Mostre di fotografia segnalate per il mese di maggio

Ciao a tutti!

Guardate che mostre interessanti ci aspettano a maggio!


Anna

SEBASTIÃO SALGADO. AMAZÔNIA

Sebastião Salgado. Amazônia
© Sebastião Salgado | Sebastião Salgado. Amazônia

Dal 12 maggio al 19 novembre 2023 a Milano presso la Fabbrica del Vapore è aperta al pubblico la mostra Amazônia di Sebastião Salgado, a cura di Lélia Wanick Salgado.

Per sei anni Sebastião Salgado ha viaggiato nell’Amazzonia brasiliana, fotografando la foresta, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano. La mostra, con oltre 200 opere, immerge i visitatori nell’universo della foresta mettendo insieme le impressionanti fotografie di Salgado con i suoni concreti della foresta. Il fruscio degli alberi, le grida degli animali, il canto degli uccelli o il fragore delle acque che scendono dalla cima delle montagne, raccolti in loco, compongono un paesaggio sonoro, creato da Jean-Michel Jarre.

Dal 12 Maggio 2023 al 19 Novembre 2023 – Fabbrica del Vapore – Milano

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CARLA CERATI. LE SCRITTURE DELLO SGUARDO

© Carla Cerati
© Carla Cerati

 Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore, ente nato per volontà della FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, associazione senza fini di lucro che si prefigge lo scopo di divulgare e sostenere la fotografia su tutto il territorio nazionale, presenta la nuova mostra “Carla Cerati  – Le scritture dello sguardo” che inaugurerà sabato 1 aprile 2023 alle ore 16.30 presso il CIFA e il nuovo libro a lei dedicato per la collana “Grandi Autori della fotografia contemporanea”. 
 
L’esposizione fotografica proposta da FIAF e curata da Roberto Rossi, Presidente FIAF, presenta una parte importante, ed in alcuni casi meno conosciuta, del lavoro fotografico di Carla Cerati. Il libro che accompagna la mostra, curato da Lucia Miodini ed Elena Ceratti, è l’occasione per continuare l’esplorazione promossa dall’editoria FIAF del mondo delle Fotografe Italiane iniziato nell’anno 2000 con il volume dedicato a Giuliana Traverso e che annovera nelle sue due principali collane, quella delle Monografie e quella dei Grandi Autori, nomi come Eva Frapiccini, Patrizia Casamirra, Antonella Monzoni, Paola Agosti, Angela Maria Antuono, Chiara Samugheo, Stefania Adami, Lisetta Carmi, Cristina Bartolozzi, Giorgia Fiorio.
 
Ben più di un’antologica della sua produzione, la mostra ci aiuta ad entrare in contatto con la forte personalità di questa Autrice espressa nell’impegno civile e alimentata dalle passioni per la scrittura e per la fotografia. “L’una e l’altra”, affermava Carla Cerati: sono due attività che coesistono, ma non si fondono. È sempre un’osservazione della realtà: la fotografia le serve per documentare il presente, la parola per recuperare il passato. L’incontro tra fotografia e testo caratterizza il percorso di Cerati. 
 
La Cerati si avvicina alla fotografia agli inizi degli anni ‘60 fotografando il suo ambiente famigliare. È un periodo in cui anche grazie al crescente sviluppo economico del dopoguerra, la fotografia diventa una pratica personale diffusa e alla portata anche dei ceti sociali meno abbienti. Per chi come Cerati desidera andare oltre la cosiddetta foto di famiglia e vuole approfondire contenuti e tecnica fotografica, non esistono in Italia, salvo rarissime eccezioni come il Bauer, prima scuola pubblica di fotografia fondata nel 1954, altri luoghi da frequentare che i circoli fotografici. 
 
Un percorso analogo è stato compiuto da altri fotografi della sua generazione, come ad esempio Gianni Berengo Gardin, Mario De Biasi, Nino Migliori, Fulvio Roiter, che, avvicinatisi alla fotografia frequentando le associazioni fotografiche fin dall’immediato dopo guerra, hanno poi scelto la strada del professionismo sotto varie forme. Cerati per un certo periodo frequenta il Circolo Fotografico Milanese, che in quegli anni è animato da un intenso dibattito tra coloro che privilegiano visioni di tipo estetico-formale e altri interessati alla ripresa del reale. Fa sua questa seconda visione e decide di avvicinarsi al professionismo. 

Dal 01 Aprile 2023 al 04 Giugno 2023 – CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore – Bibbiene (AR)

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FOTOGRAFIA EUROPEA 2023 – XVIII EDIZIONE

EUROPE MATTERS

Visioni di un’identità inquieta

Possiamo affermare che esiste un’identità comune ? In che misura mito e memoria modellano o consolidano il nostro senso di appartenenza collettiva? E in che modo la fotografia contemporanea contribuisce a dare una risposta alle sfide e alle situazioni che vivono i cittadini europei?

Considerando la relazione fra identità nazionale e comunità democratica, così come le realtà multiculturali dei singoli paesi europei, ci troviamo in bilico fra l’appartenere a nazioni distinte e a una popolazione culturalmente omogenea. Come hanno scritto Peter Gowan e Perry Anderson, «gli imperi del passato minacciano di dissolversi in lande postmoderne spazzate solo dall’ondata del mercato». Inoltre, l’Europa non è più considerata il luogo da cui si scrive la storia.

Quanto sia complesso e difficile cogliere la natura dell’Europa come comunità è il tema di una serie di progetti fotografici che si soffermano soprattutto sulle persone e sulle identità, per raccontare le politiche di inclusione ed esclusione e la persistenza delle idee di storia e di cultura nel momento presente.

I progetti che faranno parte di questa edizione indagheranno tra le altre le nozioni di appartenenza e solidarietà, così come quelle di fragilità e inquietudine.

28 aprile – 11 giugno 2023 – Reggio Emilia – sedi varie

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CABARET VIENNA. L’ATELIER FOTOGRAFICO MANASSÉ

Atelier Manassé, Vienna, La danza (Tänzerin), 1931 c., stampa vintage, IMAGNO / Collection Christian Brandstätter, Wien
Atelier Manassé, Vienna, La danza (Tänzerin), 1931 c., stampa vintage, IMAGNO / Collection Christian Brandstätter, Wien

Attraverso 120 fotografie la mostra ripercorre la storia dello studio fotografico più popolare della Vienna degli anni Venti: l’Atelier Manassé.
Calembour visivi, ritratti di attrici e modelle, danzatrici e foto di nudo danno vita a un percorso tematico che evoca uno dei periodi più vivaci dell’Europa del secolo scorso.  
Al Mart, fino al 18 giugno.

Fondato dai coniugi ungheresi Olga Spolarits e Adorjan Wlassics a Vienna nel 1920, riscoperto negli anni Ottanta e studiato in anni recenti dopo un lungo oblio da Chiara Spenuso, l’Atelier Manassé costituisce un archivio fotografico unico nel suo genere

Negli anni Venti, dopo essersi trasferiti nell’ex capitale dell’Impero austro-ungarico, i coniugi Wlassics ottengono un notevole successo fotografando i protagonisti del cinema muto. Oltre a realizzare ritratti di attrici e attori, la coppia ungherese si specializza soprattutto nel nudo femminile. Nei loro scatti i corpi sono sempre ritratti in pose studiate e giustapposti a elementi scenografici e costumi di scena spesso insoliti che creano accostamenti evocativi e suggestivi in linea con il gusto dell’epoca. Le fotografie sono spesso evocative di una femminilità misteriosa e fatale, ma non mancano i toni ironici e surreali vicini alle sperimentazioni visive delle avanguardie che si diffondono in tutta Europa. 
Davanti all’obiettivo di Olga e Adorjan non passano solo le attrici e le ballerine più famose, ma anche tutta la nobiltà viennese. La fama e il prestigio dell’Atelier superano i confini e conquistano altre città europee, come Berlino e Parigi. 
Dopo la morte di Adorjan, nel 1946, il lavoro dello studio viene portato avanti da Olga fino alla fine degli anni Sessanta.

Nello stesso periodo della grande mostra dedicata a Klimt e l’arte italiana, il Mart propone una seconda esposizione sulla Vienna degli anni Venti, grande capitale europea in un’epoca di profonde trasformazioni sociali e culturali. È in questo contesto che si afferma la Secessione Viennese la cui eco caratterizza profondamente tutti i linguaggi culturali, dal cinema alla fotografia, passando per la pubblicità e i rotocalchi. 
Con il titolo Cabaret Vienna, la mostra sull’Atelier Manassé approfondisce e sviluppa questi temi, attraverso cinque sezioni tematiche. 
120 fotografie, spezzoni di film, documenti, copertine di riviste e libri d’artista descrivono l’atmosfera mondana e sfavillante di inizio secolo. 
Ritratti dei protagonisti del mondo dello spettacolo e del cinema, calembour visivi, immagini di nudo (utilizzate sia nella moda, sia nella pubblicità) e fotografie di ispirazione esotica contribuiscono all’affermazione della modernità e della stravaganza.
In un clima cupo di tensioni sociali e politiche, con le dittature europee alle porte, non mancò per reazione un clima di euforia e frivolezza, in cui il cinema, la radio e la fotografia assumono un peso sempre maggiore e contribuiscono alla diffusione di stili di vita, modelli estetici e di comportamento, status symbol e tendenze, in particolare presso l’alta borghesia. 
Profondamente connesso al momento e al luogo in cui si sviluppa, il lavoro dell’Atelier Manassé tratteggia la i ruggenti anni Venti”. È un periodo innovativo e straordinario, soprattutto per le donne che, in nome di una reclamata parità sessuale, si affrancano anche attraverso gesti considerati rivoluzionari: portare i capelli corti, fumare, guidare o vestire da uomo. Mezzo moderno per eccellenza, la fotografia diventa un’ottima alleata dell’emancipazionefemminile. Da qui la nuova consapevolezza delle protagoniste delle foto di Olga e Adorjan, coscienti di rappresentare solo se stesse e di non essere più semplicemente muse ispiratrici.

Dal 16 Marzo 2023 al 18 Giugno 2023 – MART – Rovereto

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LETIZIA BATTAGLIA. TESTIMONIANZA E NARRAZIONE

Letizia Battaglia, La bambina lavapiatti. Monreale, 1979
© Letizia Battaglia | Letizia Battaglia, La bambina lavapiatti. Monreale, 1979

Dal 31 marzo al 31 maggio 2023 le opere di chi ha utilizzato la fotografia come denuncia e arma di ribellione. Trenta scatti in bianco e nero del periodo dal 1972 al 2003 provenienti dall’Archivio palermitano ‘Letizia Battaglia’.

Letizia Battaglia incarna in sè arte, impegno civile, partecipazione e passione. Trani la celebra ad un anno dalla sua scomparsa con una straordinaria mostra monografica che testimonia trent’anni di vita e società italiana.

Letizia Battaglia. Testimonianza e narrazione”, fruibile dal 31 marzo al 31 maggio 2023 a Palazzo delle Arti Beltrani, è una carrellata di 30 scatti in bianco e nero che hanno segnato a fuoco la memoria visiva della storia del nostro Paese, passando dalla inconsapevole bellezza delle bambine dei quartieri poveri siciliani (uno su tutti ‘La bambina con il pallone del quartiere Cala di Palermo’) al volto di Pier Paolo Pasolini, ai morti per mano della mafia, tra cui Piersanti Mattarella, e poi, ancora, le processioni religiose, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino all’arresto del feroce boss Leoluca Bagarella.

Testimonianza vera, spesso crudele e cruenta, dell’appassionato impegno civile e politico di Letizia Battaglia che per trent’anni ha fotografato la sua terra, la Sicilia, con immagini che denunciano l’attività mafiosa nei coraggiosi reportage per il quotidiano «L’Ora» di Palermo, che l’ha eletta di fatto ad una delle prime fotoreporter italiane. La fama di Letizia Battaglia, nomen omen, è passata nel corso degli anni da una dimensione regionale a una nazionale e internazionale. Notorietà premiata, oltre che da numerosi riconoscimenti in tutto il mondo, anche dal New York Times che nel 2017 ha inserito la fotografa ottantaduenne tra le undici donne più influenti dell’anno, per l’impegno dimostrato come artista.

Il percorso espositivo tranese intende restituire l’intensità che caratterizza tutto il suo lavoro: dall’attività editoriale a quella teatrale e cinematografica, passando per l’affresco della Sicilia più povera e la denuncia dell’attività mafiosa, della miseria, del degrado ambientale, conseguenza della deriva morale e civile.

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Questa mostra, composta da immagini provenienti dall’Archivio Letizia Battaglia di Palermo e selezionate dai loro curatori Marta e Matteo Sollima, nipoti della fotografa, rappresenta un’occasione preziosa per conoscere l’artista Battaglia, divulgare la sua opera e celebrarla nel nostro territorio ad un anno dalla scomparsa – commenta Alessia Venditti, autrice con Andrea Laudisa dei testi che accompagnano l’esposizione. Battaglia è riconosciuta come una delle più grandi interpreti del Novecento e la fotografia, vocazione a tempo pieno, è stato lo strumento con cui ha rivelato la cruda realtà della mafia, del clientelismo e della povertà; celebri sono altresì i suoi ritratti, tra cui spicca la serie di fotografie scattate a Pasolini presso il Circolo Turati di Milano.

La mostra tranese e le foto per essa selezionate, che riguardano il periodo di produzione che va dal 1972 al 2003, hanno l’intento di svelare al pubblico il modo di intendere la fotografia di Letizia Battaglia come arma di ribellione e missione.
Il percorso espositivo è completato dalla proiezione del documentario di Francesco Raganato “Amore amaro” (2012), visibile durante la fruizione della mostra». 


Dal 31 Marzo 2023 al 31 Maggio 2023 – Palazzo delle Arti Beltrani – Trani (BA)

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ROBERT CAPA. L’OPERA 1932 – 1954

Modotti, i due successi degli scorsi mesi, l’appuntamento 2023 è con un altro grandissimo protagonista della storia mondiale della fotografia, un fotografo che è assurto a mito: Robert Capa.
La mostra, promossa dall’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta, è a cura di Gabriel Bauret, in collaborazione con Daria Jorioz, dirigente della Struttura Attività espositive e promozione identità culturale.
Al Centro Saint-Bénin dal 6 maggio al 24 settembre 2023 saranno esposte oltre 300 opere, selezionate dagli archivi dell’agenzia Magnum Photos, che copriranno in modo esaustivo la produzione del celebre fotografo, dagli esordi del 1931 alla morte avvenuta – per lo scoppio di una mina – nel 1954 in Indocina.
“La mostra – anticipa la Dirigente delle Attività espositive Daria Jorioz – consente di ripercorrere tutte le fasi della straordinaria carriera di Robert Capa, riservando un’attenzione particolare ad alcune delle sue immagini più iconiche, che hanno incarnato la storia della fotografia del Novecento. L’esposizione si propone di evidenziare le molteplici sfaccettature dell’opera di un autore passionale e in definitiva sfuggente, instancabile e forse mai pienamente soddisfatto, che non esitava a rischiare la vita per i suoi reportages”.
Scrive Gabriel Bauret in catalogo: “Il suo posto nella storia della fotografia potrebbe essere paragonato a quello di Robert Doisneau, ma il paragone si ferma qui: tanto Capa è un eterno migrante, dallo spirito avventuroso, quanto Doisneau è un sedentario che nutre la sua fotografia con i soggetti che sa scovare a Parigi e nelle sue periferie”.
Al Centro Saint-Bénin di Aosta il visitatore potrà ammirare le immagini di guerra che hanno forgiato la leggenda di Capa, ma non solo. Nei reportages del fotografo, come in tutta la sua opera, esistono quelli che Raymond Depardon chiama “tempi deboli”, contrapposti ai tempi forti che caratterizzano le azioni. I tempi deboli ci riportano all’uomo, Endre Friedmann, alla sua sensibilità verso le vittime e i diseredati, al suo percorso personale dall’Ungheria in poi. Immagini che lasciano trapelare la complicità e l’empatia del fotografo rispetto ai soggetti ritratti, soldati ma anche civili, sui terreni di scontro, in cui ha maggiormente operato e si è distinto.
Di lui così scrisse Henri Cartier-Bresson: “Per me, Capa indossava l’abito di luce di un grande torero, ma non uccideva; da bravo giocatore, combatteva generosamente per se stesso e per gli altri in un turbine. La sorte ha voluto che fosse colpito all’apice della sua gloria”.

La mostra si articolerà in 9 sezioni tematiche: Fotografie degli esordi, 1932 – 1935; La speranza di una società più giusta, 1936; Spagna: l’impegno civile, 1936 – 1939; La Cina sotto il fuoco del Giappone, 1938; A fianco dei soldati americani, 1943 – 1945; Verso una pace ritrovata, 1944 – 1954; Viaggi a est, 1947 – 1948;
Israele terra promessa, 1948 – 1950; Ritorno in Asia: una guerra che non è la sua, 1954.
A rendere la rassegna ancora più intrigante è la possibilità che essa offre di ammirare l’utilizzo finale delle immagini di Capa, ovvero le pubblicazioni dei suoi reportages sulla stampa francese e americana dell’epoca e gli estratti di suoi testi sulla fotografia, che tra gli altri toccano argomenti come la sfocatura, la distanza, il mestiere, l’impegno politico, la guerra.
Inoltre, saranno disponibili gli estratti di un film di Patrick Jeudy su Robert Capa in cui John G. Morris commenta con emozione documenti che mostrano Capa in azione sul campo e infine la registrazione sonora di un’intervista di Capa a Radio Canada.
Robert Capa nasce nel 1913 a Budapest; in gioventù si trasferisce a Berlino, dove inizia la sua grande carriera di fotoreporter che lo porterà a viaggiare in tutto il mondo. Nel 1947 fonda con Henri Cartier-Bresson e David Seymour la celebre agenzia Magnum Photos. Muore in Indocina nel 1954, ferito da una mina antiuomo mentre documenta la guerra al fronte.

6 Maggio 2023 – 24 Settembre 2023 – Aosta, Centro Saint-Bénin

JR – DÉPLACÉ∙E∙S

Opera di JR
Opera di JR

Intesa Sanpaolo organizza alle Gallerie d’Italia – Torino dal 9 febbraio 2023 al 16 luglio 2023 la prima mostra personale italiana di JR, artista francese famoso in tutto il mondo per i suoi progetti che uniscono fotografia, arte pubblica e impegno sociale.
Combinando diversi linguaggi espressivi JR (1983) porterà nell’esposizione che occuperà circa 4000 mq del museo di Piazza San Carlo, realizzata in collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo e curata da Arturo Galansino, il suo tocco per raccontare la realtà e stimolare riflessioni sulle fragilità sociali.
Partito dalla banlieu parigina più di vent’anni fa, JR ha portato la sua arte in tutto il mondo con monumentali interventi di arte pubblica in grado di interagire con grandi numeri di persone e attivare intere comunità, dalle favelas brasiliane ad una prigione di massima sicurezza in California, dalla Pyramide del Louvre alle piramidi egiziane, dal confine tra Israele e Palestina a quello tra Messico e Stati Uniti.
I problemi dei migranti e dei rifugiati, sempre più di scottante attualità, fanno da molto tempo parte dell’indagine di JR. Con il progetto Déplacé∙e∙s, cominciato nel 2022 e presentato per la prima volta in questa mostra, l’artista ha viaggiato in zone di crisi, dall’Ucraina sconvolta dalla guerra fino agli sterminati campi profughi di Mugombwa, in Rwanda, e di Mbera, in Mauritania, Cùcuta in Colombia e a Lesbo, in Grecia per riflettere sulle difficili condizioni in cui oggi versano migliaia di persone a causa di conflitti, guerre, carestie, cambiamenti climatici e coinvolgere pubblici esclusi dal circuito artistico e culturale all’insegna di valori come libertà, immaginazione, creatività e partecipazione.
Seppur effimera l’arte di JR crea un impatto sulla società e sul mondo in cui viviamo. Essa è realizzata per le persone e si realizza con le persone, rivelando l’importanza del nostro ruolo individuale e collettivo per migliorare il presente e per cercare di rispondere ad un quesito centrale per l’artista: l’arte può cambiare il mondo?

Dal 08 Febbraio 2023 al 16 Luglio 2023 – Gallerie d’Italia – Torino

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VIVIAN MAIER. Shadows and Mirrors

La mostra “Vivian Maier. Shadows and Mirrors”, composta da 93 autoritratti, racconta la grande fotografa e la sua ricerca incessante di trovare un senso e una definizione del proprio essere. L’esposizione è in programma presso Palazzo Sarcinelli a Conegliano, dal 23 marzo al 11 giugno 2023. La mostra, a cura di Anne Morin in collaborazione con Tessa Demichel e Daniel Buso, è organizzata da ARTIKA, in sinergia con diChroma Photography e la Città di Conegliano.
“Un ritratto non è fatto nella macchina fotografica. Ma su entrambi i lati di essa”, così il fotografo Edward Steichen riassumeva il principio della fotografia. Un processo creativo che ha origine dalla visione dell’artista e che si concretizza solo in un secondo tempo nello scatto. Nel caso di Vivian Maier: il suo stile, i suoi autoritratti, hanno origine da una visione artistica al di qua dell’obiettivo fotografico. Per lei fotografare non ha mai significato dar vita a immagini stampate e quindi diffuse nel mondo, quanto piuttosto un percorso di definizione della propria identità.

La mostra ripercorre l’opera della famosa tata-fotografa che, attraverso la fotocamera Rolleiflex e poi con la Leica, trasporta idealmente i visitatori per le strade di New York e Chicago, dove i continui giochi di ombre e riflessi mostrano la presenza-assenza dell’artista che, con i suoi autoritratti, cerca di mettersi in relazione con il mondo circostante.

Vivian Maier fotografò per più di quarant’anni, a partire dai primi anni ’50, pur lavorando come bambinaia a New York e a Chicago. Spese la sua intera vita nel più completo anonimato, fino al 2007, quando il suo corpus di fotografie vide la luce. Un enorme e impressionante mole di lavoro, costituita da oltre 120.000 negativi, film in super 8 e 16mm, diverse registrazioni audio, alcune stampe fotografiche e centinaia di rullini e pellicole non sviluppate. Il suo pervasivo hobby finì per renderla una delle più acclamate rappresentanti della street photography. Gli storici della fotografia l’hanno collocata nella hall of fame, accanto a personalità straordinarie come Diane Arbus, Robert Frank, Helen Levitt e Garry Winograd.

L’allestimento di Palazzo Sarcinelli esplora quindi il tema dell’autoritratto di Vivian Maier a partire dai suoi primi lavori degli anni ’50, fino alla fine del Novecento. Un nutrito corpus di opere caratterizzato da grande varietà espressiva e complessità di realizzazione tecnica. Le sue ricerche estetiche si possono ricondurre a tre categorie chiave, che corrispondono alle tre sezioni della mostra. La prima è intitolata SHADOW (l’ombra). Vivian Maier adottò questa tecnica utilizzando la proiezione della propria silhouette. Si tratta probabilmente delle più sintomatica e riconoscibile tra tutte le tipologie di ricerca formale da lei utilizzate. L’ombra è la forma più vicina alla realtà, è una copia simultanea. È il primo livello di una autorappresentazione, dal momento che impone una presenza senza rivelare nulla di ciò che rappresenta. Attraverso il REFLECTION (riflesso), a cui è dedicata la seconda sezione, l’artista riesce ad aggiungere qualcosa di nuovo alla fotografia, attraverso l’idea di auto-rappresentazione. L’autrice impiega diverse ed elaborate modalità per collocare sé stessa al limite tra il visibile e l’invisibile, il riconoscibile e l’irriconoscibile. I suoi lineamenti sono sfocati, qualcosa si interpone davanti al suo volto, si apre su un fuori campo o si trasforma davanti ai nostri occhi. Il suo volto ci sfugge ma non la certezza della sua presenza nel momento in cui l’immagine viene catturata. Ogni fotografia è di per sé un atto di resistenza alla sua invisibilità. Infine, la sezione dedicata al MIRROR (specchio), un oggetto che appare spesso nelle immagini di Vivian Maier. È frammentato o posto di fronte a un altro specchio oppure posizionato in modo tale che il suo viso sia proiettato su altri specchi, in una cascata infinita. È lo strumento attraverso il quale l’artista affronta il proprio sguardo.

“La scoperta tardiva del lavoro di Vivian Maier, che avrebbe potuto facilmente scomparire o addirittura essere distrutto, è stata quasi una contraddizione. Ha comportato un completo capovolgimento del suo destino, perché grazie a quel ritrovamento, una semplice Vivian Maier, la tata, è riuscita a diventare, postuma, Vivian Maier la fotografa”, scrive Anne Morin nella presentazione della mostra. Nelle splendide immagini in mostra al pubblico, dal 23 marzo al 11 giugno 2023, presso Palazzo Sarcinelli a Conegliano, vedremo la seconda metà del Novecento con gli occhi e negli occhi di un’icona della storia della fotografia.

23 Marzo 2023 – 11 Giugno 2023 – Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV)

HERVÉ GUIBERT: THIS AND MORE

Hervé Guibert, Les billes, 1983  © Christine Guibert/Courtesy Les Douches la Galerie, Paris
Hervé Guibert, Les billes, 1983 © Christine Guibert/Courtesy Les Douches la Galerie, Paris

Hervé Guibert: This and More, a cura di Anthony Huberman ed organizzata in collaborazione con il Wattis Institute di San Francisco, presenta una selezione di fotografie dello scrittore, giornalista e fotografo francese Hervé Guibert (1955-1991). Se il lavoro fotografico di Guibert è prevalentemente associato al ritratto, in questo caso la mostra esplora un nucleo di opere inusuali, in cui l’artista cattura piuttosto l’assenza dell’elemento umano: le fotografie non contengono volti ma oggetti inanimati, interni e spazi domestici carichi di ricordi ed emozioni che evocano la presenza di personaggi fuori campo.

Una buona fotografia, nelle parole di Guibert, non è necessariamente quella che rende visibile una persona o un luogo, ma quella che è “fedele alla memoria della mia emozione”. Laconiche e riservate, le fotografie esposte nella mostra offrono un approccio al ritratto in cui ciò che conta è quello che manca nell’immagine: carichi di sentimenti di amore così come di aspetti traumatici, questi spazi interni invitano a immaginare le persone che li hanno vissuti e abitati. Le opere mettono a nudo gli aspetti più intimi dell’artista, mantenendo al tempo stesso la riservatezza di momenti privati, i cui protagonisti sono tenuti al sicuro, o tragicamente distanti, al di fuori dell’inquadratura. Piuttosto che cercare un senso di verità oggettiva, la mostra mette in evidenza tutto ciò che è soggettivo e invisibile in una fotografia, in cui si stratificano ricordi, aneddoti e assenze.

Molto noto in Francia, dove la sua opera ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’AIDS, Guibert ha avuto una relazione speciale con l’Italia. Appassionato del cinema di Pasolini, Fellini e Antonioni, ha soggiornato a lungo all’Isola d’Elba dove ha scritto, nel corso della vita, molti dei suoi testi. Ha inoltre vissuto a Roma, tra il 1987 e il 1989 in residenza a Villa Medici e prolungando la sua permanenza anche l’anno successivo.

Dal 09 Marzo 2023 al 21 Maggio 2023 – MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma

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DUCK AND COVER. STORIA DELLA GUERRA FREDDA

Berlinesi guardano atterrare all'aeroporto di Templehof uno dei velivoli del ponte aereo organizzato da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per rifornire la popolazione durante il blocco della città. 1948, Berlino
© U.S. Air Force | Berlinesi guardano atterrare all’aeroporto di Templehof uno dei velivoli del ponte aereo organizzato da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per rifornire la popolazione durante il blocco della città. 1948, Berlino

In anteprima assoluta per l’Italia, apre al pubblico il 4 marzo 2023 presso il centro culturale ed espositivo “la Casa di Vetro” di Milano la mostra fotografica “Duck and Cover. Storia della Guerra Fredda”, una selezione di 65 immagini iconiche provenienti in gran parte dagli Archivi di Stato americani, inclusi quelli della CIA, che ripercorre il lungo conflitto semi-armato che ha contrapposto le democrazie liberali alle dittature comuniste capitanate dall’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, oggi Federazione Russa) e dalla Repubblica Popolare Cinese. 

Un periodo storico, in cui in parte ci ha riproiettato l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa nel febbraio del 2022, caratterizzato da un’atmosfera opprimente di incombente disastro e contraddistinto dal terrore di un’imminente guerra nucleare su scala planetaria. Un clima interpretato dal titolo della mostra – in italiano “Accucciati e Copriti”, in primis sotto il banco se sei uno studente – tratto da quello di un famoso documentario statunitense del 1952 in cui veniva insegnato ai ragazzini delle scuole americane cosa fare in caso di attacco atomico.

Nel 2023 ricorrono il 75° del blocco di Berlino, il 75° della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata all’Onu, il 70° della fine della Guerra di Corea, il 50° del ritiro degli Stati Uniti dalla Guerra del Vietnam, il 50° del golpe di Pinochet in Cile: tutti eventi che hanno segnato – dal punto di vista ideologico, politico, culturale e materiale – il lungo scontro  tra due concezioni alternative e in antitesi della società e del mondo.

In programma fino al 17 giugno 2023, curata da Alessandro Luigi Perna, giornalista pubblicista specializzato in storia contemporanea ed esperto di fotografia, e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose per il progetto History & Photography – la Storia raccontata dalla Fotografia, la mostra è articolata in un innovativo formato espositivo che propone fotografie di grande impatto iconografico e ampli testi di approfondimento. 

Nella sua narrazione, concepita sia per un pubblico adulto che per gli studenti di scuole e università, il curatore non solo ripercorre i principali fatti dell’epoca ma cerca anche di proporre una prospettiva laica su un pezzo della Storia contemporanea ancora raccontato e deformato attraverso la propaganda e le ideologie delle parti contrapposte, protagoniste ancora oggi, nelle loro versioni aggiornate, del dibattito ideologico, politico e culturale delle democrazie liberali e delle autocrazie sparse per il pianeta.

Dal 04 Marzo 2023 al 17 Giugno 2023 – La casa di vetro – Milano

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JASON FULFORD
THE HEART IS A SANDWICH

In mostra da Micamera dal 28 aprile al 3 giugno, installazione site-specific
inaugurazione giovedì 27 aprile dalle 19, alla presenza dell’autore

Quando sento un odore insolito la prima cosa che voglio sapere è da dove arrivi
– Adam Gilders

‘The Heart is a Sandwich’ è il nuovo corpo di lavoro dell’artista americano Jason Fulford. Lo presenta da Micamera in anteprima assoluta il 27 aprile 2023. Si tratta di una raccolta di dodici storie nate dalla frequentazione dell’Italia negli ultimi dieci anni. Tra le novelle in immagini, si narra di panificatori rompiballe, di un ricco deposito di un museo (la GAM di Milano), degli appunti di Aldo Rossi sulla felicità, del centro della terra e del garage di Guido Guidi. Il libro, fresco di stampa, è edito da Mack.

La opere saranno esposte in un’installazione ispirata alle sinopie rinascimentali, disegni preparatori per gli affreschi; gli storici dell’arte le usano per comprendere la genesi di un lavoro o ripensamenti successivi. Fulford ricorrerà liberamente al disegno per accennare alle proprie ispirazioni e ai riferimenti del lavoro presentato in cornice a parete.
Il lavoro di Fulford è apparentemente semplice, grazie alla sua capacità di creare composizioni allo stesso tempo armoniche e ricche di metafore e significati. Conosciuto in tutto il mondo per il vero e proprio talento nella costruzione delle sequenze, proprie e altrui, Fulford usa un’articolazione stratificata, che unita alla sequenza precisa, suggerisce significati ambigui e apre a infinite possibilità di lettura.

In ogni vita, certe cose sono più importanti di altre. E’ così anche per una libreria e galleria ed è il caso di questa mostra.

Dal 28 aprile al 3 giugno – MICamera – Milano

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Carla Cerati, impegno sociale e politico

Nata a Bergamo nel 1926, si iscrisse a Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera per seguire i corsi di scultura, ma non riuscì a concludere gli studi perché si sposò nel 1947 a soli ventuno anni, e fu costretta ad intraprendere il mestiere di sarta per collaborare alla non brillante situazione economica della sua famiglia, rinunciando così per il momento ad ogni aspirazione artistica. Verso la fine degli anni Cinquanta, iniziò  ad essere attratta dalla fotografia, passione che, dopo molti successi, sostituirà con quella per la letteratura, ottenendo ambiti premi. Nel 1960, presso il Teatro Manzoni di Milano, si trovò quasi per caso a realizzare alcuni scatti durante le prove dello spettacolo “Niente per amore” del regista Franco Enriquez che, colpito dalla forza e intensità delle sue immagini, le consigliò di venderle ad alcune testate giornalistiche. Il suo linguaggio fotografico venne subito apprezzato e importanti periodici dell’epoca – “L’Illustrazione Italiana”, “Vie Nuove”, l’”Espresso” ed altri –  acquistarono le sue fotografie. Per una persona completamente autodidatta, che ignorava le nozioni di base per lo sviluppo dei rullini e la stampa delle foto, fu davvero un bel successo che la spinse ad andare avanti con coraggio.

Carla Cerati

Curiosa e dotata di uno spirito critico acuto e tagliente, cercò di esplorare  il mondo che la circondava, ripreso da diverse angolature: fotografò la società-bene milanese durante lo sfavillio degli anni Sessanta, i giovani coinvolti in rumorose manifestazioni, i luoghi industriali durante il boom economico, fino ad arrivare anche a Firenze nei giorni della tragica alluvione del Sessantasei. Nel 1965, desiderosa di scoprire alcune zone arretrate del Sud Italia, si mise in viaggio in automobile e da questa spedizione riportò interessanti foto realizzate in Abruzzo e in Sicilia e una preziosa cartella dal titolo “Nove paesaggi italiani” a cura di Bruno Munari, con una presentazione di Renato Guttuso. Parallelamente continuò  il suo lavoro in teatro, immortalando i backstages di spettacoli memorabili, diretti da Giorgio Strehler ed Eduardo de Filippo.

Nel 1967, di fronte alle audaci e innovative rappresentazioni del Living Theatre creato da Julian Beck e Judith Malina, conobbe una vera e propria folgorazione, tanto da rimanere al seguito della compagnia per diversi anni, anche durante molteplici  tournées all’estero. Verso la fine degli anni Sessanta, quando si cominciò ad avvertire in Italia una forte tensione sociale e politica, il suo occhio si rivolse a documentare i movimenti della cosiddetta ‘contestazione’ con importanti reportages. Attratta dal mondo  degli ultimi, degli umili, dei negletti, nel 1969 pubblicò l’importante volume “Morire di classe” per la casa editrice Einaudi, a cura di Franco Basaglia e sua moglie: opera che costituisce una pietra miliare per un’indagine approfondita sulla situazione dei manicomi italiani di quegli anni. Accanto a lei ha lavorato il grande fotografo Gianni Berengo Gardin, girando in lungo e largo nella penisola per  realizzare il loro fondamentale reportage: si tratta di immagini in bianconero coraggiose, intense, senza fronzoli o pietismi inutili che documentano  situazioni tragiche, riuscendo nel contempo a  mettere in rilievo e conferire dignità a persone recluse, scartate dalla società, umiliate, vittime talvolta di violenze fisiche e psichiche. L’impatto con questa dura realtà lasciò profondi solchi nell’animo dei due fotografi, che rimasero colpiti negativamente  in modo particolare dalle pessime condizioni in cui trovarono l’Ospedale psichiatrico fiorentino.

Carla Cerati, ospedale psichiatrico.

Attratta dalle manifestazioni di piazza e dai duri scontri carichi di tensione, documentò  il processo Calabresi – Lotta Continua, i funerali di Feltrinelli, le sfilate delle femministe urlanti attraverso le strade cittadine.

Contemporaneamente  ai lavori di impegno sociale e politico, Carla rivolse la sua attenzione anche agli ambienti della Milano bene, con le sue vetrine sfavillanti, i grandi magazzini stracolmi di merce, i ritrovi mondani delle signore dell’alta-borghesia. Da questa sua acuta ed ironica analisi, uscirà  un’ interessante opera dal titolo significativo “Mondo Cocktail”, pubblicato nel 1974, in cui sono immortalati “ squarci di vita mondana con belle donne”. Vengono ritratti artisti, intellettuali, modelle durante i famosi party sulla Terrazza Martini, luogo di gran moda che  la Cerati si sforza di frequentare con spigliatezza e disinvoltura, anche se quel mondo falso ed effimero, “ della Milano da bere” non la convinceva affatto, finendo ben presto per stancarla.

Alla fine degli anni Ottanta, Carla abbandonerà gradualmente la sua professione di fotoreporter, nauseata dai falsi miti che campeggiano sui giornali e sui programmi televisivi, per dedicarsi alla letteratura, sua segreta passione da sempre: il suo primo romanzo “Un amore fraterno arrivò finalista al Premio Strega del 1973.

Per quanto riguarda la fotografia, non abbandonerà mai la sua ricerca personale con scatti intimi, a ricercare astratte forme geometriche oppure  orme lasciate sul cemento e sulla sabbia da uomini ed animali, dalla serie Tracce del 1986.

 Carla Cerati è morta  a Milano nel 2016.

BIBLIOGRAFIA

Franco Basaglia e Franca Ongaro (a cura di), Morire di classe: la condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, Torino, Einaudi, 1969

Carla CeratiMondo cocktail, 61 fotografie a Milano, Nota di Maria Livia Serini (61 illustrazioni in bianco e nero), Milano, Pizzi, 1974.

Luciana MartiniCara Assuntina, Libro per ragazzi. Fotografie di Carla Cerati, Torino, Einaudi, 1976.

Carla CeratiForma di donna, 34 fotografie in bianco e nero di Carla Cerati, Milano, Mazzotta, 1978.

www.carlacerati.com

www.elle.com

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Le immagini rimangono di proprietà dell’autore e hanno solo scopo didattico e divulgativo.

Ecco i premi di fotografia in scadenza a Marzo 2023

Buongiorno, ecco la lista dei premi fotografici in scadenza a Marzo 2023, mi raccomando, partecipate!

Ciao

Annalisa Melas

BIG PICTURE NATURAL WORLD PHOTOGRAPHY 2023 COMPETITION

Giunto alla sua decima edizione, BigPicture incoraggia i fotografi di tutto il mondo a contribuire con il loro lavoro a questo concorso che celebra e illustra la ricca diversità della vita sulla Terra e ispira azioni per proteggerla e conservarla attraverso il potere delle immagini. Presieduto dal pluripremiato fotografo di conservazione Suzi Eszterhas, BigPicture accoglie immagini di natura, fauna selvatica e conservazione di alta qualità ed è aperto a tutti i fotografi di tutto il mondo. Inserisci il tuo lavoro per avere la possibilità di vincere premi in denaro ed essere esposto alla California Academy of Sciences.

Deadline: 1 March 2023

Website: https://www.bigpicturecompetition.org/

7TH ONYX 2023 INTERNATIONAL EXHIBITION OF PHOTOGRAPHY

La 7a Mostra Internazionale di Fotografia ONYX 2023 è aperta a fotografi amatoriali e professionisti di tutto il mondo. La mostra è conforme alle regole della Photographic Society of America (PSA), della Global Photographic Union (GPU) e della Image Colleague Society (ICS). Questa mostra è approvata da PSA e le accettazioni ricevute dai membri di PSA sono idonee per le valutazioni a stelle PSA, elencate nel PSA mondiale Who’s Who of Photography e accreditate per le PSA Distinctions di QPSA, PPSA, EPSA, MPSA, MPSA2 e GMPSA, GMPSA/ B, GMPSA/S, GMPSA/G e GMPSA/P. Le accettazioni in questa mostra sono idonee anche per le Distinzioni ICS, GPU e Campina Photographic Exhibitions Society (CPE).

Deadline: 1 March 2023

Website: https://campinaexhibitions.net/onyx

TOP 25 BEST AUTHORS – CAMPINA PHOTOGRAPHIC EXHIBITIONS SOCIETY

Questa classifica si basa sulle accettazioni e sui premi delle nostre 2 mostre annuali CAMPINA e ONYX, da tutte le sezioni. Questo top viene realizzato ogni anno dopo la fine della stagione delle mostre. Il calcolo della classifica viene effettuato dopo i punteggi dei giudici di tutte le sezioni delle nostre 2 esibizioni. In caso di parità tra 2 o più autori, saranno classificati dai nostri giudici internazionali (Tibor Jakab, Teodor Radu Pantea e Mircea Anghel).
Al termine della stagione espositiva verrà stilata la graduatoria e verranno resi noti i migliori autori.
Gli Autori riceveranno le Medaglie, i Premi e gli Attestati per posta, gratuitamente; inoltre non ci sono costi di spedizione!

Deadline: 1 March 2023

Website: https://campinaexhibitions.net/top-25/

ISEM PRIZES FOR DOCUMENTARY PHOTOGRAPHY 2023

Quanti fotografi di talento, in Francia o altrove, non hanno i mezzi per portare a termine un progetto? Quanti, dopo aver trascorso diversi mesi a documentare un argomento, si fermano. Perché il loro argomento è più complesso di quanto pensassero, perché richiede più tempo di quanto immaginassero. I fotografi poi passano ad altre cose sperando di trovare una storia più redditizia, richiedendo meno fondi propri.

Deadline: 15 March 2023

Website: http://prixisem.imagesingulieres.com/

4TH VINCENT VAN GOGH PHOTO AWARD 2023

Nuenen – La quarta edizione di questa mostra fotografica si svolgerà nella magnifica cornice della zona giorno e lavoro di Vincent van Gogh (1883 – 1885 a Nuenen). Da sabato 9 settembre a domenica 1 ottobre 2023 sarà esposta una selezione di 50 foto nominate di questo Concorso Fotografico Internazionale.

Lasciati ispirare dal tema “Libertà!?” in chiave contemporanea. Pensa fuori dagli schemi, proprio come faceva Vincent. Sorprendi tutti! Lascia che la fotocamera sia il tuo pennello e partecipa a questo concorso! La fotografia è il tipo di arte più popolare e in rapida crescita.
Cosa avrebbe fotografato Vincent van Gogh se fosse vissuto oggi? Dove viaggerebbe per fotografare se le distanze non contano? Le persone e la natura, in ogni forma e veste, sono state le sue principali fonti di ispirazione.
Anche la luce ha avuto un ruolo importante nei suoi dipinti. Vincent aveva la capacità di catturare la luce sulla tela in modo miracoloso. Infatti la fotografia non è altro che dipingere con la luce.

Deadline: 30 March 2023

Website: http://www.vincentvangoghphotoaward.com

BOYNES EMERGING ARTIST AWARD 8TH EDITION

Il Boynes Emerging Artist Award è un concorso internazionale di belle arti aperto a tutti gli artisti emergenti 2D e 3D di tutto il mondo.
Siamo lieti di annunciare l’apertura dell’ottava edizione del Boynes Emerging Artist Award.
In questa edizione gli artisti emergenti di tutto il mondo avranno molteplici opportunità di vincere 1000 premi in denaro e una mostra personale virtuale di 1 mese con il nostro partner [The Smart Artist Hub](https://www.smartartisthub.com/), una funzionalità sul loro sito Web, pubblicazione e molto altro ancora.
Non c’è un tema fisso in questo premio.

Deadline: 28 March 2023

Website: https://boynesartistaward.com/

AMERICANA

Americana è una mostra che ritrae gli oggetti, le persone, i luoghi, la storia e il folklore degli Stati Uniti d’America. L’idea di Americana è soggettiva e spesso influenzata dalla nostalgia o dagli stereotipi della cultura americana. L’ethos o le convinzioni e gli ideali guida che sono venuti a rappresentare l’America, come la libertà e il sogno americano, sono fondamentali per il concetto. Nel bene e nel male, dalle onde ambrate del grano, una torta di mele, il baseball, le automobili, la droga, il calcio, le pistole e la maestà delle montagne viola, come ritrae il crogiolo di un paradosso conosciuto come gli Stati Uniti d’America?

Americana è una mostra collettiva internazionale con giuria aperta a fotografi dai 18 anni in su. Tutti i processi di post-produzione fotografica in bianco e nero, a colori, convenzionale, non tradizionale e digitale sono i benvenuti.

Deadline: 15 March 2023

Website: http://chateaugallery.com/americana-submission-form

ANALOGUE NOW: REVELATION

In occasione della 5a edizione di PhotoWeekend, anaogueNOW! è lieta di invitare fotografi cinematografici e artisti che lavorano con tecniche analogiche o ibride a partecipare alla loro prossima mostra collettiva internazionale sul tema RIVELAZIONE.
Lo scopo della open call è quello di raccogliere progetti che facciano emergere argomenti e intuizioni inediti o sconosciuti che porteranno lo spettatore a sperimentare una rivelazione, così come progetti che fanno dell’atto fotografico di rivelare il loro soggetto. Il tema può essere compreso in un approccio diretto o in senso astratto. La mostra esplorerà la presunta trasparenza, indicalità della fotografia analogica, nonché il ruolo sociale e politico che ne deriva.

Deadline: 12 March 2023

Website: https://analoguenow.com/

DOUG PENSINGER PHOTOGRAPHY FUND 2023

Il Doug Pensinger Photography Fund sostiene i fotografi sportivi emergenti e all’inizio della carriera.
I fotografi con più di 3 anni di esperienza cumulativa nella fotografia sportiva professionale retribuita sono considerati al di fuori dell’ambito dei programmi del DPPF.
Il DPPF si impegna a promuovere l’inclusività e la diversità e a fornire un accesso gratuito basato sul merito ai suoi programmi.
Il processo non è limitato ai cittadini statunitensi, anche se i richiedenti internazionali devono essere consapevoli del fatto che il trasporto a pagamento per lo Sports Photography Gathering è limitato al biglietto aereo nazionale degli Stati Uniti e che il DPPF non è in grado di fornire supporto per l’ottenimento del visto.

Deadline: 15 March 2023

Website: https://dougpensingerphotographyfund.org/grants/

ANJA NIEDRINGHAUS COURAGE IN PHOTOJOURNALISM AWARD 2023

L’International Women’s Media Foundation è l’unica organizzazione globale creata per soddisfare le esigenze olistiche delle donne e dei giornalisti non binari. Siamo un’organizzazione audace e inclusiva che supporta i giornalisti ovunque si trovino con premi, opportunità di reportage, borse di studio, sovvenzioni, formazione sulla sicurezza e aiuti di emergenza. In quanto uno dei maggiori sostenitori del giornalismo prodotto da donne, il nostro lavoro di trasformazione rafforza le pari opportunità e la libertà di stampa in tutto il mondo.

Criteri di ammissibilità:
– Il premio è aperto a giornaliste donne, non binarie e gender nonconforming.
– Il candidato deve lavorare come giornalista a tempo pieno e il giornalismo deve essere la sua professione principale.
– Sono ammessi sia i giornalisti freelance che quelli affiliati a organizzazioni di media.

Deadline: 3 March 2023

Website: https://site.picter.com/2023-iwmf-anja-niedringhaus-award

N.B.: Vi ricordiamo come sempre di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Provateci e in bocca al lupo !

Annalisa

Marianne Bjørnmyr, disegni, testi e culture antiche

Marianne Bjørnmyr (*1986) è un’artista norvegese che vive e lavora a Bodø, Norvegia.
Marianne ha conseguito un master in fotografia presso il London College of Communication.
Bjørnmyr si occupa di storia e culture perdute. Attraverso studi approfonditi di oggetti,
disegni e testi sulle culture antiche, ha accumulato una grande conoscenza di tracce
storiche.
La sua pratica fotografica si concentra sulla percezione dell’approccio della fotografia alla
realtà.

Quattro variazioni sugli elementi architettonici di Persepoli (522-330 a.C.), 2021, fotografia alla gelatina d’argento. Marianne Bjørnmyr


Attraverso la sua ricerca esplora i fenomeni del mito e il ruolo della fotografia nel trasmettere
la conoscenza di oggetti e ambienti, il tutto è contrapposto alla nostra comprensione,
interpretazione e percezione generata dell’immaginario;
ne è un esempio il suo ultimo progetto, Epitaph :
Partendo dal concetto, un epitaffio è una tomba commemorativa o una lapide, vista per
la prima volta nell’antico Egitto e in Grecia, successivamente trovata nelle chiese
europee dal Medioevo in poi fino ai nostri giorni.

Epitaph, Marianne Bjornmyr

Epitaph, Marianne Bjornmyr

Foto 1 Epitaph Il bellissimo scialle Sami in tessuto jacquard diventa un simbolo delle radici dell’artista a Sulitjelma. Marianne Bjørnmyr

Foto 2 Epitaph Quimbaya, 2021, calchi in gesso.Marianne Bjørnmyr


L’autrice crea oggetti inediti prima disegnati a computer, poi stampando in 3d modelli di
silicone infine riempie quest’ultimi con colate di gesso, così da arrivare al prodotto finito.
Questi oggetti, mescolano elementi di studio di manufatti, mai arrivati ai nostri tempi e un
grande sforzo immaginifico dell’autrice per far rinascere ciò che è stato perduto per
sempre.
La volontà dell’autrice è quella di portare le persone ad essere testimoni di questo
patrimonio scomparso, invita quindi alla consapevolezza di una memoria perduta.
Il medium fotografico in questo progetto acquisisce una funzione di testimonianza e di
interrogazione della realtà.
Molti degli oggetti in gesso sono stati fotografati e appesi con una cornice al muro, tra
cui una lapide ebraica distrutta durante la seconda guerra mondiale, o elementi
architettonici della città di Persepoli (522 – 486 aC).
I manufatti del progetto provengono da diverse aree geografiche e hanno un arco temporale
di oltre 2000 anni. Insieme, gli oggetti generano nuove storie, connessioni e letture delle
culture che rappresentano.
Le culture indagate spaziano fra quelle Maya e Azteche in Sud America, passando per i
Sumeri in Medio Oriente, Nok in Africa e gli ebrei europei vittime del nazismo, fino alla
radura Sami nella Norvegia settentrionale
Per l’artista, il fascino dei manufatti perduti è legato ai suoi antenati, la cui cultura,
lingua, abbigliamento e manufatti sami furono sradicati dalla politica di assimilazione del
governo norvegese nel 1800.
L’artista non mette in evidenza la drammaticità della perdita, invece presenta un lavoro
raffinato con oggetti e fotografie molto curati e di alta qualità artistica, così da rendere
l’esperienza esteticamente coinvolgente e porre attenzione più alla scoperta di questi
manufatti più che al dramma.
L’autrice è una professionista nell’utilizzo dello strumento fotografico, in questo progetto
utilizza una macchina analogica e stampa su carta alla gelatina ai sali d’argento che
restituisce immagini con tonalità di grigi morbidi.

Articolo di Eric De Marchi


Sitografia
https://www.mariannebjornmyr.com/
https://sekunst.no/kunstkritikk/Kunstkritikk-marianne-Bjornmyrhttps://www.lensculture.com/marianne-bjornmyr
https://www.melkgalleri.no/0322-marianne-bjornmyr-epitaph/
https://sekunst.no/kunstkritikk/Kunstkritikk-marianne-BjornmyrCV
https://www.mariannebjornmyr.com/filarkiv/2020/12/04/15fca33fca9f0d.pdf

Fratello Biagio Conte, l’Angelo degli ultimi.

Dopo avere conseguito la laurea in Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma ed essere diventato giornalista pubblicista tramite un tirocinio che stavo facendo insieme a Stefano Malatesta uno delle migliori firme storiche del Quotidiano “La Repubblica” insieme ad Antonio Politano fotogiornalista siamo andati in Nord Africa per conto di alcune testate per sviluppare dei reportage in quei luoghi. Così è nata in me l’amore per la fotografia etica Documentaria iniziando a studiare fotograficamente le diverse culture Mediterranee tra le quali la “Missione di Speranza e Carità O.n.l.u.s.” a Palermo fondata dal frate laico Biagio Conte che ha dedicato la sua vita per gli ultimi. Piano piano e con tanta umiltà mi sono avvicinato a questa realtà unica nel suo genere a livello internazionale che seguo da oltre 15 anni e della quale oltre a realizzare io stesso dei reportage che sono stati pubblicati in Italia e all’estero gestisco in via esclusiva l’archivio storico visivo dalla nascita fino ad oggi della Missione. Persone come fratello Biagio Conte nel Mondo sono pochissime, forse se ne possono contare una decina e le parole che mi diceva spesso sono “tu diventerai come il fotografo di Madre Teresa di Calcutta” e l’altra “se non doni non ricevi.”

Per questo ho deciso di racchiudere queste esperienze nel libro “Fratello Biagio Conte, l’Angelo degli ultimi” distribuito da Amazon e stampato in alta qualità, ottimo regalo per la propria libreria e che è un progetto documentario che spero un giorno possa diventare un film.

“FRATELLO BIAGIO CONTE, l’Angelo degli ultimi” è un libro pregiato ed esclusivo del progetto storico di ‘reportage etico e narrativo’ (composto da testi narrativi e 70 fotografie a colori degli ultimi 20 anni della vita missionaria) realizzato da Giacomo Palermo “PhotoReporter Umanitario” che da tanti anni racconta fotograficamente la vita e i principi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che si ritrovano nella “Missione di Speranza e Carità O.n.l.u.s.  di Palermo”.

Link per acquistarlo nelle librerie di AMAZON a livello internazionale di seguito: 

Dettagli prodotto

Lingua ‏ : ‎ Italiano

Copertina rigida ‏ : ‎ 92 pagine

ISBN-13 ‏ : ‎ 979-8373968850

Secondo il sociologo italiano ed esponente dell’UNESCO che studia l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in Italia il prof. Aurelio Angelini:

“L’immigrazione è divenuta un macro – fenomeno sociale in Europa, che si è trovata ad accogliere numeri sempre crescenti di stranieri, e si assiste, alla presenza di immigrati di seconda, o anche di terza, generazione, ma questa è la storia di oggi, ma la Sicilia di oggi e dei secoli scorsi è la terra di immigrati e di migranti, è terra dei popoli mediterranei, un esempio di convivenza di persone di provenienza da diverse componenti culturali che hanno generato una civiltà mediterraneo – europea come si ritrova nella realtà trentennale della “Missione di Speranza e Carità” di Palermo fondata dal missionario laico fratello Biagio Conte e l’opera del PhotoReporter Giacomo Palermo ci racconta questa storia e realtà unica nel suo genere nel Mediterraneo e nel Mondo.

Oggi la nostra memoria è ricca di una quantità infinità di scatti fotografici fatti con i telefonini che ci distraggono dalla straordinaria bellezza dell’arte fotografica, essendo entrata la foto nel quotidiano di ognuno, modificando l’idea dell’attimo impresso in uno scatto come ricordo. Le fotografie di Giacomo Palermo che immortalano la vita quotidiana della Missione e di fratello Biagio Conte come rappresentazione dell’umano, contrasto e sintesi nello stesso tempo che ci permette di visitare questa Comunità mediterranea senza spostarci e vivere emozioni straordinarie, godendo dell’unicità spazio – temporale dello scatto che ci restituisce l’autenticità di una realtà come racconto e un racconto come una storia.”

Marialba Russo, aspetti sociali e religiosi del Sud Italia.

Fotografia di Marialba Russo

Nata a Napoli nel 1947, romana di adozione, ha iniziato i suoi studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti della sua città per poi dedicarsi a tutto tondo alla ricerca fotografica. In una intervista  del marzo 2019, rilasciata presso il Museo Pecci di Prato in occasione della mostra “Soggetto Nomade”, la Russo rivela il suo amore per i viaggi e per uno in particolare, che divenne determinante per le sue scelte di vita future: nel 1968, trovandosi a Parigi, coinvolta nelle turbolente manifestazioni del ‘maggio francese’, si trovò a rimpiangere di non avere con sé  una macchina fotografica per immortalare quegli avvenimenti indimenticabili. Da quel momento in poi decollò la sua passione per la fotografia e per la stampa in camera oscura. Poco interessata al fotogiornalismo tanto in voga negli anni Settanta, si è concentrata sugli aspetti sociali e religiosi del Sud Italia a cui ha dedicato numerosi libri fotografici, immortalando feste popolari, tradizioni e cerimonie legate a culti di derivazione pagana approdati nel cristianesimo.  Curiosa indagatrice, Marialba si è soffermata anche su attività artigianali tipiche, sulle danze popolari tramandate oralmente di padre in figlio e su  fatti e consuetudini del vivere quotidiano, regalandoci un racconto visivo straordinario che permette di conoscere alcuni aspetti peculiari del mezzogiorno di Italia, in molti casi oggi scomparsi. Nei primi anni Settanta Marialba svolse un’intensa collaborazione con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma e anche con la rivista Vogue Italia: i suoi lavori sempre ben organizzati, riescono a costruire racconti visivi di incredibile profondità, come quelli raccolti nella sequenza fotografica “il Parto” che rappresentò l’Italia a Venezia nel 1979 nella sezione Fotografia Europea Contemporanea.

Fotografia di Marialba Russo

Preziose sono le immagini che riprendono la processione che si svolge ogni sette anni – dal primo lunedì dopo Ferragosto fino alla domenica successiva –  a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento: il rito in onore della Vergine Assunta prevede la sfilata dei quattro rioni in cui è diviso il paese.  Sconvolgente è l’ultimo ‘mistero’ del Rione Croce in cui sono protagonisti ‘ i flagellanti penitenti’ chiamati anche ‘battenti’ che in segno di penitenza, durante tutto il tragitto, si percuotono il petto con dei pezzi di sughero ricoperti di spilli – le cosiddette ‘spugne’-  tenute con la mano destra, mentre nella sinistra recano il Crocifisso. La Russo, con immagini in bianco e nero intense e fortemente contrastate, ha immortalato questi anonimi personaggi che indossano una veste bianca che li rende simili a spettri, sensazione amplificata dal cappuccio sopra il quale risaltano due ampi fori scuri solcati di ombra al posto degli occhi: gli abiti candidi degli uomini si macchiano di rosso man mano che il sangue esce dalle ferite provocate dagli spilli, fornendo uno spettacolo agghiacciante. In altri lavori il magico bianco e nero della fotografa esalta e rende spettacolari nella loro dignitosa umiltà “…i volti poveri delle donne in nero – una sorta di madonne della miseria che fuoriescono nello splendore della loro autenticità – sono severe icone della speranza e si portano addosso la bellezza  antica di madri dolenti e mai arrese, forse, al mutamento dei tempi…” (Pino Bertelli, La Fotografia ribelle, ed. Interno4, 2022)

Fotografia di Marialba Russo

Dagli anni Novanta i lavori di Marialba sono caratterizzati da toni più intimisti e i paesaggi sono metafore del proprio mondo interiore.  Nel suo ultimo libro “ Il Passaggio, l’incanata” –  pubblicato da Postcard, Roma 2022 – la fotografa ci offre un racconto visivo su un rito di iniziazione che si svolge in provincia di Avellino, ai confini con la Basilicata.  Con visione asciutta ma non priva di poesia, la Russo documenta attraverso tagli e inquadrature originali, una tradizione contadina dai fini terapeutici ricchi di mistero, ottenuti tramite la ricerca di  una stretta corrispondenza  tra uomini e natura, con esattezza tra  bambini ed elementi vegetali, soprattutto alberi.

Bibliografia e sitografia:

Marialba Russo, Gli eretici dell’Assunta, Museo delle Arti e Tradizioni Popplari, De Luca editore, Roma 1978

Marialba Russo, Confine,Silvana editoriale S.p.A, Cinisello Balsamo (Mi), 2015

www.marialbarusso.it

https://centropecci.it

Articolo di Giovanna Sparapani

Le immagini hanno solo scopo didattico e divulgativo e rimangono di proprietà degli autori o di chi le gestisce.

Circoli fotografici, presentate il vostro portfolio al Museo di fotografia contemporanea!

Nell’ambito della mostra Testimonianza autentica di una situazione spontanea.

Ernesto Fantozzi fotografie 1958-2018, il Museo di Fotografia Contemporanea (MUFOCO) insieme ad Archivio Mobile Italiano (AMI presentano un momento di confronto sul tema della fotografia amatoriale italiana come patrimonio culturale e sociale.

Il dialogo tra pratica amatoriale e fotografia colta, o di ricerca è stato in Italia è stato ricco e fecondo per diversi decenni, contribuendo alla formazione di autori importanti e alla crescita della consapevolezza e cultura visiva nel paese, come testimonia tra i tanti l’opera di Ernesto fantozzi, il cui archivio è stato recentemente donato al Museo. Questo rapporto – incrinatosi a partire dagli anni settanta e poi mano a mano dissoltosi, in una distanza apparentemente incolmabile tra una dimensione concettuale elitaria da un lato e un eccessivo tecnicismo dall’altro – vive ora un momento di ridefinizione grazie alla fotografia digitale e allo sviluppo dei social media.

Da un anno, attraverso il lavoro di Sara Munari e Simone Cerio, Archivio Mobile Italiano incontra circoli e fotografi su tutto il territorio italiano, con lo scopo di ridefinire il concetto di fotografia amatoriale, a lungo ritenuta meramente vernacolare, raccogliendo materiale fotografico e accompagnando alcuni autori nel loro percorso creativo.

Come evolve la fotografia amatoriale? Con che modalità e con che modelli estetici opera? Quali sono le potenzialità di una cultura visiva diffusa sul territorio? Che temi e questioni vengono maggiormente affrontati? Quale il valore dei circoli in termini di relazioni sociali?

A queste domande cerca di rispondere una tavola rotonda, in cui esponenti del mondo fotografico italiano e dei circoli fotografici locali analizzeranno il risultato di un anno di ricerca dell’Archivio Mobile Italiano e offriranno spunti di riflessione sullo stato attuale della fotografia amatoriale in Italia.

Programma: ore 14-16.00 Spazio a disposizione dei circoli fotografici I circoli fotografici invitati avranno la possibilità di presentare un singolo portfolio, selezionato all’interno del proprio bacino di utenza, per un momento di discussione pubblica e per ricevere una valutazione sull’idoneità alla partecipazione del progetto AMI.

La partecipazione è gratuita, su prenotazione, fino al massimo di posti disponibili.

Per partecipare basterà portare il progetto digitale o cartaceo, presso la sede del Mufoco, durante la presentazione del 14 Gennaio alle 14.00.

Tutti potranno ascoltare le letture portfolio degli altri partecipanti. Il progetto non potrà superare le 15 immagini e possono partecipare anche progetti collettivi, intesi come lavori unici svolti da più autori in questo caso la discussione avverrà esclusivamente con un singolo referente scelto dal collettivo, mentre gli altri saranno semplici uditori).

Per ulteriori informazioni scrivere a info@archiviomobileitaliano.it

ore 16.30 Tavola rotonda – Temi, modelli, relazioni: la fotografia amatoriale oggi

Matteo Balduzzi – curatore del Museo di Fotografia Contemporanea, Milano – Cinisello Balsamo Simone Cerio – autore, docente e fondatore di AMI (Archivio Mobile Italiano)

Sara Munari – autrice, docente e fondatore di AMI (Archivio Mobile Italiano)

Renata Ferri – caporedattore photo-editor IO DONNA

Claudio Pastrone – direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Bibbiena

ore 18.00 Visita guidata alla mostra Testimonianza autentica di una situazione spontanea. Ernesto Fantozzi fotografie 1958-2018 ***

Il Mufoco rivolge fin dalla sua apertura una particolare attenzione alla fotografia come fenomeno culturale e sociale e come strumento di relazione tra le persone e con le comunità. Nel 2018 un lungo percorso di confronto con i circoli fotoamatoriali del territorio è culminato nella mostra Supercity! e nella performance in piazza Photo Jouer. Il Servizio educativo del Museo porta avanti un dialogo con le realtà fotoamatoriali, attraverso momenti dedicati di formazione e di visite alle mostre e agli archivi.

A partire dal 2021 AMI – Archivio mobile italiano ha avviato un percorso con le realtà fotoamatoriali, attraverso una serie di appuntamenti e di incontri, in presenza e on-line, che hanno coinvolto circa 100 fotografi, in collaborazione con festival, associazioni e circoli su tutto il territorio italiano. Il progetto, che avrà sviluppo triennale, prevede di selezionare e accompagnare alcuni autori nella realizzazione e nel completamento di progetti fotografici per la costruzione di un archivio cartaceo, una serie di pubblicazioni che saranno conservate in maniera permanente nella biblioteca del Museo.

MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA | Villa Ghirlanda, via Frova 10 Cinisello Balsamo, Milano Ingresso gratuito | E info@mufoco.org T +39 02 6605661