Premi di fotografia in scadenza a Gennaio!

MONOVISIONS PHOTO AWARDS 2021

I MonoVisions Photography Awards sono una call aperta internazionale per i fotografi che utilizzano il mezzo in bianco e nero per esprimere il loro linguaggio visivo. Il nostro obiettivo è scoprire i migliori fotografi monocromatici di tutto il mondo e offrire le migliori opportunità per essere riconosciuti e premiati per il loro lavoro. Il tuo lavoro può essere presentato in 2 sezioni: SINGOLA foto o SERIE di foto. Una serie è composta da un massimo di 8 foto, che condividono la stessa idea e concetto. Le nostre categorie: Astratto, Architettura, Concettuale, Belle arti, Paesaggi, Natura e fauna selvatica, Nudo, Persone, Fotogiornalismo, Ritratto, Fotografia di strada e Viaggi.

Deadline: 17 January 2021

Website: https://monovisionsawards.com

THIS IS GENDER 2021

Torna This is Gender, il concorso fotografico globale organizzato da Global Health 50/50. Ora nel nostro secondo anno, invitiamo i fotografi a condividere la loro visione di come appare il genere e a presentare fotografie che esplorano i diversi modi in cui le norme di genere – rigide e fluide, tradizionali e progressive – sono vissute e sovvertite da uomini, donne e non. -persone binarie. In questo momento di sconvolgimento globale, le vite e la società in generale vengono influenzate e cambiate in modi diversi e di genere. Ora è più importante che mai produrre e distribuire immagini che riflettano le diverse realtà di genere. Incoraggiamo i fotografi a contribuire all’espansione delle immagini associate al concetto di genere. Tutte le forme fotografiche e fotogiornalistiche sono benvenute e i fotografi di comunità e paesi a basso e medio reddito sono particolarmente incoraggiati a partecipare. I vincitori saranno decisi da una giuria di esperti internazionali di fotografia, cultura visiva, genere e salute globale.

Deadline: 3 January 2021

Website: https://globalhealth5050.org/this-is-gender-2021/

6TH FEATURE SHOOT EMERGING PHOTOGRAPHY AWARDS 2021

Negli ultimi 5 anni abbiamo contribuito a lanciare la carriera di dozzine di fotografi attraverso gli Emerging Photography Awards e siamo entusiasti di annunciare che il nostro concorso annuale di fotografia internazionale per creatori di immagini emergenti è tornato! Abbiamo una grande schiera di giudici pronti a vedere il vostro lavoro. Quest’anno, poi, a causa delle difficoltà economiche affrontate da molti nella comunità della fotografia, abbiamo ridotto la quota di iscrizione a $ 25. Quest’anno, inoltre, 3-5 fotografi selezionati saranno presenti come parte del FORMAT21 Festival nel Regno Unito. FORMAT, il principale festival internazionale di fotografia contemporanea e media correlati del Regno Unito, festival accoglie oltre 100.000 visitatori da tutto il mondo. Oltre a questa mostra, altri 10 fotografi avranno il loro lavoro esposto per le strade di East London per una settimana come parte di una mostra collettiva di poster.

Deadline: 8 January 2021

Website: http://www.emergingphotographyawards.com/

PASSEPARTOUT PHOTO PRIZE – 2ND EDITION, ROME

Il Varco ti invita a partecipare alla seconda edizione del Passepartout Photography Prize, un concorso fotografico nato per promuovere e ampliare l’esposizione dei fotografi emergenti. Il Passepartout Photography Prize mira a sostenere lo sviluppo di fotografi di talento provenienti da tutto il mondo, fornendo 1.000 euro di premio in denaro ogni anno e opportunità espositive in una prestigiosa sede nel cuore di Roma, in Italia. Sono accettate opere fotografiche di qualsiasi tipo di stile artistico, dimensione e tecnica (digitale, film e processi sperimentali, collage digitali e altri mezzi misti). L’applicazione è aperta a fotografi professionisti e dilettanti di tutto il mondo senza alcun limite di età. Passepartout abbraccia la creatività innovativa e originale nella fotografia contemporanea. Accogliamo vari linguaggi artistici applicati all’immagine fotografica, inclusi, ma non limitati a, la sperimentazione e la fusione di generi diversi.

Deadline: 10 January 2021

Website: https://www.passepartoutprize.com/

CEFF ENVIRONMENTAL PHOTO CONTEST 2021

Ogni anno il nostro concorso cerca immagini fotografiche creative che spaziano nello stile e nella tecnica dal tradizionale all’avant-garde, che simboleggiano le molte diverse comunità mondiali che hanno bisogno di unirsi per superare le scoraggianti sfide ambientali di oggi. Le immagini selezionate per i premi e la mostra educano, motivano o spingono con passione il pubblico a impegnarsi per preservare il nostro ambiente!

Deadline: 10 January 2021

Website: http://ceff.net/photo-contest/

SIENA INTERNATIONAL PHOTO AWARDS 2021

Invia ora le tue migliori fotografie e avrai la possibilità di essere uno dei vincitori premiati a Siena! Il concorso è organizzato dall’Associazione Art Photo Travel, un’associazione no-profit con sede a Siena, Italia. Il Siena International Photo Award è uno dei concorsi fotografici con la più alta partecipazione internazionale di sempre. L’edizione 2020 ha ricevuto quasi 48.000 immagini da fotografi dilettanti e professionisti da 156 paesi in tutto il mondo.

Il concorso ha 12 categorie: Scatti singoli, Viaggi e avventure, Volti e personaggi affascinanti, La bellezza della natura, Animali nel loro ambiente, Architettura e spazi urbani, Sport in azione, Documentario e fotogiornalismo, Fotografia di strada,  Portfolio Narrativa,  La vita ai tempi del covid-19

Deadline: 10 January 2021

Website: https://sipacontest.com/

WORLD PRESS PHOTO 2021

Il concorso è organizzato dalla World Press Photo Foundation, un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam, Paesi Bassi. “Dal 1955, il World Press Photo Contest premia i fotografi per le migliori immagini a esposizione singola che hanno contribuito allo scorso anno di giornalismo visivo. Indipendentemente dal fatto che siano state inserite come singoli o come racconti, queste immagini vengono giudicate in base alle loro intuizioni accurate, corrette e visivamente convincenti sul nostro mondo. Ci sono otto categorie:

• Questioni contemporanee Singole immagini o storie che documentano questioni culturali, politiche o sociali che interessano individui o società.

• Ambiente Immagini singole o storie che documentano l’impatto umano, positivo o negativo, sull’ambiente.

• Notizie generali Immagini singole o storie che riportano argomenti di notizie e le loro conseguenze.

• Progetti a lungo termine Un progetto su un unico tema che è stato girato in almeno tre anni diversi.

• Natura Immagini singole o storie che mostrano flora, fauna e paesaggi nel loro stato naturale.

• Ritratti Immagini singole o storie di individui o gruppi in ritratti osservati o in posa. •

 Gli sport Immagini singole, storie o portfolio che catturano sport individuali o di squadra.

• Spot News Immagini singole o storie che testimoniano momenti di novità o eventi immediati.

Tutte le immagini inserite nella categoria singoli e storie devono essere state scattate nel 2020. Le immagini possono essere inviate indipendentemente dal fatto che siano state pubblicate o meno.

Deadline: 12 January 2021

Website: https://www.worldpressphoto.org/programs/contests/photo-contest/28569

2021 SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS

Giunti alla 14a edizione, i premi consistono in quattro categorie: Professional (per i fotografi che entrano in un corpo di lavoro o portfolio), Open (per i fotografi che entrano in una singola immagine), Student (per le istituzioni accademiche) e Youth (per 12-19 anni -vecchi). L’ingresso è sempre gratuito e per ogni categoria sono previste diverse sezioni cui è possibile iscriversi: architettura, documentario, paesaggio, ritrattistica, sport, fotografia di strada, fauna selvatica, viaggi, cultura e altro ancora. Le nuove categorie per i premi 2021 includono Object e Lifestyle nel concorso Open e Portfolio nel concorso Professional.

Deadline: 14 January 2021

Website: https://www.worldphoto.org/sony-world-photography-awards

BARTUR PHOTO AWARD 2021

Un obiettivo chiave del BarTur Photo Award è sempre stato l’immenso potere che la fotografia ha nell’influenzare il modo in cui comprendiamo e interagiamo con il mondo che ci circonda. Usando la fotografia come mezzo per esprimere idee e valori, il BarTur Photo Award 2021 supererà i confini e aiuterà a riunire le comunità. Giunto alla settima edizione, il BarTur Photo Award mira a trasformare le vite e le carriere di chi vi partecipa, come ha fatto per i precedenti vincitori.  I tre temi per il BarTur Photo Award 2021 sono: Cambiamento climatico, Amore umano e Unità nella diversità. Il concorso si apre il 21 ottobre 2020 e durerà fino al 21 gennaio 2021. Ai vincitori verranno assegnati premi in denaro e sovvenzioni di $ 15.000.

Deadline: 21 January 2021

Website: http://www.barturphoto.org

LUMEN AWARDS ARCHITECTURE PHOTO CONTEST 2021

Lumen Awards è un nuovo concorso fotografico in cui i fotografi vengono premiati con fantastici premi in denaro, ma anche ogni candidatura verrà mostrata alla nostra community Instagram con crediti al fotografo per una maggiore esposizione. Ogni concorso ha un tema e una giuria diversi.Questo concorso riguarda la fotografia di architettura.

Deadline: 31 January 2021

Website: https://www.lumen-awards.com/

HIPA 2020-2021 INTERNATIONAL PHOTOGRAPHY AWARD

L’Hamdan International Photography Award (HIPA) è un premio di fotografia internazionale, fondato nel 2011 con il patrocinio del principe ereditario di Dubai, lo sceicco Hamdan bin Rashid bin Mohammed al Maktoum. Quest’anno, il tema principale del concorso HIPA è l’UMANITÀ. Uno dei soggetti più importanti che viene osservato da vicino nel mondo della fotografia è “L’umanità”, un messaggio che lega lealmente le persone di questo pianeta. Fotografare la razza umana ha un impatto sia profondo che potente nell’ispirare il cambiamento come salvare milioni di vite da malattie, epidemie e disastri, nonché guerre e dai suoi effetti devastanti. Una fotografia descrive tutto. Ha la capacità di disturbare e trasmettere il suo contenuto al pubblico di tutto il mondo per connettersi alla loro umanità e consapevolezza. Una foto può avere un impatto sulla società? Ti commuovi quando la profondità dell’umanità ti tocca e raggiunge le sue braccia intorno al globo? Ti invitiamo a condividere lo spirito umano attraverso la fotografia e ad ispirare il mondo con la tua storia di umanità. Ti invitiamo a condividere lo spirito umano attraverso la fotografia e ad ispirare il mondo con la tua storia di umanità. Altre categorie sono: • Generale • Portafoglio • Fotografia architettonica Puoi inviare una fotografia per categoria, ad eccezione della categoria portfolio, dove devi caricare 5-10 fotografie.

Deadline: 31 January 2021

Website: http://www.hipa.ae/en/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Provateci e in bocca al lupo ! Ciao Annalisa

Ricerca di Annalisa Melas

Mostre di fotografia consigliate per settembre!

Buongiorno a tutti!

Se siete tornati dalle vacanze, eccovi una serie di mostre interessanti per riprendere contatto con il mondo della fotografia.

Buona visione, Anna.

The Art of Poise: André Kertész

One of the twentieth century’s great photographers, André Kertész (Budapest, 1894–New York, 1985) left a prolific body of work spanning more than seventy years (1912–1984), a blend of the poetic and the intimate with its wellspring in his Hungarian culture. The Art of Poise: André Kertész traces this singular career, showcasing compositions that bear the stamp of Europe’s avant-garde art movements, from the artist’s earliest Hungarian photographs to the blossoming of his talent in France, and from his New York years to ultimate international recognition.

Kertész arrived in Paris in October 1925. Moving in avant-garde literary and artistic circles, he photographed his Hungarian friends, artists’ studios, street life and the city’s parks and gardens. In 1933 he embarked on his famous Distortions series of nudes deformed by funhouse mirrors, producing anamorphic images similar in spirit to the work of Pablo Picasso, Jean Arp and Henry Moore. 

In addition to this profusion of activity, he explored the possibility of disseminating his work in publications. Between 1933 and the end of his life he had designed and published a total of nineteen books.

In 1936 Kertész and his wife Elizabeth left for New York, where he began with a brief assignment for Keystone, the world’s biggest photographic agency. He struggled, though, to carve out a place for himself in a context whose demands were very different from those of his Paris years.

Inspired by the rediscovery of his Hungarian and French negatives, from 1963 onwards he devoted himself solely to personal projects, and was offered retrospectives by the French National Library in Paris and MoMA in New York. This fresh recognition sparked a flurry of books in which he harked back to the high points of his oeuvre. In his last years, armed with a Polaroid, he returned to his earlier practice of everyday photography.

The exhibition accompanying this volume is being presented at the Château de Tours by the Jeu de Paume and the Médiathèque de l’Architecture et du Patrimoine (MAP), and draws on the collection that André Kertész bequeathed to the nation in 1984. Now housed at the MAP, this archive comprises over 100,000 negatives and contact prints, together with part of his library and prolific correspondence. In prints, original book dummies and reproductions of pages from his books, the exhibition retraces the lifelong interweaving of photography and publishing that shaped Kertész’s visual narrative of interwar Europe and almost fifty years spent in the United States.

Curators: Matthieu Rivallin et Pia Viewing

Exhibition co-produced by the Jeu de Paume and the Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, in collaboration with the City of Tours.

du 26 juin au 27 octobre 2019 – Château de Tours

All details here

Sony World Photography Awards

India, Tamil Nadu, May 2018. Rasathi, 56, the wife of Selvarasy, 65, a farmer who committed suicide on May 2017 by hanging himself in his field. He got into debt with a Cooperative Society. According to a study carried out by Tamma A. Carleton, the warming over the last 30 years is responsible for 59.300 suicides in India. She estimates that fluctuations in climate, particularly temperature, significantly influence suicide rates.

Per il terzo anno consecutivo torna a Monza il Sony World Photography Awards, uno dei più noti e forse il più grande concorso fotografico del mondo: è ancora la Villa reale ad assicurarsi la prima presenza internazionale della mostra che fa seguito alla proclamazione britannica dei vincitori annuali.

La mostra è in programma dal 13 settembre al 3 novembre e il contest, arrivato alla dodicesima edizione, “ha raggiunto quest’anno un nuovo record, con 326.997 candidature presentate da fotografi originari di 195 Paesi e territori” sottolineano gli organizzatori: “Il risultato è una bellissima panoramica delle migliori opere contemporanee realizzate negli ultimi 12 mesi, che il pubblico italiano potrà ammirare nella sua interezza”.

A curare il progetto espositivo monzese è ancora una volta lo storico della fotografia Denis Curti, collaboratore del concessionario Nuova Villa reale spa e presente a Monza anche per altre mostre nelle vesti di curatore, come nel caso dell’antologica di Robert Capa ospitata dall’arengario nei mesi scorsi.

«Ho visto, anno dopo anno, un incremento di partecipazione e della qualità delle proposte – ha detto – . Tre anni fa ho avuto il privilegio di essere parte della giuria e posso testimoniare della passione e della competenza dei membri dello staff e della giuria. La caratura internazionale di questa manifestazione non ha concorrenti e visitare questa mostra è per tutti l’occasione di conoscere e approfondire le tematiche più avvincenti che riguardano il nostro mondo e gli uomini e le donne che lo abitano».

L’edizione italiana della mostra degli Awards ha una ragione in più: il titolo di fotografo dell’anno è stato assegnato all’italiano Federico Borella. «La sua serie intitolata Five Degrees, presentata per la categoria Documentario, indaga la piaga dei suicidi maschili nella comunità agricola di Tamil Nadu, nel sud dell’India, colpita dalla più grave siccità degli ultimi 14 anni – ha aggiunto Curti- La potenza delle immagini di questi reportage è travolgente e stupisce per l’attenzione e la sensibilità con cui è raccontata una realtà molto complessa. Il valore documentaristico degli scatti di Federico Borella emerge non solo attraverso i soggetti, ma anche nella varietà della tecnica utilizzata che spazia dal ritratto alla natura morta alle vedute aeree e di paesaggio».

Tra gli italiani ci sono anche Alessandro Grassani, vincitore della categoria Sport con la serie “Boxing Against Violence: The Female Boxers of Goma”, il duo Jean-Marc Caimi e Valeria Piccinini nella categoria Scoperta con la serie “Güle Güle”, Massimo Giovannini secondo nella categoria Ritratto con “Henkō”, parola giapponese che significa “cambiamento” e “luce variabile e insolita”, attraverso cui affronta il tema della luce e di come possa alterare la prospettiva degli oggetti.

“Il National Award è andato a Nicola Vincenzo Rinaldi, appassionato di street photography, grazie all’immagine dal titolo The Hug che, come l’artista stesso spiega, ritrae un abbraccio avvolgente: solo i piedi sfuggono alla stretta”, aggiungono gli organizzatori.

La formula del Sony World Photography Awards è di aprire le porte in due sezioni distinte sia ai professionisti della fotografia sia ai fotoamatori di tutto il pianeta, in una lunga serie di diverse categorie. «Villa reale di Monza è senza dubbio la scenografia più preziosa entro la quale valorizzare il contenuto degli scatti fotografici premiati per aver dato espressione e interpretazione alle vite e alle problematiche che interessano l’intero pianeta attraverso generi e tematiche diverse – ha detto Attilio Navarra, presidente di Italiana Costruzioni e alla guida di Nuova Villa reale spa ha commentato con soddisfazione – . Siamo molto orgogliosi di poter ospitare per il terzo anno consecutivo la mostra dei Sony World Photography Awards, a conferma del ruolo centrale di Villa Reale nella vita culturale non solo di Monza, ma anche di Milano e provincia”.

Dal 13 settembre al 3 novembre 2019 – Villa Reale Monza

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Monica Silva – Sacro e profano

Sacro & Profano

La Fondazione Maimeri (https://www.facebook.com/fondazionemaimeri/) di Milano presenta la mostra fotografica dell’Artista Monica Silva (www.msilva.photography/) – fotografa brasiliana di fama internazionale, grande ritrattista e versatile artista – “Sacro e Profano” in esposizione presso lo spazio M.A.C. di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1) dal 17 al 21 Settembre 2019. In esposizione 40 opere della fotografa, da quelle più famose agli ultimi scatti inediti,  tratte dai suoi famosi portraits e dai progetti “Banana Golden Pop Art” (2014), “Lux et filum – una visione contemporanea di Caravaggio” (2015), “Flower Power Series Pop Art” (2018), “Coca Cola Series” (2019) e “Sexy Pop Fruit Series” (2019).  

Il realismo magico di Monica Silva

“il titolo “Sacro e profano” – spiega Andrea Dusio, al quale è affidato il progetto di curatela della mostra – rimanda ad una dimensione intangibile che riguarda la capacità della retina di registrare qualcosa che l’obbiettivo non vede, e che appartiene a un atto magico, misterioso. [..] Quello che noi europei chiamiamo realismo magico non è altro che l’accettazione, o perlomeno la messa in discussione, di un elemento non spiegabile, irriducibile alla logica, e che però fa parte della realtà.”

Diversi i progetti in esposizione, come “Lux et filum – una visione contemporanea di Caravaggio”, lavoro che vanta il patrocinio culturale del Governo dello stato di San Paolo (Brasile) per essere “di rilevanza culturale e sociale e per contribuire in modo significativo alla diffusione della cultura”. Qui Monica Silva reinterpreta con coraggio e capacità uno dei massimi esponenti della pittura barocca, Michelangelo Merisi, partendo dalla semplice domanda “come sarebbero oggi raffigurati quegli stessi dipinti di Caravaggio”?

Andrea Dusio descrive così la reinterpretazione di Caravaggio: “[Le fotografie di Monica] s‘ispirano direttamente ad alcune delle opere più conosciute del Merisi, conservando in buona parte la composizione e l’impaginazione, il taglio e il formato, ma rinnovando radicalmente la raffigurazione, e in questo modo fuggendo al cliché seguito pedissequamente dai fotografi quando si misurano con le tele realiste del pittore lombardo”.

“Cruciale, per Monica Silva, è il riferimento alla storia dell’arte – dice Vincenzo Trione, critico e storico dell’arte – la frequentazione dei musei, il ritorno su alcuni capolavori della storia dell’arte. La fotografa brasiliana non aspira a recidere ponti o collegamenti: l’immagine, per lei, deve dischiudere sentieri inesplorati dentro gli anfratti della memoria. Vuole donare un retroterra culturale a ogni barlume poetico. Guarda soprattutto ai sontuosi artifici del Barocco, servendosi di imprimiture e velature. Una fotografia, per lei, non è una fantasticheria, né un modo per plasmare il nulla. Al contrario, è rielaborazione di motivi già consolidati nel nostro patrimonio”.

L’esposizione allo spazio M.A.C., tuttavia, non prevede solo opere del progetto “Lux et filum” ma anche opere di “Banana Golden Pop Art”, un omaggio giocoso all’estetica della Pop Art  e all’immagine iconica di Andy Warhol, e fotografie del progetto inedito “Sexy Pop Fruit Series”, dove “i rimandi iconografici sono un mero spunto per una dissacrazione praticata paradossalmente verniciando d’oro i frutti, con prepotente allusione alla metafora sessuale che appartiene sin dall’antichità alla pittura di genere. Ancora una volta, se la fotografia insiste spesso stancamente in un esercizio pleonastico di iperrealismo che è connaturato al mezzo, Monica pratica una sorta di iper-antinaturalismo. I suoi frutti sono soprattutto pensieri, provocazioni, icone sfrontate” dice il curatore della mostra.

Prosegue Dusio: “Il modo di fotografare di Monica Silva utilizza il linguaggio del pop e dell’immagine pubblicitaria come un dispositivo cromatico/formale rassicurante, che accontenta l’occhio distratto, per il quale la sua opera può essere assimilabile all’esuberanza di David LaChapelle, e lo fa tuttavia per aprire, io credo consapevolmente, una specie di affaccio sulla contemplazione di quello che contiene davvero un suo scatto, e che è per lo più invisibile agli occhi. Il linguaggio di Monica è infatti una forma estremamente personale di realismo magico.”

Come tutto il filone Pop Art, anche “Coca Cola Series” – sempre in esposizione al M.A.C. – è un omaggio divertente all’estetica di Warhol che il curatore del progetto descrive così: ““Coca Cola Series Pop Art”: un gioco sull’icona e sul brand che scardina la divisione tra le sezioni della mostra.Si tratta infatti di variazioni compositive e tematiche che stanno al riparo dalla decontestualizzazione del prodotto su cui si fonda la riflessione storicizzata della Pop Art.

In mostra, infine, i famosi portraits dell’Artista: “I suoi Portraits aiutano la persona ritratta a tirar fuori qualcosa di sé che ha paura di esibire. E questo è tanto più vero quanto il soggetto è una donna, perché attraverso il volto e il corpo la fotografa brasiliana racconta sempre qualcosa della propria storia, un fatto individuale che è condiviso con chi sta davanti all’obiettivo, qualcosa che ha intravisto e che sente appartenere a tutte le donne” – conclude Andrea Dusio

Dal 17 al 21 Settembre 2019 – Spazio M.A.C. – Milano

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FORME DEL VERO – Nino Migliori

Oltre 40 fotografie tra le più conosciute, tratte dalle serie: Gente, Muri e Manifesti strappati, che hanno reso famoso in tutto il mondo l’autore emiliano. Un’occasione unica, nello splendido scenario del Monastero di Astino a Bergamo, per ripercorrere l’opera di un maestro italiano vivente della fotografia contemporanea, che dal 1948, svolge uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d’immagine europea.

Nino Migliori è il più autorevole e multiforme ricercatore italiano nel campo della fotografia. A una produzione vicina al cosiddetto Neorealismo, ha sempre affiancato una ricerca concettuale all’interno del versante più avanzato dell’Informale europeo, svolgendo uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d’immagine europea.

Pioniere degli sconfinamenti tra fotografia e arte, ha elaborato immagini inedite attraverso la ricerca della dimensione del non visibile, partendo sempre dall’esplorazione delle superfici, quali catalizzatrici di profondità e di complessità. Un alchimista dell’immagine, dalla profonda e radicata fede nell’etica antica della fotografia, che ha contribuito con la sua opera a spingere sempre più là e più a fondo le possibilità espressive del linguaggio fotografico.

L’opera di Nino Migliori può essere letta come un unico grande poema. Come evidenzia il curatore Corrado Benigni nel saggio introduttivo del catalogo edito in occasione della mostra da Silvana Editoriale (€ 25,00): “l’opera di Nino Migliori è una riflessione sull’individuo attraverso le sue tracce. I suoi scatti non riproducono la realtà, bensì l’idea di realtà, servendosi semmai della fotografia come materiale espressivo, dalla straordinaria, inarrivabile referenzialità informativa e metaforica”.

17 maggio | 30 settembre 2019 – Monastero di Astino (BG)

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Steve McCurry – Cibo

Arriva in prima mondiale ai Musei San Domenico di Forlì, dal 21 settembre al 6 gennaio, la mostra ‘Cibo’ di Steve McCurry, un’esposizione inedita con 80 scatti del fotografo americano quattro volte vincitore del World Press Photo. Sarà una sorta di racconto per immagini sul cibo come “elemento universale eppure diverso da Paese a Paese e ponte di conoscenza tra i popoli. Un giro del mondo sui modi di produrlo, trasformarlo e consumarlo, mettendo in evidenza il suo valore, l’attenzione al non spreco”.

Il progetto scenico si sviluppa in cinque sezioni che seguono il ciclo di vita del cibo: le foto, scattate tra America Latina, Asia ed Europa nella sua ultratrentennale carriera, sono accompagnate da strutture scenografiche e video per un’esperienza “immersiva dal punto di vista fisico ed emozionale”. “Ogni fotografia di Steve McCurry – commenta la curatrice Monica Fantini – cerca l’universale nel particolare. E’ paradigmatica di una persona o di un’intera comunità”.

dal 21 settembre al 6 gennaio – Musei San Domenico di Forlì

OsmosiJuan David Galindo | Francisco Navarrete Sitja | Eduardo Ruiz | Anna Irina Russel

Il centro Sant Andreu Contemporani di Barcellona, ha il piacere di presentare a Milano la mostra collettiva dal titolo Osmosi a cura di Alessia Locatelli. Esposti i lavori di 4 artisti catalani Under35 selezionati a seguito della vittoria della curatrice di una open call internazionale per la giuria del Premi Miquel Casablancas, cui ha partecipato grazie ad una residenza curatoriale sostenuta nel maggio 2019 dal Sant Andreu Contemporani, realtà culturale con un focus nelle arti visive del contemporaneo connessa al Comune di Barcellona.

La natura ha delle sue regole che non necessariamente si trovano in condizione di favorire la presenza o creare sviluppo per l’essere umano. Come sappiamo, la nostra comparsa è avvenuta sul pianeta solo dopo parecchio tempo dalla sua genesi, non possono dunque essere destinate all’uomo le leggi che da sempre regolano gli equilibri terrestri. Eppure, questo piccolo essere vivente è l’unico che, nel breve arco della sua evoluzione, è stato capace di alterare e modificare in maniera quasi irreversibile le condizioni della natura stessa, la cui risposta spesso si traduce in un tentativo di aggressivo riequilibrio attraverso il compiersi delle catastrofi naturali.

Osmosi affronta una riflessione contemporanea sul tema dell’equilibrio Uomo-Natura. La collettiva d’arte contemporanea inaugura il 12 settembre 2019 presso gli spazi di CityArt in via Dolomiti 10 a Milano e resta aperta per un mese. I 4 artisti invitati – Juan David Galindo, Francisco Navarrete Sitja, Eduardo Ruiz e Anna Irina Russel – porteranno un’opera che riflessiona sul tema attraverso l’approccio a differenti modalità di linguaggio e materiali.

I lavori si sviluppano all’interno di City Art, luogo individuato per la sua vocazione pubblica e collaborazione con il Comune di Milano in sinergia con progetti territoriali, pubblici e giovanili.

Entrando nella sala espositiva si incontra l’installazione Strategie per una comunicazione Æfectiva di Anna Irina Russel. La potenzialità rappresentata dalla luce viene esplorata da Anna Irina Russel in funzione dei meccanismi di comunicazione/potere spesso appartenenti ad apparati militari. Meccanismi riscontrabili anche nel campo delle esplorazioni spaziali che oggi godono di una rinnovata attenzione e i cui elementi portanti sono la tecnologia ed il denaro investito e che vanno a cambiare la prospettiva romantica dell’esplorazione spaziale come desiderio di condivisione del sapere e incontro con creature aliene, tanto sostenuto del secolo precedente.

Un grande tavolo accoglie il complesso progetto di investigazione di Francisco Navarrete Sitja sulla relazione tra l’acqua e lo sviluppo della presenza umana dal titolo L’Acqua è per il Corpo, il Corpo per le Alghe, l’Alga per il Sentiero. Il lavoro si caratterizza nel tentativo di analizzare alcuni immaginari territoriali legittimati nel carattere simbolico da una certa espressione materiale dell’ambiente. In relazione a ciò, quando l’autore si interroga sui materiali trovati (rocce, minerali, acqua, falesie e alghe…) ciò che prova ad indagare sono le presenze non-umane come fattori abilitanti di nuovi orizzonti di significato rispetto a come comprendiamo, esercitiamo e ci rapportiamo all’ambiente.

Azul Abandonado di Edurado Ruiz presenta tre copie della rivista National Geographic esposte a differenti ore e livelli di radiazione solare per illustrare le perdite di colore in base alla sensibilità all’azione della luce e la forza di questa sulla nostra quotidianità. “Potremmo ancora in futuro vivere i luoghi pubblici e la socialità nella stessa maniera?” Si domanda l’autore. Una risposta che toccherà alle future generazioni. Che a noi resti almeno una consapevolezza critica degli effetti a volte inarrestabili dell’attività umana e delle sue abitudini.

In una stanza a parte il progetto installativo di Juan David Galindo dal titolo NowHere or in the Middle of the Ocean riflette – concettualmente e concretamente – sugli spazi artificiali associati all’immaginario del turismo di massa, altro tema portante nell’indagine sui mutamenti dei rapporti tra uomo e natura.

Dal 13 Settembre al 12 Ottobre 2019 – CityArt – Milano

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Images of Italy – Contemporary Photography from the Deutsche Bank Collection

Dal 26 settembre al 27 ottobre 2019, la GAM, Galleria d’Arte Moderna di Milano ospita “Images of Italy – Contemporary Photography from the Deutsche Bank Collection”, la prima mostra in Italia che presenta una selezione di opere fotografiche della Deutsche Bank Collection, una delle principali collezioni corporate d’arte contemporanea a livello mondiale.

È un percorso tra le immagini dell’Italia fermate dall’obiettivo dei più noti artisti italiani e tedeschi, quello che si snoda tra la Sala da Ballo, la Sala 29 e la Sala del Parnaso della GAM. La mostra comprende fotografie scattate a partire dagli anni Cinquanta e fino ai giorni nostri da Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Armin Linke, Candida Höfer e Heidi Specker, solo per citarne alcuni. 

I fotografi si accostano alla storia e alla cultura italiane in modo molto diverso, dedicando le loro opere al turismo di massa e al retaggio del moderno oppure riflettendo nelle immagini la bellezza classica dell’architettura e del paesaggio. Al centro dell’attenzione, oltre all’esperimento formale, si ritrova sempre una visione estetica o sociale del Paese.

Una mostra che unisce l’interesse per il contemporaneo della GAM a quello di Deutsche Bank che ha raccolto, dalla fine degli anni Settanta, opere provenienti dai diversi Paesi nei quali opera a livello globale. Sin dalla nascita della collezione, la fotografia contemporanea ha occupato un ruolo di primo piano, oggi le opere di Images of Italy sono esposte nelle tre sedi italiane del Gruppo: il quartier generale di Milano Bicocca, l’edificio milanese di via Turati e la sede di Piazza SS. Apostoli a Roma.

Images of Italy – Contemporary Photography from the Deutsche Bank Collection” è organizzata e curata da Deutsche Bank e Galleria d’Arte Moderna di Milano e ha il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania, Milano, e del Goethe-Institut Mailand.

26 settembre – 27 ottobre 2019 – Galleria d’Arte Moderna di Milano

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MigrationsFrancesca Di Bonito

Il 16 agosto 2019 alle 17:30 Francesca Di Bonito presenta nella sala Loft del PAN Palazzo delle Arti di Napoli il suo progetto multimediale Migrations che resterà in allestimento fino al 2 settembre 2019.

Migrations è un’esperienza artistica che analizza i fenomeni di spostamento e trasformazione degli esseri viventi. Un progetto multimediale, visivo e plastico sui flussi ciclici a cui sono sottomessi i corpi biologici e sociali.

Il tema delle migrazioni, al centro del progetto, è osservato da un punto di vista antropologico, come condizione evolutiva necessaria all’adeguamento umano in un mondo in continuo divenire, composto dagli inesorabili cicli naturali della vita ma anche dai costanti e mutevoli flussi geo-politici dettati dalle condizioni socio-economiche mondiali. I cicli biologici (corpi viventi) e gli spostamenti delle popolazioni (corpi sociali) si ritrovano in uno stesso movimento, mossi da pulsioni naturali e imperative che si interpenetrano.

La ricerca artistica espressa attraverso il progetto è quindi finalizzata a una riforma dei modelli di pensiero rispetto alla tematica dell’immigrazione che viene osservata come espressione temporale di una contingenza.

Al fine di trascrivere la nozione stessa di flusso e migrazione, il ritmo della narrazione scelto dall’artista, si costruisce intorno a composizioni visive in cui si alternano documenti scientifici, immagini documentarie, allegoriche, oniriche e simboliche. Allo stesso modo anche i formati scelti variano continuamente e alternano tagli monumentali a immagini molto piccole o di medio formato.

In occasione della mostra sarà possibile consultare il libro del progetto, pubblicato a giugno 2019.

Dopo la tappa napoletana il progetto sarà in mostra ad ottobre 2019 presso L’Angle Galerie di Hendaye e a novembre 2019 in occasione del FOTOFEVER al Carrousel du Louvre di Parigi.

Qui il link all’opera video “Lampedusa, ma(d)re mia” che sarà presentata nella sala video del PAN: https://www.francescadibonito.com/works/migration.php

16 agosto / 2 settembre 2019 – PAN Palazzo delle Arti Napoli

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Concorsi e premi in scadenza a gennaio

Buongiorno a tutti, ecco la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di gennaio.

Creatures – the ultimate animal photo contest

Scadenza: 2 gennaio 2019
Premi: Carta regalo B&H da $ 500 e pubblicazione
Fee: $ 35 (singola o serie 2-6)

Attenzione ai fotografi di animali! Rangefinder ‘s Creatures è un concorso fotografico dedicato a tutti gli animali, dagli amici a quattro zampe alle creature e animali selvatici. Best Friends è aperto sia al lavoro personale che a quello commissionato, quindi mostraci i tuoi scatti migliori che mettono in evidenza i tuoi amici pelosi, squamosi, viscidi o bombardati.

Link www.rangefindercreatures.com


World Press Photo Contest

Scadenza: 3 gennaio 2019 (scadenza registrazione)
Premi: Primo premio € 10.000
Fee: /

Il World Press Photo Contest è il più importante premio di fotogiornalismo internazionale iniziato nel 1955 che premia i fotografi per le migliori immagini che contribuiscono all’ultimo anno del giornalismo visivo.
Oltre alla World Press Photo of the Year , abbiamo un nuovo importante riconoscimento: stiamo riconoscendo il World Press Photo Story of the Year. I vincitori di questi due premi principali riceveranno € 10.000 ciascuno

Link www.worldpressphoto.org

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Mostre segnalate per il mese di aprile

Ciao a tutti,

ecco le mostre imperdibili che vi proponiamo per aprile.

Anna

Frank Horvat. Storia di un fotografo

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La fotografia è l’arte di non premere il bottone – Frank Horvat

Celebre per le sue fotografie di moda, pubblicate dagli anni ‘50 su riviste quali Vogue e Harper’s Bazaar, Frank Horvat è un fotografo eclettico che, nel corso della sua lunga carriera, ha affrontato a livello altissimo svariati temi: il reportage sociale e di viaggio anche per l’Agenzia Magnum, il paesaggio, i ritratti, il rapporto con l’arte.

Fotoreporter attento a un’umanità sconosciuta di mondi lontani, fotografo di moda che immerge le sue modelle nei fatti quotidiani, è artista sensibile alla storia dell’arte, pronto a confrontarsi con la pittura e affascinato dalla scultura. Un fotografo di paesaggi attratto dal rapporto tra uomo e natura, che si dedica anche a esplorazioni interiori, a virtuosismi digitali e a una ricerca fotografica improntata alla libertà del suo sguardo.

Nell’esposizione “Frank Horvat. Storia di un fotografo”, prodotta dai Musei Reali e curata da Horvat stesso, l’artista rintraccia una chiave interpretativa del suo lavoro, frutto di una carriera lunga settant’anni. Accanto alle sue opere, l’artista presenta per la prima volta in assoluto una parte della sua collezione privata, immagini che rappresentano in modo iconico la storia della fotografia, proponendo scatti di Irving Penn, Edward Weston, Henri Cartier Bresson, Sebastiao Salgado, Edouard Boubat, con alcuni dei quali ha instaurato un vero e proprio dialogo.

28/02/2018 – 20/05/2018 – Musei Reali di Torino

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Paolo Ventura – Racconti Immaginari

Per questa mostra all’Armani/Silos, Paolo Ventura racconta un mondo immaginato, tra narrazione e gioco, dove le diverse forme espressive sono il mezzo per trasformare il sogno in realtà. Con ‘Racconti Immaginari’ il fotografo trasformista propone un importante gruppo di opere, oltre cento, accuratamente selezionate per rappresentare il suo percorso evolutivo.

Il fotografo trasformista racconta un mondo immaginato, tra narrazione e gioco, dove le diverse forme espressive sono il mezzo per trasformare il sogno in realtà.

Dall’8 Marzo al 29 Luglio – Armani Silos – Milano

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Kyle Thompson – Retrospettiva

La Reggia di Caserta accoglierà dal 28 marzo al 4 giugno 2018 la prima retrospettiva italiana di Kyle Thompson, fotografo staunitense.

I suoi scatti sono concettuali: nelle sue fotografie persone e luoghi raccontano storie, situazioni surreali e oniriche.
In atmosfere singolari con case abbandonate, foreste vuote, fiumi, laghi, è lui l’unica presenza: sono autoritratti surreali  e bizzarri.
Lui stesso esplora in tali contesti le proprie emozioni e sensazioni e interviene sulla scena con acqua, fumo, effetti di luce.

“Avevo una terribile difficoltà nel rapportarmi con le persone, quindi ho finito per usarmi in quasi tutte le mie foto, passando parecchie ore ogni giorno nel girovagare da solo attraverso foreste vuote facendomi autoritratti grazie al timer delle mie fotocamere” ha dichiarato.

Per la mostra di Caserta Thompson ha ideato un apposito progetto in cui si esplorano il contesto e l’ambiente intorno alle sue immagini.
Lo spazio naturale circostante è da lui considerato una sorta di palcoscenico e le sue immagini divengono dittici: una di grandi dimensioni è l’autoritratto dell’artista immerso in questi spazi naturali ma all’interno di aree urbane, l’altra di piccole dimensioni presenta il vero ambiente in cui questa natura è immersa. Ci si renderà conto di come la città modifichi la natura.

La rassegna è curata da Gabriela Galati.

dal 28 marzo al 4 giugno 2018  – Reggia di Caserta

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Sally Mann: A Thousand Crossings

For more than forty years, Sally Mann (American, born 1951) has made experimental, elegiac, and hauntingly beautiful photographs that explore the overarching themes of existence: memory, desire, death, the bonds of family, and nature’s magisterial indifference to human endeavor. What unites this broad body of work is that it is all bred of a place, the American South. A native of Lexington, Virginia, Mann has long written about what it means to live in the South and be identified as a southerner. Using her deep love of her native land and her knowledge of its fraught history, she asks provocative questions—about history, identity, race, and religion—that reverberate across geographic and national boundaries. Sally Mann: A Thousand Crossings considers how Mann’s relationship with this land has shaped her work and how the legacy of the South—as both homeland and graveyard, refuge and battleground—continues to permeate American identity.Organized into five sections—Family, The Land, Last Measure, Abide with Me, and What Remains—and including many works not previously published or publicly shown, the exhibition is the first major survey of the artist’s work to travel internationally. Featuring some 110 photographs, the exhibition is curated by Sarah Greenough, senior curator and head of the department of photographs, National Gallery of Art, and Sarah Kennel, the Byrne Family Curator of Photography, Peabody Essex Museum.

March 4 – May 28, 2018 – National Gallery of Art – Washington DC

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Martha Cooper: On the Street

Dal 14 marzo all’8 aprile, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia propone, nella sua Project Room, una sezione della mostra “Martha Cooper: On the Street”, curata da Enrico Bisi, che si inserisce nel programma del Sottodiciotto Film Festival & Campus (Torino, 16-23 marzo 2018).

La mostra, la più ampia mai dedicata in Italia alla storica fotografa del movimento hip hop, è articolata in tre sedi – CAMERA, il Cortile del Rettorato e la Biblioteca del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino – ed è concepita come un percorso che segue l’evoluzione temporale e artistica di Martha Cooper che sarà ospite a CAMERA mercoledì 21 marzo, alle ore 18.30, per raccontare la sua fotografia.

La parte iniziale, allestita a CAMERA ospita circa quarantacinque scatti in bianco e nero risalenti alla metà degli anni Settanta e agli esordi di carriera dell’autrice, quando, giovane fotoreporter del New York Post, raccontava con le immagini la Grande Mela prima dell’avvento dell’hip hop, dedicandosi al paesaggio metropolitano e, soprattutto, ai giochi di strada dei giovanissimi.

“Martha – commenta il curatore Enrico Bisi – punta l’occhio sulla vita di New York. Nelle sue fotografie ci sono i sorrisi sdentati di ragazzini in mezzo alle macerie del Bronx, ci sono ‘Carrie’, ‘Super Fly’ e ‘Saturday Night Fever’ al cinema. I suoi soggetti sembravo volare, per saltare una pozzanghera e non infangarsi le scarpe, per tuffarsi in acqua, per lanciarsi dalle scale antincendio su un materasso sgualcito, per fare capriole, saltare con lo skate oppure volteggiare aggrappati a una fune che funge da altalena. Attraverso l’obiettivo, Martha Cooper cerca sempre qualcosa di vitale, che si muove, che respira, cerca quel battito, quel ‘beat’, che un momento c’è e quello dopo non c’è già più. È l’effimero che si respira in ogni fotografia della Cooper e si ha la sensazione di guardare qualcosa che non esiste già più. “

Dal 14 marzo all’8 aprile, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia Torino

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Henri Cartier-Bresson Fotografo

La mostra – curata in origine dall’amico ed editore Robert Delpir e realizzata in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson – è composta da 140 scatti che ci aiuteranno ad immergerci nel suo mondo, per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà storica e sociologica.

“Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura.” …”Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” (cit. Henri Cartier Bresson).

Non capire nulla di fotografia significa, tra l’altro, non sviluppare personalmente i propri scatti: è un lavoro che lascia agli specialisti del settore. Non vuole apportare alcun miglioramento al negativo, non vuole rivedere le inquadrature, perché lo scatto deve essere giudicato secondo quanto fatto nel qui e ora, nella risposta immediata del soggetto.

Per Cartier-Bresson la tecnica rappresenta solo un mezzo che non deve prevaricare e sconvolgere l’esperienza iniziale, reale momento in cui si decide il significato e la qualità di un’opera.

Henri Cartier-Bresson non torna mai ad inquadrare le sue fotografie, non opera alcuna scelta, le accetta o le scarta. Nient’altro. Ha quindi pienamente ragione nell’affermare di non capire nulla di fotografia, in un mondo, invece, che ha elevato quest’arte a strumento dell’illusione per eccellenza.

I suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l’ordine delle forme. “Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. E’ mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”.

L’obiettivo del curatore della rassegna Denis Curti è far conoscere e capire il modus operandi di Henri Cartier-Bresson, la sua ricerca del contatto con gli altri, nei luoghi e nelle situazioni più diverse, alla ricerca della sorpresa che rompe le nostre abitudini, la meraviglia che libererà le nostre menti, grazie alla fotocamera che ci aiuta ad essere pronti a coglierne e ad immortalarne il contenuto.

8 Marzo – 17 Giugno 2018 – La Mole Vanvitelliana  Ancona

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Seydou Keïta, Bamako Portraits

In the 1950s and 60s, a colourful collection of inhabitants of Bamako, capital of Mali, posed for Seydou Keïta (1921-2001, Mali).
People visited Keïta’s studio to have their picture taken at their best: wearing extravagant dresses made from wonderful textiles with splendidly formed headdresses, or posing in a modern Western suit with a bow tie, leaning against a motorcycle, or with a radio tucked under their arm. His oeuvre reflects a portrait of an era that captures Bamako’s transition from a cosmopolitan city in a French colony to the proud capital of independent Mali.

Keïta’s remarkable archive of over 10.000 negatives came to light in 1992 after a discovery by André Magnin, the then-curator of Jean Pigozzi’s contemporary African art collection. Modern prints were printed from the negatives with Keïta’s collaboration, allowing his work to be introduced to the art world. International fame quickly followed. The exhibition in Foam consists of signed modern prints, and a large selection of unique vintage prints.

Seydou Keïta – Bamako Portraits is part of an exhibition series about photo studios, presented by Foam in recent years. This series is based on the growing interest in ‘vernacular photography’ and its acknowledgement of social-historical and artistic value.The exhibition was developed in collaboration with the Contemporary African Art Collection (CAAC) – The Pigozzi Collection.

06 April 2018 – 20 June 2018 – Foam – Amsterdam

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ROBERT DOISNEAU – Pescatore d’immagini

Dal 23 marzo al 17 giugno 2018 il Museo della Grafica dell’Università di Pisa ospita la mostra “Robert Doisneau. Pescatore d’immagini”.

Curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille e Annette Doisneau – in collaborazione con Piero Pozzi, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography, ViDi – Visit Different, l’esposizione offre l’occasione di ammirare, attraverso una suggestiva selezione di 70 immagini in bianco e nero, l’universo creativo del grande fotografo francese.

Robert Doisneau (1912-1994), che amava paragonarsi a Eugène Atget, uno dei padri della fotografia del Novecento, percorre fotograficamente le periferie di Parigi per “impossessarsi dei tesori che i suoi contemporanei trasmettono inconsciamente”. È una Parigi umanista e generosa ma anche sublime che si rivela nella nudità del quotidiano; nessuno meglio di lui si avvicina e fissa nell’istante della fotografia gli uomini nella loro verità quotidiana, qualche volta reinventata. Il suo lavoro di intimo spettatore appare oggi come un vasto album di famiglia dove ciascuno si riconosce con emozione.

Noto oggi al grande pubblico, Doisneau, dopo essersi diplomato all’École Estienne, scopre la fotografia da giovane, mentre lavora in uno studio di pubblicità specializzato in prodotti farmaceutici. Nel 1931 è operatore da Vigneau e, nel 1934, fotografo per le officine Renault da cui viene licenziato cinque anni più tardi per assenteismo. Nel 1939 diviene fotografo-illustratore free-lance e nel 1946 entra definitivamente nell’agenzia Rapho. Nel 1974 la Galleria Chateau d’Eau di Toulouse espone le sue opere e, a partire dagli anni Settanta, ottiene i primi importanti riconoscimenti. Da allora le sue fotografie vengono pubblicate, riprodotte e vendute in tutto il mondo.

Autore di un grande numero di opere (gli archivi di Robert Doisneau comprendono circa 450.000 fotografie), Doisneau è diventato il più illustre rappresentante della fotografia “umanista” in Francia. Le sue immagini sono oggi conservate nelle più grandi collezioni in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e sono esposte in tutto il mondo.

23 marzo / 17 giugno 2018 – Museo della Grafica – Pisa

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Izumi Miyazaki, There’s no place like home

Izumi Miyazaki is a young Japanese photographer who captivates her fans on the web by her self-portraits that seem to come out of another world. Story of a phenomenon.

Japan is a country full of paradoxes, that does not stop surprising by its traditions and by its hybrid culture that ranges from “Kawai” to excess. It is fascinating to observe its ability to get out of the most dramatic events as two atomic bombs, a major economic and identity crisis, repeated earthquakes and tsunamis with the irreversible damage we know.

When you are in your twenties in Japan, it is unlike anything comparable. When your name is Izumi Miyazaki, even the people of Tokyo are faced with a kind of alien. Close encounter of the third kind. A classic bob haircut, fine black hair, a dark look into the eyes of a doll face whose emotions have been erased. Immersed in the Surrealist masters like René Magritte, Izumi Miyazaki, coming from prestigious Musashino Art University in Tokyo, confesses a passion for Alfred Hitchcock and David Lynch. Her self-portraits practice cold humor and often feature absurd performances. The young photographer is not afraid to slice her head, adorning it with fresh tomatoes or fish in a human interpretation of sushi. If she never smiles in her photographs, it is probably to express her loneliness and maybe the difficulty of a connected youth to live in a real world. Izumi enjoys creating poetic and moving sceneries. Her work surprises as much as it fascinates, playing the codes of life 2.0. Addiction is close, Izumi Miyazaki, plays with an expression both poetic and deeply moving

Renaud Bergonzo

March 9 to April 30, 2018 –  bergonzofirstfloor – Paris

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Figure Contro – Fotografie della differenza.

Apre sabato 21 aprile, negli spazi dell’Abbazia di Valserena, sede dello Csac di Parma, la mostra Figure contro. Fotografia della differenza, nell’ambito dell’edizione 2018 di Fotografia Europea dal titolo Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie. La mostra, a cura di Paolo Barbaro, Cristina Casero e Claudia Cavatorta, è interamente costruita con materiali provenienti dagli archivi del Csac e consente di “vedere” con chiarezza come la fotografia, soprattutto nel corso degli anni Settanta, abbia avuto un ruolo importante nel sensibilizzare le coscienze intorno a questioni nascoste, dimenticate, se non censurate, anche al di là di esplicite intonazioni di denuncia. Le “figure contro” evocate dal titolo sono quelle immortalate in questi scatti: persone escluse dal racconto sociale, letteralmente spinte ai margini, in quanto la loro stessa esistenza è in contrasto con le logiche imperanti nella moderna società. In altri casi, sono protagoniste figure che rispetto a queste logiche si pongono in contrasto, contro –  appunto – che protestano, manifestano, non si rassegnano, affermando un modello alternativo. Ma figure contro sono anche quelle delle fotografe e dei fotografi che hanno realizzato queste immagini: Giordano Bonora, Anna Candiani, Carla Cerati, Mario Cresci, Uliano Lucas, Paola Mattioli e Giuseppe Morandi. Ciascuno secondo la propria sensibilità e con il proprio linguaggio hanno contribuito a tradurre la fotografia da strumento di pura constatazione a strumento critico, di denuncia ma anche più sottilmente di riflessione.

21/04/2018 : 30/09/2018 – Abbazia di Valserena (PR)

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ELLIE DAVIES, Nebulae

Il termine latino nebula ha la capacità di evocare, ancora nella lingua corrente, un senso di mistero che avvolge e cela come la foschia. Allo stesso tempo, in ambito scientifico per nebula si intende “un oggetto celeste dall’ aspetto diffuso, simile a una piccola nube”. I due valori di questo termine trovano sintesi nelle serie di fotografie selezionate per la mostra.

Ellie Davies ambienta i propri scatti nella foresta inglese, luogo in cui confluiscono natura e cultura, ambiente e attività umana, esplorando la complessa interrelazione tra il paesaggio e l’individuo.

Come dichiara l’artista: “Le foreste britanniche sono state plasmate dal processo di intervento umano per migliaia di anni. Sono un simbolo potente nella cultura popolare, nelle favole e nei miti, luoghi di incanto e magia così come di pericolo e mistero. Nella storia più recente sono state associate agli stati psicologici relativi all’ inconscio”.

Oggi la maggior parte delle persone risiede in ambienti urbani o semi-urbani, vivendo il paesaggio da una posizione distanziata, filtrata dalla tecnologia e dai vari media. Da questa considerazione, la natura in tutta la sua sensuale materialità e il nostro essere al suo interno piuttosto che al di fuori di essa, sembra irraggiungibile. Ellie Davies affronta questo allontanamento attirando lo spettatore nel cuore della foresta, che conserva ancora mistero e offre il potenziale per la scoperta e l’esplorazione.

Il processo creativo la porta a isolarsi per lunghe ore nel silenzio della foresta. Questo stato, inizialmente disorientante, porta l’artista a sviluppare una percezione più sottile dell’universo attorno a sé, arrivando a coglierne in modo profondo lo spazio circostante e gli elementi che lo compongono, così da evidenziarne le potenzialità e coinvolgere lo spettatore. Come afferma l’artista: “Voglio che il mio lavoro faccia provare allo spettatore la sensazione di essere solo nella foresta. C’è una tensione e una quiete, una consapevolezza intensificata che si verifica: è ciò che voglio trasmettere nel mio lavoro e il motivo per cui sono da sola quando realizzo le immagini“.

Parte del fascino magnetico racchiuso dagli scatti della fotografa, sta nell’ immobilità cristallina degli elementi presenti in esso. Lo spazio maestoso e profondo è disseminato da elementi suggestivi e magici, che invitano alla contemplazione dell’universo naturale e sembrano alludere a un evento imminente. Per accentuare tale effetto, la fotografa dispone gli spazi come scenari pronti ad accogliere lo scatto, attraverso interventi site-specific: “Questi paesaggi modificati agiscono su svariati livelli. Sono il riflesso della mia personale relazione con la foresta e proiettano lo spettatore al suo interno, domandandogli di considerare come la loro propria individualità sia plasmata dall’ambiente in cui vivono”.

Per la mostra Nebulae presso la Galleria Patricia Armocida viene presentata una selezione di fotografie che sono parte di tre serie emblematiche della produzione dell’artista inglese.

In Between the Trees (2014), il processo di composizione di nubi artificiali tra gli alberi consente all’artista di trasmette l’esperienza personale di stare da soli nei boschi. Il fumo riempie gli spazi tra gli alberi, riflettendo questa esperienza fisica: la conoscenza palpabile e cupa della foresta, il suono attutito e appiattito, il senso pungente della consapevolezza accresciuta.

Ad essa si accosta la serie Stars (2014-2015), nata dalla combinazione di antichi paesaggi boschivi con immagini catturate dal Telescopio Hubble della NASA tra cui la Via Lattea e la Nebulosa NGC 346. Qui la relazione tipica spettatore-soggetto e paesaggio-oggetto è scardinata per rendere il paesaggio protagonista in modo assoluto e senza limiti, fonte di stupore e sopraffazione.

Infine nell’opera della serie Smoke and Mirrors (2010) l’artista esplora la complessa interrelazione tra paesaggio e bellezza, e la modalità in cui la nostra cognizione del paesaggio è costruita. Nel far ciò, si viene a sovvertire la nozione di bellezza come verità, e si riallaccia a più ampie questioni quali l’autenticità nella fotografia.

Come dichiara l’artista: “Il mio lavoro colloca lo spettatore nel divario tra realtà e fantasia, creando spazi che incoraggiano l’osservatore a rivalutare il modo in cui si forma il proprio rapporto con il paesaggio, la misura in cui è un prodotto del patrimonio culturale o esperienza personale e come questo è stato determinante nella propria identità”.

Le composizioni oniriche delle fotografie di Ellie Davies incoraggiano questa introspezione e offrono lo spazio e la calma necessari per meditare sulla nostra condizione umana.

Fino al 15 Aprile 2018 –  GALLERIA PATRICIA ARMOCIDA – Milano

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2018 Sony World Photography Awards

This April, contemporary photography returns to Somerset House with the 2018 Sony World Photography Awards Exhibition.

Featuring inspirational works by more than 600 artists, the exhibition will showcase winning and shortlisted works from the 2018 Sony World Photography Awards, the world’s most diverse photography competition.  Curated by Mike Trow – ex-Picture Editor of British Vogue – the images are specially selected from a record-breaking number of submissions. The 2018 Awards will cover a wide variety of genres, from architecture to landscape, street photography to wildlife, portraiture to travel.

The exhibition will also include an exclusive selection of unique works by a renowned international artist who will win the celebrated Outstanding Contribution to Photography Award.

20 Apr – 06 May 2018 – Somerset House – London

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August Sander – PERSECUTED / PERSECUTORS, PEOPLE OF THE 20TH CENTURY

“We can tell from a facial expression the work someone does or does not do, if they are happy or troubled, for life leaves its trail there unavoidably. A well-known poem says that every person’s story is written plainly on their face, although not everyone can read it.”* – August Sander

From March 8 to November 15, The Shoah Memorial is holding a major exhibition dedicated to a series of portraits taken during the 3rd Reich by one of German photography’s leading figures, August Sander (1876- 1964). Internationally recognized as one of the founding fathers of the documentary style, August Sander is the man behind many iconic 20th century photographs. Towards the end of the First World War, while working from his studio in Cologne, August Sander began what would become his life’s work: a photographic portrait of German society under the Weimar Republic.

He called this endeavor “People of the 20th Century”. While his first publication was banned from sale in 1936 by the National Socialist government, in around 1938 Sander began to take numerous identity photographs for persecuted Jews. Later, during the Second World War, he photographed migrant workers. August Sander included these images, and some taken by his son Erich from the prison where he would die in 1944, in “People of the 20th Century”, along with portraits of national socialists taken before and during the war. Sander was unable to publish his monumental work during his lifetime, but his descendants still champion his vision to this day.

These photographs are exhibited here together for the first time, along with contact prints, letters and details about the lives of those photographed. They are portraits of dignified men and women, victims of an ideology, taking their rightful place as ”People of the 20th Century” in defiance of Nazi efforts to ostracize them.

The exhibition is organized with the assistance of the August Sander Foundation and the NS-Documentation Center of the City of Cologne, the largest commemorative site for the victims of Nazism in Germany, founded in 1988.

March 8 to November 15, 2018 – The Shoah Memorial – Paris

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Viaggio nella fotografia Italiana

Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’autore di Bibbiena (AR), ente nato per volontà della FIAF, la storica Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, presenta la mostra “Viaggio nella fotografia italiana” che si terrà da sabato 7 aprile a domenica 3 giugno 2018 presso il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (Via delle Monache 2) con inaugurazione il 7 aprile a partire dalle ore 15.00.

Il 19 dicembre 1948 veniva fondata a Torino da otto associazioni fotografiche la “Federazione Italiana Associazioni Fotografiche”. Lo scopo di tale federazione era ed è quello di divulgare e sostenere la fotografia amatoriale su tutto il territorio nazionale e di operare attivamente per la diffusione dell’arte fotografica. La mostra creata per ricordare la vita della Federazione si offre al visitatore come una riflessione sulle principali attività svolte in questi settant’anni, viste attraverso le immagini e i progetti fotografici prodotti dai Soci.

La struttura architettonica del CIFA, composta da due piani di celle e da un ampio corridoio baricentrico, contribuisce a scandire le varie fasi dell’esposizione. Al piano superiore, in una coppia di celle, viene proposto un estratto dell’editoria libraria composta dalle Monografie, la collana I grandi Autori della Fotografia Italiana, i volumi delle Grandi Opere e quelli relativi ai progetti nazionali. Alle pareti una serie di immagini che si riferiscono a queste pubblicazioni. In una seconda coppia di celle troviamo le riviste della FIAF a cominciare dal primo numero de Il Fotoamatore, organo ufficiale della Federazione fino alla versione più recente del mensile: Fotoit. Nello stesso spazio trova posto la serie di Riflessioni, il quaderno-catalogo delle mostre del CIFA e infine la serie degli Annuari. Anche in questo caso sulle pareti troviamo una scelta di fotografie tratte da queste pubblicazioni.

La terza coppia di celle è dedicata a quello che può definirsi il più significativo fenomeno sviluppatosi negli ultimi anni: il portfolio fotografico, come prodotto della creatività autoriale del fotografo. Un omaggio viene reso ai primi tentativi di proporre sequenze organiche di fotografie ricordando le esposizioni realizzate dal Fotocineclub Fermo e pubblicate nel volume Racconto e reportage Fotografico del 1973. A fianco un esempio di portfolio contemporaneo e la serie dei cataloghi della manifestazione Portfolio Italia.

La quarta coppia di celle è dedicata al mondo dei concorsi FIAF che, fin dalla nascita, hanno sempre avuto largo seguito tra gli associati.

La serie di celle al piano terreno è dedicato alle immagini prodotte dagli appassionati in questi settant’anni suddivisi per generi: si va dal ritratto al reportage al paesaggio fino alla foto concettuale e creativa e al nudo.

Infine, nel corridoio vi sono una serie di tabelloni, ognuno dedicato ai Grandi Progetti Nazionali della FIAF, a cominciare da E’ l’Italia del 1995 fino ad arrivare ai più recenti 17 MARZO 2011 UNA GIORNATA ITALIANA Passione Italia e a Tanti per Tutti , Viaggio nel volontariato italiano del 2017. Nella parte bassa del corridoio, sulla parete di fondo una proiezione ricorda e presenta il mondo degli Audiovisivi FIAF, mentre lungo le pareti un’installazione ripercorre la partecipazione della Federazione alle ultime frontiere del web, proiettando l’attività dell’associazione verso il proprio futuro.

“Per la prima volta nella sua storia la FIAF cerca di presentare in modo strutturato un’immagine delle proprie attività, realizzando anche una verifica della propria vivacità culturale –  ha affermato Claudio Pastrone, Direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore – il percorso temporale della nostra Federazione è stato scandito da una miriade di attività e di avvenimenti, di cui qui cerchiamo di presentare i più significativi anche attraverso l’obiettivo primario dello stimolo alla creatività degli autori e alla promozione delle loro opere. Uno sguardo sul nostro passato, ma con gli occhi e la volontà rivolti al futuro.”

7 aprile – 3 giugno 2018  – Centro Italiano della Fotografia d’Autore – Bibbiena

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I believe – mostra di fotografia narrativa

“I Believe, costruttori di comunità” è un progetto di fotografia narrativa e una mostra fotografica ideati e prodotti dalla comunità bahá’í della Martesana, in occasione del bicentenario della nascita di Bahá’u’lláh, fondatore della Fede bahá’í.

“I Believe, costruttori di comunità” vuole raccontare, attraverso i ritratti dei soggetti fotografati e le loro testimonianze, l’energia che anima la comunità bahá’í. Attraverso il mezzo fotografico la comunità parla di sé e del proprio desiderio di promuovere il benessere della società, perché ogni singolo individuo è essenziale, prezioso. Per la comunità bahá’í chiunque lo desideri può portare il suo contributo. È sufficiente infatti ascoltare con attenzione per cogliere, nascosto nell’assordante frastuono del mondo, il lamento di persone, famiglie, paesi e nazioni. Ma chiudere gli occhi e ascoltare col cuore fa nascere anche una nuova energia. In questo stato di quiete si creano legami, progetti, nuove idee per generare cambiamento, trasformazione. Il caos diventa ordine. Costruire diventa lo scopo; speranza, impegno e sforzo per sanare le ferite del mondo diventano la meta; l’unità, la vittoria finale. Costruire insieme significa guardare con l’occhio interiore, ascoltare attentamente, esprimersi con saggezza, per agire in accordo come le note di una melodia che porta nuovo calore al cuore del mondo. Quando le persone, anche se diverse tra loro, agiscono all’unisono, possono generare il cambiamento.

Dal 7 al 28 aprile – Biblioteca di Vimercate (MB)

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Concorsi e premi fotografici in scadenza a gennaio

Buongiorno a tutti, eccovi la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di gennaio.

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World Press Photo Contest

Scadenza: 4 gennaio 2018 (termine registrazione al contest)
Premi: Esibizione in 45 paesi più pubblicazione
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Il World Press Photo Contest è il più importante premio di fotogiornalismo internazionale iniziato nel 1955 che premia i fotografi per le migliori immagini che contribuiscono all’ultimo anno del giornalismo visivo.

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Sony World Photography Awards

Scadenza: 4 gennaio 2018
Premi: montepremi globale di $30.000
Fee: /

I Sony World Photography Awards mettono in mostra il meglio della fotografia internazionale. Gratuito e aperto a fotografi di qualsiasi livello, il concorso è un riferimento autorevole nel settore della fotografia, che influenza la carriera dei fotografi vincitori, finalisti e quelli segnalati dalla giuria.

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Mostre di fotografia da non perdere a Settembre

Ciao a tutti,

riprendiamo da dove ci eravamo lasciati prima delle vacanze, con nuove fantastiche mostre da non perdere a settembre.

Date sempre un’occhiata alla pagina dedicata, sempre aggiornata con tutte le mostre in corso.

Anna

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Mostre per aprile

Ciao a tutti,

nuove fantastiche mostre vi aspettano ad aprile. Non perdetevele!

Qua trovate tutte le mostre in corso sempre aggiornate

Anna

DAVID LACHAPELLE – Lost & Found

Una grande monografica presenta oltre 100 immagini che ripercorrono, dagli anni novanta a oggi, la carriera di uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei.

Per la prima volta al mondo, sarà esposta la serie New World: 18 opere che segnano il ritorno alla figura umana e che ruotano attorno a temi come il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima.

Casa dei Tre Oci di Venezia si appresta ad accogliere, dal 12 aprile al 10 settembre 2017, l’universo surreale, barocco e pop di David LaChapelle, uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei.

L’esposizione, curata da Reiner Opoku e Denis Curti, organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, presenterà oltre 100 immagini che ripercorrono la carriera dell’artista statunitense, dai primi progetti in bianco e nero degli anni novanta fino ai lavori, solo a colori, più recenti, opere divenute in gran parte iconiche e che gli hanno garantito un riconoscimento internazionale da parte di critica e pubblico.

Come grande novità, la rassegna, prima monografica di LaChapelle a Venezia, propone l’anteprima mondiale di New World, una nuova serie realizzata negli ultimi 4 anni. Sono 18 fotografie che segnano il ritorno alla figura umana e che ruotano attorno a temi come il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima.

Osservando il percorso compiuto da LaChapelle negli ultimi 30 anni, si scopre come la sua fotografia si nutra da una parte del rapporto privilegiato con le riviste e la

pubblicità, dove le icone della moda e dello star system agiscono come materia grezza per l’ispirazione, dall’altra parte della pratica creativa di esprimere la propria visione del mondo per immagini, influenzata senza dubbio dalla generazione di giovani artisti a lui coetanei, formata da Andy Warhol.

“Dalle viscere più profonde del complesso sistema della comunicazione, dell’advertising e dello star system – afferma Denis Curti, LaChapelle inizia a considerare l’”icona” il seme vero di uno stile che si fa ricerca e contenuto; nella Pop Art, trova l’ispirazione per riflettere sull’infinita riproducibilità dell’immagine; nel fashion e nel merchandising l’eccesso di realismo e mercificazione che, appunto, si converte in sogno”.

Il percorso espositivo prende avvio dagli anni novanta, quando Andy Warhol gli offre il suo primo incarico professionale fotografico per la rivista Interview. È in quel periodo che LaChapelle riflette sulle possibilità comunicative e divulgative dell’editoria, incredibilmente legate alla Pop Art.

Le sue fotografie denunciano le ossessioni contemporanee, il rapporto con il piacere, col benessere, con il superfluo e con una sfrenata esigenza di apparire. Il tutto ammantato da colori elettrici e superfici laccate, e caratterizzato dalla presenza ricorrente di un nudo sfacciato e aggressivo.

I soggetti sono le celebrità, da Michael Jackson a Hillary Clinton, da Muhammad Ali a Jeff Koons, da Madonna a Uma Thurman, da Andy Warhol a David Bowie, le cui immagini sono utilizzate come merce prodotta in serie, consapevolmente sacrificata sull’altare del sistema fondato sull’icona.

Il punto di svolta che segna il passaggio a una nuova fase della sua ricerca della sua evoluzione artistica è il viaggio a Roma del 2006. È in quest’occasione che, visitando la Cappella Sistina, rimane folgorato dagli affreschi di Michelangelo e dai fasti del potere religioso, che lo condussero ad abbracciare la monumentalità e la grandiosità del Rinascimento italiano.

Proprio il Diluvio universale di Michelangelo gli suggerì la creazione di The Deluge (Il Diluvio), in cui i rimandi al capolavoro michelangiolesco si mescolano ai marchi della società consumistica e alla bellezza ostentata dei corpi nudi.

La mostra prosegue con After the Deluge, fotografie che mostrano una realtà in cui tutti gli oggetti e i simboli del mondo attuale vengono sommersi e Awakened, in cui ritrae persone immerse in acqua in uno stato embrionale: una sorta di resurrezione dopo il diluvio.

Dopo il 2006 LaChapelle inizia a lavorare per serie fotografiche. Benché nascano autonomamente, ciascuna di esse si lega all’altra con una evidente coerenza, in un sottile equilibrio tra sacro e sacrilego, alternando soggetti differenti sul tema condiviso della Vanitas. Infatti, se in Earth Laughs in Flowers questo motivo è trattato attraverso la bellezza dei fiori appassiti, in Still Life viene rappresentato da una serie di statue di cera distrutte dai vandali che riproducono le sembianze di alcune stelle hollywoodiane.

Nel corso della sua carriera, l’artista statunitense non ha certo trascurato il confronto con la fotografia di paesaggio, che diventa un suo ambito artistico a partire dal 2013. A Venezia saranno esposte alcune fotografie appartenenti al ciclo Gas Station and Land Scape, nelle quali ricostruisce modelli di impianti petroliferi e stazioni di rifornimento in scala, attraverso materiali riciclati, come cartoni delle uova, schede madri per computer, bigodini, cannucce e altro. Negli allestimenti più elaborati LaChapelle ha fotografato questi piccoli plastici nella foresta pluviale di Maui, nel deserto e lungo la costa californiana.

È proprio per queste sue oniriche raffigurazioni della realtà, che la critica lo ha definito “Il Fellini della Fotografia”.

La serie inedita di New World segna il ritorno di LaChapelle alla figura umana.

Il progetto, che verrà presentato in anteprima a Venezia, ha richiesto 4 anni di lavoro. I temi centrali sono il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima, cercando la modalità per fotografarle in natura.

In questo, LaChapelle dichiara di essere stato ispirato da Odilon Redon, pittore francese di fine ‘800 – inizio ‘900, visto al Musée d’Orsay, William Blake, e, ancora una volta, Michelangelo e Michael Jackson. Altra fonte d’ispirazione, la musica di Pharell Williams e in particolare, la sua canzone “Happy”.

Con queste fotografie LaChapelle si pone come fine quello di riflettere su questioni metafisiche come il viaggio dell’anima dopo la morte, la gioia e le rappresentazioni del paradiso.

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Stories of the City: A Magnum exhibition on the Paris Metro

Magnum photographers discuss the significance of the city as their work is rolled out across the Paris metro in a huge public exhibition.

28 February – 30 June 2017

“I’ve always seen cities as somewhat exotic and remote from my experience,” says Alec Soth, who has never lived in a major city. For him, and others like him, visiting a city can be an alien and overwhelming experience. “Being born in a small and very quiet town, I experience mixed feelings in big cities, I feel a sense of fascination for megacities as well as rejection, and sometimes anxiety. I think that this image evokes my vision of the city as a voluntary confinement with the others – loneliness,” concurs Jérôme Sessini.

To mark Magnum’s 70th anniversary, RATP, which runs the famous Paris metro system, is hosting an unprecedented exhibition across their territory of the city. From February 28 to June 30 2017, 174 images by 91 photographers will be displayed across 11 Metro stations. The diverse curation explores the city in all its guises and is showcased to its diverse audience in its public spaces.

Some photographers muse on the nature of city life itself: “The city is a place of intense concentration, crawling with people,” says Richard Kalvar; “For a few hours, for a few days, I was an inhabitant, albeit a slightly peculiar one. I remained a stranger, but I was adopted and protected by the crowd,” says Raymond Depardon. Or Guy Le Querrec, who demonstrates the way a city creates “music that the eye catches,” describing how his work captures that sound: “You can feel the presence of the city in the background, you can hear the noise of the city and the metallic roar of the aerial metro.”

Others still consider the unique individual personalities that cities seem to have: “Bollywood creates dreams for everybody – Mumbai is known as city of dreams and dreams for everyone.  Even while travelling in a taxi – the interior decor has such contrasting patterns and colors you wonder – the dreams continue,” says Raghu Rai of his image taken inside a Mumbai taxi; while Carl de Keyzer captures the mood of communist Cuba: “the end of ideology, a tired nation waiting for something new.“

Some work becomes emblematic of the photographer’s practice: “Burri goes beyond particular events and cuts to the core of human life. Although he traveled to all the conflict spots in the world, his images are not violent. They show modern life, but its abuses, pains and triumphs are all sublimated under the concept of the human condition,” wrote Rene Burri’s biographer Corinne Diserens.

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Lorenzo Castore – Ultimo domicilio

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“Ultimo Domicilio” si presenta come albums di famiglia in tre dimensioni, le case raccontano storie e segreti: i quadri alle pareti, le fotografie, gli oggetti sul comò e i libri nella biblioteca, in risonanza tra loro, riflettono i desideri e le aspirazioni, gli affetti e i ricordi, la personalità di chi le abita, spesso più dei segni su un volto, più di uno sguardo. Un progetto fotografico che ci mostra, in continuum dialettico tra un approccio documentario ed uno narrativo, le case amate, vissute, frequentate o caparbiamente cercate.

“Ultimo Domicilio” nasce – ancora inconsapevolmente – nel 2008 quando, durante un viaggio a Sarajevo e Mostar, Lorenzo Castore fotografa interni di case abbandonate durante la guerra, lasciate dietro di sé da un giorno all’altro insieme a tutti gli effetti personali appartenuti a chi le abitava. È una rielaborazione della traumatica esperienza in Albania e Kosovo nel 1999 e si sviluppa negli anni in altri luoghi e in altri paesi: Italia, Francia, Stati Uniti, Polonia. Nel tempo, “Ultimo Domicilio” diventa un video di 18 minuti realizzato in collaborazione con il compositore Emanuele de Raymondi, nel 2015 Laura Serani ne cura la pubblicazione per L’Artiere Edizioni e la mostra.

Lorenzo Castore, Firenze, 1973. Il suo lavoro è caratterizzato da progetti di lungo termine – in bianco e nero e a colori – che hanno come tema principale il quotidiano, la memoria e la relazione tra piccole storie individuali e la Storia. Ha esposto il suo lavoro in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha vinto il Premio Mario Giacomelli (2004), il Leica European Publishers Award (2005) e la Rana d’oro come miglior film documentario corto al Camerimage Film Festival (2012). Ha pubblicato due libri monografici: Nero (2004) e Paradiso (2006). Ha realizzato due cortometraggi: No Peace Without War (2012) – con Adam Cohen – e Casarola (2014).

Fino al 6 maggio – Fondazione Studio Marangoni – Firenze

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MARTIN BOGREN: ITALIA

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Tra il 2013 e il 2015 lo svedese Martin Bogren ha viaggiato più volte in Italia fermandosi in particolare a Napoli, Palermo e Roma e creando un corpo di lavoro in bianco e nero, fortemente lirico, senza tempo.
Come scrive Sean O’Hagan su The Guardian,  In un certo senso…Italia è una messa in discussione della street photography.
Esposto in parte al Festival Fotografia di Roma nel 2016, Italia è stato pubblicato dall’editore svedese Max Ström Bokförlaget nel 2016

Cammino senza meta da giorni, ormai. Strada dopo strada. Il cuore pesante, la solitudine come unica compagna. Ho dimenticato perché sono qui e cosa sto facendo. La mano stretta sulla macchina fotografica…sono pervaso dall’intensità e da una presenza – una connessione con la gente intorno a me. Sento la loro energia, percepisco le loro vibrazioni. La più piccola variazione nelle loro espressioni, i movimenti delle mani, i gesti. Ogni cosa acquisisce un significato
– Martin Bogren (dal testo che accompagna il libro

Dal 29 marzo al 15 aprile – MiCamera Milano

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1% PRIVILEGE IN A TIME OF GLOBAL INEQUALITY

Organizzata dall’associazione di promozione sociale fosfeniLAB, in collaborazione con PIXU Studio, il patrocinio del Comune di Albignasego, la mostra 1% Privilege in a time of global inequality curata da Myles Little (Senior Photo Editor della rivista TIME),  llestimento curato da Giorgia Volpin e fosfeniLAB, verrà inaugurata venerdì 3 marzo alle ore 18.00 negli spazi espositivi di Spazio Cartabianca.

Con la mostra 1%, curata da Myles Little, aperta al pubblico fino a lunedì 3 luglio 2017, si inaugura lo spazio espositivo dedicato alla fotografia di Spazio Cartabianca.

Abbiamo l’onore di ospitare per la prima volta nel nord Italia questo lavoro di Myles Little, Senior Photo Editor della rivista TIME. L’autore raccoglie nella mostra – pubblicata anche nell’omonimo libro – quaranta immagini la cui tematica è incentrata sulle diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza nel mondo, un tema mai così attuale come al giorno d’oggi. Le fotografie in mostra, parlano di privilegi nell’istruzione, nel tempo libero, nella sanità, ma anche del conflitto di classe o di concetti più astratti che richiamano, ad esempio, “la natura effimera della ricchezza”.

Autori in mostra

Christopher Anderson / Nina Berman / Sasha Bezzubov / Peter Bialobrzeski / Guillaume Bonn / Jörg Brüggemann / Philippe Chancel / David Chancellor / Jesse Chehak / Kevin Cooley / Mitch Epstein / Floto+Warner / Greg Girard / Jacqueline Hassink / Guillaume Herbaut / Shane Lavalette / David Leventi / Michael Light / Alex Majoli / Yves Marchand / Laura McPhee / Virginia Beahan / Andrew Moore / Zed Nelson / Simon Norfolk / Mike Osborne / Matthew Pillsbury / Ben Quinton / Daniel Shea / Anna Skladmann / Juliana Sohn / Alec Soth / Mikhael Subotzky / Brian Ulrich / Eirini Vourloumis / Henk Wildschut / Michael Wolf / Paolo Woods

Spazio Carta Bianca – Albignasego (PD) Dal 3 marzo al 3 luglio 2017

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Henri Cartier-Bresson – Fotografo

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10 marzo – 11 giugno 2017

140 scatti di Henri Cartier Bresson, in mostra a Palazzo Ducale, per immergerci nel suo mondo, per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà storica e sociologica.

 Per Cartier Bresson la tecnica rappresenta solo un mezzo che non deve prevaricare e sconvolgere l’esperienza iniziale, reale momento in cui si decide il significato e la qualità di un’opera.

“Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità, il padrone del momento che, in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per “dare un senso” al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione”.

Henri Cartier Bresson non torna mai ad inquadrare le sue fotografie, non opera alcuna scelta, le accetta o le scarta. Nient’altro. Lo scatto è per lui il passaggio dall’immaginario al reale. Un passaggio “nervoso”, nel senso di lucido, rapido, caratterizzato dalla padronanza con la quale si lavora, senza farsi travolgere e stravolgere.

 I suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l’ordine delle forme.

“Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. E’ mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”.

La mostra Henri Cartier Bresson Fotografo, curata da Denis Curti, è promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi e organizzata da Civita Mostre.

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Irene Kung – Uno stato di quiete

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Dal 15 marzo al 20 maggio – Galleria Valentina Bonomo – Roma

Svizzera; pittrice e fotografa; espone a New York, Londra, Milano e in altre città (recentemente a Pechino e a Mosca); Sette, The New York Times Magazine, The Sunday Times Magazine, China Daily pubblicano le sue opere; ha partecipato all’Expo milanese con una personale di 26 fotografie di alberi da frutto; ha pubblicato due libri (Trees e The Invisible City). L’artista che ha fatto, detto, scritto e illustrato tutto ciò si chiama Irene Kung.

Adesso “approda” a Roma, alla Galleria Valentina Bonomo, in via del portico d’Ottavia 13. Fino al 20 maggio nella personale di Irene Kung il visitatore gode di «immagini sospese nel tempo e nello spazio, visioni evanescenti sottratte al loro contesto che, superando la realtà, entrano a far parte di una dimensione onirica».

Ci sono i luoghi nelle sue opere: c’è l’India e il paesaggio russo fino alle piazze storiche della nostra Capitale; c’è la natura con gli alberi e con il mare. «Una delicata contrapposizione fra natura e architettura e una nuova ricerca sulla luce, decisamente più chiara rispetto ai precedenti lavori, che, con la sua misteriosa energia, crea un clima di serenità e di quiete» come dicono i curatori della mostra.

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 Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

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La Mostra rappresenta un’occasione unica per conoscere la vita e l’opera di Vivian Maier, artista  circondata da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Esposte 120 fotografie in bianco e nero realizzate da Vivian Maier tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Il progetto permetterà di mostrare al pubblico della Capitale e non solo, dato il suo carattere internazionale, fotografie mai esposte né pubblicate mentre la fotografa era in vita, pertanto la Mostra si configura come una preziosa testimonianza, unica ed eccezionale nel suo genere, dell’arte di una grande fotografa che sembrava immortalare la realtà per sé stessa e che custodiva i suoi scatti come il bene più prezioso.

Museo di Roma in Trastevere – 17/03 – 18/06/2017

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Helmut Newton. Fotografie
White Women / Sleepless Nights / Big Nudes

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Napoli, PAN Palazzo Arti Napoli

25 febbraio – 18 giugno 2017

Il progetto della mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes, nasce nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del fotografo e presidente della Helmut Newton Foundation, e raccoglie le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da cui deriva il titolo della mostra e l’allestimento articolato in tre sezioni. I tre libri sono fondamentali per capire la fotografia di Newton, che li ha progettati personalmente, selezionando le immagini fotografiche e la loro impaginazione.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti e aperta al pubblico dal 25 febbraio al 18 giugno 2017 al PAN, Palazzo Arti Napoli, presenta per la prima volta a Napoli oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei più importanti e celebrati fotografi del Novecento.

White Women

Nel 1976 Helmut Newton dà alle stampe il suo primo libro monografico, che subito dopo la sua pubblicazione riceve il prestigioso Kodak Photo Book Award. 84 immagini a colori e in bianco e nero in cui per la prima volta il nudo e l’erotismo entrano nel mondo della moda: si tratta di fotografie innovative e provocanti che rivoluzionano il concetto di foto di moda e testimoniano la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale. Visioni che trovano spunto anche nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya del Museo del Prado di Madrid.

Sleepless Nights

Anche Sleepless Nights pubblicato nel 1978, ruota attorno alle donne, ai loro corpi, abiti, ma trasformando le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage di scena del crimine. I soggetti sono solitamente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici o sono bardate in selle in cuoio, fotografati fuori dal suo studio, quasi sempre in atteggiamenti sensuali e provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come mero pretesto per realizzare qualcosa di completamente nuovo e molto personale. Sicuramente si tratta del volume a carattere più retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue fra tutti), ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

Big Nudes

Con la pubblicazione Big Nudes del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista della fotografia del secondo Novecento, inaugurando una nuova dimensione – misura, quella delle gigantografie che entrano prepotentemente e di fatto nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Fonte di ispirazione dei nudi a figura intera ed in bianco e nero ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, sono stati per Newton i manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF.

Il percorso espositivo permetterà di conoscere un Helmut Newton più profondo e se vogliamo più segreto rispetto a quanto già diffuso: infatti, se l’opera del grande fotografo è sempre stata ampiamente pubblicata e con enorme successo su tutte le riviste di moda, non sempre la selezione effettuata dalle redazioni corrispondeva ed esprimeva compiutamente il pensiero dell’artista.

L’obiettivo di Newton aveva la capacità di scandagliare la realtà che, dietro il gesto elegante delle immagini, permetteva di intravedere l’esistenza di una realtà ulteriore, che sta allo spettatore interpretare.

Obiettivo della mostra è presentare i temi distintivi dell’immaginario artistico di Helmut Newton, offrendo la possibilità ai visitatori di comprendere fino in fondo il suo lavoro come mai prima d’ora.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation.

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10 years old

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Mostra nel decennale di Fondazione Fotografia Modena

Dieci anni sono trascorsi dalla nascita di Fondazione Fotografia Modena, un progetto culturale interamente intitolato all’immagine, che si è evoluto nel corso degli anni in un centro espositivo, di ricerca e formazione di livello internazionale. A celebrare questo primo, importante anniversario sarà un doppio percorso espositivo, in grado di riflettere l’attività svolta dall’istituzione.

A cura di Filippo Maggia, la mostra 10 years old, in programma al Foro Boario di Modena dall’ 11 marzo al 30 aprile 2017, avrà due anime: una prima sezione sarà dedicata alle highlights dalla collezione di fotografia e video contemporanei della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, un patrimonio di oltre 1200 opere che Fondazione Fotografia, in qualità di società strumentale dell’ente di origine bancaria, ha il compito di gestire e valorizzare. Saranno quindi esposti alcuni gioielli tratti dalle due raccolte, quella italiana e quella internazionale, a distanza di anni dal loro primo ingresso in collezione: opere di 85 autori, tra i quali Ansel Adams, Nobuyoshi Araki, Diane Arbus, Richard Avedon, Yto Barrada, Walter Chappell, Samuel Fosso, David Goldblatt, Pieter Hugo, Daido Moriyama, Adrian Paci, Hrair Sarkissian, Dayanita Singh, Wael Shawky, Hiroshi Sugimoto, Wolfgang Tillmans, Ai Weiwei, Edward Weston, Garry Winogrand, accanto agli italiani Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Franco Fontana, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Walter Niedermayr, Franco Vaccari.

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Sony World Photography Awards & Martin Parr – 2017 Exhibition

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A major exhibition of the world’s best contemporary photography opens this April at London’s prestigious Somerset House.

The Sony World Photography Awards & Martin Parr – 2017 Exhibition will bring to London a complete celebration of the medium of photography – showcasing rich and fascinating photographic stories from key figures and emerging talent of the photography scene today.

The exhibition will open April 21 for a limited run until May 7, and is the only UK stop before going on a worldwide tour.

The large-scale exhibition will include three rooms dedicated to the life and work of internationally renowned British photographer, Martin Parr, who is the recipient of the 2017 Sony World Photography Awards’ Outstanding Contribution to Photography prize.  A hand-picked selection of rarely seen black and white images from Parr’s early career will be presented alongside some of the artist’s most talked about work, books and films and original exhibition posters.

Somerset House, London – April 21-May 7,2017

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Valerio Spada – I am nothing

Valerio Spada

La mostra I am nothing di Valerio Spada (Milano, 1972), presenta in anteprima il lavoro realizzato dal fotografo insignito della prestigiosa Guggenheim Memorial Foundation Fellowship sulla mafia siciliana, narrata attraverso le storie di alcuni boss e latitanti, unite ai segni della sua inesorabile penetrazione nel tessuto sociale.

A cura di Francesco Zanot

3 marzo – 21 maggio 2017 – Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Made in Korea – Filippo Venturi

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L’organizzazione dell’evento è a cura dell’Associazione Regnoli 41, in collaborazione con la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Forlì, nell’ambito del progetto “Artealmonte”.
Filippo Venturi – cesenate, forlivese d’adozione – col proprio lavoro si è messo in luce negli ultimi anni, venendo selezionato tra i “Nuovi Talenti” da Fondazione Fotografia Modena e tra gli “Emerging Talents” esposti al MACRO di Roma nel 2016, oltre ad essere stato premiato in concorsi internazionali come il Sony World Photography Awards di Londra.
Il progetto “Made in Korea”, realizzato nel 2015, pone l’attenzione sui giovani sudcoreani e i fenomeni che li vedono coinvolti: da un lato la forte competizione che li spinge alla ricerca continua di risultati in ambito scolastico, professionale e anche estetico – in uno dei paesi che ha puntato tutto sulla rincorsa alla modernità e al progresso -, dall’altro i forti effetti collaterali che questo stile di vita provoca.
Lo stile scelto dall’autore nella realizzazione delle fotografie, asettico, quasi artificioso, ricalca questo aspetto della realtà coreana, dove la ricerca ed esibizione della perfezione cela aspetti oscuri e problematici.

IL PROGETTO
Fino agli anni ’60 la Corea del Sud era un paese povero e arretrato. In meno di mezzo secolo è diventato uno dei paesi più moderni al mondo. La rincorsa alla modernità e al progresso è stata realizzata imponendo alla società uno smisurato senso della competizione, nella ricerca della perfezione dal punto di vista scolastico, professionale e anche estetico.
Ai giovani vengono impose le stesse tappe obbligatorie: per essere riconosciuti socialmente è fondamentale ottenere i migliori voti per accedere ai migliori istituti che consentiranno di arrivare ai migliori lavori. Al tempo stesso sono richiesti modelli estetici uniformi, spesso senza identità, raggiunti comunemente con la chirurgia plastica.
I giovani sono così spinti verso una standardizzazione straniante e surreale, l’esatto contrario di quanto avviene in molti paesi occidentali, dove il successo è raggiunto distinguendosi dalla massa.
Tutto questo ha fatto emergere forti effetti collaterali come lo stress, l’alcolismo, l’isolamento sociale e un elevato numero di suicidi (il paese è tra i primi posti nella classifica mondiale dei suicidi: 43 al giorno).

Il lavoro intero, composto da 41 fotografie, è disponibile in ebook, edito dalla casa editrice emuse. L’ebook contiene anche due testi critici di Silvia Camporesi e Davide Grossi.

Dal 25 marzo al 23 aprile – Forlì, Palazzo del Monte di Pietà.

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Ernesto Che Guevara Guerrillero Heroico – Alberto Korda

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ONO arte contemporanea è lieta di presentare Ernesto Che Guevara Guerrillero Heroico una personale di Alberto Korda, fotografo cubano che deve la sua notorietà all’omonima immagine scattata al Che, che può essere considerata come la più iconica e famosa nella storia della cultura popolare. L’immagine fu scattata con una Leica durante un funerale di Stato il 5 marzo del 1960, ma fu pubblicata solo un anno dopo sul quotidiano cubano «Revolución». Personaggio pubblico e persona si fondono in un’immagine che lentamente diventa vero e proprio immaginario, portando con sé una serie di significati che via via sbiadiscono da quella pellicola, che diventa vera e propria icona. Quell’immagine è stata non solo simbolo di un’epoca, ma a livello estetico e concettuale può annoverarsi a pieno titolo tra le immagini e le icone pop che anche lo stesso Andy Warhol ha portato nell’empireo dell’arte contemporanea.

Ma la storia di Che Guevara e di Alberto Díaz Gutiérrez, detto Korda, va molto oltre rispetto a questo singolo scatto, che sicuramente ne è riassunto e compendio. Sullo sfondo Cuba e la rivoluzione, Che Guevara e Fidel Castro, ma anche tutto il milieau culturale di un’epoca, fatto di personaggi di spicco della moda e della letteratura. Fu Richard Avedon a convincerlo ad aprire il suo primo studio fotografico e presto Korda divenne il più importante fotografo di moda cubano oltre che volontario per la “Rivoluzione”.

Nel 1959 gli fu chiesto di documentare la visita ufficiale di Fidel all’Havana e l’anno successivo immortalò lo stesso Fidel al Lincoln Memorial, dando vita ad una delle immagini più iconiche del Comandante, che quando le vide decise di farsi “seguire” nelle apparizione pubbliche dal suo fidato fotogarafo, con il quale instaurò un rapporto professionale e amicale che terminò solo con la morte di Korda, nel 2001.

Con le immagini in mostra è possibile immergersi in una Cuba ormai lontana, e nella quotidianità di un mondo cristallizzato che sta svanendo davanti ai nostri occhi proprio in questi giorni con la morte di Fidel Castro e l’apertura di Cuba al mondo, con tutto ciò che ne conseguirà.

La mostra (2 marzo – 23 aprile 2017) è composta da 50 fotografie e diversi documenti originali, l’ingresso è libero

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Closer – Dentro il reportage

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Isolab Taranto, in collaborazione con Witness Journal, QR Photogallery e Coworking Ulmo presenta “Closer – Dentro il reportage”.

31 Marzo – 13 Aprile: Sangue nero / Gaetano Fisicaro
14 Aprile – 27 Aprile: Good morning Ghana / Gabriele Cecconi
28 Aprile – 11 Maggio: In between / Marco Panzetti
12 Maggio – 25 Maggio: The endless winter of Kashmir / Camillo Pasquarelli

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I LIGHT U – Frames for underground stories

22 aprile / 13 maggio 2017
Galleria Artepassante, Passante Ferroviario di Porta Venezia, Milano

La mostra partecipa al circuito Milano PhotoFestival 2017
www.milanophotofestival.it

I light U è una selezione delle storie di viaggio e dei ritratti raccolti nel Passante Ferroviario di Porta Venezia tra dicembre 2016 e marzo 2017. Durante questi mesi il collettivo fotografico BarettoBeltrade ha allestito un set nella Galleria “Atelier della Fotografia” (di Progetto Artepassante), situata nel corridoio sotterraneo che collega le stazioni della Metropolitana Milanese e del Passante ferroviario di Porta Venezia a Milano, e ha invitato le persone a fermarsi e a raccontarsi, trasformando un tunnel di passaggio in un luogo di sosta. Viaggiare nella citta vuol dire infatti percorrere una linea che collega un punto di partenza a uno di arrivo, ma che soprattutto unisce ogni volta persone, lavori, amori, amicizie, impegni, divertimenti, doveri e mille altre cose. Infiniti punti, infinite linee: un tessuto sterminato che non si può calcolare, si può solo immaginare, anzi si può riassumere per immagini. I light U – Frames for underground stories costituisce uno di questi possibili riassunti: a chi passava in quel punto è stato chiesto di raccontare brevemente il proprio viaggio, di spiegare cosa ci fosse a un capo e all’altro della linea che stava percorrendo in quel momento e di lasciare in dono un’immagine, un ritratto fotografico. Poi ognuno ha ripreso il suo viaggio, ma in quel punto della stazione la mostra I light U costituirà la traccia delle storie e dei ritratti che sono stati illuminati in quel momento.

Info
http://ilightu.blogspot.it/
www.facebook.com/barettobeltrade/
www.artepassante.it

My Dakota di Rebecca Norris Webb

Da tempo residente a New York, Rebecca Norris Webb è cresciuta nel South Dakota, i cui paesaggi continuano a perseguitare la sua anima. Nel 2005 si è prefissata di fotografare il suo Stato natale.

«L’anno successivo, mio fratello Dave è improvvisamente morto d’infarto», scrive. «Per mesi, una delle poche cose in grado di dare sollievo al mio cuore sconvolto è stato il paesaggio del South Dakota. Come se tutto ciò che potessi fare fosse guidare per i calanchi e le praterie, e fotografarli.

Ho cominciato a chiedermi: “La perdita ha una sua propria geografia?”» Norris Webb, che è anche poetessa, ha scritto – e scritto a mano – il suo poema, qui intrecciato con le fotografie. Inizialmente, con My Dakota intendeva produrre una visione intima e personale dell’Ovest americano, per contrastare e dare risalto ai maestosi paesaggi e alle avventure dei trivellatori petroliferi ritratti in passato da fotografi e pittori.

My Dakota affronta il tema dell’impatto umano sulla terra, il modo in cui ha influenzato le vite degli uomini; è un registro dell’economia e del paesaggio mutevoli dello stato.

Questa serie è un elogio funebre per le fattorie di famiglia che stanno scomparendo e per le piccole città che sostentavano; è un’elegia per il fratello della Norris Webb.

dal 29 marzo al 13 aprile 2017 – Officine Fotografiche – Roma

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Uliano Lucas | Retrospettiva

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Dal 7 marzo al 7 maggio 2017

La mostra ricostruisce attraverso oltre 150 immagini percorsi tematici e stilistici, interessi, sensibilità, legami culturali di un protagonista della fotografia italiana, da cinquant’anni attento osservatore e narratore della società e delle sue contraddizioni.
Racconta il debito di Lucas verso il mondo intellettuale della Milano della fine degli anni Cinquanta e l’influenza da esso esercitata sulla ricerca formale delle sue prime fotografie e sulla sua stessa scelta di dedicarsi alla fotogiornalismo. Segue la svolta rappresentata dai profondi cambiamenti sociali e di costume e dalle battaglie politiche e civili degli anni Sessanta e Settanta che portano alla nascita di un nuovo modo di raccontare del fotogiornalismo italiano.
E ripercorre l’impegno ventennale di Lucas in un’indagine sui problemi della propria società che trae nutrimento dalle idealità del periodo, dall’associazionismo diffuso di un mondo che si dedica con passione a comprendere il proprio tempo e ad affermare i diritti dell’individuo.
Per arrivare infine al nuovo stile con cui, in un contesto storico radicalmente mutato e in un diverso sistema dell’informazione, Uliano Lucas racconta le trasformazioni del presente, il cambiamento antropologico determinatosi con i nuovi indirizzi economico-sociali degli anni Duemila, attraverso una ricerca estetica influenzata anche dalle tendenze del linguaggio visivo degli ultimi anni.
Ne emerge un viaggio attraverso le scelte espressive, lo sguardo, la poetica personalissima di un fotografo che ha cercato di raccontare storie, problemi, realtà spesso lasciate ai margini del sistema dell’informazione; e al contempo un percorso che attraverso i suoi occhi, i suo viaggi e i suoi incontri, ci parla di altre voci e altri luoghi, fuori e dentro noi stessi.

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BESIDE THORIMBERT

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“Stanno lì, da una parte, spesso non so neanche come archiviarle. Sono le fotografie che ho scattato senza un vero motivo, senza un progetto.  Figlie di uno sguardo laterale, periferico, non amano essere definite, il loro senso è vago, o forse il loro senso mi vaga intorno e cambia con il tempo, cambia con me. Sono frutto di un gesto legato al piacere più che al desiderio: quanta pressione serve al dito per premere il pulsante di scatto? Assorbire il rumore dell’otturatore, calcolare la forza che serve al pollice per trascinare la pellicola. Lussuria, accidia. Queste fotografie raccontano la necessità compulsiva di possedere fotograficamente una scena, una persona, un paesaggio. Non sono per forza istantanee, anzi. Ci sono foto compulsive molto complesse, che richiedono impegno, a volte vera e propria fatica fisica, per essere realizzate. Questa fotografia è un piacere che vuole essere assaporato, consumato, goduto qui e ora; è un’urgenza assoluta, improvvisa, imprevista, che mette in secondo piano tutto quello che consideravi il vero motivo della tua presenza in un posto o in una situazione. Ma Beside è anche “B-side”, l’altra faccia di ciò che già conosco e accetto come faccia. Meno orecchiabile, scomoda, qualche volta imprecisa, è la fotografia che non è stata scelta, quella rifiutata, abbandonata. Annaspa controcorrente, attonita, parla di un me più insicuro, disorientato, annoiato, dubbioso. Beside sono le orme lasciate ai lati della strada maestra: incerte, labirintiche tracce, che portano in vicoli senza uscita, alle storie che potevano essere e non sono state, immagini che mi parlano di come sono se mi vedessi veramente.” Toni Thorimbert

Leica Galerie Milano – 23 marzo 2017 – 13 maggio 2017

“ESSERE LIBERI” Fotografia 2017  Fotoclub Monzambano

Comune e Pro Loco di Ponti s/M  Mantova

20 autori del circolo presentano un loro progetto a tema libero dove tanti temi sono stati affrontati. Per un totale di 160 immagini.

Una sezione speciale dedicata al grande amico Sergio Magni con una Mostra di 70 immagini (curata dalla FIAF) che ricordano il passato fotografico di un grande Maestro “il fotografo che insegna”.

Tutto questo nella splendida cornice di Forte Ardietti a Ponti s/M   MN

 

FESTIVAL FOTOGRAFICO EUROPEO 2017

Il festival, giunto alla sua 6a edizione , ideato e curato dall’Afi-Archivio Fotografico Italiano, evento posto “sotto l’alto patrocinio del PARLAMENTO EUROPEO”, con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Varese, e delle Amministrazioni comunali di Busto Arsizio, Legnano, Castellanza, Olgiate Olona, Castiglione Olona, Milano-Municipio 6, con il patrocinio della Provincia di Varese, la collaborazione del Museo MA*GA di Gallarate, dell’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, dell’ICMA – Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio, e l’apporto tecnologico di EPSON Italia, MALEDETTI FOTOGRAFI e con la partecipazione di numerose associazioni, gallerie, scuole e realtà private tra cui: mc2Gallery Milano, Liceo Artistico Paolo Candiani e Liceo Classico Crespi di Busto Arsizio, Scuola professionale ACOF di Busto Arsizio, Punto Marte Editore, Ester Produzioni, Biblioteca Sormani Milano, Gallerie Libreria Boragno Busto A., EyesOpen Magazine trimestrale di Cultura Fotografica, Fondazione Bandera per l’Arte Busto A., , Spazio Lavit Varese, Centro Giovanile Stoa’ Busto A., Spazio d’Arte Carlo Farioli Busto A., Galleria Fotografica ALIDEM Milano, Associazione Borgo Antico di Castiglione O., Galleria d’Arte Palmieri Busto A., Il Magazzino dei Re Busto A., Studio Albè & Associati Busto A. e Milano, Associazione Culturale BARICENTRO – Milano, si pone tra le iniziative più rilevanti nel panorama fotografico nazionale ed europeo, proponendo percorsi visivi articolati, aperti alle più svariate esperienze espressive.

Una sorta di laboratorio culturale, che si apre all’Europa, che dialoga con la gente attraverso l’arte dello sguardo e mette a fuoco le aspirazioni, i linguaggi e l’inventiva di artisti provenienti da diversi Paesi.

Un progetto che vuole affermare la centralità della cultura quale potente dispositivo in grado aprire confronti tra i popoli e tra le generazioni in una prospettiva di crescita, riflessione e dialogo guidati dall’impegno sociale, dallo studio, dalla voglia di abbattere le frontiere e insieme in percorso comune di crescita e di responsabilità collettiva.

Grandi autori divengono il faro per i giovani emergenti, in un confronto dialettico teso a stimolare dibattiti e ragionamenti, attorno a temi d’attualità, di storia, d’arte e di ricerca.

Oltre trentacinque mostre, seminari, workshop, proiezioni, multivisioni, letture dei portfolio, presentazione di libri, concorsi: un programma espositivo articolato ed esteso che si muove dalla fotografia storica al reportage d’autore, dalla fotografia d’arte alle ricerche creative fino alla documentazione del territorio.

Tra le mostre principali, segnaliamo Mario Giacomelli, Maurizio Galimberti, Yoshinori Mizutani, Luca Catalano Gonzaga e molte altre.

Il programma completo lo trovate qua

‘Fink on Warhol: New York Photographs of the 1960s’

 

Fino al 30 aprile saranno esposte in mostra 15 opere fotografiche in bianco e nero che costruiscono un dialogo tra il fervore sociale e politico della New York degli anni ’60 e la figura artistica e nichilista di Andy Warhol e dei personaggi della Factory.Le fotografie che ritraggono Andy Warhol ed alcuni dei più celebri esponenti della Factory, tra cui Lou Reed e i Velvet Underground, Ingrid Superstar, Susanna Campbell e Gerard Malanga, sono state scattate nell’arco di tre giorni della primavera del 1966, quando Larry Fink fu incaricato di realizzare un servizio per l’East Side Review. Coprono invece un arco temporale più esteso, dal 1964 al 1968, gli scatti che documentano un’America percorsa dalle tensioni politiche e sociali legate alle lotte per i diritti civili e al movimento di protesta antimilitarista. Le immagini in mostra, così come l’intero corpus fotografico da cui provengono, tornano ora per la prima volta alla luce.

Dall’accostamento di questi due volti della New York degli anni ’60 emerge potente il ritratto di una società in pieno movimento. Da un lato Andy Warhol e i personaggi della Silver Factory caratterizzati da un atteggiamento di studiato distacco sociale, disimpegno politico e profonda conoscenza dell’intreccio tra logiche commerciali, arte e comunicazione di massa; dall’altro un giovane Larry Fink totalmente coinvolto nei rivolgimenti della società civile, strenuo sostenitore della partecipazione politica e convinto detrattore dell’arte asservita alle logiche di mercato.

Kevin Moore, autore del testo critico che accompagna questo progetto dai risvolti quanto mai attuali, scrive: “in un certo senso, semplificando le cose, si potrebbe asserire che Fink e Warhol fossero entrambi interessati alla politica, così come lo erano all’arte, semplicemente lo facevano partendo da presupposti non solo diversi, ma agli antipodi”.

Le fotografie in mostra restituiscono il linguaggio di Larry Fink: prospettive inconsuete, eloquenza della composizione e profondità di narrazione. L’individuo è sempre al centro della scena, anche quando questo individuo è Andy Warhol: nessun accorgimento tecnico o stilistico viene utilizzato per conferire una luce particolare ai più celebri rispetto all’uomo comune. Al contrario, negli scatti di Larry Fink ogni mezzo scenico è evocato per sottolineare l’umanità del soggetto fotografato. Il re è nudo e il mito è a portata di mano.

Fink on Warhol: New York Photographs of the 1960s è anche il titolo del volume pubblicato da Damiani tra le novità editoriali della primavera 2017 che presenta la serie completa degli 80 scatti inediti da cui è stata tratta questa mostra.

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Tra viaggio e realtà – Davide Pianezze

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Fotografo torinese naturalista.
Qui il suo progetto, e le sue parole per descriverlo:
Dieci anni fa iniziai un progetto documentaristico che mi avrebbe portato ad attraversare i cinque continenti in cerca di paesaggi, volti, animali e ambienti. Partii seguendo un itinerario volto alla ricerca di argomenti specifici, ma col tempo mi resi conto di essere più attratto da situazioni imprevedibili, in quanto si fissavano maggiormente nella memoria, lasciando un segno indelebile. Questo nuovo stimolo iniziò a rappresentare per me l’essenza del viaggio, alimentando sempre più la necessità di ripartire. Mi svincolai quindi da programmi, temi ed itinerari prefissati, per lasciare che ad indicarmi la via fossero la casualità, l’incontro, la gente e i suggerimenti ricevuti dalle persone locali.
Iniziai così a plasmare gli stili fotografici in base alle situazioni, modificandoli a seconda degli stati d’animo, delle sensazioni, dei sapori e degli odori che trovano alternanza lungo il percorso. Per ogni scatto realizzato diventò quindi imprescindibile l’identificazione esatta dell’istante. Data, ora e luogo, riportati su ogni fotografa, la riconducono ad un momento unico ed irripetibile. Il simbolo rosso, tracciato a mano, evidenzia la scelta definitiva tra più immagini, come esito finale dell’incontro tra istante, luce, colori e sfumature. La presentazione delle immagini sospese, stampate fronte/retro, dai temi volutamente scollegati tra loro e dagli stili spesso incongruenti, vuole sottolineare l’imprevedibilità delle situazioni manifestate lungo il cammino. Infine, la riproduzione grafica del telaio bianco di una diapositiva, per riproporre uno dei simboli storici riconducibili alla fusione tra fotografia e viaggio.

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FABIO BARILE – An Investigation of the laws observable in the composition, dissolution and restoration of land

16.03.2017 – 11.05.2017 – Matèria Galley – Roma

Matèria è lieta di presentare An Investigation of the laws observable in the composition, dissolution and restoration of land, la prima personale a galleria intera di Fabio Barile.

Il progetto prende ispirazione dal libro di James Hutton “Theory of the Earth, or, An Investigation into Laws observable in the Composition, Dissolution, and Restoration of Land upon the Globe”, lavori fotografici quali “Geological survey of the 40th parallel” di Timothy O’Sullivan, “Documenting science” di Bernice Abbott e dall’archivio di Gaetano Ponte.

Il lavoro consiste nell’analisi dei complessi e intricati elementi che caratterizzano il paesaggio in cui viviamo, attraverso evidenze geologiche, sperimentazioni con materiali fotografici e modelli analogici di fenomeni temporali. L’intento è quello di stabilire un dialogo con la storia profonda del nostro pianeta che, eroso, compresso e plasmato, nel corso di 4.5 miliardi di anni di storia e di trasformazioni, ha generato l’illusoria stabilità del paesaggio a cui siamo abituati oggi.

Barile crea un’ampia gamma di immagini che, condensate, rivelano un panorama tramite cui tentare una precisa lettura del paesaggio e della sua evoluzione. Questa ‘lettura trasversale’, porta a una presa di coscienza della complessità dei processi naturali che vanno ben oltre il tempo dell’esistenza umana.

Un omaggio alla genialità di studiosi che, attraverso la scienza, portano ordine a partire dal disordine, immaginando nuove connessioni fra elementi diversi e aprendo nuove prospettive nei vasti campi della conoscenza umana.

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LE VIE DELLE FOTO  1-30 APRILE 2017

Settima Edizione

Le Vie delle Foto nasce e viene sviluppato come una mostra fotografica collettiva internazionale composta da tante mostre singole dislocate nel centro cittadino di Trieste.

Il progetto realizzato prevede un’esposizione collettiva che come un moderno network si compone e collega tante location diverse, prettamente locali caratteristici che ospitano fotografi aderenti alla manifestazione; un motivo in più per girare a piedi incuriositi per la città che negli ultimi anni si è adattata anche alla vita pedonale.

Viene coperto tutto il centro cittadino e per un mese è possibile inventarsi dei percorsi per visitare, anche quotidianamente, tutte le esposizioni in catalogo.

Le Vie delle Foto trasforma il locale cittadino in una piazza di incontri, discussioni e scoperta, infatti, proprio per la sua struttura antropologica, la città di Trieste già storicamente dimostra la sua inclinazione all’incontro nel bar (una volta chiamato anche tabaccheria o “tea room”). lo stesso James Joyce dichiara di aver scritto e letto molti libri nei locali di Trieste.

 Il locale viene quindi utilizzato come punto d’incontro tra il cittadino e la cultura fotografica.

OBIETTIVI DEL PROGETTO FOTOGRAFICO: la più grande mostra collettiva in Nord Italia (nel 2016 sono stati ospitati ben 96 fotografi da tutto il mondo, USA, Svizzera, Svezia, Ungheria, Spagna, ecc.) che unisce fotografie e locali, una formula unica, consolidata nel tempo, che vanta qualche imitazione, ma che resta la sola a rappresentare un grande “network fotografico” nel cuore della città.

TURISTICO E DI PROMOZIONE DEL TERRITORIO: la manifestazione prevede itinerari dedicati ai turisti  che, seguendo le varie esposizioni, possono anche scoprire le peculiarità della città. Tutti i sabati mattina e i sabati pomeriggio viene messa a disposizione una guida turistica per accompagnare i turisti a scoprire la città, i fotografi e i loro temi. Il nome di Trieste inoltre viene esportato in tutta Italia e all’estero, dove lo staff de Le Vie delle Foto promuove il proprio evento e allo stesso tempo il capoluogo giuliano. Nel 2016 Le Vie delle Foto sono state presentate al salone di ArteGenova e nel 2015 al Photoshow a Milano con il patrocinio di Milano Expo 2015.

SOLIDALE: ogni anno l’organizzazione è attiva nel campo della responsabilità sociale, creando eventi benefici  a sostegno di realtà che operano sul territorio. Nel 2016 la serata organizzata nel Castello di San Giusto ha permesso la raccolta di oltre 1000 Euro per  la piccola Aurora, bimba triestina affetta dalla malattia CLKD5.

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