Mostre di fotografia consigliate per luglio

Il mese di luglio offre numerose mostre di fotografia da ammirare, sia che siate in vacanza, sia che rimaniate a casa. Guardate un po’!

Anna

Elliott Erwitt

© Elliott Erwitt | Elliott Erwitt, Marilyn Monroe, New York, 1956

Dai cani agli esseri umani, dalle persone comuni ai grandi personaggi come Marilyn Monroe, JFK, Muhammad Ali e tanti altri: ecco le foto divenute icone della nostra società. La mostra è di altissimo livello qualitativo: il team curatoriale ha scelto, infatti, una selezione inedita con le foto più iconiche e significative dalla summa della produzione del Maestro, con in mostra le serie ICONS, Kolor, Family, Self Portrait. 190 opere, di cui 110 in mostra e oltre 80 in una video proiezione in HD. L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Federico II con il Patrocinio del Ministero della Cultura, del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America Napoli. Spazio anche all’inclusione sociale: quattro persone con disabilità hanno firmato un contratto di lavoro stagionale e saranno impiegati proprio per fare fronte ai grandi flussi attesi per la mostra.

La Fondazione Federico II ha presentato a Palazzo Reale di Palermo la mostra di uno dei più grandi fotografi della storia: Elliott Erwitt, noto in tutto il mondo per i suoi scatti, divenuti simbolo della nostra società, veri e propri sistemi di riferimento antropologico per approfondire ed evocare gli accadimenti storici più importanti. Erwitt rappresenta una delle figure più influenti e originali del mondo della fotografia perchè fu capace di catturare con una visione unica momenti di vita quotidiana, rendendoli in immagini iconiche che combinano umorismo e profondità di
osservazione. Già Presidente della celebre Magnum Photos, Elliott Erwitt sintetizza nelle sue opere l’interesse per l’uomo e il gusto dell’attimo che sa cogliere con ineguagliabile magia.Tra i suoi soggetti preferiti figurano i cani: la sua capacità di osservare e rappresentare le abitudini di questi animali e dei loro proprietari ha dato vita a immagini che raccontano molto sulla società e sulle relazioni umane. Le sue fotografie canine sono state raccolte in diversi libri, veri e propri riferimenti per gli amanti della fotografia e degli animali. Non meno importante è il suo lavoro come fotografo di personaggi famosi. Erwitt ha immortalato figure leggendarie come Marilyn Monroe, John F. Kennedy, Muhammad Ali, realizzando veri e propri ritratti che vanno oltre la semplice schematizzazione, per rivelare introspezioni e aspetti sorprendenti dei suoi soggetti. Celebre è la foto di Marilyn Monroe con il vestito che si solleva, scattata sul set di “Quando la moglie è in vacanza”, un’immagine che è diventata parte dell’iconografia del XX secolo, con un valore pressoché identico a quello dei più noti quadri della storia dell’arte.
“La Fondazione Federico II – ha detto Gaetano Galvagno, Presidente dell’Ars e della stessa Fondazione – vuole essere protagonista della scena internazionale, proponendo al quasi milione di visitatori che nell’anno 2024 hanno ammirato le bellezze storiche del Palazzo Reale di Palermo, un’importante offerta espositiva dal respiro cosmopolita. Con la mostra di Elliott Erwitt, il Palazzo Reale di Palermo continua a vivere un’appassionante stagione di arte contemporanea, regalando ai fruitori un intero secolo di cronaca e di raffinati studi che l’artista ci presenta attraverso il suo obiettivo fotografico”.
“Elliott Erwitt – ha detto Biba Giacchetti, co-curatrice della mostra, una delle massime conoscitrici di Erwitt a livello internazionale – non è stato solo un fotografo, ma un narratore visivo senza eguali, capace di trasformare l’istante in storia, il quotidiano in arte, l’ironia in poesia. Le sue immagini evocano in chi le osserva emozioni che si muovono su registri diversi, dalla commozione al sorriso, fino al divertimento più spontaneo. Scomparso nel novembre del 2023 all’età di 95 anni, ci ha lasciato un’eredità immensa: un archivio di fotografie che attraversano epoche, culture e sentimenti con un linguaggio universale, invitandoci a guardare il mondo con più indulgenza e meraviglia, mettendosi sempre al nostro fianco in quella leggerezza profonda che lui stesso definiva “The Art of Observation”. “Elliott Erwitt – ha commentato il co-curatore Gabriele Accornero – è, come le sue fotografie: ironico, enigmatico, sfuggente, aereo. Dietro a tutto questo si percepiscono una grande personalità e un’acuta intelligenza, quasi spiazzanti. II valore artistico dell’opera di Erwitt pare raggiungersi quasi incidentalmente, non è mai perseguito e forse per questo è così spesso centrato. Non si addicono a Erwitt sterili schemi di lettura mutuati dalla Storia dell’Arte, lui si preoccupa solo di fare buone fotografie; le fotografie di Erwitt sono generalmente leggere, spensierate, luminose. Ma ciò non toglie che alcune immagini assurgano a manifesti”.

Dal 29 May 2025 al 30 November 2025 – Palazzo Reale – Palermo

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Roger Ballen: Animalism

Roger Ballen, Sheep on cupboard, 2003
Roger Ballen, Sheep on cupboard, 2003

Dal 27 maggio al 27 luglio 2025, il Padiglione 9a del Mattatoio di Roma presenta Roger Ballen Animalism, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con ISTMO, a cura di Alessandro Dandini de Sylva in collaborazione con Marguerite Rossouw e con un’installazione sonora di Cobi van Tonder. 

Roger Ballen (nato a New York nel 1950, vive da oltre quaranta anni in South Africa) è uno dei maggiori e più noti fotografi contemporanei. Con Animalism, una ricerca che conduce da oltre due decenni, esplora il rapporto profondo e spesso inquietante tra esseri umani e animali. Le immagini in mostra sfumano il confine tra comportamento umano e animale, mettendo in discussione la natura stessa di questa distinzione. Pensata per lo spazio espositivo del Mattatoio di Roma – un ex macello dove un tempo venivano uccisi gli animali per l’alimentazione degli umani – la mostra è concepita come un’unica installazione: un teatro tipicamente “ballenesco”, in cui regnano l’assurdo e gli istinti primordiali. Il Mattatoio stesso, simbolo di violenza storica e del dominio umano sugli animali, diventa parte dell’opera, reinventato come spazio di riflessione. 

La mostra si snoda in tre ambienti offrendo un’esperienza immersiva e al contempo contemplativa dei lavori di Ballen: si passa da un luminoso spazio introduttivo in cui è esposta una selezione di ventuno fotografie realizzate tra il 1996 e il 2016, a un spazio oscuro centrale animato da otto proiettori che presentano, in modo asincrono, oltre ottanta fotografie appartenenti ai principali progetti di Ballen, tra cui Outland, Shadow Chamber, Boarding House, Asylum of the Birds e Roger’s Rats; per giungere, infine, allo spazio caratterizzato da quattro lightbox e da una video-animazione della serie Apparitions. L’ambiente centrale del Padiglione, immerso nell’oscurità, è concepito per coinvolgere e avvolgere i visitatori e le visitatrici. Le fotografie disposte cronologicamente, dall’ingresso verso il fondo, tracciano un percorso che riflette l’evoluzione del linguaggio visivo dell’artista: da una pratica più propriamente documentaria a un’intensa messa in scena dello spazio fotografico, fino alle creazioni più sperimentali e di impatto pittorico.

Attraverso composizioni surreali e un’oscura assurdità, Animalism rivela come l’animale sia al tempo stesso una presenza esterna e una parte intrinseca della psiche umana, svelando le profonde connessioni tra civiltà e natura selvaggia.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Quodlibet, disegnato da Filippo Nostri, con una conversazione tra Roger Ballen e il curatore Alessandro Dandini de Sylva e le tavole di tutte le immagini esposte.

Infine, Roger Ballen, che ha più volte dichiarato la sua ammirazione e il suo debito artistico nei confronti di Mario Giacomelli, è presente, in un dialogo diretto, nel percorso espositivo della mostra “Mario Giacomelli. Il fotografo e l’artista” visitabile a Palazzo Esposizioni Roma dal 20 maggio al 3 agosto 2025. Dal 5 giugno al 30 settembre 2025, inoltre, Ballen parteciperà con l’installazione di una sua capanna alla quarta edizione del Festival des cabanes 2025 in programma presso l’Accademia di Francia a Roma -Villa Medici.

Dal 27 maggio 2025 al 27 luglio 2025 – Mattatoio di Roma

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BRASSAÏ. L’occhio di Parigi

Dal 19 luglio al 9 novembre 2025 torna al Centro Saint-Bénin di Aosta la grande fotografia internazionale con la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi. La retrospettiva, promossa dall’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta e prodotta da Silvana Editoriale, è curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo che detiene un’inestimabile collezione di stampe di Brassaï e un’estesa documentazione relativa al suo lavoro di artista.

La mostra presenterà più di 150 stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo, per un approfondito e inedito sguardo sull’opera di Brassaï, con particolare attenzione alle celebri immagini dedicate alla capitale francese e alla sua vita.

Le sue fotografie dedicate alla Ville Lumière – dai quartieri operai ai grandi monumenti simbolo, dalla moda ai ritratti degli amici artisti, fino ai graffiti e alla vita notturna – sono oggi immagini iconiche che nell’immaginario collettivo identificano immediatamente il volto di Parigi.

Ungherese di nascita – il suo vero nome è Gyula Halász, sostituito dallo pseudonimo Brassaï in onore di Brassó, la sua città natale – ma parigino d’adozione, Brassaï è stato uno dei protagonisti della fotografia del XX secolo, definito dall’amico Henry Miller “l’occhio vivo” della fotografia.

In stretta relazione con artisti quali Picasso, Dalí e Matisse, e vicino al movimento surrealista, a partire dal 1924 fu partecipe del grande fermento culturale che investì Parigi in quegli anni. Brassaï è stato tra i primi fotografi in grado di catturare l’atmosfera notturna della Parigi dell’epoca e il suo popolo: lavoratori, prostitute, clochard, artisti, girovaghi solitari. Nelle sue passeggiate il fotografo non si limitava alla rappresentazione del paesaggio o alle vedute architettoniche, ma si avventurava anche in spazi interni più intimi e confinati, dove la società si incontrava e si divertiva.

È del 1933 il suo volume Paris de Nuit, un’opera fondamentale nella storia della fotografia francese.

Le sue immagini furono anche pubblicate sulla rivista surrealista “Minotaure”, di cui Brassaï divenne collaboratore e attraverso la quale conobbe scrittori e poeti surrealisti come Breton, Éluard, Desnos, Benjamin Péret e Man Ray.

“Esporre oggi Brassaï – afferma Philippe Ribeyrolles, curatore della mostra – significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale André Kertész. Quest’ultimo esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau.”

Brassaï appartiene a quella “scuola” francese di fotografia definita umanista per la presenza essenziale di donne, uomini e bambini all’interno dei suoi scatti sebbene riassumere il suo lavoro solo sotto questo aspetto sarebbe riduttivo.

Oltre alla fotografia di soggetto, la sua esplorazione dei muri di Parigi e dei loro innumerevoli graffiti testimonia il legame di Brassaï con le arti marginali e l’art brut di Jean Dubuffet.

Nel corso della sua carriera il suo originale lavoro viene notato da Edward Steichen, che lo invita a esporre al Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 1956: la mostra “Language of the Wall. Parisian Graffiti Photographed by Brassaï” riscuote un enorme successo.

I legami di Brassaï con l’America si concretizzano anche in una assidua collaborazione con la rivista “Harper’s Bazaar”, di cui Aleksej Brodovič fu il rivoluzionario direttore artistico dal 1934 al 1958. Per “Harper’s Bazaar” il fotografo ritrae molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, con i quali era solito socializzare. I soggetti ritratti in quest’occasione saranno pubblicati nel volume Les artistes de ma vie, del 1982, due anni prima della sua morte.

Brassaï scompare il 7 luglio 1984, subito dopo aver terminato la redazione di un libro su Proust al quale aveva dedicato diversi anni della sua vita. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.

19 luglio – 9 novembre 2025 – Aosta, Centro Saint-Bénin

Le mostre di Cortona On The Move 2025 – Come together

©Christopher-Anderson-Marion-Durand

Il tema di quest’anno è nato alla chiusura dell’edizione precedente del festival che è avvenuta il 4 di Novembre. Il giorno prima delle elezioni Americane. Al risultato di quelle mi sono reso conto che siamo in un mondo sempre più diviso, con fratture che si allargano fino a diventare ferite aperte e estremismi che si nutrono di polarizzazione, dove le parti opposte non comunicano ma urlano.

Mi sono chiesto se il festival dovesse essere lo specchio di questo mondo o cercare di indirizzare lo sguardo verso qualcosa di molto più difficile da raccontare ma molto più importate da realizzare. La riconciliazione. Quindi il tema della 15ª edizione di Cortona On The Move sarà “Come Together”. Ci occuperemo di ferite e guarigione. “Come Together” esplorerà il motivo per cui la riconciliazione è l’unica opzione possibile, analizzando alcuni dei molti modi per raggiungerla a livello sociale, politico e personale. Perché in effetti la riconciliazione non riguarda solo l’altro, ma soprattutto se stessi.

Questa edizione per il 15° anniversario non si propone di offrire risposte semplici. Piuttosto, esploreremo gli spazi tra le rotture e le riparazioni, tra il conflitto e l’unità, per comprendere cosa significhi trovare un terreno comune quando il terreno stesso sembra spesso cedere sotto i nostri piedi. Esplorando le complessità, ci rendiamo conto che la riconciliazione non è solo un compromesso, ma richiede cambiamenti di paradigma e il coraggio di nuovi modi di essere.

“Come Together” sarà bello, ma anche crudo, disordinato e ruvido. Si tratta della forza e del coraggio che ci spingono a tentare di ricucire le relazioni incrinate, sia all’interno delle famiglie, sia attraverso i confini, sia nel silenzioso e disperato tentativo di riconciliarsi con il proprio io. Osservando storie in cui la guarigione è possibile, anche se incompleta e imperfetta, “Come Together” vorrebbe offrire una visione del mondo non solo così com’è, ma anche come potrebbe essere.

Come cantava chi ha ispirato il titolo di questa edizione: “I know you, you know me. One thing I can tell you is you got to be free. Come together. Right now.”

Paolo Woods

Dal 17 luglio al 2 novembre – Cortona (AR) – sedi varie

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Alex Webb. Errand and Epiphany

CIttà del Messico, Messico, 2003. © Alex Webb/Magnum Photos

EARTH Foundation presenta, in collaborazione con Magnum Photos, il nuovo progetto espositivo Errand and Epiphany: personale del fotografo americano Alex Webb (San Francisco, 1952), membro dell’agenzia Magnum Photos. La mostra è aperta al pubblico da giovedì 27 marzo a domenica 21 settembre 2025 presso l’Art House di Eataly Verona.

Errand and Epiphany è stata presentata per la prima volta nel 2023 al Museum Helmond, nei Paesi Bassi, come prima indagine istituzionale sull’opera di Webb degli ultimi trent’anni, e arriva a Verona con un nuovo allestimento, pensato appositamente per gli spazi della Fondazione.

Il percorso espositivo include 78 fotografie che svelano l’originalità di uno dei pionieri della seconda generazione di fotografi attivi con il colore, capace di trasformare il linguaggio visivo in una narrazione emotiva e vibrante. A suggerire il titolo è la scrittrice americana Rebecca Solnit, che in un suo scritto afferma «La magia della strada è il connubio tra missione ed epifania». Per Webb la missione è raccogliere frammenti di storie di gente in luoghi remoti della terra e l’epifania è il momento della rivelazione, in cui la banalità si trasforma in sorpresa.

on una formazione storico-letteraria, Alex Webb decide poco più che ventenne di dedicarsi alla fotografia come fotoreporter. Dopo un primo esercizio in bianco e nero, che immortala la vita di una piccola cittadina dell’America del Sud, Webb inizia a scattare a colori nei suoi lunghi viaggi che lo portano ai confini del mondo: Haiti, Messico, Africa subsahariana, India, Turchia, Stati Uniti, sono i paesi in cui ricerca, con sguardo famelico e curioso, storie di vita quotidiana, di emarginazione e soprusi, per trasformarle in narrazioni dal tono magico.

Le fotografie di Alex Webb raccolte in mostra ne rivelano lo spirito da street photographer, come lui stesso si definisce. Il suo approccio è mosso dal senso di curiosità e di scoperta verso i luoghi e le persone che li abitano: «Ogni progetto è un viaggio senza una destinazione chiara. Una volta iniziato il viaggio, è la fotografia a indicarmi dove andare». Gli scenari immortalati da Webb non solo raccontano storie, ma suggeriscono visioni e prospettive inaspettate. Racchiusa in composizioni armoniche, ogni immagine svela scene quotidiane di lavoro, svago, gioco, fuga, attesa, in un alternarsi di ombre marcate e geometrie nette, in cui i soggetti, spesso inconsapevoli, diventano protagonisti di un teatro quotidiano che in alcuni casi non manca di lasciare inquieto chi li osserva.

Scattando per strada, Alex Webb cattura istanti di pura vivacità destinati a trasformarsi in tutt’altro in pochissimo tempo. Lo stile del fotografo è definito un caos organizzato, al limite della saturazione, non solo per l’uso di colori vividi, ma anche per la moltitudine di soggetti che popolano i suoi scatti. Webb è capace di sintetizzare nell’immagine la sua visione delle cose, attenta ai dettagli e alla narrazione, che ritorna nella sovrapposizione di più piani fino allo sfondo, a chiudere una scenografia complessa.

L’uso della pellicola a colori connota in modo personalissimo la ricerca fotografica di Alex Webb, affascinato dalla luce accecante e dai colori intensi dei territori che visita. «Per me il colore è fondato sulle emozioni. Non si tratta di vedere i colori, ma di percepire l’emozione che trasmettono», afferma l’artista. I colori giocano un ruolo decisivo anche nel processo creativo di Webb, che lo guidano visivamente ed emotivamente nei suoi viaggi di scoperta. La componente emozionale è quindi centrale nel lavoro del fotografo americano, che si muove libero da preconcetti, spinto dalla curiosità e dall’intuito. La fotografia di Alex Webb tiene conto anche delle influenze letterarie degli anni giovanili, da Graham Green a Gabriele García Màrquez, e di quelle filosofiche, che ne hanno ispirato l’immaginario poetico.

Dal 27 marzo al 21 settembre 2025 – Art House di Eataly Verona

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Langhe Photo Festival – Possibilità

©Rinko Kawauchi

Il festival internazionale di fotografia nel cuore delle Langhe. Dal 6 luglio al 2 novembre 2025, 8 mostre con oltre 250 fotografie esposte.

Torna con la terza edizione il LanghePhotoFestival, evento dedicato alla fotografia d’autore che, attraverso mostre diffuse in edifici storici e spazi a cielo aperto, porta autori di rilievo internazionale tra le vie del borgo di Neive (CN).

Il tema Possibilita’ interroga la fotografia come linguaggio aperto, capace di accogliere l’unicità di chi osserva e scatta.
È l’autore, con la sua singolarità, a rendere possibile l’immagine: non esiste fotografia senza uno sguardo che la generi, senza una coscienza che scelga cosa mostrare e cosa escludere.

Scegliere di guardare significa scegliere di affermare.
Ogni fotografia è, in questo senso, una forma di apertura al mondo e di svelamento.
Mostrare ciò che c’è di invisibile per gli altri, non solo in termini visivi, ma soprattutto esperienziali.
Un linguaggio, declinabile in infinite forme e dimensioni, capace più di tutti, di raccontare universalmente altrettante infinite prospettive.

Il LanghePhotoFestival diventa così teatro di un linguaggio polifonico, dove ogni nota può dialogare o scontrarsi con le altre.
Le soggettività si sovrappongono, creando un punto bianco che accoglie ogni riflesso.
Non è un vuoto, ma uno spazio aperto in cui ciascuno può trovare la propria prospettiva e il proprio significato.

Tra le mostre di quest’edizione segnaliamo in particolare: Rinko Kawauchi – M/E, Francesco Comello – L’isola della salvezza, Francesco Anselmi – Borderlands

Dal 6 luglio al 2 novembre 2025 – Neive (CN)

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Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi

Tina Modotti, Giorno dell'inaugurazione della Escuela Libre de Agricultura No. 2 Emiliano Zapata a Ocopulco, 1928
Tina Modotti, Giorno dell’inaugurazione della Escuela Libre de Agricultura No. 2 Emiliano Zapata a Ocopulco, 1928

Circa 60 tra fotografie, lettere, testi, documenti e articoli raccontano la vita e l’opera della fotografa, attrice e attivista politica italo-americana protagonista della mostra Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi, figura di rilievo che accomuna la cultura italiana e quella messicana.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata a cura dell’associazione Storia e Memoria Aps di Albano Laziale, in collaborazione con la Segreteria di Cultura del Governo del Messico, l’archivio della Fototeca Nazionale dell’INAH. Media partner NOIDONNE, servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Le opere in mostra illustrano il percorso di Tina Modotti fotografa della realtà sociale messicana, la sua integrazione, il vincolo sentimentale e artistico con gli ambienti culturali dell’epoca e la radicalizzazione nelPartito Comunista Messicano, fino alle ultime foto scattate durante l’esilio di Berlino, nel 1930.

Completano la mostra anche numerosi documenti che contribuiscono a illustrare le vicende umane e politiche di Tina Modotti dell’ultima fase, quale componente del Partito Comunista, nonché Dirigente delle Brigate Internazionali del Soccorso Rosso, fino alla morte, avvenuta a Città del Messico nel 1942 a soli 45 anni.

Dal 14 maggio 2025 al 21 settembre 2025 – Museo di Roma in Trastevere

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ANIMATI. God, Human, Animal, Machine

Per la prima volta in Italia, l’archivio fotografico di un museo pubblico viene analizzato attraverso la computer vision. Un dialogo tra arte e intelligenza artificiale prende forma al Museo di Fotografia Contemporanea.

Un esperimento pionieristico in cui l’intelligenza artificiale viene applicata al processo curatoriale, dialogando con uno dei più importanti archivi fotografici pubblici italiani. La rete neurale CLIP di Open-AI ha analizzato il patrimonio del MUFOCO, interrogandolo con parole chiave radicali e universali: coscienza, anima, morte, nascita, conflitto, famiglia. Attraverso un motore di ricerca locale creato ad hoc per la mostra, l’algoritmo seleziona le immagini rispondendo a query che ruotano attorno alla domanda: cosa significa essere umani oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale? Il risultato è una nuova forma di curatela aumentata, dove l’intelligenza artificiale partecipa attivamente all’interpretazione iconografica.

La mostra propone 137 immagini di 77 autoriitaliani e internazionali: da Gabriele Basilico, Lisetta Carmi a Mimmo e Franceso Jodice, da Günter Brus a Bernard Plossu. Le fotografie sono esposte senza indicare a quale parola chiave corrispondano, lasciando spazio a libere associazioni. “ANIMATI” è un’esperienza immersiva e riflessiva, che ridefinisce il confine tra arte e tecnologia e invita a immaginare nuovi scenari per il futuro della cultura. In un tempo in cui le macchine imparano anche a vedere.

ANIMATI. God, Human, Animal, Machine” è molto più di una mostra: è un laboratorio aperto sul senso delle immagini nell’era algoritmica, un invito a riconsiderare la fotografia non solo come documento o arte, ma come specchio delle nostre domande più profonde. In un mondo in cui le macchine imparano a vedere, il gesto umano dell’osservare assume un valore nuovo. Una riflessione urgente e poetica sul nostro tempo, sul confine tra naturale e artificiale, tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.

Dal 18 maggio al 31 agosto 2025 – MUFOCO – Museo di Fotografica Contemporanea – Cinisello Balsamo (MI)

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Juergen Teller. 7 ½

La Fondazione Sabbioneta Heritage annuncia un evento imperdibile per gli appassionati di arte contemporanea: dal 13 aprile al 23 novembre 2025, la Galleria degli Antichi e la Sala degli Specchi di Palazzo Giardino ospiteranno “7 1/2“, la nuova mostra personale del celebre fotografo Juergen Teller.

Curata da Mario Codognato, l’esposizione rappresenta il progetto più intimo e personale dell’artista, che racconta gli ultimi anni del suo percorso creativo. Teller, noto per il suo stile iconico e anticonvenzionale, ha saputo rivoluzionare la fotografia di moda e influenzare profondamente il linguaggio visivo contemporaneo. “7 1/2” si concentra sul suo recente rinnovamento artistico, arricchito dal sodalizio con la moglie Dovile Drizyte, con cui condivide un’intensa ricerca espressiva.

L’allestimento, concepito dallo stesso Teller insieme a Codognato e progettato da Federico Fedel, si inserisce armoniosamente nella maestosa cornice di Palazzo Giardino. La Galleria degli Antichi, con i suoi 97 metri di lunghezza, e la suggestiva Sala degli Specchi offrono lo spazio ideale per un dialogo tra la fotografia contemporanea e l’architettura rinascimentale di Sabbioneta.

La mostra, accompagnata da un catalogo bilingue edito da Marsilio, è realizzata con il patrocinio del Comune di Sabbioneta e il supporto di Regione Lombardia, Fondazione Banca Agricola Mantovana e Fondazione della Comunità Mantovana, insieme a numerosi sponsor privati.

Il Direttore della Fondazione Sabbioneta Heritage, Ezio Zani, sottolinea l’importanza di questa esposizione nel percorso di valorizzazione del patrimonio culturale della città: “Ospitare Juergen Teller significa confermare Sabbioneta come palcoscenico internazionale per l’arte contemporanea, offrendo ai visitatori un’esperienza unica e coinvolgente”.

13/04/2025 – 23/11/2025 – Sabbioneta, Palazzo Giardino, Galleria degli Antichi e Sala degli Specchi

PORTO ROMA. Mohamed Keita

Mohamed Keita, Corso D'Italia, 2024
© Mohamed Keita | Mohamed Keita, Corso D’Italia, 2024

Dal 27 maggio al 27 luglio 2025, il Padiglione 9b del Mattatoio di Roma presenta PORTO ROMA Mohamed Keita, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Mosaico Studio, a cura di Carmen Pilotto.

La mostra racconta la città di Roma attraverso lo sguardo unico di Mohamed Keita, giovane fotografo nato in Costa d’Avorio che oggi vive e lavora tra Roma e Bamako (Mali). Le sue immagini, estranee ai luoghi comuni e alle rappresentazioni patinate, conducono in un universo di dettagli nascosti, paesaggi urbani intimi e presenze umane che narrano storie di quotidianità e resilienza.

Visitatori e visitatrici sono invitati a immergersi nel continuo vagare di Keita per Roma, alla ricerca del soggetto da immortalare, per scoprirla a misura d’uomo, con le sue imperfezioni, meraviglie e segreti.

Il titolo della mostra, Porto Roma, rispecchia la visione personale del fotografo, restituendo al pubblico la Roma vissuta da Keita attraverso la sua ricerca: non solo città eterna ma porto dell’anima, dove l’antico dialoga col presente, l’umanità si fonde col silenzio degli spazi. La mostra, nel suo insieme, è un ritratto di Roma: porto d’accoglienza, luogo aperto a chi arriva da fuori, come è accaduto al fotografo, ma anche punto di partenza per chi la lascia, come i romani che sono andati via; luogo in cui il tempo scorre e si intreccia con le vite di chi vi abita e vi transita, al contempo casa, rifugio e palcoscenico di incontri.

Il percorso espositivo inizia con alcune delle fotografie realizzate da Keita durante i primi dieci anni trascorsi a Roma e raccolte nel volume Roma 10/20. La mostra prosegue con la sua più recente ricerca fotografica, che documenta il suo incessante ritorno negli stessi luoghi per coglierne mutamenti e suggestioni: ogni fotografia diventa una meditazione sul tempo e sui cambiamenti che trasformano i luoghi, sulle ombre fugaci che raccontano storie diverse, sui volti che si confondono nel paesaggio, ridefinendolo. Il suo sguardo di flâneur trasforma ogni scorcio urbano in un’opera da contemplare. La spontaneità dello scatto, il gioco di luci e ombre, i dettagli spesso trascurati diventano elementi chiave della sua poetica visiva.

 ritratti presentati sono punti cardine di una mappa artistica e personale della capitale. Attraverso questi scatti Roma si svela nella sua complessità e ricchezza culturale, offrendo un contenuto autentico e in continua evoluzione. Il punto di partenza simbolico è la Stazione Termini, luogo chiave per Keita, essendo stato il primo spazio vissuto al suo arrivo a Roma. La sua prima fotografia è stata scattata proprio qui, e il progetto rilegge i luoghi della sua esperienza romana, espandendosi dal centro alle periferie, raccontando una città profondamente stratificata e multietnica. Prima-Dopo, nasce invece dall’urgenza di documentare i cambiamenti dei luoghi e delle cose giorno dopo giorno. Keita ritorna ripetutamente negli stessi posti, catturandone le trasformazioni e gli effetti della luce e del passare del tempo sul paesaggio urbano, mettendo in dialogo passato e presente.

La mostra è accompagnata da un catalogo edizioni Drago, con testi di Massimiliano Smeriglio, Marco Delogu, Luigi Bartone e Felice Castrignanò, della curatrice Carmen Pilotto e le tavole delle immagini esposte.

Dal 27 maggio 2025 al 27 luglio 2025 – Mattatoio di Roma

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ISOLE MINORI Note sul fotografico dal 1990 ad oggi

Foto © Massimo Vitali

Il MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e la Galleria comunale d’arte di Cagliari, sono lieti di presentare Isole minori. Isole minori. Note sul fotografico dal 1990 ad oggi, grande mostra fotografica che riunisce sedici progetti di autori e autrici internazionali sul tema della rappresentazione dell’isola dall’inizio del nuovo secolo ad oggi.

Con inaugurazione prevista per il 26 giugno a Cagliari e il 27 giugno a Nuoro, il progetto espositivo orienta la sua riflessione non solo alla dimensione geografica, ma anche alla dimensione culturale e sociale dell’idea di isolanità. Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, la mostra presenta le opere fotografiche di Jacopo Benassi, Paola De Pietri, Charles Freger, Ralph Gibson, Mimmo Jodice, Salvatore Ligios, Bernard Plossu, Marinella Senatore, Giovanna Silva, Massimo Vitali, Lorenzo Vitturi, Vanessa Winship e George Georgeou (a Nuoro); Arianna Arcara, Francois Xavier Gbré, Luca Spano, Karla Hiraldo Voleau (a Cagliari).

Fotografata in passato da grandi autori come August Sander, Henri Cartier-Bresson, Lisetta Carmi e tanti altri, nella maggior parte dei casi la Sardegna è stata interpretata e trasmessa secondo una lettura reportagistica del territorio e delle comunità che abitavano le sue aree interne. Tali testimonianze hanno alimentato un immaginario sociale polarizzato tra stato centrale e periferia, che ha prodotto rappresentazioni, miti e ideologie che, nel corso del tempo, hanno condizionato sia il modo di vedersi degli isolani, sia la percezione del contesto da parte di chi alla Sardegna guardava. La percezione stereotipata di luogo al di fuori del tempo, una sorta di Eden, si alternava alla visione incrinata dalla presenza – non meno esotica – dei banditi protagonisti della cronaca nera, della periferia lontana e di altri riferimenti inerenti il tema del sottosviluppo.

La mostra mette in rilievo come tale rappresentazione si sia modificata nel corso degli ultimi 25 anni, con un ampliamento dell’indagine visiva a nuove modalità di azione e relazione con territorio e comunità. Le rappresentazioni simboliche e ideologiche dello spazio insulare che ne emergono offrono uno spaccato di tematiche differenti, che vanno dalla storia delle culture alla trasformazione della società contemporanea, lasciando intravedere in trasparenza elementi di persistente subalternità. Guardando le coste ed il mare, nonché l’interno dei contesti urbani più estesi, artisti e artiste restituiscono un vocabolario visivo della Sardegna che ne consente una contestualizzazione culturale nell’area mediterranea allargata prima ancora che in quella italiana.

Apre la mostra un prologo-omaggio a quattro grandi autori attivi da molti anni, che hanno dedicato all’isola alcune fotografie significative sia all’interno del loro percorso che nella rilettura del paesaggio sardo: la metafisica marina legata alla cultura mediterranea di Mimmo Jodice ripresa a Punta Pedrosa (1998) e a Molara (1999), i vagabondaggi poetici di Bernard Plossu tra Carloforte e La Maddalena (2002), l’ironica rivisitazione del tema del nudo di Ralph Gibson (1986) e la spettacolare documentazione della presenza turistica in spiagge come il Poetto (1995)  di Massimo Vitali introducono lo spettatore nella mostra e nel nuovo secolo.

Divisi in stanze monografiche, gli autori presenti al MAN di Nuoro leggono la contemporaneità nella persistenza del ruolo della maschera nel racconto di antiche tradizioni e rituali, rivisitate da Salvatore Ligios per mettere in discussione la coscienza identitaria e la perdita degli elementi culturali locali (2007) oppure da Charles Fréger (2010-2011); oppure ancora nell’attesa eterna (e spesso invana) di una rinascita sociale, culturale ed economica come per l’evento di inaugurazione delle architetture per il mancato summit della Maddalena (Giovanna Silva, 2009); o nel rapporto tra passato e presente nel Monumento a Garibaldi e nelle fortificazioni di granito nell’isola di Caprera (Paola De Pietri, 2022). Pratiche di interazione e partecipazione tra arte e comunità si manifestano nel racconto delle diverse idee di cittadinanza nelle opere di Marinella Senatore (2013) e Vanessa Winship e George Georgeou (2014). Jacopo Benassi (2021) e Lorenzo Vitturi (2022) agiscono rispettivamente a Donori e in Valle della Luna, per affrontare concettualmente l’idea di isolamento.

Nella sede di Cagliari sono presenti quattro autori accomunati dal rapporto tra fotografia e letteratura, a fornire un’ulteriore interpretazione e formalizzazione di tematiche come quella dei rapporti interpersonali sui quali si concentrano, a partire dalla lettura dei racconti di Sergio Atzeni, il lavoro inedito di  Arianna Arcara (2025) e quello di Karla Hiraldo Voleau che cerca di rileggere la Generazione Z attraverso il lascito pasoliniano di Comizi d’amore (2023), mentre le costruzioni di mondi tra immaginazione e documentazione di Luca Spano (2020-2021) guardano all’esperienza letteraria di DH Lawrence. Il tema del viaggio e della nuova lettura del territorio è riscontrabile nei lavori di Francois Xavier Gbré dove viene mostrata la nuova configurazione sociale ed economica successiva al fenomeno delle migrazioni, con tutte le conseguenze che esso comporta.

La mostra presenta opere di straordinaria qualità visiva e propone visioni nuove di luoghi noti, attraverso le quali si possono aprire riflessioni di diversa natura intorno ai tanti temi sollevati dalle opere esposte. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue edito da Interlinea, contenente un dialogo fra i due curatori, la riproduzione delle opere esposte e le schede biografiche e critiche degli autori e delle autrici incluse nel progetto espositivo.

27 giugno – 16 novembre 2025 – MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e Galleria comunale d’arte di Cagliari

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The Heart of the Matter – Carrie Mae Weems

Carrie Mae Weems, Welcome Home, 1978–84. Dalla serie Family Pictures and Stories. © Carrie Mae Weems. Courtesy of the artist and Gladstone Gallery, New York, Fraenkel Gallery, San Francisco, and Galerie Barbara Thumm, Berlin

Le Gallerie d’Italia – Torino presentano la mostra dell’artista americana Carrie Mae Weems, aperta al pubblico dal 17 aprile al 7 settembre 2025 realizzata in collaborazione con Aperture, con la curatela di Sarah Meister, già curatrice del dipartimento di fotografia del MoMA di New York. La mostra è parte del programma principale della seconda edizione di EXPOSED Torino Foto Festival dal titolo Beneath The Surface, a cura di Menno Liauw e Salvatore Vitale.

Una nuova grande mostra dedicata all’artista di fama internazionale Carrie Mae Weems, nota per le sue indagini fotografiche sui temi dell’identità culturale, del sessismo e dell’appartenenza di classe.

In anteprima assoluta un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo per questa esposizione, che si inserisce in una incisiva retrospettiva costituita da opere tratte dalle serie fotografiche più famose, che condurranno il visitatore lungo l’arco di tutta la carriera dell’artista, tracciandone un percorso spirituale e personale.

Le opere selezionate per questa mostra sottolineano il valore unico di Carrie Mae Weems nell’affrontare le complessità e le ingiustizie del mondo che ci circonda, radicando le sua fotografia in luoghi spesso esclusi dalle narrazioni: studi d’artista, piantagioni del sud degli Stati Uniti, spazi domestici, fino ad arrivare alle “istituzioni invisibili” nate come luoghi di culto della comunità nera durante le oppressioni, accostate a immagini di monumenti e musei che sono stati storicamente luoghi di esclusione.

Al centro della mostra c’è il nuovo progetto Preach, realizzato per questa esposizione su committenza originale, un’ambiziosa e intensa installazione che ripercorre la religione e spiritualità per gli afrodiscendenti americani attraverso le generazioni. La serie celebra le forme di culto profonde, appassionate e gioiose che definiscono l’esperienza della Chiesa nera di Weems, e al tempo stesso denuncia la violenza e l’oppressione che sono elementi inseparabili di questa storia. Weems scrive nel nuovo testo poetico che accompagna questa installazione: “Nelle fiamme e tra le bombe, prega dove e quando puoi, nei porti e nelle capanne, nei palazzi e nei seminterrati, nei teatri e nei club. Dal tuo nascondiglio segreto hai scoperto nuove forme di culto…” Usando sé stessa come musa e guida, Weems ci invita a unirci a questo risveglio spirituale e condannare la persecuzione che rende questi spazi sacri luoghi di rifugio e di attivismo. Preach intreccia insieme le prime immagini da Harlem, San Diego, e Sea Island, Georgia, con una vasta gamma di nuovi lavori che evocano la realtà trascendentale e profana dell’espressione religiosa per gli americani neri di oggi.

La retrospettiva comprende anche molti dei primi lavori di Weems, come la storica Kitchen Table Series (1990) e Museums (2006 – in corso); una selezione di progetti più recenti, come Scenes and Takes (2016) e Painting the Town (2021); e importanti installazioni video tra cui The Shape of Things (2021) e Leave Now! (2022). Insieme, queste opere accompagnano i visitatori in un viaggio che abbraccia l’intero arco della sua carriera, mostrando la profondità e la varietà del suo linguaggio artistico.

La mostra vede inoltre la collaborazione di Fondazione Compagnia di San Paolo che si concretizza in attività ispirate ai valori legati all’inclusione e alla valorizzazione di tutte le differenze come fonte di ricchezza, temi che vengono sollecitati dai contenuti in mostra e che caratterizzano le sfide strategiche della Fondazione stessa. La fotografia è strumento di racconto, di documentazione, ma anche di costruzione di identità capace di contribuire al processo di inclusione e creazione di comunità. Attraverso la realizzazione di campagne di comunicazione diffusa negli spazi urbani e la collaborazione nella realizzazione del public program #Inside, le attività della Fondazione hanno l’obiettivo di favorire la partecipazione e allargare a pubblici sempre più eterogenei i temi sollecitati dalla mostra, anche in considerazione della co-presenza in città del festival della Fotografia di Torino Exposed 2025.

L’esposizione “Carrie Mae Weems: The Heart of the Matter” sarà accompagnata da un catalogo co-pubblicato da Società Editrice Allemandi / Aperture. Oltre a numerose immagini delle opere dell’artista americana sarà arricchito da contributi di studiosi appartenenti a diverse generazioni, sottolineando il valore unico della visione di Carrie Mae Weems nell’affrontare queste tematiche.

Dal 17 aprile al 7 settembre 2025 – Gallerie d’Italia di Torino

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Albert Watson. Roma Codex

© Albert Watson | Albert Watson, Roma World, Bird Lady Giovanna, 2024

Dal 29 maggio Palazzo Esposizioni Roma presenta Roma Codex, la più grande mostra fotografica mai realizzata in Italia dedicata al fotografo Albert Watson, tra i più iconici del nostro tempo.

Promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo con Studio F.P., la mostra – curata da Clara Tosi Pamphili – offre uno sguardo fotografico potente e intuitivo sulla città di Roma, esplorata ben oltre i suoi stereotipi visivi.

Il fotografo newyorkese Albert Watson sfida le rappresentazioni convenzionali della Città eterna, delineando un racconto antropologico contemporaneo della sua essenza più autentica.

In oltre cinque decenni di carriera, dal 1970 ad oggi, Watson si è affermato come uno dei fotografi più influenti e prolifici a livello mondiale. Fondendo arte, moda e fotografia commerciale con una versatilità e profondità senza pari, ha creato icone che sono entrate nell’immaginario collettivo.

Roma Codex è un progetto nato da un’idea originale di Studio F.P. che insieme all’Azienda Speciale Palaexpo, ha curato e prodotto interamente il lavoro fotografico interpretato dal grande fotografo ‘sir Albert Watson’, seguendolo durante tutte le riprese, coordinando le location, i soggetti e contribuendo alla narrazione artistica e visiva del progetto. Si ringrazia il primo municipio di Roma Capitale per la collaborazione alla realizzazione del progetto.

Roma vissuta, non solo osservata
Per oltre due anni Albert Watson ha percorso Roma senza un itinerario prestabilito. Guidato dal ritmo della Città e catturandone l’energia tra i suoi volti, le sue architetture e i suoi movimenti, il fotografo ne ha rintracciato lo spirito più autentico per un’esplorazione fotografica della dialettica tra grandeur storica e vitalità quotidiana. 

«Non ho voluto osservare Roma con idee preconcette o con la pressione di dover immortalare ciò che il pubblico si aspetta di vedere. La città trabocca di storia, ma io ero interessato a ciò che accade tra i monumenti, nell’energia delle sue strade, nei volti, nel movimento. Ho fotografato in modo istintivo, passando da scuole di danza a club underground, da studi d’artista a caffè notturni. Alcuni momenti erano pianificati, molti altri sono stati frutto del caso. È questa la magia di Roma: si svela, strato dopo strato, se si ha la pazienza di guardarla» – Albert Watson.

Tracciando un ritratto della Roma contemporanea, sospesa tra l’ingombro della sua storia e l’energia e avanguardia del presente, Albert Watson rifugge dall’ovvio. Roma Codex è un atlante stratificato dello spirito effervescente e pulsante della Città, un luogo in continua evoluzione sin dai tempi più remoti, crocevia di culture e mondi diversi. 

200 fotografie, una città da decifrare
La mostra presenta 200 fotografie in bianco e nero e a colori, spesso di grande formato, allestite nelle prime tre principali sale di Palazzo Esposizioni Roma. Le immagini sono disposte secondo una logica istintiva e non tematica, per riflettere una fruizione libera e contemporanea. Nel vasto spazio espositivo, momenti umani intimi e spontanei sono accostati all’imponenza architettonica e storica della Città, in un gioco di rimandi tra Roma e coloro che la abitano e la definiscono. Albert Watson abbatte le gerarchie: un ritratto, un paesaggio, un interno, un volto anonimo o una celebrità convivono con la stessa intensità narrativa. Nel suo complesso Roma Codex offre una bussola visiva, al tempo stesso istintiva e meticolosa, per decifrare una città ricca di contrasti.

Luoghi simbolici e ritratti inattesi
Tra i luoghi fotografati: il Colosseo, la Fontana di Trevi, l’Ara Pacis, il Foro Romano, Villa Medici, l’Altare della Patria, ma anche luoghi meno convenzionali come Cinecittà Studios, la Cripta dei Cappuccini, Campo de’ Fiori, la Via Appia Antica, la Terrazza del Gianicolo, Porta Portese, il Parco Archeologico di Ostia Antica, il Jazz Image Festival, l’Imperial Circus.

Un ritratto collettivo della Roma di oggi
La mostra è anche un omaggio al tessuto umano della città. Tra i protagonisti ritratti: Paolo Sorrentino, Valeria Golino, Luca Bigazzi, Luca Zingaretti, Isabella Ferrari, Benedetta Porcaroli, Riccardo Scamarcio, Celeste Della Porta, Kasia Smutniak, Saul Nanni, Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Roberto Bolle, Eleonora Abbagnato, Giuseppe Ducrot, Elisabetta Benassi, Pietro Ruffo, il Cardinale Silvano Maria Tomasi, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta Giancarlo Giammetti.

Dal 29 maggio 2025 al 3 agosto 2025 – Palazzo Esposizioni Roma

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Mostre Di fotografia da non perdere a Giugno

Buongiorno a tutti, ecco l’elenco di alcune mostre che reputo interessanti da non perdersi per il mese di Giugno.

Spero che ci sia qualche mostra che vi convinca e che pensiate meriti di essere visitata!

Ciao

Anna

Letizia Battaglia Senza Fine

Nel trentesimo anniversario degli attentati mafiosi a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro, le Terme di Caracalla a Roma accolgono dal 27 maggio al 5 novembre 2023 la mostra “Letizia Battaglia Senza Fine”, un omaggio alla fotografa siciliana, paladina dei diritti civili.

Una selezione di 92 fotografie di grande formato riassume cinquant’anni del lavoro fotografico (1971-2020) di Battaglia con immagini iconiche, meno conosciute o inedite.

Promossa dalla Soprintendenza Speciale Roma diretta da Daniela Porro, organizzata da Electa in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia e la Fondazione Falcone per le Arti, la mostra è curata da Paolo Falcone.

dal 27 maggio al 5 novembre – Terme di Caracalla – Roma

MARIO DONDERO. La libertà e l’impegno

L’esposizione, di taglio antologico, mira a offrire uno sguardo complessivo sull’opera di Dondero, attraverso una selezione di immagini appartenenti a reportage e servizi fotografici realizzati lungo l’intero arco della sua lunga carriera, dagli anni Cinquanta agli anni Dieci del XXI secolo. Insieme a molte tra le fotografie più iconiche, in mostra vengono presentati diversi scatti inediti, provenienti dall’archiv

Dal 21 giugno al 6 settembre 2023 a Palazzo Reale apre la mostra Mario Dondero. La libertà e l’impegno.
Per la prima volta esposta a Milano l’ampia retrospettiva del lavoro fotografico di Mario Dondero (1928-2015), uno dei protagonisti della fotografia italiana della seconda metà del Novecento e fotoreporter di spicco nel panorama internazionale.
Promossa da Comune di Milano – Cultura, e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale in collaborazione con l’archivio Mario Dondero, la mostra è curata da Raffaella Perna e sarà allestita nell’Appartamento dei Principi.

L’esposizione mira a offrire uno sguardo complessivo sull’opera di Dondero, attraverso una selezione di immagini appartenenti a reportage e servizi fotografici realizzati lungo l’intero arco della sua lunga carriera, dagli anni cinquanta agli anni dieci del XXI secolo. Insieme a molte tra le fotografie più iconiche, in mostra vengono presentati diversi scatti inediti, forniti dall’archivio dell’autore, tra cui alcuni ritratti di Pier Paolo Pasolini e Laura Betti.

La mostra a Palazzo Reale vuole restituire il lungo percorso di Dondero attraverso un racconto che segue un duplice criterio espositivo, cronologico e tematico insieme. Il display espositivo delle dieci sale dell’Appartamento dei Principi è concepito come una narrazione che si snoda lungo altrettante tappe, ciascuna pensata come una micro-mostra: dalle fotografie dei primi viaggi in Portogallo negli anni Cinquanta, sino agli scatti realizzati a Kabul negli anni.

Il percorso espositivo

La sala 1, oltre al testo di introduzione alla mostra, accoglie un nucleo di fotografie di taglio sociale realizzate nella penisola iberica, a partire dalla metà degli anni Cinquanta, sino alla fotografia, scattata a Malaga nel 2001, con il ritratto tenuto nel palmo di una mano di un giovane combattente repubblicano, scomparso in una fossa di Franco

Nella sala 2 viene presentata una selezione di 15 fotografie realizzate in Italia, che ritraggono la migrazione interna al Paese, il processo di alfabetizzazione, il lavoro rurale, le manifestazioni politiche e sindacali, l’attività dei pescatori a Chioggia nel 1980.

La sala 3 ospita un corpus di immagini realizzate nel 1968 in Irlanda, dove Dondero documenta diversi aspetti della realtà sociale del Paese, tra cui l’attività della leader cattolica irlandese Bernadette Devlin, durante la sua campagna a sostegno dei diritti degli studenti della Queen’s University.

Le sale 4 e 5 accolgono un focus dedicato a importanti personaggi del mondo dello spettacolo, in Italia e all’estero, con ritratti di Pier Paolo Pasolini ripreso sul set del film Comizi d’amore, Laura Betti, Carla Fracci, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Vinicio Capossela, Vittorio Gassman, Eugène Ionesco, Serge Gainsbourg, Jean Seberg.

A seguire, la sala 6 ospita i ritratti di alcuni tra i maggiori scrittori e letterati del XX secolo: dallo scrittore americano di origine armena William Saroyan, ripreso alla macchina da scrivere nel 1959, a Günter Grass ritratto a Milano nel 1962, al poeta sperimentale fondatore dei Novissimi Edoardo Sanguineti, a Dacia Maraini e Pier Paolo Pasolini ritratto insieme alla madre Susanna Colussi nella loro abitazione all’Eur, sino alla celebre fotografia di gruppo del Nouveau Roman.

La sala 7 presenta invece i ritratti di alcuni tra i più significativi pittori, scultori, fotografi, critici d’arte, direttori di museo fotografati da Dondero, tra cui, Francis Bacon, Alexander Calder, Barbara Hepworth, Alberto Giacometti, Palma Bucarelli, Alberto Burri, Fabio Mauri, Elisabetta Catalano, Sergio Lombardo, Mimmo Rotella, Pierre Restany, Fausto Melotti.

La sala 8 raccoglie un nucleo significativo di fotografie scattate in Francia, che documentano la realtà sociale e politica del Paese: i congressi del partito gollista a fine anni Cinquanta, le manifestazioni in favore di Mitterrand dopo l’attentato subito ad opera dell’OAS nel 1959, gli eventi del ’68, la borsa di Parigi, il viaggio di Deng Xiaoping in Francia nel 1975, le recenti manifestazioni in difesa dei diritti sociali avvenute a Parigi nel 2011.

La sala 9 si concentra sui reportage scattati in Africa, dove il fotografo torna a più riprese lungo l’arco della sua carriera: in Algeria durante il conflitto con il Marocco, in Nigeria, in Costa d’Avorio, in Senegal.

La sala 10 raccoglie le fotografie scattate in varie parti del mondo a partire dal 1978: in Brasile dove riprende la vita dei bambini di strada, a Berlino nel 1989 nei giorni che precedono la caduta del muro, a Cuba in pieno período especial, in Russia e a Kabul, nelle carceri e negli ospedali dove operano i medici di Emergency.

21 Giugno 2023 – 06 Settembre 2023 – Milano, Palazzo Reale

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MARIO CRESCI. UN ESORCISMO DEL TEMPO

Mario Cresci, Interni Mossi, Barbarano Romano 1978. Stampa ai sali d’argento, cm. 30,5 x 40,5. Collezione Fotografia MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
Mario Cresci, Interni Mossi, Barbarano Romano 1978. Stampa ai sali d’argento, cm. 30,5 x 40,5. Collezione Fotografia MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo

Oltre 350 opere vintage raccontano la ricerca del fotografo nei vent’anni di attività in Basilicata, dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’80. In questo contesto storico e geografico Mario Cresci (Chiavari, 1942) sviluppa un personale approccio antropologico “sul campo”, contribuendo attivamente ai cambiamenti sociali, urbanistici e culturali in corso in quegli anni nella regione.
Nelle opere in mostra gli interni di abitazioni, le persone, gli spazi urbani, elementi architettonici ed oggetti della tradizione lucana si manifestano per evocare un orizzonte simbolico collettivo al contempo arcaico e contemporaneo.

Temi ricorrenti nella ricerca fotografica di molti autori, come presenza e assenza, percezione del tempo, interpretazione della realtà, appaiono nelle opere di Cresci in una chiave inedita.

Dal 31 Maggio 2023 al 01 Ottobre 2023 – MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Roma

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STEVE MCCURRY. CHILDREN

Steve McCurry, India
© Steve McCurry | Steve McCurry, India

La nuova mostra del fotografo statunitense Steve McCurry “Children” in programma al Museo degli Innocenti di Firenze è un omaggio a un periodo straordinario della vita, una galleria di ritratti sorprendenti che racconta l’infanzia in tutte le sue sfaccettature, mettendo al contempo in luce una caratteristica comune ai bambini di tutto il mondo: l’innocenza del loro sguardo.

I giovanissimi protagonisti immortalati dall’obiettivo di McCurry sono diversi per etnia, abiti e tradizioni ma esprimono lo stesso sentire con la loro inesauribile energia, gioia e capacità di giocare persino nei contesti più anomali e difficili, spesso determinati da condizioni sociali, ambientali o di conflitto.

Grande Maestro della fotografia internazionale, McCurry dimostra sempre una fortissima empatia e una straordinaria capacità di tessere narrazioni, cogliendo a fondo l’essenza di quanto ritrae.

“Children” sarà ospitata nell’Istituto degli Innocenti di Firenze, progettato da Filippo Brunelleschi, luogo simbolo dell’attenzione per l’infanzia.

L’Istituto degli Innocenti di Firenze si occupa da oltre 600 anni di promuovere e tutelare i diritti dei bambini, occupandosi di accoglienza ed educazione, ma anche di studio, ricerca e promozione culturale per il benessere delle nuove generazioni e per l’affermazione concreta dei loro diritti.

Il percorso espositivo della mostra all’Istituto degli Innocenti inizia con una emozionante serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia.

Il visitatore segue idealmente McCurry nei suoi viaggi attraversando India, Birmania, Giappone, Africa fino al Brasile, incontrando bambini profughi o lavoratori, bambini immemori del pericolo che giocano ad arrampicarsi su un cannone o si divertono nel fango, che rincorrono un pallone durante un acquazzone monsonico, o suonano una chitarra realizzata con materiali di scarto. Bambini che crescono nelle grandi città come nei villaggi rurali.
Sono storie di gioia e aggregazione, di solitudine, di resilienza e solidarietà, di famiglia e amicizia, raccontate sempre con rispetto e partecipazione.

Ad accompagnare lo spettatore ci saranno gli approfondimenti di attualità curati dall’Istituto degli Innocenti.
“Children” è un viaggio nell’infanzia per incontrare piccoli esseri umani che affrontano condizioni tanto diverse, ma che parlano un linguaggio in cui ciascuno può riconoscersi. Un viaggio anche nel ricordo della propria infanzia, e uno spunto di riflessione circa la responsabilità che abbiamo verso le nuove generazioni, nella consapevolezza che il sogno di un futuro più giusto dipende dalle azioni del nostro presente.

La mostra “Children” è curata da Biba Giacchetti con Melissa Camilli del team di SudEst57, con il patrocinio del Comune di Firenze, in collaborazione con l’Istituto dell’Istituto degli Innocenti, prodotta e organizzata da Civita Mostre e Musei con In Your Event by Cristoforo SCS, e realizzata con il supporto di Unicoop Firenze, I Gigli e Mercato Centrale.

Dal 19 Maggio 2023 al 08 Ottobre 2023 – Museo degli Innocenti – Firenze

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LISETTA CARMI. SUONARE FORTE

Lisetta Carmi, <em>I travestiti</em>, Genova, 1965 © Lisetta Carmi - Martini & Ronchetti
Lisetta Carmi, I travestiti, Genova, 1965 © Lisetta Carmi – Martini & Ronchetti

Dal 3 maggio all’8 ottobre a Villa Bardini a Firenze si terrà la mostra “Lisetta Carmi. Suonare Forte”.

Si tratta del primo appuntamento realizzato grazie all’accordo tra Fondazione CR Firenze e Intesa Sanpaolo che prevede di portare nel centro espositivo di Villa Bardini le mostre del progetto delle Gallerie d’Italia “La Grande Fotografia Italiana” affidato a Roberto Koch, editore, curatore e fotografo, che celebra la grande fotografia italiana del Novecento attraverso i suoi grandi maestri. Le tre mostre in programma, inaugurate alle Gallerie d’Italia – Torino in Piazza San Carlo, avranno poi un nuovo allestimento a Firenze.

Per questo, la prima mostra ad arrivare a Villa Bardini è la monografica dedicata a Lisetta Carmi, a cura di Giovanni Battista Martini, curatore dell’Archivio della fotografa.

L’esposizione, nel riallestimento fiorentino, propone due sezioni speciali di approfondimento inedite dedicate all’alluvione del 1966 e al compositore fiorentino Luigi Dallapiccola.

Sono in mostra 180 fotografie scattate in vent’anni di vita professionale tra gli anni Sessanta e Settanta, che propongono uno spaccato dei più importanti progetti fotografici di Lisetta Carmi. La maestra della fotografia, sopravvissuta alle persecuzioni razziali, trasforma la macchina fotografica in uno strumento per capire il mondo e la condizione umana e allo stesso tempo per trovare risposte su sé stessa e lenire la sua angoscia esistenziale.

Nove le sezioni presenti in mostra, fra cui quella dedicata al tema del lavoro. Ci sono le immagini delle drammatiche condizioni dei lavoratori nel Porto di Genova, sua città natale, gli operai dedicati allo scarico dei fosfati dalle stive, immersi nella polvere bianca, le fabbriche con le lavorazioni più spettacolari e pericolose come la colata dell’acciaio all’Italsider, le giovani operaie nel sugherificio di Calangianus in Sardegna.

Inoltre, la prima vita di pianista di Lisetta Carmi dialoga con la fotografia nel lavoro dedicato al Quaderno musicale di Annalibera, del compositore fiorentino Luigi Dallapiccola. Gli undici fotogrammi astratti sono l’interpretazione grafica degli undici brani scritti dal musicista per il compleanno della figlioletta e sono accompagnati da quattro ritratti del maestro.

È totalmente inedita la sezione dedicata all’alluvione di Firenze del novembre 1966. La stessa Carmi racconterà in seguito: Arrivai in una città sconvolta. Per due giorni e una notte fotografai migliaia di libri bagnati e salvati per miracolo dai volontari, automobili capovolte, mele annegate nel fango, seggiole, bottiglie e fiaschi che galleggiavano nelle strade invase dall’acqua fangosa.

La mostra a Firenze è promossa da Fondazione CR Firenze e Parchi Monumentali Bardini e Peyron.

Per tutti i possessori del biglietto della mostra è prevista una riduzione per l’ingresso alle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino, Vicenza e viceversa.

Dal 03 Maggio 2023 al 08 Ottobre 2023 – Villa Bardini – FIRENZE

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IMP FESTIVAL – INTERNATIONAL MONTH OF PHOTOJOURNALISM

Dal 26 maggio al 25 giugno 2023 si svolge a Padova la quinta edizione di IMP – Festival Internazionale di Fotogiornalismo***, uno tra i più grandi eventi italiani dedicati alla fotografia e il primo Festival in Italia interamente dedicato al mondo del fotogiornalismo. Quest’anno vengono presentate al pubblico le opere di oltre 40 autori internazionali, allestite nelle più prestigiose sedi museali ed espositive della città, oltre a quattro workshop con alcuni dei più affermati autori sulla scena internazionale, e 30 tra talk, visite guidate e conferenze. Tra gli ospiti d’eccellenza anche il grande Uliano Lucas, uno dei padri fondatori del fotogiornalismo italiano, e i direttori di FotoEvidence New York David Stuart e Svetlana Bachevanova.  Il Festival ospita la mostra Biafra: Anno Zero dedicata a uno dei più iconici progetti del celebre fotoreporter Romano Cagnoni, recentemente scomparso. Ad affiancarla i capolavori dei vincitori del World Press Photo come le città aeroporto di Giulio di Sturco; il baby boom tra i guerriglieri della giungla colombiana raccontato dalla spagnola Catalina Martin Chico; il nazionalismo tra i giovani in Russia e negli Stati Uniti dell’americana Sarah Blesener; l’incredibile dietro le quinte della Fashion Week senegalese negli scatti dell’inglese Finbarr O’Reilly. 

26 MAGGIO – 25 GIUGNO 2023 – Padova

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L’Italia è un desiderio. Fotografie, paesaggi e visioni 1842 – 2022 Le collezioni Alinari e Mufoco

“Non c’è mai un paesaggio che non contenga in sé una quantità di altri paesaggi. L’insieme di ciò che noi abbiamo percepito come tale è soltanto un riflesso di qualcosa che è in noi. Siamo noi che creiamo il paesaggio” Andrea Zanzotto, Luoghi e paesaggi

La fotografia, come altre forme artistiche, riflette sui cambiamenti politici e culturali della società. In quest’occasione, rivolgiamo l’attenzione al paesaggio italiano la cui indagine permette oggi di studiare e analizzare trasformazioni e cambiamenti all’interno del nostro Paese. Il paesaggio diventa, quindi, metafora del cambiamento sociale, artistico e culturale in Italia da metà Ottocento fino ai giorni nostri.

La mostra L’Italia è un desiderio presenta un’ampia selezione di immagini, provenienti dagli archivi e dalle collezioni della Fondazione Alinari per la Fotografia e del Mufoco – Museo di Fotografia Contemporanea, coprendo un arco di tempo estremamente ampio: dagli albori della fotografia paesaggistica al contemporaneo. Grazie a una successione cronologica di tecniche, linguaggi e visioni, la mostra consente di ripercorrere l’evoluzione delle modalità̀ di rappresentazione del Bel Paese, apprezzandone la bellezza che lo ha proposto a lungo come un modello e misurandone anche le sue contraddizioni.

Nelle sale delle Scuderie del Quirinale sono in mostra oltre 600 opere originali caratterizzate da una grande ricchezza di tecniche, materiali, formati e di modalità di presentazione. Il percorso espositivo inizia con le fotografie degli Archivi Alinari e continua con le opere della collezione del Museo di Fotografia Contemporanea. La mostra è arricchita da una serie di scintille, momenti di dialogo diretto e inaspettato tra le due collezioni, accostamenti di opere tra loro distanti nel tempo, ma assimilabili secondo registri più diversi, che spaziano dal punto di ripresa alla tecnica, dal linguaggio al luogo rappresentato, dai temi affrontati alle infinite possibili suggestioni, rimandi e associazioni. Le scintille esposte suggeriscono alcune delle questioni più attuali nel dibattito contemporaneo sul funzionamento, la fruizione, la produzione della fotografia e, più in generale, dell’immagine.

Il percorso all’interno della mostra si trasforma così in un vero e proprio viaggio in Italia: dalle vedute fotografiche quasi pittoriche dei Fratelli Alinari alle “inquadrature naturali” dal nord al sud d’Italia di Luigi Ghirri, dai ritratti delle fabbriche milanesi di Gabriele Basilico ai primi negativi retroilluminati, fino alle ultime ricerche dove la fotografia si apre sempre più ad altri media. Alla fine della mostra rimane un’idea ampia di paesaggio, che introduce dimensioni immateriali e astratte – psicologiche, poetiche, politiche – che lasciano spazio all’interpretazione del pubblico. Il progetto non vuole ricostruire una storia della fotografia italiana bensì coinvolgere il visitatore – attraverso le immagini delle due collezioni – in un’esperienza di viaggio unica e preziosa.

1 giugno > 3 settembre 2023 – SCUDERIE DEL QUIRINALE – Roma

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ACQUA PIÙ PREZIOSA DEL DIAMANTE

© Lombardi Luigi. Courtesy Istituto Italiano di Fotografia
© Lombardi Luigi. Courtesy Istituto Italiano di Fotografia

Istituto Italiano di Fotografia presenta la mostra fotografica Acqua più preziosa del diamante dal 6 al 30 giugno presso la Centrale dell’Acqua di Milano; l’esposizione racconta, attraverso lo sguardo di 16 fotografi, lo sfruttamento del suolo e dell’ambiente oltre alle condizioni di siccità che hanno colpito il territorio italiano nell’estate 2022.

Il progetto fotografico, curato dal fotografo e docente di IIF Erminio Annunzi, fa emergere chiaramente le numerose conseguenze che l’azione dell’uomo provoca sul pianeta, dalla deforestazione allo scioglimento dei ghiacciai ma anche la devastazione causata dagli incendi boschivi e gli effetti che la mancanza di piogge ha determinato sulle attività economiche e sociali presenti lungo le rive del fiume Po.

L’invito è quello di ripensare l’attuale utilizzo delle risorse naturali e limitare l’impatto delle attività umane rendendole sostenibili per il pianeta. Attraverso linguaggi espressivi differenti, i fotografi dell’Istituto Italiano di Fotografia narrano il malessere della natura e dell’ambiente; alcuni studenti propongono immagini documentarie dei terreni e della vegetazione arsi dal fuoco, oltre ai campi inariditi dalla carenza d’acqua, oppure mostrano l’impietoso confronto tra la secca del Ticino e le piene degli anni precedenti. In altri casi, attraverso un approccio minimalista e contemporaneo, gli scatti ritraggono l’alveo del fiume Po trasformato dalla siccità in un ambiente inospitale, che ricorda la superficie lunare secca e polverosa oppure raccontano le rive dei fiumi in cui la vegetazione spontanea cresce tra i ciottoli come un flebile segno di speranza.
La collaborazione con MM SpA e la Centrale dell’Acqua di Milano rende la proposta espositiva ancora più attuale e la arricchisce creando un dialogo con un’importante istituzione cittadina dedita alla sensibilizzazione sui temi dell’acqua, sulla sua corretta gestione e sulle buone pratiche per salvaguardare una risorsa che significa vita per l’intero Pianeta.

Fotografi partecipanti: Carlo Francesco Amoroso, Fabio Berasi, Alice Castelli, Lucia Cesa, Annalisa Cinco, Andrea Marco Consonni, Miriana Corabi, Aaron Di Marino, Silvia Lago, Sandro Lasco, Luigi Lombardi, Giuseppe Martella, Massimiliano Meroni, Roberto Pasquali, Sandra Perilli ed Helmut Schwanke.

In occasione della mostra viene presentata una pubblicazione fotografica con testo di Erminio Annunzi che presenta i diversi progetti esposti.

Dal 05 Giugno 2023 al 30 Giugno 2023 – Centrale dell’Acqua di Milano

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DARIO BINETTI. LO SPIRITO DEI LUOGHI

Dario Binetti. Lo spirito dei luoghi
© Dario Binetti | Dario Binetti. Lo spirito dei luoghi

È Dario Binetti il primo fotografo ad essere ospitato nella nuova sede della Fondazione Giacomo Casanova di Venezia, situata nel centralissimo sestiere di San Marco, nello storico Palazzo Zagùri. 
Lo spirito dei luoghi è il titolo della mostra fotografica, curata da Diletta Iacuaniello, giovane curatrice bolognese, in programma dal 20 maggio, al 18 giugno prossimi. Una prestigiosa prima a Venezia, per il fotografo brindisino, che opera da parecchi anni ad Ascoli Piceno. Dopo il successo della personale “Io è l’altro”, allestita nel mese di ottobre a Londra, nella Oxo Tower, la fotografia di Binetti approda a Venezia, con il suo nuovo lavoro, intitolato “Lo spirito dei luoghi”. 

Con i suoi scatti ispirati allo “spirito dei luoghi” e stampati su alluminio (Dibond), Binetti ci dice che “esistono luoghi nei quali si percepisce la sensazione che siano intrisi di ricordi, impressi dagli animi e mentre li attraversi, vieni ricoperto di sensazioni di vissuto, che si presentano nella mente con una modalità, per la quale la forma del luogo induce alla visione di emozioni vissute. È un ponte fra il visibile (ciò che l’occhio coglie) e il non visibile (che è ciò che il cuore sente). Non sono immagini create dai sensi: nessun suono, o odore, o percezione sulla pelle, ma la tua mente ha chiara la presenza di sensazioni di cui il luogo è impregnato. E la memoria dei luoghi non consiste solo in un riconoscimento della realtà che ci circonda” – dice Dario Binetti. Come ribadisce la curatrice della mostra, Diletta Iacuaniello: “Certi luoghi non si guardano soltanto, ma si respirano con l’anima. Contro ogni apparenza, infatti, un luogo non è mai solo uno spazio vuoto, ma al contrario esso è animato da una propria energia, che si sprigiona in maniera diversa, a seconda dell’immaginazione, del temperamento, del vissuto e dei sentimenti di ciascuno di noi.”

Aggiunge Gregorio Rossi: “Nelle fotografie (di Binetti n.d.r.) i personaggi umani sono ballerine di una compagnia di danza; quasi nella totalità delle opere, sfido però chiunque a trovare una riconoscibilità personale, salvo in una minima parte. Perché il Binetti, tutto e tutti ha trasferito in un Altrove, dove i corpi sfumati e trasfigurati in ombre, però vivi, si integrano perfettamente nei vari ambienti, che di sicuro all’inizio appartenevano al nostro mondo e che l’artista ha trasfigurato al fine della propria creazione.”

Dal 20 Maggio 2023 al 18 Giugno 2023 – Palazzo Zagùri – Venezia

PEGGY KLEIBER. TUTTI I GIORNI DELLA VITA (FOTOGRAFIE 1959-1992)

Peggy Kleiber, Roma 1964
© Peggy Kleiber | Peggy Kleiber, Roma 1964

PEGGY KLEIBER. Tutti i giorni della vita (fotografie 1959-1992), la prima mostra in Italia della fotografa Peggy Kleiber, curata da Arianna Catania e Lorenzo Pallini, sarà esposta al Museo di Roma in Trastevere dal 19 maggio al 15 ottobre 2023.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata dalle associazioni culturali Marmorata169 e On Image, con la collaborazione dell’associazione Les photographies de Peggy Kleiber. Servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Due valigie, mai aperte, contenenti 15.000 fotografie scattate tra la fine degli anni ‘50 e gli anni ’90: nasce da questo incredibile ritrovamento la mostra “Peggy Kleiber. Tutti i giorni della vita (fotografie 1959-1992)”. La scoperta arriva dopo la sua morte, nel 2015. In seguito la famiglia decide di valorizzare e rendere pubblico questo importante patrimonio rimasto a lungo nascosto. 

Peggy Kleiber è una donna indipendente, cresciuta in una famiglia numerosa e vivace a Moutier in Svizzera, tra poesia, musica e letteratura, con una grande passione per la fotografia come strumento d’espressione e di conoscenza. È una fotografa non professionista, poi divenuta insegnante, che centra la sua ricerca nel punto d’incontro tra storia privata e storia collettiva. Le sue fotografie, tutte scattate con la sua inseparabile Leica M3, raccontano istanti intimi di vita e al contempo narrano luoghi, atmosfere e eventi collettivi durante 40 anni. 
I suoi sono scatti d’autore, spesso apparentemente casuali, che parlano un linguaggio universale. Sono immagini di un tempo passato, colori dimenticati, suoni e voci silenziose.
Alla ricerca del sottile e dell’impercettibile, Peggy impone la sua presenza silenziosa, ricettiva ed empatica. Nascono così fotografie aperte che non sono documenti di un passato perduto, ma tracce di luoghi ancora vivi: dalle fotografie di famiglia ai viaggi, in Italia e a Roma.  

Sono 150 le fotografie in mostra con una selezione di stampe vintage originali dell’autrice, alcuni album di famiglia e un video che ripercorre la riscoperta dell’archivio attraverso materiali inediti e filmati Super8 di famiglia.La mostra si compone di due sezioni: una dedicata alla famiglia e l’altra dedicata ai viaggi in Italia, in particolare a Roma a partire dai primi anni ‘60. Nella prima sezione ci sono le fotografie che Peggy ha realizzato nel corso di molti anni alla sua famiglia, durante celebrazioni, matrimoni, nascite. Nello scorrere del tempo va così costruendosi in maniera spontanea, pezzo per pezzo, un racconto intimo e denso di emozioni.

Nella seconda sezione, dedicata ai viaggi compiuti in tutta Europa, spicca per intensità la grande attenzione dedicata all’Italia, quasi una patria d’elezione per lei. Peggy Kleiber riesce ad avvicinare gli strati sociali anche più marginali, lasciandosi incantare da luoghi ignoti. A Roma la sua è una “flânerie” non solo letteraria e artistica, ma anche politica e culturale: un viaggio che la porta dal Centro storico (percorso in lungo e in largo negli angoli meno turistici e in orari spesso insoliti) alle periferie più estreme della città e ai margini delle borgate, proprio negli anni in cui scrittori come Pasolini ne scoprivano le storie.

Tuttavia la sua curiosità non si ferma qui e Peggy Kleiber da Roma prosegue alla scoperta dell’Italia nascosta: in particolare Umbria e Toscana, innamorandosi dei tesori dell’Arte, ma anche la Sicilia, altra terra amata, dove stringe legami che dureranno per gli anni a seguire. Qui incontra Danilo Dolci, già conosciuto in Svizzera, ritraendolo in alcune preziose e inedite fotografie durante gli “scioperi al contrario” e al contempo soffermandosi sui volti dei bambini di Partinico. Peggy Kleiber viaggia nel suo tempo e avvicina, con la sua presenza discreta, la storia universale, collettiva alla storia personale intima: nelle sue morbide immagini in bianco e nero, riesce a mettere tra sé e il soggetto uno spazio vitale, che racconta 40 anni di storia del mondo in rapida trasformazione.

Sia che essa rivolga il suo sguardo al proprio microcosmo familiare sia che lo posi sulle periferie del mondo o sulla vita nascosta delle città, Peggy Kleiber ci guida a un’osservazione lenta, ci spinge a prestare più attenzione alle emozioni tra le persone e ai gesti “sottili”, invitandoci a scoprire qualcosa che pensavamo di avere dimenticato.

Nata il 25 giugno 1940 a Moutier, Peggy Kleiber cresce in un ambiente ricco di stimoli culturali, con tanti fratelli e sorelle. Peggy è la secondogenita: vivace, sensibile, curiosa e generosa. Ama la letteratura e la musica, incontra la passione per la fotografia nel 1961 ad Amburgo, frequentando la scuola Hamburger Fotoschule. Questa esperienza segna un punto di svolta nella vita di Peggy: da quel momento, la sua Leica M3 la seguirà in ogni momento, nei riti di famiglia e nelle ricorrenze, così come nei viaggi all’estero, alla scoperta del mondo. 

Dall’inizio degli anni ‘60 viaggia in tutta Europa (Parigi, Praga, Amsterdam, Leningrado, solo per citare alcune destinazioni), dedicando una grande attenzione all’Italia: Roma e la Sicilia sono due capitoli importanti che le permettono di sperimentare e di lasciarsi incantare da luoghi ignoti.

Per Peggy Kleiber la macchina fotografica è un modo per nascondere e rivelare, anche se stessa. Lo fa attraverso lo splendido ciclo delle foto di famiglia, racchiuse nel libro autoprodotto “Rue Neuve 44 Cronaca della vita familiare 1963-1983” e donato ai suoi parenti nel 2006. Dalla fine degli anni ’70 in poi si dedica con passione all’insegnamento, senza abbandonare la fotografia, che diventa un modo per ripensare a distanza di tempo all’intreccio dei rapporti di una vita. Peggy scompare prematuramente nel 2015.

Dal 19 Maggio 2023 al 15 Ottobre 2023 – Museo di Roma in Trastevere

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PETER PUKLUS. THE HERO MOTHER: HOW TO BUILD A HOUSE

© Peter Puklus
© Peter Puklus

The hero mother: how to build a house” è la mostra personale del fotografo Peter Puklus, a cura di Laura De Marco, con cui Spazio Labo’ approfondisce il tema della decostruzione dei tradizionali ruoli familiari, identitari e di genere attraverso l’ibridazione dei linguaggi visivi. 

La mostra inaugura mercoledì 17 maggio 2023 alle ore 19 alla presenza dall’artista che a seguire terrà un incontro aperto al pubblico in conversazione con la curatrice Laura De Marco.

Puklus decostruisce e interroga le dinamiche dei pre-costituiti ruoli femminili e maschili all’interno della famiglia patriarcale: la maternità come presunta attività eroica e il supposto dovere del padre di costruire e proteggere la casa. 
La sua ricerca tenta di rompere con i simboli tradizionali associati alle figure materne e paterne in modo giocoso e critico allo stesso tempo. Fuori dai confini dello studio fotografico, Puklus sviluppa un inedito vocabolario visivo attorno alla vita genitoriale e alle problematiche legate alla costruzione del nucleo familiare: The Hero Mother ricostruisce così la vita quotidiana che si svolge nell’intimità della casa mettendo l’osservatore di fronte alla complessità di noi stessi.

Il libro fotografico The Hero Mother – How to build a house di Peter Puklus è stato pubblicato da Images Vevey e Witty Books nel 2021 ed è stato selezionato tra i migliori libri fotografici dell’anno dal magazine Photobook Journal e dal portale Photobookstore grazie alle segnalazioni del critico Brad Feuerhelm e della co-fondatrice della casa editrice VOID Myrto Steirou.

La mostra fa parte di Look at us – Rassegna di narrazioni non conformi dedicata alla visibilità e alla decostruzione dei tradizionali ruoli familiari, identitari e di genere attraverso l’ibridazione dei linguaggi visivi.

Dal 17 Maggio 2023 al 13 Luglio 2023 – Spazio Labo’ | Photography – Bologna

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REVERSING THE EYE. FOTOGRAFIA, FILM E VIDEO NEGLI ANNI DELL’ARTE POVERA

© Archivio Penone / Adagp, Paris, 2022
© Archivio Penone / Adagp, Paris, 2022

La mostra, prodotta in collaborazione con Jeu de Paume e LE BAL, esplora la relazione che, tra gli anni sessanta e i primi anni settanta, una parte delle avanguardie italiane ha intrattenuto con l’immagine meccanica, la fotografia, il film, il video.

L’esposizione riunisce le grandi figure dell’arte povera e altri artisti, fotografi, e operatori video che ne hanno condiviso il percorso, mettendo in luce il ruolo rivoluzionario della fotografia e le sue molteplici contaminazioni con altre forme di espressione artistica. 

Dal 17 Maggio 2023 al 03 Settembre 2023 – Triennale Milano

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MOSTRA DEL PROGETTO VINCITORE DI “UMANE TRACCE” DI MICHELA MARIANI

PH di Michela Mariani

Il progetto di Michela Mariani vincitore di questa seconda edizione colpisce per la sua verità: istantanee scattate con delicatezza mescolate a foto dall’archivio personale, per raccontare una persona che vive con serenità la sua peculiarità di genere, scegliendo di vestire abiti femminili mantenendo in parallelo anche la sua identità maschile. Michela è rimasta sedotta dal suo stile, dal suo charme, dall’assoluta libertà delle sue scelte in un incontro casuale e fortuito in Québec, ed ha saputo comporre in un clima di sincera amicizia un ritratto a quattro mani intimo, rispettoso ed in ascolto del personaggio. Lo charme e la simpatia di Pier-Hélène hanno conquistato anche la giuria, che si è espressa con voto unanime.

Inaugurazione 1 giugno 2023

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LA METAFISICA DEL BIANCO E NERO

La Metafisica del Bianco e Nero, Forte di Gavi
La Metafisica del Bianco e Nero, Forte di Gavi

Il Forte di Gavi  ospita la mostra collettiva fotografica La Metafisica del Bianco e Nero, organizzata in collaborazione con Arte and Cuisine APS e con i Patrocini della Provincia di Alessandria, del Comune di Gavi e del Comune di Serravalle Scrivia.

In mostra ci saranno opere di Alberto Pallavicini (Gavi), Marco Mignani (Milano), Marzia Bernini (Ovada), Massimo Tamiazzo (Pozzolo Formigaro), Mirko Tamiazzo (Gavi) e Stefano Tocco (Cassano Spinola).
Presenti anche Paolo Amoretti e Ilaria Berenice, i pittori serravallesi che l’anno scorso al Forte hanno organizzato la mostra “Anime in Astrazione” del 2022 dedicata al volto: entrambi usano anche la fotografia come ulteriore mezzo di espressione artistica.

Spesso gli artisti esprimono il “tempo” in cui vivono e il nostro tempo recente è coinciso con una pandemia che ha obbligato le persone a rimanere in casa, metaforicamente e letteralmente. La condizione di isolamento forzato, per taluni, ha comportato momenti introspettivi: l’artista si mette al centro del mondo e riscopre se se stesso e la sua interiorità, che va oltre il bello e il brutto, il bene e il male, il bianco e il nero.

La mostra vuole quindi esporre una ricerca che va oltre la dualità dando una visione d’insieme sia nella singola foto che nella collettività degli artisti. Il percorso delle immagini comincia nella chiesetta del Forte – dove saranno esposti una serie di scatti ispirati all’antica strutture militare – e prosegue nelle vecchie celle di prigionia.

Dal 07 Maggio 2023 al 30 Giugno 2023 – Forte di Gavi (AL)

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Circoli fotografici, presentate il vostro portfolio al Museo di fotografia contemporanea!

Nell’ambito della mostra Testimonianza autentica di una situazione spontanea.

Ernesto Fantozzi fotografie 1958-2018, il Museo di Fotografia Contemporanea (MUFOCO) insieme ad Archivio Mobile Italiano (AMI presentano un momento di confronto sul tema della fotografia amatoriale italiana come patrimonio culturale e sociale.

Il dialogo tra pratica amatoriale e fotografia colta, o di ricerca è stato in Italia è stato ricco e fecondo per diversi decenni, contribuendo alla formazione di autori importanti e alla crescita della consapevolezza e cultura visiva nel paese, come testimonia tra i tanti l’opera di Ernesto fantozzi, il cui archivio è stato recentemente donato al Museo. Questo rapporto – incrinatosi a partire dagli anni settanta e poi mano a mano dissoltosi, in una distanza apparentemente incolmabile tra una dimensione concettuale elitaria da un lato e un eccessivo tecnicismo dall’altro – vive ora un momento di ridefinizione grazie alla fotografia digitale e allo sviluppo dei social media.

Da un anno, attraverso il lavoro di Sara Munari e Simone Cerio, Archivio Mobile Italiano incontra circoli e fotografi su tutto il territorio italiano, con lo scopo di ridefinire il concetto di fotografia amatoriale, a lungo ritenuta meramente vernacolare, raccogliendo materiale fotografico e accompagnando alcuni autori nel loro percorso creativo.

Come evolve la fotografia amatoriale? Con che modalità e con che modelli estetici opera? Quali sono le potenzialità di una cultura visiva diffusa sul territorio? Che temi e questioni vengono maggiormente affrontati? Quale il valore dei circoli in termini di relazioni sociali?

A queste domande cerca di rispondere una tavola rotonda, in cui esponenti del mondo fotografico italiano e dei circoli fotografici locali analizzeranno il risultato di un anno di ricerca dell’Archivio Mobile Italiano e offriranno spunti di riflessione sullo stato attuale della fotografia amatoriale in Italia.

Programma: ore 14-16.00 Spazio a disposizione dei circoli fotografici I circoli fotografici invitati avranno la possibilità di presentare un singolo portfolio, selezionato all’interno del proprio bacino di utenza, per un momento di discussione pubblica e per ricevere una valutazione sull’idoneità alla partecipazione del progetto AMI.

La partecipazione è gratuita, su prenotazione, fino al massimo di posti disponibili.

Per partecipare basterà portare il progetto digitale o cartaceo, presso la sede del Mufoco, durante la presentazione del 14 Gennaio alle 14.00.

Tutti potranno ascoltare le letture portfolio degli altri partecipanti. Il progetto non potrà superare le 15 immagini e possono partecipare anche progetti collettivi, intesi come lavori unici svolti da più autori in questo caso la discussione avverrà esclusivamente con un singolo referente scelto dal collettivo, mentre gli altri saranno semplici uditori).

Per ulteriori informazioni scrivere a info@archiviomobileitaliano.it

ore 16.30 Tavola rotonda – Temi, modelli, relazioni: la fotografia amatoriale oggi

Matteo Balduzzi – curatore del Museo di Fotografia Contemporanea, Milano – Cinisello Balsamo Simone Cerio – autore, docente e fondatore di AMI (Archivio Mobile Italiano)

Sara Munari – autrice, docente e fondatore di AMI (Archivio Mobile Italiano)

Renata Ferri – caporedattore photo-editor IO DONNA

Claudio Pastrone – direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Bibbiena

ore 18.00 Visita guidata alla mostra Testimonianza autentica di una situazione spontanea. Ernesto Fantozzi fotografie 1958-2018 ***

Il Mufoco rivolge fin dalla sua apertura una particolare attenzione alla fotografia come fenomeno culturale e sociale e come strumento di relazione tra le persone e con le comunità. Nel 2018 un lungo percorso di confronto con i circoli fotoamatoriali del territorio è culminato nella mostra Supercity! e nella performance in piazza Photo Jouer. Il Servizio educativo del Museo porta avanti un dialogo con le realtà fotoamatoriali, attraverso momenti dedicati di formazione e di visite alle mostre e agli archivi.

A partire dal 2021 AMI – Archivio mobile italiano ha avviato un percorso con le realtà fotoamatoriali, attraverso una serie di appuntamenti e di incontri, in presenza e on-line, che hanno coinvolto circa 100 fotografi, in collaborazione con festival, associazioni e circoli su tutto il territorio italiano. Il progetto, che avrà sviluppo triennale, prevede di selezionare e accompagnare alcuni autori nella realizzazione e nel completamento di progetti fotografici per la costruzione di un archivio cartaceo, una serie di pubblicazioni che saranno conservate in maniera permanente nella biblioteca del Museo.

MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA | Villa Ghirlanda, via Frova 10 Cinisello Balsamo, Milano Ingresso gratuito | E info@mufoco.org T +39 02 6605661

Ecco le mostre di fotografia da non perdere a Dicembre!

Eccovi le mostre più interessanti che la scena propone per il mese di dicembre

Anna

LEE MILLER – MAN RAY. FASHION, LOVE, WAR

Lee Miller, Portrait of Space, Al Bulwayeb, Near Siwa, Egypt 1937 by Lee Miller (E1905)

Modella, fotografa, musa, prima donna reporter di guerra a documentare gli orrori dei campi di concentramento liberati dalle truppe americane, icona del Novecento. Lee Miller è stata tutto questo e molto di più, ha attraversato la vita con passione e determinazione. E la vita l’ha ricambiata con amore e amici, ma anche con dolore e riconoscimenti postumi o quanto meno tardivi. Ora una mostra renderà giustizia a questa donna tanto bella quanto brillante e talentuosa togliendola dall’ombra di Man Ray che l’ha sempre accompagnata per svelare il loro rapporto profondo quanto complicato in maniera più oggettiva: Man Ray, prima suo insegnante, poi amore e infine grande amico.

L’esposizione Lee Miller – Man Ray. Fashion, love, war, curata da Victoria Noel-Johnson, è prodotta e organizzata da CMS.Cultura in collaborazione con ACP- Art Capital Partners Palazzo Franchetti – main sponsor Gruppo Unipol – presenta circa 140 fotografie di Lee Miller e di Man Ray, alcuni oggetti d’arte e documenti video, grazie all’adesione dei Lee Miller Archives e della Fondazione Marconi

Nella prestigiosa ed esclusiva sede di Palazzo Franchetti a Venezia i visitatori dal prossimo 5 novembre e fino al 10 aprile 2023, potranno finalmente apprezzare a pieno le qualità di questa grande fotografa, il contributo che diede non solo come musa di Man Ray ma soprattutto come professionista alla pari, al punto che sovente si dimentica che fu lei a scoprire, per caso, e a ispirargli la tecnica fotografica della solarizzazioneche Man Ray adottò come firma artistica e per laquale si contraddistinse. 

Obiettivo della mostra è quindi anche offrire il giusto riconoscimento a Lee Miller, pioniera del surrealismo in fotografia, ponendola su un piano di parità con Man Ray, il cui lavoro tendeva a oscurarla sia in vita che negli anni a venire. La mostra che si apre con il dittico di Lee Miller e Man Ray (Man Ray, autoritratto, 1931 e Man Ray, Lee Miller,1929) si articola in un percorso cronologico e tematico. 

La mostra accoglie il visitatore con una sezione dedicata a Lee Miller come modella e musa negli anni Venti quando incontra accidentalmente il famoso editore di  Condé Nast che la rende modella di Vogue Georges Lepape, il principale illustratore di moda di quegli anni, ne ritrae il suo volto per una copertina di Vogue (USA) del 1927 lanciandola come icona di stile fino a quel noto scatto usato a sua insaputa per la pubblicità degli assorbenti Kotex ritenuta scandalosa per l’epoca e per la quale, in parte, decide di lasciare New York e cerca di tornare a Parigi e seguire la sua passione per la fotografia.

Negli anni parigini la Miller lavora con George Hoyningen-Huené, celebre fotografo di Vogue (Francia) che ne rivela la grazia androgina fotografandola con una tuta e scarpe da tennis che indossava come un abito da sera, e nel celebre scatto The Divers, uno dei più iconici scatti di moda nel XX secolo scelto da Anna Wintour tra i suoi cinque preferiti della lunga storia di Vogue, in cui Lee Miller posa di schiena su un molo insieme a Horst P. Horst altro nome leggendario della fotografia.  Lee attinge avidamente da ogni spunto e provocazione dal background artistico e culturale che precede l’incontro del 1929 con Man Ray, in quell’avanguardia parigina degli anni Venti che accolse e lanciò alcuni dei grandi nomi della storia dell’arte.

Cuore dell’esposizione
 è il rapporto tra Lee Miller e Man Ray sbocciato a Parigi nel 1929, e che finisce nel 1932, con un focus sulle loro vite, carriere e relazioni in quel periodo. Sarà così evidente per il visitatore l’ispirazione che entrambiesercitarono uno sul lavoro dell’altro, inclusa la tecnica fotografica della solarizzazioneche Man Ray fece sua al punto che sovente son stati erroneamente attributi a Ray i lavori di Miller. Saranno esposti anche i ritratti scattati da Man Ray degli amici e grandi protagonisti di quella stagione artistica: Max Ernst, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Jean Cocteau, Salvador Dalì e gli scatti surrealisti a Lee Miller nei quali cerca di indagare e rivelare la sua anima, i suoi tormenti, utilizzando la macchina fotografica come strumento quasi a voler scomporre il suo algido corpo ritraendone la nuca, il collo, le spalle. Esposti anche alcuni indimenticabili scatti alle amiche artiste Dora Maar e Meret Oppenheim

È sempre del 1930, la fotografia The Neck (Il Collo) dedicata alla lunga ed elegante nuca di Lee Miller che, dopo uno dei tanti litigi, Man Ray rappresentò sgozzato da una rasoiata adorna di goccioline di inchiostro rosso.
Nello stesso anno Jean Cocteau coinvolse Lee Miller nel suo surrealista Le sang d’un poète, straordinario film d’avanguardia in cui Lee, cosparsa di gesso, interpreta una statua d’ispirazione classica, una dea moderna.

L’esposizione affronta anche, attraverso una vasta selezione di foto sia ritratti che pubblicità commerciali, il periodo successivo alla relazione con Ray, quando Miller nel 1932 torna a New York dove apre uno studio fotografico di successo, all’epoca il primo fondato e gestito da una fotografa donna. In quel periodo, Man Ray, accecato dal dolore per la separazione da Lee, sostituisce nel 1933 l’occhio sul braccio del suo celeberrimo metronomo Perpetual Motif (Moto perpetuo) con quello dell’amata. La sezione punta poi l’accento sulle creazioni surrealiste di Lee Miller fino agli scatti delle famose “vacanze surrealiste dell’estate del 1937 tra la Cornovaglia e il sud della Francia insieme a Max Ernst, E.L.T.Mesens, Man Ray e Leonora Carrington oltre a Pablo Picasso, Dora Maar e Elieen Agar e con quello che diventerà il suo secondo marito, l’artista britannico surrealista Roland Penrose.

Una sezione è poi dedicata all’Egitto. Nel 1934 Lee Miller sposa l’uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey e lo segue nella sua terra d’origine dove rimane affascinata dal panorama del deserto, dai villaggi e dalle testimonianze delle civiltà passate come dimostrano i numerosi scatti, di grande fascino e atmosfera come il celeberrimo Portrait of Space(Ritratto di uno spazio) con la sua tenda o zanzariera strappata verso l’infinito che ispirò René Magritte  a dipingere Le baiser (Il bacio) nel 1938. Un matrimonio però destinato a durare poco, in parte dovuto alla conoscenza a Parigi di Roland Penrose e il successivo trasferimento a Londra, città dove lavora come fotografa di Vogue (UK), ed è proprio sulle pagine della famosa rivista patinata che dà vita a scatti dedicati alle rubriche di moda e di società con luci e tagli surrealisti che attingono alla sua vita precedente e al suo legame con Man Ray.

Infine il dramma della Seconda Guerra Mondiale, Lee Millerè corrispondente di guerra e fotoreporter per VogueDurante la guerra si trova a documentare eventi tragici come il Blitz di Londra, la liberazione di Parigi e i campi di concentramento di Buchenwald e Dachau. Nel 1944 viene accreditata come corrispondente dell’esercito americano ecollabora con il fotografo di Time Life, David E. Scherman. All’interno di questa sezione, oltre all’iconico scatto di Lee Miller nella vasca da bagno di Hitler, anche un’ampia selezione di suoi lavori con taglio surrealista, e foto di importanti artisti e vecchi amici, come Picasso e Jean Cocteau a Parigi, che incontra poco dopo la fine del conflitto.

In tutta l’esposizione, il fil rouge è dunque dedicato al rapporto tra Lee Miller e Man Ray e l’evoluzione da amore in amicizia, durata per quasi 50 anni, parallelamente ai reciproci matrimoni con Aziz Eloui, Roland Penrose e Juliet Browner. Ray sarà particolarmente vicino a Miller nel periodo in cui soffre di depressione cronica, anche a causa di una sorta di disturbo post-traumatico dovuto agli orrori a cui aveva assistito nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Dal 05 Novembre 2022 al 10 Aprile 2023 – Palazzo Franchetti – Venezia

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TINA MODOTTI. LA GENESI DI UNO SGUARDO MODERNO

Tina Modotti, Campesinos leyendo el Machete, FECHA ca. 1929, Lugar, Ciudad de México, Distrito Federal, Mexico, inv 35319

Dal 12 novembre 2022 al 12 marzo 2023 il Centro Saint Bénin di Aosta rende omaggio a una tra le più importanti fotografe dell’inizio del XX secolo con la mostra “Tina Modotti: La Genesi di uno Sguardo Moderno”.
 
La mostra promossa dall’Assessorato Beni culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta, è a cura di Dominique Lora, in collaborazione con Daria Jorioz, dirigente della Struttura Attività espositive e promozione identità culturale della Valle d’Aosta.
 
Attraverso oltre 100 scatti originali della fotografa provenienti dalla collezione dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia e dalla Fototeca Nazionale di Città del Messico, la mostra vuole analizzare il contributo che la Modotti ha dato nello sviluppo della fotografia in Messico. 
 
Avventurosa, nomade e a tratti misteriosa, la vita di Tina Modotti è stata galvanizzata da passioni turbolente che hanno influenzato la sua esistenza e la sua creatività – forte e sensibile – dando vita al suo sofisticato talento e alla sua pionieristica tecnica fotografica. Donna moderna e artista visionaria ante tempore, durante la prima metà del secolo scorso la Modotti fa parte integrante degli esperimenti artistici e poetici che caratterizzarono le prime avanguardie del novecento. 
 
Sebbene negli ultimi anni la sua opera abbia attirato l’attenzione di scrittori, registi, artisti e curatori, il tema e l’oggetto della maggior parte delle mostre, approfondimenti e varie pubblicazioni ad essa dedicate, si sono generalmente concentrati sulle sue avventure romantiche o sui rapporti con altre famose personalità della scena politica o artistica della prima metà del ventesimo secolo, inclusi Julio Antonio Mella, Edward Weston, Frida Kahlo o Diego Rivera.
 
Quindi la questione della sua influenza tangibile, decisiva e duratura sullo sviluppo dell’arte fotografica in Messico e all’estero, rimane oggi trascurata dall’opinione pubblica internazionale.
Il talento riconosciuto della Modotti consiste nell’osservare e immortalare le condizioni e le emozioni delle classi lavoratrici e della rivoluzione socialista, raccontando uomini, donne e territori. Ma soprattutto traccia e sviluppa una nuova sensibilità artistica, basata sulla moderna tecnica fotografica, generalmente riservata ad un universo prettamente maschile. Insieme a Imogene Cunnigham, Lola Alvarez Bravo, Margaret Bourke White, Frida Kahlo e Giorgia O’Keefe, per citarne alcune, la Modotti si distingue come una donna appassionata e indipendente, un’artista d’avanguardia, coraggiosa ed esemplare per il suo tempo e le generazioni a venire.
 
L’opera originale di Tina (rivalutata solo a partire degli anni ’70) si trova principalmente negli Stati Uniti, dove per troppi anni è rimasta dimenticata negli archivi di vari istituti sparsi per il paese, soprattutto in seguito alla censura imposta dal movimento maccartista. Oggi, sebbene il talento dell’artista sia stato riconosciuto a livello internazionale, la sua audace biografia continua a influenzare, se non ad oscurare, la percezione del suo lavoro straordinario, creando un filtro per una comprensione puramente artistica. E se la sua complessa avventura umana continua ad ispirare romanzi, fumetti, documentari e mostre basati sul mito, o almeno sul romanzo che fu la sua esistenza, pochi finora si sono concentrati sui suoi esperimenti e sulla sua eredità artistica
che dimostrano l’influenza fondamentale che le sue fotografie hanno (e continuano a) esercitato sulla formazione di diverse generazioni di fotografi – soprattutto donne – in Messico e nel mondo.
 
La sua libertà di rappresentare il reale, sensuale, ruvida, chiara e vivida, che prende le distanze dall’universo astratto di altri maestri suoi contemporanei quali Weston, Stieglitz, Adams o Steichen, l’ha infatti portata verso una forma istintiva e originale di umanità e di comprensione nei confronti del mondo che la circondava e che, di fronte al suo obiettivo, si rivelava nella sua essenza, libera da metafore anche quando rappresentava un semplice fiore. 

Dal 11 Novembre 2022 al 12 Marzo 2023 – Centro Saint Bénin – AOSTA

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WILLIAM KLEIN ROMA PLINIO DE MARTIIS

Plinio De Martiis, Baracche alla Farnesina, Roma 1951. Collezione Fondazione Gramsci onlus | © Eredi Plinio De Martiis

La mostra mette a confronto lo sguardo di William Klein (New York 1926-Parigi 2022), acclamato fotografo di fama mondiale, e quello di Plinio De Martiis (Giulianova 1920 – Roma 2004), leggendario gallerista romano, che da giovane abbracciò la professione di fotografo con risultati sorprendenti.

Oggetto della loro osservazione è la città di Roma negli anni Cinquanta.
Le foto di Klein, scelte da Alessandra Mauro, insieme allo stesso autore, scomparso recentemente, sono le immagini più rappresentative tra quelle pubblicate nel celebre libro Rome + Klein del 1959 con i testi di Pier Paolo Pasolini. Quelle di De Martiis, sulle quali ha lavorato Daniela Lancioni, risalgono alla prima metà degli anni Cinquanta e testimoniano la partecipata attenzione rivolta dall’autore ai luoghi della Città dove le condizioni di vita erano più difficili.

La mostra sotto diversi aspetti si pone in dialogo con le altre in corso presso le diverse sedi dell’Azienda Speciale Palaexpo, Pier Paolo Pasolini. Tutto è santo. Il corpo poetico al Palazzo delle Esposizioni e Jonas MekasImages Are Real al Padiglione 9b del Mattatoio, per i rapporti di Pasolini con Klein e con Mekas, e per la sensibilità priva di commiserazione con cui Pasolini e De Martiis hanno raccontato, in maniera diversa, la vita nelle borgate e nelle periferie romane.

Dal 09 Novembre 2022 al 26 Febbraio 2023 – Mattatoio – ROMA

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MONIKA BULAJ. ALL’OMBRA DEL BAOBAB

© Monika Bulaj – All’ombra del Baobab

Dall’Atlantico, passando per il Lago Vittoria, fino al Mar Rosso: una traversata dell’Africa in orizzontale, lungo la catena degli ospedali di EMERGENCY, dove lavorano medici, chirurghi, tecnici, infermieri, anestesisti, radiologi, amministratori, giardinieri. 

Sono loro i protagonisti della mostra fotografica “All’ombra del Baobab” della fotogiornalista e reporter Monika Bulaj che verrà inaugurata martedì 15 novembre alle 18:00 nella sede di EMERGENCY a Venezia, e sarà aperta dal 16 novembre fino al 27 gennaio 2027.  

Gli scatti di Monika Bulaj in Sierra Leone, Uganda, Sudan raccontano le storie di sfide quotidiane e talvolta di sconfitte, di disgrazie endemiche e urgenze prevedibili.   

“In questo reportage racconto storie come quella di Aisha, dall’esofago bruciato dalla soda caustica, che insegna a nutrirsi ai bambini vittime come lei; di un progetto per le madri delle bidonville, disegnato a tavolino in Europa: la produzione del sapone con un ‘veleno’ a portata di mano”  dichiara la fotoreporter Monika Bulaj  “Sfide come quella del viaggio trans africano di Aminata per sostituire le valvole del cuore minato da un’infezione da streptococco non curata. E, ancora, la rinascita di Ibrahim in Sud Darfur, dopo l’ennesima trasfusione dovuta all’anemia falciforme, la spietata risposta genetica a una continua esposizione alla malaria.”

Il reportage di Monika Bulaj è anche un viaggio attraverso i progetti dell’ANME (African Network of Medical Excellence), la rete sanitaria d’eccellenza di EMERGENCY nata con l’obiettivo di costruire Centri medici d’eccellenza gratuiti in tutta l’Africa. Della rete di EMERGENCY nel continente africano fanno parte il Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum, in Sudan, e il Centro di chirurgia pediatrica di Entebbe, progettato da Renzo Piano in Uganda. In questi ospedali afferiscono gratuitamente da tutto il continente pazienti con patologie specifiche che troverebbero difficilmente cura in Africa.  

Le attività del Centro pediatrico di Port Sudan e del Centro pediatrico di Mayo sono co-finanziate da Unione Europea, mentre le attività del Centro chirurgico di Goderich sono co-finanziate dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo
 
La mostra è stata organizzata grazie al contributo tecnico di FUJIFILM Italia. Le fotografie in mostra sono stampate su carta fotografica Fujifilm Original Photo Paper. L’allestimento è stato realizzato da EMERGENCY con la collaborazione di Paola Fortuna.  

Dal 16 novembre al 27 gennaio 2023 – Emergency – Venezia

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GIAN PAOLO BARBIERI: UNCONVENTIONAL

Gian Paolo Barbieri, Moira O'Brien, Seychelles, 1981. Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri and 29 ARTS IN PROGRESS gallery

Dal 29 novembre 2022 al 25 marzo 2023, 29 ARTS IN PROGRESS di Milano presenta la mostra ‘GIAN PAOLO BARBIERI: UNCONVENTIONAL’: una selezione di fotografie a colori che regalano uno sguardo inedito alla produzione meno nota dell’Artista, vincitore nel 2018 del premio Lucie Award come Miglior Fotografo di Moda Internazionale (Outstanding Achievement in Fashion).

Il percorso espositivo propone al pubblico immagini innovative in termini di ambientazioni e styling, frutto dell’inconfondibile ingegno dell’Artista: una fotografia ironica e allo stesso tempo colta, ricercata e provocatoria insieme, ricca di rimandi alla storia dell’arte, di eclettici set outdoor in location esotiche e citazioni cinematografiche eco dell’esperienza giovanile agli studi di Cinecittà a Roma.

In mostra scatti intimi e spontanei di modelle e celebrity come Eva Herzigova, Isa Stoppi e Donatella Versace si alternano ad iconiche fotografie che Barbieri – tra i più brillanti interpreti del Made in Italy – ha concepito per alcune delle più leggendarie campagne pubblicitarie per brand di moda italiani e internazionali come Versace, Ferrè, Vivienne Westwood, Dolce & Gabbana, Valentino e Armani.

Internazionalmente conosciuto per i suoi scatti in bianco e nero, le cui protagoniste appaiono quasi inarrivabili nella loro raffinata severità, Barbieri racconta, tramite il colore, la sua personale e ironica interpretazione della moda e della bellezza femminile: le donne delle immagini in mostra si liberano per l’occasione delle pose più canoniche della fotografia di moda, per farsi portavoce di una nuova eleganza non convenzionale che ne rivela il lato più disinvolto e sensuale.

Le opere esposte, tra ritratti inediti e immagini dipinte a mano, raccontano la creatività e l’irriverenza di un Artista per cui le arti hanno sempre rappresentato un mezzo imprescindibile di valorizzazione e di supporto alla moda, elevata ben oltre il proprio valore d’uso.

Gli studi e le ricerche condotti sono stati di così vasta portata che, in una carriera lunga più di 60 anni con più di un milione di scatti, sarebbe difficile trovare anche un solo intervento senza allusioni, punti di riferimento o ispirazione alle arti visive, al cinema e ai grandi maestri dell’arte e della fotografia.

«Da sempre amo l’arte, in tutte le sue declinazioni. Fin da piccolo l’ispirazione al teatro e al cinema furono una spinta importante. Poi leggendo tanto, studiando l’arte classica, guardando ai maestri del passato o semplicemente guardandomi intorno e prendendo spunto da ciò che si animava intorno a me, sviluppavo il mio occhio artistico. Immaginavo e disegnavo nella mia mente ciò che avrei voluto fosse il risultato del servizio, costruivo i miei set in maniera impeccabile, sempre con una citazione, più o meno esplicita, all’arte, al cinema o all’architettura.» (Gian Paolo Barbieri)

Le opere in esposizione sorprenderanno un pubblico che già conosce e ama Barbieri mostrando un aspetto poco noto ma di irresistibile fascino di uno dei più grandi maestri della fotografia il cui stile autorale resta, tutt’oggi, tra i più emulati e ammirati al mondo. La mostra inaugurerà a pochi giorni di distanza dall’uscita nelle sale cinematografiche in Italia del primo docufilm realizzato sull’opera e la vita di Gian Paolo Barbieri “L’uomo e la bellezza” già vincitore del premio del pubblico al Biografilm Festival 2022 di Bologna.

Dal 29 Novembre 2022 al 25 Marzo 2023 – MILANO – 29 ARTS IN PROGRESS gallery

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ETTORE SOTTSASS. CATANIA MIA!

Ettore Sottsass, Catania anni '90

111 fotografie, in bianco e nero e colore, quasi tutte inedite, realizzate a Catania negli anni novanta, raccontano Ettore Sottsass fotografo, uno degli aspetti ancora meno conosciuti e indagati del grande architetto e designer italiano.
Al Museo Civico “Castello Ursino” di Catania sarà presentata dal 21 novembre 2022 al 21 maggio 2023, la mostra di Ettore Sottsass CATANIA MIA!, a cura di Barbara Radice con Iskra Grisogono e la direzione artistica di Christoph Radl.

L’esposizione, che sarà inaugurata domenica 20 novembre alle ore 11.00, è promossa e prodotta dalla Fondazione OELLE Mediterraneo Antico in collaborazione con lo Studio Ettore Sottsass e in partnership con l’Assessorato del turismo dello sport e dello spettacolo del Comune di Catania.

Il percorso espositivo, pensato e realizzato per l’open space del Castello Ursino di Catania, comprende 111 fotografie, in bianco e nero e colore, quasi tutte inedite, scattate da Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917-Milano, 2007) negli anni novanta a Catania, una città per la quale ha sempre nutrito interesse e affetto.

Le fotografie in mostra raccontano una Catania vitale: il Barocco, il mercato del pesce, le strade, le scene di vita quotidiana come fotogrammi di una storia della città.

Ettore Sottsass potrebbe essere definito un “fotoreporter della vita”. Ha cominciato a fare foto quando era ragazzo e da allora non ha più smesso. “Ero orribilmente curioso”, ha dichiarato lui stesso. Fotografare era un modo di “fermare” la vita oltre che un mezzo per documentarla.

Si ringraziano per la collaborazione lo Studio Sottsass di Milano, il Fondo Sottsass del Centre George Pompidou di Parigi e la Bibliothèque Kandinsky per le alte definizioni dei negativi che custodiscono.

Dal 20 Novembre 2022 al 21 Maggio 2023 – Museo Civico Castello Ursino – Catania

STATI D’INFANZIA – VIAGGIO NEL PAESE CHE CRESCE. FOTOGRAFIE DI RICCARDO VENTURI

© Riccardo Venturi

Con oltre 80 fotografie la mostra presenta il reportage dell’importante missione dell’impresa sociale “Con i Bambini” e pone al centro il tema delle disuguaglianze e delle marginalità, dell’esclusione sociale e della dispersione scolastica.

L’obiettivo è quello di mettere in luce la complessità e le difficoltà, ma anche le possibilità di rinnovamento e il cambio di rotta necessario e possibile attraverso sperimentazioni e “alleanze educative” tra scuola, terzo settore, istituzioni e famiglie.

Sostenuto grazie al “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”, il progetto ha investito decine di “cantieri educativi italiani”, dalle Valli Imagna e Brembana fino a Favara e Ragusa toccando le periferie delle grandi città affrontando temi di grande attualità diventati spesso vera e propria emergenza a causa della pandemia e del lockdown. L’aumento di fenomeni legati ai disordini alimentari, alla xenofobia, alla tossicodipendenza, all’isolamento sociale con il fenomeno degli hikikomori e dei neet, al degrado delle periferie, alla violenza domestica ha fatto emergere ulteriormente la fragilità della nostra società, evidenziando come il tema delle marginalità non sia un fatto isolato ma un fenomeno sociale complesso e stratificato.

Il lavoro proposto da Riccardo Venturi, due volte Word Press Photo e una lunga esperienza sul tema dell’infanzia, e da Arianna Massimi insiste sull’invisibilità di questi temi, ponendosi in una dimensione di ascolto e rispetto.
Il documentario – visibile all’interno della mostra, curata da Ilaria Prili – racconta le esperienze e le impressioni dei protagonisti, dà parola ai ragazzi coinvolti nelle attività dei progetti sostenuti da Con i Bambini, esplora le nuove geografie sociali anche attraverso i contributi di personaggi di spicco del panorama educativo e sociale italiano, tra cui Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini e Vanessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente e portavoce del Forum Terzo Settore.

Il progetto multimediale, composto da una mostra fotografica e da un video documentario, accolto da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è promosso e prodotto dall’impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. 

28/10/2022 – 26/02/2023 – Museo di Roma in Trastevere

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MANUEL CICCHETTI. TEMPO INTERMEDIO

Manuel Cicchetti, Porto Empedocle (AG), 2021, Lido Marinella, cm. 30x30

Dal 27 ottobre 2022 al 21 gennaio 2023, STILL Fotografia a Milano ospita lamostra che presenta una selezione di 70 fotografie, rigorosamente in bianco e nero, tratte dal progetto Tempo intermedio di Manuel Cicchetti (1969), curata da Denis Curti, organizzata con il sostegno di SACE, Gruppo CdP.
 
Tempo intermedio è un progetto realizzato in quattro anni di lavoro, durante i quali Manuel Cicchetti ha viaggiato lungo l’Italia alla ricerca di quei luoghi come centri commerciali, distributori di benzina, cantieri, fabbriche, depositi, ponti, grattacieli e altri, simboli del progresso e della fortuna economica oggi necessariamente messi in discussione da una crisi globale e in cui l’essere umano è totalmente assente dalla scena ritratta.
 
Quel Tempo intermedio che Manuel Cicchetti vuole raccontare è il periodo sospeso tra la definizione del futuro e un passato che continua a segnare le vite delle persone. L’itinerario italiano del fotografo documenta come i segni del passato, più o meno recente, siano ancora ben presenti nella vita quotidiana.
 
“Da una parte – ricorda Denis Curti – c’è il preciso intento di testimoniare come una grande fetta del territorio italiano sia coinvolta in quei cambiamenti già in atto dai primi anni del nuovo millennio. Il desiderio di Cicchetti è quello di mettere in evidenza, raccogliere e, solo in parte, schedare le sfide verso necessarie riconversioni, che la nostra società è obbligata a intraprendere e che, in gran parte, cancelleranno o modificheranno i segni dell’uomo incisi sul suolo del nostro paese. L’intento di questo approfondito reportage, attraverso l’ambiente, il digitale, il panorama lavorativo, il retail, i trasporti e la comunicazione, è quello di raccontare per immagini i tratti salienti di una trasformazione irreversibile”.
“Dall’altra parte – continua Denis Curti -, al fianco di una narrazione sempre coerente e lineare, Manuel Cicchetti riesce a cucire un chiaro percorso di intenzioni, senza mai rinunciare al sistema documentario, lasciando emergere il suo personale sentimento autoriale che, grazie a un bianco nero studiato e controllato fin nei minimi particolari, si fa poesia per gli occhi”.
 
Tempo intermedio – afferma Manuel Cicchetti – è un progetto che nasce dalla consapevolezza che siamo all’inizio di un percorso che cambierà l’ambiente, l’energia, la società, il lavoro e molto altro. Un cammino che, per la prima volta, non abbiamo deciso in autonomia ma che ci viene imposto dalla natura, della quale ci siamo collettivamente dimenticati di far parte”.
“Possiamo, attraverso un viaggio a ritroso nel tempo – prosegue Manuel Cicchetti –, osservare i segni che abbiamo lasciato sul territorio e riconoscerne le singole fasi evolutive. Il progresso economico e sociale ha fuso e stratificato con frequenza sempre più ravvicinata elementi architettonici e tessuto paesaggistico, entrambi segnati da mutamenti radicali della società. Tempo intermedio è quel periodo racchiuso tra letrasformazioni che si sono susseguite”.
 
Il progetto Tempo intermedio si completa con un volume Edizioni PostCart che presenta 140 immagini di Manuel Cicchetti e i testi di Gianni Biondillo, Denis Curti, Veronica Polin.

Dal 27 Ottobre 2022 al 21 Gennaio 2023 – STILL Fotografia – Milano

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ELLIOTT ERWITT. PHOTOGRAPHS

Elliott Erwitt, USA. New York. 1956. American actress Marilyn Monroe

La genialità, l’ironia e lo sguardo surreale di Elliott Erwitt negli scatti icona che lo hanno reso uno dei fotografi più celebri di tutti i tempi. Torna a Firenze, dopo quasi 20 anni, una retrospettiva del grande maestro della fotografia con la mostra ‘Elliott Erwitt Photographs’, dal 20 ottobre al 22 gennaio, a Villa Bardini. Promosso da Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, a cura di Biba Giacchetti, con il coordinamento di Melissa Camilli e Francesca Lanuara, in collaborazione con Sudest57, il percorso espositivo celebra la lunga vita professionale del fotografo, che ha spento quest’anno 94 candeline, omaggio alla sua capacità compositiva svelando ampi aneddoti e retroscena. Fotografie che offrono uno spaccato della storia e del costume del Novecento attraverso ritratti a grandi star del cinema, potenti del mondo, che vanno oltre i personaggi mostrando la loro intimità e umanità.  
 
Sono circa 70 gli scatti esposti, scelti accuratamente dalla curatrice insieme allo stesso Erwitt, per proporre sinteticamente i suoi tratti distintivi, che raccontano la realtà con leggerezza, lasciando allo stesso tempo tracce profonde. I capolavori di Erwitt nascono dalle situazioni più diverse, costruite sul lavoro, ricerche personali, casuali e familiari. In mostra si incontrano i famosi ritratti di Che Guevara che sorride, di Kerouac, di Marlene Dietrich, e ancora fotografie che hanno fatto la storia, come Jackie Kennedy al funerale del marito brutalmente assassinato, o il diverbio tra i due leader Nixon e Krusciov, in cui il dito puntato di Nixon lo fa apparire quasi minaccioso, alterando la percezione di chi lo osserva. Ancora, i celebri scatti di Marilyn Monroe, diva che Erwitt conosceva bene e che ci restituisce in una versione insolita, come nel famoso scatto in cui appare pensosa, priva di pose e maschere, oppure nel pieno del suo personaggio all’interno del set di The Misfits, che segnò la fine di un’epoca, la fine del suo matrimonio con lo sceneggiatore del film Arthur Miller ma anche l’ultimo film con Clark Gable, che morirà poco dopo le riprese. Nel percorso espositivo anche le foto dei suoi amati cani, metafora del genere umano a cui Erwitt ha dedicato numerosi libri. L’artista sceglie l’insolito punto di vista del cane per alcuni servizi di moda su calzature, che entrano nella storia della fotografia: il celebre scatto del chihuahua in maglioncino, o il cane sospeso al guinzaglio del suo padrone. Il romanticismo di Erwitt esplode in un portfolio di immagini dedicate all’amore, fra queste il bacio di due innamorati riflessi nello specchietto dell’auto al tramonto, rimasta a lungo nel suo archivio e riscoperta in tempi recenti. Ci sono poi foto private, come quella alla sua primogenita Ellen, ancora neonata osservata nel letto dalla madre, e gli autoritratti di Erwitt che trasmettono quanto lui ami prendersi gioco di sé.  
 
“Ancora una mostra dedicata ad un maestro dell’immagine – dichiarano i Presidenti di Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori e di Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron Jacopo Speranza – dopo il grande successo della precedente ‘Fotografe’. In questo caso il protagonista è un artista universalmente riconosciuto per la delicata ironia del suo scatto. Le sue foto fanno parte della nostra memoria collettiva e sono un inno alla vita di un elegante signore di 94 anni che non ha ancora perso il gusto di smitizzare, col suo stile inconfondibile, le crescenti ansie dell’oggi. Villa Bardini si conferma una sede ideale per celebrare i ‘testimoni del tempo’ più interessanti e originali della scena mondiale’’. 
 
“Elliott Erwitt non è solo l’autore delle immagini – racconta la curatrice Biba Giacchetti, sua collaboratrice per 25 anni – è anche il curatore della collezione, che ha scelto pezzo per pezzo insieme a me, per poi stampare personalmente ogni fotografia e creare un percorso che fosse il concentrato della sua genialità ed ironia, del suo sguardo sul mondo, dai suoi cani antropomorfi ai potenti della terra, dalle grandi star del cinema, una su tutte Marilyn, ai suoi bambini, un compendio unico di umanità leggerezza e profondità. Elliott Erwitt Icons non sono solo le immagini più celebri della lunga carriera di Erwitt, sono anche le immagini che lui ha amato di più”.  
 
Nel percorso espositivo anche un filmato esclusivo di Hudson Lines, girato a casa di Erwitt, in cui il fotografo si racconta. La mostra è accompagnata dal catalogo edito SudEst57. Saranno attivate visite guidate gratuite tutti i sabato mattina, a partire dal 29 ottobre.  

Dal 20 Ottobre 2022 al 22 Gennaio 2023 – Villa Bardini – Firenze

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BEING HUMAN. FOTOGRAFIE DI BRUNA ROTUNNO

Bruna Rotunno, WalkWays-Waterfall. Installazione video NFT

allulah Studio Art in collaborazione con Galleria Epipla presenta “Being Human”, Fotografie di Bruna Rotunno progetto fotografico a cura di Juliana Curvellano che riunisce per la prima volta entrambi gli aspetti del lavoro di Bruna Rotunno, artista che da sempre esplora la natura dell’essere umano attraverso la fotografia e il video.

Il titolo della mostra si ispira a una delle fotografie presenti in mostra in cui la parola Being Human è scritta sulla maglietta di un uomo con uno sguardo lontano nella luce dorata, in piedi sulla terrazza di un anonimo building della periferia di New Dehli. Attraverso fotografie scattate in giro per il pianeta che ci ospita, l’artista racconta il relativismo e l’infinita piccolezza della condizione umana rispetto all’immensità della Natura.  “Siamo fatti della stessa materia dell’Universo, dell’acqua, della terra, delle nuvole e delle stelle” – Bruna Rotunno
Cosa significa essere umani? È una domanda semplice, lapidaria che svela tuttavia la complessità, le contraddizioni, la relatività e mistero della vita umana.
È proprio questa la lente attraverso la quale vi invitiamo a vedere le opere della mostra.
Nelle opere video, divenute un progetto NFT, concepite durante la pandemia, girando per Milano (la città dove vive) e fotografando la città in un tempo sospeso e surreale, l’artista percepisce la presenza di sprazzi di Natura, che esistevano prima dello spazio urbano.
L’assenza di esseri umani nel paesaggio metropolitano ha permesso al videoscape di apparire in finestre che ci offrono la possibilità di riprendere consapevolezza, di camminare nuovamente nella matrice originaria e di rimanere connessi ad essa attraverso questi passaggi visionari ma altrettanto reali.
Si sviluppa così un’integrazione tra fotografia e video che mira a porre l’attenzione sulla potente connessione tra l’essere umano e la natura, che rifugge da narrazioni dirette, aprendo ampi spazi di interpretazione e riflessione critica.
Insieme, le immagini che Bruna Rotunno ha creato per Being Human offrono allo spettatore l’opportunità di percepire e ritrovare l’equilibrio tra esseri umani e la Natura, unica speranza per poter riconnettersi con la Madre Terra.
“Niuna cosa maggiormente dimostra la grandezza e la potenza dell’umano intelletto, né l’altezza e nobiltà dell’uomo, che il poter l’uomo conoscere e interamente comprendere e fortemente sentire la sua piccolezza. “
Giacomo Leopardi

Dal 19 Ottobre 2022 al 21 Dicembre 2022 – Galleria Epipla – Milano

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GIAN PAOLO BARBIERI. FUORI DAL TEMPO

Gian Paolo Barbieri, Uovo di Aepyornis, Madagascar, 1994

Ripresa di stagione, venerdì 21 ottobre 2022, per la galleria Al Blu di Prussia – lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo e Mario Pellegrino – che dà inizio al XV anno di attività con “Fuori dal Tempo”, fotografie di Gian Paolo Barbieri (Milano 1935)uno dei maggiori esponenti della fotografia internazionale del XX secolo. 
 
In esposizione (sino al prossimo 28 gennaio) un corpus di 18 grandi immagini in bianco e nero selezionate tra quelle tratte dalla Trilogia del mare “Madagascar, Tahiti Tattoos, Equator”, della fine degli anni ’90 e da “Dark Memories” del 2013 cui si aggiungono 24 polaroid quasi tutte inedite per lo più scattate alle Seychelles tra il 1986 e il 2006, completato dal documentario sulla vita del fotografo “Il magnifico artificio” per la regia di Francesco Raganato (SkyArte 2014) proiettato nella sala cinema della galleria.
 
Una mostra concepita come approfondimento su una parte della ricerca fotografica di Barbieri rispetto a quella che già nel 1968 lo collocò “tra i quattordici migliori fotografi di moda al mondo” nella classificazione della rivista Stern.
 “A metà fra reportage, etnofotografia e fotografia di moda, afferma la curatrice nel testo di accompagnamento alla mostra, Barbieri, cercando la verità di quei luoghi, ha creato immagini iconiche memorabili”, così come nella sua esplorazione sul tema del nudo e dell’erotismo “anche il corpo, soprattutto quello maschile, viene concepito come uno strumento per investigare l’anima”.
 
Dopo i progetti espositivi dedicati a Giovanni Gastel, a Francesca Woodman e a Guy Bourdin, Al Blu di Prussia e Maria Savarese continuano questo racconto della fotografia internazionale con Gian Paolo Barbieri, per la prima volta in mostra a Napoli grazie ad una collaborazione tra la Fondazione Mannajuolo e la Fondazione Gian Paolo Barbieri che, dal 2016, lavora alla conservazione, tutela, gestione, archiviazione e catalogazione dell’immenso patrimonio artistico del suo fondatore.

Dal 21 Ottobre 2022 al 28 Gennaio 2023 – Al Blu di Prussia – NAPOLI

“40 Seasons of Humanity” di Mauro De Bettio

Mauro De Bettio. 40 Seasons of Humanity

Al via sabato 3 dicembre presso lo spazio The Warehouse, in Via Settala 41 a Milano, la mostra fotografica 40 Seasons of Humanity di Mauro De Bettio, un viaggio alla scoperta del fascino e dei segreti di popolazioni in angoli remoti del pianeta.

In questa occasione, verrà anche presentato il volume fotografico di De Bettio, che racchiude le testimonianze di un viaggio cominciato 10 anni fa. Partner del progetto, l’agenzia di comunicazione Theoria, che ha aderito all’iniziativa mettendo a disposizione lo spazio che ospiterà la mostra.

Il progetto fotografico 40 Seasons of Humanity è composto da oltre 40 scatti catturati in differenti Paesi del mondo, dove Mauro ha incontrato e fotografato persone di culture, caratteri e dogmi diversi, che hanno aperto una finestra sulle loro storie lasciando trasparire emozioni, traumi, gioie e sofferenze. I colori dell’India, sul tetto del mondo in Nepal, i contrasti del Bangladesh, le tradizioni antiche in Romania, le tribù dell’Africa e molto altro.

“La fotografia rappresenta il mio modo di comunicare; cerco di catturare il senso di ciò che respiro e tocco, non solo nell’aspetto, ma anche e soprattutto nell’essenza, mirando a racchiudere le sfumature e i dettagli in un unico fotogramma. La fotografia va oltre l’immagine stessa e rappresenta il mio modo di esprimere la tenacia, la fragilità e la gioia di uno sguardo”, spiega Mauro De Bettio.

Una mostra che riesce a raccontare, con una prospettiva intima, la vera essenza di ogni individuo ritratto. Ogni singolo scatto di De Bettio rivela la forza e la resilienza dell’umanità nel suo insieme. La determinazione dei protagonisti nelle immagini che cattura, infatti, sono esempio straordinario di come ogni sfida possa essere trasformata in opportunità.

40 Seasons of Humanity sarà aperta al pubblico dal 3 al 17 dicembre dal lunedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00. In loco sarà anche possibile acquistare o ordinare stampe  fine art in edizione limitata di alcune immagini e il volume fotografico.

Dal 3 al 17 dicembre – The Warehouse – Milano

Vivian Maier. The Self-Portrait and its Double

Vivian Maier, Autoritratto. Collezione Association Vivian Maier et le Champsaur, Fondo John Maloof
New York, NY, October, 18, 1953 @Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

Il 16 dicembre si apre a Siena la mostra fotografica “Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double”: in esposizione 93 opere in bianconero e a colori della tata-fotografa, icona mondiale della street photography

Arrivano a Siena le fotografie della famosa tata-fotografa Vivian Maier: dal 16 dicembre il complesso museale Santa Maria della Scala ospiterà l’esposizione “Vivian Maier. The Self-Portrait and its Double” composta da 93 autoritratti che attraversano la misteriosa vita dell’artista americana.

La mostra, a cura di Anne Morin (diChroma photography) e Loredana De Pace, promossa dall’associazione Lux – Dopolavoro Fotografico e organizzata dal Comune di Siena, in collaborazione con la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, ripercorre l’opera della famosa tata-fotografa che, attraverso la fotocamera Rolleiflex e poi anche con la Leica, trasporta i visitatori per le strade di New York e Chicago, dove i continui giochi di ombre e riflessi mostrano la presenza-assenza dell’artista che, con i suoi autoritratti, cerca di mettersi in relazione con il mondo circostante.

Vivian Maier ha lavorato come bambinaia dai primi anni ‘50 e per oltre quarant’anni. Tutta la sua vita è trascorsa nell’anonimato fino al 2007, quando il suo corpus fotografico è venuto alla luce. Un patrimonio composto da oltre 120.000 negativi, pellicole super 8 e 16mm, varie registrazioni audio e centinaia di rullini non sviluppati.

Il suo hobby travolgente ha finito per farla diventare una pioniera della street photography, anticipando i tempi e le mode, al punto che nella storia della fotografia si colloca a pieno titolo al fianco di Diane Arbus, Robert Frank, Helen Levitt e Garry Winogrand.

Nelle splendide immagini in mostra al pubblico – dal 16 dicembre 2022 al 16 marzo 2023 – al complesso museale Santa Maria della Scala vedremo la seconda metà del Novecento con gli occhi e negli occhi di un’icona della storia della fotografia: in una location quanto mai affascinante quale quella dell’antico Ospedale nel centro storico di Siena.

L’immenso patrimonio fotografico di Vivian Maier, venuto alla luce per puro caso solo grazie al fortuito ritrovamento da parte del giornalista americano John Maloof, ci trasporta fra le strade e di fronte alla gente delle metropoli statunitensi, a scoprire il mondo dell’infanzia che lei conosceva molto bene, e in particolare a conoscere “Miss Viv” attraverso quegli autoritratti con cui l’autrice sembra cercare un posto nel mondo. Un messaggio universale e quanto mai attuale che in qualche modo, trattandosi di autoritratti, riguarda tutti noi, specie in questo periodo complesso in cui, dopo la pandemia, abbiamo bisogno di ri-conoscerci nuovamente.

Dal 16 dicembre 2022 al 16 marzo 2023 – Siena, complesso museale Santa Maria della Scala

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CHOCOLATE & DIRTY CLOTHESBenedetta San Rocco

La vincitrice del Premio Nazionale Musa per fotografe 2022 esporrà il progetto vincitore presso Musa fotografia. Prima Classificata settore Progetto personale, Fotografia concettuale, Ricerca, Still life Benedetta San Rocco con il progetto CHOCOLATE & DIRTY CLOTHES

Data Inaugurazione mostra da Musa Fotografia – Via Mentana, 6 Monza:15 Dicembre ore 18.30

Antonio Pantalone lasciò l’Italia per cercare lavoro.
La sua vita fu perennemente sospesa tra due realtà: il luogo di lavoro straniero e il piccolo paese d’origine in Abruzzo.
Nel mezzo la dogana.
Lì l’immigrato Antonio non ha nulla da dichiarare. Solo “panni sporchi e cioccolata per i bambini”.
Nel 1962 nel cantiere di Brugg cedette un rinforzo. Crollarono tonnellate di terra.
Dopo dodici ore di scavi, i soccorritori trovarono due persone, una vittima e un sopravvissuto.
Antonio fece da scudo. Probabilmente salvò la vita ad Angelo Lezoli.
Come lui emigrato dall’Italia.
Angelo tornò a casa. Antonio no.
Antonio Pantalone era mio nonno e aveva 39 anni.
Io non l’ho mai conosciuto eppure la sua storia fa parte della mia.
Partendo da un’immagine mancante sono arrivata altrove: dal momento dell’incidente le strade della mia famiglia e quella dei Lezoli si sono divise, solo dopo una lunga ricerca, io le ho intrecciate di nuovo in questo progetto.

È sempre stato desiderio di mia madre incontrare la persona che per ultima aveva visto vivo suo padre e che per ultima sicuramente aveva sentito la sua voce.
Dopo oltre cinquanta anni di infruttuose ricerche io sono riuscita a trovarla.
Ho sfogliato e risfogliato i quotidiani e i settimanali dell’epoca che parlavano dell’incidente e che mia madre custodiva gelosamente per cercare qualche indizio: lì erano riportati solo la provincia di provenienza, Parma, e il nome di Angelo Lezoli ma, come quello di mio nonno, era stato trascritto male. Dopo numerosi tentativi, tutti vani, sono riuscita a risalire al suo vero nome. Grazie a un database digitale di lapidi, ho riconosciuto il suo volto, che avevo imparato nel tempo a delineare attraverso le fotografie di quei giornali, e anche se ormai era un viso diverso, invecchiato, non ho avuto alcun dubbio, e così mi sono messa in contatto con uno dei figli.
Per questo lavoro ho scelto di utilizzare solo le immagini che ho trovato negli archivi delle nostre due famiglie. Attraverso i racconti di mia madre sono riuscita a costruire un immaginario: ho collezionato frammenti, spazi interstiziali e dettagli impalpabili per raccontare un’assenza che si manifesta sempre, per riflettere su quanto rimane a chi aspetta al di qua del confine.

Ernesto Fantozzi. Fotografie 1958-2019

Ernesto Fantozzi mostra 2022

Realizzata da Carlo Cavicchio, Maddalena Cerletti e Sabina Colombo, “Ernesto Fantozzi. Fotografie 1958-2019” arriva al Mufoco – Museo di Fotografia Contemporanea di Milano dal 3 dicembre 2022 al 29 gennaio 2023. Il percorso espositivo ripercorre la sua intera produzione, iniziata negli anni Sessanta e restituisce, attraverso due modalità di visione, i periodi della sua attività culminata con un archivio immenso costituito da oltre 75 mila immagini. Tra stampe alla gelatina bromuro d’argento, negativi e provini, l’eredità fotografica di questo grande autore è immensa ed è tutt’ora punto di riferimento per gli amanti di questo linguaggio. Una lettura poetica ma sincera del mondo

Le fotografie presenti in mostra raccontano l’occhio di Ernesto Fantozzi e la sua sensibilità verso il mondo che raccontava, mentre una proiezione presenta le immagini degli anni ’90-2000. A completare il percorso espositivo della mostra un apparato documentario e bibliografico volto a mostrare gli oggetti originali donati dall’autore e conservati presso l’archivio del Museo e alcune delle numerose pubblicazioni in cui il suo lavoro è stato presentato dagli anni ’60 ad oggi.

al 3 dicembre 2022 al 29 gennaio 2023 – MUFOCO – Cinisello Balsamo

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362 grammi – Massimo Valentini

362 grammi è il peso di questa vita, indossata la mattina come una tuta protettiva prima di uscire di casa a combattere con il mondo e poi riposta in ordine, ben ripiegata, a fine giornata, sul tavolo di casa nostra. Una corazza che blocca forse i contagi ma che non sa evitare all’anima di ammalarsi. Perché possiamo isolarci da tutto, almeno provarci, ma sta di fatto che rimaniamo dentro al mondo, che nel mondo esiste la specie umana e che questa è ormai allo sfascio più completo.   Dopo l’esordio di Roma presso l’Accademia di belle Arti – RUFA, la mostra si sposta a Senigallia, nella città della Fotografia.

In questo lavoro a più voci che intreccia linguaggio visivo e testuale la sensazione di “già visto” è un fatto evidente. Molti elementi raffigurati creano disagio, evocano spiacevoli ricordi, mentre un senso di desolazione e abbandono fa pensare che quanto descritto non sia un mondo immaginario ma uno scorcio di nuova normalità.

Che cosa è successo in questi luoghi? Forse c’è stato un terremoto o un’alluvione – o entrambe? – o magari un’esplosione nucleare? Già sappiamo che non è accaduto niente che non potessimo prevedere; poteva andare solo così. Quello che vediamo non è che un aggiornamento visivo del 1984 orwelliano adattato ai moderni fallimenti di questa società. I luoghi sono vuoti, anzi svuotati; un tono grigio fango copre con un velo sottile tutto quello che incontra lo sguardo. Deduciamo che c’è stato un “prima” di certo diverso dall’adesso.

362 grammi è dunque il peso di questa vita, indossata la mattina come una tuta protettiva prima di uscire di casa a combattere con il mondo e poi riposta in ordine, ben ripiegata, a fine giornata, sul tavolo di casa nostra. Una corazza che blocca forse i contagi ma che non sa evitare all’anima di ammalarsi. Perché possiamo isolarci da tutto, almeno provarci, ma sta di fatto che noi rimaniamo dentro al mondo, che nel mondo esiste la specie umana e che questa va a formare un’umanità ormai alla deriva.   Non c’è tessuto che ci possa proteggere dalle storture di una società che ritiene più interessanti le ragioni economiche di quelle sociali, ecologiche, morali, etiche. Una società che ci riversa addosso ogni giorno conseguenze di scelte di cui non siamo diretti responsabili ma (talvolta) ignari collaboratori. No: nulla esiste che possa evitarci una contaminazione con tutto quello che ci circonda, nel bene e nel male.

Eppure in questo scenario monocromo abbiamo ancora una speranza. Possiamo scegliere: goderci poche ore di riposo, aspettando di rimetterci quella tuta da combattimento domani e per ogni altro domani che verrà, oppure possiamo riattivare il pensiero critico scegliendo di alimentare il dubbio – quello su cui si basa la vera scienza – evitando verità preconfezionate, cercando incessantemente altre, migliori risposte.  

Questa seconda via è il compito dell’arte e quella che hanno scelto gli autori che dichiarano: “Il segnale arriva dal futuro. Quello che saremo in grado di costruire se comprendiamo fino in fondo ciò che abbiamo vissuto nel passato”.

dal 17 al 25 dicembre 2022 – Spazio Piktart per la fotografia – Senigallia

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Mostre di fotografia da visitare a Novembre

Ciao!

Date un’occhiata alle mostre segnalate per il mese di novembre, sempre da non perdere!

Anna

Gregory Crewdson. Eveningside

Morningside Home for Women, 2021-2022 © Gregory Crewdson
Morningside Home for Women, 2021-2022 © Gregory Crewdson

Le Gallerie d’Italia di Torino ospitano, a partire dal 12 ottobre 2022 e fino al 22 gennaio 2023, la grande mostra di uno dei più grandi fotografi contemporanei, Gregory Crewdson, che presenta in anteprima internazionale a Torino, e per la prima volta in un museo, il terzo capitolo della sua trilogia commissionata per l’occasione da Intesa Sanpaolo.

La mostra “Gregory Crewdson. Eveningside”, curata da Jean-Charles Vergne, riunisce per la prima volta le tre serie del fotografo concepite tra il 2012 e il 2022. Pensate come una trilogia, offrono una prospettiva inedita su un decennio di creazione, rivelando il versante intimo dell’universo che ha fatto di Crewdson una delle figure fondamentali della fotografia. Messi in scena facendo ricorso ai mezzi propri del cinema, i suoi scatti hanno progressivamente legato insieme i frammenti di un mondo crepuscolare ispirandosi a un certo tipo di immagini cinematografiche radicate nella memoria collettiva e nella cultura letteraria americana.
Eveningside è il terzo ed ultimo nucleo della trilogia di Crewdson iniziata con Cathedral of the Pines (2013-2014) e An Eclipse of Moths (2018-2019). In contrasto con le foreste solitarie e remote di Cathedral of the Pines e dei cupi paesaggi post-industriali di An Eclipse of Moths, con la serie inedita Eveningside il fotografo esplora figure umane isolate entro i confini della loro vita quotidiana, dove l’atmosfera richiama il cinema noir classico e la tradizione del bianco e nero in fotografia, rendendo il lavoro ancora più affascinante.

Per l’occasione sarà esposta in mostra insieme alla trilogia anche una serie di scatti minimalisti realizzati in precedenza, Fireflies, un lavoro essenziale per cogliere il rimestio delle correnti che si agitano in profondità nell’arte di Gregory Crewdson. Concepita nel 1996 e realizzata con due macchine fotografiche su pellicola analogica in bianco e nero, queste immagini di lucciole offrono nella loro semplicità un tessuto connettivo e un contrappunto e testimoniano l’attitudine del fotografo alla contemplazione, una delle articolazioni fondamentali del suo lavoro.

Nella sala multimediale adiacente alla mostra verrà proiettato Making Eveningside, un video dietro le quinte con musiche originali di James Murphy degli LCD Soundsystem, e Stuart Bogie, polistrumentista-compositore americano.

Ad accompagnare la mostra anche un public program che approfondisce, amplifica e sviluppa i temi trattati dall’esposizione temporanea. Gli incontri #INSIDE, il mercoledì, alle ore 18.30, con accesso gratuito al pubblico, vedranno la partecipazione di esperti e professionisti impegnati in una serie di eventi, per condividere riflessioni e spunti in occasione delle giornate di apertura serale del museo.

Dal 12 ottobre 2022 al 22 gennaio 2023 – Gallerie d’Italia – Torino

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PAESAGGIO DOPO PAESAGGIO

Paesaggio dopo paesaggio

Nelle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea il tema del paesaggio ha avuto e mantiene tuttora una presenza estremamente significativa, sia da un punto di vista simbolico – il progetto stesso di Museo prende avvio dall’esperienza di Archivio dello spazio che coinvolse 58 fotografi tra il 1988 e il 1997 – sia soprattutto in ragione del ruolo seminale che la fotografia dei luoghi ha svolto nell’evoluzione della fotografia italiana a partire dagli anni Ottanta.

Un primo importante nucleo di immagini conservate al Museo è rappresentato da opere di coloro che sono oggi considerati i grandi maestri della fotografia italiana ed europea. A questo, negli anni più recenti si è man mano aggregato un ulteriore, variegato, nucleo di opere, di autori appartenenti a nuove generazioni che si sono confrontati con una nozione di paesaggio sempre più estesa.

Questi autori sono stati acquisiti seguendo diverse linee di ricerca: una serie di progetti partecipati e opere di arte pubblica; una serie di committenze riservate alle generazioni più giovani; la produzione o l’acquisizione di importanti lavori realizzati da alcuni importanti autori che non erano presenti nelle collezioni del Museo, artisti appartenenti a una sorta di generazione-cerniera, nati tra metà anni Sessanta e metà anni Settanta, che si sono formati in una linea diretta con la tradizione della fotografia italiana di paesaggio ma che ne hanno poi esteso pratiche e linguaggi in direzioni meno ortodosse, coerenti con l’evoluzione del contesto internazionale.

A questo ultimo gruppo appartengono i lavori dei 6 artisti che compongono la mostra PAESAGGIO DOPO PAESAGGIO: Andrea Botto, Claudio Gobbi, Stefano Graziani, Giovanni Hänninen, Sabrina Ragucci, Filippo Romano. Si tratta di autori che hanno elaborato negli anni una ricerca oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale, sperimentando in modo coerente linguaggi e pratiche che riflettono sul paesaggio da prospettive inedite e spesso sorprendenti.

I progetti, realizzati tra il 2010 e il 2020, sono stati acquisiti nel 2021 grazie al bando Strategia Fotografia promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del MIC e vengono ora per la prima volta esposti al pubblico. La mostra complessivamente presenta oltre 100 opere.

22 ottobre – 29 gennaio 2023 – Museo di Fotografia Contemporanea – Cinisello Balsamo (MI)

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Robert Capa – Nella storia

In occasione dei 110 anni dalla nascita di Robert Capa (22 ottobre 1913) rendiamo omaggio al grande fotografo ungherese con una mostra personale che ripercorre i principali reportage di guerra e di viaggio che Capa realizzò durante vent’anni di carriera, anni che coincisero con i momenti cruciali della storia del Novecento.

Realizzata grazie alla collaborazione con l’agenzia Magnum Photos, la mostra riunisce un eccezionale corpus di fotografie: oltre 80 stampe originali, alcune delle quali mai esposte prima in una mostra italiana, accompagnate da una rara intervista rilasciata dal fotoreporter a una radio americana nel 1947 e da alcuni documenti d’epoca provenienti dalla collezione di Magnum.

Attraverso sette sezioni e con un percorso diacronico vengono raccontati i più importanti reportage in bianco e nero realizzati da Robert Capa, dagli esordi a Berlino e Parigi (1932-1936) alla guerra civile spagnola (1936-1939); dall’invasione giapponese in Cina (1938) alla seconda guerra mondiale (1941-1945); dal reportage di viaggio in Unione Sovietica (1947) a quello sulla nascita di Israele (1948-1950), fino all’ultimo incarico come fotografo di guerra in Indocina (1954).

Nei suoi vent’anni di carriera ha raccontato la storia restando sempre fedele al suo celebre aforisma: “se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”.
L’azione – con tutta la sua dinamicità e forza propulsiva – spicca tra gli scatti come un fil rouge, che si dipana anche nei ritratti presenti in mostra, volutamente pochi e scelti per ricordare al pubblico i volti della Storia – come quello di Trockij ardente oratore – o della sua storia personale, come quello di Picasso, fotografato nel suo studio di Parigi dove era rimasto anche durante l’occupazione, e dell’amico Steinbeck con cui intraprese il viaggio oltre la cortina di ferro, nel ’47.

11 novembre – 19 marzo 2023 -MUDEC – Museo Delle Culture – Milano

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SIENA AWARDS 2022

Kilifi by Ami Vitale
Kilifi by Ami Vitale

Il Siena Awards scalda i motori e si prepara a mettere a fuoco gli obiettivi sul mondo della fotografia e delle arti visive. Dopo due anni di pandemia che hanno limitato il festival, senza fermarlo, l’appuntamento è in programma dal1° ottobre al 20 novembre con otto mostre fotografiche, distribuite in location diverse della città. Gli scatti vincitori del Siena Awards – SIPA, Siena International Photo Awards, Drone Photo Awards e Creative Photo Awards – saranno esposti in tre esposizioni collettive, mentre quattro saranno le mostre personali dedicate al fotoreporter indiano Danish Siddiqui, rimasto ucciso nel 2021 in Afghanistan; Ami Vitale, fotografa del National Geographic; Dan Winters, icona della fotografia internazionale e autore dei ritratti più popolari delle celebrità degli ultimi 15 anni, e Peter Mather, membro della International League of Conservation Photographers. Il Siena Awards sarà completato da una mostra diffusa nel centro storico di Sovicille e da conferenze e incontri con i fotografi internazionali protagonisti delle mostre personali e con photo editor di quotidiani, fra cui The Guardian, Washington Post e The Times.

Le mostre. L’Area Verde Camollia 85 (Via del Romitorio, 4) ospiterà gli ultimi 2 reportage di Danish Siddiqui – classe 1983 e vincitore di un Premio Pulitzer nel 2018 – ucciso il 16 luglio 2021 mentre documentava i combattimenti tra le truppe afghane e i talebani. Grazie al suo collega e amico Adrees Latif, sarà possibile vedere i suoi ultimi due lavori: “Last Stand Against Taliban” e “COVID, India’s Second Wave”.  

“Hope for Extinction” è il titolodell’esposizione di Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa del National Geographic, che sarà allestita nel Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici di Siena (Piazzetta Silvio Gigli, 2). La mostra accenderà i riflettori su un orfanotrofio degli elefanti in Kenya, un progetto che documenta il drammatico salvataggio di due giraffe di Rothschild e il trasporto di quattro rinoceronti bianchi dallo zoo di Dvůr Králové (Repubblica Ceca) alla riserva naturale di Ol Pejeta (Kenya).

L’Accademia dei Rozzi (via di Città, 36) ospiterà, invece, la mostra “Urban Foxes and Ice Grizzlies”,personale di Peter Mather, membro della International League of Conservation Photographers rappresentata dalla National Geographic Image Collection, Ambassador di Panasonic e impegnato da molti anni nella conservazione degli habitat naturali di specie a rischio estinzione in varie parti del mondo. A Siena sarà possibile vedere gli scatti di Peter Mather realizzati per due progetti: “The Last Ice Bears”, dedicata ai grizzly che pescano il salmone nel sud-ovest dello Yukon, a nord del Canada, e “Urban and Wild”, sulle volpi rosse fotografate a Whitehorse, nel Canada settentrionale, dove questa specie ha trovato una comunità ideale tra il nuovo mondo urbano e il suo naturale habitat selvaggio.

Siena Awards varca ancora i confini della città. Sovicille torna protagonista con il Siena Awards dopo le positive esperienze degli ultimi anni. Con un percorso ad anello lungo le vie del centro storico e nella piazza principale sarà possibile ammirare la mostra diffusa “Face to face”, dove decine di volti di persone di ogni età e di ogni parte del mondo si affacceranno dai palazzi del centro storico e da finestre e porte tamponate. Dalla piazza principale di Sovicille sarà possibile accedere al Centro Culturale “La Tinaia” per visitare “Dan Winters: Portraits”, mostra personale del fotografo conosciuto e pluripremiato in tutto il mondo per i suoi ritratti delle celebrità, per le sue fotografie e illustrazioni scientifiche e spaziali e per i suoi lavori di fotogiornalismo.

Il Siena Awards sarà completato dalle 3 mostre dedicate ai suoi premi fotografici. Nell’ex Distilleria Lo Stellino sarà possibile visitare, come ogni anno, “Imagine all the people sharing all the world”, che raccoglie immagini e video in arrivo da tutto il mondo per il SIPA, Siena International Photo Awards, oltre alla mostra “Sipa Story-Telling”, interamente dedicata a storytelling e reportage. Il Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici ospiterà “Above Us Only Sky”, con gli scatti vincitori del Drone Photo Awards, il concorso più importante al mondo sulla fotografia aerea, mentre i Magazzini del Sale all’interno di Palazzo Pubblico accoglieranno le immagini vincitrici del Creative Photo Awards, con la mostra “I Wonder If You Can” dedicata alla fotografia contemporanea.

Il festival Siena Awards è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel in coorganizzazione con il Comune di Siena, con la collaborazione del Comune di Sovicille e il patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Toscana, Università degli Studi di Siena, Camera di Commercio di Siena e Arezzo. Il festival vede fra i main partner Carrefour Market, Banca Mediolanum e Gabetti Lab e fra i partner Canon, Iren SpA, Il Fotoamatore, Sienambiente, Terrecablate e Safety&Privacy. 

Dal 01 Ottobre 2022 al 20 Novembre 2022 – SIENA – Sedi varie

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MARK STEINMETZ – ATL

Si legge spesso, delle fotografie di Mark Steinmetz, che sono senza tempo o sospese nel tempo. Eppure, le immagini dell’autore americano sono evidentemente e profondamente radicate nel mondo contemporaneo: è questo che fotografano, di questo mondo colgono la bellezza.

Forse sembrano sospese perché catturano momenti di attesa, ricchi di possibilità. Non è forse tutta la nostra vita così, un lungo momento di attesa? Aspettiamo l’autobus, la persona giusta, l’offerta di lavoro ideale, l’esito di un esame o anche solo una telefonata, al punto che tutta la nostra esistenza pare essere fatta di attese più o meno lunghe, mentre speriamo che i nostri desideri si realizzino.

All’improvviso, l’aeroporto sembra il luogo perfetto per Steinmetz, che osserva con calma meditativa e trasforma in rito di passaggio i gesti più semplici e banali.

Questo nuovo lavoro raccoglie immagini scattate tra il 2012 e il 2019 presso l’aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson di Atlanta, dove, come dice l’autore, “si trovano persone che provengono da ogni parte del mondo e appartengono a diverse estrazioni sociali. E tutte sono in viaggio”.

Micamera è orgogliosa di accogliere l’artista per l’inaugurazione della prima mostra in galleria di ATL, un’opera commissionata dal Museo di Atlanta e ora esposta sulle pareti della galleria e libreria milanese. Per completare l’esposizione e rendere omaggio al lungo rapporto che ci lega, saranno incluse alcune immagini scattate a Milano nel corso degli anni.

Dal 4 novembre al 3 dicembre – MiCamera – Milano

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ISABELLA ROSSELLINI BY ANDRÉ RAU

Isabella Rossellini by André Rau
© André Rau | Isabella Rossellini by André Rau

Palazzo Merulana, in sinergia con Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, è lieto di ospitare la mostra “Isabella Rossellini by André Rau”, a cura di Vanessa Bikindou, in collaborazione con Fondazione Festa del Cinema.

E’ il 1981 quando Isabella Rossellini e André Rau s’incontrano per la prima volta.
Isabella Rossellini by André Rau è il riassunto degli anni della loro collaborazione, un’unione artistica che ha segnato il cambio di secolo caratterizzandolo nelle sue forme più estetiche.
Il loro rapporto è diventato simbolo di diverse campagne fotografiche, quali Lancome o servizi di moda per German Vogue.
Durante quell’incontro si strinse, quindi, un sodalizio artistico basato sull’amicizia che diede il via ad una delle collaborazioni più significative del tempo moderno. Tutto questo è testimoniato dalle foto dell’attrice fatte da Rau che dimostrano la fiducia tra i due, ma anche la grazia di Isabella Rossellini e la bravura peculiare del fotografo.

Quando si osservano le foto è quindi praticamente impossibile non notare la serenità e la sintonia del professionista che è stato in grado di catturare con una sola immagine l’umanità di una delle dive più famose del mondo moderno.

Grazie alla mostra “Isabella Rossellini by André Rau” per la prima volta è possibile godere di queste splendide fotografie tutte insieme, assaporando il cambiamento negli anni che queste sono state in grado di sottolineare.

Dal 21 Ottobre 2022 al 13 Novembre 2022 – ROMA – Palazzo Merulana

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SOLO LA MAGLIA. LA TRADIZIONE TESSILE A CARPI NELLE FOTOGRAFIE DI FERDINANDO SCIANNA

Ferdinando Scianna, Maglia, 1989
Ferdinando Scianna, Maglia, 1989

“La natura del ‘miracolo italiano’ ha le sue radici più a Carpi
che nella Torino della Fiat o nella Milano della Pirelli”
Guido Vergani, Viaggio nell’Italia della maglia

Dal 16 settembre 2022 al 30 gennaio 2023, i Musei di Palazzo dei Pio a Carpi ospitano una mostra che celebra la tessitura
, così come si è sviluppata a Carpi e in tutto il territorio circostante, attraverso le fotografie di Ferdinando Scianna (Bagheria, PA, 1943), uno dei più importanti e celebrati autori italiani contemporanei che, sul finire degli anni ottanta, si è confrontato più o meno direttamente con il tema della tessitura in due lavori divenuti parte della storia della fotografia.
 
La rassegna, dal titolo SOLO LA MAGLIA. La tradizione tessile a Carpi nelle fotografie di Ferdinando Scianna, curata da Manuela Rossi e Luca Panaro, ideata e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio, con il contributo di Fondazione Cassa Risparmio di Carpi, in collaborazione con Dondi Jersey, documenta la storia di una eccellenza di Carpi che, già dagli anni settanta, ha visto una presenza importante di aziende divenute, anche nei due decenni successivi, un punto di riferimento delle principali griffe italiane.
 
Il percorso espositivo si apre con 11 stampe originali di Ferdinando Scianna provenienti dal suo archivio che accompagnano 26 immagini del book della campagna fotografica di moda, realizzate per la collezione primavera 1987 di Dolce & Gabbana, sulla cui passerella avevano sfilato, per la prima volta, indumenti realizzati in jersey di lana, tessuto creato proprio a Carpi da alcune aziende del comprensorio. Lo stesso book che le contiene è all’insegna della maglia, al punto che la copertina è in tela bianca.
A corredo saranno esposti 10 capi originali di Dolce & Gabbana.
 
La mostra prosegue con 14 fotografie realizzate da Scianna per l’associazione Magliacalze e confluite nel volume Maglia (Franco Sciardelli editore) del 1989, scattate anche nelle fabbriche di Carpi e del distretto carpigiano. Si tratta di una sorta di reportage che documenta i processi produttivi e di commercializzazione della maglia. Sono proprio i luoghi, gli ambienti, le persone che creano il prodotto a interessare il fotografo: in particolare, sono le macchine, gli operai, i visi assorti e le mani precise e decise, a rappresentare il cuore della maglieria. 
 
La rassegna si completa con una installazione, realizzata in collaborazione con Dondi Jersey, che guarda al futuro della tessitura e che approfondisce in che modo la maglieria si presenta sul mercato con capi sostenibili, prodotti anche attraverso il riciclo dei materiali.
 
L’iniziativa è parte del programma del festivalfilosofia 2022 Giustizia, che si terrà a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre 2022.

Dal 16 settembre 2022 al 30 gennaio 2023 – Musei di Palazzo dei Pio – Carpi (MO)

AMI, prossima tappa: Roma – Officine fotografiche. Cerchiamo fotografi!

ARCHIVIO MOBILE ITALIANO

AMI con il sostegno di FUJIFILM ITALIA

Buongiorno, siamo felici di comunicare che il progetto AMI, continua a gonfie vele e la prossima data disponibile è l’11/12/13 Febbraio 2022 a Roma, presso Officine fotografiche.

Dopo la prima positivissima esperienza, siamo certi di poter scovare altri validi progetti, tra gli amatori che hanno lavorato sul proprio territorio.

La fotografia amatoriale testimone dei tempi e spazio di sperimentazioni

A.M.I. è una raccolta di indagini fotografiche sul territorio italiano

Qual è lo stato attuale della ricerca fotografica nel mondo non professionistico?

Può la fotografia amatoriale svolgere anche oggi un ruolo chiave nelle contaminazioni linguistiche?

Nella storia della Fotografia l’amatorialità era considerata terreno di sperimentazioni, permettendo lo

sviluppo delle avanguardie. Oggi invece, dopo la diffusione di massa del mezzo fotografico, l’etichetta di

“fotografia amatoriale” è usata per descrivere uno spazio scarsamente coerente o consapevole. Spesso si

considerano le immagini provenienti da questa sfera destinate a scolorire presto, a non trovare un posto

stabile nell’impianto storico legato al mezzo. L¹idea del fotoamatore è dunque dipinta come antitetica a

quella di autore fotografo.

Ma qual è invece il reale confine tra i due mondi?

A.M.I. vuole cercare il fotografo che usa con coerenza e consapevolezza il linguaggio fotografico,

finalizzandolo a un’indagine specifica sul territorio che possa essere spunto di riflessione per l’intera

collettività, distinguendolo così dalla corrente di semplici esecutori autoreferenziali, appassionati del

mezzo.

È fondamentale far conoscere alle giovani generazioni come avvicinarsi allo strumento fotografico, per

entrare in contatto con la propria cultura ed il contesto sociale in cui vivono. E allo stesso tempo è

fondamentale far dialogare nuovamente questi due mondi, per permettere contaminazioni tra

professionisti e amatori.

Simone Cerio e Sara Munari attraverseranno tutto il territorio italiano raccogliendo, tramite appuntamenti

prestabiliti in città e paesi, attraverso il coinvolgimento di festival, associazioni fotografiche e circoli, i lavori

dei fotografi che vorranno contribuire, raccontando fotograficamente la propria parte di terra. Verranno

stabiliti annualmente itinerari che andranno a coprire tutte le regioni italiane.

Simone cerio e Sara Munari, durante l’incontro

I cambiamenti socio-culturali, il paesaggio, la ricerca intimistica o antropologica saranno le aree tematiche

guida, che porteranno valore di osservazione e studio dell’Italia contemporanea.

Le fotografie del progetto, raccolte durante il viaggio e riprese dai fotografi selezionati, non apparterranno

esclusivamente ad uno spazio discorsivo estetico, il fine che ci siamo posti è quello di dedicare uno spazio

museale e d’archivio originale e itinerante, che potrebbe diventare un ponte tra la fotografia e fruitori di

diversa tipologia. Creare questo corpus d’immagini non permetterà solo di generare documenti legati al

nostro paese, ma piuttosto spronare i giovani fotografi a capire le relazioni tra la fotografia e la storia del

territorio che abitano, della società e della sua evoluzione.

I docenti aiuteranno chi presenterà i progetti, ad affinare lo sguardo e la funzionalità dei propri lavori

attraverso colloqui personali (letture portfolio) e workshop nelle diverse sedi stabilite sul percorso

dell’A.M.I.

I lavori selezionati saranno stampati singolarmente, in un piccolo catalogo, all’interno del quale, insieme

alle fotografie, saranno presentate anche le fasi di sviluppo progettuale: il tutto entrerà a far parte di diritto nella permanente dell’archivio del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo

(MUFOCO) che lo manterrà aperto al pubblico e disponibile per visite di studenti, fotografi, e chiunque

voglia approfondire la conoscenza dell’Italia in tutte le sue sfaccettature.

Durante la presentazione del progetto, Musa fotografia, Novembre 2022

CARATTERISTICHE DEL PROGETTO

1) I due docenti organizzeranno un tour mappato nelle varie città selezionate, in ogni città A.M.I. si fermerà

per 3 giorni.

Ogni tappa sarà così organizzata:

Una serata di presentazione del progetto, tramite coinvolgimento circoli fotografici. Sara e Simone

presenteranno il progetto A.M.I. al pubblico, tentando di sensibilizzare i presenti sull’importanza

dell’archivio e dell’indagine territoriale.

Una lettura portfolio condivisa volta a migliorare, approfondire o trovare linee guida per la definizione o

chiusura del proprio progetto.

Un workshop di fotografia per l’intera giornata, dedicato al tema “PROGETTUALITÁ TRA

DOCUMENTAZIONE E INTERPRETAZIONE”.

2) Fotografi indipendenti o facenti parte di associazioni, scuole di fotografia, università e circoli,

potranno presentare i propri lavori per partecipare alla lettura portfolio e al workshop.

3) Sarà possibile partecipare al progetto A.M.I. anche in modalità ON-LINE, inviando una proposta

progettuale

Collabora Offrendo Una Sede

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Gli appuntamenti fino a Maggio 2022 

(sarà possibile l’introduzione di ulteriori date in periodi e luoghi diversi)

OFFICINE FOTOGRAFICHE ROMA 11/12/13 Febbraio 2022 

MOOD Photography a Pescara 4/5/6 marzo 2022 

FOTOGRAFIA EUROPEA fine Aprile/Maggio 2022

Lucca PHOTOLUX Maggio/Giugno 2022 

Colornophotolife 7/8/9 Ottobre 2022

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CARATTERISTICHE DELLE PROPOSTE PROGETTUALI

1) I lavori che possono concorrere devono essere attinenti alla parola “INDAGINE”, con caratteristiche

socio/antropologica/culturale.

Sono accettati tutti i linguaggi: dal reportage al ritratto, dal paesaggio al concettuale. Si potrà concorrere

con un massimo di 30 immagini. Le fotografie non dovranno essere inedite quindi potranno essere state

selezionate in altri concorsi, libri o utilizzate per scopi commerciali.

2) Nel valutare i lavori verranno presi in considerazione i seguenti elementi:

-valore di approfondimento-idea creativa

-importanza dell’argomento

-maturità linguistica

-importanza dell’argomento

3) I lavori degli autori selezionati saranno stampati in un piccolo catalogo, mantenendo una linea grafica

comune a tutti i partecipanti, creando così una vera e propria collana fotografica. Ogni volume entrerà a far

parte di diritto nella permanente dell’archivio A.M.I. e successivamente del MUFOCO (Museo di Fotografia

Contemporanea) che lo accoglierà in maniera permanente. Oltre che fisico, predisporremo un archivio

digitale.

4) Ogni anno verrà organizzata una tavola rotonda per attestare lo stato dell’avanzamento della raccolta

del materiale fotografico, le caratteristiche e qualità, in modalità di report digitale/scritto.

5) Al termine del percorso è prevista una mostra itinerante divulgativa del progetto.

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Partner

Per portare a termine il nostro progetto ci siamo avvalsi della collaborazione dei maggiori esponenti della fotografia italiana amatoriale e professionale. Il MufocoMuseo di Fotografia Fontemporanea, ospiterà l’archivio AMI, il Festival della fotografia etica, il PhotoluxOfficine Fotografiche Roma e Il Festival di Fortografia Europea, ospiteranno il progetto e gli incontri. Fiaf (Federazione italiana associazioni fotografiche) ci metterà in contatto coi circoli interessati a collaborare, per creare una connessione tra i due mondi.

Fujifilm Italia al sostegno del progetto A.M.I.

FUJIFILM ITALIA, sempre pronta a incentivare iniziative legate alla fotografia, veste il ruolo di madrina sostenitrice che con la propria esperienza e conoscenza del settore, avrà cura di rendere l’A.M.I. un progetto a lungo termine. FUJIFILM Italia, inoltre, sarà presente in ogni tappa supportando e creando un filo diretto con le nuove generazioni di fotografi, amatoriali, semplici appassionati, o professionisti.

Alla tavola rotonda per la discussione degli avanzamenti in essere, per tutto il periodo del progetto, presenzieranno rappresentanti di ognuna di queste organizzazioni.

SITO: https://www.archiviomobileitaliano.it/

CONTATTI

Simone Cerio simonecerio@gmail.com – 3935682404

Sara Munari sara@saramunari.it 3383782915

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PARTNER E SPONSOR

Cerchiamo fotografi per il progetto AMI

ARCHIVIO MOBILE ITALIANO

AMI con il sostegno di FUJIFILM ITALIA

La fotografia amatoriale testimone dei tempi e spazio di sperimentazioni

A.M.I. è una raccolta di indagini fotografiche sul territorio italiano

Qual è lo stato attuale della ricerca fotografica nel mondo non professionistico?

Può la fotografia amatoriale svolgere anche oggi un ruolo chiave nelle contaminazioni linguistiche?

Nella storia della Fotografia l’amatorialità era considerata terreno di sperimentazioni, permettendo lo

sviluppo delle avanguardie. Oggi invece, dopo la diffusione di massa del mezzo fotografico, l’etichetta di

“fotografia amatoriale” è usata per descrivere uno spazio scarsamente coerente o consapevole. Spesso si

considerano le immagini provenienti da questa sfera destinate a scolorire presto, a non trovare un posto

stabile nell’impianto storico legato al mezzo. L¹idea del fotoamatore è dunque dipinta come antitetica a

quella di autore fotografo.

Ma qual è invece il reale confine tra i due mondi?

A.M.I. vuole cercare il fotografo che usa con coerenza e consapevolezza il linguaggio fotografico,

finalizzandolo a un’indagine specifica sul territorio che possa essere spunto di riflessione per l’intera

collettività, distinguendolo così dalla corrente di semplici esecutori autoreferenziali, appassionati del

mezzo.

È fondamentale far conoscere alle giovani generazioni come avvicinarsi allo strumento fotografico, per

entrare in contatto con la propria cultura ed il contesto sociale in cui vivono. E allo stesso tempo è

fondamentale far dialogare nuovamente questi due mondi, per permettere contaminazioni tra

professionisti e amatori.

Simone Cerio e Sara Munari attraverseranno tutto il territorio italiano raccogliendo, tramite appuntamenti

prestabiliti in città e paesi, attraverso il coinvolgimento di festival, associazioni fotografiche e circoli, i lavori

dei fotografi che vorranno contribuire, raccontando fotograficamente la propria parte di terra. Verranno

stabiliti annualmente itinerari che andranno a coprire tutte le regioni italiane.

I cambiamenti socio-culturali, il paesaggio, la ricerca intimistica o antropologica saranno le aree tematiche

guida, che porteranno valore di osservazione e studio dell’Italia contemporanea.

Le fotografie del progetto, raccolte durante il viaggio e riprese dai fotografi selezionati, non apparterranno

esclusivamente ad uno spazio discorsivo estetico, il fine che ci siamo posti è quello di dedicare uno spazio

museale e d’archivio originale e itinerante, che potrebbe diventare un ponte tra la fotografia e fruitori di

diversa tipologia. Creare questo corpus d’immagini non permetterà solo di generare documenti legati al

nostro paese, ma piuttosto spronare i giovani fotografi a capire le relazioni tra la fotografia e la storia del

territorio che abitano, della società e della sua evoluzione.

I docenti aiuteranno chi presenterà i progetti, ad affinare lo sguardo e la funzionalità dei propri lavori

attraverso colloqui personali (letture portfolio) e workshop nelle diverse sedi stabilite sul percorso

dell’A.M.I.

I lavori selezionati saranno stampati singolarmente, in un piccolo catalogo, all’interno del quale, insieme

alle fotografie, saranno presentate anche le fasi di sviluppo progettuale: il tutto entrerà a far parte di diritto nella permanente dell’archivio del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo

(MUFOCO) che lo manterrà aperto al pubblico e disponibile per visite di studenti, fotografi, e chiunque

voglia approfondire la conoscenza dell’Italia in tutte le sue sfaccettature.

CARATTERISTICHE DEL PROGETTO

1) I due docenti organizzeranno un tour mappato nelle varie città selezionate, in ogni città A.M.I. si fermerà

per 3 giorni.

Ogni tappa sarà così organizzata:

Una serata di presentazione del progetto, tramite coinvolgimento circoli fotografici. Sara e Simone

presenteranno il progetto A.M.I. al pubblico, tentando di sensibilizzare i presenti sull’importanza

dell’archivio e dell’indagine territoriale.

Una lettura portfolio condivisa volta a migliorare, approfondire o trovare linee guida per la definizione o

chiusura del proprio progetto.

Un workshop di fotografia per l’intera giornata, dedicato al tema “PROGETTUALITÁ TRA

DOCUMENTAZIONE E INTERPRETAZIONE”.

2) Fotografi indipendenti o facenti parte di associazioni, scuole di fotografia, università e circoli,

potranno presentare i propri lavori per partecipare alla lettura portfolio e al workshop.

3) Sarà possibile partecipare al progetto A.M.I. anche in modalità ON-LINE, inviando una proposta

progettuale

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Gli appuntamenti fino a Maggio 2022 

(sarà possibile l’introduzione di ulteriori date in periodi e luoghi diversi)
  • Presentazione al Festival della FOTOGRAFIA ETICA 26 settembre 2021, lancio progetto
  • MUSA Fotografia a Monza 5/6/7 Novembre 2021 
  • OFFICINE FOTOGRAFICHE ROMA 11/12/13 Febbraio 2022 
  • MOOD Photography a Pescara 4/5/6 marzo 2022 
  • FOTOGRAFIA EUROPEA fine Aprile/Maggio 2022
  • Lucca PHOTOLUX Maggio/Giugno 2022 

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CARATTERISTICHE DELLE PROPOSTE PROGETTUALI

1) I lavori che possono concorrere devono essere attinenti alla parola “INDAGINE”, con caratteristiche

socio/antropologica/culturale.

Sono accettati tutti i linguaggi: dal reportage al ritratto, dal paesaggio al concettuale. Si potrà concorrere

con un massimo di 30 immagini. Le fotografie non dovranno essere inedite quindi potranno essere state

selezionate in altri concorsi, libri o utilizzate per scopi commerciali.

2) Nel valutare i lavori verranno presi in considerazione i seguenti elementi:

-valore di approfondimento-idea creativa

-importanza dell’argomento

-maturità linguistica

-importanza dell’argomento

3) I lavori degli autori selezionati saranno stampati in un piccolo catalogo, mantenendo una linea grafica

comune a tutti i partecipanti, creando così una vera e propria collana fotografica. Ogni volume entrerà a far

parte di diritto nella permanente dell’archivio A.M.I. e successivamente del MUFOCO (Museo di Fotografia

Contemporanea) che lo accoglierà in maniera permanente. Oltre che fisico, predisporremo un archivio

digitale.

4) Ogni anno verrà organizzata una tavola rotonda per attestare lo stato dell’avanzamento della raccolta

del materiale fotografico, le caratteristiche e qualità, in modalità di report digitale/scritto.

5) Al termine del percorso è prevista una mostra itinerante divulgativa del progetto.

Gli appuntamenti fino a Maggio 2022 

(sarà possibile l’introduzione di ulteriori date in periodi e luoghi diversi)
  • Presentazione al Festival della FOTOGRAFIA ETICA 26 settembre 2021, lancio progetto
  • MUSA Fotografia a Monza 5/6/7 Novembre 2021 
  • OFFICINE FOTOGRAFICHE ROMA 11/12/13 Febbraio 2022 
  • MOOD Photography a Pescara 4/5/6 marzo 2022 
  • FOTOGRAFIA EUROPEA fine Aprile/Maggio 2022
  • Lucca PHOTOLUX Maggio/Giugno 2022 

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Fujifilm Italia al sostegno del progetto A.M.I.

FUJIFILM ITALIA, sempre pronta a incentivare iniziative legate alla fotografia, veste il ruolo di madrina sostenitrice che con la propria esperienza e conoscenza del settore, avrà cura di rendere l’A.M.I. un progetto a lungo termine. FUJIFILM Italia, inoltre, sarà presente in ogni tappa supportando e creando un filo diretto con le nuove generazioni di fotografi, amatoriali, semplici appassionati, o professionisti.

Alla tavola rotonda per la discussione degli avanzamenti in essere, per tutto il periodo del progetto, presenzieranno rappresentanti di ognuna di queste organizzazioni.

SITO: https://www.archiviomobileitaliano.it/

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Simone Cerio simonecerio@gmail.com – 3935682404

Sara Munari sara@saramunari.it 3383782915

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