Capire la scala dei diaframmi

La scala dei diaframmi è un concetto fondamentale in fotografia che indica l’apertura dell’obiettivo, ovvero la dimensione del foro attraverso cui passa la luce. Ogni valore sulla scala corrisponde a una precisa quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera e influisce direttamente sulla profondità di campo dell’immagine.

Come funziona la scala dei diaframmi?

La scala dei diaframmi è composta da una serie di numeri preceduti dalla lettera “f”, ad esempio f/2, f/4, f/8, f/16. Questi numeri rappresentano una frazione: il numeratore è la lunghezza focale dell’obiettivo e il denominatore è il diametro dell’apertura del diaframma.

Valori bassi come f/2, f/2.8 indicano un’apertura ampia, che lascia passare molta luce. Questo comporta una ridotta profondità di campo, ovvero solo una piccola porzione dell’immagine sarà a fuoco, mentre lo sfondo sarà sfocato.

Valori alti come f/16, f/22 indicano un’apertura stretta, che lascia passare poca luce. Questo comporta una maggiore profondità di campo, ovvero una porzione più ampia dell’immagine sarà a fuoco.

La scala dei diaframmi più comune:

f/1.4, f/1.8, f/2 sono aperture molto ampie, ideali per ritratti con lo sfondo sfocato e in condizioni di scarsa illuminazione, fotografia con le quali otterrai foto con la percezione pochi elementi a fuoco nella fotografia.

f/2.8, f/4, f 5/6 sono aperture intermedie, versatili per diversi tipi di fotografia con le quali otterrai foto con la percezione alcuni elementi a fuoco nella fotografia.

f/8, f/11, f 16 sono aperture che offrono un buon equilibrio tra profondità di campo e luminosità e otterrai foto con la percezione di quasi tutto a fuoco fino al fono della fotografia.

La scala dei diaframmi è un concetto fondamentale in fotografia che indica l’apertura dell’obiettivo, ovvero la dimensione del foro attraverso cui passa la luce. Ogni valore sulla scala corrisponde a una precisa quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera e influisce direttamente sulla profondità di campo dell’immagine.

Come funziona la scala dei diaframmi?

La scala dei diaframmi è composta da una serie di numeri preceduti dalla lettera “f”, ad esempio f/2, f/4, f/8, f/16. Questi numeri rappresentano una frazione: il numeratore è la lunghezza focale dell’obiettivo e il denominatore è il diametro dell’apertura del diaframma.

Valori bassi come f/2, f/2.8 indicano un’apertura ampia, che lascia passare molta luce. Questo comporta una ridotta profondità di campo, ovvero solo una piccola porzione dell’immagine sarà a fuoco, mentre lo sfondo sarà sfocato.

Valori alti come f/16, f/22 indicano un’apertura stretta, che lascia passare poca luce. Questo comporta una maggiore profondità di campo, ovvero una porzione più ampia dell’immagine sarà a fuoco.

La scala dei diaframmi più comune:

f/1.4, f/1.8, f/2 sono aperture molto ampie, ideali per ritratti con lo sfondo sfocato e in condizioni di scarsa illuminazione, fotografia con le quali otterrai foto con la percezione pochi elementi a fuoco nella fotografia.

f/2.8, f/4, f 5/6 sono aperture intermedie, versatili per diversi tipi di fotografia con le quali otterrai foto con la percezione alcuni elementi a fuoco nella fotografia.

f/8, f/11, f 16 sono aperture che offrono un buon equilibrio tra profondità di campo e luminosità e otterrai foto con la percezione di quasi tutto a fuoco fino al fono della fotografia.

f/16, f/22 sono aperture molto chiuse, ideali per i paesaggi e quando si desidera una grande profondità di campo con la quale otterrai una foto con la percezione di tutti gli elementi a fuoco fino a infinito. nella fotografia.

Perché la scala dei diaframmi non è lineare?

Potresti notare che la scala dei diaframmi non aumenta in modo lineare. Ad esempio, passando da f/4 a f/5.6 la quantità di luce che entra nell’obiettivo si dimezza. Questo perché ogni “stop” (passaggio da un valore all’altro) corrisponde a un raddoppio o dimezzamento della quantità di luce.

Come si usa il diaframma?

Modalità manuale: Ti permette di controllare manualmente l’apertura del diaframma.

Priorità di diaframma: La fotocamera seleziona automaticamente il tempo di esposizione in base al valore f (diaframma) che hai scelto.

Modalità programma: La fotocamera seleziona sia il diaframma che il tempo di esposizione in base a una determinata scena.

Il diaframma aperto (f basso) potrebbe essere utilizzato nei ritratti per isolare il soggetto dallo sfondo e creare un effetto sfuocato. Per creare una sorta di cornice sfuocata che direzioni lo sguardo sul soggetto o, nella macrofotografia per mettere in risalto i dettagli e per far entrare più luce in condizioni di scarsa illuminazione.

Il diaframma chiuso (f alto) potrebbe essere utilizzato per fotografie e paesaggi, per avere una maggiore profondità di campo e rendere nitidi sia il primo piano che lo sfondo. Nelle fotografie di reportage per far percepire al fruitore cosa succede su più piani dell’immagine o per esempio, nelle fotografie fatte a prodotti commerciali o still life, per avere una resa nitida e dettagliata di tutto l’oggetto.

Consigli pratici, quando usare diverse modalità della tua fotocamera:

Priorità di diaframma: Utilizza questa modalità per impostare manualmente il diaframma e lasciare che la fotocamera scelga automaticamente il tempo di esposizione.

Prova diversi valori: Sperimenta con aperture diverse per capire come influenzano l’immagine.

Considera la luce: In condizioni di scarsa illuminazione, dovrai aprire di più il diaframma per far entrare più luce.

Pensa alla composizione: Il diaframma può essere utilizzato per guidare l’occhio dell’osservatore verso i punti focali dell’immagine.

Il diaframma è uno strumento fondamentale per qualsiasi fotografo. Comprendere come funziona e come utilizzarlo ti permetterà di creare immagini con un impatto visivo più forte e di esprimere al meglio la tua creatività. La scelta del diaframma è fondamentale per ottenere l’effetto desiderato nella tua fotografia. Un diaframma aperto ti permetterà di isolare il soggetto, mentre un diaframma chiuso ti darà una maggiore profondità di campo. Sperimentando con i diversi valori, potrai trovare il diaframma perfetto per ogni situazione.

Consigli per un panning perfetto

Ecco qualche consiglio per la tecnica del panning, buona giornata

Sara Munari

Opta per soggetti che si muovono a una velocità costante, come un’auto che sfreccia su una strada o un ciclista.

Imposta la tua fotocamera sulla modalità manuale o priorità di otturatore.

Sperimenta con tempi di scatto compresi tra 1/60 e 1/8 di secondo. Più veloce è il soggetto, più corto dovrà essere il tempo di scatto. Un diaframma aperto (numero basso) ti permetterà di ottenere uno sfocato più pronunciato sullo sfondo. Utilizza la messa a fuoco continua per seguire il soggetto in movimento.

Posizionati in modo da avere lo sfondo sfocato nella direzione del movimento del soggetto.

Ruota la fotocamera in modo fluido e costante, seguendo il movimento del soggetto con l’obiettivo. Aumenta le tue possibilità di successo scattando in modalità raffica (solo all’inizio, non consiglio l’utilizzo smodato di questa impostazione).

Il panning richiede pratica. Non scoraggiarti se i primi risultati non sono perfetti.

Errori comuni da evitare:

Napoli, a capodanno. Sara Munari

I movimenti della fotocamera devono essere fluidi e costanti. Se il tempo di scatto fosse troppo corto, lo sfondo potrebbe non essere abbastanza mosso. Se il tempo di scatto fosse troppo lungo, il soggetto potrebbe risultare mosso. Assicurati che la messa a fuoco sia impostata correttamente e segua il soggetto.

Esempi di soggetti adatti al panning:

Veicoli: Auto, moto, treni.

Atleti: Ciclisti, corridori, sciatori.

Animali: Uccelli in volo, animali in movimento.

Perché fare panning?

Il panning ti permette di catturare il senso di movimento e trasmettere l’energia e la dinamicità della scena. Le immagini avranno quindi un impatto molto creativo. Inoltre potrai migliorare le tue abilità fotografiche dato che questa tecnica richiede precisione e coordinazione, esercitandoti potrai affinare le tue capacità tecniche e fotografiche.

Il panning è una tecnica affascinante che può aggiungere un tocco di dinamismo alle tue fotografie. Con un po’ di pratica, sarai in grado di creare immagini uniche e accattivanti.

Consigli pratici per imparare a usare il tempo di scatto

Ecco qualche suggerimento per i tempi di scatto, buona lettura, ciao

Sara Munari

La modalità manuale ti offre il massimo controllo su tutti i parametri della tua fotocamera: tempo di scatto, diaframma e ISO. È come guidare una macchina con il cambio manuale, all’inizio può sembrare complicato, ma ti dà una libertà e una precisione che non avresti in modalità automatica. Vedremo più avanti come applicarla.

Inizia con soggetti statici, come un paesaggio o un oggetto fermo. In questo modo potrai concentrarti sull’impostazione del tempo di scatto senza preoccuparti del movimento.

Prova a variare il tempo di scatto e osserva come cambia l’aspetto dell’immagine. Prova tempi molto lunghi per soggetti luminosi e tempi molto corti per congelare il movimento.

Crea una serie scegliendo un soggetto e scatta una serie di foto variando solo il tempo di scatto. Confronta i risultati e osserva come cambia l’aspetto dell’immagine.

Prova anche a fotografare lo stesso soggetto in diverse condizioni di luce: al mattino, a mezzogiorno, al tramonto. Ognuna di queste condizioni ti permetterà di utilizzare tempi di scatto diversi.

Treppiede: il tuo alleato per tempi lunghi

Un treppiede è essenziale per evitare il mosso quando utilizzi tempi di scatto lunghi. Anche il più piccolo movimento della fotocamera può rovinare l’immagine. Scegli un treppiede stabile e robusto, adatto al peso della tua fotocamera e dell’obiettivo. Assicurati che la testa del treppiede sia perfettamente livellata (ogni cavalletto ha la bolla per controllare se sei posizionato correttamente) per evitare che l’orizzonte sia storto, a meno che tu non lo voglia “pendente”.

Altri consigli:

Se pensi ti possa servire, utilizza un telecomando o il timer per evitare vibrazioni durante lo scatto.

Prova la modalità Bulb che è una funzione presente in molte fotocamere e permette di effettuare esposizioni di durata estremamente lunga. A differenza delle normali modalità di scatto, in cui il tempo di esposizione è preimpostato, la modalità Bulb offre al fotografo un controllo completo sulla durata dello scatto. In modalità Bulb, l’otturatore della fotocamera rimane aperto finché il pulsante di scatto viene tenuto premuto. Questo significa che puoi decidere esattamente per quanto tempo vuoi esporre la pellicola o il sensore alla luce, permettendoti di catturare immagini con effetti molto particolari.

I filtri ND (acronimo di “Neutral Density”) sono degli accessori fotografici che assorbono una parte della luce che entra nell’obiettivo della tua fotocamera. In pratica, funzionano come degli “occhiali da sole” per la tua fotocamera, riducendo l’intensità luminosa e consentendoti di utilizzare tempi di esposizione più lunghi. Sono ideali per creare effetti come l’acqua che sembra seta, le nuvole che sembrano dipinte nel cielo o le scie luminose delle stelle. Ti permettono di utilizzare diaframmi ampi (bassi numeri f) anche in condizioni di forte luminosità, ottenendo un maggiore effetto di sfondo sfocato. In combinazione con un’apertura ampia, i filtri ND possono ridurre la profondità di campo, isolando meglio il soggetto dallo sfondo e in situazioni con forti contrasti di luce, un filtro ND può aiutare a bilanciare le esposizioni, evitando zone sovraesposte o sottoesposte.

Osserva le foto di altri fotografi e cerca di capire quali tecniche hanno utilizzato. Prova a fotografare le luci delle auto in una strada di notte con un tempo di scatto lungo. Cattura il movimento dell’acqua di un fiume o di una cascata con tempi di scatto diversi. Prova a fotografare un’azione sportiva con tempi di scatto molto brevi per congelare il movimento.

Il tempo di scatto è uno strumento potente che ti permette di dare vita alle tue immagini. Imparando a padroneggiarlo, potrai creare fotografie uniche e originali, che raccontano storie e suscitano emozioni. La fotografia richiede tempo e pratica per essere conosciuta a fondo. Non scoraggiarti se all’inizio non ottieni i risultati sperati. Continua a sperimentare e a divertirti!

Come è fatta una macchina fotografica

Volevo ricominciare da capo e vi scrivo qualche articolo per chi si avvicina alla fotografia…spero possano interessare! Buona giornata

Sara Munari

Immagina una scatola chiusa, al cui interno entra della luce attraverso un foro. Questa è, in sostanza, una macchina fotografica. La macchina fotografica ha il compito di far entrare la luce attraverso l’ottica (obiettivo) e catturare l’immagine proiettata su una superficie sensibile (sensore o pellicola). Tuttavia, la tecnologia moderna ha reso le macchine fotografiche strumenti incredibilmente sofisticati, capaci di catturare immagini di qualità straordinaria in una vasta gamma di condizioni, ma il principio di base rimane lo stesso.

La macchina fotografica non è altro che una versione sofisticata di questa scatola. Al posto del foro, abbiamo un obiettivo, una serie di lenti che lavorano insieme per concentrare la luce e proiettarla su un sensore (o una pellicola, nelle macchine fotografiche analogiche). Il diaframma, una sorta di iride regolabile, controlla la quantità di luce che entra nell’obiettivo, come le pupille dei nostri occhi si adattano alla luce. L’otturatore, invece, è come una tapparella che si apre e si chiude rapidamente, determinando il tempo di esposizione alla luce. Più a lungo l’otturatore rimane aperto, più luce raggiunge il sensore e più luminosa sarà l’immagine. Infine, il sensore (o la pellicola) è la superficie su cui si forma l’immagine. Nei modelli digitali, il sensore converte la luce in segnali elettrici che vengono poi trasformati in un’immagine digitale.

L’oggetto “macchina fotografica senza obiettivo” viene definito in fotografia corpo macchina, cioè la struttura che contiene tutti gli altri componenti e fornisce un supporto stabile per l’obiettivo. È l’obiettivo che raccoglie la luce e la proietta sul sensore (o sulla pellicola). Pensalo come l’occhio della macchina fotografica. La sua lunghezza focale determina il campo visivo cioè la quantità di spazio da riprendere e l’ingrandimento; mentre il diaframma è un’apertura regolabile che controlla la quantità di luce che entra nell’obiettivo. Un diaframma più aperto lascia entrare più luce, mentre uno più chiuso ne lascia entrare meno.

All’interno della macchina, davanti al sensore (o alla pellicola) c’è una sorta di tapparella appunto, l’otturatore, che si apre e si chiude rapidamente per controllare la durata dell’esposizione alla luce. Tempi di esposizione più lunghi catturano più luce, ma possono causare il mosso.

L’immagine va a finire sul sensore (o pellicola) cioè il supporto su cui viene impressa l’immagine. Nei modelli digitali, il sensore converte la luce in segnali elettrici che vengono poi trasformati in un’immagine digitale. Nelle macchine fotografiche a pellicola, invece, la luce impressiona direttamente la pellicola chimica.

Tutto questo avviene attraverso le scelte che facciamo attraverso la visione nel mirino che permette di inquadrare la scena prima di scattare. Ne esistono di due tipi principali: ottico (che mostra una vista diretta della scena attraverso l’obiettivo) e digitale (che mostra un’anteprima dell’immagine sul display). Alcune macchine fotografiche hanno oggi un visore posteriore, un piccolo schermo nel quale si riproduce l’immagine che abbiamo di fronte e svolge la stessa funzione del mirino, che ci permette di decidere quale “fetta di realtà” ritrarre.

Scegliere il target giusto per la nostra fotografia

Ciao, come state?

Oggi vi propongo uno stralcio del mio libro “Storytelling a chi?” che sono andata a cercare a seguito di una discussione con un mio alunno, spero possa servirvi, ciao

Sara

Be the bee body be boom – est west – Sara Munari – New York

Target, a chi interessa la mia storia?
Pensate che strano, ci sono persone che sono interessate a vedere le nostre fotografie…non sembra vero, ma è così, qualcuno è interessato davvero, ci segue e ci stima. Questo avviene a livelli differenti, per ognuno di noi!
I canali attraverso i quali far passare i nostri progetti sono davvero molti e dipendono dagli ambiti nei quali ci muoviamo.
La scelta del vostro target deve riflettere la vostra identità.
A chi rivolgerai le vostre storie?
Giornali, pubblicazioni on line, gallerie, agenzie giornalistiche, critici, gli amici del circolo fotografico, la famiglia, gli amici ecc.
Vi siete mai fermati a pensare quanto questo termine significhi davvero per voi ?
Una buona definizione potrebbe essere: il target è quel gruppo di persone a cui rivolgere le vostre storie, che può seguirvi nel tuo percorso di fotografo, che acquisirà fiducia in voi e nelle vostre capacità di esprimervi fotograficamente. Il vostro target, può anche alimentare i guadagni, è interessato in ciò che fate, ha un bisogno di voi e del vostro prodotto, per documentarsi, per vendere, per conoscere cose che grazie a voi, può vedere, ma che fino a quel momento non conosceva. Quello che, in poche parole, nel tempo dovreste fidelizzare, che parla bene di voi, che costruisce la vostra reputazione e che vi accompagna in quello che fai.
Una volta che avete capito a chi rivolgervi, passate a studiare bene il tuo potenziale spettatore/acquirente.
Perché è importante scegliere il target giusto?
Le vostre storie non piaceranno a tutti, non tutti le troveranno interessanti, utili o vendibili. Ma se non direzionerete il vostro lavoro, che sia per gli amici o per una testata nazionale, farete un grave errore.

Mi spiego meglio. Facciamo finta che vogliate aprire un negozio di scarpe: senza una scelta preliminare del target finireste con l’acquistare decina o centinaia di scarpe e scarpette diverse, con la presunzione di accontentare il più grande numero di persone, e sapete quale effetto raggiungereste? Puntualmente l’ opposto di quello desiderato.
Certo, magari nel negozio entrerebbero tanti curiosi, attratti dalla possibilità di trovare tutto quello che cercano, ma non riuscireste a soddisfare tutti e rimarreste con tanta, tanta merce in magazzino.
Come fareste a soddisfare chi cerca le scarpe da calcio e quelle per un matrimonio in grande stile?
Lasciate stare, datemi retta, cercate di direzionare il lavoro, ancor prima di cominciarlo, anche perché una modalità come quella sopracitata vi allontanerebbe dalla possibilità di essere cercati da quelli “giusti”, proprio perché trattate spesso determinati argomenti, in un determinato modo, soprattutto per chi vorrebbe vivere di fotografia.
Non vi resta che decidere: preferite rivolgervi alla sposa o allo sportivo?
Il vostro lavoro, come abbiamo già detto, rappresenta voi stessi, i vostri pensieri, le vostre azioni. Fotografare vuol dire (anche) parlare a un pubblico, un target di pubblico.
Ci sono almeno altri due importanti motivi che consigliano un’ accorta scelta del vostro target :

  1. Comunicare al pubblico giusto significa parlare a chi potenzialmente interessato a quello che produci. E parlare a un pubblico attratto preannuncia l’aumento delle probabilità di convertire gli spettatori in potenziali clienti (per chi è interessato alla vendita)
  2. Specializzarvi vi consentirà di diventare riconoscibili agli occhi degli spettatori, che vi cercheranno ancora successivamente, se coinvolti prima.

Usare il mosso nella Street photography


Una foto di strada può avere un aspetto nitido, dove tutto è a fuoco e “congelato”, ma può anche essere tremolante, mossa, per trasmettere dinamismo e instabilità.
Chiaramente, il mosso può sia essere una scelta voluta, usando tempi di esposizione lunghi, oppure un obbligo nel caso in cui ci si trovi in una situazione di scarsità di luce.
Una parolina tanto abusata oggi è: mosso creativo. Tengo a sottolineare che non esiste il “mosso creativo” in sé… è l’insieme tra tecnica, composizione, messaggio, progetto, che fa della foto una foto creativa. Purtroppo per noi, non basta muovere la macchina o lanciarla nel vuoto mentre si scatta. Anche il mosso fa parte del linguaggio e va usato con consapevolezza.
Esistono, sostanzialmente, quattro tipi di mosso nella street photography.
Il primo tipo è quando utilizziamo un tempo lungo e muoviamo noi la macchina fotografica. In questo caso la percezione è di mosso generale nell’immagine.
Nella prima immagine alla pagina successiva, tutto è mosso, la bambina e lo sfondo che la circonda.

Be the bee body be boom, est east. Sara Munari

Nel secondo tipo è il soggetto in movimento che crea la sensazione di mosso, ma lo sfondo rimane nitido e la percezione è che sia fermo

Be the bee body be boom, est east. Sara Munari


Il terzo tipo è il panning, una tecnica fotografica che si utilizza per trasmettere la percezione del movimento. È possibile ottenere un effetto panning su immagini verticali, in genere però viene sfruttato su elementi che si spostano orizzontalmente davanti al fotografo, seguendo tre semplici azioni:
❙ si inquadra il soggetto;
❙ si scatta con tempi lunghi;
❙ si muove la fotocamera mantenendo il fuoco sul soggetto mentre lo si segue con la macchina fotografica.
Lo scatto, in questo caso, deve essere realizzato in modalità M (manuale) o a priorità di tempi.
Dato che i soggetti sono in movimento, è necessario capire quale sia il tempo corretto da impostare. Non ci sono tempi di scatto giusti in assoluto.
Dipendono, infatti:
❙ dalla velocità del soggetto;
❙ dalla quantità di effetto panning che si vuole ottenere.

Be the bee body be boom, est east. Sara Munari

Il quarto modo si ha scattando con il flash e con tempi relativamente lunghi, nell’ordine di 1/30, 1/15 o 1/8. Il sensore, rimanendo esposto più a lungo del lampo del flash, registra anche la luce dell’ambiente. Il colpo di flash congelerà parte del movimento, la restante parte risulterà mossa a causa del lungo tempo dell’esposizione.

Fotografia di Salvatore Matarazzo da “Carnival”

Spero vi sia piaciuto il testo! ciao Sara

Tutto quello che vi ho scritto è contenuto nel libro “Streeet photography, attenzione può creare dipendenza” Edito da Emuse.

Vuoi aprire un blog di fotografia? Ecco come fare!

INV150601OldCameras-2-2-1024x488Ciao a tutti!

Oggi vorrei condividere la mia esperienza e le motivazioni per cui ho aperto un blog di fotografia.

Ho aperto il blog a gennaio 2015. Non so nemmeno perché l’ho fatto. Soprassediamo…

Da subito o quasi, ho coinvolto due amici nell’avventura. Oggi siamo in 5 più due collaboratrici.

L’esperienza è positiva e interessante, a tratti stressante! 🙂

Inizialmente postavo articoli ogni giorno fino ad arrivare a due, tre articoli a settimana dell’ultimo periodo.

Il 99% dei blog chiude dopo pochi mesi. Seguire un blog non è semplice e implica molto impegno e costanza.

Diciamo che continui per passione e amore per la materia che decidi di trattare.

Per me il blog è diventato il modo di offrire un servizio che spero, in qualche caso, possa dare spunti o fare ragionare su argomenti relativi alla fotografia.

Perché aprire un blog

Chiedetevi subito quanta passione coltivate per la fotografia.

Davvero questa materia vi interessa a fondo?

Siete curiosi e perseveranti nella comprensione dei temi attinenti questa materia?

Puoi trattare argomenti diversi: tecnica, storia, critica, cultura generale, elementi di approccio partico oppure offrire una newsletter su eventi relativi.

Nel mio blog io parlo della mia esperienza personale, rispondo alle domande che mi vengono fatte durante i corsi e workshop che tengo in giro per l’Italia e all’estero, offro un servizio relativo ad eventi, mostre e premi, propongo autori, interviste a fotografi ed una piccola parte tecnica.

Subito dovresti chiederti: ma quanto so di questi argomenti? Posso offrire contenuti che altri non sarebbero in grado di dare?

Spesso scopro che qualcuno copia o prende in parte articoli miei per comporre i propri, non mi infastidisce, non importa, ma sappiate che a lungo la gente si accorgerà della provenienza dei vostri contenuti e potrebbe stancarsi presto!

Eh sì, perché oltre al vostro impegno, che potrebbe essere anche stratosferico, un blog non ha senso di esistere se non c’è nessuno che lo segue.

Scegliersi il ‘target’ diventa quindi un fattore fondamentale.

A che tipo di pubblico rivolgo i miei articoli?

Potete scegliere un pubblico legato alla fotografia professionale oppure amatoriale. Nel tempo potreste approfondire alcuni argomenti fino a toccare tutti e due i settore (con me ha funzionato!).

Quali sono le piattaforme più utilizzate?

Io uso WordPress ma ho sentito parlare bene anche di:

Tumblr

Blogger

LiveJournal

Medium

In tutte avrete l’opportunità di sfruttare plug-in (piccoli un programmi non autonomi che interagisco con il blog per ampliarne le funzionalità originarie) coi quali incrementare le prestazioni del blog.

Potete scegliere il tema (struttura ed estetica del sito) e questo potrà essere gratuito o a pagamento. In generale, a pagamento, offre opzioni in più come plug-in e opportunità di controllo.

Anche il tipo di abbonamento alla piattaforma cambia le cose. Se il piano che scegliete è gratuito, avrete meno possibilità di andare a fondo nelle faccende tecniche come statistiche e funzionalità specifiche.

Inserire i contenuti, dopo un impatto iniziale non semplicissimo, non mi ha mai creato grossi problemi.

Pubblicare con costanza è importante. Appena salto un giorno, la gente mi scrive e chiede come mai non ho postato niente. Questo perché nel tempo potreste essere considerati ‘punti di riferimento’ e anche questo diventa una responsabilità da sostenere.

Non scrivete troppo, sia in termini di quantità di articoli, sia in termini di lunghezza degli stessi.

Attenzione: Avviso ai naviganti!

Con il blog è difficilissimo guadagnare.

Mi spiego meglio.

Io non sono stata in grado di far monetizzare il blog, nonostante il numero di visualizzazioni ed entrate considerevole.

Se lo fate per questo, sappiate che è davvero mooolto difficile.

Qualche consiglio:

  1. Scegliete un nome accattivante che determini anche ad una prima lettura i contenuti che tratterete.
  2. Mettete nella home un richiamo per la possibilità di iscriversi al blog con facilità.
  3. Fate in modo che pulsanti di condivisione siano ben visibili.
  4. Inserite ben chiare le info per i vostri contatti.
  5. Siate sempre (finche riuscite, a me non riesce sempre!) gentili e pazienti nelle risposte e nei commenti.
  6. Create collegamenti con i social network. Il mio blog è collegato con Facebook, twitter e Linkedin.
  7. Quando pubblico un articolo, esce in contemporanea su questi social.
  8. Controllate sempre su tutti i social se ci sono risposte da dare a chi è intervenuto nei commenti.
  9. Non prendetevi troppo sul serio, alla lunga rompereste le scatole.
  10. Io ho scelto di scrivere come se parlassi ad un amico. Non mi preoccupo molto della forma, piuttosto del contenuto che deve essere serio e supportato da conoscenza della materia.
  11. Create collegamenti con altri blog.
  12. Studiate, studiate, studiate…

 

Ciao, baci. Sara