I migliori documentari sulla Street photography

Buongiorno a tutti, state bene? Ecco una mia selezione di documentari che potrebbero migliorare la vostra fotografia per strada, sicuramente miglioreranno la vostra conoscenza! 🙂 ciao

Sara

Master Photographers (BBC – 1983)

Questo documentario si trova su YouTube È stato girato nel 1983 ed è stato una produzione della BBC. Lo scopo di questa breve serie di documentari era di intervistare i Master Photographers che mostravano alcuni dei loro lavori. Qui sotto la serie completa:

  • Jaques-Henri Lartique (1894-1986) – 35 minuti
  • Andre Kertesz (1894-1985) – 31 minuti
  • Bill Brandt (1904-1983) – 35 minuti
  • Ansel Adams (1902-1984) – 34 minuti
  • Andreas Feininger (1906-1999) – 35 minuti
  • Alfred Eisenstaedt (1898-1995) – 34 minuti

Contacts Vol 1, Vol 2 and Vol 3

Un incredibile viaggio attraverso le opere di quasi tutti i Maestri della Fotografia vissuti prima del 2001, anno in cui è stato pubblicato il Vol 3. Il contenuto  del documentario ci mostra come, da una serie di numerosi provini a contatto,  il fotografo spiega  i motivi per cui ha scelto le sue immagini e perché.

The Genius of Photography (BBC – 2007)

Un documentario molto ben realizzato dalla BBC che racconta l’intera Storia della fotografia fino al 2007. La BBC ha fatto un lavoro incredibile, spiegando le origini della fotografia e ritraendo un numero incredibile di fantastici fotografi . Puoi trovare maggiori informazioni sul sito ufficiale della BBC oppure acquistare i DVD online. 

Henri Cartier-Bresson: L’amour Tout Court (“Just Plain Love”)

Un documentario molto interessante fatto di mini spiegazioni sul come e il perché alcune delle foto di H.C.B. e su dove sono state scattate. Le spiegazioni date da lui, all’età di 92 anni nel 2001, quando questo film è stato realizzato. L’Amour Tout Court è disponibile su YouTube in francese.

Henri Cartier-Bresson: The Impassioned Eye (2003)

Un altro straordinario documentario sul lavoro di Henri Cartier Bresson. Questo film è stato girato nel 2003, un anno prima della sua morte. Qui, H.C.B. ci mostra alcuni dei suoi migliori lavori fotografici e anche alcuni dei suoi disegni. L’intero film è girato sotto forma di intervista. Il documentario è disponibile solo su DVD.

The Decisive Moment (1973)

Questo breve documentario, diretto da H.C.B., dura solo 18 minuti. È disponibile su YouTube.

William Eggleston in the Real World (2005)

Tenete duro perché sembra noioso! Il documentario ci svela  William Eggelston e quanto questo fotografo abbia capito i colori  nelle fotografie. Il documentario è disponibile su DVD.

The Many Lives of William Klein (BBC – 2012)

William Klein, fotografo straordinario, personaggio eccentrico che  è riuscito a plasmare la fotografia di moda con la Street Photography, creando un mix incredibile di entrambi. Questo fantastico documentario è disponibile online su YouTube.

Magnum: The Changing Of The Myth (1999)

Questo documentario è stato girato alla fine degli anni ’90, nel 1999 e descrive la storia dell’agenzia Magnum Photos, l’agenzia fotografica più famosa al mondo, fondata da Robert Capa, Henri Cartier Bresson e altri famosi maestri della fotografia. È disponibile online su YouTube.

Daido Moriyama: Near Equal (2001)

Daido Moriyama è un fotografo giapponese che è riuscito a catturare immagini straordinarie, emozionanti e uniche. Il documentario è in giapponese, ma è disponibile su YouTube con sottotitoli in  inglese.

STRAND, Under The Dark Cloth (1989)

Paul Strand ha prodotto lavori fantastici ed era anche interessato al cinema. Il film include interviste con le mogli di Strand, Hazel Kingsbury e Virigina Stevens, e colleghi e amici Leo Hurwitz, Georgia O’Keeffe, Cesare Zavattini, Fred Zinneman e altri. Questo documentario è disponibile su YouTube.

Henri Cartier-Bresson: Pen, Brush and Camera (1998)

In sostanza è un’intervista sulla vita del fotografo, lavoro, idee e convinzioni. Documentario di 50 minuti del 1998 , presente su YouTube.

Il mondo secondo Martin Parr

Disponibile su YouTube documentario sul fotografo, ancora in vita, influenzato da William Eggleston. Le fotografie a colori sono la sua specialità, ma è anche un fotografo di strada davvero straordinario.

Joel Meyerowitz: Street Photography (1981)

Street Photographer, noto per le sue fotografie a colori delle strade di New York, Joel Meyerowitz è un’ispirazione per migliaia di fotografi di tutto il mondo. In questo documentario, Colin L. Westerbeck, Jr. intervista il fotografo, mentre è in giro per le strade di New York. Documentario disponibile su YouTube.

Diane Arbus (documentario, 1972)

Anima tormentata del mondo della fotografia, cambia il modo di vedere il ritratto per strada.  Documentario disponibile su YouTube.

Vivian Maier: chi ha preso le immagini di Nanny (BBC – 2013)

La fotografa ha girato per molti anni nelle strade, riprendendo ottime immagini, lavorando nel frattempo come baby sitter per diverse famiglie. Il suo lavoro è stato scoperto alcuni anni fa e da allora è stata quasi idolatrata. Documentario disponibile su YouTube.

Alla ricerca di Vivian Maier è seguito poco dopo, con un progetto di Kickstarter che ha finanziato il film.

Il documentario riguarda la scoperta di 100.000 negativi di un fotografo inizialmente misterioso che ha scioccato il mondo della fotografia e si concentra sulla sua vita misteriosa e sul suo lavoro , con “fotografie inedite, film e interviste di persone che pensavano di conoscerla”. Disponibile in DVD.

Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.

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Street photography | Attenzione! Può creare dipendenza

Baci

Sara

Sara Munari

Bellissimo documentario d’epoca su Diane Arbus

 

Ciao,

ho trovato su Youtube un documentario d’epoca (è del 1972) su Diane Arbus. Spero vi piaccia.

A lei avevamo già dedicato una pagina tra i nostri “Maestri della Fotografia”.

Vi riporto comunque qua sotto la sua biografia da Wikipedia. Trovo sempre interessante cercare nella biografia di una persona le motivazioni che possono averla spinta  a fare qualcosa.

Ciao

Anna

Diane Arbus, nata Diane Nemerov (New York, 14 marzo 1923 – Greenwich Village, 26 luglio 1971), è stata una fotografa statunitense di origini russe.

La gioventù (1923-1945)

Diane Nemerov nasce in seno ad una ricca famiglia ebrea di New York proprietaria della catena di grandi magazzini Russek’s: il padre è David Nemerov e la madre Gertrude Russek. È la seconda di tre figli: il fratello maggiore, Howard Nemerov, più grande di Diane di tre anni, diventerà noto come uno dei maggiori poeti americani; la sorella minore, Renée, è una scultrice. Anche il padre David, dopo essersi ritirato dagli affari farà il pittore, con un discreto successo commerciale. Dal 1930 Diane frequenta la “Ethical culture school” a New York e negli anni successivi la Fieldston School. A soli 14 anni conosce Allan Arbus, di cinque anni più anziano, all’epoca commesso da Russek’s, e se ne innamora. Il rapporto non è ben visto dalla famiglia di Diane, ma lei lo sposerà appena compiuti i 18 anni, il 10 aprile del 1941. Tuttavia i Nemerov rimangono in buoni rapporti con la figlia. Il primo lavoro dei giovani sposi è un servizio fotografico pubblicitario per la catena del padre, i Grandi Magazzini Russek’s. Diane è considerata una ragazza molto dotata ed è incoraggiata a prendere lezioni private di disegno, ma pur di sposare Allan non esita rinunciare all’università. Durante la seconda guerra mondiale Allan fa il servizio militare lavorando come fotografo per l’esercito. Alla fine del 1944 Allan è in Birmania, il 3 aprile 1945 nasce la figlia Doon Arbus. In quel periodo Diane torna a stare in casa dai suoi genitori.

Diane e Allan Arbus fotografi (1945-1959)

Alla fine del conflitto Allan e Diane decidono di fare i fotografi, visto che nel 1941 si erano già occupati brevemente di moda e Allan aveva accumulato una notevole esperienza come fotografo nell’esercito. All’inizio sembra che Diane si limiti a fare da assistente ad Allan; lo studio comunque si chiama “Diane & Allan Arbus”. La Arbus studierà fotografia brevemente con Berenice Abbott nel 1947, poi con Brodovitch nel 1955, infine con Lisette Model, con cui studia nel 1956 e nel 1957. In una intervista a Newsweek Diane racconta così la sua amicizia con la Model: “Finché non studiai con Lisette sognavo di far fotografie, ma non le facevo davvero. Lisette mi disse che dovevo divertirmi nel farlo…”. Le esperienze con Aleksej Česlavovič Brodovič, Art Direcor di Harper’s Bazaar, alla New School for Social Research e con Berenice Abbott le sono state utili, ma i migliori risultati sono sicuramente dovuti all’insegnamento della Model.

È proprio grazie all’esperienza con Lisette che Diane supera la sua timidezza e trova il coraggio di fotografare i soggetti che desidera. Il primo servizio pubblicato dalla coppia è del 1947, su Glamour. È un servizio sui pullover. Con Glamour lavoreranno spesso negli anni successivi, ma anche con le riviste Seventeen e Vogue. Nel 1951 Diane e Allan lasciano per un anno il lavoro sulla moda per un viaggio in Europa. Il 16 aprile del 1954 nasce la seconda figlia Amy Arbus. Diane per il parto rifiuta l’anestesia, e si dice che abbia descritto la cosa come una delle migliori esperienze della sua vita. In questi anni Diane conosce un giovane fotografo, allora ai primi passi, un certo Stanley Kubrick. Nel 1955 una foto di Diane e Allan, un padre che legge il giornale al figlio, sdraiato sul letto, è esposta nella monumentale mostra di Edward Steichen The Family of man (La famiglia dell’uomo). Diane collaborerà con il marito Allan solamente fino al 1956, anche se ancora per qualche anno appariranno fotografie che continuano a riportare i crediti di entrambi.

Ancora alla fine degli anni Cinquanta Diane lavora con una Nikon 35mm. “Dapprincipio mi piaceva la grana. Ero affascinata dal suo effetto nella stampa, perché tutti quei piccoli punti formavano un arazzo e ogni dettaglio andava letto attraverso di essi. La pelle era come l’acqua e il cielo, si aveva più a che fare con la luce e l’ombra che con carne e sangue”, dirà in una intervista anni dopo (Aperture 1972, trascrizione di una lezione del 1971). Nel 1957 il padre di Diane, David Nemerov, lascia la presidenza dell’azienda di famiglia e da pensionato si dedica con un discreto successo commerciale alla pittura. Nel 1958 in una mostra vende quarantadue quadri a olio. Diane e Allan conoscono anche Robert Frank e la moglie Mary, nel 1958, nel pieno delle riprese di “Pull my daisy”; Allan, che ha sempre desiderato fare l’attore, ha una piccola parte nel film. Nel periodo fra il 1957 e il 1960 Diane scopre l’Hubert’s Museum, un “baraccone” situato all’angolo fra la 42^ e Broadway, dove si esibisce una serie di bizzarre figure che la Arbus fotograferà più volte negli anni. Più o meno in questo periodo il matrimonio di Diane e Allan va in crisi. I due si separano nel 1959, ma informano la famiglia di lei solo tre anni dopo. Divorziano dieci anni dopo, nel 1969.

Dopo la separazione dal marito Allan (1959-1965)

Diane conosce Emile De Antonio, distributore del film di Robert Frank “Pull my daisy”. Emile, detto “De” fa vedere alla Arbus Freaks, il film del 1932 di Tod Browning, già divenuto un cult movie. Visti i soggetti della Arbus è sicuramente uno dei film che maggiormente si avvicinano alla sua estetica. Si dice che lo abbia visto e rivisto molteplici volte. Un altro luogo in cui ritroviamo spesso Diane Arbus a fare fotografie è il Club ’82, situato nella lower Manhattan e frequentato da una serie di figure molto particolari. Fra i primi soggetti fotografati dalla Arbus in questi anni si contano “Miss Stormé de Larverie, la donna che si veste da uomo”, e “Moondog”, un gigante cieco con una grande barba e corna da Vichingo che passa otto ore al giorno fra la 50ma ovest e la Sixth Avenue. Va notato che Arbus non si limita a fotografare di sfuggita questi personaggi, ma instaura con loro un vero rapporto di amicizia, talvolta anche profondo. Molti di loro vengono fotografati più volte nel corso degli anni, come accade all’uomo messicano affetto da nanismo “Cha cha cha”, nome d’arte di Lauro Morales, ritratto in una delle foto più famose della Arbus.

Le prime foto dell’uomo sono del 1960, ed è ancora la Nikon 35 mm la macchina usata; fino a quella divenuta famosa del 1970 fatta con la Mamiya, una macchina medio formato. Anche molti dei protagonisti dell’Hubert’s Museum, il baraccone delle meraviglie nella 42ma strada, sono ritratti spesso dalla Arbus. Anche se inizialmente viene vista con sospetto dai soggetti, riesce spesso ad instaurare con le persone fotografate un rapporto di intimità, e ad essere accettata da loro. La sua prima pubblicazione è “The Vertical Journey”, sei foto pubblicate nel 1960 sulla rivista Esquire. A questo segue nel 1961 “The full circle” su Harper’s Bazaar. I suoi soggetti rappresentano una scelta così inconsueta che vengono pubblicati solo grazie all’insistenza di Marvin Israel, suo caro amico (e suo amante, secondo la biografia della Bosworth), che all’epoca è appena diventato art director per la rivista.

Pare che Nancy White, redattore capo di Harper’s Bazaar, fosse contraria alla pubblicazione. In effetti il risultato immediato fu qualche disdetta dell’abbonamento alla rivista. Va notato come entrambi i titoli siano anche raffinate citazioni di letteratura. “The vertical Journey” del viaggio di “Alice nel paese delle meraviglie”, e “The full circle” di Shakespeare (Il cerchio completo. Chi è colui che mi può dir chi sono?) Il 1962 è l’anno del passaggio alla Rollei, non senza qualche difficoltà iniziale. La Arbus sviluppa anche un nuovo filone di interesse, quello per i nudisti. Sempre nel 1962 “Show” pubblica le foto di Mae West della Arbus, che sembra però non siano piaciute molto alla diva. Le difficoltà con i soggetti ritratti per i lavori su commissione, che non gradiscono affatto il modo con cui la Arbus li ritrae, saranno una delle costanti del suo lavoro. Nel 1963 Diane Arbus vince la sua prima borsa di studio della Guggenheim. In questi anni  In questi anni frequenta il famoso fotografo di moda Richard Avedon. Fra il 1964 e il 1965 Diane Arbus è spesso in giro per New York a fare fotografie.

Il MOMA e le borse di studio del Guggenheim (1965-1969)

Nel 1965 il MOMA presenta tre fotografie della Arbus in una mostra dal titolo “Acquisizioni recenti”. L’anno prima le aveva acquistato sei immagini (più una in regalo). La reazione del pubblico non è di indifferenza. Spesso le fotografie dovevano essere pulite dagli sputi dei visitatori. Nel 1965 Diane tiene un corso di fotografia alla Parson school of design. Invece di far studiare l’arte sui libri la Arbus porta gli studenti a vedere le opere nei musei. Nel 1966 Diane è in Giamaica, fotografa per il New York Times delle foto di moda per bambini. Nel 1967 il MOMA espone trenta sue foto nella mostra “New Documents” insieme a foto di Gerry Winograd e Lee Friedlander.

La mostra è un grande successo, nonostante le polemiche che la accompagnano. L’etichetta di “fotografa di mostri” che le viene cucita addosso non piace a Diane. Secondo la Bosworth, Diane ha sempre sofferto di crisi depressive, ma a causa di un’epatitecontratta nel 1968 – causata forse dall’abuso di farmaci – smette di prendere gli antidepressivi. Nell’aprile del 1969 è a Londra, fotografa per le riviste Nova e il Sunday Times. Su Nova escono le sue foto di sosia di personaggi famosi: sono gli anni in cui Diane si vede spesso alle manifestazioni pro e contro la guerra in Vietnam. Alla fine del 1969 la Arbus si trasferisce al Wesbeth, un condominio di New York che per statuto accetta solo artisti.

Un corso per una Pentax (1970-1971)

Nel 1970 prova la Pentax 6×7 di un suo amico fotografo, Hiro. Ne rimane entusiasta, le proporzioni sono circa le stesse delle lastre 8×10 dei banchi ottici usati nelle foto di moda. Inoltre la visione attraverso il mirino le ricorda quella di “una grande 35mm”. Per poterla acquistare organizza un corso di fotografia a cui partecipano 28 allievi, fra cui troviamo anche Eva Rubinstein, figlia del grande pianista Arthur Rubinstein destinata a diventare anche lei una grande fotografa. La Arbus è ormai un mito fra i giovani fotografi. Nel 1970 Art Forum pubblica le sue foto. È molto insolito per un mensile che di solito si occupa di arte astratta. Nel 1970 Diane inizia a fotografare dei disabili in un istituto. Come suo solito non si tratta di una sola sessione fotografica, ma vi tornerà diverse volte. È la serie che diventerà nota dopo la sua morte con il titolo di “Untitled”. La Arbus confiderà a Lisette Model di aver cambiato idea sui risultati ottenuti.

Dice la Model: “Inizialmente ne era molto contenta, ma ora le sembrava di avere perso il controllo della situazione”. Fra gli ultimi soggetti della Arbus vi sono però anche le prostitute e i clienti di alcuni bordelli sadomaso. Di questi lavori sono noti solo pochi scatti. Ormai la depressione di cui ha sempre sofferto si è fatta più grave. Pare aver perso l’interesse nella fotografia. Anche il crescente carico di responsabilità connesso al successo sembra contribuire a schiacciarla. Il 26 luglio 1971 si suicida ingerendo una forte dose di barbiturici e tagliandosi i polsi nella vasca da bagno. La troveranno un paio di giorni dopo, con il corpo già in avanzato stato di decomposizione.

Dopo la sua morte

Nel 1972 inizia la consacrazione di Diane Arbus. Prima la Monografia della Aperture e poi l’esposizione delle sue foto alla Biennale di Venezia, una partecipazione decisa dalla Arbus poco prima della sua morte, la proiettano direttamente nell’Olimpo dei grandi. Fra le grandi mostre della Arbus dopo la sua morte ricordiamo solo “Diane Arbus Revelations” del 2004, che per la prima volta rende disponibile al pubblico una grande quantità di documenti biografici e molte foto precedentemente mai pubblicate.

Fotografie famose

Le fotografie per cui la Arbus è oggi maggiormente conosciuta sono quelle che ritraggono gli esseri umani nella loro diversità, nello scostarsi dalla “normalità” data per scontata, una normalità a volte messa in discussione dalla stessa natura, a volte da scelte personali. Il suo approccio tuttavia non è mai voyeuristico, anzi, la consapevolezza della diversità non sminuiva i suoi soggetti, come avrebbe potuto avvenire facilmente. Nella maggior parte dei suoi ritratti i soggetti si trovano nel proprio ambiente, apparentemente a proprio agio; invece, è lo spettatore che è messo a disagio dall’accettazione del soggetto del proprio essere “freak”. Negli anni sessanta ricevette due borse di studio dalla Fondazione Guggenheim e insegnò fotografia in diverse scuole a New York e Amherst negli ultimi anni della propria vita. In seguito a sempre più frequenti crisi depressive, si tolse la vita il 26 luglio 1971.

La Arbus prediligeva le macchine fotografiche reflex medio formato che davano foto quadrate. Molte sue fotografie sono apparse su riviste come Harper’s Bazaar, Esquire e The Sunday Times. Ha studiato per molto tempo con l’amico Richard Avedon. Nel 2006 Nicole Kidman ha interpretato la fotografa nel film Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus diretto da Steven Shainberg. La storia (inventata) si propone di mostrare come Diane abbia potuto apprezzare il mondo della diversità entrando gradualmente nel mondo dei freaks.

Child with Toy Hand Grenade in Central Park, New York, (1962) – Un ragazzino magrissimo con le braccia lungo il corpo ma irrigidite. Nella mano destra regge una granata giocattolo, mentre la sinistra imita un artiglio. Il volto potrebbe essere descritto come maniacale. La Arbus catturò questa espressione facendo stare fermo il ragazzino, mentre lei continuava a muoverglisi attorno sostenendo che stava cercando l’angolo giusto. Dopo poco il ragazzo divenne impaziente e le disse di spicciarsi a fotografare, creando l’espressione che potrebbe sembrar comunicare che il ragazzo ha in mente la violenza, mentre stringe saldamente in mano la granata giocattolo; tutto sommato era un comune ragazzo intenzionato a giocare con la camera della Arbus.

Identical Twins, (1967) – Una foto di due giovani sorelle gemelle, una a fianco dell’altra, vestite di velluto. Una leggermente sorridente e l’altra leggermente imbronciata sono la caratteristica bipolare della fotografa stessa.

Jewish Giant at Home with His Parents in The Bronx, NY, 1970 – Una foto di Eddie Carmel, il “Gigante Ebreo”, ritratto nel suo appartamento assieme ai genitori molto più bassi di lui. Alcuni interpretano come la foto mostri che il corpo inusuale di quest’uomo non gli abbia impedito di avere una vita familiare normale e felice. Altri vedono una certa rigidità nella postura dei genitori e trovano che mostri un distacco tra Eddie e la sua famiglia, forse un’indicazione di disappunto o di tristezza per il suo strano aspetto e per la sua vita prevedibilmente breve; altri vedono nell’espressione della signora Carmel che guarda suo figlio la sorpresa, come se lo incontrasse per la prima volta.

Irving Penn

 

Irving Penn (Plainfield, 16 giugno 1917 – New York, 7 ottobre 2009) è stato un fotografo statunitense.

Era il fratello maggiore del famoso regista Arthur Penn (1922-2010).

Dopo le scuole pubbliche, compiuti i diciotto anni, si iscrisse al corso di disegno pubblicitario della durata di quattro anni tenuto da Alexey Brodovitch, capo redattore di Harper’s Bazar magazine presso la School of Industrial Art di Philadelphia.

Nel 1938 riuscì a lavorare come art director allo Junior League Magazine. A venticinque anni lasciò il lavoro e partì per il Messico dove iniziò a dipingere, ma dopo un anno si convinse che non sarebbe mai diventato un grande artista e, tornato a New York, nel 1943 divenne assistente di Alexander Liberman, art director della rivista Vogue. Nel 1948 realizzò alcuni servizi per la rivista in Perù, mentre le diverse campagne fotografiche legate al mondo della moda realizzate nel corso degli anni cinquanta gli conferirono la prima fama internazionale.

Nel 1967 creò un piccolo studio fotografico da viaggio, con il quale era in grado di fotografare sullo stesso scenario in ogni parte del mondo e in ogni condizione: nacque così la famosa serie dei Worlds in a small room (mondi in una piccola stanza), nella quale si alternavano ritratti di personaggi celebri e fotografie di gruppo dove l’etnografia si mescolava alla moda.

Mentre proseguiva la sua attività di fotografo di moda, nel 1977 il Metropolitan Museum di New York presentò il ciclo Street Material (materiale di strada), nel quale Penn fotografava i resti abbandonati dell’esistenza quotidiana, conferendo loro un nuovo valore estetico.

Nel 1980 vennero esposti per la prima volta i nudi realizzati nel 1950, mentre nel 1986 vide la luce una nuova serie di nature morte, questa volta dedicate ai crani animali. Divenuto ormai uno dei fotografi più rinomati del mondo, si susseguono le mostre e le pubblicazione a lui dedicate. In particolare, si ricordano le retrospettive al MOMA di New York nel 1984, quella alla National Portrait Gallery di Washington nel 1990 e quella prodotta dal Moderna Museet di Stoccolma nel 1995, in occasione di una grande donazione del fotografo al museo svedese.

Irving Penn si distinse per il suo stile classico che rompeva con l’impostazione sperimentale delle avanguardie e presentava la figura da ritrarre in forte contrasto con lo sfondo. Alcune sue immagini sono riconoscibili: spesso si trattava di ritratti eseguiti disponendo il soggetto da riprendere davanti a due fondali disposti ad angolo.

È deceduto nel 2009 a 92 anni nella sua casa di Manhattan.

Noto per la fotografia di moda, il repertorio di Penn include anche ritratti di grandi creativi, fotografia etnografica dal mondo, still-life modernisti di cibo, ossa, bottiglie, metallo e oggetti trovati, nonchè reportage di viaggio.

Penn è stato tra i primi fotografi a ritrarre i soggetti contro un semplice sfondo grigio o bianco ed ha utilizzato efficacemente questa semplicità. Espandendo l’ambiente austero del suo studio, Penn costruì un set di sfondi angolati verticali, a formare un angolo acuto. I soggetti fotografati con questa tecnica comprendono Martha Graham, Marcel Duchamp, Pablo Picasso, Georgia O’Keeffe, W. H. Auden, e Igor Stravinsky.

Le composizioni still-life di Penn sono minimaliste e ben organizzate, assemblaggi di cibo o oggetti che articolano l’intereazione astratta di linee e volumi. Le fotografie di Penn sono composte con grandissima attenzione ai dettagli, che prosegue poi nella sua abilità nello sviluppo e nella stampa.

Penn sperimentò molte tecniche di stampa, tra cui stampe su lastre di alluminio rivestite con emuslione di platino, dando all’immagine quel calore che mancava alle stampe all’argento. Le sue stampe in bianco e nero sono ricordate per l’alto contrasto, che conferisce loro un aspetto pulito e “croccante”.

Pur immerso nella tradizione modernista, Penn si avventurò anche oltre i confini della creatività. La mostra “Earthly Bodies” consisteva in una serie di nudi posati, le cui forme fisiche variavano da magro a paffuto; nonostante le fotografie fossero state scattate nel 1949 e nel 1950, non furono mai esibite fino al 1980.

 

Irving Penn (June 16, 1917 – October 7, 2009) was an American photographer known for his fashion photography, portraits, and still lifes. Penn’s career included work at Vogue magazine, and independent advertising work for clients including Issey Miyake and Clinique. His work has been exhibited internationally and continues to inform the art of photography.

Penn was born to a Russian Jewish family on June 16, 1917 in Plainfield, New Jersey, to Harry Penn and Sonia Greenberg. Penn’s younger brother, Arthur Penn, was born in 1922 and would go on to become a film director and producer. Penn attended the Philadelphia Museum School of Industrial Art (now the University of the Arts) from 1934 to 1938, where he studied drawing, painting, graphics, and industrial arts under Alexey Brodovitch. While still a student, Penn worked under Brodovitch at Harper’s Bazaar which published several of Penn’s drawings.

Penn worked for two years as a freelance designer and making his first amateur photographs before taking Brodovitch’s position as the art director at Saks Fifth Avenue in 1940. Penn remained at Saks Fifth Avenue for a year before leaving to spend a year painting and taking photographs in Mexico and across the US. When Penn returned to New York, Alexander Liberman offered him a position as an associate in the Vogue magazine Art Department. Penn worked on layout for the magazine before Liberman asked him to try photography.

Penn’s first photographic cover for Vogue magazine appeared in October 1943. Penn continued to work at the magazine throughout his career, photographing covers, portraits, still lifes, fashion, and photographic essays. In the 1950s, Penn founded his own studio in New York and began making advertising photographs. Over the years, Penn’s list of clients grew to include General Foods, De Beers, Issey Miyake, and Clinique.

Penn met Swedish fashion model Lisa Fonssagrives at a photoshoot in 1947. In 1950, the two married at Chelsea Register Office, and two years later Lisa gave birth to their son, Tom Penn, who would go on to become a metal designer. Lisa Fonssagrives died in 1992. Penn died aged 92 on October 7, 2009 at his home in Manhattan.

Best known for his fashion photography, Penn’s repertoire also includes portraits of creative greats; ethnographic photographs from around the world; Modernist still lifes of food, bones, bottles, metal, and found objects; and photographic travel essays.

Penn was among the first photographers to pose subjects against a simple grey or white backdrop and he effectively used this simplicity.Expanding his austere studio surroundings, Penn constructed a set of upright angled backdrops, to form a stark, acute corner. Subjects photographed with this technique included Martha Graham, Marcel Duchamp, Pablo Picasso, Georgia O’Keeffe, W. H. Auden, and Igor Stravinsky.

Penn’s still life compositions are sparse and highly organized, assemblages of food or objects that articulate the abstract interplay of line and volume. Penn’s photographs are composed with a great attention to detail, which continues into his craft of developing and making prints of his photographs.Penn experimented with many printing techniques, including prints made on aluminum sheets coated with a platinum emulsion rendering the image with a warmth that untoned silver prints lacked. His black and white prints are notable for their deep contrast, giving them a clean, crisp look.

While steeped in the Modernist tradition, Penn also ventured beyond creative boundaries. The exhibition Earthly Bodies consisted of series of posed nudes whose physical shapes range from thin to plump; while the photographs were taken in 1949 and 1950, they were not exhibited until 1980.

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Anna