Workshop di fotografia di strada e storytelling a Palermo

Buongiorno ragazzi, riparto finalmente con i workshop in giro per l’Italia e per il mondo. Vi propongo questa prima esperienza nella città di Palermo, per pasqua! Ciao Sara

Per informazioni ulteriori scrivere a sara@saramunari.it

LA CITTA’

Palermo è una città dalla nobiltà profonda ereditata delle civiltà antichissime che l’hanno dominata nei secoli, rendendola unica: prima i greci, poi i romani, gli arabi e i normanni ne hanno plasmato l’identità disegnandone i diversi volti. I viaggi a Palermo permettono di svelare la bellezza di una città che sta rinascendo dalle sue stesse contraddizioni.

Gli eventi a Palermo la dipingono come una città vivace e dinamica che propone programmi culturali molto ricchi durante tutto l’anno nei suoi grandi teatri e nelle piazze. Mostre di alto livello si susseguono nei principali musei della città.

Ma non c’è dubbio che le festività a Palermo rappresentano i momenti più importanti della vita della città, cominciando dalle celebrazioni della Settimana Santa. Il centro storico di Palermo, come da tradizione in Sicilia, diventa teatro di processioni suggestive. Le antiche confraternite, con i loro costumi e la sincera devozione, trasformano questi momenti religiosi in veri e propri eventi di popolo che si concludono con i tradizionali fuochi d’artificio.

Riti della settimana Santa a Palermo

Spettacolari processioni del dramma doloroso di Cristo Morto. Nel 1775, i domestici e i cuochi in servizio presso le patrizie case palermitane, si costituirono in Congregazione, utilizzando come loro sede associativa la chiesa di San Giacomo, ubicata nella strada denominata Tavola Tonda nel mandamento della Loggia. In un secondo tempo la confraternita, per questioni logistiche, abbandonò la residenza della chiesa di San Giacomo e si trasferì in quella della Madonna del Lume, nella strada dei Casciara. Il tempio, edificato verso l’inizio del XIX secolo, è situato nell’omonima via in un tratto di strada che scende verso la Cala, strada in cui i Casciara hanno le loro officine e vendono articoli di legno. L’attuale sede fu scelta per il semplice motivo che a poca distanza da essa avevano le loro fastose residenze le famiglie blasonate. I momenti più importanti della confraternita sono rappresentati dalla preparazione e dalla partecipazione alla solenne processione del Venerdì Santo, durante la quale si portano per le vie del quartiere della Loggia gli artistici simulacri dell’Addolorata e l’urna con il Cristo Morto. Durante la Settimana Santa il centro storico di Palermo si anima con le spettacolari processioni del dramma doloroso di Cristo Morto, almeno quattro le più importanti: quella dei Cocchieri, della Confraternita di Maria SS. Addolorata, della Soledad e dei Cassari, tante altre sono organizzate nei vari quartieri della città. Molto emozionante e tradizionale è quella della chiesa di Santa Caterina, organizzata a Partanna – Mondello (Palermo), dove la mattina del sabato si svolge la Sacra Rappresentazione della passione di Gesù Cristo. Alla veglia pasquale, alla mezzanotte nella chiesa di San Domenico a Palermo avviene La calata di la tila in cui il pesante telo che ha coperto l’altare maggiore viene giù tra canti di gioia per la Resurrezione. La morte del peccato e la resurrezione alla vita, segnano un trapasso che è anche passaggio dai rigori invernali alla primavera portatrice di vita, non a caso l’uovo diventa simbolo della natura che schiude, il giorno di Pasqua ai bambini si regalano uova pasquali, del tutto o quasi scomparsa la regalia del pupu cull’ovu, persiste atavicamente la cassata, dolce tipico di Pasqua.

Il Giovedì Santo, giorno dedicato all’Adorazione della S.S. Eucaristia per tutto il giorno e parte della sera tutte le chiese rimangono aperte per permettere ai fedeli la visita ai Sepolcri caratterizzate da ciotole in cui sementi sono state fatte germogliare al buio per quaranta giorni, che danno vita a pallidi germogli ornati con mani sapienti da nastri e fiocchi, e che quindi sono disposte con eleganza barocca solitamente in uno degli altari laterali della chiesa. Particolarmente interessante è la decorazione della Chiesa di San Domenico, in piazza San Domenico a Palermo, che rimane aperta fino a mezzanotte circa. Molto belli, tra gli altri, anche gli altari preparati nelle chiese di Santa Caterina, piazza Bellini e San Matteo in corso Vittorio Emanuele. Il Venerdì Santo numerosissime processioni con il simulacro del Cristo Morto seguito dall’Addolorata, spesso raffigurata con sette spade trafitte nel petto, seguiti da bande musicali figuranti e fedeli fanno riecheggiare di un lutto cosmico tutta la città. Il passante che si fermerà ai Quattro Canti, in piazza Vigliena, dalle 17 in poi, vedrà e ascolterà passare in sequenza le quattro processioni più interessanti e ricche di figuranti e tradizioni: la processione della confraternita dei cocchieri che parte dalla chiesa della Madonna dell’Itria, la processione della confraternita dei panettieri, a nome di Maria S.S. Addolorata, gli artigiani palermitani, devoti della Madonna del Lume e infine la vergine SS. Addolorata della Soledad. Sempre nella Chiesa di San Domenico si svolge il caratteristico rito della Calata r’a tila: nel corso della funzione notturna (ore 22.00) tra il sabato e la domenica, l’immagine del Cristo Risorto sopra l’altare principale, coperta fin dal venerdì Santo, viene svelata scenograficamente.

Sabato Santo

In questo giorno, tutte le chiese di Palermo restano chiuse per riaprire a sera per le confessioni e la preparazione della “Messa di Resurrezione” che avrà luogo, a seconda delle parrocchie intorno alle 11,00 Confraternita Maria SS. Addolorata de la Soledad Chiesa di San Nicolo’ da Tolentino (Via Maqueda, 159) Confraternita Santa Maria dell’Itria ai Cocchieri Chiesa della Madonna dell’Itria ai Cocchieri (Piazzetta Chiesa Cocchieri, 1) Confraternita Ecce Homo Chiesa Ecce Homo (Piazza S. Alfonso dei Liguori) Confraternita Maria SS. Addolorata ai Cassari Chiesa di Santa Maria La Nova (Piazza S. Giacomo La Marina, 13) Confraternita dell’ Addolorata Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Via Lorenzo Landolino, 117) Confraternita del SS. Crocifisso al Borgo Vecchio Chiesa di S. Maria di Monserrato (Via delle Croci, 53) Confraternita di Maria SS. Addolorata alla Zisa Santo Stefano Protomartire (Piazza Zisa, 42) Confraternita SS Crocifisso Chiesa Santi Cosma e Damiano (Via Torretta, 2 Sferracavallo) Confraternita delle Anime Sante Parrocchia Maria Santissima di Lourdes (Piazza Ingastone) Confraternita di Gesù e Maria dei Panettieri (Maria SS Addolorata in S. Isidoro Agricola) Chiesa di Sant’Isidoro Agricola all’Albergheria (Via Generale Luigi Cadorna, 8) Confraternita Maria SS. Addolorata Invalidi e Mutilati di Guerra Chiesa di San Matteo (Via Vittorio Emanuele, 247) Confraternita di Maria SS. Addolorata e del Venerdì Santo alla Guilla Chiesa di San Giovanni alla Guilla (Via Beati Paoli) Confraternita Cristo Morto e AddolorataChiesa del SS. Salvatore (Corso dei Mille, 751)

PROGRAMMA

Il ritrovo presso l’albergo o la struttura che ci ospiterà durante il workshop, deve avvenire nella giornata di Mercoledi 13 Aprile. Tutti i dettagli verranno forniti all’atto dell’iscrizione. Orario di lavoro: Lavoro in esterni dalle 8,30/9,00 in avanti (gli orari possono cambiare a seconda delle necessità e delle possibilità dei partecipanti) – Riunione giornaliera alla mattina e alla sera. Riunione e discussione per selezione scatti e editing. Ore di riunione 2/3 al giorno. Ore di pratica 4/6 al giorno.

Ultima riunione Lunedì 18 in mattinata, per terminare i progetti e procedere al check out.

FINALITA’

Ogni partecipante costruirà una storia finita con le sue immagini e, a workshop terminato, avrà un racconto sulla città di Palermo, sia esso di tipo narrativo, documentario, legato alla street photography o concettuale. Non ci sono limiti nella presentazione del progetto, che potrà appartenere al genere fotografico che il partecipante ritiene più vicino a sè. Non è assolutamente detto che il soggetto del workshop debba essere la Settimana Santa, se trovate storie, argomenti o particolarità che vi interessano, possiamo approfondire il tema voi scelto.

PRESENTAZIONE PROGETTI

Il partecipante, antecedentemente alla partenza, presentarà il progetto che vorrà seguire durante una riunione antecedente al viaggio. I lavori dei partecipanti verranno condivisi da ognuno durante questa riunione, per avere idee e discutere modalità narrative e linguaggi più funzionali. La riunione sarà in data 31 marzo alle ore 20.00 online (i dettagli verranno forniti dalla docente all’atto dell’iscrizione)

ATTREZZATURA

Macchina fotografica pulita e sempre carica, portatile, chiavetta usb. Se c’è brutto tempo, vestiario impermeabile. Cavalletto se necessario, in base al genere fotografico.

A CHI E’ ADATTO IL CORSO

A tutte le persone che abbiano voglia di mettersi in gioco, dal punto di vista pratico, con spirito di adattamento al gruppo e ai luoghi. Con voglia di raccontare storie e capacità di lavorare con la fotografia per 6/8 ore al giorno, tra lezioni teoriche e pratiche.

REGOLAMENTAZIONE COVID

Potranno partecipare al viaggio solo i possessori di green pass regolare per tutta la durata dello stesso. Potrebbero essere necessari tamponi per entrare o uscire dai paesi in cui è organizzato il viaggio (se all’estero).

ASSICURAZIONE VIAGGIO E PROBLEMI MEDICI

Prima della partenza è consigliabile, da parte del partecipante, provvedere alla stipulazione di un’assicurazione sanitaria personale a copertura di eventuali spese mediche estere. Nessun workshop prevede l’assistenza in loco, per sopraggiunti problemi medici. E’ quindi responsabilità del partecipante assicurarsi che le proprie condizioni fisiche siano adeguate per poter intraprendere il viaggio. Nel caso un partecipante dovesse interrompere il workshop per sopravvenuti problemi di salute, nessun rimborso totale o parziale per qualsivoglia porzione non utilizzata del workshop, gli sarà dovuto. Iscrivendosi al workshop, il partecipante auto-certifica di non avere alcuna condizione mentale, o fisica, o altra disabilità che possa creare un rischio per se stesso, o per gli altri partecipanti; e dichiara di essere pienamente consapevole dei rischi associati al viaggiare in alcune località, o ai rischi connessi a certi tipi di attività fisica e/o a determinate condizioni meteorologiche.

RESPONSABILITA’

Musa fotografia e Sara Munari non sono da considerare responsabili, in caso di danni alla persona o all’attrezzatura fotografica, perdite o spese di qualsiasi natura, per tutta la durata del viaggio.

DOCUMENTI

Ogni partecipante è tenuto a controllare di essere in possesso della documentazione adeguata per poter partecipare al workshop. E’ obbligatorio portare sempre con sé un documento d’identità individuale in corso di validità, e averne con sé anche una copia in formato cartaceo. Per l’Estero è obbligatorio avere carta d’identità senza timbro di proroga (ovvero valida per l’espatrio) o Passaporto in corso di validità (in base alla destinazione).

RIMBORSI

Nessun rimborso spetta a coloro che si presentano alla partenza con documenti non validi e quindi costretti al rientro a proprie spese. Nel caso un partecipante dovesse interrompere il workshop o rinunciare, nessun rimborso totale o parziale per qualsivoglia porzione non utilizzata del workshop, gli sarà dovuto.

Il pagamento della quota d’iscrizione relativa al partecipante rappresenta la tacita accettazione di quest’ultimo di tutti i termini e condizioni qui delineati.

INFORMAZIONI

Data workshop: dal 13 al 18 Aprile 2022
Orario di lavoro: 07.30-13,00 scatti- 15,00 – 18,30 scatti – Riunione giornaliera alla mattina e alla sera. Riunione e discussione per selezione scatti e editing.

Costo del workshop:  690 euro iva inclusa

La quota comprende il workshop, riunione preventiva, struttura di accoglienza in camera doppia e prima colazione (quando e se possibile)

La quota non comprende: il volo aereo, i pranzi e le cene, gli spostamenti sul luogo e spostamenti da e per aereoporto.

Notti: 5
Docente: Sara Munari Scopri chi è Sara
Luogo: Palermo, la Settimana Santa e molto altro…

Riunione: 31 Marzo 2022 alle ore 20.00 online

Luogo e ora di ritrovo in loco: Appuntamento in albergo

Supplemento camera singola 150 euro

Le camere le camere sono generalmente doppie

Le strutture vengono scelte solo se con valutazioni ottime per pulizia e comodità

Numero minimo di partecipanti: 5 Numero max: 8

Per ulteriori info scrivere a info@musafotografia.it

Il costo di 690 euro verrà versato in due rate la prima, di 350 tramite bonifico Bancario, la parte restante verrà versata in contanti al docente il primo giorno di workshop, per coprire le spese di alloggio e varie. Indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare e il nome del partecipante (vedi la scheda di partecipazione al link qui sotto). Non verrà restituita alcuna somma in caso di mancata partecipazione al workshop.

ISCRIVITI al workshop

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Masterclass in fotogiornalismo, per diventare fotoreporter!

Buongiorno, come state? 

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Sara Guerrini selezionerà tra i partecipanti uno o più possibili candidati alla Fellowship di Parallelozero che comprende:
● Consulenza nello sviluppo di progetti
● Assistenza nell’editing e confezionamento lavori fotogiornalistici nell’ottica della distribuzione
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● Partecipazione gratuita a eventuali workshop fotografici, attività didattiche organizzate dall’agenzia
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Sara Munari 

Partecipa al Premio Musa per donne fotografe 

I lavori dei miei studenti a Tokyo! Bravi!

Il mio obiettivo, durante i workshop in viaggio, è di aumentare la consapevolezza e stimolare la creatività dei partecipanti.
Lo scopo dei miei workshop è la creazione di uno o più progetti finiti che siano da considerare esercizi pratici per capire come procedere, successivamente, alla creazione dei propri lavori. I fotografi non sono professionisti, alcuni partono da zero, altri hanno già prodotto portfolio. Sono tanto soddisfatta di loro.

L’ordine dei portfolio è casuale.

Vi aspetto al prossimo workshop a Marrakech, qui le info.

Intanto divertitevi a guardare questi lavori!

Ciao

Sara


Cristina Barbieri

Mondo altro

L’iperrealtà e’ affascinante: immagini realistiche, paesaggi curati nei minimi dettagli, personaggi con svariate personalità, colonne sonore accattivanti, trame intriganti delle quali il giocatore è protagonista. Ci si misura con avversari, si mette in luce la propria abilità. Il gioco è un piccolo mondo fantastico che simula quello vero, dove ogni piccola vittoria diventa fonte di soddisfazione, divertimento, piacere. E dove tutti i problemi quotidiani sono banditi dalla mente.

Il Giappone e’ la fucina mondiale dei videogiochi ed e’ anche il luogo in cui sono giocati con un accanimento tale da portare le persone a  ritirarsi da ogni situazione sociale e a isolarsi completamente, per passare la vita davanti al computer. Il fenomeno e’ talmente pregnante e diffuso che esiste anche una parola per definire queste persone: “otaku”, tradotto in italiano come “fanatico”.

Il pellegrinaggio nel mondo delle sale gioco di Tokyo e’ stato un viaggio alla ricerca della iperrealtà, ovvero del mondo del falso assoluto, in cui le imitazioni non si limitano a riprodurre la realtà, ma cercano di imprimerle un “miglioramento”, dando vita a scenari in cui tutto è più luminoso, più grande e più divertente che nella vita quotidiana. Non solo: essendo i videogame interattivi, il giocatore  ha il potere di cambiare la storia, di decidere, per esempio, se salvare un personaggio oppure no. In confronto ai videogame, la realtà può essere deludente e frustrante. Si rischia di sentire nostalgia di quel mondo immaginario, dove si incontrano mostri, eroi, principesse, si combatte per la vita e la morte compiendo gesta epiche, potendosi sempre rifare dalle sconfitte inserendo nuove monete nella consolle e  salendo di grado nei livelli di abilita’, e si finisce per essere risucchiati nel vortice di quella dimensione fantastica.

Nelle sale giochi si incontra non solo realta’ virtuale ma anche gioco d’azzardo reale nelle versioni elettroniche tecnologicamente avanzate dei classici giochi da casino’. Qui la seduzione ipnotica del bombardamento multisensoriale di led luminosi colorati pulsanti al ritmo di poche note musicali ossessivamente ripetute si somma alla compulsione al gioco, esercitando un’ attrazione fatale.

Inchiodati ai seggiolini, i giocatori trascorrono anche l’intera giornata appiccicati ai monitor, dopo essersi sistemati accanto beveraggi e cibarie vari (prontamente erogati dagli onnipresenti distributori automatici).

Patiscono, esultano, si agitano, si disperano, si esaltano: vivono dentro a quel mondo parallelo, simulacro della realta’, diventando a loro volta simulacri di se’ stessi, individui che limitano l’esperienza della loro esistenza agli stimoli e alle emozioni incontrati in un mondo altro.

Contatto

 


Simona Cassisa

Visualmente, il Kanji 間 (leggi “ma”) raffigura un cancello, al cui interno è racchiuso il sole. Viene collegato al concetto estetico di “spazio negativo”: il vuoto, contrariamente alla nostra visione occidentale, è considerato come uno spazio necessario allo sviluppo del “ki”, 気, la forza vitale di uomini e donne.

All’interno di questo “non-contesto” il singolo abitante cresce, vive e si evolve. Come un sole rosso nel bianco più completo, come un’isola nell’oceano, come una cellula il cui ciclo vitale è però fondamentale per funzionamento del grande organo pulsante che è la società giapponese. 間.

Contatto

 


Elsa Falciani

Loosen (Sciogliersi)

Dall’altra parte del mondo conosciamo i manga erotici, le stravaganze sessuali dei giapponesi ma quando provi ad entrare, tutto assume un altro aspetto. Una forte contraddizione tra la bizzarria pornografica con una ricerca di un piacere fanciullesco, e la sofisticata tradizione erotica.

Una persona qualunque potrebbe intitolare o vedere da fuori questo mondo come losco, perverso, a volte violento, che non si puo’ neanche nominare e tanto meno provare. In Giappone la dimensione strettamente sensualistica e ludica della sessualità, sganciata da motivazioni riproduttive o affettive, non è mai stata considerata “peccato”, non ha mai suscitato angoscia morale e sensi di colpa, come nelle culture cristiane. Ogni sfumatura del mondo e’ dentro di noi e più’ lo teniamo lontano e più’ ne siamo attratti in qualche modo, quindi senza giudizi o pregiudizi il nostro sguardo dovrebbe sempre essere di accoglienza come per i giapponesi.

Non lasciamo che i nodi del kinbaku siano una metafora dei nodi morali occidentali, ma una leggera sottomissione alla varietà’ del mondo.

Sono sempre stata trattata con onorevole rispetto, anche nei quartieri più’ discreti e vietati.

Le donne presenti nelle foto sono sempre state consenzienti e mai maltrattate.

English

Loosen

On the other side of the world we know the erotic manga, the sexual extravagances of the Japanese but when you try to get in, everything takes on another aspect.

A strong contradiction between the pornographic whimsical with a search for a boyish pleasure, and the sophisticated erotic tradition. Anyone could name or see from the outside this world as shady, perverse, sometimes violent, that you can not even name, let alone try. In Japan, the strictly sensualistic and playful dimension of sexuality, released from reproductive or affective motivations, has never been considered “sin”, has never aroused moral anguish and guilt, as in Christian cultures.

Every nuance of the world is within us and the more we keep it away, the more we are attracted to it in some way, so without judgments or prejudices our eyes should always be welcoming as for the Japanese.

Let us not let the knots of kinbaku be a metaphor of Western moral knots, but a slight submission to the variety of the world.

I have always been treated with honorable respect, even in the most ‘discrete and forbidden neighborhoods.

The women in the photos have always been consenting and never mistreated.

Contatto

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Intervista a Luca Campigotto, eccezionale, visionaria, esplorazione del mondo.

Perito Moreno glacier, 2000

Cosa lega il film Blade Runner di Ridley Scott, una tesi in storia sull’epoca delle grandi scoperte geografiche e le fotografie dei primi dell’800? La risposta è nell’immaginario di Luca Campigotto. Fotografo veneziano, classe 1962, da venticinque anni ha portato in giro per il mondo, da Parigi a Miami, da New York a Montreal, il suo concetto di ‘viaggio fotografico’. La sua sfida è quella di rendere ancora interessanti i luoghi che sono stati fotografati da chiunque, abusati dal facile clic del turista di massa. Nei suoi scatti, quegli stessi spazi, vivono una seconda possibilità, quella di essere riscoperti, come se fossero visti per la prima volta, con lo stesso stupore che provavano i primi esploratori. Dal gusto cinematografico del suo filone sulle metropoli fino alle esperienze nei paesaggi più selvaggi, Campigotto è rimasto fedele al proprio concetto di viaggio, nel senso più ampio del termine, da quello mentale a quello del ricordo dei posti vissuti, in un percorso di rimandi che rispecchia le sue fotografie, sempre sospese in un mondo senza tempo.

A 5579

Luca Campigotto

Gli studi storici quanto hanno influenzato il tuo approccio alla fotografia?

Ho studiato alcuni racconti di mercanti tra ‘400 e ‘500, e la cosa che mi ha affascinato di più in quelle carte è stata l’idea del grande viaggio. Anche per questo ho sempre associato il viaggio alla fotografia. Gli studi di storia hanno influito come tante altre cose, inclusi i fumetti di Corto Maltese. M’interessa da sempre l’esotico, andare a scoprire qualcosa di lontano da quello che sono abituato a vedere, che sia un paesaggio o un’architettura. La fotografia mi è sempre servita per entrare in contatto con una dimensione avventurosa.

Quali sono le caratteristiche che ricerchi in un paesaggio per dare il via a una serie di foto? Cosa accende la miccia del tuo processo creativo?

La mia ricerca si è sempre divisa in due filoni: uno di visioni legate al paesaggio, con tutte le implicazioni letterarie del caso, e uno di visioni metropolitane notturne che ha invece più a che fare con il cinema. Anche se può sembrare banale, credo di essere stato uno tra i primi a vedere Blade Runner nell’82 quando l’hanno proiettato di notte a Venezia. Quando ho guardato quel film non facevo ancora il fotografo ma ho sentito che la mia idea del vedere era cambiata. Sono vicino a quella visione del cinema americano, anche quello di serie B. Da lì ho preso molta ispirazione sull’uso delle luci di notte, sui controluce, in esterni e interni. Prima di partire per un posto, devo avere un contatto diretto con questo mio immaginario, tanto da spingermi a raggiungere un luogo e, come farebbe qualunque turista, impossessarmene senza farmi mai sfuggire la sua peculiarità. Se vado a New York fotografo i grattacieli e se vado a Venezia fotografo anche le gondole. È molto pericoloso perché il rischio della cartolina è dietro l’angolo, però esiste anche una cartolina evocativa, come nell’800. Devo essere emozionato quando parto e deve esserci uno stimolo che mi faccia venir voglia di fotografare. Ad esempio, amo Parigi, ci vado spesso, ma non mi è mai venuta voglia di fotografarla perché il mio immaginario non ha punti in comune con quella città.

Le tue fotografia sono un ‘qui’ ma anche un ‘altrove’, sono un luogo geografico ma anche immaginario.

Mi ritengo un suggeritore, ti indico qualcosa che vale la pena guardare, anche se qualche volta mi è capitato di fotografare paesaggi dove non c’era assolutamente nulla, però per me era un nulla molto poetico, carico di significato. Non lavoro quasi mai sulle foto subito, scatto e poi le riprendo in mano dopo molto tempo, per far sedimentare l’esperienza del viaggio e rivivere le sensazioni di quello che ho visto.

Roma 2014

Guardare le foto è quindi un modo per ricordare?

È anche un po’ una condanna, come essere un ancorati sempre a un passato. A volte è anche difficile riguardare delle foto che hai magari in archivio. Tornando a Blade Runner, l’aspetto geniale del film è che per renderli più umani i replicanti sono stati dotati di ricordi falsi: siamo quello che ricordiamo. Anche se fotografo paesaggi e architetture, ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare il fotografo guardando le fotografie della mia famiglia. L’aspetto della memoria e dei ricordi è per me fondamentale anche se non fotografo fatti o persone.

Venezia 2017

Questo aspetto s’intravede nel tuo lavoro su Roma, la città eterna, fotografata di notte. Una bellezza che è sempre sotto i nostri occhi ma di cui a volte ci dimentichiamo

Lì c’è anche l’aspetto del mito, di qualcosa che resiste nonostante tutto. Lo stesso che ho visto ai templi di Angkor in Cambogia, dove esiste un corpo a corpo tra architettura e natura, tra mano dell’uomo e natura. Mito che ho ritrovato anche sui luoghi della Grande Guerra dove le trincee e i resti di quello che hanno lasciato i soldati sono diventati parte integrante della roccia e del paesaggio

Lapponia 2003

Viviamo in un mondo dove tutto è stato visto e fotografato, anche i posti più lontani, come l’isola di Pasqua. Come riesci a mantenere intatto quello stupore per i luoghi che in realtà hai già visto?

Credo sia perché il mio spirito d’avventura non viene scalfito dal turismo massificato, dal fatto che tutti siano andati ovunque. La mia meraviglia resiste indipendentemente da quello che si è già anche troppo visto. In Arizona mi sono ritrovato in questi spazi enormi praticamente da solo: lì è ancora più facile perdersi nella propria immaginazione, rendendo le foto più evocative. Il mio immaginario deve essere in presa diretta con il posto che sto fotografando.

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Luca Campigotto

Le metropoli però sono molto diverse da quei luoghi incontaminati, lì al contrario cosa ti affascina?

Cerco sempre di alternare i due filoni. Il mio lavoro è sempre lo stesso, molto lento: tenere la macchina in mano e non metterla sul cavalletto mi dà sempre l’idea di qualcosa che sto facendo solo per gioco, quindi uso lo stesso identico approccio e la stessa macchina sia che mi stia arrampicando su una montagna o che stia fotografando una città. C’è una cerimoniosità che per me è molto importante, una procedura che è diametralmente opposta a quella del reporter. Le prime foto che avevo scattato a Venezia di notte in negativo avevano anche pose di 15 o 20 minuti, al limite della noia. È un po’ come andare a pesca, ci vuole la stessa pazienza.

Hai scelto molto le ambientazioni notturne per le tue fotografia, perché?

Ho iniziato con Venetia Obscura a cercare una chiave di lettura diversa per un luogo stravisto ma che era quello con il quale avevo deciso di iniziare a fare il fotografo e nel quale all’epoca vivevo. Al buio, con le foto di grande formato in bianco e nero, la mia città mi ha regalato quella dimensione di avventura di cui la mia ricerca aveva bisogno. Come se fosse una sorta di macchina del tempo. I risultati che ottengo di notte sono più imprevedibili di quelli che potrei ottenere, almeno ai miei occhi, di giorno. La resa dei colori e del bianco e nero non è scontata ed è la stessa ricerca che faccio poi in post produzione e nelle stampe. Per questo lavoro ancora da solo, non ho un assistente o uno stampatore, proprio perché voglio essere responsabile fino alla fine di tutto il processo. Non essendo una foto di testimonianza e di reportage potrebbe andare bene anche se stampata con un tono diverso ma poi non sarebbe la foto che avevo in mente quando l’ho scattata e quindi perderebbe molto del suo significato. Finché lo faccio io è come se continuassi a fotografare, a rivivere l’esperienza.

Picture 067

Luca Campigotto

Quale sfida ritieni sia stata più impegnativa nel tuo percorso?

All’insegna del ‘si vive una volta sola’, la mia sfida è stata quella di provare sempre cose nuove. Cambio abbastanza spesso, passo da foto desaturate, come quelle sulla Grande Guerra, ad altre cariche di colori. Si dice spesso che nell’arte l’importante sia essere riconoscibile, cioè proseguire per certi versi facendo sempre più o meno tutto allo stesso modo. A me invece interessa approcciarmi a progetti anche molto diversi ma che siano sempre fedeli al mio modo di vedere il mondo.

Sass de Stria, 2013

C’è un consiglio che daresti a chi si approccia a questo mestiere?

Non gli consiglierei di fare il fotografo (ride, ndr). Scherzi a parte, gli consiglierei di seguire quella che a Venezia chiamiamo la “magagna”, cioè la sua fissa, di non far finta di essere qualcun altro o qualcos’altro. Ispirarsi sì, ma sopire la molla che fa scattare il tuo entusiasmo e la tua curiosità non è la strada giusta. Io all’inizio ci sono cascato: credevo che la mia fotografia fosse sciocca e dovesse diventare più intellettuale, minimalista o concettuale. Dopo un po’ mi sono invece abbandonato ai miei veri fantasmi e alle mie vere manie e lì ho trovato la mia misura. Consiglio anche di non scoraggiarsi mai: quando gli altri guardano le tue fotografie c’è sempre chi ha qualcosa da criticare, è normale sia così. Quando facevo fotografie in bianco e nero mi dicevano “eh però se facessi foto a colori”, quando ho cominciato a scattare a colori dicevano “eh però le tue foto in bianco e nero”: bisogna insistere, ricordandosi di essere molto sinceri con se stessi.

Hong Kong 2016

Intervista di Simona Buscaglia per Musa

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