Non perdetevi le mostre di fotografia consigliate per Settembre!

Spero abbiate trascorso delle splendide vacanze, ma eccoci che al rientro ci aspettano numerose mostre da non perdere!

Anna

PHEST – FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA E ARTE. IX EDIZIONE

 Polina Kostanda, Dalla serie Alice in Wonderland
© Polina Kostanda | Polina Kostanda, Dalla serie Alice in Wonderland

PhEST, il Festival internazionale di fotografia e arte riconosciuto per la sua capacità di integrare differenti mondi e visioni, torna ad affascinare il pubblico con una programmazione immaginifica incentrata sul SOGNO tema chiave di questa nona edizione con una retrospettiva dedicata a MAN RAY in occasione del centenario del Manifesto del Surrealismo. 33 mostre e installazioni di artisti internazionali, un ricco colophon di partnership e collaborazioni, un’inedita music line-up, un’autorevole presenza di lecturer ed esperti del settore, una residenza d’artista internazionale, workshop e visite guidate con artisti che esplorano temi contemporanei e prospettive globali. Dal 30 agosto al 3 novembre 2024, la città pugliese di Monopoli diventerà un luogo di dialogo interculturale e le sue strade, le piazze, i palazzi storici e le antiche chiese offriranno ai visitatori e ai tanti appassionati un’esperienza immersiva ed onirica.

Il Sogno è il tema centrale della IX edizione di PhEST. Nell’anno in cui si celebrano i 100 anni del Surrealismo, il cui primo manifesto fu scritto nel 1924 da André Breton, l’edizione 2024 di PhEST celebra l’onnipotenza del sogno, il gioco disinteressato del pensiero e lo esplora in tutte le sue forme. Per l’occasione PhEST vuole rendere omaggio a Man Ray, uno dei massimi interpreti della poetica surrealista nonché autore di una proposta fotografica in grado di stravolgere l’impiego del mezzo attraverso una assidua sperimentazione tecnica e innovativi approdi estetici che cambieranno per sempre la storia della fotografia. In collaborazione con l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee de La Biennale di Venezia, PhEST espone una selezione di fotografie originali tratte dalla mostra “Man Ray, testimonianza attraverso la fotografia” presentata in occasione della Biennale di Venezia 1976. La selezione delle opere della mostra antologica “La révolution du Regard”, a cura di Roberto Lacarbonara e Giovanni Troilo, costituisce un piccolo compendio della vasta esplorazione del medium fotografico, dagli studi sul volto, sul corpo, sulle forme, alle tecniche di stampa in camera oscura di cui Man Ray fu pioniere, come la solarizzazione e la rayografia. «Le strade sono piene di artigiani ammirevoli, ma di pochi sognatori pratici diceva Man Ray, ma noi quest’anno di sognatori pratici da tutto il mondo riempiremo le strade di Monopoli». Così dichiara il direttore Artistico Giovanni Troilo.

La mostra avrà sede nel prestigioso Castello Carlo V ma tutta la città sarà coinvolta nella manifestazione. Sono attese esposizioni e allestimenti a Palazzo Martinelli, nella Casa Santa e le sue Stalle, nella Chiesa della SS. Pietro e Paolo e in quella  di Sant’Angelo in Borgo, new entry dell’edizione fresca di restauro. A Palazzo Palmieri, quartier generale del festival, sarà allestita la Warka Tower. Progettata dall’architetto Arturo Vittori e presentata alla Biennale di Venezia nel 2012, la Warka Tower è una struttura alta circa 10 metri che raccoglie acqua dall’aria tramite condensazione. Costruita con materiali naturali come bambù e rete di polipropilene, può raccogliere fino a 100 litri al giorno senza elettricità, offrendo una soluzione sostenibile per comunità in regioni aride.

Tra le vie e le piazze saranno allestite mostre con la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e installazioni con la curatela per l’arte contemporanea di Roberto Lacarbonara.

Per la fotografia verranno proposte mostre di Nariman Darbandi, César Dezfuli, Bruce Eesly, Ismail Ferdous, Gauri Gill & Rajesh Vangad, Matthias Jung, Michalina Kacperak, Natalie Karpushenko, Polina Kostanda, Peter Menzel, Serifa, Richard Sharum, Lisa Sorgini, Valentina Vannicola, Paolo Ventura, Guillem Vidal e Jan von Holleben in residenza artistica. Molti fotografi saranno presenti nei giorni di inaugurazione per le attese visite guidate dagli artisti.

Dal 30 Agosto 2024 al 30 Novembre 2024 – MONOPOLI – Sedi varie

LINK

RAGUSA FOTO FESTIVAL 2024

Ferdinando Scianna, Vallelunga, Sicilia, 1964
© Ferdinando Scianna | Ferdinando Scianna, Vallelunga, Sicilia, 1964

La dodicesima edizione di Ragusa Foto Festival prima manifestazione internazionale siciliana dedicata ai diversi linguaggi della fotografia contemporanea e alla valorizzazione dei giovani talenti, è un anche invito a trascorrere una piacevole vacanza in Sicilia, l’ultimo fine settimana di agosto, a Ragusa Ibla, nel quartiere più antico e suggestivo del capoluogo ibleo, e nei suoi meravigliosi dintorni.
Il borgo barocco è lo scenario dell’edizione 2024 dal titolo ‘Prendersi una pausa’, diretta da Stefania Paxhia, giornalista e fondatrice, e dal direttore artistico Massimo Siragusa, fotografo e docente allo IED di Roma, con la collaborazione del comitato scientifico e di una rete di partner culturali locali e nazionali.
Venerdì 30 agosto alle ore 18 all’interno del Giardino Ibleo, si inaugura l’edizione 2024 insieme ai suoi protagonisti, alle istituzioni e agli sponsor della manifestazione per celebrare la fotografia contemporanea e trascorrere insieme, come ogni anno, le tre giornate inaugurali del Festival.
Nelle giornate inaugurali, fino a domenica 1 settembre, esperti nazionali e internazionali del mondo della fotografia saranno impegnati in eventi, seminari, workshop e talk, visite guidate, letture portfolio e premiazioni che accompagnano il vernissage delle 15 esposizioni – 13 personali e 2 collettive – allestite in quattro splendide location (Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca, la chiesa sconsacrata di San Vincenzo Ferreri e l’interno del Giardino Ibleo).

“Ogni pausa è cielo in cui mi perdo” scriveva il poeta modicano Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura. Ragusa Foto Festival 2024 parte proprio da questi versi per offrire, grazie alla diversità degli sguardi degli autori selezionati, nuovi ‘cieli’ e nuovi orizzonti in cui potersi perdere. Dal 30 agosto al 30 settembre 2024 saranno in mostra i lavori che evocano il tema di quest’anno, che è una riflessione sul bisogno urgente di prendere consapevolezza del proprio tempo. La Sicilia è protagonista della ricerca artistica della dodicesima edizione con diverse opere in mostra che rappresentano alcune interpretazioni visive del concetto di “pausa” ambientate al Sud e in Sicilia.

“Dormire, forse sognare” di Ferdinando Scianna di Bagheria, primo fotografo italiano a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos, il cui file rouge è il momento intimo e universale del dormire, è in mostra a Palazzo La Rocca. Il lavoro inedito di Mario Cresci, realizzato in residenza d’artista a giugno scorso qui a Ragusa, in mostra a Palazzo Garofalo, nel centro storico di Ragusa Superiore, è frutto della sua interazione con il territorio ibleo e con le preziose cartografie della Sicilia, testimonianza della lettura geopolitica dell’Isola tra il Cinquecento e l’Ottocento, raccolte nella prestigiosa Collezione della Fondazione ‘Cesare e Doris Zipelli’ della Banca Agricola Popolare di Ragusa.
La Sicilia è protagonista di altri due lavori inediti: “Sicilia”, progetto appena realizzato, è di Loredana Nemes, artista rumena che vive a Berlino, sul legame tra gli alberi e l’uomo, voluto da Fondazione Sylva che si occupa di sviluppo locale attraverso la riforestazione e la creazione di progetti di sensibilizzazione sui temi ambientali; e infine “Stadi di Sicilia”, lungo lavoro di Umberto Coa, fotografo documentarista, realizzato con il contributo del giornalista Massimiliano Macaluso, per documentare la realtà sociale e culturale dell’Isola attraverso la mappatura dei piccoli campi di calcio. Entrambe le mostre sono allestite a Palazzo Cosentini.

Altro lavoro ispirato alla cultura del tempo libero al Sud è quello di Antonio Biasiucci e Mimmo Paladino dedicato al gioco della Tombola, che permette di ammirare l’opera di due grandi autori contemporanei, tra i più interessanti e innovativi del nostro tempo, che interpretano il senso di un gioco antico, quello della cabala del nostro tempo.

Completano il programma di mostre le opere di Angelo Raffaele Turetta tra i fotografi di scena più apprezzati in Italia che mette in mostra il mondo del cinema con uno sguardo surreale; Simona Ghizzoni, artista visiva e regista di talento, che partendo da un vissuto intimo, a Palazzo Cosentini, racconta del suo isolamento voluto per una riflessione sul proprio essere e per il desiderio di pensare un futuro nuovo; la mostra dedicata all’Editoria Indipendente a Palazzo La Rocca con 25 Case Editrici, che offrono uno spaccato della loro produzione contemporanea. Anche Viola Pantano, giovane artista performer espone a Palazzo La Rocca. Le immagini inedite di Luca Campigotto, fotografo veneziano che porta in giro per il mondo il suo concetto di ‘viaggio fotografico’, sono esposte per immaginare una tregua e un equilibrio possibile nella relazione tra uomo e natura. Così come la sequenza distopica di immagini di Marco Zanta, fotografo d’architettura pluripremiato, esposta a Palazzo La Rocca. In programma, anche le mostre relative al Miglior Portfolio 2023 di Alessandro Cristofoletti, e alle due menzioni, Ciro Battiloro Claire Power.

Dal 30 Agosto 2024 al 30 Settembre 2024 – Ragusa – sedi varie

LINK

Life Dances on: Robert Frank in dialogue

Life Dances On: Robert Frank in Dialogue è una mostra che fornirà nuovi spunti sugli aspetti interdisciplinari e meno conosciuti della vasta carriera del fotografo e regista Robert Frank. La mostra approfondisce i sei decenni che seguirono lo storico libro fotografico di Frank, The Americans (1958) fino alla sua morte nel 2019, evidenziando la sua perpetua sperimentazione attraverso vari mezzi. In concomitanza con il centenario della sua nascita e prendendo il nome dal film dell’artista del 1980, Life Dances On esplora i dialoghi artistici e personali di Frank con altri artisti e con la sua comunità. La mostra presenterà più di 200 oggetti, tra cui fotografie, film, libri e materiali d’archivio, tratti dalla vasta collezione del MoMA insieme a prestiti significativi.

Sep 15, 2024–Jan 11, 2025 MoMA – NY

LINK

Jessica Backhaus: The Nature Of Things

Le piccole cose e i dettagli raccontano molto del quadro d’insieme. Si scoprono molte cose leggendo tra le righe.
– Jessica Backhaus

Celebre per la straordinaria capacità di scovare la bellezza e la poesia nel quotidiano, Jessica Backhaus è autrice di immagini accattivanti, quasi sensuali, che nascono dall’esplorazione dell’identità e della storia di persone, oggetti e luoghi. Che siano frammenti di realtà o scatti costruiti in studio, le sue fotografie attingono alla materia ordinaria per rivelarne i simboli e i significati profondi. Il risultato è un gioco di colori e forme, luci e ombre che
ha origine nella sensibilità dell’artista, attraversa l’intuizione e giunge infine a una visione condivisa e coinvolgente.

Il suo processo creativo conferisce alle immagini un’apertura che permette allo spettatore di immergersi ed esplorare lo spazio narrativo, ritrovare il riflesso delle proprie emozioni, o apprezzarne l’appagamento estetico. Interni, nature morte, ritratti, collage, paesaggi appaiono radicati in un’incessante ricerca di ciò che giace al solo della superficie di un’immagine, ma perfino della vita stessa. Micamera presenterà una selezione di opere tratte da The Nature Of Things, una serie realizzata negli ultimi anni, che porta lo stesso titolo dell’ampia mostra presentata al Museo Haus am Kleistpark di Berlino nel 2023.

Dal 13 settembre al 12 ottobre – MICamera – Milano

LINK

PhMuseum Days

I PhMuseum Days tornano per la loro quarta edizione che si terrà dal 12 al 15 settembre 2024 a Bologna.

Il tema scelto è CLOSER: viviamo in un’epoca in cui non è possibile immaginare alcun distacco oggettivo tra noi e la realtà. L’osservazione stessa tocca e cambia le cose, ogni racconto è contaminazione. I lavori in mostra non cercano di raggiungere un’impossibile neutralità, ma accettano la parzialità che è data dal guardare da vicino. Fanno dell’intimità la loro forza: nelle relazioni interpersonali tanto quanto nel rapporto con il territorio, con la storia, e con gli esseri viventi. Un invito alla condivisione e ad osservare con attenzione, al di là dei pregiudizi e degli stereotipi.

L’evento si svolgerà presso lo Spazio Bianco di DumBO a Bologna, un padiglione post-industriale di 1600 metri quadrati che ospiterà mostre, presentazioni, uno spazio dedicato all’editoria fotografica e un’area all’aperto. Ci saranno inoltre installazioni pubbliche in diversi luoghi della città, eventi e molto altro.

Dal 12 al 15 settembre – Bologna – Spazio Bianco, Dumbo

LINK

Festival della Fotografia Italiana

La prima edizione del Festival ha per tema Dalla Terra alla Luna. Esplorazioni sulla Fotografia Italiana, un evidente richiamo evocativo al celebre romanzo di fantascienza di Jules Verne; un invito a scoprire nuovi orizzonti mirando a gettare un ponte tra la ricca eredità della fotografia italiana e le sue future direzioni. Come il viaggio verso l’ignoto che Verne immagina, il Festival invita a guardare oltre le superfici per cogliere la profondità e la complessità del nostro paesaggio visuale.

Attraverso la coralità delle 100 opere di 100 tra i più influenti fotografi del panorama nazionale della mostra Fotografia italiana: mappe, percorsi e linguaggi e l’articolata diversità di visioni di undici autori fra i più interessanti della nostra contemporaneità, il Festival offre allo spettatore una straordinaria pluralità di prospettive e linguaggi.

Entra in gioco anche l’Intelligenza Artificiale, piegata al concept principale con un progetto che vuol essere una provocazione per sfidare le convenzioni della tradizione, ponendo interrogativi sulla creatività umana e tecnologica.
Non poteva mancare, in questo contesto, l’esplorazione visiva del Casentino, rivelando come il paesaggio possa ispirare e rispecchiare le infinite possibilità del viaggio nel contesto della fotografia italiana.

Ed anche le mostre legate ai lavori selezionati delle due call Percorsi e Nuovi Sguardi, arricchiscono l’esperienza culturale, invitando alla scoperta di nuove prospettive frutto della genialità e della sensibilità dei talenti emergenti.

Uno sguardo al passato è dato, poi, dagli scatti della fotografa Eda Urbani, classe 1908, una coraggiosa e libera fotoreporter che ha sfidato le convenzioni dell’epoca.
In attesa di annunciare, il 7 settembre prossimo, il vincitore del Premio Editoriale Mariae Nivis 1567, saranno esposti anche i 20 libri della short list dei finalisti. Il pubblico potrà visionarli e votarli, in aggiunta ai risultati della giuria tecnica.

La mostra centrale del festival, intitolata Fotografia Italiana: mappe, percorsi e linguaggi, a cura di Denis Curti, riunisce i cento autori più significativi dal dopoguerra a oggi, presentando un panorama della fotografia italiana che si distingue per la sua estetica culturale e paesaggistica unica.La selezione dei cento autori rappresenta un tentativo di rileggere la storia della fotografia italiana moderna e contemporanea, offrendo una narrazione ricca di sfumature e prospettive. Tra gli autori presenti figurano Gabriele BasilicoLetizia BattagliaGianni Berengo GardinMario GiacomelliGuido HarariNino MiglioriPaolo PellegrinFerdinando SciannaOliviero Toscani, e Francesco Zizola. Per ciascun autore e per ogni singola immagine una descrizione accurata ne mette in luce l’importanza e il contributo alla fotografia italiana.

Dai grandi maestri della fotografia si passa a dieci autori contemporanei, selezionati in base al tema dell’anno: Dalla Terra alla Luna. Esplorazioni sulla Fotografia Italiana. Questa linea guida è ispirata al romanzo di fantascienza di Jules Verne del 1865 (Dalla Terra alla Luna) ed evoca l’immaginazione e la previsione del futuro, concetti fondamentali che hanno plasmato anche la storia della fotografia. Le dieci mostre degli autori selezionati – Lorenzo Cicconi MassiSimone DonatiFrancesco FaraciSimona GhizzoniSara MunariRaffaele PetrallaEdoardo RomagnoliStefano SchiratoIlaria Sagaria, e Valentina Vannicola – raccontano storie uniche e coinvolgenti e offrono una prospettiva diversa e uno sguardo unico su temi legati all’esplorazione, alla memoria, all’ambiente e alla nostra presenza sul Pianeta.

Dal 14 giugno 2024 al 6 ottobre 2024 – Bibbiena, Poppi, Stia (AR)

LINK

Nuove avventure sotterranee – AA. VV.

Un progetto di committenza che mette in dialogo documentazione e ricerca artistica fornendo un punto di vista straordinario sulla costruzione di grandi infrastrutture.

I fotografi Domingo Milella, Stefano Graziani, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Luca Nostri sono stati incaricati di fotografare cinque infrastrutture sotterranee in quattro continenti (in Italia, Argentina, Canada, Australia e Nuova Zelanda) – costruite dalla società Ghella – lasciando intenzionalmente una distanza poetica e non didascalica tra le immagini e i cantieri. Quella distanza è lo spazio della ricerca, il luogo dove sviluppare riflessioni sull’immaginario delle grandi infrastrutture e intravedere nuove possibilità di racconto.

14 giugno 2024 > 25 settembre 2024 – Maxxi – Roma

LINK

Michele Palazzo. This is Not New York: Generative explorations of the urban landscape

Questa innovativa collezione del fotografo  Michele Palazzo mette in mostra l’uso pionieristico dell’AI da parte di Palazzo per espandere le sue fotografie originali di New York City. Queste fotografie non sono semplici versioni alterate dei suoi scatti originali di New York City; sono una fusione incantevole di realtà e immaginazione, che invita gli spettatori ad esplorare una versione parallela e fantastica della città – un regno in cui il familiare si trasforma in qualcosa di veramente straordinario e affascinante.
“This is Not  New York” invita gli spettatori a entrare in un mondo dove il familiare diventa straordinario. Le fotografie di Palazzo si fondono a immagini generate dall’intelligenza artificiale, trasformando i paesaggi urbani iconici in scenari vibranti e onirici, sfociando in una fusione tra tangibile e immaginario. La mostra è una testimonianza del potere della tecnologia di migliorare e ampliare la visione  artistica, offrendo una nuova prospettiva sull’ambiente urbano.

Collaborando con l’intelligenza artificiale, sono riuscito a esplorare nuove dimensioni della mia creatività e superare i confini della fotografia tradizionale”, afferma Palazzo. “Queste immagini generate dall’intelligenza artificiale sono un’estensione della mia visione  artistica, un viaggio nei territori inesplorati dell’immaginazione“.
La mostra si preannuncia una festa per i sensi, un caleidoscopio di colori, texture e prospettive. I visitatori saranno rapiti dalla bellezza surreale delle creazioni di Palazzo, che sfidano la nostra percezione della realtà e ci invitano a reimmaginare il mondo che ci circonda.

19/06/2024 – 19/09/2024 Bologna, Big Eyes Art Gallery

MASSIMO SESTINI. ZENIT DELLA FOTOGRAFIA

Massimo Sestini, Etna, eruzione del cratere sud
© Massimo Sestini | Massimo Sestini, Etna, eruzione del cratere sud

“Come quando sei morto e improvvisamente ritorni in vita”: sono le parole di Ayman, migrante dalla Siria, che nel documentario Where are you? Dimmi dove sei del National Geographic racconta il momento in cui, dal barcone stipato di migranti al largo della Libia, dopo dodici giorni di tempesta, avvistano l’elicottero della Marina Militare Italiana in missione di salvataggio.  
Sull’elicottero, anche il fotografo Massimo Sestini, che proprio in quel momento scatterà Mare Nostrum l’immagine simbolo dei viaggi della speranza che dalle coste africane cercano di raggiungere l’Europa, selezionata tra le Top 10 images of 2014 da TIME, pubblicata su numerose testate in tutto il mondo (tra cui Photo France, The Guardian, Internazionale, The Economist, L’Espresso, Die Zeit, Time, National Geographic) e vincitrice del World Press Photo Award 2015 nella categoria General News. Da questo riconoscimento è partita la sua ricerca con il progetto Where are you? che, nel corso del quinquennio successivo, rintraccerà e fotograferà (dall’alto e perpendicolarmente) una decina dei migranti che erano su quel natante, ritratti nella loro vita definitiva, in giro per l’Europa, realizzando un documentario con National Geographic trasmesso in tutto il mondo.   L’iconico scatto, insieme a uno showcase della ricerca, saranno al centro della personale che Fondazione Brescia Musei dedica al fotografo toscano, MASSIMO SESTINI. Zenit della fotografia, in programma dal 24 settembre 2024 al 2 marzo 2025 al Museo di Santa Giulia.  
La mostra, curata da Angelo Bucarelli e realizzata con la collaborazione di Freccianera Fratelli Berlucchi, main partner dell’iniziativa, si inserisce nella VII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, quest’anno declinato attorno al tema Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico.  
L’esposizione inedita presenta una selezione di immagini capaci di raccontare oltre quarant’anni di carriera di Massimo Sestini, con particolare attenzione ai temi a lui cari, come l’immigrazione e i principali episodi della storia italiana contemporanea: la strage di Capaci, il naufragio della Costa Concordia, il terremoto dell’Aquila, la tragedia della Moby Prince, il funerale di Giovanni Paolo II, il funerale di Benedetto XVI, il Covid e molto altro.  “Come quando sei morto e improvvisamente ritorni in vita”: sono le parole di Ayman, migrante dalla Siria, che nel documentario Where are you? Dimmi dove sei del National Geographic racconta il momento in cui, dal barcone stipato di migranti al largo della Libia, dopo dodici giorni di tempesta, avvistano l’elicottero della Marina Militare Italiana in missione di salvataggio.  
Sull’elicottero, anche il fotografo Massimo Sestini, che proprio in quel momento scatterà Mare Nostrum l’immagine simbolo dei viaggi della speranza che dalle coste africane cercano di raggiungere l’Europa, selezionata tra le Top 10 images of 2014 da TIME, pubblicata su numerose testate in tutto il mondo (tra cui Photo France, The Guardian, Internazionale, The Economist, L’Espresso, Die Zeit, Time, National Geographic) e vincitrice del World Press Photo Award 2015 nella categoria General News. Da questo riconoscimento è partita la sua ricerca con il progetto Where are you? che, nel corso del quinquennio successivo, rintraccerà e fotograferà (dall’alto e perpendicolarmente) una decina dei migranti che erano su quel natante, ritratti nella loro vita definitiva, in giro per l’Europa, realizzando un documentario con National Geographic trasmesso in tutto il mondo.   L’iconico scatto, insieme a uno showcase della ricerca, saranno al centro della personale che Fondazione Brescia Musei dedica al fotografo toscano, MASSIMO SESTINI. Zenit della fotografia, in programma dal 24 settembre 2024 al 2 marzo 2025 al Museo di Santa Giulia.  
La mostra, curata da Angelo Bucarelli e realizzata con la collaborazione di Freccianera Fratelli Berlucchi, main partner dell’iniziativa, si inserisce nella VII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, quest’anno declinato attorno al tema Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico.  

Dal 24 Settembre 2024 al 02 Marzo 2025 – Museo di Santa Giulia – Brescia

LINK

HENRI CARTIER-BRESSON e l’Italia

Henri Cartier-Bresson, Incoronazione di Giovanni XXIII, Città del Vaticano, 1958 © Fondazione Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

Dal 28 settembre al 26 gennaio, a Palazzo Roverella di Rovigo viene proposta la più importante mostra monografica italiana su Henri Cartier-Bresson, incentrata sul lungo rapporto tra il maestro francese e il nostro paese.

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è realizzata in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e la Fondazione CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux, e Walter Guadagnini, direttori delle rispettive Fondazioni.

Per la prima volta viene documentato in maniera esaustiva e approfondita il rapporto tra colui che è stato definito “l’occhio del secolo” e l’Italia. Attraverso circa 200 fotografie e numerosi documenti – giornali, riviste, volumi, lettere -, la mostra ripercorre le tappe di un rapporto iniziato prestissimo, già negli anni Trenta, e proseguito sino al momento in cui Cartier-Bresson ha abbandonato la fotografia, negli anni Settanta.

Scandita cronologicamente, la mostra inizia con il primo viaggio italiano avvenuto all’inizio degli anni Trenta da un giovanissimo Cartier-Bresson (nato nel 1908), che aveva appena abbandonato definitivamente la pittura per la fotografia, in compagnia dell’amico André Pieyre de Mandiargues, giovane poeta e scrittore, e della sua compagna, la pittrice Leonor Fini. Da questo viaggio di piacere, il fotografo scatta alcune delle sue immagini più famose, tutte presenti nella sezione di apertura della mostra.

Il secondo viaggio, non meno significativo, avviene all’inizio degli anni Cinquanta e tocca l’Abruzzo e la Lucania, allora terre di grande interesse culturale, sociologico e per l’appunto fotografico, emblema di quel Sud in cui si affrontavano tradizione e modernità, povertà e cambiamenti sociali. Figura centrale nella costruzione dell’immagine del Sud e in particolare di queste regioni è lo scrittore e pittore Carlo Levi, riferimento fondamentale per i tanti fotografi, italiani e stranieri, che si muovono tra Matera e i paesi del territorio, tra cui Scanno nei pressi di L’Aquila, divenuta celebre proprio grazie agli scatti di Cartier-Bresson e più tardi di Giacomelli. Particolarmente interessanti, anche dal punto di vista storico, sono le immagini della distribuzione delle terre, un momento cruciale nella storia recente del Paese.

Divenuto ormai una leggenda vivente della fotografia, Cartier-Bresson ritorna a più riprese in Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta realizzando servizi per le grandi riviste illustrate dell’epoca, tra cui “Holiday” e “Harper’s Bazaar”, dedicati soprattutto a Roma, Napoli, Venezia, le grandi città che suscitano l’interesse dei lettori stranieri, e a Ischia e alla Sardegna, tappe che permettono al fotografo di esercitare il suo sguardo sugli usi e i costumi del paese e dei suoi abitanti. In particolare, i diversi scatti realizzati a Roma restituiscono appieno il clima di quegli anni e la specificità di un paese non ancora omologato alla dominante cultura proveniente da oltreoceano. Alcune di queste immagini confluiscono non a caso in uno dei libri più noti del fotografo, “Les Européens” (1955), nel quale si racconta la nuova Europa che è ormai in pieno sviluppo dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

La mostra ha i suoi ultimi sviluppi e la sua chiusura con le immagini dei primi anni Settanta dedicate ancora a Matera, un vero e proprio ritorno sui luoghi frequentati vent’anni prima, in cui è facile leggere continuità e discontinuità del tempo, l’avanzare della modernità e la persistenza delle identità locali, e con quelle dedicate al mondo del lavoro industriale, tra Olivetti e Alfa Romeo, che spostano invece l’attenzione specificamente sulle nuove modalità di vita del periodo.

La mostra è composta di opere vintage provenienti dalla Fondation Cartier-Bresson, ed è accompagnata da testi esplicativi in ogni sala e da un catalogo, edito da Dario Cimorelli Editore, che riporta tutte le opere esposte, i saggi dei due curatori e di Carmela Biscaglia, quest’ultimo dedicato alle vicende e ai personaggi che hanno reso unico il rapporto di Cartier-Bresson con la Basilicata.   

28 Settembre 2024 – 26 gennaio 2025 – Rovigo, Palazzo Roverella

LINK

TINA MODOTTI

Tina Modotti, <em>Donna di Tehuantepec</em>, Messico, 1929 ca.
Tina Modotti, Donna di Tehuantepec, Messico, 1929 ca.

“[…] Ma non voglio parlare di me. Desidero parlare soltanto di fotografia e di ciò che possiamo realizzare con l’obiettivo. Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore.” Tina Modotti, 1926 Dal 26 settembre 2024 al 16 febbraio 2025, le sale di Palazzo Pallavicini di Bologna ospiteranno una mostra dedicata alla fotografia di Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942), esponente di spicco della fotografia e dell’attivismo politico della prima metà del Novecento. 

Organizzata e realizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci della Pallavicini s.r.l., unitamente al Comitato Tina Modotti, l’esposizione, a cura di Francesca Bogliolo, intende ripercorrere, attraverso una raffinata selezione di circa cento opere e di alcuni preziosi documenti, la vicenda umana di una donna coraggiosa e anticonformista, che ha saputo farsi interprete del sentimento del proprio tempo, elaborando una poetica della verità foriera di valori umani capaci di oltrepassare i limiti dello spazio e del tempo.

Indipendente, libera, moderna, Tina Modotti coniugò l’amore per l’arte e quello per il vero al proprio ardore politico, che ne guidò le scelte e gli interventi da militante, con la volontà di contribuire alla creazione di un mondo migliore. In dialogo continuo con artisti e intellettuali durante l’evolversi dei suoi periodi espressivi, la Modotti sviluppò un linguaggio fotografico dal tono intimistico, capace di indagare le contraddizioni della realtà per penetrarne la lirica segreta. La totalità degli scatti esposti in mostra svela, fin da principio, un nuovo modo di osservare la realtà, partecipe della fuggevolezza dei suoi istanti: il percorso articolato lungo le sale desidera invitare l’osservatore al dialogo con la propria personale concezione del tempo, talvolta immobile e attonito, talora fugace e inafferrabile.

Quello che emerge con forza è una Tina felice e libera (felice perché è libera), come scrive lei stessa a Weston nell’aprile del 1925: una donna dall’intelletto vivace e dalla sorprendente capacità di introspezione, la cui natura poliedrica appare capace di orientarne le scelte. Articolato in sei sezioni, il percorso espositivo si propone di mostrare al pubblico le infinite sfaccettature di una fotografa abile nel tralasciare l’estetica per dedicarsi all’etica, sviluppando un codice visivo eloquente e personale, delineatosi ed evolutosi in un tempo brevissimo, pur tuttavia capace di lasciare traccia indelebile nel patrimonio storico e fotografico della prima metà del secolo scorso. Il continuo dialogo con le fotografie di Edward Weston, riverbero di un fitto scambio epistolare intercorso tra i due artisti, narra l’ossessione di Tina per la qualità fotografica e la sua volontà, reiterata in una dichiarazione del 1929, di registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti.

Numerose le fotografie biografiche, intrise di potenza narrativa, tra le quali si affacciano i volti di alcune personalità note dell’epoca e della dimensione artistica in cui la Modotti immerse la sua anima e seppe trovare la sua ispirazione: il fotografo e suo mentore Edward Weston, gli artisti Diego Rivera e Frida Kahlo, l’attrice Dolores del Rio, il giornalista rivoluzionario Julio Antonio Mella, il politico Vittorio Vidali. Nell’ottica di un appassionato e sincero attivismo, Tina utilizzò il mezzo fotografico come estensione del proprio occhio, strumento di indagine e denuncia sociale, con una coerenza espressiva capace di travalicare l’arte per consegnarla in dono alla vita,  quella vita che, a suo stesso dire, lottava continuamente per predominare l’arte.

Una vera e propria metamorfosi della vita in arte, che trova la sua trasposizione fotografica nelle celebri calle e nelle delicate geometrie esposte, che Tina tenta di convertire in astrazione per poterle conservare nella memoria, tralasciando gli elementi superflui per giungere, con fervore, al nucleo del sentimento. L’intensità della passione che guida la mano e l’occhio di Tina si ritrova tra i visi e le mani del popolo messicano, protagonisti di un’intera sezione, testimoni di una volontà di cambiamento e di una necessaria presa di coscienza, che nella sua visione assurgono a icone di possibilità di riscatto sociale. 

Vita, arte e rivoluzione: queste le parole chiave degli scatti che colgono i simboli della lotta di classe, i lavoratori, le donne del popolo, gli assembramenti, i dettagli. Intense le istantanee delle donne di Tehuantepec che, camminando velocemente per natura, raccontano la volontà di Tina di ricercare in una società antica una nuova verità e un senso poetico che divengano per lei inesauribile linfa creativa; austeri, in tal senso, gli sguardi dei bambini, che sembrano penetrare l’obiettivo nel tentativo di raggiungere l’anima di chi scatta. 

A chiudere la mostra, infine, una selezione di ritratti di Tina, tra cui alcuni di quelli da lei definiti immortali, realizzati da Edward Weston. Nell’osservarli, sembra udirsi l’eco delle parole di Federico Marin, che la descrisse come “una bellezza misteriosa, priva di volgarità […], ma non allegra, bensì austera, terribilmente austera. Non malinconica, né tragica”. 

Fascino e mistero restano tuttora intatti, poiché le parole scritte nelle lettere, il suo peculiare sguardo, l’ardita sperimentazione, collocano Tina Modotti tra i più grandi interpreti della realtà della condizione umana, colta nelle sue infinite sfaccettature. La natura immersiva dei suoi scatti, derivante da un’innata empatia verso i soggetti, si fa voce capace di narrare a chi guarda l’infinita varietà del mondo e, contemporaneamente, la sua universalità.

Dal 26 Settembre 2024 al 16 Febbraio 2025 – Palazzo Pallavicini – Bologna

LINK

Sole a Mezzanotte – Francesco Caggese

Può il sole splendere a mezzanotte?
Una pianta riesce a generare sempre fiori bellissimi, anche quando ha vissuto molti frammenti di vita, se ce ne si prende cura.
Il progetto fotografico “Sole a mezzanotte” realizzato nella “Fondazione Casa di Riposo San Giovanni di Dio Onlus” a Troia (FG), rappresenta una qualsiasi situazione similare e nasce dal desiderio di raccontare il bisogno di affetto di chi, nonostante l’inverno della mente e del corpo, ha sempre il cuore in fiore. Il corpo invecchia, la mente può perdere la sua limpidezza ma la linfa che alimenta la vita di ogni creatura, l’amore, non muore mai!
Sono occhi che sperano la segreta speranza di vedere qualcuno che li vada a trovare e che gli riscaldi il cuore.
C’è ancora tanto amore che possono generare e i loro cuori possono ringiovanire di fronte all’amore.
Non lasciamoli soli sul finire del giorno, ma illuminiamo la loro mezzanotte.

Dal 14 al 21 settembre – Palazzetto dell’Arte – Foggia

Mostre di fotografia da non perdere ad agosto

Ciao,

vi segnaliamo anche questo mese diverse mostre molto interessanti!

Non perdetele!

Anna

Bar Stories on Camera

Switzerland. 1930s. Galleria Campari

Dal 25 luglio al 6 ottobre 2024CAMERA accoglie negli spazi della Project Room la terza tappa della mostra Bar Stories on Camera, realizzata in collaborazione con Galleria Campari e Magnum Photos: un racconto per immagini, dagli anni Trenta all’inizio degli anni Duemila, del mondo del bar e di quella cultura della convivialità di cui Campari è portavoce dal 1860.

Il percorso espositivo è organizzato in tre sezioni tematiche – Sharing MomentsBar Campari e The Icons – che presentano 50 scatti di grandi maestri della fotografia, da Robert Capa, Elliott Erwitt, Martin Parr a Ferdinando Scianna, provenienti dall’Archivio Storico Galleria Campari e dall’agenzia Magnum Photos.

Che sia per guardare la partita in tv, per gustare un caffè o per incontrare amici, amanti o colleghi, in Italia e in tutto il mondo le persone si ritrovano al bar riscoprendo una nuova socialità. Sono luoghi di condivisione, collettivi, che costruiscono nuove abitudini e sono capaci di raccontare meglio di molti altri contesti l’evoluzione della società contemporanea, dei suoi riti, dei suoi miti, di cui Bar Stories on Camera offre un importante spaccato.

Bar Stories on Camera. Galleria Campari / Magnum Photos si presenta negli spazi di CAMERA con un progetto espositivo rinnovato rispetto alle iterazioni precedenti che hanno visto la mostra debuttare a ottobre 2023 in Galleria Campari a Sesto San Giovanni. A giugno 2024 Galleria Campari ha portato il progetto espositivo nella Davide Campari Lounge di Art Basel a Basilea in una rivisitazione con la curatela di Martin Parr.

25 luglio – 6 ottobre 2024 – Camera Centro per la Fotografia – Project Room – Torino

LINK

CHINA. DALLA RIVOLUZIONE CULTURALE ALLA SUPERPOTENZA GLOBALE

Martin Parr, American Dream Park, Shanghai, China, 1997
© Martin Parr / Magnum Photos | Martin Parr, American Dream Park, Shanghai, China, 1997

Un gigante economico in costante evoluzione, destinato ad essere sempre più centrale negli equilibri geopolitici mondiali: la Cina è oggi la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti e con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è lo Stato più popoloso al mondo nonché il quarto per estensione territoriale. Alla Cina di ieri e di oggi, alle sue trasformazioni sociali ed economiche ed alle sue tante contraddizioni, è dedicata la mostra China. Dalla rivoluzione culturale alla superpotenza globale, progetto fotografico inedito curato dal fotografo di fama internazionale Martin Parr, promosso da Forte di Bard e Agenzia Magnum Photos, allestito nelle sale delle Cantine dal 5 luglio al 17 novembre 2024. 

Dalla creazione dell’agenzia Magnum Photos nel 1947 fino ad oggi, i numerosi membri e affiliati hanno viaggiato e immortalato la Cina nei suoi diversi territori. All’interno del numeroso e diversificato panorama dei fotoreportage realizzati, spiccano proprio quelli di Marc Riboud e Martin Parr a cui la mostra è dedicata. Entrambi hanno viaggiato più volte in Cina, ponendo l’attenzione sulle trasformazioni sociali ed economiche del Paese a seguito dei grandi cambiamenti politici che l’hanno attraversata. 

Marc Riboud (1923-2016) compie il suo primo viaggio nel 1956 quando la Cina sta cambiando volto sotto la guida di Mao Zedong. La Repubblica popolare cinese, infatti, emerge sulle ceneri del conflitto tra comunisti e nazionalisti perpetratosi per vent’anni, trovandosi così a gestire una società profondamente divisa e ferita. Riboud sottolinea come i cinesi non siano intimiditi dall’obiettivo fotografico e grazie a questo riesce a immortalare un aspetto della Cina poco conosciuto in Occidente: quello della vita quotidiana. In mostra sarà esposta la sua prima fotografia della Cina: una donna sul treno diretto a Canton. Nei suoi numerosi viaggi in Cina, il cui ultimo data 2010, Riboud visita gran parte del Paese, scattando meravigliose immagini della vita di tutti i giorni del popolo cinese, dal mondo del lavoro a quello del tempo libero. 

Martin Parr, con la stessa efficacia rappresentativa, testimonia la Cina più moderna a partire dal suo primo viaggio avvenuto nel 1985. È lui stesso ad affermare che è profondamente affascinato dal “consumismo” e per questo i soggetti principali da lui affrontati sono il lusso e la modernità, senza dimenticare il tempo libero. Spiagge, auto di lusso, ostentazione emergono con forza e testimoniano un paese profondamente cambiato nella seconda metà del XX secolo. In mostra sono esposti 12 scatti del suo primo reportage cinese, in cui Parr testimonia la vita di alcuni settori economici, come le industrie tessili o di gioielli, così come il mondo del tempo libero, tra esercizi di Tai Chi e pause pranzo al Mc Donald. Attraverso i suoi scatti testimonia inoltre il passaggio dall’economia comunista al nuovo sviluppo economico moderno, arrivando ad affermare che “la Cina di oggi assomiglia molto a Chicago” (1997). 

All’interno della mostra, che presenta in tutto oltre 70 fotografie, sono esposte anche una linea del tempo e una mappa storica dei viaggi compiuti dai due fotografi che permettono al visitatore di comprendere più a fondo il contesto storico e sociale all’interno del quale sono state scattate le fotografie.

Dal 05 Luglio 2024 al 17 Novembre 2024 – Forte di Bard – Aosta

LINK

FOTOGRAFIA CALABRIA FESTIVAL 2024

Sofia Uslenghi, My Grandma and I
Sofia Uslenghi, My Grandma and I

Ai nastri di partenza la III edizione di Fotografia Calabria Festival, il primo Festival diffuso dedicato alla fotografia contemporanea in Calabria, ideato e promosso dall’Associazione Culturale “Pensiero Paesaggio”. Dal 26 luglio al 25 agosto il comune di San Lucido (CS), uno tra i più suggestivi centri del basso Tirreno calabrese, si prepara ad accogliere tra le proprie strade e i vicoli del centro storico, in location uniche e speciali, i numerosi progetti – alcuni inediti, altri in anteprima italiana – dei fotografi internazionali ospiti del Festival, oltre ad eventi, talk e workshop dedicati al mondo della fotografia.
 
IL TEMA: FOTOGRAFIA DI FAMIGLIE
 
Fotografia di famiglie è il tema e il titolo di Fotografia Calabria Festival 2024. Una scelta non casuale in cui singolare e plurale non hanno solo un senso grammaticale, ma anche sociale. La fotografia scelta come il linguaggio attraverso cui osservare il tema della famiglia e delle sue rappresentazioni, un linguaggio che in ogni parte del mondo viene utilizzato all’interno dei nuclei familiari proprio per fissare dei momenti, per custodire piccole e grandi storie. Un medium che ci permette di riappropriarci di istantanee che spesso restano cristallizzate nei database dei nostri devices o negli album lasciati in qualche mobile di casa, che riaccendono la nostra memoria.
  
Fotografia di famiglie indaga questo universo fatto di emozioni e di memorie, non solo digitali, trattando i temi della malattia, delle relazioni tra parenti – anche con l’intelligenza artificiale, inevitabile specchio del nostro tempo – e le storie di tutte quelle famiglie che si discostano dai modelli tradizionali e che esistono al di là dei legami di sangue.  
 
I PROGETTI E I FOTOGRAFI IN MOSTRA
 
Sono nove i fotografi e le fotografe, provenienti dall’Italia e dal resto del mondo, che presenteranno i propri progetti al Festival. A partire da Sofia Uslenghi, nata a Reggio Calabria e considerata uno dei nomi più interessanti nel panorama contemporaneo italiano, presenta My Grandmother and I, progetto che, in linea con i temi della sua produzione, documenta il rapporto con le sue radici, in questo caso con la figura della nonna materna: sovrapponendo i suoi autoritratti con le fotografie delle nonna il progetto presenta una grande carica emotiva ed affettiva. Tim Smith, fotografo documentarista che risiede nel Manitoba, in Canada, porta al Festival In The World But Not Of It, un lavoro di ricerca e documentazione in corso da oltre quindici anni sulla comunità degli Hutteriti del Nord America, gruppo anabattista la cui cultura si preserva tramite uno spontaneo isolamento dalla società e un’economia basata sull’autosufficienza. Dal Canada proviene anche la fotografa Catherine Panebianco che in No Memory Is Ever Alone sceglie di utilizzare le diapositive Kodak scattate da suo padre negli anni ’50 e ’60, mantenendole fisicamente nel proprio panorama odierno, restituendoci una storia d’amore sulla propria famiglia, una mappatura lunga una vita intera fatta di matrimoni, viaggi in strada, bambini, vacanze, notti di gioco. Filippo Venturi, fotografo documentarista e artista visivo, è tra i nomi italiani più riconosciuti nel campo delle sperimentazioni visive con l’Intelligenza Artificiale, a Fotografia Calabria Festival porta in mostra He Looks Like You, che vede protagonisti suo padre Giorgio e suo figlio Ulisse mentre giocano e condividono momenti ed esperienze: si tratta però di falsi ricordi, visto che il padre è morto cinque anni prima della nascita del figlio. Una serie di momenti che non sono mai esistiti, in luoghi che non saranno mai raggiungibili, un tentativo di trovare consolazione e di superare le frontiere dell’esistenza attraverso l’arte e la tecnologia, generando immagini che fondono illusione, sogno e ricordo. 
 
Altra fotografa calabrese, proveniente nello specifico da Catanzaro, è Noemi Comi, protagonista con Album di Famiglia, progetto che è stato realizzato su commissione di Fotografia Calabria Festival 2024 in partnership con Lomography Italia. Il progetto ha visto protagoniste, su tutto il territorio nazionale, famiglie composte da coppie omosessuali, monogenitoriali, con figli nati con la tecnica della fecondazione in vitro o adottati, ma anche famiglie senza figli: tra le famiglie compaiono Luca Trapanese con la figlia Alba, Fabian Albertini, fotografa e artista di fama internazionale e tante altre, Album di Famiglia propone una riflessione necessaria alla luce dei diritti civili ottenuti negli ultimi anni in tema di matrimonio, adozione e maternità che vanno a portare una profonda modificazione del tessuto sociale del nostro Paese. Hyun-min Ryu, nato a Daegu in Corea del Sud, dove vive e lavora, presenta Kim Sae-hyun, progetto – le cui foto sono state anche scelte per il visual della nuova edizione del Festival – in cui l’artista ha voluto catturare la crescita di suo nipote e in cui le caratteristiche del ritratto tradizionale sono mescolate con un’operazione concettuale “autoreferenziale”, interessato alla somiglianza e alla distorsione tra il soggetto della fotografia e il risultato finale della stessa. La fotografa australiana Carole Mills Noronha con The place he goessceglie invece di documentare il percorso del padre attraverso l’Alzheimer e la demenza, un modo per generare dei ricordi più duraturi della sua vita e del suo lento svanire nel corso del tempo. Pierluigi Ciambra, fotografo nato in Sicilia e con base a Cosenza, presenta al Festival le foto del suo libro edito da 89Books, Lullaby and last goodbye, un progetto iniziato nel 2013 in cui descrive attraverso la fotografia il processo di crescita delle sue figlie, le dinamiche familiari, lo sviluppo delle identità e le loro diverse personalità, un lavoro già pubblicato in varie riviste ed esposto in diverse gallerie in Italia e in Europa.  La fotografa austriaca Franzi Kreis, con il supporto del Forum Austriaco di Cultura, porta al Festival Generation Beta – The Great Opera, in cui sedici persone di Roma e di Vienna raccontano le storie delle proprie famiglie attraverso tutti gli alti e bassi della vita: le donne illustrano la vita delle proprie madri, gli uomini quella dei propri padri.

Dal 26 Luglio 2024 al 25 Agosto 2024 – SAN LUCIDO | COSENZA – Sedi Varie

LINK

MARIO CRESCI. HOMO LUDENS

Mario Cresci. Homo ludens, Lecce
Mario Cresci. Homo ludens, Lecce

linea, spazio di studio, ricerca e promozione dell’arte contemporanea e della fotografia d’autore, inaugura venerdì 26 luglio 2024 “Mario Cresci. Homo ludens”, personale di Cresci tra i più importanti e ricercati fotografi dello scenario nazionale. Un percorso espositivo che trova spazio nei bastioni del Castello Carlo V di Lecce, luogo d’interesse storico, contenitore culturale d’eccellenza della città. La mostra, a cura di Flavia Parisi Alice Caracciolo, si inserisce nell’ambito del progetto Strategia Fotografia 2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
 
Cresci si confronta così con l’homo ludens in grado di creare una relazione possibile con il tutto attraverso il gioco e il mito. Per farlo, esplora la produzione ceramica del territorio leccese, realizzando oltre 30 opere fotografiche destinate, in ultimo, al Museo della Ceramica di Cutrofiano. L’homo ludens, indagato da Johan Huizinga nel suo celebre saggio del 1938, crea il suo territorio da esplorare e allo stesso tempo esplora la propria creazione. Si tratta di una dimensione di libertà e non di casualità che, nel rapporto con la materia, si pone al confine tra improvvisazione e determinazione. Il gioco, categoria primaria e autonoma dell’attività umana, elemento pre-culturale in grado di mettere in relazione le persone, di rappresentare, di generare un sistema e di alimentare la creatività, diventa per Cresci uno strumento metodologico per avvicinarsi al lavoro dei ceramisti di Cutrofiano, come Pinu Rizzu, che in una giornata di lavoro arrivava a realizzare a mano fino ad un centinaio di fischietti di ceramica.
 
Cresci, iniziatore negli anni Settanta di un approccio analitico alla fotografia come chiave di accesso alla profondità della cultura immaginativa legata alla produzione artigianale del mezzogiorno, si interessa dunque alle ceramiche cutrofianesi e a oggetti di matrice ludica divenuti identitari, e va oltre.  La ceramica, in passato considerata l’alfabetismo, il leggere dei popoli, diventa emblema della dicotomia tra unicità del gesto creativo e riproducibilità, caratteristiche, queste, della fotografia e della grafica.
 
L’animismo degli oggetti emerso dalla precedente produzione fotografica di Cresci assume una dimensione quasi ironica, per avventurarsi in una rappresentazione del “come se” che ha luogo in un cerchio magico con regole molto specifiche ma anche molto arbitrarie.
L’homo faber è quello che ha il controllo sulla materia. L’homo ludens sembra meno interessato al controllo sulla materia, quanto piuttosto alla possibilità di definire una propria dimensione, una propria sfera di azione dove tutto è possibile, ripetibile e sempre diverso.
  Homo ludens nasce come progetto di committenza proposto da linea, con il titolo Spazio Materia Azione, nell’ambito del Bando Strategia Fotografia 2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto prevede una proposta espositiva articolata su due sedi, con l’intento di valorizzare le diverse opportunità di approfondimento offerte dalle realtà culturali del territorio leccese.
Una parte della nuova produzione di Mario Cresci è esposta presso il Bastione S. Trinità del Castello Carlo V di Lecce, con una mostra che comprende fotografie a colori, documenti d’archivio dalla storica serie Misurazioni, del 1979, ed una selezione di fischietti e documenti dal Museo della Ceramica di Cutrofiano. linea al contempopresenta un focus della nuova produzione dedicato al rapporto tra fotografia e grafica, accompagnato da disegni e documenti che raccontano il processo creativo dell’artista.  

Dal 26 Luglio 2024 al 15 Settembre 2024 – Castello Carlo V – Lecce

BURTYNSKY: EXTRACTION / ABSTRACTION

Burtynsky: Extraction / Abstraction, M9 - Museo del ’900, Venezia Mestre
Burtynsky: Extraction / Abstraction, M9 – Museo del ’900, Venezia Mestre

Un’esplorazione delle “incursioni industriali su larga scala nel pianeta” e dell’impatto dell’azione umana sugli ecosistemi terrestri: è stata presentata oggi alla stampa BURTYNSKY: Extraction / Abstraction, la mostra sul grande artista canadese Edward Burtynsky che sarà esposta in M9 – Museo del ’900 da domani venerdì 21 giugno a domenica 12 gennaio 2025. 

Curata da Marc Mayer, già direttore della National Gallery of Canada e del Musée d’Art Contemporain di Montreal, con progetto allestitivo di Alvisi Kirimoto, è la più ampia esposizione mai realizzata sugli oltre quarant’anni di carriera del fotografo e, dopo il fortunato debutto alla Saatchi Gallery di Londra, arriva per la prima volta in Italia.
Dopo l’exploit di Banksy. Painting Walls, M9 suggerisce un nuovo sguardo sui grandi temi e sulle urgenti sfide del presente attraverso il linguaggio dell’arte e, per la seconda mostra temporanea dell’anno, l’attenzione viene ora posta sul paesaggio e il cambiamento climatico, nelle interazioni tra uomo e ambiente.

BURTYNSKY: Extraction / Abstraction
, infatti, indaga le conseguenze ambientali del sistema industriale: un tema che rappresenta il codice distintivo del fotografo, acclamato in Italia grazie al progetto Anthropocene del 2019, che ha poi viaggiato in tutto il mondo, riscuotendo sempre critiche entusiastiche. In questa nuova esposizione, grazie alla profonda comprensione storica dei processi industriali novecenteschi, dei contesti geografici e culturali selezionati nelle sue campagne, Burtynsky invita gli spettatori a guardare oltre quei luoghi fotografati, oltre la nostra esperienza e le nostre aspettative, per capire davvero l’impatto dell’uomo sul futuro degli habitat terrestri. 

Le grandi fotografie di Burtynsky si presentano a un primo sguardo come affascinanti e indecifrabili campiture di colori e di forme astratte, che lasciano gli osservatori sospesi di fronte a oggetti naturali o antropici spesso non immediatamente intellegibili, ma capaci di attirarli dentro l’opera.

BURTYNSKY: Extraction / Abstraction
 si compone di sei sezioni tematiche che illustrano tutti i principali campi di azione del fotografo canadese, con oltre 80 fotografie di grande formato, 10 enormi murales ad altissima definizione e alcuni dei principali strumenti fotografici che hanno reso celebre Burtynsky, inclusi quei droni che gli hanno permesso di allargare ulteriormente l’obiettivo delle sue fotocamere. A queste si aggiungono ulteriori elementi, integrati negli spazi di M9, frutto di un dialogo concettuale tra la mostra e la narrazione del Museo sulle trasformazioni sociali, economiche e politiche del Novecento. 
Nel corridoio del secondo piano infatti saranno esposte nove fotografie della campagna fotografica commissionata a Burtynsky dalla Fondazione Sylva nel 2022 per testimoniare gli effetti della Xylella sugli olivi pugliesi: un disastro ambientaleche ci permette di cogliere e misurare concretamente gli effetti del cambiamento climatico anche sul nostro Paese. 
Infine, nella nuova sala M9 Orizzonti, verrà proiettato, in modalità immersiva e per la prima volta in Italia, il pluripremiato cortometraggio In the Wake of Progress [Sulla scia del progresso](2022), coprodotto da Burtynsky assieme al celebre produttore musicale Bob Ezrin e con le musiche originali del compianto Phil Strong. 

Dal 21 Giugno 2024 al 12 Gennaio 2025 – M9 – Museo del ’900 – Mestre (VE)

LINK

ARMIN LINKE. LA TERRA VISTA DALLA LUNA

Armin Lin ke, PLANTA, Lleida, Spain 2018. Stampa fotografica su alluminio con cornice in legno, cm. 50x60
Armin Linke, PLANTA, Lleida, Spain 2018. Stampa fotografica su alluminio con cornice in legno, cm. 50×60

Vistamare è lieta di presentare La terra vista dalla luna, una mostra personale di Armin Linke.

Le opere di Linke ci pongono davanti ad una visione effettuata da una prospettiva diversa da quella che normalmente siamo abituati ad utilizzare, una prospettiva capovolta, come suggerisce il titolo della mostra, omonimo dell’onirico mediometraggio girato da Pier Paolo Pasolini nel 1967.

Linke porta avanti da tempo una ricerca sulle attività dell’uomo e su come la scienza e la tecnologia, ma anche l’economia e la politica, abbiano prodotto le trasformazioni in corso del pianeta. Le immagini raccolte nei suoi viaggi in giro per il mondo costituiscono una sorta di atlante di queste metamorfosi: sono interessato a come il processo di archiviazione metta alla prova le immagini, obbligandoti a pensare se la singola fotografia possa sopravvivere alla motivazione che spinge a scattarla in un determinato istante e se, conservata nel tempo, sappia aggiungere ulteriori livelli di lettura ai quali non avevi pensato al momento della ripresa.

Nello spazio della galleria di Milano, dove espone per la prima volta, l’artista ha costruito un percorso con opere realizzate in un lungo arco temporale, dal 1981 al 2023, selezionando dal suo vasto archivio in divenire immagini inedite e immagini presentate in altre occasioni espositive.

La produzione di nuovi significati è affidata anche alla pratica installativa, distintiva dell’artista, che instaura relazioni inattese ricombinando immagini generate in contesti spesso lontani nel tempo e nello spazio, attivando una serie di dialoghi, di rimandi e di prossimità. Così trovano ragione di stare una accanto all’altra fotografie scattate in momenti e luoghi diversi che innescano continuamente narrazioni su più livelli e costruiscono un racconto tra paesaggi naturali e artificiali, al confine tra finzione e realtà.

Dal 19 Giugno 2024 al 14 Settembre 2024 – Vistamare Milano

LINK

DINO IGNANI

© Dino Ignani
© Dino Ignani

Con il progetto “Dark portraits” by Dino Ignani, presentato al PAC – PIANO PER L’ARTE CONTEMPORANEA 2022 – 2023 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, la Sovrintendenza Capitolina ha ottenuto il finanziamento per l’acquisizione e produzione di opere d’arte contemporanea destinate al patrimonio pubblico italiano.

Il risultato si potrà ammirare al Museo di Roma in Trastevere, dove il nucleo acquisito con le 200 fotografie circa di Ignaniracconteranno al pubblico le peculiarità della sua ricerca fotografica, concentrata prevalentemente sulla cultura degli anni Ottanta, sulla moda e sul look dell’epoca. Lo sguardo del fotografo ha prodotto un ciclo di ritratti dedicato ai giovani che a Roma animavano i club della cosiddetta scena dark che Ignani ha documentato puntando sul classico ritratto posato in bianco e nero.

Dal 17 Luglio 2024 al 20 Ottobre 2024 – Museo di Roma in Trastevere

LINK

Io non scendo – Donne che salgono sugli alberi e guardano lontano


 Al Magazzino delle Idee una mostra fotografica, che riunisce oltre duecentocinquanta foto anonime, dal 1870 al 1970, che ritraggono donne in cima agli alberi. Insieme alle immagini, quindici storie che intrecciano fotografia, letteratura e cinema per raccontare la forza liberatoria dell’ascesa. Tra le protagoniste Louisa May Alcott, Simone de Beauvoir, Pippi Calzelunghe, Angela Carter, e le triestine Bianca di Beaco e Tiziana Weiss e l’udinese Riccarda de Eccher

L’esposizione

Nella sua autobiografia “Io non sono un’alpinista” la scalatrice triestina Bianca di Beaco racconta di come sua madre, contadina, l’avesse spinta “non tanto verso conquiste materiali, ma verso una conquista di me stessa”. E in cima alle montagne, così come da bambina in cima agli alberi, Bianca aveva scoperto “la dimensione in cui i sogni si realizzano”. La sportiva triestina è soltanto una delle tante novelle Eva che, per affermare la necessità di essere se stesse, allontanandosi dallo stereotipo che le vuole radici per il nutrimento altrui, hanno scelto di arrampicarsi sugli alberi, di farsi loro stesse frutto, di essere sovversive come ogni creatura che sale verso il cielo per negare la gravità terrestre e osservare il mondo da una nuova prospettiva. E, una volta in cima, dichiarare: “Io non scendo”.

Curata da Laura Leonelli, giornalista e scrittrice, collaboratrice del supplemento culturale de Il Sole 24 Ore (e di Arte e AD) e appassionata collezionista di fotografie anonime, l’esposizione nasce dal suo omonimo libro, pubblicato da Postcart edizioni, e raccoglie, in un allestimento che richiama l’idea di bosco,  oltre duecento fotografie anonime, corredate da quindici storie, di donne che, dal 1870 al 1970, hanno scelto di farsi ritrarre in cima agli alberi.

“Le donne salgono sugli alberi quando disubbidiscono. E ogni donna che disubbidisce è figlia della prima, più celebrata e dannata delle disubbidienti: Eva. Ascoltando la voce delle nuove Eva, dal dodicesimo secolo a oggi, questo libro riporta gli slanci, le delusioni, le battaglie, le ascese di alcune di loro, mistiche, scrittrici, filosofe, fotografe, ecologiste, imprenditrici, alpiniste, che hanno disubbidito e sono salite sull’albero della consapevolezza e della propria realizzazione. Laura Leonelli

Dal 18 maggio al 25 agosto 2024 – Magazzino delle idee – Trieste

LINK

THE SUMMER SHOW 2024

Fotografie di Bill Armstrong, Maria Vittoria Backhaus, Carolle Bénitah, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Tina Cosmai, FLORE, Irene Kung,Rebecca Norris Webb, Giancarlo Pradelli, Alex Webb

Alessia Paladini Gallery è lieta di presentare The Summer Show 2024, l’ultimo appuntamento in galleria prima della pausa estiva.

In mostra una selezione di 20 opere di 11 grandi artisti rappresentati dalla galleria, che, attraverso le più diverse tecniche ed interpretazioni del medium fotografico, compongono un percorso vario e intenso, all’insegna della bellezza e del suo intrinseco potere salvifico. 

“La bellezza salverà il mondo”, così scriveva Fëdor Dostoevskij, il celebre scrittore e filosofo russo, per bocca del principe Myškin ne L’idiota. Con questa celebre citazione in mente, The Summer Show vuole essere un gioioso saluto all’estate, un invito a concedersi un momento di pausa dai ritmi logoranti della vita contemporanea, dalle sue brutture, dalle sue inquietudini.

Bill Armstrong con i suoi ipnotici, coloratissimi Mandala; Maria Vittoria Backhaus e il suo sguardo ironico e irriverente sul mondo della moda; le foto trovate di Carolle Bénitah, impreziosite dall’intervento con foglia d’oro, che raccontano momenti di spensieratezza di altri tempi; i paesaggi italiani nell’inconfondibile bianco e nero di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi; i delicati paesaggi marini di Tina Cosmai; la maestosità della natura ritratta da Irene Kung, l’Italia sognata e sognante nelle opere di FLORE

E ancora il paesaggio rurale americano di Rebecca Norris Webb; l’immortale, resiliente bellezza dei ruderi fotografati da Giancarlo Pradelli; la disarmante allegria di chi ha poco o niente negli scatti di Alex Webb.

20 giugno – 13 settembre 2024 – ALESSIA PALADINI GALLERY – Milano

LINK

FULVIO ROITER UMBRIA, UNA STORIA D’AMORE

L’esposizione presenta 27 fotografie tratte dal reportage realizzato nel 1954 da Fulvio Roiter sugli itinerari percorsi da san Francesco.

L’iniziativa inaugura Camera Oscura. La Galleria Nazionale dell’Umbria per la fotografia, un progetto a cura di Marina Bon Valsassina e Costanza Neve, allestito lungo il percorso espositivo permanente della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Dal 29 maggio al 13 ottobre 2024, la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, nello spazio dedicato alla fotografia, allestito all’interno del percorso espositivo del museo perugino, ospita la mostra Umbria, una storia d’amore. Fulvio Roiter.

La rassegna, curata da Alessandra Mauro, che inaugura il progetto Camera Oscura. La Galleria Nazionale dell’Umbria per la fotografia, a cura di Marina Bon Valsassina e Costanza Neve, presenta 27 immagini tratte dalla campagna fotografica che Fulvio Roiter realizzò nel 1955 su incarico della casa editrice svizzera Guilde du Livre, per illustrare i Fioretti di San Francesco.

Con i suoi scatti, Roiter intraprende un viaggio lungo gli itinerari francescani attraverso l’Umbria rurale e appenninica più remota, tramandando il ricordo di un mondo cristallizzato per secoli, che nel giro di pochi decenni subirà le trasformazioni dovute a una modernità pervasiva che ne ha modificato molti caratteri e reso flebile la memoria.
L’obiettivo di Roiter coglie vicoli in cui si incontrano volti di bambini sorpresi a giocare con le ceste di vimini o intenti a portare dai campi il peso di una sacca piena di frutta e verdura, paesaggi innevati solcati dal passo lento dei muli o dal segno commovente di piccole croci sbilenche in ferro battuto, borghi deserti perché di giorno tutti gli abitanti sono impegnati a coltivare la terra e accudire gli animali.
Le immagini restituiscono l’atmosfera di una vita lenta, in cui le architetture si innestano perfettamente con il paesaggio e le persone sembrano convivere in armonia con la natura.

La mostra è arricchita da un video che propone tutte le immagini del reportage, pubblicate nel volume Ombrie. Terre de Saint François (1955) e una biografia ragionata dell’artista.

Dal 29 maggio al 13 ottobre 2024 – Galleria Nazionale dell’Umbria – Perugia

LINK

Gianni Berengo Gardin Cose mai viste

Gianni Berengo Gardin (1930), forse il più noto fotografo italiano, nel corso della sua lunga e felice carriera ha realizzato 263 libri. L’ultimo risale al 2023 quando, coadiuvato da sua figlia Susanna, ha rivisto tutto il suo archivio selezionando 114 immagini, soltanto cinque delle quali pubblicate in precedenza. Nasce così Cose mai viste. Fotografie inedite, pubblicato dalla casa editrice Contrasto e presentate in mostra per la prima volt al Ma.Co.F di Brescia lo scorso anno.
Per le Sale d’Arte di Alessandria Giovanna Calvenzi e Susanna Berengo Gardin propongono una selezione diversa, compatta: una sessantina di “cose mai viste” ma con un’attenzione prevalente
dedicata agli uomini e alle donne che Berengo Gardin ha incontrato nel corso del suo lavoro. Immagini non stampate, non pubblicate e che tuttavia testimoniano come di consueto la sua straordinaria maestria. Il viaggio nel suo archivio inizia nel 1954 e termina nel 2023. Attraversa molte città
italiane, raggiunge Parigi, la Francia, la Croazia, l’Ungheria, la Spagna, la Norvegia, si ferma a Mosca, in Cina, in Giappone, a Londra e a New York. Berengo ama dichiarare che “Non conta ‘come’ si fotografa ma quello che si fotografa”, una dichiarazione di intenti che sottolinea l’umiltà con la quale parla del suo lavoro e che implicitamente afferma di voler essere solo un testimone e non un autore.
Ma indipendentemente da quello che Berengo desidera, le sue fotografie sono ben più della estimonianza di quanto ha visto: testimoniano anche la sua capacità di raccontare persone ed eventi con rispetto ed empatia, l’involontaria volontà di partecipare a quanto accade davanti al suo obiettivo e una saggezza nella scelta dei momenti e della composizione che hanno fatto di lui (anche contro la sua volontà) un vero maestro. Nel 1970, per il suo libro L’occhio come mestiere, l’amico fotografo Cesare Colombo gli consigliava di avere “due occhi come mestiere, uno da strizzare al cliente, mentre sarà l’altro quello più vigile e aperto”. La storia lo ha smentito: Berengo e questa mostra di inediti dimostrano che gli occhi di Berengo “vigili e aperti” sono tutti e due.
Chiude la mostra una sezione inedita di fotografie di Berengo Gardin realizzate nel 1994 in occasione della rievocazione storica della Battaglia di Marengo a Villa Delavo. Gli scatti fotografici del maestro
compongono il catalogo “Gianni Berengo Gardin – Marengo, 1994” che contiene anche testi dell’esperto di storia napoleonica Giulio Massobrio. Il catalogo sarà presentato nel corso dell’inaugurazione.

6 giugno – 15 settembre 2024 – Alessandria, Sale d’Arte

OSSI DI SEPPIA. UGO MULAS, EUGENIO MONTALE

Ugo Mulas, <em>Monterosso</em>, 1962 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli
Ugo Mulas, Monterosso, 1962 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

“[..] sballottati come un osso di seppia dalle ondate, svanire a poco a poco, diventare un albero rugoso o una pietra levigata dal mare, nei colori fondersi dei tramonti, sparir.” 
Ossi di seppia, Eugenio Montale

Dal 18 luglio 2024 al 16 febbraio 2025 il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas, ospita, presso l’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE), la mostra Ossi di Seppia.Ugo Mulas, Eugenio Montale, un intenso e suggestivo dialogo tra due linguaggi artistici, la fotografia e la poesia, e tra due grandi maestri della cultura italiana, Ugo Mulas e Eugenio Montale, che verte sulla stessa materia: l’impressione e il concetto del paesaggio ligure.

A cura di Guido Risicato e Archivio Ugo Mulas, la mostra, allestita in diversi ambienti dell’Abbazia, presenta venticinque fotografie in bianco e nero scattate da Ugo Mulas nel 1962 a Monterosso, nelle Cinque Terre, luogo dove Eugenio Montale ha trascorso la sua infanzia e che ha ispirato il poeta nella composizione della raccolta Ossi di Seppia.

Le foto esprimono, in maniera concettuale, il paesaggio descritto dal poeta in quel che egli stesso definiva il periodo del “proto-Montale”, ovvero il 1925 quando egli pubblicò una delle sue prime raccolte, Ossi di seppia appunto, dove la sua lingua, aspra e pietrosa, già mostrava il lato oscuro della condizione umana. Affascinato da sempre da quei versi, Ugo Mulas decide di illustrare per una rivista la Raccolta e si reca a Monterosso con l’intento di rendere su lastra quel sentimento, insieme di assoluto e di profonda solitudine, rappresentato dal mare, dal sole e dalle rocce. “Più che queste foto di documento che possono anche essere interessanti, quello che conta rendere, è il clima generale del luogo, cioè trovare quegli elementi generici, non specifici, che continuamente ritornano, come un leit-motiv in tutto il libro” scrive Ugo Mulas in merito al suo reportage. Il risultato è un’opera fotografica caratterizzata dalla scelta d’insoliti punti di vista e da un intenso lirismo completamente aderente all’opera del poeta, dove la parola trova una perfetta corrispondenza con l’immagine. Per Stefano Verdino, docente di letteratura italiana all’Università di Genova, “le qualità sia dell’inquadratura sia della luce di questi scatti hanno un che di perentorio, che calza mirabilmente non in termini illustrativi ma di sintonia espressiva con il verso sempre nitido e tagliente di questo primo Montale”.
Dopo la mostra, nel 2023, delle fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate al borgo di San Fruttuoso, il FAI accoglie una seconda iniziativa intitolata alla fotografia d’autore, mettendo in mostra gli scatti di un altro grande Maestro, anch’essi dedicati a questo tratto del paesaggio ligure. L’intenzione della Fondazione è offrire l’occasione di conoscere questo speciale lavoro di Ugo Mulas, che si articola nel suggestivo dialogo con le poesie di Eugenio Montale, ma anche diinvitare il pubblico, attraverso queste visioni artistiche, a osservare con attenzione il paesaggio, a scoprirlo e conoscerlo in profondità e nei dettagli, per scoprirne il valore e il significato, la storia e lo spirito, che vanno oltre la bellezza da cartolina per cui è rinomato nel mondo. Anche in ciò il FAI persegue la sua missione, educando alla conoscenza dei luoghi come primo e fondamentale passo per promuovere, presso i cittadini di oggi e di domani, una cultura della tutela e del rispetto del patrimonio.

IL FAI ringrazia la Famiglia Montale e la Casa Editrice Mondadori S.p.A. Milano per avere concesso a titolo gratuito il permesso di riprodurre, nell’allestimento della mostra e nei materiali divulgativi, alcune liriche tratte da “Ossi di Seppia” di Eugenio Montale.
Il FAI ringrazia i Trasporti Marittimi Golfo Paradiso.

Dal 18 Luglio 2024 al 16 Febbraio 2025 – Abbazia di San Fruttuoso – Camogli (GE)

LINK

VUOTI DI MEMORIA. SICILIA ’43: LE IMMAGINI DI OGGI. FOTOGRAFIE DI MASSIMO SIRAGUSA E OPERA SONORA DI MICHELE SPADARO

Massimo Siragusa, Spiaggia di Marianello, Gela (Caltanissetta)
© Massimo Siragusa | Massimo Siragusa, Spiaggia di Marianello, Gela (Caltanissetta)

Dal 10 luglio apre a Catania, nelle sale del Phil Stern Pavilion–Museo storico dello Sbarco in Sicilia 1943, Le Ciminiere, la mostra Vuoti di memoria Sicilia ’43: le immagini di oggi con fotografie di Massimo Siragusa e un’opera di sound art di Michele Spadaroa cura di Ezio Costanzo, prodotta da Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS in collaborazione con Città Metropolitana di CataniaMuseo storico dello Sbarco in Sicilia 1943 – Le Ciminiere Catania, Phil Stern Pavilion, main sponsor Four Points by Sheraton Catania.
 
Oltre 30 fotografie in mostra di Massimo Siragusa (Catania, 1958) danno forma e significato alla memoria di ciò che è rimasto, ed è ancora visibile, dello sbarco alleato in Sicilia del 1943 che cambiò la seconda guerra mondiale. A parlare nel lavoro inedito di Siragusa sono i segni sui muri degli edifici, i luoghi delle battaglie, i bunker che traspirano angoscia e apprensione, gli oggetti che hanno accompagnato le notti insonni della gente dell’isola. E poi i suoni, del vento e del suo scorrere sui ruderi, i respiri affannosi che ancora pervadono gli spazi della guerra, le onde del mare portatrici di libertà. Spazi contemporanei del nostro Mediterraneo, osservato al di fuori dal tempo.
Massimo Siragusa si è trasformato in archeologo e ha scavato alla ricerca di questi segni, tra centinaia di segni presenti nelle campagne siciliane che ci riagganciano allo sbarco alleato del 10 luglio 1943. Casematte, bunker, trincee, spiagge, i luoghi delle battaglie più aspre. Al fotografo è stato affidato il compito di creare un rapporto empatico col territorio, che ci offra il punto di osservazione più incisivo per misurarci con le tracce della memoria dei luoghi. 
Luoghi intesi come la sintesi delle tracce che li compongono, coaguli di emozioni e di spunti di riflessione da percepire anche nella dimensione dell’ascolto e dell’attesa, stimolati dall’opera sonora concepita per l’esposizione dal sound artist Michele Spadaro (Catania, 1994). Questo suo ultimo lavoro, dal titolo Reflection in Time, esplora le conseguenze acustiche della riverberazione all’interno di un particolare luogo, i bunker della seconda guerra mondiale situati lungo la costa sud-orientale della Sicilia. 
Il risultato è ottenuto utilizzando un approccio noto come misurazione della risposta a gli impulsi, che consente lo sviluppo di una mappa delle prestazioni acustiche di un luogo, che può poi essere utilizzata a livello statistico o, come nel caso di questa ricerca, per ricreare digitalmente l’effetto del suono in una determinata posizione nello spazio. Queste misurazioni vengono quindi impiegate per generare due scenari sonori differenti e in antitesi, che avvengono nello stesso luogo: quello originale, che mira a raffigurare l’acustica drammatica dovuta all’utilizzo primario dello spazio; e quello contemporaneo, che esprime un’esperienza acustica che persiste in condizioni opposte.  
 
«La storia, che guarda in faccia la realtà, e la memoria, che rappresenta il passato per estrapolazione, sono l’essenza di questo viaggio fotografico che Massimo Siragusa ci restituisce percorrendo i sentieri della guerra in Sicilia. Luoghi intrisi d’inquietudine ma anche di straordinaria bellezza paesaggistica e visiva, pervasi da suoni che giungono a noi da lontano e che Michele Spadaro, con la sua opera sonora, restituisce all’oggi attraverso una mappatura aurale, esplorazione sensoriale dei tempi passati ricca di curiosità ma ancor più d’inquietudine del tempo presente», dichiara Ezio Costanzo, curatore della mostra e storico. 
«La mostra è un’interpretazione attuale, un segno dell’oggi che rimanda a un’estate che ha cambiato la storia, un’impronta – che nessun’onda potrà mai cancellare – impressa 80 anni fa da un giovane fotoreporter americano Phil Stern e ricalcata con rispetto e libertà oggi dal fotografo Massimo Siragusa. Ed è in questo spirito – che anima le scelte di Fondazione Oelle Mediterraneo Antico – che il controverso rapporto tra i luoghi di oggi e le loro memorie sonore, trova la sintesi nell’opera del sound artist Michele Spadaro: nel rispetto per i luoghi che contengono ancora oggi segni cruenti di un passato sempre troppo vicino e possibile; nella libertà di ridisegnare spazi secondo una visione contemporanea e lucida grazie a quella luce oltre il male che l’essere umano, oggi più che mai, anela», afferma Ornella Laneri Presidente di Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS.

Dal 10 Luglio 2024 al 21 Febbraio 2025 – Museo storico dello Sbarco in Sicilia 1943 – Catania

Mostre di fotografia da non perdere a luglio

Ciao!

Non perdetevi le mostre che vi segnaliamo per luglio!

Anna

LES RENCONTRES D’ARLES 2024 – BENEATH THE SURFACE

Cristina De Middel. An Obstacle in the Way [Una Piedra en el Camino], Journey to the center series, 2021. Courtesy of the artist/Magnum Photos.

Tremors and turmoil, spirits, traces, parallel readings and rereadings all constitute new perspectives underlying the 2024 edition of the Rencontres d’Arles.
Photographers, artists and curators reveal their visions and stories, not least that of our humanity, by turns thwarted, in endless redefinition, resilient, but also visionary. Whether on the margins or established at the center, the narratives lead to divergent, multiple paths, all emanating from the faults in a porous surface: they intertwine, superimpose and overlap. It’s an exciting time, as this ensemble opens a plurality of itineraries to follow.

Encounters, the first worldwide retrospective of American documentary photographer and portraitist Mary Ellen Mark—co-organized by C/O Berlin Foundation and The Mary Ellen Mark Foundation—paves the way, occupying the whole of the first floor of the Espace Van Gogh. Celebrities mingle with the marginalized in society, several of whom Mark has followed for years. In the majestic church of the Frères Prêcheurs, Cristina De Middel draws inspiration from Jules Verne and takes us on a Journey to the Center (of the Earth). She tells the story of a migration from southern Mexico to Felicity, a small town in California, where she testifies to the complexity of the situation, in the face of simplified, reductive information disseminated by the media. Oscillating between reality and fiction, the crossing of the territory becomes an epic task for individuals in quest of hope, facing the tragedy of their condition. Cristina De Middel signs the festival’s poster in the form of a portrait in which the magic occurred at the turn of an early-morning encounter.

Anyone can become a subject in their own manner. In the China of the last decades of the 20th century, Mo Yi embodies the very object of his images, at the heart of an extensive observatory of daily life, upsetting the past discourse of representation through experimentation, subjectivity, and humor.

Nearby, the exhibition I’m so Happy You Are Here, organized by Aperture, bypasses established narratives and reveals the significance of Japanese women photographers since the 1950s. The exhibition unveils new historiographical perspectives, emphasizing the need to develop an inclusive understanding of the history of photography, hitherto essentially masculine in its display. At the Salle Henri Comte, Ishuichi Miyako, winner of the Women in Motion Award, 2024, displays some of her emblematic series, such as Mother’s, of which she says: “I had never thought about my mother’s body, and now I was discovering it in detail, thanks to photography. To take a photograph is to make visible the invisible things that lie beneath the surface.” The work on the second floor of the Espace Van Gogh reminds us that the archipelago also bears the memory of the cataclysmic event of March 11, 2011, whose origins immerse us in the geological history of an endlessly battered territory, placed under the indefinite threat of nuclear hazard. With resilience, resistance and creativity, the photographers reveal the striking diversity and vitality of the Japanese scene.

Photographers also bear witness to the multiple traces of our existence, its beauty, as well as its collateral impacts. Winner of the BMW Art Makers program Mustapha Azeroual records sublime images of sunrises and sunsets on the surface of the oceans; Nicolas Floc’h’s Lanscape of the Mississippi’s Colors, from the long-range project Rivers Ocean remind us of the presence of human activity on the planet, while Marine Lanier’s Hannibal’s Garden takes us to the Alps, for a dystopian reflection on the evolution of flora under the impact of climate change.

Photographic archives are intrinsic to the medium. The Rencontres repeatedly offer incursions into the visual memory of photographers and artists, as well as into industrial, historiographic and vernacular archives. This 55th edition again offers a wealth of discoveries, in both form and content. From ama, Japanese fisherwomen, based on the archives of Uraguchi Kusukazu, to the mysterious and whimsical world of Michel Medinger, while not forgetting the history of the wagon-bar, or the comparison of the collections of the Olympic Museum and Photo Elysée with Sport in Focus, archives feature prominently.

Since the Rencontres is defined by its connection to the history of the city of Arles, specific events take on a special significance when they occur alongside the city’s rich heritage. Last year, Sophie Calle rediscovered the unique light and shadow of the underground Roman Cryptoporticus site, newly occupied by Juliette Agnel’s exhibition. Following this revealing visit, the artist promptly expressed the desire to propose a project there, presented this year in the form of the exhibition Finir en beauté.

In its search for new forms, the festival blazes a trail. In Heaven and Hell, Vimala Pons and Nhu Xuan Hua take us to the point of encounter between theatre, performance art and photography, between current events, their protagonists and fiction. In a hybrid exhibition, the two artists evidence perpetual movement in a fragile equilibrium. All in the Name of the Name highlights another scene: that of the street, the margins, setting out to meet the sensitive surfaces of graffiti where photography, sometimes the last witness to the oldest manifestation of human creativity, weaves a tale between the appearance and disappearance of transient phenomena. Photographic writing can take numerous forms. The bond with time and narrative has become particularly visible in the serial and conceptual approach of a generation of photographers and artists such as Zoe Leonard, Judith Joy Ross, Hans-Peter Feldmann and Nicholas Nixon. The exhibition dedicated to the Astrid Ullens de Schooten Whettnall collection, curated by Urs Stahel, reveals this richness.

The Rencontres d’Arles supports and accompanies emerging creation ever more actively. The Discovery Award now takes up residence at the Espace Monoprix, and invites curator Audrey Illouz to open new horizons, up to the questions raised by the spread of new technologies such as AI.

CORTONA ON THE MOVE 2024 – BODY OF EVIDENCE

© Myriam Boulos / Magnum Photos
© Myriam Boulos / Magnum Photos

4 collettive, 18 mostre individuali, 6 location e 4 mesi di festival. Sono questi i numeri della prossima edizione del festival internazionale di fotografia Cortona on The Move, in programma nella città toscana dall’11 luglio al 3 novembre 2024, con il tema Body of Evidence.
Il “clou” della manifestazione sarà, come ogni anno, nelle giornate inaugurali del festival (11-14 luglio), quando si danno appuntamento a Cortona i più grandi esperti nazionali e internazionali del mondo della fotografia, impegnati in eventi, presentazioni, talk e workshop, per promuovere la riflessione sull’attualità e sul passato, attraverso uno degli strumenti, la fotografia, che meglio sa indagare la realtà.

“Anche nell’edizione 2024, Cortona On The Move si conferma come catalizzatore culturale, offrendo una riflessione sul mondo contemporaneo attraverso gli occhi dei fotografi e dei curatori che ospita. Con un impegno verso l’inclusione, il festival si apre a un pubblico sempre più vasto, come con la nuova mostra interamente pensata per i bambini, diventando un palcoscenico per l’espressione artistica e la discussione critica, dove la fotografia diventa strumento per comprendere e trasformare il mondo. Rimangono al centro della mission del festival la produzione di contenuti originali e inediti, l’interazione con il territorio, la prospettiva internazionale e le collaborazioni che promuovono la contaminazione culturale” spiega Veronica Nicolardi, Direttrice del festival.

“Sin dalla nascita della fotografia, il corpo si è subito imposto come uno dei soggetti principali del nuovo mezzo. Il corpo da scoprire, da denudare, da osservare. Il luogo dei piaceri ma anche dei dolori, vulnerabile e potentissimo. Oggi più che mai il corpo è il territorio di tutte le battaglie: identitarie, di genere e politiche, individuali o collettive. Scopriremo il corpo e, con lui, noi stessi” commenta Paolo Woods, Direttore artistico di Cortona On The Move.

Ad affiancare Paolo Woods alla direzione artistica del festival, quest’anno ci sarà anche il collettivo Kublaiklan, nato e cresciuto all’interno di Cortona On The Move, responsabile della curatela fotografica.

Il corpo diventa Body of Evidence, corpo del reato da guardare e indagare nelle sue molteplici sfumature e declinazioni, secondo l’interpretazione che ne hanno dato i fotografi, provenienti da tutto il mondo, selezionati per questa edizione del festival. Tra questi Myriam Boulos, Carmen Winant e Philip Montgomery, tutti e tre presenti con progetti esposti per la prima volta in Italia. Boulos porta a Cortona il lavoro Sexual Fantasies sulle fantasie sessuali femminili in medio-oriente, mentre Carmen Winant esporrà The Last Safe Abortion sul tema dell’aborto. Montgomery sarà presente con l’acclamato American Mirror sulle fratture interne della società americana, oggi più che mai attuali in vista delle prossime elezioni. Anche il lavoro Restraint and Desire della coppia di fotografi Ken Graves, scomparso nel 2016, ed Eva Lipman sarà a Cortona per la prima volta in Europa e in Italia.   E poi le collettive, ben quattro quest’anno, attraverso cui si realizza appieno la mission del festival che è quella di ideare nuovi progetti e produrre mostre inedite: The Body as a Canvas, curata da Lars Lindemann e Paolo Woods che fa coesistere organicamente immagini nate nell’ambito della ricerca antropologica con progetti artistici contemporanei, scene familiari con situazioni di street photography, fotografia ritrattistica e storica. Fra le opere, sono presentate immagini di Chloé Jafé, Klaus Pichler, Denis Rouvre, Herbert, Charles Fréger e Florian Spring. Corpi Celesti – Un percorso negli Archivi Alinari curata dagli scrittori Nicola Lagioia e Chiara Tagliaferri, realizzata in collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia, il più antico archivio fotografico al mondo che si compone di oltre 5 milioni di fotografie, databili dal 1840 ai nostri giorni e oggi di proprietà della Regione Toscana, e con la ricerca iconografica di Rita Scartoni. E ancora This Is the End, a cura di Paolo Woods e Irene Opezzo, sul modo in cui la morte è stata ritratta da artisti e fotogiornalisti a scopo di documentazione o celebrazione, attraverso opere storiche, vernacolari, giornalistiche o personali. Infine, la collettiva Cronache d’acqua – Immagini dal Nord Italia, una produzione di Cortona On The Move in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia. Si tratta di una mostra unica e originale, risultato di un progetto commissionato da Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo con Green&Blue al collettivo di fotografi Cesura e che offre una riflessione sulla relazione simbiotica (e spesso fragile) tra la Terra e l’essere umano, una connessione intrinseca tra l’umanità e il mondo che questa abita, nel quale il corpo umano si colloca come un ospite che interagisce conl’ambiente, più o meno consapevolmente.   La mostra They Don’t Look Like Me di Niccolò Rastrelli conferma ancora una volta la collaborazione con Autolinee Toscane, che dal 2021 sostiene e produce progetti fotografici in partnership con Cortona On The Move. Il lavoro di Rastrelli parte dall’indagine che il fotografo fiorentino ha condotto sul fenomeno dei cosplayer, viaggiando tra Italia e Kenya, che genera cortocircuiti ironici tra la normalità piccolo borghese e la straordinarietà di una vita sognata. Grazie all’idea e al contributo di Autolinee Toscane, per l’edizione 2024 del festival, il progetto si arricchisce di un’ulteriore tappa in Giappone, il paese in cui il fenomeno gode di maggiore popolarità.  
Medici Senza Frontiere e Cortona On The Move rinnovano la loro collaborazione dando vita, per la prima volta, a una produzione originale affidata a Rehab Eldalil. La giovane artista egiziana ha realizzato un progetto all’interno dell’Ospedale di chirurgia ricostruttiva di MSF ad Amman, in Giordania, secondo quella che è la sua consueta poetica fotografica. Attraverso una metodologia partecipativa e multidisciplinare, il progetto From the Ashes, I Rose من الرماد نهضت – Un viaggio nell’ospedale di Medici Senza Frontiere in Giordania, mette al centro della storia i pazienti dell’ospedale, celebrando la loro forza e resilienza.

Novità di questa edizione è la mostra interamente pensata ed allestita per i visitatori più piccoli e le loro famiglie: con Giro Giro Corpo. Fotolibri per bambini e adulti bambini, realizzata con Kublaiklan e Spazio BK per la ricerca editoriale, il festival intende intraprendere un percorso più inclusivo e affrontare il tema del corpo in maniera semplice e coinvolgente, anche attraverso laboratori, workshop ed esperienze ludiche dedicate ai bambini. La mostra è parte dell’iniziativa di OTM Company, che ha lanciato una nuova serie di libri fotografici per bambini, Il Mondo nei tuoi occhi, in collaborazione con l’editore Les Grandes Personnes, che sarà presentata nei giorni di inaugurazione del festival di Cortona. La collana nasce con l’intento di esplorare e celebrare il potente linguaggio della fotografia, riconoscendo l’importanza delle prime esperienze visive nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini.

Per accogliere tutte le mostre del festival sono state scelte numerose location diffuse su tutto il territorio di Cortona. Insieme alla conferma delle sedi delle passate edizioni, come Palazzo Baldelli, la Fortezza del Girifalco, la Stazione C nei pressi della stazione ferroviaria di Camucia-Cortona, l’ex Magazzino delle Carni e la Via Crucis, si aggiunge quest’anno il cortile di Palazzo Casali, una delle architetture civili più antiche di Cortona, oggi sede del MAEC e di altre istituzioni cortonesi.

Dal 11 Luglio 2024 al 03 Novembre 2024 – CORTONA (AR) – Sedi varie

LINK

TOUR DE FRANCE di Robert Capa e altri fotografi della Magnum

A crowd gathered in front of Mr. Pierre Cloarec’s bicycle shop, who is racing in the Tour de France.
Pleybon, France, 1939 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

Tour de France di Robert Capa e altri fotografi della Magnum, questo il titolo della grande mostra, organizzata dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia con Suazes e Magnum Photos, nella sede di Palazzo Tadea a Spilimbergo dal 6 luglio al 29 settembre 2024 in collaborazione con la Regione FVG, Comune di Spilimbergo, con il sostegno della Fondazione Friuli e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine.

L’esposizione composta da oltre 80 immagini dei maestri della celebre agenzia fotografica Magnumesplorano la dimensione umana di questa pratica sportiva che fa del ciclismo uno degli sport più popolari e amati. Raccontando le epopee dei campioni e delle grandi manifestazioni internazionali, Tour de France in primis, ma anche la quotidiana, straordinaria umanità di campioni e del grande pubblico che ai bordi delle strade e al traguardo li sostiene, immedesimandosi con loro e con il loro impegno.

Scegliere la sensibilità degli autori di questa agenzia permette di andare oltre alle gesta sportive, e porre l’attenzione sulle alchimie del ciclismo, l’unico sport, come ripeteva Gianni Mura, dove “chi fugge non è un vigliacco”.

6 luglio – 29 settembre 2024 – Palazzo Tadea – Spilimbergo (Pn)

LINK

SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS 2024

Sony World Photography Awards 2024
Sony World Photography Awards 2024

Dopo la cerimonia di assegnazione dei premi ​dei prestigiosi Sony World Photography Awards, tenutasi il 18 aprile alla Somerset House di Londra, arriva in Italia, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini, dal 6 giugno al 29 settembre, l’esposizione delle opere vincitrici, curata da Barbara Silbe. 

Arrivati alla loro diciassettesima edizione, i Sony World Photography Awards sono divenuti un appuntamento fondamentale annuale per gli appassionati della fotografia, poiché rendono omaggio alle eccellenze fotografiche internazionali, evidenziando le opere e i racconti che hanno maggiormente colpito nell’ultimo anno. 

Tra le oltre 160 fotografie presentate a Milano, di 52 autori differenti, spicca l’opera spiralkampagnenForced Contraception and Unintended Sterilisation of GreenlandicWomen di Juliette Pavy, fotografa francese premiata con il prestigioso titolo di Photographer of the Year. Il suo lavoro documentario si sofferma sulle profonde e perduranti ripercussioni della campagna di contraccezione e sterilizzazione forzata nei confronti delle donne groenlandesi, imposta dalle autorità danesi durante gli anni ’60 e ’70.

Tra i progetti esposti, si segnala quello di Federico Scarchilli con la serie flora, vincitore italiano di questa edizione, che ha trionfato nella categoria Still Life. In mostra anche le opere degli altri fotografi italiani che si sono classificati al secondo e terzo posto in diverse categorie del concorso Professional: Davide Monteleone (3° posto per Documentaristica, con la serie Critical Minerals – Geography of Energy); Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni (2° posto per Ambiente, con la serie Tropicalia); Maurizio Di Pietro (3° posto per Ambiente, con la serie zero hunger); Tommaso Pardini (3° posto per Sport, con la serie surf in Dakar). 

Anche quest’anno la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali è stata sottolineata dal conferimento del Sustainability Prize, vinto da Kathleen Orlinsky (Stati Uniti) con la serie America’s First Wilderness. Anche il progetto fotografico di Orlinsky, che mette in risalto il paesaggio, la fauna e la popolazione dell’area nota come Gila Wilderness, nel sud-est del New Mexico, sarà esposto all’interno della mostra milanese.

Dal 06 Giugno 2024 al 29 Settembre 2024 – Museo Diocesano Carlo Maria Martini – Milano

LINK

Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960

Dopo il successo delle mostre dedicate alle grandi pioniere della fotografia Eve Arnold e Dorothea Lange, CAMERA offre una nuova esposizione che vede protagonista un’altra grande maestra della fotografia del Novecento: l’americana Margaret Bourke-White.

Dal 14 giugno al 6 ottobre 2024 gli spazi del Centro accoglieranno un percorso espositivo, a cura di Monica Poggi, che attraverso circa 150 fotografie, racconterà il lavoro, la vita straordinaria, l’altissima qualità degli scatti di Bourke-White, capaci di raccontare la complessa esperienza umana sulle pagine di riviste a grande diffusione – di cui la mostra presenta una ricca selezione – superando con determinazione barriere e confini di genere.

Le trasformazioni del mondo, cuore della ricerca di Bourke-White, trovano posto sulla copertina del primo numero della leggendaria rivista LIFE, si leggono nei suoi iconici ritratti a Stalin e a Gandhi, nei reportage sull’industria americana, nei servizi realizzati durante la Seconda guerra mondiale in Unione Sovietica, Nord Africa, Italia e Germania, dove documenta l’entrata delle truppe statunitensi a Berlino e gli orrori dei campi di concentramento. Costretta ad abbandonare la fotografia a causa del morbo di Parkinson, dal 1957 Bourke-White si dedicherà alla sua autobiografia, Portrait of Myself, pubblicata nel 1963. Morirà nel 1971 a causa delle complicazioni della malattia.

14 giugno – 6 ottobre 2024 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

LINK

NINO MIGLIORI. LUMEN. FONTE GAIA

Nino Migliori. LUMEN. Fonte Gaia, Santa Maria della Scala, Siena I Ph. Carlo Pennatini
Nino Migliori. LUMEN. Fonte Gaia, Santa Maria della Scala, Siena I Ph. Carlo Pennatini

Un gioco di luci e ombre al centro di una nuova mostra di caratura internazionale al Santa Maria della Scala.
Al via da mercoledì 26 giugno la mostra ‘Nino Migliori LUMEN Fonte Gaia’, visitabile nei Magazzini della Corticella del Santa Maria della Scala fino al 22 settembre 2024.

La mostra, curata da Lucia Simona Pacchierotti in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori di Bologna, espone opere inedite del fotografo Nino Migliori dedicate al capolavoro scultoreo di Jacopo della Quercia, in un percorso espositivo nel quale il visitatore potrà mettere in relazione le fotografie con le sculture, essendo queste collocate nei locali attigui ai Magazzini della Corticella.

L’inaugurazione è fissata per martedì 25 giugno alle 17.30; saranno in mostra trentacinque opere inedite di Migliori (classe 1926) considerato, sia a livello nazionale sia internazionale, tra i massimi interpreti contemporanei della fotografia italiana.
“Nino Migliori ha realizzato per Siena un site specific – ha spiegato la direttrice della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala Chiara Valdambrini – esperienze e progetti site specific ricalcano appieno le linee di valorizzazione che la Fondazione ha intenzione di sviluppare. Il solco che caratterizzerà la programmazione del complesso museale avrà infatti cura di non perdere mai il filo rosso che lega il passato al presente, con uno sguardo al futuro, come avvenuto per l’esposizione ‘Nino Migliori LUMEN Fonte Gaia’”.

Dal 2006 Migliori conduce una ricerca sulla luce e la materia che consiste nel fotografare opere scultoree impiegando, come unica fonte luminosa, la luce che proviene dalle candele. Il progetto LUMEN ha portato Migliori ad una serie di esplorazioni fotografiche a ‘lume di candela’ di alcuni dei massimi monumenti scultorei italiani tra i quali il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, i Leoni e metope della Cattedrale di Modena, l’Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino per giungere infine a Siena, alla Fonte Gaia di Jacopo della Quercia.

Migliori ha dato una sua interpretazione della plasticità delle sculture di Jacopo della Quercia, attraverso il suo occhio attuale e l’utilizzo della luce. La mostra è l’ultima tappa di un percorso iniziato già da marzo, quando il maestro bolognese è stato ospite d’onore durante le due giornate di Letture di Fotografia, la manifestazione ideata dal Siena Foto Club giunta alla sua terza edizione, tenutasi al Santa Maria della Scala.

Alla mostra LUMEN Fonte Gaia hanno preso parte, non a caso, tre fotografi del Siena Foto Club: Mauro Guerrini, Gianni Lombardini e Carlo Pennatini, che hanno seguito Nino Migliori durante il set sulla Fonte Gaia fornendo un racconto-viaggio del lavoro a ‘lume di candela’. Le loro foto affiancano quelle del maestro in una sezione di ‘backstage’, riproponendo la suggestione emotiva dei due giorni di realizzazione del servizio fotografico.

Dal 26 Giugno 2024 al 22 Settembre 2024 – Santa Maria della Scala – Siena

LINK

PHILIPPE HALSMAN. LAMPO DI GENIO

© Philippe Halsman
© Philippe Halsman

n mostra a Palazzo Reale 100 fotografie di vario formato, provenienti dall’Archivio Halsman di New York, che ripercorrono la sua intera carriera, spaziando tra il colore ed il bianco e nero.
Phippe Halsman è sicuramente tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, in grado di lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, lampi di genio e tecnica raffinata. La mostra a Palazzo Reale ne celebra il lavoro attraverso immagini straordinarie, realizzate con ironia e profonda leggerezza.

Le sue fotografie sono frutto di una vulcanica creatività e delle sinergie scaturite dall’incontro con grandi e illustri amici, come Salvador Dalì, con il quale esplora il legame tra performance e fotografia

Tra i suoi scatti più famosi, ci sono quelli di “jumpology”: Philippe Halsman è riuscito a far saltare da Marilyn Monroe ai Duchi di Windsor, inaugurando un modo tutto nuovo di fotografare e, soprattutto, di cogliere aspetti inediti della personalità attraverso le immagini.
Ha firmato oltre 101 copertine di LIFE, più di chiunque altro fotografo; ha creato ritratti straordinari per forza e profondità psicologica, capaci di catturare l’essenza di scienziati come Albert Einstein o il carisma di politici come John F. Kennedy.

Curata da Alessandra Mauro in collaborazione con l’Archivio Halsman di New York, la mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura,
Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei e Contrasto, con il sostegno di BNL BNP Paribas e Leica Camera Italia. Il catalogo è edito da Contrasto.

Dal 15 Giugno 2024 al 01 Settembre 2024 – Palazzo Reale – Milano

LINK

DETERMINED WOMEN. FOTOGRAFIE DI ANGÈLE ETOUNDI ESSAMBA

© Angèle Etoundi Essamba, 2022
© Angèle Etoundi Essamba, 2022

Il Museo di Roma in Trastevere ospita, dal 17 Maggio al 6 Ottobre 2024, “Determined Women (Donne determinate)”, la prima retrospettiva italiana di Angèle Etoundi Essamba, un’artista coinvolta in una riflessione sull’identità della donna africana, che è al centro della sua espressione artistica e fonte inesauribile di ispirazione.

Promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Artandite, la mostra è curata da Sandro Orlandi Stagl e Massimo Scaringella. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La retrospettiva presenta alcuni cicli del lavoro di Angèle Etoundi Essamba, eseguiti negli ultimi anni, che potranno fornire allo spettatore una lettura quasi completa del percorso creativo della fotografa camerunense. Un’alternanza tra opere dai colori forti che fanno da contrappunto ad alcune serie di un levigato bianco e nero. Angèle Etoundi Essamba è un’artista impegnata che riflette sull’identità della donna africana. Osserva, da quasi quarant’anni, il mondo attraverso le donne che fotografa con una visione allo stesso tempo estetica, idealistica, realistica e sociale. Unisce lo spirito della fotografia umanista con un forte attaccamento ai valori di comunione. Si concentra esclusivamente su ciò che irradia l’essere umano, da solo, in coppia o in gruppo. Il suo approccio è sempre basato su un senso di prossimità e reciprocità. Il lavoro di Essamba rompe con le rappresentazioni stereotipate delle donne nere, spesso raffigurate come sottomesse, passive, dipendenti, esotiche e confinate in determinati ruoli. Sottolinea invece la dimensione simbolica ed estetica del corpo femminile. Utilizza composizioni armoniose, si concentra su gesti, espressioni ed emozioni per catturare la bellezza interiore e cambiare la narrativa. Le parole chiave del lavoro di Essamba sono orgoglio, forza e consapevolezza di sé. Per fornire allo spettatore una lettura quasi completa del percorso creativo dell’artista, questa prima mostra personale in Italia presenterà una selezione di 40 opere in bianco e nero e a colori realizzate tra il 1985 e il 2022. Include anche la sua serie, A-Fil-iations, presentata al padiglione inaugurale del Camerun alla Biennale di Venezia nel 2022.


Dal 17 Maggio 2024 al 06 Ottobre 2024 – Museo di Roma in Trastevere

LINK

NINO MIGLIORI. SETTANTA

Nino Migliori. Settanta, M77 Gallery, Milano
Nino Migliori. Settanta, M77 Gallery, Milano

Dal 18 giugno apre al pubblico “SETTANTA”, un emozionante progetto espositivo monografico che M77 Gallery dedica all’eterogenea produzione fotografica degli anni ’70 del celebre fotografo bolognese Nino Migliori, realizzato in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori, che la galleria rappresenta a livello internazionale dal 2017.
 
“SETTANTA” non solo evoca la decade in cui tutte le opere sono state realizzate, ma rende anche omaggio agli oltre settant’anni di straordinaria produzione artistica di Nino Migliori. Il progetto espositivo offre uno sguardo approfondito sul periodo che ha visto l’artista immerso in riflessioni fondamentali sulla fotografia come mezzo espressivo. Ponendo l’accento sulla sua natura profondamente sperimentale, l’esposizione offre una panoramica trasversale della vasta produzione di uno dei maestri più influenti della fotografia europea del XX secolo, presentando decine di scatti, molti dei quali vintage inediti.
 
Le opere fotografiche in mostra, seppur molto diverse tra loro per soggetto e tematica, rimangono profondamente coese nella visione artistica più ampia.
 
Il percorso espositivo si apre con suggestive riflessioni sulla Natura (“Herbarium”) e sulla vita urbana(“Muri”, “Manifesti Strappati”), temi che attraverso l’occhio sensibile di Migliori, diventano potenti testimoni della mutevolezza del tempo e della transitorietà dell’esperienza umana. Si prosegue con una riflessione sulla materia fotografica stessa – elemento fondante della produzione di Migliori fin dagli esordi negli anni ’40 – che viene esplorata attraverso studi sulla luce (“Lucigrafie”, “Polarigrammi”) e attraverso esperimenti sulla percezione e la materialità, spesso interpretate come tracce del cambiamento sociale (“Natura Morta”, “Sesso Kitsch”, “Sequenze TV”). Infine, il percorso espositivo si conclude con opere caratterizzate da un approccio più espressamente e formalmente ‘concettuale’ (“In immagin abile”, “Segnificazione”) e, a tratti, performativo (“SuPerDaCon”).
 
Inequivocabilmente irriverente ma mai indiscreto, osservatore attento e analitico e al contempo dalla spiccata sensibilità percettiva, SETTANTA propone un Nino Migliori oltre il suo celebre Neorealismo. Per Migliori la fotografia è – e continua ad essere – oggetto di profonda fascinazione e, attraverso il suo sguardo, ne riscopriamo le infinite potenzialità e sfaccettature.
 
La Mostra è accompagnata da un catalogo edito da M77 con un testo introduttivo a cura dello storico e critico d’arte Ascanio Kurkumelis.

M77 Gallery – Milano

LINK

Buone maniere – Simona Pavoni

L’artista interpreta e rimodula gli spazi, i volumi, i percorsi di Ex Maglierie Mirella con una serie di opere realizzate in vetro, carta, pelo animale, trasformando lo spazio in un viaggio tra soglie, assenze e evocazioni. Oggetti di vita comune e presenze performative occultate, le opere di Pavoni entrano in dialogo con lo spazio non canonico di Ex Maglierie Mirella per una riflessione profonda sul sostare e sul rappresentare.

Con quinte impalpabili in cui l’aria e la luce diventano ornamenti geometrici, “Buone maniere” addomestica i materiali in una celebrazione quasi rituale del nostro abitare e della sedimentazione di memorie che esso produce nei luoghi. Con un testo di Annika Pettini.

14 giugno – 11 luglio – EMM / Ex Maglierie Mirella – Milano

BALLO&BALLO. FOTOGRAFIA E DESIGN A MILANO, 1956-2005

Studio Ballo+Ballo, 1970, Divano componibile “Safari”, Archizoom per Poltronova negativo su pellicola ai sali d’argento, 13x18 cm. CAFMi, Archivio Ballo+Ballo
Studio Ballo+Ballo, 1970, Divano componibile “Safari”, Archizoom per Poltronova negativo su pellicola ai sali d’argento, 13×18 cm. CAFMi, Archivio Ballo+Ballo

Dal 14 giugno al 3 novembre 2024 il Castello Sforzesco presenta la mostra “Ballo&Ballo. Fotografia e design a Milano, 1956-2005”, curata da Silvia Paoli, prodotta da Comune di Milano – Cultura, Castello Sforzesco e Silvana Editoriale; l’esposizione è sostenuta da Strategia Fotografia 2023, avviso pubblico promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’idea di una mostra nasce nel 2022, quando Marirosa Toscani Ballo dona al Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano l’archivio dello Studio Ballo+Ballo, esito del lavoro di tutta una vita con il marito Aldo Ballo.

Nel 2023 il Civico Archivio Fotografico partecipa al Bando Strategia Fotografia promosso dal MIC con un progetto di valorizzazione dell’Archivio, che risulta vincitore, e dà così il via allo studio del progetto di mostra e del catalogo.
Il percorso accoglie oltre un centinaio di fotografie dello studio Ballo+Ballo, alcuni oggetti di design, in prestito dall’ADI Design Museum e dalle Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, e alcuni oggetti originali appartenuti ai due fotografi, oltre a riviste d’epoca con cui i Ballo hanno collaborato e volumi contenenti loro fotografie. Grazie alle videoinstallazioni di Studio Azzurro, che dialogano con le foto e gli oggetti in mostra nella Sala Viscontea, tutto ciò che è memoria e non poteva essere archiviato – i processi fotografici, il rapporto con gli oggetti di design esposti in mostra, la costruzione degli allestimenti in studio – diventa presente e tangibile, rendendo accessibili anche momenti, processi, esperienze di un “laboratorio” unico, lo Studio Ballo, ma anche di un’era conclusa, quella della fotografia analogica.

Aldo Ballo (Sciacca, 1928 – Milano, 1994) e Marirosa Toscani (Milano, 1931-2023) hanno iniziato la loro attività di fotografi sin dai primi anni Cinquanta. Marirosa frequenta il Liceo Artistico di Brera ma sin dal 1949 è una fotoreporter e lavora per il padre, Fedele Toscani (1909-1983), collaboratore di Vincenzo Carrese e della Publifoto, poi titolare dell’agenzia Rotofoto. Aldo frequenta lo stesso liceo, poi il Politecnico di Milano e lo Studio di Monte Olimpino, a Como, fondato da Marcello Piccardo e Bruno Munari e dedicato alla sperimentazione cinematografica. Lavora anche per la Rotofoto, ma nel 1956, con Marirosa, abbandona il reportage e aprono quello che diventerà il più importante studio fotografico per la fotografia di design, dove organizzazione, professionalità e competenza porteranno i Ballo a raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Lo studio sarà anche luogo di formazione e crescita culturale per molti, “bottega” e “scuola” dove imparare un mestiere ma anche una modalità e uno stile di vita e di pensiero.

Lo Studio Ballo diviene quindi luogo di confronto tra artisti, architetti, designer come, tra i molti, Bruno Munari, Gae Aulenti, Cini Boeri, Ettore Sottsass, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Enzo Mari, Alessandro Mendini e molti altri ancora. I Ballo collaboreranno con loro e con le più importanti ditte di design come Olivetti, Cassina, Danese, Zanotta, Brionvega, Alessi, Arflex, Bassetti, Barilla, Kartell, Artemide, Tecno, Driade, Borsalino, B&B Italia, Venini, e con La Rinascente. Le immagini di Aldo e Marirosa sono inoltre sulle principali riviste di design e arredamento, come “Domus”, “Ottagono”, “Abitare”, e in particolare “Casa Vogue”, diretta da Isa Tutino Vercelloni, che si avvale della collaborazione dei Ballo dal 1968 al 1992.

Lo Studio Ballo si pone così al centro dei fermenti e delle dinamiche culturali che caratterizzano l’evoluzione del design italiano, contribuendo in maniera determinante, con le loro immagini, alla sua affermazione a livello internazionale, consacrata dalla grande mostra tenutasi al MoMA di New York nel 1972, Italy: The New Domestic Landscape (a cura di Emilio Ambasz), le cui immagini in catalogo vengono affidate ad Aldo Ballo.

Studio professionale, scuola e bottega per molti giovani assistenti, poi divenuti a loro volta fotografi. Un clima, un ambiente, una modalità di intendere rapporti, collaborazioni, scambi culturali.

Ma come era possibile restituirne il clima, ciò che non è materiale e quindi resta solo nella memoria? L’intervento di Studio Azzurro – le cui origini sono strettamente legate allo Studio Ballo – si pone su questo piano, nel tentativo di restituire un vissuto condiviso di ciò che è destinato a non restare se non appunto nella memoria.

Le installazioni di Studio Azzurro dialogano in mostra, nella Sala Viscontea, con materiali originali esposti in bacheca (fotografie, riviste, libri) per meglio comprendere il rapporto dei Ballo con l’editoria nel campo dell’architettura e del design e per comprendere le varie articolazioni del “processo” fotografico: dal provino alla stampa positiva, alla pagina di rivista. Dialogano inoltre, a parete, con le fotografie che mettono in luce l’evoluzione dello stile della fotografia dei Ballo, dedicato al design italiano dagli anni Cinquanta fino agli anni Novanta.

Nella Sala dei Pilastri sono invece esposti grandi ritratti di importanti designer, in dialogo con le fotografie degli oggetti da loro progettati, e inoltre un significativo omaggio ad alcuni ritratti realizzati da Marirosa.
Il grande “racconto” sullo Studio Ballo è quindi completato dai ritratti video realizzati negli anni da Studio Azzurro, dove molti dei protagonisti del design e dell’arte italiana si passano il testimone in un montaggio a sei schermi sincronizzati, dando vita a un racconto corale che restituisce appieno ciò che i Ballo hanno rappresentato, e lasciato, al mondo non solo del design, ma della cultura tutta.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, italiano-inglese, con apparati scientifici, saggi e immagini, edito da Silvana Editoriale.

Dal 14 Giugno 2024 al 03 Novembre 2024 – Castello Sforzesco – Milano

THE BEGINNING IS THE END IS THE BEGINNING 

© Alessia Calzavara

The beginning is the end is the beginning è la mostra collettiva finale del Corso Triennale in Fotografia 2021-24 che inaugurerà giovedì 27 giugno alle ore 19 presso la galleria di Spazio Labo’ in Strada Maggiore 29 a Bologna.

La mostra rappresenta la condivisione di una serie di progetti personali che nelle loro differenze sono tuttavia accomunati da alcuni temi ricorrenti come l’ambiguo rapporto della fotografia con il reale, con la memoria, con la storia – collettiva e individuale – , e ancora la ricerca della propria identità, il rapporto con la natura, la possibilità di elaborazione di vicende intime, traumatiche e non solo. 

Le autrici e gli autori in mostra sono: Samuele Aleotti, Alessia Calzavara, Aurora Ceglia, Martina De Giorgi, Enrico Fagiani, Briged Lishi, Lorenzo Manca, Samir Mouda, Nicola Ortona, Giulietta Palombarini, Martin Picciolo, Gaia Tosi.

All’interno della mostra saranno esposti tutti i libri fotografici realizzati dalla classe e la nuova collana di approfondimenti teorici legati alla ricerca e ai processi delle singole progettualità.

27 giugno 2024 – 20 settembre 2024 – Spazio Labò – Bologna

LINK

Mostre per giugno

Sono tantissime anche a giugno le mostre di fotografia da vedere, di seguito una selezione!

Anna Brenna

Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960

Margaret Bourke-White, Aerial view of a DC4 passenger plane flying over midtown Manhattan, New York City, New York, 1939
© Margaret Bourke-White, The LIFE Pitcture, Collection Shutterstock

Dopo il successo delle mostre dedicate alle grandi pioniere della fotografia Eve Arnold e Dorothea Lange, CAMERA offre una nuova esposizione che vede protagonista un’altra grande maestra della fotografia del Novecento: l’americana Margaret Bourke-White.

Dal 14 giugno al 6 ottobre 2024 gli spazi del Centro accoglieranno un percorso espositivo, a cura di Monica Poggi, che attraverso circa 150 fotografie, racconterà il lavoro, la vita straordinaria, l’altissima qualità degli scatti di Bourke-White, capaci di raccontare la complessa esperienza umana sulle pagine di riviste a grande diffusione – di cui la mostra presenta una ricca selezione – superando con determinazione barriere e confini di genere.

Le trasformazioni del mondo, cuore della ricerca di Bourke-White, trovano posto sulla copertina del primo numero della leggendaria rivista LIFE, si leggono nei suoi iconici ritratti a Stalin e a Gandhi, nei reportage sull’industria americana, nei servizi realizzati durante la Seconda guerra mondiale in Unione Sovietica, Nord Africa, Italia e Germania, dove documenta l’entrata delle truppe statunitensi a Berlino e gli orrori dei campi di concentramento. Costretta ad abbandonare la fotografia a causa del morbo di Parkinson, dal 1957 Bourke-White si dedicherà alla sua autobiografia, Portrait of Myself, pubblicata nel 1963. Morirà nel 1971 a causa delle complicazioni della malattia.

14 giugno – 6 ottobre 2024 – CAMERA Centro Italiano per la Fotografia – Torino

LINK

VALERIE GALLOWAY: “RÊVER DANS LE DÉSERT”

Valerie Galloway lavora con la fotografia e il disegno. E’ nata in Francia, ha studiato fotografia all’Università dell’Arizona e oggi vive e lavora a Tucson.

Le fotografie stampate ai sali d’argento sono talvolta dipinte a mano; i soggetti mostrano particolare fascinazione per i nudi, la street photography e il vicino deserto di Sonora. Le immagini ricordano il voyeurismo di Eugene Atget, un certo mistero tipico di Man Ray e la sperimentazione della Nouvelle Vague. Accolgono l’influenza della tradizione culturale francese e la associano a certi riferimenti tipici del deserto americano, mentre allo stesso tempo rendono omaggio ai surrealisti degli anni Trenta.

Tutto ha inizio da un incontro casuale: Pichler scopre il lavoro e se ne innamora. Da questo innamoramento nasce il libro “Rêver Dans le Désert”, elegantemente rilegato in una copertina di seta color caffè. Come spesso accade sulle pareti della galleria di Micamera, questa mostra nasce dal libro. Esporremo alcuni pezzi unici e una selezione di stampe, accompagnate da alcuni gioielli fotografici realizzati appositamente per noi.

Dal 23 maggio al 22 giugno – MiCamera – Milano

LINK

REALPOLITIK 2018-2023

Realpolitik 2018-2023, Palazzo Grillo, Genova
Realpolitik 2018-2023, Palazzo Grillo, Genova

naugura venerdì 3 maggio 2024 presso PRIMO PIANO di Palazzo Grillo alle ore 18.30 la mostra fotografica “Realpolitik 2018-2023”, un ritratto satirico della politica italiana contemporanea dei fotografi Luca Santese e Marco P. Valli del collettivo CESURA. Per l’occasione il giornalista Matteo Macor dialogherà con gli artisti. Seguirà visita guidata, a ingresso libero e gratuito.

Nato da un’analisi critico-satirica sulla situazione politica Italiana dopo le elezioni del 4 Marzo 2018, Realpolitik 2018-2023 è un progetto fotografico documentario di critica e riflessione satirica sull’iconografia di propaganda e comunicazione politica italiana contemporanea.
Le 34 stampe fine art di grande formato divise in sezioni tematiche, i contributi video e le diverse pubblicazioni esposte, consentono agli spettatori di immergersi nella nuova iconografia della politica italiana che gli autori hanno contribuito a plasmare in modo determinante. Il risultato è una sovversione delle modalità con cui la politica ha cercato di rappresentare sé stessa, soprattutto tramite l’uso oculato e programmatico dei social network, in un’inarrestabile transizione da una democrazia rappresentativa a una democrazia di rappresentazione.   “Con i nostri scatti – dichiarano Valli e Santese – abbiamo cercato di sovvertire quel meccanismo di falsa uguaglianza tra elettore ed eletto, tra votante e votato, tra consumatore ed erogatore di servizi politici, interrompendo la catena di comando della comunicazione politica proprio nel suo volere apparire autentica, semplice, diretta, e disvelando, attraverso nuove immagini, il nugolo di artifici che reggono il sistema della rappresentazione politica in Italia”.

Dal 03 Maggio 2024 al 30 Giugno 2024 –  Palazzo Grillo – Genova

LINK

ROBERT CAPA. L’OPERA 1932-1954

Robert Capa, <em>Sicilian peasant telling an American officer which way the Germans had gone, near Troina, Italy, August 1943</em> 
© Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos | Robert Capa, Sicilian peasant telling an American officer which way the Germans had gone, near Troina, Italy, August 1943 

Dal 14 maggio al 13 ottobre 2024, il Museo Diocesano di Milano presenta Robert Capa. L’Opera 1932-1954, retrospettiva curata da Gabriel Bauret, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e prodotta da Silvana Editoriale, realizzata grazie al supporto del main sponsor Dils azienda leader nel Real Estate, che ripercorre le tappe principali della carriera del fotografo di guerra, dagli esordi nel 1932 fino alla morte avvenuta nel 1954 in Indocina per lo scoppio di una mina.
 
Una mostra composta da 300 opere, selezionate dagli archivi dell’Agenzia Magnum Photos, che vuole rivelare il temperamento e le sfaccettature di un personaggio passionale e sfuggente, insaziabile e forse mai pienamente soddisfatto, che non esitava a rischiare la vita per i suoi reportage. 
 
Di lui così scrisse Henri Cartier-Bresson: “Per me, Capa indossava l’abito di luce di un grande torero, ma non uccideva; da bravo giocatore, combatteva generosamente per se stesso e per gli altri in un turbine. La sorte ha voluto che fosse colpito all’apice della sua gloria”.
La rassegna si svolge cronologicamente fornendo uno sguardo dettagliato sul percorso artistico e professionale di uno dei fotografi più influenti del ventesimo secolo, esplorando i suoi scatti più iconici, e al contempo delineando il metodo di lavoro che Capa utilizzava, dal quale trapela la complicità e l’empatia che il fotografo riservava ai soggetti ritratti, soldati ma anche civili, sui terreni di scontro in cui ha maggiormente operato. Nell’intento del curatore, il progetto vuole porre l’accento sulla dimensione umanista di Robert Capa, sulle altre angolazioni verso cui dirige il suo obiettivo: le popolazioni vittime dei conflitti, i bambini, le donne.
 
Afferma Gabriel Bauret: “Se le fotografie di guerra plasmano la leggenda di Capa, nei suoi reportage lo vediamo anche guardare la realtà da diversi punti di vista, concentrandosi su quelli che il fotografo Raymond Depardon definiva “tempi deboli”, in contrapposizione ai tempi forti che solitamente mobilitano l’attenzione dei giornalisti e richiedono loro di essere i primi e più vicini”.
 
Nei “tempi deboli” le storie personali emergono dalla Storia universale, e il singolo si manifesta in tutta la sua umanità.
 
L’esposizione si articola in 9 sezioni tematiche – Fotografie degli esordi, 1932–1935; La speranza di una società più giusta, 1936; Spagna: l’impegno civile, 1936–1939; La Cina sotto il fuoco del Giappone, 1938; A fianco dei soldati americani, 1943–1945; Verso una pace ritrovata, 1944–1954; Viaggi a est, 1947–1948; Israele terra promessa, 1948–1950; Ritorno in Asia: una guerra che non è la sua, 1954 – che evocano l’impostazione cronachistica con cui i suoi reportage venivano pubblicati sulla stampa francese e americana dell’epoca.
Lungo il percorso espositivo si trovano dunque immagini drammatiche come Morte di un miliziano lealista, fronte di Cordoba, Spagna, inizio settembre 1936, che per la prima volta, insieme agli scatti di altri fotografi professionisti inviati in prima linea e nelle città bombardate, documenta in senso moderno una guerra; ma anche fotografie che immortalano i momenti di svago del Tour de France, luglio 1939, simbolo di una vita che si sforza di scorrere nonostante lo spettro della battaglia; gli esiti della Seconda Guerra Mondiale emergono in istantanee di morte e resilienza come in Un prete cattolico celebra la messa sulla spiaggia di Omaha, Francia, Normandia, giugno 1944, dove vediamo la liturgia svolgersi in un contesto estremo.
Negli stessi anni, a chilometri di distanza, Capa documenta la risalita dell’Italia da parte degli Alleati e scova dell’inaspettata ironia di un Contadino siciliano che racconta a un ufficiale americano la direzione che avevano preso i tedeschi, vicino a Troina, in Italia, nell’agosto 1943; allo stesso tempo la festante esaltazione dei soldati russi e americani, che si divertono insieme a Berlino celebrando la fine della Guerra (Soldati americani, parte delle forze di occupazione alleate, ad una festa multinazionale, Berlino, Germania, 1945), è solo uno scorcio di pace in un mondo in conflitto; così la silenziosa e anonima sofferenza di Un uomo e una donna trasportano i loro averi in sacchi, Haifa, Israele, 1949 ricorda come ogni giorno il mondo sia solcato da tragedie che l’umanità – ora tanto piccola, ora invincibile – è chiamata ad affrontare.
 
Molte fotografie rimandano dunque all’uomo più che al fotografo, a Ernö Friedmann (suo nome di battesimo) più che a Robert Capa.
Insieme alle fotografie, sono esposti in mostra una serie di documenti, pubblicazioni, un filmato e una registrazione sonora (l’unica esistente con la voce di Capa) che permettono di dissipare l’aura mitologica da cui è avvolta la sua figura e tracciare i contorni di una vita il cui esito non è sfuggito alla tragedia.
Dal 14 Maggio 2024 al 13 Ottobre 2024 – Museo Diocesano – Milano

LINK

VIVIAN MAIER. IL RITRATTO E IL SUO DOPPIO

Vivian Maier, Self – portrait, Chicago area, n.d.
© Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY | Vivian Maier, Self – portrait, Chicago area, n.d.

92 scatti realizzati prima con la fotocamera Rolleiflex e poi con la Leica e alcuni video girati in Super8 trasportano idealmente i visitatori nelle strade di New York e di Chicago, dove i continui giochi di ombre e riflessi mostrano la presenza-assenza dell’artista che, con i suoi autoritratti, cerca di mettersi in relazione con il mondo circostante.
Gli scatti raccontano la sua vita in totale anonimato fino al 2007, quando il suo immenso e impressionante lavoro, composto da più di centoventimila negativi, filmati Super 8mm e 16mm, diverse registrazioni audio, fotografie stampate e centinaia di rullini non sviluppati, venne scoperto in bauli, cassetti e nei luoghi più impensati da John Maloof, fotografo per passione e agente immobiliare per professione che li acquista un po’ per caso, salvandoli dall’oblio e rivelando al mondo l’immenso patrimonio fotografico di Vivian Maier.
In tutti questi scatti si riconosce un’incessante ricerca per dimostrare la propria esistenza, non certo per una rappresentazione edonistica, ma la disperata affermazione di sé e la fuga da un’esistenza invisibile.
Grazie a quel ritrovamento una “semplice tata” è riuscita a diventare, postuma, “la grande fotografa Vivian Maier”.
In tutto il suo lavoro, ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di anonimi estranei e persone con cui potrebbe essersi identificata, il mondo dei bambini – che è stato il suo mondo per così tanto tempo – ma emerge un’ evidente predilezione per gli autoritratti. Lei stessa appare in molti scatti, con una moltitudine di forme e variazioni, a tal punto da configurare una sorta di linguaggio all’interno del suo linguaggio.
A differenza di Narciso, che si distrusse nella contemplazione e nell’ammirazione della propria immagine, l’interesse di Vivian Maier per il ritratto di sé è piuttosto una disperata ricerca della sua identità. Costretta in una “invisibile non-esistenza”, a causa del suo status sociale, Vivian Maier ha silenziosamente e discretamente iniziato a produrre prove irrefutabili della sua presenza in un mondo in cui sembrava non avere posto.
Riflessi del suo viso in uno specchio, la sua ombra che si allunga sul terreno, il contorno della sua figura: ogni autoritratto di Vivian Maier è una affermazione della sua presenza in quel luogo particolare, in quel momento particolare. La caratteristica ricorrente che è diventata una firma nei suoi autoritratti è l’ombra.
L’ombra, quel duplicato del corpo in negativo, “scolpito dalla realtà”, che ha la capacità di rendere presente ciò che è assente. All’interno di questo dualismo, Vivian Maier ha giocato con il sé e con il suo doppio.
E poiché una fotografia, come ha detto Edouard Boubat, è “qualcosa di strappato alla vita”, nel caso di Vivian Maier, i suoi autoritratti accumulati configurano una precisa identità, che ora ha preso il suo posto in un presente perpetuo, costantemente ripetuto e sigillato dalla Storia.

Dal 20 Aprile 2024 al 03 Novembre 2024 – Villa Mussolini – Riccione

LINK

WORLD WATER DAY PHOTO CONTEST TRAVELLING EXHIBITION

In occasione degli Eco-Days e grazie alla collaborazione con  Fondazione per la Cultura Pontedera, l’esposizione itinerante del World Water Day Photo Contest arriva al Palazzo Pretorio di Pontedera, un magnifico palazzo del ‘300.
La mostra curata da Roberto Isella per Lions Club Seregno AID, propone la storia del World Water Day Photo Contest con 245 immagini disposte in 10 sale espositive e selezionate tra le oltre 10.000 foto pervenute in otto edizioni del concorso comprese le immagini dell’edizioni 2024. Un vero e proprio patrimonio culturale dedicato al diritto umano all’acqua.
Le incredibili storie che ogni immagine racconta, invitano il visitatore a riflettere  sull’importanza dell’acqua come diritto inviolabile dell’umanità.
L’esposizione è visitabile fino al 30 giugno 2024

Dal 4 maggio al 30 giugno – Palazzo Pretorio – Pontedera

Paolo Novelli. Il giorno dopo la notte

Paolo Novelli, Day n.3, 2018, Courtesy l’autore

La mostra Paolo Novelli. Il giorno dopo la notte, prevista in Project Room dal 14 giugno al 21 luglio 2024, riunisce e pone in dialogo in un unico spazio due cicli di lavoro del fotografo bresciano, realizzati fra 2011 e 2018, centrali nell’evoluzione del suo linguaggio.

Entrambe realizzate in analogico in un rigoroso bianco e nero, nel quale il processo di stampa assume un’importanza fondamentale, le due serie presentano sostanzialmente un unico soggetto, le finestrecoperte da persiane chiuse o murate, sulle facciate di edifici che non presentano alcuna caratteristica architettonica di particolare fascino. La notte non basta è composto da una sequenza di notturni, dove le finestre – o meglio le persiane che ne impediscono la vista – emergono dal buio dialogando con la luce dei lampioni, mentre Il giorno non basta si concentra sulla luce diurna che tocca le rientranze geometriche costituite dalle finestre murate, che diventano quasi delle forme astratte, segni minimali sulla superficie dell’edificio. Il titolo deriva da una riflessione del fotografo sui modi di dire, che si allarga a una visione della vita: “quando le cose vanno male, qualcuno a fine giornata ci rincuora con frasi come: “dormici sopra, fai passare la notte e domani mattina vedrai…”. Poi ti svegli e non è cambiato nulla. A volte rimane solo un desiderio, incalzante: scappare; cosa che alla fine non succede quasi mai; da qui la seconda parte del dittico “il giorno non basta”, con ipotetico sottotitolo “a fuggire””.

La ricerca di Novelli è fatta di tempi lunghi di realizzazione che richiedono tempi altrettanto lunghi di visione, poiché le immagini sono fatte di variazioni minime, di spostamenti della luce e dell’ombra, di sfumature nei toni, in un morandiano affondo nel mistero della restituzione del mondo per via di immagini, tanto più silenziose quanto più evocative.

Paolo Novelli è attivo dalla fine degli anni Novanta; a partire dagli anni Duemila ha pubblicato diverse monografie, tra cui Interiors in occasione della sua prima mostra alla Galleria Massimo Minini nel 2011, galleria nella quale ha tenuto anche la sua mostra più recente, nel 2022. Di rilievo anche la mostra alla Triennale di Milano tenutasi nel 2019, a cura di Giovanni Martini, che è stato, insieme a Lanfranco Colombo, Arturo Carlo Quintavalle e Giovanni Gastel, uno degli autori che più hanno sostenuto e interpretato il suo lavoro.

14 giugno – 21 luglio 2024 – Project Room – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

LINK

TARIN. GUILTLESS

Tarin, Estate
© Tarin | Tarin, Estate

Cluster Contemporary in collaborazione con NFC Edizioni espone “Guiltless” una mostra personale di Tarin, e con l’occasione verrà presentato a Roma il progetto editoriale del 2024. Tarin ha infatti prodotto un calendario in tiratura limitata, 16 immagini inedite dallo stile inconfondibile ma con due grandi novità. Troveremo infatti oltre a 12 inediti scatti alle muse di Tarin, quattro scatti di paesaggio ad intervallare le stagioni del 2024. 

“Entrare in relazione con il paesaggio è un’operazione intima, che evita facili suggestioni, mostrando il paesaggio, per così dire, nella sua nudità”, così Tarin ci presenta questo suo nuovo percorso. 
Per il mese di dicembre la sfida è quella di ampliare l’osservazione perché “la complessità del mostrarsi riguarda ogni essere umano, ed è ancora più evidenziata dalla sensualità femminile di un corpo biologicamente maschile”. 

In mostra opere in grande formato, provini unici e inediti disegni.

Dal 09 Maggio 2024 al 22 Giugno 2024 – Cluster Contemporary – Roma

LINK

VINCENT PETERS. TIMELESS TIME

Vincent Peters, Monica Bellucci, Rome 2018
© Vincent Peters | Vincent Peters, Monica Bellucci, Rome 2018

Dopo il grande successo riscosso a Palazzo Reale di Milano e a Palazzo Albergati di Bologna, il prossimo 16 maggio arriva a Palazzo Bonaparte di Roma una delle mostre fotografiche più visitate dell’anno: “Timeless Time” è un viaggio tra gli scatti iconici e senza tempo del fotografo Vincent Peters che, fino al 25 agosto 2024, presenta una selezione di lavori in bianco e nero in cui la luce è protagonista nel definire le emozioni e raccontare le storie dei soggetti ritratti e della loro intima capacità di riflettere la bellezza.

Christian Bale, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Laetitia Casta, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, David Beckham, Scarlett Johansson, Milla Jovovich, John Malkovich, Charlize Theron, Emma Watson e Greta Ferro sono solo alcuni dei personaggi famosi i cui ritratti sono esposti a Palazzo Albergati.
Scatti realizzati tra il 2001 e il 2021 da Vincent Peters che, usando un’illuminazione impeccabile, eleva i suoi soggetti a una posizione che spesso trascende il loro status di celebrità.

Se è vero che la moda deve parte del suo fascino alla fugacità, al suo passare di moda, Vincent Peters cerca di forzare questo automatismo creando fotografie che escono dal tempo.
La mostra a Palazzo Bonaparte cerca di raccontare questo filo rosso, lo sguardo umanistico di un fotografo che ha fatto sua tutta la nostra tradizione occidentale ed italiana. Ritratti di donne e uomini, personaggi noti, frammenti di una storia che dura oltre lo scatto fotografico, come fosse un film. Classici e moderni, angelici e torbidi come le madonne ed i signori ritratti dai pittori. Visioni iconiche, in bianco e nero, senza tempo. Fotografie che, come le opere d’arte della città eterna, non esauriscono ciò che hanno da dirci e durano per sempre.

Dal 18 Maggio 2024 al 25 Agosto 2025 – Palazzo Bonaparte – Roma

LINK


Tutte le mostre di fotografia da non perdere a maggio

Nuove interessantissime mostre ci aspettano anche a maggio, non perdetevele!

Anna

FOTOGRAFIA EUROPEA 2024 – LA NATURA AMA NASCONDERSI

Arko Datto, Boats bedecked with lights returning from a pilgrimage wait in the shoals for the tide to return so that they can head back home to their village, 2019
© Arko Datto | Arko Datto, Boats bedecked with lights returning from a pilgrimage wait in the shoals for the tide to return so that they can head back home to their village, 2019

Dal 26 aprile al 9 giugno 2024, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani esordienti con la XIX edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e del Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.
La natura ama nascondersi è il tema scelto dalla direzione artistica del Festival composta, anche quest’anno, da Tim Clark (editor 1000 Words), Walter Guadagnini(storico della fotografia e Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia) e Luce Lebart (ricercatrice e curatrice, Archive of Modern Conflict).
Un titolo che cerca di inglobare – recuperando il paradosso da un celebre frammento di Eraclito – la potenza di una natura che molte volte cela la sua essenza ai nostri occhi, ma che sempre più spesso la rivela in modi distruttivi, in un processo continuo che può essere inteso come un’oscillazione tra l’essere e il divenire. Fotografia Europea 2024 si propone di esplorare, attraverso le tante prestigiose mostre personali e collettive di questa edizione, le connessioni fra occultamento e scoperta che dominano il nostro rapporto con la Natura, immaginando nuove narrazioni, al di fuori di quell’atteggiamento di controllo dominante che la nostra specie esercita sul pianeta, per comprendere le dinamiche e le nuove direzioni da intraprendere.
 
LE MOSTRE
 
La mostra storica di questa edizione torna nelle sale di PALAZZO MAGNANI con la prima retrospettiva  mai presentata in Italia di Susan Meiselas, fotografa americana nota soprattutto  per il suo lavoro nelle aree di conflitto dell’America Centrale (1978-1983) e in particolare per i suoi potenti scatti della rivoluzione nicaraguense. La mostra, intitolata Mediations, raccoglie una selezione di opere che vanno dagli anni Settanta a oggi e rivela, attraverso le diverse forme che la Meiselas adotta per ampliare la sua opera – oltre al reportage fotografico tradizionale, anche installazioni, libri, film – il suo approccio unico di fotografa, che mette costantemente in discussione lo status delle sue immagini in relazione al contesto in cui vengono percepite, spaziando dalla dimensione personale a quella geopolitica. Nelle sue opere la fotografa coinvolge i soggetti in un’incessante esplorazione e sviluppo di narrazioni, lavorando spesso su lunghi periodi e su un ampio ventaglio di paesi e soggetti: dalla guerra alle questioni relative ai diritti umani, dall’identità culturale all’industria del sesso.
 
Le sale dei cinquecenteschi CHIOSTRI DI SAN PIETRO ospiteranno dieci esposizioni.
Al piano terra, ad aprire gli occhi dei visitatori, una mostra che cattura l’infinita mutevolezza delle nuvole in una collettiva, intitolata Sky Album. 150 years of capturing clouds a cura di Luce Lebart e Michelle Wilson, in cui si celebra la vastità e la bellezza delle immagini di nuvole e l’unicità della pratica di fotografare il cielo da parte di scienziati, dilettanti e artisti. Oltre centocinquanta opere raccontano questa passione a partire dagli albori della fotografia, dal francese Gustave Le Gray all’italiano Mario Giacomelli, passando dai lavori dell’americano Edward Steichen fino ai due artisti contemporanei chiamati a creare due installazioni, la finlandese Anna Ninskanen e il britannico Kalev Erickson.
Al primo piano, il progetto espositivo di Helen Sear, dal titolo Within Sight, presenta una serie di opere multiple e composite che esplorano la dissoluzione della prospettiva a lente singola associata all’obiettivo della macchina fotografica. Sear è un’attenta osservatrice degli elementi mutevoli che compongono un paesaggio e restituisce l’esperienza di essere presenti nella natura, combinando alla fotografia elementi disegnati a mano o cancellati, in un lavoro concettuale che affonda le sue radici nell’interesse per il realismo magico e il surrealismo.
Yvonne Venegas con Sea of Cortez traccia una storia intergenerazionale in equilibrio tra l’esperienza della sua famiglia – che ha abitato le miniere di rame di Santa Rosalia, nella Bassa California, all’inizio del Novecento- e quella di un’intera generazione che ha sfruttato i territori intorno al Mar di Cortez. La sua esplorazione si avvale dell’aiuto delle persone che incontra nel suo percorso di indagine, per esprimere il sentimento di sfruttamento e i resti che quelle storie di miniera hanno seminato sul loro cammino.
Il fotografo indiano Arko Datto porta all’attenzione dei visitatori la questione incombente della catastrofe climatica e dei rifugiati che questa genera, attraverso una trilogia fotografica in corso da nove anni. I due capitoli qui presentati, tratti dal progetto The Shunyo Raja Monographies sono interamente dedicati al territorio del Delta del Bengala, considerato uno degli epicentri del cambiamento; includono ritratti e paesaggi che mappano l’erosione e l’innalzamento del livello del mare attraverso l’India e il Bangladesh e traccia la traiettoria degli sfollati e dei paesaggi perduti a causa di una natura che reclama sempre più attenzione.
A seguire Matteo de Mayda, fotografo veneziano, espone ai Chiostri un’installazione composta da foto d’archivio e di reportage, immagini satellitari e al microscopio, testimonianze individuali e teorie scientifiche che fanno parte del progetto There’s no calm after the storm, in cui indaga gli impatti a lungo termine e meno visibili della tempesta Vaia, che ha colpito il Nord-est dell’Italia alla fine del 2018. Nato dopo la fine dell’emergenza, il progetto riflette sul fragile equilibrio tra l’azione dell’uomo e la tenuta degli ecosistemi.
La mostra di Jo Ractliffe si intitola Landscaping ed è interamente dedicata al paesaggio sudafricano ripreso durante i suoi viaggi in auto lungo la costa sud-occidentale. Negli scatti in bianco e nero, Ractliffe riflette sul concetto stesso di paesaggio, disconoscendone il termine nel tentativo di sottrarre le sue fotografie a convenzioni stereotipate: parlare di paesaggio in termini di bellezza, o al contrario di bruttezza, significa osservare invece che partecipare, ridurre il luogo a un concetto piuttosto che a un’esperienza vissuta. Con il termine landscaping, l’artista cerca di trasmettere l’idea di paesaggio come qualcosa di attivo, capace anche di conservare la memoria del passato.
Nel grande corridoio centrale, Natalya Saprunova espone il progetto Permafrost che racconta la vita delle popolazioni dell’estremo nord del continente asiatico. Qui, nei suoi lunghi viaggi in compagnia della macchina fotografica e di un taccuino, la fotografa russo-francese scopre luoghi come la Yakutia e le sue popolazioni indigene, tra cui i pastori di renne Evenki e gli Yakuti, allevatori stanziali di mucche e cavalli. I colori tenui dei suoi scatti restituiscono l’ansia di queste comunità, testimoni del rapporto simbiotico con una natura estrema che oggi è messo a rischio dalle conseguenze dell’industrializzazione.
La fotografa americana Terri Weifenbach in Cloud Physics esplora la vitale interconnessione tra le nuvole del nostro pianeta e le intime forme della sua vita biologica. La spina dorsale di questo lavoro è una serie di fotografie realizzate in un istituto di ricerca americano per lo studio e la misurazione delle nuvole, la loro origine, struttura, particelle e reazioni. Gli astrusi strumenti che vediamo sono progettati per esprimere fenomeni atmosferici effimeri, ma la macchina fotografica di Weifenbach – e il suo modo di guardare – ci restituisce il nostro mondo organico terrestre come un mistero non quantificabile.
Lisa Barnard con la mostra An Act of Faith: Bitcoin and the Speculative Bubbleconduce alla riflessione sull’essenzialità della natura nella creazione di bitcoin, beni digitali che seppur immateriali richiedono un enorme sforzo ambientale. La fotografa britannica documenta lo sfruttamento dell’energia geotermica in Islanda, necessario per sostenere il processo di estrazione mineraria: le fredde temperature islandesi, infatti, fanno sì che le masse di calore generate dall’hardware coinvolto, siano notevolmente ridotte, contribuendo a mantenere un microclima obbediente.
Bruno Serralongue dedica il suo progetto, dal titolo Community Gardens of Vertus, Aubervilliers, alla lotta – su scala locale, ma legata a una più ampia consapevolezza della necessità di preservare ambienti vivibili di fronte a progetti ecocidi – che alcuni giardinieri hanno iniziato nel 2020 per opporsi all’abbattimento di oltre 4.000 metri quadrati di orti, a favore di nuove costruzioni per i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Questo succede a meno di due chilometri da Parigi, ad Aubervilliers in Seine-Saint-Denis, il dipartimento più popolato della Francia e dove gli spazi verdi sono i meno numerosi.
 
Nella sede di PALAZZO DA MOSTO trova posto la Committenza di questa edizione, insieme a una mostra dedicata ai libri fotografici e ai due progetti vincitori della Open Call.
La produzione di Fotografia Europea 2024, affidata a Karim El Maktafi, si intitola day by day, e si focalizza sull’affascinante contesto delle “Aree Interne”: regioni estremamente eterogenee, caratterizzate dalla lontananza da grandi centri di agglomerazione, che, pur occupando circa tre quinti del territorio nazionale, ospitano poco meno di un quarto della popolazione complessiva italiana. Nello specifico l’indagine del fotografo si è sviluppata in vaste porzioni dell’Appennino Emiliano, in cui El Maktafi ha esaminato il profondo e fragile legame tra l’uomo e la natura, facendo emergere l’eredità culturale attraverso stili di vita profondamente radicati nei cicli lenti dell’ambiente naturale montano.
La mostra Index Naturae, a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi (OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est), comprende 116 libri fotografici pubblicati negli ultimi cinque anni dedicati al tema della natura. La selezione dei volumi esposti, realizzati da autori nazionali ed internazionali che hanno aderito al progetto proposto da OMNE, rappresenta da un lato una fonte di riflessione sullo stato attuale della fotografia e dell’editoria, dall’altro individua un corpus di esperienze di ricerca capace di offrire punti di vista molto diversi sul tema del rapporto tra uomo e natura nella contemporaneità, stimolando possibili approfondimenti e sperimentazioni.  
I progetti selezionati dalla giuria della Open Call, tra gli oltre 500 lavori di artisti e curatori che vi hanno partecipato, sono quelli di Marta Bogdańska e Michele Sibiloni. Il progetto SHIFTERS di Marta Bogdańska parte dal presupposto che solo ripensando alla posizione dell’essere umano nel mondo e guardando quindi oltre l’orizzonte antropocentrico, si possa realizzare una coesistenza vera e profonda, che includa quindi anche gli animali. Il lavoro è iniziato con una ricerca d’archivio e una raccolta di articoli sulle spie animali in guerra e mettendo poi in relazione questa storia sfaccettata con quella della loro liberazione e dei loro diritti.  Michele Sibiloni, invece, stimola una riflessione sul futuro dell’alimentazione mondiale e sul precario equilibrio degli ecosistemi naturali attraverso il progetto Nsenene, a cura di Marco Scotti, che documenta i momenti frenetici delle attività della raccolta delle cavallette (Nsenene, appunto) in Uganda, a cui si alternano lunghi periodi di attesa e speranza; tempistiche sempre meno prevedibili a causa del cambiamento climatico.
 
Riapre, per la XIX edizione di Fotografia Europea, la splendida VILLA ZIRONI, gioiello dell’architettura liberty che ospiterà la mostra Radici, di Silvia Infranco, a cura di Marina Dacci. Silvia Infranco ha sviluppato una ricerca che ha fatto della materia naturale il soggetto e l’oggetto delle sue opere. Negli ultimi anni si è orientata sullo studio degli erbari, sulla farmacopea e sui processi di cura arcaici e rituali rinvenuti in manoscritti e in testi a stampa antichi. La mostra sviluppa queste sue ultime riflessioni sul rapporto tra uomo e natura nell’ambito dell’approccio fitoterapico con particolare attenzione ai risvolti magici, simbolici ed alchemici intervenuti nel corso dei secoli. Le opere di Silvia Infranco si modulano su svariati media: opere su carta e su tavola, libri d’artista, sculture, polaroid che spesso includono le erbe stesse.
 
Ad abbracciare il festival, numerose altre mostre partner che gravitano intorno ad esso, organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate nei loro spazi.
PALAZZO DEI MUSEI, Zone di passaggioa cura di Ilaria Campioli, propone una riflessione sul tema del buio e della notte con l’obiettivo di raccontare l’importante ruolo che entrambi rivestono nell’immaginario collettivo. Punto di partenza sono le numerose opere di ambientazione notturna che Luigi Ghirri ha realizzato nel corso della propria produzione. Sono i luoghi “illuminati in maniera provvisoria, o gli spazi che vivono una loro discreta semioscurità e che solo temporaneamente diventano luminosi in maniera festosamente provvisoria”, in cui si attiva una lettura alternativa del reale. Rispetto alla storia del procedimento fotografico, il rapporto fra luce e buio è essenziale. Per Ghirri sono quindi i bagliori, i lampi, le piccole intermittenze come quelle delle lucciole ad esprimere le migliori modalità di illuminazione poiché mantengono intatto l’incanto del buio, preservando le zone d’ombra. La mostra presenta quindi il lavoro di diversi ed importanti autori di rilievo internazionale che, a partire dalle sperimentazioni sul medium e sulla visibilità della fine degli anni Sessanta, utilizzano il buio come possibilità di narrazione. Come afferma il filosofo Alain Badiou “[…] la stessa contraddizione della notte è quella di offrire riparo a ciò che è esposto, invisibilità alla bellezza del visibile”. Ecco quindi che gli autori in mostra si muovono all’interno di questo spostamento paradossale che viene offerto dal buio, utilizzandolo per cercare di raccontare ciò che vi accade. 
Gli esiti della open call di GIOVANE FOTOGRAFIA ITALIANA #11 | PREMIO LUIGI GHIRRI 2024, promossa dal Comune di Reggio Emilia, in partnership con alcuni festival internazionali, hanno dato vita a Contaminazioni, la collettiva a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi che vede in mostra, sempre a Palazzo dei Musei, gli scatti dei sette artisti selezionati dalla giuria internazionale: Claudia Amatruda con Good Use Of My Bad HealthBenedetta Casagrande con All ThingsLaid DormantNoemi Comi con ProxidiumMassimiliano Corteselli con ContrapassoCamilla Marrese con Field Notes for Climate ObserversCinzia Romanin con Transcendence e Alessandro Truffa con Nioko Bokk. I sette progetti selezionati propongono una riflessione su quelli che sono gli spazi intermedi, le zone di contaminazione e di reciproca trasformazione tra gli uomini e il resto del vivente, utilizzando materiali e approcci ampi e stratificati, in cui il medium fotografico entra a far parte della riflessione stessa. Durante le giornate inaugurali Giovane Fotografia Italiana assegnerà diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Luigi Ghirri, del valore di 4.000 euro. Il vincitore del Premio avrà anche la possibilità di esporre una versione più ampia del suo progetto in una mostra personale in Triennale Milano (inverno 2025). Con la menzione Nuove traiettorie. GFI a Stoccolma, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, inoltre un artista, prescelto tra i sette selezionati, potrà svolgere un periodo di studio e ricerca durante il quale dovrà produrre un progetto artistico che sarà esposto in una mostra a cura dello stesso Istituto. Tre finalisti saranno inoltre selezionati per partecipare al programma di letture portfolio Photo-Match nell’ambito di Fotofestiwal Łódź previsto in giugno 2024 grazie alla partnership con il festival e a una borsa di studio a copertura delle spese di viaggio e alloggio. Infine Photoworks insieme alla Dalby Forest, Forestry England, offrono a due fotografi una residenza d’artista immersiva ed ecologica della durata di una settimana nel cuore della Dalby Forest, North Yorkshire – Regno Unito, insieme a tutoraggio, introduzione al team e agli ecosistemi della foresta e opportunità di networking.
 
La fototeca della BIBLIOTECA PANIZZI partecipa all’edizione del 2024 con una mostra che ridona visibilità alla collezione di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, con sede a Rubiera che dal 1990 al 2023 ha realizzato indagini fotografiche sul territorio regionale e nazionale. Oggi, gli scatti raccolti sono in deposito presso l’Archivio fotografico della Biblioteca Panizzi per essere conservati, valorizzati e restituiti alla cittadinanza. In particolare in questa edizione saranno esposte le due interpretazioni che Paola De Pietri nel 1994 e  Walter Niedermayr nel 1997 hanno dato delle Casse d’espansione del fiume Secchia. Paola De Pietri realizza la sua osservazione sorvolando con una mongolfiera l’area del parco fluviale, in modo da ottenere immagini a metà strada fra quella offerta dalla comune mappa topografica, quella dell’aereo e quella degli occhi del visitatore. Walter Niedermayr produce invece una serie di dittici, attraverso cui si interroga sul destino delle aree sottoposte ad intenso sfruttamento economico e successivamente attrezzate per gestire sport e attività didattiche, osservando come i parchi rappresentino la nostra pretesa romantica di trovare una nostra immagine di “natura incontaminata”.
 
Lo SPAZIO GERRA propone la mostra NEW THEATERS OF THE REAL. Collaborating with AI che, nel quadro del dialogo permanente tra natura e artificio che percorre le arti, presenta cinque differenti posizioni della fotografia contemporanea capaci di aprire il confine della creazione a diverse modalità di collaborazione con l’intelligenza artificiale generativa. I Lavori di Xavi Bou, Antti Karppinen, Markos Kay, Katie Morris, Pierre Zandrowicz portano a una profonda riflessione in merito all’apporto dell’IA come strumento di conoscenza dei processi della natura e della stessa creatività umana, valutando anche il rischio che si tratti invece di un ulteriore mezzo di alienazione che allontana ancora di più gli umani dall’appartenenza a una natura unitaria.
 
Collegata al festival è la proposta della COLLEZIONE MARAMOTTI, che espone la prima mostra personale istituzionale italiana di Silvia Rosi, dal titolo Disintegrata. Specificamente concepita per la Collezione, l’esposizione include venti nuove opere fotografiche, alcune immagini in movimento e un nucleo di fotografie d’archivio raccolte dall’artista in Italia – principalmente in Emilia-Romagna – tra il 2023 e il 2024. Rosi ha percorso il territorio per raccogliere le centinaia di fotografie ordinarie, scatti di album di famiglia che raccontano la quotidianità di chi, giunto dall’Africa prima del Duemila, ritraeva sé e la propria vita in contesti diversi. La mostra esplora, restituisce e mette in scena, con umorismo, un immaginario dell’idea di “italianità” nel nostro territorio contemporaneo.
 
Anche quest’anno lo Speciale Diciottoventicinque, il progetto formativo di Fotografia Europea, torna con la tredicesima edizione per accompagnare i giovani amanti della fotografia in un percorso che permette di imparare, condividere e confrontarsi con il mondo dell’arte fotografica, creando un vero progetto espositivo collettivo. Erik Messori, fotogiornalista è co-fondatore del collettivo CAPTA, ha accompagnato i giovani partecipanti nei 10 incontri in cui ha deciso di aprire alla multidisciplinarietà, consapevole che un progetto visivo si può costruire e arricchire attraverso diversi linguaggi. Il percorso di formazione si concluderà con l’esposizione dei progetti degli 11 ragazzi nella galleria dell’Isolato San Rocco. 
 
Si è appena conclusa la terza edizione di FE+SK Book Award, il premio dedicato al libro fotografico, ideato da Fotografia Europea insieme a Skinnerboox – casa editrice di Jesi (AN) specializzata in fotografia contemporanea. Tra le oltre 230 candidature pervenute, la giuria -composta da Chiara Capodici, Tim Clark e Milo Montelli- ha scelto il progetto di Benedetta Casagrande “All Things Laid Dormant”, spiegando che il suo lavoro ha particolarmente colpito: “per la potenza evocativa e poetica, per la coerenza, la maturità del linguaggio utilizzato che lo rendono un lavoro pronto a essere un libro”.
Oltre alle mostre arricchisce il Festival un calendario di appuntamenti che accompagnerà i visitatori dalle giornate inaugurali – 26, 27, 28 aprile – fino al 9 giugno.
In programma, oltre agli incontri con gli artisti, anche momenti di confronto con Mariangela Gualtieri, poetessa e scrittrice, Marco Paolini drammaturgo e scrittore, entrambi in dialogo con Loredana Lipperini scrittrice e giornalista. Inoltre presentazioni di libri, book signing, letture portfolio e [PARENTESI] BOOKFAIR, lo spazio dedicato agli editori indipendenti.
La terza edizione di FOTOFONIA, la declinazione musicale del festival curata da Max Casacci (produttore e fondatore dei Subsonica), ha come titolo Urban souls ed è dedicata alla Storia, al presente e al futuro di una musica italiana capace di fondere radici black e soul, con la complessità dei linguaggi urbani contemporanei, attraverso melodia e parole. La serata di venerdì 26 aprile si aprirà con i giovanissimi napoletani Thru Collected, gruppo che oscilla tra i linguaggi metropolitani più contemporanei, per concludersi con il live dei Casino Royale, la band che per prima ha innescato una autentica rivoluzione riuscendo a fondere l’incisività melodica con le urgenze della cultura hip hop. Ospite dei Casino Royale sarà un’altra “anima urbana” – Venerus – celebre produttore, polistrumentista, cantautore milanese, oggi considerato il più importante protagonista di una certa scena “urban”. Sabato 27 aprile ci si sposta in piazza San Prospero per il dj set dello stesso Venerusche trasformerà la piazza in una colorata dance hall senza confini spazio-temporali. Ad iniziare la serata sarà una giovanissima rapper, Alda. Anche in questa terza edizione di Fotofonia, dopo le precedenti presenze di Mario Tozzi e Stefano Mancuso, la scienza e la battaglia per l’ambiente saranno unite alla musica.  Domenica 28 aprile, alle 18 al Teatro Cavallerizza, Mariasole Bianco, biologa marina, divulgatrice scientifica e volto televisivo (Kilimangiaro, Rai3) parlerà di misteri e stupefacenti curiosità del grande oceano su un tappeto di suoni naturali creato da Max Casacci, da anni impegnato a trasformare in musica e ritmo, rumori e ambienti sonori della natura e della metropoli.
 
Anche per questa edizione il CIRCUITO OFF – l’evento collettivo e indipendente che arricchisce il Festival con una serie innumerevole di mostre diffuse in tutto il territorio cittadino – presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni che dovranno misurarsi con il tema del fragile equilibrio tra Uomo e Natura esponendo i propri scatti in negozi, ristoranti, studi, cortili e case private, sedi storiche, gallerie d’arte. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia. Il 4 maggio è la serata dedicata al Circuito Off e in questo evento sarà decretato il vincitore del premio Max Spreafico a cui sarà data l’opportunità di produrre una nuova mostra ed esporla durante la prossima edizione di Fotografia Europea, nel 2025.

Dal 26 Aprile 2024 al 09 Giugno 2024 – Reggio Emilia – sedi varie

LINK

Hong Kong Whispers – Michael Wolf & Arpaïs Du Bois

Io spero, credo, che Michael direbbe: ‘è un lavoro meraviglioso’
– Arpaïs Du Bois

Hong Kong Whispers è un lavoro che nasce dalla collaborazione tra la disegnatrice e pittrice belga Arpaïs Du Bois (°1973) e il fotografo tedesco Michael Wolf (1954 – 2019).

Su invito di Wolf, che aveva molto apprezzato la collaborazione tra Du Bois e Yamamoto Masao (presentata poi in una mostra e un libro intitolati “Where we met“), nel 2014 Arpaïs Du Bois trascorse quasi due mesi nella megalopoli in rapida evoluzione. I due autori hanno esplorato insieme le zone marginali di Hong Kong – lui fotografava, documentando i vicoli con il suo approccio immediato; lei disegnava la sera, lasciando riaffiorare le impressioni e le emozioni della giornata. Nel tempo trascorso insieme hanno costruito un legame di reciproca stima e amicizia e nelle frequenti conversazioni hanno affrontato molti temi, discutendo anche di come abbinare le fotografie ai disegni.

“Sebbene il suo lavoro tenda all’astrazione, è guidato da un acuto senso di osservazione e resta fortemente connesso alla realtà che la circonda”- scrive Marc Feustel a proposito dei disegni della Du Bois nell’introduzione al volume che accompagna questa mostra. Il libro nasce da una sequenza e un menabò che sono stati assemblati dai due artisti a Hong Kong al termine delle sei settimane di permanenza della Du Bois; la sequenza definitiva è poi nata dalla collaborazione tra Du Bois e Barbara Wolf.

Hong Kong Whispers sembra il titolo perfetto per un’opera che celebra due visioni diverse ma complementari. Nessuna delle due prevale. Per noi è anche una sorta di proseguimento della mostra “Hong Kong Back Alley” che abbiamo organizzato con Hannes Wanderer a Micamera nel 2016, come se la conversazione con Michael e Hannes non si fosse mai interrotta, ma, più semplicemente, si fosse ampliata, includendo altre voci assumendo nuove forme.

Le immagini di Wolf, che tendono al surrealismo, appartengono a un’ampia serie (Informal Solutions) dedicata agli spazi comuni di Hong Kong: angoli di città e vicoli in cui gli abitanti ottimizzano l’uso degli esigui spazi (ora, e dieci anni di distanza, quasi del tutto scomparsi) in una metropoli in rapida crescita, creando una mappa diversa e sotterranea di Hong Kong e della sua cultura vernacolare.

17 aprile – 18 maggio – Micamera – Milano

LINK

TEATRO DEI VITELLINI – REGIA DI GIAN PAOLO BARBIERI 

Tutto ha avuto inizio a teatro e succede come con i primi amori: non si scordano mai.

Leica Galerie Milano presenta, dal 10 maggio 2024, la nuova mostra intitolata TEATRO DEI VITELLINI – REGIA DI GIAN PAOLO BARBIERI.

Venticinque immagini inedite in cui Barbieri, uno dei più importanti e riconosciuti fotografi di moda del mondo, che ha avviato la sua carriera come attore, operatore e costumista, rilegge l’opera di William Shakespeare e, oltre Shakespeare, il teatro e il mondo.

Fotografie, prima che scattate, meticolosamente preparate all’interno dello studio grazie a un lavoro artigianale e artistico di costruzione. La finzione, nei set di Barbieri, diventa verosimiglianza, tutto è palcoscenico, l’immagine messa in scena.

Ogni parte, siano attori, costumi, scenografie, luci, concorre alla precisione del racconto, alla perfezione della visione, alla passione del grande fotografo per la drammaturgia. Un esercizio, quello della ricostruzione shakespeariana, che Barbieri realizza fin da ragazzo e che ha continuato ad accompagnare la sua lunga carriera e che ora arriva in mostra negli spazi di Leica Galerie, all’interno di Leica Store.

Romeo e GiuliettaOfeliaFalstaff, l’amore, la morte, la passione, si trova tutto nel teatro di Shakespeare che Barbieri ha ricomposto nei suoi tanti set per poi fotografarlo grazie al sistema Leica SL e, tutto, viene riportato nelle immagini in bianco e nero e a colori. Una rilettura dei protagonisti e delle storie delle più grandi opere del drammaturgo inglese, allestimenti raffinati tradotti in immagini contemporanee, a tratti provocatorie, intrise di storia dell’arte, di cinema, di moda, di altra letteratura, della regia di Gian Paolo Barbieri.

Il teatro è dentro le fotografie di Barbieri e Gian Paolo, quando scatta, è dentro il teatro. Queste fotografie sono un lavoro inedito che ci riporta lì dove tutto è iniziato, nel teatro che Gian Paolo ha amato e continua ad amare, in un omaggio al lavoro di Shakespeare. Quella in mostra è una prima assoluta e siete tutti i benvenuti nel nuovo Teatro dei Vitellini. Merda, merda, merda!

Maurizio Beucci, curatore e Head of Akademie | Leica Camera Italia

La mostra è supportata da 29 ARTS IN PROGRESS gallery.

dal 10 maggio al 24 agosto 2024 – Leica Galerie Milano

Mold is beautiful – Luce Lebart

Chi è l’autore di queste immagini sconvolte dal tempo, dall’aria, dall’acqua e dalle manipolazioni? È un fotografo degli anni ’20 di cui si sono perse le tracce e il nome?

Oppure sono i microrganismi che hanno trasformato le immagini in oggetti di contemplazione estetica?

La mostra Mold is Beautiful, proposta da Luce Lebart – nello spazio veronese de Il Meccanico – s’interroga sulla capacità della fotografia di emozionare. “Offerte alla contemplazione, queste immagini ci ricordano come le qualità estetiche di una fotografia sono decisamente indipendenti da un intento artistico”, scrive Luce Lebart.

Le immagini hanno molte vite e molti tempi: sono state amate, disprezzate, perdute, esposte. Le immagini sono documentio, operea, testimonianza, archivio e tutto questo contemporaneamente.

Mold is beautiful parla anche della materialità delle immagini analogiche, di come il tempo abbia lavorato e dialogato con la loro sopravvivenza. “Meraviglie dell’oblio, successo della incuria e del disinteresse, queste immagini, danneggiate da un’inondazione, sono state private della luce del giorno per anni. L’abbandono, sommato alle risorse organiche insite nella loro composizione (gelatina, fecola di patate), ha fornito il terreno ideale per una proliferazione creativa casuale.”

            Un’autocromia a dominante verde era in origine la foto di un giardino scattata negli anni Venti, altre immagini mostravano un incendio boschivo, uno spettacolo pirotecnico sulla banchina, la volta celeste, la riva del lago di Ginevra e delle nuvole che pre annunciavano una tempesta.

Per quasi cento anni queste immagini sono state chiuse e dimenticate in una scatola di legno che porta le tracce di un’inondazione. I microrganismi se ne sono impadroniti e le hanno attivate, vitalizzate e trasformate.  “ Le muffe sono il nemico numero uno degli archivi ”, spiega Luce Lebart, “Sono fattori di rischio, agenti di degradazione contro i quali la lotta è d’obbligo. In fotografia il loro potenziale creativo è ingiustamente trascurato. Eppure l’uomo si serve del potere di trasformazione dei microrganismi per produrre il pane quotidiano, il vino, la birra e tutti i formaggi”  

            L’incontro tra la tecnica (la fotografia) e il vivente (i microrganismi) ha generato nuove forme che hanno la particolarità – e qui risiede la loro bellezza – di entrare in dialogo con il contenuto delle immagini ed ampliarne le forme. Il giardino, il fuoco nella foresta, la costellazione, i fuochi d’artificio e le nuvole sono raddoppiati: appaiono nuovi fiori sconosciuti, pezzi di legno bruciati galleggiano, una nuova via lattea emana dalle distorsioni della gelatina. L’immagine tecnica è divenuta un terreno per la proliferazione del vivente.

Mold is beautiful è un nuovo ecosistema nel  quale coesistono artefatti ed esseri viventi.

Luce Lebart è una storica della fotografia, curatrice e ricercatrice per la collezione Archive of

Modern Conflict. I suoi lavori riguardano l’archivio, gli immaginari scientifici, le tecniche e la materialità delle immagini. È autrice di libri di fotografie, tra cui appunto “Mold is beautiful” (2015) o “Gold and Silver” (RVB BOOKS, 2019) e opere di riferimento come “Les grandes photographes du XXe siècle” (Larousse, 2017) e “A world History of Women Photographers” (Thames & Hudson, 2022).

Tra le sue esposizioni presentate in Francia ed altrove figurano “Cloud Album” (Vancouver, 2022); “La Saga des inventions” (Rencontres d’Arles, 2019); “Gold and Silver” e “Frontera” (musée des Beaux arts du Canada, 2017 et 2018) e ancora “Mauvaises Herbes” (CPIF, 2022). Dal 2022 fa parte della direzione artistica del Festival Fotografia Europea.

Francesco Biasi è coordinatore artistico presso il Centre Photographique d’Île-de-France (Pontault-Combault, Francia).
Tra i suoi progetti curatoriali “Tentacle Togetherness” di Anouk Kruithof (2023) e “Blank Memory” di François Bellabas (2024). 

dal 10 maggio al 23 giugno – Il Meccanico – Verona

PIERPAOLO MITTICA – CHERNOBYL

Paesaggi antropizzati e distrutti per mano dell’uomo sono quelli presenti nelle fotografie di Pierpaolo
Mittica, dedicate alla catastrofe nucleare di Chernobyl. La mostra, che inaugurerà a Palazzo Tadea
di Spilimbergo il prossimo 11 maggio, è il risultato di sei anni di lavoro – dal 2014 al 2019 – che hanno
suscitato l’interesse di riviste prestigiose come National Geographic, Spiegel, Die Zeit, Wired USA,
Newsweek. Le foto di Pierpaolo Mittica sul disastro nucleare verificatosi in Ucraina nel 1986 sono state
pubblicate anche in Francia, Olanda, Inghilterra, Spagna, Cina, Giappone, Taiwan, Corea del Sud ed
esposte in Inghilterra, Germania, Irlanda, Finlandia, Israele, Cina, Australia. Il lavoro di Chernobyl ha
ricevuto 30 premi internazionali. Sull’argomento è di prossima pubblicazione anche un volume per i tipi
di Gost Book (Londra), editore che ha pubblicato le opere di fotografi come Don McCullin, Elliot Erwitt,
Martin Parr, Moises Saman, Ian Berry, Larry Towell, Mark Power etc. Diviso in nove capitoli, conterrà
circa 180 fotografie.

dall’11 maggio 2024 al 30 giugno 2024 – Spilimbergo, Palazzo Tadea

MARIO TESTINO. A BEAUTIFUL WORLD

Mario Testino, Myanmar, 2018, cm. 90x60
© Mario Testino | Mario Testino, Myanmar, 2018, cm. 90×60

“Fin dall’inizio di questo progetto ho sentito di doverlo chiamare A Beautiful World
perché stavo scoprendo nuovi tipi di bellezza in luoghi che non avevo mai guardato prima…”
Mario Testino

Dal prossimo 25 maggio a Palazzo Bonaparte di RomaArthemisia presenta in anteprima assoluta “A Beautiful World”, il nuovo progetto ideato da Mario Testino, uno dei più celebri fotografi contemporanei a livello internazionale.

Nato in Perù nel 1954 con origini irlandesi e italiane, Mario Testino si trasferisce a Londra nel 1976 dove inizia a farsi un nome e a diventare uno dei fotografi di moda e ritrattisti più innovativi della sua generazione e le sue fotografie appaiono sulle principali riviste di moda del mondo. Punto di riferimento di altissimo rilievo nell’arte della moda, le sue immagini sono spesso diventate leggendarie come le persone che ha fotografato, da Kate Moss a Madonna, da Naomi Campbell a Diana Principessa del Galles e molte altre ancora.

Terence Pepper, curatore della fotografia alla National Portrait Gallery di Londra, lo ha definito il “John Singer Sargent dei nostri tempi”, mentre il direttore della galleria, Charles Saumarez Smith, parlando della retrospettiva da record “Mario Testino PORTRAITS” del 2002, ha sottolineato il rapporto forte tra l’opera di Testino e la tradizione dei ritrattisti di corte, da Holbein a Reynolds, da Goya a Rubens.

Negli ultimi sette anni, la sua ricerca di nuovi soggetti oltre i confini del mondo della moda ha portato la sua attenzione su un nuovo percorso creativo, in cui ha trovato ispirazione nelle identità culturali dei paesi in cui aveva cominciato ad ambientare i suoi servizi di moda già dal 2007.

Dal 2017 ha attraversato più di 30 paesi, concentrando la sua arte sull’esplorazione dell’unicità culturale e tradizionale che ancora si trova in un mondo rapidamente globalizzato.

“A Beautiful World”
 è la navigazione straordinariamente magica e sfumata di Testino tra le complessità e i contrasti dei nostri molteplici modi di appartenere: individualità e conformismo, comunità, rituali, idee del sé, simboli e sistemi di credenze.
“Nei miei viaggi mi sono reso conto che quando un paese perde il legame tra la sua storia e il suo abito tradizionale, qualcosa di veramente prezioso è andato perduto”
Mario Testino

Dal 25 Maggio 2024 al 25 Agosto 2024 – Palazzo Bonaparte – Roma

LINK

MAX PINCKERS ET AL. STATE OF EMERGENCY – HARAKATI ZA MAU MAU KWA HAKI, USAWA NA ARDHI YETU

Beninah Wanjugu Kamujeru, John Mwangi, Ndungu Ngondi (1939-2023), Joseph Gachina and Wilfred K. Maina (left to right), MMWVA Murang’a, Kenya, 2019. From the series State of Emergency, Max Pinckers et al. (2014-2024)
© Max Pinckers/MMWVA | Beninah Wanjugu Kamujeru, John Mwangi, Ndungu Ngondi (1939-2023), Joseph Gachina and Wilfred K. Maina (left to right), MMWVA Murang’a, Kenya, 2019. From the series State of Emergency, Max Pinckers et al. (2014-2024)

Nel tentativo di ricostruire e colmare i vuoti storici relativi al racconto ufficiale del periodo coloniale keniota, con la mostra State of Emergency – Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu, a cura di Salvatore Vitale, EXPOSED Torino Foto Festival presenta dal 10 aprile al 2 giugno negli spazi di Palazzo Madama  Museo Civico d’Arte Antica un progetto documentaristico di finzione, realizzato dal fotografo Max Pinckers in collaborazione con i veterani Mau Mau e i kenioti sopravvissuti alle atrocità della guerra. Si tratta della prima mostra dedicata al progetto, che con la sua straordinaria importanza storica anticipa la ricchezza del programma del festival che dal 2 maggio al 2 giugno porta in città alcuni tra i più interessanti esempi della ricerca fotografica internazionale.
 
State of Emergency – Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu è un progetto documentaristico tutt’ora in corso, che attraverso rievocazioni dal vivo o “dimostrazioni”, crea una nuova visualizzazione della lotta per l’indipendenza dal dominio coloniale britannico che si svolse negli anni Cinquanta e che, mostrando oggi le esperienze del passato, vuole parlare a un pubblico futuro.
Il progetto intreccia archivi frammentari, fotografie di resti architettonici e simbolici del passato, siti di fosse comuni, dimostrazioni e testimonianze di chi ha vissuto ed è sopravvissuto alla guerra. Con gli archivi coloniali deliberatamente distrutti, nascosti o manipolati, questo progetto crea “documenti immaginati” per fare luce sugli angoli ciechi della storia, colmando lacune storiche.
 
Nel 2014, Max Pinckers è stato invitato all’Archive of Modern Conflict di Londra, dove si è imbattuto in una collezione di materiale di propaganda britannico degli anni Cinquanta relativo all’emergenza Mau Mau in Kenya, che è diventato punto di partenza di una lunga ricerca su uno degli episodi più violenti della storia coloniale britannica.
 
Il Kenya è stato colonia britannica dal 1885 al 1963; in reazione al dominio coloniale, i Mau Mau sono emersi come movimento per la libertà nel periodo precedente l’indipendenza.
La propaganda britannica ritraeva il movimento come una banda di selvaggi criminali, mentre meno nota è la brutale risposta dell’Impero alla rivolta: dal 1952 al 1960, l’amministrazione coloniale costruì una rete di oltre cento campi di detenzione, luoghi di tortura e villaggi di reinsediamento, e i Kikuyu – il più grande gruppo etnico coinvolto nella ribellione – furono sistematicamente derubati delle loro terre, deportati in campi di lavoro e torturati. Più di mille persone furono impiccate su forche mobili trasportate di città in città.
Alla vigilia dell’indipendenza, nel 1963, il governo coloniale distrusse la maggior parte della documentazione relativa alla rivolta in un processo noto come Operazione Legacy, nel tentativo di nascondere le proprie malefatte.
 
Successivamente il governo keniota, dopo l’indipendenza, rese illegale parlare o scrivere di Mau Mau fino al 2003; solo nel 2013 il governo britannico ha espresso formalmente il proprio rammarico per gli abusi subiti per mano dell’Impero, e un piccolo gruppo di ricorrenti ha ottenuto un risarcimento di circa 20 milioni di sterline in un processo che ha portato alla luce gli Archivi Migrati, una raccolta segreta di migliaia di documenti relativi a tutte le 37 ex colonie, un tempo ritenuti troppo sensibili per essere resi pubblici. Questa rivelazione ha fornito molti documenti inediti che descrivono in dettaglio le torture sistematiche dei detenuti durante l’emergenza e la conoscenza di questi abusi da parte dei funzionari del governo britannico a Londra e a Nairobi. Il fatto che una così importante documentazione a prova della violenza coloniale sia stata distrutta ha creato lacune nella storia e impedito i conseguenti processi di riconciliazione.
Le riproduzioni di questo archivio coloniale costituiscono il cuore di State of Emergency  Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu.
 
State of Emergency è un tentativo di collaborazione, ricostruzione e nuova immaginazione di possibili futuri di riparazione e riconciliazione. Con la collaborazione di National Museums of KenyaKenya National Archives and Documentation, Nyeri Museum, Karatina University, i membri della Mau Mau War Veterans Association of Kenya, Kenya Human Rights Commission, The National Archives (UK), Bristol Archives and Museums, the Archive of Modern Conflict the Flemish Government, il progetto fornisce una risposta collettiva volta a curare, senza cancellare, le ferite ancora aperte della violenza coloniale, proponendo uno strumento riparatore che, attraverso il mezzo fotografico, racconta ai potenti la verità di chi l’ha vissuta.
La mostra è accompagnata e integrata da una pubblicazione realizzata grazie alla collaborazione tra Max Pinckers e l’Associazione dei veterani Mau Mau di Murang’a, Nanyuki e Mukurwe-ini, avviata sotto la guida del defunto Presidente Nazionale Elijah Kinyua (alias Generale Bahati), con la guida e sostegno dei Musei Nazionali del Kenya e dell’Università Karatina.

Dal 2 maggio al 2 Giugno 2024 – Palazzo Madama – Torino

LINK

EXPOSED TORINO FOTO FESTIVAL – NEW LANDSCAPES – NUOVI PAESAGGI

Paolo Pellion di Persano, Lara Favaretto, I poveri sono matti, 2005. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Paolo Pellion di Persano, Lara Favaretto, I poveri sono matti, 2005. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Dal 2 maggio al 2 giugno 2024 il capoluogo piemontese ospita la prima edizione di EXPOSED Torino Foto Festival, il nuovo Festival Internazionale di Fotografia di Torino. Rifacendosi a uno degli argomenti centrali nella tradizione fotografica italiana, per il 2024 il Festival è dedicato al tema New Landscapes – Nuovi Paesaggi, e propone una riflessione sull’evoluzione odierna del medium fotografico e delle principali sfide e innovazioni del mondo dell’immagine, attraverso un cartellone di mostre temporaneeincontritalk ed eventi nelle sedi delle principali istituzioni culturali torinesi.

Promosso da Città di Torino, Regione PiemonteCamera di commerciodi Torino, Intesa Sanpaolo, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT su delegadella Fondazione CRT e organizzato da Fondazione per la Cultura TorinoEXPOSED nasce dalla volontà di sottolineare, ancora una volta, la vocazione culturale e artistica della città, che vede nelle iniziative incentrate su creatività e innovazione alcuni tra i principali motori di sviluppo e fattori di crescita, non solo turistica, del territorio.

La Direzione Artistica,selezionata attraverso una procedura internazionale ad evidenza pubblica, è affidata a Menno Liauw e Salvatore Vitale, rispettivamente Direttore e Direttore Artistico di FUTURES – piattaforma internazionale che comprende 19 importanti istituzioni artistiche europee con impatto e influenza nel mondo della fotografia. 

“Vogliamo concentrarci su un approccio innovativo e inclusivo per attrarre un pubblico eterogeneo, sia locale che internazionale, attraverso un programma diversificato che comprende diversi approcci alla fotografia: da quella classica a quella contemporanea, cross-media, installativa e performativa. La collaborazione e la collettività sono aspetti chiave – sostiene Menno Liauw – e sottolineano la natura multidisciplinare e caleidoscopica di EXPOSED. Visioni, approcci, idee e progetti diversi rendono il festival  e di conseguenza la città di Torino  un punto d’incontro inclusivo e aperto al mondo.”

“Presentiamo progetti che spesso sono il risultato di una ricerca a lungo termine sugli sviluppi sociali delle comunità. Progetti che vanno oltre l’estetica, ma avviano dialoghi, sensibilizzano e ispirano cambiamenti sociali. Attraverso la lente di diversi artisti, ci proponiamo di mostrare l’impatto che l’arte può avere sulla nostra percezione del mondo, dalle comunità locali alle questioni globali.” –Sottolinea Salvatore Vitale

Il programma della prima edizione di EXPOSED propone più di 20 mostre temporanee, una committenza artisticadue giorni di talk, una piattaforma didattica, un salone di editoria indipendente,incontri, screening, letture portfolio e altri eventi, tutti realizzati grazie al coinvolgimento nella progettazione e produzione delle principali istituzioni torinesi, delle realtà indipendenti e di attori della scena artistica cittadina e internazionale. 

Dal 2 maggio al 2 giugno il programma è composto da mostre prodotte da EXPOSED o nate dalla collaborazione con le realtà partner: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea; Cinema Massimo – Museo Nazionale del Cinema; Cripta747; Ex Galoppatoio della Cavallerizza Reale – Paratissima; Fondazione MerzFondazione Sandretto Re RebaudengoFondazione Torino Musei con GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica; Gallerie d’Italia – Torino; Mucho Mas!; Museo Regionale di Scienze Naturali; OGR Torino; Palazzo Birago, sede della Camera di Commercio di Torino; Palazzo Carignano – Direzione regionale Musei Piemonte; Pista 500 di Pinacoteca Agnelli; Polo del ‘900; Villa della Regina – Direzione regionale Musei Piemonte;Witty Books.

MOSTRE GRATUITE
Al Binario 2 delleOGR Torino viene ospitata A View from Above, la mostra collettiva co-prodotta da EXPOSED e OGR Torino che, adottando la prospettiva verticale come punto di osservazione principale del paesaggio, esplora il modo in cui il nostro sguardo su ciò che ci circonda è mediato dall’obiettivo fotografico e come questo rapporto sia cambiato negli ultimi decenni, influenzando di conseguenza il modo in cui controlliamo, progettiamo e modelliamo l’ambiente in cui viviamo.
​​Al Polo del ‘900, invece, Mónica de Miranda, la vincitrice della prima edizione di EXPOSED Grant for Contemporary Photography 2023, sarà protagonista di una mostra inedita intitolata As if the world had no East. L’esposizione riflette sulla modalità di creazione di nuovi paesaggi, investigando ecologie nascoste, ma metafisicamente presenti, nel contesto geografico dell’Angola, al fine di decostruire la comprensione occidentale dei meccanismi di costruzione della memoria, della storia e della conoscenza del territorio.
Palazzo Birago, sede istituzionale della Camera di commercio di Torino,la mostra Tender Loving Care di Kalina Pulit – progetto in stretto dialogo con la proiezione del cortometraggio omonimo realizzato dall’autrice stessa, che verrà proiettato nelle sale del Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema – riflette sul concetto di appartenenza, sul dualismo tra sfera privata e pubblica, in un’epoca in cui questo confine è sempre più sottile.

MOSTRE PASS EXPOSED
Al centro dei progetti ospitati da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ci sono i nuovi trend della fotografia italiana e mondiale: il giovane artista sudcoreano Dongkyun Vak con la mostra Heatwave realizzata in collaborazione con Vontobel Art Collection, esplora la tensione tra uomo, natura e tecnologia nell’Antropocene; sempre negli spazi di via Delle Rosine, viene presentato un progetto in collaborazione con Chora Media e Lavazza include lavori inediti di Arianna Arcara, Antonio Ottomanelli e Roselena Ramistella sul paesaggio delle minoranze linguistiche in Italia. 
Queer Icons, progetto del Fotogalleriet di Oslo, comprende una mostra all’Ex Galoppatoio della Cavallerizza Reale – Paratissima, e un ampio public program che celebra, attraverso la rappresentazione delle storie di vita raccolte dal fotografo Fin Serck-Hanssen e dagli autori Bjørn Hatterud e Caroline Ugelstad Elnæs, la storica cultura underground queernorvegese a 50 anni dalla depenalizzazione del reato di omosessualità, il fascino della vita vissuta al di fuori della norma attraverso richieste democratiche, feste e attivismo.
Alle Gallerie d’Italia – Torino di Intesa Sanpaolo la designer e ricercatrice olandese Simone C. Niquille presenta Beauty and The Beepun cortometraggio realizzato con strumenti innovativi e incentrato sulla co-esistenza tra persone, dati e processi tecnologici derivanti dalla visione computerizzata incorporata nei robot domestici. Ispirandosi agli oggetti quotidiani incantati della popolare fiaba La Bella e la Bestia, l’artista mette in scena una storia che ha come protagonista una sedia umanizzata e i tentativi che questa mette in atto – in maniera ironica e grottesca – nel tentativo di sedersi.
SCREENINGS include la proiezione al Cinema Massimo – Museo Nazionale del Cinema dei lavori di Kalina Pulit, Michele Sibiloni e del collettivo Wild Alchemy LabTender Loving CarediKalina Pulit è un film sulla connessione e sulle relazioni in senso letterale e metaforico; il mediometraggio Grasshopper RepublicdiMichele Sibiloni e Daniel McCabe, esamina la relazione strana, bella e pericolosa tra uomo e natura; Wild Alchemy Lab presenta cortometraggi e opere d’arte in realtà aumentata provenienti dagli archivi della rivista del collettivo.
La fotografa e architetta americana Erin O’Keefe porta al Museo Regionale di Scienze Naturali il progetto Non fiction, che esplorala natura della percezione dello spazio fisico generata dagli strumenti ottici utilizzati per fare fotografia e l’inevitabile disallineamento formale generato dalla macchina fotografica che trasforma i volumi e lo spazio tridimensionale in immagini bidimensionali. Alle Cucine storiche diPalazzo Carignano, Lebohang Kganye presenta Shall You Return Everything, But The Burden. Attraverso un video e un’installazione l’artista ripercorre la spedizione in Camerundella pittrice e fotografa tedesca Marie Pauline Thorbecke, realizzata tra il 1911 e il 1913, per conto della Società Coloniale Tedesca. A Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica viene presentata State of Emergency – Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu,progetto documentaristico di finzione realizzato dal fotografo Max Pinckers in collaborazione con i veterani Mau Mau e i reduci della guerra keniota, nel tentativo di ricostruire e colmare i vuoti storici relativi al racconto ufficiale del periodo coloniale. La Villa della Regina ospita True Colors di Mathieu Asselin, progetto chemette in discussione la narrativa ecologica perpetrata dall’industria contemporanea. Ispirato al caso Dieselgate del 2014, ovvero la vicenda relativa all’azienda automobilistica Volkswagen e le testimonianze di utilizzo di software tesi ad aggirare i test relativi all’inquinamento dell’aria su determinati modelli di auto, True Colors riconnette ambiente e industria in maniera sostenibile, riciclando scarti di produzione per realizzare le stampe delle immagini.

Il programma di EXPOSED continua con le mostre realizzate in coproduzione e collaborazione con istituzioni e spazi indipendenti torinesi.
Prende vita nella cornice di EXPOSEDExpandedil grande progetto di rilettura in tre capitoli della Collezione fotografica della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, cheunirà in un unico percorso coerente tre prestigiose sedi istituzionali: Castello di RivoliGAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e OGR Torino.
Expanded With al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, a cura di Marcella Beccaria, presenta opere nelle quali il medium fotografico è il punto di partenza per indagare diversi tipi di relazione con il paesaggio, con opere di pionieri della Land Art, dell’Arte Povera e della Body Art.
In Expanded Without (2 maggio – 31 luglio 2024) ospitata nel Binario 1 delle OGR Torino, l’attenzione si focalizza invece su opere prodotte off-camera, ovvero nelle quali l’immagine è generata senza ricorrere al mezzo fotografico tradizionale: le opere presentate sono installazioni, autentici campi esperienziali, all’interno dei quali l’osservatore diventa parte del processo di costruzione dell’immagine.
Infine, Expanded – I Paesaggi dell’Arte alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, a cura di Elena Volpato, ripercorre la storia italiana della fotografia in relazione al tema del paesaggio: dalle prime documentazioni ottocentesche delle architetture e degli spazi fisici fino agli scatti odierni di Armin Linke.
Sempre al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la mostra Paolo Pellion di Persano. La semplice storia di un fotografo riunisce per la prima volta un importante corpus di fotografie dell’artista, tra cui molti inediti, restituendo uno straordinario racconto dal quale emerge la vitalità artistica di Torino e del suo territorio.
Alla Fondazione Merz viene presentata la video installazione Chimera (2022) di Lena Kuzmich, artista non-binary che crea nuove visioni assemblando filmati diversi tra loro, ambientate in un mondo virtuale e ludico utilizzando vari software di editing. Esaminando l’ecologia queer e la vita non binaria all’interno della natura, l’artista si interroga sulle modalità che definiscono l’essere umano come specie. Il lavoro si inserisce all’interno della mostra Sacro è, in cui i linguaggi di una giovane generazione di artisti e artiste (Tiphaine Calmettes, Matilde Cassani, Giuseppe Di Liberto, Quỳnh Lâm, Lena Kuzmich, Tommy Malekoff, Lorenzo Montinaro, GianMarco Porru) suggeriscono una riflessione sul concetto di “sacro” rintracciato e approfondito nella sua dimensione quotidiana, ponendo l’accento sulla meraviglia dell’esistere e sulla poesia che si cela nella vita di ogni giorno.
Durante la settimana inaugurale, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta tre contenuti: la performanceJe Vous Aime, nell’ambito della prima personale di Diana Anselmo, artista e performer sordo, progetto esito di una ricerca sviluppata in archivi fotografici e documentali nelle città di Torino e Parigi, proponendo un dialogo tra video e documenti fotografici. La collettiva When We Were Old. Opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo include una selezione di opere fotografiche di importanti artisti e artiste internazionali include nella prestigiosa raccolta della fondazione torinese: Anna Gaskell, Larry Johnson, Sherrie Levine, Tracey Moffat, Collier Schorr, Wolfgang Tillmans. Il nucleo di lavori condivide una riflessione sulla giovinezza come spazio di autonomia e di esperienza legittima, sfuggendo alla retorica dei “giovani” proiettati solo nel futuro. What the Owl Knows di The Otolith Group è una videoinstallazione dedicata alla pittrice e scrittrice Lynette Yiadom-Boakye. Il 18 maggio, infine, inaugura a Guarene la mostra conclusiva della 18° edizione del Young Curators Residency Programme Torino.
Il MAO Museo d’Arte Orientale ospita lo screening di due recenti film di Shahidul Alam, fotoreporter, scrittore e attivista del Bangladesh, nonché curatore dimissionario della Biennale di Fotografia Contemporanea di Mannheim in Germania. Alam è anche protagonista di un incontro pubblico sul tema della censura in fotografia in programma per l’11 maggio, appuntamento che lo vede discutere insieme all’artista eattivista senegalese Yasmine Eid-Sabbagh.
In occasione di EXPOSEDPinacoteca Agnelli presenta “Untitled”(1991), di Felix Gonzalez-Torres:un’immagine iconica dell’artista cubano è affissa sul billboard della Pista 500, sul tetto del Lingotto, nucleo di partenza di un intervento urbano che si espande in città occupando sei cartelloni pubblicitari. L’opera ritorna a Torino dopo essere stata esposta nel 2000 al Castello di Rivoli: un invito a riflettere su com’è cambiata la nostra percezione della città e su come i suoi spazi possono aprirsi alla condivisione di molteplici prospettive ed esperienze.
Le collaborazioni includono anche il ruolo attivo di numerosi spazi indipendenti (ad accesso gratuito). Cripta747 ospita lo screening Cosmic Radiation dell’artista Graeme Arnfield mentre Across the Ocean,nello spazio di Mucho Mas!, è l’installazione con cui l’artista vietnamita Hiền Hoàng ricorre al riso per affrontare il tema della politica tedesca sull’immigrazione e sulla relativa discriminazione; Fabio Barile porta da Witty BooksWorks for a Cosmic Feeling una raccolta di opere fotografiche che impiegano gli strumenti della scienza e della filosofia per esplorare quello che Romain Rolland, in una lettera del 1927 a Sigmund Freud, ha chiamato “sentimento oceanico”, cioè la sensazione di essere un tutt’uno con l’universo.

Dal 02 Maggio 2024 al 02 Giugno 2024 – Torino sedi varie

LINK

Dongkyun Vak. Heatwave

In occasione della prima edizione di EXPOSED Torino Foto Festival, la Project Room ospita Heatwavemostra del giovane artista sudcoreano Dongkyun Vak, vincitore della terza edizione di A New Gaze premio biennale creato dalla collezione svizzera Art Vontobel Collection e dedicato alla fotografia contemporanea.

Con oltre venti fotografie, tra lightbox e stampe di medio e grande formato, la mostra esplora il rapporto tra esseri viventi, natura e tecnologia nella contemporaneità. Le immagini di paesaggi naturali e antropizzati, di prototipi meccanici e autoveicoli, di architetture e corpi che li abitano non registrano direttamente la catastrofe ambientale ma, al contrario, ricompongono un catalogo visivo in cui innovazione tecnologica e design eco-compatibile tracciano una nuova via di coesistenza.

Vak ricorre all’estetica seducente della fashion photography per ricostruire uno spazio asettico nel quale riflettere sul ruolo della tecnologia, innovazione e conoscenza in tale svolta storica. Rimettendo in scena o ricostruendo molteplici momenti, scene, e situazioni, l’artista mette a confronto l’ingegno della natura con quello della fabbrica, ragionando così sull’idea di una nuova configurazione del paesaggio odierno.
Il progetto prende spunto dalla nozione di Antropocene, termine che identifica l’attuale periodo storico come nuova era geologica in cui, a differenza del passato, gli effetti dell’attività umana sono superiori agli impatti geologici ed evolutivi del pianeta. Da questo assunto derivano non solo la preoccupazione e timori ma, come Vak evidenzia, anche nuove sfide per il futuro, nella direzione di un cambiamento degli stili di vita che intervenga su questioni ormai ben note come il riscaldamento globale, gli squilibri climatici, la perdita di habitat e delle biodiversità.

 dal 20 aprile al 2 giugno 2024 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

LINK

FEDERICO GAROLLA. Gente d’Italia. Fotografie 1948 – 1968

Villa Pisani a Stra, lungo la Riviera del Brenta, è scenario perfetto per la grande monografica di Federico Garolla, a cura di Uliano Lucas e Tatiana Agliani, proposta con il titolo “Gente d’Italia. Fotografie 1948 – 1968”.
La sontuosa villa affrescata da Tiepolo, con il suo celebre labirinto e il magnifico parco, diventa il luogo della messa in scena di uno spaccato della nostra società nel secondo dopoguerra attraverso la sensibilità di Federico Garolla. Anni di ripartenza ma ancora carichi di difficoltà come rappresentato dalla difficile quotidianità di vita nei paesi della Riviera del fiume Brenta, dove la gente comune cercava di sottrarsi ad una stentata sopravvivenza. Quella efficacemente colta da un reportage di Garolla realizzato nel 1956 e che, riprodotto in grandi immagini, popola di ricordi il parco della Villa all’interno dello spazio delle scuderie.
“Una selezione di fotografie realizzate da Garolla proprio nei luoghi attigui al complesso di Villa Pisani e che abbiamo voluto esporre in un’installazione all’interno del Parco” sottolinea Loretta Zega direttrice del Museo Nazionale di Villa Pisani.
Una sezione che s’integra alla mostra (circa 100 fotografie) e che coglie lo spirito dell’Italia del secondo dopoguerra, gli anni in cui, con affanno, si cercava di sanare le divisioni e le ferite di una guerra persa e dalla trascorsa tragedia si traeva forza e creatività per avviare quello che più tardi sarà riconosciuto come il “Miracolo italiano”.
L’obiettivo di Federico Garolla era spaziare, con prontezza e lucidità, dal luccichio delle prime sfilate di moda, al nascente star system, alla gente comune. Un lavoro che ci rende l’immagine di un popolo bisognoso di ritrovare la consapevolezza di appartenere ad una nazione e di partecipare alla ricostruzione attraverso una storia nuova di ottimismo e modernità. Con il suo inconfondibile stile Garolla osserva questa trasformazione cogliendo la modernità, ma al contempo anche le sue profonde contraddizioni. “Garolla fotografa la gente, quella che sta insieme, riappacificata e riunita, la gente che partecipa ai riti collettivi del divertimento, della gioia dell’essere sopravvissuti. Il suo lavoro è attento ai fatti e di esso ci consegna l’anima e l’essenza”, sottolinea Daniele Ferrara, titolare della Direzione regionale Musei Veneti del Ministero della Cultura, istituzione che, con la Direzione del Museo di Villa Pisani a Stra e la collaborazione di Suazes e Isabella Garolla, promuove questa grande mostra.
L’obiettivo di questo gigante della fotografia italiana dello scorso secolo immortala paesaggi, gente comune, personaggi famosi, mode e tradizioni, sempre con un tocco lieve e mai indiscreto. Sono gli anni Cinquanta con il periodo d’oro delle riviste illustrate e la diffusione della televisione è ancora un fenomeno lontano. Garolla diventerà principale testimone dell’affermazione delle grandi sartorie dell’alta moda romana di cui diventerà uno dei protagonisti, rendendo un servizio di posa un reportage inserito all’interno della quotidianità.
“Garolla appartiene alla generazione del fotogiornalismo solo perché, nell’epoca in cui si espresse il suo talento, i musei, soprattutto in Italia, non prendevano in considerazione la fotografia come un’espressione artistica. Questa mostra vuole contribuire – sottolinea il curatore Uliano Lucas – a collocare nella giusta posizione questo importante nostro fotografo.”
La mostra riunisce assieme oltre 100 fotografie che offrono uno spaccato completo della sua produzione, dai suoi reportage dedicati al mondo del cinema, il suo innovativo lavoro dedicato al mondo della sartoria romana con ritratti di Valentino, Capucci, le Sorelle Fontana e Schuberth. La sua passione sono però gli artisti come Guttuso e De Chirico ripresi nei loro atelier, i musicisti da Stravinsky a Rubinstein, agli scrittori come Elsa Morante e Ungaretti – cui si prestò di fare da autista pur di godere della sua vicinanza – questi sono solo alcuni dei suoi reportage dedicati all’evolversi della situazione italiana a cavallo fra la spinta a diventare tra i paesi più industrializzati e il profondo legame con la tradizione.

24 aprile – 27 ottobre 2024 – Museo Nazionale di Villa Pisani, Stra (VE)

LINK

Voci Nascoste. Le lingue che resistono

Il progetto Voci Nascoste. Le lingue che resistono è realizzato da CAMERA e Chora Media, in partnership culturale con Lavazza, prevede la committenza di tre lavori inediti ad Arianna Arcara (Monza, 1984), Antonio Ottomanelli (Bari, 1982) e Roselena Ramistella (Gela, 1982) sul tema delle minoranze linguistiche nelle aree interne della penisola italiana.

Il racconto giornaliero della comunità albanese Arbereshe in Sicilia, dei gruppi di parlanti greco-italioti della Grecia salentina in Puglia e di quelli francoprovenzali della Valle d’Aosta descrivono un paesaggio visivo, morfologico e sonoro, ricco e articolato, dove la contemporaneità si incontra con il mito. La memoria del patrimonio orale, tuttavia, vive un momento cruciale dovuto all’intensificarsi delle dinamiche di invecchiamento della popolazione, dell’urbanizzazione delle grandi metropoli da parte dei più giovani, della turistificazione massiva dei luoghi o – per contrario – del loro spopolamento.

La parte visiva del progetto sarà integrata da una componente di ricerca giornalistica che prenderà forma su podcast.
La mostra collettiva è ospitata nella Sala 6 della sede di CAMERA, in occasione di EXPOSED Torino Foto Festival.

dal 20 aprile al 2 giugno 2024 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

LINK

50 Musei di fotografia in Italia e nel mondo

Buongiorno, ho fatto una ricerca in diversi siti e ho formato questo elenco di musei di fotografia in Italia e all’estero, spero che sia un’occasione che vi spinga ad andarci! Ciao

Sara

Musei nel mondo

Mopa, San Diego: questo museo ospita ogni anni otto mostre; la collezione permanente conta 7.000 immagini di ben 850 fotografi differenti.
Gallery of Photography, Dublino: aperta nel 1978 da John Osman è il più importante spazio dedicato alla fotografia di tutta l’Irlanda.
MoCP-Chicago, Chicago:  è stato fondato dal Columbia College nel 1976 e rappresenta il luogo ideale per gli amanti della fotografia; collezioni,rassegne e retrospettive e uno spazio dedicato alle mostre dei giovani talenti.
Photographers’Gallery, London; qui è ospitata la più grande collezione fotografica del Paese e ogni anno qui ha sede uno tra i premi di fotografia più importanti d’Europa.

MMPVA, Marrakesh non è solo una meta per svagarsi, o almeno i fotoamatori hanno l’occasione di visitare il Museo della Fotografia e delle Arti Visive. “Strappato alle sabbie” nel settembre del 2013 la struttura disegnata da David Chipperfield è solo il primo step perché l’obiettivo è quello di farlo diventare il Museo dedicato alla Fotografia più grande del Mondo! 

FOAM, Amsterdam – Amsterdam, meta prediletta da tanti non è solo un fine-settimana all’insegna del divertimento e lo dimostra la bellezza della città che passa anche dal FOAM. Dal 2001 qui si organizzano mostre e eventi ma è possibile festeggiarci anche il proprio compleanno. 

SUOMEN VALOKUVATAITEEN MUSEO, Helsinki – Il Museo delle Arti Fotografiche di Helsinki è un gioiellino per il suo genere che conserva l’intero patrimonio fotografico finlandese. Il posto migliore per conoscere questa affascinante terra attraverso gli scatti dei suoi autori.

BX Belfast Exposed, BELFAST – A Belfast è il Museo di riferimento in Irlanda per la fotografia contemporanea con tanto di spazio”Reading Room” e tanti corsi di fotografia. L’entrata anche qui è gratuita.

ACP – Paddington Australia L’Australian Centre of Photography risulta essere il miglior e più longevo archivio fotografico del Paese. I nomi più importanti della fotografia mondiale sono passati all’ACP. Per i veri amanti delle arti visive c’è anche la possibilità di le sale per una festa, l’ingresso invece è gratuito.

MMP Metropolitan Museum of Photography, TOKYO Anche il Giapppone ama la fotografia. Il TMMP però è l’unico museo completamente dedicato alla Fotografia.  Per farsi bastare offre un insieme di circa 22.000 immagini. Se siete a Tokyo passateci.

MOMus – Thessaloniki L’unico museo specifico sulla fotografia in Grecia è una tappa obbligata della visita. Il Museo della Fotografia di Salonicco è orgoglioso di raccogliere fotografie – in particolare quelle della Grecia – da collezionare ed esporre, oltre a pubblicare libri sulla fotografia. Il museo ha collaborato con diversi enti greci e internazionali per organizzare Photo Synkyria, il più lungo e importante istituto fotografico di tutta la Grecia.

Internation Center of Photography: è il luogo perfetto per un incontro ravvicinato con la fotografia; ha ospitato celebri nomi come Cartier-Bresson, Capa e Erwitt.
Fotomuseum, Rotterdam: si tratta dell’unico museo di fotografia dei Paesi Bassi;  punti forte, un archivio digitale con oltre 100.000 immagini e una biblioteca fornitissima.
MEP Maison Européenne de la Photographie, Parigi: qui è raccolta una delle più grandi collezioni della capitale.
Fotografiska, Stoccolmauna delle tappe quasi obbligate per i turisti. L’edificio, ex spazio industriale, risale ai primi del ‘900. Le esposizioni si rinnovano secondo un calendario molto ricco.

Portuguese Centre of Photography – Porto, Portugal – Il Centro portoghese di fotografia ha aperto le sue porte nel 1997. Il museo è stato ricavato da un edificio che fino al 1974 era adibito a prigione, poi trasformato in museo della fotografia. Il museo è specializzato in fotografia contemporanea di fotografi portoghesi e brasiliani.

Museum of Photography – Berlin, Germany – Chi è interessato alla fotografia di moda non dovrebbe lasciarsi sfuggire il Museo della Fotografia di Berlino.

Sala Canal Isabel II – Madrid, Spain – Situata nella capitale e città più grande della Spagna, la Sala Canel Isabel II è un museo di fotografia che contiene alcune delle migliori fotografie contemporanee del mondo. L’edificio del museo è una vecchia torre dell’acqua che è stata convertita in museo nel 1986.

Les Douches la Galerie – Paris, France – è un museo fotografico che presenta fotografie contemporanee e del passato con un tema comune, definito “stile documentario”. Quando lo visitate, potete aspettarvi di trovare fotografie che si spingono veramente oltre i confini della fotografia come mezzo. Il museo è aperto dal 2006 e offre opere che vanno dall’inizio del XX secolo fino alle fotografie dei giorni nostri.

Image of War, Zagreb -Se siete interessati alla fotografia di guerra, questo museo fa per voi. È stato aperto nel centro della capitale della Croazia nell’autunno del 2018. Qui troverete immagini scattate durante la guerra nel Paese nel 1991-1995. Il museo espone le opere di fotografi stranieri e locali che hanno cercato di raccontare la guerra, concentrandosi sulla gente comune.

Lianzhou Museum of Photography – Questo museo fotografico è stato aperto nel 2017 in una piccola città cinese situata ai margini del delta del fiume Pearl. Il museo è la prima galleria finanziata dallo Stato nel Paese. Le mostre sono principalmente incentrate sui rappresentanti della fotografia contemporanea.

Tokyo Metropolitan Museum of Photography – È uno dei migliori musei di fotografia dell’Asia, recentemente rinnovato. Contiene opere di fotografi giapponesi e di altri paesi. Il museo dispone di un laboratorio di permanenza dell’immagine unico nel suo genere, creato per la conservazione delle foto.

Museum of Modern Art in New York – Sebbene gli oggetti principali siano sculture e dipinti, il MoMA è considerato uno dei più famosi musei di fotografia degli Stati Uniti. Nel suo reparto dedicato si possono ammirare oltre 25.000 fotografie di grande effetto. Inoltre, vi si tengono spesso mostre di fotografia.

In Italia

Da Musei online

FOTOTECA NAZIONALE

Fototeca Nazionale

GALLERIE D’ITALIA TORINO

Gallerie d’Italia Torino

FERRANIA FILM MUSEUM

Ferrania Film Museum

MUSEO DEL NAVIGLIO GRANDE

Museo del Naviglio Grande

MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA

Museo di Fotografia Contemporanea

GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA DI LECCO

Galleria d'Arte Contemporanea di Lecco

MUSEO DELLA FOTOGRAFIA SESTINI

Museo della Fotografia Sestini

MA.CO.F CENTRO DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA

MA.CO.F Centro della Fotografia Italiana

MUSEO DI FOTOGRAFIA KEN DAMY

Museo di Fotografia Ken Damy

MUSEO NAZIONALE DELLA FOTOGRAFIA “CAV. A. SORLINI”

Museo Nazionale della Fotografia

PICCOLO MUSEO DELLE MACCHINE PER LA FOTOGRAFIA E CINEMATOGRAFIA

Piccolo Museo delle macchine per la Fotografia e Cinematografia

MUSEO FRIULANO DELLA FOTOGRAFIA

Museo Friulano della Fotografia

FOTOTECA DEI CIVICI MUSEI DI STORIA E ARTE

Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte

LUMEN – MUSEO DELLA FOTOGRAFIA DI MONTAGNA

Lumen - Museo della Fotografia di Montagna

MUSEO ALINARI DELLA FOTOGRAFIA

Museo Alinari della Fotografia

MUSEO D’ARTE MODERNA, DELL’INFORMAZIONE E DELLA FOTOGRAFIA

Museo d'Arte Moderna, dell'Informazione e della Fotografia

MUSEO STORICO FOTOGRAFICO DI MONTELUPONE

Museo Storico Fotografico di Montelupone

COLLEZIONE DI APPARECCHI FOTOGRAFICI

Collezione di Apparecchi Fotografici

E ancora

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia https://camera.to/

MACOF – Centro della fotografia italiana https://www.macof.it/

Brescia troverete, poi, il Museo Nazionale di Fotografia di Brescia

A Modena trovate la Fondazione Fotografia Modena, dedicata alle arti visive, anche qui con mostre permanenti e temporanee.

Presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, presso Palazzo Loredan, si trova l’Archivio Fotografico Gerola, mentre a Cesena si trova l’Archivio Fotografico Zangheri, raccolta di scatti della famiglia di fotografi Zangheri. Alla Biblioteca Corbetta di Milano, inoltre, troverete il ricco Archivio Fotografico Gianni Saracchi.

Mostre di fotografia da non perdere ad Aprile

Sono davvero numerose e molto interessanti le mostre che vi proponiamo per il mese di aprile!

Non perdetevele!

Anna Brenna

MARTINE FRANCK. REGARDER LES AUTRES

Martine Franck, Sylvie Henaux, ingénieure, usine de cablage Renault, Dreux, France, 1991
© Martine Franck / Magnum Photos | Martine Franck, Sylvie Henaux, ingénieure, usine de cablage Renault, Dreux, France, 1991

Je ne pense pas que l’on puisse être un bon photographe
 si l’on n’a pas la curiosité des autres […]”.
“Non penso che si possa essere un buon fotografo se non si ha curiosità per l’altro…”
Martine Franck

L’ambiziosa opera fotografica di Martine Franck (1938-2012) e la sua sincera attrazione per gli esseri umani – la gioia dell’infanzia, i ritratti di lavoratori, le lotte femministe, la spiritualità buddista, gli anziani – sono al centro del progetto espositivo promosso dal Forte di Bard in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson dal titolo Martine Franck. Regarder les autres, in programma dal 9 marzo al 2 giugno 2024, nelle sale delle Cantine della fortezza.

L’obiettivo della mostra curata da Clément Chéroux, Direttore della Fondazione Henri Cartier-Bresson, è quello di far conoscere l’immenso contributo di Martine Franck come donna fotografa, celebrare le sue immagini più notedell’infanzia, della vecchiaia e del teatro, alcune delle quali sono diventate delle icone. L’artista ha documentato il grande affresco dell’avventura terrena, nella tradizione della fotografia umanista francese, lasciando un’impronta profonda e personale nella storia della fotografia del XX secolo. 

«La mostra è frutto di un progetto inedito realizzato e curato dalla Fondazione Henri Cartier-Bresson su richiesta dell’Associazione Forte di Bard e avrà anche una tappa estera in Grecia nel corso del 2024 – spiega la Presidente dell’Associazione Forte di Bard, Ornella Badery –. Vengono presentate in mostra più di 180 opere, suddivise in 7 sezioni che spaziano dagli scatti che immortalano gli stadi della vita alle manifestazioni politiche, passando per le lotte femministe e i paesaggi dei luoghi a lei più cari. Un omaggio ad una delle più grandi donne della fotografia mondiale».

Martine Franck professava lo stupore e la celebrazione della vita, una gioia profonda di fronte all’umanità e allo stesso tempo lottava contro l’esclusione con tutta l’empatia che sapeva mostrare. Fotografa socialmente impegnata, divenne un’attivista per molte delle cause che fotografò attivamente. “Una fotografia non è necessariamente una bugia – ha detto -. Ma non è nemmeno la verità. […] Bisogna essere pronti ad accogliere l’inaspettato”.

Martine Franck ha un personale approccio documentale della fotografa, alla ricerca costante della vita e di quello che si spinge oltre la verità: nell’inaspettato, colto insieme alle maschere del Théâtre du Soleil e nelle rivolte del ‘68, ma anche scovato nelle case degli anziani francesi e in un monastero in Nepal. Fotografando le altre donne, privilegiate e indigenti, celebri e anonime. Avvicinando ricamatrici di doti come le giovani ragazze indiane dei piccoli villaggi di Gujarat, come ha fatto con artiste del calibro di Sarah Moon, fotografata mentre salta la corda con una ragazzina. Ha documentato gli eventi politici e sociali del XX secolo per riviste come Life e il New York’s Times, partecipato alla creazione di agenzie come Vu e il lavoro collettivo di Viva, prima di diventare una delle poche donne di Magnum Photos e la più forte sostenitrice della Fondazione Henri Cartier-Bresson.

Fotografa di grande sensibilità, Martine Franck sfiora con delicatezza la semplicità del quotidiano. Le sue immagini permettono di entrare in un mondo sospeso. Fotografie che hanno il merito di distogliere lo sguardo da focali di sicuro impatto, per portarlo su particolari intensamente simbolici. La Franck crea un meccanismo visivo che, attraverso la cura costante del rapporto tra contenuto e forma, genera immagini di singolare bellezza. La fotografia diventa per la fotografa belga un modo di comunicare emozioni, passando dai ritratti di alcuni tra i più importanti artisti e scrittori, tra cui Michel Foucault, Marc Chagall e Agnès Varda, ad un impegno sociale che si focalizza nel dare voce a sfollati ed emarginati. Ognuna delle sue fotografie nonostante nasca dall’istinto del momento, rivela una profonda cura della composizione e una potenza artistica fuori del comune. La sua arte è il riflesso di una scrittura personale segnata da geometrie, curve e linee, alla ricerca della bellezza dell’animo umano e della profondità dei cuori e delle anime, catturati nel vivo delle cose, compresa l’espressione artistica resa attraverso uno “sguardo” di eccezionale sensibilità.

Dal 09 Marzo 2024 al 02 Giugno 2024 – Forte di Bard (Aosta)

LINK

FRANCO FONTANA. MODENA DENTRO

Franco Fontana, Artemide, 1970
© Franco Fontana | Franco Fontana, Artemide, 1970

Inaugura il 27 marzo dalle 18 alle 20 negli spazi rinnovati dell’Ex Ospedale Estense la mostra Franco Fontana. Modena dentro, omaggio al grande maestro della fotografia allo scoccare dei suoi 90 anni.
 
La mostra, a cura di Lorenzo Respi presenta fino al 16 giugno 2024, una selezione di circa 15 opere di Fontana messe a confronto con opere di artisti contemporanei italiani e stranieri, provenienti da collezioni pubbliche e private nazionali.
La scelta delle opere di Franco Fontana si focalizza sulla committenza a partire dagli anni ‘70, di imprese modenesi, nazionali e internazionali che hanno sempre dato carta bianca alla creatività dell’autore.
Nelle foto dell’artista convivono le radici di una tradizione fortemente identitaria, modello affermato in molteplici campi – dalla storia dell’arte al design, dall’innovazione tecnologica al Made in Italy, dalla sensibilità per il bello all’estensione della sua applicazione nella vita quotidiana – e lo sguardo verso un orizzonte più ampio, quello della cultura visiva e dei suoi protagonisti, un patrimonio iconografico impercettibile impresso negli scatti realizzati in oltre sessant’anni di carriera.  
 
Proprio questa spinta verso il “fuori”, la ricerca, ha stimolato anche l’occhio di Fontana ad approfondire e appassionarsi ad opere di artisti viste e conosciute durante i viaggi nel mondo: nascono così le passioni personali per Piet Mondrian, Mark Rothko, Alberto Burri ed altri ancora, che diventano riferimenti visivi inconsci riflettendosi nel suo modo di inquadrare e scattare fotografie, pur rimanendo sempre fedele al proprio stile linguistico sintetico.
La geometria e il colore, il visibile e soprattutto l’invisibile, il tempo e l’attimo sono gli elementi con i quali Franco Fontana scompone la realtà e ricompone l’immagine di ciò che già esiste al di là dell’obiettivo della macchina fotografica. 
 
In mostra sono presenti, per un confronto iconografico immediato e suggestivo, proprio le opere di alcuni artisti moderni e contemporanei cari a Franco Fontana, tra i quali Mimmo Rotella, Christo, Giuseppe Uncini, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Mauro Reggiani, Piero Gilardi

Dal 27 Marzo 2024 al 16 Giugno 2024 – Ex Ospedale Estense – Modena

LINK

ULIANO LUCAS. ALTRE VOCI, ALTRI LUOGHI. FOTOGRAFARE PER COMPRENDERE IL MONDO INTORNO A NOI

Uliano Lucas, Piazzale Accursio, Milano, 1971
© Archivio Uliano Lucas | Uliano Lucas, Piazzale Accursio, Milano, 1971

Sabato 3 febbraio 2024 alle ore 17.00 verrà inaugurata, alla presenza dell’autore, la mostra fotografica di Uliano Lucas Altre voci, altri luoghi. Fotografare per comprendere il mondo intorno a noi al CARMI museo Carrara e Michelangelo.

La mostra di Uliano Lucas – che resterà aperta fino al 5 maggio 2024 – è promossa dal Comune di Carrara e curata dall’associazione Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani di Fosdinovo (MS), gestore del vicino Museo Audiovisivo della Resistenza, anch’esso partner del progetto. L’iniziativa è patrocinata inoltre dalla Regione Toscana, dall’Istituto Storico della Resistenza Apuana e dall’Accademia di Belle Arti di Carrara.

La mostra è un viaggio in bianco e nero con più di cinquanta scatti e un’installazione multimediale che raccontano l’attività del fotoreporter dagli anni Settanta fino ad oggi, ma costituisce anche un’interessante contaminazione di codici e linguaggi: non è così comune che un fotografo contemporaneo esponga le sue fotografie nelle sale di un museo dedicato alla scultura, al marmo di Carrara e a Michelangelo.

Al centro della scena c’è uno straordinario viaggio che tocca svariati ambiti e temi della storia umana, a partire dai primi scatti nel 1960 fino ad arrivare agli ultimissimi del 2021, componendo una delle più importanti antologiche del fotografo mai realizzate.

La mostra ha un’articolazione in sette capitoli: Milano che cambia (1960-2018), in cui è messa al centro la città in cui è nato e cresciuto a partire dall’ “iniziazione” culturale nel mitico Bar Giamaica, dalle case di ringhiera fino alle ultime immagini della metropoli, passando per gli snodi cruciali della storia della Repubblica come la strage di Piazza Fontana e il funerale di Giuseppe Pinelli; Sognatori e ribelli (1960-1976) in cui si raccontano gli anni della ribellione studentesca e operaia, il lungo Sessantotto; Lavoro e lavori (1971-2017), una indagine sui mestieri in varie epoche e latitudini; Istituzioni totali (1968-2018), in cui si racconta la chiusura dei manicomi fino ad arrivare agli ultimi esiti della straordinaria riforma Basaglia, inoltre vengono indagati anche altre istituzioni totali come la caserma (un suo reportage di grande successo era intitolato L’istituzione armata) e il carcere; Libertade. Guinea-Bissau (1969), Angola (1972), Portogallo (1972 e 1974) è un capitolo di straordinario interesse in cui Lucas racconta le lotte di liberazione, la decolonizzazione dell’Africa e la caduta dell’ultimo regime fascista in Europa, con la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario; in Guerra o pace (1970-2018) ci sono non solo le immagini delle guerre che Lucas ha raccontato attraverso le sue fotografie in modo del tutto originale ma anche la ricerca di una nuova umanità, di un desiderio di pace e della ricerca di un nuovo modo di vivere e convivere; La condizione umana (1968-2021) è un’indagine sulla bellezza delle vite vissute ai margini nel tentativo di ribadire la grandiosità di ogni esistenza se solo si riuscisse a leggere in controluce la realtà.   Per l’occasione verrà stampato un catalogo della mostra con più di 140 fotografie, nella serie Sguardi della collana Verba manent. Racconti di vita e storia orale Edizioni ETS di Pisa, a cura di Archivi della Resistenza in collaborazione con Tatiana Agliani, con l’introduzione istituzionale del Comune di Carrara, testi di Alessio Giananti, Andrea Castagna e Simona Mussini e un’intervista inedita a Uliano Lucas.

Dal 03 Febbraio 2024 al 05 Maggio 2024 – CARMI museo Carrara e Michelangelo – Carrara

LINK

Sara Munari – Lapilli

Lapilli – Sara Munari

 Premio Paolo VI per l’arte contemporanea.
Da sabato 6 aprile a sabato 15 giugno Sara Munari, fotografa e artista visiva vincitrice della quarta edizione del “Premio Paolo VI per l’arte contemporanea”, sarà protagonista della personale “Lapilli”: una mostra che approfondisce il rapporto tra vulcani, religione e umanità raccontando della connessione tra gli eventi naturali potenti e le leggende, i miti e gli elementi religiosi attraverso i quali l’uomo cerca di proteggersi.
La mostra sarà accessibile durante gli orari di apertura della Collezione Paolo VI – arte contemporanea – dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00, sabato dalle 14.00 alle 19.00. Biglietto unico d’ingresso: € 2,50

Un’indagine visiva che mescola fotografia e arte contemporanea e tratta del rapporto tra uomo, leggenda e religione legata agli eventi catastrofici che caratterizzano la storia del mondo.

Fin dall’antichità, i vulcani sono stati considerati simboli della furia degli dei, porta dell’inferno o donatori di beni. Sono temuti e ammirati in egual misura. Ogni volta che esplode un vulcano, vengono riesumate vecchie leggende e teorie che si muovono tra terrore e fantascienza.
E perché questa violenta eruzione? E perché adesso? E perché tanta distruzione e tanti morti? Cosa c’è veramente nelle profondità della terra?
I libri scientifici teorizzano cosa riempie la palla rotante in cui viviamo: la crosta terrestre, le placche tettoniche, il magma…e se fosse qualcos’altro di insidioso e molto più perverso? Finora nessuno si è tuffato nelle profondità del pianeta per attestare cosa c’è là, a parte gli avventurieri di Viaggio al centro della Terra, il romanzo di Jules Verne. Pura finzione, ma terrificante.
Per i greci e i romani, i vulcani e le loro eruzioni erano associati a manifestazioni divine. Il Cristianesimo li ha considerati come l’opera di Satana o come segno divino. Quando avviene un’eruzione, soprattutto nei paesi latini, viene posta una Madonna per bloccare l’evento e sembra che in qualche caso sia avvenuto
Le menti degli uomini di fronte a un’eruzione vulcanica, sono affascinate dall’indiscutibile bellezza e magia di quei fuochi che sembrano uscire dall’inferno stesso.
Senza le premesse scientifiche, cosa è sembrato agli abitanti di tanti secoli precedenti? Paura, sicuramente stupore, si aggiungono all’infinito dell’inspiegabile, come tante cose dell’universo. Le leggende sono un tipo di narrazione che manca di un autore specifico e di una versione originale conosciuta, si trasmettono di generazione in generazione, soprattutto oralmente, e raccontano di eventi soprannaturali, fantastici o religiosi, localizzati in un luogo e in un tempo ben preciso della storia. Storia che aiuta a renderli più credibili. Le leggende sopravvivono al passare del tempo cambiando il loro contenuto e adattandosi alle nuove generazioni, che lo modificano e lo adattano al loro modo di vivere o, al contrario, lo dimenticano.
Nella realtà, il vulcano è una struttura geologica molto complessa, generata all’interno della crosta terrestre dalla risalita, in seguito ad attività eruttiva, di massa rocciosa fusa, il magma, formatasi al di sotto o all’interno della crosta terrestre.
La fuoriuscita di materiale è detta eruzione e i materiali eruttati sono lava, cenere, lapilli, gas, scorie varie e vapore acqueo. La forma e l’altezza di un vulcano dipendono da vari fattori tra cui l’età del vulcano, il tipo di attività eruttiva, la tipologia di magma emesso e le caratteristiche della struttura vulcanica sottostante al rilievo vulcanico.
Sulla superficie terrestre il 91% dei vulcani è sottomarino (in gran parte situati lungo le dorsali medio oceaniche), mentre circa 1500 sono quelli oggi attivi sulle terre emerse.
In questo lavoro sono stati visitati i vulcani europei per indagare visivamente quel filo che corre tra realtà, leggenda e religione.

COLLEZIONE PAOLO VI – CONCESIO BRESCIA

Dal 6 Aprile al 15 Giugno 2024

https://www.collezionepaolovi.it/

Sara Munari – Lapilli

Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron
Portraits to Dream In

Photographers Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron are two of the most influential women in the history of photography. They lived a century apart – Cameron working in the UK and Sri Lanka from the 1860s, and Woodman in America and Italy from the 1970s. Both women explored portraiture beyond its ability to record appearance – using their own creativity and imagination to suggest notions of beauty, symbolism, transformation and storytelling. Showcasing more than 160 rare vintage prints, Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron: Portraits to Dream In spans the career of both artists – and suggests new ways to look at their work, and the way photographic portraiture was created in the 19th and 20th centuries.

21 March – 16 June 2024 – National Portrait Gallery – London

LINK

WEEGEE – AUTOPSY OF THE SPECTACLE

Charles Sodokoff and Arthur Webber Use Their Top Hats to Hide Their Faces, 1942 © International Center of Photography. Louis Stettner Archives, Paris.

There’s a mystery to Weegee. The American photographer’s career seems to be split in two. One side includes his sensational photography printed in North American tabloids: corpses of gangsters lying in pools of their own blood, bodies trapped in battered vehicles, kingpins looking sinister behind the bars of prison wagons, dilapidated slums consumed by fire, and other harrowing documents on the lives of the underprivileged in New York from 1935 to 1945. Then come the festive photographs–glamorous parties, performances by entertainers, jubilant crowds, openings and premieres–to which we must add a vast array of portraits of public figures that Weegee delighted in distorting using a rich palette of tricks between 1948 and 1951, a practice he pursued until the end of his life.

How can these diametrically opposed bodies of work coexist? Critics have enjoyed highlighting the opposition between the two periods, praising the former and disparaging the latter. The exhibition Autopsy of the Spectacle seeks to reconcile the two parts of Weegee by showing that, beyond formal differences, the photographer’s approach is critically coherent.

The spectacle is omnipresent in Weegee’s work. In the first part of his career, which coincides with the rise of the tabloid press, he was an active participant in transforming news into spectacle. To show this, he often included spectators, or other photographers, in the foreground of his images. In the second half of his career, Weegee mocked the Hollywood spectacular: its ephemeral glory, adoring crowds and social scenes. Some years before the Situationist International, his photography presented an incisive critique of the Society of the Spectacle.
With a new perspective on Weegee’s oeuvre, Autopsy of the Spectacle presents the photographer’s iconic images beside lesser-known works, including images not-yet-exhibited in France.

JANUARY 30 – MAY 19, 2024 – Fondation Henri Cartier-Bresson – Paris

LINK

ALESSANDRA SANGUINETTI – THE ADVENTURES OF GUILLE AND BELINDA

The Cousins, 2005 © 2021 Alessandra Sanguinetti

Alessandra Sanguinetti (born 1968) was raised and educated in Argentina. In 1999, she met two inimitable children, Guillermina Aranciaga and Belinda Stutz. The two young women, whose lives she then followed, became icons in her life and work. Against the backdrop of rural Argentina, in an overwhelmingly male world of gauchos and farmers, the artist’s documentary work spans different stages of life, reflecting on the irreversibility of time.

With the help of the two cousins (Aranciaga and Stutz), using scenography and accessories, Sanguinetti puts her photographs and her models into dialogue in a resolutely phantasmagorical series. As Morpheus holds a mirror in one hand while offering the power of dreams in the other, the artist paradoxically transports us to the realm of illusion and portrays a world proper to the two individuals, at first no more than “points on the horizon”.

In dreamlike, psychoanalytical images, Sanguinetti subtly addresses the continual question of an artist’s relationship to her subject. Within and beyond the series, the three women, Guillermina, Belinda and Alessandra, ultimately form another type of family.

The Adventures of Guille and Belinda is always worthy of an update. Shown at Les Rencontres d’Arles in 2006, at the BAL in Paris, 2011, it will be shown from January 30 to May 19 at the Fondation Henri Cartier-Bresson in an extended, updated series of 52 photographs and 3 films. The project is rich in its past and current forms, as it will be in forms to come.

JANUARY 30 – MAY 19, 2024- Fondation Henri Cartier-Bresson – Paris

LINK

Cindy Sherman

Comprised of Cindy Sherman’s latest body of work, this exhibition features a series of improbable portraits that exemplify the morphing of self. The concept of identity as a construct is a central theme that runs throughout Sherman’s work; in this series the artist renders this notion even more perceptible by splicing together photographs of the individual parts of her own face into a set of collaged images. The result is a series of wholly asymmetric – and therefore seemingly distorted – portraits, depicting entirely new characters that are brought to life in the process.

“I’m disgusted with how people get themselves to look beautiful” stated Sherman in an interview close to forty years ago, “I’m much more fascinated with the other side.” In many respects, this exhibition is the culmination of this sentiment. Drawn from a series of twenty-six “floating creatures,” as the artist has referred to them, these disfigured, and at times disproportionate portraits embody Sherman’s most grotesque work to date. Deliberately printed in a large format, Sherman confronts the viewer with details usually deemed unsightly: wrinkles, contortions, badly applied make-up. By drawing attention to the elements so often smoothed over, Sherman probes our relationship of (un)attractiveness to the construct of self.

29 Mar – 4 Aug 2024 – Photo Elysèe, Lausanne 

LINK

Una movida Bárbara. Fotografie di Ouka Lele

Mostra dedicata all’artista multidisciplinare da poco scomparsa Ouka Leele, che ha saputo coniugare in modo originale fotografia e pittura.

Ideata con l’intento di proseguire la rassegna di fotografi spagnoli attivi nell’ambito della “movida madrileña” degli anni Ottanta (in continuità con quella di Miguel Trillo già ospitata presso lo stesso Museo), l’esposizione ripercorrerà l’intera carriera di quest’artista, vincitrice del Premio Nazionale di Fotografia nel 2005, presentando opere dalla sua prima esposizione, Peluquería, fino agli ultimi lavori, come la serie scattata nelle Asturie A donde la luz me lleve, o quella di disegni con motivi botanici Floreale, offrendo una visione complessiva dell’universo creativo di Ouka Leele.

In mostra circa 90 opere di diverse dimensioni, formati e tecniche (alcune delle quali originali), sarà completata da video, cataloghi e materiale documentario.

17/04 – 07/07/2024 – Museo di Roma in Trastevere

LINK

FABIO BUCCIARELLI. THE WORLD WE LIVE IN

Fabio Bucciarelli. The world we live in, Palazzo Todesco, Vittorio Veneto

Sabato 23 marzo 2024 a Palazzo Todesco di Vittorio Veneto verrà inaugurata alle ore 10.30 “The world we live in” la nuova mostra dedicata al pluripremiato fotografo italiano FABIO BUCCIARELLI. Bucciarelli è un fotografo, giornalista e autore internazionale noto per il suo lavoro di reportage sui conflitti globali e sulle terribili ricadute umanitarie che ne conseguono. L’impegno costante nel raccontare storie importanti attraverso immagini vivide e reportage dettagliati gli è valso l’ampio riconoscimento e il rispetto del settore. Il suo reportage sulla guerra siriana gli è valso la prestigiosa Robert Capa Gold Medal dell’Overseas Press Club of America. Ha vinto 10 premi Picture of the Year International, 2 premi World Press Photo, 2 Sony World Photography Awards, il Prix Bayeux-Calvados per i corrispondenti di guerra, il VISA d’Or News di Perpignan, la Lucie Foundation, il Premio Internazionale Yannis Behrakis, il Premio Ponchielli, il World Report Award. Tra gli altri riconoscimenti anche: Best of Photojournalism, Days Japan International, Kuala Lumpur International PhotoAwards e Getty Images Editorial Grant. È stato nominato Fotografo dell’anno nel 2019 e Fotografo dell’anno Award of Excellence nel 2023. Oggi collabora con i principali organi di informazione, tra cui New York Times, La Repubblica, Die Zeit, Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Yahoo News, Newsweek, L’Espresso, Time Magazine, Al Jazeera. Oltre ai suoi progetti come fotografo e reporter, è stato incaricato di lavorare come curatore e direttore artistico per diversi musei e istituzioni, tra cui il Ministero degli Affari Esteri italiano. Nel novembre 2023 è diventato Ambasciatore Canon, unendosi così a un gruppo illustre di fotoreporter di grande talento e fama.
“Bucciarelli è creatore di immagini tecnicamente perfette, esteticamente ricercate, dense di significati”. Così ne parla l’Assessore alla Cultura del Comune di Vittorio Veneto Antonella Uliana nel suo testo introduttivo alla mostra. “Immagini che raccontano la realtà in modo coinvolgente e diretto. E, più o meno consapevolmente, ci parlano ancora una volta dello stretto rapporto tra pittura e fotografia. In uno scatto sulla grande marcia di ritorno a Gaza c’è Eugene Delacroix con la sua Libertà che guida il popolo, fu il primo quadro politico nella storia della pittura moderna come venne definito. Ci parlano del grande artista francese il riferimento formale ad una composizione piramidale e le linee direzionali, create da gesti e sguardi, che conducono al movimento deciso del braccio destro della figura centrale. In Delacroix è l’immagine simbolica della Libertà che agita il tricolore invitando il popolo in armi a seguirla, nella fotografia di Bucciarelli un uomo che procede incitando con slancio e vigore la folla tumultuosa. La tragicità delle scene è amplificata da un identico cielo grigio; nuvole, polvere, il fumo nero delle gomme bruciate impediscono di vedere il sole ma sulle dominanti tonalità scure si impongono all’occhio le stesse accensioni cromatiche di rosso vivo. Travolgente è la medesima direzione del moto dei protagonisti che avanzano con decisione verso l’osservatore”.  

Dal 23 Marzo 2024 al 26 Maggio 2024 – Palazzo Todesco – Vittorio Veneto (TV)

LINK

LAURA SALVINELLI. AFGHANA

Laura Salvinelli - Maternità, sala operatoria, la mc Monika Pernjakovic (destra) e la ginecologa Keren Picucci (sinistra). Anabah, Panjshir. Afghanistan 2019
© Laura Salvinelli | Laura Salvinelli – Maternità, sala operatoria, la mc Monika Pernjakovic (destra) e la ginecologa Keren Picucci (sinistra). Anabah, Panjshir. Afghanistan 2019

Storie di mamme afghane e dei loro bambini, di giovani donne che hanno potuto realizzare il sogno di diventare infermiere e dottoresse; il racconto dell’essere donne e madri in un Paese complesso come l’Afghanistan: dal 16 marzo al 28 aprile, nell’ambito della 12esima edizione del Festival Fotografico Europeo, presso il Castello Visconteo di Legnano, in via Catullo 1, saranno esposte le testimonianze e i volti delle donne del Centro di maternità di EMERGENCY ad Anabah, nella Valle del  Panshir, protagonisti della mostra “AFGHANA della fotografa Laura Salvinelli

Sabato 6 aprile alle ore 17:30, sarà inoltre possibile approfondire il tema al centro della mostra con un incontro dedicato al lavoro di EMERGENCY in Afghanistan e agli scatti proposti all’interno dell’esposizione, con la presenza della fotografa, Laura Salvinelli e della responsabile della Medical Division Paediatrics di EMERGENCY, Manuela Valenti. 
Le fotografie raccontano la storia delle dottoresse, delle infermiere e delle pazienti del Centro di EMERGENCY dedicato alla maternità. Nel viaggio fotografico si incontra il viso sorridente di Zarghona che ha dato alla luce il primo figlio maschio, Kemeya alle prese con il suo quinto cesareo, le donne nomadi Kuchi durante uno dei loro passaggi stagionali nella Valle. E ancora Asuda che, grazie al Centro di maternità di EMERGENCY, ha potuto studiare e formarsi per diventare ostetrica; Marja, che ha iniziato a lavorare in Afghanistan con EMERGENCY nel 1999; Monika e Keren, coordinatrice medica e ginecologa, che esprimono tutta la loro felicità per i tanti bambini che hanno visto nascere.

Il reportage sul Centro di maternità ad Anabah nella Valle del Panshir è stato per me come un ritorno a ‘casa’ – racconta la fotografa Laura Salvinelli – ‘Casa’ è per me l’Afghanistan, luogo della mia anima e ‘casa’ è l’impegno di EMERGENCY contro la guerra e in difesa dei diritti umani. Ho lavorato in un mondo in cui fotografare le donne è un tabù interpretando il ruolo dell’elefante in un negozio di cristalli. Ho combattuto per mostrare in Occidente le foto del parto, che violano un altro tabù, quello del sangue della vita e del corpo reale delle donne. Mi sono posta in continuazione la domanda di tutti i fotografi: se sia giusto entrare nell’intimità degli altri. Credo che la risposta, sempre diversa, dipenda da perché e da come si fa – l’importante è che quella domanda lavori sempre dentro di noi.”

In Afghanistan la mortalità materna è 99 volte più alta di quella registrata in Italia e il tasso di mortalità infantile 47 volte più alto: 
una donna su 14 muore per complicazioni legate alla gravidanza, mentre un bambino su 18 muore prima di compiere i 5 anni.
Si stima che nel 2024 saranno 23.7 milioni gli afgani in necessità di aiuti umanitari; 17.9 milioni di questi con bisogni sanitari gravi o estremi. Curarsi è troppo costoso; non ci sono ambulanze in caso di emergenza; le strutture sono inadeguate, sprovviste di personale specializzato, macchinari, elettricità e acqua, soprattutto nelle zone rurali. Le donne sono il gruppo più vulnerabile. La mancanza di mezzi di trasportosicuri ed efficienti, l’assenza di cliniche che offrano cure ostetriche per le future mamme nelle zone rurali e la diminuzione del potere d’acquisto (del 20% inferiore rispetto a quello degli uomini), rende la possibilità di accedere a cure tempestive ed efficaci per le afgane ancora più precaria.

L’Afghanistan è un pezzo importante della storia di EMERGENCY, ma dopo 25 anni di lavoro anche EMERGENCY è diventata parte integrante della storia del Paese – ricorda Rossella Micciopresidente della ONG che lavora in Afghanistan dal 1999 – 
E tutt’oggi noi continuiamo a rimanere nel Paese con tre ospedali chirurgici, un Centro di maternità e 42 posti di primo soccorso. La reputazione di cui gode EMERGENCY tra la popolazione locale non solo ha garantito sostenibilità alle attività del Centro di maternità, ma ha anche contribuito a dare forma e sostanza a un nuovo ruolo delle operatrici sanitarie nella regione. Oggi più che mai è importante non dimenticare questo Paese e la sua popolazione: non possiamo sapere cosa accadrà in futuro, ma lasciare gli afgani da soli di certo a ricostruire ciò che è stato distrutto in 20 anni di guerra
”, 

Nel 2003, accanto al Centro chirurgico e pediatrico del Panshir, EMERGENCY ha aperto le porte del Centro di maternità, ancora oggi l’unica struttura specializzata e gratuita della zona che permette alle donne la formazione necessaria per diventare infermiere, ginecologhe, ostetriche e garantisce alla popolazione femminile di partorire in un ospedale sicuro, un’oasi protetta in cui gli uomini non hanno accesso, e che diventa sia per le pazienti che per lo staff un luogo dove prendersi cura di loro stesse.  Qui sono oltre 7mila i parti effettuati ogni annoda quando è entrato in funzione, nel giugno 2003, a oggi nel Centro sono state curate più di 489mila donne e bambini e sono stati fatti nascere più di 76mila bambini.

Dal 16 Marzo 2024 al 28 Aprile 2024 – Castello Visconteo – Legnano

S75 – Petra Stavast

S75 è la mostra personale della fotografa olandese Petra Stavast che inaugura presso la galleria di Spazio Labo’ mercoledì 17 aprile alle ore 19.30 alla presenza dell’artista.

S75 è un progetto che prende il nome dal telefono cellulare Siemens S75: lanciato nel 2005, è stato il primo telefono cellulare di Stavast dotato di una fotocamera integrata, con una risoluzione massima di 1280 × 960 pixel.
In S75 Stavast racchiude 224 ritratti a persone appartenenti alla sua vita quotidiana, ma raramente ad amici o familiari, tutti realizzati in studio utilizzando la tecnologia, oggi considerata obsoleta, di questo telefono. La serie è realizzata in un arco di diciassette anni, tra il 2005 e il 2022 ad Amsterdam, Banff e Shanghai.

I limiti tecnici della fotocamera rappresentano una caratteristica centrale del lavoro: la bassa risoluzione delle immagini e le pose classiche dei soggetti ritratti danno luogo a uno spazio atemporale e disgiunto, che non è né presente né passato. I ritratti trasmettono una inquietante sensazione di instabilità formale ed emotiva tra stagnazione e transizione, e creano un’immobilità visiva che sembra più vicina alla pittura che alla fotografia.

La serie di ritratti si confronta con quel preciso, breve momento in cui la persona ritratta e la fotografa sono insieme: le tensioni e le aspettative di entrambe sono parti visibili del risultato finale. I ritratti evocano una tensione tra il carattere digitale della fotocamera a bassa risoluzione e l’immagine che rimanda all’arte classica del ritratto.

Il fatto che con il Siemens S75 la tecnica fotografica non possa essere controllata è essenziale per il lavoro di Stavast e questo concetto è stato tradotto nel libro fotografico, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice olandese Roma Publications, attraverso la scelta di una tecnica di stampa altrettanto difficile da controllare, quella del rotocalco. Questa scelta comporta una sorta di tensione tra la natura digitale delle foto del telefono, condivisibili e riproducibili all’infinito, e l’associazione della produzione di massa con la stampa rotocalco. Inoltre, la carta e la tecnica di stampa esaltano l’apparenza granulosa delle fotografie, dando loro una morbidezza che ricorda quelle che si cerca di ottenere oggi con i filtri, e la sottigliezza della carta fa sì che le pagine si sfoglino delicatamente e lentamente, dando a tutti gli effetti il senso della vastità di questo progetto a lungo termine.

Dal 17 aprile al 21 giugno 2024 – Spazio Labo’ – Bologna

LINK