Lucia Mugnolo ‘Lo spazio condiviso’, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

Lo spazio condiviso

Lo spazio condiviso. Diario di una quarantena con i miei figli adolescenti e due gatti, in 45 mq di un B&B, nell’attesa che finissero i lavori di ristrutturazione della nostra nuova casa.
Non avrei mai creduto fosse possibile rimanere chiusi in un monolocale di 45 mq per così tanto tempo, senza che un raggio di sole e di speranza potesse attraversare la nostra mente…
Io e i miei due figli, Ludovica, 19 anni e Carlo Andrea, 17 e due gatti, Amèlie e Dalì. Il distacco dalla casa di sempre e l’acquisto della nuova. I lavori di ristrutturazione e l’attesa che finissero… sfociata nella realtà surreale di una pandemia inaspettata.
All’improvviso il lockdown cambia le nostre vite, le abitudini, le consuetudini. Gli abbracci e i baci negati, il tempo condiviso sono un lontano ricordo. È la paura che domina tutti e toglie ore, tempo, giorni alla condivisione, alle risate, alle lacrime, all’amicizia che sarebbe accaduta, agli incontri, alla scuola.
Il tempo è immobile e dilatato e il mondo virtuale sostituisce e sostiene i legami, privati del calore e della vicinanza.
Nonostante questo, i ragazzi sono riusciti a riempire il tempo sostituendolo con dirette online, chat di gruppo, mantenendo sempre viva la condivisione.
Sono stati bravi e hanno saputo rinunciare a un pezzo di vita che gli sarà negato per sempre ma che loro hanno fatto proprio a modo loro, uscendo da questa esperienza più forti di prima. Hanno conosciuto la paura, la rinuncia, l’adattamento a una nuova realtà impensabile fino a pochi attimi
prima. E hanno rafforzato gli affetti, la comunicazione. Noi eravamo insieme e questo è quello che conta. Insieme abbiamo atteso e superato il peggio.
Noi siamo molto fortunati.
Noi siamo uniti.
Ho voluto documentare questo tempo sospeso come uno scrigno che racchiude il nostro amore, quello che ha rafforzato gli affetti e ci ha fatto sentire forti in un momento in cui tutto vacillava… soprattutto le certezze.

Biografia

Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, si impegna nell’insegnamento per vari anni per poi fondare e gestire “Casa Mugnolo Home Gallery”.
Dal 2010 si dedica alla fotografia a tempo pieno.
Dal 2016 segue molti workshop fotografici in diverse città italiane con importanti fotografi come: Toni Thorimbert, Francesco Zizola, Alan Marcheselli, Angelo Ferrillo, Stefano Cerio, Kadir Van Lohuizen, Pep Bonet, Yuri Kozyrev, Marco Zanta, Pietro Masturzo, Mario Laporta, Laia Abril, Aaron Shuman, Nicolas Pascarel, Marco Tortato, Fiorenza Pinna, Nausicaa Giulia Bianchi, che la portano ad accrescere le sue esperienze nei linguaggi fotografici e ad esporre le sue fotografie in collettive di Gallerie d’Italia, dedicate ai temi di Salvatore Fergola curata da Mario Laporta e in quella della Fondazione Real Monte Manso di Scala sulle Moderne Vestigia – Pompei 2.0.
Consegue il diploma di fotografo commerciale, il Master di Fotografia con Lina Pallotta alle Officine Fotografiche di Roma.
Segue anche i corsi di camera oscura tenuti da Luca Anzani e ha ospitato presso la sua Home Gallery, workshop di Storytelling tenuti da Federica Cerami.
Ha esposto il suo progetto fotografico sul lockdown “Lo spazio condiviso” ai Magazzini Fotografici di Napoli in Spazio Fotocopia, curato da Ivonne De Rosa e alla rassegna “Un altro sguardo sulla fotografia” al Museum a Napoli, curata da Mario Laporta.

Camilla Miliani ‘Difettosa’, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

D I F E T T O S A

Questo progetto indaga una malattia incomprensibile e lo fa in modo metaforico, in un’atmosfera surreale ed enigmatica.

Il mio giovane corpo nascondeva un segreto al suo interno, una rosa già appassita.

I medici mi hanno studiata per anni, senza capire il motivo dei miei dolori.

Le mie gambe pesano come se ai piedi avessi attaccati dei macigni. Le mani faticano a muoversi e vengono colpite da scosse di fulmini. A volte ho l’impressione di spezzarmi, come un albero che lotta contro il vento.

Tre pasticche al giorno tutti i giorni e lo stomaco non vuole più assumere altro cibo. La rabbia sale insieme al pianto, ed i capelli cadono come le gocce sul viso.

Tutti nella vita veniamo scossi da situazioni difficili, spesso complicate, a volte irrisolvibili.

Il punto sta nel come affrontiamo tali situazioni.

Il cervello, nostro centro di controllo, influenza ogni parte di noi: cellule, organi e funzioni.

Un atteggiamento positivo può davvero plasmare le sorti di una malattia e cambiare tutta la mia vita?

Camilla Miliani è una giovane fotografa italiana. Nasce in una delle piccole isole dell’arcipelago toscano, l’Isola d’Elba, ma fin da piccola sente il bisogno di esplorare il mondo al di là del mare.

La fotografia è il suo lascia passare per l’evasione.

Nel 2017 si iscrive alla Libera Accedemia di Belle Arti di Firenze.

Nel 2020 vince il premio “Canon giovani fotografi” come seconda classificata, con il progetto “Luna splendida”, che verrà esposto al festival di Cortona on the move e al Terra di tutti film festival di Bologna.

Per vedere altre foto di Camilla: @camilla_miliani

Francesca Pompei “The women of Rebibbia” segnalata Premio Musa donne fotografe

The women of Rebibbia. Walls of stories
Nell’immaginario collettivo la vita carceraria è alimentata da film ed immagini che trattano quasi sempre la questione da un punto di vista maschile.
Nell’era del movimento #MeToo e di una generale rivalsa della questione femminile ho deciso d’indagare cosa sia la detenzione per una donna: il problema della maternità, la relazione con la famiglia e il partner, la dura condizione di convivenza con le compagne di cella spesso di culture e
paesi diversi.
A Roma, la mia città, la sezione femminile del carcere di Rebibbia è la più grande d’Europa. La sua gigantesca architettura, mutuata sul modello del Panopticon di Jeremy Bentham, è divisa in due corpi principali, il Camerotti e il Cellulare, le cui mura scandiscono inesorabili i tempi quotidiani della prigionia.
Ho lasciato quindi che questi spazi parlassero per le loro abitanti: le celle, il nido, l’infermeria, gli spazi comuni per le attività sociali ed educative, l’azienda agricola, la sala colloqui, tutti ambienti dove le prigioniere consumano la loro vita per anni.
Dato che in carcere non esiste privacy e ogni momento è sotto controllo, ho mutuato le singole prospettive personali in uno sguardo collettivo che avvicina dolore e sollievo in un un’unica dimensione, in bilico nella sottile separazione tra violenza e redenzione, solidarietà e dramma.
Scoprendo un mondo molto diverso dalle mie aspettative e quasi mai raccontato, questo progetto ha cambiato la consapevolezza sul mio essere e vivere il mio status di donna libera. Magari, grazie al potere della fotografia, può farlo anche in qualcun altro.
Francesca Pompei

The first floor of the Camerotti building, a part of the women’s section of Rome’s Rebibbia prison, Italy. The first floor hosts many prisoners awaiting trial. Francesca Pompei “The women of Rebibbia”
The wall of a cell in the Camerotti building of the women’s section of Rome’s Rebibbia prison, Italy. The Camerotti hosts the appellants or the prisoners sentenced to a lighter penalty. Francesca Pompei “The women of Rebibbia”
A corner in a cell of the kindergarten section of the women’s section of Rome’s Rebibbia prison, Italy. The women can follow their babies growing until they are 3 years old. Francesca Pompei “The women of Rebibbia”

Per vedere questo e altri lavori di Francesca www.francescapompei.it

Biografia

Francesca Pompei è una fotografa laureata con lode in Filosofia e specializzata in immagini di arte ed architettura, membro del direttivo di Tau-Visual, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti dal 2014 al 2020.
Tra la sua attività espositiva: Art Basel Miami Beach 2013, Affordable Art Fair New York 2014, Select Fair-Frieze Art Fair New York 2014, FOTOGRAFIA-Festival Internazionale di Roma 2014, Art Fair Tokyo 2015, Oltre le Mura di Roma 2016, Museo MACRO-Testaccio di Roma, Premio
Arte Laguna 2016- Nappe dell’Arsenale Venezia, Oltre i libri-Biblioteca Angelica Roma, Celeste Prize 2016 Oxo Tower Wharf Londra, Affordable Art Fair New York City 2016, Art Basel Miami Beach 2016, Art Fair Tokyo 2017, Art Busan 2017, PhotoPlus Expo New York 2017, Artissima 2017- Museo MIIT Torino, Architectural Digest Design Show New York 2018, Making Strange, Praxis Gallery & Photographic Arts Center di Minneapolis, Affordable Art Fair Hong Kong 2018, 5th Biennial of Fine Art & Documentary Photography-Barcellona, Photokina 2018, Paratissima
Art Fair 2018, Artrooms Fair London 2019, Art Fair Paris 2019, Visuali italiane-Tokyo, Trieste Photo Days 2020, Aesthetica 2020-York Art Gallery, PHOTO IS:RAEL’s 8th International Photography Festival.
Il suo lavoro è nella collezione permanente della Fondazione Dario Mellone di Milano ed è online su LensCulture, blink, Dodho, Fondo Malerba per la Fotografia, L’Oeil de la photographie, Saatchi Art, Aesthetica Magazine, All About Photo, OpenEye, Artribune, Artsper, Il Giornale dell’Architettura, Artsy e Artnet.
Il suo nome è inserito nella rivista Art in America’s 2017 Guide to Museums, Galleries and Artists, tra i TOP 100 artists 2018 dalla Circle Foundation for the Arts-France e nel 10% di Top entries del World Press Photo 2019.
E’ membro di PhotoVogue ed è rappresentata dall’Art+Commerce Agency-PV Collection di New York.

francescapompei@hotmail.com

francescapompei1@gmail.com

Irene Artuso , tu sei come una terra. Segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

TU SEI COME UNA TERRA

Questo progetto consiste in una serie di immagini raccolte nei miei viaggi, in luoghi più o meno lontani, dall’altopiano boliviano alla Sicilia. Nelle foto i paesaggi si alternano a ritratti di donne che fanno parte della mia vita, in una geografia sentimentale. E’ una poesia visiva che parla di terre silenziose e dell’io che le coglie. La pelle chiara, l’acqua e i frutti carnosi seguono le trame di questo mio percorso emotivo nella natura. Le donne protagoniste dei miei ritratti osservano, attraggono e imitano il paesaggio, come ninfe, facendo fluire in loro la stessa natura maestosa che contemplano. 

Qui i lavori di Irene: www.ireneartuso.com 

Irene Artuso
Irene Artuso
Irene Artuso

BIO

Irene Artuso è nata a Roma nel 1992. Laureata in Fisica e in Bioinformatica, svolge attualmente un dottorato di ricerca in Scienze Biomediche. La forte passione per le scienze naturali è stata sempre accompagnata da un profondo interesse per la fotografia analogica, entrambi fondamentali strumenti di indagine e scoperta del reale. La dimensione del viaggio rappresenta il momento perfetto di esplorazione attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. 

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Buona giornata

Sara

Sara Minerali “In Asia”, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

In Asia

In Asia è il risultato di un lungo viaggio verso est, una peregrinazione via terra e senza aerei attraverso confini fisici e culturali. Sei mesi di viaggio e 20.000 km percorsi dalla Mongolia al Myanmar, passando per la Cina ed il Sud-Est Asiatico.
Un vagabondare, per quanto possibile consapevole, fra società e popoli profondamente diversi tra loro ma il più delle volte interconnessi. Destini che si incontrano e si allontanano in un passato non tanto distante, segnato da sanguinose dittature, domini coloniali e guerre disumane. L’orgoglio delle persone ma anche la loro rassegnazione. Il peso della memoria ma anche lo sguardo verso il futuro. La sfida delle nuove generazioni per uscire dalle gabbie e dalle diseguaglianze del passato e del presente. Un racconto per immagini fatto di luci e di ombre, di contraddizioni e di identità.
In qualche modo, un piccolo omaggio all’opera di Tiziano Terzani e alla sua Asia che ormai non esiste più.

Sara Minerali “In Asia”
Sara Minerali “In Asia”
Sara Minerali “In Asia”

Sito web di Sara Minerali

Bio
Sara Minerali, classe 1989, nasce a Bologna dove intraprende un percorso accademico in Antropologia Culturale, laureandosi con una tesi sulla rappresentazione dell’alterità nella fotografia di Diane Arbus.
Contestualmente, si forma anche in ambito fotografico attraverso workshops, letture portfolio e progetti personali; tra il 2015 e il 2016 frequenta a Firenze la Scuola Internazionale di Fotografia e Narrazione Visiva Apab, concludendo il percorso con uno stage presso lo studio Foto Image di Fulvio Bugani.
Nel 2016 un suo progetto di street photography viene pubblicato sul magazine Il Fotografo e nel 2020 pubblica un altro lavoro nella sezione Black Camera di Rolling Stone Italia.
Ama viaggiare e crede che non ci sia al mondo niente di meglio di viverlo ed immergercisi con stupore e rispetto, ancor meglio se con una macchina fotografica.

Marlene Bialas ‘Disappear’, segnalata Premio Musa donne fotografe

Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.

“Disappear”

‘ È tutto così vuoto, slegato. Il vuoto, l’angoscia[…] Così vuoto, tutto così vuoto…
Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci […]
L’angoscia mi fa male perché solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede. Come devo vivere?
Forse non è per niente questo il problema. Come devo pensare? So così poco.
E forse è perché sono sempre così curiosa. Talvolta penso in modo così sbagliato perché penso…
Come se parlassi contemporaneamente a qualcun altro. All’interno degli occhi chiusi… chiudere un’altra volta gli occhi’ (Il cielo sopra Berlino) 

Il tempo si ferma, la lentezza e l’immobilità portano inevitabilmente alla memoria, costringono a ricordare, a pensare, ad affrontare dolori trascurati per anni.
La sofferenza per la perdita prematura di un fratello, il bisogno di comprenderlo e di ricordarlo. L’attaccamento alla mamma, il desiderio di tornare all’infanzia, a una dimensione di spensieratezza, di calore e di protezione. La difficoltà ad essere felici, per paura che si possa spezzare ancora qualcosa. E dunque la costrizione a una piattezza emotiva, a una freddezza, un distacco, per evitare di soffrire. La paura di restare da soli, la paura di se stessi. Il non riconoscersi più in quello che si è, il sentirsi sospesi, vuoti, privi di forze. Il rifugio nel sonno e nel sogno per fermare la mente. Il desiderio di una normalità, di una vita semplice, di vivere la vita di qualcun altro, l’attrazione per le case degli altri, illuminate, calde. 

E infine il lasciarsi andare, l’abbandonarsi a quell’Oceano di ricordi, di emozioni, di dolore, di bellezza, che si mescolano e scorrono, infiniti. 

Marlene Bialas ‘Disappear’

Nata a Milano nel 1998, metà tedesca e metà italiana, sono la seconda di 4 fratelli. Sono una fotografa ma amo molto anche il cinema i libri e l’arte. Mi sono diplomata al liceo classico e dopo un anno di viaggi e lavoro mi sono iscritta all’accademia di fotografia Mohole a Milano.                                            

 La mia sensibilità si esprime al meglio nella realizzazione di fotografie intime, artistiche e concettuali. Adoro osservare ,qualsiasi cosa, le persone ,i movimenti, le espressioni del viso ,una luce particolare, un colore, una situazione, una scena buffa ,un dettaglio che mi ricorda qualcosa. La maggior parte delle mie fotografie sono semplicemente la mia visone del mondo. Adoro i film francesi e il francese, i personaggi un po’ strambi, il buio, la sera e le luci all’interno delle case; penso di avere una visione molto poetica del mondo e adoro sognare. 

Da piccola sognavo di lavorare nel circo o nel mondo dello spettacolo, ho fatto per molti anni danza e pattinaggio artistico. Mi affascina tutto il lavoro che sta dietro alla realizzazione di un film, dalle scenografie, ai costumi, alla recitazione; aspiro infatti a diventare una fotografa di scena. 

Per vedere questo e altri lavori di Marlene: www.marlenebialas.it