Josef Koudelka (Boskovice, 10 gennaio 1938) è un fotografo ceco. Inizialmente diede sfogo al suo interesse servendosi di un apparecchio 6 x 6 in bakelite che utilizzava per fotografare la famiglia e i dintorni dell’abitazione. Nel 1961 conseguì un titolo accademico presso l’Università tecnica di Praga (CVUT-České Vysoké Učení Technické), tenendo in quello stesso anno la prima mostra di fotografie. In seguito lavorò come ingegnere aeronautico a Praga e Bratislava. Iniziò a ottenere commissioni da riviste di teatro, e in questo modo, con una vecchia Rolleiflex, iniziò a fotografare con regolarità il dietro le quinte delle produzioni sceniche dal Teatro di Praga. Nel 1967 Koudelka decise di rinunciare alla carriera di ingegnere per dedicarsi completamente alla fotografia.
Le immagini di The Last Resort, vengono mostrate per la prima volta nel 1986 dalla Serpentine Gallery di Londra. Per il pubblico e la critica fu uno shock. Il filo rosso che percorre tutti i lavori di Martin Parr è una riflessione sul consumismo, come stile di vita e come ideologia allucinata della società contemporanea. Questo lavoro è per me davvero interessante
David Lee su Art Review:
«Mangiano e bevono avidamente junk food scartando confezioni e involucri con un trasporto in grado di mandare in crisi la coscienza liberal. La nostra storica working class, di solito ritratta con magnanimità dai fotografi documentaristi, diventa il bersaglio di un pubblico più sofisticato. Appaiono grassi, goffi, senza stile, noiosamente conformisti e incapaci di affermare alcun tipo di identità individuale. Indossano vestiti sgargianti a buon mercato e, in puro stile conservatore, sono rassegnati al loro misero destino. Solo i neonati e i bambini sopravvivono al ridicolo ed è la loro presenza in molte immagini a dare alla visione disperata di Parr un tocco di poesia».
Robert Morris, sul The British Journal of Photography, sentenziava invece: «, dove le persone sono immerse tra confezioni di patatine e nuotano in pozze nere e inquinate scrutando un fosco orizzonte di degrado urbano».
Ecco e poi per magia…
Nel 2008, il The Guardian inseriva The Last Resort nella lista delle “Mille opere d’arte da vedere prima di morire”…ci son voluti 20 anni…
Martin Parr (Epsom, 23 maggio 1952) è un fotoreporter britannico. Da sempre i suoi progetti fotografici criticano la società moderna, il consumismo, il cibo e il turismo.
Nonostante gli inizi come fotografo in bianco e nero, inizia nel 1984 a lavorare a colori, suo punto di forza. Infatti, l’uso di foto dai colori molto saturi che enfatizzano il lato buffo e umoristico nei suoi lavori, sono ormai un marchio di fabbrica. Nel 1994 diventa fotografo dell’agenzia Magnum Photos. Nella sua carriera vi è anche una parentesi musicale: la direzione del videoclip musicale London dei Pet Shop Boys nel 2003.
Condividi l'articolo con gli amici, ci piace condividere!
Gli scatti in bianco e nero dell’ottantatreenne fotografo Fan Ho ci offrono la possibilità unica di scorgere vedute urbane insolite di Hong Kong.
Vincitore di più di 280 premi internazionali, ha pubblicato di recente un libro di memorie intitolato “Fan Ho: A Hong Kong Memoir“, contenente la sua storica e personale visione dell’allora colonia inglese attraverso fotografie di strada scattate dal 1950 in poi.
Ha iniziato la sua carriera di fotografo nel lontano 1950. Giunto a Hong Kong da Shanghai nel 1949, rimase fin da subito affascinato da questa nuova città, dalle sue abitazioni contigue e dai vicoli bui tanto intricati quanto sporchi.
In quegli anni era solo un adolescente, e girare per le strade e fotografare gli angoli più suggestivi non era impresa da poco. Molte persone superstiziose credevano che il suo obiettivo potesse nascondere poteri soprannaturali in grado di catturare i loro spiriti e rapirli.
Difficile definire la Street photography, o forse no, ora ci provo. Questo è quello che so io, un parere.
E’ sicuramente un genere legato alla fotografia di reportage, dal quale si slega dal mio punto di vista, per la “non progettualità”. Ogni scatto vale a sé, ogni scatto è un fermo immagine della vita urbana ripresa nella sua ordinarietà, trattando della vita urbana differenti tratti:
Tristezza, allegria, singolarità del gesto, bellezza e ironia.
Anche se, ogni scatto è una storia, ci sono lavori per prendono corpo nella Street, per diventare vere e proprie ricerche fatte da noti autori.
La Street è il racconto della società di oggi che i fotografi tracciano per gli uomini di domani.
La vita di tutti i giorni, le stranezze e le caratteristiche della nostra società, oggi, qui.
Non è semplicemente “Lo scatto fotografico fatto in strada” .
Ogni scatto deve contenere un racconto che si accattiva l’attenzione del fruitore, che pungolato, si costruisce una storia attraverso gli elementi che il fotografo gli mostra.
Buongiorno a tutti! Ecco tutte le regole che non ho MAI seguito…voi lo farete perché siete più ligi! Giusto? Vi mostro tutto quello che ho sulla legislazione relativa a privacy e fotografia. Me lo avete chiesto in molti, ecco qui. Tutte queste “regole”, valgono nella fotografia di strada, in caso di pubblicazione in internet o stampa.
Bisognerebbe stare attenti, anche se so per certo che i miei amici Street photographers, non seguono queste regole alla lettera, tantomeno io! QUESTE LE REGOLE DI BASE:
1. Per pubblicare l’immagine di una persona non famosa occorre la sua autorizzazione (art. 96 legge 633/41).
2. Se la persona non famosa viene pubblicata in maniera che non possa risultare dannosa alla sua immagine,VALE il diritto di cronaca o giornalistico, quindi si può.
3. e la pubblicazione può risultare lesiva, occorre autorizzazione in ogni caso e comunicazione al Garante (legge 633/41), allo stesso modo se da indicazioni sullo stato di salute, sull’orientamento politico, sul credo religioso o sulla vita sessuale (dlgs 196/2003).
4. Ci vuole in ogni caso il permesso, se le immagini vengono usate con finalità promozionali, pubblicitarie, di merchandising o comunque non di prevalente informazione o gossip.
5. Non devono essere pubblicate immagini di minori in modo che siano riconoscibili, e questo anche nel caso di fatti di rilevanza pubblica.
6. SE le immagini rimangono PRIVATE, non è necessaria alcuna autorizzazione. Queste le possibilità:
1. Immagini scattate in luoghi pubblici nelle quali la persona non sia riconoscibile, oppure non cambi, nonostante la sua presenza, l’interpretazione del messaggio che l’immagine dovrebbe dare.
Esempio Mostar 2006
2. Personaggi comuni scattati in pubblico o durante un evento il cui volto non sia riconoscibile. (con il volto non visibile)
Esempio Barcellona 2005 dal mio lavoro “il salto
3. Personaggi comuni di cui sia pubblicato un particolare…(mani piedi ecc.)
4. Immagini in cui il soggetto ritratto occupi una porzione minima dell’immagine e il volto si scarsamente riconoscibile o di dubbia interpretazione.
Esempio Sofia 2006 dal mio lavoro “il salto“
5. Immagini pubblicate con finalita’ esclusivamente culturali e/o didattiche. Potrebbero rientrare in questa tipologia anche serie di immagini che rappresentano la cultura locale o una parte di questa. (questo è il punto più interessante, perché a parere mio, ci da un po’ di margine)
6. Paesi lontani: Tutti reportage svolti in paesi lontani, anche se in teoria, dovrebbero essere chieste le liberatorie, dato che le loro leggi in merito, sono spesso diverse, di solito non si chiede.
Esempio Ho Chi Min 2013 dal mio lavoro Respiro
7. Non è possibile sfruttare l’immaginne di nessuno con scopi pubblicitari senza liberatoria.
Non si può pubblicare (web, rivista, libri, vetrine):
-Persona riconoscibile che in tal modo perderebbe la privacy soprattutto se la fotografia può ledere la sua immagine
Esempio Barcellona 2004
-Personaggi comuni scattati in pubblico o durante un evento ma isolati dal contesto. E’ VIETATO a meno che non ci sia autorizzazione.
Esempio Barcellona 2004
-Immagini di cui il soggetto ritratto occupi una porzione minima dell’immagine. Quindi bisogna valutare caso per caso.
Esempio Parigi 2012
Ricordo che non è necessaria l’autorizzazione per fotografare (in quanto forma di libertà di espressione) se le immagini vengono conservate privatamente.
IO HO INFRANTO ABBONDANTEMENTE TUTTE QUESTE REGOLE, RISCHIANDO, ma il mio interesse documentativo e sociale, mi spinge a farlo, assumendomi i rischi…e ora lapidatemi!