La vincitrice del Premio Nazionale Musa per fotografe 2022 esporrà il progetto vincitore presso Musa fotografia!
Siamo lieti di invitarvi alla serata!
Prima Classificata settore Progetto personale, Fotografia concettuale, Ricerca, Still life
Benedetta San Rocco con il progetto CHOCOLATE & DIRTY CLOTHES
Data Inaugurazione mostra da Musa Fotografia – Via Mentana, 6 Monza:
15 Dicembre ore 18.30
Data Inaugurazione mostra da Musa Fotografia – Via Mentana, 6 Monza:
15 Dicembre ore 18.30
PRESENTAZIONE DEL LAVORO
Antonio Pantalone lasciò l’Italia per cercare lavoro.
La sua vita fu perennemente sospesa tra due realtà: il luogo di lavoro straniero
e il piccolo paese d’origine in abruzzo.
Nel mezzo la dogana.
Lì l’immigrato Antonio non ha nulla da dichiarare. Solo “panni sporchi e cioccolata
per i bambini”.
Nel 1962 nel cantiere di Brugg cedette un rinforzo. Crollarono tonnellate di terra.
Dopo dodici ore di scavi, i soccorritori trovarono due persone,
una vittima e un sopravvissuto.
Antonio fece da scudo. Probabilmente salvò la vita ad Angelo Lezoli.
Come lui emigrato dall’Italia.
Angelo tornò a casa. Antonio no.
Antonio Pantalone era mio nonno e aveva 39 anni.
Io non l’ho mai conosciuto eppure la sua storia fa parte della mia.
Partendo da un’immagine mancante sono arrivata altrove: dal momento dell’incidente le strade della mia famiglia e quella dei Lezoli si sono divise, solo dopo una
lunga ricerca, io le ho intrecciate di nuovo in questo progetto.
È sempre stato desiderio di mia madre incontrare la persona che per ultima aveva visto vivo suo padre e che per ultima sicuramente aveva sentito la sua voce.
Dopo oltre cinquanta anni di infruttuose ricerche io sono riuscita a trovarla.
Ho sfogliato e risfogliato i quotidiani e i settimanali dell’epoca che parlavano dell’incidente e che mia madre custodiva gelosamente per cercare qualche indizio: lì
erano riportati solo la provincia di provenienza, Parma, e il nome di Angelo Lezoli ma, come quello di mio nonno, era stato trascritto male. Dopo numerosi tentativi,
tutti vani, sono riuscita a risalire al suo vero nome. Grazie a un database digitale di lapidi, ho riconosciuto il suo volto, che avevo imparato nel tempo a delineare
attraverso le fotografie di quei giornali, e anche se ormai era un viso diverso, invecchiato, non ho avuto alcun dubbio, e così mi sono messa in contatto con uno
dei figli.
Per questo lavoro ho scelto di utilizzare solo le immagini che ho trovato negli archivi delle nostre due famiglie. Attraverso i racconti di mia madre sono riuscita a
costruire un immaginario: ho collezionato frammenti, spazi interstiziali e dettagli impalpabili per raccontare un’assenza che si manifesta sempre, per riflettere su
quanto rimane a chi aspetta al di qua del confine.
Seguirà festa di chiusura per le vacanze natalizie di Musa
Aperitivo e scambio auguri.
STAMPA DELLA MOSTRA. La mostra sarà stampata presso Fotofabbrica, laboratorio di Piacenza, specializzato nella stampa fine art di fotografie.
Sul finire del 1988 la trentanovenne fotografa statunitense, Annie Liebovitz, incontrò la famosa scrittrice Susan Sontag, considerata un “simbolo della sinistra americana” e fu subito amore: un amore che le condurrà ad una relazione di quindici anni, fino alla morte di Susan per cancro nel 2004.
Annie ama le provocazioni e non mostra alcuno scrupolo nel mostrare le immagini agghiaccianti della sua compagna sdraiata sul letto, consumata dalla malattia e dalla terapie, ritraendola anche subito dopo la morte adagiata nel feretro.
Anche in questi giorni il suo ultimo lavoro fa parlare di sé, attirando elogi, ma anche forti critiche. La fotografa si è recata in Ucraina e, su commissione della famosa rivista di moda Vogue, ha ritratto il Presidente e la moglie Olena che campeggia sulla copertina patinata con i suoi pantaloni neri e camicia bianca, mentre siede sugli scalini del palazzo presidenziale attrezzato a rifugio. In altri scatti gli sfondi parlano direttamente della guerra, dei soldati armati, delle rovine: le immagini della Liebowitz sono magnifiche, curate nella composizione, nel taglio e nei particolari, ma il cappotto azzurro indossato dalla giovane donna con atteggiamento disinvolto da modella navigata, ha fatto il giro del mondo, suscitando aspre critiche e reazioni sull’opportunità di occhieggiare alla moda in un momento tragico come quello che sta vivendo l’Ucraina e di conseguenza anche l’Europa.
Ma Annie non si scompone, è molto coraggiosa e sa gestire anche le sfide più difficili. In una serie di video sul web, la vediamo ad esempio camminare per ore sopra lande ghiacciate in condizioni climatiche assai complicate, alla ricerca della giusta inquadratura.
Eccellente ritrattista, ha seguito i Rolling Stones nel loro importante tour del 1975 attraverso gli Stati Uniti, realizzando splendide fotografie dei back stage e degli spettacoli in cui musicisti della celebre band vengono immortalati in tutta la loro prorompente vitalità. Rimanendo in ambito musicale non si può non ricordare uno scatto ormai diventato iconico, dedicato a John Lennon e sua moglie Oko Ono sdraiati abbracciati sul loro letto, foto realizzata cinque ore prima che il musicista venisse ucciso l’8 dicembre 1980.
Il Presidente Zelensky con la moglie Olena – da VogueOlena ZELENSKY sul campo di battaglia – Da Vogue
Molti personaggi famosi sono stati da lei immortalati e tra questi ne ricordiamo solo alcuni, come Merlyn Streep, Angiolina Jolie, Demi Moore, Hoko Ono, Patty Smith, il Presdente Obama e famiglia e la regina Elisabetta II nell’occasione della sua visita del 2007 negli Stati Uniti. Per un lungo periodo ha avuto l’incarico di ritrattista ufficiale della celebre rivista Vanity Fair, distinguendosi per lo stile asciutto, le inquadrature originali , le ricercate sfumature tonali e la stretta collaborazione con i suoi modelli di cui sa cogliere alcuni dei loro aspetti più intimi.
La regina Elisabetta II con la figlia, la principessa reale, nella White Drawing Room del Castello di Windsor, il 20 aprile, 2016
(Annie Leibovitz via Getty Images)La regina Elisabetta II con i suoi nipoti e pronipoti nella Green Drawing Room di Windsor Castle. I bambini sono James (8), visconte Severn e Lady Louise (12), figli del conte e della contessa del Wessex; Mia Tindall (2), che tiene la borsa della Regina ed è figlia di Zara e Mike Tindall; Savannah (5) e Isla Phillips (3, la prima a destra), figlie del nipote della regina Peter Phillips e di sua moglie Autumn; il principe George (2) e in braccio alla Regina la principessa Charlotte (11 mesi), figlia dei duchi di Cambridge William e Kate Middleton
20 aprile 2016
(Annie Leibovitz via Getty Images)La regina Elisabetta II in posa sulle scale del parco privato del Castello di Windsor con quattro dei suoi cani, da in alto a sinistra: Willow (razza corgi), Vulcan (razza dorgi), Candy (dorgi) e Holly (corgi), il 20 aprile 2016
(Annie Leibovitz via Getty Images)
Il suo talento di fotografa è ampiamente riconosciuto anche fuori dagli Stati Uniti: in Italia ha avuto commissioni importanti dalla Lavazza e dalla Pirelli realizzando calendari di cui il più famoso è quello del 2016 per la famosa fabbrica di pneumatici, calendario dedicato a dodici magnifiche figure femminili che si impongono davanti all’obiettivo di Annie con la loro prorompente personalità.
Per renderle onore ricordiamo che è stata la prima donna fotografa ad esporre alla National Portrait Gallery di Washington.
Annie Liebowitz & Susan Sontag, Women, Random House
Annie Liebowitz, Portraits 2005-2016, White Star, 2017
Sorgi Marcello, C’eravamo tanto amate, La Stampa, Torino 2009
GrandiFotografi.com ( blog di cultura fotografica )
Nel 2006 Barbara Liebowitz da realizzato un documentario sulla sorella Annie, dal titolo Annie Liebovitz:Life Through a Lens ( In Italia proiettato nel 2012)
Qui un documentario su di lei:
Articolo di Giovanna Sparapani
L’articolo ha solo uno scopo didattico e divulgativo, le immagini sono dell’autore e non sono vendibili o scaricabili per scopi differenti.
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Attraverso la sua arte cerca di mettere in discussione le concezioni tradizionali della corporeità esplorando la relazione tra il corpo e l’identità. Il pensiero occidentale ha tradizionalmente visto il soggetto umano in modo dualistico, come costituito da due entità separate: mente e corpo. Questa visione insiste sul fatto che “essere” significa soprattutto essere distinto dall’altro, essere sicuri e definiti entro i confini del corpo.
Fotografia di Antony Crossfield
Attraverso la sua fotografia cerca di sfidare queste concezioni sollevando il soggetto da interrogativi su chiusura e integrità. L’autore presenta il corpo non come un involucro protettivo che definisce i nostri limiti, ma come un organo di interscambio fisico e psichico tra corpi, una sorta di intersoggettività che produce identità. Il corpo si presenta come instabile, ambiguo, fluido e costantemente in movimento.
Molte delle sue immagini hanno come soggetto uomini proprio per sfidare la tradizione dell’oggettivazione delle donne, lavorando contro un discorso stereotipato sulla mascolinità. I suoi soggetti sono vistosamente carnosi, imperfette, soggetti a decadimento e vulnerabili. Ciò si traduce in una sorta di frammentazione del corpo che non è più lo spazio che assicura l’idea di sé, è il dominio in cui il sé viene contestato e messo in discussione.
Gli artisti internazionali confermati: Nick Brandt, Alexander Gronsky, Davide Monteleone, Erik Kessels, Bil Zelman, Arko Datto, Işık Kaya + Thomas Georg Blank, Frederik Heyman, Emanuela Colombo + Michela Benaglia,
Marcel Top, Quinn Russell Brown, Manuela Schirra + Fabrizio Giraldi, Francesco Tosini, Noeltan Arts, Sano/Sano, Lisetta Carmi
3 residenze artistiche:
Matteo Balsamini – Il Futuro in Puglia
Alessandro Cracolici – PhACES – Progetto di Arte generativa
Piero Percoco / Sam Youkilis – Live From Monopoli
Roma, 22 giugno 2022 – PhEST – See Beyond the Sea, si conferma un luogo di forte attrazione per quanti per studio, passione e professione hanno interesse per il mondo della fotografia e dell’arte. Al via dal 9 settembre al 1° novembre a Monopoli in Puglia, la settima edizione del Festival internazionale di fotografia e arte ideato e diretto da Giovanni Troilo, in collaborazione con la curatrice Arianna Rinaldo. Oltre 20esposizionidi alcuni tra i più quotati artisti di diverse nazionalità: Olanda, Inghilterra, USA, India, Turchia, Germania, Ucraina, Russia, Belgio, e altri. E ancora 3 residenze artistiche e letture portfolio gratuite con alcuni tra i più influenti esperti del settore. Ancora una volta, per quasi due mesi PhEST trasformerà le vie, gli spazi e i palazzi della città in un’esposizione a cielo aperto, portando a Monopoli il meglio della fotografia e dell’arte da tutto il mondo a indagare il tema dell’anno: “FUTURO”. Sarà l’occasione per evocare l’interconnessione tra differenti piani temporali immaginando un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dagli algoritmi. «Proveremo a declinare il tema in ogni modo possibile non solo dal punto di vista dei contenuti con più di 20 mostre dedicate al Futuro, ma quest’anno più che mai anche dal punto di vista della forma con l’uso nelle esposizioni di ledwall, VR, fotogrammetria, AI, robot, proiezioni immersive, realtà aumentata, riconoscimento facciale…» sottolineano gli organizzatori del festival.
Ecco i primi nomi degli artisti che hanno confermato la loro presenza a PhEST dove saranno coinvolti in mostre, talk, proiezioni e visite guidate:
Nick Brandt nel 2010 ha co-fondato la Big Life Foundation, un’organizzazione no-profit che impiega più di 300 ranger locali per proteggere 1,6 milioni di acri in Kenya e Tanzania. “The Day May Break” è un progetto globale che ritrae persone e animali colpiti dalla distruzione ambientale. https://www.nickbrandt.com
Alexander Gronsky è un’artista che vive e lavora in Russia la cui pratica fotografica si concentra su paesaggi che documentano un mondo in costante ripetizione di se stesso, catturando anche il grottesco. PhEST ospita “Reenact/Repeat” una serie di immagini di rievocazioni militari in Ucraina e Russia: una riflessione sull’anticipazione dei desideri nelle nostre società. https://www.alexandergronsky.com/work
Davide Monteleone è un artista visivo, National Geographic Fellow, i cui temi ricorrenti includono geopolitica, geografia, identità, dati e tecnologia. A PhEST propone “Sinomocene”, un progetto “data-driven” che prende spunto dalla documentazione dell’iniziativa cinese denominata “Belt and Road” o “New Silk Road” per indagare più ampiamente i temi delle nuove forme di colonialismo, della globalizzazione e del rapporto tra poteri e individui.
Erik Kessels, designer e curatore olandese, ha pubblicato oltre 75 libri delle sue immagini “riappropriate”, è editore della rivista di fotografia alternativa “Useful Photography” e ha scritto il bestseller internazionale “Failed It!”. Definito “stregone visivo” da Time Magazine e “antropologo moderno” da Vogue, Kessels sarà presente a PhEST con una mostra inedita in Italia. https://www.erikkessels.com
Bil Zelman è giornalista, fotografo e direttore commerciale. Con “And Here We Are” esamina la condizione del nostro paesaggio in rapido cambiamento, l’impatto punitivo delle specie non autoctone e invasive e i fragili spazi in cui l’uomo e la natura si scontrano. http://bilzelman.com/
Arko Datto è nato in India e ha studiato fisica e matematica a Parigi prima di avvicinarsi alla fotografia in Danimarca. Il suo lavoro è apparso tra gli altri su Time Magazine, National Geographic e Newsweek. PhEST ospita “Where Do We Go When The Final Wave Hits”, una sua esplorazione notturna che ritrae la precarietà dell’essere umano in balia del cambiamento climatico alla foce del Ganga-Brahmaputra-Meghna, il delta più grande del mondo. https://www.lensculture.com/arko-datto
Ișık Kaya, artista turca che indaga la maniera in cui gli esseri umani modellano il paesaggio contemporaneo, e Thomas Georg Blank, fotografo tedesco che si muove tra ricerca e interpretazioni speculative su immaginario individuale e collettivo, presentano “Second Nature”, una ricerca visiva sulla mimetizzazione delle torri cellulari sollevando interrogativi sul rapporto tra uomo e natura. http://isikkaya.com/second-nature/
Frederik Heyman è un artista e fotografo belga. Il suo lavoro, inatteso e surreale, elimina i confini tra fotografia, graphic design e space shaping. Con molte distorsioni (reali o digitali), Heyman crea un mondo destrutturato e affascinante. https://frederikheyman.com
Emanuela Colombo e Michela Benaglia si sono conosciute nel 2014 e da allora lavorano insieme a vari progetti fotografici. “Beatle in the Box” indaga l’uso degli insetti come risorsa alimentare, possibile risposta all’aumento globale della popolazione su un pianeta con risorse sempre più scarse, inquinamento delle acque, deforestazione e surriscaldamento.
Marcel Top è un fotografo belga che esplora i limiti e i confini della fotografia. Con il progetto “Sara Hodges” mette in discussione l’uso delle tecnologie di sorveglianza di massa, esponendo la possibile minaccia che rappresentano. Sara Hodges è una cittadina americana inesistente, generata da un algoritmo raccogliendo oltre 50.000 post su Instagram che utilizzavano l’hashtag #iloveamerica. https://www.marceltop.com/sara-hodges
Quinn Russell Brown è un fotografo editoriale e commerciale di Filadelfia che si occupa di ritratti e still life. “Rewind” è un insieme di immagini impattanti che ci mettono di fronte al fatto che nel mondo tecnologico il futuro diventa velocemente passato. Una riflessione, con un tocco di nostalgia, sulla rapidità del progresso e i paradossi dell’evoluzione umana. https://quinnrussellbrown.com
Manuela Schirra e Fabrizio Giraldi sono un duo di artisti visivi che lavora su ambiente, energia e futuro. Il progetto “Da pietra a bosco” documenta il piano di riforestazione del Carso, ideato 200 anni fa, a oggi, il primo e più grande di cui si abbia testimonianza. Presentato all’Expo di Parigi del 1900, gli esiti di questo piano sono un’occasione unica per comprendere le potenzialità del rimboschimento di un ambiente inospitale. Schirra/Giraldi
Francesco Tosini artista multimediale, vive e lavora a Milano. La sua pratica artistica si concentra sulla visualizzazione dell’energia intrinseca in meccanismi naturali, come la morfogenesi, in relazione con il digitale. Utilizza 3d, software generativi e tecnologie analogiche per produrre immagini in movimento che fanno dialogare mondo virtuale e fisico. C’è molta attesa verso “Cielofuturo”, l’installazione site-specific che porterà a PhEST, risultato ultimo di una ricerca verticale sul video feedback iniziata nel 2016. FrancescoTosini/CieloFuturo
Noeltan Arts presenta “MaTerre VR Experience”, un film collettivo in cinque episodi tra tradizione, ecologia e innovazione. Un’esperienza prototipale di cinema di poesia che va oltre il cinema sfruttando le nuove tecnologie immersive VR. Ambientato tra i Sassi e lo struggente Parco delle Chiese Rupestri di Matera, il film rende i luoghi parlanti e le millenarie pietre di Matera Capitale Europea della Cultura, cassa di risonanza di un inno cross-disciplinare all’Europa dei popoli senza frontiere. http://www.noeltan.it/materre-vr-experience-online/
2021 è un progetto artistico pluridisciplinare ideato dal collettivo artistico Sano/sano, composto da Giorgio Di Palma e Dario Miale, rispettivamente ceramista e fotografo di Grottaglie. Nel 2018, dopo la notizia dell’imminente costruzione del primo spazioporto europeo sul territorio di Grottaglie, il duo ha iniziato ad attivarsi con l’intento di annullare le distanze tra spazio e terra che potessero includere tutta la comunità locale. A PhEST presentano un’installazione site specific che riprende alcuni interventi realizzati nel 2021 all’interno della Cantina Sociale Pruvas di Grottaglie. https://sanosano.it
Da segnalare quest’anno la collaborazione con “Panorama”, mostra itinerante diffusa organizzata dal consorzio ITALICS, che riunisce circa settanta tra le più autorevoli gallerie d’arte antica, moderna e contemporanea attive in Italia, e curata da Vincenzo de Bellis a Monopoli dal 1 al 4 settembre 2022, che porterà a PhEST una mostra dedicata a Lisetta Carmi con fotografie inedite scattate in Puglia, per festeggiare la carriera e l’opera dell’artista e il conferimento dell’Italics d’Oro. Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio 1924, in un’agiata famiglia borghese. A causa delle leggi razziali è costretta a rifugiarsi in Svizzera. Nel 1945 torna in Italia e si diploma al conservatorio di Milano. Negli anni seguenti tiene una serie di concerti ma nel 1960 interrompe la carriera concertistica e, proprio in Puglia, dove in seguito sceglierà di vivere e lavorare stabilendosi a Cisternino, si avvicina alla fotografia trasformandola in una vera e propria professione.
PhEST accoglierà tre prestigiose residenze artistiche:
Mattia Balsamini, uno tra i più apprezzati fotografi emergenti del panorama internazionale, rifletterà sul tema dell’anno conIl Futuro in Puglia, un lavoro inedito in residenza. Dopo gli studi a Los Angeles e i primi lavori presso lo studio di David LaChapelle, Balsamini concentra la sua attenzione sulla tecnologia e le sue implicazioni sociologiche, approcciando il lavoro come fattore di identità dell’uomo.
Alessandro Cracolici – PhACES – progetto di Arte generativa
PhACES è la faccia di tutti noi, e al contempo un volto che non esiste. Un’opera d’arte decentralizzata, dove l’artista è la community e il suo volto l’unione di tutti i volti dei visitatori di PhEST. PhACES è un’opera installativa interattiva che mostrerà animazioni di morphing (di trasformazione) di volti umani generati da un’Intelligenza Artificiale. L’AI sarà allenata in crowdsourcing, ovvero attraverso l’invio volontario di foto da parte dei fan prima attraverso una social call a partire da metà luglio e poi in presenza, durante il festival. Chi contribuirà sarà ricompensato con un NFT dell’opera alla fine del festival.
Piero Percoco + Sam Youkilis – Live From Monopoli
In una instant residency l’inedito duo racconterà sui social la città di Monopoli e i suoi abitanti nelle giornate che precedono l’arrivo di PhEST in città. Il risultato della residenza sarà pubblicato sui social e presentato con una talk durante le giornate inaugurali.
Intanto PhEST ha chiuso con grande successo la sua POP-UP Open Call, il contest internazionale promosso insieme a LensCulture e in collaborazione con Leica Akademie Italy, per il quale sono stati presentati 454 progetti da 50 paesi per uno showcase di oltre 4000 immagini. I vincitori verranno annunciati nelle prossime settimane. Uno di loro sarà protagonista di una mostra personale nella edizione di PhEST 2022.
Ad aprire il Festival il 10 e l’11 settembre, le Letture Portfolio che porteranno a Monopoli alcuni tra i più rappresentativi esperti del settore. Il confronto tra alte professionalità e fotografi aspiranti, emergenti e consolidati rappresenta un’attività di grande prospettiva per un festival di livello. Questi i lettori che hanno già confermato la propria presenza:
Ronan Deshaies – Photo editor multimedia, M, Le Magazine du Monde, Le Monde, Francia
Emma Bowkett – Direttrice della fotografia, FT Weekend Magazine, Financial Times, UK
Jim Casper – Caporedattore e fondatore, LensCulture, Olanda
Maysa Moroni – Photo editor, Internazionale e L’Essenziale, Italia
Chiara Bardelli Nonino – Senior Visual Editor, Vogue Italia
● Carol Körting – Photo editor LFI (Leica Fotografie International), Germania
Maurizio Beucci – Head of LeicaAkademie, Italia
PhEST – See Beyond the Sea è prodotto e promosso dall’associazione culturale PhEST, con il sostegno della Regione Puglia e del Comune di Monopoli.
Il Presidente della Regione PugliaMichele Emiliano ha elogiato la proposta culturale della manifestazione: «Un programma con fotografi di fama internazionale, residenze artistiche sul territorio, letture portfolio con alcuni tra gli editor più importanti da tutto il mondo, ricadute turistiche economiche e lavorative per tanti giovani pugliesi nella loro terra. Tutto questo è PhEST il festival internazionale di fotografia e arte che rende ancora una volta Monopoli un crocevia della cultura mondiale e che la Regione Puglia sostiene con convinzione e entusiasmo. Quest’anno il festival torna a settembre e prosegue quindi nel solco della destagionalizzazione su cui da anni la nostra regione investe. Perché la Puglia è bella sempre, non solo in estate».
«Siamo al settimo anno con PhEST che in questo 2022 guarda al futuro quale segno di speranza dopo un lungo periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da pandemia. Da sette anni Phest è un appuntamento irrinunciabile per la Città di Monopoli e sul quale decidiamo di continuare ad investire ogni anno perché ha uno spazio importante nella nostra programmazione, attirando visitatori da ogni parte d’Italia e non solo. Un museo a cielo aperto nei luoghi simbolo di Monopoli in un percorso che consente al visitatore di ammirare le opere scoprendo le bellezze naturali e architettoniche della nostra città. E la partenza sul finire dell’estate consente di destagionalizzare il flusso turistico per una Monopoli che sia accogliente e accattivante tutto l’anno», afferma il Sindaco Angelo Annese.
Festival internazionale di fotografia e arte, nato nel 2016 a Monopoli in Puglia, PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Un modo per restituire voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, ridefinendo un nuovo immaginario.
Il 16 luglio 2010 Kevin Systrom, durante una vacanza in Messico con la sua fidanzata, caricava una foto su Codename, il primo nome di un social rivoluzionario: Instagram. Certo non è la foto che ci si aspetta da Instagram: un cane ripreso da sopra che ci guarda coi I suoi occhioni e un piede. Quasto avveniva alcuni mesi prima del lancio ufficiale dell’app.
La prima fotografia pubblicata su Instagram
In una puntata di “Chi vuol essere milionario?” al concorrente Valerio Liprandi viene chiesto, per 150mila euro, cosa ritraeva la prima foto postata su Instagram. Non so se abbia risposto correttamente! Una foto banale, postata per fare un test, che ha comunque ha un grande valore storico. A oggi, questa immagine conta circa 100mila ‘Mi piace’, niente in confronto a moltissime fotografie dello stesso social.
Credo che nemmeno Kevin Systrom potesse immaginare che Instagram raggiungesse un tale successo e tanto meno che lui si sarebbe arricchito fino a diventare milionario. Systrom dice: «Se lo avessi saputo, mi sarei impegnato un po’ di più, anche se era solo una semplice foto di prova ne avrei potuta scegliere una migliore». Systrom e il collega Mike Krieger volevano creare un nuovo social network, che fosse adatto ai dispositivi mobili e che consentisse di pubblicare fotografie in modo veloce e semplice, per raccontare la vita quotidiana. In due anni Instagram aveva già raggiunto 50 milioni di utenti in tutto il mondo tanto che Facebook decide di comprare la compagnia per un miliardo di dollari.
Oggi, invece, il social network vanta quasi un miliardo di utenti attivi mensili.
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Si inaugura a Roma, venerdì 24 Giugno alle 18.30, negli spazi di Officine Fotografiche, la XV edizione del Festival di Fotografia FotoLeggendo, che quest’anno sarà dedicato alla celebrazione dei 20 anni di Officine Fotografiche.
Nasce nel 2001, alla Garbatella, una piccola scuola di fotografia che diventa da subito molto popolare nel quartiere. Comincia sin da subito a collaborare con affermate realtà come Contrasto e VII e con istituzioni come il Museo di Roma in Trastevere dove per anni diviene partner per l’organizzazione di grandi mostre da Franco Fontana a Berengo Gardin. La varietà dell’offerta didattica, il contatto con i grandi protagonisti della fotografia, la capacità inclusiva di Officine Fotografiche(OF) la portano a crescere e così nell’ottobre del 2010 fa il grande salto che la porterà nell’attuale sede di Via G. Libetta al quartiere Ostiense: uno spazio di 600mq, con una sala espositiva capace di ospitare artisti di livello internazionale, un bookshop, una biblioteca con sala di lettura e diverse aule per una programmazione didattica di altissimo livello. Negli anni sono stati tantissimi i nomi di primo piano del panorama fotografico nazionale a collaborare come docenti per corsi e master di fotografia e fotogiornalismo.
Da allora, come è ancora oggi nelle intenzioni del suo fondatore e direttore artistico Emilio D’Itri, Officine Fotografiche è stata molto di più di una scuola, è diventata un riferimento per tanti fotografi, un fulcro del dibattito culturale romano, uno sguardo sul mondo. In poche parole è stata ed è “la casa della fotografia”, quella casa che purtroppo, per quanto più volte promesso dalle istituzioni, la fotografia a Roma non ha mai avuto.
Emilio D’Itri ha poi creato un festival, FotoLeggendo completamente autoprodotto, che ha portato nella capitale grandi nomi della fotografia: da Larry Fink, a Michel Ackerman, da Gianni Berengo Gardin a Vanessa Winship e David Alan Harvey e tantissimi altri che sarebbe impossibile menzionare. Più che un festival FotoLeggendo è una festa della fotografia dove da sempre si sperimentano linguaggi, si riflette e ci si racconta con video, installazioni, mostre, nei dibattiti, nelle letture di portfolio e nei workshop. Si guarda il mondo attraverso la visione dei grandi fotografi ma anche attraverso gli obiettivi degli studenti e dei fotografi esordienti.
Si perché nella grande casa della fotografia c’è spazio per tutti. Ed è questo che probabilmente ha premiato Officine Fotografiche, regalandogli la grande popolarità e il seguito che in questi 20 anni, nonostante la pandemia, non ha mai perso.
OF ha anche avuto il merito di stringere relazioni con importanti festival di fotografia promuovendo tantissimi giovani talenti attraverso lo scambio di mostre, in particolare con Boutographies di Montpellier. E’ bene sottolineare che tutte queste mostre sono state fruibili dal pubblico sempre a titolo gratuito proprio perché lo spirito che ha sempre animato l’organizzazione è quello della divulgazione e non del profitto.
Ci sarebbe davvero da scrivere pagine e pagine sulla storia di Officine Fotografiche, sulla sua filosofia e sul suo festival, FotoLeggendo, che quest’anno è giustamente dedicato alla celebrazione dei 20 anni. È un festival speciale perciò anche perché torna dopo tre anni di pausa.
Emilio D’Itri, direttore artistico del festival ha voluto quest’anno raccontare “mondi” particolari, quello delle famiglie circensi, quello dei travestiti, il modo del porno e alcune realtà distopiche. L’idea è dare spazio a mondi non convenzionali, quasi a voler raccontare quello spirito di libertà che ha sempre animato Officine Fotografiche. Tutto attraverso lo sguardo di grandi nomi come Castore e Stefano De Luigi, Paolo Pellegrin, accanto a nuove promesse della fotografia Italiana come Stephanie Gengotti e Gabriele Cecconi.
Anche quest’anno FotoLeggendo avrà il suo ospite internazionale e sarà Joan Fontcuberta che presenterà un suo libro Il bacio di Giuda. Fotografia e verità di Joan Fontcuberta (Mimesis Edizioni, 2022) insieme all’autore interverranno Francesca Adamo e Michele Smargiassi.
E a proposito di prestigiose collaborazioni internazionali, anche quest’anno trova il suo naturale spazio l’editoria attraverso la presentazione della mostra di Aperture, unica tappa italiana del tour mondiale della famosa casa editrice.
Ad anticipare il festival è la prima edizione del Premio Emiliano Mancuso, alla memoria del nostro amico, fotografo e docente di Officine, scomparso prematuramente a settembre 2018 al quale è stata dedicata una grande retrospettiva curata da Renata Ferri al Museo di Roma in Trastevere.
Tantissimi gli ospiti che animeranno le 3 giornate di FotoLeggendo, un programma tutto da leggere e prendere appunti.
Durante il weekend inaugurale (sabato 25 e domenica 26 giugno) sono previste letture portfolio con photo editor, curatori e fotografi. Officine ha voluto invitare tutte quelle figure che nel corso degli anni hanno sempre manifestato il loro sostegno e la loro sentita partecipazione. Al termine delle giornate dedicate alle letture sarà proclamato il vincitore del Premio Officine Fotografiche, che si aggiudicherà la produzione della mostra da esporre a Officine Fotografiche l’anno successivo.
Il programma delle giornate inaugurali prevede: incontri con gli autori, visite guidate alle mostre, talk, presentazioni editoriali e un nuovo format per presentare i propri progetti il: “Photographic Corner”.
Dopo 14 edizioni Fotoleggendo ci aveva lasciato, nel 2019 Emilio D’Itri aveva annunciato l’ultima edizione del festival “si avevo deciso di chiudere, ero stanco degli sforzi organizzativi ed economici che ogni volta bisognava mettere in campo nel totale disinteresse delle istituzioni – afferma Emilio D’Itri- ma questi due anni di fermo di tutte le attività soprattutto culturali, mi ha dato modo di riflettere sull’importanza di quello che facciamo, sulla necessità di continuare ad offrire alla città di Roma un festival di fotografia che è uno spazio di confronto/incontro, un laboratorio di idee, un’officina di creatività…servono energie vitali e creative in questo momento e noi di Officine Fotografiche non vogliamo tirarci indietro”.
Marcello (Lulù) e Antonio (Cioccolatina) partono ogni giorno dalle loro case in periferie lontane dal centro della città verso il quale convergono per arrivare a San Berillo. Con loro Ramona, Brigida, Ornella, Monica la vichinga, Fiorella, Rosa, Ambra, Graziella si muovono per la città da un estremo ad un altro, mischiandosi al caos di un’umanità varia in cui tutto sembra indistinto.
La mostra è stata prodotta in collaborazione con la galleria UNSOCIAL STUDIO di Modena.
Stephanie Gengotti Circus Love – The Magical Life of Europe’s Family Circuses
Circus Love è un progetto a lungo termine sul ‘nouveau cirque’ in cui l’autrice racconta la storia e la vita quotidiana di sei famiglie circensi. È un gioioso ma potente urlo di ribellione per riaffermare la dimensione umana, per evidenziare le necessità prioritarie di recuperare il senso di condivisione, di famiglia e il bisogno di riscoprire il rapporto con la Natura.
Gabriele Cecconi KUWAIT SOUL
a cura di Laura Carnemolla in collaborazione con Parallelozero.
Il Kuwait, uno dei paesi più piccoli e ricchi del mondo, raramente sotto i riflettori ma al centro della scena durante la prima Guerra del Golfo, è ancora oggi un luogo di estremi: le temperature estive raggiungono livelli record, solo il due per cento della terra del Paese è coltivabile, le raffinerie di petrolio contribuiscono alla pessima qualità dell’aria che ha un pesante impatto sulla salute della popolazione del Paese. Negli ultimi anni ha goduto di un’enorme ricchezza economica e ha sviluppato una visione piuttosto estrema del modello capitalista: una realtà in cui un materialismo di livelli quasi distopici si fonde con forti tradizioni islamiche.
Paris Photo-Aperture Foundation Photobook Awards è uno dei maggiori premi internazionali riservato esclusivamente alle pubblicazioni di libri fotografici e a cui partecipano le più importanti case editrici di tutto il mondo, quelle indipendenti, ed anche self-publishing. Officine Fotografiche ospita l’unica tappa italiana della mostra itinerante.
Stefano De Luigi PORNOLAND REDUX – installazione video A distanza di vent’anni, l’autore ha rivisitato completamente la sua opera restituendoci una visione più personale con più della metà delle fotografie inedite.
Pornoland Redux è la storia del ritorno da una terra dove si combattono battaglie e si compiono imprese epiche, un luogo di cui tutti parlano e che tutti vorrebbero almeno visitare.
Paolo Pellegrin Bordelines – installazione video
Pellegrin ha viaggiato lungo la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti e tra i sobborghi di
Rochester, Miami e Milwaukee documentando le tensioni e i conflitti che segnano l’america contemporanea.
Seguendo il percorso delle pattuglie di confine, gli interventi della polizia nelle città e lavorando a stretto contatto con le comunità, il video esplora le dinamiche legate alle linee di separazione, fisiche e metaforiche, che caratterizzano gli Stati Uniti.
Premio Marco Bastianelli –
Durante il weekend di apertura sarà possibile consultare libri fotografici realizzati tra il 2004 e il 2021 provenienti dall’archivio del Premio Marco Bastianelli.
Programma delle Giornate Inaugurali
Letture Portfolio
Cortile Esterno Officine Fotografiche
sabato 25 giugno orario: 10 – 13 e 15 – 18
domenica 26 giugno 10 – 13
I Lettori: Chiara Capodici – Laura Carnemolla – Claudio Corrivetti – Lorenzo Castore – Annalisa D’Angelo – Marco Delogu – Stefano De Luigi – Tiziana Faraoni – Renata Ferri (streaming) – Stefano Mirabella – Emanuela Mirabelli – Maysa Moroni – Chiara Oggioni Tiepolo – Diego Orlando – Lina Pallotta – Alessandro Penso – Fiorenza Pinna – Massimo Siragusa – Augusto Pieroni – Giulia Tornari
Da quando Baudelaire nel 1859, agli albori della fotografia, espresse una critica ferocissima e velenosa contro la fotografia: “Bisogna dunque che essa torni al suo vero compito, quello di essere la serva delle scienze e delle arti, ma la serva umilissima, come la stampa e la stenografìa, che non hanno né creato né sostituito la letteratura”, sono passati più di 150 anni.
Ormai, a mio avviso, non ha più senso porre in contrapposizione queste due forme di arte, ma può essere invece più interessante soffermarsi su quanto profondamente esse possano integrarsi.
E non dobbiamo pensare che ciò sia avvenuto solo in un certo periodo storico o con limitate modalità. Se in un primo tempo il “pittorialismo” fu, almeno in certi casi, espressione di una sorta di sudditanza della fotografia nei confronti della pittura, non dobbiamo ignorare per converso l’importante corrente “iperrealista” in pittura, che giunse sino a produrre dipinti monocromatici non facilmente distinguibili da fotografie in bianco e nero (pensiamo allo spagnolo Bernardo Torrens ad esempio).
Nei prossimi appuntamenti vorrei di volta in volta proporre, attraverso l’osservazione di fotografie realizzate da Artisti visivi differenti fra loro per caratteristiche, l’incredibile varietà di commistioni che fin dal XIX secolo si sono verificate fra fotografia e pittura e che hanno sinergicamente contribuito alla realizzazione di varie opere di arte visiva.
Questo mese possiamo provare a confrontare le immagini di due Autori che appartengono ad epoche estremamente diverse, che hanno quindi operato con mezzi ovviamente molto differenti, e che hanno in comune solo il Paese in cui le immagini sono state scattate.
Takamastu Mika san copyright Chloé JaféFacchino, collezione Giglioli Muciv, Roma Felice Beato (1832/4-1909)
Felice Beato, italiano ed europeo (nato a Corfù, poi naturalizzato britannico), uno dei primissimi Autori di reportage di guerra molto crudi in cui erano anche presenti cadaveri, ma qui dedito a tutt’altro e cioè alla rappresentazione ad uso degli Occidentali del mondo nipponico in un periodo peculiare (quello in cui il Giappone usciva dall’isolamento legato alla dominazione degli Shogun). Beato rimase in Giappone a lungo: fra il 1863 e il 1877. Ne diede, verosimilmente anche con finalità commerciali, una visione volutamente vicina all’immaginario europeo dell’epoca più che alla realtà giapponese: in aggiunta agli aspetti estetici, i lunghi tempi di esposizione allora necessari furono verosimilmente di stimolo per inquadrare e posizionare accuratamente i soggetti delle sue fotografie. Eseguiva stampe all’albumina da lastre in vetro al collodio umido e fu un pioniere delle tecniche di colorazione a mano delle fotografie, che eseguiva sistematicamente. Le sue opere, di ottima fattura, sono raccolte in vari Musei italiani.
Chloé Jafé, francese ed europea, artista contemporanea, si è a sua volta stabilita in Giappone per un consistente periodo (dal 2013 al 2019) allo scopo di indagare un aspetto poco noto e difficilmente accessibile ai più (la Yakuza al femminile), un qualcosa di cui gli occidentali non sanno nulla, realizzando una fotografia documentaria (reportage), accompagnata da una personalissima estetica intimistica. A differenza di Beato in certi casi ha avuto necessità di scattare velocemente per non perdere momenti decisivi (ha ricorso a volte anche ad una pocket camera, come afferma in una recente intervista su Artribune a cura di Manuela De Leonardis), ma ha pur realizzato fotografie in bianco e nero (dal ritratto al reportage), usando diversi tipi di fotocamera e di obiettivi ed eseguendo sulle stampe in BN interventi successivi, utilizzando la pittura e i glitter. Attratta da soggetti delicati e difficili, spesso apparentemente marginali, Chloé Jafé oltrepassa decisamente i limiti della fotografia in senso stretto lavorando direttamente su stampe, in acrilico e pennello. Ciascuna delle sue serie ha dato origine a un libro in edizione limitata, rilegato e realizzato a mano dall’artista.
E’ verosimile che ambedue questi artisti conoscessero l’antica tecnica ukiyo-e (una serie di blocchi di legno veniva inchiostrata in diversi colori, che successivamente venivano impressi su carta a più riprese) di cui sembra cogliersi a tratti qualche richiamo formale, ma è evidente quanto lo stimolo che li ha portati a realizzare le loro opere fosse profondamente diverso sia dall’antica originaria finalità dell’ukiyo-e (fornire stampe a buon mercato a chi non poteva permettersi dipinti) sia dal loro personale obiettivo. Se nel caso di Beato lo scopo era quello di fornire un’immagine stereotipata di un Paese nel XIX secolo sconosciuto ai più, nel caso di Chloè Jafè è evidente che l’impegno principale è quello di far emergere un aspetto nascosto (le donne della Yakuza in teoria non esistono se non come “addette” agli uomini dell’organizzazione) di una società, come quella giapponese, che oggi nel XXI secolo globalizzato, abbiamo l’illusione di conoscere sufficientemente, ma che in realtà ancora riserva situazioni oscure.
Epoche ed intenti quindi totalmente diversi, tecniche assolutamente differenti, ma alla fine non ci si può non rendere conto che in entrambi i casi fotografia e pittura hanno contribuito a rappresentare, integrandosi, il pensiero dell’artista.