Premi fotografici in scadenza a gennaio

MONOVISIONS PHOTO AWARDS 2020


I MonoVisions Photography Awards sono un invito internazionale aperto per i fotografi che utilizzano un supporto in bianco e nero per esprimere il loro linguaggio visivo. Il nostro obiettivo è scoprire i migliori fotografi monocromatici di tutto il mondo e offrire le migliori opportunità per essere riconosciuti e premiati per il loro lavoro. Puoi competere per $ 5000 in premi in denaro in due categorie: la foto in bianco e nero dell’anno 2019 e la serie in bianco e nero dell’anno 2020. Le nostre categorie: Astratto, Architettura, Concettuale, Arte, Paesaggi, Natura e natura, Nudo, Persone, Fotogiornalismo, Ritratto, Fotografia di strada e Viaggi.

Deadline19 January 2020

Websitehttps://monovisionsawards.com

UNDERWATER PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2020

Deadline: 3 January 2020

Tutte le foto delle categorie principali devono essere scattate sott’acqua (sono consentite immagini su due livelli purché una parte dell’immagine sia subacquea). Noi del concorso Underwater Photographer of the Year crediamo che, sebbene i premi siano una parte importante di qualsiasi serio concorso fotografico, è il premio che il denaro non può comprare che rende i nostri premi unicamente interessanti per i fotografi subacquei. Questo deriva dall’esposizione mediatica mondiale che generiamo per i nostri vincitori e le loro fotografie. Detto questo, siamo molto orgogliosi del fatto che molte delle aziende leader nel mondo della fotografia subacquea e subacquea scelgano di sponsorizzare UPY e speriamo che tutti i partecipanti prendano in considerazione l’utilizzo dei loro prodotti in futuro.

Website: https://underwaterphotographeroftheyear.com/

SIENA INTERNATIONAL PHOTO AWARDS 2020

Le immagini premiate e finaliste saranno pubblicate sul sito Web del concorso e mostrate in una mostra collettiva durante il Siena International Photo Awards Festival 2020. Inoltre, alcune delle voci possono anche essere selezionate per essere esposte in Italia e all’estero. Alla fine del ciclo espositivo, le stampe fotografiche esposte saranno vendute in un’asta di beneficenza pubblica a sostegno di un progetto di solidarietà.

Deadline: 5 January 2020

Website: https://sipacontest.com/contest/

2020 SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS


La competizione professionale premia e mette in mostra gli organi di lavoro più importanti del mondo. I giudici sono alla ricerca di serie tecnicamente brillanti, entusiasmanti e che offrano una nuova prospettiva su ciò che la fotografia contemporanea può fare. Vogliono scoprire lavori che altrimenti non sarebbero stati visti e condividerli con un pubblico mondiale. Per i fotografi emergenti, i premi possono aprire le porte a proposte editoriali,  esposizioni in gallerie e mostre in tutto il mondo. Per artisti affermati, gli Awards offrono una piattaforma globale per condividere progetti personali e riconoscimenti per la tua passione per il medium. Gli artisti possono inserire più serie di opere per le seguenti categorie: Architettura, Creativo, Scoperta, Documentario, Ambiente, Paesaggio, Natural World & Wildlife, Ritrattistica, Natura morta e Sport.

Deadline: 14 January 2020

Website: https://www.worldphoto.org/sony-world-photography-awards/professional

XIV INTERNATIONAL NATURE PHOTOGRAPHY COMPETITION ASFERICO 2020

Invia le tue immagini per partecipare ad Asferico 2020, uno dei più importanti contest di fotografia naturalistica, arrivato alla sua 14a edizione.

I soggetti devono essere fotografati nel loro ambiente naturale. Le foto di animali domestici e animali allevati in cattività, gli uccelli nel loro nido e le foto di piante coltivate o paesaggi tra cui elementi umani, non saranno accettati. La giuria si riserva il diritto di respingere le immagini che possono essere in contrasto con l’etica del concorso.

Deadline: 2 January 2020

Website: https://lnx.asferico.com/concorso/en/home_english/

THIS IS GENDER 2020 PHOTO COMPETITION

Cos’è il genere?

Questo concorso mira a generare immagini di diverse rappresentazioni di genere ed esplorare come le norme di genere – rigide e fluide, tradizionali e progressive – influenzano il potere, l’opportunità e il benessere in diverse comunità.

Le norme di genere influiscono su tutti in un modo o nell’altro. Eppure l’immaginario di genere è quasi esclusivamente femminile, e anche queste immagini non sono sempre rappresentative della diversità dell’esperienza femminile. Il genere permea tutti gli aspetti della nostra vita, stratifica la società e definisce le opportunità. Il genere esiste tanto nella nostra mentalità quanto in ciò che indossiamo e nel modo in cui ci trattiamo l’un l’altro. Modella i ruoli che svoliamo nella società, le scelte e i diritti a nostra disposizione, la nostra salute e il nostro benessere. È una forza potente che continua a guidare e modellare le esperienze e gli ambienti di tutti – donne, uomini, transgender e persone con identità di genere non binarie.

Incoraggiamo i fotografi a contribuire ad ampliare le immagini associate al concetto di genere esplorando, ad esempio: l’interazione tra genere, salute e benessere lo sfruttamento politico e commerciale di ruoli di genere limitati per uomini e donne come il genere si interseca con altri aspetti delle identità, delle vulnerabilità e dei privilegi persone o comunità che sfidano norme di genere rigide o malsane.

Tutte le forme fotografiche e fotogiornalistiche sono benvenute. I fotografi delle prime carriere provenienti da comunità e regioni sottorappresentate e/o sottorappresentati sono incoraggiati a partecipare.

Deadline: 5 January 2020

Website: http://globalhealth5050.org/thisisgender

TAI PHOTO GRANT

I fotografi, professionisti e amatoriali, sono invitati a presentare fino a cinque foto per un concorso fotografico organizzato dalla Transparency and Accountability Initiative (TAI), una collaborazione di  finanziatori impegnati a favorire un governo aperto all’azione collettiva per il bene pubblico.

Il concorso cerca di promuovere la conversazione sui problemi di trasparenza e responsabilità e di fornire uno spazio per fotografi e artisti per contribuire a dare vita a questi concetti.

Tema

I fotografi non sono vincolati in ciò che presentano, ma i potenziali temi potrebbero includere manifestazioni di trasparenza e responsabilità nel modo in cui i cittadini interagiscono con il governo, l’uso delle risorse pubbliche, la condivisione e l’uso dei dati, l’integrità delle aziende e Governi.

Deadline: 13 January 2020

Website: https://www.transparency-initiative.org/

MALTA AWARDS – MIPA AUTUMN EDITION 2019/20

Siamo orgogliosi di annunciare che le candidature per la 3a edizione dei MIPA Awards per l’autunno 2019 sono ora aperte!

I partecipanti alla MIPA Autumn Edition 2019/20 possono inviare le loro fotografie entro venerdì 17 gennaio 2020 alle 23:59 CEST.

Per ogni fotografia presentata nelle categorie Astratta, Città, Tutto Malta, Natura e Persone è richiesta una quota di iscrizione di 12 dollari.

Le presentazioni di narrazione, con 5 foto necessarie per ogni invio, comportano una quota di iscrizione di 35 dollari per invio.

Il Malta International Photo Award ha una forte attenzione a fornire una giuria di esperti di qualità, in modo da garantire che il lavoro di tutti i partecipanti all’ingresso sia esaminato dalle persone giuste.

La Giuria esaminerà tutte le candidature, consulta tra di loro e seleziona le prime 10 immagini in ogni categoria.

Deadline: 17 January 2020

Website: https://maltaphotoaward.com

LUMIX FESTIVAL FOR YOUNG VISUAL JOURNALISM 2020

Dal 24 al 28 giugno 2020, per la settima volta si terrà ad Hannover il LUMIX Festival for Young Visual Journalism. Nel 2020, il festival sarà organizzato dal “Verein zfderung visueller Medien e.V.” in collaborazione con il programma di fotogiornalismo e fotografia documentaria presso l’Università di Scienze e Arti Applicate di Hannover e i giornalisti FREELENS’ Associazione. In stretta connessione con il programma di studio Fotogiornalismo e Fotografia Documentaria, il contenuto del festival sarà rivolto a giovani, socialmente impegnati giornalismo visivo del XXI secolo che esamina attivamente politico, culturale, sociale, processi ecologici e tecnologici. Con i mezzi di espressione inerenti ai formati narrativi giornalistici e transmediali, il festival si concentrerà sulle attuali prospettive del documentario, comprendendole come media di partecipazione attiva ai dibattiti globali.

Deadline: 31 January 2020

Website: https://fotofestival-hannover.de/en.html

ISTANBUL PHOTO AWARDS 2020

La giuria internazionale gestisce in modo selettivo ogni fotografia durante il raduno. Le fotografie saranno selezionate valutandone i diversi aspetti, dalle caratteristiche tecniche, alla prospettiva, all’attrezzatura utilizzata e il modo in cui le notizie sono state gestite, verrà valutata anche l’importanza dell’evento per l’anno nel quale l’immagine è stata prodotta.
I fotografi di tutto il mondo sono invitati a inviare immagini che catturano eventi globali da tutto l’anno. Principalmente concentrandosi su notizie e foto sportive, il concorso ha quattro categorie: Single News, Story News, Single Sports e Story Sports.

Deadline: 31 January 2020

Website: http://www.istanbulphotoawards.com/

N.B.: Vi ricordiamo come sempre di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori di traduzione e trascrizione dei contenuti.

Provateci e in bocca al lupo !

Annalisa Melas

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Letture portfolio, pochi posti disponibili!

Letture portfolio

Cosa è una lettura portfolio?
La lettura portfolio, di solito organizzata da festival di fotografia o organismi di settore, è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.
Prima di partecipare, informatevi sul profilo professionale dell’esperto. Scegliete in base all’intento per il quale avete prodotto il vostro portfolio: editare un libro, ottenere un parere, preparare un’esposizione, essere pubblicati su un giornale, preparare la partecipazione a un premio.
Il proprio lavoro può essere sottoposto agli esperti per tre motivazioni principali:
• Si ha la necessità di migliorare il proprio portfolio. In questo caso il critico/fotografo/curatore/agente dovrebbe suggerirvi come potete migliorare la vostra produzione. Cosa togliere, aggiungere e cambiare affinché la comunicazione delle vostre immagini risulti più chiara al fruitore finale.

• Si ha la necessità di trovare una collocazione per il proprio lavoro. Si sceglieranno galleristi/curatori e operatori nei musei e nei festival, nel caso l’intento sia espositivo, photoeditor di giornali o agenzie, se il proposito è quello legato alla possibilità di cominciare collaborazioni lavorative.
• Si ha la necessità di un confronto. In questo caso si preferiranno colleghi fotografi.

Informazioni letture

ISCRIZIONI APERTE vai alle iscrizioni Letture portfolio

Data : Domenica 12 Gennaio 2020

La durata di ogni lettura è di 25 minuti. L’organizzazione farà in modo di rispettare i tempi e di mettersi a disposizione degli iscritti per qualsiasi necessità.

Verrai avvisato via mail sull’orario esatto delle tue letture, dopo aver effettuato l’iscrizione.

Assistere alle letture è gratuito, chiunque può partecipare, senza disturbare i lettori e i letti.

Sede degli eventi La sede a Monza è a 150 metri dalla stazione dei treni, degli autobus e da un ampio parcheggio, gratuito la sera e nei festivi.

ISCRIZIONI APERTE Scegli i lettori Letture portfolio



Le mostre di fotografia per iniziare l’anno col piede giusto

Ciao,

se avete tempo in queste vacanze, di seguito trovate un po’ di mostre che vi consiglio di vedere.

Ne approfitto per augurare a tutti un sereno Natale ed uno scoppiettante inizio d’anno all’insegna della fotografia.

Anna

INGE MORATH. LA VITA. LA FOTOGRAFIA

Il Museo di Roma in Trastevere ospita la prima retrospettiva italiana di Inge Morath (1923-2002), la prima fotoreporter donna entrata a far parte della famosa agenzia fotografica Magnum Photos.
I rapporti lavorativi con personalità quali Ernst Haas, Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, contribuiscono a chiarire l’evoluzione professionale della Morath e il personale stile fotografico nutrito degli ideali umanistici successivi alla Seconda Guerra Mondiale, ma anche della fotografia quale “momento decisivo” come la definì Cartier-Bresson.

Le oltre centocinquanta fotografie ripercorrono le tappe dei suoi principali reportage geo-etnografici, includendo anche la nota serie di curiosi ritratti con le maschere del disegnatore Saul Steinberg.

Dal 30 Novembre 2019 al 19 Gennaio 2020 – Roma – Museo di Roma in Trastevere

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LETIZIA BATTAGLIA

LETIZIA BATTAGLIA

© Letizia Battaglia | Letizia Battaglia, Omicidio targato Palermo, 1975 

Dal 13 Dicembre 2019 al 08 Marzo 2020

NAPOLI

LUOGO: Magazzini Fotografici

INDIRIZZO: via San Giovanni in Porta 32

ORARI: dal mercoledì al sabato dalle 11.00 alle 19.00; domenica dalle 11.00 alle 14.30

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3386403215

E-MAIL INFO: info@magazzinifotografici.it

SITO UFFICIALE: http://www.magazzinifotografici.it
COMUNICATO STAMPA:
A partire dal 13 dicembre 2019 Magazzini Fotografici ha il piacere di ospitare Letizia Battaglia.

In occasione della sua visita a Napoli, Letizia ha personalmente scelto dal suo archivio di stampe vintage una selezione di scatti che rappresentano uno spaccato della sua ricerca fotografica. La mostra è esclusivamente ideata per portare a Napoli foto storiche, giornalistiche, ritratti che raccontano gli anni di una Palermo difficile con lo sguardo intimo, profondo ed emozionato di una fotografa in grado di documentare gli effetti dell’azione della mafia sulla società ma anche di cogliere le radicate problematiche della condizione femminile, attraverso gli sguardi delle donne e delle bambine da lei ritratte.

Quello di Letizia Battaglia è un racconto delle contraddizioni e delle ferite di Palermo, città complessa da lei profondamente amata, terra in cui l’ autrice si è costruita indipendenza e libertà in un periodo storico molto difficile. 

Nei suoi scatti da cronista nella Palermo degli anni ‘70 ritroviamo immortalati i delitti di mafia che l’hanno resa simbolo della battaglia contro la criminalità organizzata e l’omertà che ne alimenta il potere. Nello sguardo delle bambine che fotografa ritroviamo un po’ della sua infanzia complessa in un racconto intenso, che riflette la profonda interiorità della fotografa e quella dei soggetti ritratti.

Letizia Battaglia, 84 anni, fotografa di fama mondiale, per il New York Times è «una delle 11 donne che hanno segnato il nostro tempo». Ha contraddistinto la sua carriera per l’appassionato impegno sociale e politico. Per trent’anni ha fotografato la sua terra, la Sicilia, con immagini in bianco e nero crude e dolorose, denunciando l’attività mafiosa con reportage coraggiosi e incisivi per il quotidiano «L’Ora» di Palermo, attività l’ha resa prima donna-fotografo a lavorare per un giornale italiano.
Convinta della validità dell’impegno civile come fattore di cambiamento, nel corso degli anni ha messo il suo talento e la sua passione al servizio di cause diverse, dalla questione femminile, ai problemi ambientali, ai diritti dei carcerati, in veste di fotografa, regista, editrice, ambientalista (è stata consigliere comunale, assessore e deputato regionale).
Nella sua carriera ha saputo conciliare alla perfezione arte, impegno, coscienza e cuore.
Inizia la sua carriera a Palermo nel 1969, e nel 1970 si trasferisce a Milano dove incomincia a fotografare collaborando con varie testate. Nel 1974 ritorna a Palermo e crea, con Franco Zecchin, l’agenzia “Informazione fotografica”, frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna. Diviene in questi anni una fotografa di fama internazionale, e negli anni ’80 crea il “laboratorio d’If”, dove si formano fotografi e fotoreporter palermitani. 

Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Un altro premio, il Mother Johnson Achievement for Life, le è stato tributato nel 1999.

Ha esposto in Italia, nei Paesi dell’Est Europa, Francia (Centre Pompidou, Parigi), Gran Bretagna, America, Brasile, Svizzera, Canada. 
Dopo l’assassinio del giudice Falcone, il 23 maggio 1992, Letizia Battaglia si allontana dal mondo della fotografia, ormai stanca di avere a che fare con la violenza, dirigendo dal 2000 al 2003 la rivista bimestrale realizzata da donne Mezzocielo, nata da una sua idea nel 1991.
Nonostante le sue radici siciliane, la Battaglia si trasferisce nel 2003 a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, ma nel 2005 è tornata nella sua Palermo.
Nel 2017 inaugura a Palermo all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa il Centro Internazionale di Fotografia da lei diretto, metà museo, metà scuola di fotografia e galleria. E nel 2019 inaugura a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci, una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera.
Per questa nuova occasione sarà ospite dello spazio espositivo Magazzini Fotografici, situato nel centro storico di Napoli, nell’antico Palazzo Caracciolo D’Avellino del Decumano superiore.
Nata da un’idea della fotografa Yvonne De Rosa, l’APS Magazzini Fotografici ha come elemento fondamentale l’ obiettivo della divulgazione dell’arte della fotografia finalizzata al-la creazione di un dialogo che sia occasione di scambio e di arricchimento culturale. Il team di Magazzini Fotografici è composto da: Yvonne De Rosa – Direttrice artistica e Fondatrice, Valeria Laureano coordinatrice, Rossella Di Palma responsabile ufficio stam-pa e comunicazione e Michela Sellitto, coordinatrice.

Dal 13 Dicembre 2019 al 08 Marzo 2020 – Magazzini Fotografici – Napoli

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OLIVIERO TOSCANI. RAZZA UMANA

Senigallia Città della Fotografia presenta dal 25 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020 la mostra Razza Umana di Oliviero Toscani. Le sale di Palazzo Ducale e di Palazzetto Baviera ospiteranno 70 fotografie di questo progetto che racconta i cittadini del mondo, per far riflettere sul valore dell’eguaglianza tra popoli nell’accettazione delle differenze.
 
Oliviero Toscani è indubbiamente uno dei fotografi italiani più importanti e conosciuti in Italia e all’estero, creatore di campagne pubblicitarie irriverenti e mediatiche che hanno fatto discutere tutto il mondo. Da sempre attratto dalle fisionomie umane e dalla loro rappresentazione, nel 2007 lancia il progetto Razza Umana definita dallo stesso maestro “uno studio socio-politico, culturale e antropologico che ritrae la morfologia della razza umana al fine di osservarne le peculiarità e le caratteristiche, per capire le differenze”.  
 
Razza Umana è un progetto itinerante che ha viaggiato per il mondo, passando dal Giappone al Guatemala, dal Belgio alla Thailandia alla Namibia, oltre ovviamente all’Italia dove è stato esposto in più di 100 comuni. È una ricerca che indaga la forma umana e si concentra sulle piccole imperfezioni che racchiudono l’essenza di tutti noi. Aiutato dal suo team, Oliviero Toscani allestisce in ogni tappa del suo percorso un vero e proprio studio fotografico per ritrarre la gente del luogo, la gente comune che rappresenta il campione di umanità che verrà poi messo in mostra, a confronto con gli scatti realizzati in altre parti del globo. 
 
Il risultato è un archivio multimediale di fotografie e video che racchiude l’essenza dell’umanità, un insieme di espressioni, caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali della popolazione, a discapito delle differenze, come spiega bene Achille Bonito Oliva: «Razza Umana è frutto di un soggetto collettivo, lo studio di Oliviero Toscani inviato speciale nella realtà della omologazione e della globalizzazione. Con la sua ottica frontale ci consegna una infinita galleria di ritratti che confermano il ruolo dell’arte e della fotografia: rappresentare un valore che è quello della coesistenza delle differenze».
La fotografia diventa uno strumento di conoscenza profonda che permette, attraverso lo sguardo di ogni singola persona, di poter catturare la sua anima e le esperienze che ha vissuto: un modo per abbattere le disuguaglianze, superando differenze di genere, sociali, culturali, questa è la potenza di Razza umana, come racconta lo stesso Toscani: «Non c’è bisogno di fotografare la guerra per rappresentare il disastro che compie nella società. Basta guardare due occhi che ti fissano con terrore e capisci cosa è la guerra. […] Credo si possa fotografare l’anima attraverso lo sguardo degli esseri umani. L’anima nelle sue fattezze, grandezze, meschinità, bruttezze, e bellezze più estreme. La mia ricerca è fotografare facendomi guardare “dritto negli occhi”».
 
Senigallia con questa mostra si conferma ancora di più città della fotografia in Italia, ospitando una tappa di questo importante progetto e, come afferma il sindaco Maurizio Mangialardi «è pronta a ospitare il lavoro di Oliviero Toscani, uno dei più importanti fotografi del Novecento, proiettando quindi ancora una volta l’intera regione Marche in una dimensione artistica internazionale. Sarà un evento interessante non solo dal punto di vista culturale, ma anche sotto l’aspetto sociale, perché il progetto di Toscani rappresenta un’opportunità di riflessione sul valore dell’uguaglianza che affonda le radici nel riconoscimento e nell’accettazione delle differenze».

Dal 25 Ottobre 2019 al 02 Febbraio 2020 – Palazzo del Duca | Palazzetto Baviera – Senigallia (AN)

LEWIS W. HINE. AMERICAN KIDS

Come nel film di Sergio Leone “C’era una volta in America”: per il progetto History & Photography – La Storia raccontata dalla Fotografia, in anteprima nazionale a la Casa di Vetro di Milano apre al pubblico l’8 ottobre 2019 dalle 15.30 alle 22.00 l’esposizione “Lewis W. Hine. American Kids. ”, dedicata alle condizioni di vita e di lavoro dei figli degli immigrati (per lo più europei, e tra loro tantissimi italiani) e delle classi sociali più povere negli Stati Uniti dei primi del ‘900. In programma fino al 25 gennaio 2020, curata da Alessandro Luigi Perna e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose di Federica Candela, la mostra si compone di circa 60 riproduzioni digitali da stampe originali selezionate tra le più belle immagini (tra cui molte poco conosciute) della collezione della National Child Labour Committee, la principale organizzazione privata senza fini di lucro protagonista del movimento nazionale di riforma del lavoro minorile negli Stati Uniti a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La sua missione era quella di promuovere “i diritti, la consapevolezza, la dignità, il benessere e l’educazione dei bambini e dei giovani in relazione al lavoro.” A scattare le foto, oggi conservate alla Library of Congress, Lewis Wickes Hine, il celebre maestro americano della fotografia sociale, di ritratto e di reportage che ha ispirato i grandi autori americani degli anni ‘30 (in primis Dorothea Lange) che hanno raccontato la Grande Depressione e il New Deal del presidente Franklin Delano Roosevelt. 

Dal 08 Ottobre 2019 al 25 Gennaio 2020 – La Casa di Vetro – Milano

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FRANCESCO CITO. DEUS, SPIRITUS, HOMINES

Dal rumore dei reportage di guerra al silenzio della preghiera, avendo il privilegio di entrare in spazi di norma riservati e sconosciuti, questo il viaggio che il fotografo Francesco Cito ha intrapreso alla scoperta dei luoghi di culto, delle professioni di fede nei territori dell’Umbria.
Un viaggio di ricerca e documentazione dedicato alle comunità religiose che, attraverso il potente mezzo della fotografia, evidenzia la necessità dell’uomo di costruire e custodire la propria identità culturale, spirituale e sociale, un viaggio che diventa mostra. 
www.francescocito.it

Può un forno ospitare fotografie?
E diventare un centro culturale?
E tornare a essere, dopo anni di chiusura, un centro vissuto e frequentato?

Succede a Città della Pieve grazie a un progetto aperto e gratuito per tutti: appassionati, esperti, curiosi di immagini, a chi passa e ha desiderio di capire, provare, scoprire, approfondire il mondo della fotografia.
Photo Città delle Pieve è un laboratorio permanente di cultura fotografica che, durante tutto l’anno, organizza esposizioni, workshop, talk, cineforum, attività culturali dedicate alla fotografia.
Photo Città della Pieve è un progetto che trova le sue radici in Italia centrale, in Umbria, al confine con la Toscana, all’interno del vecchio Forno Bassini, il forno del paese dal quale ha ereditato il nome «il Forno» e le aspirazioni, luogo di produzione e vero e proprio laboratorio di incontro per la comunità e non solo, che rivive grazie a un restauro filologico avviato da Firouz Galdo e portato a temine nel 2017 da Open Studio inserito tra i siti d’interesse per l’archeologia industriale dalla Regione Umbria.
Oggi, tra bocche di forno, pianali, cappe, rivestimenti originali, un allestimento lineare e fluido permette di ospitare esposizioni fotografiche, una biblioteca, una sala workshop, una sala posa, una camera oscura e un ambiente sempre aperto al pubblico per degustazioni, apertivi e appuntamenti.
Photo Città della Pieve alterna un calendario annuale di attività per vari tipi di pubblico a due mostre principali, nel mese di dicembre e di giugno, due progetti commissionati e realizzati ad hoc, da fotografi e artisti dedicati a svelare luoghi, culture, comunità, usi e costumi del territorio e d’Italia. Nei primi anni si sono alternate le collaborazioni con Maurizio Galimberti, Paola Agosti, Silvia Camporesi e Alessandra Baldoni, per dicembre 2019 è Francesco Cito il protagonista, con un intenso lavoro sulle comunità religiose, mentre a giugno 2020 sarà la volta di Valentina Piccinni e Jean Marc Caimi.
Photo Città della Pieve, anche grazie alla sua amplia biblioteca e al suo archivio è un luogo di studio e di memoria, da una parte mettendo a disposizione una selezione di oltre 700 volumi specializzati dall’altra custodendo la produzione fotografica dei progetti realizzati, insieme all’archivio di Attilio Maria Navarra e a una preziosa collezione di rarità bibliografiche da Praha panoramatickà di Josef Sudek e Immagini di Federico Vender a Il profilo delle nuvole : immagini di un paesaggio italiano di Luigi Ghirri, fino a Venise des saisons di Gianni Berengo Gardin e Momenti : otto saggi in immagini e parole di Irving

Dal 15 Dicembre 2019 al 13 Giugno 2020 –  Photo Città della Pieve

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PICASSO. L’ALTRA METÀ DEL CIELO. FOTO DI EDWARD QUINN

Uno sguardo sull’artista e il suo rapporto con il mondo femminile attraverso gli scatti di uno dei più affermati fotografi del Novecento: questo il tema scelto dalla città di Firenze per celebrare il genio del maestro spagnolo e del grande fotografo irlandese con l’esposizione “Picasso. L’altra metà del cielo. Foto di Edward Quinn”, in programma dal 30 novembre 2019 al 1° marzo 2020, presso il Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi.

La mostra, prodotta e organizzata da MetaMorfosi con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze, in collaborazione con MUS.E, sarà inaugurata venerdì 29 novembre, alle ore 11, da Pietro Folena, Presidente di Metamorfosi, e da Letizia Perini in rappresentanza della Città Metropolitana di Firenze. L’esposizione è il frutto dell’insolita amicizia che legò Picasso a Edward Quinn, come spiega il nipote ricostruendo il loro primo incontro avvenuto in Costa Azzurra: «“Lui, il ne me dérange pas”, (“non mi disturba”) racconta Picasso dopo che, il 23 marzo 1953, lo aveva fotografato per la prima volta durante il suo lavoro. Così Quinn divenne uno dei pochi fotografi a cui fu permesso di fotografarlo durante il lavoro e che era accettato nella sua vita privata». L’esposizione – che annovera una corposa serie di scatti realizzati da Edward Quinn (Dublino 1920 – Svizzera 1997), il fotoreporter che seguì Picasso (1881 – 1973) in Costa Azzurra e lo ritrasse per circa vent’anni – presenta un’ottantina di foto (due i formati in mostra: 40×50 e 30×40 cm) che raccontano un Picasso intimo e privato, svelando, in particolare, il suo complesso rapporto con l’universo femminile: il maestro è ritratto fra le sue donne, amanti e amiche, fra i suoi figli, frutto di molte passioni nel corso degli anni, ma anche fra i tanti amici e conoscenti che popolavano le sue tele così come le tavolate imbandite e le spiagge davanti al mare. Le foto provengono dall’Archivio Quinn di Zurigo e sono state selezionate dal curatore della mostra, Wolfgang Frei, nipote del fotografo.  «Anche se  Quinn – racconta ancora Frei – era un caro amico, non era quasi mai possibile fissare con lui per tempo un appuntamento. Spesso Picasso dava l’ordine di non essere disturbato. Quasi tutte le visite erano impreviste e improvvisate. Questo però era in linea col modo di lavorare di Quinn: i suoi scatti non avevano infatti bisogno di lunghi preparativi tecnici. Non faceva uso del treppiede e si rifiutava di illuminare artificialmente gli ambienti e far posare Picasso. L’obiettivo era quello di mostrare in quali condizioni l’artista creava le sue opere». Gli scatti di Quinn mirano a restituire un’immagine non convenzionale, credibile, autentica, documentaria. Le fotografie in mostra rivelano come l’artista si sia ispirato alle cose e alle persone di tutti i giorni, ma anche a quelle straordinarie che lo circondavano. In questa rappresentazione della personalità dell’artista, delle persone – e delle donne – dietro alle immagini un focus  particolare è rivolto agli aspetti per alcuni versi dicotomici della vita: il tempo libero accanto al lavoro, il quotidiano in relazione all’arte, il Casanova e l’uomo di famiglia, il clown e il jolly estroverso, ma anche il maestro intento e impegnato nel proprio lavoro. Un affascinante ritratto dell’artista e del suo rapporto con l’”altra metà del cielo” che copre un periodo di oltre 20 anni e che racconta un Picasso insolito, autentico e ricco di umanità.  Un tema indubbiamente di grande attualità, oltre che di un’assoluta originalità.

«Dopo le foto di Sukita per Bowie che illuminano il rapporto tra immagine e musicista – dichiara il Sindaco Dario Nardella – apriamo ora un nuovo capitolo, esplorando quel che può fare la presenza discreta dell’obiettivo in presenza di un artista immenso come Picasso. Due modi certo diversi di interpretare l’arte ma che si integrano e completano in qualche modo la ricognizione di un profilo tanto articolato e complesso quale quello del maestro di Guernica».

«L’altra metà del cielo» – spiega Pietro Folena, Presidente dell’Associazione MetaMorfosi –  è una citazione storica, che evidenzia, in questi tempi di vivace dibattito, l’importanza che avuto il femminismo.  Certo –  sottolinea il presidente di MetaMorfosi – non si può considerare Picasso un femminista, faremmo un torto alla sua storia, al suo rapporto tormentato e, in alcuni passaggi, tragico con le donne. Tuttavia Picasso –  conclude Folena  –  ha cantato la bellezza esteriore e interiore delle donne. Donne che lo hanno avvicinato con l’idea che lui potesse essere per loro anche un maestro di arte e di cultura, un formatore. E di fatto lo è stato».

Dal 30 Novembre 2019 al 01 Marzo 2020 – FIRENZE – Palazzo Medici Riccardi

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MARGHERITA LAZZATI. FOTOGRAFIE IN CARCERE. MANIFESTAZIONI DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA

Dal 15 novembre 2019 al 26 gennaio 2020, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita la mostra di Margherita Lazzati, dal titolo Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa.
 
L’esposizione, curata da Nadia Righi e Cinzia Picozzi, rispettivamente direttrice e conservatrice del Museo Diocesano, realizzata in collaborazione con la Galleria L’Affiche di Milano, presenta 50 immagini in bianco e nero, che documentano il libero esercizio della fede, all’interno del carcere di Milano Opera.
Dal 2011, Margherita Lazzati ha frequentato, come fotografa, la casa di reclusione milanese, nell’ambito del «Laboratorio di lettura e scrittura creativa». Dopo quell’esperienza, che ha portato alla serie dei Ritratti in carcere, Margherita Lazzati ha allargato il suo sguardo verso altre realtà, sempre all’interno dell’istituto.
In particolare, dal dialogo avviato nel 2017 con l’allora direttore Giacinto Siciliano, e proseguito con il suo successore, Silvio Di Gregorio, e con il provveditore Luigi Pagano, è scaturita l’idea di documentare la quotidianità del carcere in tutti i suoi aspetti. Il progetto Fotografie in carcere è nato col fine d’illustrare attraverso la fotografia la corrispondenza tra la realtà e alcuni articoli dell’ordinamento penitenziario, come il numero 58, sulle “manifestazioni della libertà religiosa”.
 
Le immagini dell’artista milanese ritraggono persone a contatto con la propria fede e con il proprio credo; non solo detenuti, quanto volontari, ministri di culto, agenti, appartenenti a comunità di diverse confessioni religiose, siano essi cattolici, ebrei, evangelici, copti, buddisti, musulmani, còlti nei vari momenti di preghiera e di condivisione.
 
“Ho scelto di ritrarre non solo i luoghi della preghiera – ricorda Margherita Lazzati – e della condivisione, ma anche i dialoghi, gli sguardi, i gesti rituali, i momenti di convivenza tra persone, che sono poi quelli che maggiormente mi hanno colpita”.
 
È proprio la persona, il singolo individuo ad aver attratto l’obiettivo della fotografa, senza alcuna retorica. “Questo è un tema a me molto caro – prosegue Margherita Lazzati. Cerco di rimanere lontana da ogni retorica e di rivolgere la mia indagine unicamente alla “persona”. In questo caso mi sono concentrata sull’esperienza che le persone vivono e condividono: un’esperienza di riflessione, preghiera, speranza, disperazione”.
 
Margherita Lazzati, con delicatezza e determinazione, invita ad oltrepassare la cinta muraria e ad avvicinarsi di una realtà che è parte integrante della società. Il risultato è molto più di un racconto. Queste immagini non “spiegano” cosa avviene in carcere. Sollecitano invece profondi interrogativi.
È proprio per tale ragione che la mostra trova negli spazi di questo museo il suo senso più compiuto, in totale sintonia con l’identità del museo stesso che, attraverso la bellezza dell’arte, intende suscitare domande di significato e desiderio di Bellezza.

Dal 14 Novembre 2019 al 26 Gennaio 2020 –  Museo Diocesano Carlo Maria Martini – Milano

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MILANO ANNI 60. STORIA DI UN DECENNIO IRRIPETIBILE

Dal 6 novembre 2019 al 9 febbraio 2020, Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di Milano ospita la mostra Milano Anni 60 che ripercorre la storia di un decennio irripetibile che ha consacrato il capoluogo lombardo come una delle capitali mondiali della creatività in grado di assumere il ruolo di guida morale ed economica del Paese.

Spinta dal boom economico, Milano si trovò improvvisamente a vivere un irrefrenabile fermento culturale, caratterizzato da una forza progettuale senza precedenti e dalla voglia di lasciarsi alle spalle in maniera definitiva gli orrori della guerra.

La grande stagione della musica a Milano si inaugura con il concerto di Billie Holiday del 1958 allo Smeraldo e proseguirà felicemente con tutti i grandi del Jazz da Duke Ellington a Thelonius Monk fino a Chet Baker e Gerry Mulligan che a Milano erano di casa. Anche la musica leggera conosce un periodo d’oro con il concerto dei Beatles al Vigorelli del 1965 e dei Rolling Stones al Palalido del 1967, che suggellano il ruolo di Milano come città moderna e pronta ad accogliere i più grandi protagonisti della musica pop e rock d’oltremanica e d’oltreoceano.

Sono anni di grande fervore artistico con l’opera di Lucio Fontana e Piero Manzoni, di pietre miliari del design italiano quali Marco Zanuso, Bruno Munari, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Bob Noorda e di grandi esponenti della fotografia quali Roberto Polillo, Carlo Orsi, Uliano Lucas, Gianni Greguoli, Fedele Toscani, Fabrizio Garghetti, Giorgio Lotti, Emilio Frisia, Cesare Colombo, Ernesto Fantozzi, Paolo Monti, Silvestre Loconsolo, Piero Raffaelli, di intensa vita notturna dei locali del jazz con Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Questi sono solo alcuni dei protagonisti della scena milanese che contribuirono all’incanto di quel decennio.

Un sogno da cui la città si svegliò bruscamente, il 12 dicembre 1969, con l’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana.

Curata da Stefano Galli, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e con la Questura di Milano, organizzata da MilanoinMostra con il patrocinio della Polizia di Stato e della Regione Lombardia, la rassegna presenta fotografie, manifesti, riviste, arredi, oggetti di design e molto altro ancora, che faranno rivivere l’atmosfera di quell’epoca.

Il percorso espositivo, diviso in sezioni, si apre con le immagini della nuova Milano, il cui volto si modifica grazie alle nuove costruzioni, come il Pirellone, la Torre Velasca, la Torre dei servizi tecnici comunali, il Centro direzionale, la Torre Galfa ma anche la nascita dei quartieri periferici, tra i quali spiccano Quarto Oggiaro, Olmi, Gallaratese, Gratosoglio, Comasina, quest’ultimo iniziato nel 1953 e ultimato nel 1960, il più importante intervento edilizio in quegli anni in Italia con i suoi 11.000 vani e 83 palazzi.

Fotografie e riviste dell’epoca documentano il boom economico, con la realizzazione delle tangenziali milanesi, del tratto Milano-Piacenza dell’autostrada A1, infrastrutture che portarono una più rapida circolazione delle merci con una maggiore crescita delle aziende; celebri nomi della grafica pubblicitaria furono chiamati a ripensare i brand delle nuove e rinnovate realtà aziendali, a partire dal fondamentale progetto di Franco Albini e Bob Noorda per la Metropolitana Milanese.

Numerosi sono gli oggetti che aiutano a rievocare la grande stagione del design, con maestri del calibro di Bruno Munari, Marco Zanuso, Vico Magistretti, Enzo Mari, Achille Castiglioni, Sambonet, Joe Colombo, Gio Ponti. Si racconta la storia delle aziende milanesi coinvolte in questa clamorosa stagione. Tra tutte Brionvega, Cassina, Zanotta, Kartell, Tecno, Fontana Arte, Artemide, Flos, Arflex e Danese.

Anche il mondo della cultura, delle gallerie d’arte e del cabaret visse un periodo di grande spolvero. E naturalmente la musica, in particolare il jazz, che trovò casa in numerosi club sparsi per la città, come la Taverna Mexico, dove si esibirono i migliori esponenti di questo genere.

Già alla fine degli anni Cinquanta, Milano divenne anche un luogo apprezzato dove organizzare concerti memorabili, come quelli di Billie Holiday allo Smeraldo, dei Beatles al Vigorelli, dei Rolling Stones al Palalido, di Jimi Hendrix al Piper, ma fu anche il palcoscenico che vide affermarsi artisti quali Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Patty Pravo.

La fine degli anni 60 segnò poi la nascita della contestazione, dalle rivolte studentesche negli atenei, sfociate nelle occupazioni della Statale e della Cattolica, ai picchetti nelle fabbriche e agli scioperi.

Chiude la mostra la sezione dedicata a piazza Fontana e alla fine del sogno, con le fotografie della strage e dei funerali, accompagnate da documenti e alcuni oggetti legati a questo tragico avvenimento alla cui ricerca e selezione, presso gli archivi della Polizia di Stato e non solo, ha collaborato la Questura di Milano.

Dal 06 Novembre 2019 al 09 Febbraio 2020 – Palazzo Morando | Costume Moda Immagine – Milano

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Gordon Parks, grande autore americano, da conoscere!

Gordon Parks è stato un fotografo americano noto per aver documentato gli afroamericani, e temi relativi a diritti civili e povertà durante la metà del 1900. Questo documentario analizza il modo in cui il fotografo, autodidatta, si muoveva come fotografo.

Come Dorothea Lange e Walker Evans, due fotografi dell’epoca della Grande depressione che Parks ammirava, dedicò il suo tempo a fotografare la situazione negli Stati Uniti, documentando per la Farm security administration.

Questa che vedete è una delle sue foto più famose, American Gothic, Washington, D.C.
Gordon Parks

Ispirata al famoso dipinto di Grant Wood, la foto di Parks mostra una donna di colore, di nome Ella Watson che lavorava come addetta alle pulizie nell’edificio della FSA. Il quadro di Wood mostrava invece una coppia di contadini americani bianchi con un forcone.

Grant Wood

“Prima di scattare le ho chiesto della sua vita”, ha detto Parks nel 1997. “Ed era così disastrosa, che ho sentito di dover fotografare questa donna per far capire al pubblico quello che Washington, DC era nel 1942. “

Oltre alla fotografia, Parks ha lasciato il segno anche come musicista, autore, poeta e regista (forse è addirittura più conosciuto per il film del 1971 “Shaft”).

Gordon Roger Parks

Libri disponibili:

Biografia da Wikipedia:

Gordon Roger Alexander Buchannan Parks (Fort Scott, 30 novembre 1912 – New York, 7 marzo 2006) è stato un regista, sceneggiatore e attore statunitense, nonché compositore, produttore, fotografo, attivista politico, scrittore e giornalista.

È noto soprattutto per aver pubblicato per un ventennio le sue fotografie sulla celebre rivista statunitense Life, e per aver diretto nel 1971 Shaft il detective, uno dei primi film della blaxploitation. È stato il primo regista afroamericano a dirigere un film per una major.[1] Nel 1969 diresse infatti per la Warner Bros. il film drammatico Ragazzo la tua pelle scotta.

È il padre del regista Gordon Parks jr, autore di un altro cult movie della blaxploitation, Superfly.

Morì nel 2006, all’età di 93 anni, a causa del cancro.

Letture portfolio da Musa

Cosa è una lettura portfolio?
La lettura portfolio, di solito organizzata da festival di fotografia o organismi di settore, è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.
Prima di partecipare, informatevi sul profilo professionale dell’esperto. Scegliete in base all’intento per il quale avete prodotto il vostro portfolio: editare un libro, ottenere un parere, preparare un’esposizione, essere pubblicati su un giornale, preparare la partecipazione a un premio.
Il proprio lavoro può essere sottoposto agli esperti per tre motivazioni principali:
• Si ha la necessità di migliorare il proprio portfolio. In questo caso il critico/fotografo/curatore/agente dovrebbe suggerirvi come potete migliorare la vostra produzione. Cosa togliere, aggiungere e cambiare affinché la comunicazione delle vostre immagini risulti più chiara al fruitore finale.• Si ha la necessità di trovare una collocazione per il proprio lavoro. Si sceglieranno galleristi/curatori e operatori nei musei e nei festival, nel caso l’intento sia espositivo, photoeditor di giornali o agenzie, se il proposito è quello legato alla possibilità di cominciare collaborazioni lavorative.
• Si ha la necessità di un confronto. In questo caso si preferiranno colleghi fotografi. Informazioni letture  Data : Domenica 12 Gennaio 2020La durata di ogni lettura è di 25 minuti. L’organizzazione farà in modo di rispettare i tempi e di mettersi a disposizione degli iscritti per qualsiasi necessità.Verrai avvisato via mail sull’orario esatto delle tue letture, dopo aver effettuato l’iscrizione.Costo delle letture:20 euro una lettura35 euro due letture50 euro tre letture65 euro quattro lettureIl pagamento sarà effettuato il giorno delle letture, presso Musa. Sede degli eventi La sede a Monza è a 150 metri dalla stazione dei treni, degli autobus e da un ampio parcheggio, gratuito la sera e nei festivi.Monza – Via Mentana, 6 vedi mappa 
 Iscriviti alle letture portfolio e scopri i lettori 
 Ecco i corsi in partenza a breve! Iscriviti!

Sentire la fotografia – come esprimere il proprio “sentire” Un buon fotografo deve concepire, sintetizzare, imprigionare momenti, per esprimere e soprattutto descrivere agli altri quello che è davanti ai suoi occhi. Come si può esprimersi liberamente attraverso il proprio “sentire” umano e fotografico? Quali sono i modi per portare nella fotografia i propri sentimenti e le proprie emozioni? Come si racconta attraverso i sensi? Partendo dalla realtà, cercheremo di inoltrarci in storie legate ad atmosfere e percezioni per arrivare ad un racconto personale che parte dal concreto e si sposta sul fantastico, basato sulle proprie sensazioni.
I partecipanti saranno accompagnati al fine di portare questo concetto nella propria fotografia.

Informazioni

Data corso:
18 gennaio 2020
Orario: 10.00-18,00 circa 

Informazioni

Photoediting – nuove visioni l linguaggio della fotografia si è velocemente evoluto negli ultimi anni e abbiamo a disposizione più linguaggi che vanno ad intrecciarsi tra loro. Vorremmo esprimere le nostre idee fotograficamente ma abbiamo difficoltà su come costruire il progetto e su come presentarlo. Laura Davì ci spiegherà proprio questo:Come districarsi nel caos delle proprie fotografie e dar loro un senso possibile attraverso l’editing fotografico funzionale, creativo e professionale?Ci sono alcune regole? Si spiegheranno le diverse potenzialità dei linguaggi fotografici contemporanei e relative tipologie di narrazione.

Informazioni

Inizio corso: 19 gennaio 2020
Orario corso: 10.00-18,30 Informazioni

O capitano, mio capitano! La lezione
fotografica
dei Grandi
Maestri”Imparare dai grandi autori e sfruttare gli insegnamenti Come apprendere dalla loro opera elementi utili per migliorare nelle nostre fotoChi, se non loro, possono darci lezioni preziose? 
Non si tratta di copiare, ma di assimilare grandi lezioni di stile, di gusto, di equilibrio, di coraggio, di tecnica.
Torneranno utili nel nostro percorso di crescita fotografica.

Informazioni

Data corso: 18 gennaio 2020
Orario: 09,30-18,00 circa 

Informazioni

Buon Natale da Musa!

“Vi auguro un buon Natale e un felice anno nuovo. Grazie per tutto il vostro supporto anche quest’anno. Musa cresce grazie a voi. Buon Natale” Sara

Buon Natale!

Stasera 19 dicembre ore 19.00

FESTA DI FINE ANNO, BRINDISI E UN REGALINO PER TUTTI… 

Per chi regala un corso di fotografia ad un amico o un parente e lo acquista durante questa serata, riceverà uno sconto del 10%.

Baci

Sara

Se vieni da Musa e regali un corso, avrai uno sconto del 10%

Il suicidio più bello del mondo. Una fotografia e un libro.

Qualche mese fa cercavo consigli per un nuovo libro da leggere in vacanza e un’amica (grazie Laura) mi ha consigliato Non sarò mai la brava moglie di nessuno, di Nadia Busato, un romanzo che racconta la vita di Evelyn Mc Hale, la protagonista della fotografia che è stata definita “il suicidio più bello del mondo”. Il titolo del romanzo è tratto dal biglietto che la Mc Hale lasciò prima di suicidarsi.

Il tutto avveniva nel 1947. Evelyn McHale aveva ventitré anni quando si gettò dall’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building, andando a schiantarsi sull’automobile di un diplomatico delle Nazioni Unite. Tutti corsero a vedere e, con immenso stupore, trovarono il corpo intatto di una donna che appariva serena, quasi adagiata sulle lamiere contorte. Robert C. Wiles, che passava di lì, colse l’attimo e a soli 4 minuti dal volo, scattò questa fotografia.

Robert C. Wiles

Questo non è un libro di fotografia, ma di fotografia si parla in diversi punti, poichè si parte proprio dalla fotografia di Robert C. Wiles (uno studente di fotografia che sogna di diventare un fotoreporter) che è stata pubblicata il giorno successivo su Life Magazine come “Picture of the Week” (foto della settimana) con la didascalia “Ai piedi dell’Empire State Building il corpo di Evelyn McHale riposa in pace in una bara grottesca, il suo corpo si è schiantato sul tetto di una macchina“ ed è diventata un’icona della cultura pop, tanto che l’immagine è stata utilizzata nel 1967 da Andy Warhol per una sua opera, Suicide (Fallen Body) (immagine qua sotto) ed Evelyn nel 1993 verrà evocata nel video della canzone Jump They Say di David Bowie, in cui la rockstar viene a sua volta immortalata mentre reinterpreta il salto nel vuoto e l’elegante posa della donna sdraiata morta sul tetto deformato dell’automobile di sotto. Addirittura verrà coniata l’espressione “effetto Evelyn” ad indicare ritratti di donne in cui compostezza e grazia si univano a una sorta di epica tragicità

Suicide (fallen body) Andy Warhol

Quella è l’unica foto che Wiles abbia mai voluto pubblicare. Di lui non si sa più nulla – dice la Busato nel libro.

E pensare che Il biglietto lasciato dalla donna prima del salto diceva: “Non voglio che nessuno mi veda, nemmeno la mia famiglia. Fatemi cremare, distruggete il mio corpo.”

La Busato nel libro fa dire a Robert Wiles queste parole “Ecco. io ero lì. Lei era lì. Non avrebbe più aperto gli occhi. Mai più. Eppure tuttila osservavano come se avesse potuto farlo. E c’era questa cosa, nell’aria. Dovevo fotografarla, non avevo sceltaNon sono riuscito a pensare. Ho afferrato la macchina e ho scattato. Non uno, ma diversi scatti. L’otturatore si muoveva come animato da un’energia propria…”

Ecco, non proprio quello che la povera Evelyn avrebbe voluto, probabilmente. E al giovane Robert sono tornate in mente le famose parole di Robert Capa, se le tue foto non sono abbastanza buone, significa che non sei abbastanza vicino. E lui vicino ci è andato.

Un’altra bella immagine che ci regala Robert è questo suo pensiero: “Le immagini che registriamo nella memoria sono i frammenti con cui puntelliamo le nostre rovine lungo la vita”.

E ancora, mi ha colpito un’altro pensiero stavolta di Dmitri Kessel (famoso fotoreporter e fotografo di staff per Life nd.a.), che però non tutti condivideranno: ” Al fotografo soltanto è dato il privilegio di capire quale tra i suoi scatti è quello da scegliere, da svelare. Il resto rimane a lui, come un mucchietto di frammenti, cocci di terracotta di una storia che, tutta insieme, risulterebbe troppo umana e fragile. La scelta è tutto. Quella fa la differenza. Il frammento rende forte il racconto della realtà, rende la vita immortale, fa universale il particolare. Allo scatto, al fotogramma, nulla di umano deve legarci. Nè la compassione, nè il dovere, nè la bellezza. Bisogna andare oltre se stessi, oltre l’amore e l’odio, oltre lo sguardo, oltre la storia

In conclusione a me il libro è piaciuto, anche se a tratti, in alcune parti, poteva essere un po’ più sintetico. Voi lo avete letto? Che ne pensate?

Anna