Premi di fotografia in scadenza a Aprile

ASA Project 2021 – STORIE DI RESISTENZA

Il termine “Resistenza” affonda le radici nel concetto di dualità, individuando la propria essenza in un contrasto tra due forze, tra un’azione ed una reazione. L’open call “Storie di Resistenza” vuole quindi porre l’attenzione sul concetto del non cedere, cercando lavori che trattino il tema tramite storie di natura ed approcci variegati. Per la partecipazione al concorso dovranno essere inviati progetti consistenti in un minimo di 8 ed un massimo di 20 immagini. Le foto possono essere state scattate ovunque nel mondo, senza alcun limite temporale rispetto alla realizzazione. La partecipazione del concorso è GRATUITA ed aperta a TUTTI i fotografi senza alcuna restrizione.

Website: https://www.asaproject.it/storie-di-resistenza/

Deadline: 18 aprile 2021

25° CONCORSO FOTOGRAFICO NAZIONALE “CITTA’ MORCIANO DI ROMAGNA “

ll Circolo Fotografico Morciano di Romagna con il Patrocinio FIAF,n.2021/H1 – del Comune di Morciano e della Provincia di Rimini, organizza il 25° Concorso Fotografico Nazionale per immagini proiettate (digitali o digitalizzate) con i seguenti temi:

Tema Libero: – LB – max 4 foto bn/colore

Tema Fisso: – VR – Foto in strada -max 4 foto bn/colore.

Tema Fisso: – TR – Viaggi -max 4 foto bn/colore

La partecipazione è aperta a tutti i fotografi residenti in Italia, a San Marino e Città del Vaticano, iscritti alla FIAF oppure no, senza distinzione fra dilettanti e professionisti.

Website: www.circolofotograficomorciano.it

Deadline: 24 Aprile 2021

ISPA AWARD 2021

I temi dell’ISPA AWARD abbracciano l’intero spettro della sostenibilità ambientale, dalla riduzione dell’inquinamento e delle emissioni tossiche alla tutela della biodiversità, nel rispetto dei diritti umani, culturali e sociali.
L’ISPA AWARD è il primo premio fotografico italiano dedicato alla sostenibilità e richiede ai fotografi di esplorare e coprire tre temi principali: sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e governance sostenibile. Questi sono temi chiave per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e sono perfettamente incapsulati nell’acronimo internazionale ESG (Environmental, Social and Governance). Coniato originariamente nel settore finanziario ed economico, ESG è arrivato ad esprimere una visione a 360 gradi di sviluppo sostenibile con un focus su innovazione, benessere accessibile e protezione dell’ambiente e della biodiversità.
Anche quest’anno l’ISPA AWARD avrà una portata internazionale ed è aperto a tutti i fotografi di ogni tipo e nazionalità senza limiti di età.
Tutte le fotografie inserite, tuttavia, devono essere state scattate in territorio italiano. L’ingresso è gratuito.

Deadline: 1 April 2021

Website: https://www.ispaward.com/it

OPENWALLS ARLES 2021

OpenWalls Arles è un premio fotografico internazionale progettato per elevare le carriere di fotografi sia emergenti che affermati esponendo il loro lavoro insieme al festival fotografico più prestigioso del mondo. Lavorando con Galerie Huit Arles, British Journal of Photography e 1854 Media stanno cercando di premiare 50 immagini singole, due corpi di lavoro e un cortometraggio da proiettare in un palazzo del XVII secolo nel cuore di Arles

Deadline: 1 April 2021

Website: https://www.1854.photography/awards/openwalls/

EARTH.ORG GLOBAL WILDLIFE & NATURAL WORLD PHOTOGRAPHY COMPETITION 2021

Earth.Org invita esploratori, fotografi professionisti e fotografi che lavorano in prima linea nella conservazione della fauna selvatica in tutto il mondo a inviare le loro fotografie per le seguenti categorie:

– Miglior foto ambientale in assoluto
– Fauna selvatica in pericolo
– Impatti umani sull’ambiente

I giudici valuteranno l’insolito, il drammatico – punti di vista mai visti prima; quindi l’originalità giocherà un ruolo vitale nel modo in cui i giudici vedranno la tua presentazione. Ci sarà un vincitore in ogni categoria, accuratamente selezionato da tre giudici.

Deadline: 4 April 2021

Website: https://earth.org/global-photography-competition/

2021 BRMAA PHOTOGRAPHY NATIONAL JURIED SHOW

Sei invitato a partecipare al 2021 Photography National Juried Show della Blue Ridge Mountains Arts Association (BRMAA). Il 2021 BRMAA Photography National Juried Show è aperto a tutti i fotografi, sia dilettanti che professionisti, e a tutti i supporti fotografici originali, inclusi film e immagini digitali. Verranno assegnati premi in denaro per un totale di $ 3.000, inclusi $ 750 per Best of Show.
La mostra nazionale sarà esposta nella Richard Low Evans Gallery of the Art Center, sede della Blue Ridge Mountains Arts Association e situata nello storico tribunale di Blue Ridge, in Georgia, dal 24 luglio al 28 agosto 2021.
Le categorie alle quale ci vuole iscrivere deve essere indicata nel modulo di partecipazione e  la scelta va effettuata fra le seguenti: Natura, Belle arti o Arte digitale.

Deadline: 10 April 2021

Website: http://https://www.blueridgearts.net/brmaa-national-juried-photo-show.html

YICCA 2021

YICCA è un bando internazionale per artisti, aperto a professionisti e non solo da qualsiasi paese del mondo. Sono ammessi tutti i tipi di opere d’arte contemporanea: disegni, dipinti, sculture, fotografie, grafica, mix media, video, installazioni e performance. Obiettivo del concorso è promuovere l’artista iscritto, dando loro la possibilità di entrare a far parte del mercato internazionale dell’arte contemporanea. Internazionalità e networking fanno di questa chiamata artistica un’enorme opportunità per gli artisti, che possono vincere un premio in denaro e avere l’opportunità di esporre le opere presentate in una galleria d’arte di una città europea. La decisione finale della giuria porterà a una selezione di 18 artisti che parteciperanno alla mostra finale.

Scopo del concorso è promuovere gli artisti iscritti, dando loro la possibilità di entrare a far parte del mercato internazionale dell’arte contemporanea.

La decisione finale della giuria porterà a una selezione di 18 artisti che parteciperanno alla mostra finale.

Deadline: 16 April 2021

Website: http://yicca.org

ND AWARDS 2021

L’acclamato ND AWARDS è un crogiolo di alcune delle anime più eccezionali e talentuose del mondo nel campo della fotografia, dove il riconoscimento, il prestigio e la pubblicità vengono istantaneamente guadagnati dalla voce vincitrice. Questo è un invito aperto. Unisciti a noi e partecipa al concorso!

Le nostre categorie: Astratto, Architettura, Paesaggi urbani, Belle arti, Ritratto, Persone, Fotogiornalismo, Natura, Paesaggio, Nudi, Paesaggi marini, Strada, Viaggi, Sott’acqua, Urbano, Fauna selvatica.

Deadline: 25 April 2021

Website: https://ndawards.net

THE INTERNATIONAL PORTRAIT PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2021

Un concorso globale per professionisti e dilettanti dedicato esclusivamente alla fotografia di ritratto. Miriamo a essere il gold standard per la fotografia di ritratto in tutto il mondo.

Questo è il primo anno del premio International Portrait Photographer of the Year e stiamo seguendo una filosofia simile al nostro successo International Landscape Photographer of the Year Awards (ora alla sua ottava edizione). E poiché vogliamo lo scopo è di creare un libro di fotografia “contemporanea”, tutte le immagini inviate devono essere state acquisite dopo il 1 ° gennaio 2019 (quindi, negli ultimi 28 mesi dispari).

L’obiettivo principale del nostro premio è quello di raccogliere i migliori 101 ritratti fotografici dell’annoche andranno a comporre un libro esclusivo, pubblicato online e ma che potrà essere acquistato anche come una pubblicazione cartacea “vera” con copertina rigida (è orgogliosamente stampato da Momento Pro).

Deadline: 30 April 2021

Website: https://www.internationalportraitphotographer.com

NIKON SMALL WORLD COMPETITION 2021

Il piccolo mondo di Nikon è considerato il forum principale per mostrare la bellezza e la complessità della vita viste attraverso il microscopio ottico. Il Concorso di Fotomicrografia è aperto a chiunque abbia un interesse per la microscopia e la fotografia. Il concorso video, intitolato Small World In Motion, comprende qualsiasi film o fotografia time-lapse digitale scattata al microscopio.

Concorso di fotomicrografia

La Nikon Small World Competition è iniziata per la prima volta nel 1975 come mezzo per riconoscere e applaudire gli sforzi di coloro che si occupano di fotografia attraverso il microscopio ottico. Da allora, Small World è diventata una vetrina leader per i microfotografi della più ampia gamma di discipline scientifiche.

I giudici esperti valuteranno migliaia di candidature di microscopia da tutto il mondo per scegliere un gruppo selezionato di vincitori.

Deadline: 30 April 2021

Website: https://www.nikonsmallworld.com/

ASTROCAMERA 2021 INTERNATIONAL ASTROPHOTOGRAPHY COMPETITION

AstroCamera è una competizione annuale organizzata da Hevelianum, dedicata  all’astrofotografia e rivolto a chi ama l’astronomia o la fotografia.

L’idea alla base del concorso è nata nel 2011, anno del 400° compleanno di di Johannes Hevelius,  un astronomo e artista di Danzica, che con grande passione e impegno registrò meticolosamente importanti eventi celesti, come eclissi, comete e macchie solari. È stato l’autore delle mappe più dettagliate della Luna.

La prima edizione del concorso è stata annunciata il 28 gennaio 2011. Tradizionalmente, annunciamo le prossime edizioni lo stesso giorno.

AstroCamera 2011 è stato annunciato 10 anni fa e abbiamo già avuto 8 edizioni (il concorso non è stato organizzato nel 2016 e nel 2017). Nel corso degli anni la competizione è diventata internazionale, permettendoci di ricevere circa duemila incredibili foto del cielo da tutto il mondo!

Il potenziale e l’immaginazione dei vincitori ci sorprende ogni volta; speriamo che sia così anche  quest’anno.

Deadline: 30 April 2021

Website: https://hevelianum.pl/astrocamera-competition/

KUALA LUMPUR PHOTOAWARDS PORTRAIT PRIZE 2021

Molti di noi si sono autoisolati a casa negli ultimi 12 mesi. In che modo queste restrizioni imposte dall’esterno hanno influenzato il nostro senso di sé?

Come esseri umani, abbiamo costantemente bisogno di interagire, relazionarci e comunicare con gli altri e queste azioni definiscono la nostra identità individuale e il nostro senso di sé; attraverso le scelte che facciamo e le azioni che intraprendiamo. Nella categoria Tema a immagine singola, KLPA sta cercando interpretazioni artistiche e creative autonome di questo tema, attraverso autoritratti e studi ponderati degli altri.

Come definisci te stesso o qualcun altro? Quali sono i tratti e le caratteristiche che rendono una persona quello che è? Come puoi fotografare questi “sé” e farli risaltare come individui in modo creativo e significativo? I ritratti possono scavare in profondità nella psiche di una persona e rivelare ciò che è mascherato superficialmente in superficie.
Quest’anno il concorso prevede tre categorie:
• TEMA Immagine singola – ogni fotografo può inviare fino a 10 fotografie di ritratti singoli sul tema SENSE OF SELF.
• Immagine singola APERTA: non esiste un tema specifico per questa categoria. I partecipanti possono inviare fino a 10 fotografie basate su ritratti.
• Sovvenzione del progetto: ogni progetto deve contenere da 6 a 12 immagini.

Deadline: 30 April 2021

Website: https://www.klphotoawards.com/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Provateci e in bocca al lupo ! Ciao Annalisa

Nuova autrice Musa, Ada Anselmi con “Ouvertures”

C’è il lento scorrere del tempo e il movimento della vita nella serie Ouvertures.
Le immagini sono scattate dalla mia cucina nell’arco di due stagioni e ritraggono le realtà presenti in sei finestre di fronte, sei “aperture” sulle esistenze altrui. Con pazienza e un po’ d’ironia ho cercato di cogliere attimi e dettagli di una routine dove l’attenzione mai si ferma, una quotidianità che si trasforma in pellicola riempita di abitudini, attività, ritmi, stati d’animo.
Ho posato lo sguardo sulle vite degli altri, con quell’umano impulso di voyeur, l’ho fatto però con garbo, con una sorta di pudore che mi ha portata a ritrarre queste persone senza mai mostrarle veramente. I volti scompaiono, l’identità è celata, ma esattamente uguale a quella di ciascuno di noi.
E’ un tutt’uno, un misto di poesia, di perversione, d’immedesimazione, di curiosità bonaria e di attitudine al ruolo di “spettatore”.
Tutti i soggetti ritratti, animati e non, sono attori inconsapevoli di una lenta e composta sinfonia, ognuno sul suo palcoscenico, ognuno alla sua finestra, ognuno a recitare il proprio pezzo di vita.

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«Ouvertures»

In the “Ouvertures” of Ada Anselmi series there is the slow passage of time and the movement of life.
The images are taken within two seasons from the window of her kitchen and portray the realities present in six front windows, six “openings” on the existence of others.
With patience and a little irony, the photographer catches several spots of real life, trying to catch and focus on beauty of small things in a kind of zero-kilometer photography.
She sets her gaze on daily actions of her neighbors, always gracefully, with a sort of modesty that leads her to portray those people without ever really showing them, even though you can pick up the sociological aspect by investigating habits, activities, what they love to wear, the moods.
They are all unconscious actors of a slow and composed symphony, present or absent they are, everyone on his stage, each at his window, each with his own life.
The actions and subjects belong to our common everyday life, they are fragments of images that we are accustomed to passively undergo; with this work Anselmi shows that only through careful observation we can extrapolate them from the context and thus load them with a new meaning.

Il sito di Ada https://www.lefotodiada.it/

BIOGRAFIA

Accantonata per molti anni, la fotografia è tornata a far parte integrante e preponderante del mio presente e oggi viaggia in parallelo alla Gestalt come filosofia di vita.
Proprio la mia formazione da counselor gestaltica mi ha aiutato nel tempo a ridefinire quelle che sono le mie priorità, compresa la fotografia, e a capire quanto sia fondamentale la capacità di osservare stando nel qui ed ora. Sono autodidatta, prediligo gli scatti del quotidiano e cerco sempre di trovare il bello nel brutto, l’opportunità nell’errore, il positivo nel negativo, andando oltre l’apparenza per entrare più nel profondo in ciò che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.
La serialità è un altro ingrediente di forte stimolo perché mi permette di cogliere evoluzioni e dettagli spesso sfuggenti.
Fotografo quello che vedo e che amo, senza preferenze di tema, ciò che per me è importante è l’affinità emotiva che si crea tra me e qualsiasi sia il soggetto dei miei scatti.
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Set aside for many years, the photography has returned to being an integral and predominant part of my present and today it travels in parallel with Gestalt as a philosophy of life.
My training as a Gestalt counselor has helped me over time to redefine what are my priorities, including photography, and to understand how fundamental the ability to observe staying in the “here and now”. Only in this condition a true state of awareness can be nourished … an indispensable condition to be and to look at everything from a new point of view. So I try to find the beautiful in the ugly, the opportunity in the error, the positive in the negative, going beyond appearance to go deeper into what we have in front of our eyes every day. Seriality and zero kilometer photography are other strong stimulating ingredients because they allow me to grasp evolutions and often elusive details.
I photograph what I see and love, without theme preferences, what is important to me is the emotional affinity that is created between me and whatever the subject of my shots is.

Diritto d’autore in fotografia, in pillole…


Buongiorno, qui trovate appunti su una lezione dedicata al diritto d’autore in fotografia. Spero possano esservi utili.

Buona lettura! Cristina

(Legge sulla protezione del diritto d’autore del 22 Aprile 1941 n.633)
1) Il diritto d’autore tutela tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo, che appartengono alla letteratura, alla musica, all’architettura, al teatro, alla cinematografia e alle arti figurative (tra cui la fotografia) qualunque sia il modo o la forma di espressione. (Art.1-2 Legge sulla protezione del
diritto d’autore del 22 Aprile 1941 n.633)
La prima cosa da capire è cosa s’intende in questa legge per “carattere creativo” di un’opera fotografica, dato che si tratta del requisito principale per cui una fotografia possa essere tutelata dal diritto d’autore.
Secondo la legge si può parlare di creatività quando l’opera fotografica è originale e nuova.
Con “nuova” non s’intende che l’opera fotografica deve essere una novità in senso assoluto (una fotografia può essere creativa anche se ha per soggetto lo stesso soggetto già trattato da altri fotografi), ma s’intende in senso soggettivo, vale a dire che deve mostrare l’impronta della
personalità dell’autore.
Inoltre affinché un’opera fotografica sia tutelata deve avere anche una forma espressiva, vale a dire deve assumere una qualche forma concreta. Il diritto d’autore infatti non tutela le idee finché rimangono nella testa dell’autore!


2) In ambito fotografico la legge sul diritto d’autore fa una distinzione precisa sulle “fotografie”. Le divide in tre categorie: le opere fotografiche, le fotografie semplici e le fotografie di mera documentazione.
Le opere fotografiche sono le fotografie dotate di creatività e di forma espressiva (nel senso di presenza dell’impronta della personalità dell’autore e di forma espressiva concreta percepibile). Le fotografie appartenenti a questa categoria hanno la tutela di diritto d’autore piena, hanno quindi il
livello massimo di tutela sia per quanto riguarda i diritti patrimoniali d’autore che quelli morali.
Le fotografie semplici sono le fotografie che possono avere come oggetto persone, eventi naturali o sociali, comprese le fotografie che ritraggono altre opere d’arte (per esempio le fotografie di una statua o di un’opera pittorica) ed i fotogrammi delle pellicole cinematografiche.
Quello che manca in queste fotografie è quindi il carattere creativo, ovvero la presenza di una reinterpretazione personale da parte dell’autore. Sono fotografie dotate di una forma espressiva e, pur possedendo anche un alto livello tecnico di realizzazione, non possiedono la creatività per
cui l’autore inserisce qualcosa di sé. Le fotografie appartenenti a questa categoria sono quelle che hanno un livello di tutela di diritto d’autore inferiore (si parla di diritto connesso).
Infine le fotografie di mera documentazione sono gli scatti di documenti, scritti, disegni tecnici o prodotti simili. A differenza delle fotografie semplici che hanno scopi pubblicitari, commerciali, di cronaca…, queste fotografie hanno scopo esclusivamente riproduttivo e di documentazione.
Queste fotografie non sono oggetto di alcuna tutela.


3) Differenza di tutela da parte della legge sul diritto d’autore tra un’opera fotografica e una fotografia semplice.
I diritti patrimoniali su opere fotografiche riguardano la possibilità di utilizzare un’opera fotografica a scopo di lucro e il diritto al compenso a fronte di alcune utilizzazioni dell’opera.
Questi diritti contemplano una serie di diritti esclusivi di utilizzazione di un’opera per cui qualsiasi cosa si voglia fare, va sempre chiesto il permesso all’autore. Rientrano tra i diritti patrimoniali il diritto di: pubblicazione, riproduzione, comunicazione, distribuzione, modificazione, elaborazione
e pubblicazione in raccolta e noleggio e prestito.
I diritti di utilizzazione economica durano tutta la vita dell’autore fino a 70 anni dopo la sua morte.
Trascorso tale termine l’opera fotografica “cade in pubblico dominio”, e quindi può essere utilizzata liberamente. Rimane però sempre l’obbligo di citare sempre il nome dell’autore (perché questo è il diritto morale di paternità dell’opera che dura in eterno infatti dal momento in cui viene
a mancare l’autore questo diritto può essere esercitato dagli eredi).
I diritti morali su opere fotografiche sono i diritti a difesa della personalità dell’autore. Questi diritti sono: il diritto di rivendicare e di rivelare la paternità dell’opera, il diritto di disconoscere la paternità di un’opera falsamente attribuita, il diritto di opporsi a deformazioni o modificazioni
dell’opera e a ogni altro atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’opera stessa, il diritto di ritiro dell’opera dal commercio per gravi ragioni morali.
Questi diritti non hanno nessuna limitazione temporale, infatti una volta morto l’autore dell’opera fotografica, questi diritti possono essere esercitati dagli eredi.
I diritti patrimoniali su fotografie semplici riguardano invece il diritto esclusivo di utilizzare economicamente una fotografia in caso di riproduzione, diffusione e spaccio (cioè la distribuzione degli esemplari materiali) e il diritto al compenso a fronte di alcune utilizzazioni dell’opera.
I diritti di utilizzazione economica durano solo 20 anni dalla produzione della fotografia.
I diritti morali su una fotografia semplice non sono espressamente riconosciuti dalla legge sul diritto d’autore, ma la giurisprudenza tende comunque a riconoscere al fotografo autore di una fotografia semplice almeno il diritto di paternità.


4) Specifica extra…
Per le fotografie semplici la legge non impone di mettere il nome dell’autore, ma in tutta la giurisprudenza i giudici dicono che il nome va comunque messo. Quindi anche per le fotografie semplici i giudici riconoscono questo diritto, perché ritengono di fondamentale importanza per la professionalità di un fotografo essere riconosciuto come autore delle proprie opere. Per legge invece il nome va messo per le opere fotografiche.
Il diritto del fotografo dell’indicazione del suo nome ha radici nella Costituzione Italiana, perché è un diritto umano, della persona. Dunque la radice di questo diritto non è neanche nella legge sul diritto d’autore ma è nell’Articolo 2 della Costituzione Italiana che tutela la dignità della persona e il diritto della persona di realizzarsi nella società, nonché il diritto al lavoro…Quindi questo diritto di menzione del nome dell’autore ovunque ha radice costituzionale.

Un nuovo spazio per la fotografia, AP gallery

Buongiorno a tutti, ecco un’intervista fatta ad Alessia Paladini che ha appena iniziato una nuova avventura nel mondo della fotografia.

Apre AP Alessia Paladini Gallery, nuovo spazio espositivo che con un occhio sarà rivolto alle donne, mentre l’altro si concentrerà sia sui nomi più conosciuti, sia sulle nuove tendenze relative al contemporaneo. Viva le iniziative contro corrente che presuppongono coraggio e determinazione!

L’esterno della galleria

Ciao Alessia, ci racconti chi sei?

Sono nata a Milano nel 1968 e mi sono laureata in storia del teatro inglese all’università degli studi di Milano.

Vivo a Milano con due adorabili figli adolescenti,  Frida  – un beagle di 6 anni – e un marito che sopporta e supporta le mie iniziative.

Da sempre sono attratta da tutte le forme artistiche, musei e gallerie sono i miei luoghi prediletti ovunque mi trovi. Sono una lettrice compulsiva.

Alessia Paladini

Sono una appassionata runner e amo molto lo sport all’aria aperta; appena posso scappo sulle montagne della valle d’Aosta. Adoro viaggiare.

Quali esperienze o pratiche espositive ti hanno influenzata?

Durante l’ultimo anno di università ho avuto l’opportunità di iniziare a lavorare da Sotheby’s, la casa d’aste inglese, come assistente al dipartimento di arte moderna e contemporanea, per 5 anni.

Lì, oltre ad avere la possibilità di vedere dal vivo opere d’arte incredibili, ho intuito quanto mi piacesse il contatto con il pubblico, con i collezionisti; ho iniziato a studiare e comprendere le dinamiche del mercato dell’arte e quello che spinge un collezionista a puntare su un artista o su un’opera in particolare.

In seguito ho lavorato per 7 anni per Photology, una delle prime gallerie in Italia ad occuparsi esclusivamente di fotografia. Ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con i più importanti fotografi italiani e internazionali, da Mario Giacomelli a Jack Pierson, David LaChapelle, Mario De Biasi e molti altri. Ho capito che la fotografia aveva potenziali inesplorati e aperti nell’ambito del collezionismo. Photology è stata fondamentale per la mia formazione.

Infine ho avuto il privilegio di entrare a fare parte del gruppo Contrasto, nel momento in cui a Milano nasceva Forma, una delle realtà più interessanti in ambito fotografico negli ultimi anni. Mi sono occupata della creazione e della gestione di Contrasto Galleria, di cui sono stata direttrice per 15 anni.

La galleria si concentrerà su temi specifici o principali?

Non credo di voler restringere il campo a temi specifici o principali, ma sicuramente cercherò di offrire proposte di grande qualità e intensità.

La galleria è rivolta al lavoro delle donne, quali pensi siano le difficoltà che una fotografa potrebbe incontrare nel suo percorso? E i vantaggi?

La mia galleria ha un focus rivolto alle fotografe donne, ma non intendo creare un “ghetto” femminile: ho la fortuna di avere anche molti bravissimi fotografi uomini tra le proposte della galleria.

Di sicuro, e mi duole ammetterlo, ancora oggi nel 2021 le donne hanno maggiori difficoltà – in qualunque campo – ad affermarsi. Non fanno eccezione l’arte e la fotografia, le donne influenti sono ancora una esigua minoranza. Di sicuro il vantaggio di essere donna è intrinseco nella essenza del femminile: le donne sono più tenaci, determinate, proprio perché pronte da sempre ad affrontare difficoltà maggiori rispetto agli uomini. E’ un argomento complesso e vastissimo. Io credo però che la qualità e l’originalità siano sempre premiate; nel mio piccolo spero di dare un contributo in questo senso.

Come si deve presentare chi desidera lavorare con un gallerista?

Innanzitutto prendere un appuntamento con il gallerista e non presentarsi all’improvviso.

Preparare i materiali da fare visionare con cura e attenzione, focalizzarsi su pochi progetti ma con una linea chiara e leggibile.

Accompagnare il proprio progetto con un testo che ne spieghi la nascita e le caratteristiche.

Se i materiali vengono inviati via mail, avere l’accortezza di compattare i file in modo da non intasare la casella del povero gallerista che già si maldispone.

Non sollecitare una risposta dopo 24 ore dall’invio dei materiali, altra cosa che trovo molto indisponente.

Accettare le critiche e i consigli di chi ha più esperienza e affidarsi al gallerista che conosce il proprio pubblico e le potenzialità di vendita in termini di formati, tirature, prezzi.

Cosa determina il valore di una fotografia?

Domanda molto complessa.

Direi un insieme di fattori, che a volte si contraddicono. Potremmo dire, di alcune opere fotografiche, la tiratura limitatissima, ma di contro esistono fotografi che lavorano in tiratura aperta ed hanno quotazioni altissime. Essere incluse in mostre museali importanti. Essere esposte in fiere internazionali. Fare parte di collezioni prestigiose. La risposta del mercato: se un gallerista propone un fotografo e il pubblico risponde acquistando le opere, vuol dire che il valore assegnato alla determinata opera è giusto.

Esiste ancora il collezionismo, se si, come si è trasformato?

Certamente esiste il collezionismo, declinato in modi diversi. Io ritengo che esistano collezionisti – che hanno una linea precisa di acquisti, una cultura fotografica matura – e acquirenti, che invece magari acquistano un’opera senza iniziare una vera e propria collezione. Uno degli aspetti più stimolanti e interessanti a mio parere del lavoro di un gallerista è proprio quello di guidare gli acquirenti verso la “trasformazione” in collezionisti.

Oggi un collezionista ha moltissimi canali diversi a cui attingere, sia per informarsi ed acculturarsi, sia per acquistare – penso ovviamente al mondo web. Di contro credo molto nel contatto personale con i collezionisti e quindi, nonostante le vendite online siano interessanti, sono convinta dell’importanza che ancora oggi le gallerie intese come luoghi fisici occupano nel meccanismo del mercato e del collezionismo.

Puoi descrivere la tua galleria con 3 parole?

Raffinata, accogliente, ricercata.

Alessia vi aspetta in Via Pietro Maroncelli, 11, 20154 Milano MI Ciao a tutti! Sara

La donna nella vasca da bagno di Hitler: Lee Miller

Ciao,

se dico Lee Miller a voi cosa viene in mente?

Immagino qualcuno penserà alla famosa immagine scattatale da David Scherman nella vasca da bagno di Hitler.

Qualcun altro all’immagine scattatale da Man Ray, in cui appare in un primo piano stretto con delle lacrime di vetro sul viso.

Paradossalmente, le immagini più conosciute di Lee Miller non sono scatti suoi. Eppure lei è stata davvero una grande fotografa e una grande donna, purtroppo spesso sottovalutata e ridotta al ruolo di musa di altri artisti.

Ho appena finito di leggere il libro “La vasca del Führer” di Serena Dandini, che ripercorre la vita di Lee Miller, partendo dalla famosa immagine (ho deciso di non pubblicare la foto di copertina, poichè fuorviante, non è un autoritratto come sembrerebbe dalla copertina del libro nda). Il libro è un romanzo, quindi non completamente e non sempre fedele alla realtà, ma è un buon modo per avvicinarsi alla conoscenza di questa fotografa. Credo che in ogni modo la Dandini abbia svolto un ottimo lavoro di ricerca e riportato anche degli aneddoti molto interessanti.

Nata nel 1907 nello stato di New York, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza furono molto travagliati. A soli 7 anni infatti fu violentata mentre era a casa di parenti e, in seguito allo stupro, contrasse la gonorrea. A quei tempi, nel 1914, quella malattia si curava in modo dolorosissimo e pericoloso. Lee urlava a tal punto che dovettero allontanare i suoi fratelli per non udirne le grida. Ma anche la sua adolescenza fu segnata da un altro trauma: mentre era in canoa con il suo ragazzo Brad, questi ebbe un malessere, probabilmente un problema cardiaco, cadde in acqua ed affogò. Da quel momento Lee fece moltissima fatica a innamorarsi.

Dopo quei primi burrascosi anni, Elisabeth Miller (questo era il suo vero nome) iniziò la sua carriera come modella per Vogue, ma la fotografia era un’arte che fin da piccola aveva esercitato un particolare fascino su di lei. Il padre infatti era un ingegnere che nel tempo libero si dilettava con la nuova arte della fotografia, emergente ad inizio 900 e fin da piccola ritraeva Lee ossessivamente, anche in pose che oggi darebbero scandalo.

Ben presto quindi si stancò della vita da modella newyorchese e si trasferì a Parigi. Disse di sé: “Preferisco fare una foto, che essere una foto”. 

La vita culturale parigina negli anni 20 era in pieno fermento, il movimento surrealista stava nascendo e la maggior parte degli artisti confluiva in questa città. Picasso, ma anche Claude Cahun, Andrè Breton, Paul Eluard, Max Ernst e tutti quelli del circolo surrealista di Montparnasse. Era una città sessualmente libera, ben diversa da New York, molto più aperta e accogliente, in particolare per le donne.

Nella città degli artisti, incontrò uno dei più famosi fotografi dell’epoca, Man Ray, con grande faccia tosta gli di poter essere la sua assistente. Lui prima si rifiutò, poi fu sorpreso dalla sua bravura. Fu l’inizio di un sodalizio artistico ed umano che segnò per sempre la vita di entrambi: in breve tempo, la stima artistica reciproca si trasformò in un amore passionale e tormentato.

Lee divenne la protagonista di alcuni dei più famosi scatti di Man Ray, alimentando il suo percorso di maturazione e ossessione per i dettagli del corpo. Per altro, non le fu mai riconosciuto il merito di aver scoperto la tecnica della solarizzazione, erroneamente attribuita proprio a Man Ray. La Dandini nel libro così ricostruisce questa scoperta “Di nuovo entra in scena il caso, e questa volta ha le sembianze di un topo che nel buio della camera oscura cammina sui piedi di Lee, o almeno lei ne è convinta. Terrorizzata da quel contatto, caccia un urlo e accende la luce mettendo a repentaglio il lavoro. È soltanto un attimo, ma è sicura di aver rovinato il prezioso materiale di Ray. Invece ha appena scoperto un nuovo procedimento di sviluppo che dona alle immagini una suggestione pittorica. Grazie all’esposizione accidentale, il nero di fondo sfuma nel grigio lasciando un profilo piú marcato intorno ai soggetti, i quali acquistano un effetto tridimensionale che richiama gli antichi bassorilievi. Quel risultato stupefacente entusiasma la coppia, che si lancia nella sperimentazione e realizza una serie di fotografie che passeranno alla storia.

Dopo tre anni di convivenza, Lee si sentì imprigionata nel ruolo di assistente e musa di Ray e forse anche il ruolo di amante le stava un po’ stretto, i due si separarono e Lee tornò a New York.

Negli USA continuò la sua collaborazione con Vogue, ma stavolta dall’altro lato della fotocamera, cominciò infatti a lavorare come fotografa di moda e ritrattista su commissione.

Ma Lee era una donna inquieta, il suo inferno dentro ben presto tornò a bruciare. Lee perse ben presto interesse per i lavori piú commerciali. Era soprattutto la routine ad annoiarla. Stanca di limitarsi a semplici ritratti, chiese di essere mandata al fronte: fu una delle prime fotoreporter donna della storia. Aggregata all’esercito americano in Europa, con una divisa su misura, che indosserà ininterrottamente per un anno e un elmetto disegnato appositamente per utilizzare una fotocamera (come si vede dall’immagine qua sotto), sperimenterà in prima persona gli orrori della guerra insieme all’amico David Scherman.

In una notte d’agosto del 1944, Lee attraversò la Manica a bordo di un tank della marina militare carico di carri armati; arrivò a Omaha Beach con l’alta marea e un marinaio si offrì di portarla a riva in braccio per evitarle
il bagno gelato nell’oceano. D’improvviso venne catapultata nel pieno dei combattimenti, e invece di cercare un rifugio sicuro abbraccia la Rolleiflex e cominciò a scattare fra lo stupore dei militari, che non avevano mai visto una fotografa in azione sul fronte. Lee immortalò in decine di scatti le esplosioni nel cielo, fiamme alte come grattacieli. Ma le immagini, una volta arrivate in patria, vennero subito sequestrate dalla censura britannica r rimasero top secret per anni, perché documentavano l’utilizzo di un’arma segreta che divenne tristemente famosa nelle guerre a venire.

Mentre era a Norimberga, dopo lo sbarco, il generale Patton la informò che sarebbero entrati a Dachau. Con una divisa su misura e non protocollare, che indosserà ininterrottamente per un anno, sarà la sola delle sei donne fotoreporter di guerra a raggiungere il fronte, seguendo l’avanzata alleata da Omaha Beach sino ai campi di sterminio. Lee fu dunque tra le prime persone a entrarvi. C’erano ancora tutti i prigionieri, le cataste di morti, i forni fumanti. Lee restò incredula. Era sconvolta. Scrisse un cablogramma alla sua redazione con queste parole: “Vi prego di credere che tutto questo è vero.” E inviò le foto.

Lee, al contrario di altri reporter, scelse di riprendere la realtà disumana dei lager «con un occhio surrealista», e grazie alla tecnica della frammentazione sperimentata negli anni parigini ritaglia inquadrature insolite che prediligono i particolari piuttosto che la visione d’insieme.

Da Dachau e Buchenwald non ne uscì più mentalmente. Dopo aver fotografato i cumuli di morti e ossa, i sopravvissuti ridotti a scheletri, i cadaveri dei kapò massacrati per vendetta, come avrebbe potuto non tenerne conto per sempre? Il suo archivio online è imperdibile: https://www.leemiller.co.uk/

Ma quei volti consunti, il pallore della neve che riempì l’Europa in quei mesi, quelle vite interrotte, quei cadaveri bianchi che fotografò, non le diedero più tregua: negli anni successivi, la depressione e l’alcol furono le costanti della sua vita. Visse gli ultimi anni in ritiro, continuando a ricevere visite dei suoi amici artisti e a pubblicare occasionalmente fotografie per Vogue. Si dedicò alla cucina, cercando di sfuggire alla depressione e dandosi un nuovo volto di madre e casalinga perfetta. Morì di cancro a settant’anni, nel silenzio di una città di provincia.

Spero di avervi fatto appassionare un po’ a questa grande donna, prima ancora che grande fotografa.

Se volete approfondire la conoscenza della Miller, vi consiglio il libro scritto dal figlio, Antony Penrose, Le vite di Lee Miller.

Anna

Intervista a Alessia Locatelli, direttrice artistica della biennale di fotografia femminile

Buongiorno, oggi vi presento Alessia Locatelli, curatrice indipendente e direttrice artistica della Biennale di Fotografia Femminile a Mantova.

Sono sicura che troverete interessanti le risposte.

Buona lettura! Sara

Alessia Locatelli

·         Hai un punto di riferimento relativo ad altre mostre quando usi un nuovo approccio sperimentale, nella scelta dei fotografi?  Se si, quali sono le mostre che ti hanno, in questo senso, influenzata di più?

Quello del  passaggio tra la selezione dei fotografi e l’esposizione dei loro progetti in mostra,  è un nodo fondamentale.  La prima cosa da considerare in tal senso è che sia rispettato il concept e ci sia una coerenza tra la ricerca del fotografo  ed il messaggio che  – attraverso l’allestimento – arriva al fruitore. Una volta assodato questo risultato è benvenuto tutto quello che può essere sperimentato in ambito espositivo, utilizzando anche nuove tecniche e tecnologie, non fermandosi alla bidimensionalità delle stampe o ad un unico formato fotografico, andando a movimentare la parete. O ancora, utilizzando strumenti complementari alla fotografia in modo da restituire al visitatore un’esperienza che possa essere, lo ricordo,  il più vicino possibile al progetto del fotografo, ma anche ginnastica mentale, tassello fondamentale per andare a strutturare un senso critico. Quindi  una capacità di lettura del mondo affidata anche alle arti visive ed alla fotografia contemporanea.

Ci sono  mostre che mi hanno molto colpito, alcune per l’allestimento e il dinamismo come per la grandiosa retrospettiva Ugo La Pietra. Progetto disequilibrante dedicata al poliedrico artista milanese a cura di Angela Rui, in Triennale a Milano nel 2014  (immagini e info qui: https://www.inexhibit.com/it/case-studies/milano-linafferrabile-ugo-la-pietra/ ). Altre mostre che da curatrice reputo geniali per la creatività e la capacità di lavorare in modo ironico e sottile in equilibrio tra i concetti e gli elementi allestitivi, sono sicuramente quelle di Erik Kessels, artista designer e curatore olandese dall’incredibile versatilità, di cui parlo spesso nei miei corsi portando ad esempio le sue mostre come stimolo per gli studenti ad uscire dagli schemi prestabiliti e cercare sempre in modo innovativo una relazione col visitatore che rispetti però in primis le scelte dell’artista

·         Visiti molte mostre per ispirarti e familiarizzare con i nuovi linguaggi curatoriali?

Assolutamente sì. Quest’anno è stato più difficile naturalmente, a causa della pandemia a livello mondiale le istituzioni, i privati, le fondazioni sono rimaste inattive, privandoci quindi della possibilità di fruire direttamente delle mostre e del rapporto diretto con le fotografie e con le opere d’arte. Purtroppo la fotografia, e il suo alter ego l’immagine – soprattutto dopo la rivoluzione del digitale – esce per sua natura svantaggiata dalla fruizione on-line.  Credo fortemente che nuovi linguaggi vanno attinti in maniera trasversale da altri campi disciplinari e dalle new technologies per rendere ancora migliore l’esperienza di una mostra, senza però perdere il contatto diretto dell’opera come avviene in quelle terribili mostre definite “da botteghino” che hanno girato per l’Europa in questi ultimi anni (esempio Klimt Experience  o Van Gogh – The Immersive Experience) a cui aggiungo nomi di fotografi ormai mainstream come Steve Mc Curry.   Queste “esperienze”, come vengono già definite nei titoli che le propongono, avvicinano l’arte ad una idea di Show creando una pericolosa omologazione nel gusto e nell’esercizio alla visione, di cui Tomaso Montanari parla nel suo bellissimo pamphlet Contro le mostre (ed. Einaudi).

La pandemia comunque ha catapultato all’interno  del mondo della curatela e dei musei la necessità di ripensare le mostre anche in modo virtuale tenendo però sempre in considerazione che la mission attraverso cui il professionista della cultura si muove è la necessità di promuovere l’arte e la fotografia rispettando sempre la cultura, l’opera ed il suo autore.

·         Come descriveresti il ​​tuo approccio alla curatela?

Studiato. Sicuramente è la prima parola che mi rappresenta se parliamo di un progetto visivo nuovo. Ogni sfida curatoriale si declina all’interno di nuove teorie da approcciare e sviluppare, concetti da riprendere e approfondire, nonché nuovi testi su cui studiare. Ma la prima considerazione che mi viene da fare riguarda la necessità di un primo contatto diretto con l’artista / fotografo. Il curatore è una figura polivalente con un importante ruolo di  mediazione tra quello che è il messaggio autoriale e la ricezione di tale messaggio da parte del pubblico. 

Quando  organizzo i corsi di curatela esordisco dicendo e la figura del curatore è  paragonabile a quella del direttore d’orchestra:  deve conoscere lo spartito, il suono e l’istante in cui ogni singolo strumento deve inserirsi affinché il concerto sia armonico e piacevole all’ascolto.

·         Come gestisci la situazione, quando hai la sensazione che il lavoro di un artista non sarà così forte, come lui spera o crede?

Intanto dipende se stiamo lavorando ancora in una prima fase di progettazione del portfolio, alla strutturazione del foto libro o della mostra; oppure se la contingenza è finalizzata alla presentazione al pubblico attraverso un testo critico o l’allestimento, quindi relativo alla parte finale e maggiormente comunicativa del lavoro.  Nel primo caso naturalmente è più facile intervenire, andando con l’artista stesso a ragionare sulle parti deboli che possono essere riviste e variate in corso d’opera.  Nel secondo caso, si lavora invece sulla parte allestitiva andando a ideare qualcosa che possa fare da contraltare ad un lavoro non così potente come l’artista sperava.

·         Artisti e curatori dovrebbero condividere lo stesso background teorico e culturale?

È difficile che artisti e curatori condividano lo stesso background culturale. Forse se sono coetanei potrebbero, in parte. Prima di tutto per una questione di studio: spesso gli artisti provengono da licei artistici o istituti grafici e successivamente, per completare la loro formazione in senso visivo, dirigono la loro attenzione verso le Accademie di belle arti.  Spesso il curatore di arti visive viene da un percorso più umanistico, una laurea in lettere in Beni Culturali, che abbia una formazione più letteraria, meno legata alle tecniche specifiche dell’arte e della fotografia e  maggiormente vicina a concetti teorici. Conosco moltissimi autori con una formazione teorica importante e con una grande curiosità capace di orientare la loro indagine su riflessioni profonde, credo però che il lavoro in sinergia tra artista e curatore  risieda proprio in questa divisione di ruoli – non certo chiusi e non comunicanti – ma necessari perchè il progetto si realizzi nel migliore dei modi

·         Quando selezioni lavori di fotografi/e, cosa cerchi in loro?

La prima cosa che cerco è una forte progettualità: due gambe robuste che possano sostenere il portfolio. Se il progetto nasce pensato e meditato il fotografo stesso si troverà nella condizione di avere un lavoro coerente e di riuscire a difenderlo  in maniera decisa da qualsiasi osservazione critica. In seconda istanza mi piace vedere progetti che con linguaggi personali o che mi permettano di capire che la ricerca autoriale prosegue nella modalità di scattare. Una coerenza che dall’idea iniziale si ritrova all’interno delle fotografie.

·         Come vedi il futuro della curatela artistica tra 10 anni?

Che domanda difficile. In questo momento storico non si riesce neanche a immaginare il futuro delle mostre tra sei mesi! Sicuramente la parte di tecnologia digitale, di Social cos’ come la prospettiva di fare mostre in spazi aperti in questo momento sta occupando i pensieri di molti curatori, di direttori artistici e museali. Spero di poter contribuire attraverso i miei corsi a creare futuri curatori affermati consapevoli, capaci e forti della loro professione e della missione di portare la cultura nuovamente al centro del nostro paese. La cultura visiva genera indotto e la fotografia è in un momento meraviglioso della sua storia, sarebbe un peccato non saper cogliere i cambiamenti che questo momento sta portando davanti agli occhi di tutti e si potrebbe utilizzare la cultura come strumento per riappropriarsi del tempo, per uscire dalla fragilità in cui ci troviamo e ritornare nuovamente a vedere le mostre senza avere paura di stare assieme.

·         Descrivici la tua esperienza come direttrice della Biennale di Fotografia femminile.

Essere chiamata a dirigere un foto festival è una sfida entusiasmante e complessa. Sono stata molto felice di questa occasione di direzione artistica della BFF di Mantova che è un passaggio importante all’interno della mia professione di curatrice. Il festival dedicato alla fotografia femminile avrebbe dovuto inaugurare il 5 marzo 2020 ed è stato il primo tra i foto festival in Italia a trovarsi nella condizione di non poter aprire le porte al suo pubblico, con tutte le mostre già prodotte, le letture portfolio, i talk e le proiezioni organizzate, un enorme riscontro in ambito comunicazione, la prevendita biglietti e con un bellissimo catalogo fresco di stampa (che trovate nello shop on line di emuse book).

È stato un colpo durissimo ma abbiamo deciso di migrare dal mese di marzo – con un ticket – verso un festival diffuso  proponendo mostre tra luglio e novembre a titolo gratuito, rischedulando gli eventi ancora possibili e le location disponibili.  Abbiamo creduto nel progetto e nella forza che questo avrebbe comunque avuto all’interno del territorio. In una situazione difficile come quella della pandemia non ci siamo perse d’animo e siamo state ricompensate da grandi soddisfazioni.  In questo momento stiamo lavorando alla seconda edizione, che sarà nel marzo del 2022. Abbiamo già individuato il tema e la conseguente ricerca delle prossime autrici in mostra e stiamo organizzando un piccolo assaggio di BFF Festival  per l’estate 2021!

Seguiteci su Web/Ig/FB : bffmantova.com

👉Il paesaggio urbano in bianco e nero – Erminio Annunzi

Corso di Paesaggio urbano in bianco e nero
Buongiorno, come state?
Non potete perdervi questo corso con Erminio Annunzi, grande professionista della fotografia italiana con il suo corso di paesaggio in bianco e nero…! Spero di vedervi presto! Ciao Sara 
Studia coi migliori professionisti! Buona giornata! Ciao Baci! Sara 
Corso di Paesaggio urbano in bianco e nero 

Bio Erminio Annunzi
Nel 1981 viene assunto presso AGFA GEVART, dove segue corsi di fotografia professionale; è stato responsabile del DEMO e TRAINING CENTER e dal 1996 al 2000 ha ricoperto il ruolo di responsabile della galleria fotografica AGFA.
Nel periodo 1985/1990 ha collaborato con varie riviste italiane ed estere di natura a carattere divulgativo e scientifico (Picus, Ethos, Piemonte Parchi). Sue immagini sono apparse su libri e guide di natura.
Inizia nel 1992 una collaborazione con l’agenzia fotografica “Daily Press” e per l’agenzia “Associated Press”, occupandosi di fotografia sportiva e reportage, è grazie a queste collaborazioni che pubblica fotografie sulle maggiori testate giornalistiche italiane (Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, La Voce, Il Giornale, La Repubblica).
Parallelamente al lavoro professionale, ha portato avanti progetti personali sul paesaggio naturale e urbano e sul reportage che sono stati utilizzati per mostre personali e collettive esposte in Italia e all’estero e segnalati da alcuni magazine (ZOOM, Progesso Fotografico, GENTE di FOTOGRAFIA, Bell’ITALIA, il FOTOCAMATORE, TUTTI FOTOGRAFICA, GEO)
Dal 1999 insegna tecnica fotografica, fotografia di paesaggio e creatività presso l’Istituto Italiano di Fotografia. Ha all’attivo numerosi workshop fotografici e in qualità di docente collabora anche con Canon Academy e La Scuola di Contrasto.
Inoltre, scrive articoli sulle testate fotografiche Tutti Fotografi e Fotonotiziario.

Sue immagini fanno parte della collezione privata del Prof. Roberto Mutti.

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