Letture portfolio ONLINE gratuite con Sara Munari

Se hai un portfolio da mostrare, iscriviti! Se fai parte di un circolo, un’associazione o semplicemente un gruppo di amici, invita tutti a partecipare online!

La lettura portfolio è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.
Il proprio lavoro può essere sottoposto per tre motivazioni principali:
• Si ha la necessità di migliorare il proprio portfolio. In questo caso Sara potrebbe suggerirvi come potete migliorare la vostra produzione. Cosa togliere, aggiungere e cambiare affinché la comunicazione delle vostre immagini risulti più chiara al fruitore finale.

• Si ha la necessità di trovare una collocazione per il proprio lavoro.

• Si ha la necessità di un confronto.

Le letture portfolio possono essere seguite da chiunque perchè sono online, anche questo è un modo per apprendere e capire cosa migliorare nel proprio lavoro.

Si può presentare, alla lettura con Sara, un portfolio fino a 30 immagini.

Per ricevere il link di partecipazione gratuita, ricevere ulteriori informazioni o chiarimenti scrivi a info@musafotografia.it

 

Scopri chi è Sara

Sara Munari

Sara Munari, nata a Milano, è una fotografa, docente e scrittrice che ha fatto della fotografia il centro della sua ricerca artistica e teorica. Espone i suoi lavori in Italia e all’estero, partecipando a mostre personali e collettive in gallerie e istituzioni di rilievo.
Insegna Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Santa Giulia a Brescia. È spesso invitata come giurata in concorsi, lettrice di portfolio e relatrice in conferenze, workshop e corsi su tutto il territorio nazionale.
La sua produzione artistica si distingue per la capacità di intrecciare differenti media visivi, dando vita a storie e narrazioni che mettono al centro la dimensione emotiva e percettiva dello spettatore. Oltre alla pratica fotografica, Sara Munari ha sviluppato un’intensa attività di ricerca teorica: ha pubblicato sette libri dedicati alla fotografia e cinque raccolte dei propri lavori fotografici, oltre a edizioni artigianali numerate che sperimentano forme ibride tra libro d’artista e oggetto da collezione.
Nel 2019 ha fondato Musa Fotografia a Monza, un centro culturale dedicato alla diffusione e alla valorizzazione della fotografia attraverso corsi, mostre e presentazioni. Autrice di un blog seguito da un vasto pubblico, Munari è riconosciuta per la capacità di avvicinare appassionati e professionisti al mondo della fotografia con uno stile diretto, accessibile e coinvolgente.
Il suo lavoro, che coniuga pratica artistica, riflessione critica e divulgazione, contribuisce a rendere la fotografia non solo uno strumento espressivo, ma anche un mezzo di conoscenza e di relazione con il mondo contemporaneo.

ISCRIVITI

Iscrizione

L’iscrizione alla lettura portfolio si considera avvenuta soltanto al momento della ricezione della scheda compilata. I partecipanti sono accettati secondo l’ordine di arrivo delle domande di iscrizione. La durata di ogni lettura è di 30/40 minuti. Verrete avvisati via mail sull’orario esatto della lettura, dopo aver effettuato l’iscrizione. Riceverete una mail con tutte le modalità di partecipazione.

Informazioni

PROSSIME LETTURE:

22 Ottobre ore 2025 – 12 Novembre 2025 online

COSTO: GRATUITO

Tutte le indicazioni specifiche sulle modalità di presentazione verranno fornite successivamente all’iscrizione e prima dell’incontro. Le indicazioni per il collegamento, in caso di letture online, vengono fornite in seguito.

Per ulteriori informazioni o chiarimenti scrivi a info@musafotografia.it

Immagine promozionale per una lettura portfolio gratuita con Sara Munari, che include informazioni sulla data, sconti per corsi e gift card.

Quando la fotografia è davvero Concettuale?

Ah, la fotografia concettuale! Quell’arte misteriosa che fa arricciare il naso ai puristi e accendere lampadine (o presunte tali) nelle menti creative. Ma cos’è, di preciso? Beh, immaginate di prendere una foto, di toglierle tutto il superfluo e di lasciarvi solo l’idea, il concetto, il messaggio. Ecco, siete sulla buona strada.

Nella fotografia concettuale si gioca con l’ambiguità, con le domande senza risposta, con i significati nascosti. L’immagine non è più un semplice specchio della realtà, ma un trampolino di lancio per la riflessione.

E poi c’è la tecnologia, quell’alleata (o nemica, a seconda dei punti di vista) che ha spalancato le porte a infinite possibilità. Manipolazioni digitali, collage, fotomontaggi: tutto è lecito, purché serva a veicolare il concetto. Perché, diciamocelo, tutti si sentono un po’ concettuali oggi, no? Basta una foto sgranata e una didascalia criptica per sentirsi artisti. Ma attenzione, amici: il concettuale non è sinonimo di “faccio quello che mi pare e piace”. C’è bisogno di un’idea forte, di un pensiero che guidi l’immagine, altrimenti si rischia di cadere nel banale, nel “vorrei ma non posso”.

La fotografia concettuale è un invito a guardare oltre la superficie, a interrogarci sul mondo che ci circonda, a mettere in discussione le nostre certezze. È un gioco di specchi, un labirinto di significati, un’esperienza che può essere tanto illuminante quanto spiazzante. E se proprio non ci capite niente, beh, forse è proprio questo il bello.

Negli ultimi vent’anni, la fotografia ha subito una trasformazione radicale, allontanandosi sempre più dalla semplice rappresentazione del reale per abbracciare un approccio concettuale. Immaginate artisti come Taryn Simon, che non si limitano a scattare foto, ma intraprendono vere e proprie indagini, esplorando archivi e sistemi di classificazione per svelare storie nascoste e strutture di potere. Le loro opere diventano così un mix di immagini, testi e dati, un vero e proprio archivio visivo che ci invita a riflettere sulla complessità del mondo.

Artisti come Joachim Schmid, ad esempio, sono dei veri e propri “archeologi dell’immagine”. Scavano tra archivi amatoriali e il mare magnum di internet, recuperando fotografie dimenticate e rielaborandole per farci riflettere sul valore delle immagini nella nostra società. Il suo lavoro è un po’ come un gioco di specchi, dove l’immagine riflette non solo il soggetto, ma anche il modo in cui lo guardiamo.

JOACHIM SCHMID: From Photogenic Drafts, 1991

Poi c’è chi, come Mishka Henner, si avventura nel regno dei dati digitali, utilizzando Google Earth e altre piattaforme online per creare opere che esplorano temi come la sorveglianza e l’impatto umano sul paesaggio. Le sue immagini, spesso inquietanti e stranianti, ci pongono di fronte alle contraddizioni e alle zone d’ombra della nostra società.

Mishka Henner, Wasson Oil and Gas Field, Yoakum County, Texas, 2013-2014

E che dire di Penelope Umbrico, che si immerge nell’oceano di immagini generate dagli utenti, rielaborando e ricombinando fotografie trovate su Flickr per creare opere che esplorano la saturazione visiva e la natura delle immagini digitali? Le sue installazioni, composte da migliaia di tramonti o di immagini di oggetti comuni, ci fanno riflettere sull’abbondanza e sulla ripetitività delle immagini che ci circondano.

Penelope Umbrico’s “541,795 Suns from Sunsets from Flickr (Parziale) 1/26/2006”

Clement Valla, invece, si concentra sui “glitch” e sulle anomalie delle immagini generate dai sistemi di mappatura 3D, rivelando le imperfezioni e le contraddizioni dei modelli digitali del mondo. Le sue opere ci mettono in guardia sulla nostra fiducia nelle rappresentazioni digitali, invitandoci a guardare oltre la superficie.

Postcard from Google Earth (34° 1’45.70″N, 118°13’32.98″W), 2010

Broomberg & Chanarin utilizzano la fotografia per esplorare temi politici e sociali complessi, lavorando spesso con archivi e documenti storici. Il loro lavoro è caratterizzato da un approccio critico e interrogativo, che mette in discussione le narrazioni dominanti.

Broomberg & Chanarin Untitled – 165 portraits with dodgers – 2012

Erik Kessels si immerge negli archivi fotografici amatoriali, recuperando immagini dimenticate e creando installazioni che esplorano la memoria, l’identità e la natura delle immagini digitali.

Erik Kessels “24 hours in photos” a Arles

Corinne Vionnet, invece, è una specie di “cartografa della memoria turistica”. Prende le foto che tutti noi scattiamo davanti ai monumenti famosi, le sovrappone e crea immagini che sembrano dipinti impressionisti. Ti fa riflettere su come i luoghi iconici siano diventati delle “fotocopia” di se stessi, su come la nostra esperienza turistica sia mediata dalle immagini.

Corinne Vionnet Photo Opportunities 2005-2020

Doug Rickard si è avventurato nel lato oscuro di Google Street View, usando le immagini delle strade per documentare la disuguaglianza sociale negli Stati Uniti. Il suo lavoro è un pugno nello stomaco, ti fa riflettere su come la tecnologia possa rivelare le ferite della nostra società.

DOUG RICKARD (1968-2021). #83.016417, Detroit, MI (2009), from the series A

E infine, Oliver Laric, che si diverte a smontare e rimontare le immagini digitali, usando tecniche di scansione 3D e animazione. Il suo lavoro ti fa pensare a quanto sia fluido e mutevole il mondo delle immagini digitali, a come il concetto di “originale” sia diventato obsoleto.

Oliver Laric – Person with Crab, 2019 Sculpture Electroformed copper

Approcci Comuni:

Molti artisti concettuali rielaborano e ricombinano immagini preesistenti, creando nuove opere che mettono in discussione la natura delle immagini e la loro relazione con la realtà

Uso di archivi:

Molti artisti concettuali utilizzano archivi fotografici, sia pubblici che privati, per esplorare temi storici, sociali e politici.

Dati digitali:

L’abbondanza di dati digitali ha aperto nuove possibilità per la fotografia concettuale, con artisti che utilizzano immagini provenienti da internet, social media e sistemi di mappatura.

Rielaborazione di immagini:

Molti artisti concettuali rielaborano e ricombinano immagini preesistenti, creando nuove opere che mettono in discussione la natura delle immagini e la loro relazione con la realtà.

In tutti questi casi, la fotografia diventa un mezzo per esplorare idee e concetti, per mettere in discussione le nostre certezze e per aprire nuove prospettive sul mondo. Gli artisti concettuali utilizzano la tecnologia e i dati digitali non come fine a se stessi, ma come strumenti per creare opere che stimolano la riflessione e il dialogo.

Sara Munari

In qualità di fondatrice di Musa Fotografia, una scuola dedicata all’arte della fotografia, desidero chiarire l’utilizzo di immagini di grandi autori sul mio blog.

Le fotografie di maestri, che appaiono nei miei articoli, sono utilizzate esclusivamente a scopo didattico e divulgativo. Il mio intento è quello di analizzare e condividere la bellezza, la tecnica e la storia di queste opere con i miei studenti e con tutti gli appassionati di fotografia.

Tengo a sottolineare che:

  • Nessuna delle immagini viene utilizzata a scopo di lucro. Il blog non genera entrate dirette attraverso la vendita di immagini o pubblicità.
  • Gli articoli sono scritti con intenti didattici. L’obiettivo è quello di fornire spunti di riflessione e approfondimento sulla storia della fotografia e sulle diverse tecniche utilizzate dai grandi maestri.
  • Il mio impegno è verso la diffusione della cultura fotografica. Credo che l’analisi di opere significative sia fondamentale per la crescita e l’apprendimento di ogni fotografo.

Sono consapevole dell’importanza del rispetto del diritto d’autore e mi impegno a citare sempre la fonte delle immagini utilizzate. Se dovessi ricevere segnalazioni di violazioni del copyright, provvederò immediatamente a rimuovere il materiale contestato.

Spero che questa dichiarazione possa chiarire il mio approccio e la mia passione per la fotografia.

Capire la scala dei diaframmi

La scala dei diaframmi è un concetto fondamentale in fotografia che indica l’apertura dell’obiettivo, ovvero la dimensione del foro attraverso cui passa la luce. Ogni valore sulla scala corrisponde a una precisa quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera e influisce direttamente sulla profondità di campo dell’immagine.

Come funziona la scala dei diaframmi?

La scala dei diaframmi è composta da una serie di numeri preceduti dalla lettera “f”, ad esempio f/2, f/4, f/8, f/16. Questi numeri rappresentano una frazione: il numeratore è la lunghezza focale dell’obiettivo e il denominatore è il diametro dell’apertura del diaframma.

Valori bassi come f/2, f/2.8 indicano un’apertura ampia, che lascia passare molta luce. Questo comporta una ridotta profondità di campo, ovvero solo una piccola porzione dell’immagine sarà a fuoco, mentre lo sfondo sarà sfocato.

Valori alti come f/16, f/22 indicano un’apertura stretta, che lascia passare poca luce. Questo comporta una maggiore profondità di campo, ovvero una porzione più ampia dell’immagine sarà a fuoco.

La scala dei diaframmi più comune:

f/1.4, f/1.8, f/2 sono aperture molto ampie, ideali per ritratti con lo sfondo sfocato e in condizioni di scarsa illuminazione, fotografia con le quali otterrai foto con la percezione pochi elementi a fuoco nella fotografia.

f/2.8, f/4, f 5/6 sono aperture intermedie, versatili per diversi tipi di fotografia con le quali otterrai foto con la percezione alcuni elementi a fuoco nella fotografia.

f/8, f/11, f 16 sono aperture che offrono un buon equilibrio tra profondità di campo e luminosità e otterrai foto con la percezione di quasi tutto a fuoco fino al fono della fotografia.

La scala dei diaframmi è un concetto fondamentale in fotografia che indica l’apertura dell’obiettivo, ovvero la dimensione del foro attraverso cui passa la luce. Ogni valore sulla scala corrisponde a una precisa quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera e influisce direttamente sulla profondità di campo dell’immagine.

Come funziona la scala dei diaframmi?

La scala dei diaframmi è composta da una serie di numeri preceduti dalla lettera “f”, ad esempio f/2, f/4, f/8, f/16. Questi numeri rappresentano una frazione: il numeratore è la lunghezza focale dell’obiettivo e il denominatore è il diametro dell’apertura del diaframma.

Valori bassi come f/2, f/2.8 indicano un’apertura ampia, che lascia passare molta luce. Questo comporta una ridotta profondità di campo, ovvero solo una piccola porzione dell’immagine sarà a fuoco, mentre lo sfondo sarà sfocato.

Valori alti come f/16, f/22 indicano un’apertura stretta, che lascia passare poca luce. Questo comporta una maggiore profondità di campo, ovvero una porzione più ampia dell’immagine sarà a fuoco.

La scala dei diaframmi più comune:

f/1.4, f/1.8, f/2 sono aperture molto ampie, ideali per ritratti con lo sfondo sfocato e in condizioni di scarsa illuminazione, fotografia con le quali otterrai foto con la percezione pochi elementi a fuoco nella fotografia.

f/2.8, f/4, f 5/6 sono aperture intermedie, versatili per diversi tipi di fotografia con le quali otterrai foto con la percezione alcuni elementi a fuoco nella fotografia.

f/8, f/11, f 16 sono aperture che offrono un buon equilibrio tra profondità di campo e luminosità e otterrai foto con la percezione di quasi tutto a fuoco fino al fono della fotografia.

f/16, f/22 sono aperture molto chiuse, ideali per i paesaggi e quando si desidera una grande profondità di campo con la quale otterrai una foto con la percezione di tutti gli elementi a fuoco fino a infinito. nella fotografia.

Perché la scala dei diaframmi non è lineare?

Potresti notare che la scala dei diaframmi non aumenta in modo lineare. Ad esempio, passando da f/4 a f/5.6 la quantità di luce che entra nell’obiettivo si dimezza. Questo perché ogni “stop” (passaggio da un valore all’altro) corrisponde a un raddoppio o dimezzamento della quantità di luce.

Come si usa il diaframma?

Modalità manuale: Ti permette di controllare manualmente l’apertura del diaframma.

Priorità di diaframma: La fotocamera seleziona automaticamente il tempo di esposizione in base al valore f (diaframma) che hai scelto.

Modalità programma: La fotocamera seleziona sia il diaframma che il tempo di esposizione in base a una determinata scena.

Il diaframma aperto (f basso) potrebbe essere utilizzato nei ritratti per isolare il soggetto dallo sfondo e creare un effetto sfuocato. Per creare una sorta di cornice sfuocata che direzioni lo sguardo sul soggetto o, nella macrofotografia per mettere in risalto i dettagli e per far entrare più luce in condizioni di scarsa illuminazione.

Il diaframma chiuso (f alto) potrebbe essere utilizzato per fotografie e paesaggi, per avere una maggiore profondità di campo e rendere nitidi sia il primo piano che lo sfondo. Nelle fotografie di reportage per far percepire al fruitore cosa succede su più piani dell’immagine o per esempio, nelle fotografie fatte a prodotti commerciali o still life, per avere una resa nitida e dettagliata di tutto l’oggetto.

Consigli pratici, quando usare diverse modalità della tua fotocamera:

Priorità di diaframma: Utilizza questa modalità per impostare manualmente il diaframma e lasciare che la fotocamera scelga automaticamente il tempo di esposizione.

Prova diversi valori: Sperimenta con aperture diverse per capire come influenzano l’immagine.

Considera la luce: In condizioni di scarsa illuminazione, dovrai aprire di più il diaframma per far entrare più luce.

Pensa alla composizione: Il diaframma può essere utilizzato per guidare l’occhio dell’osservatore verso i punti focali dell’immagine.

Il diaframma è uno strumento fondamentale per qualsiasi fotografo. Comprendere come funziona e come utilizzarlo ti permetterà di creare immagini con un impatto visivo più forte e di esprimere al meglio la tua creatività. La scelta del diaframma è fondamentale per ottenere l’effetto desiderato nella tua fotografia. Un diaframma aperto ti permetterà di isolare il soggetto, mentre un diaframma chiuso ti darà una maggiore profondità di campo. Sperimentando con i diversi valori, potrai trovare il diaframma perfetto per ogni situazione.

Open Day Online Musa – Domani 9 Settembre 2025

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📅 9 settembre 2025

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Consigli per un panning perfetto

Ecco qualche consiglio per la tecnica del panning, buona giornata

Sara Munari

Opta per soggetti che si muovono a una velocità costante, come un’auto che sfreccia su una strada o un ciclista.

Imposta la tua fotocamera sulla modalità manuale o priorità di otturatore.

Sperimenta con tempi di scatto compresi tra 1/60 e 1/8 di secondo. Più veloce è il soggetto, più corto dovrà essere il tempo di scatto. Un diaframma aperto (numero basso) ti permetterà di ottenere uno sfocato più pronunciato sullo sfondo. Utilizza la messa a fuoco continua per seguire il soggetto in movimento.

Posizionati in modo da avere lo sfondo sfocato nella direzione del movimento del soggetto.

Ruota la fotocamera in modo fluido e costante, seguendo il movimento del soggetto con l’obiettivo. Aumenta le tue possibilità di successo scattando in modalità raffica (solo all’inizio, non consiglio l’utilizzo smodato di questa impostazione).

Il panning richiede pratica. Non scoraggiarti se i primi risultati non sono perfetti.

Errori comuni da evitare:

Napoli, a capodanno. Sara Munari

I movimenti della fotocamera devono essere fluidi e costanti. Se il tempo di scatto fosse troppo corto, lo sfondo potrebbe non essere abbastanza mosso. Se il tempo di scatto fosse troppo lungo, il soggetto potrebbe risultare mosso. Assicurati che la messa a fuoco sia impostata correttamente e segua il soggetto.

Esempi di soggetti adatti al panning:

Veicoli: Auto, moto, treni.

Atleti: Ciclisti, corridori, sciatori.

Animali: Uccelli in volo, animali in movimento.

Perché fare panning?

Il panning ti permette di catturare il senso di movimento e trasmettere l’energia e la dinamicità della scena. Le immagini avranno quindi un impatto molto creativo. Inoltre potrai migliorare le tue abilità fotografiche dato che questa tecnica richiede precisione e coordinazione, esercitandoti potrai affinare le tue capacità tecniche e fotografiche.

Il panning è una tecnica affascinante che può aggiungere un tocco di dinamismo alle tue fotografie. Con un po’ di pratica, sarai in grado di creare immagini uniche e accattivanti.

📷 Musa Fotografia: una scuola per chi vuole imparare davvero. Anche online.

Nel mondo dell’immagine, dove la fotografia è ovunque ma la consapevolezza scarseggia, Musa Fotografia si distingue come un punto di riferimento serio e strutturato per la formazione fotografica.
Nata dal desiderio di offrire percorsi formativi autentici e completi, Musa ha saputo coniugare qualità didattica, attenzione all’individuo e apertura verso il contemporaneo. E oggi, porta tutto questo anche online.

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Ciao, a presto! Sara