo percorso trova la sua più compiuta sintesi concettuale e visiva nella sala principale di Palazzo Tubertini, sede di Azimut a Bologna, che diventa il cuore pulsante dell’esposizione.
L’ambiente, caratterizzato da ampie vetrate in ferro battuto, da un soffitto che richiama l’architettura di una serra e da colonne decorate, evoca con forza l’atmosfera dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra natura e architettura, che diventa metafora visiva ed emotiva del progetto espositivo.
La mostra presenta diciassette opere fotografiche, un numero carico di significati simbolici. È tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all’immortalità dell’anima. Rappresenta un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l’universo femminile al centro della ricerca dell’artista.
Le foto, come da tratto distintivo di Anna Caterina, sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.
La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi.
Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, elemento che introduce un profondo livello di autenticità legato alla maternità, all’identità e alla continuità generazionale.
Elementi centrali della narrazione visiva sono la farfalla, simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell’anima, e i dettagli botanici. I primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura.
Infine le ombre, spesso avvolgenti le figure, assumono un ruolo simbolico potente: rappresentano l’inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell’identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l’intera esposizione.
L’esperienza della mostra è completata da un allestimento sensoriale e multimediale che amplifica il concetto di giardino interiore. È stato creato infatti un brano musicale che lo accompagnerà, una rielaborazione curata dal produttore musicale Giorgio Cencetti. La composizione unirà brani di musica classica moderna a un tappeto sonoro tipico dei giardini d’inverno, includendo il cinguettio dei passeriformi all’interno delle voliere e il suono ambientale della pioggia che colpisce il vetro della serra.
Nella sala secondaria, a sinistra dell’ingresso, un video mapping di una fontana proiettato sulla parete introduce l’elemento dell’acqua, simbolo di emozione, vita e flusso interiore, evocando al contempo il lusso decorativo dei giardini d’inverno storici.
Il corridoio d’entrata diventa infine un percorso intimo verso l’inconscio. Qui, due installazioni guidano il visitatore: sul fondo del corridoio, la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia accompagna simbolicamente l’ingresso nel “Giardino dell’anima”; nella sala adiacente a destra, un video mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, alludendo al mondo esterno che sfiora delicatamente la serra.
Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e poetica, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e universale sul femminile, sulla trasformazione e sulla ricerca di un luogo interiore di armonia.
“Attraverso dettagli fugaci — una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia — si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni. Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa. Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa, respira. Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande. In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra. Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla, e ci ricorda che vivere è appartenere.”
Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026 – Bologna, Palazzo Tubertini
Italia di mezzo – Autori Vari
Com’è articolata e quali sono i temi che pone alla transizione socio-ecologica tutta quella parte intermedia del Paese, compresa tra aree metropolitane e aree interne, tra grandi città e territori periferici e marginali? L’Italia di mezzo, come la definiamo, corrisponde a circa il 60% del territorio nazionale e comprende un insieme variegato di contesti, paesaggi, comunità e storie locali: città medie, reti policentriche di piccoli e medio-piccoli comuni, pianure e colline abitate, sistemi urbanizzati pedemontani e vallivi, contesti di dispersione insediativa. Dopo decenni di attenzione alle aree metropolitane e, in anni più recenti, alle aree remote e interne, la maggior parte del territorio italiano è rimasta priva di rappresentazioni e di visioni, rendendo questi territori meno attrezzati per affrontare le sfide del presente e cogliere le opportunità nel prossimo futuro. La mostra e il ciclo di seminari ed eventi che la accompagnano racconta il lavoro di ricerca e di esplorazione territoriale condotto negli ultimi tre anni da un ampio gruppo di ricercatrici e ricercatori del Politecnico di Milano e di altri Atenei nella provincia italiana. L’obiettivo è duplice: da un lato, comprendere le trasformazioni in atto attraverso un’analisi approfondita di processi nazionali e di fenomeni locali; dall’altro, immaginare traiettorie possibili, più sostenibili, inclusive e resilienti. La mostra restituisce e discute alcuni temi e questioni rilevanti (scuola, casa, produzione, agricoltura, suolo, energia) attraverso un percorso di esplorazione che ha utilizzato strumenti diversi: mappe e repertori cartografici per restituire dati e dinamiche territoriali; voci e storie di luoghi, pratiche e contesti; racconti fotografici che permettono di cogliere i paesaggi e costruire sguardi. Un ciclo di tre seminari discuterà le ipotesi e gli esiti della ricerca attraverso i volumi pubblicati (Italia di mezzo, Donzelli 2024; Collana dei Ritratti dell’Italia di mezzo, 2025-26) e le campagne fotografiche; un programma di proiezioni affiancherà visioni cinematografiche e storie (tre serate cineforum); una giornata di studio concluderà i lavori riflettendo sulle prospettive di ricerca e di azione per i ritratti dell’Italia di mezzo.
Fotografie: Enrico Bedolo, Tomaso Clavarino, Cédric Desasson, Giovanni Hänninen, Peppe Maisto, Paolo Mazzo, Michele Nastasi, Gioia Onorati, Andrea Pertoldeo, Fausta Riva, Filippo Romano, Andrea Simi.
21.01.26 – 13.02.26 – Politecnico di Milano
Il paese della biodiversità. Il patrimonio naturale italiano
Arriva al largo pubblico, dopo lo straordinario successo riscosso lo scorso anno, dal 22 gennaio al 27 febbraio 2026 nello spazio Corner del MAXXI – il Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra Il paese della biodiversità. Il patrimonio naturale italiano di National Geographic Italia e del National Biodiversity Future Center(NBFC), il primo centro di ricerca italiano sulla biodiversità finanziato da PNRR-Next Generation EU.
Una cinquantina di magnifici scatti di The Wild Line – il collettivo di fotografi naturalistici composto da Marco Colombo, Bruno D’Amicis e Ugo Mellone – selezionati da National Geographic Italia esplorano in modo altamente suggestivo il complesso rapporto tra l’uomo e l’ambiente, e il modo in cui le attività umane incidono sulla biodiversità. La mostra risponde al desiderio di utilizzare la forza delle immagini per trasmettere ad un pubblico intergenerazionale e multisociale, un messaggio importante: la biodiversità italiana e mediterranea va protetta con la forza del sapere, della scienza e dell’innovazione.
La missione di conservazione e valorizzazione ambientale, restituendo centralità a ciò che ci circonda e ripristinando l’equilibrio perduto tra l’uomo e la natura, rimanda a una responsabilità condivisa. «NBFC fa della scienza non solo un ponte tra paesi – attraverso la recente ratifica di accordi internazionali e l’inaugurazione di una stagione della diplomazia scientifica – ma anche tra discipline. Afferma Luigi Fiorentino, presidente di NBFC. La collaborazione del centro con National Geographic Italia nell’allestimento della mostra ne è la dimostrazione concreta e nasce con l’intento di parlare attraverso le immagini ad un pubblico sempre più ampio capace di coinvolgere anche giovani e giovanissimi, stimolando curiosità per lo studio scientifico e per la salvaguardia della biodiversità, come sancito dall’art 9 della nostra Costituzione. La fotografia diventa una nuova forma di comunicazione che va oltre il soggetto inquadrato, uno strumento di sensibilizzazione rispetto a tematiche di estrema urgenza.»
Il percorso espositivo multimediale rappresenta un vero e proprio viaggio alla scoperta del lato più selvaggio e meno conosciuto della flora e della fauna del nostro paese. Lo fa attraverso lo sguardo di tre fotografi naturalistici, scienziati, che danno testimonianza di un paesaggio policromato e della stupefacente varietà della biodiversità italiana. Grazie alla sua posizione strategica protesa nel Mediterraneo, alla sua geomorfologia, e al fatto di trovarsi sulle importanti rotte migratorie di molte specie di uccelli tra l’Africa e il Nord Europa, l’Italia è il paese europeo con la più grande varietà di specie viventi e il più alto tasso di specie endemiche. Più del 50% delle specie vegetali e il 30% delle specie animali in Europa sono presenti esclusivamente nel nostro paese. La sua posizione privilegiata, con l’intera area mediterranea considerata un hotspot, la espone, tuttavia, a rischi significativi legati al cambiamento climatico: siccità e desertificazione nelle regioni meridionali, aumento della temperatura del mare e incremento degli eventi meteo estremi sono tutti elementi che possono concorrere ad alterare ecosistemi fragili, spesso già sotto pressione per l’impatto delle attività umane.
Lo spiega bene il documentario che quest’anno arricchisce l’esposizione: il National Biodiversity Future Center ha identificato nel recupero a lungo termine e duraturo della biodiversità vegetale e animale e nel ripristino degli ecosistemi terrestri e marini una delle sfide cruciali per l’Italia e l’intero bacino del Mediterraneo, i cui ecosistemi sono gravemente compromessi (oltre il 30%), poiché la tutela della biodiversità non è solo una questione ambientale ma è anche intrinsecamente legata alla dimensione economica di un paese. Ogni ecosistema, infatti, produce valore grazie a cose come l’acqua pulita, il suolo fertile e l’aria respirabile: elementi invisibili e nondimeno fondamentali, che conferiscono alla biodiversità un valore economico ed essenziale per la salute dei cittadini.
«Il potere evocativo delle immagini esposte in mostra invita i visitatori a riflettere sulla ricchezza e sulla fragilità degli ecosistemi italiani e sull’urgenza di adottare nuove strategie per conservare gli habitat naturali – spiega iI direttore generale di NBFC Riccardo Coratella che ha coordinato i lavori. Dalle piante agli invertebrati, dagli uccelli agli animali acquatici, ad alcuni dei mammiferi più iconici del nostro patrimonio naturalistico, ogni fotografia è il racconto di una specie, del suo comportamento, dei rischi a cui è sottoposta.»
«Questa mostra è, prima di tutto, un piccolo racconto della ricchezza del nostro patrimonio naturale, che ritrae specie iconiche come l’orso marsicano, il lupo, la lince, ma anche animali di cui molti di noi non conoscono nemmeno l’esistenza e che pure hanno un ruolo cruciale nei nostri ecosistemi. In questo senso, il messaggio che racchiude è che la natura va salvaguardata nel suo insieme, nella sua complessità, e che la biodiversità del nostro paese è un capitale di valore inestimabile» afferma Marco Cattaneo,direttore di National Geographic Italia.
Dal 21 gennaio 2026 al 27 febbraio 2026 – MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Roma
Buongiorno, sono curiosa di sapere cosa pensate di questo lavoro! Buona lettura, ciao Sara
FOTOGRAFIA di Wolfgang Tillmans “Freischwimmer” 99, 2004 – Anno 2000
“Freischwimmer” (Nuotatore libero), realizzato nel 2000 da Wolfgang Tillmans, è un’opera che sfida le convenzioni della fotografia tradizionale. In questa serie, Tillmans esplora le possibilità della fotografia senza macchina fotografica, creando immagini astratte e luminose attraverso l’uso di un ingranditore e di carta fotografica esposta alla luce.
Il tema centrale di “Freischwimmer” è l’esplorazione delle proprietà intrinseche della luce e della materia fotografica. Tillmans, attraverso il suo approccio sperimentale, ci invita a riflettere sulla natura stessa della fotografia, sulla sua capacità di creare immagini che trascendono la rappresentazione del mondo reale. Le immagini, con i loro colori vibranti e le loro forme fluide, evocano un senso di libertà e di indeterminazione, suggerendo un mondo di possibilità infinite.
L’approccio di Tillmans si distingue per la sua libertà creativa e la sua capacità di innovare. Le sue opere, che spaziano dalla fotografia di moda al ritratto, dall’astrazione alla documentazione, sono caratterizzate da un’estetica spontanea e da un’attenzione ai dettagli. La sua tecnica, che combina riprese analogiche e digitali, gli consente di creare immagini che sembrano catturare l’essenza del momento, l’energia della vita.
Dal punto di vista visivo, “Freischwimmer” è una serie di grande impatto. Le immagini, con la loro luminosità intensa e le loro forme organiche, creano un’esperienza visiva coinvolgente e stimolante. Tillmans ci mostra la bellezza nascosta nella casualità, trasformando un processo tecnico in un’opera d’arte che ci invita a esplorare i confini della percezione.
Biografia di Wolfgang Tillmans:
Wolfgang Tillmans, nato nel 1968 a Remscheid, è un fotografo tedesco noto per la sua esplorazione dei confini della fotografia e per la sua capacità di catturare l’energia del momento. Dopo aver studiato arte al Bournemouth & Poole College of Art and Design in Inghilterra, ha sviluppato un linguaggio visivo unico, caratterizzato da un’estetica spontanea, un’attenzione ai dettagli e un’apertura alla sperimentazione. Le sue opere sono state esposte nei più importanti musei e gallerie del mondo, consacrandolo come uno dei fotografi più influenti della nostra epoca.
In qualità di fondatrice di Musa Fotografia, una scuola dedicata all’arte della fotografia, desidero chiarire l’utilizzo di immagini di grandi autori sul mio blog.
Le fotografie di maestri, che appaiono nei miei articoli, sono utilizzate esclusivamente a scopo didattico e divulgativo. Il mio intento è quello di analizzare e condividere la bellezza, la tecnica e la storia di queste opere con i miei studenti e con tutti gli appassionati di fotografia.
Tengo a sottolineare che:
Nessuna delle immagini viene utilizzata a scopo di lucro. Il blog non genera entrate dirette attraverso la vendita di immagini o pubblicità.
Gli articoli sono scritti con intenti didattici. L’obiettivo è quello di fornire spunti di riflessione e approfondimento sulla storia della fotografia e sulle diverse tecniche utilizzate dai grandi maestri.
Il mio impegno è verso la diffusione della cultura fotografica. Credo che l’analisi di opere significative sia fondamentale per la crescita e l’apprendimento di ogni fotografo.
Sono consapevole dell’importanza del rispetto del diritto d’autore e mi impegno a citare sempre la fonte delle immagini utilizzate. Se dovessi ricevere segnalazioni di violazioni del copyright, provvederò immediatamente a rimuovere il materiale contestato.
Spero che questa dichiarazione possa chiarire il mio approccio e la mia passione per la fotografia.
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Ciao a tutti! Come sapete tengo questo blog dal 2015, voglio cambiare un pochino! Non scrivo solo io, ma ogni articolo scritto da me in senso “critico” sarà un piccolo tentativo di fare il contrario di ciò che il tempo ci chiede: inseguire il presente, rincorrere la moda, adeguarsi. Io preferisco l’anacronismo. Non perché sia romantico o “figo”, ma perché è l’unico modo per inventare davvero qualcosa di mio e, forse, anche di vostro. Qui si parla di immagini che non hanno fretta, di estetiche che non viaggiano sui trend topic e di scelte visive che spesso fanno storcere il naso. E se riusciremo a ridere un po’ delle nostre stesse fissazioni, ancora meglio. Perché l’ironia, ve lo assicuro, è l’unico filtro che rende sopportabile il mondo della fotografia contemporanea. Benvenuti quindi in questa serie: un viaggio fuori tempo, con qualche deviazione imprevista, un paio di scivoloni controllati e la speranza che, alla fine, qualcuno possa davvero guardare il mondo in modo un po’ diverso. A chi pensa che mi rivolga a tutti con parole semplici perché non saprei fare di più: venite a testarmi, invitatemi al vostro tavolo! Immergetevi nel mio lavoro e capirete che spiegare, comunicare e farsi capire non è mai banale, che semplice non significa superficiale.” Sara Munari
Armenia – Sara Munari
La fotografia nell’arte contemporanea: un tempo strumento diretto, capace di catturare il mondo e restituirlo con verità e poesia. Oggi, invece, è spesso diventata un esercizio di cifre e cripticismo, dove a più di una mostra che ho visitato, sembra dirmi: “Se non mi capisci, è colpa tua, non hai la conoscenza necessaria”. Quasi sempre, questo approccio funziona da scudo per giustificare opere che altrimenti sembrerebbero incomprensibili o prive di senso.
Il paradosso è delizioso. Da un lato, il fotografo che sempre più spesso usa media differenti dalla fotografia semplicemente (mi ci metto pure io) deve compiacere il mercato, fare “wow” alle fiere e ai collezionisti per sopravvivere; dall’altro, può scatenare il concettualismo più astruso e presentarlo come prova di profondità. La fotografia, che una volta parlava a chiunque, oggi è spesso un club esclusivo: chi non ha la “conoscenza necessaria” resta fuori. E se osi chiedere “Ma cosa sto vedendo?”, la risposta implicita è quasi sempre la stessa: “Se non lo capisci, il problema è tuo, studia”. Cosa che in parte condivido, soprattutto se riferita ad autori con un lungo percorso alle spalle che spesso giustifica e anzi sostiene le scelte di linguaggio effettuate per molti progetti. Su autori con un lungo percorso alle spalle, questa posizione può avere senso: un lavoro coerente e stratificato può richiedere competenze o conoscenze pregresse per essere pienamente compreso, e quasi sempre giustifica le scelte di linguaggio effettuate nei vari progetti.
Il problema si complica quando la fotografia è fatta da amatori o giovani autori. In questi casi, il cripticismo spesso non nasce da una riflessione consapevole o da un percorso consolidato, ma da un tentativo di apparire “intellettuali” o di posizionarsi nel mondo dell’arte contemporanea. Le immagini possono diventare incomprensibili quasi per principio: composizioni volutamente ambigue, soggetti sfocati, concetti astratti senza contesto, tutto giustificato con frasi come “è la mia visione” o “è un linguaggio personale”. Quasi sempre, però, manca quella profondità che giustificherebbe il rifiuto della chiarezza.
Questo atteggiamento ha conseguenze evidenti: il pubblico si sente escluso, è se sei all’inizio della tua “carriera” ti assicuro che può essere pericoloso, la partecipazione reale diminuisce, e la fotografia rischia di diventare un esercizio di stile autoreferenziale. Invece di creare dialogo, l’opera comunica quasi esclusivamente con chi “sa già”, chi ha seguito corsi, letture o tendenze specifiche. Per i giovani autori, è facile cadere nella trappola di equilibrare tra il desiderio di distinguersi e l’esigenza di essere compresi: il rischio è che l’equilibrio penda sempre verso il criptico, dimenticando che la forza della fotografia – anche nella sperimentazione più estrema – è prima di tutto nel poter parlare a qualcuno.
In altre parole, mentre i fotografi consolidati possono permettersi di complicare il linguaggio perché il loro percorso sostiene le loro scelte, per chi è agli inizi o non ha ancora un corpo di lavoro riconosciuto, il “club esclusivo” spesso diventa una barriera inutile: uno specchio di ambizioni e aspirazioni che, se non mediato dalla capacità di comunicare, rischia di trasformarsi in autoesclusione.
E il paradosso storico persiste. Come da circa 200 anni a questa parte, sembra che la fotografia debba complicarsi la vita per essere considerata arte: il vecchio discorso si ripete, mai effettivamente superato. E mentre il mercato e il concettualismo più criptico celebrano la propria autoreferenzialità, la fotografia rischia di perdere quella capacità semplice e rivoluzionaria che l’ha resa potente.
Sara Munari
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La scala dei gradi Kelvin (K) è un sistema di misura della temperatura assoluta e viene spesso utilizzata in fotografia per indicare la temperatura colore della luce.
La temperatura colore descrive il colore della luce emessa da una sorgente luminosa e si misura in Kelvin (K). Questo concetto deriva dalla fisica: immagina un corpo nero ideale che, riscaldato, cambia colore passando dal rosso al blu. La temperatura alla quale quel corpo emette una luce di un certo colore è espressa in gradi Kelvin.
In fotografia e illuminazione, la temperatura colore è fondamentale per determinare il bilanciamento del bianco e ottenere immagini con colori naturali. Ecco come si distribuiscono le diverse sorgenti luminose sulla scala Kelvin:
Temperatura (K)
Tipo di luce
Colore percepito
1000-2000K
Candela
Luce molto calda (rossa/arancione)
2500-3200K
Lampadine a incandescenza
Luce calda (giallo-arancione)
4000-4500K
Neon e lampade fluorescenti
Luce neutra (bianco tendente al giallo)
5000-5500K
Luce naturale a mezzogiorno
Bianco neutro
6000-6500K
Luce del giorno con cielo coperto
Bianco freddo (azzurrino)
7000-10000K
Ombra o cielo sereno
Luce molto fredda (blu)
Influenza sulla fotografia
Quando scatti una foto, la fotocamera deve compensare la temperatura colore per riprodurre i colori in modo realistico. Questo si fa attraverso il bilanciamento del bianco (WB – White Balance), che può essere regolato manualmente o automaticamente.
Se la luce è troppo fredda (blu/azzurra) → la fotocamera applica una correzione verso il giallo.
Se la luce è troppo calda (gialla/arancione) → la fotocamera applica una correzione verso il blu.
Luci Calde (bassi Kelvin): Hanno una tonalità tendente al giallo o al rosso. Esempi: luce delle candele (circa 1800K), lampadine a incandescenza (circa 2700K).
Luce Neutra (intorno ai 5500K): Considerata la luce di riferimento, simile a quella di un cielo leggermente nuvoloso.
Luci Fredde (alti Kelvin): Hanno una tonalità tendente al blu. Esempi: luce diurna diretta (circa 5500K), flash elettronico (circa 5600K), luce di un cielo sereno (può arrivare a 10000K).
Il bilanciamento del bianco è appunto la funzione della fotocamera che cerca di correggere automaticamente la temperatura del colore, rendendo i bianchi bianchi e il resto dei colori naturali.
Automatico (AWB): La fotocamera cerca di determinare automaticamente la temperatura del colore. Funziona bene in molte situazioni, ma può sbagliare, soprattutto in condizioni di illuminazione complesse.
Preimpostate: La fotocamera offre diverse preimpostazioni per tipi di luce comuni (luce diurna, ombra, tungsteno, fluorescente).
Manuale: Ti permette di regolare la temperatura del colore in Kelvin, dandoti un controllo completo sulla tonalità dei colori.
Quando usare quale impostazione?
Automatico: Perfetto per la maggior parte delle situazioni, soprattutto quando la luce è costante.
Preimpostate: Utilizzale quando conosci il tipo di luce presente nella scena (es. luce al tungsteno per una foto interna).
Manuale: Ideale per ottenere un controllo preciso sui colori, soprattutto in situazioni di illuminazione mista o quando vuoi creare un effetto particolare.
Errori comuni e come evitarli:
Bilanciamento del bianco errato: I colori della tua foto potrebbero apparire troppo caldi o troppo freddi.
Variazioni di temperatura del colore: Se stessi fotografando in condizioni di illuminazione mista, potresti notare delle variazioni di colore nella tua foto.
In conclusione:
Il bilanciamento del bianco è un aspetto fondamentale della fotografia che può fare la differenza tra una foto ordinaria e una straordinaria. Sperimentando con le diverse impostazioni e comprendendo come la luce influisce sui colori, potrai ottenere risultati sempre migliori.
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Buongiorno, ecco tutti i premi fotografici in scadenza a Gennaio! Partecipate!
Ciao Ciao
Annalisa
Alpha Female Award 2026
L’Alpha Female Award è incentrato sul supporto e la promozione delle fotografe in tutto il mondo.
La vincitrice riceverà un’attrezzatura Sony Digital Imaging e la partecipazione alla mostra dei Sony World Photography Awards a Londra.
Il premio nasce dall’iniziativa Alpha Female di Alpha Universe, promossa da Sony US, che si concentra sulla creazione di opportunità per fotografe, videomaker e registi professionisti per contribuire a promuovere una comunità creativa più ricca e diversificata. In collaborazione con la World Photography Organisation, Sony US ha esteso il suo programma a livello globale, premiando le fotografe che partecipano al concorso Open dei Sony World Photography Awards.
Images of Resilience: Framing Peace through Allied Vision
Il concorso fotografico YATA “Immagini di Resilienza: Inquadrare la Pace attraverso la Visione Alleata” celebra il potere della narrazione visiva nel plasmare la comprensione pubblica di pace, resilienza e cooperazione tra alleati.
Organizzato da YATA Germania e YATA International, il concorso si concentra sulla fotografia che mette in luce l’alleanza, la sicurezza umana e l’esperienza vissuta della resilienza.
Le opere vincitrici e finaliste saranno esposte durante un evento collaterale della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2026, seguito da una tavola rotonda dal titolo “Spostare l’attenzione: mappare il ruolo della narrazione visiva in un mondo frammentato”. L’iniziativa è supportata da Airbus, Deloitte, RENK Group, NATO, Calumet, la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ed Europäische Sicherheit & Technik.
Il concorso è gratuito e aperto a fotografi emergenti, semi-professionisti e professionisti, cittadini di paesi NATO o Partner for Peace (PfP) e attualmente residenti in uno di questi paesi. Età minima: 18 anni.
Il Siena International Photo Awards (SIPAContest) è uno dei concorsi fotografici più prestigiosi al mondo, riservato a fotografi professionisti, amatoriali e studenti. La giuria è composta da esperti internazionali, tra cui fotografi, editor e acquirenti di immagini di fama.
I vincitori delle categorie principali sono invitati a partecipare alla CERIMONIA DI PREMIAZIONE e al GALA per contendersi il premio principale “SIPA Photographer of the Year”. Il vincitore assoluto e i vincitori di categoria ricevono l’ambita statuetta di cristallo PANGEA PRIZE.
La cerimonia di premiazione si svolge a Siena (Italia) presso il Teatro dei Rinnovati. In questo giorno, l’ultimo sabato di settembre, vengono esposti il ”SIPA Photographer of the Year” e le immagini premiate.
Ogni anno, presso lo spazio espositivo dell’ex distilleria “Lo Stellino”, viene allestita una mostra con le immagini vincitrici e quelle con menzione d’onore, nonché con opere d’arte di rilievo, intitolata “Imagine All The People Sharing All The World”.
L’annuario “Beyond The Lens”, che presenta tutti i lavori premiati, viene pubblicato annualmente in due lingue (italiano e inglese).
İstanbul Photo Awards è un concorso internazionale di fotografia giornalistica organizzato da Anadolu Ajansı, agenzia di stampa globale attiva da oltre 100 anni. Il concorso mira a contribuire al mondo della fotografia giornalistica. I premi premiano, in base al merito, le opere di fotografi professionisti coraggiosi e talentuosi provenienti da tutto il mondo. İstanbul Photo Awards è diventato uno dei concorsi di fotografia giornalistica più noti al mondo. İstanbul Photo Awards riceve grande attenzione da fotoreporter di tutto il mondo. Circa 20.000 fotografi si sono iscritti al concorso fin dal suo primo anno.
CHIAMATA A TUTTI I FOTOGRAFI! I Sony World Photography Awards sono TORNATI per la loro 19a edizione!
Qualunque sia il tuo livello – principiante, studente o professionista – c’è una categoria perfetta per te e la tua fotografia!
Professionisti (serie)
Open (immagini singole)
Studenti (serie che risponde al brief del 2026 “Together”)
Giovani (immagini singole scattate da fotografi di età pari o inferiore a 19 anni)
Con la loro portata senza pari, i Sony World Photography Awards elevano la carriera dei fotografi a un livello superiore. Fin dall’inizio, gli Awards hanno promosso l’inclusività e l’accesso, rendendo l’iscrizione gratuita. Offrendo uno spaccato della fotografia odierna in tutta la sua diversità, gli Awards mettono in luce i fotografi che raccontano le storie del nostro tempo.
L’edizione del decimo anniversario è ora aperta! Entra nel mondo dell’eccellenza monocromatica con i MonoVisions Photography Awards 2026, un prestigioso concorso internazionale dedicato a celebrare l’arte senza tempo della fotografia in bianco e nero.
Invitiamo fotografi da tutto il mondo a mostrare il loro linguaggio visivo unico attraverso il bianco e nero. La nostra missione è scoprire i talenti monocromatici più interessanti e offrire loro una piattaforma globale per il riconoscimento, la visibilità e la ricompensa.
London Camera Exchange Photographer of the Year 2026
Esiste una categoria per quasi ogni genere fotografico, dai paesaggi ai ritratti, dalla macro alla street photography e oltre. Ogni categoria offre un’opportunità unica per mettere in mostra le tue abilità attraverso il tuo obiettivo.
Inoltre, con i premi People’s Choice e Emerging Talent, puoi vincere fantastici premi indipendentemente dalla categoria. Scopri ora e lasciati ispirare!
Scatena la tua creatività agli All About Photo Awards 2026 – The Mind’s Eye!
Immergiti in un mondo di creatività e riconoscimenti con l’undicesima edizione degli All About Photo Awards – The Mind’s Eye. Da oltre un decennio, offriamo a fotografi di tutto il mondo una piattaforma globale per mostrare il proprio lavoro, ottenere visibilità internazionale e competere per i premi in palio.
Corpo umano: invitiamo i fotografi a guardare oltre la superficie, a vedere la forma umana non solo come un soggetto, ma come uno specchio dell’esperienza.
Ogni curva, ogni linea, ogni gesto diventa un linguaggio a sé stante, che esprime vulnerabilità, resilienza e grazia. Attraverso luci e ombre, texture e toni, la macchina fotografica rivela ciò che è universale in ognuno di noi: la silenziosa verità dell’essere vivi.
Questa mostra celebra il corpo come arte e testimonianza di un paesaggio in continua evoluzione che porta con sé memoria, emozioni e le storie della nostra comune umanità.
European Network Remembrance and Solidarity (ENRS) invita tutti gli studenti delle scuole superiori (15-19 anni) a mettere in discussione l’idea di confine e a esplorare il loro ambiente circostante partecipando a un concorso fotografico: Borders calling! Il concorso è aperto fino al 31 gennaio 2026. Gli studenti possono partecipare tramite il modulo di registrazione disponibile sul sito web del concorso.
Scatta una foto di una storia (o di un’esperienza) dietro i confini!
Mostra i confini – amministrativi, sociali, politici, estetici… – ai tuoi studenti e incoraggiali a partecipare a un concorso fotografico! Borders calling è un’opportunità per i tuoi studenti di combinare creatività e pensiero critico con la narrazione visiva, e un’opportunità per vincere premi in denaro!
E se ogni fotografia fosse capace di rivelare ciò che la vita quotidiana nasconde?
La nostra quotidianità è abitata da presenze che non cessano mai di parlarci. Ghosts of the Moment ci invita a riconoscerle, a dare forma a ciò che rimane invisibile, a ciò che persiste nel tempo. Perché ogni fotografia è una soglia, un passaggio verso nuovi percorsi per l’immaginazione.
L’edizione 2026 di Fotografia Europea è un invito a interrogare le ombre della realtà, a esplorare il sottile intervallo tra ciò che scompare e ciò che continua a esistere nelle immagini, nei pensieri e nei ricordi.
N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi. I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi. Ci scusiamo per eventuali errori!
Musa fotografia
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✨ MUSA Fotografia augura a tutti un meraviglioso Anno Nuovo 2026! ✨ Che questo nuovo anno porti ispirazione, creatività e tanti momenti da catturare con il cuore e con l’obiettivo. Grazie per averci accompagnato fin qui: nel 2026 vi aspettiamo con nuovi corsi, workshop ed eventi speciali, pensati per far crescere la vostra passione e per vivere insieme nuove esperienze fotografiche. 📸✨ Buon 2026 da MUSA Fotografia!
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