Intervista a Davide Monteleone.

DUSHADavide Monteleone da Dusha

Viene considerato uno dei fotografi contemporanei che ha indagato con un occhio più attento di altri i paesi post sovietici, attraverso progetti a lungo termine che gli hanno permesso di entrare in contatto con la relazione onnipresente tra individui e potere. Davide Monteleone, classe 1974, per i suoi lavori ha vinto diversi World Press Photo, l’Aftermath Grant, l’European Publishers Award e il Carmignac Photojournalism Award. Lo abbiamo incontrato alla presentazione della mostra “Vento dell’Est”, curata da Francesca Alfano Miglietti, nelle meravigliose stanze milanesi di NonostanteMarras. L’allestimento ha riassunto lo sguardo di Monteleone, attento agli spazi, ma soprattutto alle relazioni tra questi e i soggetti che ritrae. Con questi infatti, nella maggior parte dei casi, ha instaurato un rapporto che gli ha permesso di superare quella coltre di superficialità che spesso riassume il ‘diverso da noi’ semplicemente come esotico. Nelle sue fotografie chi guarda si sente sempre parte di una storia, di un luogo, di un vivere, mai un semplice estraneo.

SpasiboDavide Monteleone da Spasibo

Davide Monteleone doveva essere un ingegnere, almeno quello era il percorso che aveva iniziato. Come spesso accade, quello che prima era solo un interesse, quello per il fotogiornalismo, si è trasformato in studio e poi in un lavoro. Dopo alcune pubblicazioni per quotidiani e magazine è diventato corrispondente in Russia per l’agenzia Contrasto. Da lì è cominciato un cammino che gli permetterà di pubblicare Dusha, Russian Soul (2007), La Linea Inesistente (2009), un viaggio lungo la ex cortina di ferro, il Cardo Rosso (2012), sulle regioni del Caucaso del Nord, Spasibo (2013), sulla Cecenia, e Le Tesi di Aprile (2017), un viaggio immaginario e documentaristico allo stesso tempo, sul cammino di Lenin prima del suo destino di leader della rivoluzione. Sembra quindi che la via dell’Est, per riprendere il titolo dell’esibizione milanese, sia un tutt’uno con il percorso professionale del fotografo, ma cosa lo affascina in particolare di questi luoghi? “Mi affascina tutto – ammette – Dopo tutti questi anni è evidente che il mio interesse stia lì. La Russia ad esempio è un paese molto grande, dove ci sono tante storie molto diverse tra loro da raccontare. È sempre stato considerato un paese che si conosceva poco, anche un po’ nemico in qualche modo, che ormai è diventato un pezzo della mia vita da cui è difficile allontanarsi, almeno per ora”.

Nella sua carriera, Monteleone ha spaziato tra diversi stili, passando dal colore, acceso e parte del messaggio fotografico, al bianco e nero, ma anche dalla pellicola al digitale, mantenendo però uno stile riconoscibile. La sperimentazione è un lusso per pochi o è il dovere di un fotografo contemporaneo? “Non penso che sia un dovere di chi fotografa – risponde – penso che sia naturale perché nella vita si cambia e così cambiano le tue produzioni. Il risultato finale si vedrà quando avrò 70 anni, solo allora forse si capirà cosa significa tutto questo processo, come in tutte le retrospettive nel mondo dell’arte. Allo stesso modo si scoprì che ad esempio Magritte non faceva solo uomini con la bombetta prima di diventare Magritte. Penso che sia il percorso naturale di evoluzione di un discorso artistico anche perché mi annoia ripetere me stesso”

The April ThesesDavide Monteleone da The April Theses

La pellicola è stata per diverso tempo una delle caratteristiche dei lavori del fotografo e il passaggio al digitale non è stato immediato. Il mezzo, oggi, è ancora importante e se sì in cosa? Quali sono state le resistenze verso il digitale? “Queste mie reticenze le avevo all’inizio quando la qualità del digitale era molto bassa rispetto alla pellicola. Ormai molto del mio lavoro è fatto in digitale di grandi dimensioni, ho una macchina che amo molto, anche fisicamente, con la quale ho un rapporto un po’ feticista, ma rimane una relazione di strumento dove la qualità è assolutamente appagante. Il mezzo rimane importante per ottenere il risultato che stai cercando”

In the Russian EastDavide Monteleone da In The Russian East

Un consiglio per chi si approccia a questo lavoro?

“Di farlo da amatori. Molto spesso i prodotti migliori vengono quando non si è alla ricerca di un risultato economico e concreto. La libertà di pensare in maniera amatoriale è efficace perché è qualcosa che ti appassiona davvero. Quando un lavoro diventa un lavoro diventa anche noioso”.

Intervista di Simona Buscaglia per Musa

 

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2 pensieri su “Intervista a Davide Monteleone.

  1. Molto interessante, a vedere lui in foto se non erro…mi ha già espresso tanta roba…
    L’ultima frase mi piace molto, un gran bel spunto per evitare di pensare al professionismo…
    Mauro 🙂

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