“The Cinema Show. Fotografie dalla collezione della Galleria civica di Modena“
Nell’ambito di Lecce 2015. Capitale Italia della Cultura, il MUST Museo Storico della Città di Lecce conferma la sua attenzione fondante alla fotografia quale modalità espressiva autonoma all’interno della complessità dell’arte contemporanea, e nell’ottica di quell’interscambio tra le Istituzioni, auspicato e professato sin dall’inizio della sua attività, sabato 14 novembre alle 18.00 inaugura ufficialmente la mostra “The Cinema Show. Fotografie dalla collezione della Galleria civica di Modena” circa 90 opere dalla Raccolta della Fotografia della Galleria civica di Modena a cura di Daniele De Luigi e Marco Pierini, dedicato all’immaginario cinematografico. Continua a leggere →
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Nato a Roma nel 1964 frequenta inizialmente la facoltà di Architettura all’Università della Sapienza, ma abbandona gli studi senza conseguire la laurea durante il terzo anno di corso. Riconosciuto come uno dei maggiori fotoreporter di guerra collabora con testate giornalistiche quali Newsweek e New York Times magazine. È stato insignito di numerosi premi, tra cui la Robert Capa Gold Medal (2006), lo Eugene Smith Grant in Humanistic Photography (2006), l’Olivier Rebbot for Best Feature Photography (2004), la Leica Medal of Excellence (2001), dieci World Press Photo tra il 1995 e il 2013.
Buon rientro!
Sara
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Event date > from 14-04-2015 to 29-05-2015 | Opening hours: Monday – Friday – 10.30am – 6pm, Saturday – Sunday Closed
The Wapping Project Bankside is pleased to announce Estonian photographer, Alexander Gronsky’s first exhibition with the gallery.
Gronsky’s Pastoral series of large format photographs of Moscow’s suburban areas are reminiscent of the arcadian images created by 19th century landscape painters and reconstructs them in a way that jars with the romantic representations of a bygone era. Once defining borders becomes blurred in these photographs – the divisions between urban and pastoral, utopian and dystopian and the actors within these spaces are rendered ambiguous. Gronsky’s arresting use of colour and intelligent compositions are alluring, but these layered works are a study of how people inhabit a territory and what becomes evident in these images is the effect human life has on the environment in this Apothocene age.
Included in the exhibition are three works from Gronsky’s Reconstruction series that documents reenactments of historic Russian battles whilst simultaneously rendering them anachronistic with the inclusion of onlookers into the frame, constructed as triptychs, these works are filmic in nature and alludes to a panoramic view of an important battle whilst titles such as “Siege of Leningrad” are reminiscent of a Hollywood film. Continuing Gronsky’s study of perspective, in these works it appears formal whilst the colouring offers a certain flatness to the photographs.
Sergey Ponomarev
From the 9th of April until 9th of June 2015, Sergey Ponomarev is exhibiting his work “Effondrement” for the first time, at the Galerie Iconoclaste – 20 rue Danielle Casanova – 75002 PARIS – Monday to sunday (11am/20pm). More info : galerieiconoclastes.com
Sergey Ponomarev was born in 1980 in Moscow. He graduated Moscow State University and Academy of Labor and Social Relations. Before becoming a freelance photographer in 2012, he worked for the Associated Press starting in 2003. He is best known for his photojournalism works depicting Russian daily life and culture.
Liu Xiaofang – Solo Show
mc2gallery è orgogliosa di ospitare la prima mostra italiana della fotografa cinese Liu Xiaofang (Datong City, China, 1980). Liu crea fotografie con un’estetica onirica che attinge dai suoi ricordi d’infanzia e di contemplazione poetica del mondo che la circonda. I suoi paesaggi, delicati e apparentemente utopici, confondono i confini tra il mondo reale e l’immaginazione, lasciando che lo spettatore si interroghi sul concetto di verità e realtà. La fotografia di Liu richiama la pittura tradizionale cinese, particolarmente nota per i suoi paesaggi, resi indefiniti dalla nebbia. Ponendosi dunque in un punto intermedio tra pittura e fotografia, questi lavori ricreano un mondo di fantasie fiabesche, in cui l’illusione sconfina nella realtà, seguendo il percorso dei vaghi ricordi d’infanzia. Attraverso queste visioni surreali Liu riesce così a evocare in modo dolce e naturale un senso di nostalgia verso il proprio passato. Liu Xiaofang si è laureata presso il Dipartimento di Fotografia, all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino. Nel 2010 è stata tra i pochissimi artisti a essere nominata tra i più promettenti fotografi contemporanei dal Musée de l’ Elysée di Losanna, in Svizzera; Liu ha partecipato alla mostra “reGeneration2” e a diverse mostre internazionali come la mostra itinerante “Photographers Today”. Nello stesso anno ha mostrato la sua creatività e il proprio talento a Paris Photo. Una delle sue visioni circolari è stata scelta nel 2008 come immagine dei Giochi Olimpici di Pechino. Liu ha esposto in mostre collettive in tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone e Svizzera.
Da martedì a venerdì
Sabato su appuntamento
Orari: 14-20
A DISQUIETING INTIMACY
Fotografie di Paolo Patrizi
a cura di Deanna Richardson
Inaugurazione, Mercoledì 22 Aprile, 2015 | 19.00 h
Esposizione dal 22 Aprile – al 5 Giugno, 2015
ILEX Gallery è lieta di presentare per la prima volta in Italia la mostra A disquieting intimacy, del fotografo Italiano Paolo Patrizi.
Le opere appartenenti a questa potente serie si distaccano dalla percezione stereotipata e spesso rigida del ritratto. Nell’atmosfera improvvisata e inquietante dei ‘campi del sesso’, Patrizi offre uno studio intimista sulla vita delle donne di Benin City che lavorano alla periferia di Roma.
In un mercato fortemente segmentato per sesso, età, titolo di studio e numeri esigui di stranieri, l’economia sommersa dell’Italia attira lavoratori immigrati con l’offerta di impieghi irregolari – offuscando così il confine tra imprese in regola e illegali.
Da oltre 20 anni, le donne di Benin City in Nigeria arrivano in Italia per lavorare nel mercato del sesso. Ogni anno, le donne di maggior successo reclutano ragazze più giovani, indirizzandole a seguire il loro stesso percorso. La maggior parte di queste donne, comprese quelle che finiscono sul mercato del sesso, hanno liberamente scelto di lasciare casa per cercare nuove opportunità all’estero. Sono donne volitive e ambiziose, che emigrano per sfuggire a conflitti, persecuzioni, degrado ambientale, calamità naturali e altre situazioni che affliggono il paese d’origine e compromettono le loro possibilità di sostentamento. Queste donne hanno individuato una serie di modi per trarre guadagno dal proprio corpo, dal mestiere di spogliarellista fino alle professioni di contatto vero e proprio, a diversi gradi di intimità.
La mostra si compone di 19 stampe fotografiche di grandi e medie dimensioni. Il debutto italiano presso 10b Photography Gallery fa seguito alle mostre di Londra, Basilea, Praga, New Delhi, del Chobi Mela Festival in Bangladesh e dell’Angkor Photo Festival in Cambogia.
La serie, realizzata tra il 2009 e il 2012 ha vinto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il World Press Photo, il Premio Taylor Wessing Ritratto e il POYi.
A DISQUIETING INTIMACY
ILEX Gallery @ 10b Photography Gallery, Roma, Italia
Via San Lorenzo da Brindisi 10b
Per maggiori informazioni:
Email: info@ilexphoto.com
Tel: 06 7030 6913
Fotografia e giornalismo: le immagini premiate nel 2015
Il Premio World Press Photo è uno dei più significativi riconoscimenti nell’ambito del Fotogiornalismo. Dal 1955 una giuria di esperti, scelti tra i personaggi più accreditati della fotografia internazionale, si riunisce per valutare le immagini inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam: migliaia di scatti provenienti da ogni parte del mondo, proposti da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e riviste.
Le fotografie dei vincitori sono pubblicate nel caratteristico catalogo e vengono esposte in tutto il mondo in importanti gallerie e musei in un tour sempre più ampio, che quest’anno prevede mostre in circa 100 città, in 45 diversi Paesi. Si tratta di un’occasione unica per vedere raccolte le immagini più belle e rappresentative che hanno accompagnato, documentato e illustrato gli avvenimenti di questo ultimo anno sui giornali di tutto il mondo. Quest’anno sono state sottoposte alla giuria 97.912 fotografie scattate da 5.692 fotografi di 131 diversi paesi. Sono stati premiati 42 fotografi di 17 nazionalità: Australia, Bangladesh, Belgio, Cina, Danimarca, Eritrea, Francia, Germania, Gran Bretagna, Iran, Irlanda, Italia, Polonia, Russia, Svezia, Turchia, e USA selezionati nelle 8 categorie del concorso (spot news, notizie generali, storie d’attualità, vita quotidiana, ritratti, natura, sport e lavori a lungo termine. Dieci i fotografi italiani premiati quest’anno, tra cui Andy Rocchelli (categoria: ritratti, secondo premio), Paolo Verzone (categoria: ritratti, terzo premio) e Massimo Santini (categoria: News, secondo premio). Tutte le foto vincitrici sono presentate in un tour mondiale, con l’unico vincolo che tutte le immagini selezionate vengano esposte senza alcuna censura.
FOTO DELL’ANNO 2014
La giuria del 58° World Press ha scelto un’immagine del fotografo danese Mads Nissen, come “Foto dell’anno 2014”. Nissen è un fotografo del quotidiano svedese Politiken ed è rappresentato da Panos Pictures. La foto premiata mostra Jon e Alex, una coppia gay, in un momento di intimità a San Pietroburgo (Russia). Le condizioni di vita per lesbiche, gay bisessuali e transgender (LGBT) è diventata sensibilmente più difficile in Russia.
Le minoranze sessuali affrontano una profonda discriminazione sociale e legale, molestie e persino violenti attacchi di fanatici religiosi o nazionalisti. La foto vincitrice fa parte di un più ampio progetto di Nissen “L’omofobia in Russia” che è stato scattato per Scanpix. Questa foto ha vinto anche il primo premio per la categoria “vita contemporanea”.
Il presidente della giuria Michele McNally, direttore della fotografia e vicecaporedattore del The New York Times, ha dichiarato: “È un momento storico per la fotografia…l’immagine vincitrice deve avere un’estetica, essere di impatto e avere il potenziale per diventare un’icona. Questa foto è esteticamente potente e ha umanità.”
Inaugurazione venerdì 1° maggio 2015
dalle ore 15.00 alle ore 20.00
In mostra dal 2 al 31 maggio 2015
tutti i giorni. ore 10.30 – 19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00
Ci sono attimi che si ripetono nella storia perché impressi in fotografie simili tra loro
Joe Rosenthal Thomas E. Franklin
“La storia si ripete”…o almeno è quello che mi hanno sempre ripetuto per convincermi a studiarla quando avevo pantaloni corti, capelli lunghi ed in testa di tutto tranne che un qualche interesse per tutto ciò che fosse accaduto anche solo il giorno prima. Se questa affermazione ha qualche fondamento, perché la storia delle fotografia debba fare eccezione? In effetti, anche solo scorrendo le immagini premiate con le più prestigiose onorificenze in campo fotografico o quelle che in qualche modo hanno trovato posto, per qualche motivo, nel nostro archivio memonico, si possono trovare similitudini sorprendenti; non parlo di scopiazzature indecenti, di plagi senza vergogna o di altri vocaboli che nascondano una qualche volontà di “fare i furbi”, semplicemente penso sia probabile che una buona cultura, in questo caso fotografica, aiuti a vedere, ricordare e interpretare il già visto.
Le due foto sotto il titolo, sono il primo di un paio di esempi che possano stimolarvi a trovarne altri nei libri o nella memoria.
Iwo Jima e la tanto chiacchierata bandiera. Tranquilli…non ho intenzione di tediarvi con la celeberrima storia, con relative varianti, dell’immagine premio Pulitzer 1945, scattata da Joe Rosenthal, (magari un’altra volta), ma di come abbia inevitabilmente ispirato Thomas E. Franklin, nei giorni successivi l’11 Settembre, per l’immagine che è stata poi utilizzata per affrancare milioni di lettere che hanno attraversato gli States, dove i marines hanno lasciato il posto ed il ruolo di eroi, ai pompieri di New York.
Un altro premio Pulitzer (anno 2000 categoria feature); Carol Guzy (che ha condiviso il premio con due colleghi del The Washington Post) ha scattato la foto nel campo profughi di Kukes, al confine tra Kosovo e Albania, mentre alcuni delle migliaia di fuggiaschi dalla pulizia etnica in atto, passavo i propri figli, attraverso il filo spinato, ai parenti già all’interno del campo. Tredici anni dopo, un altro cucciolo (di Beagle) veniva salvato dall’allevamento Green Hill e da un destino in qualche modo simile a quello che poteva toccare al bambino kosovaro; la foto di Piercarlo Paderno si può dire che “ricalca” quella della Guzy.
Carol Guzy Piercarlo Palermo
Sempre vigili del fuoco USA, ma la città è Seattle e la foto di Jerry Gay è stata scattata oltre un quarto di secolo prima, quando le prime luci del mattino illuminavano lo sfinimento degli uomini che non si erano risparmiati per domare l’incendi scoppiato nel sobborgo di Burien, alla periferia sud della città. Lo stesso sfinimento che ha fermato sul volto di un soldato statunitense del 503° fanteria, mentre si lascia andare sul terrapieno di un bunker nella valle del Korengal in Afghanistan, da Tim Hetherington, che gli è valso il WPP 2007.
Jerry Gay Tim Hetherington
Non vi tolgo il piacere della ricerca, fateci sapere.
Postato da Angelo
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Se la prima parte vi ha incuriosito, se ne avete preso, perchè così volevate, solo l’aspetto fiabesco della vicenda, va bene così, altrimenti, se la cosa vi ha aperto riflessioni o vi siete posti delle domande, ecco come Michele Smargiassi, sul proprio blog Fotocrazia del 14 marzo 2013, analizzava l’ accaduto:
“Storie di gavetta abbondano in tutte le carriere celebri di tutti i mestieri. Qui la fata dai capelli d’argento è un premio, il più celebre e controverso premio di fotogiornalismo. Robert Capa che, non ancora tale, squattrinato esule a Parigi, portava la sua Leica al banco dei pegni tra un servizio e l’altro. Se non ricordo male, lo scoop che gli avviò la carriera, le foto rubate a un comizio di Trotzkij, furono prese con quella macchina che entrava e usciva dal monte di pietà.La dolcezza dell’episodio, e la simpatia istintiva che mi ispira Rodrigues, però, non mi fanno cambiare idea sul ruolo incongruo che i premi stanno assumendo nel meccanismo della selezione professionale del fotogiornalismo: barra doganale all’ingresso di una carriera, quando dovrebbero essere la sanzione del suo successo. Semmai, questa storia mi fa pensare a quel che manca, ma non è sempre mancato, in quel meccanismo. Allora: il problema è impedire lo spreco dei talenti, evitare che carriere promettenti vengano stroncate sul nascere dalle ristrettezze economiche? Ma per questo esistevano, una volta (non so quante ne esistano ancora), le borse di studio, i grant che prestigiose istituzioni culturali o generosi mecenati destinavano a fotografi dotati per consentire loro di mettersi alla prova. La storia della fotografia deve moltissimo a questi mecenatismi, un esempio per tutti, The Americans di Robert Frank. I premi sono le nuove borse di studio? No. Lo possono essere per supplenza, ma concettualmente sono un’altra cosa. I premi vanno in cerca del “bel colpo” e non della bella testa, premiano una performance e non una persona. Sono vetrine pubblicitarie (sicuramente efficaci) ma non palestre per maturare. Sollecitano il conformismo verso stili già ufficiali, approvati, dominanti, e non incoraggiano la ricerca del nuovo. Sono sistemi di omologazione e non di sperimentazione e di rottura degli schemi. The Americans (la cui pubblicazione fu rifiutata in Usa) non sarebbe stato premiato, e invece ha cambiato la visione fotografica di un’epoca. Dove era Canon Portogallo, dove era quella banca quando Daniel vendeva la sua fotocamera? Anziché accorrere come prìncipi pentiti con la scarpetta di cristallo in mano, non potevano pensarci prima della mezzanotte, prima che la fotocamera di Cenerentola si trasformasse in zucca? E ora, ammaestrati dall’esperienza, ci penseranno sopra e istituiranno un grant annuale destinato a un fotografo portoghese, selezionato sulla base di un progetto articolato, consapevole, innovatore?Ne dubito, ma sperare non costa nulla.”
Dopo questa considerazione, la bella favola a lieto fine, assume toni leggermente amarognoli: cosa pensate sia cambiato dopo due anni? Valgono ancora i dubbi sollevati dal giornalista? Lasciateci i vostri commenti, le vostre esperienze e tutto quanto vorrete condividere, attendiamo con piacere
Daniel Rodrigues aveva 26 anni nel 2012 e voleva fare il fotografo; si trovava in Guinea Bissau, nel villaggio di Dulombi Galomaro, al seguito di una missione umanitaria impegnata a costruire un ospedale ed una scuola, cercando come tanti, di unire l’esigenza di portare aiuto ed un’occasione per mettersi alla prova come fotoreporter. I ragazzi del campo, stanno giocando una partita di calcio, non è difficile che accada, tutt’altro, ci giocano tutti i giorni tutto il giorno e quella volta Daniel è della partita; esce dal campo poco dopo per impugnare la fotocamera, cerca delle buone inquadratura per farci qualcosa, magari da proporre all’agenzia Global Imagens, con cui saltuariamente collabora.
Il ritorno a Lisbona, non è però dei migliori, l’agenzia è in forte crisi e tutti i contratti con i collaboratori vengono tagliati, Daniel si ritrova senza nemmeno quel lavoro. Vive con l’anziana nonna e deve fare quadrare i conti famigliari, è così costretto a vendere tutta l’attrezzatura ad un collega ed a mettere via il proprio sogno.
Ma la foto di quei ragazzi scalzi che si gettano confusamente sul pallone, alzando nuvole di polvere che la luce rende argentee, vince il primo premio nella categoria “vita quotidiana” al World Press Photo; i giornali portoghesi danno ampio spazio alla notizia e quando uno di questi scopre che il fotografo che ha portato il proprio paese nell’olimpo della fotografia, ha dovuto vendere tutto per campare, il quadro si ribalta in un attimo.
Lo scalpore della notizia fa muovere diversi privati tra cui la Canon portoghese ed una banca, che si offrono di fornire una nuova attrezzatura e il la città di Lisbona, commissiona un lavoro a Rodrigues
Daniel è di nuovo un fotografo e da quel poco che se ne sa, sembra se lo meriti, inoltre torna al villaggio in Guinea Bissau a portare qualcosa ai ragazzi di quel campetto “il merito del premio è anche loro”
Questa è la storia tratta dal racconto del fotografo stesso, cosa ne pensate? È solo una bella fiaba a lieto fine o merita altre riflessioni? Aspettiamo i vostri commenti in merito, tra qualche ora, la seconda parte.