Mostre di fotografia da non perdere ad Ottobre

Con l’arrivo dell’autunno, si aprono tantissime mostre interessanti, non perdetele!

Anna

Festival della Fotografia Etica

Come ogni anno il Festival racconta il nostro pianeta attraverso il grande fotogiornalismo internazionale: oltre 20 mostre fotografiche distribuite nei luoghi più suggestivi della città di Lodi, conferenze, presentazioni di libri, video-proiezioni, visite guidate con gli autori e progetti educational per gli studenti.

Oltre un anno di lavoro per portarvi storie uniche, emozionanti e necessarie.

Piccole storie quotidiane e grandi tragedie, vicine o lontane, ma sempre legate all’esperienza unica che ci rende testimoni del nostro tempo. Storie che ci parlano di speranze e dolori, energia e paura, emozioni contrastanti ma che ci fanno sentire vicini.

Sono mostre talvolta difficili e complesse, che richiedono di leggere, ragionare ed approfondire, ma sono sempre mostre necessarie perché possono spingerci a dare il nostro contributo per un mondo migliore.

DAL 28 SETTEMBRE AL 27 OTTOBRE – Lodi, sedi varie

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Martin Parr. Short & Sweet

Martin Parr. Miami, Florida, USA, 1998. Da Life’s a Beach
© Martin Parr | Martin Parr. Miami, Florida, USA, 1998. Da Life’s a Beach

Si può imparare di più sul Paese in cui si vive da un comico che dalla conferenza di un sociologo.”
Martin Parr

Il suo sguardo è immediatamente riconoscibile, una lente di ingrandimento a colori vivaci che crea storie partendodalla realtà, che cattura momenti autentici e spesso eccentrici  della vita quotidiana cogliendo l’essenza di unluogo o di una situazione attraverso la ricerca del dettaglio perfetto, che offre una prospettiva unica e spesso provocatoria della società contemporanea.

Martin Parr 
(classe 1952) – senz’altro uno dei fotografi documentaristi britannici più affermati e riconosciuti del nostro tempo – sceglie il Museo Civico Archeologico di Bologna per presentare il progetto espositivo Short & Sweet, da lui direttamente curato, dopo l’ampio successo di pubblico recentemente ottenuto al Mudec – Museo delle Culture di Milano.

Dal 12 settembre 2024 al 6 gennaio 2025 la mostra Martin Parr. Short & Sweet – prodotta da  24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici Bologna e Magnum Photos, e con il patrocinio del Comune di Bologna – presenta oltre 60 fotografie da lui selezionate appositamente per questo progetto e affiancate al corpus di immagini della serie Common Senseche lo ha reso famoso, per ripercorrere, anche attraverso una intervista inedita a cura della storica e critica della fotografia Roberta Valtorta, la carriera di uno dei più famosi fotografi della nostra epoca.
Gruppo Hera è sponsor della mostra.

Attraverso una cronaca fotografica senza filtri e fuori dalla retorica, il percorso espositivo si apre ‘in bianco e nero’, ovvero con la serie The Non-Conformists, immagini scattate dal 1975 al 1980 da un inedito, giovane e ispirato Parr, appena terminata la scuola d’arte. Per questo progetto, l’autore all’età di ventitré anni, insieme alla sua compagna (e futura moglie) Susie Mitchell, si muove della metropoli londinese verso le periferie dello Yorkshire.Per cinque anni la coppia documenta quotidianamente gli eventi a cui assiste, in particolare quelli dei Non Conformisti, dal nome delle cappelle metodiste e battiste che stavano diventando numerose nella zona. Martin fotografa sia l’ambiente circostante che le vite dei colletti blu di operai, minatori, agricoltori, devoti, guardiacaccia, allevatori di piccioni e “mariti presi per il naso”, realizzando un documento storico e toccante che definisce il carattere ferocemente indipendente dell’Inghilterra settentrionale dall’anglicismo di Stato.

Prima di approdare alle più conosciute serie a colori, la mostra prosegue con l’ultimo progetto in bianco e nero sviluppato da Parr, Bad Weather, realizzato tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta e pubblicato nel 1982. L’idea era quella di creare un lavoro incentrato su un’ossessione britannica. Il tempo atmosferico ha fornito un soggetto ideale. Con una fotocamera subacquea, Parr si getta sotto le tipiche condizioni meteorologiche inglesi: acquazzoni, pioggerelline, tempeste di neve documentate rigorosamente tra Inghilterra e Irlanda. “Di solito ti viene detto di fotografare solo quando la luce è buona e c’è il sole -afferma l’autore – e mi piaceva l’idea di scattare fotografie solo in caso di maltempo, come modo per sovvertire le regole tradizionali”. Con scanzonata serietà, la serie unisce espressioni e reazioni delle persone che vivono costantemente  sopportando temperature pungenti e clima uggioso. Parr, in questo modo, rivolge lo sguardo all’umanità piuttosto che all’iconico e ben noto paesaggio britannico.

Il primo progetto a colori è The Last Resort (1982-1985), amaramente ironico reportage condotto dal fotografo sulle spiagge di Brighton, sobborgo balneare di Liverpool, nella metà degli anni Ottanta, ovvero in un periodo di profondo declino economico in cui versava il nord-ovest dell’Inghilterra. Tra satira e crudeltà – non priva di una certa tenerezza per i suoi connazionali inglesi – ritrae famiglie a basso reddito in vacanza a New Brighton, piccola località  balneare in declino vicino a Liverpool.Vista attraverso il suo obiettivo, quella che avrebbe dovuto apparire come una località di villeggiatura estiva assume l’aria di  una zona industriale. In The Last Resort Martin Parr evoca la sua nostalgia per gli anni Sessanta, creando il primo esempio di reportage spietato elucido sulla fine di un mondo (quello operaio) e dei suoi valori, nonché l’avvento di una nuova concezione consumistica della vita, la decadenza della società del benessere e del consumo.
Probabilmente il suo lavoro più famoso, The Last Resort presenta foto scattate con una macchina fotografica di medio formato e un flash a luce naturale, primo esempio del caratteristico e audace colore saturo di Parr, che aggiunge energia e vitalità alle sue immagini, influenzate dalla fotografia a colori americana di William Eggleston (nato nel 1939) e Garry Winogrand (1928-1984).

Sullo stesso registro si mantiene l’installazione Common Sense: al Museo Civico Archeologico di Bologna saranno visibili 250 fotografie in formato A3, selezionate tra le 350 esposte nella mostra omonima del 1999, che offrono uno studio ravvicinato   del consumo di massa e della cultura dello spreco, in particolare  occidentale ed europea. Combinando tutti gli elementi che avevano caratterizzato la fotografia di Parr negli anni Settanta e Ottanta, la seriedà seguito all’ossessiva ricerca visiva dell’artista di tutto ciò che è volgare, stonato, assurdo. 
Quando viene presentato in mostra, Common Sense viene installato come un’ampia e compatta serie di immagini dai colori vivaci tra loro accostate, stampate a buon mercato con l’utilizzo di una macchina Xerox a colori. La mostra fu allestita contemporaneamente in quarantuno sedi in diciassette Paesi, conquistando così il GuinnessWorld Record. Parr eccelle qui nella resa di soggetti legati spesso al cattivo gusto e alla volgarità contemporanea,che coglie con un cinismo di fondo e un sarcasmo senza precedenti.
Gli scatti e le composizioni dinamiche, fatte di accostamenti audaci, di oggetti pesantemente kitsch, vengono riprese da angoli insoliti, con inquadrature ravvicinate e utilizzando  prospettive inedite, creando così scatti che catturano l’attenzione e suscitano interesse. Fondamentale diventa l’attenzione al dettaglio, attraverso il quale Parr riesce a cogliere gli elementi distintivi di un luogo o di una situazione, e quindi in ultima analisi della cultura e della società che egli si trova a descrivere. Per la mostra Short & SweetCommon Sense si presenta come un accumulo di immagini dai colori vivaci, stampate a basso costo su carta A3 con una macchina Xerox a colori eriadattate nello spazio secondo un ordine originale.
Negli anni Novanta lo sguardo si rivolge al resto del mondo e allo strano universo del turismo di massa. La serie Small World (1989-2008) riguarda ancora una volta questo tema e la volontà del fotoreporter di condurci in molti tra i siti più frequentati e famosi, mostrando la differenza tra la mitologia idealizzata del luogo e la realtà depredata dall’“uso” che il turista fa del luogo stesso.  In questa serie, l’autore segue le orme del turista medio – come     potremmo esserlo tutti noi – e, attraverso le sue fotografie, tenta di rivelare la grande farsa del viaggio, che è, per la maggior parte delle persone, un’attività di svago resa possibile solo di recente, in seguito allo sviluppo degli aerei di grandi dimensioni e delle compagnie aeree a basso costo. Con il turismo Martin Parr ci presenta uno specchio particolarmente crudele, standardizzato fino all’assurdo, il mondo del turismo assomiglia sempre più a un sogno annacquato e omogeneizzato, il cui modello ultimo sarebbe Las Vegas.

Insieme al turismo c’è poi il tema del ballo con la serie Everybody Dance Now (1986-2018). Secondo Parr, a partela fotografia, la danza è probabilmente la forma di espressione più democratica.Unisce le due arti in questaricerca nella quale, da San Paolo in Brasile alle isole scozzesi, ha fotografato per oltre trent’anni, tra il 1986 e il 2018, svariati tipi di ballo, ballerini vivaci, lezioni di aerobica, feste in ogni parte del mondo, danze del tè. Il lavoro è uno studio puntuale sui corpi, sulle loro proporzioni e sulla pelle, sui movimenti, i diversi abiti, le calzature, i make-up, le espressioni dei volti in quella particolare attività del tempo libero, insieme naturale e culturale, che per tutti è il ballo. Emerge dai suoi scatti una folle energia, dove il corpo collettivo si manifesta senza riserve e pudori.

L’Inghilterra è sempre stata la materia preferita di Martin Parr. Le sue numerose serie fotografiche comiche, dogmatiche, affettuosamente satiriche e colorate documentano cosa significa essere inglese oggi. Con la serie recente Establishment (2010-2016) prosegue dunque il grande progetto di fotografare l’establishment britannico,le élite che governano il Paese e i loro rituali, rendendo sorprendente ciò che è ovvio, reinventando i cliché dell’“inglese”, trasformandoli in rivelazioni provocatorie. Ecco, dunque, i luoghi          e i personaggi della politica, le sedidel potere, le università più famose. La ricerca mette crudamente in luce, come è tipico dell’autore, le convenzionisociali che si ripetono nel tempo, i comportamenti analizzati fin nei minimi gesti, l’abbigliamento, le espressioni, gli sguardi, le piccole ossessioni, le tradizioni che si esprimono negli arredi e negli oggetti.

Si prosegue con un soggetto con cui Parr si è sempre confrontato, la spiaggia. La serie Life’s a Beach(2013)mostra scatti provenienti dalle spiagge di tutto il mondo, in un caleidoscopio di immaginari del corpo svestito e del suo mostrarsi in pubblico. Nel Regno Unito, è impossibile trovarsi a più di 75 miglia dalla costa, e con così tanto mare  non sorprende che in Gran Bretagna esista una forte tradizione di scattare foto sulla spiaggia. Le persone possono rilassarsi, essere sé stesse e sfoggiare tutti i piccoli aspetti di quel comportamento leggermente eccentrico che è tipico dei Britannici. Negli Stati Uniti c’è una forte tradizione della fotografia di strada, nel Regno Unito della‘fotografia da spiaggia’. Martin Parr fotografa questo soggetto da molti decenni (gli scatti presentati in mostra vanno dal 1986 al 2018), documentando tutti gli aspetti di questa tradizione, compresi primi piani di bagnanti,nuotate e picnic.

Attento al costume, alle convenzioni sociali e alle regole dell’apparire che influenzano la vita di chi vive nel mondo globalizzato, Martin Parr non poteva non osservare la moda nelle sue varie accezioni, allontanandosi dal glamourconvenzionale associato al genere, ma piuttosto insistendo sempre su un approccio spiritoso e satirico. Per molti anni ha fotografato in Europa, negli Stati Uniti, in Africa e in Asia non solo gli abiti e gli accessori a volte esagerati o assurdi ma, come sempre, anche le posture e le espressioni.
La serie Fashion raccoglie immagini prodotte tra il 1999 e il 2019 per riviste di moda e in occasione di sfilate, ma del tutto simili alle molte che Parr ha realizzato nei più vari contesti sociali in tanti anni di puntuale e implacabileosservazione delle debolezze dell’umanità massificata.

Attraverso un percorso dentro i progetti più noti, l’inedito stile documentario che da oltre cinquant’annicaratterizza il linguaggio del fotografo inglese Martin Parr diventa cartina tornasole per osservare la società contemporanea e le sue pieghe più contraddittorie, quelle che appartengono al mondo occidentale, inparticolare europeo, restituito da una cronaca fotografica tagliente, a volte raccontata con pungente sarcasmo, piùspesso presentata con ironia e umorismo. Le immagini di Parr catturano momenti comici o inaspettati, offrendo uno sguardo critico ma anche divertente sulla vita quotidiana di tutti noi.

Il catalogo della mostra Martin Parr. Short & Sweetedito da 24 ORE Cultura, è disponibile presso la biglietteria della mostra, nelle librerie e online.

Dal 12 Settembre 2024 al 06 Gennaio 2025 – Museo Civico Archeologico – Bologna

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Lisetta Carmi. Molto vicino, incredibilmente lontano

Lisetta Carmi, Messico, 1969, stampa ai sali d'argento
© Martini & Ronchetti, courtesy archivio Lisetta Carmi | Lisetta Carmi, Messico, 1969, stampa ai sali d’argento

Quando mi chiedono “Chi ti ha insegnato a fotografare?” rispondo “La vita”.
  In occasione dei 100 anni dalla nascita di Lisetta Carmi, Palazzo Ducale presenta una grande mostra dell’artista e fotografa genovese, che nel corso della sua vita ha avuto il coraggio di percorrere vie diverse dando sempre voce agli ultimi. Un viaggio che parte da Genova e dall’Italia per raccontare con il suo sguardo acuto e lucido realtà lontane e mondi in trasformazione, con inedite immagini a colori che affiancano le serie più famose in bianco e nero.  
 
In mostra le immagini della serie dei travestitidegli anni ’60, pubblicate nel 1972 suscitando scalpore e segnando le ricerche fotografiche di molti artisti internazionali, non solo in bianco e nero ma anche a colori e la serie inedita erotismo e autoritarismo a Staglieno in cui il famoso cimitero genovese si trasforma sotto l’obbiettivo della fotografa in un ritratto della società borghese ottocentesca e dell’erotismo associato ai monumenti funebri. Genova emerge nelle sue sfaccettature inaspettate, col racconto del mondo del lavoro nelle famose immagini di Genova – porto  e dell’Italsider ma anche quelle, in parte inedite, dell’Anagrafe e degli aspetti della vita culturale e sociale della città.
 
Lisetta Carmi, molto vicino incredibilmente lontano è curata da Giovanni Battista Martini, esperto di fotografia e curatore dell’archivio Lisetta Carmi, che ha scritto e concepito numerose mostre dell’artista negli ultimi anni e Ilaria Bonacossa, curatrice d’arte contemporanea e direttrice di Palazzo Ducale Genova, ed è promossa e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura Genova e Civita Mostre e Musei.

Dal 23 Ottobre 2024 al 23 Marzo 2025 – Palazzo Ducale Genova

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Colorno Photo Life

È in arrivo la 15esima edizione del festival fotografico di Colorno (Parma) che avrà il suo clou dal 27 al 29 settembre. Tra le mostre il lavoro di Elio Luxardo, ritrattista delle star di Cinecittà negli anni d’oro.

Il 21 settembre alle 21.30 al MUPAC incontro con la fotoreporter e documentarista Monika Bulaj

Il festival fotografico COLORNOPHOTOLIFE di Colorno (Parma) giunge quest’anno alla sua 15esima edizione, mantenendo la sua prerogativa di fondere in un’unica manifestazione le radici e le nuove frontiere della fotografia arricchendosi da alcuni anni di momenti musicali e audiovisivi. Il suo clou sarà da venerdì 27 a domenica 29 settembre, ma eventi e mostre si protrarranno fino al 10 novembre.

Essendo un festival tematico l’edizione 2024 avrà come focus“Totem e Tabù”, simboli e modelli tra passato e presente. Se per la collettività il Totem rappresenta ciò che viene esaltato, adorato, elevato alla massima evidenza, al contrario il Tabù rappresenta ciò che deve essere occultato nella massima oscurità. Entrambi assumono queste definizioni per attribuzione dogmatica, cioè senza ragioni logiche, è un processo collettivo che avviene “di pancia”. Proprio perché non sono animati dalla logica, la loro forza è impressionante nel dettare il comportamento collettivo che ovviamente procede, senza ragionevolezza, governato da credenze e pregiudizi. In entrambi ha un ruolo decisivo l’immagine Simbolo che in alcuni casi diventa il Modello (da imitare). Il Simbolo e il Modello conferiscono presenza concreta nella realtà sensibile a una determinata idea Totem e di Tabù. Guardando aspetti generali è facile individuare queste caratteristiche nelle religioni e nelle ideologie. Osserviamo però che oggi scegliere un credo religioso o laico è un percorso consapevole che si compie leggendo e discutendo: l’umanità di oggi ha attraversato la stagione postmoderna senza accorgersene, perdendo molta affezione per fedi e ideologie.

Le mostre ufficiali dei grandi autori saranno esposte nei locali storici della cittadinaIn Aranciaiaal piano terra (dal 27/09 fino al 10/11),cinque le esposizioni.
Sarà visibile “La ricerca della bellezza” di Elio Luxardo (1908-1969),

diventato famoso come il fotografo delle dive e dei divi di Cinecittà, dagli anni Trenta agli anni Sessanta, dedicando la sua carriera a costruire immagini perfette di corpi e volti. A cura di Roberto Mutti, la mostra raccoglie 130 scatti dell’artista di origini italiane ma nato in Brasile, dove si è affermato come autore di documentari e prima ancora come atleta. “Il richiamo dell’anima profonda” del parmigiano Oreste Ferretti, grande viaggiatore e appassionato delle culture antiche e primitive, a cura di Silvano Bicocchi, presenta un coinvolgente reportage avvalendosi del proprio ampio archivio fotografico che comprende sette portfolio tematici e ci accompagna alla scoperta dei misteri e del fascino di diversi Totem e Tabù venerati nelle celebrazioni sacre e profane che dall’Asia ci portano all’Africa, concludendo con lo sguardo sospeso verso il futuro sulla surmodernità di Dubai. “Professione reporter: Angelo Cozzi. Prospettive fotografiche del secondo Novecento”, a cura di Ascanio Kurkumelis, si concentra su una parte della sua grande produzione e mette in risalto due delle sue passioni: il reportage e il ritratto. La mostra è l’occasione per riscoprire fotografie che hanno fatto la storia e per riaccendere l’attenzione su un autore che ha condotto con le sue immagini milioni di lettori nel vivo degli avvenimenti storici più significativi dal 1951 alla fine degli anni Ottanta. Con “La ricostruzione tra rito e mito” dall’archivio dell’agenzia romana Publifoto conservato dal CSAC dell’Università di Parma, Claudia Cavatorta e Paolo Barbaro hanno individuato scatti che si muovono tra l’ufficialità e la cronaca tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Anni in cui Publifoto è in relazione con nuovi modelli di giornalismo. Sono scatti che ci riportano ad aspetti di un’Italia scomparsa, tra arretratezza e consumo, tra realtà locale e dimensione già globale della cultura d’immagine. Infine il lavoro di Lorenzo Cicconi Massi dal titolo “Fedeli alla tribù” si concentra sui giovani, un viaggio dagli anni Duemila attratto dalle forme, dai colori del trucco e dai tatuaggi messi in bella mostra nell’esigenza di mascherarsi e riconoscersi tra Italia, Malta e Beijing.

Salendo le scale si aprono gli spazi del MUPAC (piano superiore dell’Aranciaia) e qui incontriamo altre sei mostre, vincitrici di premi nazionali con cui il COLORNOPHOTOLIFE collabora (sempre dal 27/09 al 10/11). Pierpaolo Mittica con il progetto “Semipalatinsk, il crimine dei test nucleari”, a cura di Paola Riccardi, ha vinto la terza edizione del premio fotografico Umane Tracce, dedicato alla memoria di Nicola Paccagnella e fondato nel 2020 da Paola Riccardi (curatrice della mostra) insieme a Stefano Bianchi e a Enzo Cortini. Il fotografo rimarca, attraverso le immagini, come la minaccia delle armi nucleari sia un problema attuale, portando alla luce un esempio lampante delle conseguenze dannose dei test atomici: il poligono nucleare di Semipalatinsk, in Kazakistan, nato durante la Guerra Fredda, dove si generarono radiazioni il cui impatto sulla popolazione delle aree abitate circostanti venne tenuto nascosto per decenni dalle autorità sovietiche.     Francesca Dusini, giovane fotografa trentina, con “Švejk” (opera vincitrice premio MUSA) racconta con le sue immagini la vita sul set di una serie tv ispirata alle opere di Hašek e Brecht che raccontano le avventure di Švejk. Ne emerge una straordinaria forza espressiva degli sguardi e dei gesti degli attori, non professionisti. “Per mezzo di sguardo immacolato” di Caterina Codato (vincitrice del ColornoPhotoLife 2023) è un lavoro fotografico composto da venti immagini realizzate lo scorso anno alla pinacoteca Martini di Cà Rezzonico, Museo del 700 Veneziano che guardano l’arte e le opere di altri artisti attraverso lo scatto fotografico generando nuove narrazioni, trasfigurando il dipinto originario. “Omotesando” del salernitano Massimo Napoli (vincitore Portfolio Italia 2023) punta lo sguardo sulla quotidianità frenetica di una delle zone dello shopping e della moda più famose di Tokyo con la scelta di un bianco e nero intrigante che conferisce al portfolio un’atmosfera quasi misteriosa in uno stile decisamente contemporaneo. “A mezzo metro da terra”  di Maurizio Guarino (vincitore Tema fisso ColornoPhotoLife 2023) è un lavoro realizzato tra ottobre 2022 e marzo 2023 all’interno del centro diurno socio-sanitario della cooperativa sociale “Kepos” – onlus della città di Prato – che ospita in modalità semi-residenziale 13 persone, tra ragazze e ragazzi, con disabilità motorie. Infine la collettiva “Strange days” con le venticinque migliori fotografie partecipanti al concorso TTA – Travel Tales Award, concorso per fotografi amatoriali e professionisti che dà spazio ai racconti di viaggio.

LE MOSTRE COLLATERALI, nel parmense

Le mostre collaterali sono esposte in altri luoghi del territorio parmense: al circolo “Il portico” di Torrile Bruno Mezzadri del “GF Zoom” di Salsomaggiore con “Make up” e il mondo di colori e usanze al festival Mount Hagen che si tiene ogni anno in agosto in Papua Nuova Guinea. A San Polo di Torrile (nella sala Peppino Impastato della sede municipale) “G.F. Obiettivamente” di Parma scandaglia con le sue immagini il “Totem dell’eterna giovinezza”. A Ozzano Taro al Museo Ettore Guatelli “La stanza dei Sogni” di Maurizio Ligabue dove attraverso le sue immagini si entra in un mondo di oggetti evocativi in cui spazio e tempo si annullano.Nella Cappella Ducale di San Liborio a Colorno, alle spalle della grande Reggia: “Ovunque Proteggimi” del “GF Color’s Light” di Colorno. Nella Sala Juventus della cittadina della bassa parmense verrà esposta la mostra fotografica dei Laboratori DiCult della FIAF a tema “Totem e Tabù”. Al Circolo sociale Maria Luigia (Venaria) di Colorno mostra con altri lavori dei Laboratori DiCult e nelle attività commerciali di Colorno si potranno ammirare altri lavori di autori vari.

Dal 27 settembre al 10 novembre – Reggia di Colorno (PR)

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Trieste Photo Days 2024

Massimo Siragusa, Le due città
© Massimo Siragusa | Massimo Siragusa, Le due città

Trieste Photo Days ritorna quest’anno con una novità entusiasmante: una doppia edizione che si svolgerà nei weekend del 24-27 ottobre e del 2-3 novembre 2024. Questo festival, che ogni anno trasforma Trieste in un vibrante crocevia culturale, presenterà oltre 2000 fotografie in prestigiose sedi espositive nel centro città e in altre location urbane.
Le mostre, accessibili gratuitamente a partire dal 25 ottobre, saranno accompagnate da un ricco programma di workshop, conferenze e eventi speciali. Con la partecipazione di ospiti di fama internazionale e l’inclusione delle premiazioni del prestigioso URBAN Photo Awards, l’edizione 2024 promette di offrire un’immersione unica nel mondo della fotografia contemporanea.

Eventi con ospiti internazionali

Trieste Photo Days 2024 si distingue per il suo programma variegato e internazionale. Il primo weekend, dal 24 al 27 ottobre, ospiterà importanti figure della fotografia contemporanea. Tra i protagonisti ci saranno Harry Gruyaert (Magnum Photos), fotografo belga che ha rivoluzionato l’uso del colore in ambito creativo e sperimentale, e Adam Pretty (Getty Images), celebre per il suo lavoro di fotografia sportiva, attualmente impegnato a documentare le Olimpiadi di Parigi 2024. Il festival avrà anche il piacere di accogliere Paul Gadd, rinomato fotografo artistico britannico, e Manca Juvan, fotografa documentarista slovena. I visitatori potranno partecipare a masterclass, workshop e conferenze, e avere l’opportunità di intrecciare contatti significativi con professionisti del settore. Il 26 ottobre, inoltre, si svolgerà la Cerimonia di Premiazione della 15ª edizione degli URBAN Photo Awards presso il Museo Revoltella, con riconoscimenti per le migliori opere fotografiche nelle diverse categorie del contest internazionale.

Rassegna nazionale al Magazzino 26

Il secondo weekend, il 2 e 3 novembre, sarà dedicato a una rassegna nazionale al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. Questo segmento del festival metterà in luce il patrimonio fotografico italiano con mostre e incontri dedicati. Tra gli ospiti ci saranno Denis Curti, curatore e direttore de Le Stanze della Fotografia di Venezia, Massimo Siragusa, vincitore di quattro World Press Photo Awards, Andrea Rossato, premiato tre volte ai Sony World Photography Awards, e Lorenzo Zoppolato già vincitore del Premio Friuli Venezia Giulia Fotografia 2023.

Coordinatore degli eventi: Giovanni Pelloso,  Caporedattore de IL FOTOGRAFO
Curatore della mostra: Vincenzo Labellarte, Premio CRAF alla 38ma edizione della Rassegna Friuli Venezia Giulia Fotografia 2024


Il mondo in mostra

Numeri da record per l’undicesima edizione: con oltre 2000 fotografie in mostra, la rassegna trasformerà Trieste in un palcoscenico internazionale per fotografi e autori provenienti da tutto il mondo. Le mostre, sia collettive che personali, saranno allestite in location storiche, musei e spazi espositivi urbani: il tutto accessibile nel centro città, dando la possibilità ai visitatori di esplorare il festival comodamente a piedi. Trieste Photo Days si conferma anche quest’anno come una delle rassegne artistiche e culturali più distintive in Europa. Grazie alla sua ricca varietà di mostre, ospiti ed eventi, il festival offre ai visitatori il meglio della fotografia contemporanea internazionale, il tutto immerso nella splendida cornice di Trieste. Tutte le mostre sono completamente gratuite.

I punti salienti del programma espositivo includono:


– Sala Veruda:
 “Play! Let the Game Begin” con la partecipazione speciale di Adam Pretty, un grande progetto internazionale dedicato allo sport.
– Magazzino 26: “M26 Project. Riflessioni visive in Porto Vecchio” che esplora il territorio attraverso diverse mostre tematiche, tra cui “La Città Doppia” e “Obiettivo Company Town”.
– Museo d’Arte Orientale: “Istanbul. Faces of Freedom” di Manca Juvan.
– Museo Sartorio: Ottava edizione del “Premio Musei Civici”.
– Sala Xenia: Mostra dei vincitori della 15ª Edizione degli URBAN Photo Awards.

Progetti editoriali in evidenza


Exhibit Around APS
, associazione di promozione sociale e affermata casa editrice partner del Festival, presenterà una selezione di progetti editoriali e multimediali che esplorano temi artistici e socio-culturali di grande rilevanza. Tra i progetti di punta del 2024, si segnalano:
– La Città Doppia: un’iniziativa fotografica multidisciplinare concepita per “GO! 2025 Nova Gorica-Gorizia Capitale Europea della Cultura”
– Obiettivo: Company Town: progetto che riflette su come le città-fabbrica locali e internazionali siano specchi di cambiamenti sociali, culture in coabitazione, e patrimonio industriale e architettonico
– Sguardi diVini: un viaggio fotografico che esplora la viticoltura nel Friuli Venezia Giulia e nel mondo, riflettendo sulla sua importanza culturale ed economica e come la passione per il vino abbia resistito e prosperato nel tempo.

Eventi Satellite

Ad arricchire l’esperienza del festival c’è Trieste Photo Fringe, il foto-circuito satellite del festival che mette in mostra il meglio della fotografia urbana internazionale in locali selezionati del centro città. I visitatori potranno gustare le specialità gastronomiche della città grazie all’iniziativa “Enjoy the Fringe!”, che valorizza le offerte culinarie di ciascun locale. Ad anticipare il festival, il Photo Days Tour inizierà ad agosto con esposizioni presso il Trieste Airport e proseguirà a metà settembre con mostre a Torviscosa e Cormons.
“Ogni anno, siamo impegnati a portare in città fotografi di talento da tutto il mondo, offrendo loro una piattaforma per esprimere le loro visioni e connettersi con una comunità globale di appassionati e professionisti.”
Stefano Ambroset, Fondatore e Coordinatore Generale di Trieste Photo Days

Dal 24 Ottobre 2024 al 03 Novembre 2024 – Trieste – sedi varie

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ROMA CHILOMETRO ZERO

Mostra "PIETRE" di Nicoletta Leni di Ruocco e Massimiliano Pugliese, Leica Store Roma
Mostra “PIETRE” di Nicoletta Leni di Ruocco e Massimiliano Pugliese, Leica Store Roma

Un lavoro fotografico di ricerca in cui 15 giovani fotografi residenti a Roma documentano la complessità, i cambiamenti e le particolarità della città, realizzando dei “racconti visivi” secondo singoli e specifici progetti assegnati.  
Il progetto “Roma Chilometro Zero” rappresenta così un metodo di indagine alternativa, una raccolta di punti di vista differenti, spesso lontani dall’immaginario consueto. Un’occasione di scoperta e riscoperta del territorio; un incontro tra due leggende: la città eterna e la fotografia. A conclusione del progetto le immagini selezionate saranno presentate in una grande mostra riassuntiva e raccolte in un volume edito da Contrasto in contemporanea con l’esposizione, con la donazione di parte delle stampe fotografiche realizzate all’Archivio fotografico del Museo di Roma, affinché possa rimanere documentazione di un nuovo, significativo episodio relativo alla città.
Un progetto di Leica Camera Italia in collaborazione con Contrasto.

Dal 19 Ottobre 2024 al 05 Marzo 2025 – Museo di Roma in Trastevere

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AN INVESTIGATION INTO THE VAJONT CATASTROPHE – Mostra fotografica collettiva di CALAMITA/À

Il 9 ottobre 1963 quasi duemila persone persero la vita travolte da una gigantesca onda di acqua e fango provocata da un’enorme frana precipitata nel bacino idroelettrico del Vajont. Dopo poco più di 60 anni la storia del Vajont rimane tra i più gravi disastri ambientali causati dall’azione antropica.

In una modernità dove si passa senza soluzione di continuità da una catastrofe alla successiva, il progetto si occupa di esplorare i territori geografici e culturali del Vajont per investigare una domanda fondamentale: come vedere la catastrofe che si avvicina?

CALAMITA/À, in una fase iniziale durata tre anni, ha coinvolto più di cinquanta artisti e ricercatori per affrontare il tema della rappresentazione della catastrofe attraverso progetti site specific a breve termine, oltre a promuovere riflessioni su argomenti quali la trasformazione del paesaggio, lo sfruttamento delle risorse energetiche, la relazione tra uomo, natura e potere, l’emarginazione sociale delle minoranze e l’identità individuale e collettiva.

Dal 2016 in poi, il focus del progetto è diventato quello di sviluppare i lavori a lungo termine di un gruppo ristretto di autori, iniziati tra il 2013 e il 2015: Gianpaolo Arena (it, 1975); Marina Caneve (it, 1988); Céline Clanet (fr, 1977); François Deladerriere (fr, 1972); Petra Stavast (nl, 1977); Jan Stradtmann (de, 1976).

Nel 2023, grazie al supporto della Provincia di Treviso e alla collaborazione con il FAST – Foto Archivio Storico Trevigiano della Provincia, CALAMITA/À è risultato vincitore del bando “Strategia Fotografia” del Ministero della Cultura, dando di fatto l’opportunità agli autori di concludere le loro ricerche.

Dal 25 settembre al 13 dicembre – Spazio Labò – Bologna

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UGO MULAS. L’OPERAZIONE FOTOGRAFICA

Ugo Mulas, Bar Jamaica, Milano, 1953-1954 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati.  Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli
Ugo Mulas, Bar Jamaica, Milano, 1953-1954 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

Lavorando sul rapporto tra la struttura della città e le cose e le persone ho pensato a un lavoro che ho da tempo in animo di fare: è un lavoro sulla città dove vivo, su Milano […]. 
La mia idea non è quella di un libro, ma di un archivio, 
un archivio fotografico della città di Milano.
Ugo Mulas, Un Archivio per Milano

Dal 10 ottobre 2024 al 2 febbraio 2025 Palazzo Reale a Milano presenta Ugo Mulas. L’operazione fotografica, una delle più ampie e dettagliate retrospettive dedicate a uno dei suoi autori più importanti
, nato nel 1928 e morto nel 1973. Promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta daPalazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas, con il sostegno della Fondazione Deloitte e Deloitte Italia, l’esposizione offre una rilettura complessiva dell’opera del grande fotografo, cui la città dedica uno straordinario omaggio.
 
Oltre 250 immagini, di cui molte mai esposte prima d’ora, preziosi scatti vintage, documenti, libri e filmati, ripercorrono l’intera produzione di Ugo Mulas: dal teatro alla moda, dai ritratti di artisti internazionali, protagonisti della Pop art americana, a intellettuali, architetti, e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo –  quali Dino Buzzati, Giorgio De Chirico, Marcel Duchamp, Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Arthur Miller, Eugenio Montale, Louise Nevelson, Gio Ponti, Salvatore Quasimodo, Giorgio Strehler, Andy Warhol  e molti altri – dalle città fino al nudo e ai gioielli. Lungo il percorso articolato per capitoli tematici emerge il profilo di un fotografo “totale”, che ha affrontato tematiche e soggetti diversi nel corso della sua breve e intensa esperienza, con la consapevolezza che la fotografia non è mera documentazione, ma testimonianza e interpretazione critica della realtà.
 
La rassegna, curata da Denis Curti, direttore de Le Stanze della Fotografia a Venezia, e Alberto Salvadori, direttore dell’Archivio Ugo Mulas, propone un taglio inedito che trova il suo principale nucleo narrativo nella città di Milano, colta nelle sue molteplici sfaccettature. Il rapporto di Ugo Mulas con Milano è profondo, come testimoniano i suoi primissimi scatti del 1953 del quartiere di Brera e del celebre bar Jamaica, luogo di incontro di straordinarie personalità, come Piero Manzoni o Luciano Bianciardi, o le fotografie delle periferie, della stazione centrale, dei dormitori e dei momenti quotidiani. La sua documentazione visiva rappresenta oggi un prezioso contributo alla comprensione della storia culturale e artistica di quell’epoca che racconta il fervore economico e sociale di Milano nel secondo Novecento, restando tuttora una parte essenziale del suo lascito artistico. In questa sorta di osmosi con la città, la produzione di Ugo Mulas rappresenta il tentativo di tradurre in immagini la sua visione concettuale e la sua capacità di leggere il mondo attraverso la macchina fotografica. Milano, in tal senso, si offre come eccellente teatro per accogliere una profonda presa di coscienza rispetto all’atto creativo, che, per usare le parole dell’autore, non corrisponde mai a una semplice registrazione, bensì a un’«autentica operazione conoscitiva» (Ugo Mulas. La fotografia, 1973). Nessuno scatto mira a cogliere un attimo eccezionale o un evento raro, ma costituisce piuttosto il tassello di un’ampia composizione letteraria, di una narrazione consapevole, di una vera e propria “operazione fotografica”.
 
In questa prospettiva, la mostra presenta molte immagini inedite di Milano attraverso ritratti di intellettuali, architetture, teatri, spazi vuoti, tutti a formare un’unica trama, in cui, come dichiara l’autore stesso, si è trovato sempre più a pensare e lavorare. Per la prima volta viene presentata un’intera sezione incentrata su alcuni dei più importanti protagonisti del design e architettura del contesto milanese, quali, ad esempio, Gae Aulenti, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Vittorio Gregotti e Gio Ponti; accanto a diverse immagini dell’artista Fausto Melotti, scultore, affezionato amico di Ugo Mulas.
 
Lo stretto rapporto tra Ugo Mulas e l’ambiente milanese, che costituisce il fil rouge della mostra a Palazzo Reale, si traduce e si amplia nell’iniziativa diffusa Ugo Mulas in città, nata dalla collaborazione di Marsilio Arte e la città di Milano con l’obiettivo di raccontare e celebrare il lavoro di Mulas attraverso l’esposizione delle sue opere nei luoghi, nei musei e nelle istituzioni che maggiormente hanno influito sulla sua vita di artista.
La Pinacoteca di Brera, il Museo del Novecento, il Museo Poldi Pezzoli, la Fondazione Marconi ospiteranno una selezione di fotografie di Ugo Mulas, proponendo un itinerario intellettuale che ripercorre e unisce i luoghi fondamentali per la ricerca artistica del fotografo, intrecciandone vita e opere, e invitando il visitatore a proseguire il percorso fuori dalla mostra. Grazie alla rete e alla sinergia tra queste realtà, alcune delle quali così legate alla storia di Ugo Mulas — basti pensare al ritratto di Joan Mirò scattato accanto al celebre ritratto di dama del Pollaiolo, in una sala del Poldi Pezzoli nel 1963; o ai ritratti di artisti le cui opere sono esposte al Museo del Novecento; o ancora alle fotografie di Brera e del suo quartiere — sarà possibile addentrarsi all’interno di un grande racconto polifonico, che intesse indissolubilmente il percorso biografico e artistico di Mulas con il contesto storico e culturale di Milano.
 
Il sottotitolo della rassegna, “L’operazione fotografica”, trae ispirazione da una delle più importanti opere realizzate da Mulas, le Verifiche (1968-1972), quattordici immagini nate dalla rigorosa riflessione concettuale dell’autore sulla storia della fotografia e sui suoi elementi costitutivi. Per la prima volta, nella cornice di Palazzo Reale, unitamente alle Verifiche verranno esposti anche gli studi che precedono la serie, a formare un vero e proprio testamento che ancora oggi ci fornisce le chiavi di lettura per entrare nell’universo estetico e concettuale di Ugo Mulas. Una sorta di ricognizione della fotografia, che ha come punto di partenza un omaggio a Niépce, Verifica a cui l’esposizione dedicherà particolare attenzione.

Dal 10 Ottobre 2024 al 02 Febbraio 2025 – Palazzo Reale Milano

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Luigi Ghirri. Viaggi – Fotografie 1970-1991

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna,1986, C-print. Courtesy Eredi di Luigi Ghirri. © Eredi di Luigi Ghirri

A poco più di trent’anni dalla sua prematura scomparsa, il MASI Lugano dedica una importante mostra al fotografo italiano Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Reggio Emilia, 1992). Figura pionieristica e influente pensatore della fotografia e del suo ruolo nella cultura moderna, negli anni Settanta e Ottanta Ghirri ha creato un corpus di opere senza eguali nell’Europa del suo tempo; una riflessione giocosa, poetica e profonda sul mezzo fotografico.

Il progetto espositivo al MASI racconta la fascinazione di Ghirri per il viaggio – sia reale che immaginario. Attraverso un’accurata selezione di circa 140 fotografie a colori, per lo più stampe vintage degli anni Settanta e Ottanta provenienti principalmente dagli Eredi di Luigi Ghirri e dalla collezione dello CSAC di Parma, la mostra offre al pubblico l’occasione di scoprire non solo gli scatti più noti, ma anche quelli meno conosciuti.

08.09.2024 – 26.01.2025 – LAC Lugano (CH)

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LE MOSTRE DI Yeast Photo Festival

Cosa avete mangiato oggi? A colazione, a pranzo, a cena, nel mezzo? E ieri?
E dove avete preso gli ingredienti? Al mercato, al supermercato, al ristorante o nel vostro orto?
Sono state cucinate pietanze al momento? Il cibo è stato trasformato?

La terza edizione di Yeast Photo Festival si propone di porre delle domande.
Si tratta del nostro cibo quotidiano e della sua provenienza.

Siete consapevoli che per la vostra salsiccia deve essere prima ucciso un animale?
Siete consapevoli che i veleni agricoli sono spesso utilizzati per garantire una crescita stabile di cereali e ortaggi?
Sapete che da qualche parte nel mondo si combatte, armati fino ai denti, per l’acqua che fa crescere un avocado?

Tutte queste situazioni non solo hanno un impatto sulla consapevolezza del nostro cibo, ma sollevano anche questioni sociali e ambientali.

Questo è il motivo per cui la terza edizione di Yeast Photo Festival è intitolata From Planet to Plate.

Dal 19 settembre al 3 novembre – sedi varie in provincia di Lecce

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SIENA AWARDS PHOTO FESTIVAL 2024

© Cyrille Parry
© Cyrille Parry

Il Siena Awards compie dieci anni e lancia un’edizione straordinaria con grandi nomi della fotografia internazionale e mostre che animeranno la città e la provincia dal 28 settembre al 24 novembre. Il festival delle arti visive 2024 si aprirà sabato 28 settembre con una grande cerimonia al Teatro dei Rinnovati di Siena per festeggiare il decimo compleanno di un evento internazionale divenuto imperdibile nell’autunno senese e cresciuto negli anni grazie a un lavoro di squadra che ha puntato molto sulla sinergia con il territorio. La cerimonia vedrà la partecipazione di fotografi provenienti da tutto il mondo e la premiazione dei vincitori dei premi fotografici Creative Photo Awards, Drone Photo Awards e Siena International Photo Awards, il concorso più autorevole che ha dato il via al Siena Awards 10 anni fa. 
 
Le nomination del Drone Photo Awards. In attesa dell’apertura del festival, sul sito del Siena Awards, www.sienawards.com, e sul sito del Drone Photo Awards, https://droneawards.photo, sono state pubblicate le cinque nomination per ognuna delle nove categorie del Drone Photo Awards, selezionate fra oltre 2.000 scatti arrivati da 113 Paesi per partecipare al più importante concorso internazionale dedicato alla fotografia aerea. 
 
Le nomination del Creative Photo Awards. Sul sito del Siena Awards, www.sienawards.com, e sul sito del Creative Photo Awards, www.sienawards.com/it/creative, sono state pubblicate anche le cinque nomination per ognuna delle sette categorie del Creative Photo Awards. Gli scatti sono stati selezionati fra migliaia di immagini in arrivo da 135 Paesi, inviate da 4.193 partecipanti per il concorso internazionale dedicato alla fotografia Fine Art. 
 
Le mostre del Festival. Dal 28 settembre fino al 24 novembre, il Siena Awards 2024 accenderà ancora una volta i riflettori anche su progetti di valore sociale e ambientale con la mostra ‘Saving the Monarchs’ del fotografo spagnolo Jaime Rojo, dedicata alla salvaguardia delle farfalle Monarca, e la mostra ‘Piatsaw’ del fotografo italiano Nicola “Ókin” Frioli, per mostrare la resistenza delle popolazioni indigene nella foresta amazzonica ecuadoriana. Il festival delle arti visive tornerà ad animare anche il Comune di Sovicille con un doppio appuntamento: ‘American Edge’, la più vasta mostra antologica organizzata in Italia per il fotografo americano Steve Schapiro, scomparso nel 2022 e noto per le sue iconiche immagini dedicate a momenti cruciali della storia americana degli anni ’60 e ’70, e ‘Sovicille Creative’, che trasformerà, per il terzo anno consecutivo, le vie del centro storico in un palcoscenico di arte fotografica all’aperto.

Dal 28 Settembre 2024 al 24 Novembre 2024 – Siena – Sedi varie

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HENRI CARTIER-BRESSON E L’ITALIA

Henri Cartier-Bresson, Incoronazione di Giovanni XXIII, Città del Vaticano, 1958
© Fondazione Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos | Henri Cartier-Bresson, Incoronazione di Giovanni XXIII, Città del Vaticano, 1958

Dal 28 settembre al 26 gennaio, a Palazzo Roverella di Rovigo viene proposta la più importante mostra monografica italiana su Henri Cartier-Bresson, incentrata sul lungo rapporto tra il maestro francese e il nostro paese.

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è realizzata in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e la Fondazione CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux, e Walter Guadagnini, direttori delle rispettive Fondazioni.

Per la prima volta viene documentato in maniera esaustiva e approfondita il rapporto tra colui che è stato definito “l’occhio del secolo” e l’Italia. Attraverso circa 200 fotografie e numerosi documenti – giornali, riviste, volumi, lettere -, la mostra ripercorre le tappe di un rapporto iniziato prestissimo, già negli anni Trenta, e proseguito sino al momento in cui Cartier-Bresson ha abbandonato la fotografia, negli anni Settanta.

Scandita cronologicamente, la mostra inizia con il primo viaggio italiano avvenuto all’inizio degli anni Trenta da un giovanissimo Cartier-Bresson (nato nel 1908), che aveva appena abbandonato definitivamente la pittura per la fotografia, in compagnia dell’amico André Pieyre de Mandiargues, giovane poeta e scrittore, e della sua compagna, la pittrice Leonor Fini. Da questo viaggio di piacere, il fotografo scatta alcune delle sue immagini più famose, tutte presenti nella sezione di apertura della mostra.

Il secondo viaggio, non meno significativo, avviene all’inizio degli anni Cinquanta e tocca l’Abruzzo e la Lucania, allora terre di grande interesse culturale, sociologico e per l’appunto fotografico, emblema di quel Sud in cui si affrontavano tradizione e modernità, povertà e cambiamenti sociali. Figura centrale nella costruzione dell’immagine del Sud e in particolare di queste regioni è lo scrittore e pittore Carlo Levi, riferimento fondamentale per i tanti fotografi, italiani e stranieri, che si muovono tra Matera e i paesi del territorio, tra cui Scanno nei pressi di L’Aquila, divenuta celebre proprio grazie agli scatti di Cartier-Bresson e più tardi di Giacomelli. Particolarmente interessanti, anche dal punto di vista storico, sono le immagini della distribuzione delle terre, un momento cruciale nella storia recente del Paese.

Divenuto ormai una leggenda vivente della fotografia, Cartier-Bresson ritorna a più riprese in Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta realizzando servizi per le grandi riviste illustrate dell’epoca, tra cui “Holiday” e “Harper’s Bazaar”, dedicati soprattutto a Roma, Napoli, Venezia, le grandi città che suscitano l’interesse dei lettori stranieri, e a Ischia e alla Sardegna, tappe che permettono al fotografo di esercitare il suo sguardo sugli usi e i costumi del paese e dei suoi abitanti. In particolare, i diversi scatti realizzati a Roma restituiscono appieno il clima di quegli anni e la specificità di un paese non ancora omologato alla dominante cultura proveniente da oltreoceano. Alcune di queste immagini confluiscono non a caso in uno dei libri più noti del fotografo, “Les Européens” (1955), nel quale si racconta la nuova Europa che è ormai in pieno sviluppo dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

La mostra ha i suoi ultimi sviluppi e la sua chiusura con le immagini dei primi anni Settanta dedicate ancora a Matera, un vero e proprio ritorno sui luoghi frequentati vent’anni prima, in cui è facile leggere continuità e discontinuità del tempo, l’avanzare della modernità e la persistenza delle identità locali, e con quelle dedicate al mondo del lavoro industriale, tra Olivetti e Alfa Romeo, che spostano invece l’attenzione specificamente sulle nuove modalità di vita del periodo.

La mostra è composta di opere vintage provenienti dalla Fondation Cartier-Bresson, ed è accompagnata da testi esplicativi in ogni sala e da un catalogo, edito da Dario Cimorelli Editore, che riporta tutte le opere esposte, i saggi dei due curatori e di Carmela Biscaglia, quest’ultimo dedicato alle vicende e ai personaggi che hanno reso unico il rapporto di Cartier-Bresson con la Basilicata.   

Dal 28 Settembre 2024 al 26 Gennaio 2025 – Palazzo Roverella – Rovigo

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TINA MODOTTI

Tina Modotti, Donna di Tehuantepec, Messico, 1929 ca.

“[…] Ma non voglio parlare di me. Desidero parlare soltanto di fotografia e di ciò che possiamo realizzare con l’obiettivo. Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore.” Tina Modotti, 1926 Dal 26 settembre 2024 al 16 febbraio 2025, le sale di Palazzo Pallavicini di Bologna ospiteranno una mostra dedicata alla fotografia di Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942), esponente di spicco della fotografia e dell’attivismo politico della prima metà del Novecento. 

Organizzata e realizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci della Pallavicini s.r.l., unitamente al Comitato Tina Modotti, l’esposizione, a cura di Francesca Bogliolo, intende ripercorrere, attraverso una raffinata selezione di circa cento opere e di alcuni preziosi documenti, la vicenda umana di una donna coraggiosa e anticonformista, che ha saputo farsi interprete del sentimento del proprio tempo, elaborando una poetica della verità foriera di valori umani capaci di oltrepassare i limiti dello spazio e del tempo.

Indipendente, libera, moderna, Tina Modotti coniugò l’amore per l’arte e quello per il vero al proprio ardore politico, che ne guidò le scelte e gli interventi da militante, con la volontà di contribuire alla creazione di un mondo migliore. In dialogo continuo con artisti e intellettuali durante l’evolversi dei suoi periodi espressivi, la Modotti sviluppò un linguaggio fotografico dal tono intimistico, capace di indagare le contraddizioni della realtà per penetrarne la lirica segreta. La totalità degli scatti esposti in mostra svela, fin da principio, un nuovo modo di osservare la realtà, partecipe della fuggevolezza dei suoi istanti: il percorso articolato lungo le sale desidera invitare l’osservatore al dialogo con la propria personale concezione del tempo, talvolta immobile e attonito, talora fugace e inafferrabile.

Quello che emerge con forza è una Tina felice e libera (felice perché è libera), come scrive lei stessa a Weston nell’aprile del 1925: una donna dall’intelletto vivace e dalla sorprendente capacità di introspezione, la cui natura poliedrica appare capace di orientarne le scelte. Articolato in sei sezioni, il percorso espositivo si propone di mostrare al pubblico le infinite sfaccettature di una fotografa abile nel tralasciare l’estetica per dedicarsi all’etica, sviluppando un codice visivo eloquente e personale, delineatosi ed evolutosi in un tempo brevissimo, pur tuttavia capace di lasciare traccia indelebile nel patrimonio storico e fotografico della prima metà del secolo scorso. Il continuo dialogo con le fotografie di Edward Weston, riverbero di un fitto scambio epistolare intercorso tra i due artisti, narra l’ossessione di Tina per la qualità fotografica e la sua volontà, reiterata in una dichiarazione del 1929, di registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti.

Numerose le fotografie biografiche, intrise di potenza narrativa, tra le quali si affacciano i volti di alcune personalità note dell’epoca e della dimensione artistica in cui la Modotti immerse la sua anima e seppe trovare la sua ispirazione: il fotografo e suo mentore Edward Weston, gli artisti Diego Rivera e Frida Kahlo, l’attrice Dolores del Rio, il giornalista rivoluzionario Julio Antonio Mella, il politico Vittorio Vidali. Nell’ottica di un appassionato e sincero attivismo, Tina utilizzò il mezzo fotografico come estensione del proprio occhio, strumento di indagine e denuncia sociale, con una coerenza espressiva capace di travalicare l’arte per consegnarla in dono alla vita,  quella vita che, a suo stesso dire, lottava continuamente per predominare l’arte.

Una vera e propria metamorfosi della vita in arte, che trova la sua trasposizione fotografica nelle celebri calle e nelle delicate geometrie esposte, che Tina tenta di convertire in astrazione per poterle conservare nella memoria, tralasciando gli elementi superflui per giungere, con fervore, al nucleo del sentimento. L’intensità della passione che guida la mano e l’occhio di Tina si ritrova tra i visi e le mani del popolo messicano, protagonisti di un’intera sezione, testimoni di una volontà di cambiamento e di una necessaria presa di coscienza, che nella sua visione assurgono a icone di possibilità di riscatto sociale. 

Vita, arte e rivoluzione: queste le parole chiave degli scatti che colgono i simboli della lotta di classe, i lavoratori, le donne del popolo, gli assembramenti, i dettagli. Intense le istantanee delle donne di Tehuantepec che, camminando velocemente per natura, raccontano la volontà di Tina di ricercare in una società antica una nuova verità e un senso poetico che divengano per lei inesauribile linfa creativa; austeri, in tal senso, gli sguardi dei bambini, che sembrano penetrare l’obiettivo nel tentativo di raggiungere l’anima di chi scatta. 

A chiudere la mostra, infine, una selezione di ritratti di Tina, tra cui alcuni di quelli da lei definiti immortali, realizzati da Edward Weston. Nell’osservarli, sembra udirsi l’eco delle parole di Federico Marin, che la descrisse come “una bellezza misteriosa, priva di volgarità […], ma non allegra, bensì austera, terribilmente austera. Non malinconica, né tragica”. 

Fascino e mistero restano tuttora intatti, poiché le parole scritte nelle lettere, il suo peculiare sguardo, l’ardita sperimentazione, collocano Tina Modotti tra i più grandi interpreti della realtà della condizione umana, colta nelle sue infinite sfaccettature. La natura immersiva dei suoi scatti, derivante da un’innata empatia verso i soggetti, si fa voce capace di narrare a chi guarda l’infinita varietà del mondo e, contemporaneamente, la sua universalità.

Dal 26 Settembre 2024 al 16 Febbraio 2025 – Palazzo Pallavicini – Bologna

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MASSIMO SESTINI. ZENIT DELLA FOTOGRAFIA

Massimo Sestini, Etna, eruzione del cratere sud
© Massimo Sestini | Massimo Sestini, Etna, eruzione del cratere sud

“Come quando sei morto e improvvisamente ritorni in vita”: sono le parole di Ayman, migrante dalla Siria, che nel documentario Where are you? Dimmi dove sei del National Geographic racconta il momento in cui, dal barcone stipato di migranti al largo della Libia, dopo dodici giorni di tempesta, avvistano l’elicottero della Marina Militare Italiana in missione di salvataggio.  
Sull’elicottero, anche il fotografo Massimo Sestini, che proprio in quel momento scatterà Mare Nostrum l’immagine simbolo dei viaggi della speranza che dalle coste africane cercano di raggiungere l’Europa, selezionata tra le Top 10 images of 2014 da TIME, pubblicata su numerose testate in tutto il mondo (tra cui Photo France, The Guardian, Internazionale, The Economist, L’Espresso, Die Zeit, Time, National Geographic) e vincitrice del World Press Photo Award 2015 nella categoria General News. Da questo riconoscimento è partita la sua ricerca con il progetto Where are you? che, nel corso del quinquennio successivo, rintraccerà e fotograferà (dall’alto e perpendicolarmente) una decina dei migranti che erano su quel natante, ritratti nella loro vita definitiva, in giro per l’Europa, realizzando un documentario con National Geographic trasmesso in tutto il mondo.   L’iconico scatto, insieme a uno showcase della ricerca, saranno al centro della personale che Fondazione Brescia Musei dedica al fotografo toscano, MASSIMO SESTINI. Zenit della fotografia, in programma dal 24 settembre 2024 al 2 marzo 2025 al Museo di Santa Giulia.  
La mostra, curata da Angelo Bucarelli e realizzata con la collaborazione di Freccianera Fratelli Berlucchi, main partner dell’iniziativa, si inserisce nella VII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, quest’anno declinato attorno al tema Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico.  
L’esposizione inedita presenta una selezione di immagini capaci di raccontare oltre quarant’anni di carriera di Massimo Sestini, con particolare attenzione ai temi a lui cari, come l’immigrazione e i principali episodi della storia italiana contemporanea: la strage di Capaci, il naufragio della Costa Concordia, il terremoto dell’Aquila, la tragedia della Moby Prince, il funerale di Giovanni Paolo II, il funerale di Benedetto XVI, il Covid e molto altro.  
Sin da giovanissimo, Massimo Sestini ha saputo dipingere un affresco di grande valore iconografico delle vicende che hanno segnato il passato recente del nostro Paese, raccontandone, come documentato in mostra, gli episodi più significativi. La mostra approfondirà anche l’inedita modalità acrobatica con la quale il fotografo ha prodotto gli scatti iconici che lo hanno reso famoso nel mondo, applicata sia nel contesto dei grandi eventi italiani, come il Giro d’Italia o la Mille Miglia, sia nei rapporti tra la fotografia aerea e le inconsuete visioni del nostro grande patrimonio monumentale e archeologico, come nel caso della città di Firenze o delle surreali visioni subacquee del patrimonio archeologico sommerso.  
Il titolo della rassegna, Zenit della fotografiasi riferisce alla capacità dell’artista, prima dell’avvento dei droni, di riconoscere il potere intrinseco della fotografia aerea e acrobatica di cui è diventato uno dei maestri indiscussi, esplorando angoli e punti di vista insoliti. Sestini si è lanciato in voli vertiginosi, sospeso tra cielo e terra, per immortalare l’essenza della vita umana da altezze irraggiungibili, tuffandosi poi simmetricamente nelle profondità scure e gelate per scoprire altre verità.  
La mostra propone inoltre una fotografia inedita dedicata a Brescia, realizzata da Massimo Sestini appositamente per questo appuntamento, che rende omaggio a due icone della città: Brixia Parco archeologico di Brescia romana e la 1000 Miglia. Il progetto, realizzato lo scorso 11 giugno, nel giorno della partenza di una delle gare automobilistiche più affascinanti al mondo, si è avvalso della collaborazione della stessa 1000 Miglia e di Guardia di Finanza.

Dal 24 Settembre 2024 al 02 Marzo 2025 – Museo di Santa Giulia – Brescia

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Radar Festival

Alessandro Cinque, Alpaqueros

© Alessandro Cinque | Alessandro Cinque, Alpaqueros

Dal 4 ottobre al 30 novembre Trani ospita Radar Festival, il festival internazionale di fotografia a impatto zero organizzato dalla Scuola in Arti Visive Spaziotempo. Saranno 10 le mostre personali a cui si aggiungerà una collettiva degli allievi della scuola di alta formazione Spaziotempo, oltre 180 foto esposte nei luoghi simbolo della città per raccontare le nuove tendenze della fotografia contemporanea. Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione quest’anno sarà dedicata ai “futuri imperfetti”: come sta cambiando il mondo, in che modo l’impronta umana sta ridisegnando spazi, confini e luoghi? “Sospesi fra il progresso e la necessità di recuperare – forse salvare – l’ambiente che ci circonda, lo sguardo degli artisti ha indagato il presente per rintracciare i semi di un futuro sempre più vicino, ma non per questo conosciuto – spiegano i curatori del festival Giovanni Albore e Francesco Merlini– abbiamo selezionato alcuni fra i migliori artisti contemporanei per creare un racconto coinvolgente, polifonico e al tempo stesso armonioso”. 

I temi e gli artisti. Al centro delle mostre in esposizione l’ambiente e le attività dell’uomo che concorrono a cambiarlo, generando un impatto non solo ambientale, ma anche sociale. Si occuperà di energie rinnovabili e nuove tecnologie, Simone Tramonte. Al centro della ricerca di Diambra Mariani, invece, il ripopolamento di alcune zone disabitate della Spagna. Tratterà il fenomeno delle trasmigrazioni la fotografia di Olgaç Bozalp, mentre Gaia Squarci con il suo progetto affronterà il modo in cui le persone, in relazione al loro status socio-economico, si adattano all’aumento delle temperature. Un’indagine sugli effetti ambientali prodotti dall’individualismo sarà al centro della prima monografia di Kata GeiblNatacha de Mahieu porterà a Radar una riflessione sul “nuovo turismo”. Ancora cambiamento climatico con Alessandro Cinque che ci accompagnerà nelle comunità peruviane per vedere gli effetti che questo ha su una delle attività più diffuse, l’allevamento degli alpaca. Stefano Schirato, invece, presenterà la sua inchiesta fotografica sui disastri ambientali che hanno segnato la storia del nostro Paese. Infine, le foto di Piero Percoco saranno un omaggio alle terre dell’Ecomuseo Boccadoro-Ariscianne.

Festival a impatto zero. Oggi l’Italia è maglia nera in Europa nella raccolta di materiale elettronico, in cui rientrano a pieno titolo le attrezzature fotografiche. Il nostro Paese raccoglie poco più del 30% dei RAEE contro una media Ue che supera il 60%.  Il festival sarà l’occasione per riflettere sull’impatto ambientale della fotografia stessa e promuovere comportamenti più responsabili. La quarta edizione del Radar Photo Festival, infatti, è completamente green per gli aspetti legati alla fruizione e alle modalità espositive delle mostre, a partire dagli allestimenti che saranno realizzati solo attraverso elementi di eco-design utilizzando materiali già esistenti e favorendo quindi pratiche di economia circolare, promuovendo l’utilizzo di carta con semi piantabili, l’uso di prodotti certificati EU per l’ambiente. In questo spirito, Radar festival sarà anche promotore di una nuova piattaforma di ecommerce in cui sarà possibile scambiare attrezzature usate e favorire pratiche di economia circolare per addetti al settore, creando un approccio al mestiere del fotografo che contempli anche i costi ambientali del proprio impatto. 

Non solo esposizioni. Radar è anche anche workshop, incontri e editoria fotografica e iniziative di networking e di economia circolare. In questo senso da segnalare una serie di laboratori educational a tema ambientale rivolti a bambini e ragazzi in collaborazione con le scuole e Legambiente, alcuni dei quali si svolgeranno presso l’Ecomuseo Boccadoro-Ariscianne, luogo recuperato e area particolarmente importante per la flora e fauna in essa presente e che il festival ha incluso nelle attività proprio per contribuire al suo recupero, anche attraverso una residenza d’artista. Parte integrante del programma di inaugurazione anche laboratori di sensibilizzazione al tema ambiente con la partecipazione della collettività a laboratori di “trash printing”, condotti assieme a Legambiente e alla casa editrice indipendente, Zic Zic, previste attività di clean up partecipato e la realizzazione di stampe artigianali proprio con i rifiuti raccolti. 

Open call per artisti emergenti. Fino al 30 agosto è aperta anche la call per i fotografi che hanno un progetto in linea con i temi del festival che quest’anno spaziano dall’ecologia all’innovazione sociale, dallo sviluppo sostenibile, dalla valorizzazione del territorio all’attivismo. Gli artisti saranno valutati da una commissione di massimi esperti nella fotografia: il fotografo Francesco Jodice e la photoeditor Manila Camarini, Senior Picture Editor di D la Repubblica delle donne e D Lui di Repubblica, oltre ai curatori del festival Giovanni Albore e Francesco Merlini. Al primo classificato verrà prodotta una mostra, in palio anche una borsa di studio per i corsi di alta formazione presso la Scuola Spaziotempo e nuova attrezzatura fotografica. 

Tutte le mostre. Al Radar, Simone Tramonte, fotografo italiano che da sempre si concentra su tematiche sociali e ambientali, al centro della sua ricerca artistica l’analisi della relazione tra persone e ambiente: le nuove tecnologie ci aiuteranno a modellare un futuro più sostenibile? Con Net Zero Transition, Tramonte indaga proprio le soluzioni – dalle energie rinnovabili, alle nuove tecnologie per la produzione alimentare  – che consentiranno all’Europa di raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica del  “Green Deal”. Il lavoro che l’artista porta a Trani ha ricevuto numerosi premi tra cui il 1° premio nella categoria long-term projects al World Press Photo nel 2023, il 1° premio Science & Natural History—Picture Story al POYi Pictures of the Year International nel 2022 e il 1° premio nella categoria Environment dei Sony World Photography Awards 2021. 

Si intitola, invece, Recycled Villages, l’esposizione della fotografa Diambra Mariani che racconta il ripopolamento di alcuni villaggi disabitati della Spagna, un fenomeno di riscoperta della vita rurale sicuramente connesso all’aumento dei costi delle case, ma anche reso possibile da una rinnovata attenzione all’ambiente, alla ricerca di un ritmo di vita più lento e alla nuove possibilità di lavoro da remoto. Mariani ha già pubblicato i suoi lavori su prestigiose testate italiane e internazionali dal The Sunday a all’Espresso, da Internazionale al Corriere della Sera, dal Times Magazine a Liberation. 

Il fotografo di origine turca, Olgaç Bozalp, porta a Radar Festival Leaving One for Another, una ricerca fotografica sul tema delle trasmigrazioni, che si tratti di sfollamenti forzati in comunità o di spostamenti volontari di persone alla ricerca di nuove opportunità, finanziarie o di espressione personale. La serie affronta una prospettiva astratta sul reinsediamento, mescolando materiale documentaristico con composizioni create ad hoc. Queste installazioni mostrano una collezione di oggetti simbolo che rappresentano la vita e il viaggio di ognuno. 

Gaia Squarci è una fotografa e videomaker che divide il suo tempo tra Milano e New York, dove insegna Digital Storytelling all’International Center of Photography. L’artista inoltre collabora con l’agenzia Prospekt e fa parte dell’International Women’s Media Foundation ed è  beneficiaria del National Geographic Society. A Trani presenterà The Cooling Solution, un percorso fotografico che, nato come divulgazione scientifica di un progetto di ricerca durato 5 anni presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, indaga come persone di diversa estrazione socio-economica in tutto il mondo si adattano all’aumento della temperatura e dell’umidità. Leader del progetto, la professoressa Enrica De Cian, docente di economia ambientale presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e ricercatrice presso la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e presso l’Istituto Europeo di Economia e Ambiente.

Al festival anche la fotografa ungherese Kata Geibl Il suo lavoro si concentra principalmente su questioni globali, capitalismo, l’antropocene e l’ambiguità del mezzo fotografico. Al Radar esporrà gli scatti di There is Nothing New Under the Sun, la sua prima monografia. Il progetto raccoglie immagini attentamente pianificate che si mescolano a testi originati dal flusso di coscienza. Allegorie, racconti personali e dittici fanno emergere un approccio poetico. Al centro il dilagante individualismo che è alla base del nostro sistema sociale, politico ed economico e, in particolare, l’impatto che questo produce sull’ambiente. Nell’opera di Geibl nessun giudizio –  e nessuna risposta – solo domande che la guidano nell’esplorazione del contemporaneo. 

Si intitola Theatre of Authenticity il progetto espositivo della fotografa belga Natacha de Mahieu, che mette in discussione il modo in cui viaggiamo e le ragioni che abbiamo per andare in particolari luoghi. Utilizzando centinaia di immagini di luoghi turistici molto popolari scattate in un arco di tempo definito e unite in unico collage, l’artista interroga quelle che sembrano essere le nuove prassi turistiche e l’oggettività del mezzo fotografico.  

Radar vanta anche una partnership con l’azienda Foto Diego e lo storico brand tedesco Leica per la produzione di due mostre, quella di Alessandro Cinque e di Stefano Schirato. Alessandro Cinque è fotoreporter che vive tra gli Stati Uniti e il Perù, il suo lavoro affronta questioni ambientali e socio-politiche, in particolare si è occupato dell’impatto devastante dell’attività mineraria sulle comunità indigene dell’America Latina e sulle loro terre. Le sue fotografie sono state pubblicate su media internazionali tra cui The New York Times, National Geographic, The Wall Street Journal, The Washington Post, The Guardian, Al Jazeera e Reuters. A Trani porterà Alpaqueros, un progetto che mira a indagare in che modo il cambiamento climatico in Perù influisce sugli allevatori di alpaca – il Paese, con circa 4 milioni di esemplari, ha il più grande numero di alpaca al mondo – creando “migranti climatici” che sono costretti a spostarsi ad altitudini sempre più elevate o ad abbandonare il loro stile di vita e trasferirsi in città di bassa quota, cambiando per sempre le loro vite, mettendo a rischio l’identità culturale andina. 

Stefano Schirato lavora come fotografo freelance con un attento interesse sui temi sociali da più di 15 anni. Collabora con numerose ONG, ha lavorato come fotografo di scena per i più grandi registi italiani e il suo lavoro è stato pubblicato da numerose testate internazionali, dal New York Times a Newsweek Japan, da Vanity Fair a Al Jazeera. A Radar porterà il suo lavoro di indagine sui disastri ambientali in Italia, “TerraMala”. Un progetto d’inchiesta durato 8 anni che racconta i danni dell’inquinamento. Dalla Terra dei Fuochi, dove per oltre 25 anni milioni di rifiuti tossici sono stati scaricati illegalmente e ancora intaccano suolo, falde acquifere e prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, alla Sicilia, dove uno dei più vasti complessi petrolchimici in Europa ha contaminato irrimediabilmente acque e suolo della costa orientale dell’isola. Per arrivare alla contaminazione del sistema idrico nel vicentino dove per decenni scarti chimici industriali cancerogeni sono stati versati nelle falde acquifere, tanto che alcuni studi hanno dimostrato che più di 300.000 persone nella regione hanno sofferto di problemi di salute (diabete, tumori, infertilità) causati dagli agenti chimici presenti nell’acqua. 

Fra i fotografi selezionati anche il barese Piero Percoco che porterà in mostra Hidden Coast, un omaggio alle terre dell’ Ecomuseo Boccadoro-Ariscianne, zona di grandissimo pregio naturalistico, una sorta di corridoio ecologico contraddistinto dalla intersezione di più habitat e dalla convivenza di specie animali e vegetali che lì hanno potuto vivere e proliferare. La ricerca di Percoco, frutto della sua residenza d’artista presso questo luogo, vuole restituire questa presenza invisibile ma al tempo stesso essenza stessa dell’area e della sua importanza naturalistica.

Dal 04 Ottobre 2024 al 30 Novembre 2024 – Trani (BA) – sedi varie

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ERA (fino al mare) – Sara Rossi

La mostra presenta una serie di opere che riflettono sul paesaggio e sulla natura, presentate come reperti opause di un viaggio fotografico durato molti anni, in cui l’artista ha attraversato luoghi familiari, ma in fondo sconosciuti, dalla città alla campagna, lungo corsi d’acqua, sino al mare.


Negli spazi di Ex Maglierie Mirella, a pochi metri dalle acque della Martesana, l’artista dispone in modo sapiente le polaroid di “Fino al Mare (Martesana)” (1996), le immagini del video in Super-8 “Era (2002)”, l’erbario magico crepuscolare “Ade” (2013-2018) e l’ipnotico video “Mantra mare”(2024).

La mostra è accompagnata dal libro d’artista “ADE DEA. Erbario crepuscolare”, 50 fotografie con testi di Maria Alessandra Columbu, Maria Chiara Di Trapani, Luca Panaro, Sara Rossi, Edizione Gli Ori, 2024.

4 ottobre – 13 ottobre – EMM / Ex Maglierie Mirella – Milano

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Il premio ITALY PHOTO AWARD

Immagine di Lorenzo Zoppolato – Miglior portfolio a Padova

Il premio ITALY PHOTO AWARD®, nato per la valorizzazione e diffusione della cultura fotografica italiana, è oggi tra le più importanti realtà fotografiche nazionali, grazie alla collaborazione con i più grandi festival italiani ospitanti le Letture Portfolio entrate in rete e con i migliori professionisti di settore e agenzie di fotogiornalismo.

L’ITALY PHOTO AWARD®, giunto alla VI edizione, si articola in un programma di Letture Portfolio e costituisce un’importante occasione di confronto e di crescita per tutti i fotografi, che possono interagire con esperti del settore, scambiare idee e ricevere consigli e suggerimenti. 

Il Premio si rivolge a tutti gli autori con l’obiettivo di far emergere giovani talenti a fianco di fotografi affermati, offrendo loro un panorama internazionale di visibilità e opportunità in centri d’arte, gallerie, redazioni e le migliori agenzie di fotografi. Il Premio vuole essere un’importante occasione di confronto e di crescita per tutti i fotografi che partecipano con progetti personali per ricevere suggerimenti e consigli da professionisti del mondo della fotografia.

Si svolge ogni anno con una giuria di professionisti che selezionano i migliori progetti fotografici tra quelli presentati alle Letture Portfolio nei più grandi festival d’Italia, che sappiano illustrare l’evoluzione dei principali generi della fotografia documentaristica rappresentata da autori italiani. La giuria, all’interno del singolo festival, è composta da photoeditor, galleristi, fotografi, critici, direttori e docenti che prendono parte all’evento come lettori e sono a disposizione dei partecipanti per visionare i lavori proposti in un incontro ‘face-to-face’.

Gli incontri di lettura dei portfolio si tengono ogni anno, in diverse tappe, all’interno dei più prestigiosi festival di fotografia, su tutto il territorio nazionale:

ATTENZIONE, LE DATE POSSONO ESSERE CAMBIATE A CAUSA DEL CORONA VIRUS, VISITATE I SITI DI RIFERIMENTO!

 -CLOSER (Bologna), EMILIA ROMAGNA 15 Marzo 2020

-BIENNALE FOTOGRAFIA FEMMINILE (Mantova), LOMBARDIA 3 Aprile 2020

-RIAPERTURE (Ferrara), EMILIA ROMAGNA 28/29 Marzo 2020

-FOTOGRAFIA EUROPEA (Reggio Emilia), EMILIA ROMAGNA 18/19 Aprile 2020

-INTERNATIONAL MONTH OF PHOTOJOURNALISM (Padova), VENETO 9/10 Maggio 2020

-MILANO PHOTO WEEK (Milano), LOMBARDIA data non ancora stabilita

-GIBELLINA PHOTO ROAD (Gibellina), SICILIA (biennale 2021)

-FESTIVAL FOTOGRAFIA ETICA (Lodi), LOMBARDIA 10/11 Ottobre 2020

-TRIESTE PHOTO DAYS (Trieste), FRIULI VENEZIA GIULIA 24/25 Ottobre 2020

All’edizione 2019 hanno concorso oltre 20 mila immagini, inviate da fotografi professionisti provenienti da tutta Italia. Il Premio si propone di essere un’occasione di formazione e di crescita per nuovi autori oltre che un’iniziativa artistica e culturale di rilievo per il nostro Paese.

Nel corso dell’evento conclusivo di fine anno a Dicembre, avrà luogo la presentazione dei progetti finalisti e la nomina dei vincitori assoluti, rispettivamente nella categoria “Miglior Portfolio” e “Giovane Talento” che si aggiudicano così il Premio ITALY PHOTO AWARD. I vincitori assoluti ricevono un premio in denaro, per accrescere la propria formazione e proseguire i propri progetti in ambito fotografico e la stampa della mostra. I progetti fotografici selezionati inoltre verranno prodotti e stampati in importanti mostre e distribuite nel circuito dei partner aderenti al Italian Photography Network.

Il Premio, ogni anno crea un archivio nazionale, ITALIAN COLLECTION, che ospita tutti i progetti che hanno ricevuto almeno una nomina nelle letture portfolio di tappa durante i festival ospitanti.

Ogni anno l’edizione del Premio offre molteplici opportunità, dalla scoperta dei fotografi italiani all’esplorazione del territorio del nostro paese. Dotato di un programma denso, nutrito da una varietà di punti di vista sulla fotografia, il premio si fa portavoce di una sua parte civica nella tessitura di nuovi legami esplorativi con il mezzo fotografico oltre che un’iniziativa artistica e culturale di rilievo per l’Italia. Non solo ma grazie alle partnership create con le scuole di fotografia italiane può offrire premi come borse di studio ed esperienze sul campo ai più giovani.

www.italyphotoaward.com

Mostre di fotografia da non perdere a novembre

Ciao a tutti,

anche questo mese l’appuntamento con le mostre è quanto mai ricco.

E non dimenticate di dare un’occhiata alla nostra pagina dedicata, sempre aggiornata.

Anna

MIMMO JODICE | OPEN CITY/OPEN WORK

‘Il mio mestiere non è fotografare. Il mio mestiere è vedere.’ Mimmo Jodice

Vistamarestudio è lieta di presentare Mimmo Jodice: Open City/ Open Work, a cura di Douglas Fogle, la prima personale dell’artista in galleria a Milano.

La mostra traccia un collegamento fra i primi esperimenti di Mimmo Jodice con la fotografia negli anni ’60 e le prime incursioni nella sua Napoli.

‘Mimmo Jodice crea ciò che comunemente viene chiamata fotografia. Ma lo si può davvero considerare un fotografo? Forse sarebbe meglio definirlo un visionario che utilizza la macchina fotografica nella sua esplorazione del mondo. Jodice ha trascorso buona parte degli ultimi sessant’anni utilizzando la macchina fotografica per guardare il mondo da molteplici e diverse prospettive. I suoi primissimi esperimenti risalgono agli anni Sessanta e rivelano un’attrazione rivoluzionaria per l’aspetto materico della fotografia – le proprietà quasi alchemiche della carta fotografica, le soluzioni reagenti, l’ingranditore e tutta l’attrezzatura della camera oscura. Infatti, le sue prime immagini non sono altro che sperimentazioni, volte a creare quello che, nel 1962, Umberto Eco definì “Opera aperta”, piuttosto che convenzionali riproduzioni documentaristiche del mondo.

Questa loro apertura, sia formale sia contenutistica, permette molteplici interpretazioni e lascia spazio a una poetica sperimentale d’avanguardia e, al tempo stesso, inaspettatamente umana. Mimmo Jodice: Open City/Open Work traccia un collegamento fra i primi esperimenti con la fotografia – i paesaggi architettonici strappati e ricomposti – e il primo tentativo di Jodice di “guardare” Napoli, la sua città natale, nella serie Teatralità quotidiana a Napoli, dell’inizio degli anni Settanta. Queste fotografie si avvicinano all’antropologia – immagini di feste popolari, manicomi, fabbriche, ecc.- per poi virare e aprirsi verso una poetica fatta di architetture e delle persone che vi abitano. Forma e contenuto si legano e si intrecciano nello sguardo di Jodice sulla città come organismo vivente e vitale, dagli angoli e i materiali più svariati: poesia visiva della vita di ogni giorno.’
Douglas Fogle

9 SETTEMBRE – 9 NOVEMBRE 2019 – Vistamarestudio – Milano

Le mostre di Photolux

L’edizione 2019 del famoso festival internazionale di fotografia, quest’anno a tema Mondi e che ogni due anni si tiene a Lucca, si preannuncia più ricca che mai.

Tra le innumerevoli mostre distribuite nelle varie location della città, ve ne segnaliamo alcune, ma date un occhiata all’intero programma, perchè ne vale davvero la pena.

2:56 am |To The Moon And Back

VP AGNEW AND LYNDON JOHNSON FOLLOWING LIFTOFF

Abbas | The Iranian Revolution 1979

IRAN: TEHRAN January 25, 1979. After a demonstration at the Amjadiyeh Stadium in support of te Constitution and of Shapour BAKHTIAR, who was appointed Prime Minister by the Shah before the left the country, a woman, believed to be a supporter of the Shah is mobbed by a revolutionary crowd. See also ABA1979006W00011/05AR

Magnum Revolution

CZECHOSLOVAKIA. Prague. August 1968. Warsaw Pact troops invasion.

Davide Monteleone – The April Theses

Sassnitz, Germany – November 2016. From here Lenin embarked on a ferry to reach Sweden. The ferry to Trolleborg, iLENIN#4. *** GENERAL CAPTION: In March 1917 Vladimir Ilych Ulyanov (LENIN) was leaving exiled and in poverty in Zurich. Within eight months he assumed the leadership on 16000000 people occupying one sixth of inhabited surface of the world. On April 9th 1917, with the support of German authorities, at that time in war with Russia, he travelled back to his own country on a train across Germany, Sweden and Finland to reach Finland Station in St. Petersburg on April 17th where he started the first step to Soviet Power. 100 year later I recreated and reacted on a real non-invented trip Lenin’s epic journey, on the base of archival documents and historical books including “To Finland Station” by Edmund Wilson and “The sealed train” by Michael Pearson. ***ALL THE PICTURES OF THIS PROJECT REFERS TO HISTORICAL EVENTS HAPPENED 100 YEARS AGO BUT I TOOK THE LIBERTY TO INTERVENE ON SOME OF THE PICTURES DIGITALLY AND ANALOGICALLY TO BETTER REPRESENT THE HISTORICAL FACT AND MY PERSONAL PHOTOGRAPHIC VISION.

Joan Fontcuberta | Gossan: Mars Mission

Dal 16 novembre all’8 dicembre – Lucca – Sedi varie

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VIVIAN MAIER. A COLORI

Senza dubbio, Vivian Maier può essere
considerata una delle prime poetesse della
contemporanea fotografia a colori. Joel Meyerowitz

A partire dal 24 ottobre 2019 arriva a Forma Meravigli, Milano, la mostra Vivian Maier. A colori a cura di Alessandra Mauro, realizzata in collaborazione con la Howard Greenberg Gallery di New York. Resterà aperta fino al 19 gennaio 2020. Forma Meravigli è una iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

Per la prima volta in mostra un’inedita selezione di scatti a colori della ormai celeberrima “tata fotografa”, molti dei quali mai esposti al pubblico, che raccontano il quotidiano americano tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. L’ironia, il calore umano, il paesaggio urbano, i ritratti, i bambini: Maier ha il dono di essere l’obiettivo invisibile per le strade di Chicago e New York, componendo un racconto che ha il carattere di una rivelazione.

Accompagna l’esposizione un libro pubblicato da Contrasto.

24 ottobre 2019 – 19 gennaio 2020 – Forma Meravigli – Milano

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Life’s a Beach” Martin Parr

Domenica 27 ottobre 2019 alle 12 sarà inaugurata presso il Civico Museo Revoltella l’imperdibile mostra Life’s a Beach di Martin Parr, promossa dal Comune di Trieste in collaborazione con il festival Trieste Photo Days 2019 e Magnum Photos. Martin Parr in persona sarà presente all’inaugurazione, subito dopo l’incontro con il pubblico che terrà alle 11 presso l’Auditorium del Museo.

Sul suolo del Regno Unito è impossibile trovarsi a più di 120 chilometri di distanza dal mare. Con un tale sviluppo costiero, non sorprende il fatto che in Gran Bretagna le foto in spiaggia rappresentino una tradizione ben radicata. Sulle spiagge britanniche le persone si rilassano, si sentono sé stesse e fanno sfoggio di tutti quei segnali del comportamento vagamente eccentrico che viene associato agli abitanti di quel paese. Se negli Stati Uniti vi è una tradizione consolidata di street photography, nel Regno Unito c’è… la spiaggia.
Da diversi decenni le fotografie di Martin Parr documentano tutti gli aspetti di questa tradizione, con primi piani di bagnanti intenti a prendere la tintarella, ma anche immagini che raccontano i tuffi in mare o l’immancabile picnic.
La carriera internazionale di Parr è stata lanciata dal suo noto libro del 1986, The Last Resort (titolo che suona più o meno come “l’ultima spiaggia”), che ritraeva la decadenza delle spiagge di New Brighton, località turistica vicino a Liverpool. Tuttavia, meno noto è il fatto che la sua ossessione si sia estesa al resto del mondo. In questa nuova collezione troviamo fotografie scattate anche in paesi lontani quali Cina, Argentina e Tailandia. Pubblicato nel 2012 in occasione di una mostra presentata per la prima volta al Lyon Photo Festival, questo libro dimostra l’impegno di Parr nei confronti del suo soggetto preferito, in cui le assurdità e bizzarrie dei comportamenti nazional-popolari si fondono perfettamente. Ci diletteremo nel vedere come i vari paesi dell’America Latina presentino un senso della moda da spiaggia completamente differente, dai costumi succinti del Brasile alle riserve naturali del Messico, fino al momento dell’infuso chiamato “mate” che si beve in Uruguay.
Non poteva mancare l’aspetto commerciale, dal momento che la spiaggia è da sempre uno dei luoghi dove si può trovare in vendita praticamente qualsiasi cosa, dai servizi di un “pulitore di orecchie” a Goa, India, al pesce grigliato in Cile, ma anche gli spaghetti precotti in Cina. In questo libro Parr dà il meglio di sé, confermando i cliché, sorprendendoci con immagini che catturano istanti di assurdità, ma sempre traendo godimento dai rituali e dalle tradizioni che si associano alla vita da spiaggia in giro per il mondo.

Dal 27 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020 – Museo Revoltella – Trieste

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#DRAFT #RUSSIA – Dmitry MARKOV

La VisionQuesT 4rosso è lieta di iniziare la stagione 2019-2020 presentando per la prima volta in Italia #DRAFT #RUSSIA di Dmitry MARKOV a cura di Nicolas Havette.

Markov nasce nel 1982 a Pušhkin, una piccola città nella giurisdizione di San Pietroburgo, è fotografo, assistente sociale, giornalista, e ha lavorato come volontario e tutore nella regione di Pskov in un collegio per bambini mentalmente disabili e nel villaggio per bambini Fedkovo.

La fotografia arriva tardi nella sua vita ma da allora è diventata un partner, una compagna quotidiana, un punto di riferimento in tutta la sua vita fatta di alti e bassi.

Le oltre trenta immagini in mostra sono la continua documentazione di Markov della vita quotidiana nella provincia russa attraverso la quale egli intreccia una narrazione di vulnerabilità umana, dipendenza, candore e pathos. Dmitry lancia il suo flusso costante di immagini usando, come specchio, le popolazioni sottorappresentate in Russia.

Markov usa consapevolmente la fotografia sicuramente non solo come testimonianza, ma anche per se stesso. Con un’onestà a volte disarmante, condivide con noi le sue contraddizioni e le sue debolezze. Osserva il mondo, cercando di trovare il proprio posto e con la forza delle sue immagini riesce a farci conoscere la sua vita. Le persone che fotografa diventano immediatamente parte della sua storia, della sua famiglia.

Osserva come osserva se stesso, senza condiscendenza e senza giudizio morale. Documenta la sua vita come figlio del suo tempo e condivide su Instagram tutte le immagini scattate con lo smartphone. Solo un uomo solo può, con le sue affascinanti immagini quotidiane creare un autoritratto così a lungo termine, cercando se stesso attraverso la presenza degli altri L’apertura e la mancanza di moralismo su un argomento cosi complicato – la vita delle persone che, per vari motivi, si sono trovate dall’altra parte, quelle che di solito vengono chiamate marginali -, è ammirevole. Questo progetto proviene da lì, dal passato collettivo della Russia con le sue gioie e i suoi problemi comuni.

8 ottobre 2019 – 30 novembre 2019 – VisionQuesT 4rosso – Genova

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Tommaso Bonaventura. 100 marchi – Berlino 2019

Mercoledì 30 ottobre apre al pubblico nella Project Room di CAMERA la mostra “Tommaso Bonaventura. 100 marchi – Berlino 2019”, un progetto artistico del fotografo Tommaso Bonaventura, sviluppato in collaborazione con la curatrice Elisa Del Prete, in occasione dei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989).

La mostra propone il racconto del Begrüssungsgeld, il denaro di benvenuto che dal 1970 al dicembre 1989 i cittadini della DDR ricevevano quando entravano nella Germania Ovest per la prima volta. Questa vicenda offre un pretesto per interrogarsi su un grande cambiamento epocale a partire da un punto di osservazione che privilegia le storie private e familiari, restituendole attraverso un duplice racconto: fotografico e video.

La mostra è frutto di una collaborazione tra diverse istituzioni e si articola in più sedi: a Torino, a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e al Museo del Risparmio, a Trento, nella sede Le Gallerie della Fondazione Museo storico del Trentino e a San Vito al Tagliamento nella chiesa di San Lorenzo grazie alla collaborazione con il CRAF – Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia.

Il catalogo è stato realizzato grazie al sostegno dell’Archivio Storico Istituto Luce.

30 ottobre – 6 gennaio 2020 | Project Room – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Torino

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Anna Brenna – Secondo Capitolo

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“Secondo capitolo è un progetto che sto seguendo da qualche anno e che mi ha consentito di conoscere persone meravigliose. Persone provenienti da altre nazioni, che hanno scelto più o meno consapevolmente, di vivere in Italia.

Ho scelto di cominciare a raccontare le storie di queste persone circa due anni fa, momento in cui l’emergenza migranti sembrava aver raggiunto il culmine. Le notizie delle migliaia di morti nel Mediterraneo entravano con la forza di una sofferenza pervasiva nel mio quotidiano “quieto vivere”, un vero pugno nello stomaco. Ovunque anche molto lontano dai punti di ingresso dei migranti nel nostro Paese, venivano creati dei campi di accoglienza ed improvvisate soluzioni per ospitare questa gente in fuga. In fuga dalle guerre, da conflitti etnici, persecuzioni o mancato riconoscimento di diritti essenziali, in cerca di un futuro.

 Mi piace pensare al futuro in termini di miglioramento, di civiltà e di opportunità. Da qui la decisione di rappresentare storie positive, a testimonianza di una possibilità concretamente realizzata, e la scelta di mostrare queste persone nei loro luoghi di lavoro o nello svolgimento delle attività di cui si occupano.

Akolé, Arsène, Edda, Edo, Florentin, Gentiana, Imad, Kossi, Léon, Momo, Paul, Sun An Chi e Vicky sono originari di diverse parti del mondo, ma stanno scrivendo il secondo capitolo della loro vita in Italia. Qualcuno ci è arrivato per scelta, qualcun altro per pura casualità, qualcuno da clandestino, qualcun altro con sistemi meno rischiosi. Ma tutti loro hanno deciso di restare, ritagliandosi un proprio spazio e ognuno a modo suo sta contribuendo a far crescere e rendere migliore il nostro paese, scrivendo il secondo capitolo della propria vita in Italia.

 La forza positiva di queste immagini vuole sovrapporsi al pregiudizio e alla pigra consuetudine, cieca davanti al valore silenzioso delle persone di buona volontà.” Anna Brenna

Dal 14 novembre all’8 dicembre 2019 – Museo Plessi – Brennero

Peter Hujar – Speed of Life

The life and art of Peter Hujar (1934–1987) were rooted in downtown New York. Private by nature, combative in manner, well-read, and widely connected, Hujar inhabited a world of avant-garde dance, music, art, and drag performance. His mature career paralleled the public unfolding of gay life between the Stonewall uprising in 1969 and the AIDS crisis of the 1980s.

In his loft studio in the East Village, Hujar focused on those who followed their creative instincts and shunned mainstream success. He made, in his words, “uncomplicated, direct photographs of complicated and difficult subjects,” immortalizing moments, individuals, and subcultures passing at the speed of life.

From 15 October 2019 until 19 January 2020 – Jeu de Paume, Paris
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TRA CIELO E TERRA. Il paesaggio lombardo attraverso gli occhi dei santi

Grazie alle 2.921 fotografie raccolte nel corso del progetto di fotografia partecipata Tra cielo e terra, promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea, la mostra presenta un variegato spaccato del paesaggio contemporaneo, da scorci urbani a panorami da cartolina. Lo sguardo, immutato forse anche da secoli, è quello dei santi che dimorano nelle edicole votive, mentre lo scenario che si presenta loro di fronte è mutevole: alcuni di essi hanno ancora oggi come orizzonte campagne estese, fiumi e colline, altri si trovano invece a sorvegliare rotonde, parcheggi o cantieri.

Avviato nella primavera 2019, il progetto Tra cielo e terra – dell’artista Claudio Beorchia (Vercelli, 1979), ideato e curato da Matteo Balduzzi – ha invitato tutti gli abitanti della Lombardia a osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi che sui quei territori vigilano da tempo. Grazie all’attivazione di 9 poli culturali che hanno consentito di raggiungere in maniera capillare l’intero territorio regionale, oltre 200 persone hanno risposto caricando sulla piattaforma ideata e gestita da Fondazione Rete Civica di Milano (tracieloeterra.opendcn.org) le fotografie delle rispettive città o dei luoghi che hanno visitato tra fine maggio e i primi di settembre.

Oggi quasi 3 mila coppie di immagini – i santi e le viste che hanno di fronte – assumono la forma di una mostra e di un libro che saranno presentati con una serata di festa al Museo di Fotografia Contemporanea proprio il giorno di Ognissanti, venerdì 1 novembre dalle 16.30.

Si ringraziano per la collaborazione: Accademia di Belle Arti “G. Carrara” di Bergamo; Casa Museo Cerveno (BS); Ecomuseo della Postumia (MN); Ecomuseo della Prima Collina (PV); Ecomuseo di Valle Trompia (BS); EUMM – Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord; MUMI – Ecomuseo Milano Sud; Museo Diocesano di Arte Sacra di Lodi; Museo Ma*GA di Gallarate (VA); il Consorzio Brianteo Villa Greppi.

Il progetto, sostenuto da Fondazione Cariplo, è stato realizzato in collaborazione con AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale e Fondazione Ente dello Spettacolo.

2 novembre 2019 – 1 marzo 2020 Museo di Fotografia Contemporanea – Cinisello Balsamo (MI)

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ALESSANDRA CALO’ – SECRET GARDEN

studiofaganel presenta Secret Garden di Alessandra Calò, un progetto che mette in relazione la fotografia e la letteratura. 

Secret Garden è un’installazione di una serie di scatole nere in cui, all’interno sono collocate antiche lastre negative, raffiguranti ritratti femminili, e piccoli giardini.

Alcune scrittrici contemporanee sono state invitate dall’artista a confrontarsi con una lastra fotografica, con l’immagine di una donna sconosciuta, anonima, e a inventare un racconto che ne immaginasse e tracciasse l’identità. 

L’unica indicazione data dall’artista era di sviluppare una narrazione in prima persona, nella forma di un diario che, pertanto, risulta unico ed estremamente attuale per la diversa provenienza, formazione, espressione artistica delle autrici. 

L’immagine, di ognuna di queste donne, delineata nella lastra negativa, trasparente, è arricchita dalle ombre del piccolo giardino retrostante che definisce e fa percepire la reale tridimensionalità della scatola. 

Secret Garden è la metafora di un paesaggio interiore, un giardino segreto, che si nasconde a prima vista ma che può essere scoperto da chi è capace di andare oltre l’apparenza. 

Il progetto viaggia su un doppio binario temporale, poiché le protagoniste sono donne che arrivano dal passato, ri-immaginate nel presente. Ma attraverso queste esistenze frammentarie intende stimolare una riflessione anche su un percorso futuro, da intraprendere o meglio rimarcare, e che coinvolge tutte le donne, verso una maggiore indipendenza ed emancipazione.

A Gorizia presso la galleria studiofaganel sarà esposto per la prima volta un giardino segreto che vede la collaborazione di Alessandra Calò con l’attrice e autrice di teatro Marta Cuscunà. Il giardino di Marta e Alessandra si ispira alla storia di un personaggio realmente vissuto, una donna della resistenza partigiana isontina di nome Ribella Fontanot. 

Secret Garden è diventato anche un libro in edizione limitata, pubblicato da Danilo Montanari, con un testo di introduzione di Erik Kessels, che sarà disponibile presso la galleria. 

11 ottobre – 29 novembre 2019 – Galleria Studiofaganel – Gorizia

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WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2019

Il Wildlife Photographer of the Year, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo, va in scena anche quest’anno a Milano nei suggestivi spazi della Fondazione Luciana Matalon in Foro Buonaparte 67, dal 4 ottobre al 22 dicembre 2019.

Organizzato dall’Associazione culturale Radicediunopercento di Roberto Di Leo, l’evento è sempre attesissimo e presenta le 100 immagini premiate alla 54a edizione del concorso di fotografia indetto dal Natural History Museum di Londra.

Arrivati da 95 paesi, in competizione 45.000 scatti realizzati da fotografi professionisti e non, che sono stati selezionati, alla fine dello scorso anno, da una giuria internazionale di esperti, in base a creatività, valore artistico e complessità tecnica.

Da ammirare le foto finaliste e vincitrici delle 17 categorie del premio che ritraggono animali rari nel loro habitat, comportamenti insoliti e immagini di sorprendente introspezione psicologica, un incredibile esperienza visiva, composizioni e colori che trafiggono gli occhi da un remoto angolo del deserto, dagli abissi del mare o dall’intricato verde della giungla.

4 OTTOBRE / 22 DICEMBRE – Fondazione Luciana Matalon – Milano

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Dialoghi – Joan Fontcuberta e Paolo Gioli

La Galleria del Cembalo propone dal 25 ottobre 2019 al 18 gennaio 2020 la mostra Dialoghi – Joan Fontcuberta e Paolo Gioli nella quale, per la prima volta, le opere dei due artisti vengono poste in relazione fra loro.

Paolo Gioli (Sarzano, Rovigo, 1942) e Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) sono artisti che da sempre condividono un approccio sperimentale all’indagine della natura e della storia dell’immagine fotografica. Adottando procedure e tecniche diverse, entrambi mettono in discussione la concezione convenzionale della fotografia, approccio che li porta alla realizzazione di opere dai contenuti concettuali profondi e dall’innovativa qualità estetica. In questa mostra, di cui è anche curatore, Joan Fontcuberta desidera rendere omaggio a Paolo Gioli, stabilendo legami tra i rispettivi processi creativi al fine di consentire al visitatore la lettura di uno stimolante dialogo.
Il percorso espositivo, sviluppato in tre ampie sale, è concepito in modo da consentire il confronto ravvicinato tra produzioni analoghe per assonanza concettuale, metodo, e in alcuni casi, per coincidenza del soggetto.
La prima sala si apre con l’omaggio a due opere emblematiche della Storia dell’Arte che vengono riproposte dal fotografo catalano nella forma di mosaico digitale ‘Googlegram’: View from a Window di Nicéphore Nièpce (1816) e L’origine du monde di Gustave Courbet (1866). Accanto ad esse, sempre in omaggio a Nièpce, vengono presentate alcune polaroid di Gioli trasferite su carta da disegno della “finestra” di Les Gras, mentre in relazione all’opera di Courbetsono proposte tre Autoanatomie di analogo contenuto.
Nelle sale successive il gioco di relazioni fra i due artisti prosegue con opere tratte dalle serie Herbarium, Trauma, Deletrix di Fontcuberta confrontate con Lastre, XSconosciuti e Vessazioni di Gioli. Per entrambi gli artisti, si tratta di opere dedicate, nell’ordine, a elementi del mondo vegetale, all’utilizzo e alla rivitalizzazione di vecchie immagini fotografiche, al tema della cancellazione e all’autoritratto. In mostra sono proposti anche alcuni noti video dei due artisti.

dal 25 ottobre 2019 al 18 gennaio 2020 – Galleria del Cembalo – Roma

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JEFF MERMELSTEIN: HARDENED

Lancio del libro e mostra, prima mondiale

Un mondo di nevrosi quotidiane, piccole catastrofi, panico, fascino, goffaggine, rivelazioni, orgoglio perduto, finta spavalderia, irritante narcisismo e inaspettata benevolenza. In una cultura in cui tutto sembra esistere solo allo scopo di essere tradotto in immagini, è confortante e allo stesso tempo terribile vedere come questo mondo appare quando non sa di essere fotografato – o perlomeno, com’è nello sguardo di Jeff Mermelstein.
– David Campany, da HARDENED

Jeff Mermelstein vive a New York ed è un’icona della street photography.
Dopo una lunga carriera di successo con la mitica Leica, negli ultimi anni Mermelstein ha scattato solo con il telefono cellulare (che dichiara abbia consentito una “reinvenzione dello snapshot, una vera svolta”), postando poi le immagini sul suo profilo Instagram.

HARDENED, pubblicato dalla casa editrice britannica Mörel Books sarà lanciato da Micamera in anteprima mondiale il 25 ottobre 2019. Il volume raccoglie 305 immagini scelte e messe in sequenza dal curatore, scrittore e artista David Campany, che le ha selezionate da un corpus di lavoro di oltre 700 fotografie scattate in due anni.

Il libro è una rappresentazione travolgente, piena e cruda della condizione umana, con sullo sfondo le strade di New York. Mermelstein è un voyeur con un sorprendente senso dell’umorismo, capace di cogliere lo straordinario e la bellezza nel banale e il quotidiano.

Grazie alla riflessione intrinseca sulla facilità e superficialità delle connessioni con i social media, HARDENED è un libro di svolta, che mostra il lavoro di un fotografo-antropologo nella nostra era digitalizzata.

Il lancio del libro sarà accompagnato da un’installazione di tutte le 305 fotografie sulle pareti della galleria.
Jeff Mermelstein sarà presente all’inaugurazione venerdì 25 ottobre e firmerà le copie del libro. 

25 ottobre – 23 novembre, 2019 – Micamera, Milano

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Paolo Novelli – Vita brevis, Ars longa

In occasione della XIII edizione del Festival “Il Rumore del Lutto”, dedicato quest’anno al tema Passaggi, Antica Farmacia + presenta il progetto “Vita brevis, Ars longa” del fotografo di ricerca Paolo Novelli (Italia, 1976), con inaugurazione sabato 26 Ottobre alle ore 19.
La mostra, a cura di Chiara Canali, presenta negli spazi cinquecenteschi dell’Antica Farmacia di San Filippo Neri una selezione di dieci scatti tratti dal progetto Vita brevis, Ars longa (2002), una singolare ricognizione visiva di Paolo Novelli all’interno dei camposanti monumentali di mezza Italia, da Venezia a Genova, da Milano a Roma.
Un progetto che va oltre la semplice documentazione delle sculture, per proporre immagini in cui le opere perdono la loro natura marmorea per assumere intensità ed espressioni incredibilmente vivide e reali. L’intento è quello di “umanizzare” le statue, portando alla luce i moti espressivi dell’anima attraverso un gioco di contrasti chiaroscurali che incide le masse plastiche e rende i volti estremamente icastici e penetranti.

Lo stesso utilizzo dello stile sfocato trasforma l’immagine in un ritratto dai chiari connotati pittorici, che confonde i confini tra i vari medium e rimanda alla vera natura del linguaggio fotografico, che è quello di essere una “scrittura con la luce”.
Questo significa, per il fotografo, acquisire la consapevolezza del ruolo della luce, che è in grado di restituire enfasi emotiva a chi guarda le immagini. Paolo Novelli ha atteso con pazienza, in luoghi semibui, la luce naturale sufficiente ad ottenere i contrasti necessari ad uno sguardo eloquente e profondamente partecipato.

L’esposizione, attraverso ritratti di forte impatto, richiama l’attenzione verso lo stato di abbandono e di degrado, presente in molti camposanti italiani, di questo prezioso patrimonio artistico, vittima dei tabù più sterili della contemporaneità dovuti alla sua collocazione: il camposanto.
Paolo Novelli opera dal 1997 attenendosi rigorosamente alla ripresa analogica in bianco e nero e alla stampa a mano su pellicola, senza uso di flash o filtri.
Il suo percorso artistico affronta una fotografia essenziale, senza tempo e senza luogo, sintetizzata, non a caso, da Giovanni Gastel come “fotografia della solitudine”.
Il progetto all’Antica Farmacia + di Parma si sviluppa in concomitanza con l’importante esposizione di Paolo Novelli “La Fotografia come differenza”, in corso alla Triennale Milano fino al 3 novembre 2019; una selezione di 40 scatti appartenenti a cinque progetti del fotografo e si concentra sul periodo 2002-2013 con l’intento di evidenziare la nascita e il consolidamento dello stile personale di Novelli.

ANTICA FARMACIA + – Parma – 26 Ottobre – 10 Novembre 2019

TECNOSFERA: L’UOMO E IL COSTRUIRE – FOTO / INDUSTRIA 2019

L’unica Biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’Industria e del Lavoro propone al pubblico per questa edizione 11 mostre: 10 allestite in luoghi storici della città e Anthropocene al MAST.
Protagonista di Foto/Industria 2019 è il tema del costruire: un‘azione cruciale, intimamente radicata nella natura della specie umana che viene qui esplorata a tutto tondo, dalle sue radici storiche e filosofiche agli inevitabili risvolti scientifici. È questa attività che dà forma alla tecnosfera: l’insieme di tutte le strutture che gli esseri umani hanno costruito per garantire la loro sopravvivenza sulla terra. Con un peso stimato di decine di miliardi di miliardi di tonnellate, questo strato artificiale al di sopra della crosta terrestre è stato definito Tecnosfera dal geologo Peter Haff. La Fondazione MAST ha affidato la direzione artistica a Francesco Zanot per portare avanti il progetto della Biennale iniziato nel 2013 da François Hébel.
La Fondazione MAST rinnova il suo impegno nel coinvolgere la città e la comunità in questo progetto culturale che permette attraverso la forza narrativa delle immagini di moltiplicare gli sguardi sul mondo.

La quarta edizione di Foto/Industria presenta celebri protagonisti della storia della fotografia, le cui immagini fanno ormai parte di un patrimonio iconico condiviso, grandi artisti contemporanei e giovani autori affermati sulla scena internazionale, alternando tecniche che vanno dagli usi più puri e tradizionali della fotografia alle sperimentazioni più innovative.

Fotografi in mostra: Yosuke Bandai, Lisetta Carmi, David Claerbout, Matthieu Gafsou, Luigi Ghirri, Délio Jasse, André Kertész, Armin Linke, Albert Renger-Patzsch.

Dal 24/10/19 al 24/11/19 – Bologna sedi varie

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HUGS – abbracci – Luca Zampini

Il giorno 2 novembre 2019, alle ore 18, nelle sale della Gallery Annunziata, presso l’Hotel Annunziata, avrà luogo l’inaugurazione della mostra personale “HUGS / abbracci” di Luca Zampini. Saranno in parete 23 fotografie inedite, stampe fine art in grande formato, che narrano per immagini il suo rapporto affettivo con gli alberi.

2 novembre 2019 – 6 gennaio 2020 – Gallery Annunziata Ferrara

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Concorsi e premi fotografici in scadenza a gennaio

Buongiorno a tutti, eccovi la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di gennaio.

worldpressphoto

World Press Photo Contest

Scadenza: 4 gennaio 2018 (termine registrazione al contest)
Premi: Esibizione in 45 paesi più pubblicazione
Fee: /

Il World Press Photo Contest è il più importante premio di fotogiornalismo internazionale iniziato nel 1955 che premia i fotografi per le migliori immagini che contribuiscono all’ultimo anno del giornalismo visivo.

Link worldpressphoto.org


sonywpa

Sony World Photography Awards

Scadenza: 4 gennaio 2018
Premi: montepremi globale di $30.000
Fee: /

I Sony World Photography Awards mettono in mostra il meglio della fotografia internazionale. Gratuito e aperto a fotografi di qualsiasi livello, il concorso è un riferimento autorevole nel settore della fotografia, che influenza la carriera dei fotografi vincitori, finalisti e quelli segnalati dalla giuria.

Link worldphoto.org

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Concorsi e premi in scadenza a settembre

Buongiorno a tutti, eccovi la ricca selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di settembre.

thebody

Rangefinder – The Body

Scadenza: 1 settembre 2017
Premi: Primo premio $ 1.500
Fee: Pro $25 singola – $30 serie; Amatori $15 singola – $20 serie

Il corpo è stato celebrato in arte dall’alba della storia dell’arte. Dalla Venere di Willendorf datata quasi 30.000 anni fa, fino ad oggi, la figura umana è stata dipinta, scolpita, disegnata e fotografata senza fine. Continuare la tradizione e far parte di The Body, onorando i fotografi contemporanei che catturano la bellezza della nostra anatomia. Presentato dalla rivista Rangefinder, il concorso copre boudoir, fotografia commerciale, editoriale e fine-art.

Link celebratethebody.com


britishlife

British Life Photography Awards

Scadenza: 2 settembre 2017
Premi: Mostra più pubblicazione
Fee: da £5 1 immagine a £30 per 40 immagini, cat.Young gratis fino a 6 immagini

Fondata nel 2014, BLPA riconosce e mostra il lavoro di fotografi affermati ed emergenti, sia professionisti che dilettanti di tutte le età, evidenziando anche la rilevanza e l’importanza della fotografia per sensibilizzare e informare. I premi sono una celebrazione visiva unica della vita britannica, in tutta la sua ricchezza e diversità, creando un resoconto permanente di spirito e di essenza della nostra nazione e del suo popolo al lavoro, al gioco e nella comunità. Sia un ritratto intimo, un momento toccante, o una sequenza di immagini innovative e illuminanti che raccontano una storia importante.
Le foto devono essere state scattate nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Isola di Man e le Isole del Canale.

Link blpawards.org

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Concorsi e premi in scadenza a ottobre

Come consuetudine pubblichiamo l’elenco dei bandi e premi internazionali in scadenza nel mese di ottobre.


miamistreet

MSPF Street Photography

Scadenza:  1 ottobre 2016
Premi:  Fotocamera Leica Q e mostra
Fee:  $20 per immagine (1 gratis ogni 5)

Invia le tue migliori immagini di Street Photography per avere la possibilità di vincere una nuova Leica Q e di esporre le tue foto durante Art Basel Miami, uno dei più grandi e più prestigiosi raduni d’arte di tutto il mondo.
Ogni anno MSPF mostra il meglio della fotografia di strada contemporanea di tutto il mondo, selezionata da una giuria più qualificata nel settore, in un sistema a due livelli.

Link miamistreetphotographyfestival.org


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Emerging Photographer

Scadenza:  3 ottobre 2016
Premi:  Pubblicazione, promozione online e gift card
Fee:  $20 per una serie di foto (3-10 immagini)

Sono aperte le iscrizioni per l’edizione Winter 2016 di Emerging Photographer, vetrina per promettenti fotografi con circa cinque anni o meno di esperienza professionale.
Emerging Photographer è un magazine basato sulle presentazioni. La rivista viene distribuita a influenti creativi che ricercano nuovi talenti e a foto festival come il Photoville (Brooklyn), Month of Photography Los Angeles, Photo LA, Filter Festival (Chicago), 4×5 Photo Fest (San Antonio) e PDN.

Link emergingphotographer.com

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