Come si legge una fotografia?

Quando ci troviamo di fronte a un’immagine, possiamo dare atto a una lettura immediata, spesso molto soggettiva, che prevede un’interpretazione basata su chi siamo, come ci sentiamo in quel momento, che tipo di esperienze, educazione e contesto abbiamo vissuto. Questo tipo di approccio alla lettura della fotografia è quello più diffuso e spesso gli viene erroneamente attribuito valore universale: se io vedo questo e comprendo questo, tutti faranno lo stesso. La verità è che, di fronte ad una stessa fotografia, senza indicazioni testuali o istruzioni da parte del produttore dell’immagine, ci troveremo a confrontarci con una miriade di possibili e veritiere letture differenti.

Solamente un approccio approfondito può accompagnare verso una potenziale comprensione del messaggio contenuto in un’immagine.Si passa in questo caso, da una lettura confusa e frammentaria a una più complessa che può infine collimare con le intenzioni dell’autore.

Ogni immagine porta con sé significati differenti che vanno approfonditi oltre alla semplicità dell’oggetto o soggetto fotografato. Tra l’altro, molto più spesso di quanto si pensi, la percezione della stessa fotografia può evolversi nel tempo, cambiando.

Sebbene esista un metodo coerente per la lettura di una fotografia, non esistono regole specifiche che si possano applicare in ogni luogo e in ogni momento.

Lo stesso vivere, fare esperienza, cambiare nel tempo, influenza molto il nostro avvicinamento alle fotografie, sia in termini di produzione che di ricezione.

Suggerirò qui un metodo che vi permetterà di approcciarvi all’immagine fotografica al fine di ottenere una lettura abbastanza completa che porti ad un’interpretazione il più coerente possibile. Vi darò quindi qualche indicazione che vi metta nelle condizioni si poter leggere correttamente una fotografia, in quanto rimango completamente convinta del fatto che se non si sa leggere un’immagine, diventa molto difficile saperla produrre consapevolmente.

Quando ci troviamo di fronte a una fotografia dovremmo sapere chi è l’autore, se l’immagine ha un titolo e se la produzione è avvenuta su committenza oppure è stata prodotta per necessità personale del fotografo. Stabilire anche il periodo storico in cui è stata prodotta sarà utile ad assegnarle un valore coerente allo stesso. Questo ci serve ad avere un quadro generale di base che serve da punto di partenza per un’interpretazione più accurata.

Una volta stabilito quale sia il soggetto e la sua ambientazione, dovremmo essere in grado di comprendere il genere fotografico al quale l’immagine appartiene (reportage, paesaggio, street photography, still life, schifezza ecc.).

Dovremmo poi concentrarci sulla composizione dell’immagine, sulle linee (oblique, orizzontali, verticali, curve, spezzate ecc), le forme e la loro collocazione all’interno del riquadro fotografico. Queste possono essere presenti nelle strutture dei soggetti riprodotti o create dal fotografo attraverso la distribuzione degli elementi inseriti. Sempre a livello compositivo potremmo considerare la prospettiva scelta, il punto di vista adottato dal fotografo e la dimensione di soggetti e oggetti nell’immagine. Infine possiamo determinare se tutte queste scelte sono funzionali a proporre un insieme equilibrato, armonioso, simmetrico, dinamico, statico, semplice o complesso.

La luce è un altro elemento fondamentale da prendere in considerazione. Che luce ha scelto il fotografo? Dura, Morbida, naturale, artificiale? Che ombre produce?

I colori scelti dal fotografo, sia nel momento dello scatto che come preferenza in termini di fotoritocco, che caratteristiche hanno? Sono colori forti, tenui, esprimono drammaticità o risultano leggeri e armoniosi? La gamma tonale utilizzata è ampia, quindi ci troviamo di fronte a molti toni che sfumano gradatamente o è molto ristretta, quindi i passaggi tonali sono prepotenti e repentini? Si, perché ricordate che i colori che proponiamo, così come la quantità di toni, producono reazioni diverse.

Approfondendo il grado di lettura potremmo cominciare a distinguere gli elementi connotativi da quelli denotativi.

Produrre una fotografia non vuol dire solamente “far vedere”, ma anche significare qualcosa per mezzo dell’immagine, serve quindi conoscere gli effetti visivi che servano al destinatario per condurlo verso l’interpretazione voluta.

Il livello denotativo della lettura si riferisce all’individuazione degli elementi costitutivi dell’immagine (persone, case, strade), ciò che è effettivamente presente. Possiamo attribuire alla lettura denotativa il livello base, il punto di partenza, l’impatto iniziale.

A livello connotativo, invece, il lettore cerca di decifrare anche codici non presenti concretamente, piuttosto appartenenti alla propria cultura, età, sensibilità ecc., sulla base dei quali conferisce all’immagine “alcuni” significati più personali.  Che sensazioni suscita? Vuole comunicarci felicità, agitazione, tranquillità, paura, conforto o drammaticità? A me nello specifico, cosa arriva?

Nella foto sottostante, per esempio, a livello denotativo vediamo un uomo, con alcuni disegni sul muro dietro di lui, che sorregge una grande radio portatile con una mano e un cellulare con l’altra mano. A livello connotativo potrei dire che mi ricorda vagamente quel rompiscatole dell’insegnante di ginnastica delle medie, che forse sta cercando una canzone sul telefono e la trasmetterà a tutto volume con la sua radio gigante. Il tutto mi trasmette molta allegria!

La lettura completa e approfondita di una fotografia necessita di molto tempo e risorse, quello che vi ho suggerito qui, vuole solo essere uno spunto di riflessione per un primo approfondimento. L’interpretazione corretta di una fotografia non potrà mai provenire rigorosamente da schemi dettagliati o imposti, piuttosto proviene da un’attività dialettica, che considera tutti gli elementi, le forze in gioco e i contrasti.

Fotografia di Sara Munari

Una volta tentata un’interpretazione personale potremmo proseguire con il chiederci quale sia la funzione specifica dello scatto e se la nostra decodificazione corrisponde a quella operata dal fotografo.

Quella che vi ho presentato ora è solo una parte di ciò che un’immagine contiene, ma se vi allenate un pochino seguendo la modalità che vi ho scritto, vedrete che non solo capirete molte più cose delle immagini che incontrerete, ma con tanta felicità da parte mia, probabilmente comincerete a selezionare con più attenzione anche quelle che scatterete.

Sara Munari

Del mio libro “Raccontare per immagini. Dal singolo scatto alla narrazione fotografica” disponibile qui

I luoghi della street photography

Quali sono i luoghi migliori per imparare a scattare fotografie per strada?

Qui alcuni esempi che potrebbero esserti utili. Buona lettura! Sara

Per molti anni La stragrande maggioranza delle immagini street sono state scattate a Parigi e New York, successivamente Londra. IL Lavoro di Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Willy Ronis a Parigi e Robert Frank, Helen Levitt, Garry Winogrand, Lee Friedlander e, successivamente, Gus Powell, Joel Meyerowitz e Bruce Gilden a New York hanno gettato Le basi per quello che oggi definisce il genere. Londra è subentrata successivamente, ma oggi vanta un gran numero di fotografi molto conosciuti come Matt Stuart, Paul Russel o Nick Turpin.

Oggi abbiamo La possibilità di muoverci parecchio e La fotografia di strada si è sviluppata in tutto il mondo, motivo per cui troviamo immagini che provengono da ogni grande città, con autori di ogni provenienza. Istanbul, per esempio, è stata perlustrata a fondo sia da Alex Webb sia da George Georgiou, due grandi nomi nella storia della fotografia.

Tokyo (Giappone) © Sara Munari

Credo che negli uLtimi anni, La città di Tokyo sia stata una delle più bombardate, dal punto di vista fotografico.

Le città sono un terreno fertile per chi sceglie La strada. Le occa- sioni sono molteplici e La quantità di gente presente offre un ventaglio di opportunità continue e in perenne evoluzione. Spesso ci si trova a vagabondare senza meta, guardando persone intente nelle proprie attività, avvolte da Luci e ombre, attraverso vetri e pertugi. Ci si sente un po’ dei falchi, insomma. Nelle città, si possono trovare ispirazioni su temi differenti e sempre all’interno di un confine definito: architetture, strade, Luoghi famosi e riconoscibili, parchi, persone di tutti i generi, animali e piante, tutto… una miniera d’oro per i fotografi.

La città rimane La miglior palestra per un fotografo che vuole indagare e migliorare Le proprie capacità sia a livello visivo sia tecnicamente. Le strutture cittadine ci consentono di avere sfondi geometrici e potenzialmente puliti per isolare i soggetti dal con- testo. Un suggerimento che do spesso, soprattutto agli inizi, quando l’attenzione per il contesto sembra una condizione difficile da attivare, è di scegliere prima uno sfondo pulito e poi aspettare, fino a che un buon soggetto ci passa davanti.

L’Avana (Cuba) © Sara Munari

La definizione di Luogo pubblico non si Limita alla sola strada, comprende piuttosto tutti i posti fruibili dal pubblico. Quindi, Le fotografie con un “approccio street” si possono scattare anche in campagna o al mare, non necessariamente in città.

Lituania © Sara Munari

Ma cosa significa “approccio street”?

Per me, L’approccio alla strada è una filosofia di vita.

Avere un approccio street significa essere ininterrottamente pronti allo scatto, essere attenti osservatori, cercare di capire cosa accade intorno a noi, per non perdere attimi decisivi.

Importanti sono La vostra sensibilità (ma quella non si insegna), La capacità di previsione, La capacità di stare concentrati per periodi Lunghi (dopo un paio d’ore L’attenzione tende a calare).

Veniamo sorpresi dall’attimo e Lo riprendiamo. Quell’attimo, spesso, ma non sempre, dura giusto il tempo dello scatto, che altrimenti perderebbe valenza narrativa.

Questa modalità e questo criterio sono applicabili, quindi, a ogni situazione, non necessariamente solo al pieno centro cittadino. Si tratta del modo con cui si affronta il Luogo, non del Luogo in sé.

Dal mio libro “Street photography, attenzione può creare dipendenza” in vendita qui

Voi cosa intendete quando parlate di fotografia?

Fotografia di Sara Munari

Il 19 agosto 1839 è oggi riconosciuta come la data in cui nasce la fotografia presentata formalmente questo giorno presso l’accademia delle scienze e quella delle arti visive. Al principio si sviluppa come strumento ricreativo per le classi più abbienti per poi diffondersi in tutti i ceti sociali. Da quei giorni a oggi possiamo dire che siano state esplorate praticamente tutte le strade che il mezzo, così come tradizionalmente riconosciuto, permette.

La fotografia, fin dalla sua nascita, non è mai stata una testimone assolutamente fedele della verità, il fotografo deforma le cose del mondo a seconda della sua visione, del ritocco, della costruzione dell’immagine stessa e con l’avvento del digitale, alcuni di questi aspetti sono cresciuti esponenzialmente.

Eppure la fotografia porta con sé ancora oggi un forte valore di denuncia e di documentazione. Facendovi ragionare su questo aspetto vorrei semplicemente che imparaste a utilizzarla in modo consapevole, sia come produttori che come utenti, cercando di raccogliere tutte le occasioni che le nuove tecnologie ci offrono.

La parola “comunicazione” è utilizzata in molti ambiti differenti e se sul termine e il suo utilizzo si è molto discusso, la maggior parte degli studiosi afferma che, perché si parli di comunicazione, sia necessario un codice, un sistema di regole che faciliti il passaggio di un messaggio. Probabilmente avrete già sentito dire che la fotografia è un messaggio senza codice, quindi senza regole precise per essere letta e compresa.

Roland Barthes, che su questo argomento scrive un libro (La camera chiara, Einaudi) sostiene questa idea e ci si avvicina con un approccio profondamente emotivo e biografico, riflettendo sulla soggettività dell’interpretazione. Partendo da questo presupposto, che condivido totalmente, possiamo affermare che praticamente tutta la produzione contemporanea di immagini nasca oggi più che mai, grazie ad una spinta molto personale. Fotografiamo tutto: il bimbo nella culla, la pasta e fagioli che stiamo per mangiare, le labbra rosse nello specchio…spesso gli stessi soggetti si ripetono all’infinito, centinaia di labbra rosse e di bimbi che dormono. Siamo tutti narcisisti persi dentro sé stessi? Dal mio punto di vista, no. La fotografia è diventata una delle modalità più importanti di condivisione tra le persone. Attestiamo chi siamo e cosa facciamo attraverso le immagini che condividiamo e con questo atto possiamo dire al mondo “Io vivo così, ho questo aspetto e sono qui”.

Dall’introduzione della fotografia digitale sono nate una serie di nuove opportunità legate all’utilizzo dello strumento, prendendolo in considerazione sia dal punto di vista del linguaggio, della tecnica che delle implicazioni sociali che tale evento ha introdotto.

La fotografia è ormai parte della vita quotidiana di ognuno, soddisfacendo cinque aspetti fondamentali per l’uomo: il riparo contro lo scorrere del tempo, la necessità di comunicazione con gli altri, la manifestazione dei propri sentimenti, la realizzazione di sé, la reputazione sociale e il divertimento, concetti ben espressi da Pierre Bourdieu in “Un’arte media. Saggio sugli usi sociali della fotografia”.

La fotografia è un rito sociale legato alla necessità di comunicare delle persone, sia come produttrici che come fruitrici di immagini.

Nella società contemporanea la fotografia ha stipulato un patto indissolubile con l’uomo e in questo senso, l’evoluzione tecnologica ha modificato drasticamente il modo di vivere la quotidianità, tanto che il ruolo dell’immagine è diventato determinante. I rapporti e gli status sociali, le opinioni generali, gli acquisti e le abitudini, sono tutti veicolati tramite queste.

Le pagine dei nostri social sono diari personali e pubblici allo stesso tempo e ci catapultano in una posizione di disponibilità collettiva continua. All’interno di questo flusso costante di immagini abbiamo imparato che scattare fotografie non basta, è necessario “saper catturare l’attenzione” per avere consensi maggiori, diventare popolari e continuare ad esprimerci e partecipare, quindi esistere. 

Purtroppo alla diffusione smisurata della fotografia non è corrisposta a una valida educazione relativa alla stessa e al suo utilizzo. Molto del nostro tempo è dedicato alla produzione e alla visione di immagini, ma pochi sono in grado di comprendere criticamente i messaggi visivi contenuti in esse affinché questi vengano impiegati in modo consapevole e responsabile.

Come abbiamo detto, l’uomo ha sempre utilizzato le immagini per descrivere la realtà ma, mai come oggi è necessario comprenderle, per saperle produrre e leggere. Sia durante la fase di visione che di realizzazione si attivano funzioni psicologiche legate alle nostre precedenti esperienze connesse a tutti gli ambiti delle nostre vite, diventando bagaglio emozionale che talvolta offusca la percezione delle cose, la sua interpretazione e quindi la sua riproposizione. La comunicazione visiva assume quindi un ruolo centrale, data la velocità con cui siamo chiamati a decifrare la realtà che ci circonda.

Con inaspettata naturalezza la fotografia ha invaso molto del nostro mondo e questo sta delineando confini nuovi del senso stesso del “guardare”, la potenza delle immagini è palese e l’atto di vederle mette in relazione culture, biologie e emozioni.  La reazione provocata nell’osservatore potrebbe anche essere intensa ma rimane spesso fugace e in qualche caso addirittura inconscia.

Chi guarda stabilisce un modo personale di interagire con le nostre fotografie e legge quello che vuole leggere o può leggere; queste fotografie non portano con sé un senso universale di comprensione, ma piuttosto indicano semplicemente qualcosa che è stato di fronte al fotografo e si prestano a innumerevoli interpretazioni differenti che possono, tra l’altro, cambiare nel tempo e nello spazio. Ormai non si è nemmeno certi che quella cosa sia in un momento qualsiasi, stata di fronte al fotografo e nonostante questo, il fruitore può intraprendere un rapporto di natura empatica con l’immagine mostrata.

La funzione della fotografia come mezzo di comunicazione non ha esclusivamente potere sociale, come abbiamo visto, ma genera in modo continuo e continuativo informazioni, richiamando emozioni immediate che dobbiamo imparare ad utilizzare per veicolare i nostri messaggi.

Per questo è necessario conoscere le differenti funzioni dell’immagine e la sua lettura nella realtà e nella percezione, al fine di impiegare al meglio le nostre piccole strategie di comunicazione.

Sara

Incipit del mio libro “Raccontare per immagini. Dal singolo scatto alla narrazione fotografica” disponibile qui