Mostre di fotografia da non perdere a luglio

Ed eccoci anche questo mese al nostro appuntamento fisso con le mostre per il mese di luglio. Davvero interessanti.

E non dimenticate di dare un’occhiata alla nostra pagina sempre aggiornata.

Ciao, Anna

Larry Fink “Unbridled Curiosity” e Jacopo Benassi “Crack”

Con la programmazione estiva, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia lancia il nuovo format espositivo CAMERA DOPPIA: due mostre allestite in contemporanea negli spazi della galleria principale di Via Delle Rosine 18 a Torino che mettono in dialogo e a confronto due autori, diversi per generazioni e formazione, accomunati dall’approccio al linguaggio. In questo modo gli artisti in mostra riflettono dunque sulle sfumature e sugli utilizzi del mezzo fotografico e delle sue potenzialità di osservazione dei fenomeni che caratterizzano la società odierna.

Per il primo appuntamento di CAMERA DOPPIA, che aprirà al pubblico giovedì 18 luglio 2019, il direttore di CAMERA Walter Guadagnini ha curato la mostra antologica di Larry Fink (Brooklyn, New York, 1941), Unbridled Curiosity e il progetto di Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) intitolato Crack. Le mostre – entrambe prodotte da “Fotografia Europea” di Reggio Emilia – presentano diversi aspetti comuni, sia dal punto di vista tematico che da quello specificamente fotografico: gli autori, infatti, utilizzano unicamente il bianco e nero e adottano l’uso del flash per focalizzare l’attenzione sul soggetto della rappresentazione, esaltandone atmosfera, forma e contenuto.

Nell’antologica del fotografo americano Larry Fink sono presentate oltre novanta immagini, realizzate tra gli anni Sessanta e oggi, che saranno esposte nelle prime cinque sale di CAMERA. La selezione in bianco e nero e di grande potenza estetica, mira a evidenziare quei legami tra le persone e tra le persone e i luoghi che Fink, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo immortalare con occhio attento e “sfrenata curiosità”, mischiandosi ai contesti, rubando momenti di intimità e mettendo in evidenza l’anima dei soggetti ritratti. Le grandi battaglie civili, i party esclusivi tra Hollywood e i grandi musei, la vita rurale, le palestre pugilistiche: nulla sfugge all’obiettivo di Fink. La mia vita è una cascata di rivelazioni empatiche – commenta Larry Fink. Una vita spesa cercando di costruire ponti tra le classi, le fatiche, i piaceri e le paure del dolore. Una vita trascorsa ad accumulare immagini che attestano un senso di meraviglia sensuale e sociale. Questo spettacolo è un viaggio sconnesso attraverso molte esperienze e sensazioni. È una testimonianza di curiosità sfrenata (Unbridled Curiosity).

Nella Sala Grande e nel lungo corridoio di CAMERA, invece, verranno allestite le sessanta immagini che compongono Crack, progetto che Jacopo Benassi ha realizzato mettendo al centro della sua riflessione il rapporto tra classicità e contemporaneità nei corpi e nei legami che gli individui instaurano con uomini e ambienti. Crack – commenta Walter Guadagnini – è un atlante del corpo, elaborato tra gli estremi della plastica antica e della flagranza fisica contemporanea. Il risultato è la sottolineatura non solo della decadenza in agguato tanto per il corpo umano quanto per il corpo scolpito, ma anche, e forse più, della possibilità di ricomposizione delle fratture, delle rotture e del fascino che anche questi elementi assumono nella nostra lettura del corpo e della forma. A tale visione concorrono anche l’incorniciatura delle singole opere e l’intero, sorprendente allestimento della mostra, che sono parte integrante del progetto espositivo e caricano le immagini di un’ulteriore, vitale tensione.  

La mostra è prodotta in collaborazione con Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto.

Le due mostre – commenta Walter Guadagnini, curatore delle mostre e direttore di CAMERA – segnano la costante attenzione di CAMERA alla produzione artistica contemporanea e la sua capacità di guardare sia alla scena italiana che a quella internazionale.

18 luglio 2019 – 29 settembre 2019 – Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Emiliano Mancuso. Una diversa bellezza. Italia 2003 – 2018

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è prodotta e organizzata da Officine Fotografiche con Zona, PCM Studio, Postcart edizioni in accordo con la famiglia di Emiliano Mancuso, ed è realizzata con il supporto di Digital Imaging partner di Canon.

La mostra è a cura di Renata Ferri che ha selezionato quattro differenti corpi di lavoro realizzati lungo l’arco di quindici anni in cui emerge un’umanità dolente, un’Italia ferita alla costante ricerca della sua identità in un perenne oscillare tra la conferma dello stereotipo e la cartolina malinconica.

Emiliano Mancuso ha usato tecniche e linguaggi diversi: bianco e nero, colore, immagini digitali o analogiche. E le polaroid, importanti poiché nella loro immediatezza accompagnano il passaggio dell’autore dall’immagine fissa a quella in movimento che lo porterà, nell’ultima parte della sua vita, a essere regista. Senza abbandonare il suo terreno d’indagine, semmai amplificandolo grazie all’audio e al video, Emiliano Mancuso traccia un paese intessuto di microstorie, di esperienze che ci appaiono nude nella loro sincerità.

In mostra saranno esposti i principali lavori di Emiliano Mancuso:

Terre di Sud (2003-2008): un progetto fotografico sul Mezzogiorno che, nell’epoca della globalizzazione, si trova ancora a fare i conti con i vecchi termini della “questione meridionale”. Dal lavoro è stato realizzato un libro, Terre di Sud, pubblicato nel 2008 dalla casa editrice Postcart.

Stato d’Italia (2008-2011): un viaggio lungo tre anni attraverso l’Italia, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale: gli sbarchi di Lampedusa, Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, i ragazzi di Taranto assediati dai fumi delle acciaierie Ilva. Anche questo lavoro è diventato un libro, Stato d’Italia, pubblicato nel 2011 da Postcart.

Il Diario di Felix (2016): è un lavoro realizzato a Casa Felix, la casa famiglia di Roma dove vengono ospitati sia minori del circuito penale che scontano misure alternative al carcere, sia minori civili. Il Diario di Felix racconta l’ultimo anno di permanenza all’interno della struttura di un gruppo di otto ragazzi.

Le Cicale (2018, co-regia di Federico Romano): è un viaggio intimo della vita di quattro persone, già andate in pensione o in procinto di andarci, e il loro barcamenarsi per riuscire ad avere delle condizioni di vita dignitose nonostante una vita di lavoro.

In esposizione circa 150 fotografie.

I differenti capitoli della mostra sono accompagnati dai testi di Lucia Annunziata, Domenico Starnone e di Mimmo Lombezzi, oltre che della curatrice Renata Ferri, con le traduzioni in inglese di Francesca Povoledo.

14 giugno – 6 ottobre 2019 – Museo di Roma in Trastevere

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Sally Mann – A Thousand Crossings

For more than forty years, Sally Mann (born 1951) has been taking hauntingly beautiful experimental photographs that explore the essential themes of existence: memory, desire, mortality, family, and nature’s overwhelming indifference towards mankind. What gives unity to this vast corpus of portraits, still lifes, landscapes and miscellaneous studies is that it is the product of one place, the southern United States.

Sally Mann was born in Lexington, Virginia. Many years ago she wrote about what it means to live in the South; drawing on a deep love for that area and a profound awareness of its complex historical heritage, she raised bold, thought-provoking questions – about history, identity, race and religion – that went beyond geographical and national boundaries.

This exhibition is the first major retrospective of the eminent artist’s work; it examines her relationship with her native region and how it has shaped her work. The retrospective is arranged in five parts and features many previously unknown or unpublished works. It is both an overview of four decades of the artist’s work and a thoughtful analysis of how the legacy of the South – at once, homeland and cemetery, refuge and battlefield – is reflected in her work as a powerful and disturbing force that continues to shape the identity and the reality of an entire country.

from 18 June 2019 until 22 September 2019 – Jeu de Paume Concorde, Paris

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FEDERICO PATELLANI. DA MONZA VERSO IL MONDO

Una ragazza sorridente che «sbuca» dalla prima pagina del Corriere della Sera il giorno della proclamazione della Repubblica, nel giugno 1946. Una foto-icona che racconta la speranza di un Paese che guarda avanti dopo il fascismo e la guerra. L’autore è monzese, Federico Patellani, classe 1911, maestro del fotogiornalismo italiano.

In Arengario dal 26 maggio. A lui è dedicata la mostra «Federico Patellani. Da Monza verso il mondo», a cura di Giovanna Calvenzi e Kitti Bolognesi, all’Arengario dal 26 maggio al 28 luglio (inaugurazione sabato 25 maggio alle ore 18).

La storia della costruzione dell’identità italiana. Il suo lavoro, commentano il Sindaco e l’Assessore alla Cultura, a oltre quarant’anni dalla sua morte, conserva ancora uno sguardo attuale e testimonia gli sforzi compiuti dagli italiani per la costruzione di un’identità comune, fatta di molti intrecci, sfumature culturali e di costume. La mostra consentirà ai monzesi di scoprire un fotografo eccezionale e, nel contempo, di presentare in Arengario un evento di altissima qualità culturale.

Il «giornalista nuova formula». Federico Patellani, uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, è stato il primo fotogiornalista italiano. Già nel 1943 aveva indicato come doveva essere il «giornalista nuova formula»: un giornalista che, oltre a scrivere i testi, sapesse anche realizzare immagini «viventi, attuali, palpitanti». Patellani si avvicina alla fotografia dopo la laurea in Legge, durante il servizio militare in Africa nel 1935, quando documenta con una Leica le operazioni del Genio Militare italiano. Dal 1939 collabora con il settimanale “Tempo” di Alberto Mondadori che si rifaceva all’esperienza dell’americano «Life» adattato alla realtà italiana. Sensibile e colto narratore, testimone puntuale della società italiana, Patellani (scomparso a Milano nel 1977) racconta senza retorica l’Italia nel dopoguerra, che cerca di dimenticare il passato recente e di ritrovare le proprie radici, ma narra anche la ripresa economica di un Paese che sta cambiando pelle, passando da contadino a industriale, la moda, il costume e la vita culturale.

L’Italia in cento scatti. Le curatrici hanno selezionato dal Fondo conservato presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Milano-Cinisello Balsamo, costituito da quasi 700 mila immagini tra stampe originali, negativi, diapositive e provini a contatto, un centinaio di fotografie in bianco e nero che meglio rappresentano le tappe fondamentali della carriera di Patellani dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Sessanta, quando il fotografo si dedicò soprattutto alla fotografia di viaggio. Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni che rappresentano i temi più importanti della sua produzione: la distruzione delle città italiane alla fine della Seconda guerra mondiale, la ricostruzione e la ripresa economica, il sud Italia e la Sardegna, la nascita dei concorsi di bellezza e la ripresa del cinema italiano, i ritratti dei più importanti intellettuali del Novecento come Benedetto Croce, Thomas Mann, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Bruno Munari. E grazie all’amicizia con registi e produttori come Carlo Ponti, Mario Soldati, Dino De Laurentiis e Alberto Lattuada, realizza servizi fotografici sui set di importanti film italiani e internazionali e ritrae alcuni tra i volti più noti del cinema: da Totò ad Anna Magnani, da Gina Lollobrigida a Silvana Mangano, da Vittorio De Sica a Luchino Visconti e da Sophia Loren a Roberto Rossellini.

La Monza del dopoguerra. Una sezione è dedicata alle fotografie di Monza. Alcune immagini inedite, che raccontano la città, le gite domenicali al Canale Villoresi, il Parco e l’Autodromo negli anni del dopoguerra, eleganti servizi di moda in Villa Reale e l’amico e artista monzese Leonardo Spreafico, ritratto nel suo studio

L’omaggio a «Stromboli». Infine un omaggio al film di Roberto Rossellini «Stromboli. Terra di Dio», a quasi settant’anni dalla sua uscita: a fianco degli straordinari ritratti di Ingrid Bergman e del regista, una bacheca con le pagine del servizio pubblicato da «Tempo» nel 1949, che documentano la realizzazione del film, i luoghi e i protagonisti, insieme ai provini delle immagini che raccontano il metodo di lavoro di Patellani.

Dal 25 Maggio 2019 al 28 Luglio 2019 – Arengario Monza

Le mostre di Cortona On The Move

Torna anche quest’anno il famoso festival di Cortona con una nuova edizione e dun nuovo tema.  Il focus di quest’anno si muove attorno al rapporto tra gli umani e il paesaggio. La natura e l’ambiente sono parole chiavi ai giorni nostri. Sia nell’ambito delle problematiche ecologiche e urgenti che vanno affrontate, che in relazione alla situazione economico-sociale mondiale, il territorio è un protagonista centrale del vivere umano.

Il festival quest’anno ospita mostre di Simon Norfolk, Paolo Verzone, Diana Markosian, Gideon Mendel e Nadia Bseiso, tra le altre. Trovate il programma completo e con tutte le location qua.

Dall’11’luglio al 29 settembre – Cortona sedi varie

The Red Road Project – Carlotta Cardana e Danielle SeeWalker

Sage Honga, 22 (at time of photograph), of the Hualapai tribe, earned the title of 1st attendant in the 2012 Miss Native American USA pageant. From that point forward, she has been encouraging Native youth to travel off the reservation to explore opportunities. In Native American culture, knowledge is power and the youth are encouraged to leave the reservations, receive an education and then come home to give back to your people. Sage continues to speak to youth focusing on four fundamental principles: traditionalism, spirituality, contemporary issues and education. Sage stands at the base of the Grand Canyon in waters that are sacred to her people. She wears a traditional, hand-made dress and natural make-up on her face.

Il Museo del Paesaggio di Verbania presenta presso gli spazi di Villa Giulia a Verbania Pallanza The Red Road Project”, un progetto della fotografa Carlotta Cardana e dell’artista Lakota Danielle SeeWalker.

La mostra, curata e prodotta da Fonderia 20.9 di Verona, mette al centro il rapporto tra identità della comunità, cultura e paesaggio, nello specifico con una rilettura del complesso legame odierno dei nativi d’America con la loro terra e la cultura tradizionale. Circa 70 opere, tra immagini d’archivio e fotografie realizzate appositamente per il progetto, esplorano e documentano il rapporto tra la cultura tradizionale dei nativi americani e l’identità delle popolazioni tribali di oggi, in un viaggio tra diversi stati USA.

IL PROGETTO DI RICERCA ARTISTICA SECONDO LE AUTRICI

Costituendo appena l’1% della popolazione americana totale, i nativi americani vivono spesso ai margini e la loro voce non viene ascoltata. Hanno subito, e subiscono tuttora, una sorta di segregazione forzata occupando gli ultimi posti della società americana secondo tutti gli indicatori, dal tasso di disoccupazione dell’88 per cento, alla seconda più bassa aspettativa di vita al mondo. Non è azzardato affermare che le riserve indiane siano “isole di Terzo mondo” all’interno della più grande potenza economica mondiale. Tossicodipendenza, alcolismo, abusi sessuali, povertà, criminalità e i più alti tassi di suicidio nel Paese sono solo alcune delle conseguenze di secoli di oppressione e continui tentativi di assimilazione.

The Red Road Project  (La Strada Rossa) vuole esplorare il rapporto tra la cultura tradizionale dei nativi americani e l’identità delle popolazioni tribali di oggi, attraverso un viaggio in North Dakota, South Dakota, Wyoming, Nevada, Colorado, Arizona, New Mexico, California, Louisiana, North Carolina.

Il titolo di questo progetto si riferisce agli insegnamenti che incoraggiano a seguire “la strada rossa”, ovvero procedere verso un cambiamento positivo nonostante un contesto avverso, ed è per questo ancora più sorprendente lo sforzo dei nativi per migliorare le condizioni delle comunità e riconquistare la propria identità. Il legame con la terra, con la lingua e le tradizioni sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per il processo di legittimazione e di miglioramento.

La mostra, oltre a guardare alla condizione attuale dei nativi americani, racconta anche alcuni fatti storici come quello delle “boarding schools”, i collegi in cui venivano mandati i bambini indiani, tra la fine del diciottesimo e inizio del diciannovesimo secolo, fino al compimento della maggiore età. Operando in base al motto “uccidi l’indiano, ma salva l’uomo”, queste scuole hanno causato la quasi totale perdita delle tradizioni e della lingua.

DAL 09/06/2019 AL 29/09/2019 – Museo del Paesaggio – Verbania

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SOTTO LA TENDA DI ABRAMO – DEIR MAR MUSA EL-HABASCI – Ivo Saglietti

La mostra racconta, attraverso le immagini di Ivo Saglietti, la vita e le giornate all’interno dell’antico monastero siro antiocheno Deir Mar Musa el-Habasci (San Mosè l’Abissino), un luogo dove tutte le comunità religiose si possono incontrare, creando dei momenti comuni di dialogo e di preghiera. Alla ricostruzione del monastero, voluto fortemente da Padre Paolo Dall’Oglio, hanno partecipato sia musulmani che cristiani.

“Il tuo modo di fotografare è un vivere assieme, nella luce normale del quotidiano, dal mattino, alla sera, alle candele della notte, senza schermi, riflettori e lampi. La tua macchina fotografica è discreta, rumore quasi zero. Ma non è per rubare le immagini; è piuttosto per riceverle con cortesia e affetto. I tuoi scatti non sono quelli d’un fotoreporter, ma quelli d’un compagno di strada che diventa amico”.

Questo breve passo tratto da una lettera di Padre Paolo Dall’Oglio a Ivo Saglietti, ci fa capire pienamente il rapporto venutosi a creare tra l’autore e la comunità presente nel Monastero.

Orario mostra tutti i giorni 10-18

dal 13 luglio all’08 agosto 2019 – Forte di Santa Tecla – Sanremo

Il mondo nell’obiettivo – I fotografi delle Ong

Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’autore di Bibbiena (AR), ente nato per volontà della FIAF, la storica Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, presenta la mostra fotografica “Il Mondo nell’obiettivo. I fotografi delle Ong” curata da Claudio Pastrone in collaborazione con Giovana Calvenzi e Giuseppe Frangi. L’esposizione si terrà da sabato 15 giugno a domenica 8 settembre 2019 presso il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (Via delle Monache 2) con inaugurazione il 15 giugno alle ore 17.30 e preceduta, alle ore 16.00, da un incontro-dibattito presieduto da Giuseppe Frangi della rivista VITA, organo di informazione di riferimento per le maggiori Ong italiane, con la partecipazione di rappresentanti delle Ong, dei fotografi e dei curatori per parlare delle opere esposte e delle motivazioni che le hanno fatte nascere.

“Mai come in questi tempi il tema delle Organizzazioni non governative è stato al centro dell’attenzione pubblica- scrive Giuseppe Frangi, che ha realizzato l’opera di scouting dei lavori in mostra -. È un’attenzione che spesso ha assunto toni polemici e verbalmente violenti, che finisce con il relegare in secondo piano il lavoro capillare e sistematico che la cooperazione italiana continua a svolgere in contesti difficili e marginali.

È un’azione meritoria, sia a livello sociale che culturale, che tra le sue ricadute ha anche quella di tenere aperti canali di conoscenza con aree dimenticate del mondo. In molti casi questo è anzi un impegno prioritario di cui le Ong si fanno carico, come dimostra la mostra proposta dal Centro italiano di fotografia. Sono decine i fotografi che in questi anni recenti, grazie all’appoggio delle organizzazioni, hanno documentato contesti ed emergenze dimenticati. Non si tratta semplicemente di testimoniare con le immagini i progetti che gli enti di cooperazione hanno realizzato. L’obiettivo è sempre più largo, al punto che questi reportage finiscono con lo svolgere quasi una funzione di supplenza rispetto ad una grande informazione, sia carta stampata che televisiva, che hanno sempre più ridotto impegno ed investimenti rispetto all’informazione internazionale. Il risultato è stato quello di ridurre le conoscenze e di alimentare inevitabilmente una cultura dell’indifferenza.

Le Ong invece hanno continuato ad investire, pur in tempi non semplici, nella documentazione soprattutto visiva, mostrando in particolare una grande fiducia nello strumento fotografico. La fotografia nella sua oggettività garantisce uno sguardo ravvicinato e fedele; è anche coinvolgente e quindi capace di mobilitare le coscienze rispetto a situazioni che richiedono un impegno diffuso. I fotografi delle Ong infatti mettono in campo professionalità, passione e anche un’adesione solidale agli obiettivi delle Ong, ben riconoscibile nei lavori presentati a Bibbiena.”

La mostra vede coinvolte le Ong e i fotografi:

•             ActionAid (fotografi Alessandro Serranò e Marco Gualazzini)             Amref (fotografe Diana Bagnoli e Valentina Tamborra)

             Amref (fotografe Diana Bagnoli e Valentina Tamborra)

•             AVSI (fotografi Stefano Schirato e Andrea Signori)

•             AVSI  – CHE ARTE (fotografo Tanino Musso)

•             CIAI (fotografi Studio14photo: Marco Sartori, Andrea Arcidiacono e dei fotografi Massimiliano Pescarolo e Alessandro Castiglioni)

•             COOPI ( fotografo Abdoulaye Barry)

•             Emergency ( fotografo Mario Dondero)

•             Fondazione Francesca Rava – Nph Italia (fotografo Stefano Guindani)

•             Funima International (fotografo Giovanni Marrozzini)

•             Save the Children (fotografi Francesco Alesi e Giancarlo Ceraudo)

•             WeWorld (fotografa Isabella Balena)

15 giugno – 8 settembre 2019  – CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore

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A CERTAIN BLOOM – Kristina Bengtsson

A certain bloom è una mostra di Kristina Bengtsson presso Fonderia 20.9 a Verona. La mostra è a cura di Paola Paleari ed è la prima presentazione personale dell’artista svedese in Italia.
Nella sua pratica, Bengtsson spesso esplora lo spazio residuo tra le categorie razionali prestabilite che adottiamo per orientarci nella nostra vita quotidiana. La mostra indaga nozioni quali il romanticismo, il tempo, la natura e l’artificio – concetti creati dall’uomo, e quindi altamente soggettivi e aperti all’interpretazione.
Presso Fonderia 20.9 viene presentata una selezione di lavori, in origine realizzati individualmente e in momenti diversi, che qui si uniscono in un concerto di voci orchestrate per l’occasione. Combinando fotografia, scultura, scrittura e suono, A certain bloom suggerisce che il modo in cui definiamo le cose non dovrebbe influenzare ciò che esse sono realmente.

21.6 – 13.7.2019 – Fonderia 20.9 – Verona

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Nicholas Dominic Talvolta – Model 3255

Fotografia in pellicole 35mm, registrazioni analogiche, musica dal vivo.
Installazione con tromba, synth analogico e anni di registrazioni con micro-cassette che si mescolano per creare una colonna sonora dal vivo e permettere agli ospiti di vedere le fotografie durante l’inaugurazione della mostra.

Dal 15 giugno al 5 luglio – Spazio Raw – Milano
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Concorsi e premi in scadenza ad aprile

Ciao a tutti, ecco la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il prossimo mese di aprile.

Leica Oskar Barnack Award

Scadenza: 1 aprile 2019
Premi: Primo premio € 25.000 + attrezzatura LEICA M del valore di € 10.000
Fee: /

Il concorso “Leica Oskar Barnack Award” è riservato ai soli fotografi professionisti. Per partecipare, i partecipanti devono inviare una serie di fotografie scattate nel 2018/2019 o progetti a lungo termine contenenti almeno una foto del 2018/2019. È accettata solo una voce per fotografo.
Il concorso “Leica Oskar Barnack Award Newcomer” è aperto a qualsiasi (potenziale) fotografo professionista di età pari o inferiore a 28 anni al momento dell’iscrizione. Per partecipare, i partecipanti devono inviare una serie di fotografie scattate nel 2018/2019 o progetti a lungo termine contenenti almeno una foto del 2018/2019. È accettata solo una voce per fotografo

Link leica-oskar-barnack-award.com


Premio Combat Prize

Scadenza: 13 aprile 2019
Premi: 6.000 € vincitore sezione Fotografia
Fee: €50 per 1 opera iscritta e €40 per ogni opera successiva

Aperte le iscrizioni della decima edizione del Premio Combat Prize, concorso internazionale finalizzato alla continua ricerca dei diversi percorsi e talenti che caratterizzano l’arte contemporanea. Il Premio celebra così un traguardo significativo: nato nel 2009, da dieci anni promuove, valorizza e sostiene i linguaggi contemporanei, rappresentando uno dei premi più riconosciuti per le arti visive.
Sarà ancora il Museo Giovanni Fattori di Livorno a ospitare la mostra finale degli ottanta finalisti, che quest’anno si svolgerà dal 22 giugno al 13 luglio 2019.

Link premiocombat.it

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Concorsi e premi fotografici in scadenza a marzo

Buongiorno a tutti, ecco la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di marzo.

BigPicture Natural World Photography

Scadenza: 1 marzo 2019
Premi: Montepremi $ 12.000
Fee: $25 fino a 10 invii di singole immagini in qualsiasi categoria; $15 per PhotoStory (5-8 immagini)

Il concorso annuale BigPicture: Natural World Photography incoraggia i fotografi di tutto il mondo a contribuire con il loro lavoro a questa competizione fotografica che celebrerà e illustrerà la ricca diversità della vita sulla Terra e ispirerà l’azione per proteggerla e conservarla attraverso il potere delle immagini. Le immagini vincitrici sono esposte in una delle più prestigiose istituzioni scientifiche del mondo a San Francisco, in California.

Link bigpicturecompetition.org


Der Greif – Issue 12

Scadenza: 2 marzo 2019
Premi: Pubblicazione sul numero 12
Fee: /

Dopo 10 anni e 10 numeri di stampa, Der Greif ha deciso di esplorare nuovi territori e di cambiare il suo aspetto. Nei nostri numeri futuri, invitiamo gli utenti a lavorare con gli stessi concetti di de- e ricontestualizzare le singole immagini tramite i loro metodi di lavoro individuali.
I curatori e gli editori ospiti della rivista numero 12 Adam Broomberg e Oliver Chanarin stanno cercando esplicitamente immagini fotografiche troppo private, troppo silenziose, troppo violente, troppo politiche, troppo sovversive o troppo esplicite per condividere online. Immagini che non dovrebbero mai appartenere a Facebook, Instagram e altri canali pubblici e social media.

Link der-greif-issue-12

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Mostre per agosto

Ciao,

vi segnaliamo bellissime mostre anche per il mese di agosto, magari tra un tuffo e l’altro riuscite a farci un giro.

E qua trovate tutte le mostre che vi abbiamo segnalato, sempre aggiornato.

Buone vacanze

Anna

Media Hora. Fotografie di Pablo Balbontin Arenas

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia presenta la nuova mostra in Project Room dedicata alla serie fotografica “Media Hora” di Pablo Balbontin Arenas.La serie “Media Hora” illustra le case di appuntamento spagnole con un occhio diverso, durante il giorno, quando sono chiuse al pubblico e quasi impercettibili, mimetizzate nell’ambiente urbano, e la luce forte svela ogni dettaglio di quei luoghi. Uno dei tratti caratteristici della ricerca fotografica di Pablo Balbontin è, infatti, proprio il tema dell’apparenza visiva che nasconde le realtà drammatiche: “media hora” è il tempo minimo che i clienti possono contrattare con le prostitute nelle case chiuse di Spagna, tempo stabilito dai proprietari e non dalle donne. Il nostro occhio – spiega il fotografo Pablo Balbontin Arenas – scopre un paesaggio diverso, di cuori rotti, di palme di plastica, di camere di sicurezza nascoste, dettagli che di notte le luci al neon nascondono, illudendo i clienti di entrare in paradiso, paradiso artificiale che occulta l’inferno nel quale vivono le donne che sono obbligate a prostituirsi dalla mafia della tratta di persone. Donne recluse, senza documenti, che per riconquistare la propria libertà devono pagare i debiti economici contratti con l’organizzazione criminale che le ha portate in Europa. La superficialità ci circonda, manchiamo dello spirito critico tanto necessario per ribellarci alle menzogne delle apparenze ed agli abusi nascosti che in esse si perpetrano.La serie “Media Hora” è un esercizio di responsabilità, di comprensione di una verità quasi invisibile, ovvero, dell’abuso di donne provenienti da paesi in via di sviluppo, rinchiuse tra le mura in ambienti kitsch e volgari che nascondono tristezza e dolore.L’invisibilità è la chiave di lettura, il fil rouge che lega le immagini di questa collezione fotografica di edifici disomogenei per caratteristiche, ma accomunati da una funzione cosi drammatica e socialmente rilevante.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Project Room –  Torino

14 giugno – 26 agosto 2018

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Silver lake drake – Alex Prager

Silver Lake Drive is a major new exhibition marking the first mid-career survey of American photographer and filmmaker, Alex Prager (b.1979).

Tracing Prager’s remarkably rich career over the last ten years and taking place over two gallery floors, the exhibition encompasses over 40 photographs including her trademark, large-scale Technicolor photographs alongside her complete film works.

Prager’s distinctive works cross the worlds of art, fashion, photography and film, exposing the human melodrama and dark unsettling undercurrents that are threaded through her subject matter. Referencing the aesthetic principals of mid twentieth century Hollywood cinema and fashion photography, as well as such photographers as William Eggleston, Diane Arbus and Cindy Sherman, each of her images is packed with a multitude of emotional layers and narrative possibilities.

Her early photographs were predominantly shot on sets in Los Angeles, with carefully staged scenes further heightened by hyper-styled costumes, makeup, lighting and the use of a richly saturated colour palette, lending the images a particular dramatic intensity.

In her celebrated Crowd series, each figure is presented in sharp focus drawing attention to individual characters and stories and hinting at interior lives, separate from outward appearances. Prager often depicts spaces where people find themselves, sometimes unwillingly, in close proximity to others: streets, beaches, airport lounges, theatres. Favouring an aeriel perspective, she purposefully pushes the viewer into a position of surveillance, offering an optimal viewpoint to observe the characters in her frames. Occasionally, a single figure – usually a blond ingénue that seems lifted out of a Hitchcock film, or Douglas Sirk melodrama – looks directly up at the camera revealing the theatricality of the set-up.

The female figure functions as a central protagonist in Prager’s tableaux and is singled out for attention through composition, camera angle and costume.   The women in her frames are often shot in extreme close-up to capture exaggerated emotion, wear highly styled and codified clothes and sport elaborate, improbable hairstyles.

Similarly, in her films, (which draw upon Film Noir, as well as the work of Maya Deren and Alain Resnais), women take centre stage in open-ended narratives, portraying a range of sharply contrasting emotional states – often with the camera trained in extreme close-up on their faces.  Her first film, ‘Despair’ starred Bryce Dallas Howard, while her second short ‘La Petite Mort’ (2012) starred French actress Judith Godreche, with narration from Gary Oldman. Prager sees these immersive film installations as “full-sensory versions” of her photographs; an attempt “to show the before, now and after of one of [her] images.”

In her most recent project, she departs from her usual Los Angeles territory for a different type of stage and setting, choosing instead The Opera Bastille in Paris, where she captures the various stages of performance of a prima ballerina – a role performed by Emilie Cozette. The tension between the ballerina and the audience is traced throughout the film, from pre-performance nerves, preparation and ritual, audience anticipation, of excitement and anxiety of the performance right through to the final curtain. The film also carries a beautifully arranged Stravinsky score by Radiohead producer Nigel Godrich.

This comprehensive exhibition presents over 40 photographs and her complete filmic oeuvre, all of which capture the banal and the fantastic, the everyday and the theatrical in Prager’s heightened reality.

Silver Lake Drive is curated by Nathalie Herschdorfer and is produced in collaboration with the Museum of Fine Arts Le Locle

15 Jun – 14 Oct 2018 – The photographers’ Gallery – London

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Le mostre di Cortona on the Move

Anche quest’anno il festival di Cortona on The Move, offre numerose mostre di altissimo livello.

Tra quelle a mio parere più interessanti, segnalo The Island of the Colorblind di Sanne De Wilde, As it may be di Bieke Depoortere, The Red Road Project di Carlotta Cardana e #instagrampier di Pierfrancesco Celada, ma naturalmente ognuno avrà i suoi preferiti. Fateci un giro e fateci sapere.

Qua trovate il programma completo del festival che prevede anche numerose altre iniziative legate alla fotografia.

Dal 12 luglio al 30 settembre – Cortona (AR)

Sylvia Plachy. When Will it Be Tomorrow

Mostra retrospettiva di circa 120 stampe della fotografa americana di origini ungheresi Sylvia Plachy, prodotta dal Robert Capa Contemporary Photography Center, Budapest, Ungheria, con il supporto dell’Accademia d’Ungheria in Roma. La mostra è a cura di Gabriella Csizek.
La mostra  presenta sessant’anni di lavoro della fotografa, dal 1958 al 2018, fa parte di FOTOLEGGENDO il festival di fotografia che quest’anno è alla sua XIV edizione. Comunicando i vari livelli d’emozione che accompagnano l’inevitabilità dell’attesa con compassione e senso dell’umorismo, Sylvia conduce lo spettatore in un viaggio attraverso la sua capacità unica di creare immagini in cui percepisce ciò che sta accadendo e attraverso il suo obiettivo disegna un mondo su carta che prende vita e racconta storie senza parole.

Sylvia Plachy è nata a Budapest durante la seconda guerra mondiale. In fuga dall’Ungheria con i suoi genitori dopo la Rivoluzione del 1956, ha vissuto a New York per la maggior parte della sua vita adulta. Fotografa pluripremiata, le sue fotografie fanno parte di numerose collezioni e musei privati, come il MoMA di New York, il Minneapolis Institute of Art, il San Francisco Museum of Modern Art, l’Houston Museum of Fine Arts, l’High Museum di Atlanta e la Bibliotheque nationale de France. È conosciuta a New York per i suoi 30 anni di lavoro come fotografa per il Village Voice. La sua rubrica settimanale, UNGUIDED TOUR, è diventata il titolo del suo primo libro, che ha vinto l’Infinity Award di ICP nel 1990.  Tra gli altri premi ricevuti: il John Simon Guggenheim Memorial Fellowship, una borsa di studio CAPS, il Dr.-Erich-Salomon-Preis per il fotogiornalismo e il Lucie Award. Ha avuto una personale al Whitney Museum at Phillip Morris, al Queens Museum, al Boca Raton Museum of Art e al Minneapolis Institute of Art, e presso gallerie di Berlino, Parigi, Budapest, Berlino, Manchester, Atlanta, Lubiana, Tokyo, Cluj-Napoca, Charlottesville, Los Angeles e New York. Ha pubblicato servizi e saggi fotografici su riviste e giornali di tutto il mondo, tra cui Vogue, The New York Times, Metropolis Magazine e The New Yorker. Tra i libri pubblicati: Unguided Tour, Red Light, Out of the Corner of My Eye, Goings on About Town, Signs & Relics e Self Portrait with Cows Going Home. Sylvia è sposata con Elliot Brody, insegnante di storia in pensione ed è la madre dell’attore Adrien Brody.

23/06 – 02/09/2018 – Museo di Roma in Trastevere – Roma

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Lost in time

Autori in mostra

Cristiano Antognotti, Sandro Baliani, Marco Antonio Brambilla, Roberto Conte, Gualtiero Costi, Roberto Diodati, Michele Greco, Marco Orazi, Pietromassimo Pasqui, Valeria Spiga, GianMaria Sacco

Il progetto Lost in Time, selezionato dalla curatrice Paola Riccardi per il sesto appuntamento della rassegna fotografica triennale Altri Mondi, è una collettiva coordinata da Michele Greco. I fotografi in mostra sono tutti membri, assieme allo stesso Greco, del progetto LostItaly.it, che ha come obiettivo di creare una sorta di memoria collettiva attraverso un archivio di immagini di luoghi abbandonati, scattate dagli stessi fotografi ma anche con notizie storiche e fotografiche. Lost in Time illustra il concetto di orizzonte-tempo: spazi che, una volta lasciati dall’uomo diventano qualcos’altro; nell’abbandono si afferma violenta una nuova identità dei luoghi che porta in sé la dimensione del tempo e della memoria e che si riconnette alla matrice originaria. L’avventura di LostinItaly è nata più di dieci anni fa, quando un piccolo gruppo di fotografi dilettanti decise di riunirsi in un forum per condividere una grande passione diffusa all’epoca più all’estero che in Italia: i luoghi abbandonati. Da allora l’attività fotografica di questo gruppo si è affiancata al recupero delle informazioni storiche di un mondo che sta pian piano sparendo e le cui tracce sopravvivono soltanto nelle nobili macerie dimenticate da tutti: hanno iniziato così a scoprire, esplorare e raccontare fabbriche, manicomi, ospedali e ville dimenticate da tutti. La mostra, interamente progettata da LostItaly, è già stata esposta presso: Biblioteca Vilfredo Pareto di Tor Vergata a Roma, BiblioteCaNova Isolotto di Firenze, Biblioteca Elsa Morante di Ostia-Roma.

DAL 13 LUGLIO AL 02 AGOSTO – Cascina Martesana – MI

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“ARGENTICA”

Mostra fotografica personale di Antonio Biagiotti
Pinacoteca Dinamica organizza la mostra “Argentica” fotografie di Antonio Biagiotti.
Paesaggio e architettura si alternano davanti il banco ottico di Antonio Biagiotti che ci presenta una fotografia analogica paziente ed estremamente curata. Stampe di grande formato accoglieranno i visitatori e li porteranno nei luoghi che il fotografo a voluto raccontarci, seguendo gli insegnamenti tecnici lasciati in eredità al mondo intero da maestri come Ansel Adams. Un’esperienza da non perdere.

Dal 18  al 27 Agosto 2018 – Pinacoteca dinamica – Monacilioni (CB)

Concorsi e premi in scadenza a marzo

Buongiorno a tutti. Ecco l’elenco dei concorsi e premi in scadenza per il mese di marzo.

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CDS Documentary Essay Prize

Scadenza: 1 marzo 2018
Premi: Primo premio $ 3,000
Fee: $40

Il CDS Documentary Essay Prize onora il meglio della fotografia e della scrittura di documentari in forma abbreviata in anni alterni. L’attenzione si concentra su lavori in corso o recentemente completati (negli ultimi due anni) di un progetto a lungo termine. Il vincitore del concorso riceve $ 3.000 e pubblicazioni digitali del Center for Documentary Studies. Il lavoro del vincitore è anche inserito nell’Archivio delle Arti Documentarie della Biblioteca di Rubenstein, Duke University.

Link documentarystudies.duke.edu


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BigPicture Competition
Natural World Photography Competition

Scadenza: 1 marzo 2018
Premi: Primo premio $ 5.000
Fee: $25 per un massimo di 10 invii di singole immagini in qualsiasi categoria; $15 per 1 serie fotografica (3-5 immagini)

Giunto alla sua quinta edizione, BigPicture incoraggia i fotografi di tutto il mondo a contribuire con il loro lavoro a questa competizione che celebrerà e illustrerà la ricca diversità della vita sulla Terra e ispirerà l’azione per proteggerla e conservarla attraverso il potere delle immagini. Presieduta dal premiato fotografo di conservazione Suzi Eszterhas, questa competizione accoglie immagini di alta qualità della natura, della fauna selvatica e della conservazione ed è aperta a tutti i fotografi di tutto il mondo. Inserisci la tua natura e le immagini di conservazione per avere la possibilità di vincere premi in denaro ed essere esposto alla California Academy of Sciences.

Link bigpicturecompetition.org

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Tutte le mostre di fotografia a luglio

Ciao a tutti,

ecco qua le mostre che vi consigliamo per questo mese di luglio.

Non impigritevi anche se fa caldo!

Anna

Robert Capa in Italia

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La mostra, dedicata al grande fotoreporter di guerra Robert Capa racconta gli anni della seconda guerra mondiale in Italia, con 35 fotografie originali incorniciate e oltre 100 immagini del biennio 1943 – 44, consultabili nello spazio multimediale dell’Alinari Image Museum.
Per la prima volta la mostra presenta oltre alle fotografie originali, un’ampia selezione di immagini digitali, con postazioni multimediali e interattive che permetteranno di contestualizzare la figura di Capa, il suo lavoro, la campagna italiana.

Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti.

A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale.

Grazie a un visore 3D immersivo ci si ritrova in trincea, trasportati all’interno di una azione di combattimento, tra aerei, uomini e carri armati, dove la violenza degli scontri non è mostrata, ma la tensione dell’attesa è realistica. Nello spazio 3D, indossando gli occhialini si ha davanti, in tre dimensioni, mezzi di trasporto o armi usati durante la campagna in Italia.
Una parete proiettata in alta definizione, mostra i volti della gente nella guerra, l’impatto del conflitto sulla vita civile, accompagnati dalle parole di Capa.

Trieste
Alinari Image Museum
Bastione Fiorito
Castello di San Giusto
Dal 27 maggio al 17 settembre

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Henri Cartier-Bresson Fotografo

16 giugno – 15 ottobre 2017 – Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” – San Gimignano

140 scatti di Henri Cartier Bresson, in mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” di San Gimignano dall’16 giugno al 15 ottobre 2017, dedicati al grande maestro, per immergerci nel suo mondo,  per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà storica e sociologica.

I suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l’ordine delle forme.
Egli compone geometricamente solo però nel breve istante tra la sorpresa e lo scatto. La composizione deriva da una percezione subitanea e afferrata al volo, priva di qualsiasi analisi. La composizione di Henri Cartier-Bresson è il riflesso che gli consente di cogliere appieno quel che viene offerto dalle cose esistenti, che non sempre e non da tutti vengono accolte, se non da un occhio disponibile come il suo.

“Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. È mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”.

La mostra è curata da Denis Curti e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di San Gimignano, prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi.

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Be the bee body be boom –  Sara Munari

 

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L’edizione 2017 del Festival vede Sara Munari in una duplice veste: la prima come giurata del Concorso Fotografico 2017 e la seconda come artista in mostra in una delle nostre sedi, con uno dei suoi progetti più belli.

Be the bee body be boom

In “Be the bee body be boom” (bidibibodibibu), Sara Munari si è ispirata alle favole del folklore e alle leggende urbane che soffiano sui paesi dell’Europa dell’Est.
“L’Est Europa offre uno scenario ai miei occhi impermeabile, un pianeta in cui è difficile camminare leggeri, il fascino spettrale da cui è avvolta, dove convivono tristezza, bellezza e stravaganza: un grottesco simulacro della condizione umana. A est, in molti dei paesi che ho visitato, non ho trovato atmosfere particolarmente familiari”, afferma la fotografa di questo lavoro che contempla il suo immaginario, accumulato durante i numerosi viaggi in Est Europa e che è stato definito “visionario”, “stregato e coerente”, “magico”.

Dal 1 al 26 Luglio 2017 – Orbetello, Piazza del Popolo, Sala Espositiva ImagO Palazzo di Piazza del Popolo
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EU: SATOSHI FUJIWARA

 

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“EU” è una mostra antologica del fotografo giapponese Satoshi Fujiwara. Il progetto include alcuni dei lavori più significativi dell’artista e “5K Confinement”, una commissione realizzata per “Belligerent Eyes”, il progetto di ricerca sulla produzione contemporanea di immagini proposto dalla Fondazione nell’estate 2016 a Venezia.

Curata da Luigi Alberto Cippini in un allestimento di Armature globale, la mostra propone un’alternativa ai regimi rappresentativi che stabilizzano l’attuale “identità fotografica europea”. Come osserva Cippini, “la produzione fotografica contemporanea sembra essere determinata da rigidi standard di risoluzione, impatto e distribuzione. Un numero crescente di reporter freelance documentano quotidianamente avvenimenti sociali e politici all’interno e ai margini dell’Unione Europea, producendo immagini che sebbene libere da forme rigide di classificazione, rimangono sottostanti a determinati regimi estetici, di accessibilità, spaziali e di contenuto. Queste costrizioni permettono e sostengono il lavoro delle nuove generazioni di fotografi, aumentando la possibilità di pubblicazione dei loro scatti e contribuendo alla formazione di un gusto medio e neutrale”.

Satoshi Fujiwara (Kobe, Giappone, 1984), attraverso una peculiare scelta delle inquadrature, della distanza focale dai soggetti ritratti e della definizione eterogenea delle fotografie crea un’azione pressante e critica sull’osservatore, deviando dai canoni standard del foto-giornalismo e da una dimensione esclusivamente documentaristica, producendo in questo modo un nuovo lessico emergente.

La mostra si divide in due sezioni: la prima parte, ospitata al piano inferiore dell’Osservatorio, ricostruisce la commissione “5K Confinement”, mentre il secondo piano ospita una retrospettiva che espande e riunisce opere dalle serie “#R”(2015-in corso), “THE FRIDAY: A report on a report” (2015), “Police Brutality” (2015), “Venus” (2016-in corso), “Continent” (2017-in corso), “Animal Material” (2016-in corso), “Mayday” (2015), “Scanning”(2016) e “Green Helmet (2016).

L’allestimento di “EU” è costituito da sequenze di immagini assemblate, volte a eliminare qualsiasi contesto narrativo lineare. Un’operazione che trae origine dalla rielaborazione dell’architettura espositiva disegnata da Herbert Bayer per la mostra “The Road to Victory: a procession of photographs of the nation at war”, tenutasi al MoMA di New York nel 1942.
Porzioni di telecamere consumate dall’uso, assieme a diversi formati di presenza umana e sorveglianza convergono in una sorta di tazibao, in cui le storiche forme di informazione pubblica in uso durante la rivoluzione culturale cinese sono combinate a forme di costruzione e associazione visiva attualmente diffuse, quali i software di editing video ed elaborazione digitale. Come sostiene Cippini, l’allestimento si presenta come “un conglomerato di formati e standard di definizione che registra l’assuefazione al consumo di immagini e la necessità di dialogare con le forme meno visibili di propaganda contemporanea”.

“EU” è accompagnato da una pubblicazione, “5K Confinement. HD Environment Surface Surveillance “, a cura di Luigi Alberto Cippini ed edita da Fondazione Prada.

7 giugno – 6 ottobre – Osservatorio – Milano

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Vivian Maier – Una fotografa ritrovata

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Loggia degli Abati di Palazzo Ducale – Genova
23 giugno – 8 ottobre 2017
Vivian Maier era un nome pressoché sconosciuto fino ad una decina di anni fa. Sarebbe rimasto presente probabilmente solo nel ricordo dei bambini che aveva accudito come tata negli anni Cinquanta e Sessanta, tra Chicago e New York. E invece, grazie ad una fortunata serie di coincidenze, oggi è uno dei nomi più celebrati e amati della fotografia contemporanea.
Palazzo Ducale ospita nella Loggia degli Abati la retrospettiva dedicata a Vivian Maier, con oltre 120 fotografie in bianco e nero, una selezione di immagini a colori e alcuni filmati in super8 che mostrano come la Maier si avvicinasse ai suoi soggetti. E’ infatti questo uno dei tratti peculiari della sua fotografia: uno sguardo partecipe e distaccato al tempo stesso, a volte discreto, altre volte dissacrante. Un approccio sensibile e curioso, attento ai dettagli, alle imperfezioni, capace di documentare il reale restando nell’ombra. Era un’autodidatta, e le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre era in vita, la maggior parte dei rullini non sono mai stati sviluppati. Oggi proprio quelle fotografie costituiscono il racconto di un’epoca, un ritratto (non in posa) dell’America del dopoguerra. I soggetti sono bambini, anziani, lavoratori, donne: persone che Vivian Maier incontrava per la strada e immortalava con la sua inseparabile Rolleiflex, sapendo restare nascosta pur stando in mezzo alla gente.
Ciò che affascina maggiormente della sua storia è la scelta di tenere per sé le sue fotografie, di non mostrarle né condividerle con gli altri. Era un’artista continuamente all’opera, ma soltanto raramente sviluppava i suoi negativi, essendo forse più interessata all’atto stesso della fotografia che non al suo prodotto, tantomeno al commercio. Come se già solo il fare fotografia bastasse, o meglio, bastasse a lei stessa.
Nel 2007 John Maloof, allora agente immobiliare, ritrovò i migliaia di negativi della Maier stipati dentro scatoloni confiscati e messi in vendita all’asta. Da allora non smetterà di cercare materiale sulla misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 15.000 negativi e 3.000 stampe.
La mostra di Palazzo Ducale offre l’occasione di conoscere una parte di questo immenso archivio, lasciando ammirare l’enigma di una donna misteriosa, tata di mestiere e fotografa per vocazione.

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Le mostre di Cortona on The Move

17 LUGLIO – 1 OTTOBRE 2017

Giunto alla settima edizione, il festival internazionale di fotografia Cortona On The Move ospiterà tanti protagonisti della fotografia internazionale, dai grandi maestri ai giovani talenti, in un fitto programma di mostre, eventi, letture di portfolio con esperti di fama e una serie di iniziative inedite.

Tantissime le mostre da vedere. Qua trovate il programma completo.

Segnaliamo tra le tante, Donna Ferrato, Francesco Comello, Donald Weber, Matt Black e Justyna Mielnikiewicz.

OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas

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Dal 1° giugno al 6 settembre 2017 Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospita la mostra organizzata da Associazione Memoria & Progetto, “OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas” a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre.

Sono 200 i ritratti fotografici esposti in mostra provenienti dall’archivio di Maria Mulas, prestigiose testimonianze professionali e dei legami intessuti dalla fotografa nel corso della sua vita.

Le foto raffigurano personaggi che hanno animato la scena artistica, culturale e sociale di Milano dalla fine degli anni Sessanta al Duemila, siano essi meneghini di nascita, di adozione o di passaggio, stranieri compresi: artisti, galleristi, designer, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e molti altri.

L’insieme dei materiali conferma Maria Mulas tra le più importanti fotografe del Novecento italiano e il suo archivio come uno strumento indispensabile per documentare e ricostruire la storia visiva di Milano nel secondo Novecento.

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Questioni di Famiglie

Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (AR), ente nato per volontà della FIAF, la storica Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, presenta la mostra fotografica “Questioni di Famiglie”, che si terrà da lunedì 17 giugno a domenica 3 settembre 2017.

La mostra “Questioni di Famiglie” viene presentata con un anno di anticipo rispetto al Progetto Nazionale “La Famiglia in Italia”, che verrà esposto a Bibbiena nel 2018 in occasione del 70° anniversario della Federazione. Il progetto, già in fase di realizzazione, si rivolge a tutti gli appassionati fotografi e chiede loro di immortalare la famiglia contemporanea italiana; l’obiettivo è quello di realizzare una campagna fotografica di ricognizione che coinvolga migliaia di fotografi.

“Questioni di Famiglie” intende presentare al pubblico i molteplici aspetti di come la famiglia è stata raccontata fotograficamente in passato. Con la  consapevolezza che l’argomento è molto vasto, sono state scelte dai dieci curatori della mostra alcune tra le diverse possibili tematiche rappresentative dell’argomento per offrire spunti di riflessione e stimoli anche ai fotografi che si apprestano a partecipare al prossimo Progetto Nazionale.

La mostra è divisa in dieci sezioni (tra cui “La famiglia a tavola”, “La famiglia Social”, “La famiglia nel cinema italiano”..) e ciascuna sezione è seguita da un curatore differente per un totale di oltre 200 immagini esposte. Con le sue 16 celle e un grande corridoio, il CIFA rappresenta il luogo ideale per questo tipo di esposizione, che si offre ai visitatori come un percorso a tappe in cui scoprire, a volte anche con curiosa sorpresa, alcuni esempi di come la fotografia in Italia ha declinato il tema della Famiglia.

Tra i vari Autori che espongono è possibile trovare Cesare Colombo, Nino Migliori, Costantino Ruspoli, Paolo Ventura, Settimio Benedusi, Federico Patellani, Paul Ronald, Eugenio Giacinto Garrone, Gianni Berengo Gardin, Mario Cresci, Toni Thorimbert, Gabriele Galimberti, Giovanni Gastel, Gabriele Basilico e ancora molti altri.

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La progettualità dello sguardo. Fotografie di paesaggio di Gabriele Basilico

 

La mostra, ideata e promossa dall’Accademia di architettura (USI) di Mendrisio assieme allo Studio Gabriele Basilico, presenta 60 fotografie. Tra le immagini selezionate quelle tratte dalla serie “Bord de Mer” e un gruppo di paesaggi realizzati in Italia, Portogallo e Spagna. Particolare attenzione è dedicata alla Svizzera: una serie racconta l’architettura di Luigi Snozzi a Monte Carasso e un’altra il passo di San Gottardo. Un nucleo di 40 fotografie è invece dedicato alla ricostruzione di Gemona del Friuli, lavoro che Basilico ha realizzato nel 1992.

Chiesa di San Lorenzo – San Vito al Tagliamento (Pordenone)

16 giugno – 10 settembre 2017

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Ed van der Elsken – Camera in Love

 

from 13 June 2017 until 24 September 2017 – Concorde, Paris

Ed van der Elsken (1925-1990) is a unique figure in Dutch 20th-century documentary cinema and photography. As a photographer, his preferred subject was the street, and in cities like Paris, Amsterdam, Hong Kong or Tokyo, he enjoyed ‘hunting’ for subjects. Often qualified as a “photographer of marginal figures”, he sought in reality an aesthetic form, a visual authenticity, devoid of artifice, a beauty that was sometimes openly sensual, at times even erotic. Ed van der Elsken was fascinated by these proud figures, full of life and vitality.

The exhibition at the Jeu de Paume presents a large selection of some of his most iconic images: shots of Paris from the 1950s, figures photographed on his numerous travels or in his native Amsterdam from the 1960s onwards, as well as his books, and excerpts from his films and slide shows, particularly Eye Love You and Tokyo Symphony.

Van der Elsken photographs and films his subjects in situations that are often theatrical, and he behaves like a director, engaging in conversation with the people he photographs. He likes to be provocative and encourages his subjects to exaggerate or accentuate certain personality traits he detects in them. In addition to his theatrical, extravagant photography, Van der Elsken has also produced a large number of understated and moving images, revelatory of his poetic nature, his innate sense of solidarity with others, and his profound empathy for all living creatures.

Van der Elsken published approximately twenty books and produced a large number of films. His first book, Love on the Left Bank, was published in 1956. Taking the form of a banal but rather unusual photobook, Love on the Left Bank is a semi-fictive account of disaffected young people, living in Paris after the Second World War. The dark tone and expressive approach, as well as the book’s almost cinematic quality contributed to its instant success. Love on the Left Bank was followed by a number of photo documentaries from his travels: Bagara (1958) featuring photographs from his trip to Equatorial Africa, and Sweet Life (1966), from his round-the-world journey in 1959-1960.
Jazz (1958) is also worth mentioning. The book is a vibrant ode to the explosion of jazz music on the Amsterdam scene. In the 1980s, he published photobooks on Paris and Amsterdam, as well as De ontdekking van Japan (The Discovery of Japan) based on his numerous trips to Japan, and colour publications: Eye Love You (1976), depicting photographs from around the world against the backdrop of the liberal atmosphere of the 1960s and 70s, and Avonturen op het land (Adventures in the Countryside) (1980), Van der Elsken’s tribute to life in the polders in the northern Netherlands.

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Willy Ronis

from 28 June 2017 until 29 October 2017 – Château de Tours

This retrospective presents a specific aspect of Willy Ronis’s work: a deep awareness of the nature of images, despite his being traditionally categorised as a mainstream humanist. For Ronis photography is not an end in itself but a means of expressing his experience of the social realities around him. Taken in the street, a factory, the countryside or some intimate setting, his photographs add up to a set of moments that span his entire career, and constitute the basis of his personal version of reality.

After World War II the torch-bearers of French photography were the Groupe des XV, whose members included Robert Doisneau, René-Jacques, Marcel Bovis and, of course, Willy Ronis. Anecdote, parody, tenderness and visual finesse were among the narrative techniques favoured by French humanist photography, and what it sought to convey. Taking as their subject busy Paris streets, working class neighbourhoods, people out for a walk, children playing and other scenes of daily life, these photographs blended poetry with a spontaneously assumed vocation of reporting on the world.

Ronis is nonetheless very much aware of the dishonesty of any attempt by photography to take the edge off social injustice. He sets out to explore the life of the poor with method, conviction and lucidity. Hence his photographs of workers, picket lines and passionate union harangues in the Citroën and Renault factories in 1936 and 1950, the Saint-Étienne mines in 1948 and the streets of Paris in 1950. But in addition to his empathy with workers in the factory, at home and in society, we sense a photographer whose socio-political concerns could not be satisfied with a few fragments of lives picked up here and there, but required active commitment. Ronis never concentrates on the sordid, nor does he disguise poverty or romanticise the poor; rather he sides with their demands and their struggle.

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EPIFANIE 02 –  LAB/per un laboratorio irregolare

Cembalo

LAB/per un laboratorio irregolare è un progetto di Antonio Biasiucci che nasce nel 2012 per rispondere all’esigenza di creare un percorso per giovani artisti, completamente gratuito, in cui trasmettere un metodo di costante approfondimento e critica del proprio lavoro. Dopo l’esperienza della prima edizione del “laboratorio irregolare”, il progetto è proseguito intorno a un tavolo, nello studio di Biasiucci, per oltre due anni, in cui si sono incontrati i giovani artisti e il fotografo per raccogliere, condividere e sviluppare i loro lavori.

Scrive Antonio Biasiucci: “oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare buona fotografia attraverso un Laboratorio ispirato ad Antonio Neiwiller, regista napoletano scomparso venti anni fa, che io considero mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro”. Il progetto applica dunque i metodi teatrali di Antonio Neiwiller alla fotografia. Non si tratta di una scuola in senso stretto, ma di un percorso dove l’azione didattica diventa un’azione di esistenza e dove la formazione non è fine a sé stessa ma diviene: “lo stimolo a solleticare corde interne del pensiero e dell’emozione, affinché diventino delle epifanie pure e scarnificate” (Leo de Berardinis).

“Come l’azione dell’attore sul palcoscenico – spiega Giovanni Fiorentino, che presenta nel catalogo i principi e l’azione del Laboratorio – è ridotta all’essenza, così nel laboratorio irregolare il viaggio di formazione porta il fotografo a mirare all’interno di sé, ricercando una performance profonda, elaborata per sottrazione, che trasformi l’oggetto della ricerca stessa in soggetto dalla dimensione universale. Biasiucci ha messo intorno al tavolo otto esperienze di vita, e di fotografia, eterogenee, selezionandole tra più di cento di proposte per competenze e qualità della ricerca. Intorno a quel tavolo la fotografia è diventata uno strumento di connessione e di scambio continuo, apprendimento condiviso e relazione sensibile”.

Per questo i lavori del laboratorio irregolare sono sempre “Epifanie” dal contenuto e dalla forma eterogenea. Sguardi autonomi, guidati da un unico metodo, che mette insieme otto esperienze di vita e ricerche fotografiche diverse. Così Pasquale Autiero racconta delle contraddizioni inguaribili del Sud tra il sacro e il profano, Ciro Battiloro dell’umanità che popola il Rione Sanità a Napoli, Valentina De Rosa di persone affette da grave disabilità, Maurizio Esposito di una geografia dell’anima, Ivana Fabbricino della percezione del sé attraverso l’autoritratto, Vincenzo Pagliuca di case ai margini dello spazio, Valerio Polici di un viaggio nel proprio immaginario, Vincenzo Russo della “riproducibilità dell’opera d’arte”.

“Fare il Laboratorio non significa diventare artisti, ma è il tentativo di scoprire cosa è importante; aiuta a distinguere il fondamentale dall’effimero, ad acquisire una forma mentis, una metodologia che è funzionale perlomeno a realizzare una fotografia che non mente. Una fotografia, appunto, una fotografia di se stessi. Nel Laboratorio non si privilegia un genere ma, al contrario, si punta alla cancellazione del genere. È privilegiato solo il proprio dire che eventualmente può prevedere più generi per comunicarlo. Aiuta a capire che lo scambio, il confronto, il relazionarsi sono fondamentali per crescere, insegna ad avere il coraggio di presentarsi nudi, ma consapevoli che è questo l’unico modo possibile”, così Biasiucci parla del Laboratorio Irregolare.

Dal 7 giugno scorso sino al 30 luglio prossimo, un tavolo lungo 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, su cui sono poggiati gli 8 portfoli-libro degli artisti di LAB, illuminato da un’unica striscia di luce, accoglie i visitatori all’interno della Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, detta La Misericordiella. Gli otto lavori di Epifanie 02 sono pubblicati in un catalogo, a cura di Antonio Biasiucci, e edito da Peliti Associati.

14 giugno / 15 luglio 2017 – Galleria del Cembalo Roma
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POP STYLE ICONS

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30 anni di icone da Kate Moss a David Bowie negli scatti di Michel Haddi.

Barberino Designer Outlet in collaborazione con ONO arte contemporanea è lieta di presentare POP STYLE ICONS: 30 anni di icone da Kate Moss a David Bowie negli scatti di Michel Haddi, una mostra che attraverso i soggetti più rappresentativi del celebre fotografo di moda francese racconta non solo l’evoluzione dello stile di tre epoche segnate da profondi cambiamenti storici e culturali, ma testimonia anche il passaggio dall’analogico al nuovo mondo digitale e alle infinite possibilità che questo ha aperto nell’ambito della fotografia di moda e costume.

La fotografia mi permette di creare una realtà alternativa. La fotografia di moda non è una rappresentazione accurata della realtà. Certo, ci sono elementi didascalici, cosa va di moda, quali sono gli argomenti di maggior interesse popolari al momento, ma è anche un sistema fantasmagorico. Ho campo libero.
Michel Haddi

Le immagini esposte sono state selezionate insieme a Michel Haddi e provengono da un archivio sterminato di volti noti e meno noti: icone del passato e nuovi modelli culturali sono qui accomunati dal taglio contemporaneo e sempre attuale di Haddi. La sua volontà di inventare storie, di far vivere lo scatto anche al di fuori dell’immagine fotografica, è evidente nella maggior parte dei suoi ritratti che sembrano implicare un continuum spazio-temporale con il mondo esterno: un prima e un dopo che diventano quasi necessari, come se la fotografia fosse un frame tratto da una pellicola cinematografica. Le immagini che compongono la mostra descrivono non solo la sua personale evoluzione nell’ambito della fotografia di moda, ma ci offrono anche uno spaccato della trasformazione interna della cultura visuale delle riviste patinate degli ultimi trent’anni, così come dello stile visivo e popolare tout-court.

A Barberino Designer Outlet la mostra è visitabile gratuitamente dal 13 giugno al 30 luglio ogni giorno dalle 11:00 alle 20:00. Pop Style Icons: un’occasione unica per lasciarsi rapire dalle celebrità del mondo del cinema e della musica immortalate dall’arte di Michel Haddi.

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Another Look – Daniele Tamagni

Dal 6 luglio al 16 settembre, presso la Galleria del Cembalo (Palazzo Borghese) a Roma, la mostra ANOTHER LOOK, a cura di Giovanna Fazzuoli, racconterà la moda di strada come strumento di affermazione individuale e di rivendicazione politica e sociale. Dai dandy congolesi di Brazzaville ai metallari cowboys di Gaborone, dai giovani ballerini di Johannesburg ai creativi di Nairobi e Dakar, Daniele Tamagni è riuscito a cogliere l’immediatezza espressiva di queste comunità.

Nel suo lungo lavoro di reportage condotto in diversi paesi africani, Tamagni ritrae fenomeni di resistenza eccentrica e di rivendicazione della differenza attraverso la moda. L’identità delle fashion tribes è rappresentata in diversi contesti geografici in cui si è radicata una controcultura popolare che si ispira a quella coloniale e occidentale, sfidandola e reinterpretandola con inesauribile creatività.

L’intimità di questi ritratti testimonia lo stretto rapporto di fiducia che il fotografo riesce a instaurare con i soggetti rappresentati: “Questo forte legame gli ha permesso di andare alle radici, di realizzare vitali scatti istantanei con gli occhi di una persona di fiducia, calata all’interno di un microcosmo difficile da conoscere, dove è raro per un estraneo essere ammesso.” (Paul Goldwin, già curatore Tate Gallery, London).

Tra globalizzazione e tradizione, desiderio di emulazione e affermazione sociale, spontaneità e artificio, creatività individuale e reinterpretazione, le tribù della moda, raccolte nel volume “Fashion Tribes”, rivendicano la propria identità nella realtà di tutti i giorni, una realtà che Tamagni ha saputo guardare da un punto di vista diverso, sfidando stereotipi e luoghi comuni.

6 luglio / 16 settembre 2017 – Galleria del Cembalo Roma

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Concorsi e premi in scadenza a giugno

Buongiorno, eccovi la selezione dei concorsi e premi in scadenza per il mese di giugno.

IAFOR Documentary Photography Award

Scadenza: 1 giugno 2017
Premi: Primo premio £ 1.000 (GBP) in denaro più altri premi
Fee: /
Tema: History, Story, Narrative

IAFOR Documentary Photography Award è stato lanciato dal International Academic Forum (IAFOR) nel 2015 come premio fotografico internazionale che cerca di promuovere e sostenere lo sviluppo professionale dei fotografi documentaristi emergenti e fotoreporter. Il premio ha tratto vantaggio fin dall’inizio dall’esperienza di fotografi di fama internazionale, tra cui il dottor Paul Lowe come Giudice fondatore, Ed Kashi, Simon Roberts, Simon Norfolk e Emma Bowkett come giudici ospite.
Giunto alla sua terza edizione, il premio è ampiamente riconosciuto nel settore ed è stato sostenuto da World Press Photo, British Journal of Photography , Metro Imaging, MediaStorm, Think Tank Photo, Università delle Arti di Londra, RMIT University e la Medill Scuola di Giornalismo alla Northwestern University.

Link iaforphotoaward.org


PEFC

Scadenza: 5 giugno 2017
Premi: Primo premio week end per due in Trentino con workshop fotografico e qualificazione alla fase internazionale.
Fee: /

Vuoi avere l’opportunità di vincere un week end nei boschi certificati del Trentino, di qualificarti alla fase internazionale del concorso fotografico PEFC e allo stesso tempo di aiutare a proteggere le foreste di tutto il mondo? Allora il concorso fotografico “Experience Forests, Experience PEFC” è quello che fa per te!
In che modo le foreste influenzano la tua vita? In che modo godi dei molteplici benefici che le foreste sono in grado di darti? Qualsiasi sia il significato di “foresta” per te, noi lo vogliamo sapere! Esprimi le tue emozioni attraverso una foto e partecipa al concorso!
Lasciate libera la vostra fantasia: potete partecipare con foto di paesaggi forestali, foto all’interno di foreste, foto di animali e persone che vivono, lavorano e giocano nelle foreste

Link pefc.photo

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