“Io immagino la fotografia come una tela vergine” Valerie Belin

VALERIE BELIN ( Boulogne-Billancourt, 1964 )

Valerie Belin Copyright (c) 2007 Philippe Lenepveu

 “Io immagino la fotografia come una tela vergine” ( V.B.)

Valérie Belin è una fotografa francese nata nel 1964 a Boulogne-Billancourt nei pressi di Parigi dove attualmente vive e lavora. Famosa per il suo approccio del tutto personale alla fotografia, oltrepassa le regole tradizionali del mezzo, interrogandosi sui confini tra il mondo reale e quello artificiale, smuovendosi tra realtà e illusione. Ha studiato all’École des Beaux-Arts di Bourges e in seguito alla Sorbona con studi rivolti al minimalismo americano e all’arte barocca italiana, per giungere ben presto alla fotografia che diviene il suo mezzo artistico preferito, procurandole fama internazionale.

Fotografia di Valerie Belin Copyright (c)

Particolarmente interessata alla resa degli effetti luministici, inizia a lavorare nel 1993 fotografando varie sorgenti luminose, con un’attenzione particolare ai riflessi prodotti da preziosi manufatti di cristallo. Durante questa prima fase della sua attività, preferisce scattare in bianconero e gli oggetti che più attraggono la sua attenzione – come ad esempio specchi, abiti, automobili, motori… – vengono immortalati con estrema definizione, secondo uno stile raffinato e decisamente minimalista. Curiosa sperimentatrice dotata di notevole fantasia, spazia in molteplici settori e, intorno alla fine degli anni Novanta, introduce nei suoi lavori la figura umana ripresa frontalmente e isolata sopra sfondi neutri bianchi o neri. In questo periodo Belin scatta in analogico e fino al 2006 predilige fotografie monocromatiche, per passare improvvisamente all’uso del colore in parallelo ad una sua incursione nel mondo del digitale che le consente, attraverso l’uso del fotoritocco, di manipolare le immagini: alla ricerca di una proliferazione e superfetazione di segni e dettagli che suggeriscono diversi livelli di lettura di un’opera, Valérie usa sovrapposizioni, doppie esposizioni, solarizzazioni assai spinte e, grazie alla sua esperienza nel campo dell’illuminazione artificiale, riesce  a creare immagini che sembrano iperreali e quasi pittoriche,  con chiari riferimenti alla fotografia commerciale o pubblicitaria.

Fotografie di Valerie Belin Copyright (c)

I suoi lavori, organizzati con estrema precisione in serie fotografiche, affrontano tematiche complesse da cui emerge con chiarezza la sua volontà di mettere in evidenza gli aspetti negativi del mondo attuale in cui diventa sempre più necessario trasformarsi e uscire da sé, grazie a trucchi, belletti o strani abbigliamenti per voler ‘apparire’ ed imporsi in modo non autentico all’interno di una sfrenata società consumistica.  Afferma Valérie: “Un cliché diventa un cliché perché è un oggetto del desiderio: il desiderio di bellezza, il desiderio di appartenere, il desiderio di riconoscimento sociale, il desiderio di essere qualcun altro. Gli stereotipi affascinano per la loro capacità di generare il desiderio di identificarsi con l’imitazione o la rivalità. Conformarsi è diventare un oggetto del desiderio.” (V.B.)  Sulla tematica della perdita di individualità in favore di un’identità modellata su un’icona globale, è particolarmente significativa la serie fotografica del 2014 dedicata ad un idolo delle folle come  Michael Jackson’s Doppelgängers, in cui la Belin immortala alcuni sosia del famoso cantante pop ripresi su fondi neutri, alla ricerca di un ‘artificioso realismo’ ricercato nella perfezione dei dettagli, dalla pelle ai costumi, fino alle espressioni facciali.

Fotografie di Valerie Belin Copyright (c)

Nella serie Still Life  del 2014, occhieggiando ad un’estetica kitsch, vengono immortalati frutti di plastica lucente o manichini/avatar che si sporgono dalle vetrine, in un susseguirsi di atmosfere ambigue ricche di artifici che ci aiutano a riflettere sulla società attuale, in cui, ribadisce con forza la fotografa, le apparenze tendono a sopraffare la realtà.

Fotografia di Valerie Belin Copyright (c)

Importanti sono le molteplici serie dedicate alle figure femminili, come ad esempioBlack-Eyed Susan del 2010, in cui immagini di fiori si sovrappongono a ritratti di donne, creando preziosi effetti onirici di fusione indissolubile tra la sfera umana e la natura. Seguono altri lavori come Têtes couronnées (2009), Brides (2012), Super Models (2015), All Star (2016), Painted Ladie, (2017). In quest’ultimo lavoro, affiancata dalla truccatrice londinese Isamaya Ffrench, la Belin ha trasformato i volti delle modelle con fantasiose pennellate ed un sapiente fotoritocco, affermando in tutta sincerità: “Potrebbero essere creazioni digitali, ma gli occhi sono ancora molto umani quindi c’è di nuovo un paradosso, tra l’irrealtà e l’umanità degli occhi delle ragazze”.

I molteplici lavori di Valèrie scaturiti da una profonda e variegata sensibilità artistica, sono stati esposti in importanti mostre ospitate al MoMa di New York, al Centre Pompidou a Parigi, al Victoria and Albert Museum di Londra. Nel 2015 ha vinto il Prix Pictet (Disorder) ed è stata nominata ufficiale dell’Ordre des Arts et des Lettres in Francia nel 2017 e nello stesso anno, una mostra itinerante è stata co-prodotta dal Three Shadows Photography Art Center di Pechino, dal SCôP di Shanghai e dal Chengdu Museum.

 Fino ad ottobre 2024, nelle sale del Museo di Belle Arti di Bordeaux (MusBA), Valérie Belin propone Silent Visions, una mostra personale con circa 100 opere che ripercorrono la carriera dell’artista, dalla fine degli anni ’90 a serie più recenti. L’esposizione mette in luce la dimensione pittorica della sua opera dove appaiono numerosi riferimenti dell’artista alla storia dell’arte, attraverso nature morte, ritratti, nudi e body worship, creando un nuovo e stimolante dialogo con le importanti collezioni d’arte del Museo di Bordeaux. (24 aprile-28 ottobre 2024. MusBA, Galleria e Museo).

Bibliografia


Valérie Belin, Quentin Bajac, Jennifer Blessing “Valérie Belin” Steidl, 2007

 Adam Mazur, Lukasz Ronduda, “Contemporary Photography from Eastern Europe: History, Politics, and Everyday, Black Dog Publishing, 2013

Valérie Belin, Tobia Bezzola, “Valérie Belin: Still Life”, Hatje Cantz 2014


Valérie Belin“Valérie Belin: Super Models”, Xavier Barral, 2015

Articolo di Giovanna Sparapani

Sitografia


valeriebelin.com

www.centrepompidou.fr Valérie Belin – Les images intranquilles – Centre Pompidou

https://www.moma.org Valérie Belin | MoMA

www.vam.ac.uk/collections/valérie-belin


“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

La Fotografia Contemporanea, gli autori di successo degli ultimi anni.

La fotografia contemporanea è un universo vibrante e in continua evoluzione, che abbraccia una vasta gamma di stili, tecniche e visioni artistiche. Ma che cos’è esattamente la fotografia contemporanea e quali sono le sue caratteristiche distintive? In questo piccolo articolo, esploreremo il panorama attuale della fotografia, esaminando alcuni esempi storici e presentando autori contemporanei che hanno ottenuto successo negli ultimi 10 anni.

© Rinko Kawauchi da Illuminance

Definendo la Fotografia Contemporanea

La fotografia contemporanea è un campo artistico straordinariamente variegato e dinamico, che riflette e risponde alle sfide, ai cambiamenti e alle possibilità del mondo moderno. Al suo interno, troviamo una molteplicità di approcci, stili e intenti, ognuno dei quali contribuisce a definire la sua ricchezza e la sua complessità.

Espressioni Concettuali e Astratte: Uno dei tratti distintivi della fotografia contemporanea è la sua propensione verso espressioni concettuali e astratte. Gli artisti spesso utilizzano la fotografia come mezzo per esplorare e comunicare idee, concetti e emozioni astratte. Attraverso l’uso di tecniche come l’astrazione, la manipolazione digitale e la sperimentazione con materiali non convenzionali, creano immagini che sfidano le aspettative e invitano lo spettatore a riflettere su temi universali come il tempo, lo spazio, l’identità e la memoria.

Narrazioni Documentarie e Visive: Dall’altra parte dello spettro troviamo le narrazioni documentarie e visive, che hanno un ruolo fondamentale nella fotografia contemporanea. Gli artisti spesso utilizzano la fotografia come mezzo per documentare e raccontare storie, sia attraverso il reportage giornalistico che attraverso progetti più intimi e personali. Queste narrazioni possono essere focalizzate su una vasta gamma di argomenti, tra cui questioni sociali, politiche, ambientali, culturali e umane. La fotografia documentaria contemporanea è caratterizzata da un’attenzione particolare per l’autenticità, l’empatia e la complessità delle storie che racconta, mentre le narrazioni visive spesso si avvalgono di approcci più sperimentali e creativi per esplorare le connessioni tra immagine e significato.

Innovazione Tecnologica e Digitale: Un altro aspetto centrale della fotografia contemporanea è l’innovazione tecnologica e digitale. Gli sviluppi nel campo della fotografia digitale, della post-produzione e della condivisione online hanno rivoluzionato il modo in cui gli artisti lavorano e interagiscono con il loro medium. Queste nuove tecnologie offrono una vasta gamma di possibilità creative, consentendo agli artisti di esplorare nuove tecniche, approcci e modalità di presentazione. Dalla fotografia digitale alla manipolazione digitale, dall’uso di droni e fotocamere a 360 gradi alla fotografia basata su algoritmi e intelligenza artificiale, la fotografia contemporanea è in costante evoluzione e reinvenzione.

© Taryn Simon – inkjet prints and text, framed – United States of America

Caratteristiche della Fotografia Contemporanea

  • Sperimentazione Tecnica: Gli artisti contemporanei spesso sfruttano le più recenti tecnologie e tecniche fotografiche per esplorare nuove modalità espressive.
  • Narrativa Visiva: Molte opere contemporanee combinano immagini fotografiche con elementi narrativi per creare storie complesse e coinvolgenti.
  • Approcci Concettuali: La fotografia contemporanea può essere fortemente influenzata da concetti filosofici, politici o sociali, trasformando le immagini in veicoli di significato più profondo.
  • Esplorazione dell’Identità: Gli artisti contemporanei spesso esplorano temi legati all’identità personale, sociale e culturale attraverso la fotografia.

The Black Cloud, 2001 © 2021 Alessandra Sanguinetti

Esempi Storici di Fotografia Contemporanea

  • Cindy Sherman: Con le sue serie di autoritratti concettuali, Sherman ha sfidato le convenzioni della rappresentazione femminile e ha esplorato il concetto di identità e maschera sociale.
  • Nan Goldin: Attraverso le sue fotografie documentaristiche intime e personali, Goldin ha catturato la vita quotidiana e le relazioni umane con una sincerità e una franchezza sorprendenti.

Autori Contemporanei di Successo

  • Hiroshi Sugimoto: Con la sua serie “Seascapes”, Sugimoto cattura paesaggi marini in modo straordinario, utilizzando lunghi tempi di esposizione per creare immagini eteree e suggestive.
  • Rinko Kawauchi: Con la sua poetica delle piccole cose quotidiane, Kawauchi crea immagini delicate e intime che celebrano la bellezza della vita semplice.
  • Alec Soth: Conosciuto per il suo approccio narrativo alla fotografia documentaristica, Soth esplora il paesaggio americano e le storie umane che lo abitano con empatia e profondità.
  • Annie Leibovitz: Celebre per i suoi ritratti iconici di personaggi famosi e influenti, Leibovitz cattura l’anima delle sue soggetti in modi unici e potenti, trasmettendo emozioni e storie attraverso le sue immagini.
  • Gregory Crewdson: Con le sue elaboratissime produzioni, Crewdson crea scene cinematografiche inquietanti e suggestive, catturando momenti di tensione e mistero in paesaggi suburbani americani.
  • Taryn Simon: Attraverso le sue serie fotografiche concettuali, Simon esplora temi complessi come il potere, la politica e la memoria collettiva, creando immagini che provocano riflessioni profonde e significative.
  • Pieter Hugo: Con il suo approccio audace e provocatorio, Hugo esplora le sfide sociali e politiche dell’Africa contemporanea, creando immagini che sfidano le percezioni e stimolano il dialogo.
  • Vik Muniz: Con la sua tecnica di costruzione delle immagini utilizzando materiali non convenzionali, Muniz crea opere visivamente sorprendenti che esplorano la natura dell’immagine e della rappresentazione.
  • Alessandra Sanguinetti: Con le sue immagini poetiche e intime, Sanguinetti esplora le dinamiche familiari e sociali nelle comunità rurali dell’America Latina, creando storie di empatia e connessione umana.
  • Daido Moriyama: Con il suo stile distintivo e audace, Moriyama cattura l’essenza della vita urbana giapponese, esplorando i confini tra realtà e sogno attraverso le sue immagini.

Conclusioni

La fotografia contemporanea è un territorio fertile per l’esplorazione creativa e l’innovazione. Attraverso l’uso di nuove tecnologie, approcci concettuali e narrazioni visive, gli artisti contemporanei continuano a sfidare le convenzioni e a creare opere che ispirano e stimolano il pubblico di oggi. Esplorare questo mondo affascinante può offrire un’esperienza artistica ed emotiva senza pari.

Continuate a seguire saramunari.blog per ulteriori approfondimenti sull’arte e la fotografia contemporanea!

Le fotografie inserite nel testo sono e rimangono di proprietà dell’autore, qui hanno solamente scopo didattico informativo.

Sul vedere e sul guardare di Valeria Cristofoli

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Valeria Cristofoli.

Fotografie di Valeria Cristofoli vietata la vendita o la riproduzione.

Sul vedere e sul guardare Valeria Cristofoli

Il primo strumento utilizzato dal governo cinese per monitorare i propri cittadini sono le telecamere, circa mezzo miliardo installate su tutto il territorio. Le telecamere, dotate per lo più del sistema di riconoscimento faciale, sono collocate non solo nelle aree più affollate e sensibili per la sicurezza nazionale, ma anche in luoghi dove si svolge la vita quotidiana più profonda e intima.

Queste telecamere sono in grado di determinare il volto delle persone, il sesso, la razza e il vestiario creando così un enorme banca dati che scheda ogni singolo cittadino dell’1,4 miliardi di cinesi. Un materiale onnicomprensivo che alimenta la nuova Era dell’Intelligenza Artificiale.

Da tempo i cinesi sono abituati ad essere controllati, visti dagli occhi delle telecamere governative che idealmente rende le loro vite più sicure e facili. Oggi i cittadini cinesi non solo visti, ma anche guardati: “Scoprite perché un uomo agisce, osservate come agisce, esaminate quello che lo appaga. Che cos’altro potrebbe ancora nascondervi?” (Confucio).

Valeria Cristofoli

Per conoscere il lavoro di Valeria – pagina Instagram: @valeria_cristofoli

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RUTH LAUER MANENTI, ricerca continua della più profonda spiritualità

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Della fotografa statunitense Ruth Lauer Manenti non abbiamo notizie precise riguardo alla data di nascita, sappiamo che Philadelphia è la città natale e che attualmente vive nei pressi dei Catskill Mountains nello stato di New York, con il marito e due gatti.  A proposito della sua abitazione, una specie di baita alla quale è particolarmente legata, l’artista racconta: “Vivo in una casa costruita nel 1940 ai piedi delle montagne Catskill… Quando abbiamo pensato di comprarla, anche l’agente immobiliare è rimasto sorpreso perché ha un bagno ed una sola camera da letto, non ha un garage, né un seminterrato o un vialetto lastricato; la casa ha piccole finestre su tutti e quattro i lati che di giorno lasciano entrare una luce delicata, per me rara e speciale…”. 

Fotografie di Ruth Lauer Manenti “Excerpts”

Figlia di una pittrice da cui ha ereditato una sensibilità particolare, Ruth ha conseguito nel 1994 un MFA presso la Yale School of Art in pittura e disegno; si è avvicinata alla fotografia dopo aver ricevuto in regalo una macchina fotografica di grande formato: grazie ad essa, da autodidatta e dopo varie fasi di sperimentazione, è riuscita a realizzare immagini poetiche e raffinate che le hanno valso numerosi premi e riconoscimenti.  La sua vita ha subito una decisa svolta dopo un grave incidente quando aveva 21 anni: dovendo fare i conti con un fisico debilitato, Ruth si è concentrata sugli aspetti più profondi e spirituali della sua personalità, realizzando foto rarefatte, in cui i soggetti rappresentati, siano essi nature morte, persone o paesaggi, diventano quasi impalpabili e immateriali nel loro bianconero tenue ed evanescente.

Una cifra stilistica intensamente poetica domina il lavoro “Excerpts” (Estratti) in cui Ruth focalizza l’attenzione sull’intimità della casa, fotografando la sua quotidianità scandita da ripetitivi rituali domestici: il vasto corpus di immagini in bianconero – poco contrastate, sgranate e oniriche – è stato concepito per onorare la madre, da poco deceduta, ma sempre presente al suo fianco. Sentendosi libera dal doversi focalizzare su soggetti usuali e graditi ai più, immortala aspetti della modesta casa e alcune delle sue azioni quotidiane più umili; “Amo spazzare e lavare i piatti, le palette e la semplice argenteria, quindi ho iniziato da lì”. (R.L.M.)

Dal lavoro intitolato “Excerpts” è scaturito un libro fotografico fatto a mano e autopubblicato, comprendente una selezione di 34 immagini dal titolo assai esplicativo “Imagined It Empty” (“Immaginate che sia vuoto”). Mentre lo creava, Ruth confessa di avere vissuto più volte la sensazione che tutte le persone della sua vita, ancora presenti o meno, vivessero in casa con lei.

“Since Seeing You” (“Da quando ti ho visto”) è un lavoro molto coraggioso realizzato da Ruth negli ultimi giorni di vita dell’amata madre. L’artista confessa che nell’arco della vita non era mai riuscita a fotografarla, ma negli ultimi istanti, superando il suo diniego, l’ha immortalata, abbandonata in completa serenità davanti al suo obiettivo.

Fotografie di Ruth Lauer Manenti “Since Seeing You”

“Da quando ho perso mia madre, ho scattato molte fotografie nella natura, confortata dalla sua vitalità, dalla decadenza e dalla bellezza selvaggia. Sento il suo spirito lì, tra gli alberi inclinati o sotto una pioggia leggera. A volte, i ricordi di lei svaniscono dolcemente e si confondono… Non mi sarei mai aspettata di essere ancora così in contatto con mia madre. Questo lavoro è una contemplazione della mancanza di coloro che amiamo e di come essi esistano ancora nelle nostre vite” (R.L.M.).

L’ultimo lavoro dal titolo “Shard” (“Frammento”) è nato durante il periodo in cui Ruth è afflitta da una forte depressione: tutto il giorno chiusa nella sua casa, unico rifugio sicuro al suo malessere, osserva attraverso le finestre i cambiamenti della luce nel trascorrere dei giorni e delle stagioni. Si trova a sostare a lungo davanti ad oggetti di vetro dagli splendidi riflessi oppure a ceramiche con vistosi spacchi, riflettendo sulla fragilità delle cose del mondo: le foto di queste nature morte invitano l’osservatore a riflettere sulle perdite e sul tentativo di essere vicini anche a ciò che è strappato, danneggiato, rotto.

Fotografie di Ruth Lauer Manenti “Shard”

Nella ricerca continua di alimentare la sua più profonda spiritualità, si interessa allo yoga e alla meditazione, recandosi spesso in India per apprendere i dettami fondamentali di questa disciplina, di cui è diventata una maestra in senso proprio: con l’affettuoso soprannome di ‘Lady Ruth’ insegna con successo alla famosa Jivamukti Yoga School di New York.

www.ruthlauermanenti.com

VINCITORI—LensCulture Art Photography Awards 2022

Ruth Lauer Manenti – Il Premio Hopper (hopperprize.org)

Ruth Lauer-Manenti: Remnants | Exhibition (all-about-photo.com)

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
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C’era una corte… e forse c’è ancora di Ivano Cetta

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Ivano Cetta.

Fotografie di Ivano Cetta vietata la vendita o la riproduzione.

Cera una corte… e forse c’è ancora

C’era una volta…

È così che iniziano molte favole.

Mi piace, però, l’idea che ogni tanto possa essere diverso.

Vabbè, ricominciamo.

C’era una corte, intorno ad un pozzo

C’era la vita, con ogni mezzo

C’era chi dormiva, c’era chi lavorava

C’era chi sognava e c’era chi giocava

C’era una donna con i suoi bambini

C’era chi invece aiutava i vicini

C’era un mondo, lontano dal tempo

C’era la lentezza che non dava scampo

C’era chi attendeva la fine del giorno

C’era chi a casa faceva ritorno

C’era un uccello che non volava più via

C’era uno sguardo, pieno di poesia

C’era nell’aria un mondo di odori

C’era chi addosso aveva i colori

C’era chi seduto se ne stava in disparte

C’era chi ardeva per la musica e l’arte

C’era vita lungo il cammino

C’era chi di un sogno ha fatto giardino

C’era chi dava le spalle alla storia

C’era a chi non restava che la memoria

C’era una volta…e forse c’è ancora

Ci sono gli hutong, una fotografia che mai scolora

Per conoscere Ivano:

SITO – www.ivanocetta.com

INSTAGRAM

https://www.instagram.com/ivano.cetta.ph

https://www.instagram.com/ivano4u

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Malerba di Marta Ugolini

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Marta Ugolini.

Fotografie di Marta Ugolini vietata la vendita o la riproduzione.

Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.

MALERBA

Al tempo della Rivoluzione Culturale,  quasi tutte le opere letterarie erano considerate erbe velenose.  Non solo quelle straniere,  ma anche quelle di alcuni autori cinesi,  nonché la letteratura rivoluzionaria del periodo sovietico.

La bibioteconomia,  negli ultimi anni,  ha subito un’accelerazione e il mercato editoriale è in continua crescita.  In questo contesto,  sono stati costruiti, anche da studi di architettura esteri,  innovative e imponenti strutture bibliotecarie e si sono sviluppate catene di librerie private.

In questi luoghi si incontrano le più svariate persone e tanti bambini accompagnati che si riuniscono in appositi spazi a loro dedicati.

Nonostante le dimensioni e la disponibilità di posti a sedere,  gli avventori si trovano a leggere magari seduti per terra o sulle scale che uniscono due piani o nei corridoi.  Queste aree sono intese non solo come luoghi di ricerca e di studio,  ma anche spazi dove trascorrere del tempo.

E,  quando subentra la stanchezza,  si possono anche chiudere gli occhi per rilassarsi,  tanto questi spazi risultano gradevoli e accoglienti.

Marta Ugolini

Per conoscere Marta www.martaugolini.it @martaugo

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S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi) di Cristina Barbieri

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Cristina BARBIERI.

Fotografie di Cristina Barbieri vietata la vendita o la riproduzione.

Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.

S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi)

Colorati, esagerati, buffi, eccessivi, calati in situazioni inconsapevolmente umoristiche, i cinesi suscitano il nostro stupore e ci strappano un sorriso divertito.

Perchè, se spesso ci appaiono inconsapevoli del carattere assurdo di quello che fanno o delle combinazioni che creano, altre volte sembrano divertirsi con le loro trovate, che siano un copricapo, un dispositivo improbabile o un costume, magari indossato addirittura da un cane. Gli animali sono coinvolti a loro insaputa nelle situazioni piu’ surreali, come il pastore tedesco con tanto di maschera seduto impettito nel sidecar. Camminando lungo le strade si incontrano animali giocattolo e pupazzi di dimensioni giganti che coabitano con arredi e persone, manichini animati, a prima vista indistinguibili da esseri umani, che si mescolano e alternano a questi provocando disorientamento in chi cinese non e’, e statue in bronzo di persone fissate nell’atto di svolgere gesti quotidiani che diventano richiestissimi coprotagonisti di selfie, per scattare i quali ci si mette in fila.

Disneyland, la massima espressione dell’americanismo, e’ sbarcata in Cina. L’iperrealta’, che scardina il confine  tra vero e finto e magnetizza perche’  trasforma i sogni in realta’ -ricondotta dagli intellettuali al capitalismo e al consumismo di massa- incontra la predisposizione all’assurdo ed il gusto per la copia dei cinesi, dando vita ad un connubio felice.

Ma sembra di essere a Disneyland anche fuori da Disneyland: e’ normale che le persone si travestano in modo da sembrare finte, cosicche’ personaggi che sembrano usciti dalle fiabe o dalla storia girano tranquillamente per la città’, senza suscitare alcun moto di stupore nella folla. Ci si traveste anche da animali (di peluche)… e contemporaneamente si travestono gli animali da esseri umani (con vestiti e addirittura scarpe) o da supereroi o  animali mitologici (il leone del capodanno cinese): in Cina si puo’ vivere un giorno da imperatori o principesse e anche i cani possono vivere un giorno da leoni!

Per conoscere Cristina vai qui @cribarbieri

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