Augusto De Luca, un autore italiano da conoscere!

Augusto De Luca, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer italiano.

Studi classici, laureato in giurisprudenza. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici. Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. Ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).

De Luca ha realizzato anche immagini pubblicitarie, copertine di dischi e libri fotografici. Nel 1987 ha realizzato la scenografia per il programma televisivo ‘Samarcanda del giornalista Michele Santoro. Ha insegnato fotografia per dieci anni presso il Circolo Montecitorio della Camera dei deputati. L’azienda di telecomunicazioni Telecom Italia gli ha dato l’incarico di illustrare con fotografie della città di Napoli tre schede telefoniche pubbliche, con una tiratura di sette milioni di esemplari, e quattro schede con fotografie di Parigi, Dublino, Berlino e Bruxelles, con una tiratura di dodici milioni di esemplari

CITAZIONI:

  • Ho sempre avuto dentro di me il germe dell’uomo madre; la creatività mi ha sempre accompagnato… Ho cercato sempre di esprimermi con uno stile ben preciso ma attraverso tutti i materiali e i formati. Desidero scoprire come la mia creatività si manifesta nelle diverse circostanze.
  • La geometria mi serve come grammatica del linguaggio espressivo nell’immagine. Lo scheletro strutturale, la composizione e il taglio geometrico servono a dare una chiave di lettura all’immagine.
  • La grande fotografia è realizzata al momento giusto, ma ha bisogno anche di un taglio giusto che valorizza quell’attimo… La fotografia deve vivere di contenuto e di forma, quella che vive solo dell’uno o dell’altro non rimane… Io ho molte anime, che vengono fuori a mesi o anni alterni. Sono fotografo, performer, avvocato, collezionista, musicista. Tutto questo fa parte di me, io non elimino niente, semplicemente permetto alle mie diverse anime di alternarsi… Se fotografi per gli altri, non verrà mai fuori la tua essenza, finirai per fare cose che hanno fatto tutti, solo perché sai che piacciono… Attraverso le mie foto vengono fuori le mie idee, le mie passioni, i miei mostri, chi sono e cosa penso.
  • La luce evidenzia ma, con l’ombra, elimina dando all’immagine valori di profondità, di terza estensione e possibilità sottrattive… Credo che l’impegno e la tecnica si possono raggiungere con la volontà e lo studio mentre l’inventiva e la passione costituiscono qualcosa in più in quanto elementi innati e inesorabilmente speciali
  • Mi sento navigatore, o meglio, esploratore dell’immenso universo dell’arte. L’artista è uno scopritore, cerca le chiavi per aprire la porta delle emozioni e delle sensazioni. L’ arte è il luogo dove razionalità, fantasia, verità e finzione si sposano creando una miscela esplosiva.
  • Ogni mia foto è filtrata dall’EMOZIONE, dal rapporto che si crea tra me ed il luogo da ritrarre. Quando vedo qualcosa che mi attrae, comincio a girarci intorno per trovare la MIA inquadratura. È un lavoro su di me e sulla città al tempo stesso.

Qua trovate altre informazioni sull’autore

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Educare lo sguardo

Di Giovanni Tamanza

Educare lo sguardo_copertina

Educare lo sguardo

di Roswell Angier Introduzione pratica e teorica al ritratto fotografico

Zanichelli

Non si tratta di un testo puramente tecnico, o meglio, combina alla perfezione  la teoria con la pratica.

Diviso in capitoli,  vengono analizzati diversi autori che rispecchiano le caratteristiche dello stile preso in considerazione, alla fine di ogni capitolo troviamo un’esercitazione,  atta a farci prendere confidenza con lo stile trattato.

Un testo a mio parere fondamentale,  utilissimo anche per farci conoscere e riscoprire molti autori contemporanei e classici.

L’accento è comunque sempre posto sullo  sguardo del fotografo, considerandolo come parte integrante del soggetto: “l’azione di colui che guarda si manifesta nell’istante dello scatto, transitorio quanto un batter di ciglia e insieme infinito come una piccola eternità.”

Gli stili e gli autori trattati sono veramente molti, gli spunti per approfondire la ricerca, analizzando i lavori dei singoli autori, non mancano!

Personalmente lo ritengo utilissimo anche per “scoprire” e sviluppare uno stile proprio.

Utile anche l’appendice, che riassume i concetti base sull’utilizzo delle fotocamere, pellicole, misurazione esposimetriche e utilizzo del flash.

É un libro molto generoso nelle dimensioni e con tantissime immagini, adeguatamente proporzionate e perfettamente apprezzabili, sicuramente una panoramica completa sul ritratto fotografico.

In vendita qui

Giovanni Tamanza

La fotografia che ha cambiato il modo di scattare i ritratti

Questa immagine mi ha sempre colpito e affascinato, fin dal primo momento in cui l’ho vista. Geniale.

Ho letto di recente un articolo sul Time, dove se ne raccontava un po’ la storia e ho pensato potesse interessarvi.

Anna

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Dalì atomico, Philippe Halsman,  1948

Questa foto è stata ispirata da un dipinto di Dali, chiamato Leda Atomica, raffigurante Leda, la regina mitologica di Sparta con un cigno. Il quadro ha un profondo significato simbolico. Dipinto da Dali dopo la sgancio della bomba atomica di Hiroshima, l’opera allude al fascino di un’era atomica attraverso il costante stato di sospensione delle cose, dovuto alla repulsione tra protoni ed elettroni.

Eccola, per chi non l’avesse presente:

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Torniamo però alla fotografia scattata da Philippe Halsman nel 1948 con Dali nello studio newyorkese del fotografo, con la collaborazione di 4 assistenti (comprese la moglie e la figlia Irene), che collaborarono alla perfetta resa scenica di tutti gli elementi presenti nello scatto.Gli oggetti “inanimati”, ovvero la sedia, il cavalletto con il quadro, lo sgabello e l’opera Leda, furono facilmente sospesi con l’aiuto di fili trasparenti; la parte difficile ovviamente era catturare il momento di animazione, statico ma mobile allo stesso tempo, dell’acqua e degli elementi vivi, come Salvador ed i gatti.

Ci vollero 28 scatti per catturare l’immagine perfetta, così come Halsman l’aveva immaginata.

Qua potete apprezzare la versione non ritoccata della foto: si percepiscono chiaramente i fili che sostengono i vari oggetti, la mano che regge la sedia e la mancanza dell’opera di Dali sul leggio.

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Come vedete il ritocco esisteva già all’epoca della fotografia analogica, quando Photoshop era ben lontano dall’essere inventato. 🙂

Qua vedete alcuni dei suoi provini a contatto:

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Catturare l’essenza dei soggetti fotografati era il preciso obiettivo di Halsman.

Prima di lui la fotografia di ritratto era spesso innaturale, artefatta e leggermente sfocata, e trasmetteva un chiaro senso di distacco tra il fotografo e il soggetto. L’approccio di Halsman, di rendere nitidi e perfettamente a fuoco soggetti come Albert Einstein, Marylin Monroe e Alfred Hitchcock, mentre si muovevano davanti alla fotocamera, ha in qualche modo ridefinito la fotografia di ritratto e ispirato generazioni di fotografi, affinchè collaborassero con i loro soggetti.

Nell’era antecedente a Photoshop, servivano la creatività e l’ingegno di Salvador Dali e Philippe Halsman – oltre ad alcuni gatti volanti – per produrre questa immagine che sfida la gravità.

Sul suo sito, trovate altri fantastici ed originali ritratti di Dali ed altri personaggi famosi e non.

“Per me, la fotografia può essere mortalmente seria o grande divertimento. Cercare di catturare la verità elusiva con una fotocamera è spesso una fatica frustrante. Crcare di creare un’immagine che non esiste, eccetto nella propria immaginazione, è spesso un giorco divertente. Mi diverto particolarmente con questo gioco quando lo faccio con Salvador Dali. Eravamo come due complici. Ogni volta che mi veniva una strana idea, chiedevo a lui di essere il protagonista del mio scatto. Ci si stimolava a vicenda.” Philippe Halsman

 Di seguito una breve biografia di Philippe Halsman tratta da Wikipedia, per chi non lo conoscesse.

Philippe Halsman (Riga, 2 maggio 1906 – New York, 25 maggio 1979) è stato un fotografo statunitense

Nato a Riga da una famiglia ebrea, suo padre Morduch (Max) Halsman, era un dentista, e sua madre Ita Grintuch, preside di liceo. Halsman studiò ingegneria elettrica a Dresda. Nel settembre 1928, Halsman partì per un tour a piedi sulle Alpi austriache con il padre, Morduch, ma il padre morì durante il viaggio per gravi ferite alla testa, in circostanze mai completamente chiarite e Halsman venne condannato a 4 anni di reclusione per parricidio. Il caso fu sfruttato dalla propaganda anti-ebraica e acquisì quindi notorietà internazionale, tanto che Albert Einstein e Thomas Mann scrissero a sostegno di Halsman. Halsman venne rilasciato nel 1931, a condizione di lasciare l’Austria.

Halsman si trasferì in Francia, dove cominciò a contribuire come fotografo a riviste di moda, come Vogue, guadagnandosi una reputazione per i ritratti e divenendo noto per le sue immagini nitide e scure, che evitavano il vecchio “soft focus look”. Quando la Francia venne invasa dai nazisti nel maggio del 1940, Halsman fuggì a Marsiglia. Riuscì quindi a ottenere un visto per gli Stati Uniti con l’aiuto di Albert Einstein (che avrebbe poi fotografato nel 1947). Attratto dal surrealismo, nel 1941 incontrò Salvador Dalí, con cui iniziò un fruttuoso rapporto artistico durato trent’anni.

Nel 1952 ritrasse John Fitzgerald Kennedy, producendo due album fotografici: una delle fotografie apparve sulla copertina dell’edizione originale del libro di Kennedy Profiles in Courage, mentre un’altra fu utilizzata per la campagna politica al Senato.

Arrestata Sharbat Bibi!

Sharbat Bibi, la bambina afgana dagli occhi verdi , fotografata da Steve Mc Curry, è stata arrestata a Peshawar (Pakistan).

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Fotografie di Steve Mc Curry

Secondo quanto riportato dalla tv DawnNews, gli agenti della Fia la hanno accusata del reato di falsificazione del Documento nazionale di identità computerizzato (Cnic).

Già in precedenza, nel 2015 i documenti di identità di Sharbat Bibi e dei due suoi figli erano stati annullati perché falsificati.

Steve McCurry nel 1984, riprese la ragazza nella famosa fotografia.

Sharbat aveva 12 anni, era a Peshawar dove era appena arrivata, in un campo profughi.

Nel 2002, Mc Curry ritornò e cercò Sharbat.  La ritrovo’ sposata e con tre figli, con gli stessi fantastici occhi…

Sembra che il fotografo, saputo dell’arresto, voglia intervenire per aiutare la donna ed i suoi figli, speriamo che lo faccia.

Ciao

Sara

Hiroshi Watanabe, bravo ritrattista e non solo.

 

Hiroshi Watanabe è un fotografo giapponese che vive in California. Nato a Sapporo, Hokkaido, in Giappone nel 1951, Watanabe è laureato presso il Dipartimento di Fotografia della Nihon University.

Nel 1975 e si trasferisce a Los Angeles dove ha lavorato come coordinatore di produzione di spot televisivi giapponesi e poi co-fondatore di una società di servizi di coordinamento giapponese. Ha conseguito un MBA presso la UCLA nel 1993, mostrando forte interesse per la fotografia settore in cui lavora a tempo pieno dal 2000 .

Dopo cinque libri auto-pubblicati, Watanabe vince il premio Photo Città Sagamihara per i fotografi professionisti giapponesi.

Nel 2007 Watanabe vince il premio “Critical Mass” da Photolucida. questo gli ha permesso di pubblicare progetti che hanno fatto conoscere i suoi lavori al mondo.

Da qui in poi vince numerosi premi. Le opere di Watanabe sono presenti nelle collezioni permanenti del Museum of Fine Arts di Houston, George Eastman House e Museo di Santa Barbara.

Qui il suo sito per vedere differenti lavori.

www.hiroshiwatanabe.com

Libri

  • Veiled Observations and Reflections. West Hollywood, Calif.: Hiroshi Watanabe, 2002.
  • Faces. West Hollywood, Calif.: Hiroshi Watanabe, 2002–2005.
    • 1. San Lazaro Psychiatric Hospital. 2003.
    • 2. Kabuki Players. 2003.
    • 3. Ena Bunraku. 2005.
    • 4. Noh Masks of Naito Clan. 2005.
  • Watakushi wa mainichi, tenshi o mite iru (私は毎日、天使を見ている。) / I See Angels Every Day. Tokyo: Mado-sha, 2007.
  • Findings. Portland, Ore.: Photolucida, 2007.
  • Paradaisu ideorogī (パラダイスイデオロギー) / Ideology in Paradise. Tokyo: Mado-sha, 2008.  Photographs of North Korea.
  • Suo Sarumawashi. Santa Fe, N.M.: Photo-Eye, 2009.
  • Love Point. Tokyo: Toseisha, 2010.

 

Ciao a tutti Sara

Mostre: Steve McCurry, Salgado e molti altri

Senza confini – Steve McCurry

27 febbraio – 12 giugno 2016
Galleria Harry Bertoia
Corso Vittorio Emanuele II, 60
Pordenone

Inaugurazione: sabato 27 febbraio ore 18.00

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