Qualsiasi cosa tu faccia in fotografia, André Kertész l’ha fatta prima di te.

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H.C.Bresson definisce Kertesz suo mentore e afferma: “Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”.

Cominciammmo bbbene!

E’ vero, cacchio, è vero! Mi fa venire il latte alle ginocchia per quanto è vero…

Tutti abbiamo fonti di ispirazione, lui lo è per me e per centinaia di altri fotografi.

Il fotografo ungherese ha lottato per ottenere successo e riconoscimento. Kertész ha passato tutta la sua vita cercando consenso da parte della critica e del pubblico. I suoi lavori, tuttavia, vennero poco apprezzati.

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A differenza di Bresson, rifiutò molte commissioni con il principio che erano contrarie alle sue idee e alla sua creatività.

“Fotografo il quotidiano della vita, quello che poteva sembrar banale prima di avergli donato nuova vita, grazie ad uno sguardo nuovo. Amo scattare quel che merita di essere fotografato, il mondo quindi, anche nei suoi squarci di umile monotonia. Sono nato chiuso, ma un chiuso aperto alla strada, ed ho cercato la felicità nel silenzio di un istante. Batteva intanto il cuore al tempo di un click. Ho cercato gli occhi innocenti, di cui ogni sguardo sembra il primo, le menzogne dietro la superbia ed i sorrisi fatui, fantasmi seduti al sole su delle vecchie sedie. Senza trucchi ho cercato di vedere, ho cercato di capire. Ho cercato di vedere, e quando ho capito, ho lasciato gli occhiali su un tavolo insieme alla pipa”. (M.Thompson Nati, Around, 2015. Around André Kertész).

Oggi è considerato un pioniere della composizione fotografica moderna e del fotogiornalismo come lo conosciamo. Nel 1964, lo scrittore e curatore americano John Szarkowski ha scritto: “Il lavoro di Kertész, forse più di ogni altro fotografo, definisce la direzione in cui si sviluppa la fotografia europea moderna”.

Profondamente riservato, Kertész è rimasto coerentemente e fedele alle sue convinzioni e origini. Il suo lavoro ha ricevuto riconoscimento tardivo, solo dagli anni ’60 in poi, con un picco negli anni ’80.

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Da giovane, nei primi anni 1920, ha fotografato i contadini ungheresi. Già da allora sembrava avere uno stile chiaro, forte connessione emotiva con i suoi soggetti e potenti geometrie erano presenti nelle sue immagini. Per Kertész, fare una fotografia implicava catturare un’atmosfera, ma anche assolvere a problemi compositivi collegando forma e contenuto.

Nel 1925 si trasferì a Parigi, dove si gettò nella scena artistica, collegato al movimento Dada e scattava fotografie ogni giorno. A causa della persecuzione degli ebrei, si trasferì successivamente a New York.

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Nel 1927 nella galleria Au sacre du printemps fu organizzata una delle prime mostre fotografiche di Kertész. Il catalogo è introdotto da una poesia del teorico dadaista Paul Dermée:

« Kertész, occhi innocenti di cui ogni sguardo sembra il primo,
che vede il grande re nudo quando è vestito di menzogne
che freme per i fantasmi che bazzicano i Quai de la Sein
che ci meraviglia a ogni nuova immagine che crea
tre sedie nel sole ai Giardini del Lussemburgo
la porta di Mondrian aperta sulla scala,
gli occhiali su un tavolo insieme alla pipa
nessun arrangiamento, nessun trucco, nessun inganno e nessuna manipolazione
la tua è tecnica onesta, incorruttibile come la visione,
nel nostro ospizio di ciechi,
Kertész è il fratello che vede per noi. »
(Paul Dermeé)

Innumerevoli cambiamenti nel suo stile e nel linguaggio, dimostrano le sue capacità e la continua ricerca fatta in campo fotografico.

Morì a New York nel 1985 lasciando 100.000 negativi, molti dei quali fino ad oggi, non visti.

“Io sono un dilettante e intendo rimanere tale tutta la vita. Attribuisco alla fotografia il compito di registrare la vera natura delle cose, l’interiorità, la vita. L’arte del fotografo è una scoperta continua che richiede pazienza e tempo. Una fotografia trae la sua bellezza dalla verità con cui è segnata. Proprio per questo rifiuto tutti i trucchi del mestiere e il virtuosismo professionale che potrebbe intralciare la mia carriera. Non appena trovo un argomento che mi interessa, lo lascio all’ottica fotografica per registrarlo sinceramente. Guarda i giornalisti e il fotografo dilettante! Entrambi hanno un solo obiettivo: registrare memoria o un documento. E questa è pura fotografia “. André Kertész

Qui un articolo di Eric Kim che elenca i consigli che ha ritenuto importanti, lasciati da Kertész, per scattare per strada.

Ciao

Sara

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