Il tema dell’utilizzo di titoli e didascalie da parte dell’autore di una fotografia è assai discusso soprattutto tra fotoamatori, che spesso usano come dogma la frase “se la devi spiegare, non è venuta bene!”, attribuendola sistematicamente ad Ansel Adams. Nonostante l’impegno, non sono mai riuscita a capire da dove sia stata estrapolata questa frase e che senso avesse in realtà per Adams, il quale probabilmente, essendo di animo spiritoso e ironico, faceva riferimento a qualcosa di specifico, che fuori contesto (come spesso accade) può assumere un significato differente. Sono quasi certa che sia così.
Non esistono molti studi attinenti alla relazione tra il testo e la fotografia. Fondamentale, oltre agli studi specifici di Keim, il saggio di Nancy Newhall, The Caption: The mutual relation of words/photographs, pubblicato sul primo numero della rivista Aperture.
Newhall suddivide le didascalie in denotative e connotative. La prima categoria è caratterizzata da testi che raccontano l’immagine senza offrire un’interpretazione particolare (come avviene nel
reportage o nel fotogiornalismo). La seconda categoria, invece, direziona la lettura aggiungendovi il significato che l’autore intende attribuire alle immagini (creare allusioni, metafore, effetti surreali
o ironici). Spesso, questo tipo di didascalia va oltre i dati effettivi e aggiunge un nuovo livello di lettura.
La parola didascalia si riferisce a ogni genere di testo che accompagna un’illustrazione, volto a chiarire o far interpretare correttamente l’immagine stessa. Dare informazioni è quindi lo scopo principale
della scelta di aggiungere una didascalia o un testo. Tramite questo elemento, quindi, il fruitore dovrebbe essere guidato nella lettura della fotografia e nella sua comprensione.

Fotografia di Valeria Gradizzi
Nel suo saggio del 1963 La fotografia e la sua didascalia, Jean Keim appoggia e approfondisce il concetto introdotto da R. Barthes secondo il quale la fotografia è un messaggio senza codice e, di conseguenza, senza l’ausilio della parola (che pertanto è indispensabile) ciò che essa comunica può essere frainteso. In base a quest’idea, il testo può aiutare a contestualizzare l’immagine nel tempo e nello spazio, nel genere fotografico e relativamente allo scopo per cui è stata creata.
Questa è una parte del capitolo FOTOGRAFIA E TESTI DI ACCOMPAGNAMENTO del mio libro
TROPPA FOTOGRAFIA, POCA FOTOGRAFIA -RIFLESSIONI SUI LINGUAGGI CONTEMPORANEI
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