Mostre di fotografia, cosa non perdere a settembre.

SGUARDO DI DONNA

da Diane Arbus a Letizia Battaglia la passione e il coraggio
11.09 > 08.12.2015

c10c64c27e0606d1654b81b9bb482558_M

SGUARDO DI DONNA è una mostra curata da Francesca Alfano Miglietti che ha scelto 25 autrici, 25 storie, 25 sguardi singolari sul mondo, sull’altro, sulla relazione, selezionando circa 250 lavori che affrontano i temi profondi dell’esistenza umana: la vita, la morte, la violenza, il corpo, la spiritualità, l’identità e la differenza.
Un vero e proprio itinerario di visioni che, grazie all’allestimento curato da Antonio Marras, trasporta in un territorio identitario, simbolico, erotico, politico e poetico.

SGUARDO DI DONNA intreccia le esperienze vissute attraverso gli occhi delle autrici, tutte rigorosamente donne e tutte guidate dal mezzo fotografico, che diviene una sorta di coscienza del mondo, testimone di quello che spesso viene occultato, ma capace di mantenere una coesione alla realtà di persone e luoghi.

Ogni opera diventa la provocazione di un dialogo profondo e intimo tra i soggetti delle foto e lo spettatore, raccontando uno scorcio indefinito della comune condizione umana, un “invito alla consapevolezza” dell’esistenza di mondi differenti e spesso estranei uno all’altro.

SGUARDO DI DONNA è ideata e promossa da Tre Oci, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con il Corriere della Sera e La27esimaOra, Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Tendercapital, Colorificio San Marco.
La mostra è accompagnata da un catalogo Marsilio in due edizioni, italiano e inglese.

Qua tutte le info

SI FEST Savignano Immagini

manifesto-sifest-bassa-719x1024

Anche quest’anno Savignano Immagini ci propone molte interessanti mostre, in concomitanza con la 24^ edizione del SI FEST, che si terrà dall 11 al 13 settembre, nella vivace cittadina romagnola. Il tema dell’edizione 2015 è Habitus, abiti e abitudini costumi e costume.. La manifestazione comprende mostre, conferenze e le consuete letture portfolio.

Le mostre ospitate saranno le seguenti:

  • MIKE BRODIE, A Period of Juvenile Prosperity + Tones of dirt and bone.
  • LARRY FINK, The vanities + The beats
  • FELICE BEATO, un omaggio. La fotografia in Giappone e la scuola di Yokohama
  • GABRIELE BASILICO, Iran 1970
  • MARTINA BACIGALUPO / Gulu real art Studio
  • PAOLO VENTURA, Short stories
  • GIULIA MARCHI, Sullòrlo
  • MUSTAFA SABBAGH, #000 – tuxedo riot
  • CLAUDINE DOURY, Loulan Beauty
  • TOMMASO TANINI, H. said he loved us
  • FRANCESCO FRANCAVIGLIA, Le donne del digiuno
  • THOMAS VAN DEN DRIESSCHE, How to be a photographer
  • SIMONE DONATI, Hotel Immagine
  • No Panic Gallery/ENRICO DE LUIGI, Cosplayers
  • MONIA PERISSINOTTO, Tokyo nights
  • BTOMIC/Jacopo Benassi

Per maggiori informazioni, cliccate qua

Fotografia Contemporanea dall’Europa nord-occidentale

Dal 18 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 gli spazi espositivi del Foro Boario di Modena ospiteranno un nucleo di acquisizioni riferite ai paesi nordici, entrate di recente a far parte delle collezioni gestite dalla fondazione e sinora mai esposte: oltre 70 opere di 18 artisti, da Wolfgang Tillmans ad Jonny Briggs, in grado di suggerire la vivacità e l’eterogeneità di tendenze di un’area geografica che abbraccia Germania, Gran Bretagna e Scandinavia. Cuore dell’allestimento, incastonato nel percorso come una ‘mostra nella mostra’, sarà inoltre un importante omaggio al fotografo norvegese Tom Sandberg (1953 – 2014), le cui opere intendono dialogare con quelle degli altri artisti europei in un gioco di rimandi e affinità più o meno evidenti. L’intero progetto espositivo è a cura di Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia Modena.

Tutte le info qua

Edward Burtynsky – Acqua shock

Per la prima volta in Europa, dal 3 settembre 2015 all’1 novembre 2015, Palazzo della Ragione Fotografia, presenta Edward Burtynsky. Acqua Shock il progetto del fotografo canadese (St. Catharines, Ontario, 1955) dedicato all’acqua. Il programma di Palazzo della Ragione, il nuovo spazio espositivo di Milano interamente dedicato alla fotografia inaugurato a giugno 2014 nel cuore della città, si arricchisce dell’intenso lavoro fotografico che Edward Burtynsky ha dedicato alla risorsa primaria per eccellenza, l’acqua, alla sua presenza in natura e al suo sfruttamento da parte dell’uomo.

Qua altre info

Shirley Baker – Women, children and loitering men

This exhibition is a rare chance to see the work of social documentary photographer Shirley Baker, and a portrait of the urban decline of late twentieth century Britain.It focuses on Baker’s depictions of the urban clearance programmes of inner-city Manchester and Salford during 1961 – 1981 and the work documents what Baker saw as the needless destruction of working class communities. Listen to a specially commissioned soundscore by composer Derek Nisbet featuring Shirley Baker interviewed by Val Williams, 1992, Oral History of British Photography © British Library, catalogue reference C459/20. Despite being the only woman practicing street photography in Britain at the time, Shirley Baker’s humanist documentary work received little attention throughout her sixty-five year career. She claimed never to have posed her pictures, an action inimical to her documentarist ideals, yet her multi-layered images and exacting compositions imply dwelling on a scene until each element falls into place. Her visual puns, often the result of juxtaposing ‘chance’ elements in her field of vision, result in a humour and everyday surrealism that would have eluded most passers-by. Objects and scenes take on significance beyond their literal appearance. Half demolished walls and peeling wallpaper resound with lives once lived. Her meticulous focus on graffiti brings the plain brickwork to life and generates backdrops for scenarios in which her ordinary subjects, in their functional environments, become momentarily extraordinary. This exhibition includes previously unseen colour photographs by Baker alongside black and white images and ephemera such as magazine spreads, contact sheets and various sketches. Watch a short film from the BFI’s Britain on Film Archive, which gives a glimpse of Salford in the 1960s as Baker would have witnessed it. Women and Children; and Loitering Men (The Photographers’ Gallery, 2015) features a foreword by Professor Griselda Pollock and a new short story by author Jackie Kay. This book is sold out with a second edition due the week starting 24 August available to pre-order from the Bookshop. With thanks to Arts Council England, Mary Evans Picture Library, Manchester School of Art (Manchester Metropolitan University), Symon and Mary Elliott and the Shirley Baker Estate for their invaluable support.

Info here

Guido Guidi – Guardando a est

23 luglio – 11 ottobre

ex Essiccatoio bozzoli, San Vito al Tagliamento

A cura di Guido Guidi

I non luoghi sono il prodotto della società contemporanea, divenuta incapace di integrare in sé i luoghi storici, invece confinati e circoscritti alla stregua di curiosità o di oggetti interessanti. I non luoghi sono pertanto incentrati solamente sul presente, rappresentativi della nostra epoca caratterizzata dalla precarietà assoluta, dalla provvisorietà, dal transito e dal passaggio e da un individualismo solitario.

Le persone transitano nei non luoghi ma nessuno vi abita: le persone sono come in una condizione di attesa: c’è chi aspetta un treno, chi un autobus, chi riposa aspettando di riprendere il lavoro, altri attraversano strade e piazze vuote, e poco trafficate. Guidi ha anticipato tutte le problematiche legate all’apparire dei non luoghi, e lo ha fatto poiché ha sempre inteso fotografare spazi ed oggetti esclusi da ogni attribuzione di significato e in genere dagli stessi sguardi coscienti delle persone che li incrociavano, ampliando così nello stesso tempo il terreno del fotografabile. Per altri aspetti, Guidi ha fatto pure parte di quella serie di fotografi attenti alla tradizione della sociologia critica di Baudrillard e alla definizione di iperrealismo economico – sociale quale risultato dell’ “…opposizione tra realtà e apparenza, tra verità e ingenuo, tra vita quotidiana e spettacolo..” (Mario Perniola, Scambio simbolico, iperrealismo, simulacro, in Aut aut, n. 170 – 171, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 1979, pag.69). Diversi fotografi americani, come i partecipanti nel 1975 alla mostra New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape, intesero dimostrare che l’affermarsi della cultura dei centri commerciali, dei motels e dei parchi industriali non doveva essere vista come un’istanza di progresso, al contrario li indicavano come segni estremi di un vero e proprio fallimento.

Le piccole città, che costituivano storicamente la struttura urbanistica del Friuli Venezia Giulia per come si era sviluppata nel corso dei secoli, oggi sono anch’esse svuotate dei loro abitanti e della loro storia, divenendo dei non luoghi dove vi si transita ma non vi si abita. Evidenti quei dettagli che Guido Guidi ha insegnato a osservare, come le tracce di vita scritte su un muro o su colonne, una baracca dove raccogliere la legna in montagna, un segnale stradale, un bar, un supermercato, e poi gli interni delle aziende artigiane dove ancora convivono con (i pochi…rari) giovani operai, gli oggetti e i segni più disparati rimarcati dalla sua poetica minimalista. Guidi ha quindi introdotto questi concetti rappresentando uno dei punti di maturazione unanimemente riconosciuti di tutta la storia della rappresentazione del paesaggio e dell’oggetto nell’arte.

Tra il 1991 e il 1999 Guidi ha realizzato per conto del CRAF diverse campagne fotografiche, producendo un vasto corpus di immagini conservate negli archivi del Centro.

Nel 1995 il CRAF ha editato il catalogo Guido Guidi,Varianti edito da Art& di Udine, inserito da Martin Parr e Jerry Badger in The Photobook: A History (vol II. Londra – New York, Phaidon, 2006) assieme ai migliori libri di fotografia del XXesimo secolo.

Nella poliedrica attività promossa e che ha sempre visto Guido Guidi tra i protagonisti, le campagne fotografiche non sono mai nate casualmentema hanno dato corpo a tre settori progettuali: la dialettica con l’opera di Pier Paolo Pasolini; il punto di vista della fotografia italiana nella sua molteplicità linguistica sul paesaggio e l’ambiente (in Terre a Nordest, Friuli Venezia Giulia a vent’anni dal terremoto) infine l’ estensione del lavoro di Guidi alle “piccole città”, quasi una mappatura “a Est” o appunto un compendio sui non luoghi, completata dagli ultimi lavori realizzati nel 2014 a Lignano Sabbiadoro (nell’occasione gli è stato assegnato il Premio Hemingway su proposta di Italo Zannier) e a San Vito al Tagliamento.

Esiste inoltre un suo vasto lavoro del 2002 per conto dell’ATER, l’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale di Trieste (che aveva fotografato anche nel 1985) e nel 2006 a Gorizia sulle tracce del confine scomparso: la linea di confine, istituita al termine della seconda guerra mondiale ha segnato, con alterne vicende, la storia di un territorio condiviso tra Italia e Slovenia, tra il mondo latino e quello slavo.

Guido Guidi ha sempre realizzato stampe a contatto da lastre della macchina a banco ottico 20×25 usata in omaggio ai pionieri della fotografia, e da tutta la storia dell’arte ha ereditato l’uso del colore. Così ogni suo lavoro pare quasi la citazione di un grande pittore.

Il colore tenue delle sue serie fotografiche, da Via delle Industrie a Monte Grappa ha ceduto poi il passo agli acidi e scarni cromatismi della Strada Ovest a Treviso e, in particolare, in alcuni lavori per il CRAF ha esaltato le tinte e l’ arancione caro a Turner, anche se molti suoi estimatori lo accostano a Morandi per il colore.

Con la sua poetica minimalista e la sua ricerca Guidi ha esplorato i limiti (i confini,i margini, le periferie…etc) del paesaggio contemporaneo senza romanticismi o spettacolarizzazioni, e nemmeno con l’intento di costruire una sorta di catalogo esaustivo della stessa serie vastissima e di non semplice definizione dei segni fotografati.

La mostra ha ottenuto dall’on.le Ministro Dario Franceschini il patrocinio del Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo.

Anna “°”

Mostre consigliate da Mu.Sa. Date un’occhiata!

Vivian Maier – Street photographer

06HEIR-master675

10 Luglio – 18 ottobre 2015

Continua a leggere

Chi è Letizia Battaglia? Galleria immagini e intervista.

images

Letizia Battaglia (Palermo, 5 marzo 1935) è una fotografa, fotoreporter e politica italiana.

Inizia la sua carriera nel 1969 collaborando con il giornale palermitano L’Ora. Nel 1970 si trasferisce a Milano dove incomincia a fotografare collaborando con varie testate. Nel 1974 ritorna a Palermo e crea, con Franco Zecchin, l’agenzia “Informazione fotografica”, frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna. Qui si formano i fotografi Luciano del Castillo, Ernesto Bazan, Fabio Sgroi. Nel 1974 si trova a documentare l’inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto dei delitti di mafia per comunicare alle coscienze la misura di quelle atrocità.[1]

Suoi sono gli scatti all’hotel Zagarella che ritraevano gli esattori mafiosi Salvo insieme ad Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo.
Diviene una fotografa di fama internazionale[2].
Ma Letizia Battaglia non è solo “la fotografa della mafia”. Le sue foto, spesso in un vivido e nitido bianco e nero, si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi di bambini e donne (la Battaglia predilige i soggetti femminili), i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città contraddittoria. Negli anni ’80 crea il “laboratorio d’If”, dove si formano fotografi e fotoreporter palermitani: la figlia Shobha, Mike Palazzotto, Salvo Fundarotto.

Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Un altro premio, il Mother Johnson Achievement for Life, le è stato tributato nel 1999.

Ha esposto in Italia, nei Paesi dell’Est, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada. Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia sono descritti nella monografia delle edizioni Motta: Passione, giustizia e libertà (lo stesso titolo di una sua mostra recente).

Dal 2000 al 2003 dirige la rivista bimestrale realizzata da donne Mezzocielo, nata da una sua idea nel 1991.

Nonostante le sue radici profondamente siciliane, la Battaglia si era trasferita nel 2003 a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, ma nel 2005 è tornata nella sua Palermo.

Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting.

La politica

Nel 1979 è cofondatrice del Centro di Documentazione “Giuseppe Impastato”. Si è occupata anche di politica a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. È stata consigliere comunale con i Verdi, assessore comunale a Palermo con la giunta Orlando. Nel 1991 è eletta deputato all’Assemblea Regionale Siciliana con La Rete, nell’XI Legislatura. In questa legislatura è vice presidente della Commissione Cultura. Nel 1996 non si ricandida.

Intervista all’autrice

Mostra: Letizia Battaglia. 1974-2015

11024734_1409530049352103_5906975417100910634_n

LETIZIA BATTAGLIA 1974- 2015

mostra a cura di Alice Giacometti con la gentile collaborazione di Letizia Battaglia

Nell’ambito della IV edizione del Festival Domina Domna 4 marzo – 5 aprile 2015 Bergamo Alta – Palazzo della Ragione

Inaugurazione: martedì 3 marzo 2015 ore 18.30 Anteprima per la stampa, alla presenza dell’artista: lunedì 2 marzo, ore 10.00, al Palazzo della Ragione, Piazza Vecchia – Bergamo.

A seguire, alle ore 11.00, all’ Auditorium di Piazza Libertà: Letizia Battaglia incontra le scuole e la città. Ingresso libero.

A Bergamo tutto l’universo di Letizia Battaglia, tra le fotografe italiane più famose nel mondo, testimone con il suo obiettivo di uno dei periodi più oscuri della storia del nostro Paese: Palermo tra miseria e incanto, l’orrore dei delitti di mafia, i volti del dolore di chi è rimasto e, infine, il riscatto nella bellezza e nel coraggio degli “Invincibili” che hanno segnato la storia.

COMUNICATO STAMPA

Nell’ambito della IV edizione del Festival Domina Domna, rassegna della cultura al femminile che si svolgerà a Bergamo dal 21 al 29 marzo 2015, l’Associazione La Scatola delle Idee presenta al Palazzo della Ragione, nel cuore di Bergamo Alta, la mostra Letizia Battaglia 1974-2015, che si propone di raccontare passo passo l’itinerario della fotografa, fotoreporter e giornalista palermitana, che ha fatto del suo lavoro un manifesto e un’ esperienza artistica riconosciuta in tutto il mondo. Cinquantanove fotografie in bianco e nero, realizzate dal 1974 al 2015 e provenienti dall’archivio personale dell’artista, sono state selezionate per mettere a fuoco gli aspetti di ricerca, denuncia e analisi che caratterizzano il lavoro di Letizia Battaglia, in quattro sezioni espositive: Palermo, Cronaca, Rielaborazioni e Invincibili. Il viaggio comincia con “Palermo”, in cui rivive l’anima della città nelle sue profonde contraddizioni: i ritratti di bambine, la miseria e l’incanto, i quartieri, le feste religiose, i fatti di cronaca, gli sguardi, le donne, i salotti borghesi. Sono scatti che documentano una Palermo piegata dagli effetti delle azioni mafiose sulla società siciliana – il lavoro minorile, la disoccupazione, il degrado ambientale – ma che trasmettono anche il fuoco della bellezza e delle tradizioni che arde tra queste strade. E poi c’è la “Cronaca”, con le immagini che sono diventate icone in tutto il mondo degli anni bui delle guerre di mafia.

il gioco del killer

Dal 1974 Letizia Battaglia inizia a fotografare, giorno dopo giorno, i delitti mafiosi, documentando l’incedere della violenza: nel 1979, l’esecuzione con una raffica di mitra del magistrato Cesare Terranova e del maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso; nel 1980, l’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica; l’uccisione di Salvo Lima, la strage di Capaci e la strage di Via D’Amelio, in cui vengono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con le sue fotografie, Letizia Battaglia non solo ci mette di fronte all’orrore della morte ma dà un volto anche al dolore di chi rimane: sguardi di donne che sono state madri, mogli, figlie, sorelle di uomini uccisi dalla guerra di mafia, come nell’intenso ritratto di Rosaria Schifani, vedova di Vito, agente di scorta del Giudice Falcone. Dopo le stragi del ’92 Letizia Battaglia decide di smettere di fotografare altri morti: “Per anni – dice – ho fotografato cadaveri ma mai gli assassini. Non si conoscevano mai. Se si trattava di un omicidio normale, il killer veniva scoperto subito, ma nei delitti di mafia mai.Ci sentivamo umiliati, un popolo umiliato e schiacciato da questa tragedia” . Si allontana da Palermo, alla volta di Parigi, in cerca di un po’ di pace. E’ il periodo delle Rielaborazioni: nel 2004 sceglie i più dolorosi e significativi fra i suoi scatti di cronaca mafiosa e li trasforma in altro, sovrapponendo alle immagini della morte, come in un rito di purificazione, quelle dell’acqua e di un nudo femminile, di una bambina o di un fiore, perché l’atrocità sia finalmente lasciata sullo sfondo portando in primo piano il richiamo alla bellezza e alla speranza. Sono passati molti anni e la situazione a Palermo non è cambiata: la mafia esiste ancora. Letizia Battaglia ha quasi ottant’anni e dopo aver lottato tutta la vita per il rispetto del valore universale di giustizia, ora è stanca di tutto questo dolore. Nel 2013 nasce così la serie Gli Invincibili, composizioni di immagini per omaggiare i suoi miti: tra gli altri, Gabriele Basilico, Pier Paolo Pasolini, Rosa Parks, Il Crocifisso di Santo Spirito di Michelangelo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, James Joyce, Freud, Marguerite Yourcenar, Che Guevara. Nella mostra è racchiusa l’anima poliedrica di Letizia Battaglia fotografa, editrice, politica, ambientalista, regista, ma soprattutto emblema di coraggio e lotta per verità, libertà e giustizia. La mostra di Letizia Battaglia è il cuore della IV edizione del Festival Domina Domna, rassegna culturale che vuole essere un contenitore e un amplificatore della creatività femminile. Dal 21 al 20 marzo 2015 la kermesse tingerà la città di rosa, in un itinerario tra teatro, musica, fotografia, pittura, scultura, letteratura e cinema che farà tappa in palazzi, sale espositive, librerie, cinematografi, caffè, auditorium, centri socio culturali. Il Festival è promosso e organizzato dall’Associazione La Scatola delle Idee, con il contributo di Fondazione della Comunità Bergamasca onlus e Fondazione Credito Bergamasco, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo e della Provincia di Bergamo.

Per altre info clicca qui.

Postato da Anna