Mostre di fotografia da non perdere a ottobre

Fantastiche mostre ci aspettano nel mese di ottobre, guardate qua!

Anna

Nan Goldin – This Will Not End Well

Exhibition poster for 'This Will Not End Well' by Nan Goldin at Pirelli HangarBicocca, featuring a blurred figure draped in fabric against a gradient background, with exhibition dates from October 11, 2025 to February 15, 2026.

Dall’11 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026, Pirelli HangarBicocca presenta “This Will Not End Well“, la prima retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin (nata a Washington D.C. nel 1953) come filmmaker.

A Milano la mostra riunisce il più grande corpus di slideshow mai presentato. L’esposizione include: The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022)capolavoro di Goldin; The Other Side (1992-2021), ritratto storico, omaggio agli amici trans attraverso scatti intimi e privati realizzati tra il 1972 e il 2010; Sisters, Saints and Sibyls (2004-2022), testimonianza sul trauma familiare e sul suicidio; Fire Leap (2010-2022), incursione nel mondo dell’infanzia; Memory Lost  (2019-2021), trip claustrofobico nell’astinenza da sostanze stupefacenti; e infine Sirens (2019-2020), viaggio nell’estasi della droga.

Le Navate di Pirelli HangarBicocca ospitano due slideshow aggiuntivi: You Never Did Anything Wrong (2024), il primo lavoro astratto di Goldin — ispirato a un antico mito secondo cui un’eclissi sarebbe causata da animali che rubano il sole — una meditazione poetica sulla vita, la morte e i cicli naturali che collegano tutti gli esseri viventi. La seconda opera, Stendhal Syndrome  (2024), si basa su sei miti tratti dalle “Metamorfosi” di Ovidio che prendono vita attraverso i ritratti degli amici di Goldin in un dialogo visivo attraverso il tempo, e in cui l’esperienza personale dell’artista si intreccia con i suoi scatti di dipinti e sculture provenienti da musei di tutto il mondo.

Inoltre, l’esposizione si apre con una nuova installazione sonora del duo Soundwalk Collective, che l’ha concepita in stretta collaborazione con l’artista. Come una sorta di preludio, l’opera guida i visitatori verso il simbolico villaggio di slideshow di Goldin.
La retrospettiva è allestita in diverse strutture architettoniche, definite come padiglioni, progettati dall’architetta Hala Wardé, che già in varie occasioni ha collaborato con Goldin. Ciascun padiglione è ideato in risposta a un’opera specifica, e tutti insieme formano un villaggio.

11.10.2025 – 15.02.2026 – Pirelli Hangar Bicocca – Milano

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LEE MILLER. Opere 1930-1955

Una donna che ride, seduta su un'auto d'epoca, indossa un bikini a pois e un fiore tra i capelli.
Lee Miller, Nusch Éluard accanto a un’auto. Golfe Juan, Francia, 1937 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

L’autunno di CAMERA vedrà protagonista una figura straordinaria della cultura mondiale del Novecento: la fotografa americana Lee Miller.
La nuova mostra, curata da Walter Guadagnini, presenterà dal 1° ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 oltre 160 immagini tutte provenienti dai Lee Miller Archivies, molte delle quali pressoché inedite, per una chiave di lettura sia pubblica che intima del suo lavoro e della sua straordinaria personalità. L’esposizione dà inoltre il via ai festeggiamenti per i 10 anni del Centro che proporrà un programma ampio e articolato dedicato al mondo della fotografia nelle sue infinite sfaccettature.

Il percorso espositivo si concentra sull’attività della fotografa tra gli anni Trenta e Cinquanta, documentando il suo ruolo di ponte tra gli Stati Uniti, l’Europa e l’Africa, dove visse esperienze fondamentali per la sua arte. Lee Miller fu protagonista del movimento surrealista, collaborando con Man Ray e contribuendo alla scoperta della solarizzazione. Fu vicina a figure come Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Éluard, e realizzò immagini emblematiche sia artistiche che documentaristiche. Dopo una parentesi in Egitto, tornò in Europa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, lavorando per Vogue e testimoniando il conflitto con fotografie drammatiche dei campi di concentramento e della caduta del regime nazista. Dopo la guerra si ritirò nella campagna inglese, ma il suo spirito creativo continuò a emergere anche nella vita privata.

1 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026 – Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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INGE MORATH. Le mie storie

Autoritratto in bianco e nero di una donna con capelli scuri, che indossa una maglietta a righe, mentre tiene una macchina fotografica di fronte a uno specchio.

A Pordenone la nuova stagione della grande fotografia internazionale si apre con un’esposizione inedita sull’autrice Inge Morath.

Questa esposizione rappresenta l’inizio di un percorso espositivo ricco ed articolato, che nei mesi successivi porterà a Pordenone grandi protagonisti della fotografia internazionale, con molte anteprime nazionali. Una nuova stagione dedicata all’esercizio “Del leggere”: l’avvio di un progetto culturale che pone al centro il tema della lettura in tutte le sue declinazioni, rimarcando così il ruolo culturale di Pordenone che negli anni ha costruito una straordinaria offerta culturale di rilievo nazionale.  Un contributo che s’integrerà nel percorso operativo che porterà Pordenone verso il 2027, anno in cui alla città verrà riconosciuto il ruolo di Capitale Italiana della Cultura.

A partire dal 13 settembre 2025, la città si prepara ad accogliere una nuova ed ambiziosa stagione dedicata alla fotografia d’autore, con un calendario di mostre che porterà in città alcuni tra i nomi più rilevanti del panorama fotografico internazionale. Ad aprire questa nuova proposta, sarà una grande esposizione dedicata a Inge Morath (Graz 1923 – New York 2002), figura centrale del fotogiornalismo del Novecento e prima donna entrata a far parte della celebre agenzia Magnum Photos. Un progetto, promosso dal Comune di Pordenone ed organizzato da Suazes.

In questi anni le occasioni in Italia per approfondire aspetti del suo lavoro diverse, ma la mostra di Pordenone, intitolata “Inge Morath. Le mie storie”, svela ed approfondisce una nuova parte della sua produzione, quella rappresentata dal ritratto con un’attenzione particolare al mondo della letteratura. 

La mostra, che resterà aperta fino al 16 novembre 2025, proporrà un approccio originale e poco esplorato nella produzione della fotografa austriaca, focalizzandosi prevalentemente sulla seconda parte della sua vita, segnata dall’incontro avvenuto nel set del film “The Misfits” di John Houston e dal successivo matrimonio con il drammaturgo Arthur Miller.

Il percorso espositivo raccoglierà circa 110 fotografie e sarà ospitato all’interno degli spazi espositivi di Galleria Harry Bertoia, luogo dove lo scorso si sono tenute le due anteprime nazionali dedicate a Italo Zannier e Bruno Barbey con il progetto “Les Italiens”.

La mostra è promossa dal Comune di Pordenone e organizzata da Suazes in collaborazione con Fotohof. Sarà curata da Brigitte Blüml Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz.

13 settembre -16 novembre 2025 – Pordenone, Galleria Harry Bertoia

Persona. Fotografie di Paolo Pellegrin

© Paolo Pellegrin/Magnum Photos
© Paolo Pellegrin/Magnum Photos

In occasione del 25° anniversario di Officine Fotografiche, siamo lieti di presentare “Persona”, una mostra fotografica di Paolo Pellegrin, uno dei maestri indiscussi della fotografia contemporanea.

Curata da Annalisa D’Angelo, l’esposizione rappresenta un’occasione unica per esplorare un aspetto intimo e poco conosciuto della produzione dell’autore: il ritratto come forma di indagine, relazione e memoria.

Nelle parole della curatrice si coglie l’essenza di questa mostra: “Il ritratto da sempre terreno di confronto e riflessione, è specchio dell’anima per alcuni, furto della stessa per altri. È spazio di verità e rappresentazione, ma anche di sottrazione. È politica e paesaggio insieme. Nella visione di Paolo Pellegrin, il ritratto si fa linguaggio capace di attraversare le vite altrui con rispetto, delicatezza e intensità”.

Per la prima volta in Italia, la mostra presenta una selezione inedita di ritratti che attraversano l’intera carriera del fotografo: dai primi scatti nei campi rom italiani degli anni ’80 e ’90, ai volti e corpi segnati dei feriti di Gaza, dai coloni israeliani durante le proteste del 2005, alle immagini sospese di Haiti e degli Stati Uniti contemporanei, fino alle fotografie posate di attori hollywoodiani pubblicate come copertine del New York Times.

Ogni ritratto è un frammento di storia, testimonianza viva che continua a trasformarsi nello sguardo di chi osserva.

L’esposizione indaga anche il rapporto tra immagine e potere: dall’ambiguo ritratto di Donald Trump, colto attraverso uno schermo durante la cerimonia del suo insediamento, a un cancello spezzato che lascia intravedere la Gaza di ieri, fino a opere recenti dedicate al tema della sorveglianza.

In mostra, una varietà di tecniche e formati — stampe vintage, serigrafie, digitali e gigantografie — accompagna il visitatore in un percorso visivo che sottolinea come, per Pellegrin, il ritratto non appartenga mai solo al fotografo: è del soggetto, dello spettatore, della memoria collettiva.

“Festeggiare i venticinque anni di Officine Fotografiche con una mostra di Paolo Pellegrin – afferma Emilio D’Itri direttore e fondatore della famosa associazione – non è una scelta casuale, ma profondamente simbolica. La nostra storia è legata all’idea che la fotografia sia insieme linguaggio artistico, strumento di indagine e possibilità di relazione: esattamente ciò che il lavoro di Pellegrin incarna in maniera magistrale. In questi anni Officine è diventata un luogo d’incontro, formazione e crescita per generazioni di fotografi e appassionati, ma anche uno spazio in cui riflettere sul mondo attraverso le immagini. Con Persona abbiamo voluto restituire al pubblico un percorso che attraversa la carriera di un autore capace di trasformare il ritratto in memoria viva e testimonianza universale. Crediamo che celebrare questo traguardo con il lavoro di uno dei più grandi maestri contemporanei significhi riaffermare la nostra missione: continuare a nutrire una comunità attenta, curiosa e consapevole, e ribadire la centralità della fotografia come forma di conoscenza, cultura e impegno civile”. 

“Persona” ci invita a riflettere su ciò che è visibile e su ciò che rimane invisibile. Un dialogo tra conflitto e intimità, celebrità e anonimato, che ci accompagna nelle pieghe più profonde dell’umano.

Dal 3 Ottobre 2025 al 31 Ottobre 2025 – Officine Fotografiche Roma

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Festival della Fotografia Etica di Lodi. XVI Edizione

Loay Ayyoub, The Tragedy of Gaza
© Loay Ayyoub | Loay Ayyoub, The Tragedy of Gaza

Il Festival della Fotografia Etica di Lodi è felice di annunciare i vincitori del World Report Award|Documenting Humanity 2025 e della Open Call per il no-profit.

Tra i 1002 fotografi da 80 paesi diversi e 5 continenti, che hanno inviato oltre un migliaio di progetti, sono 7 i fotografi che si sono aggiudicati la vittoria, o la menzione speciale, nelle 5 categorie che costituiscono il Premio e che saranno esposti nel corso della sedicesima edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi, dal 27 settembre al 26 ottobre.

I vincitori del World Report Award e della Open Call per le ONG sono stati selezionati dalla giuria internazionale composta Alexa Keefe, photo editor a capo del dipartimento che si occupa di fauna selvatica presso il National Geographic Magazine, Elizabeth Krist, photo editor per la rivista National Geographic per oltre 20 anni ed è attualmente membro del consiglio di Women Photograph e del W. Eugene Smith Fund, MaryAnne Golon, già direttrice della fotografia al Washington Post, Alberto Prina, Aldo Mendichi e Laura Covelli coordinatori del Festival.

Il World Report Award, ricordiamo, si pone l’obiettivo di condividere una nuova forma di impegno sociale attraverso la fotografia e si rivolge a tutti i fotografi italiani e stranieri, professionisti e non. Il soggetto è l’uomo con le sue vicende pubbliche e private, le sue piccole e grandi storie; i fenomeni sociali, i costumi, le civiltà, le grandi tragedie e le piccole gioie quotidiane.
Ecco i premiati e le menzioni speciali:

Federico Rios per il reportage Paths of Desperate Hope, 1° classificato nella sezione Master Award. Il premio sarà di 7.000 euro.
Tra il 2021 e il 2024 oltre un milione di persone hanno attraversato il Darién nell’intento di raggiungere gli Stati Uniti. Nel 2024 la maggior parte dei migranti erano venezuelani, ma a loro si sono aggiunti afghani, cinesi, haitiani ed ecuadoregni così come persone provenienti da altri paesi. Oggigiorno sono oltre cento le nazionalità rappresentate da coloro che attraversano questa fitta giungla al confine tra Panama e Colombia, camminando lungo il pericoloso tratto di circa 25.000 chilometri quadrati, indossando ciabatte, con i loro averi in borse di plastica, e portando i loro bambini in braccio. Non è chiaro quanti di loro riescano ad arrivare a destinazione.

Cinzia Canneri per il reportage Women’s Bodies as Battlefields, menzione speciale nella sezione Master Award.
Questo progetto affronta la condizione delle donne eritree e tigrine, scappate attraverso Eritrea, Etiopia e Sudan. Inizialmente focalizzato sulle donne eritree che fuggivano da uno dei peggiori regimi dittatoriali del mondo, il progetto si è poi esteso includendo anche le donne coinvolte nella guerra nella regione del Tigray. Durante il conflitto, le Forze di Difesa Eritrea utilizzavano la violenza sessuale come arma di guerra prendendo di mira le donne eritree per punirle e quelle tigrine per sterminarle. A prescindere dalla nazionalità a cui appartenevano, i loro corpi diventavano campi di battaglia.

Diego Fedele per il reportage The Price of Choice, 1° classificato nella sezione Spotlight Award. Il premio sarà di 3.000 euro.
La guerra nell’Est dell’Ucraina continua ad intensificarsi per il terzo anno consecutivo da quando il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’invasione nel febbraio 2022 dopo un lungo periodo di tensioni diplomatiche. Le ostilità nelle regioni a Est sono iniziate nel 2014 e da allora molti civili sono stati costretti a spostarsi nei territori a Ovest o in altri paesi europei. Gli incessanti bombardamenti hanno lasciato una scia di distruzione, paralizzando le infrastrutture, l’economia e lo stile di vita dell’Ucraina.

Loay Ayyoub per il reportage The Tragedy of Gaza, 1° classificato nella sezione Short Story Award. Il premio sarà di 2.000 euro.
Per sei mesi, a partire dalle prime ore che sono seguite all’attacco inaspettato su Israele il 7 Ottobre 2023 e fino a marzo 2024 – Loay Ayyoub ha fotografato per il Washington Post la guerra a Gaza, uno dei conflitti più devastanti di questo secolo che ha strappato decine di migliaia di vite, ha portato al più largo esodo nella regione dalla creazione dello stato di Israele nel 1948, e ha ridotto almeno la metà della popolazione in condizioni di carestia.

Md Zobayer Hossain Joati con We Live to Fight, 1° classificato nella sezione Student Award. Il premio sarà di 1.500 euro.
Questo progetto indaga quello che sta alla base delle culture, gli stili di vita, le emozioni, la storia, la politica, le vicende nascoste e gli scenari di tensioni clandestine di alcune comunità di arti marziali in Bangladesh. Le arti marziali fungono sia da forma di autodifesa — soprattutto per bambini e ragazze — sia da intrattenimento. Sebbene siano praticate da diversi gruppi, comprese le comunità indigene, le arti marziali soffrono spesso di scarsi finanziamenti e di una copertura mediatica limitata, nonostante i risultati ottenuti dagli atleti bengalesi a livello internazionale.

Julius Nieweler per il reportage Whispers Say: “War is Coming”, menzione speciale nella sezione Student Award.
Questo progetto offre uno spaccato dell’approccio della società alla vigilia delle elezioni in Moldavia, con un particolare focus sull’influenza della Russia.

Afshin Ismaeli con l’immagine The Price of War, 1° classificato nella sezione Single Shot Award. Il premio sarà di 1.500 euro.
Lo scatto singolo racconta le conseguenze della guerra attraverso la storia di un padre, veterano mutilato, che si intreccia con la presenza silenziosa e fragile del figlio: due generazioni unite da una ferita collettiva che va oltre la dimensione individuale del legame familiare.

Tante anche le candidature inviate dalle ONG di tutto il mondo alla Open Call. Sin dalla sua prima edizione, il Festival della Fotografia Etica ha dedicato particolare attenzione all’utilizzo della fotografia da parte di organizzazioni che si occupano di tematiche sensibili dal punto di vista sociale. Quest’anno sono state selezionate 4 organizzazioni che verranno esposte nell’area tematica relativa: Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) Roma Blind Football, Nyodeema Foundation, Minority Rights Group International ed EMERGENCY.

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Roma Blind Football nasce nel 2024 come naturale evoluzione della precedente ASDRoma2000 ed ha come oggetto principale l’esercizio in via stabile dell’organizzazione e gestione dell’attività sportiva dilettantistica Calcio a 5 per non vedenti e per ipovedenti, ivi compresa la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza per lo sviluppo dell’attività sportiva paralimpica.

Nyodeema Foundation è un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove la consapevolezza internazionale, la tolleranza in tutti gli ambiti culturali, la comprensione tra i popoli, i diritti umani, la tutela dell’ambiente e la parità di diritti tra donne e uomini, con l’obiettivo di favorire la loro indipendenza economica e finanziaria a lungo termine.

Minority Rights Group è una delle principali organizzazioni per i diritti umani che lavora a fianco di minoranze etniche, religiose e linguistiche, e dei popoli indigeni in tutto il mondo. L’organizzazione sostiene minoranze e popoli indigeni nella difesa dei loro diritti: dalla terra su cui vivono, alle lingue che parlano, dalle credenze che praticano, alle culture di cui fanno parte, dalle pari opportunità nell’istruzione e nel lavoro, alla piena partecipazione alla vita pubblica.

EMERGENCY è un’Associazione internazionale nata in Italia nel 1994 con due obiettivi: garantire cure di qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà e, allo stesso tempo, promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Dal 1994 EMERGENCY ha lavorato in 21 Paesi di tutto il mondo offrendo cure gratuite e di alta qualità a chi ne ha più bisogno, secondo i principi di eguaglianza, qualità e responsabilità sociale. Dalla sua fondazione a oggi, in tutte le strutture sanitarie di EMERGENCY sono state curate gratuitamente oltre 13 milioni di persone.

A partire dal prossimo 27 settembre oltre 20 mostre da visitare in un mese speciale dedicato alla fotografia, tra cui quella del World Press Photo, unica tappa lombarda della mostra internazionale itinerante. Il grande concorso internazionale di fotogiornalismo e fotografia documentaria più famoso al mondo che si svolge da oltre 50 anni e indetto dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, torna a Lodi per il quarto anno. Quasi 150 immagini che arrivano dai 5 continenti per raccontare storie incredibili.

Dal 27 Settembre 2025 al 26 Ottobre 2025 – Lodi – sedi varie

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Vera Fotografia, Gianni Berengo Gardin

Una coppia si bacia in un elegante corridoio con colonne e lampioni, ritratta in bianco e nero.
Gianni Berengo Gardin, Piazza San Marco, Venezia, 1959 – Courtesy of the artist & Polka Galerie

For the first time, Galerie Polka dedicates an exhibition to Gianni Berengo Gardin, a major figure in Italian photography. On this occasion, nine iconic platinum-palladium prints, each limited to ten editions, are presented. This process, renowned for its tonal depth and longevity, reveals the full subtlety of the photographer’s humanist and committed vision. Complementing the exhibition are a selection of vintage silver gelatin prints carefully chosen from his studio in Milan, enriching this unique presentation. This inaugural show at Polka pays tribute to a rare body of work—both discreet and essential—rooted in the visual memory of the 20th century. 

Dall’11 settembre al 25 Ottobre – Galerie Polka – Parigi

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HOT POT – Autori Vari

“Hot Pot” (l’Hot pot consiste in molte varietà di stufato dell’est asiatico) prende il nome da un diffuso piatto che si consuma in Cina, simbolo di condivisione e fusione di sapori, riflettendo l’idea di un melting pot culturale e sociale. Otto autori diversi, otto prospettive uniche, un’unica narrazione visiva: quella della cultura contemporanea cinese e delle sue trasformazioni. Il lavoro si presenta come un affascinante mosaico di immagini che esplorano i cambiamenti sociali, culturali e architettonici delle città moderne. Ciascuno degli otto fotografi coinvolti ha scelto un tema specifico, fornendo un contributo personale e originale che si inserisce nel quadro complessivo della mostra. Gli autori hanno esplorato il concetto di fluidità nella vita urbana, documentando i mutamenti nei flussi di persone all’interno delle metropoli, catturando l’essenza del movimento costante e della trasformazione, raccontando storie di individui che vivono e lavorano negli ambienti urbani, offrendo uno spaccato della diversità dell’esperienza umana segnata da vita che potrebbe essere considerata comune in più luoghi del mondo per arrivare agli eccessi di cui la società cinese è intrisa. Sono state raccontate le nuove forme architettoniche che stanno ridefinendo lo skyline urbano, mettendo in luce l’innovazione e la creatività che caratterizzano la progettazione degli spazi contemporanei per arrivare al racconto di angoli dimenticati immortalando edifici e spazi che raccontano storie che evocano sensazioni di nostalgia e dando ampio spazio a riflessioni e sentimenti contrastanti. Il dialogo tra tradizione e modernità, documenta come le pratiche culturali tradizionali si integrano e si trasformano nella società contemporanea, celebrando la resilienza e l’adattabilità delle culture urbane così come l’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana, mostrando come dispositivi digitali e connessioni virtuali stiano ridisegnando le interazioni umane e gli spazi pubblici, offrendo uno sguardo critico sulle nuove dinamiche sociali. Interessante l’esplorazione del concetto di identità collettiva e il ruolo degli spazi pubblici come luoghi di aggregazione e confronto, evidenziando l’importanza di questi spazi nel favorire la coesione sociale e il senso di comunità. “Hot Pot” è una sinfonia visiva che invita il pubblico a riflettere sulle molteplici dimensioni della vita urbana contemporanea in Cina. Ogni fotografo contribuisce con il proprio linguaggio visivo, creando un’esperienza ricca e stratificata che rispecchia la complessità della società odierna. Questa mostra rappresenta un’opportunità unica per immergersi nei cambiamenti che stanno ridisegnando le città cinesi e, attraverso gli occhi degli otto autori, si possono esplorare le molteplici sfaccettature della cultura attuale, un piccolo viaggio attraverso il tempo e lo spazio urbano, un dialogo visivo che invita alla contemplazione e alla scoperta della Cina contemporanea. Sara Munari

Dal 27 settembre al 26 ottobre – Spazio Vigne del Teatro alle Vigne – Lodi

Fotografia tra reale e surreale – RODNEY SMITH

Immagine in bianco e nero di cinque persone che indossano abiti eleganti e tengono ombrelli, con il profilo delle Torri Gemelle sullo sfondo, in una scena che suggerisce un'atmosfera nostalgica e stilistica.
Skyline, Hudson River, New York, 1995 © Rodney Smith

“Mi avventuro nel mondo per respirare la sua dubbia reputazione e il suo umorismo, per vedere più chiaramente, per cercare finalità e conoscenza, per aprirmi, per cogliere in modo esuberante e inesorabile la luce.” Rodney Smith

Per la prima volta in Italia, arriva a Palazzo Roverella una grande mostra monografica che celebra l’opera dell’acclamato fotografo newyorkese Rodney Smith (1947-2016).

L’ampia retrospettiva, che espone oltre cento opere evocative di Smith, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con diChroma photography, il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Silvana Editoriale. Sarà possibile visitare l’esposizione curata da Anne Morin dal 4 ottobre al primo febbraio 2026.

La mostra introduce il pubblico italiano a un grande protagonista della fotografia, noto per la sua inconfondibile estetica: un raffinato connubio di eleganza classica, composizione rigorosa e ironia elegante e surreale, che ha richiamato paragoni con le opere del pittore René Magritte. A lungo acclamato per le iconiche immagini in bianco e nero che combinano ritratto e paesaggio, Rodney Smith ha dato vita a mondi incantati e visionari pieni di sottili contraddizioni e sorprese. Realizzate con il solo ausilio di pellicola e luce naturale, le sue immagini oniriche, mai ritoccate, si distinguono per una meticolosa cura artigianale e una straordinaria precisione formale.

Allievo di Walker Evans, influenzato da Ansel Adams e ispirato dall’opera di Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson e William Eugene Smith, le sue fotografie sono apparse su pubblicazioni di spicco quali “TIME”, “Wall Street Journal”, “The New York Times”, “Vanity Fair” e molte altre. Non da ultimo, Smith ha ottenuto grandi riconoscimenti per la sua fotografia di moda in collaborazione con rinomati marchi tra cui Ralph Lauren, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman.

L’estetica di Smith mostra inoltre evidenti parallelismi con la tradizione cinematografica, e si avvale di netti rimandi all’opera di registi del calibro di Alfred Hitchcock, Terrence Malick e Wes Anderson, e a leggende del cinema muto quali Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd.

Rodney Smith, uomo colto e studioso di teologia e filosofia, mosso da una ricerca continua del significato della vita, ha trovato nella fotografia il linguaggio che gli ha consentito di esprimersi al meglio.

Proprio Smith che si descriveva come un “ansioso solitario”, trovava conforto nel catturare immagini considerandole un modo per “riconciliare il quotidiano con l’ideale”, per tradurre le proprie emozioni nella forma e per tramutarsi da osservatore a partecipe.

Le sue immagini iconiche catturano il mondo con humour, grazia e ottimismo. Con il suo stile distintivo ha affinato la percezione, portando ordine nel caos.

Le fotografie di Rodney Smith stupiscono, affascinano e intrigano, conducendo l’osservatore in regni poetici di riflessi e riflessioni. Sereni luoghi immaginari evocano un senso di benessere e inducono chi li osserva a sorridere e ad abbandonarsi alla tenerezza e, grazie a questa apertura e distensione, a provare stupore e ammirazione.

Così la curatrice Anne Morin descrive il lavoro di Rodney Smith:

“Ogni immagine creata da Smith, con la cura e la precisione di un orafo, è un tentativo sempre nuovo di ricreare questa armonia divina e di raggiungere uno stato superiore, anche solo per un istante. Ogni immagine è eterea ed estatica.

(…) In qualsiasi punto dell’immagine si posi lo sguardo, l’occhio è immediatamente sedotto dalla grazia, dalla raffinatezza, dallo squisito accostamento di forme e contro forme, dalla diversità delle materie e dalla ricchezza narrativa che eccelle per sobrietà, parsimonia e silenzio.”

Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni tematiche: La divina proporzioneGravitàSpazi etereiAttraverso lo specchioIl tempo, la luce e la permanenzaPassaggi.

La maggior parte delle opere esposte sono in bianco e nero, a testimonianza del fatto che Smith ha iniziato a lavorare con il colore solo a partire dal 2002.

Come spiega lo stesso fotografo: “Dopo quarantacinque anni e migliaia di rullini, provo ancora questo amore incondizionato per la pellicola in bianco e nero. Tuttavia, contrariamente a quanto pensavano molti miei conoscenti, ho cambiato idea e circa otto anni fa ho iniziato a scattare anche a colori. Assolve a una funzione diversa per me, e ne parlerò più avanti, tuttavia non c’è niente per me come l’oscurità e la sfolgorante intensità del bianco e nero. È un’astrazione che avviene per aggiunta. Sì, c’è molto più colore nel bianco e nero di quanto non ve ne sia nel colore”.

Di fatto, una volta che Smith ha abbracciato il colore e la fotografia di grande formato, i risultati sono stati sorprendenti.

Le opere di Rodney Smith sono ora esposte in musei, gallerie e importanti collezioni private in tutto il mondo.

L’imminente retrospettiva monografica che aprirà i battenti a Palazzo Roverella il 3 ottobre 2025, offrirà l’opportunità anche al pubblico italiano di lasciarsi trasportare nel mondo incantato di Rodney Smith e di approfondire la conoscenza di questo fotografo, maestro indiscusso di un’eleganza senza tempo.

4 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026 – Rovigo, Palazzo Roverella

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World Press Photo Exhibition 2025

<span>Samar Abu Elouf, Mahmoud Ajjour, nove anni </span><span>© Samar Abu Elouf, The New York Times. World Press Photo of the Year</span><br />
Samar Abu Elouf, Mahmoud Ajjour, nove anni © Samar Abu Elouf, The New York Times. World Press Photo of the Year

World Press Photo Exhibition 2025, la più prestigiosa mostra di fotogiornalismo al mondo, torna a Torino: le 144 immagini che la compongono saranno esposte nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, all’Accademia Albertina delle Belle Arti, in via Accademia Albertina 6, da venerdì 19 settembre a lunedì 8 dicembre.
L’esposizione presenta i lavori di fotogiornalismo e fotografia documentaristica vincitori della 68ª edizione del concorso, firmati per le maggiori testate internazionali, come New York Times, Washington Post, Der Spiegel, Time, le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters, Tass: immagini che offrono una panoramica sul presente e rappresentano un’opportunità per un viaggio critico nell’attualità, affrontando questioni come conflitti, disordini politici, crisi climatica, viaggi dei migranti.
Le 144 immagini sono state selezionate tra le 59.320 scattate da 3778 fotografi provenienti da 141 paesi.
A Torino l’esposizione torna per il nono anno consecutivo ed è organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam.
L’apertura al pubblico è prevista per venerdì 19 settembre alle 16. Anche quest’anno, la mostra, che gode del patrocinio della Città di Torino, sarà accompagnata da conferenze dedicate alla fotografia e ai grandi temi dell’attualità.

L’edizione 2025

World Press Photo Contest 2025 ha coinvolto sei giurie regionali e una giuria globale, che è stata presieduta dall’italiana Lucy Conticello, direttrice della fotografia per M, il magazine di Le Monde. Il processo di selezione ha richiesto due mesi di intenso lavoro, tra gennaio e febbraio 2025.
Il concorso è stato suddiviso in sei aree geografiche: Africa, Asia Pacifica e Oceania, Europa, Nord e Centro America, America del Sud, Asia Occidentale, Centrale e Meridionale. Questo approccio regionale ha permesso di ottenere una visione e un racconto globale di ciò che accade sul nostro Pianeta. Una volta selezionati i vincitori per ogni area, si è proceduto alla scelta dei vincitori assoluti.
Quattro, invece, sono state le categorie in cui è stato suddiviso il concorso: Singole, Storie, Progetti a lungo termine Open Format, dedicata all’interazione tra fotografia e altri linguaggi.

«Il World Press Photo Contest rappresenta un importante riconoscimento per professionisti che lavorano in condizioni difficili ed è anche un riassunto, per quanto incompleto, dei principali avvenimenti internazionali. Come giurati, siamo andati in cerca di immagini che possano favorire il dialogo» afferma Lucy Conticello, presidente della giuria mondiale.
I fotografi selezionati nel 2025 sono originari di Bangladesh, Bielorussia, Brasile, Colombia, Corea del Sud, Germania, Spagna, Stati Uniti, Francia, Haiti, Indonesia, Iran, Iran/Canada, Italia, Myanmar, Nigeria, Palestina, Olanda, Perù/Messico, Filippine, Portogallo, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Germania, Salvador, Sudan, Thailandia, Turchia, Regno Unito e Venezuela.

I vincitori

A vincere il titolo di World Press Photo of the Year 2025 è stata la palestinese Samar Abu Elouf con un’immagine che ritrae Mahmoud Ajjour, 9 anni, un bambino mutilato da un attacco israeliano sulla Striscia di Gaza, nel marzo 2024. Questa immagine è stata pubblicata sul New York Times.

Durante la fuga, Mahmoud si è voltato per esortare la famiglia a fare presto. Un’esplosione ha intercettato le braccia tese e le ha distrutte. Dopo le cure mediche, la famiglia è stata evacuata in Qatar, dove il bambino sta imparando a scrivere con i piedi. La fotografa Samar Abu Elouf è stata, invece, evacuata da Gaza nel dicembre 2023 e vive ora a Doha, nello stesso complesso di appartamenti di Mahmoud.

Due sono finalisti per la Foto dell’Anno del World Press Photo: richiamano l’attenzione su altre due questioni di grande attualità, l’immigrazione e il cambiamento climatico.
Lo statunitense John Moore ha vinto con “Attraversamento notturno” che testimonia il fenomeno dell’immigrazione cinese clandestina negli Stati Uniti con un’immagine di alcuni migranti che cercano di scaldarsi sotto la pioggia, dopo avere attraversato il confine del Messico. È stata scattata in California il 7 marzo 2024 per Getty Images.
Il peruviano-messicano Masuk Nolte si è classificato finalista con “Siccità in Amazzonia”, realizzata per Panos Piciture, Bertha Foundation. Rappresenta un giovane costretto a percorrere a piedi due chilometri sul letto del fiume in secca per portare cibo a sua madre che vive in un villaggio un tempo accessibile in barca. È stata scattata il 5 ottobre 2024.
 Tra i temi trattati anche l’attentato a Donald Trump, la campagna elettorale in Venezuela, la violenza delle gang a Haiti, le proteste anti governative in Kenya, Georgia e Bangladesh.
Tra i progetti a lungo termine premiati c’è quello dell’unica fotografa italiana selezionata, Cinzia Canneri, che ha seguito le vite di alcune donne in fuga dal regime repressivo in Eritrea e dal conflitto in Etiopia. La bielorussa Tatsiana Chypsanava, invece, ha raccontato come una comunità maori difende la sua identità culturale in Nuova Zelanda, mentre Aliona Kardash è tornata nel suo paese d’origine, la Russia, per capire come la repressione e la propaganda abbiano trasformato le persone che sono rimaste. In America Centrale, Carlos Barrera ha documentato la violenza del governo di Nayib Bukele in Salvador, mentre Federico Ríos ha attraversato la regione selvaggia tra Panama e Colombia insieme ai migranti che rischiano la vita per arrivare negli Stati Uniti. Ancora, Ebrahim Alipoor è arrivato sulle montagne impervie del Kurdistan iraniano per conoscere le storie dei kolbar, i corrieri che trasportano illegalmente merci tra Iraq, Turchia e Iran.

La mostra a Torino
«Torino si conferma capitale culturale e civica dell’informazione visiva. Per il nono anno consecutivo, la World Press Photo Exhibition torna in città, rinnovando l’impegno a offrire uno sguardo lucido e internazionale sulle storie che definiscono il nostro tempo. Una cultura che è anche servizio pubblico – dice Vito Cramarossa, direttore di CIME, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam – Il pubblico torinese – cittadini, scuole, professionisti, famiglie – cresce di anno in anno: un segnale di comunità viva, curiosa ed esigente, consapevole del valore del giornalismo e del fotogiornalismo nel comprendere la complessità del presente. La mostra diventa così uno spazio condiviso di confronto, sensibilizzazione e partecipazione alla vita democratica».

Aggiunge Cramarossa: «Per la prima volta, quest’anno, la mostra approda all’Accademia Albertina di Belle Arti: una cornice che unisce arte, bellezza e responsabilità dell’informare. Per l’Accademia e per i suoi studenti è un’occasione concreta di dialogo con linguaggi, etiche e pratiche del giornalismo visivo contemporaneo. Ringraziamo la Città di Torino e l’Accademia Albertina per la collaborazione e la fiducia. Con questa edizione riaffermiamo il valore dell’informazione di qualità e delle arti come beni comuni, e rendiamo omaggio al lavoro rigoroso e coraggioso dei giornalisti e fotogiornalisti nel mondo».

Dal 19 Settembre 2025 al 8 Dicembre 2025 – Accademia Albertina – Torino

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CONTRO LA GUERRA – sguardi e immaginari

CONTRO LA GUERRA - sguardi e immaginari, Palazzo dei Musei, Reggio Emilia

L’esposizione “CONTRO LA GUERRA – sguardi e immaginari”è un progetto di EMERGENCY a cura di CHEAP ed è un percorso immersivo sul tema della guerra nei suoi effetti fisici, psicologici, sociali e politici che si struttura attraverso diversi livelli visivi e gradi di coinvolgimento.  
 
La mostra si interroga sulla possibilità di entrare, in modo intimo ma non voyeuristico, nelle storie delle vittime, così come nella resistenza di chi vi si oppone, praticando la disobbedienza civile, protestando pubblicamente, rivendicando disarmo e solidarietà. E curando le ferite degli altri, come fa EMERGENCY dal maggio 1994, data di fondazione di un’organizzazione che pratica la medicina anche come strumento di pace. 
 
Tratte dall’archivio storico, le grandi fotografie in bianco e nero sulle attività di cura di EMERGENCY, dall’Afghanistan all’Iraq, si alternano ai poster di CHEAP, provenienti da alcuni degli interventi più importanti realizzati dal collettivo negli ultimi anni – “Disobbedite con generosità”, “Sabotate con grazia”, “Agitatevi” – e a quelli delle artiste e degli artisti invitati a partecipare alla mostra, dall’Italia al Brasile, dalla Spagna alla Polonia. Geografie lontane e sensibilità diverse, accomunate dalla convinzione che – come dichiarano i messaggi incisi lungo il percorso espositivo – “nessuna guerra è inevitabile” e che “la guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri”.Lo testimoniano peraltro le immagini all’interno di un box, riparate da una feritoia: fotografie di persone e dei loro corpi sopraffatti dalla violenza della guerra, ma schermati e non a vista, possono infatti essere guardate solo se ci si avvicina alla feritoria. Sono fotografie di dimensioni più ridotte, esplicite, crude che richiedono uno sguardo attento, consapevole. Sono un appello che EMERGENCY e CHEAP rivolgono al pubblico, una richiesta di avvicinamento, di assunzione di responsabilità. 

Dal 4 Settembre 2025 al 26 Ottobre 2025 – Palazzo dei Musei – Reggio Emilia

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‘OM/MOTHER – Barbara Debeuckelaere e le donne di Tel Rumeida

Vista panoramica su una città con edifici di varie altezze, in primo piano spuntano alcuni fiori.

Mercoledì 15 ottobre 2025 Spazio Labo’ inaugura la mostra ‘Om/Mother: un progetto collaborativo tra la fotografa belga Barbara Debeuckelaere e le donne di otto famiglie palestinesi di Tel Rumeida, un quartiere di Hebron/H2 in Cisgiordania.

Per l’occasione l’artista sarà presente in galleria e alcune delle donne di Tel Rumeida saranno in collegamento da remoto. Durante l’inaugurazione è prevista una tavola rotonda per discutere insieme a loro e ad altri ospiti tra cui Issa Amro, attivista palestinese con sede a Hebron e cofondatore ed ex coordinatore del gruppo Youth Against Settlements e Adam Broomberg, fotografo, educatore e attivista sudafricano con sede a Berlino.
Parleremo insieme della situazione in Palestina oggi, sentiremo le voci di chi sta vivendo in una città palestinese assediata da coloni e soldati israeliani illegali e radicali e ovviamente della situazione a Gaza, che è sempre più tragica con un genocidio in atto e verso la quale come centro culturale non possiamo non prendere una posizione netta.

Nel progetto a più mani ‘Om/Mother, coordinato da Debeuckelaere, le donne palestinesi di Tel Rumeida rivendicano la propria autonomia usando personalmente la macchina fotografica per documentare le loro vite, le loro case e l’ambiente circostante. La fotografia viene utilizzata per mostrare la loro perseveranza e denunciare la propria condizione. Mostrando al mondo la loro determinazione a continuare la loro vita quotidiana sotto occupazione, queste donne partecipano all’atto di resistenza più estremo.

Oltre a Gerusalemme, Hebron è l’unico luogo in Cisgiordania in cui coloni israeliani radicali vivono nel cuore di una città palestinese, e ospita diversi luoghi sacri sia per gli ebrei che per gli arabi. L’intreccio di piccoli insediamenti pesantemente sorvegliati suddivide i quartieri storici in piccoli settori con posti di blocco, limitando gravemente la libertà di movimento dei residenti palestinesi. Poiché solo il due percento della popolazione della Città Vecchia è israeliana, protetta da più del doppio dei soldati, le tensioni in questa società divisa aumentano regolarmente.
Oltre al conflitto persistente e all’occupazione illegale, i palestinesi sono sotto costante sorveglianza e affrontano la minaccia immediata delle molestie violente dei loro vicini coloni, che agiscono impunemente. Sebbene sia gli uomini che le donne soffrano di questa situazione, le donne sono raramente sentite o viste, poiché rimangono per lo più a casa, temendo per la propria sicurezza e quella dei propri figli e figlie. Ma la loro azione quotidiana di resistenza alla violenza e al sopruso è parte fondamentale della vita in Cisgiordania e le loro voci vanno quanto più ascoltate e condivise e anche l’arte può e deve avere un suo ruolo in questo.

15.10.2025 / 22.01.2026 – Spazio Labò – Bologna

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Siena Awards 2025

© Muhammed Muheisen
© Muhammed Muheisen

From September 26 to November 23, a rich program of events and photographic exhibitions confirms the festival as a must-see event of the autumn season.

The Siena Awards Festival 2025 kicks off on September 26 with three unmissable events: starting with the SIPA Talks, featuring leading masters of photography, followed by Ars Lucis, a spectacular video mapping show on the Palazzo Pubblico and Torre del Mangia, and concluding with the highly anticipated interview with Steve McCurry, hosted by Gianluca Gazzoli.

A festival to be savored slowly, strolling through the alleys, squares, and historic landmarks of Siena‘s city center, as well as the charming villages of Castelnuovo Berardenga and Sovicille.

Four extraordinary solo exhibitions showcase the work of outstanding photographers: Muhammed Muheisen takes us through two decades of war, exile, and resilience; Elliot Ross highlights the deep inequalities in access to water in the United States; Katie Orlinsky tells the dramatic story of the disappearing caribou in the Arctic; and Adrees Latif explores the complex reality of migration along the U.S.-Mexico border.

In addition to the solo shows, the Siena Awards Photo Festival 2025 offers a rich exhibition program featuring: the prestigious group exhibition of the SIPA-Siena International Photo Awards, the cutting-edge selection of the Creative Photo Awards, the breathtaking aerial images of the Drone Photo Awards, and the powerful solo exhibition by Kiana Hayeri, No Woman’s Land – an intense narrative on what it means to be a woman in lands marked by conflict and transformation.

Forty installations displayed on the facades of buildings in the historic center of Sovicille – set within old, bricked-up doors and windows – transform this charming Tuscan village into an open-air museum. A unique opportunity to experience art in a timeless and evocative setting.

Dal 26 Settembre 2025 al 23 Novembre 2025 – Siena – sedi varie

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Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Carla Sozzani

Horst P. Horst, <em>"Hands, Hands, Hands…”</em>, New York, 1941, Horst P Horst, Vogue © Condé Nast
Horst P. Horst, “Hands, Hands, Hands…”, New York, 1941, Horst P Horst, Vogue © Condé Nast

Dal 18 ottobre 2025 al 22 marzo 2026 il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia apre le sue sale alla grande fotografia con Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Carla Sozzani, a cura di Maddalena Scarzella.
 
La mostra presenta un’ampia selezione di opere fotografiche provenienti dalla collezione privata di una delle figure più influenti della cultura visuale degli ultimi cinquant’anni. Ispiratrice e anticipatrice di gusti, Carla Sozzani ha messo insieme, fin dagli esordi della sua carriera di giornalista, editrice e gallerista, una prestigiosa raccolta che attraversa tutte le epoche della storia della fotografia.
 
Karl Blossfeldt, David LaChapelle, Horst P. Horst, Urs Lüthi, László Moholy-Nagy, Sarah Moon, Helmut Newton, Man Ray, Paolo Roversi, Alfred Stieglitz: sono solo alcuni degli artisti presenti in mostra. Una selezione di oltre cento fotografie racconta la visione di una collezionista che — in un processo simile alla fotosintesi — ha trasformato le riviste che ha diretto, come Elle e i numeri speciali di Vogue Italia, e gli spazi che ha fondato, come 10 Corso Como e la Fondazione Sozzani, in vere e proprie piattaforme di innovazione visiva, generando nuovi linguaggi che hanno segnato la cultura, la moda e l’editoria dagli anni ’80 a oggi.
 
Nelle parole del Direttore Antonio Grulli: “È per me un grande onore poter inaugurare questa prestigiosa mostra. Carla Sozzani è una delle figure che maggiormente ha plasmato la cultura visuale degli ultimi decenni a livello internazionale, facendo tantissimo per la fotografia e i fotografi, non solo collezionando ma agendo in prima persona attraverso il dialogo con gli artisti e con la sua galleria. L’esposizione si pone in dialogo con la collezione permanente, all’interno della quale è presente un corpus di alta qualità di fotografie che attraversa la storia del Novecento, dalle avanguardie storiche fino a oggi, passando per un utilizzo del mezzo fotografico in rapporto a pratiche come la performance, l’arte concettuale e processuale. Ci tengo infine a ringraziare di cuore l’Associazione Amici del CAMeC, senza il cui aiuto gestionale e intellettuale questa mostra non sarebbe stata possibile”.
 
“Sono orgogliosa che la mia collezione prenda vita nelle sale del CAMeC della Spezia, nel museo di arte moderna e contemporanea che custodisce una così importante collezione permanente di fotografia. Sono profondamente grata al direttore Grulli e a tutto il museo per aver creduto in questo progetto e averlo reso possibile”, dichiara Carla Sozzani.
 
“È per me un privilegio curare questa mostra che porta al CAMeC della Spezia la collezione di Carla Sozzani: una visione del mondo, del femminile e della bellezza che attraversa la storia della fotografia e trova in questa raccolta la sua sintesi. In Fotosintesi, le opere provenienti dall’Archivio della Fondazione Sozzani si incontrano in una nuova selezione, dando vita a un dialogo inedito”, dichiara Maddalena Scarzella, curatrice Archivio Fondazione Sozzani.
 
“La nuova mostra del CAMeC si inserisce pienamente nel grande percorso di valorizzazione e rilancio che il Comune in partnership con Fondazione Carispezia sta offrendo al nostro museo d’arte contemporanea – dichiara il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini – “Fotosintesi. Fotografie dalla collezione di Carla Sozzani” non ha solo un valore intrinseco, ma si coniuga perfettamente con il nucleo di opere fotografiche già presenti nelle raccolte, rafforzando ancora una volta il valore storico-documentale delle collezioni civiche.”
 
“A quasi un anno dalla riapertura, con questa nuova mostra dedicata alla grande fotografia internazionale prosegue con convinzione il percorso di rilancio del CAMeC che Fondazione Carispezia ha intrapreso insieme al Comune della Spezia – dichiara Andrea CorradinoPresidente di Fondazione Carispezia. Dopo la riapertura del museo e l’importante esposizione dedicata a Morandi e Fontana, l’arrivo della collezione fotografica di Carla Sozzani segna un ulteriore passo in avanti nel consolidare il ruolo del CAMeC come polo culturale di riferimento, capace di rafforzare l’attrattività del territorio anche oltre i confini locali. È un’occasione unica per il nostro territorio: un dialogo di altissimo livello tra la fotografia d’autore e le raccolte del museo, che conferma il valore di investire nella cultura come leva di crescita e innovazione.”
 
“Con questa mostra il CAMeC prosegue, grazie alla Fondazione Sozzani e al nuovo direttore Antonio Grulli, il proprio racconto: una grande collezione permanente, ancora tutta da scoprire, entra in dialogo con una straordinaria raccolta di capolavori della fotografia moderna e contemporanea, confermando così la vocazione del museo ad affermarsi come centro di ricerca e di cultura su tutto il panorama nazionale”, dichiara il Presidente del Comitato di Gestione del CAMeC, l’avvocato Giacomo Bei.
 
La mostra verrà presentata mercoledì 1° ottobre alle ore 11.30 a Milano, presso la Fondazione Sozzani Bovisa, via Bovisasca 87.
Interverranno Giacomo Bei, Presidente del Comitato di gestione del museo, Andrea Corradino, Presidente di Fondazione Carispezia, Antonio Grulli, neo-direttore del CAMeC, Pierluigi Peracchini, Sindaco della Spezia, Maddalena Scarzella, curatrice Archivio Fondazione Sozzani, Carla Sozzani, presidente Fondazione Sozzani.

Dal 18 Ottobre 2025 al 22 Marzo 2026 – CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea – La Spezia

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Olivo Barbieri. Altre Tempeste

Dettaglio di un affresco storico con colonne e figure che rappresentano una scena mitologica, parte di un'interior design in un museo.
Olivo Barbieri, Castelfranco Veneto, tratta da Altre Tempeste 2023-25

Dal 26 settembre al 2 novembre 2025 il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto ospita la mostra “Altre Tempeste”, un dialogo immaginario tra le fotografie di Olivo Barbieri e le opere di Giorgione in un confronto suggestivo tra passato e presente, tra pittura e fotografia.
 
In anteprima assoluta, l’esposizione presenta 32 opere realizzate nell’ambito della ricerca fotografica “Altre Tempeste”, che si concentra sulla trasformazione del paesaggio veneto rileggendolo attraverso l’interpretazione di Barbieri e il lascito visivo di Giorgione, promossa da OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est. Il progetto OMNE LAND. Altre Tempeste, a cura di Stefania Rössl, Massimo Sordi e Matteo Melchiorreè sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura (versione inglese “The project is supported by Strategia Fotografia 2024, promoted by the Directorate-General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Culture”).
 
Il progetto, nato per sensibilizzare il pubblico sull’importanza e le criticità del territorio contemporaneo attraverso la fotografia, vuole porre l’attenzione sul ruolo del paesaggio, trattandolo non come semplice sfondo, ma come protagonista, proprio come fece Giorgione, tra i primi artisti a riconoscere al paesaggio dignità espressiva e narrativa.
Tra i suoi lavori significativa è l’opera “La Tempesta”, che restituisce uno sguardo interrogativo sulla realtà e sulla sua rappresentazione, diventando il punto di partenza per una riflessione che attraversa epoche e tecniche diverse e che crea nuovi immaginari e prospettive di lettura.
 
Su questo terreno si muove la ricerca di Barbieri, invitato a realizzare un insieme inedito di opere ispirate all’arte del Giorgione, che entreranno a far parte delle Civiche Collezioni Museali.
 
Il suo lavoro, cominciatonel settembre 2023, si concentra sui cambiamenti urbanistici, architettonici e culturali del territorio veneto intrecciando riferimenti storici e prospettive contemporanee. Al centro, il legame profondo tra pittura e fotografia, tra immaginari antichi e scenari attuali.
 
Barbieri ha visitato più volte Castelfranco Veneto e i suoi dintorni. La sua ricerca ha investigato esempi emblematici di architettura come Villa Parco Bolasco, la Tomba Brion di Carlo Scarpa ad Altivole e la Gypsotheca di Antonio Canova a Possagno, ma anche paesaggi aperti dove le criticità ambientali convivono con un antico equilibrio. Le sue immagini offrono una lettura complessa e riflessiva del paesaggio dove ampie vedute si alternano a dettagli silenziosi, tensioni visive a tracce di memoria, andando a comporre un insieme complesso e riflessivo. Da sempre la sua attenzione è rivolta allo studio del colore e alla percezione dello stesso.
 
L’esposizione sarà anticipata da un ciclo di appuntamenti che coinvolgeranno l’autore in seminari, laboratori, mostre e pubblicazioni, con l’obiettivo di approfondire il rapporto tra fotografia e rappresentazione, tra pratiche artistiche e didattica.
 
Inoltre, in occasione della mostra, sarà pubblicato il volume Altre Tempeste, edito da Quodlibet, con tutte le trentadue opere esposte. Il volume sarà presentato il giorno dell’inaugurazione alla presenza dell’autore, dei curatori di OMNE Stefania Rössl e Massimo Sordi, del Direttore del Museo Giorgione Matteo Melchiorre.
 
Infine, presso il Museo Giorgione, durante il periodo di apertura della mostra, saranno organizzati laboratori didattici per ragazzi, volti ad approfondire la relazione tra le fotografie del progetto “Altre Tempeste” e i dipinti di Giorgione.
 
La mostra sarà riproposta nell’autunno 2025 in una sede ancora da definire, con un nuovo allestimento nel quale le 32 opere selezionate dialogheranno con una selezione di video e film realizzati da Olivo Barbieri sul tema del paesaggio contemporaneo.

Dal 26 Settembre 2025 al 2 Novembre 2025 – Museo Casa Giorgione – Castelfranco Veneto (TV)

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Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito

Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito, MyOwnGallery, Milano
Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito, MyOwnGallery, Milano

Un viaggio visivo unico per scoprire Frida Kahlo attraverso 75 fotografie che raccontano la nascita di un’icona.

La mostra esplora il profondo legame tra l’artista e l’immagine fotografica, rivelando come Frida abbia costruito consapevolmente il proprio mito, anticipando l’era dell’autonarrazione visiva.

Attraverso gli scatti di celebri fotografi come Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Gisele Freund e molti altri, il pubblico potrà ammirare non solo la figura dell’artista, ma anche la donna che ha saputo trasformare la propria vita in una leggenda.

Una sezione speciale è dedicata alla fotografa Graciela Iturbide, che ritrae l’assenza di Frida attraverso gli oggetti intimi rimasti nella sua stanza da bagno, aperta dopo 50 anni dalla sua morte.

Dal 8 Ottobre 2025 al 11 Gennaio 2026 – MyOwnGallery – Milano

Concorsi e premi fotografici in scadenza a gennaio

Buongiorno a tutti, eccovi la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di gennaio.

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World Press Photo Contest

Scadenza: 4 gennaio 2018 (termine registrazione al contest)
Premi: Esibizione in 45 paesi più pubblicazione
Fee: /

Il World Press Photo Contest è il più importante premio di fotogiornalismo internazionale iniziato nel 1955 che premia i fotografi per le migliori immagini che contribuiscono all’ultimo anno del giornalismo visivo.

Link worldpressphoto.org


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Sony World Photography Awards

Scadenza: 4 gennaio 2018
Premi: montepremi globale di $30.000
Fee: /

I Sony World Photography Awards mettono in mostra il meglio della fotografia internazionale. Gratuito e aperto a fotografi di qualsiasi livello, il concorso è un riferimento autorevole nel settore della fotografia, che influenza la carriera dei fotografi vincitori, finalisti e quelli segnalati dalla giuria.

Link worldphoto.org

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Concorsi e premi in scadenza a gennaio 2017. Partecipate fotografi!

Pubblichiamo come consuetudine la lista dei concorsi e premi selezionati per il mese di gennaio.

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Sony World Photography Awards

Scadenza: 5 gennaio 2017
Premi: montepremi globale di 30.000$
Fee: /

Nel festeggiare il 10° anniversario nel 2017, i Sony World Photography Awards mettono in mostra il meglio della fotografia internazionale.
Gratuito e aperto a fotografi di qualsiasi livello, il concorso è un riferimento autorevole nel settore della fotografia, che influenza la carriera dei fotografi vincitori, finalisti e quelli segnalati dalla giuria.

Link worldphoto.org


worldpressphoto

World Press Photo Contest

Scadenza: 6 gennaio 2017 (registrazione al contest)
Premi: Esibizione in 45 paesi più pubblicazione
Fee: /

Il World Press Photo Contest, il più importante premio di fotogiornalismo iniziato nel 1955,
premia fotografi per le migliori immagini che contribuiscono all’ultimo anno del giornalismo visivo.
I partecipanti al concorso devono garantire che le loro immagini forniscono una rappresentazione accurata e corretta della scena a cui hanno assistito.

Link worldpressphoto.org

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Concorsi e premi in scadenza a inizio gennaio

Eccovi una nuova selezione di concorsi e premi internazionali di fotografia, in prossima scadenza.
Come sempre, leggete molto attentamente i regolamenti prima di partecipare.

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Sony World Photography Awards 2016

Scadenza:  5 gennaio 2016 (Professional Competition: 12 gennaio 2015)
Premi:  Montepremi $30.000 (USD) in denaro più attrezzatura Sony
Quota partecipazione:  Gratis fino a 3 foto (Membro base)

Il Sony World Photography Awards è il più grande concorso fotografico al mondo e il suo scopo è riconoscere e premiare la migliore fotografia contemporanea di tutto il mondo.
Le immagini sono giudicate dalla World Photography Organisation e da una giuria appositamente selezionata dall’Accademia fotografica mondiale. La cerimonia di premiazione si svolgerà a Londra, a cui parteciperanno aziende internazionali leader del settore, per celebrare i migliori talenti della fotografia contemporanea.

La competizione è divisa in Professional, Open, Youth, National Award e Student Focus.
N.B.: Tutte le immagini inviate devono essere state scattate nel 2015 (o completate nel 2015 per le serie)

Link  worldphoto.org


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Social Documentary Network
Visual Stories Exploring Global Themes 2016

Scadenza:  8 gennaio 2016
Premi:  $1.000 per il vincitore e pubblicazione nel numero di primavera 2016 della rivista ZEKE magazine
Quota partecipazione:  $35 (USD) fino a 30 immagini

Concorso aperto a tutti, professionisti ed amatori.
Visual Stories Exploring Global Themes seleziona i migliori progetti di documentario.
“La nostra definizione di documentario è ampia e non deve riguardare solo i problemi. Incoraggiamo il lavoro sulla gioia, felicità e vita ordinaria ovunque. Il vostro lavoro può essere sulle soluzioni, recupero, pace e riconciliazione e di ricostruzione. Ma può anche essere sui conflitti, migrazione, malattia e cambiamento climatico. Ciò che conta è che le storie sono delle cose reali, le tue cose — disordinato, imbarazzante, giubilante, pieno di contraddizioni, vole delle risposte, ma il mondo è fatto di cose, tutto il mondo, ogni giorno. Ricorda, la tua storia locale è una storia globale per qualcuno dall’altra parte del mondo.”

Link  socialdocumentary.net


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Circuito Off di Fotografia Europea

Scadenza: 10 gennaio 2016

PARTECIPA AL CIRCUITO OFF CON UNA MOSTRA FINO AL 10 GENNAIO 2016, CON UN PORTFOLIO ONLINE FINO AL 28 FEBBRAIO 2016.

Con il circuito Off di Fotografia Europea ogni luogo, anche il più nascosto, si trasforma in galleria d’arte.

Il circuito OFF è la sezione libera e indipendente di Fotografia Europea che nasce dalla spontanea iniziativa delle persone. Dalla prima edizione del 2007 il circuito si è ampliato anno dopo anno, arrivando a coinvolgere tutto il tessuto urbano grazie alla partecipazione dei privati che organizzano, autonomamente, mostre ed eventi nella provincia di Reggio Emilia. Da qualche anno il circuito OFF si è inoltre ampliato grazie alla rete: nella sezione Portfolio Online è possibile dare un personale contributo alle riflessioni sul tema dell’edizione con una mostra virtuale, un portfolio di cinque immagini visitabile nella sezione dedicata del sito.

In quanto autonomo, il circuito OFF prevede organizzazione e produzione delle mostre a carico di fotografi e sedi ospitanti. L’organizzazione del festival si occupa della comunicazione del circuito, inserendo le mostre all’interno della manifestazione e promuovendole sugli strumenti dedicati, tra cui il sito web, la guida cartacea, l’app della manifestazione ed il comunicato stampa del circuito OFF.

Link   fotografiaeuropea.it/off2016


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FotoEvidence Book Award 2016

Scadenza:  15 gennaio 2016
Premi:  Pubblicazione libro più esposizione
Quota partecipazione:  $50 (USD)

Il premio annuale FotoEvidence Book Award, aperto a tutti, riconosce un fotografo documentarista il cui progetto dimostra coraggio e impegno nell’affrontare una violazione dei diritti umani, una ingiustizia significativo o un attacco alla dignità umana. Il progetto selezionato verrà pubblicato in un libro, come parte di una serie di libri FotoEvidence dedicati al lavoro di fotografi il cui impegno e il coraggio di creare una consapevolezza di ingiustizia sociale. Il vincitore Book Award e un massimo di altri quattro finalisti selezionati saranno esposte sul sito web FotoEvidence e a New York City durante l’autunno del 2016. FotoEvidence offrirà di collaborare con uno dei finalisti per crowdfund la pubblicazione del loro lavoro.
N.B.: Se verrete selezionati per il FotoEvidence Book Award, vi verrà chiesto di presentare 100-120 fotografie sullo stesso argomento.

Link  fotoevidence.com


mac

Muhammad Ali Center “Shining a Light” International Photo Contest

Scadenza:  15 gennaio 2016
Premi:  1° $1.000, 2° $750, 3° $500 più esibizione
Quota partecipazione: /
Tema concorso:  Una luce splendente: Il diritto all’istruzione

L’obiettivo di questa edizione del concorso è quello di mostrare persone e organizzazioni che lavorano per il “Diritto allo Studio” per tutti i bambini di tutto il mondo. Inoltre verrà prodotta una mostra in stile documentario da 20 a 30 fotografie finaliste, che verranno esposte presso il Muhammad Ali Center di Louisville – Kentucky, a inizio marzo 2016.

Link regolamento
Sito alicenter.org

 

(Gianluca)

Photolux: un festival da non perdere!

Ritorna quest’anno Photolux, la Biennale Internazionale di Fotografia

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L’edizione 2015 di Photolux è dedicata all’eterno dualismo che regola il mondo, quel contrasto tra sacro e profano, bene e male, verità e menzogna, bellezza e miseria che è insito nell’animo stesso dell’uomo.

Raccontarlo attraverso la fotografia permette, da un lato, di compiere un viaggio intorno al mondo, che è anche un viaggio interiore, alla scoperta dei luoghi dello spirito e degli uomini che li animano sperimentando una tensione verso il divino di volta in volta diversa e sempre affascinante.
Dall’altro, di rileggere l’iconografia sacra in chiave dissacrante o provocatoria, di avventurarsi in territori ritenuti generalmente non rappresentabili, confrontandosi con le pulsioni e i sentimenti più terreni dell’animo umano e le sue aberrazioni.
Senza tralasciare tutto quanto si trova nel mezzo, nelle sottili sfumature che sempre colorano contrasti che non possono essere netti.

Il mezzo fotografico, dunque, come linguaggio privilegiato per svelare questa dualità e indagarne le diverse declinazioni e interpretazioni possibili.

Il programma del festival è ricco d’iniziative:

MOSTRE

JOEL-PETER WITKIN
ERNST HAAS – LA CREAZIONE
BETTINA RHEIMS – I.N.R.I.
KENRU IZU – SACREDNESS
AURELIO AMENDOLA – SAN PIETRO
IVO SAGLIETTI – SOTTO LA TENDA DI ABRAMO
PATRICK VILLOCQ – I AM A WALÉ RESPECT ME
CHARLES FREGER – WILDER MANN
JORDI PIZARRO – THE BELIEVERS
JAMES ESTRIN – OBSERVANCE
MICHELE BORZONI – INSHALLAH
FRANCE KEYSER – NOUS SOMMES FRANÇAIS ET MUSULMANS
ENRICO RONDONI – NEL REGNO DELLA LUCE
NICOLO’ DE GIORGIS – HIDDEN ISLAM
TONI MENEGUZZO – DIVINE BOVINE
JOANA CHOUMALI – RESILIENTS
ANNA MARIA GERMONTANI – MOMENTI NELLA COMUNITÀ EBRAICA DI MILANO NELLA PRIMA METÀ DEGLI ANNI ’90
CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ
WORLD PRESS PHOTO 2015

Inoltre il programma propone workshop e letture portfolio con lettori di fama internazionale e molte altre iniziative.

Date un’occhiata al sito per rimanere aggiornati.

In occasione del PHOTOLUX FESTIVAL 2015, l’Associazione culturale WELOVEPH, in collaborazione con PHOTOLUX, organizzerà il Circuito OFF 2015

Il centro storico di Lucca sarà il palcoscenico d’eccezione per le opere selezionate che dal 21 novembre al 13 dicembre trasformeranno la città in un bellissimo salone aperto a tutti, dove si potrà ammirare Fotografia in ogni angolo. Sarà per gli autori un’occasione unica di poter esporre le proprie opere in contesti inusuali (negozi, ristoranti, alberghi, presso studi di professionisti, laboratori artigiani, gallerie …) nell’ambito di una manifestazione di respiro internazionale che attira migliaia di visitatori.

Qui tutte le informazioni sul circuito OFF

Anna

Nuove imperdibili mostre! Italia ed estero. Le inaugurazioni da non perdere.

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April 10 – July 5, 2015 Venue details: Museum Folkwang, Museumsplatz 1, 45128 Essen, Germany.

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2003 © Simon Norfolk

Conflict, Time, Photography brings together photographic reportages and artistic works that focus on war events and their settings, their visible effects and social consequences. The arrangement of the works in the exhibition is somewhat surprising, for it is informed solely by the temporal distance to the event the photographers and artists make reference to, from “moments, weeks, months later” at the beginning of the exhibition to “years and decades later” to “100 years later” in the last of the total of 12 rooms. This gives rise to neighbourhoods of documentary-photographic, photo-artistic and conceptual works that leave it open as to how observers are to view and understand their content – even if it is unmistakeably clear that they address the historical and contemporary fact of war and our ideas concerning it.

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© Don McCullin, courtesy Hamiltons Gallery, London

The exhibition title forgoes putting the terms war, time and photography in a clear relationship. Conflict, Time, Photography is not a photographic or media history of war, neither is it a history of war photography or photography in times of war. Instead the exhibition inquires as to the possibilities and strategies of using photography and art to cope with war and violence: eye-witnessing – searching for clues – stocktaking – remembering – artistic ways of reading archives – return to locations – suggesting the invisible. As an exhibition within the exhibition, the London-based Archive of Modern Conflict has conceived a presentation from its extensive collections of historical photographs, objects, print material and manuscripts. It brings together private shots, official photos, historical equipment and other objects from the years of the First and Second World Wars, fusing them into a multimedia installation. For Essen, a further chapter was added to Conflict, Time, Photography exploring reports on the Ruhr region and Rhineland immediately after the end of the Second World War. At that time local and regional photographers including Albert Renger-Patzsch, Willy van Heekern and Ruth Hallensleben, as well as foreign photojournalists such as René Burri and Margaret Bourke-White, cast their gaze on the destroyed cities and their inhabitants. Their pictures not only present highly diverse perspectives, but also reveal the different aims pursued with the photo reportages. On the one hand we see the suffering of the civilian population among the piles of rubble, on the other a critical evaluation of German society, which found itself confronted with the consequences of Nazi war policy.

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© Courtesy Luc Delahaye & Galerie Nathalie Obadia, Paris/Bruxelles

Artists: Jules Andrieu, Pierre Antony-Thouret, Nobuyoshi Araki, Archive of Modern Conflict, George N. Barnard, Margaret Bourke-White, Frank Breuer, Adam Broomberg, Oliver Chanarin, René Burri, Hermann Claasen, Luc Delahaye, Chloe Dewe Mathews, Ken Domon, Matsumoto Eiichi, Hugo Friedrich Engel, Roger Fenton, Toshio Fukada, Jim Goldberg, Ruth Hallensleben, Rudolf Herz, Dieter Hinrichs, Kenji Ishiguro, Kikuji Kawada, János Kender, Peter Kleu, An-My Lê, Jerzy Lewczyński, Emeric Lhuisset, Agata Madejska, Diana Matar, Don McCullin, Susan Meiselas, Angela Milden, Simon Norfolk, João Penalva, Richard Peter, Walid Raad, Jo Ractliffe, Albert Renger-Patzsch, Sophie Ristelhueber, George Rodger, Julian Rosefeldt, August Sander, Hrair Sarkissian, Michael Schmidt, Karl Hugo Schmölz, Ursula Schulz-Dornburg, Indrė Šerpytytė, Stephen Shore, Harry Shunk, Taryn Simon, Josef Stoffels, Wolf Strache, Shomei Tomatsu, Hiromi Tsuchida, Willy van Heekern, Nick Waplington, Franz Wiese, Jane Wilson, Louise Wilson, Sasaki Yuichiro

Organised by Tate Modern, London in association with Museum Folkwang, Essen and Staatliche Kunstsammlungen, Dresden.

 Qui tutte le info

WU MING + TERRAPROJECT = 4. UN VIAGGIO DI FOTOGRAFIE E RACCONTI

Inaugurazione mostra venerdì 8 maggio ore 19.30 anticipata dalla presentazione editoriale alle 18.30 dei libri “4” di TerraProject e di “Hotel Immagine” di Simone Donati. Intervengono Michele Borzoni e Simone Donati, modera l’incontro Emiliano Mancuso. L’esperienza esplorativa di TerraProject e Wu Ming è racchiusa nella metafora dei quattro elementi – aria, acqua terra, fuoco – linee guida nella costruzione di immagini di vulcani, impianti industriali, coste, città fratturate e personaggi immaginari. Alle 18.30 Simone Donati Presenterà il libro Hotel Imma I quattro capitoli del progetto – aria, acqua, terra, fuoco – sono dunque il frutto di un processo di selezione collettiva, un nuovo punto di partenza, quattro nuclei dentro i quali Wu Ming 2 si è orientato nella costruzione di quattro racconti.

Questo nuovo organismo fatto di parole e figure diventa un dispositivo che sposta la mera natura documentaria portandoci in un territorio altro, letterario e non solo geografico, fatto di una narrazione punteggiata da precisi riferimenti visivi che diventano i protagonisti di nuove storie. La natura della rappresentazione fotografica si apre a nuove possibilità espressive, 4 diventa un lavoro a più mani che ha un nuovo ritmo fatto di scrittura e immagine integrate. Il progetto è diventato anche un libro illustrato a cura di Renata Ferri e con il design di Ramon Pez. Un progetto editoriale, completamente autoprodotto, in cui i due linguaggi – immagine e parola – sono intrinsecamente incastrati uno nell’altro. Per maggiori informazioni è online la pagina http://www.terraproject.net/quattro.

INFO MOSTRA QUI Dall’11 al 28 maggio 2015 Inaugurazione: venerdì 8 maggio ore 19.30 Orari mostra: dal lunedì al venerdì 10.30 – 13.30 / 14.30 – 19 sabato e domenica chiuso Via Giuseppe Libetta, 1 – Roma of@officinefotografiche.org

Fotografi Magnum/Contrasto per i Cluster di Expo Milano 2015

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l Tema di Expo Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” rappresenta una fotografia planetaria – una immagine istantanea, precisa quanto variegata – di tutte le declinazioni possibili dell’alimentazione nel globo e, allo stesso tempo, di tutte le problematiche connesse alla sostenibilità, alla sicurezza, alla disponibilità del cibo per tutti gli abitanti del globo. La fotografia di conseguenza, tra le proposte della visitor experience, è il media che meglio interpreta la visione e la finalità dell’Esposizione Universale evidenziando e narrando gli aspetti più diversi dal reportage all’antropologia, dalla visione della natura a quella dell’arte. Il suo ruolo sempre più rilevante nella società come documento della realtà, come mezzo di comunicazione e come linguaggio artistico contemporaneo testimonia la capacità di portare verso il grande pubblico temi di grande importanza per il pianeta creando emozione e riflessione con un linguaggio artistico evocativo di forte empatia. I progetti dedicati alla fotografia di Expo Milano 2015 – dai Cluster del sito espositivo all’Area tematica “Arts & Foods. Rituali dal 1851” alla Triennale di Milano sino ai numerosi Festival e iniziative sia italiane che europee – sono stati presentati oggi all’Agorà del Castello Sforzesco da Giuseppe Sala, Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015 e Amministratore Delegato di expo 2015 SpA, James Msekela, Commissario Generale e Ambasciatore della Tanzania a Roma, Andrea Illy, Presidente e Amministratore Delegato di illycaffè SpA, Roberto Koch, Fondatore e Direttore di Contrasto, Ferdinando Scianna, fotografo Magnum Photos, Irene Kung, fotografa Contrasto, Enrico Deluchi, Amministratore Delegato Canon Italia SpA. “Le nove mostre fotografiche all’interno degli spazi comuni dei Cluster – ha affermato Giuseppe Sala – saranno uno dei fiori all’occhiello dell’offerta culturale di Expo, grazie al contributo di illy, che per primo ha portato Salgado, e alla collaborazione di Expo con Magnum/Contrasto, che ha costruito una grande mostra, con otto fotografi di fama internazionale chiamati a mostrare il loro sguardo con otto lavori originali sui temi specifici di ciascun Cluster”. James Msekela è intervenuto sull’importanza dei Cluster per i Paesi e sui caratteri innovativi di questo progetto collettivo di Expo Milano 2015 – che vede la Tanzania presente con un Padiglione di 125 metri quadrati all’interno del Cluster delle Spezie – oltre che sulla capacità attrattiva di queste straordinarie immagini fotografiche che aggiungono valore alla visita del pubblico rendendola unica e indimenticabile. “Magnum Photos e Contrasto sono davvero orgogliosi e lieti di portare la grande fotografia a Expo Milano 2015 – ha detto Roberto Koch – La collaborazione, avviata fin dall’inizio del 2014 e portata avanti con grande entusiasmo, ci ha permesso di realizzare un progetto con alcuni dei più importanti fotografi del mondo, ognuno dei quali si è impegnato a produrre immagini sui diversi temi dei Cluster. Molte produzioni speciali sono state realizzate in tutto il mondo, dalle Isole Oceaniche all’Asia, all’Africa, all’Europa, con i fotografi di Magnum (e non solo), con il lavoro di Gianni Berengo Gardin, Irene Kung, Joel Meyerowitz, Martin Parr, Alessandra Sanguinetti, Ferdinando Scianna, George Steinmetz, e Alex Webb. Una occasione imperdibile per mettere al centro di Expo la grande fotografia di documentazione d’autore, nella magnifica tradizione di Magnum Photos, consolidata nel mondo da 70 anni. Siamo grati a Expo e a Matteo Gatto di questa opportunità e orgogliosi che Milano, capitale del mondo durante Expo, sia anche il luogo di affermazione della grande fotografia, come insostituibile racconto del mondo.” Il progetto di mostre fotografiche sui temi dei Cluster di Expo Milano 2015 è stato realizzato da nove grandi autori della fotografia contemporanea – Ferdinando Scianna, Martin Parr, Gianni Berengo Gardin, Alex Webb, Irene Kung, Alessandra Sanguinetti, Joel Meyerowitz, George Steinmetz, Sebastião Salgado – che li hanno interpretati con linguaggi personali differenti per avvicinare e coinvolgere gli oltre venti milioni di visitatori attesi da tutto il mondo. Nove eventi artistici di grande qualità e richiamo mediatico, nove installazioni prodotte per questa occasione e pensate con un impianto scenografico dove i valori informativi sappiano emergere in un percorso immediato e attrattivo. Le filiere alimentari al centro dei nove Cluster sono Cacao, Caffè, Cereali-Tuberi, Frutta – Legumi, Isole Oceaniche, Biomediterraneo, Riso, Spezie, Zone aride e a ciascuna sarà dedicata una mostra fotografica che guiderà il pubblico nella conoscenza delle modalità con cui le diverse coltivazioni e il lavoro dell’uomo nutrono il pianeta e i suoi abitanti fornendo la vera ed essenziale energia del futuro. Cluster Riso. Terre di Riso: la Pianura Padana e altre piantagioni di riso immortalate dagli scatti dell’italiano Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia internazionale, che ha indagato per anni la coltura e la raccolta del riso, dalle valli del Piemonte e della Lombardia alla Cina e alla Francia.

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© Gianni Berengo Gardin

Cluster Frutta – Legumi – Il giardino delle meraviglie: la svizzera Irene Kung attraverso le sue fotografie artistiche mostrerà la straordinaria bellezza degli alberi da frutta e dei legumi.

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©Irene Kung

Cluster Cereali – Tuberi: la varietà delle diverse specie di Pane del mondo immortalate dall’americano Joel Meyerowitz con delle installazioni prodotte appositamente.

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Cluster Cacao. Il cioccolato: il cioccolato prodotto, consumato e venduto in tutto il mondo grazie allo sguardo dell’inglese Martin Parr, Presidente di Magnum, che nel corso dei suoi viaggi, è stato testimone del consumo e della varietà con cui il cacao attraversa la vita di tutti gli abitanti del pianeta.

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Cluster Caffè: il grande fotografo brasiliano Sebastião Salgado, ha lavorato negli ultimi dieci anni fotografando la coltivazione, la raccolta, l’essiccamento, la selezione e il trasporto del caffè, in vari paesi del mondo, con un racconto lirico ed epico degli uomini e delle donne che lo producono.

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© Sebastião Salgado

Cluster Isole del Pacifico: La natura primigenia, l’esotismo. La carnalità della Natura viste dall’americana Alessandra Sanguinetti di Magnum che mostrerà la vita delle famiglie nelle Isole Oceaniche, con tre storie diverse realizzate negli Oceani Atlantico, Pacifico e Indiano.

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© Alessandra Sanguinetti

Cluster Biomediterraneo: la cultura, la storia, il paesaggio illustrati attraverso le fotografie di Ferdinando Scianna, fotografo italiano di Magnum che del racconto del Mediterraneo ha fatto oggetto della ricerca artistica di tutta la sua vita, a partire dalle sue origini siciliane ed esplorando altri paesi per documentare la cultura, la vita e i riti che la accompagnano.

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© Ferdinando Scianna

Cluster Zone Aride- In volo sui deserti: l’americano George Steinmetz, mostrerà le Zone Aride del mondo dall’alto, attraverso un suo speciale deltaplano costruito appositamente, con delle magnifiche visione di queste zone in molti casi riadattate alla fertilità e alla coltivazione di prodotti agricoli.

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Cluster Spezie. La Via delle Spezie: l’americano Alex Webb, membro di Magnum e sognante interprete della fotografia di viaggio e uno degli autori più in vista del National Geographic, racconterà la grande varietà selle spezie attraverso un itinerario che lo porterà a ripercorrere l’antica Via delle Spezie e i mercati dell’Asia.

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© Alex Webb

The Western front – Stanley Greene

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Martedì 12 maggio alle ore 19.30 presso la Leica Galerie Milano (Via Mengoni, 4 – angolo Piazza Duomo), Leica Camera Italia inaugura la mostra “The Western Front” del celebre fotoreporter statunitense Stanley Greene, dal 2007 fondatore e membro dell’agenzia NOOR. L’esposizione, realizzata in collaborazione con aBcM – agenzia milanese che da anni sviluppa e produce progetti speciali dedicati alla fotografia d’autore -, per la prima volta in Italia offre ai visitatori la più importante edizione del lavoro di Greene con una selezione di 27 scatti, un lavoro unico sulla scena musicale punk a San Francisco negli anni ’70 e ‘80. Stanley Greene, fotoreporter di fama internazionale, nasce nel 1949 a Brooklyn (New York).Si avvicina al fotogiornalismo nel 1989, anno in cui il suo scatto “Kisses to All, Berlin Wall” diventa il simbolo indiscusso della caduta del Muro di Berlino. Nel corso della sua carriera documenta alcuni dei maggiori conflitti mondiali: dalla Georgia all’ Iraq, fino a Somalia, Kashmir, Libano e Ruanda. E’conosciuto in tutto il mondo in particolare per il suo reportage dedicato alla guerra in Cecenia, diventato poi un celebre libro (Open Wound). E’ inoltre vincitore del prestigioso Eugene Smith Humanistic Grant e del Getty Award for Editorial Images del 2011.

Per l’occasione, il fotografo sarà presente alla serata di inaugurazione.

Sebastião Salgado Profumo di Sogno. Viaggio nel mondo del Caffè

Tutte le immagini © Sebastião Salgado

In mostra a Venezia le immagini di Sebastião Salgado per Illy A cura di Lélia Wanick Salgado

Per la prima volta, dal 6 maggio al 27 settembre 2015, la mostra di Sebastião Salgado per illy, dal titolo PROFUMO DI SOGNO. Viaggio nel mondo del Caffè, sarà proposta alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, con la collaborazione di Contrasto. La mostra è a cura di Lélia Wanick Salgado. La mostra, allestita negli spazi di Piazza San Marco, si compone di una selezione di 75 scatti più rappresentativi del viaggio fotografico compiuto dal grande maestro insieme a illy per omaggiare gli uomini e le donne del caffè: una storia di persone, di paesaggi, di rapporto armonioso con la terra raccontata attraverso immagini in bianco e nero dal forte impatto espressivo, evocativo ed emozionale. “PROFUMO DI SOGNO. Viaggio nel mondo del Caffè” si propone così come il più grande reportage mai realizzato prima dedicato al mondo del caffè. Dal 2003 ad oggi Salgado ha documentato negli anni dieci Paesi da cui illy acquista il caffè: Brasile, India, Indonesia, Etiopia, Guatemala, Colombia, Cina, Costa Rica, El Salvador e Tanzania.

L’anteprima dedicata alla stampa si svolgerà martedì 5 maggio 2015 dalle 11:00 alle 13:00 presso la Fondazione Bevilacqua LaMasa, Piazza San Marco 71/c – Venezia, alla presenza del grande fotografo Sebastião Salgado. La mostra è accompagnata anche dal libro pubblicato da Contrasto “PROFUMO DI SOGNO. Viaggio nelmondo del Caffè”, che racconta il viaggio nelle piantagioni di caffè attraverso le immagini del grande fotografo umanista e le parole di Andrea Illy, Luis Sepulveda, Angela Vettese e lo stesso Sebastião Salgado. Il libro è curato da Lélia Wanick Salgado, moglie del fotografo.

Brasiliano di origine, narratore del mondo per passione, Sebastião Salgado conosce bene la vita dei coltivatori di caffè, avendoli osservati fin dall’infanzia: nato nel 1944 in una numerosa famiglia dello Stato interno del Minas Gerais in Brasile, luogo da cui suo padre trasportava il caffè verso i porti lungo la costa, in seguito economista alla International Coffee Organization, ha scelto negli anni di farsi testimone dello sviluppo sostenibile del pianeta.

Sebastião Salgado. Profumo di Sogno – Viaggio nel mondo del Caffè Fondazione Bevilacqua La Masa, piazza San Marco, 71/c – Venezia 6 maggio – 27 settembre 2015

Atre info qui

Michael Kenna

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15 maggio – 28 giugno

Galleria 13 Reggio Emilia

Michael Kenna è un fotografo forse ancora non diffusamente conosciuto in Italia, nonostante sia da anni apprezzato dagli addetti ai lavori di tutto il mondo. I suoi soggetti sono la natura, i tesori architettonici, le città e le aree industriali, che si ammantano di una propria bellezza inquietante anche nel caso più eclatante delle centrali nucleari. Michael Kenna guarda a questi luoghi da inaspettati punti di vista fisici e mentali e lo fa muovendosi in certi momenti della giornata in cui la luce deve ancora manifestarsi completamente a plasmare i soggetti.

La mostra fa parte del Circuito OFF di Fotografia Europea

Galleria 13 – arte moderna e contemporanea via Roma 34/B Reggio Emilia

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Postato da Anna