Mostre consigliate per il mese di aprile

Ciao, il programma di mostre per aprile è quanto mai ricco, date un’occhiata alle nostre proposte.

Anna

TINA MODOTTI. DONNE, MESSICO, LIBERTÀ

© Tina Modotti | Tina Modotti, Le donne di Tehuantepec portano frutta e fiori sulla testa, dentro zucche dipinte chiamate jicapexle, 1929

Tra le più grandi interpreti femminili dell’avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l’impegno civile, diventando icona del Paese che l’aveva accolta ma trascendendo ben presto i confini del Messico nella sua pur breve vita, per essere così riconosciuta sulla scena artistica mondiale. Ancora oggi Tina Modotti rimane il simbolo di una donna emancipata e moderna, la cui arte è indissolubilmente legata all’impegno sociale.

Tina Modotti attraversò fama e miseria, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni, e allo stesso tempo seppe suscitare anche un’ammirazione sconfinata per il pieno e costante rispetto di sé stessa, del suo pensiero, e della sua libertà.
Negli anni Trenta del Novecento visse a cavallo tra gli Stati Uniti, il Messico, la Russa e l’Europa, profondamente divisa tra fascismo e antifascismo. Impegnata in prima linea per portare soccorso alle vittime civili di conflitti come la Guerra di Spagna, Modotti condivise in questi stessi anni la propria vita con Vittorio Vidali ma, al contrario del suo compagno, non riuscì mai a tornare alla sua amata terra natale (Udine) a causa delle sue attività antifasciste e di una morte prematura avvenuta ad appena 46 anni durante l’esilio messicano. A lei resero omaggio artisti come Picasso, Rafael Alberti e Pablo Neruda, con la celebre poesia.

La riscoperta artistica di Tina Modotti inizia negli anni Settanta, grazie a Vittorio Vidali che una volta rientrato in Italia e divenuto poi senatore, iniziò a rendere pubblico il suo lascito artistico, forte anche di un crescente interesse internazionale, reso poi evidente nel 1977 con la grande retrospettiva del Moma di New York. Con la nascita del Comitato Tina Modotti e con l’apporto determinante di Vidali, si avvia la ricostruzione della collezione al tempo più esaustiva delle sue opere e dei documenti che riguardano la sua vita avventurosa. Libertà Il tema della Libertà in Tina Modotti è essenzialmente legato alla sua poliedrica personalità, e si sviluppa con una coerenza priva di compromessi nell’arco della sua intera esistenza, scandita da capitoli che hanno incrociato la storia politica del mondo nell’arco della sua pur breve esistenza.
Poverissima e costretta ad emigrare Tina avrebbe potuto seguire la carriera di attrice, e sfruttare la sua bellezza per il facile ottenimento di agi economici. Ma la sua scelta di libertà la porta invece verso lo studio, e l’approfondimento delle sue innate doti artistiche, coltivate nel circolo delle frequentazioni del suo primo compagno – il pittore Robo – fino all’incontro con Edward Weston, fotografo non ancora celebre che la inizia alle tecniche fotografiche. 
Messico Se Weston sarà il suo mentore, si deve a Tina la scelta di andare in Messico per condividere un rinascimento artistico che poggiava su basi sociali e culturali nella particolare fase post rivoluzionaria, nelle avanguardie estridentiste, nella frequentazione di pittori e poeti: da Frida Kahlo a Diego Rivera, da José Clemente Orozco a David Alfaro Siqueiros. Tina seguirà i primi passi di fotografi come Manuel Alvarez Bravo e la di lui moglie Lola, incrocerà la grande fotografa Imogen Cunningham, poeti e scrittori come David Herbert Lawrence e Mayakovsky, musicisti, un circolo di artisti sperimentali e liberi di cui Tina a Weston diverranno in breve tempo figure di spicco.
Artista sublime e impegnata, Tina non esiterà ad abbandonare l’arte per il crescente impegno nell’attivismo politico. A causa di questo verrà ingiustamente accusata di complicità nell’assassinio del suo compagno, il giornalista cubano Mella, e poi di aver preso parte all’attentato al presidente Messicano. Verrà cacciata dal Messico; gli Stati Uniti l’avrebbero nuovamente accolta se avesse rinunciato alle sue convinzioni politiche. Ma la sua libertà di pensiero e la sua coerenza spinta al limite del rischio della sua stessa incolumità le fecero declinare l’offerta.
Iniziò così una fase da rifugiata politica che la portò in Germania, in Russia, e poi ad impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra di Spagna Tina, affaticata nel corpo e nello spirito, verrà accolta nuovamente in Messico, dove vivrà nell’ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali.
  Tina Modotti è oggi una fotografa che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia contemporanea. I suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria, come dimostra il successo d’asta di uno dei suoi scatti presenti in mostra, Prospettiva con fili elettrici del 1925, il cui originale è stato battuto all’asta nel 2019 per 692.000 euro (Phillips, de Pury & Luxembourg, NY, aprile 2019).    

Dal 08 Aprile 2022 al 09 Ottobre 2022 – Genova – Palazzo Ducale

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WESTON. EDWARD, BRETT, COLE, CARA. UNA DINASTIA DI FOTOGRAFI

Edward Weston, Shell, 1927, Stampa alla gelatina d’argento | © Center for Creative Photography Arizona Board of Regents

Una delle mostre più attese della prossima stagione espositiva, fiore all’occhiello del programma della quinta edizione del Brescia Photo Festival, è WESTON. Edward, Brett, Cole, Cara. Una dinastia di fotografi allestita al Museo di Santa Giuliadal 31 marzo al 24 luglio 2022 per la cura di Filippo Maggia.

Il percorso espositivo riunirà, per la prima volta, le opere di Edward Weston, dei suoi due figli Brett e Cole, e della nipote Cara. La rassegna prodotta dalla Fondazione Brescia Musei con Skira, progettata direttamente con la famiglia Weston, presenterà oltre 80 opere dei quattro fotografi, tra cui 40 del solo Edward. Saranno presenti i suoi maggiori capolavori: dai ritratti plastici ai nudi che esaltano forme e volumi, dalle dune di sabbia agli oggetti trasformati in sculture, sino ai celebri vegetable – peperoni, carciofi, cavoli – e le conchiglie riprese in primissimo piano.

Spesso direttamente paragonata alla pittura e alla scultura, la fotografia di Edward Weston è l’espressione di una ricerca ostinata di purezza, nelle forme compositive così come nella perfezione quasi maniacale dell’immagine. L’autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.

Dal 31 Marzo 2022 al 24 Luglio 2022 – Museo di Santa Giulia – Brescia

STEVE MCCURRY. FOR FREEDOM

© Steve McCurry | Steve McCurry, Afghanistan

Da Palazzo Reale di Palermo l’urlo di denuncia per i diritti delle donne afghane.
Contro la libertà negata. Ingabbiate, invisibili. Gli sguardi raccontano un futuro che non esiste più.
“For Freedom” è il racconto fotografico di un dramma in pieno svolgimento: un nuovo progetto autoriale che racchiude 49 immagini. 
La mostra, che aprirà al pubblico dal 29 marzo al 17 luglio 2022, è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Federico II e il più celebre fotografo al mondo di reportage antropologico, Steve McCurry: insieme per stimolare le coscienze. 
La Fondazione ha fatto tesoro dell’incontro con il fotografo che ha saputo raccontare l’Afghanistan negli ultimi quarant’anni «testimoniando le donne afghane tra violenze, miserie, speranze».

Col ritorno dei talebani nel 2021, le donne in Afghanistan hanno perso da un giorno all’altro ogni diritto allo studio e alla vita sociale. Bandite da ogni attività. Una tragedia che si perpetua quotidianamente, annullando qualsiasi forma di libertà di pensiero e di azione per tutte le donne e le bambine afghane. 

Protagonista della mostra è l’oltraggio morale all’Umanità, la violazione dei diritti fondamentali, attraverso una narrazione fotografica densa di pathos ambientale e umano. 

La mostra gode di un allestimento scenografico e site specific in uno spazio emblematico del Palazzo Reale di Palermo, attraversato da migliaia di visitatori. Allestimento che segue concettualmente l’evoluzione della condizione della donna in Afghanistan.

“Ci sono scatti che divengono voce, urlo, richiesta di aiuto
 – afferma Gianfranco Miccichè, presidente della Fondazione Federico II -. Dinnanzi ad essi non possiamo sottrarci al ruolo di testimoni. Affinché la nostra coscienza si interroghi su quelle atrocità, è fondamentale rievocare attraverso le immagini la dimensione di anelito di libertà e di riscatto sociale. Le fotografie di McCurry per noi rappresentano un ponte ideale verso il mondo afghano. Non a caso abbiamo dedicato a For Freedom un’area del palazzo che solitamente non viene utilizzata per le mostre”. 

“La mostra For Freedom – dice Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – è la narrazione della negazione di quella garanzia di libertà e di diritti per le donne afghane che sembrava conquistata. L’unicità delle fotografie di McCurry rimbalza continuamente tra significati passati e presenti, tra le speranze e le libertà un tempo acquisite e le atrocità del presente. Davanti alle immagini e alle notizie drammatiche di questi mesi abbiamo colto il senso autentico della sua incredulità e abbiamo voluto offrire una mostra che desse voce alle donne dell’Afghanistan diventate nuovamente invisibili e senza identità”.

L’esplorazione che McCurry offre nelle sue opere fotografiche sottende una complessa osservazione del mondo, una costante capacità di mettere a confronto Occidente e Oriente, di divulgare e denunciare gli atti frutto della crudeltà e dell’egoismo umani, oltreché la coesistenza tra mondi liberi da un lato e sofferenze inenarrabili imposte a moltitudini indifese dall’altro.

Dal 29 Marzo 2022 al 17 Luglio 2022 – Palazzo Reale

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FOTOGRAFIA ITALIANA CONTEMPORANEA

Allegra Martin, Untitled dalla serie Arcadia, 2018-2021

Dal 25 marzo al 24 aprile 2022, lo spazio The Sanctuary a Milano (Scalo Lambrate, via Saccardo 12) ospita la mostra Fotografia italiana contemporanea.

L’esposizione, curata da Andrea Tinterri e Luca Zuccala, esplora il panorama dell’immagine contemporanea, attraverso le opere di sedici autori: Mattia Balsamini, Fabio Barile, Fabrizio Bellomo, Silvia Bigi, Alessandro Calabrese, Marina Caneve, Nicolò Cecchella, Giorgio Di Noto, Rachele Maistrello, Silvia Mariotti, Allegra Martin, Jacopo Rinaldi, Alessandro Sambini, Caterina Erica Shanta, Jacopo Valentini, Emilio Vavarella.

L’iniziativa inaugura la nuova piattaforma digitale Galleria Indice (www.galleriaindice.com), dedicata alla fotografia contemporanea italiana. Il progetto nasce come una realtà online che vuol far conoscere attraverso mostre, confronti, conversazioni, iniziative varie, la nuova fotografia italiana e diventare il punto di riferimento di questo linguaggio che oggi sta vivendo un’importante trasformazione.

La rassegna propone sedici opere, una per ogni artista, e raccoglie progetti che documentano la frammentarietà del panorama creativo italiano, che va dal rapporto diaristico con la fotografia, come in Arcadia di Allegra Martin, con fotografie di paesaggio in piccolo formato a raccontare una frequentazione intima con l’immagine, fino al lavoro Human Image Recognition di Alessandro Sambini in cui l’autore ha dapprima selezionato una serie di immagini iconiche o comunque di larga diffusione, quindi ha suddiviso, come farebbe un algoritmo, il rettangolo visivo in diverse porzioni assegnando a ognuna di essa un nome
È all’interno di questi due poli che si configurano le ricerche degli artisti di Galleria Indice; in Isoai di Mattia Balsamini, il ricordo del paesaggio d’infanzia diventa contenitore di forme ricorrenti, Fabrizio Bellomo propone un’ indagine analitica di macerie ancora abitabili e abitate nel paese di Ksamil in Albania, Nicolò Cecchella s’immerge in una dimensione barocca verificando le potenzialità della materia, Silvia Mariotti accompagna lo spettatore in un bosco al limite dell’informale, Jacopo Rinaldi sovrappone in una sola immagine i volti di una classe di quarantuno bambini tra cui compaiono quelli del filosofo Ludwig Wittgenstein e di Adolf Hitler. 
Fabio Barile guarda il paesaggio investigando il concetto di soglia e confine, Marina Caneve, con il progetto Entre chien et loup, si confronta con la dimensione monumentale e immaginifica della montagna, Silvia Bigi filtra il ricordo del sogno attraverso un algoritmo restituendo forme frastagliate in scala di grigi, Alessandro Calabrese continua il suo attento lavoro ‘metafotografico’ stampando sul verso ‘sbagliato’ della carta fotografica, ottenendo un’immagine liquida e instabile, Giorgio Di Noto, con il progetto Matrix sottopone alcune immagini iconiche della storia della fotografia alla ricodifica di un algoritmo, Rachele Maistrello, in Stella Maris, modifica il paesaggio limitrofo a una casa di cura per dare forma alla fantasia e alle percezioni degli ospiti che la abitano. E ancora, Caterina Erica Shanta indaga i frammenti iconografici rimasti a seguito di un disastro climatico, intersecando due momenti drammatici come la tempesta Vaia del 2018 e l’alluvione di Firenze del 1966, Jacopo Valentini esplora la cultura visiva del territorio campano del Vesuvio, modellando un carattere metafisico tra architettura e natura, Emilio Vavarella, nel progetto Double Blind, ricerca il rapporto tra memoria e immagine, attraverso le testimonianze degli abitanti di Santa Maria di Leuca e della loro emigrazione durante gli anni cinquanta.

“Quello su cui abbiamo lavorato – sottolineano Andrea Tinterri e Luca Zuccala – è una proposta eterogenea per restituire un’ampiezza linguistica e tematica. La curatela si è limitata a un carotaggio sulla nuova fotografia italiana senza circoscrivere il campo e innalzare barriere ideologiche. Ormai il termine fotografia è spesso limitante, paradossalmente noi vogliamo rimanere fedeli a questa categoria per portarla alle estreme conseguenze e quindi superarla”. 
Galleria Indice – proseguono Andrea Tinterri e Luca Zuccala – vuole raccogliere sotto un unico cappello l’espressione migliore della fotografia italiana contemporanea”.

Galleria Indice si occupa di promuovere, approfondire e veicolare la ricerca di artisti che includono la fotografia all’interno della loro progettualità, senza escludere contaminazioni tecniche e linguistiche.

La piattaforma si caratterizza per un ampio approfondimento critico in modo da diventare un punto di riferimento non solo per collezionisti, ma anche per un pubblico di curatori, ricercatori, professionisti o semplici appassionati.
Sul sito www.galleriaindice.com, i lavori degli artisti sono accompagnati da interviste e interventi che contestualizzano e approfondiscono i diversi progetti selezionati. 

Galleria Indice è una società Benefit che si impegna a devolvere una percentuale di ogni vendita all’Associazione Praevenus, dedita alla ricerca e alla prevenzione del tumore al seno.

Dal 24 Marzo 2022 al 24 Aprile 2022 – The Sanctuary – Milano

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GENOVA SESSANTA

Arti visive, architettura e società.

Le trasformazioni della città, della creatività e del costume negli anni del boom economico.


© Lisetta Carmi Martini & Ronchetti 

La rivoluzione degli Anni Sessanta a Genova.

La racconta, ricorrendo all’architettura, all’arte, al design, alla fotografia… una grandiosa mostra-affresco che dal 14 aprile al 31 luglio 2022 aprirà al Palazzo Reale di Genova, nel Teatro del Falcone.

L’esposizione è promossa da Palazzo Reale (Ministero della Cultura), a cura di Alessandra Guerrini e Luca Leoncini con Benedetto Besio, Luisa Chimenz, Leo Lecci e Elisabetta Papone. L’obiettivo è quello di raccontare le grandi trasformazioni di Genova negli anni sessanta del Novecento, un decennio di profondi cambiamenti dovuti all’irrompere di nuove idee e rinnovati stimoli culturali, di significativi mutamenti sociali, d’innovazioni economiche e nuovi linguaggi che hanno segnato un’accelerazione nelle produzioni delle arti visive.

È una città in magmatico fermento quella che nel decennio del Grande Boom italiano vuole lasciarsi definitivamente alle spalle le ferite della guerra per darsi un volto ed un ruolo europei, puntando sull’industrializzazione e sui servizi, alimentati da nuove arterie di comunicazione e da nuovi quartieri progettati per ospitare una forza lavoro proveniente dal Sud. In un pugno di anni la vecchia Genova si trasforma, calamitando grandi professionisti da fuori ma galvanizzando anche le risorse culturali proprie, per trasformare visioni in realtà. L’energia della crescita incentiva la creatività in tutti i settori, dall’arte, al design alla musica, alla cultura, all’economia.

Fisiologicamente, è una storia di luci ed ombre, fotografia di una Italia che in quel fatidico decennio cerca una sua non facile nuova strada.

Oggi, a distanza di 60 anni da quegli anni ’60, la cronaca si è fatta storia e diventa meno velleitario tracciare delle analisi, evidenziando la potenza rigeneratrice che spingeva verso dei futuri ritenuti comunque migliori, senza tralasciare le molte contraddizioni di un’epoca che, comunque la si valuti, continua a incidere, se non connotare, la Genova di oggi.

Un viaggio entusiasmante in quella fucina di energie e visioni esistenziali che fu la Genova degli anni sessanta scandito, lungo tutto il percorso espositivo, dagli scatti di alcuni dei grandi fotografi genovesi attivi in quegli anni – Lisetta Carmi e Giorgio Bergami soprattutto – con disegni di architettura, arredi di design, grafica pubblicitaria, oggetti industriali, dipinti e sculture di autori di assoluto primo piano, da Lucio Fontana a Andy Warhol, da Mimmo Rotella a Vico Magistretti, da Gio Ponti a Franco Albini, da Angelo Mangiarotti a Eugenio Carmi.

L’allestimento del Teatro del Falcone – esso stesso luogo emblematico di quel decennio –, punta dunque ad accompagnare il visitatore in un percorso cronologico e tematico, organizzato per sezioni intese quali frammenti di specifiche esperienze esemplificative di un determinato processo di sviluppo, attraverso i fatidici anni sessanta che inevitabilmente agirono anche da ponte di raccordo tra passato e futuro.

14 aprile / 31 luglio 2022 – Genova, Palazzo Reale, Teatro del Falcone

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IO, LEI, L’ALTRA. RITRATTI E AUTORITRATTI FOTOGRAFICI DI DONNE ARTISTE

© Mari Katayama, Collezione privata, Roma | Mari Katayama, You’re mine #002, 2014

Dal 19 marzo al 26 giugno 2022 il Magazzino delle Idee di Trieste presenta la mostra Io, lei, l’altra – Ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste, a cura di Guido Comis in collaborazione con Simona Cossu e Alessandra Paulitti. Prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – l’esposizione ripercorre, attraverso novanta opere, la fotografia degli ultimi cento anni e permette di valutare la nuova concezione della donna e il suo ruolo attraverso una successione di straordinarie immagini da Wanda Wulz a Cindy Sherman, da Florence Henri a Nan Goldin.

Il ritratto e l’autoritratto fotografico sono una testimonianza straordinaria del difficile processo di affermazione di sé e della conquista di una nuova identità sociale da parte delle artiste donne nel Novecento e nei primi anni del nuovo secolo. I ritratti e gli autoritratti sono luoghi di confronto, ma anche di conflitto fra espressioni diverse dell’identità. A forme convenzionali di rappresentazione si contrappongono nuovi modi di esprimere la propria personalità; i ruoli consolidati della rappresentazione della donna, le pose ripetitive mutuate dai ritratti tradizionali cedono spazio a modalità di espressione inedite. 

Da modella al servizio di un artista la donna si trasforma in figura attiva e creativa. Ai ritratti eseguiti da uomini – come Man Ray, Edward Weston, Henry Cartier-Bresson, Robert Mapplethorpe, solo per citare alcuni dei fotografi presentati in mostra – si accostano ritratti e autoritratti di donne artiste e fotografe, tra cui Wanda Wulz, Inge Morath, Vivian Maier, Nan Goldin, Cindy Sherman, Marina Abramović.
Il rapporto fra soggetto e autore della foto contribuisce alla stratificazione dei significati e arricchisce le possibilità di interpretazione. Se l’intuito ci porta a pensare che le autorappresentazioni offrano un’immagine dell’autore più autentica rispetto ai ritratti eseguiti da altri, le opere raccontano una storia spesso diversa in cui le donne dimostrano di saper imporre la propria personalità a colui che sta dall’altra parte dell’obiettivo; allo stesso tempo i fotografi rivelano una straordinaria capacità nell’interpretare il carattere di chi sta loro di fronte. Leonor Fini, la marchesa Luisa Casati, Meret Oppenheim si servono dell’obiettivo dei colleghi uomini per esprimere tutto il loro fascino e la loro forza seduttiva. Florence Henri, Francesca Woodman e Nan Goldin al contrario, puntano su di sé l’obiettivo della macchina fotografica per rivelare a loro stesse e a chi le osserva aspetti celati della propria personalità, mettendo in scena, in alcuni casi, le proprie debolezze. 

La mostra è suddivisa in sezioni, ognuna delle quali rende conto di una diversa forma di rappresentazione dei ruoli che le donne interpretano nelle fotografie. La sezione “Artiste e modelle” è dedicata alle donne che sono state creatrici e allo stesso tempo hanno prestato i loro volti e i loro corpi per opere altrui, come è il caso di Meret Oppenheim, Tina Modotti, Dora Maar. La sezione intitolata “Il corpo in frammenti” raccoglie gli autoritratti che restituiscono immagini di corpi parziali, riflessi in specchi fratturati, con l’epidermide percorsa da linee che ne interrompono l’integrità, come se in ciò si rispecchiasse la difficoltà di rappresentarsi. I ritratti degli anni Settanta che hanno per protagoniste Valie Export, Jo Spence e Renate Bertlmann mimano ironicamente l’immagine tradizionale della donna come madre, donna di casa o oggetto sessuale. “Una, nessuna e centomila” raccoglie gli autoritratti delle artiste che, da Claude Cahun a Cindy Sherman, hanno utilizzato il proprio corpo per interpretare attraverso mascheramenti identità o stereotipi diversi. Un’altra sezione affronta il tema degli stereotipi nella rappresentazione dalle identità culturali e sessuali, un’altra ancora a quelli nella definizione dei canoni di bellezza mentre alcune fotografie sono dedicate ad artiste accanto a proprie creazioni come nel caso del celeberrimo ritratto di Louise Bourgeois eseguito da Robert Mapplethorpe.

Va infine segnalato che l’esposizione Io, lei , l’altra si inserisce in un progetto avviato dalle istituzioni culturali afferenti l’ERPAC dedicato al tema dell’autoritratto e del ritratto in una prospettiva storico-artistica che spazia dal rinascimento fino ai giorni nostri. A partire dal mese di maggio avrà luogo a Palazzo Attems Petzensteindi Gorizia la mostra Riflessi, che svilupperà il tema del ritratto attraverso prestiti da numerose istituzioni europee mentre alla Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan si terrà l’esposizione Artista + Artista che vedrà riuniti interventi di ricerca di artisti legati al Friuli Venezia Giulia.

Dal 18 Marzo 2022 al 26 Giugno 2022 – Magazzino delle Idee – Trieste

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Libri in mostra

A partire dal 24 marzo 2022 Magazzini Fotografici ospiterà nei suoi spazi una rassegna interamente dedicata al libro fotografico con in mostra le produzioni editoriali vincitrici del più prestigioso riconoscimento dell’editoria fotografica in Italia, il Premio Marco Bastianelli.

L’evento organizzato da Magazzini Fotografici, in collaborazione con Elisabetta Portoghese –  founder del premio Bastianelli – avrà come protagonisti i progetti che hanno ottenuto negli anni il riconoscimento e conterrà un allestimento di tutti i photobooks vincitori. Una sezione ad hoc sarà anche dedicata alle fanzine vincitrici del premio CdpZine.

Durante l’ arco della manifestazione saranno organizzati, a cura di Valeria Laureano, incontri di approfondimento e dibattiti live e online con alcuni degli autori vincitori dei premi.

Primi ospiti della serata inaugurale: Antonio Biasiucci, premiato nella prima edizione del premio Bastianelli, nel 2005, per il libro RES; i vincitori dell’edizione 2021 Aldo Frezza, premiato per il libro Non correre e Valeria Cherchi (in collegamento) che ha ricevuto il riconoscimento per il libro Some of You Killed Luisa. Saranno inoltre presenti Elisabetta Portoghese, Adele Marini – responsabile dell’Archivio Luciano D’Alessandro giudice del premio Bastianelli e  Yvonne De Rosa, fondatrice di Magazzini fotografici e giudice del premio Marco Bastianelli.

24 marzo 2022 | 10 aprile 2022 – Magazzini Fotografici – Napoli

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Mare Omnis di Francesco Zizola e Epifanie/03 – LAB/per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci

Due mostre dedicate alla fotografia

Dal 27 aprile 2022, nell’affascinante cornice del seicentesco Palazzo Borghese a Roma all’interno delle suggestive sale affrescate della galleria terrena, la Galleria del Cembalo attende i visitatori con due nuove mostre dedicate alla fotografia: Mare Omnis di Francesco Zizola e Epifanie/03 – LAB/per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci.

La mostra Mare Omnis di Francesco Zizola, visitabile fino al 30 giugno 2022, presenta una raccolta di 22 fotografie di grande formato che sembrano raffigurare delle costellazioni lontanissime, ma che in realtà sono tonnare, ossia reti da pesca inserite nel grande mare Mediterraneo fotografate da un drone: reti che i tonnarotti – coloro che si occupano della mattanza –installano per catturare i tonni nella loro migrazione verso la costa.

Le immagini sono state tutte realizzate nel mare del Sulcis, nella Sardegna sud occidentale, presso la Tonnara di Portoscuso, che in quelle acque opera da secoli. Nelle fotografie i punti bianchi sono boe e i fili argentati sono le cime che assicurano le parti galleggianti ai fondali. La mostra Mare Omnis documenta in maniera antropologica la vita vissuta in mare attraverso forme di pesca ancora manuali, locali, sostenibili, secondo tradizioni centenarie, indagando il rapporto dell’uomo con la natura e della sua influenza sul mare declinato attraverso un linguaggio visivo articolato e complesso. Costruire i propri strumenti di lavoro, gettare le reti in mare, trascorrere giorni e mesi in attesa della pesca, essere soggetti alle leggi della natura, compongono quel patrimonio di sapere legato alla prossimità con il mare e ad una vita in rapporto con esso che oggi è sostituito da metodi di pesca intensivi e industriali.  Le immagini presentate ci restituiscono – attraverso un quadro visivo potentissimo – il sentimento di una relazione simbiotica che ricuce quella separazione tra uomo e natura adottata dalla società contemporanee: acqua che diventa paesaggio astratto, pesci colti nelle fitte reti immerse nel mare.

La scelta della stampa in bianco e nero è fatta per stimolare l’immaginazione di chi guarda verso uno spaesamento percettivo; il fotografo mette in atto un deliberato inganno semantico per deviare i sensi utilizzando la memoria istintiva. Così, le grandi reti della tonnara finiscono ad assomigliare a cose diverse; alcuni ci leggono dei dream catcher etnici, altri dei graffiti arcaici, altri ancora delle costellazioni nella notte. La serie si chiama Constellation perché alcune di queste fotografie sono espressamente organizzate per rimandare ad una visione notturna delle costellazioni, mentre in altre immagini già dalla prima inquadratura Zizola ha intravisto nelle forme di luce un quadro di Paul Klee, l’Angelus Novus.

Trovo oggi più interessante usare la fotografia per invitare la nostra percezione e la nostra mente su un piano immaginifico e simbolico, capace di procedere per metafore narrative. E la narrazione per me è quella che riguarda il senso del nostro essere e del nostro agire” dice Francesco Zizola.

Come ricorda Barthes: “Qualunque cosa essa dia a vedere e quale che sia la sua maniera, una foto è sempre invisibile: ciò che noi vediamo non è lei.

Cosa guardiamo veramente quando vediamo un’immagine? Cosa riconoscono i nostri occhi davanti ad esse?Sono le domande che ci poniamo osservando le fotografie di Mare Omnis. L’ambiguità è totale e Zizola sceglie di ragionare sul paradigma del fotografico sapendo che le immagini hanno il meraviglioso compito di creare percorsi di significato dando origine a processi di consapevolezza nello spettatore. “C’è una verità estatica, poetica. È misteriosa e inafferrabile, e può essere raggiunta solo attraverso l’immaginazione e la stilizzazione. La fotografia ha il compito di aprire nuove possibili comprensioni della complessità della realtà” commenta Francesco Zizola.

Ad affiancare Mare Omnis, dopo il successo dell’edizione 2017, il LAB/per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci torna negli affascinanti spazi della Galleria del Cembalo con la mostra Epifanie/03, la terza edizione del progetto, visitabile fino al 14 maggio 2022. LAB/per un laboratorio irregolare nasce nel 2012 per rispondere all’esigenza di creare un percorso, di circa due anni completamente gratuito, rivolto a giovani artisti a cui trasmettere un metodo costante di approfondimento e critica del proprio lavoro. Anche nel difficile periodo della pandemia, il fotografo Antonio Biasiucci ha seguito gli allievi, in un costante confronto, guidando ognuno di loro nella produzione di un progetto di ricerca personale per assimilare un processo, un criterio, per arrivare a conquistare un proprio sentire, una propria autentica visione delle cose della vita. La mostra Epifanie/03 proporrà circa 80 opere fotografiche realizzate da Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello. Gli autori della terza edizione del LAB hanno raccontato la propria “epifania” (dal greco επιφάνεια, manifestazione, apparizione), realizzando portfolio fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo.

“Oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. – spiega Antonio Biasiucci – Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato ad Antonio Neiwiller, regista napoletano scomparso venticinque anni fa, che io considero mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale affinché ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro.”

MOSTRA EPIFANIE/03 – LAB/ PER UN LABORATORIO IRREGOLARE A CURA DI ANTONIO BIASIUCCI

Dal 27 aprile al 14 maggio 2022

MOSTRA MARE OMNIS DI FRANCESCO ZIZOLA

Dal 27 aprile al 30 giugno 2022

Palazzo Borghese – Roma

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PRIMUM VIVERE. RITRATTI POETICI DI ENZO ERIC TOCCACELI

© Enzo Eric Toccaceli | Enzo Eric Toccaceli, Alda Merini

Nella Giornata mondiale della Poesia, lunedì 21 marzo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea inaugura la mostra Primum vivere, che espone gli scatti con cui il fotografo Enzo Eric Toccaceli ha ritratto numerosissimi volti di poeti e poetesse, italiani e stranieri.
A formare un percorso che attraversa i luoghi di passaggio e di scambio all’interno del museo, l’esposizione di circa 150 fotografie si snoda lungo i corridoi del bookshop della Galleria fino a un focus dedicato interamente ad Alda Merini, per proseguire nel corridoio che unisce i principali settori espositivi. Si tratta di immagini che Toccaceli ha realizzato nel corso di una lunga carriera, costellata da incontri casuali e amicizie intrecciate con personalità della letteratura e della poesia.

Questa giornata dedicata alla poesia, che opportunamente cade in una data che segna la rinascita, si presenta per offrirci un’occasione di luminosa riflessione e di bellezza, di cui oggi si avverte un’urgenza necessaria.

“Quando di una poesia ci resta nella mente un’immagine o un suono, una parola segreta o il colore di una metafora, è perché della poesia la cosa che appare indimenticabile è il respiro, l’intonazione, insieme a un profondo e amplificato orizzonte. In un certo senso, ogni poesia è anche semplicemente la memoria di un volto. (…) Il senso della mostra fotografica di Enzo Eric Toccaceli sta forse in questo: mostrare i molti io e noi che abitano l’anima; che non c’è essere umano che non abbia in sé milioni e milioni di altri individui; confessare che i volti dei poeti e delle poetesse e quelli delle poesie sono, in fondo, la testimonianza più semplice e pudica del fatto che, nella vita, la cosa più decente e più dignitosa sia ancora scrivere e leggere e pensare, come se solo questo – una parola, un colore, appunto uno sguardo – fosse la maniera sublime per dare senso al segreto fuggitivo della realtà.” 
Arnaldo Colasanti 

Dal 21 Marzo 2022 al 01 Maggio 2022 – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Roma

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GUIA BESANA. CARRY ON

Guia Besana, Carry on, The Conversation

Dall’11 marzo al 16 aprile 2022, STILL Fotografia a Milano ospita la mostra di Guia Besana, dal titolo Carry on.

La rassegna, curata da Clelia Belgrado e Viana Conti, presenta 15 fotografie tratte dal suo progetto più recente che, ispirato dalla sua paura di volare, vira verso temi universali, quali l’impossibile controllo del tempo e degli eventi.
Carry on, il cui titolo oscilla tra il senso letterale di bagaglio a mano e quello metaforico di viaggio interiore in cui parimenti si affollano sensazioni di terrore per il volo, nasce dalla visione dei filmini Super8 dell’infanzia dell’artista, in particolare quello in cui viene trascinata dalla madre attraverso la pista di decollo e poi sull’aereo, che scompare nel cielo. 

Le sue immagini fissano momenti come frammenti di un film, a metà tra fiction e realtà. In queste scene si percepiscono due tempi: un tempo dilatato, nel quale i soggetti vengono messi in scena in situazioni riflessive o immobili, e uno più precipitoso nel quale gli stessi vivono uno stato di ansia o pericolo lasciando allo spettatore la libertà di interpretare la storia. 
La protagonista degli scatti è una giovane donna; oggetti  sono sparsi sui sedili o sul pavimento dell’aereo, siano questi una borsetta, un portacipria, una collana. Accanto a questi, compaiono altri elementi, che descrivono la tensione della passeggera, come i mozziconi di sigaretta raccolti in un posacenere o un puzzle con le tessere sparse sulla moquette, che svelano un volto di donna decisamente inquieto.

“Con la sua personale Carry On – afferma Viana Conti, nel saggio pubblicato nel volume “VisionQuest” – Guia Besana, Canon Ambassador dal 2016, restituisce in mostra, come nelle tessere di un mosaico, le proiezioni di un immaginario femminile in volo. Il suo mondo è quello della staged photography, un mondo che abita nella mente dell’artista e che, a partire dall’inizio della mise en place dei suoi componenti, trasforma progressivamente l’illusione di un set artificiale in realtà: in un’opera potenzialmente in grado di suscitare emozioni in chi la guarda. 

Dal 11 Marzo 2022 al 16 Aprile 2022 – Still Fotografia – Milano

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Anna Brenna – Sulle palafitte: una storia che continua

Sul lago Inle, l’acqua è un elemento essenziale per la vita della popolazione. Un’immensa distesa di acqua placida dello stesso colore del cielo, specchio del carattere pacifico ed equilibrato di quella popolazione che ci vive a stretto, strettissimo contatto.

Il lago si trova nella parte centrale della penisola del Myanmar (ex Birmania) e ospita sulle sue rive circa 70.000 abitanti.

Qui l’intera vita delle persone avviene sull’acqua: si vive in palafitte di legno, si coltivano ortaggi e fiori in orti galleggianti, ci si posta in barca nei canali formati dal lago, con l’acqua del lago ci si lava e si fa il bucato, sull’acqua del lago vengono organizzati mercati e il lago è popolato da molti pescatori, le cui sagome si spostano leggiadre sull’acqua, simili a a quelle di eleganti fenicotteri.

Le palafitte sono costruite in legno e anche gli interni sono completamente rivestiti in legno e decorati con tappeti, stuoie e tessuti.

Non molto diversa doveva essere la vita nei villaggi palafitticoli, che costellavano il territorio italiano 4000 anni fa.

Dal 10 aprile al 23 ottobre – Museo delle palafitte – Fiavè (TN)

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CONNESSIONI: DIRITTI, AMBIENTE, CONFLITTI

Torna l’appuntamento con Cascina Roma Fotografia, a San Donato Milanese. E lo fa a partire dal 9 aprile fino al 22 maggio con quattro mostre di qualità eccezionale, molto diverse tra loro.

Quattro grandi fotografi internazionali che a diverso titolo e con molteplici linguaggi hanno esplorato le tematiche ambientali e della conservazione della specie, i diritti dei popoli indigeni all’autodeterminazione, i sogni dei bambini intrappolati in conflitti civili e infine il business degli armamenti.

Una serie che si articola tra le sale di Cascina Roma Fotografia e gli spazi pubblici outdoor, accessibili grazie ad un approccio volto a portare la fotografia nella comunità.

Gli autori sono Ami Vitale con Storie che fanno la differenza, Nikita Teryoshin con Niente di personale – Il back office della guerra, Pablo Ernesto Piovano con Il risveglio di voci antiche e Vincent Tremeau per OCHA con Un giorno, io sarò.

Ami Vitale ci farà viaggiare attraverso Cina e Kenya dove ha documentato con il suo sguardo attento la stretta relazione di complicità che si crea tra gli esseri umani e gli animali. Un’analisi profonda che mette in luce grandi sfide globali e problematiche locali raccontate attraverso gli scatti di una fotografa che tanto si spende per la conversazione delle specie e che costantemente cerca non solo di sensibilizzare il pubblico, ma anche di proporre soluzioni. Numerose infatti sono le iniziative di advocacy e raccolta fondi che promuove da sempre.

La Cina ha intrapreso un percorso per salvare il suo ambasciatore più conosciuto: il panda. Ami ha seguito per anni la vita segreta di questi animali. Grazie all’accesso che le è stato riservato ha potuto documentare l’incredibile viaggio che ha riportato questi animali nel loro habitat naturale. In Kenya, ha raccontato invece gli sforzi di quelle organizzazioni e comunità locali che si stanno battendo per salvaguardare elefanti e rinoceronti.

Nikita Teryoshin ci porta invece dietro le quinte del business mondiale della difesa e il back office della guerra, esattamente l’opposto di un campo di battaglia: un parco divertimenti per adulti di dimensioni esagerate con vino, finger food e armi luccicanti. Qui i cadaveri sono manichini o pixel sugli schermi di enormi simulatori. Bazooka e mitragliatrici sono collegati a schermi piatti e le fasi della guerra vengono inscenate in un ambiente artificiale, davanti a una tribuna piena di ospiti importanti, ministri, capi di stato e mercanti di armi.

Le immagini di cui si compone il progetto iniziato nel 2016 e tutt’ora in corso, provengono da 14 esposizioni di settore tra il 2016 e il 2020 in Europa, Africa, Asia, Nord e Sud America (Polonia, Bielorussia, Corea del Sud, Germania, Francia, Sudafrica, Cina, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d’America, Perù, Russia, Vietnam e India). L’obiettivo ultimo di questo progetto è scattare foto in ogni continente al fine di porre l’attenzione sulla dimensione globale di questo business.

Lo straordinario lavoro di Pablo Ernesto Piovano racconta la lotta della comunità Mapuche in Sudamerica, in particolar modo in Argentina e Cile. I Mapuche sono stati prima combattuti dalla Corona spagnola, ma resistettero grazie al loro essere organizzati in tante comunità, e poi semi sterminati tra il 1860 e il 1885 a seguito di campagne militari dei nascenti stati nazionali.

Anche i processi di recupero territoriale iniziati negli anni ’60 sono stati schiacciati dalla violenza e dalla morte. Tuttavia, negli ultimi vent’anni diverse comunità hanno iniziato nuovi processi di recupero, che non si limitano solo al territorio, ma anche ai costumi, alla spiritualità, al linguaggio e alla storia portati via dagli eserciti vittoriosi.

Attualmente, i Mapuche, uno dei più numerosi popoli nativi del mondo, sono protagonisti di una rivolta senza precedenti: le loro comunità, pur condividendo la rivendicazione della loro identità culturale, rimangono autonome l’una dall’altra. E molti conducono forti difese della “madre terra”, opponendosi a progetti estrattivi di diversi tipi: silvicoltura, estrazione mineraria, idroelettrica, compagnie petrolifere.

Per questo motivo, visti gli investimenti milionari delle multinazionali, gli stati argentino e cileno hanno iniziato una nuova crociata contro il popolo Mapuche, che include omicidi e una sistematica persecuzione attraverso la giustizia, le forze statali e i media.

Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. Nel frattempo, il mondo guarda dall’altra parte ma il popolo Mapuche continua a resistere.

Vincent Tremeau porta infine un progetto ideato e voluto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA),  che racconta i sogni delle bambine intrappolate nei conflitti.

Una persona su 70 è coinvolta in una crisi umanitaria in questo momento. Le più colpite sono bambine e ragazze che a cui viene spesso negato il diritto a ricevere un’istruzione.  Durante la siccità, le ragazze hanno maggiori probabilità di perdere la scuola, poiché sono necessarie per raccogliere l’acqua e prendersi cura della famiglia.

Questa dura realtà raramente fa notizia. E questa mostra ha l’obiettivo di documentare ciò che viene spesso ignorato: le speranze e i sogni delle ragazze intrappolate nelle crisi.

Tutte di età compresa tra i 6 ei 18 anni, le ragazze qui ritratte si sono vestite per mostrarci chi vogliono essere quando saranno grandi, usando oggetti di fortuna trovati nelle  loro immediate vicinanze.

Dottoresse, insegnanti, giornaliste, pilote, poliziotte, imprenditrici, giocatrici di basket….

Queste immagini evidenziano il ruolo cruciale dell’istruzione per le ragazze nelle crisi umanitarie, per garantire la loro sicurezza e opportunità future.

9 aprile – 22 maggio 2022 – Cascina Roma Fotografia – San Donato Milanese

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Mostre di fotografia da non perdere a novembre

Ciao a tutti,

anche questo mese l’appuntamento con le mostre è quanto mai ricco.

E non dimenticate di dare un’occhiata alla nostra pagina dedicata, sempre aggiornata.

Anna

MIMMO JODICE | OPEN CITY/OPEN WORK

‘Il mio mestiere non è fotografare. Il mio mestiere è vedere.’ Mimmo Jodice

Vistamarestudio è lieta di presentare Mimmo Jodice: Open City/ Open Work, a cura di Douglas Fogle, la prima personale dell’artista in galleria a Milano.

La mostra traccia un collegamento fra i primi esperimenti di Mimmo Jodice con la fotografia negli anni ’60 e le prime incursioni nella sua Napoli.

‘Mimmo Jodice crea ciò che comunemente viene chiamata fotografia. Ma lo si può davvero considerare un fotografo? Forse sarebbe meglio definirlo un visionario che utilizza la macchina fotografica nella sua esplorazione del mondo. Jodice ha trascorso buona parte degli ultimi sessant’anni utilizzando la macchina fotografica per guardare il mondo da molteplici e diverse prospettive. I suoi primissimi esperimenti risalgono agli anni Sessanta e rivelano un’attrazione rivoluzionaria per l’aspetto materico della fotografia – le proprietà quasi alchemiche della carta fotografica, le soluzioni reagenti, l’ingranditore e tutta l’attrezzatura della camera oscura. Infatti, le sue prime immagini non sono altro che sperimentazioni, volte a creare quello che, nel 1962, Umberto Eco definì “Opera aperta”, piuttosto che convenzionali riproduzioni documentaristiche del mondo.

Questa loro apertura, sia formale sia contenutistica, permette molteplici interpretazioni e lascia spazio a una poetica sperimentale d’avanguardia e, al tempo stesso, inaspettatamente umana. Mimmo Jodice: Open City/Open Work traccia un collegamento fra i primi esperimenti con la fotografia – i paesaggi architettonici strappati e ricomposti – e il primo tentativo di Jodice di “guardare” Napoli, la sua città natale, nella serie Teatralità quotidiana a Napoli, dell’inizio degli anni Settanta. Queste fotografie si avvicinano all’antropologia – immagini di feste popolari, manicomi, fabbriche, ecc.- per poi virare e aprirsi verso una poetica fatta di architetture e delle persone che vi abitano. Forma e contenuto si legano e si intrecciano nello sguardo di Jodice sulla città come organismo vivente e vitale, dagli angoli e i materiali più svariati: poesia visiva della vita di ogni giorno.’
Douglas Fogle

9 SETTEMBRE – 9 NOVEMBRE 2019 – Vistamarestudio – Milano

Le mostre di Photolux

L’edizione 2019 del famoso festival internazionale di fotografia, quest’anno a tema Mondi e che ogni due anni si tiene a Lucca, si preannuncia più ricca che mai.

Tra le innumerevoli mostre distribuite nelle varie location della città, ve ne segnaliamo alcune, ma date un occhiata all’intero programma, perchè ne vale davvero la pena.

2:56 am |To The Moon And Back

VP AGNEW AND LYNDON JOHNSON FOLLOWING LIFTOFF

Abbas | The Iranian Revolution 1979

IRAN: TEHRAN January 25, 1979. After a demonstration at the Amjadiyeh Stadium in support of te Constitution and of Shapour BAKHTIAR, who was appointed Prime Minister by the Shah before the left the country, a woman, believed to be a supporter of the Shah is mobbed by a revolutionary crowd. See also ABA1979006W00011/05AR

Magnum Revolution

CZECHOSLOVAKIA. Prague. August 1968. Warsaw Pact troops invasion.

Davide Monteleone – The April Theses

Sassnitz, Germany – November 2016. From here Lenin embarked on a ferry to reach Sweden. The ferry to Trolleborg, iLENIN#4. *** GENERAL CAPTION: In March 1917 Vladimir Ilych Ulyanov (LENIN) was leaving exiled and in poverty in Zurich. Within eight months he assumed the leadership on 16000000 people occupying one sixth of inhabited surface of the world. On April 9th 1917, with the support of German authorities, at that time in war with Russia, he travelled back to his own country on a train across Germany, Sweden and Finland to reach Finland Station in St. Petersburg on April 17th where he started the first step to Soviet Power. 100 year later I recreated and reacted on a real non-invented trip Lenin’s epic journey, on the base of archival documents and historical books including “To Finland Station” by Edmund Wilson and “The sealed train” by Michael Pearson. ***ALL THE PICTURES OF THIS PROJECT REFERS TO HISTORICAL EVENTS HAPPENED 100 YEARS AGO BUT I TOOK THE LIBERTY TO INTERVENE ON SOME OF THE PICTURES DIGITALLY AND ANALOGICALLY TO BETTER REPRESENT THE HISTORICAL FACT AND MY PERSONAL PHOTOGRAPHIC VISION.

Joan Fontcuberta | Gossan: Mars Mission

Dal 16 novembre all’8 dicembre – Lucca – Sedi varie

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VIVIAN MAIER. A COLORI

Senza dubbio, Vivian Maier può essere
considerata una delle prime poetesse della
contemporanea fotografia a colori. Joel Meyerowitz

A partire dal 24 ottobre 2019 arriva a Forma Meravigli, Milano, la mostra Vivian Maier. A colori a cura di Alessandra Mauro, realizzata in collaborazione con la Howard Greenberg Gallery di New York. Resterà aperta fino al 19 gennaio 2020. Forma Meravigli è una iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

Per la prima volta in mostra un’inedita selezione di scatti a colori della ormai celeberrima “tata fotografa”, molti dei quali mai esposti al pubblico, che raccontano il quotidiano americano tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. L’ironia, il calore umano, il paesaggio urbano, i ritratti, i bambini: Maier ha il dono di essere l’obiettivo invisibile per le strade di Chicago e New York, componendo un racconto che ha il carattere di una rivelazione.

Accompagna l’esposizione un libro pubblicato da Contrasto.

24 ottobre 2019 – 19 gennaio 2020 – Forma Meravigli – Milano

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Life’s a Beach” Martin Parr

Domenica 27 ottobre 2019 alle 12 sarà inaugurata presso il Civico Museo Revoltella l’imperdibile mostra Life’s a Beach di Martin Parr, promossa dal Comune di Trieste in collaborazione con il festival Trieste Photo Days 2019 e Magnum Photos. Martin Parr in persona sarà presente all’inaugurazione, subito dopo l’incontro con il pubblico che terrà alle 11 presso l’Auditorium del Museo.

Sul suolo del Regno Unito è impossibile trovarsi a più di 120 chilometri di distanza dal mare. Con un tale sviluppo costiero, non sorprende il fatto che in Gran Bretagna le foto in spiaggia rappresentino una tradizione ben radicata. Sulle spiagge britanniche le persone si rilassano, si sentono sé stesse e fanno sfoggio di tutti quei segnali del comportamento vagamente eccentrico che viene associato agli abitanti di quel paese. Se negli Stati Uniti vi è una tradizione consolidata di street photography, nel Regno Unito c’è… la spiaggia.
Da diversi decenni le fotografie di Martin Parr documentano tutti gli aspetti di questa tradizione, con primi piani di bagnanti intenti a prendere la tintarella, ma anche immagini che raccontano i tuffi in mare o l’immancabile picnic.
La carriera internazionale di Parr è stata lanciata dal suo noto libro del 1986, The Last Resort (titolo che suona più o meno come “l’ultima spiaggia”), che ritraeva la decadenza delle spiagge di New Brighton, località turistica vicino a Liverpool. Tuttavia, meno noto è il fatto che la sua ossessione si sia estesa al resto del mondo. In questa nuova collezione troviamo fotografie scattate anche in paesi lontani quali Cina, Argentina e Tailandia. Pubblicato nel 2012 in occasione di una mostra presentata per la prima volta al Lyon Photo Festival, questo libro dimostra l’impegno di Parr nei confronti del suo soggetto preferito, in cui le assurdità e bizzarrie dei comportamenti nazional-popolari si fondono perfettamente. Ci diletteremo nel vedere come i vari paesi dell’America Latina presentino un senso della moda da spiaggia completamente differente, dai costumi succinti del Brasile alle riserve naturali del Messico, fino al momento dell’infuso chiamato “mate” che si beve in Uruguay.
Non poteva mancare l’aspetto commerciale, dal momento che la spiaggia è da sempre uno dei luoghi dove si può trovare in vendita praticamente qualsiasi cosa, dai servizi di un “pulitore di orecchie” a Goa, India, al pesce grigliato in Cile, ma anche gli spaghetti precotti in Cina. In questo libro Parr dà il meglio di sé, confermando i cliché, sorprendendoci con immagini che catturano istanti di assurdità, ma sempre traendo godimento dai rituali e dalle tradizioni che si associano alla vita da spiaggia in giro per il mondo.

Dal 27 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020 – Museo Revoltella – Trieste

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#DRAFT #RUSSIA – Dmitry MARKOV

La VisionQuesT 4rosso è lieta di iniziare la stagione 2019-2020 presentando per la prima volta in Italia #DRAFT #RUSSIA di Dmitry MARKOV a cura di Nicolas Havette.

Markov nasce nel 1982 a Pušhkin, una piccola città nella giurisdizione di San Pietroburgo, è fotografo, assistente sociale, giornalista, e ha lavorato come volontario e tutore nella regione di Pskov in un collegio per bambini mentalmente disabili e nel villaggio per bambini Fedkovo.

La fotografia arriva tardi nella sua vita ma da allora è diventata un partner, una compagna quotidiana, un punto di riferimento in tutta la sua vita fatta di alti e bassi.

Le oltre trenta immagini in mostra sono la continua documentazione di Markov della vita quotidiana nella provincia russa attraverso la quale egli intreccia una narrazione di vulnerabilità umana, dipendenza, candore e pathos. Dmitry lancia il suo flusso costante di immagini usando, come specchio, le popolazioni sottorappresentate in Russia.

Markov usa consapevolmente la fotografia sicuramente non solo come testimonianza, ma anche per se stesso. Con un’onestà a volte disarmante, condivide con noi le sue contraddizioni e le sue debolezze. Osserva il mondo, cercando di trovare il proprio posto e con la forza delle sue immagini riesce a farci conoscere la sua vita. Le persone che fotografa diventano immediatamente parte della sua storia, della sua famiglia.

Osserva come osserva se stesso, senza condiscendenza e senza giudizio morale. Documenta la sua vita come figlio del suo tempo e condivide su Instagram tutte le immagini scattate con lo smartphone. Solo un uomo solo può, con le sue affascinanti immagini quotidiane creare un autoritratto così a lungo termine, cercando se stesso attraverso la presenza degli altri L’apertura e la mancanza di moralismo su un argomento cosi complicato – la vita delle persone che, per vari motivi, si sono trovate dall’altra parte, quelle che di solito vengono chiamate marginali -, è ammirevole. Questo progetto proviene da lì, dal passato collettivo della Russia con le sue gioie e i suoi problemi comuni.

8 ottobre 2019 – 30 novembre 2019 – VisionQuesT 4rosso – Genova

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Tommaso Bonaventura. 100 marchi – Berlino 2019

Mercoledì 30 ottobre apre al pubblico nella Project Room di CAMERA la mostra “Tommaso Bonaventura. 100 marchi – Berlino 2019”, un progetto artistico del fotografo Tommaso Bonaventura, sviluppato in collaborazione con la curatrice Elisa Del Prete, in occasione dei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989).

La mostra propone il racconto del Begrüssungsgeld, il denaro di benvenuto che dal 1970 al dicembre 1989 i cittadini della DDR ricevevano quando entravano nella Germania Ovest per la prima volta. Questa vicenda offre un pretesto per interrogarsi su un grande cambiamento epocale a partire da un punto di osservazione che privilegia le storie private e familiari, restituendole attraverso un duplice racconto: fotografico e video.

La mostra è frutto di una collaborazione tra diverse istituzioni e si articola in più sedi: a Torino, a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e al Museo del Risparmio, a Trento, nella sede Le Gallerie della Fondazione Museo storico del Trentino e a San Vito al Tagliamento nella chiesa di San Lorenzo grazie alla collaborazione con il CRAF – Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia.

Il catalogo è stato realizzato grazie al sostegno dell’Archivio Storico Istituto Luce.

30 ottobre – 6 gennaio 2020 | Project Room – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Torino

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Anna Brenna – Secondo Capitolo

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“Secondo capitolo è un progetto che sto seguendo da qualche anno e che mi ha consentito di conoscere persone meravigliose. Persone provenienti da altre nazioni, che hanno scelto più o meno consapevolmente, di vivere in Italia.

Ho scelto di cominciare a raccontare le storie di queste persone circa due anni fa, momento in cui l’emergenza migranti sembrava aver raggiunto il culmine. Le notizie delle migliaia di morti nel Mediterraneo entravano con la forza di una sofferenza pervasiva nel mio quotidiano “quieto vivere”, un vero pugno nello stomaco. Ovunque anche molto lontano dai punti di ingresso dei migranti nel nostro Paese, venivano creati dei campi di accoglienza ed improvvisate soluzioni per ospitare questa gente in fuga. In fuga dalle guerre, da conflitti etnici, persecuzioni o mancato riconoscimento di diritti essenziali, in cerca di un futuro.

 Mi piace pensare al futuro in termini di miglioramento, di civiltà e di opportunità. Da qui la decisione di rappresentare storie positive, a testimonianza di una possibilità concretamente realizzata, e la scelta di mostrare queste persone nei loro luoghi di lavoro o nello svolgimento delle attività di cui si occupano.

Akolé, Arsène, Edda, Edo, Florentin, Gentiana, Imad, Kossi, Léon, Momo, Paul, Sun An Chi e Vicky sono originari di diverse parti del mondo, ma stanno scrivendo il secondo capitolo della loro vita in Italia. Qualcuno ci è arrivato per scelta, qualcun altro per pura casualità, qualcuno da clandestino, qualcun altro con sistemi meno rischiosi. Ma tutti loro hanno deciso di restare, ritagliandosi un proprio spazio e ognuno a modo suo sta contribuendo a far crescere e rendere migliore il nostro paese, scrivendo il secondo capitolo della propria vita in Italia.

 La forza positiva di queste immagini vuole sovrapporsi al pregiudizio e alla pigra consuetudine, cieca davanti al valore silenzioso delle persone di buona volontà.” Anna Brenna

Dal 14 novembre all’8 dicembre 2019 – Museo Plessi – Brennero

Peter Hujar – Speed of Life

The life and art of Peter Hujar (1934–1987) were rooted in downtown New York. Private by nature, combative in manner, well-read, and widely connected, Hujar inhabited a world of avant-garde dance, music, art, and drag performance. His mature career paralleled the public unfolding of gay life between the Stonewall uprising in 1969 and the AIDS crisis of the 1980s.

In his loft studio in the East Village, Hujar focused on those who followed their creative instincts and shunned mainstream success. He made, in his words, “uncomplicated, direct photographs of complicated and difficult subjects,” immortalizing moments, individuals, and subcultures passing at the speed of life.

From 15 October 2019 until 19 January 2020 – Jeu de Paume, Paris
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TRA CIELO E TERRA. Il paesaggio lombardo attraverso gli occhi dei santi

Grazie alle 2.921 fotografie raccolte nel corso del progetto di fotografia partecipata Tra cielo e terra, promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea, la mostra presenta un variegato spaccato del paesaggio contemporaneo, da scorci urbani a panorami da cartolina. Lo sguardo, immutato forse anche da secoli, è quello dei santi che dimorano nelle edicole votive, mentre lo scenario che si presenta loro di fronte è mutevole: alcuni di essi hanno ancora oggi come orizzonte campagne estese, fiumi e colline, altri si trovano invece a sorvegliare rotonde, parcheggi o cantieri.

Avviato nella primavera 2019, il progetto Tra cielo e terra – dell’artista Claudio Beorchia (Vercelli, 1979), ideato e curato da Matteo Balduzzi – ha invitato tutti gli abitanti della Lombardia a osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi che sui quei territori vigilano da tempo. Grazie all’attivazione di 9 poli culturali che hanno consentito di raggiungere in maniera capillare l’intero territorio regionale, oltre 200 persone hanno risposto caricando sulla piattaforma ideata e gestita da Fondazione Rete Civica di Milano (tracieloeterra.opendcn.org) le fotografie delle rispettive città o dei luoghi che hanno visitato tra fine maggio e i primi di settembre.

Oggi quasi 3 mila coppie di immagini – i santi e le viste che hanno di fronte – assumono la forma di una mostra e di un libro che saranno presentati con una serata di festa al Museo di Fotografia Contemporanea proprio il giorno di Ognissanti, venerdì 1 novembre dalle 16.30.

Si ringraziano per la collaborazione: Accademia di Belle Arti “G. Carrara” di Bergamo; Casa Museo Cerveno (BS); Ecomuseo della Postumia (MN); Ecomuseo della Prima Collina (PV); Ecomuseo di Valle Trompia (BS); EUMM – Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord; MUMI – Ecomuseo Milano Sud; Museo Diocesano di Arte Sacra di Lodi; Museo Ma*GA di Gallarate (VA); il Consorzio Brianteo Villa Greppi.

Il progetto, sostenuto da Fondazione Cariplo, è stato realizzato in collaborazione con AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale e Fondazione Ente dello Spettacolo.

2 novembre 2019 – 1 marzo 2020 Museo di Fotografia Contemporanea – Cinisello Balsamo (MI)

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ALESSANDRA CALO’ – SECRET GARDEN

studiofaganel presenta Secret Garden di Alessandra Calò, un progetto che mette in relazione la fotografia e la letteratura. 

Secret Garden è un’installazione di una serie di scatole nere in cui, all’interno sono collocate antiche lastre negative, raffiguranti ritratti femminili, e piccoli giardini.

Alcune scrittrici contemporanee sono state invitate dall’artista a confrontarsi con una lastra fotografica, con l’immagine di una donna sconosciuta, anonima, e a inventare un racconto che ne immaginasse e tracciasse l’identità. 

L’unica indicazione data dall’artista era di sviluppare una narrazione in prima persona, nella forma di un diario che, pertanto, risulta unico ed estremamente attuale per la diversa provenienza, formazione, espressione artistica delle autrici. 

L’immagine, di ognuna di queste donne, delineata nella lastra negativa, trasparente, è arricchita dalle ombre del piccolo giardino retrostante che definisce e fa percepire la reale tridimensionalità della scatola. 

Secret Garden è la metafora di un paesaggio interiore, un giardino segreto, che si nasconde a prima vista ma che può essere scoperto da chi è capace di andare oltre l’apparenza. 

Il progetto viaggia su un doppio binario temporale, poiché le protagoniste sono donne che arrivano dal passato, ri-immaginate nel presente. Ma attraverso queste esistenze frammentarie intende stimolare una riflessione anche su un percorso futuro, da intraprendere o meglio rimarcare, e che coinvolge tutte le donne, verso una maggiore indipendenza ed emancipazione.

A Gorizia presso la galleria studiofaganel sarà esposto per la prima volta un giardino segreto che vede la collaborazione di Alessandra Calò con l’attrice e autrice di teatro Marta Cuscunà. Il giardino di Marta e Alessandra si ispira alla storia di un personaggio realmente vissuto, una donna della resistenza partigiana isontina di nome Ribella Fontanot. 

Secret Garden è diventato anche un libro in edizione limitata, pubblicato da Danilo Montanari, con un testo di introduzione di Erik Kessels, che sarà disponibile presso la galleria. 

11 ottobre – 29 novembre 2019 – Galleria Studiofaganel – Gorizia

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WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2019

Il Wildlife Photographer of the Year, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo, va in scena anche quest’anno a Milano nei suggestivi spazi della Fondazione Luciana Matalon in Foro Buonaparte 67, dal 4 ottobre al 22 dicembre 2019.

Organizzato dall’Associazione culturale Radicediunopercento di Roberto Di Leo, l’evento è sempre attesissimo e presenta le 100 immagini premiate alla 54a edizione del concorso di fotografia indetto dal Natural History Museum di Londra.

Arrivati da 95 paesi, in competizione 45.000 scatti realizzati da fotografi professionisti e non, che sono stati selezionati, alla fine dello scorso anno, da una giuria internazionale di esperti, in base a creatività, valore artistico e complessità tecnica.

Da ammirare le foto finaliste e vincitrici delle 17 categorie del premio che ritraggono animali rari nel loro habitat, comportamenti insoliti e immagini di sorprendente introspezione psicologica, un incredibile esperienza visiva, composizioni e colori che trafiggono gli occhi da un remoto angolo del deserto, dagli abissi del mare o dall’intricato verde della giungla.

4 OTTOBRE / 22 DICEMBRE – Fondazione Luciana Matalon – Milano

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Dialoghi – Joan Fontcuberta e Paolo Gioli

La Galleria del Cembalo propone dal 25 ottobre 2019 al 18 gennaio 2020 la mostra Dialoghi – Joan Fontcuberta e Paolo Gioli nella quale, per la prima volta, le opere dei due artisti vengono poste in relazione fra loro.

Paolo Gioli (Sarzano, Rovigo, 1942) e Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) sono artisti che da sempre condividono un approccio sperimentale all’indagine della natura e della storia dell’immagine fotografica. Adottando procedure e tecniche diverse, entrambi mettono in discussione la concezione convenzionale della fotografia, approccio che li porta alla realizzazione di opere dai contenuti concettuali profondi e dall’innovativa qualità estetica. In questa mostra, di cui è anche curatore, Joan Fontcuberta desidera rendere omaggio a Paolo Gioli, stabilendo legami tra i rispettivi processi creativi al fine di consentire al visitatore la lettura di uno stimolante dialogo.
Il percorso espositivo, sviluppato in tre ampie sale, è concepito in modo da consentire il confronto ravvicinato tra produzioni analoghe per assonanza concettuale, metodo, e in alcuni casi, per coincidenza del soggetto.
La prima sala si apre con l’omaggio a due opere emblematiche della Storia dell’Arte che vengono riproposte dal fotografo catalano nella forma di mosaico digitale ‘Googlegram’: View from a Window di Nicéphore Nièpce (1816) e L’origine du monde di Gustave Courbet (1866). Accanto ad esse, sempre in omaggio a Nièpce, vengono presentate alcune polaroid di Gioli trasferite su carta da disegno della “finestra” di Les Gras, mentre in relazione all’opera di Courbetsono proposte tre Autoanatomie di analogo contenuto.
Nelle sale successive il gioco di relazioni fra i due artisti prosegue con opere tratte dalle serie Herbarium, Trauma, Deletrix di Fontcuberta confrontate con Lastre, XSconosciuti e Vessazioni di Gioli. Per entrambi gli artisti, si tratta di opere dedicate, nell’ordine, a elementi del mondo vegetale, all’utilizzo e alla rivitalizzazione di vecchie immagini fotografiche, al tema della cancellazione e all’autoritratto. In mostra sono proposti anche alcuni noti video dei due artisti.

dal 25 ottobre 2019 al 18 gennaio 2020 – Galleria del Cembalo – Roma

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JEFF MERMELSTEIN: HARDENED

Lancio del libro e mostra, prima mondiale

Un mondo di nevrosi quotidiane, piccole catastrofi, panico, fascino, goffaggine, rivelazioni, orgoglio perduto, finta spavalderia, irritante narcisismo e inaspettata benevolenza. In una cultura in cui tutto sembra esistere solo allo scopo di essere tradotto in immagini, è confortante e allo stesso tempo terribile vedere come questo mondo appare quando non sa di essere fotografato – o perlomeno, com’è nello sguardo di Jeff Mermelstein.
– David Campany, da HARDENED

Jeff Mermelstein vive a New York ed è un’icona della street photography.
Dopo una lunga carriera di successo con la mitica Leica, negli ultimi anni Mermelstein ha scattato solo con il telefono cellulare (che dichiara abbia consentito una “reinvenzione dello snapshot, una vera svolta”), postando poi le immagini sul suo profilo Instagram.

HARDENED, pubblicato dalla casa editrice britannica Mörel Books sarà lanciato da Micamera in anteprima mondiale il 25 ottobre 2019. Il volume raccoglie 305 immagini scelte e messe in sequenza dal curatore, scrittore e artista David Campany, che le ha selezionate da un corpus di lavoro di oltre 700 fotografie scattate in due anni.

Il libro è una rappresentazione travolgente, piena e cruda della condizione umana, con sullo sfondo le strade di New York. Mermelstein è un voyeur con un sorprendente senso dell’umorismo, capace di cogliere lo straordinario e la bellezza nel banale e il quotidiano.

Grazie alla riflessione intrinseca sulla facilità e superficialità delle connessioni con i social media, HARDENED è un libro di svolta, che mostra il lavoro di un fotografo-antropologo nella nostra era digitalizzata.

Il lancio del libro sarà accompagnato da un’installazione di tutte le 305 fotografie sulle pareti della galleria.
Jeff Mermelstein sarà presente all’inaugurazione venerdì 25 ottobre e firmerà le copie del libro. 

25 ottobre – 23 novembre, 2019 – Micamera, Milano

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Paolo Novelli – Vita brevis, Ars longa

In occasione della XIII edizione del Festival “Il Rumore del Lutto”, dedicato quest’anno al tema Passaggi, Antica Farmacia + presenta il progetto “Vita brevis, Ars longa” del fotografo di ricerca Paolo Novelli (Italia, 1976), con inaugurazione sabato 26 Ottobre alle ore 19.
La mostra, a cura di Chiara Canali, presenta negli spazi cinquecenteschi dell’Antica Farmacia di San Filippo Neri una selezione di dieci scatti tratti dal progetto Vita brevis, Ars longa (2002), una singolare ricognizione visiva di Paolo Novelli all’interno dei camposanti monumentali di mezza Italia, da Venezia a Genova, da Milano a Roma.
Un progetto che va oltre la semplice documentazione delle sculture, per proporre immagini in cui le opere perdono la loro natura marmorea per assumere intensità ed espressioni incredibilmente vivide e reali. L’intento è quello di “umanizzare” le statue, portando alla luce i moti espressivi dell’anima attraverso un gioco di contrasti chiaroscurali che incide le masse plastiche e rende i volti estremamente icastici e penetranti.

Lo stesso utilizzo dello stile sfocato trasforma l’immagine in un ritratto dai chiari connotati pittorici, che confonde i confini tra i vari medium e rimanda alla vera natura del linguaggio fotografico, che è quello di essere una “scrittura con la luce”.
Questo significa, per il fotografo, acquisire la consapevolezza del ruolo della luce, che è in grado di restituire enfasi emotiva a chi guarda le immagini. Paolo Novelli ha atteso con pazienza, in luoghi semibui, la luce naturale sufficiente ad ottenere i contrasti necessari ad uno sguardo eloquente e profondamente partecipato.

L’esposizione, attraverso ritratti di forte impatto, richiama l’attenzione verso lo stato di abbandono e di degrado, presente in molti camposanti italiani, di questo prezioso patrimonio artistico, vittima dei tabù più sterili della contemporaneità dovuti alla sua collocazione: il camposanto.
Paolo Novelli opera dal 1997 attenendosi rigorosamente alla ripresa analogica in bianco e nero e alla stampa a mano su pellicola, senza uso di flash o filtri.
Il suo percorso artistico affronta una fotografia essenziale, senza tempo e senza luogo, sintetizzata, non a caso, da Giovanni Gastel come “fotografia della solitudine”.
Il progetto all’Antica Farmacia + di Parma si sviluppa in concomitanza con l’importante esposizione di Paolo Novelli “La Fotografia come differenza”, in corso alla Triennale Milano fino al 3 novembre 2019; una selezione di 40 scatti appartenenti a cinque progetti del fotografo e si concentra sul periodo 2002-2013 con l’intento di evidenziare la nascita e il consolidamento dello stile personale di Novelli.

ANTICA FARMACIA + – Parma – 26 Ottobre – 10 Novembre 2019

TECNOSFERA: L’UOMO E IL COSTRUIRE – FOTO / INDUSTRIA 2019

L’unica Biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’Industria e del Lavoro propone al pubblico per questa edizione 11 mostre: 10 allestite in luoghi storici della città e Anthropocene al MAST.
Protagonista di Foto/Industria 2019 è il tema del costruire: un‘azione cruciale, intimamente radicata nella natura della specie umana che viene qui esplorata a tutto tondo, dalle sue radici storiche e filosofiche agli inevitabili risvolti scientifici. È questa attività che dà forma alla tecnosfera: l’insieme di tutte le strutture che gli esseri umani hanno costruito per garantire la loro sopravvivenza sulla terra. Con un peso stimato di decine di miliardi di miliardi di tonnellate, questo strato artificiale al di sopra della crosta terrestre è stato definito Tecnosfera dal geologo Peter Haff. La Fondazione MAST ha affidato la direzione artistica a Francesco Zanot per portare avanti il progetto della Biennale iniziato nel 2013 da François Hébel.
La Fondazione MAST rinnova il suo impegno nel coinvolgere la città e la comunità in questo progetto culturale che permette attraverso la forza narrativa delle immagini di moltiplicare gli sguardi sul mondo.

La quarta edizione di Foto/Industria presenta celebri protagonisti della storia della fotografia, le cui immagini fanno ormai parte di un patrimonio iconico condiviso, grandi artisti contemporanei e giovani autori affermati sulla scena internazionale, alternando tecniche che vanno dagli usi più puri e tradizionali della fotografia alle sperimentazioni più innovative.

Fotografi in mostra: Yosuke Bandai, Lisetta Carmi, David Claerbout, Matthieu Gafsou, Luigi Ghirri, Délio Jasse, André Kertész, Armin Linke, Albert Renger-Patzsch.

Dal 24/10/19 al 24/11/19 – Bologna sedi varie

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HUGS – abbracci – Luca Zampini

Il giorno 2 novembre 2019, alle ore 18, nelle sale della Gallery Annunziata, presso l’Hotel Annunziata, avrà luogo l’inaugurazione della mostra personale “HUGS / abbracci” di Luca Zampini. Saranno in parete 23 fotografie inedite, stampe fine art in grande formato, che narrano per immagini il suo rapporto affettivo con gli alberi.

2 novembre 2019 – 6 gennaio 2020 – Gallery Annunziata Ferrara

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Eventi Musa Maggio

Presentazioni libri

Secondo Capitolo di Anna Brenna 3 Maggio ore 19.00

Secondo capitolo è un progetto che sto seguendo da qualche anno e che mi ha consentito di conoscere persone meravigliose. 
Persone provenienti da altre nazioni, che hanno scelto più o meno consapevolmente, di vivere in Italia.

Ho scelto di cominciare a raccontare le storie di queste persone circa due anni fa, momento in cui l’emergenza migranti sembrava aver raggiunto il culmine. Le notizie delle migliaia di morti nel Mediterraneo entravano con la forza di una sofferenza pervasiva nel mio quotidiano “quieto vivere”, un vero pugno nello stomaco. Ovunque anche molto lontano dai punti di ingresso dei migranti nel nostro Paese, venivano creati dei campi di accoglienza ed improvvisate soluzioni per ospitare questa gente in fuga.
In fuga dalle guerre, da conflitti etnici, persecuzioni o mancato riconoscimento di diritti essenziali, in cerca di un futuro.

Anna Brenna

Yo soy Fidel di Francesco Comello 24 Maggio ore 19.00

Dal 28 novembre al 4 dicembre 2016 si svolgono a Cuba i funerali di Stato di Fidel Castro, il lider maximo. Francesco Comello, fotografo freelance friulano è presente. Conquistato dallo spirito del popolo cubano ci torna due mesi più tardi. Questa volta sulle tracce lasciate da un famoso giornalista italiano, che a Cuba visse gli anni della rivoluzione, dalla crisi dei missili agli anni delle rivolte studentesche e operaie europee. Saverio Tutino invia articoli e reportages e scrive libri da Cuba, ma a Comello interessano le tracce che Saverio Tutino lascia nelle lettere a sua figlia Barbara, che a dieci anni considera Cuba una seconda patria, perché ci abita il suo papà. Per i suoi diciotto anni, finalmente Saverio accompagnerà Barbara a Cuba, dove una realtà meno idilliaca del suo immaginario, non basterà a scalfirne il mito. In questo viaggio Saverio Tutino presenta Barbara ai suoi amici cubani, in particolare a Norberto Fuentes, tra i più importanti scrittori cubani ancora viventi. Dall’incontro tra queste persone sulla scia della memoria, scaturisce il presente volume, fatto di sguardi diversi che bucano il tempo fondendosi nei magistrali scatti di un grande fotografo.

Francesco Comello

MOSTRE

Francesco Comello –

Yo soy Fidel 24 Maggio ore 19.00

Dal 28 novembre al 4 dicembre 2016 si svolgono a Cuba i funerali di Stato di Fidel Castro, il lider maximo. Francesco Comello, fotografo freelance friulano è presente. Conquistato dallo spirito del popolo cubano ci torna due mesi più tardi. Questa volta sulle tracce lasciate da un famoso giornalista italiano, che a Cuba visse gli anni della rivoluzione, dalla crisi dei missili agli anni delle rivolte studentesche e operaie europee. Saverio Tutino invia articoli e reportages e scrive libri da Cuba, ma a Comello interessano le tracce che Saverio Tutino lascia nelle lettere a sua figlia Barbara, che a dieci anni considera Cuba una seconda patria, perché ci abita il suo papà. Per i suoi diciotto anni, finalmente Saverio accompagnerà Barbara a Cuba, dove una realtà meno idilliaca del suo immaginario, non basterà a scalfirne il mito. In questo viaggio Saverio Tutino presenta Barbara ai suoi amici cubani, in particolare a Norberto Fuentes, tra i più importanti scrittori cubani ancora viventi. Dall’incontro tra queste persone sulla scia della memoria, scaturisce il presente volume, fatto di sguardi diversi che bucano il tempo fondendosi nei magistrali scatti di un grande fotografo.

Francesco Comello

WORKSHOP

Francesco Comello – Trovare la storia

Questo corso si propone come obiettivo di indicare quali siano le modalità della narrazione fotografica.
Il corso è basato sulla discussione dei propri progetti.
Il corso avviene tramite la lettura dei lavori dei corsisti che saranno stabiliti in numero limitato. 
Le immagini dovranno essere portate stampate oppure in formato digitale su chiavetta o pc.
Il corso si rivolge ad amatori e professionisti che vogliono approfondire le conoscenze di struttura e editing di un progetto fotografico pensato ed esteso. Verrà spiegato come pensare, svolgere, organizzare e presentare un portfolio fotografico compiuto, imparando a portare le conoscenze tecniche a favore della visione personale per un racconto fotografico articolato.
A fine lavoro, ogni partecipante, avrà sistemato uno o due  portfolio finiti da presentare a gallerie, letture portfolio, premi fotografici o agenzie fotografiche. Maggiori info

Vuoi imparare a parlare fotograficamente?

Ciao, siamo agli sgoccioli, il 27 gennaio partono i primi corsi da Musa, a Monza e sono molto emozionata e soddisfatta, ecco a riproporvi i corsi che organizzo, ci sono percorsi davvero interessanti che spero possano esservi utili.

Sono molto contenta di avere uno spazio dove poter organizzare cose fotografiche! Ciao a tutti!

Presto vi inviterò all’inaugurazione!

Sara

Corsi avanzati

I corsi avanzati sono composti di più moduli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo. Se preferisci partecipare ai singoli corsi, scegli nell’elenco qui sotto, Buona consultazione!

Per informazioni:  LINGUAGGIO FOTOGRAFICO E PROGETTUALITA’ Per tutte le persone interessate a capire come intraprendere un percorso riguardo alla conoscenza del proprio linguaggio e del linguaggio fotografico in generale. Il corso è basilare ed è strutturato in ordine logico per una perfetta formazione di base.

Se invece preferisci i corsi singoli, ecco qui l’offerta:

Il linguaggio fotografico

Costruzione di un progetto e del portfolio

Come trovare uno stile

esprimersi fullPer informazioni: TROVARE IDEE ED ESPRIMERLE A MODO TUO Questo corso, composto di più moduli, è stato creato per permettere una crescita e un percorso logico che ti permetta di esprimere le tue idee e trasformarle in fotografie che in gruppo, abbiano un senso compiuto.

Se ti interessano i corsi singoli, eccoli qui:

Ricerca dello stile personale

Sentire la fotografia

Creare un libro fotografico

fotogiornalismoPer informazioni:  MASTERCLASS  DI FOTOGIORNALISMO Adatto a tutte le persone interessate a capire come strutturare un lavoro di reportage utilizzando un metodo professionale.

Se ti interessa il reportage più in generale, ecco i corsi adatti a te:

Workshop di Reportage Adatto a chi comincia a raccontare con la fotografia scegliendo le immagini in base a coerenza stilistica e creazione di un andamento del racconto correttamente costruito.

street

Street Photography con Alex Liverani di Master of photography. A tutte le persone interessate a capire come muoversi per strada, come scattare e perchè,vle tecniche da usare e come interagire con la gente. Adatto ad amatori e professionisti.

Corsi e workshop

I nostri incontri sono propedeutici all’affinazione della capacità visiva ed espressiva di ogni studente. Tutti sono composti da parti pratiche e teoriche. Vi saranno discussioni sugli scatti effettuati. Lo scopo dei corsi è quello di migliorare le capacità e il metodo degli studenti, al fine di cercare o affinare lo stile personale. Alcuni di questi corsi potrebbero portare a sbocchi professionali. I docenti coinvolti sono professionisti del settore e vi accompagneranno nella crescita del percorso formativo.

Per informazioni Smartphone photography

smart

Per informazioni Smartphone photography A tutte le persone interessate a capire come sfruttare al massimo le potenzialità del proprio smartphone, per ottenere fotografie che nulla hanno da invidiare ad immagini scattate con macchine fotografiche, anche professionali.

Corsi sulla creatività

Portfolio fotografico, idee, perchè e come fare

Ricerca dello stile personale

Sentire la fotografia

Creare un libro fotografico

Corsi di fotografia di base

Base di fotografia

Fotografia junior

Corsi di ritratto

danza

Scatti in danza A tutte le persone interessate ad affrontare il tema della danza in fotografia, con incursioni parallele al ritratto ambientato, alla comprensione del rapporto diretto con i soggetti ritratti, a capire la qualità della luce in ogni singola posa, a capire come scegliere le fotografie migliori confrontandosi direttamente con tutor e ballerina. Il corso è adatto ad amatori e professionisti. Per partecipare basta la conoscenza della tecnica fotografica di base.

Corsi di postproduzione

Fotoritocco

Lightroom

Paesaggio e architettura

Il banco ottico

Workshop in viaggio

Scegli tra i viaggi

Vi aspettiamo numerosi!

Baci Sara

Straordinarie mostre di fotografia anche a dicembre.

Nuove fantastiche mostre vi aspettano nel mese di dicembre, ma ricordatevi che ce ne sono altre ancora in corso. Trovate tutto qua!

Ciao

Anna

JAMES NACHTWEY MEMORIA

L’attesissima esposizione del pluripremiato fotografo americano, considerato universalmente l’erede di Robert Capa, è la prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo. La mostra propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro.

Dal 1 dicembre 2017 – 4 marzo 2018 – Palazzo Reale Milano

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Narciso Contreras – Libya: A Human Marketplace

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Dal 04 Novembre 2017 Al 14 Gennaio 2018  – Galleria d’Arte De Chirico – Torino

Dal 4 novembre in occasione della Notte delle Arti Contemporanee, la galleria Raffaella De Chirico avrà il privilegio di ospitare in esclusiva per la città di Torino l’importante lavoro di Narciso Contreras intitolato Libya: A Human Marketplace. Una mostra, una investigazione prodotta nel quadro della settima edizione del Carmignac Photojournalism Award, che prima di toccare il suolo torinese ha avuto l’onore di essere esposta, costringendoci a vedere, a guardare, ad entrare in un mondo fatto di oppressione, di terrore, di violenza a Palazzo Reale a Milano. Il suo lavoro è stato esposto alla Saatchi Gallery a Londra ed all’Hôtel de l’Industrie a Parigi. Le fotografie del lavoro di Contreras sono la brutale testimonianza del traffico di esseri umani che viene perpetrato ai confini della Libia post?Gheddafi, da milizie che sfruttano la condizione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo a fini commerciali ed economici.

La rotta che attraversa il Niger e poi la Libia è il terribile segreto delle politiche democratiche europee. Raccontare il viaggio da dove non possiamo ancora vedere, non dalle nostre coste, dai nostri orizzonti, ma raccontare la vulnerabilità dalle periferie dove esso si genera. Narciso Contreras ha fornito per il Prix Carmignac di fotogiornalismo una testimonianza sulla inaccettabile realtà del traffico di esseri umani ai confini della Libia, dove si è recato da febbraio a giugno 2016.

La prima volta che sentiamo la parola schiavo è lontana da noi, qui la ritroviamo in corpi senza identità. Corpi di cui rimangono solo i numeri, le lettere per identificarli in celle posti come se non avessero mai vissuto. Questi corpi urlano il diritto di essere, la possibilità alla vita, ma per loro non ci sono lacrime.

Il lavoro di Contreras mette in luce una nuova crisi umanitaria che vede migranti, rifugiati e richiedenti asilo ritrovarsi in balia delle milizie che li sfruttano a fini commerciali ed economici. Bloccati dentro centri di detenzione, queste persone sono sottoposte a condizioni di vita disumane dovute al sovraffollamento delle carceri, all’assenza di infrastrutture sanitarie e ai violenti pestaggi. Nel corso di questo reportage il fotogiornalista costruisce un racconto che sottolinea come, invece di essere un luogo di transito per i migranti diretti in Europa, la Libia sia in realtà diventata una roccaforte del traffico, dei campi di concentramento di nuova era.

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ALEC SOTH – GATHERED LEAVES

Alec Soth (*1969) is regarded as one of the most important figures in documentary photography. From 8 September 2017 to 7 January 2018, the exhibition Gathered Leaves in the House of Photography at the Deichtorhallen Hamburg will feature a comprehensive selection of some sixty-five photographs that offer an in-depth look at the work of this Magnum photographer.

The Telegraph has called Alec Soth “the greatest living photographer of America’s social and geographical landscape.” Soth thus follows in the tradition of Robert Frank, Stephen Shore, and Joel Sternfeld. He has inspired a wide audience at numerous international solo and group exhibitions, most recently at the Whitney Biennale, the 2004 São Paulo Biennale, as well as the Jeu de Paume in Paris and the Fotomuseum Winterthur in 2008. The exhibition at the Deichtorhallen Hamburg will be the first comprehensive showing of his four characteristic series Sleeping by the Mississippi (2004), Niagara (2006), Broken Manual (2010), and Songbook (2014).

The physical landscapes of his homeland—the majestic Mississippi, the torrential Niagara Falls, wide-open deserts and pristine natural expanses, small towns and suburbs—form the structure and setting of his poetic studies of American life. The subjects of Alec Soth’s works are the American ideals of independence, freedom, spirituality, and individuality, which the photographer expresses in scenes of daily life. The human essence always remains the central aspect of his intimate portraits; his trained eye is directed at the story behind the visual narrative—human emotions, personal destinies and longings. Soth always follows his aesthetic approach: “to me the most beautiful thing is vulnerability.”

The exhibition was developed in cooperation with Magnum Photos. Hamburg will be its only stop in Germany on an international tour that includes the Media Space at the Science Museum and the National Media Museum (both in London), the Finnish Museum of Photography (Helsinki), and the Fotomuseum in Antwerp.

8 SEPTEMBER 2017 − 7 JANUARY 2018 – HOUSE OF PHOTOGRAPHY – Hamburg
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MATHIEU ASSELIN – MONSANTO®: THE BOOK

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Spazio Labo’ è orgogliosa di presentare la mostra tratta dal libro Monsanto®: A Photographic Investigation (Verlag Kettler/Actes Sud, 2017) di Mathieu Asselin, un’indagine dettagliata e minuziosa sulla Monsanto® Company, la multinazionale statunitense specializzata in biotecnologie agrarie.
Dopo il grande successo riscontrato al festival Les Rencontres d’Arles edizione 2017, la mostra prodotta a Bologna è stata ripensata dal curatore Sergio Valenzuela Escobedo appositamente per la galleria di Spazio Labo’, proponendo una selezione di nuovi contenuti rispetto al festival francese. Monsanto®: The Book focalizza l’attenzione sul libro di Asselin e nasce con l’intento di mostrare come è stata portata avanti la sua indagine fotografica e come, fin dall’inizio, questo progetto sia stato pensato in forma editoriale. La scelta di concentrarsi sul “come” e sul processo realizzativo si coniuga perfettamente con la doppia anima di Spazio Labo’, galleria espositiva ma anche scuola di fotografia, motivo per cui alla mostra si affianca anche un workshop con l’autore in programma il 13 e 14 gennaio 2018.

Monsanto®: The Book propone immagini, documenti di archivio, contenuti multimediali, materiali pubblicitari e oggetti che raccontano senza filtri l’ascesa al potere, le strategie di comunicazione e manipolazione delle informazioni, la costruzione di un’identità e le drammatiche conseguenze delle azioni di una delle multinazionali più potenti al mondo. La mostra è anche un modo per riflettere su come la nuova fotografia documentaria stia diventando una alternativa alla comunicazione di massa che siamo abituati a fruire.
Monsanto®: The Book si configura, inoltre, come il contributo spontaneo che Spazio Labo’ vuole dare al dibattito culturale innescato dalle mostre e dai temi di “Foto/Industria 2017. Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro promossa dal MAST di Bologna fino al 19 novembre 2017.

Nato nel 2011, il progetto Monsanto®: a Photographic Investigation ha visto per cinque anni il fotografo Mathieu Asselin impegnato a documentare gli effetti nocivi, negli Stati Uniti e in Vietnam, di alcuni prodotti della multinazionale americana. Attraverso ritratti, foto di paesaggio, still life e materiali d’archivio (documenti, oggetti, video, testimonianze, articoli…) Asselin ha realizzato un’indagine approfondita a più livelli che ricostruisce in modo obiettivo – e, forse per questo, ancora più drammatico – la storia di Monsanto.
Monsanto®: a Photographic Investigation immerge il lettore nel complesso “sistema” della multinazionale statunitense, e lo fa conducendo l’inchiesta su un doppio binario.
Vengono così mostrate le conseguenze delle altissime concentrazioni di policlorobifenili in Alabama, le vittime di terza generazione del defoliante Agent Orange utilizzato durante la Guerra in Vietnam, la pressione esercitata a livello globale sugli agricoltori a favore dell’utilizzo di sementi OGM, ma non solo. Componente fondamentale del progetto è l’accurata ricostruzione delle strategie di marketing e comunicazione dell’azienda che rivelano, soprattutto grazie ai documenti più lontani nel tempo, una inquietante visione del rapporto natura-scienza.
Emerge così che Monsanto® intrattiene “relazioni pericolose” con il governo degli Stati Uniti, soprattutto con la FDA (Food and Drugs Administration). Mentre la multinazionale è impegnata a diffondere nuovi prodotti e tecnologie, scienziati, ecologisti, istituzioni a tutela dei diritti umani si battono per portare l’attenzione sui danni arrecati da Monsanto® in ambiti quali la salute pubblica, la sicurezza del cibo e la sostenibilità ecologica – questioni che determinano il futuro del pianeta. Muovendosi tra passato e presente, questo libro mostra come potrebbe essere il futuro se lasciato nelle mani di aziende come Monsanto®.
Il dummy di Monsanto®: a Photographic Investigation si è aggiudicato il primo premio del prestigioso Dummy Award Kassel 2016, vittoria che ha permesso la pubblicazione del libro nel 2017. Tra i riconoscimenti più importanti, la menzione speciale a Les Rencontres d’Arles Dummy Book Award 2016 e la selezione all’interno del PhotoBook Bristol’s Dummies and First Book Table. Di ottobre 2017 è la notizia che il libro Monsanto®: a Photographic Investigation è stato nominato finalista nella categoria First PhotoBook del prestigioso premio Paris Photo-Aperture Foundation PhotoBook Award, che verrà assegnato in occasione della prossima edizione di Paris Photo.

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I Grandi Maestri. 100 anni di fotografia Leica

Dal 16 novembre 2017 al 18 febbraio 2018 la mostra I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini (Roma) che rende omaggio alla prima macchina fotografica 35 mm provvista di pellicola, alla fotografia d’epoca e a tutti gli artisti che hanno utilizzato la Leica dagli anni venti ai giorni d’oggi, celebrando le loro immagini.

Oltre 350 opere dei maggiori e più prestigiosi autori – da Henri Cartier-Bresson a Gianni Berengo Gardin, da William Klein a Robert Frank, a Robert Capa a Elliott Erwitt e molti altri – decine di documenti originali, riviste e libri rari, fotografie vintage, macchine fotografiche d’epoca, compongono questa ricca esposizione che occuperà le sale del Complesso del Vittoriano di Roma nella sua unica ed eccezionale tappa italiana.

Dal 16 novembre al 18 febbraio – Complesso del Vittoriano, Ala Brasini – Roma

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André Kertész – Mirroring Life

Foam presents Mirroring Life, a retrospective exhibition of the work of photographer André Kertész (1894–1985).

15 September – 10 January – FOAM Amsterdam

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Anna Brenna – Acque silenziose

A pochi chilometri dal centro storico di Bucarest, in Romania, si trova un singolare “circuito” di cemento. Durante il comunismo erano molti gli ambiziosi piani di sviluppo per il Paese. Uno di questi prevedeva la costruzione di un lago artificiale da collegare al fiume Dâtmbovița, per creare una sorta di porto nella città. Dopo il 1989, a seguito della rivoluzione e della caduta del regime, l’incompleto progetto venne lasciato a se stesso. Lentamente la natura prese il sopravvento, alcune sorgenti iniziarono a sgorgare dal terreno, la vasta superficie si trasformò lentamente in un’area umida, un delta urbano con pesci e uccelli. All’interno del bacino trovarono nel tempo riparo anche alcune famiglie di senza tetto. Inizialmente costruirono delle baracche in lamiera, che però vennero abbattute dalle autorità. Attualmente all’interno dell’area vivono una mezza dozzina di famiglie, che cercano di rimanere invisibili per non essere cacciate e vivono di piccoli lavori.

“Io voglio dare un nome e un volto ad alcune di queste persone, che ho conosciuto e che si sono aperte con me, raccontandomi le loro storie: Gabriel e Magda con Furnică, Petrica, Marianna e Florin, Mariuta e Florin, sperando che possano riconquistare la loro dignità”. Anna Brenna

Dal 15 dicembre al 28 gennaio – Baretto Beltrade – Milano

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Gianni Berengo Gardin – Il suo sguardo su Milano

Gianni Berengo Gardin sarà l’ottavo fotografo a ricevere il prestigioso premio “Leica Hall of Fame Award”.

Tutti i Leica Store d’Italia celebreranno l’evento con una mostra dedicata alle sue fotografie.
A Milano inaugureremo il 17 Novembre dalle 18.30 “Gianni Berengo Gardin – Il suo sguardo su Milano”, con una serie di fotografie scattate alla nostra città nel corso della sua carriera, visibile fino a Gennaio.
La mostra rimarrà in esposizione fino al 17 Gennaio 2018.

Dal 17 novembre al 17 gennaio – Leica Store Milano

I bolscevichi al potere

A La Casa di Vetro, centro culturale di Milano, dall’11 novembre 2017 al 10 marzo 2018, la mostra “I Bolscevichi al Potere. 1917 – 1940: dalla Russia rivoluzionaria al terrore staliniano”, con ca. 60 immagini storiche provenienti da agenzie internazionali distribuite in Italia da AGF – Agenzia Giornalistica Fotografica, racconta dalla caduta dello Zar alla Rivoluzione d’Ottobre, dalla guerra civile alla nascita dell’Unione Sovietica, dalla morte di Lenin al terrore staliniano e all’assassinio di Trotsky. La mostra fa parte del progetto History & Photography (www.history-and-photography.com), che ha per obiettivo raccontare la storia con la fotografia (e la storia della fotografia) al grande pubblico e ai più giovani valorizzando gli archivi storico fotografici con esposizioni e fotoproiezioni. Alle scuole sono proposte visite guidate, fotoproiezioni dal vivo e l’innovativa possibilità di usare in classe le immagini della mostra per fare lezione tramite connessione web.

“Nascondere alle masse la necessità di una guerra rivoluzionaria disperata, sanguinosa, di sterminio, come compito immediato dell’azione futura, significa ingannare sé stessi e il popolo …”

dall’11 novembre 2017 al 10 marzo 2018 – La Casa di Vetro, Milano

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Milano e la mala. La storia criminale della città

Dall’inizio del ‘900 a Milano si afferma una particolare forma di criminalità detta Ligera, termine che allude, appunto, alla leggerezza di piccole bande che si coalizzano in vista di un colpo e dopo il quale si sciolgono. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, la Ligera lascerà il campo a una forma più organizzata e violenta di malavita, che espanderà il proprio potere fino ad avere il pieno controllo del gioco d’azzardo, della prostituzione e del traffico degli stupefacenti. Sono anni di transizione: la città non ha ancora un vero padrone e le strade sono un luogo disordinato, terreno di conquista di bande diverse che spesso vengono da fuori.

Alla fine degli anni Sessanta il potere mafioso inizia a estendere i propri tentacoli sul traffico degli stupefacenti. Protagonisti di questa stagione, fino ai primissimi anni ’80, saranno uomini i cui soli nomi evocano nei ricordi dei milanesi atmosfere da far west: Francis Turatello, Angelo Epaminonda, Joe Adonis, Luciano Liggio e Frank Coppola. Una sezione del percorso espositivo sarà dedicata al protagonista indiscusso della malavita milanese, colui che è entrato nell’immaginario collettivo cittadino come il bandito per eccellenza: il bel Renè, al secolo Renato Vallanzasca. Insieme all’evoluzione delle organizzazioni malavitose, muta Milano stessa. Bische, night club, circoli privati, l’ippodromo di San Siro, le sale corse: tutto ricade sotto il ferreo controllo dei gruppi che spadroneggiano in città.

Un punto di svolta è rappresentato dall’arrivo e dalla rapidissima diffusione delle droghe, prime fra tutte l’eroina. La città si trasforma da una tranquilla metropoli in espansione a una città attanagliata da paure di ogni tipo: i milanesi iniziano a chiudersi in una socialità privata, lasciando la notte cittadina in balia di balordi di ogni risma.

Insieme ai protagonisti della Mala, in mostra troveranno spazio le storie di coloro che la criminalità l’hanno combattuta: è il caso del celebre commissario Nardone, del questore Serra e di molti altri protagonisti di quella stagione sanguinosa.

Sfondo di tutto il racconto sarà sempre e comunque Milano, con i suoi cambiamenti repentini, con le sue paure, con le sue risposte e con la sua voglia continua di rinnovarsi.

DAL 9 NOVEMBRE 2017 ALL’ 11 FEBBRAIO 2018 – Palazzo Morando | Costume Moda Immagine – Milano

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Donne Curde una vita in lotta

Le scienze sociali ci spiegano che la nostra individualità si forma in relazione al contesto sociale in cui nasciamo e cresciamo e che ognuno di noi, nel corso della vita, arriva poi ad avere il proprio ruolo. L’ ambiente e il periodo storico in cui viviamo influenza le nostre scelte e il nostro stile di vita . Purtroppo ci sono strutture sociali che ancora tendono a discriminare gli individui che ne fanno parte: ancora oggi un importante motivo di discriminazione è quella di genere. E’ questo il caso delle donne turche e ancor di più di quelle curde. Queste donne si trovano in una condizione di oppressione a causa di organizzazioni e istituzioni che le privano delle loro libertà personali, che vogliono abolire le pene per crimini contro i diritti umani, che riempiono gli ospedali di medici obiettori, e che trovano giusto dare in spose delle bambine. Queste donne hanno deciso di lottare, di non chinare la testa di fronte a tutto questo , perchè vogliono avere un giusto riconoscimento politico ed arrivare finalmente ad un’ uguaglianza di genere. Bisogna guardare con ammirazione i percorsi tracciati da queste donne ed, oltre ad osservare, noi di Clinica Canegallo ne vogliamo parlare attraverso gli occhi e le parole di chi queste donne le ha conosciute e le ha fotografate nella loro forza e fragilità. Giovedi 23 Novembre alle ore 18.30 presso Clinica Canegallo, via dei fiori 14h Alatri (FR) ci incontreremo per parlarne con la fotografa Maria Novella De Luca e Silvia Todeschini, rappresentante del gruppo di solidarietà del movimento donne curde.

dal 23 Novembre al 31 gennaio – Studio Canegallo -Alatri (FR)

Cinema Mundi – Stefano De Luigi

Nell’anno in cui ricorre la ventesima edizione del Mestre Film Fest, festival internazionale del cortometraggio, il Centro Culturale Candiani, organizzatore del Festival, ha scelto di festeggiare il pregevole traguardo con molti eventi, tra cui un concorso fotografico a tema cinematografico con esposizione in mostra delle foto vincitrici e la mostra dedicata al mondo del cinema del maestro Stefano De Luigi Cinema Mundi.

Esiste un mondo cinematografico lontano dai fasti di Hollywood, un modo alternativo di fare cinema, con meno mezzi, ma non per questo meno ricco di idee e contenuti, tanto da guadagnare riconoscimenti nei più importanti festival europei e americani.

 Questo mondo ce lo racconta Stefano De Luigi, con un progetto al quale si è dedicato per tre anni, “calcando” le scene dei set cinematografici dalla Russia alla Cina, dalla Corea all’Argentina, dalla Nigeria all’Iran e all’India. Cinema mundi è la sua dichiarazione d’amore per il cinema, “attraverso i film ho studiato anche la luce” confessa De Luigi, ed è quella stessa luce che cogliamo in molte delle sue immagini.

Membro di VII PHOTO, della fotografia ne ha fatto una professione fin dal 1988, fotografo curioso ed eclettico, la sua cifra stilistica è non farne una questione di genere, anzi i generi li mette in dialogo: ritratti, moda, reportage, fotogiornalismo… Ama sperimentare, a seconda delle necessità: digitale, smartphone, panoramiche…

Ha all’attivo molti premi, tra i quali quattro World Press Photo molte esposizioni personali, pubblica su Stern, Paris Match, Le Monde Magazine, New Yorker, Eyemazing, Geo, Vanity Fair, Time, Newsweek, Internazionale, D repubblica …

Cinema mundi apre la ventesima edizione del Mestre Film Fest -in programma al Centro Culturale Candiani dal 16 al 18 novembre- un festival internazionale del cortometraggio, piccolo ma decisamente longevo, che della sua continuità ne ha fatto un punto di forza, presentandosi ogni anno non solo con un ricco programma di corti selezionati tra le varie centinaia e centinaia arrivati da tutto il mondo, ma anche con interessanti novità. I due progetti hanno in comune la stessa curiosità e passione per il mondo delle immagini in movimento, la conoscenza “dell’altro” e di “altri mondi”, le storie narrate dai più svariati punti di vista, oltre alla fotografia ovviamente.

E così eccoci a Buenos Aires, sul set di Leonera di Pablo Trapero, un film presentato in concorso al sessantunesimo Festival di Cannes che parla di maternità, innocenza e degrado. Oppure negli studi cinematografici di Shangai, tra figure eleganti e misteriose sul set del film Qui Tang, una storia di spie durante l’occupazione giapponese della Cina o tra le comparse che si preparano a girare una scena di un giallo ambientato negli anni ’40.  A Mosca ci ritroviamo sul set della miniserie televisiva I fratelli Karamazov, per poi trasferirci a “Nollywood”, in Nigeria, patria di una industria cinematografica definita “aggressiva”, dove si “gira” in appartamenti e hotel piuttosto che negli studios, per ritrovarci poi negli studi cinematografici di Teheran, tra le comparse sul set di Joseph un colossal religioso.  Tra colombe, conigli e divinità arriviamo a Ramoji Film City negli studi della città indiana Hyderabad, sul set del film mitologico Astadasa Purana. In Corea infine, in un lussuoso albergo di Seoul con Lee Min-jung protagonista di Elephant Penthouse e a Samcheok, durante le ripetizioni della prima scena di Mother di Bong Joon-ho.Cinema e fotografia, il legame tra i due linguaggi è profondo e viene da lontano, “per il fotografo il cinema è sempre l’immagine che viene dopo, un modo particolare di definire la progressione ma anche la differenza tra l’immagine fissa e quella in movimento”, diceva Cartier-Bresson.

Cinema e fotografia condividono tecniche, linguaggi narrativi, uso della luce, ispirazioni estetiche, atmosfere, creatività. Grandi registi come Kiarostami, Wenders, Tornatore hanno scelto la fotografia come mezzo autonomo di espressione. Grandi fotografi hanno guardato alla regia, come lo stesso Cartier-Bresson o Corbjin.  Il fotografo di scena fissa sul set le immagini più significative di un film a scopi promozionali.

Il cinema come la fotografia dunque, mette in scena il lavoro della memoria dando ai fotogrammi un respiro teso ad accentuare pulsioni, emozioni, ambiguità. Stefano de Luigi sul set gioca diversi ruoli, un po’ attore,  ma soprattutto primo spettatore, un po’ regista ma soprattutto fotografo: i suoi scatti “rubati” socchiudono delle finestre dalle quali farci spiare, immaginare, sognare e viaggiare nei mondi del cinema, nei cinema del mondo.

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Paolo Roversi – Incontri

In concomitanza con la grande esposizione di Palazzo Reale a Milano, la FondazioneSozzani con la mostra “Incontri” mette in evidenza la struttura propriamente pittorica delle fotografie di Paolo Roversi.

Roversi è artista della composizione e della geometria, con un approccio astratto alla realtà. Fin dagli Anni ’80 le sue fotografie rispondono a una costante esigenza formale che dà loro un carattere sorprendentemente atemporale, in contraddizione con il gusto e gli usi della moda. La sua familiarità con la storia dell’arte, e con la pittura italiana in particolare, gli permette di fotografare come un pittore. Lavora spesso a serie costruite attorno a un tema o a un modello, come se cercasse di estrarne tutte le possibilità plastiche. Per questa esposizione Roversi ha raccolto le sue fotografie a due e a tre, in dittici e trittici. Questo procedimento, mai utilizzato prima in modo sistematico, offre uno sguardo inedito sul suo lavoro, dandogli una dimensione monumentale. La composizione a più elementi gli consente di dare un’attenzione maggiore al soggetto arricchendone la lettura. Come nei polittici del Rinascimento, che ricorrono ampiamente a questo metodo. In questa mostra la fotografia di Paolo Roversi appare più serena e controllata che mai. Insieme ai più di trenta dittici e trittici – realizzati appositamente per questa mostra a partire da alcune delle più importanti foto di Roversi – viene presentata per la prima volta una selezione di ritratti incrociati di Paolo Roversi e Robert Frank realizzati nel 2001 in Nova Scotia.

17 novembre 2017 – 11 febbraio 2018 – Galleria Carla Sozzani – Milano

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CITIES

Il nuovo club fotografico milanese PhotoMilano ospita a Spazio Tadini Casa Museo una selezione di immagini dei due numeri CITIES, il nuovo magazine made in Italy dedicato alla street photography prodotto da ISP, il progetto di street autoriale Italian Street Photography.

In mostra 90 immagini, una selezione tra quelle pubblicate nei due numeri della rivista, stampata in oltre 400 copie a numero, che raccontano la città con personali e differenti punti di vista ma in un’ottica street.

Le fotografie esposte sono state realizzate dai partecipanti alle due edizioni del progetto Isp Experience, una vera produzione condivisa a cui hanno partecipato per i due primi numeri più di 160 fotografi in 11 città italiane; guidati in due weekend in aprile e settembre 2017 dagli undici Autori Isp in veste di mentori hanno scattato e preselezionato più di 1.800 immagini, poi definitivamente selezionate da Angelo Cucchetto e Graziano Perotti per la realizzazione della Fanzine dedicata alla Street Italiana.

CITIES è una fanzine che si basa su un’idea progettuale nuova e unica. La sua forza risiede proprio nella condivisione di un’opportunità fotografica professionale, dunque sulla sua natura “partecipativa” rara in Italia.

Un avventura iniziata ad Aprile 2017 con il lancio del progetto Isp Experience, per la produzione del primo numero di CITIES in sei città Italiane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Roma, Catania. Per la seconda edizione e la produzione del secondo numero a settembre il progetto si è arricchito di un corso propedeutico di Street Photography e la produzione del magazine su 8 città: Bologna, Matera, Milano, Padova, Rapallo, Roma, Siracusa, Torino.

A fare da ospite a questa mostra alla Casa Museo Spazio Tadini, luogo dedicato in gran parte alla fotografia, è PhotoMilano, gruppo fotografico creato e diretto da Francesco Tadini che, in pochi mesi di attività, ha già promosso mostre personali e collettive – alle quali hanno già preso parte più di 150 autori – reportages istituzionali, nonché workshop fotografici.

dal 24 Novembre al 21 Dicembre 2017 – Spazio Tadini Milano

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Nature morte (2000-2017) di Christopher Broadbent, e Indizi. Opere dalla collezione di Mario Trevisan

La Galleria del Cembalo propone, fino al 3 febbraio 2018, due mostre in dialogo fra loro. Nature morte (2000-2017) di Christopher Broadbent, e Indizi. Opere dalla collezione di Mario Trevisan, offriranno spunti di riflessione riguardo l’affascinante e ambiguo rapporto tra la fotografia e tre grandi temi della storia dell’arte: figura, paesaggio, natura morta.

Nature morte (2000-2017)

Dopo una lunga carriera dedicata alla fotografia pubblicitaria e agli spot televisivi, Christopher Broadbent nel 2000 decide di recuperare una dimensione privata, intima, del suo ‘mestiere’, per approfondire ulteriormente il tema dello still life che già lo aveva reso noto nel panorama internazionale della comunicazione per la suggestione e la forza evocativa di molte sue immagini, vere e proprie icone della storia della pubblicità. A differenza di quanto accade frequentemente nell’opera di molti fotografi, nel caso di Christopher Broadbent non esiste discontinuità di visione tra la produzione pubblicitaria e quella privata. Anzi, si potrebbe tranquillamente affermare che è stata la pubblicità ad adattarsi per molti anni al suo sguardo, alle sue atmosfere, alla sua cultura, al suo gusto.

Da sempre Christopher Broadbent indaga la più borghese, laica, privata e domestica delle forme dell’arte.

Scrive di lui Philippe Daverio: «La natura morta è la quintessenza dell’astrazione da parte dell’osservatore. Nel paesaggio chi lo descrive è necessariamente inserito; nella natura morta chi la racconta è per definizione esterno. Qui sta la prima differenza. La seconda è forse ancora più significativa e riguarda l’oggetto stesso e la sua difficile definizione, quella che lo porta ad avere nomi diversi nelle diverse lingue: per i tedeschi e gli inglesi è stilleben o still life, cioè vita silente, silenziosa nella propria poetica, per i francesi è nature morte anche se costituita da elementi non suscettibili di morire, per gli spagnoli è molto più semplicemente bodegón, pittura realizzata all’interno della bottega, cioè dello studio. Ma in tutti i casi si tratta di una composizione che abolisce l’idea di tempo e dove la staticità degli elementi diventa motivo di sospensione astratta dalla realtà circostante. È riflessione stabile dell’esistere. Ed è al contempo riflesso dell’esistente. Christopher Broadbent porta queste considerazioni alle loro estreme conseguenze.

Le sue nature morte sono di oggi, ma potrebbero essere del XVII secolo olandese, allo stesso modo. Dall’istantanea fotografica si scivola nel tempo infinito della storia, proprio perché il tempo in queste immagini è totalmente abolito, come i petali dei fiori che non stanno cadendo ma sono definitivamente caduti.

E la conseguenza ne è curiosamente paradossale: l’unica fotografia che possa raffigurare la realtà è quella che rappresenta una realtà artefatta, composta, inventata. Sicché qui il compito del fotografo non è più solo quello di scegliere e di scattare, ma diventa quello del comporre e dell’inventare, di fabbricare il teatrino che diventa il soggetto e non più l’oggetto dell’immagine. Come nella stampa antica, il fotografo in questo caso è colui che delineabat et invenit l’opera finale. L’effetto è fortemente attraente, in quanto Broadbent così facendo scioglie i limiti fra fotografia e pittura e lascia i due generi compenetrarsi in una nuova magia, senza tempo, nella quale gli accumuli di secoli di sensibilità saltano alla ribalta come il Jack in the Box, il diavoletto dell’immaginario che compare dal fondo dei sedimenti delle nostre fantasie e delle nostre memorie».

«Uso la penombra di una stanza vuota – spiega Broadbent – per suggerire il tempo sospeso in attesa di un intervento o di una conclusione. Come per una terzina in poesia, ho adottato una gabbia metrica in uso da secoli per la natura morta: struttura ortogonale, luce dalla finestra per un disegno in chiaroscuro, piani prospettici orizzontali marcati per mettere le cose a portata di mano dell’osservatore».

Indizi – Opere dalla Collezione Trevisan

Da oltre 25 anni Mario Trevisan colleziona fotografie e questa mostra, al di là della passione, dell’entusiasmo e della determinazione che lo contraddistinguono nella ricerca di piccoli e grandi capolavori iconici per l’incremento della propria raccolta, intende trasmettere – attraverso una ventina di opere di alcuni dei protagonisti della fotografia internazionale, dai pionieri delle origini ai maestri del Novecento – la sua straordinaria capacità di lettura del mezzo e dei linguaggi ai quali questo ha dato vita nel corso di quasi due secoli.

Collezionando fotografie, che cosa collezioniamo? era la questione che si poneva Claudio Marra (in L’immagine fotografica 1945-2000, a cura di Uliano Lucas, 2004) e alla quale rispondeva riportando il fenomeno del collezionismo fotografico al problema più generale del riconoscimento di un’identità della fotografia all’interno dell’intero e complesso sistema dell’arte. Non è più possibile ormai, dopo i mutamenti concettuali avvenuti nelle pratiche artistiche nel Novecento, concepire le immagini fotografiche come qualcosa di diverso e separato dagli altri prodotti della ricerca estetica.

Riflettendo, anzi, sulla centralità che la fotografia, fin dal suo apparire, ha assunto nel mondo dell’arte, per la sua duplice e ineludibile natura di oggetto iconico e concettuale, è possibile oggi riconsiderarne gli esiti, superando – secondo l’esemplare lezione di Trevisan – pregiudizi e retaggi di sapore idealistico e ottocentesco e accogliendo, nella decontestualizzazione che opera l’azione stessa del ‘collezionare’ (con i suoi prelievi, le sue cesure, la selezione, il riscatto), anche immagini realizzate originariamente per rispondere a funzioni pratiche (quali la documentazione, l’informazione, la pubblicità, la moda) e diverse da quelle puramente estetiche.

È in questo senso che la collezione Trevisan costituisce oggi in Italia uno dei rari esempi in cui sia possibile rintracciare, grazie alla sua estensione cronologica, alla varietà e alla qualità delle opere, alla provenienza culturale degli autori, alla molteplicità delle tecniche e alla diversità dei generi che vi sono rappresentati, una storia ‘universale’ del mezzo, dalla sua invenzione ai giorni nostri, anche se con tutti i limiti oggettivi che si pongono sempre a un’impresa di questo genere.

Limiti che hanno poi il potere di esaltare, invece, l’unicità e il carattere soggettivo di una raccolta che si manifesta, a sua volta, come atto individuale e creativo, come proposta alla collettività di un bene concettualmente e intellettualmente autonomo, con tutti i suoi valori insieme storici, culturali, affettivi, simbolici.

Quello che si propone in mostra è una selezione dalla selezione, uno sguardo ulteriore (non propriamente quello del collezionista) che offre ad altri sguardi una sorta di affondo, che tenti di concentrare e rappresentare, in una sintesi estrema, le specificità e l’originalità della collezione da una parte e, dall’altra, la vastità e la complessità della storia e della natura della fotografia.

Ed è proprio dall’analisi della collezione che due aspetti, in particolare, sono emersi e sono stati scelti come ambiti privilegiati attraverso i quali ripercorrere momenti, idee, proposte, invenzioni, sperimentazioni e soluzioni con cui la fotografia ha manifestato, nel corso del tempo, la sua duplice e ambigua identità, tra pratica comportamentale e aspirazioni di carattere formale e pittorico, in una costante tensione dialettica tra verità e finzione, realtà e apparenza, opacità e trasparenza, chiarezza e mistero.

Figure e paesaggi – apertamente intesi, come corpi e spazi via via indagati, documentati, rappresentati e interpretati dai fotografi – sono le due serie, parallele e complementari, entro cui si condensa e si dipana quella “storia della fotografia” che Mario Trevisan ha cercato a suo modo di tracciare: dall’oggettività e il naturalismo delle immagini delle origini, che pure tendono alla compostezza formale della pittura coeva (le vedute di Talbot e di Macpherson, i nudi di Belloc e di Moulin), alle aspirazioni simboliche e dichiaratamente espressive dei ritratti di Julia Margaret Cameron o dei paesaggi di Emerson, fino agli studi di fotografi pittorialisti come Drtikol e gli autori dell’atelier Pastime Novelty Co; dalle nitide e accademiche composizioni di un Marconi o di un Béchard, alle rappresentazioni ‘pure’ e dirette di autori come Eugène Atget e Manuel Alvarez Bravo; dalle raffinate e più o meno esplicite ‘citazioni’ pittoriche di Jeanloup Sieff, di Meyerowitz o di Luis Gonzalez Palma, fino alle immagini di autori come Friedlander, Sternfeld e Ghirri che, dietro l’esibizione chiara e ‘documentaria’ di porzioni di realtà, manifestano la vena più profonda e affascinante della fotografia, sempre ambiguamente sospesa tra oggettività e illusione, tra narrazione e affabulazione, tra ragione e paradosso.

Dal 24 novembre al 3 febbario 2018 – Galleria del Cembalo Roma

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Fabio Moscatelli – Gioele

La stagione dell’associazione culturale Acta International prende il via con una formula nuova: saranno presentate infatti le mostre di autori che hanno già un’identità fotografica importante e la curatela sarà affidata di volta in volta a giovani studenti e studentesse di scuole d’arte.

La particolarità di questo programma espositivo, infatti, riguarda il coinvolgimento di giovani curatrici e curatori che lavoreranno sotto il tutoraggio della giornalista e curatrice Loredana De Pace, ideatrice di questa formula per l’Acta International. In tal modo queste giovani leve potranno mettersi alla prova, lavorando a stretto contatto con fotografi che hanno già costruito un proprio percorso.

Il primo autore che sarà presentato è il fotografo romano Fabio Moscatelli.

La mostra di Fabio Moscatelli ci pone dinanzi al mondo frammentato e carico di delicatezza di Gioele, un ragazzo autistico che al momento del loro primo incontro viveva l’età di passaggio tra l’infanzia e la prima adolescenza. Come è iniziato tutto? Durante il loro primo incontro fu chiesto a Gioele se fosse d’accordo che l’uomo di fronte a lui venisse nella sua casa, lui rispose con un secco “no, mi fa schifo”. Un punto di partenza inaspettato per un legame che già poco tempo dopo aveva posto salde radici.

Il progetto nasce dalla volontà di conoscere e approfondire la tematica dell’autismo, ma non si ferma ad un’analisi della specifica realtà del ragazzo, e riesce a far scaturire dalle immagini l’intimità, la profondità del loro rapporto e la voglia di entrambi di immergersi nelle reciproche vite. La capacità di creare un solido piano di dialogo e il personale modo di porre il proprio punto di vista a stretto contatto con l’emotività di chi viene ritratto denotano la fotografia di Fabio Moscatelli.

La continua evoluzione risulta una caratteristica preponderante del lavoro dell’artista. La mostra riprende anche alcuni scatti inclusi nel primo frutto dell’intensa collaborazione con Gioele: il libro “Gioele. Quaderno del tempo libero”, e li coniuga con alcuni più recenti, tutti connotati da una limpidezza che non lascia spazio a manipolazioni ed espedienti visivi.

24 novembre – 16 dicembre 2017 – Acta international – Roma

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L’Italia di Magnum, la Sirmione di Paolo Pellegrin

100 fotografie che vanno Oltre esposte a Palazzo Callas Exhibitions

“Quella che mi interessa di più è una fotografia non finita, dove chi guarda ha la possibilità di  cominciare un proprio dialogo […] Io presento la domanda […], poi lascio spazio ad ognuno perchè si interroghi, perchè si faccia un’idea”
Paolo P

100 fotografie che vanno Oltre saranno esposte a Palazzo Callas Exhibitions dal 18 novembre 2017 al 7 marzo 2018.
Le prime 50 provengono dall’archivio Magnum Photos e raccontano il paesaggio italiano così come è stato visto da fotografi quali Robert Capa, Martin Parr, Werner Bischof, Elliot Erwitt, Richard Kalvar, Alex Webb, Inge Morath, Ferdinando Scianna e altri.Le altre fotografie sono un’assoluta scoperta: 50 immagini di Sirmione realizzate appositamente per questa mostra da Paolo Pellegrin.
Un racconto di straordinaria intensità, assolutamente inedito per forma e contenuto, un racconto per immagini destinato a suscitare nuove emozioni e un moto di sorpresa in tutti i visitatori.

18 novembre 2017 – 7 marzo 2018 – Sirmione Palazzo Callas Exhibitions

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Rafal Milach – The First March of Gentlemen

“The first march of gentlemen” è il titolo del recente libro dell’ artista Polacco Rafal Milach, realizzato durante la sua permanenza a Wrzesnia (PL) in occasione della residenza d’artista Kolekcja Wrzesińska.

Il lavoro nasce da una ricerca svolta sul passato della città e la scoperta dell’ archivio del fotografo Ryszard Szczepaniak, che negli anni 50 ha ritratto parte della popolazione locale. Milach resta affascinato soprattutto dalle immagini di giovani uomini, sia civili che militari riconoscendo nei loro atteggiamenti caratteristiche anomale: ben vestiti, imbellettati, fieri e disinvolti come dei gentiluomini, sembravano apertamente ignari o sprezzanti del tumulto del comunismo e del rigido controllo del governo che attanagliava la nazione. Ma il lavoro dell’ artista non si limita alla raccolta e riutilizzo di questo materiale, Milach si ricollega direttamente ad un fatto storico che ha segnato la città, lo sciopero degli studenti delle scuole primarie del 1901, in cui per 4 anni bambini e genitori si sono ribellati all’ imposizione di studiare esclusivamente in lingua tedesca.

Il risultato finale è un immaginario “giocoso” in cui le figure di questi gentiluomini si intrecciano in scenari surreali, fatti di forme geometriche, colori accesi, tutti chiari rimandi all’ educazione infantile, che raccontano pezzi di storia attraverso simbolismi semplici ma travolgenti, come nei disegni dei bambini. E’ altresì un commento formalmente astratto sulla situazione attuale Polacca, che può facilmente riferirsi anche ad altri luoghi. La serie di collage è un tipo di spazio utopico in cui i cittadini esprimono pubblicamente i propri timori e desideri. Indipendentemente dalle possibili conseguenze, sono attivi. Le immagini contengono sia l’idea di libertà che l’apparato oppressivo.

All’interno della mostra si ritrova questo potente dualismo, lo spazio della galleria viene utilizzato come le pagine del libro, sfruttando diverse operazioni e supporti per restituire in maniera chiara il duplice livello di lettura. Le pareti tinte di rosso sono pronte a farsi tela bianca su cui le immagini possono vivere e sovrapporsi. Ritroviamo le stesse forme, griglie e simboli presenti nel libro, che anche se non comprendiamo a pieno, ci ricordano chiaramente l’ eco di idee universali. Una sorta di lezione di educazione civica, il cui concetto primario è che ogni cittadino ha diritti e doveri imprescindibili.

8.12-13.01.2018 Fonderia 20.9 – Verona

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Lavori prodotti dai miei studenti a New York

Presentazione dello staff

Buongiorno a tutti, lavorando tanto su internet ci si dimentica spesso che dietro i pc ci siamo noi, veri. Per questo motivo abbiamo deciso di presentarci in questo breve video.

Spero, nonostante questo, continuiate a seguirci! Un abbraccio a tutti. Sara