Pur non perdendo di vista l’aspetto tecnico-scientifico che ha caratterizzato l’evoluzione del medium fotografico, in questo capitolo cercheremo di concentrarci sulle motivazioni e sulle idee che hanno portato allo stato del medium fotografico contemporaneo, tentando di determinarne una possibile identità culturale.
Se dal punto di vista tecnico, nei suoi centottant’anni di storia lo strumento ha subito molti cambiamenti, non si può dire altrettanto della logica dell’approccio al mezzo.
Come sottolinea Claudio Marra nel suo testo Cos’è la fotografia?, la fotografia è al tempo stesso scienza e arte, verità e immaginazione, prodotto oggettivo e soggettivo.
Le origini della nascita della fotografia risalgono agli anni Venti dell’Ottocento. I fautori di questa magia sono Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833) e Louis Jaques Mandé Daguerre (1787-1851). Niépce, dopo una carriera militare interrotta, inizia a dilettarsi con molteplici invenzioni, e intorno agli anni Venti tenta di fissare immagini riprese dal vero su superfici a lastra. Daguerre invece è uno scenografo conosciuto, inventore del diorama (insieme di vedute dipinte che, per effetto di prospettiva e giochi di luce, danno allo spettatore l’illusione di un panorama naturale nelle varie ore del giorno) le cui immagini vengono dipinte con l’ausilio della camera oscura. Quando Daguerre contatta Niépce, cercando di conoscere i suoi metodi, quest’ultimo, inizialmente diffidente, nel 1829 si lascia convincere a firmare con lui un contratto di collaborazione, tramite il quale i due si accordano per lo sfruttamento commerciale delle rispettive scoperte. Purtroppo Niépce morirà già nel 1833. A quel punto, Daguerre prende in mano la situazione liquidando Isidore, figlio di Niépce, nonché suo erede, con un’esigua somma. L’invenzione del dagherrotipo verrà registrata all’Accademia delle Scienze di Parigi il 7 gennaio 1839.
Saranno anni di fama e agiatezza per Daguerre, al quale probabilmente sarà sembrato definitivo il percorso della propria invenzione: in realtà, il suo non è stato che il primo piccolissimo passo di un interminabile cammino.
Portando come esempio la nascita stessa della fotografia, vediamo che se Niépce era uno scienziato, Daguerre era scenografo e pittore, così come Fox Talbot era sia chimico matematico che pittore. Dualità che accompagnerà il mezzo fotografico, fino ai giorni nostri.
Il francese Hippolyte Bayard è stato uno dei primi sperimentatori della fotografia. Già mentre lavorava come funzionario del Ministero delle Finanze, dedicava tutto il proprio tempo libero all’invenzione di procedimenti che potessero catturare e fissare su carta immagini riprese dal vero. Louis-Jacques Mandé Daguerre e William Henry Fox Talbot minarono notevolmente le opportunità di riconoscimento dei contributi di Bayard, che fu probabilmente persuaso da François Arago a tacere sulle proprie scoperte fino a dopo l’annuncio del processo di Daguerre nel 1839.
Bayard espose esempi del suo lavoro in quella che viene riconosciuta come la prima mostra pubblica di fotografia, nel luglio 1839, rimanendo comunque piuttosto in ombra rispetto agli altri studiosi.
In realtà, dei tre inventori è stato Bayard quello che ha continuato a lavorare come fotografo. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento fu membro fondatore della Société héliographique e nel 1851 fu uno dei cinque fotografi selezionati per far parte delle Missions héliographiques, con l’incarico di documentare l’architettura storica francese. Bayard, che morì nel 1887, partecipò regolarmente con il suo lavoro alle esposizioni universali.
Oggi, Bayard viene ricordato soprattutto per il suo autoritratto realizzato nel 1840, nel quale si fotografa come se fosse annegato in una vasca. La fotografia risultava accompagnata da un testo di protesta contro la mancanza di riconoscimento nei confronti della sua invenzione. Il testo, ironico e pungente, recitava così:
«Il cadavere del signore che vedete qui, è quello di Monsieur Bayard, inventore del procedimento che avete appena visto. Per quanto ne so, questo ingegnoso e infaticabile sperimentatore, è stato impegnato per circa tre anni nel perfezionare la sua scoperta. Il governo, che ha dato molto a Monsieur Daguerre, ha detto che non può fare nulla per Monsieur Bayard, e il povero disgraziato è annegato. Oh i capricci della vita umana! È stato all’obitorio per diversi giorni, e nessuno è venuto a riconoscerlo o a reclamarlo. Signore e signori, passate avanti, per non offendervi l’olfatto, avrete infatti notato che il viso e le mani di questo signore cominciano a decomporsi».

Hippolyte Bayard, Self-Portrait as a Drowned Man, 1840 – Pubblico dominio
Ecco a voi il primo approccio concettuale alla fotografia!
Questa immagine era quindi una messa in scena, con la quale venne introdotto un elemento basilare della fotografia e del ritratto: un’immagine può non essere vera ma comunque credibile grazie agli elementi che la compongono. Il criterio della verosimiglianza è alla base di gran parte della fotografia.
In questi anni, gli sforzi tecnici erano orientati verso le superfici sensibili, sulle quali venivano impresse le immagini, nonché verso le parti meccaniche e ottiche degli apparecchi fotografici (i tempi di posa erano così lenti da rendere difficoltosa anche la realizzazione di un ritratto).
Dobbiamo arrivare al 1850 perché la fotografia conquisti rapidità, riproducibilità e chiarezza nell’immagine, caratteristiche che la faranno esplodere sul mercato rispondendo così alla crescente domanda.
Dal mi libro “Troppa fotografia, poca fotografia. Riflessioni sui linguaggi contemporanei” Disponibile qui











