Storia della fotografia – Episodio 4 – “Reportage”

Buongiornoooo!!! Tutti in vacanza…e allora in spiaggia godetevi questo interessante video di storia della fotografia! Ciao Sara

Quarto episodio dei sei complessivi, dalla serie Genius of photography della BBC dal titolo “Reportage” 

L’età d’oro dei “viaggi fotografici” e come l’uso del colore si sia trasformato lentamente in un mezzo credibile per i fotografi ‘seri’.

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Banksy, contaminazioni fotografiche

Ciao, di recente sono stata al Mudec per visitare la mostra sul famoso street artist, Banksy: A Visual Protest.

La mostra, come sempre, non è stata autorizzata dall’artista, che ha anche vietato il merchandising in vendita nel bookshop. Il catalogo è disponibile.

Ho trovato la mostra molto interessante, soprattutto la parte audiovisiva, che ci mostra l’ambientazione originaria dei “graffiti” di Banksy.
Non sono presenti infatti in mostra suoi lavori sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza certificata. Non aspettatevi quindi di trovare graffiti staccati dai muri (per fortuna!), ma solo riproduzioni.

Tra le opere che mi hanno più colpito, ci sono le tre che vi mostro di seguito, che prendono spunto da famosissime fotografie, le cui storie abbiamo tra l’altro raccontato in questo blog. Banksy reinterpreta il fotogramma inserendo elementi alternativi, con cui esprime il suo pensiero provocatorio.

Anna

Napalm

Vietnam, 1972 il fotografo Nick Ut scatta una delle foto più celebri del Novecento: nubi grige in lontananza e militari sul fondo, mentre in primo piano alcuni bambini scappano disperati dal loro villaggio appena bombardato col napalm. La disperazione della bambina al centro è, nella reinterpretazione di Banksy, accompagnata dal sorriso di due mascotte dell’odierno entertainment, che avanzano gioiose vero lo spettatore.
Un contrasto stridente e provocatorio, che sintetizza in un colpo d’occhio il pensiero di Banksy sulle responsabilità sociali e sul ruolo politico delle grandi multinazionali.

Golf sale

Pechino, 1989. Il fotografo Jeff Widener (tra gli altri) immortala l’immagine simbolo della cosiddetta “primavera democratica cinese”: in Piazza Tienanmen un giovane manifestante sta fermo davanti ad una colonna di carri armati inviati a reprimere la protesta popolare. Banksy devia il senso della scena inserendo un elemento incongruo: l’anonimo manifestante esibisce qui un avviso commerciale “golf sale”. Ma, più che prendersi gioco di quella protesta, con questo lavoro l’artista sembra bersagliare la pubblicità. L’avviso dei saldi pare inteso ad indirizzare altrove le truppe armate, distogliendole dalla battaglia e dallo scontro, per inseguire piuttosto l’ultimo sconto.

Flag

In questo lavoro Banksy fa riferimento all’iconica fotografia di Joe Rosenthal Alzabandiera a Iwo Jima (ripresa anche nella locandina di un famoso film, Flags of our fathers) scattata nel febbraio 1945 durante la seconda guerra mondiale. Originariamente ritraeva sei marines americani, sulla vetta del monte Suribachi e vinse il premio Pulitzer diventando nel giro di poco un simbolo del patriottismo americano. Nella versione di Banksy, invece, i marines sono sostituiti da un gruppo di bambini indisciplinati di Harlem, nell’atto di issare la bandiera americana su di un’auto incendiata.

Storia di una fotografia. Moonlight: the pond di Edward Steichen

Ciao,

oggi vorrei parlarvi di questa fotografia che – attenzione – è stata scattata nel 1904!

Se vi incuriosisce, vedete un po’ di che si tratta

Anna

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Storia di una fotografia: Tank Man

Ciao,

tra le fotografie più iconiche del ventesimo secolo rientra a pieno titolo l’immagine del ragazzo in Piazza Tienanmen, conosciuta con il nome di Tank Man e scattata nel 1989 durante la repressione dell’esercito cinese in seguito ad una manifestazione di piazza.

Vi racconto qualcosa su questa immagine, o meglio queste immagini, visto che ne esistono 4 versioni e alcune curiosità e aneddoti riferiti direttamente dai fotografi che le hanno scattate.

4 fotografi uniti dall’aver condiviso lo stesso momento ed averlo reso famoso in tutto il mondo, ognuno con la propria visione.

Anna Continua a leggere

Storia di una fotografia: Invasione di Praga, Josef Koudelka 1968

Mi sono di recente imbattuta in un articolo sul Time, in cui si elencano le 100 foto più influenti di tutti i tempi e se ne racconta un po’ la storia. Lo trovate qua.

Ho sempre amato Koudelka  e il suo lavoro e quindi ho scelto di raccontarvi un po’ di questa foto, emblema del suo lavoro sull’invasione di Praga da parte dei Sovietici nel 1968.

Ciao

Anna

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Ai sovietici non importava del “socialismo dal volto umano” che il governo di Alexander Dubcek aveva creato in Cecoslovacchia. Temendo che le riforme sui diritti umani di Dubeck conducessero ad una rivolta democrativa come in Ungheria nel 1956, le forze del blocco di Varsavia scesero in campo per reprimere il movimento. I loro carri armati invasero la Cecoslovacchia il 20 Agosto del 1968. E mentre presero velocemente il controllo di Praga, inaspettatamente si trovarono di fronte a masse di cittadini che sventolavano bandiere e che costruirono barricate, presero a sassate i carri armati, ribaltarono camion e persino abbatterono cartelli con le indicazioni stradali per confondere le truppe.

Josef Koudelka, un giovane ingengnere e fotografo di talento, nato in Moravia,  era rientrato da un viaggio per un servizio fotografico sugli zingari della Romania, appena due giorni prima dell’invasione sovietica, nell’agosto 1968. Svegliato da una telefonata si precipitò in strada mentre le forze militari del Patto di Varsavia entravano a Praga per soffocare il riformismo ceco.

Scatta fotografie dei tumulti dando vita ad una documentazione rivoluzionaria dell’invasione che avrebbe cambiato il corso della sua nazione.

Scatta senza sosta, senza pausa, con il bisogno di farlo semplicemente perché è lì, nella città che conosce e dove vive. Le foto raccontano i carri armati nelle strade, la rabbia di tanti che cercano di fermare la violenza anche solo con il proprio corpo, le manifestazioni, le case, il pianto e la disperazione.

“Mi sono trovato davanti a qualcosa più grande di me. Era una situazione straordinaria, in cui non c’era tempo di ragionare, ma quella era la mia vita, la mia storia, il mio Paese, il mio problema”.(Josef Koudelka)

Sono immagini in bianco e nero, in cui spesso i soggetti sono sfumati, come se fossero travolti dagli eventi che li circondano, come se fossero alle prese con qualcosa di più grande di loro e, soprattutto, di incomprensibile. Sono scatti da cui trapela una grande forza e, allo stesso tempo, un grande senso di umanità.

L’immagine fondamentale include il braccio di un uomo in primo piano, mostrando sul suo orologio da polso un momento dell’invasione sovietica con una strada deserta in distanza.  Questa fotografia racchiude in maniera singificativa tre concetti:  tempo, perdita e vuoto – il soffocamento di una città.

 Le memorie visive di Koudelka del conflitto in corso, con l’evidenza dello scorrere del tempo, la brutalità dell’attacco e le sfide dei cittadini cecoslovacchi hanno ridefinito il fotogiornalismo, diventando dei veri e propri simboi della resistenza, memorie indelebili di quell’avvenimento.

Qua potete vedere anche i provini a contatto degli scatti tra cui in evidenza quelli selezionati da Koudelka.

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Le sue immagini furono contrabbandate fuori dalla Cecoslovacchia e apparvero sul London Sunday Times nel 1969, sebbene sotto lo pseudonimo P.P. – Prague Photographer, poichè Koudelka temeva delle rappresaglie. Presto anche lui fuggì. Il fondamento per aver lasciato il paese, un testamento al potere delle evidenze fotografiche: “Avevo paura di tornare in Cecoslovacchia perché sapevo che se avessero voluto sapere chi fosse il fotografo ingoto, avrebbero potuto farlo”.

Nel 1969 l'”anonimo fotografo ceco” fu premiato con la Robert Capa Gold Medal dell’Overseas Press Club, per la realizzazione di fotografie che richiedevano un eccezionale coraggio.

Nel 1987 divenne cittadino francese, mentre poté tornare per la prima volta in Cecoslovacchia solo nel 1991. Il risultato del suo rientro in patria fu Black Triangle, un’opera in cui documentava il paesaggio devastato del suo paese.

Se siete interessati a vedere il lavoro completo su Praga lo trovate qua, sul sito di Magnum.

Avevamo già dedicato alcuni articoli a questo grande fotografo e alle sue opere. Se v’interessa, sono questi:

Vi racconto le mie foto preferite. “France 1987” foto di Josef Koudelka

Rarissima intervista video in italiano di Joseph Koudelka

La scelta della foto: Joseph Koudelka