Leggiamo un lavoro fotografico: Blue echoes.

Di Laura Davì

Ricordo perfettamente la sera in cui per la prima volta ho visto Blue Echos, il portfolio fotografico di Federico Vespignani che oggi condivido con voi e col quale inizio la mia collaborazione con MUSA.

Dai, Fede, fammi vedere le foto!

Bisogna sempre un po’ vincere la ritrosia di questo giovane veneziano e la sua timidezza. Era il 2016 ed era da poco tornato dal suo secondo viaggio di due mesi in Baja California, due mesi in cui aveva vissuto in una piccola comunità di pescatori in una sperduta isola nell’oceano Pacifico. Cacciatori di squali per la precisione. Federico apre il computer e io vengo trascinata dentro la foto di apertura.

Una sorta di fascinazione incantatrice. Ma cosa sto guardando? Cielo? Mare? Cos’è?

Qualsiasi cosa fosse mi ha proiettata all’origine del mondo. Una sorta di Big Bang emozionale.

E un’idea. Guardiamo la fotografia ascoltando il suono di Rosetta!

Boom!

Le prime due fotografie, viste insieme, possono essere già loro un racconto concluso: il racconto del mondo, della sua origine (o della sua fine), del rapporto dell’uomo con l’universo.

È un reportage emozionale questo di Federico, l’espressione di una forma di reportage sociale che utilizza un linguaggio diverso da quello a cui per lo più siamo abituati e sul quale ci si è forse un po’ adagiati.

Blue Echos è frutto di studi approfonditi e di mesi di permanenza a strettissimo contatto con i soggetti fotografati, uomini e squali. Mesi di preparativi, di ricerca di contatti, di studio della lingua prima e intensi giorni di condivisione della vita tutta, poi. Giorni in mezzo all’oceano, sulle barche con i pescatori, dentro l’acqua tra gli squali. Notti all’addiaccio sotto il cielo, in baracche di fortuna, cucinando sui falò (perché Federico era l’addetto alla cucina di questa piccola comunità in trasferta).

BLUE ECHOS © FEDERICO VESPIGNANI. Tutte le immagini sono di proprietà dell’autore, vietata la riproduzione.

 

La fratellanza con questi uomini traspare dalle immagini che il fotografo ha scattato. È negli sguardi che gli rivolgono i pescatori, nella mano sulla spalla che unisce i due uomini di fronte al fuoco e al nero della notte, nella doccia serale (foto con una partitura dei campi da manuale), nei pensieri solitari dell’uomo seduto sotto il cielo che è un po’ come il mare iniziale.

Il rapporto violento con la natura, la vita dura, estrema, l’incognita quotidiana del ritorno a terra salvi, l’incombenza del mare e del cielo sono riportati in scatti sporchi, scuri, con un mosso voluto che riprende il movimento delle onde oceaniche. Guardate la seconda foto. L’unico punto fermo è quello della barca, punto d’appoggio della macchina fotografica. Il resto segue l’andamento del mare.

Vespignani adotta un proprio personale linguaggio e lo porta avanti con coerenza. Costruisce un racconto che segue una logica emozionale con una esemplare capacità di composizione, un ottimo uso della luce (la poca che c’è e se non c’è si usa il anche cellulare come torcia) e del colore, e un controllo sapiente del mezzo che utilizza. Racconta una storia violenta senza cadere nell’esibizione gratuita della morte (sarebbe stato facile con tutti quegli squali e tutto quel sangue), una storia di uomini resistenti che non senza di lui non avrebbero avuto voce. Sì, perché oltre Federico Vespignani c’è un unico solo altro fotografo ad aver fotografato queste persone. Anche questo fa pensare. O no?

Blue Echos di Federico Vespignani ha ottenuto riconoscimenti internazionali (pubblicazioni su Lens, blog di The New York Times, sul Neue Zürcher Zeitung, su Burn Magazine tra le altre) e in Italia è stato pubblicato su Eyesopen Ovest. Ora è in mostra a Corigliano Calabro Fotografia 2017 fino al 31 ottobre 2017.

http://federicovespignani.com/

Blue Echo mi ha fatto venire voglia di guardare il documentario d’avanguardia girato con una serie di GoPro posizionate sulle reti, sui giubbotti dei marinai, in punti assurdi della nave Leviathan e Mission Blue film sull’oceanografa e ricercatrice del National Geographic Sylvia Earle; di leggere Il libro del mare di Morten A. Strøksnes; di ascoltare Noisia The approach e Lorn Debris (vabbè questi li ha suggeriti Federico!)

Da guardare e da conoscere tre fotografe: Alisa Resnik, Annie Flanagan, Diana Markosian.

In sintesi: un reportage emozionale frutto di un’approfondita preparazione, sviluppato attraverso un linguaggio personale e d’impatto con grande coerenza compositiva.

Laura Davì

Per scoprire chi è la nuova collaboratrice, Laura davì, guarda qui. Ciao

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