UN LIBRO SULLA FOTOGRAFIA

 

(e sulle donne che con la fotografia hanno raccontato sé stesse, il loro pensiero e la società attorno)

E’ finito nelle mie mani forse attrattato dell’amore che nutro per le cose che non hanno vie di mezzo, questo  libro di un autore senza mezze misure appunto: Pino Bertelli.

Di lui vi abbiamo parlato in passato presentandovi un saggio su Diane Arbus (che trovate qui); oggi vi parliamo, invece, di una raccolta di saggi dal titolo La fotografia ribelle edito da Nda Press nel quale vengono raccontate 27 fotografe, solo donne e tutte per certi versi “colpevoli” di avere, col loro lavoro, contribuito a rivoluzionare la fotografia, nel bene e nel male a detta dell’autore.

Di seguito il dettaglio dei nomi che troverete e, nei titoli dei singoli capitoli,  piccole avvisaglie del contenuto:

Eve Arnold: Sulla fotografia al tempo della gioia;

Lisetta Carmi: La luce e la grazia della fotografia autentica;

Claude Cahun: Sulla grazia della fotografia lesbica;

Margaret Bourke-White: Della bellezza aristocratica dello sguardo;

Cindy Sherman: L’immagine allo specchio e il trionfo della merce;

Ruth Orkin: La visione della realtà;

Gerda Taro: Il pane, le rose e la fotografia nella rivoluzione di Spagna;

Annemarie Schwarzenbach: Sulla fotografia sociale di una ribelle;

Leni Riefenstahl: Dal trionfo della volontà all’apologia del corpo;

Nancy “Nan” Goldin: La provocazione del corpo o l’elogio dell’imperfezione;

Annie Leibovitz: Della fotografia fatalista;

Paola Agosti: Sulla fotografia dell’indignazione;

Dorothea Lange: Sulla fotografia del disinganno;

Carla Cerati: Sulla fotografia del desiderio;

Alexandra Boulat: Il coraggio della fotografia;

Francesca Woodman: Sulla fotografia dell’esistenza;

Marialba Russo: Sulla fotografia mediterranea;

Gisèle Freund: Sulla fotografia delle passioni;

Vivian Maier: Sulla fotografia della vita quotidiana;

Tina Modotti: Della fotografia sovversiva / Dalla poetica della rivolta all’eticadell’utopia;

Diane Arbus: Della fotografia trasgressiva / Dall’estetica dei “Freaks” all’etica della ribellione;

Liu Xia: Sulla fotografia dei diritti umani;

Martine Franck: Sulla fotografia della tenerezza;

Cristina García Rodero: Sulla magia della fotografia documentaria e della fotografia parassitaria;

Mary Ellen Mark: Nostra signora delle periferie;

Sally Mann: Sulla fotografia della rêverie o del Dionisiaco;

Letizia Battaglia: Sulla fotografia della libertà.

Non apritelo nemmeno però, se non avete voglia di affrontare un punto di vista rigido, perché l’autore non lascia spazio alla libera interpretazione, ma mettendovi le mani sulla schiena vi spinge con forza nel suo modo di vedere la fotografia, raccontandovi il ruolo sociale che dovrebbe avere il fotografo; il modo in cui, secondo lui, hanno o non hanno esercitato quel ruolo le autrici di cui parla e, infine, descrivendo criticamente la società stessa nella quale via via si andavano ad inserire i lavori creati.

Metaforicamente è un po’ come se Bertelli portandovi a visitare un immenso palazzo, chiudesse a chiave la porta d’ingresso principale e vi costringesse ad entrare dalle finestre salendo da una scala a pioli traballante, obbligandovi a guardare le stanze da un punto di vista forzatamente diverso.

Può piacere o non piacere, essere condiviso o meno, ma non può lasciare indifferenti l’approccio sfrontato, ma spietatamente sincero di Bertelli, e in un periodo in cui tutti cercano di abbassare il livello del confronto in qualsiasi campo esso si sviluppi, privandolo del vivido vigore necessario a favorire la crescita culturale e personale, attraversando le pagine di questo libro il vostro senso critico troverà certamente un terreno fertile nel quale crescere: si tratti di una crescita che si appoggi al pensiero di Bertelli o che con esso si scontri.

Per l’acquisto del libro.

Annalisa Melas

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Alec Soth con Francesco Zanot

Sul sito sono apparsi altri due articoli relativi all’autore di cui parleremo oggi, questo quindi è solo un altro spunto per approfondirne la conoscenza.

Si tratta di una lunga intervista, un piacevole percorso attraverso le immagini e il lavoro di Alec Soth.

Come ho scelto il libro?

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Ho visto la foto di copertina vagando nella rete alla ricerca di qualcosa da leggere, mi ha fatto pensare a un vecchio albergo a tre stelle un po’ polveroso, con un immenso bisogno di essere ristrutturato, così mi sono chiesta chi l’avesse scattata dove e perché.

Ho cercato il nome dell’autore scoprendo che l’immagine fa parte di Niagara, uno dei suoi principali lavori e dopo aver gironzolato fra questi ultimi mi sono convinta ad approfondirne la conoscenza.

Ebbene, il testo in questione può essere visto come un modo informale per scoprire alcune delle scelte fatte da Soth durante la produzione dei suoi lavori ed è sicuramente adatto anche a coloro i quali hanno poco tempo a disposizione da dedicare alla lettura: bastano davvero dieci minuti e non si rischia di perdere il filo del discorso, perché in un botta risposta, che prende spunto da  78 immagini in successione casuale e tratte da diversi lavori, il testo affronta in modo rapido le scelte stilistiche, i dubbi e le modalità di lavoro di Soth.

Leggendo si ha come la sensazione di essere seduti davanti a un tavolo da Ping Pong (il titolo della versione in inglese “ping pong conversation” non dev’essere casuale del resto) dove i due giocatori si  passano la pallina lentamente cercando solo di non farla cadere in terra per non interrompere il gioco. A noi rimane il potere, aprendo e chiudendo il libro di interrompere quella partita ogni volta che ci pare, riprendendola sempre dal punto in cui l’abbiamo lasciata.

Sicuramente si apprezza di più il contenuto delle pagine dopo aver visto i lavori di Soth, ma anche leggerlo a prescindere dalla conoscenza del fotografo può essere interessante, perché attraverso la conoscenza delle modalità operative e delle scelte di un’altra persona possiamo comprendere meglio le nostre e scoprire modi nuovi e diversi per guardare fuori dalla finestra di casa.

Di Annalisa Melas

Sito di Soth