Nel corso degli anni si è parlato molto del “momento decisivo” nella fotografia. l’idea di un momento decisivo legato alla fotografia di strada viene da the decisive moment di Henri Cartier-Bresson, (Simon And Schuster/Editions verve, new york-paris 1952) ma l’idea, in realtà, deriva dagli scritti del XVII secolo delL: «il n’y a rien dans ce monde qui n’ait un moment décisif» (non c’è nulla in questo mondo che non abbia un momento decisivo). La prefazione del libro di Cartier-Bresson descrive il rapporto del fotografo con la fotografia da più punti di vista: reportage, composizione, tecnica e il concetto, appunto, di “momento decisivo”. Henri Cartier-Bresson Scrive: «per me, la fotografia è l’individuazione simultanea, in una frazione di secondo, del significato di un evento e di una precisa organizzazione di forme che danno a quell’evento la sua giusta espressione». il momento decisivo, quindi, non è mai l’attimo in sé, disconnesso dal resto, nella fotografia. è sempre l’intera fotografia. La comunicazione tra gli elementi di quella immagine rende lo scatto unico, inconsueto, stravagante, ironico. Catturare una buona immagine di strada è la combinazione dell’essere al momento giusto nel posto giusto, mentre si ha in mano una macchina fotografica (quando la si sa usare). Ma il momento giusto per lo scatto va atteso o inseguito? Chiaramente non c’è una regola. Possiamo camminare incessantemente (quello che tendo a fare io) e auspicare di incontrare qualcuno o qualcosa che rappresenti la base per una buona fotografia. Diversamente, possiamo cercare un’ambientazione interessante, una buona luce e inquadrare la scena aspettando che qualcosa si presenti a rendere perfetto lo scatto. Questa seconda opzione ci porta a lunghe attese ma, con un po’ di pazienza, riusciremo a concretizzare immagini attraenti. Da fotografi, siamo noi a creare le nostre combinazioni. In ogni fotografia c’è un elemento di casualità, anche se in realtà, intorno a noi, i momenti “fortunati” accadono di continuo, solo che non sempre ce ne accorgiamo. Non esiste il metodo giusto, la scelta ha a che fare più verosimilmente con il carattere, io sono una donna impaziente e raramente mi fermo in attesa. Alcuni fotografi sono molto disinvolti e speri- colati, altri più tranquilli e timidi.
Ormai tutti i cellulari includono una fotocamera, spesso con una risoluzione dei file abbastanza elevata da permettere stampe di considerevoli dimensioni. Gli schermi sono abbastanza grandi e consentono l’inquadratura, anche in assenza di un mirino. Le applicazioni consentono di selezionare accuratamente dove posizionare il fuoco e dove prendere l’esposizione.
Ultimamente, in questa infinita marea di foto prodotte col cellulare si sono distinti veri e propri fotografi. Molti hanno creato gruppi di lavoro che diffondono la mobile photography. Molteplici esposizioni e premi internazionali sono dedicati a questo “nuovo” ramo della fotografia.
Quando si parla di fotografia con smartphone si finisce quasi sempre per creare una lotta tra chi ritiene che sia fotografia tanto quanto quella scattata con una reflex e chi la ritiene un insulto verso questa forma espressiva. Da parte mia, penso che ogni mezzo, se usato con consapevolezza, possa portare a ottimi risultati, quindi viva lo smartphone!
Personalmente, faccio un gran casino quando lo uso e preferisco di gran lunga la velocità e l’affidabilità delle macchine reflex o mirrorless. Ciò non toglie che, dopo aver visto e conosciuto foto- grafi che lo hanno sfruttato con risultati eccellenti, mi sono ulteriormente convinta della validità del mezzo.
La qualità degli smartphone ha raggiunto un livello veramente ottimo, in termini di elettronica e qualità delle lenti, anche se rimango dell’idea che, a oggi, il piccolo sensore dei telefoni non può raggiungere la qualità di una buona fotocamera. Ho notato differenze sull’ingrandimento dei file e sulla resa dei colori e delle luminanze. Inoltre, questo mezzo ha il limite di avere degli automatismi forzati che non permettono sempre di decidere esatta- mente come scattare.
Nonostante questi limiti, è certamente un oggetto che abbiamo sempre a disposizione e ci accompagna tutto il giorno, ormai non ce ne separiamo nemmeno al gabinetto! Questo lo rende uno
Strumento ininterrottamente disponibile e versatile: apri la fotocamera, punti, scatti ed è fatta.
La post-produzione con la smartphone, così come nella fotografia digitale in generale, è diventata semplice e veloce. Moltissime applicazioni permettono, anche con preset già impostati, di otte- nere risultati che, fino a non molto tempo fa, erano possibili sola- mente con programmi professionali di complicato utilizzo.
Grazie alla diffusione di social network come Instagram o Facebook, il ritocco può essere fatto direttamente con il programma interno al social, col rischio però che le post-produzioni siano tutte uguali e usate da milioni di altri utenti.
La post-produzione dovrebbe essere, invece, impiegata per potenziare il messaggio e offrire una comunicazione più efficace.
Fotografia scattata con lo smartphone all’interno di un tempio.
Pur non perdendo di vista l’aspetto tecnico-scientifico che ha caratterizzato l’evoluzione del medium fotografico, in questo capitolo cercheremo di concentrarci sulle motivazioni e sulle idee che hanno portato allo stato del medium fotografico contemporaneo, tentando di determinarne una possibile identità culturale.
Se dal punto di vista tecnico, nei suoi centottant’anni di storia lo strumento ha subito molti cambiamenti, non si può dire altrettanto della logica dell’approccio al mezzo. Come sottolinea Claudio Marra nel suo testo Cos’è la fotografia?, la fotografia è al tempo stesso scienza e arte, verità e immaginazione, prodotto oggettivo e soggettivo. Le origini della nascita della fotografia risalgono agli anni Venti dell’Ottocento. I fautori di questa magia sono Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833) e Louis Jaques Mandé Daguerre (1787-1851). Niépce, dopo una carriera militare interrotta, inizia a dilettarsi con molteplici invenzioni, e intorno agli anni Venti tenta di fissare immagini riprese dal vero su superfici a lastra. Daguerre invece è uno scenografo conosciuto, inventore del diorama (insieme di vedute dipinte che, per effetto di prospettiva e giochi di luce, danno allo spettatore l’illusione di un panorama naturale nelle varie ore del giorno) le cui immagini vengono dipinte con l’ausilio della camera oscura. Quando Daguerre contatta Niépce, cercando di conoscere i suoi metodi, quest’ultimo, inizialmente diffidente, nel 1829 si lascia convincere a firmare con lui un contratto di collaborazione, tramite il quale i due si accordano per lo sfruttamento commerciale delle rispettive scoperte. Purtroppo Niépce morirà già nel 1833. A quel punto, Daguerre prende in mano la situazione liquidando Isidore, figlio di Niépce, nonché suo erede, con un’esigua somma. L’invenzione del dagherrotipo verrà registrata all’Accademia delle Scienze di Parigi il 7 gennaio 1839. Saranno anni di fama e agiatezza per Daguerre, al quale probabilmente sarà sembrato definitivo il percorso della propria invenzione: in realtà, il suo non è stato che il primo piccolissimo passo di un interminabile cammino.
Portando come esempio la nascita stessa della fotografia, vediamo che se Niépce era uno scienziato, Daguerre era scenografo e pittore, così come Fox Talbot era sia chimico matematico che pittore. Dualità che accompagnerà il mezzo fotografico, fino ai giorni nostri.
Il francese Hippolyte Bayard è stato uno dei primi sperimentatori della fotografia. Già mentre lavorava come funzionario del Ministero delle Finanze, dedicava tutto il proprio tempo libero all’invenzione di procedimenti che potessero catturare e fissare su carta immagini riprese dal vero. Louis-Jacques Mandé Daguerre e William Henry Fox Talbot minarono notevolmente le opportunità di riconoscimento dei contributi di Bayard, che fu probabilmente persuaso da François Arago a tacere sulle proprie scoperte fino a dopo l’annuncio del processo di Daguerre nel 1839. Bayard espose esempi del suo lavoro in quella che viene riconosciuta come la prima mostra pubblica di fotografia, nel luglio 1839, rimanendo comunque piuttosto in ombra rispetto agli altri studiosi. In realtà, dei tre inventori è stato Bayard quello che ha continuato a lavorare come fotografo. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento fu membro fondatore della Société héliographique e nel 1851 fu uno dei cinque fotografi selezionati per far parte delle Missions héliographiques, con l’incarico di documentare l’architettura storica francese. Bayard, che morì nel 1887, partecipò regolarmente con il suo lavoro alle esposizioni universali. Oggi, Bayard viene ricordato soprattutto per il suo autoritratto realizzato nel 1840, nel quale si fotografa come se fosse annegato in una vasca. La fotografia risultava accompagnata da un testo di protesta contro la mancanza di riconoscimento nei confronti della sua invenzione. Il testo, ironico e pungente, recitava così: «Il cadavere del signore che vedete qui, è quello di Monsieur Bayard, inventore del procedimento che avete appena visto. Per quanto ne so, questo ingegnoso e infaticabile sperimentatore, è stato impegnato per circa tre anni nel perfezionare la sua scoperta. Il governo, che ha dato molto a Monsieur Daguerre, ha detto che non può fare nulla per Monsieur Bayard, e il povero disgraziato è annegato. Oh i capricci della vita umana! È stato all’obitorio per diversi giorni, e nessuno è venuto a riconoscerlo o a reclamarlo. Signore e signori, passate avanti, per non offendervi l’olfatto, avrete infatti notato che il viso e le mani di questo signore cominciano a decomporsi».
Hippolyte Bayard, Self-Portrait as a Drowned Man, 1840 – Pubblico dominio
Ecco a voi il primo approccio concettuale alla fotografia! Questa immagine era quindi una messa in scena, con la quale venne introdotto un elemento basilare della fotografia e del ritratto: un’immagine può non essere vera ma comunque credibile grazie agli elementi che la compongono. Il criterio della verosimiglianza è alla base di gran parte della fotografia.
In questi anni, gli sforzi tecnici erano orientati verso le superfici sensibili, sulle quali venivano impresse le immagini, nonché verso le parti meccaniche e ottiche degli apparecchi fotografici (i tempi di posa erano così lenti da rendere difficoltosa anche la realizzazione di un ritratto). Dobbiamo arrivare al 1850 perché la fotografia conquisti rapidità, riproducibilità e chiarezza nell’immagine, caratteristiche che la faranno esplodere sul mercato rispondendo così alla crescente domanda.
Il motivo per cui decidiamo di iniziare a raccontare una storia condizionerà la sua struttura e tutte le scelte legate al linguaggio e alla modalità narrativa.
Potete avvicinarvi alla storia con una finalità documentaria, in questo caso vorrete descrivere soggetti, eventi storici, eventi geografici o antropologici; perseguirete quindi la necessità di essere compresi, per far sì che il destinatario si senta coinvolto e prenda una posizione personale. Rientrano in questa finalità tutti i lavori di fotogiornalismo o di reportage descrittivo.
Differentemente, se vi interessa soltanto il raccontare una storia o spiegare la vostra concezione di un determinato argomento, non avete velleità documentarie e non volete che i fatti siano esplicitati con dovizia informativa, la finalità è narrativa. Volete rendere il fruitore partecipe della vostra visione delle “cose” del mondo. Faranno parte di questo gruppo tutte le storie, sia di reportage che più concettuali, volte a spiegare il vostro punto di vista, anche il più personale.
Se l’impatto delle vostre fotografie è fortemente legato alla forma, all’armonia, ai colori, nell’intento di accentuare le caratteristiche esclusivamente legate all’aspetto di un determinato soggetto, in questo caso la finalità è estetica. Questa risiede in tutti i gruppi di fotografie, presentato spesso come elenco di immagini simili, che rispondono alle medesime composizioni e scelte illuminotecniche o cromatiche, come per esempio, un insieme di fotografie scattate a Burano per mostrare i colori delle casette della laguna, o un insieme di fotografie di fiori.
La finalità sarà di spettacolarizzazione nel momento in cui una scena di qualsiasi tipologia, diventa il soggetto principale ed il motivo per cui abbiamo prodotto le fotografie, quindi il luogo o l’evento diventano essi stessi uno spettacolo. Per esempio, le fotografie di un’aurora boreale o di un atleta nella raffigurazione dell’atto massimo della sua performance sportiva.
Si definisce colore complementare il colore opposto nella ruota cromatica. Per esempio, il colore complementare del giallo è il viola e viceversa; il colore complementare del rosso è il verde e viceversa; il colore complementare del blu è l’arancio e viceversa.
Scala cromatica dal sito Logogenie
Nella prima fotografia potete vedere un esempio di contrasto cromatico: l’accostamento di rosso e verde e giallo e azzurro del cielo. Più in generale, posso affermare che quando gran parte della fotografia è di una tonalità più o meno omogenea, agli occhi dell’osservatore l’area più ampia funge da sfondo e quella più piccola tende a diventare soggetto, dato che lo sguardo si dirigerà prepotentemente verso quest’ultima. Una foto monocromatica, come la terza, è quella nella quale è presente, di base, un solo colore, che può essere coniugato in diverse tonalità e sfumature. L’immagine, in questo caso, potrebbe risultare noiosa. Chiaramente non sempre, dipende sia dai toni che dal contenuto.
Questo rischio può essere scongiurato attraverso un’azione o un soggetto interessante. Questo tipo di fotografia, in qualche caso, potrebbe avere la stessa valenza comunicativa anche se “portata” in bianco e nero. Il contrasto di sbilanciamento del soggetto si ottiene, invece, quando l’elemento principale, come nella seconda fotografia, si trova posizionato in una parte circoscritta dell’immagine e non è bilanciato da altri elementi. In questo caso, occupando il soggetto una piccola parte di fotogramma, abbiamo anche uno sbilanciamento di dimensione, nel senso che, pur coprendo un piccolo spazio nel riquadro, diventa comunque soggetto principale.
Non è mai facile capire da dove partire con un lavoro…certo è che per raccontare storie, bisogna avere storie da raccontare. Grazie al cavolo, direte voi!
Questa affermazione porta con sé una verità che sembra ovvia, ma non lo è.
Non avete idea di quanta gente mi dica di voler produrre un lavoro, scattare fotografie, costruire racconti, ma se chiedo su cosa e perché, la risposta più ricorrente è che non lo sanno. L’interesse sembra legato alla produzione in sé, piuttosto che alla necessità di raccontare.
Raccontare una storia è spesso un bisogno, un desiderio potentissimo, una cosa di cui non si può fare a meno.
Il fatto di raccontare per il gusto di raccontare, potrebbe mettervi nelle condizioni di mollare a metà, di fare le cose male o con l’impressione, spesso reale che quella proposta possa essere fallimentare, già vista, poco interessante.
Quindi, tornando all’affermazione che ho fatto prima e applicandole un ragionamento più approfondito, capirete che non è poi così scontato l’avere qualcosa da dire e decidere di condividerlo.
La maggior parte dei lavori che vedo esposti sulle diverse piattaforme digitali e purtroppo ogni tanto anche in gallerie che si occupano di fotografia, sono copie di copie, di copie.
Un conto è farsi ispirare da altri autori, un altro e esserne influenzati a tal punto da proporre una riproduzione di un lavoro pensato e pubblicato in precedenza.
Ho già accennato che la cosa fondamentale è la vostra visione delle cose, il vostro punto di vista.
Vi porrò qui alcune domande che potrebbero direzionarvi verso argomenti dei quali non vi stancherete, dato che il problema principale, da parte di molti, è il decidere di mollare il progetto non finito per mancanza di stimoli.
Cosa vi incuriosisce tra le persone, i luoghi o gli eventi che avete intorno?
Cosa vi spinge a staccarvi da Netflix per uscire a fotografare?
Cosa suscita in voi un interesse tale che vi possa stimolare per approfondire un tema?
Cosa non vi stanca e non vi annoia mai?
Se potete rispondere a tutti questi quesiti con serenità e sincerità, è perché state inquadrando un possibile argomento che con tutta probabilità, riuscirete a studiare e realizzare al meglio delle vostre opportunità.
Si, anche questo è un fattore da tenere in considerazione, perché non tutti siamo fatti per raccontare storie e non tutti possiamo trasformarci in autori in sei mesi.
Ci vuole tempo, perseveranza, costanza e capacità di comprendere a fondo quali siano i nostri limiti dato che è dentro essi che possiamo spingere fino in fondo, per superarli.
Quando ho parlato di Instagram e dell’estetica preponderante, l’ho fatto anche per farvi comprendere che le mode legate all’impatto estetico, le tecniche di fotoritocco, la tecnologia, tutto cambia, ma gli elementi base per raccontare una storia coinvolgente, che perduri nel tempo, rimangono invariati.
Uno degli errori più grandi che fate è, tornando dai vostri viaggi di piacere o viaggi fotografici, intrapresi senza aver dato peso alla progettualità o ad aver anche solo parzialmente chiaro cosa volevate dire e perché, sperare che tra le centinaia di foto prodotte, possiate trovare una storia a caso. Torno a casa, vedo cosa ho scattato e cerco di dargli un senso.
È molto raro che io abbia incrociato sul mio cammino lavori così pensati che avessero gran forza o uniformità. Non dico sia impossibile, ma richiede capacità di sintesi, di lettura e di scelte consapevoli che si riducono più spesso a una sensazione di confusione e il risistemare tutto diventa quasi sempre impossibile.
Le storie le trovate perché le cercate. Se non state cercando nulla, cosa sperate di trovare?
La fotografia è un mezzo che permette di catturare momenti, raccontare storie e comunicare emozioni attraverso le immagini. Tuttavia, spesso si pensa che la creatività, un elemento cruciale per distinguersi grazie alla realizzazione visiva di idee che ci vengono in mente, sia un dono innato. In realtà, la creatività è una capacità che può essere coltivata e migliorata con dedizione e pratica costante.
La Creatività e l’Intelligenza La creatività e l’intelligenza sono spesso interconnesse, ma non sono la stessa cosa. L’intelligenza riguarda la capacità di risolvere problemi e di comprendere concetti complessi, mentre la creatività implica l’abilità di generare idee nuove e originali. Tuttavia, essere intelligenti può aiutare a riconoscere e sfruttare opportunità creative, così come la pratica della creatività può migliorare certe forme di intelligenza, specialmente quelle legate al pensiero divergente e alla risoluzione innovativa dei problemi.
Cos’è la Creatività e Come si Sviluppa? La creatività è la capacità di vedere il mondo da prospettive diverse e di generare idee originali. Non si tratta solo di avere un’intuizione improvvisa, ma anche di saper combinare conoscenze ed esperienze in modi nuovi e innovativi. Nella fotografia, questo significa trovare modi unici di utilizzare la luce, i soggetti, le composizioni e gli ambienti che portino a creare “progetti” che sorprendano e coinvolgano.
Contrariamente alla credenza popolare, la creatività non è una caratteristica riservata a pochi eletti. Tutti possono sviluppare questa capacità attraverso l’esercizio e la sperimentazione. Come? Ecco alcuni suggerimenti.
Esercizi per Coltivare la Creatività in Fotografia dal punto di vista tecnico Sperimenta con Nuove Tecniche: Prova tecniche fotografiche che non hai mai utilizzato prima. Ad esempio, se sei abituato a scattare in digitale, prova la fotografia analogica o viceversa. Gioca con esposizioni lunghe, doppie esposizioni, macrofotografia o fotografia astratta.
Progetti Fotografici a Tema: Lavorare su un progetto a tema può stimolare la tua creatività. Scegli un tema che ti appassiona e cerca creare una serie di immagini coerenti. Questo ti obbligherà a pensare in modo più profondo e a cercare modi nuovi per rappresentare il tema scelto.
Fotografa in Luoghi Sconosciuti: Viaggiare o semplicemente esplorare nuove aree della tua città può offrire nuove ispirazioni. Luoghi sconosciuti ti spingono a vedere il mondo con occhi nuovi e a trovare bellezza e interesse in cose che normalmente trascureresti.
Cambia Prospettiva: Prova a scattare foto da angolazioni insolite. Siediti, sdraiati a terra, arrampicati su un punto elevato o utilizza un drone. Cambiare prospettiva può dare un nuovo significato ai tuoi soggetti e alle tue composizioni.
Esercizi per Coltivare la Creatività in Fotografia dal punto di vista pratico
Collaborazioni Artistiche: Lavorare con altri fotografi o artisti di diversi campi può aprire nuove vie creative. Scambiarsi idee e tecniche può ispirarti a provare approcci che non avresti mai considerato.
Imparare dai Maestri: Studia il lavoro dei grandi fotografi. Analizza le loro tecniche, composizioni e il modo in cui raccontano storie attraverso le immagini. Questo non significa copiare, ma piuttosto capire i loro processi e lasciarsi ispirare. Non guardare i singoli scatti, concentrati sui progetti, su insiemi di fotografie, cerca di capirne il linguaggio, le sequenze narrative e le modalità espressive.
Consapevolezza e Osservazione: Sii presente e osserva attentamente il mondo intorno a te. La creatività nasce spesso da dettagli che gli altri non notano. Allenati a essere curioso e a esplorare ogni scena con occhi nuovi.
Essere consapevoli significa essere pienamente presenti nel momento, percependo ogni dettaglio della scena che ci circonda. L’osservazione, d’altra parte, richiede di guardare il mondo con occhi curiosi e attenti, notando particolari che spesso sfuggono all’occhio distratto. In fotografia, la combinazione di queste due capacità può trasformare una semplice immagine in un’opera d’arte. La consapevolezza è la pratica di essere presenti e pienamente coinvolti in ciò che si sta facendo. In fotografia, questo significa mettere da parte le distrazioni e concentrarsi completamente sulla scena davanti a te. Quando sei consapevole, sei in grado di percepire la luce, i colori, le forme, i suoni e persino le sensazioni del momento. Questa profondità di percezione ti permette di cogliere aspetti unici della scena che potrebbero passare inosservati.
Fotografia Consapevole: Pratica la fotografia consapevole, dove ti dedichi completamente all’atto di scattare foto, senza fretta e senza distrazioni. Osserva la scena per diversi minuti prima di scattare, cercando di percepire ogni dettaglio. L’osservazione è la capacità di guardare il mondo con occhi nuovi e curiosi, notando dettagli che spesso vengono ignorati. In fotografia, questo significa trovare bellezza e interesse in cose apparentemente banali o ordinarie. L’osservazione acuta ti permette di scoprire composizioni interessanti, giochi di luce e ombra, texture e colori che possono trasformare una foto in qualcosa di straordinario.
Esercizi per migliorare l’osservazione:
Fotografa i Dettagli: Dedica una sessione fotografica interamente ai dettagli. Cerca texture, pattern, riflessi e piccoli elementi che spesso passano inosservati. Questo ti allenerà a vedere oltre l’ovvio.
Diario Fotografico: Mantieni un diario fotografico quotidiano, scattando almeno una foto al giorno. Questo esercizio ti obbliga a cercare ispirazione e interesse in situazioni quotidiane, allenando il tuo occhio a trovare la bellezza ovunque.
Allenati a Essere Curioso La curiosità è un motore potente per la creatività. Essere curioso significa avere un desiderio costante di esplorare, scoprire e imparare. In fotografia, la curiosità ti spinge a esplorare nuove tecniche, a sperimentare con attrezzature diverse, e a cercare nuove storie da raccontare attraverso le tue immagini.
Modi per coltivare la curiosità:
Esplora Nuovi Luoghi: Viaggia o semplicemente esplora nuove parti della tua città. Ogni nuovo ambiente offre opportunità per scoprire qualcosa di inaspettato.
Impara da Altri: Studia il lavoro di altri fotografi e artisti. Leggi libri, guarda documentari e partecipa a workshop. Imparare da altri può aprire nuove prospettive e idee.
Poni Domande: Allenati a porre domande su ciò che vedi. Chiediti perché qualcosa ti attira, come è stato creato un particolare effetto, o quale storia potrebbe nascondersi dietro una scena.
Routine e Discipline Creative: Dedica del tempo ogni giorno alla tua fotografia. Non sei obbligato a scattare ogni giorno, ma impara a osservare a guardare le cose che ti circondano come fossero fotografie. La creatività spesso arriva mentre lavori, non prima.
Conclusione Essere un fotografo creativo non è una questione di talento innato, ma di pratica, sperimentazione e costante crescita. La creatività è una capacità che si può sviluppare e migliorare, e ogni fotografo può scoprire il proprio modo unico di vedere e rappresentare il mondo. Attraverso l’uso di esercizi specifici e l’impegno costante, puoi coltivare la tua creatività e trasformare la tua progettualità in fotografia in un’arte espressiva e potente.
In conclusione, la creatività in fotografia è un viaggio continuo. Non ci sono scorciatoie, ma con pazienza e passione, ogni fotografo può raggiungere nuovi livelli di espressione artistica e creare immagini che parlano direttamente al cuore degli osservatori.
Ciao Sara Munari
Fotografia di Sara Munari
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