Seiichi Furuya è nato a Izu, Giappone, nel 1950. Dopo essersi laureato alla Tokyo Polytechnic University nel 1973, lasciò il Giappone per andare in Europa attraverso la Ferrovia Transiberiana. Visse a Vienna e successivamente a Graz dove si trasferì nel 1975. Qui conobbe Christine Gössler che divenne sua moglie e, successivamente, protagonista dei suoi progetti fotografici. Per motivi di lavoro si trasferirono a Dresden e, nel 1985, a Berlino Est. Alla fine del 1982, Christine aveva iniziato a soffrire di schizofrenia e di depressione. Nel 1983 fu ricoverata a causa della sua malattia che andava via via peggiorando e ciò la costrinse ad abbandonare gli studi di recitazione che stava frequentando. Seiichi iniziò a fotografare la moglie con la speranza che l’uso poetico e metaforico delle sue immagini potesse aiutarlo ad affrontare la paura di una eventuale perdita della compagna.
Queste fotografie furono scattate nell’arco di sette anni fino al giorno in cui Christine si suicidò buttandosi dal nono piano della loro abitazione a Berlino Est. Seiichi fotografò questo momento tanto delicato immortalando il corpo della moglie disteso a terra. Le immagini di questo lavoro vengono ancora oggi continuamente rieditate dell’autore. Sono state infatti pubblicate diverse versioni di album fotografici dal titolo Memories in cui Seiichi cerca di mantenere vivi i ricordi legati al suo passato. All’inizio del 2018 a Seiichi Furuya fu chiesto di pensare ad una esposizione personale del suo lavoro. “Dovrà essere l’ultimo delle Memories”. Senza esitazione iniziò a ricercare materiale lasciato da Christine trovando diverse pellicole, cassette e pellicole tascabili. Questo gli permise di vedere numerose immagini scattate dalla moglie e notò una grande quantità di ritratti che Christine aveva di Seiichi. L’atto di fotografare ed essere fotografati è stato portato avanti nel corso degli anni fino al giorno prima della morte della moglie. Il lavoro, che prende il nome di Face to Face, 1978-1985, si propone come 150 dittici in cui Seiichi e Christine vengono ritratti l’un l’altro nella stessa situazione e a pochi minuti di distanza.
I lavori di Furuya sono stati protagonisti di diverse esposizioni sia in Giappone che oltreoceano: Forum Stadtpark (Graz, Austria), Winterthur Museum (Svizzera), Albertina Museum (Vienna, Austria), Vangi Sculpture Garden Museum (Mishima, Giappone). Come accennato precedentemente ha pubblicato numerosi fotolibri che hanno come protagonista la moglie Christine: Mémoires 1978-1988 (Camera Austria, 1989), Mémoires 1995 (Scalo Books, 1995), Christine Furuya-Gössler, Mémoires 1978-1985 (Korinsha Press, 1997), Portrait (Fotohof, 2000), Last Trip to Venice (self-published, 2002), Mémoires 1983 (Akaaka Art Publishing, 2006), Mémoires.1984-1987 (Izu Photo Museum/Camera Austria, 2010), WHY DRESDEN 1984/2015 (spector, 2017). Inoltre è impegnato in vari progetti: è fondatore del magazine fotografico Camera Austria e è curatore di esposizioni che puntano a introdurre nel panorama europea artisti giapponesi come Daido Moriyama, Shomei Tomatsu e Nobuyoshi Araki.
Aapo Huhta è un giovane fotografo finlandese nato nel 1985. Dopo aver studiato fotografia presso il Lahti Institute of Arts and Design, ha conseguito un master in fotografia presso la Aalto University of Arts and Design a Helsinki, Finlandia. Nei suoi lavori Aapo Huhta combina elementi di fotografia documentaria ad osservazioni soggettive che nel loro intrecciarsi portano a una gamma di narrazioni ambigue e frammentate. Per mezzo di associazioni, rimandi ed accenni nei lavori di Huhta si vengono a costruire potenti saggi visuali che, servendosi di un vortice visivo metaforico, indagano la componente umana.
Ukkometso, uno tra i suoi lavori più conosciuti, trascina l’osservatore nella contemplazione e comprensione delle fotografie. Ciò che lo ha portato alla realizzazione di questo lavoro è stata l’ideologia della creazione del mondo secondo il folklore finlandese.
Aapo Huhta
“According to Finnish folklore, the world was created out of the shell of a duck egg made of gold and iron. The first human was born after a goddess was impregnated by the wind. According to the same mythology, human life first began in a place called Kalevala, a region now known Kainuu, situated on the western side of the Finnish-Russian border.”[1]
Kainuu potrebbe quindi essere il luogo in cui tutto ha iniziato a prendere vita. Oggi però questo luogo è noto come area con il più alto tasso di suicidio dell’intera Finlandia ed è soggetto a un forte calo demografico. Inoltre è un luogo di estreme tensioni sia dal punto di vista economico con uno scontro costante tra libero mercato e totalitarismo; sia dal punto di vista geografico in quanto punto di incontro tra Oriente ed Occidente.[2] Aapo Huhta, insieme ad altri quattro fotografi, ha deciso di indagare questo luogo e la sua gente. Ognuno ha lavorato in modo autonomo secondo la propria indole fotografica ma, collettivamente, il filo comune delle varie narrazioni fotografiche restavano le storie del folclore finlandese. L’obiettivo comune era quello di trovare una connessione tra il passato mitico e il mondo contemporaneo.[3]
L’ultimo lavoro pubblicato di Aapo Huhta è Omatandangole, fotolibro pubblicato nel 2019 da Kehrer Verlag. Questo progetto è stato scattato tra il 2016 ed il 2018 nei desolati deserti della Namibia. Dopo un periodo difficile dal punto di vista personale Aapo Huhta ha deciso di rifugiarsi nel deserto per prendere le distanze dal suo passato e dalla vita che conduceva in Finlandia. Qui, in Namibia, ha potuto sperimentare in modo creativo lasciando convergere realtà e fantasia. I soggetti ritratti in queste immagini sono tratte dalla realtà ma potrebbe essere state facilmente l’oggetto dei nostri sogni. Le turbolenze personali del fotografo hanno dato vita quasi inconsciamente al progetto che, nel suo evolversi, ha insistito su un piano di narrazione più ampio andando ad indagare le condizioni del degrado ambientale che incombe inesorabile sul mondo naturale. La serie allude ad un futuro imminente in cui la società è devastata dagli effetti provocati dalla crisi climatica che stiamo attraversando. La tematica ambientale è molto cara all’autore ma come lui stesso afferma non è il topic principale di questo progetto seppur è impensabile affermare che non sia parte integrante della narrazione.[4]
Aapo Huhta
Nel 2014, Huhta è stato selezionato come uno dei migliori fotografi Under 30 da Magnum Photos. Inoltre ha ricevuto il premio Young Nordic Photographer of the Year 2015 ed è stato scelto per la Joop Swart Masterclass nel 2016.[5]
Da un’intervista di Karl Ketamo per Urbanautica[6]:
About your work now. How would you describe your personal research in general?
AH: Every project I’ve done has started from some kind of a coincidence and without me trying too much to produce anything. Then by the time it evolves to a direction that somehow feels important to me. So the starting point has never been really clear to me, but after a while I start having the need to understand what I’m doing and that is sort of like a second beginning of the process, when it all becomes conscious. After that it takes more work until I feel totally fed up with the whole thing and can’t reach any higher levels. I assume that is a good time to start building the body of work. But I have done only a few projects so I can’t say that I would be able to see any kind of patterns in my practice yet.
[1] Secondo il folklore finlandese, il mondo è stato creato dal guscio di un uovo di anatra fatto di oro e ferro. Il primo essere umano è nato dopo che una dea è stata impregnata dal vento. Secondo la stessa mitologia, la vita umana iniziò per la prima volta in un luogo chiamato Kalevala, una regione ora nota Kainuu, situata sul lato occidentale del confine russo-finnico.
Questo è un corso interessante per capire quali siano le modalità per scegliere il cammino giusto come autore. Il corso è tenuto da Alessia Locatelli, direttrice della Biennale di fotografia femminile di Mantova.
Provare a farsi conoscere come fotografo oggi non è semplice. Riuscire a capire come muoversi in questa realtà con le sue regole, i suoi referenti e le sue dinamiche diventa più facile se qualcuno con esperienza ci prende per mano e ci guida. Alessia Locatelli, curatrice e critica fotografica indipendente, attraverso esempi pratici ed immagini vi aiuterà in modo semplice e concreto a capire come iniziare a presentarsi e presentare il proprio lavoro ai foto festival – con tutte le informazioni inerenti e un Case Study su Arles – cosa sono e come partecipare alle Open call, ai premi e conoscere i festival Off. Illustrerà inoltre le modalità di contatto e presentazione del lavoro alle differenti tipologie di galleria per capire senza perdere tempo come dare al proprio progetto la direzione corretta. E’ un corso utile perché oltre lo scatto, è necessario anche sapersi presentare e muovere bene per farsi conoscere. Mu.Sa cerca sempre di potervi aiutare nella realizzazione della vostra passione o di una futura professione e in questo senso l’incontro con un curatore è fondamentale.
Programma
Presentazione del portfolio ai galleristi : 1) Il primo contatto con il gallerista (la ricognizione della galleria e del direttore artistico/manager) 2)I festival di fotografia, come arrivarci 3) Fine-Art, un accenno al linguaggio e alle tecniche.4) Le maggiori gallerie italiane. 5) Come funziona il mercato delle gallerie.Informazioni
Come si racconta un’emozione, un luogo, una persona o un pensiero? Il proprio mondo lo si costruisce attraverso tentativi e contaminazioni. Esistono tanti codici narrativi, fatti di simboli e leggi specifiche, che dobbiamo conoscere per saper scegliere ciò che è più funzionale ai nostri bisogni. I linguaggi sono in continua evoluzione, ma ognuno ha caratteristiche ben precise, differenti tra loro e riproducibili. CONTAMINA è basato sullo studio dei codici narrativi più importanti.
Qui tutte le informazioniper seguire il corso tenuto da Simone Cerio, giovane e bravo fotogiornalista italiano
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I PERCORSI DI STUDIOcomposti da più corsi singoli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo in un determinato settore della fotografia.
Calling The Birds Home, un lavoro delicato ed emozionante della fotografa Cheryle St. Onge, sulla malattia che ha segnato sua madre. buona visione, Sara
Presentazione del lavoro:
Mia madre e io abbiamo vissuto fianco a fianco, nella stessa fattoria, per decenni. Il nostro amore era reciproco e costante. Purtroppo ha sviluppato una demenza vascolare, e così ha iniziato ad avere problemi con le sue emozioni e la memoria. All’inizio ho smesso di fare foto con lei, poi ho smesso di fare foto.
Forse come risposta alle sue conversazioni sul perché voleva morire, su come immaginava di poter morire. E poiché avevo bisogno di un po ‘di felicità, di luce nel pomeriggio,ho iniziato a scattare questi ritratti di mia madre. I ritratti li ho realizzati con qualsiasi fotocamera avessi a portata di mano, come distrazione dalla paura di vederla svanire. Volevo condividere l’atto di essere lì in quel momento e condividere la natura effimera del mio sguardo e del suo vedere.
Ora, che lascio la nostra casa e mia madre, la gente mi cerca. Vogliono raccontarmi le loro storie e vogliono ascoltare le mie. È un bellissimo avanti e indietro. A causa della demenza, con mia madre non abbiamo più conversazioni, però abbiamo ancora questo profondo scambio: la realizzazione di un ritratto.
Mia madre fa del suo meglio e io faccio il mio. E poi a mia volta, do la foto a chiunque la guarderà. (traduzione di parte della presentazione al lavoro, sul sito dell’autrice)
Cheryle St. Onge è di Worcester, nel Massachusetts. È cresciuta nei campus universitari come unica figlia di un professore di fisica e pittore. Le sue fotografie sono state ampiamente esposte, in particolare alla National Portrait Gallery di Londra, alla Princeton University, al Griffin Museum, all’Università del Rhode Island, al Massachusetts College of Art, alla Rick Wester Fine Arts e alla mostra itinerante dell’American Institute of Architects. Ha ricevuto numerosi premi e residenze, tra cui una John Simon Guggenheim Fellowship del 2009. Le sue fotografie sono in molte collezioni private e pubbliche, tra cui il Museo d’Arte dell’Università del New Mexico, il Museo di Belle Arti di Houston, la Collezione Cassilhaus e la Fondazione Guggenheim. È stata docente presso la Phillips Exeter Academy, la Clark University, il Maine College of Art e l’Università del New Hampshire.
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Buongiorno, ecco a voi il “Compito a casa n°7, a cura di Filippo Crea.
NOTE VARIE
*** Rilevo con rammarico che è prossima allo zero assoluto il desidero di apprendere la buona fotografia. Un <compito>, LO SPECCHIO, di certo non facile, al momento della chiusura di questo mio rilievo, non ha partorito neanche una fotina. Lo avevo previsto. Che bisogno c’è di affaticarsi con una ricerca a tema? Zia Cesarina è già orgogliosa delle mie foto. Avanti in retromarcia!
*** Mario De Biasi – Anni fa andai a intervistarlo. Umanissimo e semplice, rise di gusto quando insieme ricordammo una mia lettera al Corriere della Sera, nella quale sollecitavo per lui la concessione da parte del Comune di Milano di un < Ambrogino d’Oro>. De Biasi girava sempre con un notes in tasca, registrava il luogo o la cosa che lo aveva interessato per avvalersene magari in altro momento più opportuno.
Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il giorno 10 di ogni mese.
Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie, NOMINATE CON NOME E TEMA (es. Filippocrea ombre) (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).
TASSATIVO PER LA PARTECIPAZIONE: le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate. Le fotografie non devono essere inviate in formato pdf o in qualsiasi altro formato che ne blocchi la visualizzazione singola. Per aiutarvi:
Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.
Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi
Laura Anania di Genova – LE OMBRE
Laura mi scrive “invio la mia fotografia, cosciente di essere un’assoluta neofita e di avere solo da imparare e tanto” – Laura, ecco la sua fotografia che mi è molto piaciuta per la sua armonia compositiva. L’ombra del Crocifisso si disegna su di un muro che la ospita con garbo e discrezione. Mi farà piacere vedere altre sue prove.
David Guazzini di Nizza – DALL’ALTO
Una proposta che ha il suo plus nella equilibrata composizione dell’insieme. Il fotogramma ha due segmenti distinti; in alto la sabbia, in basso l’acqua che si distende quietamente. Al confine dei due si allungano, prezioso complemento, le poche ombre che generano un contrasto non invadente ed accattivante con il monocromatismo del tutto. Bravo.
David Guazzini di Nizza – DALL’ALTO
David ha tentato una escursione nel terreno scivoloso del creativo. In questo tipo di fotografia il ricorso ad un’ottica grandangolare, a motivo delle sue complesse connotazioni ottiche, è sempre difficile da gestire. La testa della donna, difatti, è deforme. La sua non è, comunque, premiante. La messa a fuoco è precaria, sia in alto quanto in basso dove l’immagine è gelatinosa e penalizzante.
Giampaolo Gallarati di Pavia – QUATTRO FOTO A SEGUIRE:
Caro Gallarati, la mia missione è stata sempre quella di supportare chi si affida alla mia esperienza. Lei non supera gli esami. Per cercare di essere giudice migliore, ho cercato le sue foto in Facebook. Lei fa fotografia come quelli, tantissimi che fanno clic su qualsiasi cosa inciampano e, quindi, senza alcun obiettivo pre/meditato. Chiudo con un consiglio secco e, però, amichevole. Scelga uno/due temi (uno gradito e l’altro che le sia antipatico) e ad essi si dedichi con il massimo di impegno specifico. Mi scriverà per dirmi grazie. Avanti tutta!
*** dall’alto –In questa sua prova non c’è assolutamente un <focus>, intendo un punto di interesse che richiami l’attenzione di un qualsiasi osservatore. E’ un mix molto pasticciato. Provi a dire a sé stesso che cosa vi aveva visto di ok e cosa intendeva comunicare.
*** dall’alto – Gallarati, perché ha cucinato questo city/minestrone? Ancora una volta: dica a sé stesso quale è il <centro di interesse> di questa cosa. Quale presenza fra le molte qui mal messe insieme l’aveva interessata?
*** la notte – Boh! Doppio boh! Forse sono diventato totalmente incapace di capire. E sono fortemente disorientato. Mi perdoni!
*** Le ombre – A Napoli c’è un detto consolatorio. Eccolo: “nisciuno è nato <‘mparato>. Che ci fa quella macchia nera in adorazione di mezza colonna di marmo affetta da morbillo?
David Guazzini di Nizza – DALL’ALTO
Uno sguardo davvero ok ed una bella intuizione. La marcia in più di questa immagine è nella presenza cromaticamente forte della giovane in rosso che gioca un bel contrasto con la mediocrità dell’ambiente, e che assegna vigore ad un sito anonimo e mediocre. La presa inclinata, necessariamente obbligata dalla esigenza di mostrare i diversi piani della scala, è infine molto funzionale. (foto)
Franca Donati di Bologna – L’ATTESA
Cara Franca, ecco la sua foto che trovo decisamente coerente con il tema prescelto. E’ un foto/racconto di struttura semplice, e la cosa non è riduttiva. L’immagine ha non pochi plus suggestivi. Il primo è l’impianto scenico: Il ragazzo, “attende” con il suo trolley per terra l’autobus che sarà lì da qui a poco, ed il suo smartphone non è certo di troppo. Mi piace infine l’atmosfera del luogo, connotata da una luce solare quieta e tiepida, che è un complemento arricchente di questa sua attesa.
Giuseppe Contino di Ospitaletto – LA MUSICA
Una foto sulla musica con qualche eccesso di presenze. Io farei sparire dal lato sinistro del quadro un bel terzo secco dell’inquadratura. Per chiarire ecco la sua foto ed ecco la mia proposta <ghigliottinata> che ripulisce la sua foto da quanto c’è disturbante. Scelga lei e scelgano i lettori. La <ghigliottina> è uno strumento che consente spesso di salvare una prova compromessa da qualcosa di troppo. (qui le due foto accostate)
Giuseppe Contino di Ospitaletto – LE OMBRE
Una fotografia catturata dove? Ci venga in aiuto, e ci faccia capire dove e come l’ha beccata. Io credo che si tratti di un’immagine che lei ha scovato e <copiato>, bella e pronta, ipotizzo, da una scena teatrale, o magari da una pubblicazione d’arte. E comunque non è certamente una prova partorita da una meditata ricerca personale per una caccia alle ombre. E quindi non è roba coerente con le finalità della rubrica. (foto)
Marta ha fatto suo l’esercizio del <fotografare a tema>. Qui una riprova del suo <far fotografia> dedicato, per cominciare, solo a due temi: le ombre e la musica. Marta ha prescelto questo scatto che, dice, non la soddisfa granché. Questa fotografia, afferma, le sembra priva di atmosfera. Condivido solo in parte; questa foto documenta, intanto, il suo impegno a cercare che è stato, a mio avviso, premiante. Non molti, difatti, avrebbero aspettato, l’ombra giusta sul fusto di una palma. Brava, Marta.
Marta Bersani di Alassio – LA MUSICA
Ecco una soluzione decisamente diversa e creativa del tema. L’autrice, in breve vacanza a Calvi in Corsica, ha notato questa affiche che promuove un concerto di musica polifonica che è tipica dell’isola. Brava l’autrice che si muove senza fette di prosciutto sugli occhi, e che ha rilevato nel manifesto una gestualità tipica di questi artisti corsi che coprono le loro orecchie con una mano per meglio armonizzarsi con la coralità del gruppo. (foto)
Saverio Mirante di Meda – LE OMBRE
Le ombre qui al servizio di un foto/racconto umano. Un uomo in compagnia di una persona alla sua sinistra, ed assistito dal suo bastone, risale quietamente il fotogramma tracciando il suo percorso in diagonale. Ok per la presa inclinata che ha assegnato una misurata presa di vita ad una immagine altrimenti paralizzata.
Gaia Rocco di Vercelli – LA NOTTE
Una notte questa che ha il pregio di un racconto verista. Un campetto sportivo alla buona, male illuminato da due anemici lampioni, per una partitella serale di pallavolo, e pochi spettatori distratti. La fotografia è <rugginosa>? Vero, è sgranata e, però, chissenefrega, la narrazione ambientale e l’atmosfera dell’ora e del luogo sono pienamente raccontati. OK Gaia!
Gaia Rocco di Vercelli – LA NOTTE
Notevole suggestione in quest’opera. Due figure si muovono solitarie, messe in evidenza da una provvidenziale banda luminosa su di un palcoscenico coerente con il silenzio di sito di questa periferia piuttosto industrializzata. Una prova ottimamente messa insieme.
Walter Giacosa di Voghera – L’UOMO E IL MANIFESTO
Il luogo appartiene sicuramente allo shopping elegante. E le due figure sono decisamente complementari a quelle di carta. Composizione perfetta: le due presenze in scena sono opportunamente distanziate l’una dall’altra e ciò favorisce di molto la lettura del tutto.
Alla Prossima! Filippo Crea
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Per comprendere come scegliere le fotografie giuste e ordinare il proprio lavoro, enfatizzandone le qualità tramite la visione di linguaggi contemporanei e di studio su sequenze narrative.
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