Capire una Fotografia.

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Perché complicare a tal punto un’esperienza che facciamo più volte ogni giorno: l’esperienza di guardare una foto? Perché l’ingenuità con cui di solito la affrontiamo è dispendiosa e disorientante. Pensiamo alle fotografie come a opere d’arte, come prova di una particolare verità, come simulacri, come nuovi oggetti. Di fatto ogni fotografia è un mezzo per verificare, confermare e costruire una visione totale della realtà.

Capire una fotografia, pubblicato da Contrasto nella collana In Parole, presenta una raccolta di testi sulla fotografia di John Berger, critico d’arte, poeta, giornalista, romanziere, sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore.
Nel volume figurano venticinque testi, scelti da Geoff Dyer e organizzati in ordine cronologico, che danno conto della passione civile e politica di uno dei grandi intellettuali della nostra epoca e della sua instancabile esplorazione del mondo e dei linguaggi che lo raccontano.

Gli scritti di Berger sulla fotografia sono tra i più originali del Ventesimo secolo. La selezione di Capire una fotografia contiene saggi pionieristici estrapolati dai suoi libri pubblicati, ma anche pezzi finora inediti, nei quali l’autore indaga l’opera di fotografi come Henri Cartier-Bresson, Martine Franck, Jitka Hanzlová, André Kertész, W. Eugene Smith, Paul Strand – e la vita degli uomini e delle donne fotografati – con un impegno, un’intensità e una tenerezza travolgenti.

Questo libro  non è un’antologia, ma un grande saggio di teoria critica, che si è costruito a poco a poco nel corso di oltre cinquant’anni. Saggista e critico dell’arte, ma prima di tutto narratore, John Berger non smette di sorprendere e di confermarsi uno degli scrittori più amati e influenti del nostro tempo.

“Molti dei saggi migliori di Berger sono anche dei viaggi, dei viaggi epistemologici che ci portano oltre il momento raffigurato, spesso oltre la fotografia – e qualche volta di nuovo indietro. In Tra qui e allora Berger fa solo un breve accenno alle fotografie prima di raccontare la storia di un vecchio e amato orologio a pendolo, il cui ticchettio fa respirare la cucina di casa. L’orologio a pendolo si rompe (in realtà viene rotto dall’autore in quello che deve essere stato un momento di indiavolata accelerazione da comica slapstick), Berger lo porta dall’orologiaio e scopre… Be’, questo rovinerebbe la storia…”
Dall’introduzione di Geoff Dyer


John Berger, nato a Londra nel 1926, è noto in tutto il mondo come critico d’arte, poeta, giornalista, romanziere (ma l’autore, che non ama questo termine, preferisce definirsi storyteller), sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore. Tra le sue numerose opere narrative e saggistiche ricordiamo il fondamentale Questione di sguardi (il Saggiatore, 1998); il romanzo G., che nel 1972 gli valse il Booker Prize (Neri Pozza, 2012); la raccolta di saggi Sul disegnare (Libri Scheiwiller, 2007); Il taccuino di Bento (Neri Pozza, 2014) e il recentissimo Rondò per Beverly (Nottetempo, 2014). Nel 1962 ha lasciato definitivamente la Gran Bretagna, e oggi vive in un piccolo villaggio delle Alpi francesi.



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