👉 Fotografare i bambini per strada, si può?

Vietnam – Sara Munari

Sebbene ci siano molte difficoltà nello scegliere come soggetti i
bambini, sono comunque uno dei “bersagli” preferiti nella fotografia
di strada. Vi sono complicazioni soprattutto legate alla cultura
del mondo occidentale, in molte altre parti del mondo riprendere
i bambini è considerato assolutamente normale.
I tempi sono cambiati e i giorni in cui fotografi di strada come
Helen Levitt, William Klein e Vivian Maier giravano per le strade
di New York e Chicago fotografando bambini di tutti i tipi, in tutte
le situazioni, sono finiti.

Belgrado – Sara Munari

Quando un fotografo viene visto con la fotocamera, non è irragionevole
che ci si chieda dove finirà la fotografia e, probabilmente, mi farei la stessa domanda se avessi figli.
Sebbene i bambini siano sbattuti in faccia a tutti, ogni giorno su tutti i social network, scattare la foto di un bambino, in un luogo
pubblico, sembra essere un sacrilegio.
Sta di fatto che i piccoli umani sono un soggetto troppo appetitoso
per non scattare. Io, per esempio, quando vedo dei bimbi, entro in uno stato di agitazione fotografica da ripresa: non posso, non posso,
ma voglio, sì voglio, bello, trak, presa la foto. È fatta.
Quando mi accade, sono più tranquilla in Oriente o in Sud America,
dove la questione sembra essere più “morbida”, e ho qualche difficoltà
in più qui in Europa e negli Stati Uniti.

Sofia – Sara Munari

Non voglio soffermarmi a lungo su questo argomento: semplicemente,
usate la logica, cercate di informarvi sulle regole del Paese
dove state fotografando e cercate di adattarvi alle usanze locali.

Suggerimenti sul fotografare bambini per strada
Ecco i consigli riportati nel libro di David Gibson, Street photography.
Manuale del fotografo di strada, tr. It. Il Castello, Cornaredo 2016:

❙❙ Siate consapevoli della presenza di genitori o insegnanti, se
sono in prossimità dei bambini che intendete fotografare.
❙❙ Scattate velocemente, come fareste normalmente, non esagerate,
fate pochi scatti e spostatevi.
❙❙ Se vi scoprono, sorridete. Un sorriso comunica che quello che
state fotografando deve far sorridere e rassicura tutti.
❙❙ Un grande vantaggio potrebbe essere portare con voi i vostri
figli.
❙❙ Non dovete fotografare i bambini in quanto bambini ma più
semplicemente perché sono persone e sono parte della vita in
strada.
❙❙ Cercate di vedere il bambino in un adulto, anche questo è street
photography.
❙❙ Siate sensibili, ma non siate ansiosi di fotografare bambini.

Come comportarsi in Italia
Dal punto di vista normativo, consiglio di attenervi a quanto stabilito
dal Garante della privacy, nel Bollettino 50/maggio 2004.
Diffusione di fotografie
Le disposizioni che tutelano la riservatezza dei minori si fondano
sul presupposto che la pubblicità dei loro fatti di vita possa arrecare
danno alla loro personalità. Questo rischio può non sussistere
quando il servizio giornalistico dà positivo risalto a qualità del minore
e/o al contesto familiare in cui si sta formando. Pertanto può
ritenersi lecita, ad esempio, salvo casi assai particolari, la diffusione
di immagini che ritraggono un minore in momenti di svago e di gioco.

Resta comunque fermo l’obbligo per il giornalista di acquisire
l’immagine stessa correttamente, senza inganno e in un quadro
di trasparenza, nonché di valutare, volta per volta, eventuali richieste
di opposizione da parte del minore o dei suoi familiari.
Anche in tale ambito è comunque affidata al giornalista una prima
valutazione in ordine al rischio che tale spettacolarizzazione
possa incidere negativamente sul minore e sulla sua famiglia.
Si dovrà in ogni caso evitare che la diffusione di tale tipo di dati
assuma carattere sistematico: è infatti evidente la differenza che
esiste fra la raccolta occasionale dell’immagine delle persone che
in un dato momento si trovano in un luogo pubblico e invece la
ripresa sistematica di tale situazione.
Analoghe considerazioni in ordine alla liceità della diffusione
possono essere formulate con riferimento alle immagini di neonati.
Esse infatti si caratterizzano per avere una più ridotta valenza
identificativa.

QUI LE INFO SPECIFICHE

Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.

Se vi interessa l’acquisto qui per informazioni
Street photography | Attenzione! Può creare dipendenza

Tirana – Sara Munari

Lucia Mugnolo ‘Lo spazio condiviso’, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

Lo spazio condiviso

Lo spazio condiviso. Diario di una quarantena con i miei figli adolescenti e due gatti, in 45 mq di un B&B, nell’attesa che finissero i lavori di ristrutturazione della nostra nuova casa.
Non avrei mai creduto fosse possibile rimanere chiusi in un monolocale di 45 mq per così tanto tempo, senza che un raggio di sole e di speranza potesse attraversare la nostra mente…
Io e i miei due figli, Ludovica, 19 anni e Carlo Andrea, 17 e due gatti, Amèlie e Dalì. Il distacco dalla casa di sempre e l’acquisto della nuova. I lavori di ristrutturazione e l’attesa che finissero… sfociata nella realtà surreale di una pandemia inaspettata.
All’improvviso il lockdown cambia le nostre vite, le abitudini, le consuetudini. Gli abbracci e i baci negati, il tempo condiviso sono un lontano ricordo. È la paura che domina tutti e toglie ore, tempo, giorni alla condivisione, alle risate, alle lacrime, all’amicizia che sarebbe accaduta, agli incontri, alla scuola.
Il tempo è immobile e dilatato e il mondo virtuale sostituisce e sostiene i legami, privati del calore e della vicinanza.
Nonostante questo, i ragazzi sono riusciti a riempire il tempo sostituendolo con dirette online, chat di gruppo, mantenendo sempre viva la condivisione.
Sono stati bravi e hanno saputo rinunciare a un pezzo di vita che gli sarà negato per sempre ma che loro hanno fatto proprio a modo loro, uscendo da questa esperienza più forti di prima. Hanno conosciuto la paura, la rinuncia, l’adattamento a una nuova realtà impensabile fino a pochi attimi
prima. E hanno rafforzato gli affetti, la comunicazione. Noi eravamo insieme e questo è quello che conta. Insieme abbiamo atteso e superato il peggio.
Noi siamo molto fortunati.
Noi siamo uniti.
Ho voluto documentare questo tempo sospeso come uno scrigno che racchiude il nostro amore, quello che ha rafforzato gli affetti e ci ha fatto sentire forti in un momento in cui tutto vacillava… soprattutto le certezze.

Biografia

Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, si impegna nell’insegnamento per vari anni per poi fondare e gestire “Casa Mugnolo Home Gallery”.
Dal 2010 si dedica alla fotografia a tempo pieno.
Dal 2016 segue molti workshop fotografici in diverse città italiane con importanti fotografi come: Toni Thorimbert, Francesco Zizola, Alan Marcheselli, Angelo Ferrillo, Stefano Cerio, Kadir Van Lohuizen, Pep Bonet, Yuri Kozyrev, Marco Zanta, Pietro Masturzo, Mario Laporta, Laia Abril, Aaron Shuman, Nicolas Pascarel, Marco Tortato, Fiorenza Pinna, Nausicaa Giulia Bianchi, che la portano ad accrescere le sue esperienze nei linguaggi fotografici e ad esporre le sue fotografie in collettive di Gallerie d’Italia, dedicate ai temi di Salvatore Fergola curata da Mario Laporta e in quella della Fondazione Real Monte Manso di Scala sulle Moderne Vestigia – Pompei 2.0.
Consegue il diploma di fotografo commerciale, il Master di Fotografia con Lina Pallotta alle Officine Fotografiche di Roma.
Segue anche i corsi di camera oscura tenuti da Luca Anzani e ha ospitato presso la sua Home Gallery, workshop di Storytelling tenuti da Federica Cerami.
Ha esposto il suo progetto fotografico sul lockdown “Lo spazio condiviso” ai Magazzini Fotografici di Napoli in Spazio Fotocopia, curato da Ivonne De Rosa e alla rassegna “Un altro sguardo sulla fotografia” al Museum a Napoli, curata da Mario Laporta.

Camilla Miliani ‘Difettosa’, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

D I F E T T O S A

Questo progetto indaga una malattia incomprensibile e lo fa in modo metaforico, in un’atmosfera surreale ed enigmatica.

Il mio giovane corpo nascondeva un segreto al suo interno, una rosa già appassita.

I medici mi hanno studiata per anni, senza capire il motivo dei miei dolori.

Le mie gambe pesano come se ai piedi avessi attaccati dei macigni. Le mani faticano a muoversi e vengono colpite da scosse di fulmini. A volte ho l’impressione di spezzarmi, come un albero che lotta contro il vento.

Tre pasticche al giorno tutti i giorni e lo stomaco non vuole più assumere altro cibo. La rabbia sale insieme al pianto, ed i capelli cadono come le gocce sul viso.

Tutti nella vita veniamo scossi da situazioni difficili, spesso complicate, a volte irrisolvibili.

Il punto sta nel come affrontiamo tali situazioni.

Il cervello, nostro centro di controllo, influenza ogni parte di noi: cellule, organi e funzioni.

Un atteggiamento positivo può davvero plasmare le sorti di una malattia e cambiare tutta la mia vita?

Camilla Miliani è una giovane fotografa italiana. Nasce in una delle piccole isole dell’arcipelago toscano, l’Isola d’Elba, ma fin da piccola sente il bisogno di esplorare il mondo al di là del mare.

La fotografia è il suo lascia passare per l’evasione.

Nel 2017 si iscrive alla Libera Accedemia di Belle Arti di Firenze.

Nel 2020 vince il premio “Canon giovani fotografi” come seconda classificata, con il progetto “Luna splendida”, che verrà esposto al festival di Cortona on the move e al Terra di tutti film festival di Bologna.

Per vedere altre foto di Camilla: @camilla_miliani

Come creare un libro fotografico dal proprio portfolio 👍


Buongiorno, come state? Presento oggi un corso per chi vorrebbe imparare la logica con cui si studia e si edita un libro fotografico personale, quando funziona, come e come pubblicarlo!

Presentazione

I partecipanti impareranno, attraverso progetti personali, già elaborati o in fase di definizione,  quale sia il processo per creare un libro fotografico. Il corso offre, attraverso la visione e l’analisi di alcuni libri fotografici, la possibilità di avere ispirazioni sulla costruzione e ideazione del proprio. Durante il corso si avrà la possibilità di raccogliere e comprendere le potenzialità dei vostri progetti attraverso la discussione con la docente, professionista del settore, che vi accompagnerà nelle scelte definitive: dal tipo di carta da utilizzare per la copertina, alla carta interna e alla rilegatura, fino alla scelta di come editare il libro e come presentarlo. La scelta dei materiali e la scelta di presentazione in termini di luoghi e persone, può infatti influenzare la narrazione in diversi modi. Saper trasformare la tua storia in un libro, sarà uno dei mezzi più potenti che avrai per raccontare.

Questo corso fa parte di percorso di studi composto di più corsi singoli ordinati con logica di crescita fotografica. I corsi oltre a questo sono:

Linguaggio fotografico per conoscerne i principi, le caratteristiche e gli elementi principali per scattare e leggere le fotografie con consapevolezza.

Photoediting creativo. Per comprendere come ordinare il proprio lavoro, enfatizzandone le qualità tramite la visione di linguaggi contemporanei e di studio su sequenze narrative.

Farsi strada come autore Per comprendere come riuscire ad esporre in gallerie, come partecipare a premi o festival e come ci si presenta alla critica.

Per info Percorso autoriale 
A prescindere che tu segua i percorsi o meno, se ti iscrivi contemporaneamente a quattro corsi, ottieni uno sconto del 10%Questo anno scolastico è ricco di novità! Da Musa puoi seguire due tipi di formazione:

I PERCORSI DI STUDIO composti da più corsi singoli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo in un determinato settore della fotografia.

Percorso autoriale Impara, trova la tua strada, scatta ed esponi

Percorso linguaggio fotografico Impara a parlare fotograficamente

Master in fotogiornalismo per sapersi muovere nel mondo del reportage professionale

Storytelling per costruire una storia insieme capendo modalità e funzione del racconto

CORSI SINGOLI tutti i corsi singoli organizzati per la nuova stagione scolastica

CORSI ONLINE proposta dei corsi di fotografia via web

Ti aspetto!Sara Munari 

Partecipa al Premio Musa per donne fotografe 

Per informazioni sui corsi corsi@musafotografia.it

Scattare senza inquadrare, ha senso?

In strada ci si deve sentire a proprio agio, si deve essere tranquilli
per riuscire a percepire e catturare immagini.
Ho tantissimi alunni, durante i miei corsi, che scattano l’ottanta
per cento delle proprie fotografie tenendo la macchina fotografica
sulla pancia, in inglese si dice shoot from the hip. Mi chiedo cosa
spinga a farlo dato che:
❙❙ Non si ha che parziale controllo sull’inquadratura.
❙❙ Non si vedono le posizioni dei soggetti rispetto ai bordi dell’immagine.
❙❙ Non si percepisce bene le velocità delle cose e dei soggetti che,
rinchiusi nell’immagine, sono più difficili da catturare rispetto
alla visione senza mirino, che comprende un angolo di campo
ben più ampio.
❙❙ Non si percepisce la profondità di campo.

New Jersey (U.S.A.)
© Sara Munari
In questa immagine ho usato questa tecnica, ma sono davvero rari i casi in cui funziona davvero. Qui, il fondo pulito mi ha aiutata nell’intento.

Tutto si riduce a un esercizio, o meglio, un giochino, che può, solo
raramente, dare buoni risultati.

Ricordate che una delle caratteristiche che ha fatto grandi gli scatti
di alcuni autori è proprio la capacità di selezionare una parte di
mondo che, attraverso la consapevolezza del fotografo, riuscisse a
raccontarci qualcosa di interessante, soprattutto perché inserito
nei limiti fisici del riquadro fotografico. Con questo non sto assolutamente
dicendo che qualche buona fotografia non possa uscire,
ci sono addirittura fotografi, grandi autori, che hanno fatto di
questa tecnica il loro modus operandi.

A voi la scelta!

Questa è una parte del mio libro sulla Street photography, l’ultimo uscito della casa editrice Emuse.

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Street photography | Attenzione! Può creare dipendenza

Baci

Sara

La fotografia in poltrona

Ciao a tutti, normalmente in questo periodo comincio a documentarmi sulle mostre per il mese successivo, per proporvi qualcosa di interessante.

Ma ahime il lockdown ci ha tolto la possibilità di visitare le mostre di persona. Che fare? Come restare in contatto con la fotografia anche in momenti in cui dobbiamo restare in casa?

Io, personalmente, mi dedico ai libri. Come ho già avuto modo di raccontarvi, ho una vera e propria passione per la carta stampata.

E allora, ecco che affronto la mia libreria alla ricerca del volume che ho acquistato e che poi ho infilato tra gli altri, dicendomi, ma si poi lo guarderò con calma, ma il momento non è mai arrivato. Ecco, ora è il momento adatto. Immagino che sia successo anche a voi, quindi forza!

Una piccola parte della mia libreria dedicata ad arte e fotografia

Oppure è il momento di darsi alle riviste fotografiche, ce ne sono tante anche di altissimo livello, alcune sembrano quasi libri. Io prediligo le riviste senza recensioni di fotocamere, obiettivi ecc…, semplicemente progetti fotografici con un testo di presentazione.

Per esempio, in Italia Gente di Fotografia e EyesOpen!, oppure a livello internazionale, British Journal of Photography, Foam, Aperture, sole per citarne alcune.

Tra l’altro sui siti di questi magazine, trovate anche delle versioni online dei contenuti e un sacco di cose interessanti.

Se ne conoscete altre, segnalate pure!

Oppure, sempre per restare sul digitale, ci sono tante iniziative di vario genere.

Per esempio la presentazione di un libro, in questo caso di Suite n. 5, organizzata dall’Associazione culturale 36° fotogramma, in collaborazione con Palazzo Ducale di Genova.

Con i fotografi Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Comello, Francesco Faraci, Sara Munari, Lorenzo Zoppolato e con Grazia Dell’Oro. Introduce e modera Federico Montaldo.

L’evento è venerdì 27 novembre alle 21 su piattaforma Zoom.

Link: https://us02web.zoom.us/j/83064359403?pwd=cUFFb3E3dHpLQitzOVhkdFVBcHd2dz09#success 

Un altro esempio: Camera – Centro Italiano per la Fotografia, propone la visione in streaming gratuito del documentario Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities. Per vedere il film sarà sufficiente accedere alla piattaforma Streen.org. Il film sarà in streaming dalle 18.30 alle 24.00 di giovedì 19 novembre (OGGI!!!). Sulla piattaforma poi trovate anche altri film o documentari davvero interessanti.

Altra alternativa sono le letture portfolio, che pure ormai tutti offrono online. Le letture di Musa sono il 29/11, per esempio.

Sul canale Youtube @madeintomorrowoff trovate un tour on line di mostre fotografiche, ospitate nelle settimane scorse in spazi espositivi ormai non accessibili a causa dell’emergenza sanitaria.

Vi segnalo inoltre questa mostra virtuale LA BELLEZZA CAMBIA IL MONDO? A cura di Riccardo Costantini, con lavori di Ilaria Abbiento, Maura Banfo, Gianpiero Fanuli, Pierluigi Fresia, Patrizia Musso, Claudio Orlandi, Giorgio Racca, Edoardo Romagnoli. Trovate tutto qua!

Un’iniziativa originale è anche quella organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio, OPERE AL TELEFONO, un progetto che, sulla scia delle fiabe raccontate al telefono del celebre Gianni Rodari, darà la possibilità di “visitare” le mostre “True Fictions, Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi” e “Atlanti, ritratti e altre storie”, chiacchierando con uno degli esperti della Fondazione, a cui si potranno porre domande sulle tecniche utilizzate, sulla vita degli artisti e sui loro progetti, parlando degli aneddoti legati alle immagini, delle idee che sottendono ogni lavoro, e di tutte le verità e le finzioni che queste fotografie nascondono

E non dimentichiamo la DAD, acronimo che ormai è entrato far parte del nostro dizionario. Ormai tutte le scuole di fotografia hanno una vasta offerta di corsi online. Qua trovate per esempio i corsi di Musa. Imparare un sacco di cose seduti comodamente in poltrona, ma vuoi mettere?

Inoltre, grande fonte d’ispirazione per la fotografia è anche l’arte in genere, in qualunque sua forma, quindi sbizzarritevi sui siti dei musei, che ormai in molti propongono online!

Per esempio, la triennale di Milano, propone l’iniziativa Triennale Upside Down, con un articolato palinsesto in continua evoluzione di video, podcast, visite guidate, attività didattiche, incontri e performance online, masterclass.

Oppure la Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia , lancia il museo online, sul sito e su FacebookInstagramTwitterLinkedIn e YouTube dove troverete vivaci Art Talk dedicati ai capolavori e agli artisti della Collezione, brevi tutorial che portano ogni domenica i Kids Day direttamente nelle vostre case, curiosità su opere del museo meno conosciute, aneddoti sugli artisti più amati da chi ci segue, le tante mostre che hanno segnato i primi 40 anni del museo e molto altro ancora.

Non mi voglio dilungare oltre, credo che ci siano sufficienti fonti d’ispirazione per tenervi occupati per un po’ .

Continuerò comunque a cercare cose interessanti per voi e ve le proporrò in seguito.

Ciao a tutti e mi raccomando, rimanete in casa!

Anna


Marlene Bialas ‘Disappear’, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

“Disappear”

‘ È tutto così vuoto, slegato. Il vuoto, l’angoscia[…] Così vuoto, tutto così vuoto…
Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci […]
L’angoscia mi fa male perché solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede. Come devo vivere?
Forse non è per niente questo il problema. Come devo pensare? So così poco.
E forse è perché sono sempre così curiosa. Talvolta penso in modo così sbagliato perché penso…
Come se parlassi contemporaneamente a qualcun altro. All’interno degli occhi chiusi… chiudere un’altra volta gli occhi’ (Il cielo sopra Berlino) 

Il tempo si ferma, la lentezza e l’immobilità portano inevitabilmente alla memoria, costringono a ricordare, a pensare, ad affrontare dolori trascurati per anni.
La sofferenza per la perdita prematura di un fratello, il bisogno di comprenderlo e di ricordarlo. L’attaccamento alla mamma, il desiderio di tornare all’infanzia, a una dimensione di spensieratezza, di calore e di protezione. La difficoltà ad essere felici, per paura che si possa spezzare ancora qualcosa. E dunque la costrizione a una piattezza emotiva, a una freddezza, un distacco, per evitare di soffrire. La paura di restare da soli, la paura di se stessi. Il non riconoscersi più in quello che si è, il sentirsi sospesi, vuoti, privi di forze. Il rifugio nel sonno e nel sogno per fermare la mente. Il desiderio di una normalità, di una vita semplice, di vivere la vita di qualcun altro, l’attrazione per le case degli altri, illuminate, calde. 

E infine il lasciarsi andare, l’abbandonarsi a quell’Oceano di ricordi, di emozioni, di dolore, di bellezza, che si mescolano e scorrono, infiniti. 

Marlene Bialas ‘Disappear’

Nata a Milano nel 1998, metà tedesca e metà italiana, sono la seconda di 4 fratelli. Sono una fotografa ma amo molto anche il cinema i libri e l’arte. Mi sono diplomata al liceo classico e dopo un anno di viaggi e lavoro mi sono iscritta all’accademia di fotografia Mohole a Milano.                                            

 La mia sensibilità si esprime al meglio nella realizzazione di fotografie intime, artistiche e concettuali. Adoro osservare ,qualsiasi cosa, le persone ,i movimenti, le espressioni del viso ,una luce particolare, un colore, una situazione, una scena buffa ,un dettaglio che mi ricorda qualcosa. La maggior parte delle mie fotografie sono semplicemente la mia visone del mondo. Adoro i film francesi e il francese, i personaggi un po’ strambi, il buio, la sera e le luci all’interno delle case; penso di avere una visione molto poetica del mondo e adoro sognare. 

Da piccola sognavo di lavorare nel circo o nel mondo dello spettacolo, ho fatto per molti anni danza e pattinaggio artistico. Mi affascina tutto il lavoro che sta dietro alla realizzazione di un film, dalle scenografie, ai costumi, alla recitazione; aspiro infatti a diventare una fotografa di scena. 

Per vedere questo e altri lavori di Marlene: www.marlenebialas.it