Mostre di fotografia consigliate a gennaio

Iniziamo il nuovo anno godendoci una bella mostra di fotografia, tra quelle che vi consigliamo di seguito.

Anna

Magnum America. The United States

Un uomo vestito in abito formale sorridente, mentre si avvicina a un gruppo di mani protesi verso di lui in un evento affollato.
Foto. © Raymond Depardon/Magnum Photos, 1968

Che cos’è l’America? Attingendo dagli archivi dell’Agenzia Magnum Photos la mostra Magnum America pone al visitatore questa domanda. Organizzata in capitoli decennali che vanno dagli anni ’40 ai giorni nostri, l’esposizione promossa da Forte di Bard e Magnum Photos nel solco di una consolidata collaborazione sul fronte della fotografia storica e di costume, mette a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro.
La mostra si basa sull’ampia pubblicazione “Magnum America” edita da Thames & Hudson nel 2024.

Fin dalla sua fondazione nel 1947, Magnum Photos è stata profondamente intrecciata con la storia dell’America: i suoi ideali, le sue contraddizioni e le sue trasformazioni. Per molti dei fondatori europei di Magnum, l’America rappresentava sia una nuova frontiera che un banco di prova per la narrazione fotografica. Robert Capa ha catturato il glamour di Hollywood e l’ottimismo della vita del dopoguerra, mentre l’occhio attento di Henri Cartier-Bresson ha analizzato i rituali e i ritmi del Paese con uno sguardo distaccato e antropologico. Con la crescita dell’agenzia, fotografi americani come Eve Arnold, Elliott Erwitt e Bruce Davidson hanno contribuito con prospettive privilegiate, documentando tutto: dal movimento per i civili e le proteste contro la Guerra del Vietnam, ai ritratti intimi della vita quotidiana nelle piccole città e nelle grandi metropoli.

Nel corso dei decenni, l’obiettivo di Magnum ha seguito i trionfi e i traumi dell’America: il V-day, la Marcia su Washington, Woodstock, l’11 settembre, le campagne presidenziali, gli eventi sportivi, le manifestazioni culturali, i disastri naturali e le profonde cicatrici della disuguaglianza razziale ed economica. Insieme, queste immagini formano un mosaico a volte celebrativo, a volte critico, sempre alla ricerca e che continua ad interrogarsi su cosa sia l’America, e cosa potrebbe diventare.

08/12/2025 – 08/03/2026 – Forte di Bard – Aosta

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Tina Modotti. L’opera

Locandina della mostra 'Tina Modotti. L'opera' con un'immagine di una figura che tiene un bambino in braccio, su sfondo arancione.

Fortemente voluta dalla Sindaca Vittoria Ferdinandi e dall’Assessore alle Politiche culturali Marco Pierini, la mostra si presenta come l’esito di un viaggio alla scoperta di un’artista che sviluppò uno stile unico, caratterizzato da sperimentazione e una forte sensibilità sociale, denso di immagini, documenti, video e oggetti personali che ricostruiscono ed evocano il lavoro e la vita di una delle più emblematiche fotografe del Novecento.
L’esposizione “Tina Modotti. L’opera”, curata da Riccardo Costantini, nasce da uno straordinario progetto di ricerca, frutto di decenni di viaggi, contatti e scoperte in vari luoghi del mondo, seguendo la vita errante della fotografa, che approda a Palazzo della Penna dove viene offerta ai visitatori un’esperienza unica, emozionante ed estremamente ricca, che può contare anche su alcuni scatti inediti, frutto delle ultime ricerche svolte dello stesso curatore, in Messico e negli Stati Uniti.

Assunta Adelaide Luigia Saltarini Modotti, detta Tina (1896-1942) è stata una figura poliedrica – attrice, modella, attivista, autrice di saggi, pittrice e fotografa – la cui vista si intreccia con la storia politica e culturale del Novecento, e le cui vicende di vita hanno spesso fatto dimenticare la sua opera e le sue eccelse capacità artistiche.

In mostra oltre 200 immagini che raccontano l’intensa attività di questa grande fotografa, moltissimi documenti rari, video e audio, e la possibilità di poter ammirare la macchina fotografica che usava all’epoca e alcuni oggetti personali appartenuti a Tina Modotti, come la sua preziosa borsa “istoriata” da viaggio. Tutto questo fa della mostra perugina il ritratto più completo, mai offerto prima in Italia, di quella che è stata definita “la più famosa artista sconosciuta del 20° secolo”.

Dalle prime esperienze a Hollywood, dove recita in film muti e si avvicina alla fotografia grazie a Edward Weston, fino alla maturità artistica in Messico, Modotti sviluppa il suo stile unico di “fotografie oneste”, libere da virtuosismi, attente all’immediatezza e alla sperimentazione. Le sue immagini raccontano la bellezza e la dignità del lavoro, la condizione femminile, le contraddizioni del progresso e il fervore politico di un’epoca segnata da grandi trasformazioni.

Tra i nuclei più significativi, spiccano gli scatti dedicati alle donne di Tehuantepec (1929), testimonianza dell’impegno sociale e antropologico, nonché di profonda attualità in una mostra che, fin dal manifesto scelto per raccontarla in sintesi, parla con grande attualità della dignità delle donne, della loro nobiltà, della loro capacità di essere protagoniste, o nella storia (con l’attivismo politico) o nella società (lavoratrici ma al contempo madri).

Una sezione speciale ricostruisce la prima e unica esposizione realizzata da Modotti nel 1929, offrendo una chiave di lettura unica sulla sua poetica, ricostruendo – in un atto di rispetto commovente, accompagnato da rare musiche d’epoca – una “mostra nella mostra”, come l’aveva immaginata allora la stessa Tina.

La mostra monografica è promossa dal Comune di Perugia in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino e Cinemazero di Pordenone, che custodisce l’archivio Modotti più ampio al mondo, e con il gestore dei servizi per il pubblico e delle attività di valorizzazione del circuito museale comunale, Le Macchine Celibi soc. Coop.

dal 19 Dicembre 2025 al 12 Aprile 2026 – Palazzo della Penna Centro per le arti contemporanee – Perugia

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Franco Pinna. Sardegna a colori. Fotografie recuperate 1953–67

Franco Pinna, Manifestazione dei pastori, 1967
© Archivio Franco Pinna, Roma/Bologna tutti i diritti riservati | Franco Pinna, Manifestazione dei pastori, 1967

Con Franco Pinna. Sardegna a colori. Fotografie recuperate 1953–67, il MAN prosegue la riflessione sul linguaggio fotografico e il suo rapporto con la Sardegna, territorio di ispirazione e sperimentazione per generazioni di artisti. La mostra, che celebra il centenario della nascita del fotografo maddalenino (La Maddalena 1925 – Roma 1978), maestro della fotografia italiana del Novecento, riporta alla luce un corpus a lungo dimenticato, restituendo una dimensione nuova e sorprendente del suo sguardo: quella del colore. In dialogo con le recenti ricerche del museo su autori e visioni del paesaggio sardo, l’esposizione amplia la nostra percezione di un fotografo che molti hanno conosciuto solo attraverso il bianco e nero.

Il percorso della mostra, composto da circa ottanta opere tra stampe fotografiche a colori — in larga parte raramente esposte – e materiali d’archivio, propone un viaggio nella storia visiva e professionale di Pinna, offrendo nuovi elementi di valutazione critica della sua opera. Le immagini scelte, frutto di un lungo lavoro di recupero e restauro digitale delle cromie originali, sono accompagnate da fotografie di raffronto dello stesso soggetto in bianco e nero, oltre a diapositive, strumenti di lavoro provenienti dall’Archivio Franco Pinna, a testimonianza della complessità del suo approccio documentario. Una selezione di pubblicazioni d’epoca, fra cui “Vie Nuove”, “Noi Donne”, “L’Espresso” e “Panorama”, spiega la ragione del suo impegno con il colore, destinato alle riviste del tempo e alle loro pagine patinate, che richiedevano un senso di attualità e non la storicizzazione tipica del classico bianco e nero.

La mostra prende avvio da Orgosolo 1953, prima campagna fotografica a colori realizzata da Pinna in Sardegna, per poi attraversare le tappe più significative della sua produzione isolana: Canne al vento (1958), Argia a Tonara (1960) immagini per il celebre volume Sardegna. Una civiltà di pietra (1961), fino alle cronache sul banditismo e le proteste dei pastori del 1967. Le sequenze, disposte come un racconto di lunga durata, restituiscono l’evoluzione di un linguaggio che trova nel colore una dimensione autonoma e poetica, capace di cogliere la materia viva della Sardegna arcaica e modernissima insieme.

A emergere è la tensione tra documento e rito, che percorre tutta la sua opera: un modo di attraversare la realtà che, come scriveva Federico Fellini nel 1976, rivela in Pinna “una lentezza da ierofante”, sospesa tra lo sguardo dello scienziato e quello del sacerdote.
È proprio in questa dimensione sospesa tra documento e rito che la mostra del MAN invita a rileggere la sua opera: come un attraversamento della realtà che diventa rivelazione.

Dal 5 Dicembre 2025 al 1 Marzo 2026 – MAN Museo d’arte Provincia di Nuoro

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GRANDI MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA. LÁSZLÓ MOHOLY NAGY

László Moholy‑Nagy, Untitled
László Moholy‑Nagy, Untitled

Giovedì 27 novembre 2025 alle ore 19.00, presso la Galleria del Palazzo Falconieri in via Giulia, si inaugura il nuovo appuntamento della serie Grandi Maestri della Fotografia promossa dall’Accademia d’Ungheria in Roma. Dopo Robert Capa e André Kertész, la rassegna rende omaggio a un altro illustre artista di origine ungherese: László Moholy‑Nagy, uno dei protagonisti più versatili e influenti del Novecento.

La mostra, realizzata in collaborazione con il Robert Capa Contemporary Photography Center di Budapest e con il sostegno del Ministero della Cultura e Innovazione ungherese, presenta circa sessanta opere selezionate dalla Collezione della Fondazione Moholy‑Nagy. L’esposizione è arricchita da fotografie legate alla sua vita, estratti dei suoi film e installazioni che ne raccontano la ricerca artistica.

La struttura dell’allestimento si ispira al linguaggio formale del Bauhaus: un grande pannello luminoso retrostante illumina le immagini stampate su superfici trasparenti. Saranno visibili il suo studio (con Lucia Moholy‑Nagy) a Dessau nel 1926, il suo ufficio di Chicago nel 1937, l’allestimento di una mostra a Brno nel 1935, scenografie e bozzetti per spettacoli teatrali, nonché un copione cinematografico disegnato. L’esposizione mostra come la “nuova visione” da lui creata si manifesti in diversi ambiti e attraversi tutta la sua vita, rivelando quanto l’universo visivo dei suoi film coincida con la composizione delle sue fotografie e come l’astrazione dei suoi fotogrammi conduca al mondo delle sue fotografie e dei suoi collage.

L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2026 e sarà accompagnata, al Piano Nobile del Palazzo Falconieri, dalla mostra Risonanza – in omaggio a László Moholy‑Nagy, a cura di Pál Németh, che presenta opere di sei artisti contemporanei – Zsolt Gyenes, Anita Egle, Ferenc Forrai, Olívia Zséger, Márta Krámli Balázs Veres – spontaneamente sintonizzati con l’eredità del maestro, generando una risonanza creativa che ne rinnova la presenza.

Dal 27 Novembre 2025 al 28 Febbraio 2026 – Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri – Roma

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Walter Rosenblum. Il mondo e la tenerezza

Walter Rosenblum, Boy on Roof, Pitt Street, N.Y.C., 1938
Walter Rosenblum, Boy on Roof, Pitt Street, N.Y.C., 1938

Walter Rosenblum (New York City, 1919-2006) figura cardine della fotografia del XX secolo approda al Centro Culturale di Milano con una mostra di rilevo internazionale dal titolo “Il mondo e la tenerezza”, che presenta più di 110 fotografie vintage dell’Autore provenienti da New York insieme a rare documentazioni d’epoca.
Curata da Roberto Mutti e prodotta da SUAZES, con il Patrocinio del Comune di Milano, la mostra raccoglie opere scattate tra il 1938 e il 1990, la maggior parte delle quali esposte per la prima volta in Italia. Un’opportunità senza precedenti per conoscere il lavoro di questo straordinario autore, uno dei più importanti fotografi americani del secolo scorso.
 
Rosenblum rappresenta un punto di congiunzione tra la fotografia sociale di Lewis Hine e la nascita del reportage umanistico di Paul Strand, a sua volta in dialogo con figure centrali come Alfred Stieglitz ed Edward Steichen, quando anche la street photography iniziava a delineare un nuovo percorso espressivo, che avrebbe influenzato profondamente le generazioni successive fino ai nostri giorni.
La cifra di Rosenblum, rivelata dalle tante icone che ci ha lasciato, è rendere inscindibile l’arte e il racconto con intento giornalistico, mentre la sua composizione rivela la maestria unica nel saper rivelare l’immagine interiore dell’umano dai luoghi dove esso vive, si esprime, lavora, genera, lotta
 
Come suggerisce il titolo della mostra, Il mondo e la tenerezza, si intrecciano due dimensioni spesso considerate distanti: da un lato “il mondo”, con le sue tensioni sociali, urbane e umane, dall’altro “la tenerezza”, ovvero uno sguardo empatico e intimo che attraversa anche le realtà più dure.
 
«La mia fotografia è un omaggio alla persona che fotografo» e «il senso della vita deriva dalle persone che si sono conosciute e amate» sono frasi che raccontano il cuore del suo lavoro e della visione del mondo di Rosenblum, tratte dal film pluripremiato In Search of Pitt Street. La pellicola, realizzata da sua figlia Nina Rosenblum, regista affermata nel panorama del cinema indipendente, sarà proiettata giovedì 4 dicembre nell’auditorium del Centro Culturale di Milano e introdotta da un intervento della regista stessa.
 
Sono altrettante sezioni del percorso espositivo della mostra – sette –  i principali temi attraversati dalla carriera fotografica di Rosenblum, che ha documentato alcuni degli eventi più significativi del ventesimo secolo con sguardo precursore: l’esperienza degli immigrati in America, nella Lower East Side di New York, la Seconda Guerra Mondiale, i rifugiati della guerra civile spagnola in Francia, la vita quotidiana a East Harlem, Haiti, in Europa, le generazioni del South Bronx.
 
Sottolinea Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano: “Rosenblum era anche lui figlio di immigrati ebrei romeni di inizio secolo, poveri e accolti. Usa la fotografia esprimere la dignità dell’essere umano, per dare notizia dell’uomo che vive, della sua appartenenza, mai semplici vittime, una umanità che sopravvive intatta malgrado le circostanze avverse. La fotografia li riconsegna protagonisti reali e ignoti della vita, eroi umani delle contraddizioni della convivenza”.
 
Il suo primo coinvolgimento con la fotografia iniziò all’età diciassette anni, quando si unì alla Photo League, collettivo americano nato ad inizio anni ’30 con l’intento di fare luce sulle problematiche umane e sociali ignorate dalla politica. Ai fondatori Paul Strand e Berenice Abbott aderirono nel tempo Helen Levitt, Robert Frank, Eugene Smith, Ruth Orkin, Dorothea Lange, Aaron Siskind, lo svizzero Rudy Burckhardt, Lisette Model, Fred Stein, Sid Grossman, Arthur Leipzig e Weegee. Lì si plasmarono le varie strade del reportage umanistico.
Decisivi per Rosenblum sono gli incontri con Lewis Hine (che gli diede in consegna tutta la sua opera), Lewis Hine, l’artefice della fotografia sociale da Ellis Island (contribuendo a cambiare le leggi sul lavoro minorile) all’Empire State Building, e Paul Strand, suo mentore e poi amico indissolubile (bellissimo un suo ritratto in mostra) già autore nel 1921 del celebre film-reportage sulla città ManHatta proiettato in modo permanente al MOMA e autore con Cesare Zavattini del libro cult che segna un nuovo modo di raccontare un evento urbano e umano, Un Paese. Suzzara).
Il movimento della Photo League e i suoi locali poveri ma pieni di vita divennero la sua casa e ne diventò poi uno dei principali animatori, Presidente del comitato espositivo e come direttore dei Photo Notes, fino allo scioglimento forzato di questa esperienza avvenuta nel 1952 nel giro di vite del maccartismo.
 
Rosenblum era sulla spiaggia Omaha Beach la mattina del D-Day. La passione per la fotografia lo portò a servire come fotoreporter nell’esercito americano. Si unì al battaglione anticarro che attraversò Francia, Germania e Austria, realizzando le prime riprese cinematografiche del campo di concentramento di Dachau. Uno dei fotografi della Seconda Guerra Mondiale più decorati, ricevendo la Silver Star, la Bronze Star, cinque Battle Stars, un Purple Heart e una Presidential Unit Citation. Il Centro Simon Weisenthal lo ha onorato come liberatore di Dachau.
 
Le fotografie di Walter Rosenblum sono rappresentate in oltre 40 musei e collezioni internazionali, tra cui il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Library of Congress di Washington D.C., la Bibliothèque Nationale di Parigi, Museo Reina Sophia, il Museum of Modern Art di New York.
 
Alla professione di fotografo, esercitata per più di cinquant’anni, Rosenblum ha affiancato quella dell’insegnamento e della affermazione della fotografia del secondo novecento, con una carriera quarantennale al Brooklyn College di New York dal 1947 ed alla Yale Summer School of Art per venticique anni e alla Cooper Union, al Rencontre de La Photographie ad Arles, in Francia e a San Paolo, in Brasile.
 
Insieme a sua moglie, la famosa storica della fotografia Naomi Rosenblum, ha curato mostre internazionali, tra cui la Lewis Hine Retrospective.
Nel 1999 l’International Center of Photography ha conferito a Walter e Naomi Rosenblum l’Infinity Award fo Lifetime Achievement.
 
Accompagna la mostra il libro catalogo ed. SilvanaEditoriale curato da Angelo Maggi dello IUAV di Venezia.

Dal 2 Dicembre 2025 al 19 Febbraio 2026 – Centro Culturale di Milano

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EDEN. Il giardino dell’anima – Anna Caterina Masotti

Silhouette di una persona in profilo che interagisce con un fiore, proiettata su uno sfondo bianco.

Dopo Thea Maris. Risonanze del MareAnna Caterina Masotti torna a Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e ART CITY White Night, in occasione di Arte Fiera con un progetto inedito che si svilupperà negli spazi dello splendido Palazzo Tubertini, organizzato da Laura Frasca Art Manager della fotografa. La mostra sarà accompagnata da un testo di Benedetta Donato, curatrice e critica della fotografia.

Il suo nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima. L’Eden che Anna Caterina prova a scoprire e a portarci è un luogo dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa, una forma viva prende respiro.

Le immagini non raccontano una storia, ma una soglia: un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.

Questo percorso trova la sua più compiuta sintesi concettuale e visiva nella sala principale di Palazzo Tubertini, sede di Azimut a Bologna, che diventa il cuore pulsante dell’esposizione.

L’ambiente, caratterizzato da ampie vetrate in ferro battuto, da un soffitto che richiama l’architettura di una serra e da colonne decorate, evoca con forza l’atmosfera dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra natura e architettura, che diventa metafora visiva ed emotiva del progetto espositivo.

La mostra presenta diciassette opere fotografiche, un numero carico di significati simbolici. È tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all’immortalità dell’anima. Rappresenta un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l’universo femminile al centro della ricerca dell’artista.

Le foto, come da tratto distintivo di Anna Caterina, sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.

La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi.

Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, elemento che introduce un profondo livello di autenticità legato alla maternità, all’identità e alla continuità generazionale.

Elementi centrali della narrazione visiva sono la farfalla, simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell’anima, e i dettagli botanici. I primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura.

Infine le ombre, spesso avvolgenti le figure, assumono un ruolo simbolico potente: rappresentano l’inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell’identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l’intera esposizione.

L’esperienza della mostra è completata da un allestimento sensoriale e multimediale che amplifica il concetto di giardino interiore. È stato creato infatti un brano musicale che lo accompagnerà, una rielaborazione curata dal produttore musicale Giorgio Cencetti. La composizione unirà brani di musica classica moderna a un tappeto sonoro tipico dei giardini d’inverno, includendo il cinguettio dei passeriformi all’interno delle voliere e il suono ambientale della pioggia che colpisce il vetro della serra.

Nella sala secondaria, a sinistra dell’ingresso, un video mapping di una fontana proiettato sulla parete introduce l’elemento dell’acqua, simbolo di emozione, vita e flusso interiore, evocando al contempo il lusso decorativo dei giardini d’inverno storici.

Il corridoio d’entrata diventa infine un percorso intimo verso l’inconscio. Qui, due installazioni guidano il visitatore: sul fondo del corridoio, la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia accompagna simbolicamente l’ingresso nel “Giardino dell’anima”; nella sala adiacente a destra, un video mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, alludendo al mondo esterno che sfiora delicatamente la serra.

Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e poetica, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e universale sul femminile, sulla trasformazione e sulla ricerca di un luogo interiore di armonia.

“Attraverso dettagli fugaci — una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia — si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni. Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa. Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa, respira. Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande. In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra. Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla, e ci ricorda che vivere è appartenere.”

Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026 – Bologna, Palazzo Tubertini

Corpus – Autori Vari

Una mano aperta con gocce d'acqua che scorrono, su sfondo scuro.
Camilla di Bella Vecchi. Alluvione, Corpus – Galleria Leòn

In occasione del suo primo anniversario, dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026, Galleria Leòn presenta “Corpus“, una mostra collettiva curata da Leonardo Iuffrida – fondatore e direttore della galleria – che riunisce 5 artisti, le cui opere sono state esposte nel corso del primo anno di attività dello spazio.

In un’epoca dominata da selfie, social media e ostentazione dell’io, il corpo è divenuto uno strumento privilegiato nella costruzione dell’identità individuale e collettiva. La galleria ha posto questo tema al centro della sua ricerca, con l’obiettivo di diventare un luogo di riflessione e confronto.

A partire da venerdì 5 dicembre, questo spazio ospiterà “Corpus“, un’indagine visiva che riunisce Camilla Di Bella Vecchi, Marco Gualdoni, Lulù Withheld, Ettore Moni e Serafino, ciascuno con una visione distintiva, accomunati dalla capacità di esplorare le modalità con cui il corpo si fa specchio della nostra contemporaneità. Le loro traiettorie si intrecciano in una narrazione che offre mondi ideali, reale contatto e atti di resistenza nel buio oscurantista del presente.

NUDITÀ COME MISTERO E UTOPIA
Camilla Di Bella Vecchi & Marco Gualdoni
Ciò che viene offerto dai due artisti è un mondo utopico, immaginifico e pieno di mistero, che solo un mezzo come la fotografia può rendere credibile. Uno sguardo sul corpo privo di nostalgia, che si fa ponte di memoria verso il futuro. La visione fotografica di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni attinge all’immaginario della pittura fiamminga, in cui l’uso di una luce epidermica e analitica era simbolo di progresso, equità e sapere. Una luce che, scivolando su ogni più piccolo dettaglio del reale, eliminava gerarchie tra le cose e suscitava sete di conoscenza.

NUDITÀ COME RIAPPROPRIAZIONE DI SÉ, OLTRE LE BARRIERE DIGITALI
Lulù Withheld
La realtà e i nostri corpi sono ogni giorno esperiti attraverso uno schermo tecnologico che espone e dà visibilità, promette protezione e connessione, ma invece isola, filtra e crea visioni anestetizzate. In un pulviscolo di pixel, i corpi fotografati da Withheld recuperano la loro fisicità e materialità perduta, con l’intento di abbattere le barriere e ritrovare un reale contatto con sé stessi e gli altri.

NUDITÀ COME LEGAME COMUNITARIO E ATTO DI RESISTENZA
Ettore Moni
I ritratti fotografici realizzati da Ettore Moni trasformano l’osservazione in un’esperienza vissuta sulla propria pelle. Un’esplorazione di identità libere, outsider e non conformiste con cui ritrovare, attraverso la loro nudità, il coraggio di essere sé stessi e il senso profondo di una comune appartenenza. Ogni scatto permette di rispecchiarsi nell’altro, ampliare i nostri orizzonti e trovare legami condivisi.

NUDITÀ COME FIORITURA EMOTIVA
Serafino
Francesco Esposito, in arte Serafino, si ispira alla natura per ripensare le relazioni, l’amore e l’ordine sociale. Fotografa corpi, abbracci e connessioni umane, affiancandoli a scatti di elementi naturali. L’invito è a ridefinire i legami sentimentali ed affettivi non solo come una strada a senso unico, ma come una rete infinita di possibilità.

dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026 – Galleria Leòn – Bologna

Le modalità di utilizzo della macchina fotografica

Buongiorno, ecco una piccola spiegazione sugli utilizzi della macchina fotografica! Buona giornata Sara

Le modalità di scatto di una macchina fotografica sono come delle chiavi che aprono porte diverse verso la creatività fotografica. Ognuna offre un diverso livello di controllo e permette di ottenere risultati specifici. Vediamo insieme le principali modalità e quando utilizzarle.

Intanto, ecco dove sono posizionate sulla macchina fotografica.

Modalità Automatica (Auto)

La modalità automatica è il punto di partenza ideale per chi si avvicina alla fotografia. La fotocamera, in questo caso, diventa un vero e proprio assistente personale, prendendo tutte le decisioni al posto tuo. Quando selezioni la modalità automatica, la fotocamera analizza la scena davanti a sé e, in base a una serie di algoritmi e sensori, determina:

  • Tempo di esposizione: Quanto tempo il sensore rimane esposto alla luce. Un tempo più lungo permette di catturare più luce, ma aumenta il rischio di mosso.
  • Apertura del diaframma: Quanto è grande l’apertura all’interno dell’obiettivo. Un’apertura più ampia (diaframma basso) crea uno sfuocato più pronunciato (sfondo sfocato), mentre un’apertura più stretta (diaframma alto) aumenta la profondità di campo.
  • Sensibilità ISO: Quanto è sensibile il sensore alla luce. Un ISO alto permette di scattare in condizioni di scarsa illuminazione, ma aumenta il rischio di rumore digitale.

Quando è utile la modalità automatica?

  • Scatti veloci: Quando vuoi immortalare un momento fugace senza dover perdere tempo con le impostazioni.
  • Viaggi: Quando vuoi portare con te una fotocamera leggera e scattare senza pensieri.
  • Eventi: Matrimoni, feste, compleanni: la modalità automatica ti permette di concentrarti sui tuoi soggetti senza preoccuparti delle impostazioni tecniche.
  • Principianti: È il modo migliore per iniziare a familiarizzare con la tua fotocamera e con i concetti base della fotografia.

Quali sono i limiti?

  • Poco controllo creativo: Non hai la possibilità di influenzare il risultato finale dello scatto.
  • Situazioni particolari: In condizioni di luce difficili, come il controluce o la scarsa illuminazione, la fotocamera potrebbe non riuscire a determinare le impostazioni ottimali.
  • Effetti speciali: Se vuoi ottenere effetti particolari, come un lungo esposizione per creare scie luminose, o un’ampia profondità di campo per paesaggi, la modalità automatica non è la scelta giusta.

La modalità automatica è uno strumento versatile e comodo, ma non è la soluzione definitiva per ogni situazione. Una volta acquisite le basi della fotografia, potrai passare alle modalità manuali o semi-automatiche per esplorare tutto il potenziale della tua fotocamera.

Modalità Priorità di Diaframma (A o Av)

Immaginiamo il diaframma come l’iride del nostro occhio: più si apre, più luce entra e più l’immagine sarà luminosa. Ma l’apertura del diaframma influenza anche un altro aspetto fondamentale: la profondità di campo.

Profondità di campo: È la porzione di scena a fuoco, ovvero la zona nitida dell’immagine. Un diaframma aperto (numero basso, come f/1.8 o f/2.8) produce una profondità di campo ridotta, con lo sfondo sfocato.

Al contrario, un diaframma chiuso (numero alto, come f/16 o f/22) aumenta la profondità di campo, rendendo nitida una porzione più ampia della scena.

Quando selezioni la modalità Priorità di Diaframma, tu imposti il valore dell’apertura e la fotocamera calcola automaticamente il tempo di esposizione necessario per ottenere una corretta esposizione. In altre parole, la fotocamera si adatta alle condizioni di luce per garantire che l’immagine non sia né troppo chiara né troppo scura.

Quando usare la modalità Priorità di Diaframma (alcuni esempi):

  • Ritratti: Un diaframma aperto (f/4 o inferiore) crea uno sfondo sfocato che isola il soggetto, mettendolo in risalto.
  • Macrofotografia: Un diaframma chiuso (f/11 o superiore) assicura che tutti i dettagli del soggetto siano a fuoco.
  • Paesaggi: Un diaframma chiuso (f/8 o superiore) garantisce che sia il primo piano che lo sfondo siano nitidi.
  • Foto di gruppo: Un diaframma intermedio (f/5.6 o f/8) consente di avere un buon compromesso tra profondità di campo e luminosità.

Esempi pratici:

Ritratto: vuoi fotografare un amico con uno sfondo naturale sfocato? Imposta un diaframma aperto (es. f/2.8) e concentrati sulla messa a fuoco sugli occhi.

Paesaggio: vuoi catturare un panorama con tutti gli elementi a fuoco, dal primo piano allo sfondo? Imposta un diaframma chiuso (es. f/16) e utilizza un treppiede per evitare mosso.

Macro: vuoi fotografare un fiore da vicino con tutti i dettagli nitidi? Imposta un diaframma molto chiuso (es. f/22) e utilizza una lente macro.

La priorità di diaframmi è utile perché ti permette di concentrarti sulla profondità di campo, un elemento fondamentale per creare immagini con un impatto visivo forte inoltre è adatta a una vasta gamma di situazioni di scatto. Non richiede una conoscenza approfondita dei tempi di esposizione, anche se consiglio vivamente di capire il funzionamento della vostra macchina fotografica senza appoggiarvi troppo alle “scorciatoie”.

La modalità Priorità di Diaframma è uno strumento prezioso per ogni fotografo che vuole avere un controllo creativo sulla propria immagine senza dover gestire manualmente tutti i parametri.

Modalità Priorità di Tempo (S o Tv)

La modalità Priorità di Tempo ti dà il potere di decidere quanto a lungo l’otturatore della tua macchina fotografica rimane aperto. In questo modo, puoi controllare il movimento all’interno della tua inquadratura.

Se vuoi catturare un’azione veloce, come un uccello in volo o un atleta che salta, scegli un tempo di esposizione molto breve. L’immagine sarà nitida e congelata nel momento preciso dello scatto.

Al contrario, se vuoi creare un’atmosfera più sognante e poco nitida, puoi allungare il tempo di esposizione. L’acqua di un fiume diventerà una seta fluente, le luci delle auto creeranno delle scie luminose e le stelle lasceranno delle tracce nel cielo.

Quando usare la modalità Priorità di Tempo:

  • Sport e azione: Per catturare l’attimo fuggente e congelare il movimento.
  • Ritratti in movimento: Per creare un senso di dinamismo e energia.
  • Paesaggi con elementi in movimento: Per dare vita a cascate, nuvole o onde.
  • Foto notturne: Per creare scie luminose con le luci delle auto o delle stelle.
  • Effetti speciali: Per creare effetti creativi come il panning (seguire un soggetto in movimento con la fotocamera) o il mosso intenzionale.

Esempi pratici:

Sport: vuoi fotografare un calciatore che calcia un rigore? Utilizza un tempo di posa molto breve (a esempio 1/1000s) per congelare il momento esatto del tiro.

Paesaggi: vuoi creare un’atmosfera suggestiva con una cascata? Utilizza un tempo di posa più lungo (ad esempio 1/2s) per ottenere un effetto setoso sull’acqua.

Foto notturne: vuoi fotografare le stelle? Utilizza un treppiede e un tempo di posa molto lungo (anche diversi minuti) per catturare la luce delle stelle.

Modalità Manuale (M)

La modalità manuale (M) ti offre il massimo controllo e ti permette di plasmare la luce, il tempo e la sensibilità della tua macchina per ottenere esattamente l’immagine che hai in mente.

Puoi decidere quanto a lungo l’otturatore rimane aperto, quanto è grande l’apertura del diaframma e quanto è sensibile il sensore alla luce.

I momenti nei quali sarebbe opportuno utilizzare questa modalità sono legati a situazioni di luce complesse soprattutto se la stessa cambia rapidamente o è irregolare, puoi adattare le impostazioni in tempo reale. Oppure se vuoi avere il massimo del controllo per creare immagini con un forte contrasto, un mosso ricercato o uno sfondo particolarmente sfocato, la modalità manuale ti dà la libertà di sperimentare.

Otterrai, grazie a questa impostazione, un’illuminazione precisa e controllata dovuta alla comprensione totale del funzionamento della tua fotocamera. Non sarai limitato dalle impostazioni automatiche e potrai creare immagini personalizzate sperimentando anche nuove tecniche.

Iniziare con la modalità manuale può sembrare intimidatorio, ma con un po’ di pratica e pazienza diventerà una cosa del tutto naturale.

Per iniziare dedicati con questa impostazione a situazioni semplici scattando in condizioni di luce costante, come in una stanza ben illuminata, gradualmente, modifica un parametro alla volta per capire l’effetto che ha sull’immagine.

Non aver paura di sbagliare: La fotografia è un viaggio, e gli errori sono parte del percorso.

Altre modalità

Oltre a queste, molte fotocamere offrono modalità specifiche per situazioni particolari, come:

  • Modalità ritratto: Ottimizza le impostazioni per ritratti con lo sfondo sfocato.
  • Modalità paesaggio: Ottimizza le impostazioni per paesaggi con tutto a fuoco.
  • Modalità sport: Ottimizza le impostazioni per soggetti in movimento.
  • Modalità macro: Ottimizza le impostazioni per riprese a distanza ravvicinata.

La scelta della modalità dipende dal tipo di foto che vuoi realizzare e dal livello di controllo che desideri avere. Inizia con la modalità automatica per prendere confidenza con la tua macchina fotografica, poi sperimenta con le altre modalità per scoprire quale ti permette di ottenere i risultati migliori.

Di cosa parliamo quando citiamo gli Stop

Ciao, facciamo un pochino chiarezza su questa “cosa” che mi chiedete spesso nei corsi. Ciao

Sara

In fotografia, lo stop è un’unità di misura che indica un incremento o un decremento della quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera. In termini pratici, ogni stop corrisponde a un raddoppio o un dimezzamento della luce catturata dall’obiettivo.

Perché gli stop sono importanti?

Comprendere il concetto di stop è fondamentale per gestire correttamente l’esposizione di una fotografia. L’esposizione è determinata dalla combinazione di tre parametri principali:

  • ISO (sensibilità del sensore alla luce)
  • Diaframma (apertura dell’obiettivo, indicata con valori f/)
  • Tempo di scatto (durata dell’esposizione, espressa in secondi o frazioni di secondo)

Modificando uno di questi parametri di uno stop, la quantità di luce che raggiunge il sensore viene raddoppiata o dimezzata. Tuttavia, per mantenere una corretta esposizione, qualsiasi modifica deve essere compensata dagli altri due parametri.

Come si manifesta nei diversi elementi dell’esposizione?

  • Diaframma: Aumentare di uno stop significa aprire di più il diaframma, permettendo il passaggio di una quantità doppia di luce. Ad esempio, passare da f/8 a f/5.6 raddoppia la luce che entra nell’obiettivo, mentre passare da f/5.6 a f/8 la dimezza.
  • Tempo di scatto: Aumentare di uno stop significa raddoppiare il tempo in cui il sensore è esposto alla luce. Ad esempio, passare da 1/125 di secondo a 1/60 di secondo raddoppia la luce che colpisce il sensore, mentre ridurre il tempo di scatto da 1/60 a 1/125 lo dimezza.
  • ISO: Aumentare di uno stop il valore ISO significa raddoppiare la sensibilità del sensore alla luce. Ad esempio, passare da ISO 100 a ISO 200 raddoppia la sensibilità, permettendo di ottenere la stessa esposizione con metà della luce. Al contrario, abbassare l’ISO da 200 a 100 dimezza la sensibilità, richiedendo più luce per mantenere la stessa esposizione.

Bilanciare l’esposizione

Per ottenere una foto ben esposta, bisogna trovare un equilibrio tra questi tre fattori. Ad esempio, se aumenti l’ISO per ottenere una maggiore luminosità, potresti dover ridurre l’apertura del diaframma o accorciare il tempo di scatto per evitare una sovraesposizione. Questo concetto è alla base del triangolo dell’esposizione, uno dei principi chiave della fotografia.

Saper controllare gli stop consente di adattarsi a diverse condizioni di luce, ottenere effetti creativi come la sfocatura dello sfondo (bokeh) o il congelamento del movimento, e migliorare la qualità delle immagini riducendo il rumore e mantenendo il dettaglio ottimale.

Tutte le mostre di fotografia consigliate a dicembre

Concludiamo anche quest’anno con una bella mostra di fotografia, di seguito vi segnaliamo le più interessanti secondo noi.

Anna Brenna

Una finestra punteggiata di gocce di pioggia – Saul Leiter

Una coppia sotto un ombrello marrone cammina su una strada bagnata di pioggia, con i riflessi sul pavimento in pietra.
Advertisement for Miller Shoes, 1957 © Saul Leiter Foundation

“Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici. Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante” – Saul Leiter –

Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation, l’Amministrazione Comunale di Padova e con la curatela di Anne Morin, presenta al Centro Culturale San Gaetano di Padova, dal 15 novembre 2025 al 18 gennaio 2026, la grande mostra dedicata a Saul Leiter, uno dei più raffinati maestri della fotografia del XX secolo.

Intitolata “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, l’esposizione riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio — tra cui riviste originali d’epoca e un documento filmico. La mostra comprende sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar.

Un percorso che mette in luce ciò che distingue Leiter dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi.

L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico.

New York in un gesto, un dettaglio, quasi nulla

Mentre i fotografi della sua epoca miravano a rappresentare la grandezza e la modernità di New York, Saul Leiter scelse una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. Nelle sue immagini il reale diventa lirico — il vapore che sale dai tombini, gli ombrelli nella pioggia, i riflessi sulle vetrine — frammenti discreti e sognanti di una città colta più per allusioni che per descrizioni.

La sua visione rifiuta l’approccio documentaristico dominante del dopoguerra per creare invece “haiku fotografici”, brevi rivelazioni dove realtà e astrazione si fondono.

“Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità — spiega la curatrice Anne Morin —. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che si cela negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili.”

A differenza dei colleghi che cercavano nitidezza e definizione, Leiter abbracciava l’imperfezione, fotografando attraverso vetri appannati, tende, pioggia o neve — elementi che trasformava in parte integrante della composizione. Le sue immagini, dense di livelli e trasparenze, sfumano il confine tra fotografia e pittura.

Già nel 1948 iniziò a sperimentare con il colore, in un’epoca in cui questo era considerato commerciale o frivolo. Leiter invece ne fece un linguaggio poetico, anticipando di decenni l’accettazione del colore nell’arte fotografica. Le sue tonalità audaci e vellutate trasformano le scene di strada in composizioni astratte e sensuali, attirando presto l’attenzione del mondo della moda.

Collaborò così con Esquire, Harper’s Bazaar e, nei due decenni successivi, con Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova.

La mostra sottolinea la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, rivelando come la sua sensibilità pittorica abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione nelle arti visive gli permise di affrontare la fotografia a colori con un’eleganza e una delicatezza uniche, trattando ogni immagine come una tela.

“Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica — diceva Leiter —. Guardo attraverso l’obiettivo e scatto. Le mie fotografie sono solo una piccola parte di ciò che vedo e che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite.”

Antidivo per natura, refrattario alla fama, Leiter pubblicò e mostrò solo una parte del suo vasto corpus. Molti negativi rimasero inediti, custodendo l’aspetto più intimo e poetico della sua ricerca. Nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse una serie poco conosciuta di nudi in bianco e nero — scattati tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60 — realizzati in collaborazione con le donne della sua vita.

Il suo lavoro, intriso di un ordine segreto e di un equilibrio misterioso, rivela il poeta nascosto dietro il fotografo.

15 novembre 2025 – 18 gennaio 2026 – Centro Culturale San Gaetano, Padova

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LAMPO DI GENIO – PHILIPPE HALSMAN

Poster per la mostra "Lampo di Genio" di Philippe Halsman, con un'immagine di una donna bionda che indossa un abito nero decorato, in una posa dinamica e felice.


La Città di Piove di Sacco annuncia la prossima apertura della mostra Lampo di genio, che sarà allestita a Palazzo Pinato Valeri dal 6 dicembre 2025 al 19 aprile 2026, dedicata a Philippe Halsman, uno tra i più originali ed enigmatici ritrattisti del Novecento.

Tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, Philippe Halsman (Riga 1906 – New York 1979) ha saputo lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, surrealismo, lampi di genio e tecnica raffinata.

Halsman diventa fotografo nella Parigi degli anni Trenta, a stretto contatto con l’ambiente surrealista da cui impara a guardare la realtà con sguardo straniato, innovativo, pieno di inventiva e creatività. Il talento come ritrattista è da subito evidente, sorretto da una tecnica accurata e dalla possibilità di dare a ogni volto, per ogni occasione, una freschezza e una intensità particolare, ottenuti anche sperimentando tecniche e macchinari. Quando nel 1940 arriva a New York, porta la sua sensibilità europea, l’attenzione piscologica, il gioco dei caratteri e la voglia di inventare nelle pagine delle grandi riviste come Life rivoluzionando, in questo modo, il ritratto.

Tutti sono passati di fronte al suo obiettivo: politici come Churchill e Kennedy, divi del cinema come Marilyn Monroe, Humphrey Bogart, Yves Montand, Barbra Streisand, scienziati come Einstein e Oppenheimer, artisti come Pablo Picasso e Marc Chagall e soprattutto Salvador Dalí con cui, in anni di collaborazione crea una galleria unica di immagini straordinarie, oniriche e surreali in cui l’artista e il fotografo si fondono magicamente. 

Per ogni soggetto, Halsman riesce a cercare un set particolare, una piccola performance.  Le sue immagini sono uniche, a metà tra documento e invenzione, come è proprio nella tradizione dei grandi ritrattisti cui è chiesto di interpretare il soggetto facendolo emergere, o nascondere, dietro il suo personaggio anche a costo di inventare una forma particolare, personalissima, di documento fotografico.

In mostra anche la celebre serie di “jumpology” con divi e personalità che accettano letteralmente di saltare di fronte al suo obiettivo creando un carosello di immagini giocose e dinamiche, originali nella loro realizzazione grafica e nella forza rappresentativa. Tutti si prestano al “gioco” di Halsman, alla dolce tortura di essere fotografati in uno studio, con luci, fondale e macchinari ingombranti. “Quando chiedi ad una persona di saltare tutta l’attenzione è concentrata sull’atto di saltare, e così la maschera cade ed ecco che si mostra la persona dietro di essa” (Philippe Halsman).

Nella sua carriera Halsman ha firmato oltre 101 copertine di Life, più di qualunque altro fotografo; ha creato ritratti straordinari per forza e indagine psicologica. “Lampo di genio” raccoglie tutto questo e presenta al pubblico un autore straordinario e un testimone della nostra storia recente.

In esposizione 100 immagini di diversi formati, tra colore e bianco e nero, volumi originali e documenti che ripercorrono l’intera carriera del grande autore.  Accompagna la mostra il catalogo edito da Contrasto.

L’evento espositivo della stagione 2025/2026 a Palazzo Pinato Valeri, sarà inoltre sfondo tematico e ispirazione a molte delle azioni del progetto CQFP Come Quando Fuori Piove, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le politiche della famiglia per iniziative rivolte a contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale dei bambini e dei ragazzi. Il progetto presenta un’azione specifica, “Jump Art”, diretta alla realizzazione di laboratori e attività mirate a esplorare concetti di introspezione (autoritratto), superamento, passaggio e leggerezza (salto), offrendo a bambini, giovani e famiglie originali strumenti per affrontare il disagio e l’emarginazione con nuove consapevolezze.

6 dicembre 2025 – 19 aprile 2026 – Piove di Sacco (PD), Palazzo Pinato Valeri

Tre sguardi – Steve McCurry / Alex Majoli / Meta Krese

Poster della mostra "Tre sguardi" con i nomi degli artisti McCurry, Majoli e Krese, insieme a una composizione grafica di volti sovrapposti.

Dal 25 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, Casa Morassi – Borgo Castello a Gorizia ospita TRE SGUARDI, una mostra d’eccezione in cui Steve McCurry, Alex Majoli e Meta Krese esplorano Gorizia e Nova Gorica.

Tre grandi protagonisti della fotografia contemporanea raccontano il confine italo-sloveno e le città di Gorizia e Nova Gorica attraverso tre reportage esclusivi, esposti in una grande mostra in occasione delle celebrazioni del titolo condiviso di Capitale Europea della Cultura.

Lo statunitense Steve McCurry, l’italiano Alex Majoli e la slovena Meta Krese sono i testimoni visivi d’eccezione di tre personali esplorazioni di un territorio di confine, sviluppate attorno al tema dei rapporti tra i due popoli, della loro storia passata e presente, delle storie collettive e individuali, dei conflitti, delle identità e della costruzione di un futuro di pace e fratellanza.

Il progetto è curato dal CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia ed è fortemente voluto e sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Ente Regionale Patrimonio Culturale della Regione FVG.

Dal 25 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, Casa Morassi – Borgo Castello (GO)

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Armin Linke: The City as Archive. Florence

Soprintendenza Firenze, la Gioconda di Leonardo da Vinci a Firenze, il direttore degli Uffizi Giovanni Poggi e il direttore generale delle Belle Arti Corrado Ricci, stampa alla gelatina ai sali d'argento, 19,7 x 24,7 cm.
© Kunsthistorisches Institut in Florenz 2024 | Soprintendenza Firenze, la Gioconda di Leonardo da Vinci a Firenze, il direttore degli Uffizi Giovanni Poggi e il direttore generale delle Belle Arti Corrado Ricci, stampa alla gelatina ai sali d’argento, 19,7 x 24,7 cm.

Allestita negli straordinari spazi di Palazzo Grifoni Budini Gattai, che per anni hanno ospitato la Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut (KHI), la mostra Armin Linke: The City as Archive. Florence offre una lettura critica e coinvolgente di Firenze attraverso le fotografie dell’artista italo-tedesco Armin Linke, in dialogo con immagini storiche e documentarie della Fototeca. L’esposizione esplora archivi, musei e collezioni dove opere d’arte, documenti e materiali si sono sedimentati, formando e trasformando l’immagine della città. Il percorso comprende istituzioni spesso al di fuori dei circuiti turistici.

La mostra, la cui apertura è prevista per il 12 novembre, invita a guardare Firenze come laboratorio della produzione, stratificazione e trasformazione della conoscenza, della scienza e dell’arte. Questa lettura viene mediata dalle fotografie contemporanee di Armin Linke e da quelle storiche della Fototeca del KHI. La mostra sarà accompagnata da un concept book.

Il progetto si basa su una ricerca condotta presso il KHI da Hannah Baader e Costanza Caraffa, in collaborazione con Linke. Il fotografo e filmmaker, con base a Berlino e professore all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, collabora frequentemente con ricercatori e scienziati ed è stato artist-in-residence al KHI tra il 2019 e il 2021, periodo in cui è iniziato il progetto, concepito come opera a lungo termine. Linke lavora con fotografia e cinematografia, mettendo in discussione il medium, le sue tecnologie, le strutture narrative e le sue implicazioni socio-politiche. L’opera di Linke, esposta a livello internazionale, si sviluppa su più piani, mettendo al centro i temi dell’installazione e dell’esposizione.

“Avendo sede a Firenze dal 1897, il KHI stesso (o “il Kunst” come viene spesso chiamato) fa parte dell’orizzonte storico e culturale di questa mostra. In questa lunga storia, siamo grati del dialogo sempre aperto con le altre istituzioni e con generazioni di colleghe e colleghi. La nostra prospettiva sulla città è duplice, sia dall’interno che dall’esterno, e questa prospettiva multipla si rispecchia nella figura dell’artista italo-tedesco Armin Linke. Anche le curatrici Hannah Baader e Costanza Caraffa guardano a Firenze da due punti di vista diversi che si intersecano in questa mostra con lo sguardo dell’artista. La mostra è una fantastica occasione per aprire alla città gli spazi stessi dell’Istituto”, dichiara Gerhard Wolf, Direttore del KHI.

“Nei diversi archivi che ho potuto visitare mi interessava osservare le forme di materialità e di riproduzione dell’informazione culturale: display, installazioni, oggetti, documenti, grafici, metadati, ma anche i gesti e i metodi di ordinamento, come una coreografia dell’accumulazione e della sua storia materiale. La fotografia, in questo progetto, non è un punto d’arrivo ma un punto di partenza per un dialogo — con le persone che lavorano negli archivi, con le istituzioni, con gli spazi e con la loro memoria. L’allestimento stesso riflette questa idea: gli scaffali vuoti della fototeca, ora trasferita in una nuova sede che ospita un centro di ricerca per la fotografia, diventano parte del display e si trasformano in una cartografia di un paesaggio da esplorare attivamente. La mostra funziona come una macchina spazio-temporale che attraversa la città, dove le mie fotografie contemporanee dialogano con le stampe storiche originali della fototeca degli Alinari, di Brogi e di Hautmann. In questo senso, Firenze e le sue istituzioni non sono solo il contesto della mostra, ma la sua materia viva”, dichiara l’artista Armin Linke. 
“Armin Linke: The City as Archive. Florence ha diversi livelli di lettura e si rivolge non solo agli specialisti. In questo progetto Firenze si è attivata come un vero e proprio laboratorio di sperimentazioni sull’arte e sulla scienza, in un dialogo fra il mondo storico e quello contemporaneo. Ci interessava lo sguardo molto preciso dell’artista con la sua fotocamera, che ha intersecato i nostri percorsi di ricerca con un arricchimento reciproco delle prospettive. Abbiamo cercato di seguire i processi di separazione dei saperi che hanno portato alla formazione di tante istituzioni fiorentine – insieme alla questione del costo di questa separazione, proprio in un momento in cui viviamo un’ulteriore trasformazione. La collaborazione e il dialogo si sono svolti su tanti livelli: fra noi come studiose e l’artista,ma anche con le colleghe e i colleghi che ci hanno aperto le porte delle loro istituzioni”,  hanno detto le curatrici Hannah Baader e Costanza Caraffa. 
La mostra presenta dunque una selezione di musei, archivi e collezioni fiorentine “visitate” dalla camera di Armin Linke: Archivio di Stato, Erbario Centrale, Istituto Geografico Militare, Opificio delle Pietre Dure, Museo Galileo, Museo La Specola, Museo Bardini e Archivi Storici dell’Unione Europea, ma anche Opera di Santa Croce, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Museo di Antropologia e Etnologia, Archivio Gucci, Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Villa Galileo, Fondazione Alinari per la Fotografia, Villa La Quiete e Istituto Agronomico per l’Oltremare, presentate con fotografie storiche del David di Michelangelo, dell’alluvione, delle distruzioni belliche, e di allestimenti museali dell’Ottocento e del Novecento.

L’itinerario si inserisce in un discorso più ampio sull’archiviazione, la sedimentazione e l’attivazione della conoscenza, sulla produzione e sulle politiche dell’arte e del patrimonio culturale, e sulla separazione fra cultura e natura, al di là delle narrazioni tradizionali su Firenze.
La mostra riflette sul ruolo della fotografia nella creazione del patrimonio culturale e nella costruzione di valori condivisi, superando la consueta distinzione tra fotografia artistica e documentaria.  Evidenzia inoltre l’atto visionario di Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima esponente della dinastia medicea, che con il Patto di Famiglia del 1737 fu iniziatrice di una concezione moderna dei musei pubblici.
The City as Archive. Florence richiama l’attenzione sul patrimonio culturale diffuso di Firenze e offre al pubblico l’opportunità di visitare il piano nobile di Palazzo Grifoni Budini Gattai, dove gli interni sfarzosi dialogano con gli scaffali vuoti dell’ex archivio fotografico del KHI, creando un contrasto tra estetica contemporanea e decorazioni risalenti agli anni intorno al 1900. Il materiale visivo sarà esposto in diverse sale accessibili dallo scalone monumentale, trasformando il palazzo in uno spazio dove storia e contemporaneità si incontrano. Le opere artistiche di Armin Linke, realizzate tra il 2018 e il 2024, saranno presentate in diversi formati, dai grandi pannelli di 304×200 cm a trittici di 173×200 cm e formati medi di 50×60 cm. Queste opere dialogheranno con il laboratorio del progetto (280 stampe) e con 21 fotografie storiche della Fototeca (Alinari, Brogi, Braun, Hautmann), che includono icone dell’immaginario fiorentino come Dante, il David di Michelangelo e un omaggio a Fra’ Angelico.
In occasione de Lo schermo dell’arte, la mostra presenterà un’opera video: uno storyboard animato e multimediale, che restituisce la geografia concettuale e relazionale emersa da cinque anni di indagine sul campo, condensata nella pubblicazione “The City as Archive”. Il lavoro è accompagnato da field recordings intrecciati a una composizione sonora del musicista Giuseppe Ielasi.
“The City as Archive” è  anche un libro concettuale di oltre 450 pagine con testi di Hannah Baader e Costanza Caraffa, e 550 immagini, che comprendono  immagini scattate da Armin Linke e sedimentazioni fotografiche della Fototeca. Il libro, in fase di preparazione presso la casa editrice Viaindustriae di Foligno, sarà disponibile a dicembre.

Il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut (KHI), fondato nel 1897, è un istituto di ricerca della Società Max Planck dal 2002. Luogo di presenze, incontri e collaborazioni di studiose e studiosi di altissimo livello internazionale, i suoi progetti si concentrano sulle storie dell’arte e dell’architettura in una prospettiva transculturale, in un ampio spettro cronologico e geografico. Al KHI la ricerca storica si intreccia a un impegno critico nei dibattiti e nelle sfide del mondo contemporaneo, come l’ecologia, l’estetica, l’etica, l’urbanistica, il patrimonio, la migrazione, il futuro dei musei, i media e le culture materiali, l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale. L’istituto è particolarmente dedicato al sostegno di giovani studiose e studiosi, e le sue rinomate Biblioteca e Fototeca sono aperte alla comunità di ricerca internazionale.

Dal 12 Novembre 2025 al 31 Gennaio 2026 – Palazzo Grifoni Budini Gattai – Firenze

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Mario Giacomelli. Papaveri rossi

Mario Giacomelli, Il cantiere del paesaggio, 1970
© Eredi Mario Giacomelli, Ancona | Mario Giacomelli, Il cantiere del paesaggio, 1970

Dal 15 ottobre al 6 aprile 2026, la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, nello spazio di CAMERA OSCURA, dedicato alla fotografia e allestito all’interno del percorso del museo perugino, in occasione del centenario della sua nascita rende omaggio a Mario Giacomelli (1925-2000), uno dei protagonisti assoluti della fotografia della seconda metà del Novecento, con la mostra Mario Giacomelli. Papaveri rossi, curata da Alessandro Sarteanesi.
 
L’esposizione propone un nucleo di opere mai esposte dell’artista, con soggetto il paesaggio umbro, tutte caratterizzate da un utilizzo quasi “pittorico” del colore, fatto davvero insolito per Giacomelli, conosciuto per lo più per immagini che giocano sui forti contrasti, dei bianchi e dei neri, dei pieni e dei vuoti.
 
La mostra è anche l’occasione per approfondire la relazione artistica e il rapporto umano che legò Mario Giacomelli ad Alberto Burri, di cui sono esplicita testimonianza alcune fotografie che riportano la dedica al maestro tifernate, che s’inquadrano in una comune ricerca attorno al paesaggio, seppur declinata con modalità diverse, all’interno dell’Informale italiano del dopoguerra
 
Il nucleo centrale è rappresentato da 5 fotografie inedite scattate negli anni Sessanta sull’altopiano di Colfiorito e di Castelluccio di Norcia. A queste si aggiungono una decina di opere astratte, coeve alle precedenti, anch’esse paesaggi a colori, che documentano come Giacomelli si sentisse pienamente un artista visivo, attraverso l’uso della fotografia come medium espressivo.
 
Come nelle parole del curatore Alessandro Sarteanesi, è all’interno di un percorso che attraversa i secoli, documentato dalle opere della collezione del museo, che la ricerca di Giacomelli trova un terreno di riflessione attuale e radicale, in antitesi con la banalità ossessivamente ripetitiva dell’‘infiorata’, immortalata dai social network. L’altopiano di Colfiorito, un tempo luogo vissuto e coltivato, mentre la sua fama cresce, si va spopolando, e il paesaggio, consumato come immagine-vetrina e non come esperienza, esaurisce il suo sentimento vitale.
 
L’esposizione si completa con due fotografie del soggetto più iconico di Giacomelli, quello dei famosi “Pretini” che inscenano un girotondo, presenti in mostra anche in una versione a colori, esposta a Perugia per la prima volta.

Dal 15 Ottobre 2025 al 6 Aprile 2026 – Galleria Nazionale dell’Umbria – Perugia

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Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra

Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra, Museo di Roma in Trastevere
Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra, Museo di Roma in Trastevere

Il Museo di Roma in Trastevere ospita la mostra fotografica Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra, il progetto vincitore di Strategia Fotografia 2022 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

In mostra un’accurata selezione delle più significative fotografie realizzate da Marina Berardi, Barbara di Majo, Francesco Faraci, Francesco Francaviglia, Fausto Podalini per il progetto espositivo Legami intangibili nei paesaggi festivi. Dal dicembre 2022 al maggio 2024 è stata condotta la più grande campagna di documentazione e ricerca fotografica nella storia dell’antropologia italiana “Legami intangibili nei paesaggi festivi” con il sostegno e la promozione della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. La ricerca è confluita in un fondo fotografico costituito da 29 reportage rappresentativi a livello nazionale, riguardanti eventi di interesse demoetnoantropologico che hanno al centro le modificazioni nel/del paesaggio e nei/dei processi di adattamento uomo ambiente leggibili negli aspetti performativi della festa. Questa importante campagna fotografica si avvale di preziose collaborazioni con le comunità patrimoniali territoriali, con gli Uffici periferici del MIC e delle Pro Loco e costituirà un punto di partenza per ulteriori studi, ricerche e percorsi di patrimonializzazione.

Dal 19 Settembre 2025 al 1 Marzo 2026 – Museo di Roma in Trastevere

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Photo Grant di Deloitte 2025

<span>© Carlos Idun-Tawiah, 2024</span>
© Carlos Idun-Tawiah, 2024

Carlos Idun-Tawiah vince la sezione Segnalazioni del Photo Grant di Deloitte 2025. Il progetto Hero, Father, Friend è un diario intimo che esplora memoria, perdita e costruzione dell’identità personale. Le fotografie ritraggono momenti sulla spiaggia con lo zio, lezioni di pianoforte con il nonno e partite di calcio con i cugini: esperienze che colmano l’assenza del padre e mostrano come l’amore possa arrivare in modi inaspettati.

Il lavoro intreccia realtà e finzione, passato e presente, offrendo una riflessione profonda sulla paternità non solo come ruolo biologico, ma come dono che può manifestarsi in molte forme.

Il fotografo sarà protagonista di una mostra in Triennale Milano, dal 27 novembre 2025 al 25 gennaio 2026, insieme al progetto Reinas di Fabiola Ferrero, vincitrice 2024 della categoria Open Call, e a un’anteprima del progetto vincitore della Open Call 2025.

Dal 27 Novembre 2025 al 25 Gennaio 2026 – Triennale Milano

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Annalisa Brambilla: My Star Wars Family

Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. – Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe

My Star Wars Family è un viaggio nell’universo di una famiglia numerosa che affronta la vita e l’autismo. Attraverso queste immagini condividiamo le loro sfide, tra scoperte, momenti di speranza e armonia ma anche di tristezza e solitudine. E’ il racconto di un equilibrio da ritrovare ogni giorno, mentre si vive immersi in forze potenti costantemente in azione. In tutto questo, l’obiettivo è tenere unito un nucleo familiare in cui ogni persona è unica e straordinaria.

My Star Wars Family non vuole insegnare nulla. È una narrazione intima che si avvale di un linguaggio fotografico affettivo, nella quale l’autismo non è una condizione da spiegare ma un territorio da abitare, un universo di emozioni profonde, relazioni complesse e gesti piccoli ma carichi di significati importanti. 

Conduce in una dimensione “altra” dove il tempo e lo spazio sono come sospesi e i confini tra principio e fine, reale e immaginario si confondono.

L’ideale astratto di perfezione cede il passo alla meraviglia della semplicità.

My Star Wars Family è un’avventura raccontata attraverso lo sguardo partecipe, intelligente e affettuoso di Annalisa Brambilla, che a Londra ha vissuto per un alcuni mesi con Matt, Shaila, Zain, Raeef, Sofia e Ibrahim: la famiglia Habib-Robinson.

dal 4 al 21 dicembre 2025 e dal 7 al 30 gennaio 2026 – IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano

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Transizioni. Dal fotografico alle immagini ibride

Un annuncio per la mostra 'Transizioni. Dal fotografico alle immagini ibride', curata da Mauro Zanchi, con dettagli sull'apertura e gli orari.

Viasaterna is pleased to present Transizioni. Dal fotografico alle immagini ibride, a group exhibition curated by Mauro Zanchi, in collaboration with Aurelio Andrighetto, opening on Monday, October 6, from 6 to 9 pm.

Through the works of nine contemporary artists in dialogue with those of two authors from the last century, the exhibition investigates the profound metamorphosis of the photographic medium in the digital and algorithmic era. It offers a critical and visual survey of how the contemporary image is redefining its own boundaries, between materiality and the ephemeral, between artistic projections and relationships with artificial intelligence.

These dynamics and changes are explored through the works of nine artists – Alessandro Calabrese, Giorgio Di Noto, Teresa Giannico, Camilla Gurgone, Leonardo Magrelli, Grace Martella, Luca Massaro, Alessandro Sambini, Alberto Sinigaglia.

In Transizioni, the image of photographic origin is thus present as a constitutive element within complex works, and is used, from time to time, to construct environments, animate narratives, create illusions or deconstruct perception, dissolving media boundaries. In this context, hybridization has found fertile ground.

Dal 6 Ottobre 2025 al 23 Gennaio 2026 – Viasaterna – Milano

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Elisabetta Catalano. Obiettivo sugli artisti

Elisabetta Catalano, 1972
Elisabetta Catalano, 1972

L’evoluzione del percorso della fotografa in relazione al rapporto con i musei: dalla committenza all’acquisizione fino alla costruzione di nuovi percorsi di ricerca. Il focus è l’occasione per valorizzare il corpus di fotografie di Elisabetta Catalano acquisito grazie ai fondi provenienti dal Bando Strategia Fotografia 2023, nonché opportunità di un omaggio al lavoro di Elisabetta Catalano in coincidenza del decennale dalla sua scomparsa nel 2015.

La recente acquisizione intende ora approfondire lo studio della sua attività, legato alla capacità di cogliere, attraverso il ritratto, l’immaginario della società artistica e culturale da lei stessa vissuta. Scatti permeati da una visione partecipata e condivisa dei processi creativi di figure diventate volti iconici del mondo a lei contemporaneo.

Dal 26 Novembre 2025 all’ 8 Marzo 2026 – MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Roma

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Tutti i premi fotografici in scadenza a Dicembre

Buongiorno, ecco tutti i premi fotografici in scadenza a Dicembre! Partecipate!

Ciao Ciao

Annalisa

Rotterdam Photo Open Call

Un banner promozionale per il concorso fotografico 'Echoes of Silence', con testo bianco su sfondo sfumato rosa e viola, che invita a partecipare entro il 1° dicembre.

Cosa fa la guerra a un artista quando non ne è testimone oculare, ma ne diventa portatore di un’eredità emotiva? Che suono ha la violenza nella mente di chi sopravvive, fugge o si limita ad ascoltare?

In “Echi di silenzio” esploriamo come la guerra, il conflitto e il trauma collettivo si riverberino nel lavoro di fotografi che scelgono di non usare l’obiettivo come strumento di reportage, ma come specchio delle loro lotte interiori.

Questa edizione si concentra su artisti per i quali la guerra non è una scena, ma una condizione. Dove il conflitto non si svolge al di fuori del corpo, ma nella memoria, nella storia familiare, nel subconscio. Qui l’obiettivo non registra un’esplosione, ma ne riecheggia: nel silenzio, nel vuoto, nella ripetizione, nella frammentazione o nell’alienazione. Consideriamo questo come un’estensione necessaria del discorso sul conflitto e sulla cultura visiva, in cui la prospettiva personale, poetica e simbolica è spesso sottoesposta.

Il linguaggio visivo e il design possono variare – dalla distorsione analogica ai ritratti poetici, dai paesaggi astratti alle nature morte simboliche – ma il filo conduttore è l’impatto interiore della guerra sull’arte. Questo progetto controbilancia la narrazione dominante della sensazione, lasciando spazio alla riflessione, al simbolismo e all’empatia concentrandosi sul paesaggio interiore dell’artista, e accoglie sia fotografi affermati che emergenti con approcci idiosincratici, concettuali e visivi.

Deadline: 1 December 2025

Website: https://www.rotterdamphoto.eu/echoes-of-silence/

Wildlife Photographer of the Year 2025

Tre leoni che si abbracciano e si leccano su un prato, con un testo sovrapposto che annuncia il concorso 'Wildlife Photographer of the Year' del Natural History Museum.

Il Wildlife Photographer of the Year racconta la storia di un pianeta sotto pressione. Aiutateci a sfruttare il potere della fotografia per far progredire la conoscenza scientifica, diffondere la consapevolezza su questioni importanti e coltivare un amore globale per la natura.

Le fotografie devono essere state scattate negli ultimi cinque anni. La data di scatto deve essere successiva a ottobre 2020 e deve essere comprovata su richiesta.

Tutte le opere devono essere il risultato di un processo fotografico con una macchina fotografica.

Deadline: 4 December 2025

Website: https://www.nhm.ac.uk/wpy

2025 Photora Awards

Logo dei Photora Awards su sfondo rosa.

I Photora Awards sono più di un semplice concorso fotografico: sono una celebrazione globale della creatività, della visione e della narrazione attraverso l’arte della fotografia. Con 20 diverse categorie, tra cui Street, Ritratto, Paesaggio, Natura, Architettura, Minimalismo, Astrofotografia e Smartphone, il concorso accoglie fotografi di tutti i livelli, dagli appassionati amatoriali ai professionisti affermati.

Che catturiate suggestivi paesaggi urbani, emozioni umane crude o astrazioni concettuali, Photora offre una piattaforma dove il vostro lavoro può essere visto, rispettato e ricordato.

L’ambito titolo di Fotografo dell’Anno premia l’immagine più eccezionale in tutte le categorie, mentre i Campioni di Categoria celebrano l’eccellenza in ciascuno dei 20 generi creativi.

Tutti i vincitori e le menzioni d’onore ricevono attestati ufficiali, badge digitali e una pubblicazione nella Galleria dei Vincitori online, con promozione a livello mondiale attraverso la stampa e i social media. Le opere vincitrici saranno inoltre pubblicate nell’annuale Photora Awards Book, offrendo una visibilità a lungo termine e un arricchimento della vostra carriera.

Deadline: 6 December 2025

Website: https://photoraawards.com

On the Street

A vibrant yellow wall with a figure performing a handstand on the street, with modern buildings in the background. Text overlay announces a photography call for entries titled 'On the Street' with details about the deadline and juror.

“Una fotografia è un segreto su un segreto. Più ti dice, meno sai.” – Diane Arbus

Da sguardi fugaci a scontri audaci, la fotografia di strada cattura il ritmo spontaneo della vita. Per questa mostra, invitiamo a immagini che riflettano la bellezza, l’umorismo, la tensione e l’umanità che si trovano nei momenti quotidiani. Che siano scattate in una città frenetica, in una fiera di provincia o in un tranquillo incrocio rurale, cerchiamo fotografie che raccontino storie di persone, luoghi e il ritmo della strada.

Mostraci come osservi il mondo quando la vita non si mette in posa, quando gesti, luce e casualità si allineano in un unico scatto.

Non vediamo l’ora di vedere come vedi la strada.

Deadline: 8 December 2025

Website: https://bit.ly/PPG-onthestreet

Penda Travel Photography Competition 2025

Tre fotografi in piedi su una superficie riflettente d'acqua, mentre riprendono una catena montuosa al tramonto.

Mostrateci i vostri lavori migliori e avrete la possibilità di vincere un safari fotografico in Africa!

Chiamata a tutti i fotografi di viaggio! Vi invitiamo a presentare i vostri lavori migliori e a competere per il titolo di Fotografo di Viaggio dell’Anno di Penda. Che siate professionisti esperti o semplici appassionati, questa è la vostra occasione per mostrare le vostre immagini di viaggio più accattivanti. Avrete la possibilità di vincere il viaggio della vostra vita: un safari fotografico in Botswana. Partecipare è facile e veloce, e la prima iscrizione è gratuita!

La collaborazione di Penda con Wild Shots Outreach sottolinea la convinzione che la fotografia possa fare molto di più che creare immagini straordinarie: può creare connessioni, capacità di azione e opportunità. Con sede nell’area del Greater Kruger in Sudafrica, Wild Shots Outreach offre ai giovani provenienti da comunità svantaggiate l’accesso a fotocamere, tutoraggio, workshop e borse di studio per aiutarli a entrare in contatto con il loro patrimonio naturale e a intraprendere percorsi di conservazione, narrazione e carriere creative. Partecipando al concorso oltre la prima presentazione gratuita, i contributori sosterranno direttamente il lavoro di Wild Shots Outreach, contribuendo a finanziare attrezzature, formazione ed espansione del programma.

Deadline: 10 December 2025

Website: https://www.pendaphototours.com/penda-travel-photography-competition/

Annual Photography Awards 2025

Logo del Annual Photography Awards su uno sfondo rosa, raffigurante un soggetto avvolto in tessuto con fiori delicati.

La settima edizione di questo concorso fotografico internazionale prevede cinque categorie principali, ciascuna suddivisa in 25 sottocategorie, offrendo ai partecipanti un’ampia piattaforma per mostrare il proprio talento e la propria visione artistica sulla scena globale.

Incoraggiamo approcci audaci e innovativi che sfidano gli standard artistici convenzionali. Indipendentemente dal tema scelto, i partecipanti possono presentare le proprie opere in un massimo di cinque categorie. Non ci sono restrizioni di interpretazione, creatività o estetica: ogni forma di espressione artistica è benvenuta. Il nostro concorso celebra la diversità di stili e tecniche fotografiche, promuovendo i talenti emergenti e contribuendo al riconoscimento della fotografia come vera e propria arte.

Questa è un’opportunità unica per ottenere riconoscimenti internazionali, dare una svolta alla propria carriera e presentare il proprio lavoro a una comunità di appassionati d’arte e professionisti. L’Annual Photography Awards non è solo un concorso prestigioso, ma anche un’opportunità per vincere interessanti premi in denaro, trofei esclusivi e prestigiosi riconoscimenti. I vincitori riceveranno attestati ufficiali e premi digitali, a conferma dei loro eccezionali risultati nel campo della fotografia.

Deadline: 14 December 2025

Website: https://annualphotoawards.com

Moments Collective – Annual Exhibition 2026 “Street Life”

Poster for the "Street Life" exhibition in Athens, featuring details about the event, including the name of the galleries, curator, and sponsors.

Moments Collective invita fotografi di tutto il mondo a presentare opere per la nostra prossima mostra collettiva, “Street Life”. Cerchiamo storie visive avvincenti che emergano dallo spazio pubblico: momenti spontanei, gesti spontanei, osservazioni silenziose o scene dinamiche, qualsiasi cosa si svolga nel mondo aperto che ci circonda.

La mostra si terrà dal 23 al 31 gennaio 2026 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene (28is Oktovriou 47, Atene 104 33) e presso la iFocus Photo Gallery di Atene (Akadimias St. e Ippokratous 13).

Questo invito non si limita alla tradizionale fotografia di strada. Accogliamo tutte le interpretazioni: fotografie scattate durante un festival o un raduno religioso, uno spettacolo di strada, una protesta, un mercato o persino il silenzio di un vicolo vuoto. Che il vostro approccio sia documentaristico, artistico, astratto o concettuale, siamo interessati a lavori che catturino il battito della vita così come si svolge oltre le porte chiuse.

Deadline: 21 December 2025

Website: https://www.moments-collective.com/annual-exhibition-2026

2026 Global Chinese New Year Photography Competition

Aerial view of a densely populated area at night, illuminated by thousands of colorful lights, with text overlay announcing the '2026 Global Chinese New Year Competition'.

Il Concorso Fotografico Globale per il Capodanno Cinese (GCPC) 2026 invita fotografi, narratori visivi e creativi di tutto il mondo a catturare lo spirito, la bellezza e la ricchezza culturale della Cina e del suo patrimonio culturale. Il concorso accoglie immagini coinvolgenti che esplorano la vita contemporanea, lo splendore dei paesaggi naturali cinesi e la presenza globale della cultura cinese, attraverso città moderne, costumi tradizionali o scenari interculturali all’estero. Aperto a partecipanti di tutti i livelli, il GCPC offre una piattaforma gratuita e inclusiva agli artisti per ottenere visibilità internazionale, costruire il proprio portfolio e contribuire a un dibattito globale sulla cultura cinese.

I temi di quest’anno: Cina oggi, Paesaggi e viaggi cinesi ed Elementi cinesi all’estero, abbracciano le molteplici dimensioni della cultura cinese nel XXI secolo, dall’innovazione e dal cambiamento sociale al patrimonio, alla tradizione e all’influenza culturale mondiale. Attraverso questo concorso, miriamo a mettere in luce una narrazione potente, celebrare lo scambio culturale e mostrare talenti fotografici eccezionali su un palcoscenico globale. Tutte le opere premiate riceveranno certificati digitali ufficiali e saranno presentate sulle piattaforme promozionali del GCPC, offrendo agli artisti un’opportunità significativa di condividere la propria visione con il pubblico di tutto il mondo.

Deadline: 31 December 2025

Website: https://www.theworldphotographyawards.org

Fine Art Awards 2025

Un'immagine di promozione per i Fine Art Awards 2025, con una donna vestita in un abito elaborato che tiene un pezzo di anguria, sullo sfondo di decorazioni intricate e colori scuri.

È un onore invitarvi a partecipare alla terza edizione dei Fine Art Awards 2025, una celebrazione dell’eccellenza nell’arte fotografica.

Questa è la terza edizione di un evento che promette di mettere in luce e premiare le opere più straordinarie del 2025. Il vostro talento e la vostra creatività sono fondamentali per il successo di questa iniziativa.

La creatività è l’anima della fotografia Fine Art. I fotografi riuniti qui mirano a trasmettere emozioni, concetti e pensieri attraverso le loro immagini. Ogni fotografia è il risultato di una pianificazione meticolosa, di una composizione artistica attentamente studiata e di una manipolazione delle immagini per ottenere l’effetto desiderato. Questa è l’essenza della fotografia Fine Art: la capacità di catturare la visione unica di un artista.

Dopo dieci anni trascorsi a sostenere fotografi di talento, abbiamo progettato i Fine Art Awards con un unico obiettivo: scoprire immagini straordinarie e fotografi desiderosi di dare una svolta alla propria carriera grazie all’impareggiabile riconoscimento e alla visibilità internazionale offerti dai Fine Art Awards. Le vostre immagini accattivanti meritano visibilità e ci impegniamo a garantire che ricevano l’attenzione che meritano. Vi invitiamo calorosamente a condividere con noi la vostra visione artistica, affinché noi, a nostra volta, possiamo presentarla al mondo.

Deadline: 31 December 2025

Website: https://www.dodho.com/fine-art-awards

True Blue | 2025 International Art Competition

Un albero stilizzato con foglie blu su uno sfondo azzurro chiaro, con la parola 'BLUE' sopra di esso.

Invitiamo artisti e fotografi a partecipare a True Blue, un concorso d’arte a tema libero dedicato all’esplorazione del blu, in tutta la sua profondità emotiva, simbolica e visiva. Cerchiamo opere che esprimano il significato che il “blu” ha per voi.

Che la vostra visione sia letterale o astratta, dai toni freddi o carica di emozioni, True Blue è la vostra opportunità di presentare opere d’arte che risuonino con questo colore e concetto senza tempo. Tutti i mezzi, gli stili e le interpretazioni sono benvenuti.

Deadline: 31 December 2025

Website: https://koisartistaward.com/true-blue-art-competition/

FOTOAWARD

Logo del concorso fotografico FotoAward, caratterizzato da un design moderno e una combinazione di blu scuro e blu chiaro.

Concorso fotografico annuale gratuito e non commerciale. Giunto alla sua settima edizione, l’iscrizione è riservata a fotografi affermati, selezionati e invitati. L’assenza di categorie o nomination basate sul genere rappresenta una sfida particolare. I premi includono medaglie, diplomi, filtri fotografici, licenze software e altro ancora.

Le candidature vengono inviate pubblicando i lavori sul sito espositivo del concorso, foto.d3.ru, una piattaforma in lingua russa. Questo sito fotografico, con il motto “Make raw, not war”, promuove la fotografia come mezzo per unire persone di diversi paesi con opinioni diverse. È la sezione di fotografia indipendente di D3.ru, un portale di social network russo molto grande e antico, fondato nel 2001. Il suo pubblico è composto da utenti di lingua russa provenienti da molti paesi, e le loro valutazioni costituiscono la fase iniziale di valutazione. Per il 2025, il concorso è stato adattato per accogliere i partecipanti di lingua inglese.

Deadline: 31 December 2025

Website: https://fotoaward.org/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori!

Musa fotografia

Estetica vs. Contenuto, chi vince nel contemporaneo?

Negli ultimi decenni, la fotografia contemporanea ha subito una trasformazione notevole: oggi sembra che l’estetica abbia vinto a mani basse sul contenuto. L’immagine perfetta, luminosa e simmetricamente impeccabile domina le scene, mentre il messaggio spesso si perde tra un filtro vintage e una saturazione eccessiva. Ma come siamo arrivati a questo punto? Colpa della tecnologia, dei social media o semplicemente di un’irresistibile voglia di fare bella figura?

Il primo colpevole è la tecnologia digitale, che ha reso la fotografia alla portata di chiunque. Basta uno smartphone, un paio di click e via, tutti artisti! Il problema? La quantità non sempre fa rima con qualità. Abbiamo un’abbondanza di immagini perfette per essere postate, ma prive di una vera storia, di una narrazione visiva che ne giustifichi la produzione. e purtroppo ho sempre più spesso l’impressione che la tendenza riguardi il mondo autoriale. Immagini trite e ritrite proposte da importanti gallerie. Linguaggi vecchi e concetti riproposti con foto simili dopo decenni. A volte mi sento triste.

Certo, il tramonto a Bali è stupendo, ma se lo fotografiamo tutti allo stesso modo, cosa resterà?

I social media ci mettono del loro. Con piattaforme come Instagram e TikTok, la regola è chiara: se non catturi l’attenzione in due secondi, sei già dimenticato. Risultato? Foto che gridano “guardami!”, e non so come facciano a gridare, visto che sono completamente mute. L’importante è il numero di like, non il significato dell’immagine! Così, anche i fotografi più talentuosi si ritrovano a inseguire algoritmi invece di raccontare storie.

E il mercato dell’arte? Anche lui non aiuta. Le gallerie e le fiere vogliono immagini che seguano le mode, quelle che si vendono bene e fanno colpo a prima vista. Se una foto non è patinata e “instagrammabile”, rischia di rimanere nell’ombra. Insomma, la fotografia oggi deve essere bella, ma non troppo difficile da capire, perchè non si ha tempo per capire, bisogna scorrere il telefono per scoprire cosa ci viene proposto nel post successivo, una ricetta, un pantalone alla moda? Non importa. scopriamo cosa c’è dopo…Perché far pensare lo spettatore quando si può conquistarlo con un bel budino al cioccolato senza calorie, vegetale e che fa dimagrire?

Ma per fortuna non tutto è perduto! Esistono ancora fotografi che sfidano questa deriva estetizzante, che usano l’immagine per raccontare, provocare e far riflettere. Certo, magari non faranno milioni di visualizzazioni su TikTok, ma almeno non dovranno spiegare a tutti che no, la loro fotografia non è solo una goduria per gli occhi.

In definitiva, la sfida della fotografia contemporanea è trovare un equilibrio tra forma e contenuto. L’estetica è importante, ma senza una storia da raccontare, rimane solo un esercizio di stile.

Ciao Sara Munari

Storia di una fotografia – Shirin Neshat – “Women of Allah”

FOTOGRAFIA di Shirin Neshat – “Women of Allah” – Anno 1994

La serie “Women of Allah” di Shirin Neshat, realizzata nel 1994, è un’opera potente e provocatoria che esplora l’identità femminile nel contesto dell’Islam. Neshat, attraverso fotografie in bianco e nero di grande impatto, ci mostra donne iraniane con il volto, le mani e i piedi coperti da testi in persiano, spesso poesie rivoluzionarie.

Il tema centrale di questa serie è la complessità dell’identità femminile in un contesto culturale e religioso rigoroso. Neshat, attraverso la sua visione artistica, ci invita a riflettere sul ruolo delle donne nella società islamica, sulle tensioni tra tradizione e modernità, e sulla relazione tra corpo, potere e linguaggio. I testi scritti sui corpi delle donne diventano un simbolo di resistenza e di espressione, un modo per dare voce a un’identità spesso soffocata.

L’approccio di Neshat si distingue per la sua carica emotiva e la sua capacità di creare immagini iconiche. Le sue fotografie, con il loro contrasto netto tra bianco e nero, e i testi in persiano che coprono i corpi delle donne, evocano un senso di mistero e di tensione. La sua tecnica, che combina la fotografia con la calligrafia, crea un linguaggio visivo unico, che fonde elementi della tradizione islamica con l’arte contemporanea.

Dal punto di vista visivo, “Women of Allah” è una serie di grande impatto. Le immagini, con la loro composizione rigorosa e la loro intensità emotiva, catturano lo sguardo e invitano alla riflessione. Neshat ci mostra la bellezza e la forza delle donne iraniane, trasformando i loro corpi in un palcoscenico per l’espressione artistica e politica.

Biografia di Shirin Neshat:

Shirin Neshat, nata nel 1957 a Qazvin, è un’artista visiva iraniana nota per le sue opere che esplorano temi come l’identità femminile, la politica e la religione. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti negli anni ’70, ha sviluppato un linguaggio artistico che fonde la fotografia, il video e l’installazione. Le sue opere sono state esposte nei più importanti musei e gallerie del mondo, consacrandola come una delle artiste più influenti della nostra epoca.

In qualità di fondatrice di Musa Fotografia, una scuola dedicata all’arte della fotografia, desidero chiarire l’utilizzo di immagini di grandi autori sul mio blog.

Le fotografie di maestri, che appaiono nei miei articoli, sono utilizzate esclusivamente a scopo didattico e divulgativo. Il mio intento è quello di analizzare e condividere la bellezza, la tecnica e la storia di queste opere con i miei studenti e con tutti gli appassionati di fotografia.

Tengo a sottolineare che:

  • Nessuna delle immagini viene utilizzata a scopo di lucro. Il blog non genera entrate dirette attraverso la vendita di immagini o pubblicità.
  • Gli articoli sono scritti con intenti didattici. L’obiettivo è quello di fornire spunti di riflessione e approfondimento sulla storia della fotografia e sulle diverse tecniche utilizzate dai grandi maestri.
  • Il mio impegno è verso la diffusione della cultura fotografica. Credo che l’analisi di opere significative sia fondamentale per la crescita e l’apprendimento di ogni fotografo.

Sono consapevole dell’importanza del rispetto del diritto d’autore e mi impegno a citare sempre la fonte delle immagini utilizzate. Se dovessi ricevere segnalazioni di violazioni del copyright, provvederò immediatamente a rimuovere il materiale contestato.

Spero che questa dichiarazione possa chiarire il mio approccio e la mia passione per la fotografia.