Vivian Maier, J.Sessini, F.Woodman, D.Moryiama e altre ottime mostre da non perdere.

Vivian Maier. Street Photographer

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Dopo il MAN di Nuoro, la mostra della bambinaia fotografa, fa tappa a Milano, dal 19 novembre al 31 gennaio 2016 presso la Galleria Forma Meravigli

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Se v’interessa approfondire la storia straordinaria di questa autrice, qui trovate il link al sito creato in occasione del lancio del film Finding Vivian Maier, dove troverete anche il trailer del film stesso. Vi consiglio la visione!

Jerome Sessini – Ukraine: Inner Disorder

Il nuovo Store Leica di Torino inaugura il 30 settembre proponendoci nell’occasione un’interessante esposizione di Jerome Sessini, fotoreporter della prestiogiosa agenzia Magnum Photos.

L’intenzione del fotografo con questo lavoro è di interrogarsi su come popoli che fino al giorno prima vivevano insieme in pace, riescano a sviluppare un odio tale per cui comincino ad uccidersi tra loro.

“Dalla guerra nei Balcani al genocidio in Rwanda, fino ad oggi in Ucraina, le guerre spesso assumono la forma di conflitti armati che spaccano in due le naioni. Parte della mia ricerca verte sulla percezione dell'”altro” come nemico, e sul conseguente collasso dell’equilibrio sociale”

Francesca Woodman – On being an angel

Stockholm 5 September 2015 – 6 December 2015 Moderna Museet

The American photographer Francesca Woodman (1958–1981) created a body of fascinating photographic works in a few intense years before her premature death. Her oeuvre has been shown in number of major exhibitions in recent years, and her photographs have inspired artists all over the world.
Woodman’s photographs explore gender, representation, sexuality and body. The intimate nature of the subject matter is enhanced by the small formats. Her production includes several portraits, using herself and her friends as models. The figures are often placed behind furniture and other interior elements; occasionally, the images are blurred and the models hidden from the viewer. Woodman worked in settings such as derelict buildings, using mirrors and glass, evoking surrealist and at times even claustrophobic moods.

Francesca Woodman began photographing in her teens and studied at the Rhode Island School of Design from 1975 to 1978. Her output is usually divided into periods: the early works, her years as a student in Providence, Italy (1977–78), the Mac Dowell Colony, and, lastly, New York from 1979 until she died. The collection she left behind consists of several hundred gelatin silver prints, but she also tried other techniques, such as large-format diazotypes and video.

Francesca Woodman. On being an angel presents 102 photographs and one video, representing most of the artist’s series and themes. The exhibition is produced by Moderna Museet in association with the Estate of Francesca Woodman. Alongside this exhibition, Moderna Museet presents a compilation of photography from the same period from its collection, to show Francesca Woodman in context and expand the perspective on her oeuvre to the public.

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Andy Rocchelli – Stories

1 ottobre – 15 novembre
Museo di Roma in Trastevere

La mostra ripercorre due linee guida approfondite dal fotogiornalista Andy Rocchelli fra il 2009 e il 2014 a partire da alcuni degli eventi che recentemente più hanno segnato il nostro tempo.

Da un lato la crisi del Mediterraneo che dall’Italia, attraverso la questione dell’immigrazione, si allarga fino ai giorni della Primavera Araba e ai movimenti di popoli fisici e ideali che ne sono conseguiti, e dall’altro il tema che forse più di tutti è stato al centro del suo interesse, la questione delle conseguenze della disgregazione dell’Unione Sovietica, dalle rivolte civili nel nord del Caucaso all’identità in costante mutazione della stessa Russia, espressa nei ritratti di Russian Interiors e nell’indagine delle molteplici sfaccettature delle sue orbite d’influenza, fino agli ultimi eventi che dalle prime manifestazioni di Kiev a Piazza Maidan hanno portato allo stallo politico ucraino e alle sue tragiche conseguenze.

Andy Rocchelli è scomparso il 24 maggio 2014 a Sloviansk dove si trovava per documentare la guerra civile tra separatisti filorussi ed esercito ucraino.

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DAIDO MORIYAMA IN COLOR

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8 novembre 2015 – 10 gennaio 2016

“Il bianco e nero racconta il mio mondo interiore, le emozioni e i sentimenti più profondi che provo ogni giorno camminando per le strade di Tokyo o di altre città, come un vagabondo senza meta. Il colore descrive ciò che incontro senza filtri, e mi piace registrarlo per come si presenta ai miei occhi. Il primo è ricco di contrasti, è aspro, riflette a pieno il mio carattere solitario. Il secondo è gentile, riguardoso, come io mi pongo nei confronti del mondo.”
La Galleria Carla Sozzani presenta la mostra Daido Moriyama in Color, a cura di Filippo Maggia: per la prima volta una selezione di 130 fotografie inedite, realizzate tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, anni decisivi nei quali si è compiuta la formazione di Moriyama.

La strada, teatro prediletto del fotografo giapponese, è il tema centrale del lavoro di quegli anni, periodo storico particolare per il Giappone che, dopo la ricostruzione e il boom economico successivi alla fine della seconda guerra mondiale, si trovò a vivere e affrontare l’occupazione americana e poi la contestazione studentesca, sull’onda di quanto accadeva in Europa e negli Stati Uniti.

La mostra, in collaborazione con Fondazione Fotografia Modena, sarà a Modena nel marzo 2016. La accompagna un volume edito da Skira, con oltre 250 fotografie a colori.

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Paolo Ciregia – ‘Perestrojka’

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17 novembre 2015 – 18 dicembre 2015

mc2gallery presenta la prima mostra milanese del giovane fotografo Paolo Ciregia (classe 1987). Paolo è riuscito a creare un nuovo stile personale di forte impatto rielaborando foto che ha scattato negli ultimi 4 anni, durante il conflitto in Ucraina, da Piazza Maidan, al distacco della Crimea, alla guerra nel Donbass . Paolo interviene con un cutter o con bruciature, stravolgendo la natura reportagistica dei suoi scatti. Utilizza vecchie cornici dal gusto un po’ kitsch che ben rendono l’atmosfera di quelle terre cosi lontane eppur cosi vicine e gli permettono di creare installazioni e sculture, ottenendo un nuovo e contemporaneo linguaggio visivo per raccontare l’esperienza della guerra.

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Jeff Bridges Photographs: LEBOWSKI and Other BIG Shots

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ONO Arte Contemporanea ha l’onore di presentare la mostra “Jeff Bridges Photographs: LEBOWSKI and Other BIG

Shots”, prima mostra monografica in Europa dedicata alla carriera fotografica dell’attore premio Oscar Jeff Bridges. Come Peter Bogdanovich afferma nell’introduzione del catalogo della mostra, Jeff Bridges è contemporaneamente uno dei più versatili e sottovalutati attori di tutta Hollywood, oltre ad essere dotato di molte doti spesso sconosciute al grande pubblico: dipinge, compone, canta e, come può ben dimostrare questa mostra, è un fotografo di primo livello.

Bridges, che proviene da una famiglia da generazioni radicata nel tessuto dell’industria del cinema americano – suo padre Lloyd fu un attore caratterista attivo dagli anni ’40 in oltre 150 film e il fratello Beau è anch’esso celebre attore e regista- appartiene a quella generazione di attori che ha formato la vera base di Hollywood partecipando a un’innumerevole serie di film e recitando nei ruoli più diversi. All’inizio degli anni ’70 Bridges comincia la sua lunga carriera sul grande schermo, ma la fotografia – che pure aveva amato durante gli anni del liceo e del college – non viene ripresa fino al 1976 quando il personaggio che interpreta in un remake di King Kong lo costringe a girare con una macchina fotografica al collo e gli ricorda la sua passione.

Da allora Bridges porta sempre con sé, sui set dei film a cui lavora, una Widelux, una particolare macchina fotografica utilizzata per la posa con un otturatore a scatto ritardato che permette quindi la doppia esposizione, e con una caratteristica pellicola allungata molto simile a quella 70 mm con cui erano girati i film. La scelta di questa macchina, che può sembrare di scarsa importanza, è in realtà strettamente legata alla concezione che Bridges ha dell’arte: come lui stesso afferma infatti, da un lato le caratteristiche della Widelux permettono di catturare il maggior numero di informazioni in un singolo scatto e di narrare contemporaneamente più storie, creando delle immagini che sono in un inter-regno tra la fotografia di scena (o di posa) e il film, dall’altro invece, l’assenza di un focus manuale e un obiettivo poco attendibile la rendono una macchina piuttosto arbitraria e poco precisa, ma per questo più “umana” ed onesta. Sia come attore che come fotografo Bridges vuole liberare la scena dalla sua presenza per lasciare spazio alla narrazione. Le immagini che Bridges scatta nei backstage di film come The Fabulous Baker Boy, Texasville, The Fisher King, American Heart, e ancora The Mirror has two faces, True Grit e The Big Lebowsky raccontano la vera essenza di cosa significhi creare un film e definirle solo “intime” sarebbe riduttivo. Il suo lavoro infatti ha una qualità poetica tale da far risultare queste fotografie quasi un’autobiografia, un diario quotidiano e a tratti malinconico.

In mostra oltre alle immagini del backstage dei film citati e di molti altri anche una serie di immagini, chiamate Comoedia/Tragoedia, che sfruttano proprio la caratteristica possibilità della doppia esposizione della Wideluxe per immortalare nello stesso scatto attori come Martin Landau, John Turturro, Cuba Gooding Jr., Philip Seymour Hoffman o Kevin Spacey che interpretano la maschera comica e quella tragica, nel nome della tradizione teatrale più classica.

La mostra (3 ottobre – 15 novembre 2015) è composta di circa 60 immagini in diversi formati. Patrocinio del Comune di Bologna.

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South Topographics – Franco Sortini

10 ottobre 2015 – 1 novembre 2015

Dopo l’esperienza del Photoscreening a Bari, Franco Sortini torna in Puglia con una mostra fotografica sulla città di Lecce.

Il progetto si presenta come la conclusione di un lavoro più ampio realizzato sulle città europee e che trova la sua perfetta sintesi nel volume fotografico “Un luogo neutro”, edito da Punto Marte Editore, che l’autore presenterà il giorno dell’inaugurazione.

L’analisi visiva di Franco Sortini sul centro e, in particolar modo, sulla periferia è stata possibile grazie anche al progetto All We Need Is Slow, un format curatoriale ideato e prodotto dall’associazione Kult – Culture Visive, un ciclo di seminari, incontri, residenze e artist talks con alcuni dei maggiori esponenti della fotografia di paesaggio in Italia, e che ha portato l’autore in residenza nel capoluogo salentino.

L’evento è segnalato da AMACI, associazione musei d’arte contemporanea italiani, per l’Undicesima edizione della Giornata del Contemporaneo.

<<A volte la città fallisce e crea un ambiente inumano, illustrandone dati punti geografici. L’operazione dell’autore è nella tracciabilità della città ai margini, al limes, nella spontanea consapevolezza dei processi di zoning e della monofunzionalità residenziale. Sono i vuoti urbani e le periferie condensate di Lecce, del quartiere Santa Rosa e Stadio, come testimonianza dei processi di espansione e zonizzazione degli aggregati quartieristici. Così, involucri preesistenti si trovano eretti accanto a corpi di fabbrica e blocchi urbani più estesi, a favore di un’edilizia puntiforme. E’ tuttavia un paesaggio le cui immagini sono enigmi che si risolvono con il cuore, cioè con sguardo amorevole rivolto a ciò che ci sta intorno, alla ricerca di familiarità e poesia.
La geografia Sortiniana quindi esplora a fondo sia la dimensione oggettiva e materiale dei luoghi – l’insieme degli elementi fisici – sia quella soggettiva e immateriale – la sfera dei significati. Ma la radicalità del progetto si situa nella configurazione di nuovi rapporti tra geometrie e luci, un metodo compositivo peculiare dell’ultima fotografia che esilia per sempre il soggetto umano, come in questo caso, o ne fa un sostrato di legittimazione così profondo da divenirne un contrassegno.>> Valentina Isceri

presso gli spazi di Classic Camera – via Oberdan 104, Lecce

6th continent – Mattia Insolera

La Scuola di Fotografia Contemporanea dell’ISFCI, diretta da Maurizio Valdarnini e Irene Alison presenta la mostra di MATTIA INSOLERA: “6th Continent” in collaborazione con Cortona On The Move.
L’appuntamento è per Giovedì 15 Ottobre in via degli Ausoni, 1 dalle ore 18.00
A cura di Arianna RINALDO.
6th Continent ha origine nel 2007, quando Mattia Insolera parte in barca a vela dall’Italia, insieme a un amico che vuole attraversare l’Oceano Atlantico. Dopo due settimane di navigazione, capisce che la vita sulla costa gli interessa più dell’impresa velica. Scende
dalla barca nella zona dello Stretto di Gibilterra, dove ha il primo assaggio di un ambiente autenticamente mediterraneo, un mondo popolato da marinai e portuali, migranti e trafficanti.
Decide di dedicare gli anni successivi alla realizzazione di un progetto fotografico su quest’area geografica. Poco dopo si trasferisce a Barcellona, città ben collegata con le coste
mediterranee. Da lì può raggiungere 13 Paesi del Mediterraneo, viaggiando su ogni tipo di imbarcazione, dalla barca a vela al cargo, e percorrendo 25.000 Km in moto.
Oggi la maggior parte delle persone conosce il Mediterraneo come un paradiso di sole, mare e cielo azzurro, o come teatro del dramma dell’immigrazione in Europa. Appartenendo a  questa regione, Mattia sente l’esigenza di raschiare via la superficie dei cliché da turista, andando oltre le notizie da telegiornale per catturare la vera essenza di questi luoghi. Il Mediterraneo del XXI secolo è diventato terreno di discordie: una frontiera di filo spinato che divide Nord e Sud del mondo. È anche il bacino in cui hanno luogo i maggiori conflitti del pianeta, un passaggio pericoloso per chi è in fuga da miseria e guerra e un cimitero per i 20.000 migranti che negli ultimi vent’anni vi sono annegati.
Non sempre è stato così. Nel passato questo mare interno comprendeva e collegava sponde e culture diverse, era una terra fertile per la nascita delle prime civiltà. Secondo lo scrittore turco conosciuto come il Pescatore di Alicarnasso, il Mediterraneo era un Sesto Continente, distinto dai cinque indicati arbitrariamente dai geografi, uno spazio che assimilava in sé popoli provenienti dagli antipodi della Terra, trasformandoli tutti in mediterranei. Mattia vuole scoprire se sia rimasto qualcosa di quell’epoca, quindi punta la macchina fotografica sulla gente che continua a considerare il mare un mezzo di trasporto, un’area di scambio. In altre parole, sulla gente che vive ancora il mare come un Sesto Continente.

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TINA MODOTTI – La nuova rosa. Arte, storia, nuova umanità

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18 ottobre 2015 – 28 febbraio 2016

Udine rende  nuovamente omaggio a una delle sue figlie più celebri a 36 anni di distanza (correva l’anno 1979) da quella che fino ad allora era considerata la più esauriente esposizione sulla vita e sull’opera di Tina mai realizzata. Nel frattempo il mito di Tina Modotti è cresciuto e le sue fotografie più importanti sono state acquistate da privati collezionisti, esposte in prestigiosi musei e sono divenute note un pubblico più vasto.

“Tina Modotti: la nuova rosa. Arte, storia, nuova umanità” presenta la raccolta più vasta degli scatti della fotografa di origini udinesi, tratte dai negativi originali e arricchita dalle più recenti acquisizioni riferibili alla storia familiare della Modotti, all’arte fotografica e all’impegno politico-sociale.
Viene inoltre esposta , per la prima volta in Europa, la nuova documentazione fotografica sulle “Scuole libere di agricoltura” con una serie di 18 istantanee realizzate da Tina Modotti,  rimaste in gran parte sconosciute fino a tempi recenti.

L’esposizione è realizzata dall’assessorato alla Cultura – Musei Civici in partnership con il comitato Tina Modotti e in collaborazione con prestigiose istituzioni scientifiche a livello nazionale e internazionale con il il sostegno della Regione e la collaborazione dell’Università degli Studi di Udine e dell’associazione culturale Etrarte.

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Nuove mostre che Mu.Sa. vi propone!

Jacob Aue Sobol – Arrivals and departures

Jacob Aue Sobols exhibition ARRIVALS AND DEPARTURES – RUSSIA MONGOLIA CHINA at Gallerie Naboløs in Copenhagen.

New signed catalogue will be available at 150 kr. (only opening night)

Friday the 5th June 2015 from 17-21. Event: https://www.facebook.com/events/833554373365582/

In 2012 Jacob Aue Sobol travels from Moscow to Beijing with the Trans-Siberian railway. The journey through Russia, Mongolia and China is an intimate encounter with the people in the cities and the train from Moscow via Ulaanbaatar and all the way to Beijing.

‘My Arrivals and Departures project reflects an inner journey, a study of emotional stages that control and inspire us and keep us humans on the move’ – Jacob Aue Sobol.

With his unique visual language and pictorial composition, Jacob’s body of work inspires and influences many young photographic talents.

The works in the exhibition have not been shown in Denmark before. In addition, Jacob Aue Sobol has not exhibited on Danish soil for years. With this show, Gallery Naboløs wish to focus on the only Danish Magnum Photos photographer and one of the most expressive contemporary photo artists in Denmark.

WHEN AND WHERE

The exhibition will take place during the Copenhagen Photo Festival 2015.

The exhibition takes place in Larsbjørnsstræde 10, 1454 Copenhagen K (Backyard) from Friday June 5th to Sunday June 14th 2015 between 12:00 and 20:00.

In co-operation with Sun Hee Engelstoft and exhibition text by Charlotte Præstegaard Schwartz – PhD, Post.doc. at University of Southern Denmark.
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Stories – A retrospective of Andy Rocchelli

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OPENING
On June 4th from 6pm the opening that will be taking place at the Lecture Hall of Palazzo Broletto (1st floor), entrance from Via Paratici 21, in Pavia.
It will be introduced by Alessia Glaviano, Vogue Italia Senior Photo Editor and Adriano Sofri, Journalist and Activist.

INAUGURAZIONE
Alle 18.00 del 4 Giugno l’apertura della mostra  avverrà nella sala conferenze al primo piano di Palazzo Broletto a Pavia, entrata di Via Paratici 21.
Verrà presentato da Alessia Glaviano, Senior Photo Editor di Vogue Italia e Adriano Sofri, Giornalista ed Attivista.

EXHIBITION
“Series” will be displayed at Palazzo Broletto, Pavia till July 4th.

MOSTRA
“Series” sarà in mostra a Palazzo Broletto, Pavia fino al 4 Luglio.

“SERIES” – the retrospective

The photographic archive that Andy has left behind is a tidy anthology of an independent and auto – conclusive production.
This retrospective offers a selection of such works, most of which has never released before, concerning worlds geographically and socially apart from each other: the right collocation points out hidden bonds and concealed lines, first among everything the relationship between the individual and the social context of which he belongs to.
The stories are here unravelled without a precise expository sequence, at a free pace, because alike was the organic structure with which Andy shaped his research.
Moreover, the descriptive part has been limited to the very essential, in respect of the communication power of the images.

“SERIES” – la retrospettiva

L’archivio fotografico che Andy ha lasciato è un’ordinata antologia di lavori indipendenti e autoconclusivi. La presente retrospettiva propone una selezione di tali racconti, per lo più inediti, concernenti mondi sociali e geografici lontani tra loro: la loro giustapposizione evidenzia legami latenti e filoni di indagine non manifesti, primo fra tutti la relazione intercorsa tra l’individuo e il contesto sociale cui appartiene. Le storie vengono qui dipanate senza una precisa sequenza espositiva, con andamento libero, perchè tale fu la struttura cellulare e organica che Andy diede alla sua ricerca. L’apparato descrittivo è inoltre stato limitato al minimo, nel rispetto della potenza comunicativa dell’immagine.

Mostre FOTOLEGGENDO 2015

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Nell’undicesima edizione di FotoLeggendo la fotografia contemporanea è sempre l’indiscussa protagonista della manifestazione. Reportage, tematiche sociali, visioni personali e intimistiche, maquette di libri fotografici comporranno il ventaglio di visioni fotografiche che i fotografi scelti esporranno all’interno della rassegna.

Di seguito un assaggio delle mostre principali, ma trovate tutti i dettagli qui

GENESI di Sebastião Salgado

Il Forte di Bard presenta dal 23 maggio al 30 settembre 2015 la mostra Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado, a cura di Lélia Wanick Salgado.

Il progetto raggruppa ben 245 fotografie frutto del viaggio fotografico che Salgado ha compiuto nei cinque continenti per documentare, con immagini in un bianco e nero di grande incanto, la rara bellezza del nostro principale patrimonio, unico e prezioso: il nostro pianeta.
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La mostra è frutto di otto anni di lavoro e oltre trenta reportage. Il materiale è suddiviso in cinque sezioni, corrispondenti a cinque parti del globo:
il Sud del Pianeta, con l’Argentina, l’Antartico e le sue isole, poi l’Africa. La terza parte è dedicata a un certo numero di isole definite “I Santuari del Pianeta” perché custodiscono una biodiversità particolarissima, come il Madagascar, la Papua Nuova Guinea e i territori degli Irian Jaya. E poi l’Emisfero Nord del mondo che comprende regioni fredde ma anche il Colorado, meraviglioso territorio degli Stati Uniti. La quinta sezione è riservata all’Amazzonia, il polmone del mondo e il luogo dove abitano un’immensità di specie, di flora e di fauna. L’Amazzonia del Brasile ma anche quella del Venezuela e la zona del Pantanal.
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Fotografia Futurista

All’invenzione del «fotodinamismo», o fotografia del movimento come energia in atto ad opera dei fratelli Anton Giulio e Arturo Bragaglia è dedicata la seconda sezione, come uno dei contributi più significativi del futurismo alla storia della fotografia. Esplorando la capacità fotografica di fissare un gesto repentino in termini di energia pura che trascende la massa corporea, i fratelli intuiscono la possibilità di coglierne solo la scia luminosa che interpretano come verifica di una realtà spirituale, come manifestazione della forza vitale che abita la materia.

Il fotoritratto che i futuristi hanno usato come veicolo di comunicazione ma anche come possibilità di restituire l’immagine emblematica di se stessi come artisti d’avanguardia è il tema del terzo approfondimento. Compensando la registrazione passiva della realtà da parte dello strumento fotografico, hanno inventato la foto-performance in cui l’artista consegna all’obbiettivo un’immagine autoironica di sé come figura istrionica e clownesca.

La quarta sezione è dedicata alle ricerche degli anni Venti e Trenta in cui i futuristi, in totale sintonia con le migliori avanguardie europee e ponendosi come corpo estraneo alla cosiddetta «cultura fascista», hanno praticato il fotomontaggio, il foto-collage, la composizione d’oggetti, i giochi di luci o di specchi, il teatrino d’ombre, le simbologie magiche, misteriose o allusive delle cose sorprese in chiave di natura morta, la metafora dei valori luminosi, la posa in costume come paradosso allegorico, sguardi che si pongono al di fuori dell’iconografia del regime.

In mostra, le foto scelte tra trentun autori dai primi del novecento fino alla fine degli anni Quaranta: Vittorio Alinari (Firenze,1859/Livorno, 1932); Mario Bellusi (Ferrara,1893/Roma,1955); Francesco Benvenuti (Firenze,1863/Viareggio, 1919); Italo Bertoglio (Torino,1871/1963), Piero Luigi Boccardi (Intra, 1890/Torino, 1971); Umberto Boccioni (Reggio di Calabria,1882/Verona, 1916); Gustavo Ettore Bonaventura (Verona,1882/Roma, 1966); Anton Giulio Bragaglia (Frosinone, 1890/Roma, 1962) e Arturo Bragaglia (Frosinone, 1893/Roma, 1962); Mario Castagneri (Alessandria,1892/ Milano, 1940); Gianni Croce (Lodi, 1896/Piacenza, 1981);Tito D’Alessandri (Roma,1864/1942); Ferruccio Antonio Demanins (Trieste,1903/1944); Fortunato Depero (Fondo, 1892/Rovereto, 1960); Mario Gabinio (Torino, 1871/1938); Maggiorino Gramaglia (Torino, 1895/1971); Giovanni Giuseppe Guarnieri (Locorotondo, 1892/Mendoza, 1976); Emanuele Lomiry (Ancona, 1902/Roma, 1988); Elio Luxardo (Sorocaba, 1908/Milano,1969); Carlo Maiorana; Filippo Masoero (Milano, 1894/Roma, 1969); Bruno Munari (Badia, 1907/ Milano, 1998); Francesco Negri (Tromello in Nomellina, 1841/Casale Monferrato, 1924); Mario Nunes Vais (Firenze 1856/1932); Ivo Pacetti (Figline 1901/Albissola, 1970); Giulio Parisio (Napoli, 1891/1967); Enrico Pedrotti (Trento, 1905/Bolzano, 1965); Guido Pellegrini (Milano, 1886/1955); Tato alias Guglielmo Sansoni (Bologna, 1896/Roma, 1974); Thayaht alias Ernesto Michahelles (Firenze, 1893/Marina di Pietrasanta, 1959; Enrico Unterveger (Trento, 1876/1959); Wanda Wulz (Trieste, 1903/1984).

Accompagna la mostra il catalogo in italiano e inglese Fotografia futurista a cura di Giovanni Lista e pubblicato da Carla Sozzani editore, che raccoglie le testimonianze della ricerca fotografica futurista e dei suoi nuovi codici visivi.

Galleria Carla Sozzani

corso Como 10 – 20154 Milano, Italia

tel. +39 02.653531 fax +39 02.29004080

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Anna “*”