PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte

9 settembre – 1° novembre (Monopoli, Puglia)

VII edizione

Tema: FUTURO

Gli artisti internazionali confermati:
Nick Brandt, Alexander Gronsky, Davide Monteleone, Erik Kessels,
Bil Zelman, Arko Datto, Işık Kaya + Thomas Georg Blank,
Frederik Heyman, Emanuela Colombo + Michela Benaglia,

Marcel Top, Quinn Russell Brown, Manuela Schirra + Fabrizio Giraldi,
Francesco Tosini,  Noeltan Arts, Sano/Sano, Lisetta Carmi

3 residenze artistiche:

Matteo Balsamini – Il Futuro in Puglia

Alessandro Cracolici – PhACES – Progetto di Arte generativa

Piero Percoco / Sam Youkilis – Live From Monopoli

Roma, 22 giugno 2022PhEST – See Beyond the Sea, si conferma un luogo di forte attrazione per quanti per studio, passione e professione hanno interesse per il mondo della fotografia e dell’arte. Al via dal 9 settembre al 1° novembre a Monopoli in Puglia, la settima edizione del Festival internazionale di fotografia e arte ideato e diretto da Giovanni Troilo, in collaborazione con la curatrice Arianna Rinaldo. Oltre 20 esposizioni di alcuni tra i più quotati artisti di diverse nazionalità: Olanda, Inghilterra, USA, India, Turchia, Germania, Ucraina, Russia, Belgio, e altri. E ancora 3 residenze artistiche e letture portfolio gratuite con alcuni tra i più influenti esperti del settore. Ancora una volta, per quasi due mesi PhEST trasformerà le vie, gli spazi e i palazzi della città in un’esposizione a cielo aperto, portando a Monopoli il meglio della fotografia e dell’arte da tutto il mondo a indagare il tema dell’anno: “FUTURO”. Sarà l’occasione per evocare l’interconnessione tra differenti piani temporali immaginando un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dagli algoritmi. «Proveremo a declinare il tema in ogni modo possibile non solo dal punto di vista dei contenuti con più di 20 mostre dedicate al Futuro, ma quest’anno più che mai anche dal punto di vista della forma con l’uso nelle esposizioni di ledwall, VR, fotogrammetria, AI, robot, proiezioni immersive, realtà aumentata, riconoscimento facciale…» sottolineano gli organizzatori del festival.

Ecco i primi nomi degli artisti che hanno confermato la loro presenza a PhEST dove saranno coinvolti in mostre, talk, proiezioni e visite guidate:

Nick Brandt nel 2010 ha co-fondato la Big Life Foundation, un’organizzazione no-profit che impiega più di 300 ranger locali per proteggere 1,6 milioni di acri in Kenya e Tanzania. “The Day May Break” è un progetto globale che ritrae persone e animali colpiti dalla distruzione ambientale. https://www.nickbrandt.com

Alexander Gronsky è un’artista che vive e lavora in Russia la cui pratica fotografica si concentra su paesaggi che documentano un mondo in costante ripetizione di se stesso, catturando anche il grottesco. PhEST ospita “Reenact/Repeat” una serie di immagini di rievocazioni militari in Ucraina e Russia: una riflessione sull’anticipazione dei desideri nelle nostre società. https://www.alexandergronsky.com/work

Davide Monteleone è un artista visivo, National Geographic Fellow, i cui temi ricorrenti includono geopolitica, geografia, identità, dati e tecnologia. A PhEST propone “Sinomocene”, un progetto “data-driven” che prende spunto dalla documentazione dell’iniziativa cinese denominata “Belt and Road” o “New Silk Road” per indagare più ampiamente i temi delle nuove forme di colonialismo, della globalizzazione e del rapporto tra poteri e individui.

https://davidemonteleone.com/projects#/sinomocene

Erik Kessels, designer e curatore olandese, ha pubblicato oltre 75 libri delle sue immagini “riappropriate”, è editore della rivista di fotografia alternativa “Useful Photography” e ha scritto il bestseller internazionale “Failed It!”. Definito “stregone visivo” da Time Magazine e “antropologo moderno” da Vogue, Kessels sarà presente a PhEST con una mostra inedita in Italia. https://www.erikkessels.com

Bil Zelman è giornalista, fotografo e direttore commerciale. Con “And Here We Are” esamina la condizione del nostro paesaggio in rapido cambiamento, l’impatto punitivo delle specie non autoctone e invasive e i fragili spazi in cui l’uomo e la natura si scontrano. http://bilzelman.com/

Arko Datto è nato in India e ha studiato fisica e matematica a Parigi prima di avvicinarsi alla fotografia in Danimarca. Il suo lavoro è apparso tra gli altri su Time Magazine, National Geographic e Newsweek. PhEST ospita “Where Do We Go When The Final Wave Hits”, una sua esplorazione notturna che ritrae la precarietà dell’essere umano in balia del cambiamento climatico alla foce del Ganga-Brahmaputra-Meghna, il delta più grande del mondo. https://www.lensculture.com/arko-datto

Ișık Kaya, artista turca che indaga la maniera in cui gli esseri umani modellano il paesaggio contemporaneo, e Thomas Georg Blank, fotografo tedesco che si muove tra ricerca e interpretazioni speculative su immaginario individuale e collettivo, presentano “Second Nature”, una ricerca visiva sulla mimetizzazione delle torri cellulari sollevando interrogativi sul rapporto tra uomo e natura. http://isikkaya.com/second-nature/

Frederik Heyman è un artista e fotografo belga. Il suo lavoro, inatteso e surreale, elimina i confini tra fotografia, graphic design e space shaping. Con molte distorsioni (reali o digitali), Heyman crea un mondo destrutturato e affascinante. https://frederikheyman.com

Emanuela Colombo e Michela Benaglia si sono conosciute nel 2014 e da allora lavorano insieme a vari progetti fotografici. “Beatle in the Box” indaga l’uso degli insetti come risorsa alimentare, possibile risposta all’aumento globale della popolazione su un pianeta con risorse sempre più scarse, inquinamento delle acque, deforestazione e surriscaldamento.

 http://www.emanuelacolombo.com/?p=862

Beatle in the Box (gallery)

Marcel Top è un fotografo belga che esplora i limiti e i confini della fotografia. Con il progetto “Sara Hodges” mette in discussione l’uso delle tecnologie di sorveglianza di massa, esponendo la possibile minaccia che rappresentano. Sara Hodges è una cittadina americana inesistente, generata da un algoritmo raccogliendo oltre 50.000 post su Instagram che utilizzavano l’hashtag #iloveamerica. https://www.marceltop.com/sara-hodges

Quinn Russell Brown è un fotografo editoriale e commerciale di Filadelfia che si occupa di ritratti e still life. “Rewind” è un insieme di immagini impattanti che ci mettono di fronte al fatto che nel mondo tecnologico il futuro diventa velocemente passato. Una riflessione, con un tocco di nostalgia, sulla rapidità del progresso e i paradossi dell’evoluzione umana. https://quinnrussellbrown.com

Manuela Schirra e Fabrizio Giraldi sono un duo di artisti visivi che lavora su ambiente, energia e futuro. Il progetto “Da pietra a bosco” documenta il piano di riforestazione del Carso, ideato 200 anni fa, a oggi, il primo e più grande di cui si abbia testimonianza. Presentato all’Expo di Parigi del 1900, gli esiti di questo piano sono un’occasione unica per comprendere le potenzialità del rimboschimento di un ambiente inospitale. Schirra/Giraldi

Francesco Tosini artista multimediale, vive e lavora a Milano. La sua pratica artistica si concentra sulla visualizzazione dell’energia intrinseca in meccanismi naturali, come la morfogenesi, in relazione con il digitale. Utilizza 3d, software generativi e tecnologie analogiche per produrre immagini in movimento che fanno dialogare mondo virtuale e fisico. C’è molta attesa verso “Cielofuturo”, l’installazione site-specific che porterà a PhEST, risultato ultimo di una ricerca verticale sul video feedback iniziata nel 2016. FrancescoTosini/CieloFuturo

Noeltan Arts presenta “MaTerre VR Experience”, un film collettivo in cinque episodi tra tradizione, ecologia e innovazione. Un’esperienza prototipale di cinema di poesia che va oltre il cinema sfruttando le nuove tecnologie immersive VR. Ambientato tra i Sassi e lo struggente Parco delle Chiese Rupestri di Matera, il film rende i luoghi parlanti e le millenarie pietre di Matera Capitale Europea della Cultura, cassa di risonanza di un inno cross-disciplinare all’Europa dei popoli senza frontiere. http://www.noeltan.it/materre-vr-experience-online/

2021 è un progetto artistico pluridisciplinare ideato dal collettivo artistico Sano/sano, composto da Giorgio Di Palma e Dario Miale, rispettivamente ceramista e fotografo di Grottaglie. Nel 2018, dopo la notizia dell’imminente costruzione del primo spazioporto europeo sul territorio di Grottaglie, il duo ha iniziato ad attivarsi con l’intento di annullare le distanze tra spazio e terra che potessero includere tutta la comunità locale. A PhEST presentano un’installazione site specific che riprende alcuni interventi realizzati nel 2021 all’interno della Cantina Sociale Pruvas di Grottaglie. https://sanosano.it

Da segnalare quest’anno la collaborazione con “Panorama”, mostra itinerante diffusa organizzata dal consorzio ITALICS, che riunisce circa settanta tra le più autorevoli gallerie d’arte antica, moderna e contemporanea attive in Italia, e curata da Vincenzo de Bellis a Monopoli dal 1 al 4 settembre 2022, che porterà a PhEST una mostra dedicata a Lisetta Carmi con fotografie inedite scattate in Puglia, per festeggiare la carriera e l’opera dell’artista e il conferimento dell’Italics d’Oro. Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio 1924, in un’agiata famiglia borghese. A causa delle leggi razziali è costretta a rifugiarsi in Svizzera. Nel 1945 torna in Italia e si diploma al conservatorio di Milano. Negli anni seguenti tiene una serie di concerti ma nel 1960 interrompe la carriera concertistica e, proprio in Puglia, dove in seguito sceglierà di vivere e lavorare stabilendosi a Cisternino, si avvicina alla fotografia trasformandola in una vera e propria professione.

PhEST accoglierà tre prestigiose residenze artistiche:

  1. Mattia Balsamini, uno tra i più apprezzati fotografi emergenti del panorama internazionale, rifletterà sul tema dell’anno conIl Futuro in Puglia, un lavoro inedito in residenza. Dopo gli studi a Los Angeles e i primi lavori presso lo studio di David LaChapelle, Balsamini concentra la sua attenzione sulla tecnologia e le sue implicazioni sociologiche, approcciando il lavoro come fattore di identità dell’uomo.
  1. Alessandro Cracolici – PhACES – progetto di Arte generativa

PhACES è la faccia di tutti noi, e al contempo un volto che non esiste. Un’opera d’arte decentralizzata, dove l’artista è la community e il suo volto l’unione di tutti i volti dei visitatori di PhEST. PhACES è un’opera installativa interattiva che mostrerà animazioni di morphing (di trasformazione) di volti umani generati da un’Intelligenza Artificiale. L’AI sarà allenata in crowdsourcing, ovvero attraverso l’invio volontario di foto da parte dei fan prima attraverso una social call a partire da metà luglio e poi in presenza, durante il festival. Chi contribuirà sarà ricompensato con un NFT dell’opera alla fine del festival.

  1. Piero Percoco + Sam Youkilis – Live From Monopoli

In una instant residency l’inedito duo racconterà sui social la città di Monopoli e i suoi abitanti nelle giornate che precedono l’arrivo di PhEST in città. Il risultato della residenza sarà pubblicato sui social e presentato con una talk durante le giornate inaugurali.

Intanto PhEST ha chiuso con grande successo la sua POP-UP Open Call, il contest internazionale promosso insieme a LensCulture e in collaborazione con Leica Akademie Italy, per il quale sono stati presentati 454 progetti da 50 paesi per uno showcase di oltre 4000 immagini. I vincitori verranno annunciati nelle prossime settimane. Uno di loro sarà protagonista di una mostra personale nella edizione di PhEST 2022.

Ad aprire il Festival il 10 e l’11 settembre, le Letture Portfolio che porteranno a Monopoli alcuni tra i più rappresentativi esperti del settore. Il confronto tra alte professionalità e fotografi aspiranti, emergenti e consolidati rappresenta un’attività di grande prospettiva per un festival di livello. Questi i lettori che hanno già confermato la propria presenza:

  • Ronan Deshaies – Photo editor multimedia, M, Le Magazine du Monde, Le Monde, Francia
  • Emma Bowkett  – Direttrice della fotografia, FT Weekend Magazine, Financial Times, UK
  • Jim Casper – Caporedattore e fondatore, LensCulture, Olanda
  • Maysa Moroni – Photo editor, Internazionale e L’Essenziale, Italia
  • Chiara Bardelli Nonino – Senior Visual Editor, Vogue Italia
  • ●        Carol Körting – Photo editor LFI  (Leica Fotografie International), Germania
  • Maurizio Beucci – Head of Leica Akademie, Italia

PhEST – See Beyond the Sea è prodotto e promosso dall’associazione culturale PhEST, con il sostegno della Regione Puglia e del Comune di Monopoli.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha elogiato la proposta culturale della manifestazione: «Un programma con fotografi di fama internazionale, residenze artistiche sul territorio, letture portfolio con alcuni tra gli editor più importanti da tutto il mondo, ricadute turistiche economiche e lavorative per tanti giovani pugliesi nella loro terra. Tutto questo è PhEST il festival internazionale di fotografia e arte che rende ancora una volta Monopoli un crocevia della cultura mondiale e che la Regione Puglia sostiene con convinzione e entusiasmo. Quest’anno il festival torna a settembre e prosegue quindi nel solco della destagionalizzazione su cui da anni la nostra regione investe. Perché la Puglia è bella sempre, non solo in estate».

«Siamo al settimo anno con PhEST che in questo 2022 guarda al futuro quale segno di speranza dopo un lungo periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da pandemia. Da sette anni Phest è un appuntamento irrinunciabile per la Città di Monopoli e sul quale decidiamo di continuare ad investire ogni anno perché ha uno spazio importante nella nostra programmazione, attirando visitatori da ogni parte d’Italia e non solo. Un museo a cielo aperto nei luoghi simbolo di Monopoli in un percorso che consente al visitatore di ammirare le opere scoprendo le bellezze naturali e architettoniche della nostra città. E la partenza sul finire dell’estate consente di destagionalizzare il flusso turistico per una Monopoli che sia accogliente e accattivante tutto l’anno», afferma il Sindaco Angelo Annese.

Festival internazionale di fotografia e arte, nato nel 2016 a Monopoli in Puglia, PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Un modo per restituire voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, ridefinendo un nuovo immaginario.

Ufficio stampa nazionale PhEST

Simona Pedroli: +39 333 6076773 – simona@fusioncommunications.com

Emiliano Fasano: +39 338 3071234 – emiliano.fasano@gmail.com

Ufficio stampa regionale PhEST
info@milaufficistampa.it

Alessandra Montemurro: +39 328 951 8532

Michela Ventrella: +39 349 526 0370

Clarissa Bonet, raccontare lo spazio urbano

Ricerca di Ylenia Bonacina

Clarissa Bonet, nata in Florida nel 1986, è un’artista di Chicago che attraverso la sua arte esplora le complessità dello spazio urbano sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico determinato dal contesto. I suoi studi si concentrano sulla fotografia dapprima presso la University of Central Florida per poi conseguire un Master of Fine Arts alla Columbia College Chicago.

Clarissa Bonet

“The urban space is striking. Its tall and mysterious buildings, crowds of anonymous people, the endless sea of concrete; these things constantly intrigue me.”[1]

Nei progetti City Space e Stray Light Clarissa Bonet indaga lo spazio urbano e le città con modalità tra di loro differenti.

In City space (dal 2011 al 2016) la fotografa con il sapiente uso di pieni e vuoti, luci ed ombre e concentrandosi sull’interazione degli individui con l’architettura trasforma la realtà in un palcoscenico di occasioni quotidiane. La luce, le ombre nere e profonde ed il colore diventano qui strategie funzionali visive per descrivere la città in cui si trova e gli stati d’animo provocati.[2] Mentre è nel centro di Chicago la fotografa osserva e prende nota delle interazioni casuali tra sconosciuti inizialmente fotografando questi incontri con il suo iPhone in modo da avere un appunto visivo della scena a cui ha appena assistito. In un secondo momento Clarissa Bonet ricostruisce questi attimi casuali impostando con cura e minuziosità la posizione, l’illuminazione e i modelli per ricreare la scena che si era appuntata. L’impressione che ne deriva è un mondo urbano confuso in cui gli individui navigano in modo anonimo e solitario.[3]

In Stray Light Clarissa Bonet indaga con la sua macchina fotografica il paesaggio urbano notturno. La visione poetica che si coglie è data dallo svanire nell’oscurità delle costruzioni architettoniche e dall’emergere luminoso delle finestre illuminate in varie tonalità di colore. In alcune immagini determinanti nella lettura visiva sono i dettagli che si colgono all’interno di questi buchi luminosi in altre, questi punti di luce contribuiscono a creare un ammasso geometrico ed astratto. Ogni finestra diventa quindi un qualcosa di sconosciuto e misterioso.[4]

“Carefully constructing each image from multiple photographs, I reform the urban landscape in my own vision—one that seeks to reconstruct the heavens in its absence above the cityscape. Light emanating from each window references a world unknown, evoking a sense of mystery and awe.”[5]

Il lavoro di Bonet è stato esposto all’Archivio Bauhaus di Berlino, al Museo di Fotografia Contemporanea, alla Fondazione Dorothy Donnelley, alla Fondazione Aperture, alla Fondazione Magenta e alla Galleria Catherine Edelman.

Il suo lavoro è stato pubblicato su The Guardian, The Wall Street Journal, CNN Photo, Chicago Magazine, Harpers Bizarre, Juxtapoz, Aint-Bad, The Eye of Photography, Photo District News e molte altre pubblicazioni sia a livello nazionale che internazionale.

Le fotografie di Bonet si trovano nelle collezioni permanenti del Museum of Contemporary Photography, del Museum of Art dell’Università del Michigan, del Southeast Museum of Photography, dell’Haggerty Museum of Art, dell’University Club Chicago e della JPMorgan Chase Art Collection.[6]

IMMAGINI CITY SPACE PRESE DA http://www.clarissabonet.com/cityspace

IMMAGINI STRAY LIGHT PRESE DA http://www.clarissabonet.com/straylight

SITOGRAFIA

https://www.dodho.com

https://www.collater.al

https://www.mocp.org

https://www.lensculture.com

http://www.clarissabonet.com


[1] https://www.dodho.com/city-space-by-clarissa-bonet/

[2] https://www.collater.al/city-space-il-progetto-fotografico-di-clarissa-bonet/

[3] https://www.mocp.org/collection/mpp/bonet_clarissa.php

[4] https://www.mocp.org/collection/mpp/bonet_clarissa.php

[5] https://www.lensculture.com/articles/clarissa-bonet-stray-light-imaging-the-nocturnal-urban-landscape

[6] http://www.clarissabonet.com/read-me

Premio Umane tracce, la premiazione e la seconda edizione

Buongiorno a tutti, stasera vi aspettiamo a Milano!

Inaugurazione della mostra del progetto vincitore della Prima edizione che si terrà il giorno 24 Marzo, ore 18:30 presso lo spazio Bacone 4, Temporary gallery, Piazzale Bacone 4 -Milano.

In tale occasione Simone Cerio, primo classificato, verrà premiato con la consegna del libro Love Givers, messo in palio e realizzato da Crowdbooks. Sarà poi inaugurata la mostra dedicata al suo lavoro.

Al via la seconda edizione, potete trovare tutte le informazioni a questo sito

Seiichi Furuya, ritrarre la malattia.

Seiichi Furuya è nato a Izu, Giappone, nel 1950. Dopo essersi laureato alla Tokyo Polytechnic University nel 1973, lasciò il Giappone per andare in Europa attraverso la Ferrovia Transiberiana. Visse a Vienna e successivamente a Graz dove si trasferì nel 1975. Qui conobbe Christine Gössler che divenne sua moglie e, successivamente, protagonista dei suoi progetti fotografici. Per motivi di lavoro si trasferirono a Dresden e, nel 1985, a Berlino Est.
Alla fine del 1982, Christine aveva iniziato a soffrire di schizofrenia e di depressione. Nel 1983 fu ricoverata a causa della sua malattia che andava via via peggiorando e ciò la costrinse ad abbandonare gli studi di recitazione che stava frequentando. Seiichi iniziò a fotografare la moglie con la speranza che l’uso poetico e metaforico delle sue immagini potesse aiutarlo ad affrontare la paura di una eventuale perdita della compagna.

SEIICHI FURUYA
Seiichi Furuya, Potsdam, October 6, 1985 – Falkenberger Chaussee 13/502, Berlin-Ost, October 7, 1985, detail. (foto presa da https://fotografiaartistica.it/seiichi-furuya-perdita-e-memoria-di-christine/)

Queste fotografie furono scattate nell’arco di sette anni fino al giorno in cui Christine si suicidò buttandosi dal nono piano della loro abitazione a Berlino Est. Seiichi fotografò questo momento tanto delicato immortalando il corpo della moglie disteso a terra.
Le immagini di questo lavoro vengono ancora oggi continuamente rieditate dell’autore. Sono state infatti pubblicate diverse versioni di album fotografici dal titolo Memories in cui Seiichi cerca di mantenere vivi i ricordi legati al suo passato.
All’inizio del 2018 a Seiichi Furuya fu chiesto di pensare ad una esposizione personale del suo lavoro. “Dovrà essere l’ultimo delle Memories”. Senza esitazione iniziò a ricercare materiale lasciato da Christine trovando diverse pellicole, cassette e pellicole tascabili. Questo gli permise di vedere numerose immagini scattate dalla moglie e notò una grande quantità di ritratti che Christine aveva di Seiichi. L’atto di fotografare ed essere fotografati è stato portato avanti nel corso degli anni fino al giorno prima della morte della moglie. Il lavoro, che prende il nome di Face to Face, 1978-1985, si propone come 150 dittici in cui Seiichi e Christine vengono ritratti l’un l’altro nella stessa situazione e a pochi minuti di distanza.

I lavori di Furuya sono stati protagonisti di diverse esposizioni sia in Giappone che oltreoceano: Forum Stadtpark (Graz, Austria), Winterthur Museum (Svizzera), Albertina Museum (Vienna, Austria), Vangi Sculpture Garden Museum (Mishima, Giappone). Come accennato precedentemente ha pubblicato numerosi fotolibri che hanno come protagonista la moglie Christine: Mémoires 1978-1988 (Camera Austria, 1989), Mémoires 1995 (Scalo Books, 1995), Christine Furuya-Gössler, Mémoires 1978-1985 (Korinsha Press, 1997), Portrait (Fotohof, 2000), Last Trip to Venice (self-published, 2002), Mémoires 1983 (Akaaka Art Publishing, 2006), Mémoires.1984-1987 (Izu Photo Museum/Camera Austria, 2010), WHY DRESDEN 1984/2015 (spector, 2017).
Inoltre è impegnato in vari progetti: è fondatore del magazine fotografico Camera Austria e è curatore di esposizioni che puntano a introdurre nel panorama europea artisti giapponesi come Daido Moriyama, Shomei Tomatsu e Nobuyoshi Araki.

Di Ylenia Bonacina

SEIICHI FURUYA DIDASCALIE IMMAGINI

  1. Seiichi Furuya, Potsdam, October 6, 1985 – Falkenberger Chaussee 13/502, Berlin-Ost, October 7, 1985, detail. (foto presa da https://fotografiaartistica.it/seiichi-furuya-perdita-e-memoria-di-christine/)
  2. Seiichi Furuya, Graz, 1979. (foto presa da https://galeriethomasfischer.de/artist/seiichi-furuya/)
  3. Seiichi Furuya, Schattendorf, 1981 (foto presa da https://galeriethomasfischer.de/artist/seiichi-furuya/)
  4. Seiichi Furuya, Memoires 2. (foto presa da https://whoneedsanotherphotoblog.wordpress.com/2013/08/31/intimacy-and-photography-how-much-can-life-interact-with-a-photographers-work-and-vice-versa-seiichi-furuya/)
  5. Seiichi Furuya. (foto presa da https://alchetron.com/Seiichi-Furuya)
  6. Seiichi Furuya, Face to Face, 1978-1985. (foto presa da https://www.furuya.at/en/works_20.html)
  7. Seiichi Furuya, Face to Face, 1978-1985. (foto presa da https://www.furuya.at/en/works_20.html)

SITOGRAFIA

https://www.furuya.at/en/biography.html
https://www.furuya.at/en/works_20.html
https://fotografiaartistica.it/seiichi-furuya-perdita-e-memoria-di-christine/

Storia di una fotografia – Identical Twins di Diane Arbus

Buongiorno, buona lettura! Sara

Fotografia di Diane Arbus
Identical Twins, Roselle, New Jersey, 1967

Diane Arbus è nota per le sue fotografie di  persone ai margini della società. Scatta spesso con una Rolleiflex di medio formato che forniva un rapporto quadrato e il mirino a livello della vita. Il mirino permetteva alla  Arbus di connettersi con i suoi soggetti in un modo più discreto, senza portare la macchina fotografica all’occhio.

Identical Twins raffigura due giovani sorelle gemelle, Cathleen e Colleen Wade, in piedi fianco a fianco in abiti di velluto a coste, collant bianchi e fasce bianche nei capelli scuri. Entrambi fissano la telecamera, una sorride leggermente e l’altra è leggermente accigliata. Si dice che la foto riassuma la visione di Arbus.

Nella sua biografia più conosciuta, la biografa Patricia Bosworth afferma: “Era interessata alla questione dell’identità. Chi sono io e chi sei tu? L’immagine speculare in oggetto, esprime il punto cruciale di questa visione: la normalità nella bizzarria e la bizzarria nella normalità.”

L’indagine della Arbus sull’identità, raggiunge il culmine in questa fotografia e crea notevole tensione sia  tra le ragazze gemelle che tra le persone che vedono l’immagine. La loro estrema vicinanza, l’uniformità dei loro vestiti e il taglio di capelli, sottolineano lo stretto legame che esiste tra le due, mentre le espressioni facciali sottolineano fortemente la loro individualità.

Le  gemelle avevano sette anni quando la Arbus le vide ad una festa di Natale per gemelli.

Il padre delle bambine una volta disse della foto, “Ho pensato che fosse la peggiore somiglianza tra gemelli che avessi mai visto.”

Qui un video che spiega la storia dell’immagine

Diane è sempre stata in grado di avvicinarsi alla dimensione intima  dei suoi soggetti emarginati. Attraverso brevi  interazioni riusciva a stabilire un rapporto di fiducia, è stata difatti in grado di produrre ritratti significativi e indimenticabili.

Credo  che questa immagine abbia ispirato Stanley Kubrick mentre cercava gli interpreti gemelli apparsi in The Shining, 1980.

Gordon Parks raccontato da Alessandra Mauro

Buongiorno, ecco un podcast interessante da ascoltare. A questo link trovate l’audio del racconto sul fotografo, di Alessandra Mauro:

Gordon Parks raccontato da Alessandra Mauro

Divertitevi, ciao

Sara

Chi è Gordon Parks

Untitled, n.d. Photograph by Toni Parks

Gordon Parks è uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo.  Ha lasciato un eccezionale corpus di opere che documenta la vita e la cultura americane dall’inizio degli anni Quaranta agli anni Duemila, con particolare attenzione alle relazioni razziali, alla povertà, ai diritti civili e alla vita urbana. Parks è stato anche un illustre compositore, autore e regista in contatto con molte delle persone di spicco della sua epoca, da politici e artisti ad atleti e altre celebrità.

Nato in povertà e segregazione a Fort Scott, Kansas, nel 1912, Parks è stato attratto dalla fotografia da giovane quando ha visto immagini di lavoratori migranti in una rivista. Dopo aver acquistato una fotocamera in un banco dei pegni, ha imparato da solo come usarla. Nonostante la sua mancanza di formazione professionale, vinse la Julius Rosenwald Fellowship nel 1942; ha lavorato per la Farm Security Administration (FSA) a Washington, DC, e, successivamente,  per l’Office of War Information (OWI). Lavorando per queste agenzie, che allora raccontavano le condizioni sociali della nazione, Parks sviluppò rapidamente uno stile personale che lo avrebbe reso uno dei fotografi più celebri della sua epoca.

Lorenzo Scola Pilots the Ship, Gloucester, Massachusetts, 1943. Gordon Parks

Parks era un uomo rinascimentale ma dei giorni nostri, la cui pratica creativa si estendeva oltre la fotografia nella narrativa e saggistica, composizione musicale, regia e pittura. Nel 1969 è diventato il primo afroamericano a scrivere e dirigere un importante film in studio di Hollywood, The Learning Tree, basato sul suo romanzo semiautobiografico, diventato  bestseller. Il suo film successivo, Shaft (1971), fu un successo di critica e di botteghino, ispirando numerosi sequel. Parks ha pubblicato molti libri, comprese memorie, romanzi, poesie e volumi sulla tecnica fotografica. Nel 1989 ha prodotto, diretto e composto la musica per un balletto, Martin, dedicato al defunto leader dei diritti civili Martin Luther King, Jr.

Pool Hall, Fort Scott, Kansas, 1950 Gordon Parks

Parks ha trascorso gran parte degli ultimi tre decenni della sua vita evolvendo il suo stile e ha continuato a lavorare fino alla sua morte nel 2006. È stato riconosciuto con più di cinquanta dottorati honoris causa e tra i suoi numerosi premi c’era la National Medal of Arts, che ha ricevuto nel 1988. Oggi, gli archivi del suo lavoro risiedono in numerose istituzioni, tra cui la Gordon Parks Foundation, Pleasantville, New York; il Gordon Parks Museum a Fort Scott, Kansas, e la Wichita State University di Wichita; e la Library of Congress, gli archivi nazionali e la Smithsonian Institution, tutti a Washington, D.C.

Il lavoro di Parks è nelle collezioni permanenti di importanti musei, tra cui l’Art Institute of Chicago; il Baltimore Museum of Art; il Cincinnati Art Museum; il Detroit Institute of Arts; l’International Center of Photography, il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art, tutti a New York; il Minneapolis Institute of Art; il Museum of Fine Arts, Houston; il Saint Louis Art Museum; lo Smithsonian National Museum of American History, Washington, DC .; e il Virginia Museum of Fine Arts, Richmond.

Frisco Railway Station, Fort Scott, Kansas, 1950 Gordon Parks

Tutte le immagini sono di Gordon Parks

Lin Zhipeng, No. 223. I giovani cinesi.

Lin Zhipeng, alias 223, è nato nella provincia del Guangdong, in Cina, nel 1979. Dopo essersi laureato in Finanza Inglese presso la Guangdong University of Foreign Studies ha intrapreso la carriera di fotografo e scrittore freelance con base a Pechino. A partire dal 2003 la sua fama online crebbe enormemente grazie all’apertura del suo blog North Latitude 23 in cui giornalmente pubblicava immagini accompagnati da testi che ricevettero milioni di visualizzazioni. Il suo nome, No. 223, è ripreso dal personaggio poliziesco del film Chungking Express del regista di Hong Kong Wong Kar-Wai. Da lui prese ispirazione non solo per il nome ma anche per l’atmosfera poetica e sognante ed il mistero e la solitudine dei protagonisti delle sue immagini.

Lin Zhipeng,
FOTO PRESE DA http://www.linzhipeng223.com/


Tutto il lavoro di Lin Zhipeng è concentrato sul tema della gioventù inserito all’interno di in un contesto culturale conservatore come quello cinese. Il suo punto di vista propone fotografie spontanee in cui i giovani ragazzi cinesi sono in continuo bilico tra la gioia e una profonda malinconia. L’esuberanza e la sessualità giocosa ripresa dal fotografo forse sono solo la manifestazione di una necessità da parte delle giovani generazioni di essere visti, amati e considerati da una società indifferente ed in continua evoluzione.

Lin Zhipeng,
FOTO PRESE DA http://www.linzhipeng223.com/

Questo diario fotografico cerca di raccontare per immagini sia una storia collettiva della società odierna sia una parte del vissuto personale dell’artista. Ritraendo la sua sfera familiare e la cerchia di amici Lin Zhipeng racconta per mezzo di immagini sfacciate ed eccessiva il contesto storico e sociale della Cina contemporanea. Il coinvolgimento personale del fotografo è percepibile dal fruitore grazie alle inquadrature scelte: spesso ardite e ravvicinate che mostrano come lo sguardo dell’autore non si limiti alla scena ma sia completamente connesso con il soggetto davanti al suo mirino.

La sua stessa vita, i suoi ricordi, le sue emozioni e le sue ideologie vengono immortalate in ogni singolo scatto. La sua ripresa diretta del reale prende la forma di un lavoro documentario in qui frammenti di quotidianità, gestualità e momenti del presente si uniscono in una narrazione visuale che da voce alla nuova generazione che sfida l’autarchia cinese ed il suo sistema di censura e controllo. In un’intervista con Dominique Musorrafiti No. 233 afferma con chiarezza e semplicità ciò che vuole dire con le sue immagini: “What do you want to tell with your photos? Life. Any moment and mood of life, my experience, and my friends”.
Il suo ultimo libro fotografico pubblicato è Flowers and Fruits del 2019. I soggetti principali di queste fotografie sono appunto fiori e frutti che con la loro bellezza momentanea diventano in questo contesto metafora dell’esistenza affascinante ed accattivante dei giovani ragazzi immortalati. Immagini colorate e vibranti creano continue connessioni tra corpi e frutti, sessualità e fiori, giovinezza e fioritura.

Lin Zhipeng,
FOTO PRESE DA http://www.linzhipeng223.com/

I suoi lavori sono stati pubblicati internazionalmente sia come progetti collettivi che come esposizioni personali in galleria quali Walther Collection Ulm, De Sarthe Gallery Beijing, Stieglitz19 Gallery Antwerp, M97 Gallery Shanghai, Delaware Contemporary Museum e molte altre. Inoltre ha pubblicato diversi libri fotografici a Taiwan, in Francia, in Canada e in Giappone.

Lin Zhipeng,
FOTO PRESE DA http://www.linzhipeng223.com/

SITOGRAFIA
https://vimeo.com/345024558
http://www.linzhipeng223.com/info/biography/
https://www.objectsmag.it/lin-zhipeng-il-reportage-sociale-oltre-la-censura/
https://china-underground.com/2018/10/15/interview-no-223-art-photographer/
https://www.shashasha.co/en/book/flowers-and-fruits

Di Ylenia Bonacina