I lavori degli studenti di Visual Storytelling 2021/22

Tutti gli anni tengo un corso che ha come scopo finale la produzione di un portfolio finito. Gli allievi, con interesse a generi fotografici differenti, si affidano a me per la costruzione di un progetto insieme. Il corso è sia online che dal vivo e mi da sempre tante soddisfazioni. I lavori che vengono prodotti hanno sempre “sapori” differenti e caratterizzano ogni alunno che può esprimersi sulla base del proprio sentire, sviluppando linguaggio e visione personale.

Qui le info ai corsi di questa sessione scolastica Visual Storytelling in aula, e Visual storytelling online.

Il 21 Ottobre 2022, vi invitiamo all’esposizione dei progetti (son sempre meglio dal vivo) che si terrà presso Musa fotografia alle 18,30 – Via Mentana, 6 Monza.

Qui sotto, in ordine casuale, i lavori prodotti nell’ultimo anno. Spero vi diverta e vi piaccia sfogliarli.

Buona giornata

Sara

  1. Eric De Marchi

“Contatto, la necessità di sentirsi Uomini su questa terra”
Questo progetto nasce da un’esigenza personale.
Dopo momenti di forte crisi emotiva, causati dalla fine di una relazione sentimentale, da
problemi di salute di mio fratello e la pandemia in corso,
In me è nata la spinta a ricercare una dimensione più intima di contatto con me stesso, l’altro
e la natura,
ricerca necessaria per sentirmi più connesso con i miei bisogni fondamentali.
Diversi sono i protagonisti di questo lavoro:

  • io, la mia Terra, i miei cieli, i miei laghi, i miei mari,
    -mio fratello gemello Dennis, legame fondamentale pieno di amore e odio con cui ancora
    faccio fatica a capire come relazionarmi.
    -il mio pappagallo Willy, con me da 10 anni, con cui ho instaurato una relazione simbiotica.
    Oltre la mia motivazione personale,
    In questi anni di crisi,
    crisi umanitaria prima di tutto,
    sento che è ancora più urgente ritrovare modi di relazionarci con noi stessi, con l’altro e con
    la natura che ci circonda.
    Questo lavoro parla d’amore,
    del mio e non solo.

Siamo vivi perchè siamo stati amati e questo amore è racchiuso nelle nostre relazioni,
è necessario imparare a prendersene cura.

Sito https://ericdemarchi.com/

Instagram @eric_demarchi

2. Cristina Maraffi

Tempo nel tempo – A mio padre

Mio padre è mancato il 16 febbraio 2022 a 102 anni, 2 mesi e 4 giorni.

Ha vissuto una vita piena e lunghissima anche se non amava raccontarla.

Era un uomo molto riservato e taciturno, l’unica cosa veramente importante per lui era mia mamma.

Il lavoro nasce dalla mia esigenza di raccontare la sua storia attraverso un racconto intimo e impegnativo.

Con le foto sono riuscita a ricomporre tutta la sua vita, dalla nascita agli ultimi momenti e renderla immortale e fissata per sempre.

Mi ha permesso di mantenere un filo affettivo con lui, di  prendere contatto con la sua vita e di ridisegnare la sua immagine dentro di me.

Con la macchina fotografica sono stata  vicino  a mio padre negli ultimi periodi in un momento molto difficile per me e  mi ha  facilitato l’ elaborazione del lutto.

Instagram  @cristinamaraffi

3. Roberto Colombo

DADADADA…………EEEHHH!!

“Dai che è pronto in tavola.

A proposito; ha chiamato Roberta.

Bene.

Mi ha detto che a fine mese riprende il lavoro.

Accidentaccio! E Pietro? Hanno già pensato a chi si occuperà di lui?

Il pediatra le ha sconsigliato l’asilo nido fino ad almeno l’anno e mezzo – due di età per una infezione polmonare molto pericolosa che sta circolando tra i bambini.

Quindi tocca a noi!?

 Si! ”

Con queste poche frasi ho preso a sassate tutti i miei progetti.

Fotografare la normalità come momenti di vita quotidiana può essere un compito non facile, ma è una sfida che ho sentito crescere dentro di me negli anni e che ha preso forma in questo progetto.

Certo oggi i genitori sono forse meno presenti con i figli di quanto sia stato per noi. Sono cambiate le modalità, i ritmi di lavoro, un modo diverso e forse un po’ meno “eroico” e baldanzoso nell’affrontare la maternità. Si accentuano i dubbi, le insicurezze, lo stile di vita stesso oggi rende più complesso dedicare il proprio tempo al figlio.

Ma per fortuna ci sono i nonni!

Essere un nonno è un’esperienza coinvolgente con aspetti controversi. Da un lato è un’esperienza faticosa, sia fisicamente che mentalmente perché ti sottopone all’imprevisto e alla limitazione della libertà che pensavi di aver raggiunto quando sei andato in pensione. Dall’altro gratificante perché piena di gioia e di affetto. Un’alleanza tra due adulti e un bambino. Un’alleanza che si ripropone di generazione in generazione.

Ho pertanto scavato nei ricordi miei e di mia moglie, in quelli dei nostri genitori e dei nostri nonni per far riaffiorare le immagini e le storie di questa gioia e fatica che è stato cemento in un costante fluire di generazioni.

Di questo dono della propria vita all’altro. Perché proprio del dono della vita si tratta.

Il lavoro è stato stampato come se fosse la parete di una casa qualsiasi e racconta le sensazioni di un nonno che si dedica al giovanissimo nipote, con tutti i pregi e difetti legati alla situazione.

Sito https://www.shapesontherun.it/

https://www.facebook.com/roberto.colombo.1257

https://www.instagram.com/colombo394/

4. Roberto Morleo

Autunno Alatha

Quanto tempo ci metti da quando pensi di voler fare una cosa a quando la porti a termine? Non parlo di organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo, o scalare la cima di una montagna. Mi riferisco ad azioni più semplici, quotidiane, molto spesso meccaniche e inconsapevoli: alzarti dalla sedia e raggiungere il bagno, fare una rampa di scale, allacciarti le scarpe. Quanto tempo impieghi per riempire un bicchiere d’acqua e portarlo alla bocca per bere? 8 secondi, forse meno e nel frattempo stai già pensando a cosa fare dopo aver bevuto.
Ora, immagina di essere un anziano con limitazioni fisiche, e immagina di voler bere, ma mettendoci 30-40 secondi o più, magari con la mano tremante. E non puoi permetterti di pensare ad altro, devi concentrarti per mantenere un vacillante equilibrio.
Il tempo si dilata e dà spazio all’insinuarsi di altri disagi come quello di una resistenza mentale, contraria ad accettare un’irreversibile condizione che, impietosamente, potrebbe darti solo un nostalgico ricordo delle tue giovani e più energiche primavere. Prova.
Lavorare con Alatha Onlus che si occupa di dare supporto ad anziani e disabili, mi ha dato l’opportunità di riflettere e immedesimarmi in un futuro che potrebbe rivelarsi meno clemente di quanto io immagini e dia per scontato.

E tu, come immagini il tuo autunno?

Pagina facebook autore

5. Lorenzo Vitali

Un’altra spiritualità

Le Corbusier diceva: “L’architettura è il gioco sapiente dei volumi sotto la luce”.

Ogni opera costruita, nel suo esistere, tende infatti ad avere relazioni consapevoli o meno con la luce che è quindi, anche nell’assenza, un elemento proprio di ogni opera architettonica.

Per quanto riguarda l’architettura dei luoghi sacri della Cristianità, a prescindere dal periodo storico, a livello del tutto personale ho sempre avuto la sensazione che la gestione della luce (e pertanto delle ombre) sia stata sapientemente modulata allo scopo di creare atmosfere fortemente impattanti sull’animo umano.

I volumi “enormi” a loro volta generano inizialmente una sensazione di “spaesamento”.

Se nel credente la luminosità che scende dall’alto, l’altezza delle navate dalle pareti traslucide di vetrate policrome, l’altare collocato ad Oriente suggeriscono spiritualità religiosa, desiderio di elevarsi, in un ateo come me tutto ciò genera in un primo momento una sensazione quasi di allarme, che mi porta a cercare “rifugio” nell’ombra. Spesso nella fresca quiete dell’ombra allora si apre ai miei occhi un altro mondo in cui inizio ad osservare con calma quei dettagli di cui in una prima visione d’insieme non avevo preso coscienza visuale. Ed è nell’osservazione di queste forme, modellate dalla luce e dalle ombre, in cui sono spesso presenti riferimenti artistici, espressioni curiose della religiosità o più genericamente composizioni dettate dall’interazione luce-materia, in cui spesso il mio sguardo si perde. Qui raggiungo una sorta di pace interiore in una sorta di “spiritualità atea” nella quale alla fine ritrovo l’umano che si dilata nel tempo e nello spazio in una sorta di infinito. Questa spiritualità è per me uno “spazio aperto”, senza Chiese e senza dogmi imposti da un’ecclesia

Sito https://www.lorenzovitalifoto.it/

Instagram @lorenzovitalifoto

6. Fiammetta Mamoli

Tra il Parma e il Baganza

Il Quartiere Montanara è un’ampia area della periferia sud di Parma racchiusa tra i torrenti Parma e Baganza. Fino al dopoguerra era un’area ridente, essenzialmente agricola, con vasti campi coltivati, fattorie e alcune ville di pregio, residenze estive dei signori della città. Poi, a partire dalla fine degli anni ’50, vari progetti di lottizzazione e insediamenti urbanistici ambiziosi e per certi aspetti spregiudicati, hanno trasformato radicalmente la zona, da un lato migliorando servizi e infrastrutture, dall’altro creando le condizioni per il verificarsi di fenomeni di disagio sociale, specialmente giovanile, esplosi drammaticamente all’inizio degli anni ’80.

“Il Montanara è come il Bronx”  lo avevo sentito dire spesso e forse ne ero convinta anch’io. Ci sono arrivata a piedi, nel marzo del 2021, percorrendo un sentiero che dalla città, attraversando campi e piccole boscaglie, si spinge fino ai margini del quartiere. Era la prima volta che venivo qui e quello che vedevo confermava l’idea del piccolo Bronx: casermoni di tipo sovietico allineati a raggiera, pensiline pedonali sospese nel vuoto, piazze di cemento grezzo invase da erbacce, scalinate affacciate su inutili anfiteatri, cisterne e fontane vuote, numerosi edifici in costruzione in mezzo a una selva di gru con carichi sospesi.

In giro poca gente, eravamo in piena pandemia.

Ma il posto mi piaceva, ogni volta che ci tornavo sentivo che quel luogo meritava di essere conosciuto più a fondo.

Un giorno, davanti all’ingresso del Condominio Nuova speranza, ho incontrato Maria. Lei mi ha fatto capire che la differenza, per questo come per qualsiasi altro luogo, la fanno e continuano a farla le persone.

Il progetto nasce da questa esperienza e racconta della centralità del fattore umano.

Instagram @fiammetta_mamoli

7. Giovanna Sparapani

La storia della più grande acciaieria Piombinese Dalla distruzione del secondo conflitto mondiale alla ricostruzione al boom economico degli anni ’60, fino all’abbandono di oggi. Fotografie di Giovanna Sparapani. Archivio storico del Comune di Piombino “Ivan Tognarini”. Montaggio Chiara Ronconi.

Calling The Birds Home, bellissimo lavoro sulla demenza senile.

Calling The Birds Home, un lavoro delicato ed emozionante della fotografa Cheryle St. Onge, sulla malattia che ha segnato sua madre. buona visione, Sara

Presentazione del lavoro:

Mia madre e io abbiamo vissuto fianco a fianco, nella stessa fattoria, per decenni. Il nostro amore era reciproco e costante. Purtroppo ha sviluppato una demenza vascolare, e così ha iniziato ad avere problemi con le sue emozioni e la memoria. All’inizio ho smesso di fare foto con lei, poi ho smesso di fare foto.

Forse come risposta alle sue conversazioni sul perché voleva morire, su come immaginava di poter morire. E poiché avevo bisogno di un po ‘di felicità, di luce nel pomeriggio,ho iniziato a scattare questi ritratti di mia madre. I ritratti li ho realizzati con qualsiasi fotocamera avessi a portata di mano, come distrazione dalla paura di vederla svanire. Volevo condividere l’atto di essere lì in quel momento e condividere la natura effimera del mio sguardo e del suo vedere.

Ora, che lascio la nostra casa e mia madre, la gente mi cerca. Vogliono raccontarmi le loro storie e vogliono ascoltare le mie. È un bellissimo avanti e indietro. A causa della demenza, con mia madre non abbiamo più conversazioni, però abbiamo ancora questo profondo scambio: la realizzazione di un ritratto.

Mia madre fa del suo meglio e io faccio il mio. E poi a mia volta, do la foto a chiunque la guarderà. (traduzione di parte della presentazione al lavoro, sul sito dell’autrice)

PER VEDERE IL LAVORO COMPLETO VAI AL SITO

Bio della fotografa

Cheryle St. Onge è di Worcester, nel Massachusetts. È cresciuta nei campus universitari come unica figlia di un professore di fisica e pittore. Le sue fotografie sono state ampiamente esposte, in particolare alla National Portrait Gallery di Londra, alla Princeton University, al Griffin Museum, all’Università del Rhode Island, al Massachusetts College of Art, alla Rick Wester Fine Arts e alla mostra itinerante dell’American Institute of Architects. Ha ricevuto numerosi premi e residenze, tra cui una John Simon Guggenheim Fellowship del 2009.
Le sue fotografie sono in molte collezioni private e pubbliche, tra cui il Museo d’Arte dell’Università del New Mexico, il Museo di Belle Arti di Houston, la Collezione Cassilhaus e la Fondazione Guggenheim.
È stata docente presso la Phillips Exeter Academy, la Clark University, il Maine College of Art e l’Università del New Hampshire.

Gordon Parks raccontato da Alessandra Mauro

Buongiorno, ecco un podcast interessante da ascoltare. A questo link trovate l’audio del racconto sul fotografo, di Alessandra Mauro:

Gordon Parks raccontato da Alessandra Mauro

Divertitevi, ciao

Sara

Chi è Gordon Parks

Untitled, n.d. Photograph by Toni Parks

Gordon Parks è uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo.  Ha lasciato un eccezionale corpus di opere che documenta la vita e la cultura americane dall’inizio degli anni Quaranta agli anni Duemila, con particolare attenzione alle relazioni razziali, alla povertà, ai diritti civili e alla vita urbana. Parks è stato anche un illustre compositore, autore e regista in contatto con molte delle persone di spicco della sua epoca, da politici e artisti ad atleti e altre celebrità.

Nato in povertà e segregazione a Fort Scott, Kansas, nel 1912, Parks è stato attratto dalla fotografia da giovane quando ha visto immagini di lavoratori migranti in una rivista. Dopo aver acquistato una fotocamera in un banco dei pegni, ha imparato da solo come usarla. Nonostante la sua mancanza di formazione professionale, vinse la Julius Rosenwald Fellowship nel 1942; ha lavorato per la Farm Security Administration (FSA) a Washington, DC, e, successivamente,  per l’Office of War Information (OWI). Lavorando per queste agenzie, che allora raccontavano le condizioni sociali della nazione, Parks sviluppò rapidamente uno stile personale che lo avrebbe reso uno dei fotografi più celebri della sua epoca.

Lorenzo Scola Pilots the Ship, Gloucester, Massachusetts, 1943. Gordon Parks

Parks era un uomo rinascimentale ma dei giorni nostri, la cui pratica creativa si estendeva oltre la fotografia nella narrativa e saggistica, composizione musicale, regia e pittura. Nel 1969 è diventato il primo afroamericano a scrivere e dirigere un importante film in studio di Hollywood, The Learning Tree, basato sul suo romanzo semiautobiografico, diventato  bestseller. Il suo film successivo, Shaft (1971), fu un successo di critica e di botteghino, ispirando numerosi sequel. Parks ha pubblicato molti libri, comprese memorie, romanzi, poesie e volumi sulla tecnica fotografica. Nel 1989 ha prodotto, diretto e composto la musica per un balletto, Martin, dedicato al defunto leader dei diritti civili Martin Luther King, Jr.

Pool Hall, Fort Scott, Kansas, 1950 Gordon Parks

Parks ha trascorso gran parte degli ultimi tre decenni della sua vita evolvendo il suo stile e ha continuato a lavorare fino alla sua morte nel 2006. È stato riconosciuto con più di cinquanta dottorati honoris causa e tra i suoi numerosi premi c’era la National Medal of Arts, che ha ricevuto nel 1988. Oggi, gli archivi del suo lavoro risiedono in numerose istituzioni, tra cui la Gordon Parks Foundation, Pleasantville, New York; il Gordon Parks Museum a Fort Scott, Kansas, e la Wichita State University di Wichita; e la Library of Congress, gli archivi nazionali e la Smithsonian Institution, tutti a Washington, D.C.

Il lavoro di Parks è nelle collezioni permanenti di importanti musei, tra cui l’Art Institute of Chicago; il Baltimore Museum of Art; il Cincinnati Art Museum; il Detroit Institute of Arts; l’International Center of Photography, il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art, tutti a New York; il Minneapolis Institute of Art; il Museum of Fine Arts, Houston; il Saint Louis Art Museum; lo Smithsonian National Museum of American History, Washington, DC .; e il Virginia Museum of Fine Arts, Richmond.

Frisco Railway Station, Fort Scott, Kansas, 1950 Gordon Parks

Tutte le immagini sono di Gordon Parks

Dino Fracchia, in Piazza – rabbia e passione

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Come siamo cambiati? Come è cambiato il nostro modo di protestare e stare in piazza dagli anni ’70 ad oggi? Attraverso una galleria di immagini, selezionate dal vasto archivio del fotografo milanese Dino Fracchia ripercorriamo i grandi movimenti che hanno caratterizzato le proteste degli ultimi cinquant’anni d’Italia alla ricerca del filo rosso che unisce più di una generazione sotto le bandiere della protesta, alla ricerca di un mondo migliore. Più di cento fotografie, quasi cinquant’anni di piazza dagli anni’70 ai giorni della pandemia. Anni ’70: Operaie e operai; Il movimento; Le femministe; I festival giovanili. Anni ’80: Studenti, punk, autonomi e il movimento antinucleare. Anni ’90: I centri sociali. Genova 2001: il G8 e il Genoa Social forum. Anni 2000: Non una di meno; Fridays for future. 2020-2021: La pandemia da coronavirus, torneremo più in piazza? Con i contributi scritti di: Vittorio Agnoletto, Carlotta Cossutta, Sandrone Dazieri, Erri De Luca, Federico Dragogna, Patrizio Fariselli, Vicky Franzinetti, Manuela Fugenzi, Sergio Marchese, Giorgio Oldrini, Xina Veronese. Da Amazon

Copyright: Dino Fracchia

Dino Fracchia – Dino Fracchia, fotogiornalista di Milano (Italia). Attivo da molti anni nel campo del reportage sociale, economico, scientifico e geografico. Collaboratore dei maggiori giornali nazionali ed internazionali

Fracchia è uno dei più riconosciuti fotografi che, negli ultimi 50 anni, si è occupato dei movimenti sociali. Qui potete sfogliare il suo archivio online

Copyright: Dino Fracchia

Ciao Sara

Chris Hondros, essere fotografo di guerra

Spari. Epicentro del conflitto.

Un cellulare che squilla. Tra il rumore dei caricatori che si svuotano, una voce calma risponde “Si, sono Chris.. Ok ok, penso vada bene. Richiamami fra mezz’ora circa.”

Inizia cosi’ “Hondros”, il documentario che racconta la storia di Chris Hondros, staff photographer di guerra di Getty Images, una delle più grandi agenzie fotogiornalistiche al mondo.

La giornalista lo incalza: “Un mio amico mi ha detto che, fra tutte le persone che fanno giornalismo, i fotografi di guerra sono i più pazzi.”

Ride, Chris. “Vedi” risponde “Il problema con la fotografia di guerra è che non c’è assolutamente nessun modo di farla da lontano. Devi essere vicino, non puoi farla dal tuo hotel, dall’altra parte della strada, dall’altra parte del ponte. Devi essere lì”.

In questi pochi secondi è raccolta l’essenza della vita e del lavoro di Chris Hondros.

Nato a New York nel maggio del 1970, da immigrati greci e tedeschi, passa la maggior parte della sua gioventù nel North Carolina.

Capisce subito che la sua strada è il giornalismo, e nella fattispecie, il fotogiornalismo.

Inizia a lavorare per giornali locali, e con l’amico Greg Campbell, fonda un’agenzia giornalistica.

Sentendosi strette le notizie e l’informazione locale, e volendo cercare un po’ di azione, all’inizio della guerra dei Balcani, decidono di prendere tutto quello che hanno e, insieme a pochi altri colleghi, si tuffano in un mondo che segnerà per sempre le loro vite, quello della fotografia di guerra.

Kosovo, Angola, Sierra Leone, 11 settembre, Afghanistan, Kashmir, The West Bank, Iraq, Liberia.

“Nomina uno dei conflitti che e’ avvenuto negli ultimi due decenni e sicuramente troverai qualche lavoro di Chris”, dice un suo collega.

2 volte finalista al Pulitzer, 1 honorable mention al World Press Photo, 1 Robert Capa Gold Medal, sono solo alcuni dei riconoscimenti che si porta a casa.

Ma sono le sue foto a parlare, facendo il giro del mondo, pubblicate sui più importanti quotidiani e riviste.

La celebre foto della bambina di Tal Afar, Iraq,  (superstite, dopo che la famiglia e’ stata sterminata per errore ad un checkpoint americano), serve a riaccendere le luci su un conflitto considerato ormai chiuso dai media mainstream.

“Tornavo in Iraq appena potevo, per documentare quello che succedeva.” dice. “Quella notte, a Tal Afar, ero assieme ad una pattuglia americana. Quando l´auto è stata colpita, ho continuato a scattare, anche se non credevo ai miei occhi. Il comandate del plotone mi aveva chiesto di aspettare a pubblicare le foto, perché’ sapeva avrebbero creato una reazione negli USA. Io l’ho rassicurato, poi appena tornati alla base, ho scaricato le foto, e inviate subito in redazione, prima che potessero bloccarmi. Il mattino dopo erano già sui quotidiani di tutto il mondo.”

Le sue foto, insieme a quelle di altri pochi colleghi, nella furiosa guerra civile in Liberia, fanno intervenire i caschi blu dell’ONU, e porre fine al conflitto.

“Chris credeva fermamente in ciò che voleva che fosse la sua fotografia”, afferma Pancho Bernasconi, Vice Presidente di News per Getty Images. “Potevo catapultarlo in qualsiasi situazione e non dovevo spiegargli perché era lì… credeva nel potere di far accendere una luce in un luogo che altrimenti sarebbe rimasto buio.”

Nel 2011, allo scoppio del conflitto libico, rinuncia a partire per la Libia, perché ritiene la situazione troppo instabile, e perché in procinto di sposarsi.

In seguito al rapimento, e successiva liberazione, di alcuni colleghi (tra cui anche la celebre fotogiornalista Lynsey Addario), decide di partire.

Il 20 aprile 2011, mentre stava documentando l’assedio di Misurata e gli scontri tra le forze governative ed i ribelli, rimane ucciso da un colpo di mortaio, insieme al collega Tim Hetherington.

(FILE) American photojournalist Chris Hondros walks during the seige of Monrovia, Liberia 03 August 2003. Chris Hondros a multi award winning photographer for Getty Images, was killed on 20 April 2011 while covering fighting in the city of Misrata, Libya when a rocket-propelled grenade (RPG) struck a house he was in.

Durante un’intervista, dice: “Credo nella fotografia. Credo nel ruolo che i giornalisti, ed in particolare i fotografi, hanno in tutto il nostro sistema di conflitti internazionali e nel modo in cui risolviamo le differenze. Abbiamo un ruolo da svolgere e voglio essere coinvolto in questo”.

Escono postumi “Hondros”, documentario che trovate su Netflix e in DVD, e “Testament”, libro con le sue foto e che racconta della sua vita.

Articolo di Alessandro Annunziata

👍La fotografia come viaggio intorno a casa – con Lorenzo Cicconi Massi

PER INFO

Buongiorno, un autore eccezionale da Musa Fotografia!

Sarà presto con noi Lorenzo Cicconi Massi con un incontro e un bellissimo workshop volto ad approfondire l’idea che abbiamo tutti di raccontare in modo personale e coinvolgente le cose che abbiamo vicine, un viaggio esplorativo dei luoghi familiari, trasformato in un lavoro fotografico. Darci l’opportunità di immersione nella propria sfera emotiva, intima e portarla al pubblico coinvolgendolo nel nostro sentire, senza dover per forza attraversare il mondo.

INCONTRO con l’autore

29 Gennaio 2021 ore 20.45 – Via Mentana, 6 Monza

Lorenzo Cicconi Massi, sceneggiatore, regista, fotografo pluripremiato per le sue immagini suggestive e ammaliatrici ci presenta il suo lavoro e le visioni oniriche destinate a diventare eterne.

WORKSHOP “LA FOTOGRAFIA COME VIAGGIO INTORNO A CASA”

30 e 31 Gennaio 2021
Orario: 10.00-18,00 circa

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PER INFO

Lorenzo Cicconi Massi inizia a lavorare come fotografo professionista durante gli anni novanta. Nel 1991 si laurea in Sociologia con una tesi su Mario Giacomelli e il Gruppo Misa, un riferimento stilistico per il fotografo senigalliese al quale dedicherà nel 2011 un film-documentario “Mi ricordo Mario Giacomelli” realizzato a 10 anni dalla sua scomparsa. Nel 2000 entra a far parte dell’agenzia Contrasto, rappresentante in Italia dell’Agenzia Magnum. Pubblicherà i propri lavori in riviste italiane e internazionali (Images, Newsweek, Io Donna, Sportweek, La Stampa, Ventiquattro, Meridiani) ed esporrà in Italia e all’estero. Nel 2003 esordisce alla regia con il lungometraggio Prova a volare, primo film di Riccardo Scamarcio, distribuito dall’Istituto Luce nel 2007. Nello stesso anno viene premiato al World Press Photo nella categoria “Sports feature singles” per gli scatti raffiguranti dei giovani calciatori cinesi in allenamento, emblema della preparazione di una nazione alle successive Olimpiadi di Pechino del 2008. Sempre nel 2007 realizza la mostra Viaggio intorno a casa per la Fondazione FORMA di Milano, dove esporrà nuovamente in collettive nel 2009, 2010, nel 2013 e nel 2014. Nello stesso anno riceve il premio G.R.I.N (Amilcare Ponchielli) per gli scatti di “Fedeli alla Tribù”. Nel 2012 espone alla Triennale di Milano con il progetto di Altagamma “Italian Contemporary Essence”, un progetto fotografico in collaborazione con importanti aziende del design italiano. Gli scatti saranno in seguito inclusi nel volume edito da Rizzoli International. Nel 2014 è fotografo ufficiale nel tour “L’anima vola” della cantante Elisa.
E’ del 2016 il suo splendido lavoro “Le donne volanti” che presenterà a Montecitorio nel 2017 alla presenza della presidente della Camera dei Deputati. Nel 2017 riceve il premio “Scanno dei fotografi”. Del 2018 la mostra “In Aria”, (catalogo ed. Capponi) che comprende una raccolta dei suoi lavori più importanti.

👉Tutti gli eventi di Gennaio – Musa fotografia

Buongiorno, ecco cosa succede da Musa Fotografia a Gennaio! Lorenzo Cicconi Massi verrà a trovarci e ci sarà un incontro aperto al pubblico e un workshop…ma non solo! Vi aspettiamo! Baci

Per info sul workshop

Fotografia di Lorenzo Cicconi Massi

INCONTRO CON LORENZO CICCONI MASSI

29 Gennaio 2021 ore 20.45

Lorenzo Cicconi Massi, sceneggiatore, regista, fotografo pluripremiato per le sue immagini suggestive e ammaliatrici ci presenta il suo lavoro e le visioni oniriche destinate a diventare eterne.

Musa fotografia, Via Mentana, 6 Monza

Fotografia di Lorenzo Cicconi Massi

Si laurea nel 1991 con una tesi intitolata “Mario Giacomelli e il gruppo Misa a Senigallia”, iniziando la sua attività di ricerca con la fotografia bianco-nero.
Nel 1999 vince il Premio Canon. Dal 2000 è rappresentato dall’Agenzia Contrasto e dal 2006 i suoi lavori fanno parte della collezione della Galleria Forma. Il mensile Arte lo include tra i dieci giovani talenti della nuova fotografia italiana. Nel 2007 vince il World Press Photo Award nella categoria Sports Feature Singles con un lavoro sui giovani calciatori cinesi. Nello stesso anno vince il Premio Ponchielli organizzato dal GRIN, l’associazione dei photo-editors italiani, con la serie “Fedeli alla tribù”. Altri suoi progetti importanti sono “Paesaggi delle Marche”, “Cammino verso niente”, “Le giovani famiglie”, “Eurogeneration”, “Un altro mondo” e “Le strade e i campi per giocare”. Tra i lavori commissionati spiccano quelli per Vogue Pelle, Altagamma, Olio Sasso e Alessi. Numerose le pubblicazioni sulla stampa italiana e internazionale, come pure le mostre in sedi prestigiose. Il suo ultimo progetto “Le Donne Volanti” è stato esposto nel corso del 2017 alla Galleria Forma di Milano e alla Camera dei Deputati.
Come regista ha realizzato diversi cortometraggi e i film “Mi ricordo Mario Giacomelli”, presentato in occasione dei 10 anni dalla scomparsa del grande fotografo, e “Prova a volare”, con Riccardo Scamarcio nel cast.

Per info