Quali sono le finalità di una storia?

Da Lapilli, fotografia di sara munari

Il motivo per cui decidiamo di iniziare a raccontare una storia condizionerà la sua struttura e tutte le scelte legate al linguaggio e alla modalità narrativa.

Potete avvicinarvi alla storia con una finalità documentaria, in questo caso vorrete descrivere soggetti, eventi storici, eventi geografici o antropologici; perseguirete quindi la necessità di essere compresi, per far sì che il destinatario si senta coinvolto e prenda una posizione personale. Rientrano in questa finalità tutti i lavori di fotogiornalismo o di reportage descrittivo.

Differentemente, se vi interessa soltanto il raccontare una storia o spiegare la vostra concezione di un determinato argomento, non avete velleità documentarie e non volete che i fatti siano esplicitati con dovizia informativa, la finalità è narrativa. Volete rendere il fruitore partecipe della vostra visione delle “cose” del mondo. Faranno parte di questo gruppo tutte le storie, sia di reportage che più concettuali, volte a spiegare il vostro punto di vista, anche il più personale.

Se l’impatto delle vostre fotografie è fortemente legato alla forma, all’armonia, ai colori, nell’intento di accentuare le caratteristiche esclusivamente legate all’aspetto di un determinato soggetto, in questo caso la finalità è estetica. Questa risiede in tutti i gruppi di fotografie, presentato spesso come elenco di immagini simili, che rispondono alle medesime composizioni e scelte illuminotecniche o cromatiche, come per esempio, un insieme di fotografie scattate a Burano per mostrare i colori delle casette della laguna, o un insieme di fotografie di fiori.

La finalità sarà di spettacolarizzazione nel momento in cui una scena di qualsiasi tipologia, diventa il soggetto principale ed il motivo per cui abbiamo prodotto le fotografie, quindi il luogo o l’evento diventano essi stessi uno spettacolo. Per esempio, le fotografie di un’aurora boreale o di un atleta nella raffigurazione dell’atto massimo della sua performance sportiva.

Per approfondire “Raccontare per immagini. Dal singolo scatto alla narrazione fotografica” disponibile qui

L’accostamento di colori complementari nella fotografia di strada

Si definisce colore complementare il colore opposto nella ruota cromatica. Per esempio, il colore complementare del giallo è il viola e viceversa; il colore complementare del rosso è il verde e viceversa; il colore complementare del blu è l’arancio e viceversa.

Scala cromatica dal sito Logogenie

Nella prima fotografia potete vedere un esempio di contrasto cromatico: l’accostamento di rosso e verde e giallo e azzurro del cielo.
Più in generale, posso affermare che quando gran parte della fotografia è di una tonalità più o meno omogenea, agli occhi dell’osservatore l’area più ampia funge da sfondo e quella più piccola
tende a diventare soggetto, dato che lo sguardo si dirigerà prepotentemente verso quest’ultima.
Una foto monocromatica, come la terza, è quella nella quale è presente, di base, un solo colore, che può essere coniugato in diverse tonalità e sfumature. L’immagine, in questo caso, potrebbe risultare noiosa. Chiaramente non sempre, dipende sia dai toni che dal contenuto.


Questo rischio può essere scongiurato attraverso un’azione o un soggetto interessante.
Questo tipo di fotografia, in qualche caso, potrebbe avere la stessa valenza comunicativa anche se “portata” in bianco e nero.
Il contrasto di sbilanciamento del soggetto si ottiene, invece, quando l’elemento principale, come nella seconda fotografia, si trova posizionato in una parte circoscritta dell’immagine e non è bilanciato da altri elementi.
In questo caso, occupando il soggetto una piccola parte di fotogramma, abbiamo anche uno sbilanciamento di dimensione, nel senso che, pur coprendo un piccolo spazio nel riquadro, diventa comunque soggetto principale.

Dal mio libro: Street photography ATTENZIONE! PUÒ CREARE DIPENDENZA

Per acquisto

Sarah Cooper e Nina Gorfer – opere composite, pittura e collage

Sarah Cooper, nata negli Stati Uniti nel 1974 e Nina Gorfer in Austria nel 1979, lavorano in stretto sodalizio fin dal 2006; attualmente vivono e lavorano a Göteborg, in Svezia.

Le due fotografe hanno esposto in importanti musei europei e statunitensi, ricevendo anche il titolo di ambasciatrici Fuji; nel 2018 hanno ricevuto il German Photo Book Award per il libro “I Know Not These My Hands”, pubblicato da Kehrer Verlag.

fotografia di Sarah Cooper e Nina Gorfer

Operando principalmente nell’ambito della ritrattistica, supportate da una approfondita cultura visiva a partire dai dipinti del XVIII sec. per arrivare a Gustav Klimt fino ai Surrealisti, creano opere composite in cui si armonizzano tra di loro fotografia, pittura e collage. Le atmosfere stranianti che emanano dai loro lavori sono il frutto di un sapiente e minuzioso lavoro anche manuale, rivolto alla creazione di sofisticate messe in scena: le imponenti figure femminili emergono da fondi scuri attraverso i colori saturi e vibranti dei loro ricchi abiti dalle strane fogge totalmente inventate, lasciandosi alle spalle le loro angosce e il loro difficile passato.  L’attenzione dedicata ai volti e agli atteggiamenti delle protagoniste implica una conoscenza profonda degli stati d’animo delle donne ritratte, ma una parte rilevante del ‘modus operandi’ di Sarah e Nina non dipende da indagini esclusivamente introspettive, in quanto tematiche di tipo politico e sociale costituiscono la base del loro lavoro.

Fotografie di Sarah Cooper e Nina Gorfer

La memoria, l’identità, lo spaesamento procurato soprattutto dall’abbandono dei propri paesi di origine, fa sì che nei loro ritratti si creino stratificazioni di elementi decisamente complessi, molto al di là della ritrattistica tradizionale.

Il loro stile originale contempla l’uso di collage realizzati con materiali dipinti e ricamati, oltre a fotografie destrutturate, smontate e rimontate sovrapponendo in modo effimero i vari strati fino ad ottenere superfici frammentate, per lo più caratterizzate da linee spezzate. “Sarah Cooper e Nina Gorfer sono convinte che anche l’arte possa contribuire a salvare il mondo. Nei loro ritratti rielaborano la realtà attraverso un complesso filtro psicologico di ricordi, stati d’animo e ferite” ( Alice Politi in Vanity Fair). Importante è la loro indagine visiva sulla generazione di giovani donne emigrate in Svezia, forzatamente sradicate dai loro paesi di origine, come possiamo ammirare nella serie “Between These Folded Walls,Utopia” (2017 – 2020),  in cui si mette a fuoco la tentazione di sognare un nuovo mondo possibile: le immagini decisamente teatrali sono infarcite di scene surreali, con significativi rimandi alla realtà vissuta dalle donne rappresentate, in ”…una danza visiva tra astrazione e figurazione”.

Fotografia di Sarah Cooper e Nina Gorfer

Il libro “I Know Not These My Hands”, ricco di liricità e poesia, indaga i segni e le tracce che una vita difficile e travagliata ha lasciato nell’animo di donne originarie del nord-ovest dell’Argentina, emigrate in terre lontane. Il libro, composto da un insieme di fotografie e aneddoti, è scaturito da incontri casuali, lunghe conversazioni, interminabili sedute di posa, caratterizzate da empatia tra le fotografe e le donne ritratte che non mostrano alcuna remora nell’evidenziare il senso di disorientamento provocato dall’essere completamente sradicate dalla loro terra. ​

Fotografia di Sarah Cooper e Nina Gorfer

Nel libro “The Weather Diaries” – pubblicato nel 2014 dopo un soggiorno di due anni in paesi del nord Europa come l’Islanda e la Groenlandia –  Cooper e Gorfer esplorano in modo originale ed estremamente poetico le radici delle tradizioni, della moda e del design nordico. Le fotografe con i loro scatti che vanno al di là di una pura documentazione, interpretano in modo sublime il freddo isolamento di questi luoghi: abiti sofisticati, installazioni di giovani stilisti e anche vestiti tradizionali affiorano in mezzo ad una natura dura e selvaggia, creando un contrasto di struggente bellezza. Commissionato dalla Nordic Fashion Biennale, il progetto ha implicato la collaborazione con designer e artigiani locali, il cui lavoro è influenzato dalla cultura, dalle tradizioni e dal clima delle loro terre d’origine.

https://www.vanityfair.it/show/agenda/2020/08/27/vanity-art-view-cooper-gorfer-larte-ha-un-potere-innato-ispirare-la-trasformazione

https://www.materainternationalphotography.com/cooper_gorfer-s3072.

Between These Folded Walls, Utopia – Photographs by Cooper & Gorfer | Interview by Liz Sales | LensCulture

Articolo di Giovanna Sparapani

Le fotografie inserite nel testo sono e rimangono di proprietà dell’autore, qui hanno solamente scopo didattico informativo.

Mostre consigliate per febbraio

Anche il mese di febbraio ci offre diverse opportunità per goderci mostre interessanti. Date un’occhiata!

Anna

Steve McCurry. Children

Steve McCurry, Bamiyan, Afghanistan, 2007
© Steve McCurry | Steve McCurry, Bamiyan, Afghanistan, 2007

Torna a Palazzo dei Priori di Fermo il nuovo appuntamento con “Il tempo delle mostre”, questa volta dedicato all’arte del celebre fotografo americano Steve McCurry. Dal 20 dicembre 2024 al 4 maggio 2025 le sale del Palazzo ospitano la mostra “Steve McCurry – Children”, ideata e curata di Biba Giacchetti. La mostra inaugura un percorso emozionante sull’infanzia vista attraverso l’obiettivo di Steve McCurry, uno dei fotografi più amati al mondo.

Con oltre 50 fotografie, il pubblico avrà l’occasione di ammirare l’unica esposizione tematica interamente dedicata ai bambini, realizzata nell’arco di quasi cinquant’anni di carriera. Le immagini, provenienti da ogni angolo del mondo, ritraggono i più piccoli in scene di vita quotidiana, offrendo un omaggio a questo periodo straordinario della vita.   Spiega Steve McCurry: “Ho avuto il grande privilegio di fotografare i bambini di tutto il mondo e ora che ho una figlia anch’io apprezzo ancora di più la loro energia, la loro curiosità, le loro potenzialità. Nonostante il contesto difficile in cui molti di loro nascono, i bimbi hanno la capacità di giocare, sorridere, ridere e condividere piccoli momenti di gioia. C’è sempre la speranza che un bambino possa crescere e cambiare il mondo.
La mostra è promossa dal Comune di Fermo con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, in collaborazione con Orion57, partner Mus-e del Fermano. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura e Turismo.   A Fermo una straordinaria galleria di ritratti esplora tutte le sfaccettature dell’infanzia, accomunate da un elemento universale: lo sguardo dell’innocenza. I bambini immortalati da McCurry, pur diversi per etnia, abiti e tradizioni, condividono la stessa energia inesauribile, la gioia di vivere e la capacità di giocare anche nei contesti più difficili, spesso segnati da povertà, conflitti o condizioni ambientali estreme. Il visitatore sarà guidato in un viaggio ideale accanto a McCurry, attraverso paesi come India, Birmania, Pakistan, Tibet, Afghanistan, Libano, Etiopia e Cuba.

Spiega la curatrice Biba Giacchetti
: “Ogni immagine offre uno spaccato delle condizioni sociali più disparate, rivelando una condizione umana universale fatta di sentimenti comuni e sguardi che affermano la stessa dignità. Incontriamo bambini profughi e lavoratori, giovani che trasformano un cannone arrugginito in un gioco, che rincorrono un pallone sotto la pioggia, che creano musica con chitarre fatte di materiali di scarto. Bambini che vivono nelle grandi metropoli o nei villaggi più remoti, protagonisti di storie di gioia e aggregazione, solitudine e resilienza, solidarietà e stupore”.   La mostra racconta storie di gioia, resilienza, famiglia e amicizia, immortalate con empatia e rispetto. Tra le immagini più iconiche spicca quella della piccola afghana ritratta in un campo profughi nel 1984, diventata un simbolo universale delle sofferenze inflitte dalla guerra. Questo scatto precede di anni la stesura della Carta dei Diritti dei Bambini, approvata dalle Nazioni Unite nel 1990, e continua a testimoniare l’urgenza di tutelare l’infanzia in tutto il mondo.
In questo scenario globale, McCurry vuole anche sensibilizzare il pubblico sul tema dello sfruttamento infantile. Nei suoi viaggi, soprattutto in Asia, ha documentato le vite di molti bambini costretti a lavorare quando dovrebbero giocare o frequentare la scuola. “La visione dell’infanzia di McCurry è varia e diversificata, proprio come lo sono i bambini nel mondo.

Eppure, ovunque si posi il suo obiettivo, emerge un messaggio chiaro: finché ci sono bambini, c’è speranza”, afferma Owen Edwards, critico fotografico. Attraverso le sue immagini, McCurry cattura l’eterna resilienza dei bambini, la loro capacità di trovare gioia anche nelle situazioni più difficili. Un esempio è lo scatto dei bambini che giocano su un carro armato arrugginito, trasformando uno strumento di morte in un giocattolo, oppure quello in cui giocano con delle ruote sotto antichi esemplari di baobab in Madagascar, venerati per la loro età e la capacità di immagazzinare acqua durante i periodi di siccità.  Grazie alla sua capacità narrativa, ogni fotografia diventa una finestra sulla vita dei soggetti, capace di trasmettere autenticità, spensieratezza e purezza. La mostra si apre con una serie di ritratti intensi e si snoda attraverso immagini che alternano guerra e poesia, sofferenza e gioia, stupore e ironia.

Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea
, è una figura iconica capace di raccontare il nostro tempo con profondità e poesia. La mostra a Palazzo dei Priori di Fermo è arricchita da un video esplicativo sulle esperienze vissute da Steve McCurry nei suoi reportage e sul suo rapporto con la fotografia.

“Steve McCurry – Children” è più di una mostra:
 è un viaggio nei ricordi della nostra stessa infanzia, una riflessione profonda sulle responsabilità di ciascuno verso le nuove generazioni. In ogni scatto ritroviamo un invito a costruire un futuro più giusto, consapevoli che il cambiamento inizia dalle azioni del presente.

Dal 20 Dicembre 2024 al 04 Maggio 2025 – Palazzo dei Priori – Fermo (AP)

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Molichrom – Festival della Fotografia Nomade. IV Edizione

© Alessio Romenzi
© Alessio Romenzi

Dal 10 gennaio 2025 la IV Edizione di Molichrom: Festival della Fotografia Nomade. Tra gli eventi più significativi del Molise con mostre, talk e workshop: ” questa edizione si concentra su una delle più drammatiche declinazioni del nomadismo contemporaneo: le migrazioni forzate causate dai conflitti – afferma il Direttore Artistico Eolo Perfido – La guerra ha sempre rappresentato uno dei più potenti catalizzatori del nomadismo forzato nella storia dell’umanità. Dalle antiche deportazioni assire alla contemporanea crisi dei rifugiati, il conflitto armato continua a essere la principale causa di spostamenti di massa della popolazione civile, creando quella che potremmo definire una forma di “nomadismo della sopravvivenza”.

Molichrom: Festival 
ha fatto del Nomadismo la sua chiave di lettura del mondo: un evento di fotografia internazionale e contemporanea che vede il Molise protagonista e crocevia di incontri. “Oggi, il nomadismo bellico assume forme diverse rispetto al passato ma non meno drammatiche. I conflitti moderni, spesso caratterizzati da guerre civili e crisi prolungate, creano situazioni di sfollamento che possono durare generazioni. I campi profughi, concepiti come soluzioni temporanee, diventano spesso insediamenti semi-permanenti dove si sviluppano nuove forme di società nomadi urbane. Il rapporto tra guerra e nomadismo è uno dei più complessi fenomeni del nostro tempo. Comprendere questa relazione non è solo un esercizio accademico, ma una necessità pratica per sviluppare risposte più efficaci alle crisi umanitarie. In un mondo dove i conflitti continuano a generare massicci spostamenti di popolazione, la sfida è quella di trasformare il nomadismo forzato da tragedia umanitaria a opportunità di rinnovamento sociale e culturale”
In un momento storico segnato da guerre e crisi umanitarie globali, il Festival propone una riflessione profonda sulle conseguenze umane dei conflitti armati. La mostra principale “L’ultimo Ballo: Vite sospese al tempo di guerra” (dal 10 gennaio al 16 febbraio 2025) vede protagonista il fotoreporter Alessio Romenzi, che attraverso i suoi scatti ci conduce nelle zone più calde del pianeta, documentando non solo gli scenari di guerra, ma soprattutto l’impatto devastante sui civili costretti all’esilio.

In dialogo con questo tema, il progetto di Molichrom Lab, in collaborazione con le Associazioni Fotografiche locali, porta l’attenzione sul territorio molisano, presentando i volti e le storie dei rifugiati che hanno trovato accoglienza nella regione con Verso Casa. Un racconto visivo sull’esilio forzato che trasforma il concetto astratto di migrazione in storie concrete di resistenza e speranza.

Il programma di questa edizione si arricchisce di contributi significativi grazie a Talk con personalità di alto spessore: venerdì10gennaio con Alessio Romenzi e il racconto della fotografia di guerra. Sabato 11 con Barbara di Maio e Francesca Tiboni insieme per “Uno sguardo al femminile sulla Street Photography: Women in Street Italy”, ed è in loro compagnia che domenica 12 gennaio dalle ore 10.00 faremo la passeggiata fotografica gratuita e aperta a tutti/e per le strade di Campobasso. Di intelligenza artificiale si discuterà nel pomeriggio con Paolo Benanti Il Futuro della Fotografia: Etica e Creatività nell’era dell’IA”. Martedì 14 incontreremo Amnesty Italia con Tina Marinari “Crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza”.

Immancabili i nostri approfondimenti laboratoriali, per questa IV edizione  Andrea Boccalini, noto ritrattista della scena jazz mondiale arricchisce il programma con un workshop sul ritratto ambientato. Un buon ritratto nasce da una relazione umana. Il successo di una sessione di ritratto dipende per il 90% dalla comprensione del valore emotivo delle nostre scelte e dalla capacità di connettersi con il soggetto. Quando smettiamo di essere solo fotografi e trasformiamo la sessione in uno scambio, un incontro, il ritratto diventa autentico. Un buon ritratto deve invece deve rivelare il soggetto. Nel workshop esploreremo cosa significa davvero ritrarre una persona.

Molichrom, facendo del nomadismo il fil rouge di tutte le edizioni, continua a esplorare il concetto di “sguardo nomade”, promuovendo una visione che supera i confini geografici e culturali. La fotografia diventa uno strumento che permette di esplorare realtà diverse attraverso gli occhi di chi le ha vissute in prima persona, offrendo nuove prospettive sulla complessità del mondo contemporaneo.

Il Festival in questa edizione si propone come spazio di riflessione sulla mobilità forzata e sulla necessità di costruire ponti di comprensione tra culture diverse. Nato da un’idea sviluppata con l’associazione Tèkne, gruppo di professionisti appassionati di cultura e arte da sempre impegnati nella promozione del territorio, il festival rappresenta un’iniziativa coraggiosa che, attraverso la cultura visiva e la fotografia contemporanea, contribuisce a valorizzare e far conoscere il Molise oltre i suoi confini, trasformandosi in un’opportunità di rinascita culturale per l’intera regione. Il festival promuove l‘apertura alla diversità culturale e l’esplorazione come mezzo di pace, consapevolezza e ricchezzaMolichrom è co-finanziato dal Piano Sviluppo e Coesione della Regione Molise.

Dal 10 Gennaio 2025 al 16 Febbraio 2025 – Palazzo GIL – Campobasso

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Henri Cartier-Bresson e l’Italia

Henri Cartier-Bresson, Siena, 1953 © Fondation Henri Cartier-Bresson – Magnum Photos

Dopo le mostre dedicate a grandi maestri della fotografia italiana e internazionale come Tina Modotti e Mimmo Jodice, CAMERA è felice di inaugurare la prossima stagione espositiva con la mostra Henri Cartier-Bresson e l’Italia che aprirà al pubblico dal 14 febbraio fino al 2 giugno 2025.

La mostra costituisce la più importante monografica mai realizzata incentrata sul lungo rapporto tra il maestro francese e il nostro paese.

Per la prima volta viene documentato in maniera esaustiva e approfondita il rapporto tra colui che è stato definito “l’occhio del secolo” e l’Italia, un paese che amava profondamente, soprattutto per la vivace vita di strada, che gli offriva l’opportunità di cogliere quegli “istanti decisivi” che hanno reso celebre il suo lavoro.

Attraverso circa 200 fotografie vintage e numerosi documenti – giornali, riviste, volumi –, la mostra ripercorre le tappe di un rapporto iniziato negli anni Trenta e proseguito sino al momento in cui Cartier-Bresson ha abbandonato la fotografia, negli anni Settanta.

La mostra, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è realizzata grazie alla collaborazione tra Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e Fondazione CAMERA – Centro Italiano per la fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux e Walter Guadagnini, direttori delle rispettive Fondazioni.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore.

La radio ufficiale della mostra è Radio Monte Carlo.

14 febbraio – 2 giugno 2025 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia  – Torino

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Mapuche, il ritorno di voci antiche

La fotografia contemporanea​​ torna protagonista al Museo Diocesano di Cremona grazie alla rinnovata collaborazione con il Festival della Fotografia Etica.

Il prossimo 31 gennaio alle ore 18:00 verrà inaugurata la mostra Mapuche, il ritorno di voci antiche di Pablo Ernesto Piovano

Il reportage esplora la vita quotidiana di questo popolo ancestrale che resiste da secoli a invasioni e colonizzazioni. Un progetto che documenta la loro lotta per difendere terre, lingua, cultura e identità, ora in pericolo. Nonostante repressione e stigmatizzazione, i Mapuche preservano la loro eredità spirituale e comunitaria, simboleggiando resilienza e un profondo legame con la Terra Madre.
Il lavoro, composto da quasi 50 immagini, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia, viene proposto in un percorso appositamente ideato per il museo da Laura Covelli, curatrice delle mostre del Festival, che include opere d’arte, poesie e materiale d’archivio.  

Non perdere l’occasione di visitare la mostra in occasione dell’inaugurazione con una visita guidata nel percorso espositivo.

Dal 31 gennaio al 23 marco – Museo Diocesano di Cremona

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Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932-1990

Riccardo Moncalvo, Tricentenario miracolo, Monte dei cappuccini, 1938. Archivio Riccardo Moncalvo

Dal 14 febbraio al 6 aprile 2025, la Project Room ospita la mostra Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932-1990.

L’importante fotografo torinese (Torino, 1915-2008) inizia ad approcciarsi al mezzo fotografico ad appena 13 anni, seguendo le orme del padre, titolare dell’atelier di Fotografia Artistica e Industriale, e diventa molto presto socio della Società Fotografica Subalpina.

Negli anni tra le due guerre le fotografie di Moncalvo iniziano ad apparire su importanti riviste di settore e diventa uno dei primi in Italia a stampare fotografie a colori professionali. La mostra raccoglie 70 stampe vintage, provenienti dall’Archivio Riccardo Moncalvo e da collezioni private, in bianco e nero e a colori, che ripercorrono quasi 60 anni di storia.

La mostra e il relativo catalogo sono a cura di Barbara Bergaglio con testi di Walter Guadagnini e Andrea Tinterri.

14 febbraio – 6 aprile 2025 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Project Room – Torino

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Olivo Barbieri. Spazi Altri

Intesa Sanpaolo apre al pubblico dal 20 febbraio al 7 settembre 2025 alle Gallerie d’Italia – Torino Olivo Barbieri. Spazi Altri a cura di Corrado Benigni, mostra che rende omaggio a uno dei fotografi più innovativi e originali, le cui immagini oscillano tra vero e rappresentazione del vero, tra mondo immaginato e mondo riprodotto.

Con oltre 130 opere – trittici di grandi dimensioni, polittici e due grandi quadrerie -, l’esposizione è un nuovo capitolo del progetto “La Grande Fotografia Italiana” a cura di Roberto Koch, con cui la Banca celebra dal 2022 i grandi maestri della fotografia del Novecento del nostro Paese. Realizzata con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino, la mostra propone per la prima volta una sintesi organica della ricerca che Olivo Barbieri ha dedicato alla Cina in oltre trent’anni, con molte fotografie inedite. 

È il 1989 quando Olivo Barbieri compie il suo primo viaggio in Cina, casualmente proprio durante i fatti di Piazza Tienanmen. Da allora ha inizio un approfondimento che fino al 2019 conduce regolarmente l’artista sul territorio della Repubblica Popolare Cinese, della cui trasformazione intuisce fin dagli esordi la portata sociale, economica e culturale, una transizione che interessa tutta l’umanità per il suo impatto in termini di identità, sostenibilità, migrazioni, nuove tecnologie e intelligenza artificiale. Il fuoco selettivo e le riprese dall’elicottero hanno reso Olivo Barbieri riconoscibile in tutto il mondo per la capacità di trasformare l’immagine della realtà in un modello, un plastico, un mondo in progettazione. Nelle opere esposte, lontane da intenti documentaristici, si ritrovano tutti gli slittamenti percettivi che negli anni identificano l’opera di Barbieri: le lunghe esposizioni, l’illuminazione artificiale, le riprese verticali, l’uso di colori saturi e il fuoco selettivo che trasforma il reale in un avatar di sé stesso.

Il catalogo della mostra è realizzato da Società Editrice Allemandi.

Il museo di Torino, insieme a quelli di Milano, Napoli e Vicenza, è parte del progetto museale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, guidato da Michele Coppola – Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici della Banca.

Dal 20 Febbraio 2025 al 07 Settembre 2025 – Gallerie d’Italia – Torino

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THE CREATION OF A DIVA

THE CREATION OF A DIVA, MUDEC, MILANO

In occasione del quarantesimo anniversario del brand, la mostra fotografica “THE CREATION OF A DIVA”, promossa da GUESS, costituisce un viaggio immersivo nell’universo estetico del marchio, attraverso le campagne fotografiche e volti più iconici che hanno contribuito a definirne l’identità unica e inconfondibile.

Un percorso tra moda, fotografia e video che svela il processo creativo dietro un’estetica immediatamente riconoscibile, in cui il fascino glamour della vecchia Hollywood incontra il carisma delle donne moderne.
Strutturato in quattro sezioni tematiche, il percorso ripercorre oltre quattro decenni di storia, dal 1981 a oggi, riflettendo sul ruolo che GUESS ha assunto nella cultura visiva contemporanea ed esplorando le sue campagne pubblicitarie leggendarie, realizzate da maestri della fotografia come Ellen Von Unwerth, Wayne Maser, Bryan Adams e Dewey Nicks.

Dalla prima “GUESS Girl”, Estelle Lefebure, alle supermodelle che hanno segnato un’epoca – tra cui Claudia Schiffer, Eva Herzigova, Naomi Campbell e Anna Nicole Smith – il brand ha dato vita a carriere straordinarie, trasformando giovani promesse in icone glamour internazionali, autentiche “Dive” della moda capaci di incarnare l’inconfondibile estetica di GUESS.

Oltre alle fotografie, il percorso espositivo si arricchisce con stanze esperienziali che raccontano la storia di GUESS attraverso installazioni interattive, effetti luminosi e la vibrante tonalità di rosso simbolo del marchio, offrendo un’esperienza coinvolgente e multisensoriale.

Dal 17 Gennaio 2025 al 03 Marzo 2025 – Mudec • Museo delle Culture – Milano

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27 DRAFTS – Simone Engelen

Nell’ambito di ART CITY Bologna 2025 in occasione di ARTEFIERA, Spazio Labo’ inaugura la mostra fotografica del progetto 27 drafts dell’artista olandese Simone Engelen, pubblicato nel 2024 dalla casa editrice FW:Books. L’artista sarà presente all’inaugurazione e durante il weekend di Art City.

Attraverso fotografia, archivio, collage e testi, il lavoro ricostruisce un evento cruciale nella vita dell’artista: l’abuso subito da parte di due coetanei nel 2006, quando al liceo si trovava a trascorrere un anno di studio all’estero negli Stati Uniti, inseguendo quel sogno americano tipicamente giovanile che si è presto scontrato con una realtà cupa oltre ogni immaginario.

Negli anni successivi, Engelen ha vissuto sulla sua pelle l’impossibilità di cancellare il ricordo di quell’esperienza devastante che ha influenzato in maniera significativa la sua modalità di interazione con le altre persone e ha ridefinito la sua percezione dell’intimità, del corpo, della sessualità e della femminilità. A partire dall’inevitabile senso di vergogna per quanto successo, nel processo Engelen ha sviluppato meccanismi di gestione del trauma come la dipendenza e la difficoltà a relazionarsi con la rabbia e con il bisogno di controllo.

Nel 2022, l’artista decide di tornare negli Stati Uniti, accompagnata dalla madre, in quello che diventa a tutti gli effetti un road trip alla ricerca dei luoghi del passato ma soprattutto di sè, per trovare una conciliazione con la sua storia e andare avanti. L’esperienza diventa un viaggio nel tempo, in cui la macchina fotografica si fa filtro per creare la distanza di cui l’artista aveva bisogno per impegnarsi in conversazioni a lungo evitate.

Il titolo del lavoro, “27 drafts”, ovvero “27 bozze” si riferisce al numero di tentativi di scrittura che l’artista ha fatto per esprimere in parole l’impatto di quell’abuso che ha plasmato gli anni più formativi della sua vita e probabilmente la sua intera esistenza.

Dal 6 febbraio – Spazio Labò – Bologna

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CHIUSO SEMIAPERTO APERTO – Pietro Belotti

La ricerca di Pietro Belotti è un’esplorazione profonda del linguaggio nelle sue forme più elementari e primarie. Risalendo agli albori della comunicazione umana, l’artista si interroga sulla possibilità di instaurare una modalità di linguaggio che preceda la verbalizzazione consapevole, elaborando un sistema di segni, simboli e icone arcaico e misterioso. Colti nel loro insieme, questi segni compongono un alfabeto visivo evocativo: simboli che richiamano linguaggi antichi, codici segreti, o forse, leggi di una dottrina aliena, afferenti a una realtà altra.

Entrando in “3X3 chiuso semiaperto aperto”, lo spazio di EMM / Ex Maglierie Mirella accoglie lo spettatore in una dimensione misteriosa e surreale, in cui ogni elemento contribuisce a una ritualità esperienziale. Dalle vetrine esterne, che richiamano le decorazioni di un edificio di culto, alla pavimentazione, completamente rivestita da una stampa digitale su linoleum, lo spazio si fonde con l’opera stessa. Il pubblico interagisce con i segni modificando il proprio punto di vista e generando incertezze, in un continuo gioco di interpretazioni. Dal soffitto una proiezione luminosa evoca la cupola di un luogo sacro. Al centro dell’esperienza, come un’offerta posta su un altare, un dado in marmo, simbolo di casualità e incertezza. E il “Libro delle Composizioni”, un volume artigianale in grande formato, elemento fondamentale della mostra, un oggetto monumentale che invita lo spettatore a indagare la sintesi di un pensiero visivo complesso.

“3X3 chiuso semiaperto aperto” si configura come un’esperienza totale, in cui ogni elemento stimola una riflessione profonda e invita il visitatore a un dialogo intimo con lo spazio. Come sostiene Pietro Belotti: «Nel mio percorso credo di aver sempre cercato un’origine, un’immagine che conduca al confine primo, al reale, alla scoperta del simbolo potenziale, ma per un momento ancora senza contenuto e privo del gesto della mano: un’impronta intenzionale di una minima particella di senso».

Dal 30 gennaio al 28 febbraio – EMM / Ex Maglierie Mirella – Milano

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Thea Maris | Risonanze del Mare – Anna Caterina Masotti


La magia dei Bagni di Mario a Bologna, nome erroneamente attribuito dalla storia alla Conserva di Valverde – una cisterna di epoca rinascimentale –  ospiterà dal 5 all’11 febbraio 2025 il progetto fotografico inedito di Anna Caterina Masotti dal titolo Thea Maris | Risonanze del Mare, a cura di Alessia Locatelli e organizzata da Laura Frasca, Art Manager della fotografa.

Il lavoro di Anna Caterina rientra nel programma ufficiale di Art City Bologna 2025.

In questo luogo suggestivo, progettato dall’architetto palermitano Tommaso Laureti e realizzato per alimentare la Fontana del Nettuno ed altri luoghi funzionalmente correlati all’acqua, si immergerà quindi un lavoro a sua volta legato indissolubilmente all’elemento liquido.

Protagonista della narrazione di Anna Caterina Masotti è il mito di Afrodite, riletto nella chiave di una giovane adolescente in procinto di entrare nell’età adulta, immersa in un mondo in cui il mare e la natura fanno da sfondo a questa transizione cruciale. “Riscoprendo antichi codici e riferimenti alla Grecia classica – afferma Masotti – ho reinterpretato l’idea di bellezza attraverso forme e tecniche contemporanee. Le immagini sono state scattate quasi tutte nello stesso luogo, Maratea. Qui, mia madre era incinta di me al sesto mese, e il mio destino era ancora nascosto nel suo grembo. Maratea non è solo un semplice sfondo; è un teatro delle estati della mia infanzia trascorse con lei, dove il sole e le onde danzavano insieme a noi. Oggi torno in questo mare con mia figlia, creando un legame che si rinnova e si arricchisce come ogni onda che bacia la riva.”

“Thea Maris” vuole quindi raccontare, tramite il linguaggio di Anna caratterizzato da un bianco e nero contrastato, non solo l’essenza del mare ma anche la forza del legame tra madre e figlia che si intrecciano in questo viaggio nel tempo, in cui il passato ritorna trasformato e rinnovato nel presente in un paesaggio intriso di storia e amore.

Un viaggio quindi, che nel suggestivo spazio della Conserva sarà pensato e allestito per accogliere il visitatore e immergerlo nel racconto che si dipana in circa 20 immagini:  quattro di esse saranno stampate su altrettanti teli in Chiffon di ben 4 metri di altezza, posti al centro della cisterna, mentre due foto saranno riprodotte su altri due teli di seta larghi 2 metri , posti perimetralmente quasi a racchiudere quelli centrali; su ogni immagine Anna Caterina andrà poi a ricamare segni, contorni e simboli, a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.

Sui muri della Conserva verranno al contempo proiettati video e foto tramite video mapping, conferendo in questo modo un movimento ondulatorio continuo allo spazio e alla sua percezione. Infine, il percorso andrà a terminare nei cunicoli che dal volume centrale della cisterna si irraggiano nelle profondità della terra: in questi spazi troveranno posto, sulla scala che si incrocia passando da due corridoi opposti, due foto da 60x100cm stampate su seta e poi ricamate.

Il nuovo progetto fotografico di Anna Caterina” – afferma la curatrice Alessia Locatelli – “Si distacca nettamente dalla mera rappresentazione fisica della bellezza, per esplorare una dimensione più profonda e simbolica, che si estende oltre il visibile. La sua interpretazione moderna del mito di Afrodite non è solo una rivisitazione estetica, bensì una riflessione sul concetto contemporaneo di genere, seduzione e femminilità. Mentre la scultura classica celebra un archetipo di bellezza senza tempo, la fotografia contemporanea sfida questo ideale, esplorando il corpo femminile come spazio di contraddizioni e trasformazioni. La fotografia non cristallizza la fisicità, ma la cattura nel suo continuo divenire.

Con questo progetto, Anna Caterina Masotti propone una nuova lettura di Afrodite, interrogandosi sulla continuità e trasformazione della figura femminile nella società moderna, attraverso un lavoro delicato e intimo.”

dal 5 all’11 febbraio 2025 – Bologna, Conserva di Valverde

Le memorie di un istante – Paola Rizzi

Dal 24 gennaio 2025 Numm Contemporary Art di Casale Monferrato (AL) ospita la mostra personale di Paola Rizzi “Le memorie di un istante” a cura di Erika Lacava. Oltre 80 lavori fotografici per un excursus sugli ultimi anni di ricerca dell’artista, dal 2018 a oggi, selezionati con un taglio tematico sulla memoria come elemento cruciale attorno a cui si snoda il suo percorso artistico.

Le opere, distribuite in 9 serie di vario formato, sono stampate su differenti tipologie di carte e supporti, dalla carta cotone alla carta di riso, dalla pergamena fino al cemento realizzato artigianalmente. Molti anche gli interventi manuali che l’artista esegue sulle stampe rendendole opere uniche, sperimentando accostamenti e contaminazioni tra fotografia e altre arti.

Troviamo l’impiego dell’acquerello nella serie “Assonanze” realizzata nel periodo pandemico, che rievoca elementi della natura giustapponendoli ad autoritratti parziali dell’artista, conferendo alle opere una dimensione quasi onirica; la graffiatura a caldo nel progetto “Erase” con cui la Rizzi esegue cancellature dell’immagine che simulano la perdita della vista, fino a creare striature che avvicinano l’opera all’incisione; l’inserimento delle fotografie su piccoli tomboli in “Diaphanes”, che riprendono lo stesso concetto della perdita della capacità visiva.

Le “Memorie di un istante”, serie fotografica che dà il titolo alla mostra, sono frammenti di luoghi e situazioni, paesaggi urbani o naturali, che indagano il senso della memoria, il colore dei ricordi e come una singola immagine possa riportare alla mente il passato, come il profumo delle madeleine di Proust. Trattano lo stesso concetto le “Scatole della memoria”, piccole porzioni di texture affiancate ad autoritratti dell’artista, una memoria personale da conservare in vista di un possibile oblio dovuto all’Alzheimer.

Nei “Fili di memoria” il recupero di vecchi centrini porta l’artista a volerli eternare fissandoli in un calco di cemento esposto accanto a una foto, autoritratto dell’artista su cui si posa il centrino stesso come un tatuaggio. Anche “Tempus fugit” è un lavoro in cemento che ruota attorno al concetto di ricordo, in una serie infinita di porte allineate che aprono ognuna a intimità personali, in una contrapposizione tra la permanenza del cemento e lo scorrere del tempo.

Parmaea” è un lavoro di denuncia ambientale sulla privatizzazione che minaccia l’isola di Palmaria, patrimonio dell’Unesco, così come “Costellazioni personali” è un reportage di impronta sociale su come la nostra società ipertecnologica ponga ai margini ed esili i soggetti affetti da elettrosensibilità.

In esposizione anche due libri d’artista, il progetto fotografico “Costellazioni personali” appena citato e il diario personale che raccoglie le riflessioni che hanno condotto l’artista a sviluppare la serie “Diaphanes”.

dal 24 gennaio al 29 marzo 2025 – NUMM Contemporary Art – Casale Monferrato (AL)

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Tutti i premi fotografici di Febbraio

Buongiorno a tutti! Non dimenticate di partecipare ai prossimi premi!

Buona giornata!

Annalisa

Mythography Vol. V

per Mythography Vol. V, le dee ispirano temi ricchi di simbolismo e narrazione, ognuna delle quali apre diverse possibilità creative per i fotografi:

Giunone (Era), dea del matrimonio, simboleggia unione e legame, ispirando la fotografia di matrimonio e le relazioni umane. Ti invita a catturare momenti intimi che riflettono la profondità delle connessioni personali.

Venere (Afrodite), dea dell’amore e della bellezza, incarna desiderio, passione e creatività, offrendo idee per la fotografia di moda, ritratti, amore e temi queer. Venere ti invita a esplorare creativamente l’espressione personale.

Vesta (Estia), dea del focolare, rappresenta la casa e la vita domestica, ispirando la fotografia di famiglia. Il suo simbolismo evoca appartenenza, calore e stabilità, celebrando la casa come luogo di rifugio.

Ogni fotografo è incoraggiato ad applicare il proprio stile unico e a scegliere il genere fotografico che più gli si addice. Puoi inviare lavori su più temi. Che si tratti di una singola foto o di un progetto/portfolio completo, tutti gli elaborati dovranno trarre ispirazione dai temi delle divinità Giunone, Venere e Vesta, che incarnano rispettivamente i loro legami simbolici con il matrimonio, l’amore e il focolare domestico.

Deadline: 2 February 2025

Website: https://www.exhibitaround.com/en/open-calls/mythography-5/

World Food Photography Awards 2025

Un concorso fotografico unico che celebra le foto accattivanti di cibo scattate in tutto il mondo, il World Food Photography Awards è ora aperto alle iscrizioni per il suo concorso del 2025. Aperto a fotografi professionisti e non professionisti, sia giovani che meno giovani, è un’entusiasmante opportunità per mostrare il tuo talento dietro l’obiettivo.

Con oltre 25 categorie a cui partecipare, c’è qualcosa per i concorrenti di tutti i livelli per sviluppare idee e scoprire nuove prospettive. Il concorso di quest’anno introduce una nuova entusiasmante categoria, World of Drinks, dedicata alla fotografia legata alle bevande.

Deadline: 9 February 2025

Website: https://www.worldfoodphotographyawards.com/

Revela’t 2025 Portfolio Review

Il BBA Photography Prize è tornato ed è più grande che mai! Festeggia con noi 10 anni di BBA Prizes e partecipa alla nostra grande mostra di anniversario al Kühlhaus di Berlino.

Sono benvenuti tutti gli stili e i temi. Stiamo cercando i migliori fotografi da tutto il mondo, indipendentemente dal tuo background. Partecipa oggi per ottenere il bonus Earlybird e far esporre le tue fotografie a Berlino. Premi in denaro, mostre personali, promozioni online e molto altro da vincere!

Ti invitiamo a partecipare alla nostra sessione Portfolio Review, che si terrà il 23 maggio 2025. Qui avrai la possibilità di presentare i tuoi progetti a nove esperti nel campo della fotografia. Proprietari di gallerie, curatori, direttori di festival, critici ed editor trascorreranno 20 minuti con ogni partecipante nel corso di tre ore, fornendo input, consigli e feedback costruttivi sul loro lavoro.

Questo evento ti darà una prospettiva professionale ed esterna sui tuoi progetti in fase di sviluppo e ti consentirà di entrare in contatto con contatti che possono dare una spinta alla tua carriera sia sulla scena nazionale che internazionale. Non perdere questa opportunità per migliorare le tue competenze e far progredire la tua carriera fotografica!

Deadline: 10 February 2025

Website: http://revela-t.cat/en/portfolio-review-2025/

11th Fine Art Photography Awards

Fine Art Photography Awards è uno dei più grandi enti di premiazione per una comunità di artisti che inaugura un’era di nuove tendenze nel mondo della fotografia. Creato nel 2014, questo concorso è un melting pot per persone in cui passione, interesse, senso della bellezza e apertura alla diversità nella fotografia si scontrano in proporzioni intergalattiche. In Fine Art Photography, cerchiamo di trovare artisti e anime uniche che respirano e vivono per la creatività, dove forniamo una piattaforma di promozione e supporto nella loro ricerca di autorealizzazione e sviluppo.

Questo concorso si rivolge a individui attivamente in sintonia con sperimentazioni e nuove tendenze nell’arte. Fine Art Photography si diletta nel fornire un’opportunità alle anime di talento per brandire l’eccentricità, la varietà, la bellezza e persino la bruttezza del mondo dall’obiettivo dell’artista. E sì, puoi farlo a modo tuo! Deliziati con la folle e meravigliosa fusione di semplicità e complessità del mondo con noi!

I Fine Art Photography Awards sono composti da 20 categorie divise per livello di competenza professionale e amatoriale: Astratto, Architettura, Sperimentale, Concettuale, Moda, Belle arti, Paesaggio, Natura, Fotografia notturna, Nudi, Mobile, Tema aperto, Persone, Fotogiornalismo, Ritratto, Paesaggio marino, Fotografia di strada, Viaggi, Fauna selvatica/Animali.

Deadline: 16 February 2025

Website: https://fineartphotoawards.com/

BPM 2025 screenings

La settima edizione del Belgrade Photo Month Photography Festival sarà organizzata a maggio 2025, con mostre fotografiche, conferenze, workshop, revisioni di portfolio, ecc., che si svolgeranno in varie sedi di Belgrado, Serbia.

TEMA: Postconflitto

Postconflitto politico: documentare le conseguenze di guerre, rivoluzioni e sconvolgimenti politici o catturare la ricostruzione delle società, le sfide della costruzione della pace e il ripristino dell’ordine civile. Postconflitto sociale: esplorare l’impatto sulle comunità e gli sforzi per ricostruire i tessuti sociali o evidenziare storie di riconciliazione, guarigione e ripristino della fiducia tra individui e gruppi. Postconflitto personale: mostra i percorsi personali di superamento di traumi, perdite e difficoltà o raffigura la resilienza e la forza degli individui di fronte alle avversità. Postconflitto ambientale: affronta il recupero e il ripristino degli ecosistemi dopo calamità naturali o danni indotti dall’uomo o visualizza gli sforzi per guarire l’ambiente e il ritorno dell’equilibrio naturale. Postconflitto economico: illustra la ripresa delle economie e dei mezzi di sussistenza dopo crisi finanziarie o eventi distruttivi o esamina il ruolo dell’innovazione, dell’adattamento e del supporto della comunità nella ripresa economica… e molte altre opzioni.

Deadline: 16 February 2025

Website: http://www.belgradephotomonth.org/en/open-calls/bpm-2025-screenings/

2025 MUSE Photography Awards

I MUSE Photography Awards celebrano l’ethos creativo e le note conclusive sottostanti di ciò che rende una fotografia così influente. Vogliamo vedere la comunità delle arti visive in continua crescita crescere dal punto di vista dell’obiettivo della loro macchina fotografica e condividere storie che vivranno per decenni a venire.

Dalla promozione del lavoro dei professionisti della fotografia agli aspiranti straordinari delle arti visive, la nostra missione è quella di fornire una delle migliori piattaforme competitive per mostrare il tuo lavoro al mondo.

Come le mitologiche Muse stesse, le tue idee, la tua competenza e la tua visione creativa ridefiniranno chi sei come fotografo. Questo è il tuo momento di condividere la tua visione con il mondo.

Deadline: 28 February 2025

Website: https://musephotographyawards.com/

Abstractions – The Art of Seeing Differently

Invitiamo i fotografi di tutto il mondo a inviare le loro fotografie astratte più avvincenti e fantasiose per la nostra prossima mostra online: Abstractions. Questa mostra cerca di esplorare le infinite possibilità dell’astrazione, dove forma, colore, consistenza e luce si trasformano in poesia visiva.

Da composizioni minimaliste a espressioni vibranti e caotiche, incoraggiamo le candidature che sfidano la percezione e spingono i confini dell’arte fotografica. Mostraci la tua visione unica, sia attraverso tecniche sperimentali, distorsioni intenzionali o catturando i dettagli invisibili della quotidianità.

Oltre a essere presenti nella nostra mostra online, gli artisti selezionati riceveranno badge digitali, l’opportunità di essere inclusi in un catalogo della mostra prodotto professionalmente disponibile su Blurb e un breve video promozionale sul nostro canale YouTube.

Questa è la tua occasione per condividere la tua visione unica e contribuire a una straordinaria esplorazione di luce e ombra. Invia il tuo lavoro oggi e fai risplendere la tua arte!

Deadline: 28 February 2025

Website: https://www.decagongallery.com/abstractions-entry

Exhibit in Brazil – Orbital Exhibition

Mostra il tuo lavoro in Brasile senza dover essere fisicamente presente.

Gli artisti non dovranno preoccuparsi di nulla. Nessuna stampa, nessuna cornice, nessuna cassa, nessuna spedizione, nessuna dogana. Ci prenderemo cura di ogni dettaglio.

– TEMA APERTO

– Sono benvenuti artisti di tutte le nazionalità, background e stili.

– Sono accettati tutti i media, ma le opere d’arte devono essere in FORMATO DIGITALE, il che significa che dipinti, mix-media, sculture e altri formati dovranno essere fotografati e inviati a noi. Sono accettati anche brevi video.

– Stamperemo e monteremo tutte le immagini selezionate in Brasile.

– Invio GRATUITO – Solo agli artisti selezionati per la mostra verrà chiesto di pagare la quota di partecipazione per coprire le spese.

Deadline: 6 February 2025

Website: https://www.artlymix.com/open-calls/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori!

Musa fotografia

La Cina sbarca da Mu.Sa. con Hot Pot

Ciao a tutti, venerdì 31 gennaio alle 20.30 inaugura la mostra collettiva Hot Pot presso la sede Mu.Sa. di Monza. Vi aspettiamo numerosi!

“Hot Pot” (l’Hot pot consiste in molte varietà di stufato dell’est asiatico) prende il nome da un diffuso piatto che si consuma in Cina, simbolo di condivisione e fusione di sapori, riflettendo l’idea di un melting pot culturale e sociale. Otto autori diversi, otto prospettive uniche, un’unica narrazione visiva: quella della cultura contemporanea cinese e delle sue trasformazioni. Il lavoro si presenta come un affascinante mosaico di immagini che esplorano i cambiamenti sociali, culturali e architettonici delle città moderne. Ciascuno degli otto fotografi coinvolti ha scelto un tema specifico, fornendo un contributo personale e originale che si inserisce nel quadro complessivo della mostra. Gli autori hanno esplorato il concetto di fluidità nella vita urbana, documentando i mutamenti nei flussi di persone all’interno delle metropoli, catturando l’essenza del movimento costante e della trasformazione, raccontando storie di individui che vivono e lavorano negli ambienti urbani, offrendo uno spaccato della diversità dell’esperienza umana segnata da vita che potrebbe essere considerata comune in più luoghi del mondo per arrivare agli eccessi di cui la società cinese è intrisa. Sono state raccontate le nuove forme architettoniche che stanno ridefinendo lo skyline urbano, mettendo in luce l’innovazione e la creatività che caratterizzano la progettazione degli spazi contemporanei per arrivare al racconto di angoli dimenticati immortalando edifici e spazi che raccontano storie che evocano sensazioni di nostalgia e dando ampio spazio a riflessioni e sentimenti contrastanti. Il dialogo tra tradizione e modernità, documenta come le pratiche culturali tradizionali si integrano e si trasformano nella società contemporanea, celebrando la resilienza e l’adattabilità delle culture urbane così come l’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana, mostrando come dispositivi digitali e connessioni virtuali stiano ridisegnando le interazioni umane e gli spazi pubblici, offrendo uno sguardo critico sulle nuove dinamiche sociali. Interessante l’esplorazione del concetto di identità collettiva e il ruolo degli spazi pubblici come luoghi di aggregazione e confronto, evidenziando l’importanza di questi spazi nel favorire la coesione sociale e il senso di comunità. “Hot Pot” è una sinfonia visiva che invita il pubblico a riflettere sulle molteplici dimensioni della vita urbana contemporanea in Cina. Ogni fotografo contribuisce con il proprio linguaggio visivo, creando un’esperienza ricca e stratificata che rispecchia la complessità della società odierna. Questa mostra rappresenta un’opportunità unica per immergersi nei cambiamenti che stanno ridisegnando le città cinesi e, attraverso gli occhi degli otto autori, si possono esplorare le molteplici sfaccettature della cultura attuale, un piccolo viaggio attraverso il tempo e lo spazio urbano, un dialogo visivo che invita alla contemplazione e alla scoperta della Cina contemporanea. Sara Munari

HOT POT – 31 Gennaio 2025 ore 20,30 –

Via Mentana 6 Monza

Segue rinfresco in compagnia!

Catalogo disponibile a 15 euro

Cristina Barbieri – S.P.Q.C. Sono pazzi questi cinesi

Colorati, esagerati, buffi, eccessivi, calati in situazioni inconsapevolmente umoristiche, i cinesi suscitano il nostro stupore e ci strappano un sorriso divertito. Perchè, se spesso ci appaiono inconsapevoli del carattere assurdo di quello che fanno o delle combinazioni che creano, altre volte sembrano divertirsi con le loro trovate, che siano un copricapo, un dispositivo improbabile o un costume, magari indossato addirittura da un cane. Anche gli animali, infatti, sono coinvolti a loro insaputa nelle situazioni più surreali. Camminando lungo le strade si incontrano animali giocattolo e pupazzi di dimensioni giganti che coabitano con arredi e persone, manichini animati, a prima vista indistinguibili da esseri umani, che si mescolano e alternano a questi provocando disorientamento in chi cinese non è, e statue in bronzo di
persone colte nell’atto di svolgere gesti quotidiani che diventano richiestissimi coprotagonisti di selfie, per scattare i quali ci si mette in fila. Disneyland, la massima espressione dell’americanismo, è sbarcata in Cina. L’iperrealtà, che scardina il confine tra vero e finto e affascina perchè trasforma i sogni in realtà, incontra il gusto per la copia e la predisposizione all’assurdo dei cinesi, dando vita ad un connubio fertile. Ma sembra di essere a Disneyland anche fuori da Disneyland: è normale che le persone si travestano in modo da sembrare finte, cosicchè personaggi che sembrano usciti dalle fiabe o dalla storia girano tranquillamente per la città, senza suscitare alcun moto di stupore nella folla. Ci si traveste anche da animali di peluche… e contemporaneamente si travestono gli animali da esseri umani con vestiti e addirittura scarpe o da supereroi o da animali mitologici, quali il leone del capodanno cinese: in Cina si può vivere un giorno da imperatori o principesse e anche i cani possono vivere un giorno da leoni.

Anna Brenna – CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart)

“È tutto reale… è tutto vero… non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto… è semplicemente controllato” The Truman Show

La citazione riflette quella che per me costituisce l’essenza del progetto, in cui la verità appare manipolata e controllata, ma mai completamente nascosta. Le immagini vogliono mostrare la dualità delle metropoli cinesi: città all’avanguardia, moderne e tecnologiche, ma anche piene di contraddizioni e dettagli perturbanti, che creano una sensazione di disagio sotto una superficie di apparente normalità, in bilico tra il presente e un futuro immaginato.
Ogni fotografia presenta una scena apparentemente perfetta e armoniosa, ma nasconde un dettaglio inquietante che sfugge al controllo, un’atmosfera surreale, che invita chi guarda a scoprire il lato nascosto della realtà. I particolari disturbanti sono inseriti per sembrare fuori posto, ma non immediatamente visibili. Questi dettagli sfuggono al primo sguardo, richiedendo una riflessione più profonda e attenta da parte dello spettatore. “Captcha” affronta temi come il controllo sociale, la percezione della realtà e la tensione tra apparenza e verità. In un mondo dove la tecnologia e il monitoraggio costante influenzano ogni aspetto della vita, cosa significa veramente essere liberi? Quali sono i limiti tra ciò che è reale e ciò che è controllato? Questo progetto fotografico invita a interrogarsi su queste domande, rivelando la fragilità della nostra percezione e la complessità della realtà moderna.

Ivano Cetta – C’era una corte. . . e forse c’è ancora

C’era una volta
È così che iniziano molte favole.
Mi piace, però, l’idea che ogni tanto
possa essere diverso.
Vabbè, ricominciamo

C’era una corte, intorno ad un pozzo
C’era la vita, con ogni mezzo
C’era chi dormiva, c’era chi lavorava
C’era chi sognava e c’era chi giocava

C’era una donna con i suoi bambini
C’era chi invece aiutava i vicini
C’era un mondo, lontano dal tempo
C’era la lentezza che non dava scampo

C’era chi attendeva la fine del giorno
C’era chi a casa faceva ritorno
C’era un uccello che non volava più via
C’era uno sguardo, pieno di poesia

C’era nell’aria un mondo di odori
C’era chi addosso aveva i colori
C’era chi seduto se ne stava in disparte
C’era chi ardeva per la musica e l’arte

C’era vita lungo il cammino
C’era chi di un sogno ha fatto giardino
C’era chi dava le spalle alla storia
C’era a chi non restava che la memoria

C’era una volta…e forse c’è ancora
Ci sono gli hutong, una fotografia che
mai scolora

Valeria Cristofoli – Sul vedere e sul guardare

Il primo strumento utilizzato dal governo cinese per monitorare i propri cittadini sono le telecamere, circa mezzo miliardo installate su tutto il territorio. Le telecamere, dotate per lo più del sistema di riconoscimento facciale, sono collocate non solo nelle aree più affollate e sensibili per la sicurezza nazionale, ma anche in luoghi dove si svolge la vita quotidiana più profonda e intima. Queste telecamere sono in grado di determinare il volto delle persone, il sesso, la razza e il vestiario creando così un enorme banca dati che scheda ogni singolo cittadino dell’1,4 miliardi di cinesi. Un materiale onnicomprensivo che alimenta la nuova Era dell’Intelligenza Artificiale. Da tempo i cinesi sono abituati a essere controllati, visti dagli occhi delle telecamere governative che idealmente rendono le loro vite più sicure e facili. Oggi i cittadini cinesi non sono solo visti, ma anche guardati: “Scoprite perché un uomo agisce, osservate come agisce, esaminate quello che lo appaga. Che cos’altro potrebbe ancora nascondervi?” (Confucio).

Alessandro Guzzeloni – Still City – China’s Urban Spectacle

Negli ultimi anni, la Cina ha subito una trasformazione urbana senza precedenti, caratterizzata da un rapido sviluppo, imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari. Questa trasformazione è più evidente nelle sue principali città, ognuna con la sua miscela unica di architettura storica e moderna. Nelle grandi città si assiste a una spinta verso la spettacolarizzazione delle trasformazioni urbane, culminate nelle architetture iconiche degli anni 2000 volte a ridefinire l’immagine e la narrativa della Cina contemporanea, in risposta prima ai mercati globali e poi all’arrivo delle Olimpiadi del 2008. Pechino, la capitale, è un ottimo esempio di questa metamorfosi urbana. La città vanta un mix di monumenti antichi e meraviglie moderne. Il Centro Acquatico Nazionale (Water Cube) e lo Stadio Nazionale (Bird’s Nest) sono esempi di questa tendenza. Queste strutture non servono solo a scopi funzionali, ma simboleggiano anche le aspirazioni e i risultati conseguiti dalla Cina sulla scena globale. Shanghai è un’altra città che incarna la rapida urbanizzazione della Cina, offrendo un sorprendente contrasto tra gli edifici di epoca coloniale e lo skyline futuristico. Questa giustapposizione evidenzia il significato storico della città e il suo ruolo di potenza finanziaria. La trasformazione urbana della Cina è un fenomeno dalle molteplici sfaccettature. Ogni edificio racconta una storia. Resti Art Déco della Cina pre-comunista si affiancano a condomini dell’era comunista, mentre recenti strutture iconiche ed eleganti simboleggiano il progresso. La diversità architettonica è una narrazione visiva della complessa storia della Cina e della sua rapida modernizzazione, e non solo documenta i cambiamenti fisici, ma offre anche spunti sui cambiamenti culturali e sociali che si verificano nella Cina contemporanea.

Sara Munari – Il topo di metallo

Durante il mio soggiorno in Cina ho intrapreso un viaggio fotografico che si è trasformato in una profonda esplorazione della vita urbana e delle sue caratteristiche peculiari. Con la mia fotocamera in mano, ho camminato per le strade affollate, cercando di catturare l’essenza dinamica e contraddittoria di città in perenne movimento. Ogni scatto è diventato il riflesso di momenti fugaci, una nota in una sinfonia visiva che racconta storie di vite intrecciate. La spontaneità è stata la mia compagna costante, permettendomi di cogliere dettagli inattesi e di rendere speciale l’ordinario. Ho cercato di scomparire nella trama urbana, di diventare parte integrante di quel flusso continuo di persone, luci e ombre, senza mai interromperlo. La macchina fotografica si è fatta, una volta in più, estensione del mio sguardo, registrando senza intervenire, immortalando l’imprevedibilità della quotidianità. In questo lavoro, il mio approccio voleva approfondire una vera e propria riflessione sull’essenza della vita urbana, su quei frammenti di realtà che, altrimenti, sarebbero sfuggiti anche ai miei ricordi. Ricordare la mia esperienza “cinese” è per me fondamentale, perché ho imparato tanto. Il mio obiettivo è stato quello di cristallizzare, di trasformare la fugacità in una possibile testimonianza, offrendo una finestra attraverso cui osservare la complessità e la bellezza nascosta tra le strade delle metropoli cinesi.

Giuseppe Perico – 氣 Qi Energia vitale

Mantenere e ricercare l’equilibrio e il benessere del corpo e dell’anima fa parte della cultura diffusa di molti cinesi. Il Qi è uno dei concetti che si tramanda dal pensiero antico cinese ed è visto come la forza che origina tutte le funzioni fisiche e psicologiche. Questo trova molteplici applicazioni nella medicina tradizionale cinese, nelle arti marziali, ma anche in molti altri aspetti della vita. Oggi, nelle città, i parchi (molto numerosi e curati) sono spazi privilegiati in cui moltissimi cinesi si ritrovano, vivono del tempo, e ricercano in molti modi il proprio equilibrio psicofisico. Fin dal mattino in tanti si ritrovano sia da soli, tra gli alberi, in angoli appartati, oppure in piccoli o grandi gruppi nelle piazze del parco, per svolgere un’incredibile varietà di attività. Anziani, adulti, bambini senza nessun imbarazzo, praticano gli sport più diffusi, arti marziali, ginnastica, meditazione, giochi vari, ma anche balli, canti, piccoli concerti ed esibizioni con i più svariati strumenti. Gli uni accanto e quasi sovrapposti agli altri, senza soluzione di continuità. L’unica regola sembra essere quella di dare spazio alla libertà di giocare, ballare, suonare, cantare, fare ciò che più piace, scegliendo e anche reinventando ogni attività per farla aderire alla propria personalità, e dare voce alla propria 氣 Qi Energia vitale.

Marta Ugolini – Malerba

Al tempo della Rivoluzione Culturale, quasi tutte le opere letterarie erano considerate erbe velenose. Non solo quelle straniere, ma anche quelle di alcuni autori cinesi, nonché la letteratura rivoluzionaria del periodo sovietico. La biblioteconomia, negli ultimi anni, ha subito un’accelerazione e il mercato editoriale è in continua crescita. In questo contesto, sono state costruite, anche da studi di architettura esteri, innovative e imponenti strutture bibliotecarie e si sono sviluppate catene di librerie private. In questi luoghi si incontrano le più svariate persone e tanti bambini accompagnati che si riuniscono in appositi spazi a loro dedicati. Nonostante le dimensioni e la disponibilità di posti a sedere, gli avventori si trovano a leggere magari seduti per terra o sulle scale che uniscono due piani o nei corridoi. Queste aree sono intese non solo come luoghi di ricerca e di studio, ma anche spazi dove trascorrere del tempo. E, quando subentra la stanchezza, si possono anche chiudere gli occhi per rilassarsi, tanto questi spazi risultano gradevoli e accoglienti.

Cristina Barbieri
S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi)
www.cristinabarbieri.it
@cribarbieri

Anna Brenna
CAPTCHA
www.annabrenna.com
@nnbrnn

Ivano Cetta
C’era una corte… e forse c’è ancora
www.ivanocetta.com
@ivano4u

Valeria Cristofoli
Sul vedere e sul guardare
@valeria_cristofoli

Alessandro Guzzeloni
Still city
www.aguzz.net
@aaaguzz

Sara Munari
Il topo di metallo
www.saramunari.it
@munari.sara

Giuseppe Perico
氣 Qi Energia vitale
www.giuseppeperico.it
@giuseppeperico

Marta Ugolini
Malerba
www.martaugolini.it
@martaugo

La noia dell’artista e l’intelligenza artificiale

Ciao, sono Sara Munari e oggi mi annoio davanti al pc.

“Ma dai, vuoi davvero che mi annoi? Io, un artista? Ma per favore! L’intelligenza artificiale può pure generare capolavori a bizzeffe, ma non potrà mai replicare la mia noia esistenziale, la mia sublime capacità di procrastinare e la mia infinita ricerca di scuse per non lavorare.

L’AI può dipingere un quadro in cinque secondi, ma ci metterà un’eternità a capire perché ho scelto proprio quel colore di blu per rappresentare la malinconia di un gatto persiano. Oppure perché ho deciso di incidere una patata e appenderla al muro. L’arte non è solo tecnica, è follia pura!

Immagine creata con AI

E poi, scusami, ma dove sta il divertimento a creare qualcosa senza sporcarsi le mani? Senza sentire l’odore dell’olio, la grana della tela, il peso della macchina fotografica, le stampe puzzolenti? Io voglio sentire la mia creatività scorrere nelle vene, voglio vivere la possibilità di “fare arte” con tutte le mie cellule.

Certo, l’AI può essere uno strumento utile, un compagno di giochi, ma non potrà mai sostituirci. L’arte è un atto umano, imperfetto, passionale. E io, nel mio piccolo, ci metterò sempre tutto me stessa, anche le mie più grandi frustrazioni e le mie più assurde idee.”

La relazione tra l’artista, i materiali e il processo creativo.

Tecnica, materiali e manualità: un legame indissolubile

La tecnica, l’uso dei materiali e la manualità sono elementi imprescindibili dell’atto creativo. Sono proprio queste componenti a conferire all’opera d’arte un’aura di unicità e autenticità, legandola indissolubilmente all’artista che l’ha realizzata.

  • La tecnica: Ogni artista sviluppa una tecnica personale, un insieme di gesti e procedure che diventano la sua firma stilistica. La tecnica non è solo un mezzo per raggiungere un fine, ma è parte integrante del processo creativo stesso.
  • I materiali: La scelta dei materiali è fondamentale per definire l’espressività di un’opera d’arte. Ogni materiale ha le sue caratteristiche e le sue potenzialità espressive, e l’artista deve saperle sfruttare al meglio.
  • La manualità: Il gesto manuale è un elemento essenziale dell’atto creativo. Il contatto diretto con il materiale, il sentire la resistenza, il vedere i colori mescolarsi sono esperienze sensoriali che arricchiscono profondamente l’esperienza artistica.

Immagine creata con AI

Perché l’artista non si annoia?

L’intelligenza artificiale può essere uno strumento potente, ma non può sostituire l’esperienza umana. Ecco alcuni motivi per cui gli artisti non rischiano di annoiarsi:

  • L’imprevisto: L’arte è un’esplorazione continua, un viaggio verso l’ignoto. Anche utilizzando strumenti tecnologici avanzati, l’artista si trova sempre di fronte a risultati inaspettati e imprevedibili.
  • L’emozione: L’arte è un’espressione di emozioni e sentimenti. L’intelligenza artificiale può simulare l’emozione, ma non può viverla.
  • La relazione con il pubblico: L’arte è una forma di comunicazione. L’artista crea opere per essere viste, interpretate e discusse. Il feedback del pubblico è fondamentale per la crescita artistica.
  • Il continuo apprendimento: L’arte è un campo in continua evoluzione. Gli artisti sono sempre alla ricerca di nuove tecniche, nuovi materiali e nuove forme di espressione.

In conclusione, l’intelligenza artificiale può essere un valido alleato per l’artista, ma non può sostituirlo. La creatività umana è un dono prezioso, che si nutre dell’esperienza, dell’emozione e della relazione con il mondo. L’artista che sa coniugare la tradizione con l’innovazione, la manualità con la tecnologia, è destinato a trovare sempre nuove fonti di ispirazione e a creare opere uniche e significative.

Sara Munari