«In fotografia ho fatto un po’ tutto perché io sono il contrario della specializzazione. Non mi interessava essere una fotografa di moda, di design. Ho fatto qualsiasi cosa fondamentalmente pensando di fare la mia foto». (M.V. B.)
Articolo di Giovanna Sparapani

Maria Vittoria Backhaus è una fotografa eclettica dotata di una sottile ironia che caratterizza la maggior parte dei suoi lavori che spaziano dalla moda al design, al reportage, alle tematiche sociali e politiche: «In fotografia ho fatto un po’ tutto perché io sono il contrario della specializzazione. Non mi interessava essere una fotografa di moda, di design. Ho fatto qualsiasi cosa fondamentalmente pensando di fare la mia foto». (M.V. B.). Dopo una lunga esperienza con i reportage, si è appassionata alle foto in studio con costruzioni scenografiche elaborate, usando sia la tecnica analogica che quella digitale secondo le esigenze dei soggetti, immortalati in modo ironico.

©Maria Vittoria Backhaus
Nata a Milano nel 1942 in una famiglia borghese, in controtendenza con i desideri dei suoi genitori, inizia il percorso di studio all’Accademia di Belle Arti di Brera dove, appassionata di arte e di teatro, frequenta la sezione di scenografia: “…Più che le lezioni, frequentavo il bar Jamaica, ritrovo di grandi fotografi, che poi sono diventati amici, come Uliano Lucas, Mario Dondero e Ugo Mulas. Io ero la più piccola della compagnia e osservavo questi maestri che lavoravano ai propri progetti senza alcuna consapevolezza di fare arte… Ognuno si preoccupava di documentare la realtà e di fare il fotografo. La parola artista non aveva alcuna attinenza…” (M.V. B.) Maria Vittoria a ventun anni si sposa con un giornalista e, durante i loro frequenti viaggi, scopre la passione per il reportage che si coniuga perfettamente con il suo interesse verso le questioni sociali e politiche del momento. Ma nel matrimonio non trovò quella libertà e indipendenza che aveva sognato fuggendo dalla sua severa famiglia borghese. Il suo primo lavoro fotografico – realizzato con una macchina fotografica prestata da un amico – è stato un reportage del 1964 sulla Sicilia per documentare la complessa realtà di quella terra, i suoi usi e i costumi ancora arretrati. Di notevole interesse sono la ricerca fotografica sul banditismo sardo, sulle grandi fabbriche per giornali di economia e l’approfondito lavoro sulla società milanese degli anni Sessanta, pubblicato sulla rivista Tempo Illustrato. L’interesse di Maria Vittoria si rivolge in modo particolare al mondo dei giovani nelle piazze della sua Milano – costellata di manifestazioni di diverso colore politico – e agli spettacoli di vario genere, numerosi in quegli anni nel capoluogo lombardo. Famose sono le foto scattate a Carla Fracci – in modo originale superando i luoghi comuni tipici delle immagini di danza – e a Caterina Caselli, ma anche ad eventi popolari come spettacoli del circo o manifestazioni canine. In una recente intervista, la fotografa milanese parla del suo divertito impegno nello scattare foto su foto per realizzare fotoromanzi, tanto in voga in quel periodo, oppure per conferire un taglio originale e ironico alle immagini di moda attorno alle quali Maria Vittoria crea storie e racconti tutti inventati.

©Maria Vittoria Backhaus
Le modelle vengono scelte dalla Backhaus non per la loro particolare avvenenza, ma per la loro espressività e le foto appaiono spiazzanti perché scattate in location per lo più improbabili, come ad esempio una toilette dove una signora mostra una pettinatura particolare o un ufficio dove un’impiegata pubblicizza una crema di bellezza. Nel 2023, Alessia Paladini Gallery a Milano ha ospitato la sua mostra – “Invidio quelli che ballano”– con 40 fotografie realizzate tra il 1997 e il 2013 che permettono di scoprire lo sguardo ironico e creativo con cui ha rivoluzionato ‘la fotografia di moda’, raccontando la società contemporanea attraverso una visione sperimentale e originale del fashion, della bellezza, del design e del lusso.


©Maria Vittoria Backhaus
Intervistata, si racconta: «Cosa avrei voluto fare? Ballare! Invidio quelli che ballano. Sono invidiosissima di quelli che sanno ballare! Ci sono tante altre cose che vorrei fare perché naturalmente io voglio fare tutto: voglio disegnare, ricamare, cucinare, qualsiasi cosa e mi disperdo in queste 500 cose da fare. Sono sempre convinta di portarle a termine quando converrebbe limitare la progettualità, ma non ci riesco. Un’altra cosa che ho sempre fatto è prendere delle case brutte e farle diventare belle».
Appassionata nel raccontare storie con le immagini con un utilizzo particolare delle luci, si è dedicata con passione a sperimentare la ‘staged photography’ anche attraverso la costruzione di originali set in miniatura costruiti con estrema cura, ribaltando alcuni aspetti della realtà, al fine di creare sorpresa e stupore negli spettatori, con leggerezza senza prendersi troppo sul serio. Si vengono così a creare atmosfere surreali che i committenti non sempre apprezzavano in pieno, ma che oggi appaiono attualissime nel sovvertire i canoni estetici convenzionali frequenti nel mondo della moda e della bellezza. Di importanza fondamentale per il percorso artistico di Maria Vittoria è stata la sua lunga collaborazione con il settimanale Io Donna – il cui settore moda era diretto da Bruna Rossi con la quale la legava una profonda e reciproca stima – e con la famosa rivista di moda Vogue Italia, l’Uomo Voguee Casa Vogue.
Fondamentale per il suo percorso artistico è stata l’amicizia con Walter Albini con il quale ha collaborato a lungo: “Io facevo le foto mentre Walter era sul set e lui faceva le sfilate, mentre io nei camerini cucivo paillettes sui suoi vestiti. Walter mi ha insegnato che l’estetica non è una cosa superflua, ma una disciplina”.
Nel 2023, il Castello di Casale Monferrato ha ospitato una grande mostra antologica della fotografa milanese, “I miei racconti di fotografia oltre la moda“, che ripercorre la sua carriera dagli esordi fino alle opere più recenti.
Nel 2024 ha esposto nella collettiva, a cura di Angela Madesani, “Sguardi di Intesa” presso il Centro Saint-Bénin di Aosta.
SITOGRAFIA
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Sono consapevole dell’importanza del rispetto del diritto d’autore e mi impegno a citare sempre la fonte delle immagini utilizzate. Se dovessi ricevere segnalazioni di violazioni del copyright, provvederò immediatamente a rimuovere il materiale contestato.
Spero che questa dichiarazione possa chiarire il mio approccio e la mia passione per la fotografia. Sara Munari




