Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.
Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.
Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.
Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.
Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara
Qui potete vedere il lavoro di Alessandro Guzzeloni.
Fotografie di Alessandro Guzzeloni vietata la vendita o la riproduzione.
Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.
Negli ultimi anni, la Cina ha subito una trasformazione urbana senza precedenti, caratterizzata da un rapido sviluppo, imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari. Nelle grandi città si manifesta una spinta verso la spettacolarizzazione delle trasformazioni urbane, culminanti nelle architetture-icona degli anni 2000 mirate a ridefinire l’immagine e la narrazione della Cina contemporanea, in risposta prima ai mercati globali e poi all’arrivo delle Olimpiadi del 2008. Ogni edificio racconta una storia. I resti art-déco della Cina pre-comunista si affiancano ai condomini dell’era comunista, mentre le recenti strutture iconiche ed eleganti simboleggiano il progresso.
In recent years, China has undergone an unprecedented urban transformation, characterized by rapid development, towering skyscrapers and sprawling infrastructure.
In large cities there is a push towards the spectacularisation of urban transformations, culminating in the iconic architecture of the 2000s aimed at redefining the image and narrative of contemporary China, in response first to global markets and then to the arrival of the 2008 Olympics .
Every building tells a story. Art-deco remnants of pre-communist China stand alongside communist-era apartment blocks, while recent iconic and elegant structures symbolize progress.
Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.
Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.
Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.
Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.
Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara
Qui potete vedere il lavoro di Giuseppe Perico.
Fotografie di Giuseppe Perico vietata la vendita o la riproduzione.
Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.
氣 Qi Energia vitale
Mantenere e ricercare l’equilibrio e il benessere del corpo e dell’anima fa parte della cultura diffusa di molti cinesi. Il Qi è uno dei concetti che si tramanda dal pensiero antico cinese ed è visto come la forza che origina tutte le funzioni fisiche e psicologiche. Questo trova molteplici applicazioni nella medicina tradizionale cinese, nelle arti marziali, ma anche in molti altri aspetti della vita. Oggi, nelle città, i parchi (molto numerosi e curati) sono spazi privilegiati in cui moltissimi cinesi si ritrovano, vivono del tempo, e ricercano in molti modi il proprio equilibrio psicofisico.
Fin dal mattino in tanti si ritrovano sia da soli, tra gli alberi, in angoli appartati, oppure in piccoli o grandi gruppi nelle piazze del parco, per svolgere un’incredibile varietà di attività. Anziani, adulti, bambini senza nessun imbarazzo, praticano gli sport più diffusi, arti marziali, ginnastica, meditazione, giochi vari, ma anche balli, canti, piccoli concerti ed esibizioni con i più svariati strumenti. Gli uni accanto e quasi sovrapposti agli altri, senza soluzione di continuità.
L’unica regola sembra essere quella di dare spazio alla libertà di giocare, ballare, suonare, cantare, fare ciò che più piace, scegliendo e anche reinventando ogni attività per farla aderire alla propria personalità, e dare voce alla propria 氣 Qi Energia vitale.
Shanghai e Pechino Grazie a Sara, Ivano, Valeria, Anna, Marta, Alessandro, Cristina.
Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.
Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.
Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.
Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.
Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.
Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara
qui potete vedere il lavoro di Anna Brenna, godetevelo!
Fotografie di Anna Brenna vietata la vendita o la riproduzione.
CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart)
“E’ tutto reale… è tutto vero… non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto… è semplicemente controllato.”
La citazione riflette quella che per me costituisce l’essenza del progetto, in cui la verità appare manipolata e controllata, ma mai completamente nascosta.
Le immagini vogliono mostrare la dualità delle metropoli cinesi: città all’avanguardia, moderne e tecnologiche, ma anche piene di contraddizioni e dettagli perturbanti. che creano una sensazione di disagio sotto una superficie di apparente normalità, in bilico tra il presente e un futuro immaginato.
Ogni fotografia presenta una scena apparentemente perfetta e armoniosa, ma nasconde un dettaglio inquietante che sfugge al controllo, un’atmosfera surreale, che invita chi guarda a scoprire il lato nascosto della realtà.
I particolari disturbanti sono inseriti per sembrare fuori posto, ma non immediatamente visibili. Questi dettagli sfuggono al primo sguardo, richiedendo una riflessione più profonda e attenta da parte dello spettatore.
“Captcha” affronta temi come il controllo sociale, la percezione della realtà e la tensione tra apparenza e verità. In un mondo dove la tecnologia e il monitoraggio costante influenzano ogni aspetto della vita, cosa significa veramente essere liberi? Quali sono i limiti tra ciò che è reale e ciò che è controllato? Questo progetto fotografico invita a interrogarsi su queste domande, rivelando la fragilità della nostra percezione e la complessità della realtà moderna.
Il mio viaggio personale a Chernobyl è iniziato nel 2002 e ho capito subito che lassù c’era molto da raccontare: storie incredibili, storie nascoste, vite spezzate, ingiustizie, ma anche resilienza e amore per quella terra persa per sempre. Da allora, non ho mai smesso di andare in quelle terre. Sono stato affascinato e rapito da Chernobyl e mi sono immediatamente innamorato del luogo e della sua gente. Chernobyl è diventata parte di me e della mia vita e da vent’anni racconto le sue storie, perché quando si entra in certi luoghi si entra nella storia e si documentano eventi che hanno cambiato profondamente la vita di milioni di persone, il corso dell’umanità e la storia stessa.
Il 26 aprile 1986, all’1:24, si verificò la peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna, con conseguenze sulla vita di milioni di persone. Quella notte esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl. L’esplosione liberò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che, trasportata dai venti, contaminò entrambi gli emisferi del pianeta, depositandosi ovunque piovesse. Quasi tutta l’Europa fu contaminata: sessantacinque milioni di persone furono colpite. Oggi, nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in aree con livelli di radioattività molto elevati e consumano cibo e acqua contaminati. L’80% della popolazione di Bielorussia, Russia occidentale e Ucraina settentrionale soffre di numerose malattie legate alle radiazioni. Dopo l’incidente di Chernobyl, è stata creata una zona di esclusione intorno alla centrale nucleare con un raggio di trenta chilometri. Tutti gli abitanti dell’area furono evacuati. Ma l’area che doveva essere una zona di esclusione non lo è mai stata. Nella zona c’è molta vita e oggi più di 4.000 persone fanno parte della comunità della zona di esclusione di Chernobyl. Ecco perché negli ultimi sei anni mi sono concentrato sul racconto delle storie che esistono sia all’interno che all’esterno della Zona di esclusione.
Questo libro raccoglie gli ultimi sei anni di lavoro che ho svolto a Chernobyl, dal 2014 al 2019, dove ho documentato la vita all’interno e all’esterno della Zona di esclusione, in particolare le storie che non erano state raccontate prima, come gli Stalkers di Chernobyl, il pellegrinaggio degli ebrei Hassidi, o il riciclo dei metalli radioattivi. Ho anche raccontato le conseguenze del disastro di Chernobyl sulle persone e sull’ambiente, perché questo non può e non deve essere dimenticato. La maggior parte dei bambini malati di radiazioni che ho fotografato non sono più in vita oggi, così come molti anziani che ho fotografato e che vivevano nei villaggi della Zona di esclusione. Solo le loro fotografie rimangono a ricordare il loro mondo. Le radiazioni non cancellano solo le persone, ma anche la memoria di un luogo e la sua storia. Vorrei che questo libro fosse la memoria di quel luogo e di quelle persone per i posteri.
Vorrei realizzare questo libro perché Chernobyl è un mondo unico e pieno di contrasti, dove storie di vita e di morte si intrecciano e dove la natura è sempre la prima a pagare il prezzo dell’impatto dell’uomo sul pianeta Terra. La “zona morta” di Chernobyl oggi è piena di vita, vita colpita e mutata dal più grande e catastrofico incidente tecnologico che l’umanità abbia mai subito, un’umanità che non ha voce e che ne ha subito tutte le conseguenze.
Il lavoro su Chernobyl è stato pubblicato dalle principali riviste internazionali, tra cui:
National Geographic
Life goes on at Chernobyl 35 years after the world’s worst nuclear accident
Leben im Sperrgebiet https://sz-magazin.sueddeutsche.de/neue-fotografie/leben-im-sperrgebiet-83170
Con il vostro aiuto vorrei pubblicare questo libro, che vuole essere una testimonianza del più grande disastro tecnologico dell’era moderna, un ricordo di una delle più grandi ingiustizie mai accadute contro le persone, ma anche una raccolta di storie di umanità e di amore eterno. E avrò l’opportunità di rendere omaggio a tutte le persone che ho incontrato nel corso degli anni, molte delle quali non sono più tra noi. Grazie per il vostro aiuto.
Sono un fotoreporter che ama la vita e il nostro mondo e odia le ingiustizie. Per questo motivo, da oltre venticinque anni, racconto storie legate all’ambiente e alle questioni sociali. Cerco di dare voce a chi non ha voce. Da vent’anni mi occupo di ambiente e di disastri ambientali causati dall’uomo, perché credo che l’emergenza ambientale sia il problema più grande che l’umanità si trovi ad affrontare. Oltre a Chernobyl, ho documentato i disastri nucleari di Fukushima e Mayak, l’eredità lasciata dal poligono nucleare sovietico di Semipalatinsk in Kazakistan, l’inquinamento industriale in Russia e molte altre storie. Sono stato pubblicato da importanti testate internazionali come l’Espresso, Internazionale, Corriere della Sera, Repubblica, Days Japan International, Asahi Shinbum, The Telegraph, The Guardian, Sueddeutsche Zeitung, Spiegel, Die Zeit, Wired USA, Asian Geo, Newsweek, National Geographic USA, e ho ricevuto più di novanta premi internazionali.
Sono anche regista e videomaker e coautore con Alessandro Tesei di venticinque documentari brevi e tre lunghi, tra cui “The Zone, Road to Chernobyl”, trasmessi da Amazon Video, Al Jazeera, Discovery Channel USA, RSI Swiss TV, TVN 24 (Polonia), Societé Radio Canada (Canada), Slovakia 1 E 2 (Slovacchia), InsideOver, Internazionale.
ho pubblicato sette libri:
Balcani, dalla Bosnia al Kosovo (Interattiva, Italia 2000),
Chernobyl la herencia oculta (Ellago ediciones, Spagna 2006),
Chernobyl the hidden legacy (Trolley LTD, Regno Unito 2007),
Cip is not Afraid (CRO – CRAF, Italia 2010),
Chernobyl 20 anni dopo (Kashiwa Shobo, Giappone 2011),
Ashes/Ceneri Storie di un fotoreporter (Comune di Pordenone, Italia 2014),
Tokai, A life in Chains (Torri del Vento Edizioni, Italia 2022).
Fondata nel 2012, GOST Books è una casa editrice indipendente di arti visive e fotografia con sede a Londra, e uno degli editori di fotografia più innovativi e importanti al mondo oggi. Ha pubblicato molti libri premiati.
Ha una produzione non categorizzabile di soggetti e design diversi: dalla cronaca di sette uomini che sostengono di essere il Messia, a uno studio sulle soap opera turche, alle opere d’arte ispirate alla più grande area di riproduzione di fenicotteri dell’emisfero meridionale, alle fotografie d’archivio del dipartimento di polizia di Città del Messico, fino ai ritratti dei vincitori di concorsi statali in Bielorussia.
L’obiettivo di GOST non è solo quello di fornire una piattaforma per il lavoro di artisti emergenti, ma anche di contribuire a stampare il lascito dei maestri del settore. Ha pubblicato autori emergenti e grandi fotografi che hanno fatto la storia tra gli altri Don McCullin, Bruce Gilden, Elliot Erwitt, Moises Saman, Ian Berry, Marc Power, Larry Towell, Martin Parr.
Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di Pierpaolo Mittica
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Oggi vi presentiamo questo bellissimo lavoro di Gabriele Cecconi, spero vi piaccia!
Eric De Marchi
Gabriele Cecconi, classe 1985 è un fotografo Umbro che si dedica alla fotografia documentaristica interessandosi a tematiche culturali, politiche e ambientali.
Si è avvicinato alla fotografia dopo la laurea in giurisprudenza, ha realizzato diversi reportage fino al 2018, dopo di che ha iniziato a lavorare su progetti a lungo termine.
Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale, è stato pubblicato da giornali e riviste italiane e internazionali.
Parallelamente svolge ricerche sul rapporto tra cultura, potere e rappresentazione e sugli aspetti spirituali e pedagogici delle arti visive.
Elegia Lodigiana (2023)
Gabriele Cecconi è stato incaricato dalla commissione del festival della fotografia etica di Lodi per realizzare un’indagine visiva sul territorio lodigiano attraversando la storia di questa terra partendo dall’elemento che la contraddistingue più di qualsiasi altro, l’acqua;
Il lavoro si è svolto nel 2023 ed è durato diversi mesi, le immagini realizzate entreranno a far parte dell’archivio della provincia, quindi diverrà materiale storicizzato.
Il tema principale del progetto è stato quello dell’acqua in connessione con i cambiamenti climatici attuali, partendo dalla crisi idrica del 2022 che ha colpito duramente il nord-Italia, con conseguenze drammatiche sul tessuto economico-sociale dell’area.
Il progetto ha inglobato anche il tema della vita della civiltà contadina, con il potenziale rischio della perdita di questa tradizione nelle generazioni a venire con un accentramento sempre più intenso di grandi multinazionali rispetto a pochi agricoltori locali;
tema dal carattere intimo e intenso, nel quale il fiume è il protagonista della vita di tutti.
L’approccio del fotografo è stato dapprima lo studio del territorio a livello documentale, storico, dopo di che di perlustrazione e infine di contatto con le persone per la strada, nelle cascine, nei vari luoghi in cui ha avuto modo di conoscere ed avere accesso.
La provincia di Lodi ha una rete idrica di più di 2500 km di canali, sono più di 2000 anni che l’essere umano coltiva, si prende cura di questo territorio, dagli etruschi, ai romani
la parte sud della provincia è confinata dal fiume Po che è parte della mitologia greca e infatti il termine “Elegia” è un richiamo al componimento poetico, prima greco poi latino.
Visitando la mostra a lodi per il festival della fotografia Etica 2023, ho potuto notare che il fotografo ha concluso l’esposizione con un’immagine che è un pò sia il dato di fatto ma anche il punto di domanda per un futuro incerto di una provincia che sempre più si ritroverà a fare i conti con i disagi legati al cambiamento climatico e non solo.
dopo gli studi scientifici, grazie alla madre che gli regala la prima fotocamera, si avvicina alla fotografia nel 1955, portando avanti una personale documentazione della città; i suoi scatti esaminano le case e le fabbriche, i mezzi di trasporto, l’accettazione e la rivolta, i momenti di solitudine e quelli di aggregazione dei lavoratori.
Professionista dal 1963, si dedica quasi esclusivamente alla riproduzione di opere d’arte lavorando per pittori, scultori, architetti, gallerie ed editori d’arte contemporanea; alcuni nomi con cui ha collaborato sono Tino Vaglieri, Gianfranco Ferroni, Sandro Leporini, Alik Cavaliere, Mauro Stacciali, Franco Somaini.
Enrico Cattaneo si trasforma in un vero e proprio interprete di quanto succede nel mondo artistico lavorando per inaugurazioni, incontri, manifestazioni.
L’esplosione delle avanguardie dei gruppi di Fluxus e del Nouveau Réalisme lo vede come protagonista capace di trasformare il momento della documentazione in una reale testimonianza militante di quello che accade.
Le fotografie di Cattaneo assumono nel tempo una doppia vertenza: per un verso sono preziosa e spesso unica testimonianza dell’avvenimento e per l’altra, avendo una loro vita autonoma, a partire dai primi anni Settanta vengono esposte in gallerie e pubblicate in volumi.
Progetto GUERRIERI (1983)
Semplici attrezzi da lavoro di uso quotidiano diventano personaggi paragonati a combattivi guerrieri; una pinza, una tenaglia,un taglia capelli diventano dunque soldati mercenari, eroici Achei. Il realismo degli eventi e degli elementi lascia il posto a un simbolismo fantastico.
“Enrico Cattaneo, prima di scattare la fotografia, affronta un lento e meticoloso lavoro di scenografia e regista […]
Gli oggetti vengono reinventati dalla sua fantasia, decostruiti e rielaborati dalla sua fervida creatività. Rasoi, apriscatole, trinciapolli e tenaglie diventano antichi guerrieri […]
Gli attrezzi perdono completamente la loro logica funzionale ed entrano in un’altra dimensione, fuori dallo spazio e tempo”.
Michele Tavola
“ Credo che la fotografia sia una forma espressiva molto vicina alla scultura. Si crea mentalmente una forma e poi ci si accanisce contro un pezzo di marmo o un sole o un viso che proprio non vogliono piegarsi al tuo racconto.
E giù col martello, con l’obbiettivo, la pellicola, il trapano cercando di andare con la propria verità a sopraffare la verità di un paesaggio, di un legno, di una faccia, di un blocco di cemento.
E non c’è mai un esultante “Eureka!” finale, ma soltanto un “va bene, così non c’è male”. ”
Enrico Cattaneo”Lo scalpello del fotografo”
ARCHIVIO ENRICO CATTANEO
Il Fondo Archivistico raccoglie complessivamente materiali relativi all’attività professionale di Enrico Cattaneo nell’ambito della documentazione dell’arte contemporanea e della sua attività artistico-creativa di opere fotografiche. Il fondo, in fase di organizzazione, è composto da raccoglitori contenenti fogli provini e negativi in bianco e nero di formato principalmente 24×36 mm, buste contenenti negativi b/n formato24x36mm, 6×6 cm, 6x9cm, lastre 10x12cm e 13x18cm, e contenitori contenenti diapositive a colori nei diversi formati. Fanno parte del fondo anche stampe originali vintage (per lo più 30x40cm e alcune 40x60cm) stampati a mano dall’autore, oltre a prove di stampa, cataloghi e pubblicazioni riconducibili alle sue attività.
Sede della visita Casa Studio – Archivio Cattaneo via San Gregorio 44, Mi Referente visita Alessia Locatelli/ Giuliano Manselli Prenotazioni Telefonando 347 9638427
Alcune delle sue mostre basate su ricerche personali:
sperimentazioni Off Camera (Pagine 1970-73; Paesaggi/Chimifoto 1998-2002; In Regress 1965-2009; Germinazioni 2016-17); Still Life (La foto del tubo 1980; Guerrieri 1982; Totem 1985-86; Maschere 1985-88; Attori 1985-86; La natura morta dei miei stivali 1996); archeologia industriale (La cartiera 1980; ex Magneti Marelli. Una possibile lettura 1997)
Catherine Opie è nata a Sandusky, Ohio nel 1961. Opie indaga i modi in cui le fotografie documentano e danno voce ai fenomeni sociali nell’America di oggi, registrando gli atteggiamenti e le relazioni delle persone con sè stesse e con gli altri, e il modo in cui occupano il paesaggio contemporaneo. Al centro delle sue indagini ci sono domande legate alle relazioni con la comunità a livello sociale, che esplora a più livelli in tutti i suoi progetti fotografici.
Autoritratto con tagli autoinflitti
Lavorando tra approcci concettuali e documentaristici alla creazione di immagini, Opie esamina generi che variano tra foto scattate in famiglia – ritrattistica, paesaggio e fotografia in studio. Esegue spesso sorprendenti di immagini seriali con composizioni inaspettate. La sua ricerca riguarda argomenti anche radicalmente diversi che riesce però a trattare in parallelo. Molte delle sue opere catturano l’espressione dell’identità individuale attraverso gruppi (coppie, squadre, folle) e rivelano una connessione sottintesa con la sua storia personale che rispecchia nei suoi soggetti.
A 60 anni, Catherine Opie parla con grazia e forza che derivano da una vita trascorsa a forgiare il proprio percorso attraverso l’arte e a entrare in contatto con persone di ogni estrazione sociale, sia dietro la telecamera che davanti ad una classe. Come una delle principali fotografe della sua generazione, Opie ha raccontato le persone, i luoghi e la politica di Stati Uniti profondamente radicati nell’intersezione tra casa e identità, creando un ritratto intimo della vita americana contemporanea.
All’età di 13 anni, Opie si è trasferita dall’Ohio alla California ed è entrata al liceo come la “nuova ragazza”, piuttosto timida e incerta su come entrare in contatto con i ragazzi che sono cresciuti insieme. “Non ero brava a capire come fare amicizia”, dice Opie.
Poi l’ispirazione l’ha colpita. Opie, che ha sperimentato la fotografia dall’età di nove anni, ha costruito una camera oscura e ha iniziato a fotografare i suoi amici durante le recite scolastiche. “Andavo a casa, stampavo le fotografie di notte e poi davo loro delle stampe”, ricorda Opie della sua esperienza formativa nel creare legami con nuovi gruppi. Le cose andarono a posto quando Opie trovò il suo ruolo di osservatore impegnato che poteva muoversi senza problemi tra i diversi gruppi. Che si tratti di documentare movimenti politici, sottoculture queer o trasformazioni urbane, le immagini della vita contemporanea di Opie sono un ritratto dell’America contemporanea. l’autrice vorrebbe trasmettere idee che testimoniano l’importanza di “dell’apparenza in società”.
Nella sua città natale, Sandusky, Ohio, Catherine Opie vaga per le strade con la macchina fotografica, alla ricerca di quella che lei chiama “l’immagine artistica americana”. Visitando i siti della sua infanzia, Opie riflette su come le sue prime esperienze a Sandusky abbiano influenzato il suo approccio alla fotografia.
“È curioso che anche ora finisca per passare così tanto tempo da sola a fotografare”, dice Opie, “perché è ciò che ho sempre fatto anche da bambina”.
Catherine Opie ha ricevuto un BFA dal San Francisco Art Institute (1985), un MFA da CalArts (1988) e dal 2001 insegna all’Università della California, Los Angeles. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il President’s Award for Lifetime Achievement dal Women’s Caucus for Art (2009); Borsa di studio per artisti degli Stati Uniti (2006); Premio Larry Aldrich (2004); e il CalArts Alpert Award nelle arti (2003). Il suo lavoro è apparso in importanti mostre presso l’Institute of Contemporary Art, Boston (2011); Museo d’arte della contea di Los Angeles (2010); Museo Guggenheim, New York (2008); MCA Chicago (2006); e il Walker Art Center, Minneapolis (2002). Catherine Opie vive e lavora a Los Angeles, California.