Sono davvero numerose e molto interessanti le mostre che vi proponiamo per il mese di aprile!
Non perdetevele!
Anna Brenna
MARTINE FRANCK. REGARDER LES AUTRES

Je ne pense pas que l’on puisse être un bon photographe
si l’on n’a pas la curiosité des autres […]”.
“Non penso che si possa essere un buon fotografo se non si ha curiosità per l’altro…”
Martine Franck
L’ambiziosa opera fotografica di Martine Franck (1938-2012) e la sua sincera attrazione per gli esseri umani – la gioia dell’infanzia, i ritratti di lavoratori, le lotte femministe, la spiritualità buddista, gli anziani – sono al centro del progetto espositivo promosso dal Forte di Bard in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson dal titolo Martine Franck. Regarder les autres, in programma dal 9 marzo al 2 giugno 2024, nelle sale delle Cantine della fortezza.
L’obiettivo della mostra curata da Clément Chéroux, Direttore della Fondazione Henri Cartier-Bresson, è quello di far conoscere l’immenso contributo di Martine Franck come donna fotografa, celebrare le sue immagini più notedell’infanzia, della vecchiaia e del teatro, alcune delle quali sono diventate delle icone. L’artista ha documentato il grande affresco dell’avventura terrena, nella tradizione della fotografia umanista francese, lasciando un’impronta profonda e personale nella storia della fotografia del XX secolo.
«La mostra è frutto di un progetto inedito realizzato e curato dalla Fondazione Henri Cartier-Bresson su richiesta dell’Associazione Forte di Bard e avrà anche una tappa estera in Grecia nel corso del 2024 – spiega la Presidente dell’Associazione Forte di Bard, Ornella Badery –. Vengono presentate in mostra più di 180 opere, suddivise in 7 sezioni che spaziano dagli scatti che immortalano gli stadi della vita alle manifestazioni politiche, passando per le lotte femministe e i paesaggi dei luoghi a lei più cari. Un omaggio ad una delle più grandi donne della fotografia mondiale».
Martine Franck professava lo stupore e la celebrazione della vita, una gioia profonda di fronte all’umanità e allo stesso tempo lottava contro l’esclusione con tutta l’empatia che sapeva mostrare. Fotografa socialmente impegnata, divenne un’attivista per molte delle cause che fotografò attivamente. “Una fotografia non è necessariamente una bugia – ha detto -. Ma non è nemmeno la verità. […] Bisogna essere pronti ad accogliere l’inaspettato”.
Martine Franck ha un personale approccio documentale della fotografa, alla ricerca costante della vita e di quello che si spinge oltre la verità: nell’inaspettato, colto insieme alle maschere del Théâtre du Soleil e nelle rivolte del ‘68, ma anche scovato nelle case degli anziani francesi e in un monastero in Nepal. Fotografando le altre donne, privilegiate e indigenti, celebri e anonime. Avvicinando ricamatrici di doti come le giovani ragazze indiane dei piccoli villaggi di Gujarat, come ha fatto con artiste del calibro di Sarah Moon, fotografata mentre salta la corda con una ragazzina. Ha documentato gli eventi politici e sociali del XX secolo per riviste come Life e il New York’s Times, partecipato alla creazione di agenzie come Vu e il lavoro collettivo di Viva, prima di diventare una delle poche donne di Magnum Photos e la più forte sostenitrice della Fondazione Henri Cartier-Bresson.
Fotografa di grande sensibilità, Martine Franck sfiora con delicatezza la semplicità del quotidiano. Le sue immagini permettono di entrare in un mondo sospeso. Fotografie che hanno il merito di distogliere lo sguardo da focali di sicuro impatto, per portarlo su particolari intensamente simbolici. La Franck crea un meccanismo visivo che, attraverso la cura costante del rapporto tra contenuto e forma, genera immagini di singolare bellezza. La fotografia diventa per la fotografa belga un modo di comunicare emozioni, passando dai ritratti di alcuni tra i più importanti artisti e scrittori, tra cui Michel Foucault, Marc Chagall e Agnès Varda, ad un impegno sociale che si focalizza nel dare voce a sfollati ed emarginati. Ognuna delle sue fotografie nonostante nasca dall’istinto del momento, rivela una profonda cura della composizione e una potenza artistica fuori del comune. La sua arte è il riflesso di una scrittura personale segnata da geometrie, curve e linee, alla ricerca della bellezza dell’animo umano e della profondità dei cuori e delle anime, catturati nel vivo delle cose, compresa l’espressione artistica resa attraverso uno “sguardo” di eccezionale sensibilità.
Dal 09 Marzo 2024 al 02 Giugno 2024 – Forte di Bard (Aosta)
FRANCO FONTANA. MODENA DENTRO

Inaugura il 27 marzo dalle 18 alle 20 negli spazi rinnovati dell’Ex Ospedale Estense la mostra Franco Fontana. Modena dentro, omaggio al grande maestro della fotografia allo scoccare dei suoi 90 anni.
La mostra, a cura di Lorenzo Respi presenta fino al 16 giugno 2024, una selezione di circa 15 opere di Fontana messe a confronto con opere di artisti contemporanei italiani e stranieri, provenienti da collezioni pubbliche e private nazionali.
La scelta delle opere di Franco Fontana si focalizza sulla committenza a partire dagli anni ‘70, di imprese modenesi, nazionali e internazionali che hanno sempre dato carta bianca alla creatività dell’autore.
Nelle foto dell’artista convivono le radici di una tradizione fortemente identitaria, modello affermato in molteplici campi – dalla storia dell’arte al design, dall’innovazione tecnologica al Made in Italy, dalla sensibilità per il bello all’estensione della sua applicazione nella vita quotidiana – e lo sguardo verso un orizzonte più ampio, quello della cultura visiva e dei suoi protagonisti, un patrimonio iconografico impercettibile impresso negli scatti realizzati in oltre sessant’anni di carriera.
Proprio questa spinta verso il “fuori”, la ricerca, ha stimolato anche l’occhio di Fontana ad approfondire e appassionarsi ad opere di artisti viste e conosciute durante i viaggi nel mondo: nascono così le passioni personali per Piet Mondrian, Mark Rothko, Alberto Burri ed altri ancora, che diventano riferimenti visivi inconsci riflettendosi nel suo modo di inquadrare e scattare fotografie, pur rimanendo sempre fedele al proprio stile linguistico sintetico.
La geometria e il colore, il visibile e soprattutto l’invisibile, il tempo e l’attimo sono gli elementi con i quali Franco Fontana scompone la realtà e ricompone l’immagine di ciò che già esiste al di là dell’obiettivo della macchina fotografica.
In mostra sono presenti, per un confronto iconografico immediato e suggestivo, proprio le opere di alcuni artisti moderni e contemporanei cari a Franco Fontana, tra i quali Mimmo Rotella, Christo, Giuseppe Uncini, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Mauro Reggiani, Piero Gilardi.
Dal 27 Marzo 2024 al 16 Giugno 2024 – Ex Ospedale Estense – Modena
ULIANO LUCAS. ALTRE VOCI, ALTRI LUOGHI. FOTOGRAFARE PER COMPRENDERE IL MONDO INTORNO A NOI

Sabato 3 febbraio 2024 alle ore 17.00 verrà inaugurata, alla presenza dell’autore, la mostra fotografica di Uliano Lucas Altre voci, altri luoghi. Fotografare per comprendere il mondo intorno a noi al CARMI museo Carrara e Michelangelo.
La mostra di Uliano Lucas – che resterà aperta fino al 5 maggio 2024 – è promossa dal Comune di Carrara e curata dall’associazione Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani di Fosdinovo (MS), gestore del vicino Museo Audiovisivo della Resistenza, anch’esso partner del progetto. L’iniziativa è patrocinata inoltre dalla Regione Toscana, dall’Istituto Storico della Resistenza Apuana e dall’Accademia di Belle Arti di Carrara.
La mostra è un viaggio in bianco e nero con più di cinquanta scatti e un’installazione multimediale che raccontano l’attività del fotoreporter dagli anni Settanta fino ad oggi, ma costituisce anche un’interessante contaminazione di codici e linguaggi: non è così comune che un fotografo contemporaneo esponga le sue fotografie nelle sale di un museo dedicato alla scultura, al marmo di Carrara e a Michelangelo.
Al centro della scena c’è uno straordinario viaggio che tocca svariati ambiti e temi della storia umana, a partire dai primi scatti nel 1960 fino ad arrivare agli ultimissimi del 2021, componendo una delle più importanti antologiche del fotografo mai realizzate.
La mostra ha un’articolazione in sette capitoli: Milano che cambia (1960-2018), in cui è messa al centro la città in cui è nato e cresciuto a partire dall’ “iniziazione” culturale nel mitico Bar Giamaica, dalle case di ringhiera fino alle ultime immagini della metropoli, passando per gli snodi cruciali della storia della Repubblica come la strage di Piazza Fontana e il funerale di Giuseppe Pinelli; Sognatori e ribelli (1960-1976) in cui si raccontano gli anni della ribellione studentesca e operaia, il lungo Sessantotto; Lavoro e lavori (1971-2017), una indagine sui mestieri in varie epoche e latitudini; Istituzioni totali (1968-2018), in cui si racconta la chiusura dei manicomi fino ad arrivare agli ultimi esiti della straordinaria riforma Basaglia, inoltre vengono indagati anche altre istituzioni totali come la caserma (un suo reportage di grande successo era intitolato L’istituzione armata) e il carcere; Libertade. Guinea-Bissau (1969), Angola (1972), Portogallo (1972 e 1974) è un capitolo di straordinario interesse in cui Lucas racconta le lotte di liberazione, la decolonizzazione dell’Africa e la caduta dell’ultimo regime fascista in Europa, con la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario; in Guerra o pace (1970-2018) ci sono non solo le immagini delle guerre che Lucas ha raccontato attraverso le sue fotografie in modo del tutto originale ma anche la ricerca di una nuova umanità, di un desiderio di pace e della ricerca di un nuovo modo di vivere e convivere; La condizione umana (1968-2021) è un’indagine sulla bellezza delle vite vissute ai margini nel tentativo di ribadire la grandiosità di ogni esistenza se solo si riuscisse a leggere in controluce la realtà. Per l’occasione verrà stampato un catalogo della mostra con più di 140 fotografie, nella serie Sguardi della collana Verba manent. Racconti di vita e storia orale Edizioni ETS di Pisa, a cura di Archivi della Resistenza in collaborazione con Tatiana Agliani, con l’introduzione istituzionale del Comune di Carrara, testi di Alessio Giananti, Andrea Castagna e Simona Mussini e un’intervista inedita a Uliano Lucas.
Dal 03 Febbraio 2024 al 05 Maggio 2024 – CARMI museo Carrara e Michelangelo – Carrara
Sara Munari – Lapilli

Premio Paolo VI per l’arte contemporanea.
Da sabato 6 aprile a sabato 15 giugno Sara Munari, fotografa e artista visiva vincitrice della quarta edizione del “Premio Paolo VI per l’arte contemporanea”, sarà protagonista della personale “Lapilli”: una mostra che approfondisce il rapporto tra vulcani, religione e umanità raccontando della connessione tra gli eventi naturali potenti e le leggende, i miti e gli elementi religiosi attraverso i quali l’uomo cerca di proteggersi.
La mostra sarà accessibile durante gli orari di apertura della Collezione Paolo VI – arte contemporanea – dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00, sabato dalle 14.00 alle 19.00. Biglietto unico d’ingresso: € 2,50
Un’indagine visiva che mescola fotografia e arte contemporanea e tratta del rapporto tra uomo, leggenda e religione legata agli eventi catastrofici che caratterizzano la storia del mondo.
Fin dall’antichità, i vulcani sono stati considerati simboli della furia degli dei, porta dell’inferno o donatori di beni. Sono temuti e ammirati in egual misura. Ogni volta che esplode un vulcano, vengono riesumate vecchie leggende e teorie che si muovono tra terrore e fantascienza.
E perché questa violenta eruzione? E perché adesso? E perché tanta distruzione e tanti morti? Cosa c’è veramente nelle profondità della terra?
I libri scientifici teorizzano cosa riempie la palla rotante in cui viviamo: la crosta terrestre, le placche tettoniche, il magma…e se fosse qualcos’altro di insidioso e molto più perverso? Finora nessuno si è tuffato nelle profondità del pianeta per attestare cosa c’è là, a parte gli avventurieri di Viaggio al centro della Terra, il romanzo di Jules Verne. Pura finzione, ma terrificante.
Per i greci e i romani, i vulcani e le loro eruzioni erano associati a manifestazioni divine. Il Cristianesimo li ha considerati come l’opera di Satana o come segno divino. Quando avviene un’eruzione, soprattutto nei paesi latini, viene posta una Madonna per bloccare l’evento e sembra che in qualche caso sia avvenuto
Le menti degli uomini di fronte a un’eruzione vulcanica, sono affascinate dall’indiscutibile bellezza e magia di quei fuochi che sembrano uscire dall’inferno stesso.
Senza le premesse scientifiche, cosa è sembrato agli abitanti di tanti secoli precedenti? Paura, sicuramente stupore, si aggiungono all’infinito dell’inspiegabile, come tante cose dell’universo. Le leggende sono un tipo di narrazione che manca di un autore specifico e di una versione originale conosciuta, si trasmettono di generazione in generazione, soprattutto oralmente, e raccontano di eventi soprannaturali, fantastici o religiosi, localizzati in un luogo e in un tempo ben preciso della storia. Storia che aiuta a renderli più credibili. Le leggende sopravvivono al passare del tempo cambiando il loro contenuto e adattandosi alle nuove generazioni, che lo modificano e lo adattano al loro modo di vivere o, al contrario, lo dimenticano.
Nella realtà, il vulcano è una struttura geologica molto complessa, generata all’interno della crosta terrestre dalla risalita, in seguito ad attività eruttiva, di massa rocciosa fusa, il magma, formatasi al di sotto o all’interno della crosta terrestre.
La fuoriuscita di materiale è detta eruzione e i materiali eruttati sono lava, cenere, lapilli, gas, scorie varie e vapore acqueo. La forma e l’altezza di un vulcano dipendono da vari fattori tra cui l’età del vulcano, il tipo di attività eruttiva, la tipologia di magma emesso e le caratteristiche della struttura vulcanica sottostante al rilievo vulcanico.
Sulla superficie terrestre il 91% dei vulcani è sottomarino (in gran parte situati lungo le dorsali medio oceaniche), mentre circa 1500 sono quelli oggi attivi sulle terre emerse.
In questo lavoro sono stati visitati i vulcani europei per indagare visivamente quel filo che corre tra realtà, leggenda e religione.
COLLEZIONE PAOLO VI – CONCESIO BRESCIA
Dal 6 Aprile al 15 Giugno 2024
https://www.collezionepaolovi.it/

Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron
Portraits to Dream In

Photographers Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron are two of the most influential women in the history of photography. They lived a century apart – Cameron working in the UK and Sri Lanka from the 1860s, and Woodman in America and Italy from the 1970s. Both women explored portraiture beyond its ability to record appearance – using their own creativity and imagination to suggest notions of beauty, symbolism, transformation and storytelling. Showcasing more than 160 rare vintage prints, Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron: Portraits to Dream In spans the career of both artists – and suggests new ways to look at their work, and the way photographic portraiture was created in the 19th and 20th centuries.
21 March – 16 June 2024 – National Portrait Gallery – London
WEEGEE – AUTOPSY OF THE SPECTACLE

There’s a mystery to Weegee. The American photographer’s career seems to be split in two. One side includes his sensational photography printed in North American tabloids: corpses of gangsters lying in pools of their own blood, bodies trapped in battered vehicles, kingpins looking sinister behind the bars of prison wagons, dilapidated slums consumed by fire, and other harrowing documents on the lives of the underprivileged in New York from 1935 to 1945. Then come the festive photographs–glamorous parties, performances by entertainers, jubilant crowds, openings and premieres–to which we must add a vast array of portraits of public figures that Weegee delighted in distorting using a rich palette of tricks between 1948 and 1951, a practice he pursued until the end of his life.
How can these diametrically opposed bodies of work coexist? Critics have enjoyed highlighting the opposition between the two periods, praising the former and disparaging the latter. The exhibition Autopsy of the Spectacle seeks to reconcile the two parts of Weegee by showing that, beyond formal differences, the photographer’s approach is critically coherent.
The spectacle is omnipresent in Weegee’s work. In the first part of his career, which coincides with the rise of the tabloid press, he was an active participant in transforming news into spectacle. To show this, he often included spectators, or other photographers, in the foreground of his images. In the second half of his career, Weegee mocked the Hollywood spectacular: its ephemeral glory, adoring crowds and social scenes. Some years before the Situationist International, his photography presented an incisive critique of the Society of the Spectacle.
With a new perspective on Weegee’s oeuvre, Autopsy of the Spectacle presents the photographer’s iconic images beside lesser-known works, including images not-yet-exhibited in France.
JANUARY 30 – MAY 19, 2024 – Fondation Henri Cartier-Bresson – Paris
ALESSANDRA SANGUINETTI – THE ADVENTURES OF GUILLE AND BELINDA

Alessandra Sanguinetti (born 1968) was raised and educated in Argentina. In 1999, she met two inimitable children, Guillermina Aranciaga and Belinda Stutz. The two young women, whose lives she then followed, became icons in her life and work. Against the backdrop of rural Argentina, in an overwhelmingly male world of gauchos and farmers, the artist’s documentary work spans different stages of life, reflecting on the irreversibility of time.
With the help of the two cousins (Aranciaga and Stutz), using scenography and accessories, Sanguinetti puts her photographs and her models into dialogue in a resolutely phantasmagorical series. As Morpheus holds a mirror in one hand while offering the power of dreams in the other, the artist paradoxically transports us to the realm of illusion and portrays a world proper to the two individuals, at first no more than “points on the horizon”.
In dreamlike, psychoanalytical images, Sanguinetti subtly addresses the continual question of an artist’s relationship to her subject. Within and beyond the series, the three women, Guillermina, Belinda and Alessandra, ultimately form another type of family.
The Adventures of Guille and Belinda is always worthy of an update. Shown at Les Rencontres d’Arles in 2006, at the BAL in Paris, 2011, it will be shown from January 30 to May 19 at the Fondation Henri Cartier-Bresson in an extended, updated series of 52 photographs and 3 films. The project is rich in its past and current forms, as it will be in forms to come.
JANUARY 30 – MAY 19, 2024- Fondation Henri Cartier-Bresson – Paris
Cindy Sherman

Comprised of Cindy Sherman’s latest body of work, this exhibition features a series of improbable portraits that exemplify the morphing of self. The concept of identity as a construct is a central theme that runs throughout Sherman’s work; in this series the artist renders this notion even more perceptible by splicing together photographs of the individual parts of her own face into a set of collaged images. The result is a series of wholly asymmetric – and therefore seemingly distorted – portraits, depicting entirely new characters that are brought to life in the process.
“I’m disgusted with how people get themselves to look beautiful” stated Sherman in an interview close to forty years ago, “I’m much more fascinated with the other side.” In many respects, this exhibition is the culmination of this sentiment. Drawn from a series of twenty-six “floating creatures,” as the artist has referred to them, these disfigured, and at times disproportionate portraits embody Sherman’s most grotesque work to date. Deliberately printed in a large format, Sherman confronts the viewer with details usually deemed unsightly: wrinkles, contortions, badly applied make-up. By drawing attention to the elements so often smoothed over, Sherman probes our relationship of (un)attractiveness to the construct of self.
29 Mar – 4 Aug 2024 – Photo Elysèe, Lausanne
Una movida Bárbara. Fotografie di Ouka Lele

Mostra dedicata all’artista multidisciplinare da poco scomparsa Ouka Leele, che ha saputo coniugare in modo originale fotografia e pittura.
Ideata con l’intento di proseguire la rassegna di fotografi spagnoli attivi nell’ambito della “movida madrileña” degli anni Ottanta (in continuità con quella di Miguel Trillo già ospitata presso lo stesso Museo), l’esposizione ripercorrerà l’intera carriera di quest’artista, vincitrice del Premio Nazionale di Fotografia nel 2005, presentando opere dalla sua prima esposizione, Peluquería, fino agli ultimi lavori, come la serie scattata nelle Asturie A donde la luz me lleve, o quella di disegni con motivi botanici Floreale, offrendo una visione complessiva dell’universo creativo di Ouka Leele.
In mostra circa 90 opere di diverse dimensioni, formati e tecniche (alcune delle quali originali), sarà completata da video, cataloghi e materiale documentario.
17/04 – 07/07/2024 – Museo di Roma in Trastevere
FABIO BUCCIARELLI. THE WORLD WE LIVE IN

Sabato 23 marzo 2024 a Palazzo Todesco di Vittorio Veneto verrà inaugurata alle ore 10.30 “The world we live in” la nuova mostra dedicata al pluripremiato fotografo italiano FABIO BUCCIARELLI. Bucciarelli è un fotografo, giornalista e autore internazionale noto per il suo lavoro di reportage sui conflitti globali e sulle terribili ricadute umanitarie che ne conseguono. L’impegno costante nel raccontare storie importanti attraverso immagini vivide e reportage dettagliati gli è valso l’ampio riconoscimento e il rispetto del settore. Il suo reportage sulla guerra siriana gli è valso la prestigiosa Robert Capa Gold Medal dell’Overseas Press Club of America. Ha vinto 10 premi Picture of the Year International, 2 premi World Press Photo, 2 Sony World Photography Awards, il Prix Bayeux-Calvados per i corrispondenti di guerra, il VISA d’Or News di Perpignan, la Lucie Foundation, il Premio Internazionale Yannis Behrakis, il Premio Ponchielli, il World Report Award. Tra gli altri riconoscimenti anche: Best of Photojournalism, Days Japan International, Kuala Lumpur International PhotoAwards e Getty Images Editorial Grant. È stato nominato Fotografo dell’anno nel 2019 e Fotografo dell’anno Award of Excellence nel 2023. Oggi collabora con i principali organi di informazione, tra cui New York Times, La Repubblica, Die Zeit, Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Yahoo News, Newsweek, L’Espresso, Time Magazine, Al Jazeera. Oltre ai suoi progetti come fotografo e reporter, è stato incaricato di lavorare come curatore e direttore artistico per diversi musei e istituzioni, tra cui il Ministero degli Affari Esteri italiano. Nel novembre 2023 è diventato Ambasciatore Canon, unendosi così a un gruppo illustre di fotoreporter di grande talento e fama.
“Bucciarelli è creatore di immagini tecnicamente perfette, esteticamente ricercate, dense di significati”. Così ne parla l’Assessore alla Cultura del Comune di Vittorio Veneto Antonella Uliana nel suo testo introduttivo alla mostra. “Immagini che raccontano la realtà in modo coinvolgente e diretto. E, più o meno consapevolmente, ci parlano ancora una volta dello stretto rapporto tra pittura e fotografia. In uno scatto sulla grande marcia di ritorno a Gaza c’è Eugene Delacroix con la sua Libertà che guida il popolo, fu il primo quadro politico nella storia della pittura moderna come venne definito. Ci parlano del grande artista francese il riferimento formale ad una composizione piramidale e le linee direzionali, create da gesti e sguardi, che conducono al movimento deciso del braccio destro della figura centrale. In Delacroix è l’immagine simbolica della Libertà che agita il tricolore invitando il popolo in armi a seguirla, nella fotografia di Bucciarelli un uomo che procede incitando con slancio e vigore la folla tumultuosa. La tragicità delle scene è amplificata da un identico cielo grigio; nuvole, polvere, il fumo nero delle gomme bruciate impediscono di vedere il sole ma sulle dominanti tonalità scure si impongono all’occhio le stesse accensioni cromatiche di rosso vivo. Travolgente è la medesima direzione del moto dei protagonisti che avanzano con decisione verso l’osservatore”.
Dal 23 Marzo 2024 al 26 Maggio 2024 – Palazzo Todesco – Vittorio Veneto (TV)
LAURA SALVINELLI. AFGHANA

Storie di mamme afghane e dei loro bambini, di giovani donne che hanno potuto realizzare il sogno di diventare infermiere e dottoresse; il racconto dell’essere donne e madri in un Paese complesso come l’Afghanistan: dal 16 marzo al 28 aprile, nell’ambito della 12esima edizione del Festival Fotografico Europeo, presso il Castello Visconteo di Legnano, in via Catullo 1, saranno esposte le testimonianze e i volti delle donne del Centro di maternità di EMERGENCY ad Anabah, nella Valle del Panshir, protagonisti della mostra “AFGHANA” della fotografa Laura Salvinelli.
Sabato 6 aprile alle ore 17:30, sarà inoltre possibile approfondire il tema al centro della mostra con un incontro dedicato al lavoro di EMERGENCY in Afghanistan e agli scatti proposti all’interno dell’esposizione, con la presenza della fotografa, Laura Salvinelli e della responsabile della Medical Division Paediatrics di EMERGENCY, Manuela Valenti.
Le fotografie raccontano la storia delle dottoresse, delle infermiere e delle pazienti del Centro di EMERGENCY dedicato alla maternità. Nel viaggio fotografico si incontra il viso sorridente di Zarghona che ha dato alla luce il primo figlio maschio, Kemeya alle prese con il suo quinto cesareo, le donne nomadi Kuchi durante uno dei loro passaggi stagionali nella Valle. E ancora Asuda che, grazie al Centro di maternità di EMERGENCY, ha potuto studiare e formarsi per diventare ostetrica; Marja, che ha iniziato a lavorare in Afghanistan con EMERGENCY nel 1999; Monika e Keren, coordinatrice medica e ginecologa, che esprimono tutta la loro felicità per i tanti bambini che hanno visto nascere.
“Il reportage sul Centro di maternità ad Anabah nella Valle del Panshir è stato per me come un ritorno a ‘casa’ – racconta la fotografa Laura Salvinelli – ‘Casa’ è per me l’Afghanistan, luogo della mia anima e ‘casa’ è l’impegno di EMERGENCY contro la guerra e in difesa dei diritti umani. Ho lavorato in un mondo in cui fotografare le donne è un tabù interpretando il ruolo dell’elefante in un negozio di cristalli. Ho combattuto per mostrare in Occidente le foto del parto, che violano un altro tabù, quello del sangue della vita e del corpo reale delle donne. Mi sono posta in continuazione la domanda di tutti i fotografi: se sia giusto entrare nell’intimità degli altri. Credo che la risposta, sempre diversa, dipenda da perché e da come si fa – l’importante è che quella domanda lavori sempre dentro di noi.”
In Afghanistan la mortalità materna è 99 volte più alta di quella registrata in Italia e il tasso di mortalità infantile 47 volte più alto: una donna su 14 muore per complicazioni legate alla gravidanza, mentre un bambino su 18 muore prima di compiere i 5 anni.
Si stima che nel 2024 saranno 23.7 milioni gli afgani in necessità di aiuti umanitari; 17.9 milioni di questi con bisogni sanitari gravi o estremi. Curarsi è troppo costoso; non ci sono ambulanze in caso di emergenza; le strutture sono inadeguate, sprovviste di personale specializzato, macchinari, elettricità e acqua, soprattutto nelle zone rurali. Le donne sono il gruppo più vulnerabile. La mancanza di mezzi di trasportosicuri ed efficienti, l’assenza di cliniche che offrano cure ostetriche per le future mamme nelle zone rurali e la diminuzione del potere d’acquisto (del 20% inferiore rispetto a quello degli uomini), rende la possibilità di accedere a cure tempestive ed efficaci per le afgane ancora più precaria.
“L’Afghanistan è un pezzo importante della storia di EMERGENCY, ma dopo 25 anni di lavoro anche EMERGENCY è diventata parte integrante della storia del Paese – ricorda Rossella Miccio, presidente della ONG che lavora in Afghanistan dal 1999 –.
E tutt’oggi noi continuiamo a rimanere nel Paese con tre ospedali chirurgici, un Centro di maternità e 42 posti di primo soccorso. La reputazione di cui gode EMERGENCY tra la popolazione locale non solo ha garantito sostenibilità alle attività del Centro di maternità, ma ha anche contribuito a dare forma e sostanza a un nuovo ruolo delle operatrici sanitarie nella regione. Oggi più che mai è importante non dimenticare questo Paese e la sua popolazione: non possiamo sapere cosa accadrà in futuro, ma lasciare gli afgani da soli di certo a ricostruire ciò che è stato distrutto in 20 anni di guerra”,
Nel 2003, accanto al Centro chirurgico e pediatrico del Panshir, EMERGENCY ha aperto le porte del Centro di maternità, ancora oggi l’unica struttura specializzata e gratuita della zona che permette alle donne la formazione necessaria per diventare infermiere, ginecologhe, ostetriche e garantisce alla popolazione femminile di partorire in un ospedale sicuro, un’oasi protetta in cui gli uomini non hanno accesso, e che diventa sia per le pazienti che per lo staff un luogo dove prendersi cura di loro stesse. Qui sono oltre 7mila i parti effettuati ogni anno: da quando è entrato in funzione, nel giugno 2003, a oggi nel Centro sono state curate più di 489mila donne e bambini e sono stati fatti nascere più di 76mila bambini.
Dal 16 Marzo 2024 al 28 Aprile 2024 – Castello Visconteo – Legnano
S75 – Petra Stavast

S75 è la mostra personale della fotografa olandese Petra Stavast che inaugura presso la galleria di Spazio Labo’ mercoledì 17 aprile alle ore 19.30 alla presenza dell’artista.
S75 è un progetto che prende il nome dal telefono cellulare Siemens S75: lanciato nel 2005, è stato il primo telefono cellulare di Stavast dotato di una fotocamera integrata, con una risoluzione massima di 1280 × 960 pixel.
In S75 Stavast racchiude 224 ritratti a persone appartenenti alla sua vita quotidiana, ma raramente ad amici o familiari, tutti realizzati in studio utilizzando la tecnologia, oggi considerata obsoleta, di questo telefono. La serie è realizzata in un arco di diciassette anni, tra il 2005 e il 2022 ad Amsterdam, Banff e Shanghai.
I limiti tecnici della fotocamera rappresentano una caratteristica centrale del lavoro: la bassa risoluzione delle immagini e le pose classiche dei soggetti ritratti danno luogo a uno spazio atemporale e disgiunto, che non è né presente né passato. I ritratti trasmettono una inquietante sensazione di instabilità formale ed emotiva tra stagnazione e transizione, e creano un’immobilità visiva che sembra più vicina alla pittura che alla fotografia.
La serie di ritratti si confronta con quel preciso, breve momento in cui la persona ritratta e la fotografa sono insieme: le tensioni e le aspettative di entrambe sono parti visibili del risultato finale. I ritratti evocano una tensione tra il carattere digitale della fotocamera a bassa risoluzione e l’immagine che rimanda all’arte classica del ritratto.
Il fatto che con il Siemens S75 la tecnica fotografica non possa essere controllata è essenziale per il lavoro di Stavast e questo concetto è stato tradotto nel libro fotografico, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice olandese Roma Publications, attraverso la scelta di una tecnica di stampa altrettanto difficile da controllare, quella del rotocalco. Questa scelta comporta una sorta di tensione tra la natura digitale delle foto del telefono, condivisibili e riproducibili all’infinito, e l’associazione della produzione di massa con la stampa rotocalco. Inoltre, la carta e la tecnica di stampa esaltano l’apparenza granulosa delle fotografie, dando loro una morbidezza che ricorda quelle che si cerca di ottenere oggi con i filtri, e la sottigliezza della carta fa sì che le pagine si sfoglino delicatamente e lentamente, dando a tutti gli effetti il senso della vastità di questo progetto a lungo termine.
Dal 17 aprile al 21 giugno 2024 – Spazio Labo’ – Bologna






















