Ludovica De Sanctis, tra astrazione e realtà

“Ho sempre avuto un grande senso di astrazione dalla realtà, per questo ho deciso di approfondire la dimensione onirica e i suoi meccanismi”(L.D.S)

Fotografia di Ludovica De Sanctis da”Untitled”

Ludovica De Sanctis, nata a Roma nel 1991 e cresciuta in una cittadina di provincia del Centro Italia per poi spostarsi nella capitale, ha mostrato un interesse precoce per il cinema e la fotografia; trasferitasi nel 2011 a Parigi dove è rimasta per circa sette anni per seguire alla Sorbona un corso di studi in Storia dell’Arte con specializzazione  sul cinema russo e sovietico, attualmente vive e lavora a Milano come fotografa e video editor.  Nota con lo pseudonimo di Kamisalak, esperta di critica cinematografica a tutto tondo, durante il periodo universitario ha lavorato come assistente in varie produzioni cinematografiche e studi fotografici. Interessata alla fotografia analogica e soprattutto al suo metodo di sviluppo e stampa in camera oscura, non si sottrae alla sperimentazione delle più svariate tecniche, spaziando dal documentario alla video art, alla fotografia digitale e artistica. Interessata fin da giovanissima ad esplorare i meandri della psiche umana, per distaccarsi dalla pura realtà si è lanciata nell’esplorazione del mondo dei sogni dominati da meccanismi, talvolta oscuri;  la profonda conoscenza del cinema e della letteratura russa (vedi Gogol’, Dostoevskij, Tarkovskij…) in cui abbondano atmosfere oniriche, le ha permesso di indagare la psiche umana attraverso il mondo del soprannaturale e delle visioni surreali. Tra i suoi progetti più noti ricordiamo “Untitled” in cui la De Sanctis si concentra ad evidenziare le condizioni sociali e psicologiche delle periferie, riflettendo su temi come la solitudine esistenziale a causa dei repentini mutamenti della società che creano inquietudine e si riflettono pesantemente sulla psiche degli uomini.

Fotografia di Ludovica De Sanctis da”Untitled”

Nel suo lavoro più celebre – “Onironautica”- dalle parole greche sogno e marinaio– dopo approfonditi  studi sulle teorie del cosiddetto ‘sogno lucido’, utilizzando  vari metodi, come il Wake Back to Bed (WBTB) e il Mnemonic Induction of Lucid Dreams (MILD), la De Sanctis si rivolge all’analisi della sua prolifica attività onirica, particolarmente nei momenti dopo il risveglio quando i sogni rimangono impressi in modo più fulgido nella memoria: si viene così a  creare un  intricato mondo di immagini sovrapposte, strane e meravigliose che emergono dal proprio subconscio e possono rimanere vive anche durante le ore diurne: “La prossima volta che sognerò, mi ricorderò che sto sognando.” (L.D.S.)     Quando siamo immersi nel mondo onirico ci appaiono forme e figure verosimili che si accostano con meccanismi completamente diversi dai fenomeni reali : ed ecco serpenti acciambellati su un letto oppure un pesce che beve al rubinetto del bagno… , a richiamarci immagini create con l’AI. “Una sottile esplorazione delle interazioni tra intelligenza umana e artificiale nella creazione artistica”​. (www.lensculture.com)

Lavori recenti di Ludovica sono il photobook “Zagriz”, edito da Altana e la mostra personale intitolata “Le hasard fait bien les choses” allestita presso uno spazio d’arte contemporanea a Locarno in Svizzera.

I suoi lavori sono stati esposti a livello internazionale in città come Parigi, Berlino, Londra e Roma; sono inoltre numerosi i riconoscimenti ottenuti, tra cui il primo premio agli Art Photography Awards 2024 di LensCulture e il premio della Julia Margaret Cameron Foundation per le tecniche di manipolazione digitale.​ Il suo impegno nell’esplorazione dell’inconscio e della sua rappresentazione attraverso la fotografia, continua a renderla una figura significativa nell’arte contemporanea.

JRNL 20 – FotoFilmic

www.ludovicadesanctis.com

Ludovica De Santis racconta la psicogeografia | Collater.al

Ludovica De Santis | Portfolio | PhotoVogue

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

Non è un crimine sostenere che l’arte può essere semplicemente bella!

Amo la moda e guardo molte cose.  Non è un crimine sostenere che l’arte può essere semplicemente bella” ALINA GROSS

Fotografia di ALINA GROSS

Nata nel 1980, Alina Gross, fotografa di origini ucraine, vive e lavora a Bochum in Germania. In un’interessante intervista riportata nel Neighbourhood Magazine, racconta con dovizia di particolari come la sua carriera sia iniziata a diciotto anni quando, giovane modella, fu scelta da un compagno di università per realizzare degli scatti quasi per gioco, scatti che inaspettatamente ebbero un certo successo anche nel sofisticato ambiente parigino. Questa divertente esperienza fu però breve perché Alina comprese ben presto come fosse molto più interessante fotografare e dunque diventare un soggetto attivo, invece di esporsi passivamente agli scatti di altri.

Fotografie di ALINA GROSS

Interessata ad esplorare con le sue fotografie il corpo femminile, alla ricerca dei dettagli più intimi e nascosti, sintetizza la sua visione in una frase: “Il nostro corpo è un paese delle meraviglie.… ho in me tutte le forme del mondo”.

Fotografia di ALINA GROSS

Alina con coraggio non arretra davanti ai difetti, alle imperfezioni, alla vecchiaia di alcune sue protagoniste oppure davanti a particolari intimi, incappando spesso nella censura di alcuni social media che non tollerano immagini troppo dirette. Attivista del movimento ‘Body positivy’ è sempre pronta a sfidare gli stereotipi riguardanti la bellezza al femminile, sfida che la spinge – sulla base delle sue esperienze personali come donna e artista – a ricercare immagini schiette ed autentiche con prospettive bizzarre e insolite al di là delle più ovvie convenzioni. Le sue fotografie vivaci e giocose attraversano con originalità il campo della moda, dai modelli casual all’haute couture: assistita da poche persone di fiducia, i suoi scatti avvengono all’interno di piccoli set, con una cura particolare rivolta alle luci anche naturali. Alina collabora con famose maison di moda e con numerose riviste internazionali, come Vogue e Harper’s Bazaar che apprezzano il suo stile originale molto glamour, talmente innovativo da includere anche il sapiente uso dell’Intelligenza Artificiale per creare spettacolari abiti floreali, pezzi unici nati dalla combinazione sofisticata tra fashion ed elementi naturali. Nei suoi lavori prettamente artistici, come il recente Calla /Lilly, la fotografa crea le sue seducenti immagini grazie ad uno stretto connubio tra fotografia tradizionale e gli algoritmi di AI, cercando una stretta relazione tra la figura femminile e il sensuale fiore della calla, quasi a voler sottolineare i confini sfumati tra il mondo reale e quello artificiale.

Fotografia di ALINA GROSS

Nella serie Visions of Femininity realizzata in collaborazione con la pittrice Vanessa Hitzfeld, la Gross si concentra sul legame tra flora e femminilità, a sottolineare una connessione delicata e armoniosa tra natura e corpo umano dipinto al di là di ogni bellezza convenzionale, richiamando mondi onirici e surreali. Un altro interessante lavoro di Alina, The Wonderland of the Human Body, esplora in modo del tutto originale il tema della maternità, utilizzando temi botanici per simboleggiare la nascita e il processo di trasformazione nella vita delle donne, specialmente dopo il parto Nell’ introduzione al suo primo libro, “The Beauty of Imperfection“, Dorothee Achenbach che ne cura l’introduzione, scrive: “Disturbanti, seducenti, straordinariamente diverse, impossibili da ignorare, le fotografie di Alina Gross hanno un enorme potere suggestivo. La fotografa, rinomata a livello internazionale, ha sviluppato un linguaggio visivo e fotografico che affascina immediatamente lo spettatore; i suoi soggetti sono le donne e i loro corpi, le metafore e le ambivalenze della sessualità e del genere. Con invenzioni visive insolite, combina corpi e parti di esso con fiori, tessuti, gioielli e colori dai toni vivaci e brillanti per dipingere al meglio la grande forza, autostima e potenza delle donne”.

Fotografa freelance famosa su scala internazionale, oltre alla collaborazione  con importanti riviste di moda, espone in numerose mostre internazionali:  ha partecipato alla Riga Biennale of Photography nel 2021 e al Queer Archive Festival ad Atene nel 2022, al Vogue Photo Festival di Milano nel 2023 e alla mostra collettiva “New Femininity” a Lisbona.

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

SITOGRAFIA

Alina Gross – Thursday’s Child (thursdayschild.global)

Alina Gross Photography | Fotografie Metropole Ruhr (alina-gross.com)

L’impatto dell’IA sulla fotografia di moda: la storia di Alina Gross | Artribune

https://www.youtube.com/watch?v=f4PWcSW9Bt0. Intervista ad Alina

 “Io immagino la fotografia come una tela vergine” Valerie Belin

VALERIE BELIN ( Boulogne-Billancourt, 1964 )

Valerie Belin Copyright (c) 2007 Philippe Lenepveu

 “Io immagino la fotografia come una tela vergine” ( V.B.)

Valérie Belin è una fotografa francese nata nel 1964 a Boulogne-Billancourt nei pressi di Parigi dove attualmente vive e lavora. Famosa per il suo approccio del tutto personale alla fotografia, oltrepassa le regole tradizionali del mezzo, interrogandosi sui confini tra il mondo reale e quello artificiale, smuovendosi tra realtà e illusione. Ha studiato all’École des Beaux-Arts di Bourges e in seguito alla Sorbona con studi rivolti al minimalismo americano e all’arte barocca italiana, per giungere ben presto alla fotografia che diviene il suo mezzo artistico preferito, procurandole fama internazionale.

Fotografia di Valerie Belin Copyright (c)

Particolarmente interessata alla resa degli effetti luministici, inizia a lavorare nel 1993 fotografando varie sorgenti luminose, con un’attenzione particolare ai riflessi prodotti da preziosi manufatti di cristallo. Durante questa prima fase della sua attività, preferisce scattare in bianconero e gli oggetti che più attraggono la sua attenzione – come ad esempio specchi, abiti, automobili, motori… – vengono immortalati con estrema definizione, secondo uno stile raffinato e decisamente minimalista. Curiosa sperimentatrice dotata di notevole fantasia, spazia in molteplici settori e, intorno alla fine degli anni Novanta, introduce nei suoi lavori la figura umana ripresa frontalmente e isolata sopra sfondi neutri bianchi o neri. In questo periodo Belin scatta in analogico e fino al 2006 predilige fotografie monocromatiche, per passare improvvisamente all’uso del colore in parallelo ad una sua incursione nel mondo del digitale che le consente, attraverso l’uso del fotoritocco, di manipolare le immagini: alla ricerca di una proliferazione e superfetazione di segni e dettagli che suggeriscono diversi livelli di lettura di un’opera, Valérie usa sovrapposizioni, doppie esposizioni, solarizzazioni assai spinte e, grazie alla sua esperienza nel campo dell’illuminazione artificiale, riesce  a creare immagini che sembrano iperreali e quasi pittoriche,  con chiari riferimenti alla fotografia commerciale o pubblicitaria.

Fotografie di Valerie Belin Copyright (c)

I suoi lavori, organizzati con estrema precisione in serie fotografiche, affrontano tematiche complesse da cui emerge con chiarezza la sua volontà di mettere in evidenza gli aspetti negativi del mondo attuale in cui diventa sempre più necessario trasformarsi e uscire da sé, grazie a trucchi, belletti o strani abbigliamenti per voler ‘apparire’ ed imporsi in modo non autentico all’interno di una sfrenata società consumistica.  Afferma Valérie: “Un cliché diventa un cliché perché è un oggetto del desiderio: il desiderio di bellezza, il desiderio di appartenere, il desiderio di riconoscimento sociale, il desiderio di essere qualcun altro. Gli stereotipi affascinano per la loro capacità di generare il desiderio di identificarsi con l’imitazione o la rivalità. Conformarsi è diventare un oggetto del desiderio.” (V.B.)  Sulla tematica della perdita di individualità in favore di un’identità modellata su un’icona globale, è particolarmente significativa la serie fotografica del 2014 dedicata ad un idolo delle folle come  Michael Jackson’s Doppelgängers, in cui la Belin immortala alcuni sosia del famoso cantante pop ripresi su fondi neutri, alla ricerca di un ‘artificioso realismo’ ricercato nella perfezione dei dettagli, dalla pelle ai costumi, fino alle espressioni facciali.

Fotografie di Valerie Belin Copyright (c)

Nella serie Still Life  del 2014, occhieggiando ad un’estetica kitsch, vengono immortalati frutti di plastica lucente o manichini/avatar che si sporgono dalle vetrine, in un susseguirsi di atmosfere ambigue ricche di artifici che ci aiutano a riflettere sulla società attuale, in cui, ribadisce con forza la fotografa, le apparenze tendono a sopraffare la realtà.

Fotografia di Valerie Belin Copyright (c)

Importanti sono le molteplici serie dedicate alle figure femminili, come ad esempioBlack-Eyed Susan del 2010, in cui immagini di fiori si sovrappongono a ritratti di donne, creando preziosi effetti onirici di fusione indissolubile tra la sfera umana e la natura. Seguono altri lavori come Têtes couronnées (2009), Brides (2012), Super Models (2015), All Star (2016), Painted Ladie, (2017). In quest’ultimo lavoro, affiancata dalla truccatrice londinese Isamaya Ffrench, la Belin ha trasformato i volti delle modelle con fantasiose pennellate ed un sapiente fotoritocco, affermando in tutta sincerità: “Potrebbero essere creazioni digitali, ma gli occhi sono ancora molto umani quindi c’è di nuovo un paradosso, tra l’irrealtà e l’umanità degli occhi delle ragazze”.

I molteplici lavori di Valèrie scaturiti da una profonda e variegata sensibilità artistica, sono stati esposti in importanti mostre ospitate al MoMa di New York, al Centre Pompidou a Parigi, al Victoria and Albert Museum di Londra. Nel 2015 ha vinto il Prix Pictet (Disorder) ed è stata nominata ufficiale dell’Ordre des Arts et des Lettres in Francia nel 2017 e nello stesso anno, una mostra itinerante è stata co-prodotta dal Three Shadows Photography Art Center di Pechino, dal SCôP di Shanghai e dal Chengdu Museum.

 Fino ad ottobre 2024, nelle sale del Museo di Belle Arti di Bordeaux (MusBA), Valérie Belin propone Silent Visions, una mostra personale con circa 100 opere che ripercorrono la carriera dell’artista, dalla fine degli anni ’90 a serie più recenti. L’esposizione mette in luce la dimensione pittorica della sua opera dove appaiono numerosi riferimenti dell’artista alla storia dell’arte, attraverso nature morte, ritratti, nudi e body worship, creando un nuovo e stimolante dialogo con le importanti collezioni d’arte del Museo di Bordeaux. (24 aprile-28 ottobre 2024. MusBA, Galleria e Museo).

Bibliografia


Valérie Belin, Quentin Bajac, Jennifer Blessing “Valérie Belin” Steidl, 2007

 Adam Mazur, Lukasz Ronduda, “Contemporary Photography from Eastern Europe: History, Politics, and Everyday, Black Dog Publishing, 2013

Valérie Belin, Tobia Bezzola, “Valérie Belin: Still Life”, Hatje Cantz 2014


Valérie Belin“Valérie Belin: Super Models”, Xavier Barral, 2015

Articolo di Giovanna Sparapani

Sitografia


valeriebelin.com

www.centrepompidou.fr Valérie Belin – Les images intranquilles – Centre Pompidou

https://www.moma.org Valérie Belin | MoMA

www.vam.ac.uk/collections/valérie-belin


“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

Guia Besana: una foto costruita che parla di cose reali.

“ …Nel mio lavoro ho bisogno che sia subito chiaro che no, questa non è la realtà. E’ una foto costruita, ma parla di cose reali…” ( G.B.)

Guia Besana è una fotografa italiana che vive e lavora tra Parigi e Barcellona: nata nel 1972 a Moncalieri vicino Torino, ha studiato media e comunicazione prima di trasferirsi in Francia nel 1994 per intraprendere la sua carriera di fotografa.

Fotografie di Guia Besana ©Guia Besana POISON

Frequentando fin dalla giovane età il laboratorio del padre che operava e commerciava nel settore dei tessuti, ha lavorato per circa otto anni a fianco del fotografo – specializzato nell’uso del banco ottico – che aveva il compito di creare il campionario per le vendite. In mezzo a stoffe, tendaggi, trame e colori che resteranno una costante nelle sue immagini, Guia si rende utile andando in giro a cercare oggetti strani e curiosi che possano servire per la creazione di set in cui collocare la merce da fotografare. Anche più avanti nel tempo, già immersa totalmente nella sua professione di fotografa, Guia ama dedicarsi alla ricerca dei più vari elementi con cui costruire le scene per gli scatti: non vede ostacoli davanti a sé ed è capace di intercettare con ostinazione da un apicoltore centinaia di api morte o pezzi di aerei dismessi in una discarica, fino a trasportare sulla testa, con notevole sforzo fisico, una poltrona di tessuto verde abbandonata in Grecia sul ciglio di una strada, oppure ricercare uova di ragno da mettere in un barattolo per vedere come riescono a prolificare. “… Mia sorella mi chiama ‘falegname’ perché so riparare di tutto, oggetti, sedie, finestre…” (G.B.) Unica tra i suoi cinque fratelli animata da un forte desiderio di controllo, ama conservare con ordine le foto di famiglia, spesso accompagnate dalla registrazione delle voci dei vari componenti, a voler fissare sensazioni ed emozioni intime e private.

Fotografie di Guia Besana ©Guia Besana Under pressure

All’età di circa trenta anni decide di percorrere fino in fondo la strada che la porta a dedicarsi totalmente alla fotografia e, mostrando da subito un particolare interesse per l’universo femminile, viaggia in diversi paesi per esplorare e immortalare la condizione delle donne dal punto di vista dell’identità privata e personale per allargare la sua indagine anche a questioni sociali. Svolgendo il ruolo di ricercatrice per un fotografo dell’agenzia Magnum, si reca in Sudafrica per un reportage sulle gravi conseguenze dell’aids: fotografa spazi vuoti, case abbandonate, il tutto estremamente desolante. In Iran, dove si reca da sola superando la paura di volare, rivolge lo sguardo alle donne riprese senza velo in casa, mentre all’aperto sono obbligate a tenere la testa coperta che le rende figure femminili quasi anonime.

Abbandonati i reportage, scopre di essere attratta dalla ‘staged photography’ che si basa su intriganti ‘mise en scène’: “……Non amo fotografare quel che vedo, ma quel che penso. All’inizio immagino una scena, poi cammino per la città in cerca di oggetti….”, oggetti che le possano servire per dare corpo all’idea iniziale, anche banali come un pezzo di stoffa, un vestito abbandonato, un legno con una curvatura… In linea con i due artisti/fotografi Cindy Sherman e Gregory Crewdson, suoi punti di riferimento, ritiene che le fotografie vanno immaginate prima di essere scattate, pensate in ogni minimo particolare, dalla location, alle luci, agli abiti, ai capelli, ai colori dominanti nelle scene. In un’intervista, Guia racconta che il periodo della gravidanza in cui era costretta ad un riposo forzato, è stato fondamentale per aiutarla ad elaborare idee e pensieri da trasformare in set scenici per fissare fotograficamente problemi della realtà attuale – come la condizione della donna e i cambiamenti climatici – con immagini di finzione incisive e pregnanti di significato. Nel 2011 per il progetto “Baby Blues”, attraverso ritratti simbolici e intriganti messinscena, esplora le emozioni e le sensazioni profonde legate alla maternità, concentrando lo sguardo e il pensiero su aspetti del suo vissuto che si allarga a tutto il mondo femminile. Per la serie “Under Pressure” del 2013, sceglie come location la casa di campagna nei pressi di Biella della nonna materna, in cui le donne portano avanti per abitudine il loro ruolo di casalinghe a vita. In “Poison” del 2015, uno dei suoi lavori più significativi, affronta il tema dell’eccessivo consumismo e dello sfruttamento indiscriminato della natura, con uno sguardo particolare al mondo marino, come ben si intuisce dalla sua famosa immagine “La Sirena”.

Fotografie di Guia Besana ©Guia Besana “Carry on”

Realizzata nel 2022, la serie di 15 fotografie dal titolo “Carry on”, scaturita dalla paura di volare e concepita come spezzoni di un film che attraverso la finzione occhieggia alla realtà, vede come protagonista una giovane donna circondata da oggetti vari sparpagliati in modo caotico sui sedili e sulla moquette dell’aereo, a testimoniare l’inquietudine che l’accompagna durante il viaggio, alludendo anche al suo mondo interiore.

Ritratto di Guia Besana

Besana ha collaborato con diverse agenzie fotografiche e i suoi lavori sono stati pubblicati in numerosi giornali e riviste internazionali come The New York Times, Le Monde, Marie Claire e Vanity Fair; è rappresentata da varie gallerie e le sue opere sono state esposte in città come Los Angeles, New York, Buenos Aires, e molte altre in Europa e Asia.

 Concita De Gregorio, “ Chi sono io?”, ed. Contrasto, Roma 2017

Guia Besana. Carry on – Mostra – Milano – STILL Fotografia – Arte.it

INTERVIEW: Guia Besana – Cortona On The Move

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

L’articolo ha solo scopo didattico e informativo. Le immagini sono di proprietà dell’autore e non possono essere vendute o riprodotte.

La Fotografia Contemporanea, gli autori di successo degli ultimi anni.

La fotografia contemporanea è un universo vibrante e in continua evoluzione, che abbraccia una vasta gamma di stili, tecniche e visioni artistiche. Ma che cos’è esattamente la fotografia contemporanea e quali sono le sue caratteristiche distintive? In questo piccolo articolo, esploreremo il panorama attuale della fotografia, esaminando alcuni esempi storici e presentando autori contemporanei che hanno ottenuto successo negli ultimi 10 anni.

© Rinko Kawauchi da Illuminance

Definendo la Fotografia Contemporanea

La fotografia contemporanea è un campo artistico straordinariamente variegato e dinamico, che riflette e risponde alle sfide, ai cambiamenti e alle possibilità del mondo moderno. Al suo interno, troviamo una molteplicità di approcci, stili e intenti, ognuno dei quali contribuisce a definire la sua ricchezza e la sua complessità.

Espressioni Concettuali e Astratte: Uno dei tratti distintivi della fotografia contemporanea è la sua propensione verso espressioni concettuali e astratte. Gli artisti spesso utilizzano la fotografia come mezzo per esplorare e comunicare idee, concetti e emozioni astratte. Attraverso l’uso di tecniche come l’astrazione, la manipolazione digitale e la sperimentazione con materiali non convenzionali, creano immagini che sfidano le aspettative e invitano lo spettatore a riflettere su temi universali come il tempo, lo spazio, l’identità e la memoria.

Narrazioni Documentarie e Visive: Dall’altra parte dello spettro troviamo le narrazioni documentarie e visive, che hanno un ruolo fondamentale nella fotografia contemporanea. Gli artisti spesso utilizzano la fotografia come mezzo per documentare e raccontare storie, sia attraverso il reportage giornalistico che attraverso progetti più intimi e personali. Queste narrazioni possono essere focalizzate su una vasta gamma di argomenti, tra cui questioni sociali, politiche, ambientali, culturali e umane. La fotografia documentaria contemporanea è caratterizzata da un’attenzione particolare per l’autenticità, l’empatia e la complessità delle storie che racconta, mentre le narrazioni visive spesso si avvalgono di approcci più sperimentali e creativi per esplorare le connessioni tra immagine e significato.

Innovazione Tecnologica e Digitale: Un altro aspetto centrale della fotografia contemporanea è l’innovazione tecnologica e digitale. Gli sviluppi nel campo della fotografia digitale, della post-produzione e della condivisione online hanno rivoluzionato il modo in cui gli artisti lavorano e interagiscono con il loro medium. Queste nuove tecnologie offrono una vasta gamma di possibilità creative, consentendo agli artisti di esplorare nuove tecniche, approcci e modalità di presentazione. Dalla fotografia digitale alla manipolazione digitale, dall’uso di droni e fotocamere a 360 gradi alla fotografia basata su algoritmi e intelligenza artificiale, la fotografia contemporanea è in costante evoluzione e reinvenzione.

© Taryn Simon – inkjet prints and text, framed – United States of America

Caratteristiche della Fotografia Contemporanea

  • Sperimentazione Tecnica: Gli artisti contemporanei spesso sfruttano le più recenti tecnologie e tecniche fotografiche per esplorare nuove modalità espressive.
  • Narrativa Visiva: Molte opere contemporanee combinano immagini fotografiche con elementi narrativi per creare storie complesse e coinvolgenti.
  • Approcci Concettuali: La fotografia contemporanea può essere fortemente influenzata da concetti filosofici, politici o sociali, trasformando le immagini in veicoli di significato più profondo.
  • Esplorazione dell’Identità: Gli artisti contemporanei spesso esplorano temi legati all’identità personale, sociale e culturale attraverso la fotografia.

The Black Cloud, 2001 © 2021 Alessandra Sanguinetti

Esempi Storici di Fotografia Contemporanea

  • Cindy Sherman: Con le sue serie di autoritratti concettuali, Sherman ha sfidato le convenzioni della rappresentazione femminile e ha esplorato il concetto di identità e maschera sociale.
  • Nan Goldin: Attraverso le sue fotografie documentaristiche intime e personali, Goldin ha catturato la vita quotidiana e le relazioni umane con una sincerità e una franchezza sorprendenti.

Autori Contemporanei di Successo

  • Hiroshi Sugimoto: Con la sua serie “Seascapes”, Sugimoto cattura paesaggi marini in modo straordinario, utilizzando lunghi tempi di esposizione per creare immagini eteree e suggestive.
  • Rinko Kawauchi: Con la sua poetica delle piccole cose quotidiane, Kawauchi crea immagini delicate e intime che celebrano la bellezza della vita semplice.
  • Alec Soth: Conosciuto per il suo approccio narrativo alla fotografia documentaristica, Soth esplora il paesaggio americano e le storie umane che lo abitano con empatia e profondità.
  • Annie Leibovitz: Celebre per i suoi ritratti iconici di personaggi famosi e influenti, Leibovitz cattura l’anima delle sue soggetti in modi unici e potenti, trasmettendo emozioni e storie attraverso le sue immagini.
  • Gregory Crewdson: Con le sue elaboratissime produzioni, Crewdson crea scene cinematografiche inquietanti e suggestive, catturando momenti di tensione e mistero in paesaggi suburbani americani.
  • Taryn Simon: Attraverso le sue serie fotografiche concettuali, Simon esplora temi complessi come il potere, la politica e la memoria collettiva, creando immagini che provocano riflessioni profonde e significative.
  • Pieter Hugo: Con il suo approccio audace e provocatorio, Hugo esplora le sfide sociali e politiche dell’Africa contemporanea, creando immagini che sfidano le percezioni e stimolano il dialogo.
  • Vik Muniz: Con la sua tecnica di costruzione delle immagini utilizzando materiali non convenzionali, Muniz crea opere visivamente sorprendenti che esplorano la natura dell’immagine e della rappresentazione.
  • Alessandra Sanguinetti: Con le sue immagini poetiche e intime, Sanguinetti esplora le dinamiche familiari e sociali nelle comunità rurali dell’America Latina, creando storie di empatia e connessione umana.
  • Daido Moriyama: Con il suo stile distintivo e audace, Moriyama cattura l’essenza della vita urbana giapponese, esplorando i confini tra realtà e sogno attraverso le sue immagini.

Conclusioni

La fotografia contemporanea è un territorio fertile per l’esplorazione creativa e l’innovazione. Attraverso l’uso di nuove tecnologie, approcci concettuali e narrazioni visive, gli artisti contemporanei continuano a sfidare le convenzioni e a creare opere che ispirano e stimolano il pubblico di oggi. Esplorare questo mondo affascinante può offrire un’esperienza artistica ed emotiva senza pari.

Continuate a seguire saramunari.blog per ulteriori approfondimenti sull’arte e la fotografia contemporanea!

Le fotografie inserite nel testo sono e rimangono di proprietà dell’autore, qui hanno solamente scopo didattico informativo.

Sarah Cooper e Nina Gorfer – opere composite, pittura e collage

Sarah Cooper, nata negli Stati Uniti nel 1974 e Nina Gorfer in Austria nel 1979, lavorano in stretto sodalizio fin dal 2006; attualmente vivono e lavorano a Göteborg, in Svezia.

Le due fotografe hanno esposto in importanti musei europei e statunitensi, ricevendo anche il titolo di ambasciatrici Fuji; nel 2018 hanno ricevuto il German Photo Book Award per il libro “I Know Not These My Hands”, pubblicato da Kehrer Verlag.

fotografia di Sarah Cooper e Nina Gorfer

Operando principalmente nell’ambito della ritrattistica, supportate da una approfondita cultura visiva a partire dai dipinti del XVIII sec. per arrivare a Gustav Klimt fino ai Surrealisti, creano opere composite in cui si armonizzano tra di loro fotografia, pittura e collage. Le atmosfere stranianti che emanano dai loro lavori sono il frutto di un sapiente e minuzioso lavoro anche manuale, rivolto alla creazione di sofisticate messe in scena: le imponenti figure femminili emergono da fondi scuri attraverso i colori saturi e vibranti dei loro ricchi abiti dalle strane fogge totalmente inventate, lasciandosi alle spalle le loro angosce e il loro difficile passato.  L’attenzione dedicata ai volti e agli atteggiamenti delle protagoniste implica una conoscenza profonda degli stati d’animo delle donne ritratte, ma una parte rilevante del ‘modus operandi’ di Sarah e Nina non dipende da indagini esclusivamente introspettive, in quanto tematiche di tipo politico e sociale costituiscono la base del loro lavoro.

Fotografie di Sarah Cooper e Nina Gorfer

La memoria, l’identità, lo spaesamento procurato soprattutto dall’abbandono dei propri paesi di origine, fa sì che nei loro ritratti si creino stratificazioni di elementi decisamente complessi, molto al di là della ritrattistica tradizionale.

Il loro stile originale contempla l’uso di collage realizzati con materiali dipinti e ricamati, oltre a fotografie destrutturate, smontate e rimontate sovrapponendo in modo effimero i vari strati fino ad ottenere superfici frammentate, per lo più caratterizzate da linee spezzate. “Sarah Cooper e Nina Gorfer sono convinte che anche l’arte possa contribuire a salvare il mondo. Nei loro ritratti rielaborano la realtà attraverso un complesso filtro psicologico di ricordi, stati d’animo e ferite” ( Alice Politi in Vanity Fair). Importante è la loro indagine visiva sulla generazione di giovani donne emigrate in Svezia, forzatamente sradicate dai loro paesi di origine, come possiamo ammirare nella serie “Between These Folded Walls,Utopia” (2017 – 2020),  in cui si mette a fuoco la tentazione di sognare un nuovo mondo possibile: le immagini decisamente teatrali sono infarcite di scene surreali, con significativi rimandi alla realtà vissuta dalle donne rappresentate, in ”…una danza visiva tra astrazione e figurazione”.

Fotografia di Sarah Cooper e Nina Gorfer

Il libro “I Know Not These My Hands”, ricco di liricità e poesia, indaga i segni e le tracce che una vita difficile e travagliata ha lasciato nell’animo di donne originarie del nord-ovest dell’Argentina, emigrate in terre lontane. Il libro, composto da un insieme di fotografie e aneddoti, è scaturito da incontri casuali, lunghe conversazioni, interminabili sedute di posa, caratterizzate da empatia tra le fotografe e le donne ritratte che non mostrano alcuna remora nell’evidenziare il senso di disorientamento provocato dall’essere completamente sradicate dalla loro terra. ​

Fotografia di Sarah Cooper e Nina Gorfer

Nel libro “The Weather Diaries” – pubblicato nel 2014 dopo un soggiorno di due anni in paesi del nord Europa come l’Islanda e la Groenlandia –  Cooper e Gorfer esplorano in modo originale ed estremamente poetico le radici delle tradizioni, della moda e del design nordico. Le fotografe con i loro scatti che vanno al di là di una pura documentazione, interpretano in modo sublime il freddo isolamento di questi luoghi: abiti sofisticati, installazioni di giovani stilisti e anche vestiti tradizionali affiorano in mezzo ad una natura dura e selvaggia, creando un contrasto di struggente bellezza. Commissionato dalla Nordic Fashion Biennale, il progetto ha implicato la collaborazione con designer e artigiani locali, il cui lavoro è influenzato dalla cultura, dalle tradizioni e dal clima delle loro terre d’origine.

https://www.vanityfair.it/show/agenda/2020/08/27/vanity-art-view-cooper-gorfer-larte-ha-un-potere-innato-ispirare-la-trasformazione

https://www.materainternationalphotography.com/cooper_gorfer-s3072.

Between These Folded Walls, Utopia – Photographs by Cooper & Gorfer | Interview by Liz Sales | LensCulture

Articolo di Giovanna Sparapani

Le fotografie inserite nel testo sono e rimangono di proprietà dell’autore, qui hanno solamente scopo didattico informativo.

Sul vedere e sul guardare di Valeria Cristofoli

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Valeria Cristofoli.

Fotografie di Valeria Cristofoli vietata la vendita o la riproduzione.

Sul vedere e sul guardare Valeria Cristofoli

Il primo strumento utilizzato dal governo cinese per monitorare i propri cittadini sono le telecamere, circa mezzo miliardo installate su tutto il territorio. Le telecamere, dotate per lo più del sistema di riconoscimento faciale, sono collocate non solo nelle aree più affollate e sensibili per la sicurezza nazionale, ma anche in luoghi dove si svolge la vita quotidiana più profonda e intima.

Queste telecamere sono in grado di determinare il volto delle persone, il sesso, la razza e il vestiario creando così un enorme banca dati che scheda ogni singolo cittadino dell’1,4 miliardi di cinesi. Un materiale onnicomprensivo che alimenta la nuova Era dell’Intelligenza Artificiale.

Da tempo i cinesi sono abituati ad essere controllati, visti dagli occhi delle telecamere governative che idealmente rende le loro vite più sicure e facili. Oggi i cittadini cinesi non solo visti, ma anche guardati: “Scoprite perché un uomo agisce, osservate come agisce, esaminate quello che lo appaga. Che cos’altro potrebbe ancora nascondervi?” (Confucio).

Valeria Cristofoli

Per conoscere il lavoro di Valeria – pagina Instagram: @valeria_cristofoli

Per informazioni sui workshop di viaggio con Sara Munari, vai qui